Ludovico Dolce
Marianna
Cremante, Renzo (ed.). Teatro del Cinquecento. Vol. 1 Tragedia . Milano-Napoli: Riccardo Ricciardi Editore, 1988, pp. 743-877.
Joan Oleza Simó
(Investigador principal)
Semplice, Silvia
(Editor)
Italiano · Verso · 3296 versos
https://playcode.fly.dev/plays/EMOTHE0510_Marianna
- Tiempo histórico
- Antiguo Testamento
Nota all’edizione digitale
Nell’edizione originale di Cremante l’elenco dei personaggi si trova dopo i due prologhi. La collezione EMOTHE ringrazia il professore Renzo Cremante per la gentile concessione del testo della sua edizione.
AL MAGNIFICO E VIRTUOSISSIMO M. ANTONIO MOLINO
Era nel vero ben convenevole, Mag. M. Antonio, che avendo voi ricercato da me ch’io dettassi la presente Tragedia e dapoi non senza molta vostra fatica procurato et ottenuto che ella publicamente si recitasse, foste similmente cagione che si desse alle stampe. Io, per confessar la verità, era sopra modo disideroso che la medesima si rappresentasse; non perché io la stimassi più di quello ch’era dicevole, ma a fine che, udendola biasimare e mordere da alcuni, si facesse saggio del giudicio universale. È avenuto adunque che prima essendo, come per prova, recitata in casa del Mag. e dottiss. S. Sebastiano Erizzo, senza non pur la Musica e lo apparato della Scena, che sono poste da Aristotele come parti principali e necessarie alla favola, ma senza ancora i vestimenti, ella fu comunemente lodata da trecento e più gentiluomini che vi si erano raunati per udirla. Et essendo dipoi recitata con gli abiti, col canto e con gli ornamenti convenevoli nel palagio dell’Eccellentissimo S. Duca di Ferrara, quantunque la prima volta per la moltitudine fosse turbato il rappresentarla, la seconda fu confermato il giudicio primiero. Di che ne tengo obligo primieramente a voi, che ne sete stato il capo, et a quelli altri gentiluomini che ve ne sono stati compagni. E dovendo ella uscir fuori, ho giudicato similmente convenevole che ella esca sotto il nome vostro; sì per le cagioni dette di sopra, come per li molti oblighi che io vi porto; e specialmente per le vostre segnalate virtù. Voi sete nato di padre e di madre legitimamente nobili, e da fanciullo applicaste l’animo ad ogni bella virtù degna di gentiluomo. Onde poi in maneggiare arme, in Musica, in agilità e destrezza del corpo e nelle volgari lettere sete riuscito perfetto. Oltre a ciò, dandovi alla lingua Greca e alla Bergamasca, più volte queste per vostro diporto contrafacendo e componendo e recitando Comedie, avete ottenuto il nome del primo che un questa città si abbia lasciato giamai vedere et udire in Scena. Oltre a ciò, sete di sì bello e ben composto animo, che a voi non si può opporre difetto veruno: ardente nella religione, ripieno di carità e cortese e liberale verso ciascuno, in guisa che non è alcuno che non vi ami et onori. E già i vostri piacevoli Poemi, Sonetti et altri componimenti volano per la bocca di tutti, e da tutti gl’intendenti e che gustano quelle lingue vengono letti e celebrati. A voi adunque io faccio dono di quello che ragionevolmente si può dir vostro. Ricevete adunque il mio animo e difendete le cose vostre. In Venezia ai XXV di Maggio M D LXV. Lodovico Dolce
PERSONE CHE NELLA TRAGEDIA PARLANO
MARIANNA
Reina
BERENICE
Nudrice
SOEMO
Capitano d’Erode
CORO
IL Coro è delle Damigelle di Marianna
ERODE
SOLOME
Sorella d’Erode
COPPIERE
d’Erode
BENIAMINO
Eunuco, servo di Marianna
ALESSANDRA
Madre di Marianna
CONSIGLIERE
d’Erode
NUNZIO
ALESSANDRO
Figliuolo d’Erode
ARISTOBOLO
Figliuolo d’Erode
MESSO
[SOLDATI
di Erode]
UN ALTRO NUNZIO
LA TRAGEDIA PARLA E FA IL PROLOGO
Io, qual vedete a questi oscuri panni,
1
A questo scettro, a questa ignuda spada
2
Et a questa corona, son colei
3
Che Tragedia nomar gli antichi Greci.
4
Né l’origine mia scende dal cielo,
5
Ch’io già nacqui tra voi, non tra privati,
6
Ma tra Principi, Regi e Imperatori;
7
Né, come la Comedia, apporto giuochi
8
E diletti e piacer, ma doglie e pianti,
9
Rappresentando morti atre e funeste
10
O di Tiranni, o di Re giusti, oppressi
11
Da nimica Fortuna, o di Reine:
12
Che di passar nel volgo non mi cale.
13
Né però mi ricorda unqua fra’ Greci
14
Né fra’ Latin, ch’alcun de’ miei seguaci
15
Consentisse ch’innanzi a’ riguardanti
16
Omicidio d’altrui si commettesse:
17
Ch’oltre ch’è cosa orrible a vedere
18
Privar di vita un uom, bench’ei sia degno,
19
Hanno avuto per lume altra ragione.
20
Onde colui che qui condotta m’have,
21
Dietro la scorta di sì chiari duci,
22
In questo al Venusin volle accostarsi,
23
Che con lirici versi di lontano
24
Si lasciò in tutto e Pindaro et Alceo,
25
E non al gran discepol di Platone,
26
Il quale ha di me scritto ordini e leggi.
27
Che se ben fu Filosofo di tanto
28
Sonoro grido, egli non fu Poeta;
29
E chi vuol por le Poesie di quanti
30
Tragici fur dentro le sue bilancie
31
Non sarà degno di tal nome alcuno:
32
E perdonimi, s’io gli pongo avante
33
In ciò il giudicio di Poeta illustre,
34
Che con l’opre mostrò quant’ei sapea.
35
Ma, per dir di me stessa alcuna cosa,
36
Io stava a guisa di donzella afflitta
37
Che rifiutata sia da chi l’aveva
38
De le sue nozze riputata degna.
39
Non ch’io fossi però tanto arrogante
40
Ch’io volessi aguagliarmi di bellezza
41
Ad alcune onorate mie compagne,
42
Sì come a Sofonisba et a Canace,
43
Ad Orbecche, a Rosmonda e ad altre tali;
44
Ma sol per gran desio d’esser veduta
45
Da voi Signori, e comparere in Scena.
46
Or che, mercé di quei che m’han racolta,
47
L’onesto mio desir veggio adempito,
48
Tutta allegra a’ vostr’occhi io m’appresento.
49
E spero ancor, qual io mi sia, dovervi
50
Piacer (s’io non m’inganno) come v’hanno
51
Piaciuto già le prime mie sorelle,
52
Ifigenia, Giocasta e quella Dido
53
Che ’l mio gran Mantovan, con darle morte,
54
Fece immortale a·ppar de’ secol tutti;
55
E movervi a pietà forse non meno
56
Che vi mosse già mai miseria altrui.
57
Ben confesso ch’in me non troverete
58
Superbe voci, né spiteti gravi,
59
Ma (se pur questo a voi prometter posso)
60
Sermon soave e dir facile e puro.
61
Né m’è accaduto il gir con troppa cura
62
Cercando l’arte: perché da sé stesso
63
Il soggetto indurrà ne’ vostri petti
64
Quella pietà che muove i cuori umani.
65
E forse ch’io vedrò tinger le guancie
66
Di caldo pianto a voi, leggiadre donne,
67
D’alta beltade e di virtute esempio,
68
E chiaro specchio d’onestate invitta.
69
Qui vedrete ad un tempo odio et amore,
70
Disdegno e gelosia giostrar di pari
71
Nel cuor d’Erode; e lui dannar a morte
72
La suocera, la moglie e i proprii figli:
73
E poi tardi pentirsi, come aviene
74
A chi nel giudicar troppo s’affretta.
75
Ma felice città, città beata
76
(A te dico, VINEGIA, alma et illustre),
77
Non tanto perché sei libera e donna
78
Di così grande e fortunato impero,
79
Ornamento d’Italia e parimente
80
Porto e rifugio de le genti afflitte,
81
Né perché il tuo LEON fu sempre adorno
82
Di trionfi, di palme e di trofei;
83
Quanto perché, sì come vede il mondo,
84
De’ tuoi gran Senator l’alta prudenza,
85
Il grave senno e la giustizia santa
86
Non lasciò che nel tuo tranquillo grembo
87
Seguisser mai sì scelerati effetti.
88
Dunque mai sempre il tuo dominio eterni
89
L’alta bontà del creator celeste
90
Che tempra i cieli e l’universo regge:
91
Poi che questo di quel ch’è colà suso
92
È vera forma e chiaro esempio in terra.
93
Questa che di lontan vi si dimostra
94
È la città dove ’l figliuol di Dio,
95
Alor ch’egli vestì l’umana spoglia,
96
Sparse ne’ cuor de’ suoi più cari eletti
97
Il seme de la santa alma dottrina
98
Ch’a’ credenti la via del cielo aperse.
99
E quest’altro, che v’è vicino a gli occhi,
100
È un Castel non lontan da la cittade,
101
Ov’oggi seguiranno orribil morti,
102
Da far Mezenzio divenir pietoso.
103
Or voi, vostra mercé, porgete orecchie
104
A le parole di quei che verranno
105
Ad apportarvi il tragico successo,
106
E lor volgete con la mente gli occhi,
107
Degnando tutti di silenzio amico.
108
IL FINE DEL PRIMO PROLOGO
PROLOGO SECONDO
(PLUTONE E LA GELOSIA)
[PLUTONE]
Io, se ben mi dimostro a gli occhi vostri
109
D’aspetto sì piacevole e giocondo,
110
E tutto è ’l mio vestir leggiadro e bianco,
111
Io son (s’è alcun che non sappia), io sono,
112
L’orrido Re de le Tartaree genti,
113
Uscito fuor de la caverna oscura,
114
Ove tormento l’anime dannate
115
Al foco eterno et al perpetuo pianto.
116
La cagion che mi fa veder il giorno
117
È l’ardente desio ch’è nel mio petto
118
Di far di preda ogn’or ricco l’Inferno.
119
Onde più mesi son ch’i’ vo seguendo
120
Con ogni mio saper, con ogni forza,
121
Erode, di Giudea fiero Tiranno,
122
Per tiritarlo giù nel cieco fondo,
123
D’ogni scelerità ripieno e grave.
124
E lo farò: però che nel suo core
125
Manderò ad abitar la Gelosia,
126
Mostro peggior di tutti quanti i mostri
127
Che infettino le menti de’ mortali.
128
Dico la Gelosia, crudel nimica
129
De gli altrui beni e de’ diletti umani,
130
Che ’nsieme col Sospetto, suo fratello,
131
E con l’Ira, che già son ite avanti,
132
Le condurrà, fra il corso di poche ore,
133
A tal furor et a pazzia sì strana,
134
Che la moglie, la suocera et i figli
135
Condannerà senza pietade a morte.
136
Et io trionferò de la sua noia:
137
E molto più, quando per questi eccessi
138
Nel mio regno infernal verrà a trovarmi.
139
E de l’anima sua farò l’istesso
140
Che soglio far de’ Principi malvagi,
141
De’ quai mai sempre fu piena la terra.
142
Ben tempo fia che ’l Re che ’l ciel governa,
143
Prendendo umana carne, vincitore
144
D’ogni mondano affanno e de la morte,
145
Me, che Principe son di questo mondo,
146
Caccierà fuor con mio perpetuo scorno:
147
Tal che di man mille sperate spoglie
148
Mi fiano tolte; e così parimente
149
La potenza, ch’avea dal dì che prima
150
Mi fe’ cader da’ più beati scanni,
151
Sarà del tutto a me levata e cassa.
152
In tanto adunque terrò gli occhi aperti
153
E l’estremo farò d’ogni mia possa
154
Di trar ne’ lacci miei popoli e Regi.
155
E così la Giudea sarà la prima
156
E la casa d’Erode; onde fia tosto
157
Un altro Erode che, cercando in vano
158
D’uccider de la Vergine il figliuolo,
159
Farà morir in uno istesso giorno
160
E mille e mille pargoletti infanti.
161
Ma ecco la crudel di ch’io ragiono,
162
Ecco la Gelosia: vien qui, ministra
163
D’ogni duol, d’ogni pena e d’ogni male.
164
Moviti: e dentro l’animo d’Erode
165
Pon ogni tuo venen, sì che ne segua
166
L’effetto fier che già gran tempo i’ bramo.
167
Tu, molti già per causa assai men grave
168
Ne sospingesti a morti atre e funeste:
169
Or fa’ ch’esso ne spenga e questo e quelli
170
Ch’ancor ne porterai cinta la fronte
171
Di sempre verde e dempiterno alloro.
172
GELOSIA
Re de’ dannati e Dio bel basso regno,
173
Là dove io nacqui e gli alimenti presi
174
Che fur carni di serpi e di ceraste:
175
In un volger di ciglia, in un momento,
176
Adempirò la tua immutabil voglia:
177
Che ’l Sospetto, ch’è gito in compagnia
178
De l’Ira a dimorar dentro il suo petto,
179
Mi farà prestamente agevol ccalle
180
Da penetrar per tutte le sue vene,
181
Sì che ’l tuo cor ne fia contento e pago.
182
Io corro lieta a cosi bella impresa,
183
Poi che tanto da te n’aspetto onore:
184
Quantunque ogni diletto, ogni mia gioia,
185
Sia di bagnarmi ogn’or ne l’altrui sangue.
186
PLUTONE
Quanta la forza è di tal mostro rio,
187
Penso che raro è quel che no ’l conosca.
188
Io, che desio di ruinar il mondo,
189
Adopro lui più che null’altro spesso:
190
Però che non è alcun che nel suo petto
191
Non senta un tempo l’amoroso ardore.
192
E Però che gli amor sono diversi,
193
Diverse son le spezie di costei,
194
Ma servon tutte ad uno istesso capo.
195
Ora io men vado a ritrovar ancora
196
L’empio ch’io dico: e sarò seco e in lui,
197
Guidando i suoi pensieri e l’opre tutte;
198
E sarò sì invisibile e segreto
199
Ch’egli non s’avedrà d’avermi seco.
200
Fuggi tu, sole, et abandona il cielo,
201
Se puoi, per non veder sì crude morti:
202
Che quanto a me, non godo e non mi pasco
203
Di più soavi e delicati cibi.
204
IL FINE DEL SECONDO PROLOGO
ATTO PRIMO
(MARIANNA Reina, BERENICE Nidrice)
[MARIANNA]
O fiere, sanguinose, empie sorelle,
205
Vendicatrici de gli umani oltraggi,
206
S’è ver quel che di voi si legge e scrive,
207
Spiccatevi da’ crini un de’ serpenti,
208
E spargete per tutto di veneno
209
Il mio dolente et angoscioso petto.
210
Ingombratemi, a guisa di Medea,
211
Di disdegno, di rabbia e di furore;
212
E questa regal casa, alta e sublime,
213
Oggi ripiena sia tutta di sangue.
214
E ben di ciò ne face indizio il sole,
215
Ch’ora nasconde tra le nubi i raggi
216
E tinto è di pallor la bella faccia.
217
Quinci Megera (ch’altri esser non puote)
218
Il gran palagio orribilmente scuote,
219
Come chiusi tra lor fossero i venti
220
Ne l’ampio grembo de la madre antica.
221
Impossibil è ch’oggi non dimostri
222
Stella, al mio grave duol benigna e pia,
223
Nel Re più ch’altro mai fiero et ingiusto
224
Degno gastigo e giusto.
225
Ma pur che questo sia,
226
Segua, ch’io nel desio, la morte mia.
227
BERENICE
Cara figlia e Reina,
228
Quai v’inducon tormenti
229
A formar tali accenti?
230
MARIANNA
Deh, come sarà mai. Nudrice amica,
231
Che, per fin ch’avrò spirto in queste membra,
232
Io possa amar lo scelerato Erode?
233
Che chiamar no ’l debbi’io Re, né consorte,
234
Avendo verso me più volte usato
235
Effetti da nimico e da Tiranno.
236
Io tacerò sì come con la morte
237
D’Ircano, avolo mio, s’aperse il varco
238
Da salir empiamente a questo regno:
239
A questo grande e popoloso regnp
240
De la ricca Giudea, gran tempo madre
241
Di Re felici e Capitani egregi,
242
Bench’ora, per cagion de’ nostri falli,
243
Sia tributaria a le Romane forze.
244
Né voglio dir sì come parimente
245
Il mio caro fratel tolse di vita,
246
Cui si deveva la real corona.
247
Che quantunque quest’opere crudeli
248
In cor di tigre troverian pietade,
249
L’ambizione il può scusar in parte,
250
E ’l mal nato desio d’aver d’altrui
251
Dominio e signoria, che così spesso
252
Volge sossopra onesto, ordini e leggi.
253
Senza che ’l tempo, il qual chiamano i saggi
254
Medicina volgar de’ nostri mali,
255
Fa che si scordan le passate ofese,
256
E le noie di noi rende men gravi.
257
Ma qual ragion potrà ritrovar scusa
258
Al fier desir, a la spietata voglia
259
Ch’egli ha tra pochi mesi a me dimostro?
260
E perché non debb’io con tutta l’alma
261
Non solo odiarlo (che pur debbo sempre)
262
Ma procacciar di far degna vendetta
263
Del fratello, de l’avo e di me stessa?
264
Poi che de la vendetta non è cosa
265
Più dolce tra’ mortai, né più gioconda,
266
In guisa che più d’un, per vendicarsi,
267
Non temeo mille ferri e mille morti.
268
E ne me invita un fiero orribil sogno
269
C’ho fatto questa notte innanzi l’alba:
270
In qual ti conterò, s’udir ti cale.
271
BERENICE
Reina, ben sapete
272
Sì come sol da voi deriva e pende
273
Lo stame de la vita che m’avanza,
274
E gli affanni di voi reputo miei.
275
Però mi raccontate il sogno vostro,
276
Ch’attentamente e volentier v’ascolto;
277
E tanto più, vedendovi turbata
278
Via più ch’ancora io vi vedessi mai.
279
E dapoi m’aprirete la cagione
280
Che vi fa contra Erode or sì crudele;
281
Il qual, come a me par, vi prezza et ama
282
Più che sé stesso e che la propria vita.
283
E se ben pose man nel vostro sangue,
284
Per la cagion che dite, è certo degno
285
Almen di scusa, se non di perdono.
286
Che come esser fra noi dispiace servo
287
A ciascun ch’è dottato d’intelletto
288
(Che no ’l comporta la natura umana),
289
Così a l’incontro chi più sa, più brama
290
Aver imperio altrui, s’ei ben l’ottiene
291
Non per virtù, ma per inganni e forza.
292
Poi seco vissa in un medesmo letto
293
Sete tanti anni, ch’ora è troppo tardo
294
Il dolervi di cosa che non puote,
295
Come trascorsa, ritornar a dietro;
296
Anzi deve del tutto sepelirsi,
297
Com’è in proverbio, ne l’oblio di Lete.
298
Ma scopritemi pur quanto vi piace,
299
Che ben sapete che mai sempre io fui
300
De’ pensier vostri secretaria antica.
301
MARIANNA
Se dir mi dèi crudel, saprai dapoi
302
Ch’io t’avrò fatto manifesto il sogno.
303
Dunque udirai che la passata notte,
304
Ne l’apparir de la novella aurora,
305
Mi chiuse ambe le luci un lieve sonno:
306
Quando a me parve di vedermi avante
307
Un giovane ch’involto in negri panni
308
Avea la gola sanguinosa e ’l petto,
309
Anzi parea che d’ambi parimente
310
Uscisse fuori un gran rivo di sangue.
311
Questi tosto, chiamandomi per nome,
312
Mi disse: Marianna, non conosci
313
Il misero Aristobol tuo fratello?
314
Aristobolo io sono, a te sì caro,
315
Mentre l’aura vital qui mi sostenne.
316
E non ho, come vedi, abandonato
317
Il cieco regno de la morta gente
318
Per dolermi di te, che moglie vivi
319
D’un che nel sangue mio tinse le mani,
320
Ma solo per recarti utile aviso
321
Che ti guardi da Erode: che nel fine
322
Non ti sciolga di vita, come sciolse
323
Queste dolenti mie membra meschine.
324
Non perch’odio ti porti, ch’egli t’ama,
325
Quanto si possa amar cosa terrena,
326
Ma solo indotto a ciò da van sospetto
327
De l’empia avelenata gelosia.
328
Guardisi ancor da’ suoi nascosi sdegni
329
La misera Reina, nostra madre,
330
E due tuoi figli: un, che ’l mio nome porta,
331
E l’altro ch’è dal suo detto Alessandro.
332
E se ambedue finir potrete vive
333
Tutto lo spazio del seguente giorno,
334
Lo potrete segnar con bianche pietre.
335
Questo mi basta averti detto. Io torno,
336
Onde venuto i’ son, perché non posso
337
I rai soffrir de la tranquilla luce,
338
Che mi sforza mal grado a dipartirmi.
339
Ciò detto, in un momento dileguossi,
340
E si partì da le mie luci il sonno,
341
E ’l petto mi trovai molle di pianto.
342
Questo è ’l mio sogno. Or da me intenderai
343
Conformi effetti che seguiro avanti;
344
E parimente udrai cosa che solo
345
A mia madre, al mio Eunuco è manifesta.
346
BERENICE
Non sono da sprezzar, Reina, i sogni:
347
Però que Dio, sotto a sì fatti veli,
348
Ci scopre il ver de le future cose.
349
Ma di quello ch’a gli occhi si dimostra,
350
Non si può non aver ferma certezza,
351
Né dubitar che sian l’imagin false.
352
MARIANNA
Tu dèi saper ch’Erode (il qual giamai
353
Marito i’ non dirò), non sono ancora
354
Dodici mesi o tredici forniti,
355
Per certe gravi accuse fu chiamato
356
Dal grande Augusto, Imperator di Roma.
357
Il qual, avendo Marc’Antonio vinto
358
Con battaglia naval là tra que’ mari,
359
Et ei non senza biasmo indi fuggendo
360
Con Cleopatra sua verso l’Egitto,
361
Volse colà le vincitrici insegne;
362
E fece sì che l’uno e l’altro al fine
363
Per disperazion si diè la morte:
364
Questi col ferro e quella col veneno,
365
Col veneno mortifero de l’aspe,
366
Ond’ella, involta in un profondo sonno,
367
Si lasciò morder sotto a la mammella.
368
Generosa Reina, che più tosto
369
Volle morir, ch’a guisa di captiva
370
Esser di quel felice alto Monarca
371
Nel trionfo condotta innanzi al carro.
372
Ora, essendo chiamato ne l’Egitto,
373
Andovvi Erode. E pria ch’egli v’andasse,
374
Come colui ch’assai ben conosceva
375
Per più delitti meritar la morte,
376
Impose a un suo fedel che, s’avenisse
377
In questa andata il fin de la sua vita,
378
Con la sua propria mano ei m’uccidesse.
379
E me non sol, ma la Reina ancora.
380
Vedi se questo è, como dici, segno
381
Di buona mente e d’amoroso affetto,
382
O pur di crudeltate e di fierezza.
383
Ma ’l suo fedele, anteponendo in questo
384
A l’obligo il dovere e la pietate,
385
A mia madre et a me fece palese
386
Quel ch’imposto gli avea l’aspro Tiranno.
387
E tale è la cagion ch’essendo Erode
388
Ieri tornato a salvamento a noi,
389
E i più teneri affetti a me mostrando
390
Ch’a cara moglie dimostrar si ponno,
391
Con poco lieto aspetto io lo raccolsi.
392
E quinci avien ch’io tema che ’l mio sogno
393
Riesca verità palese e chiara,
394
S’io stessa non m’oppongo a la mia sorte;
395
E l’animo in fra due sospesso pende,
396
Ch’io vorrei prevenir questo crudele:
397
Ma non è la mia mano avezza al ferro.
398
BERENICE
Fiera imposizion fu veramente
399
Quella del nostro Re, né può chiamarsi,
400
In fatto così reo, se non ingiusto.
401
Ma s’io risguardo e giudico ben dritto,
402
Già non fu crudeltà, ch’a ciò l’addusse,
403
Ma sol l’ardente amor ch’egli vi porta.
404
Però ch’al mio parer si dubitava
405
(E non senza cagion) ch’esso qualvolta
406
Fosse costretto a nove nozze il piede,
407
E che per moglie vi cercasse ogniuno,
408
Per esser troppo di bellezze adorna;
409
E similmente, ch’a tai nozze ancora
410
S’aggiungesse la madre consigliera,
411
Tal che, di voi nascendo altri figliuoli,
412
I suoi del regno rimanessser privi.
413
Così mi credo; e la credenza mia
414
Sovra molte ragion ferma s’appoggia.
415
MARIANNA
Crudeltà con amor non pò aver loco:
416
E crederò che l’adducesse a questo
417
Invidia, sdegno e crudeltate insieme,
418
E certa bestial furia e pazzia,
419
La qual più volte il terminario indusse
420
A volger il pugnal contra il mio petto.
421
Più volte ancor, pien di furor, mi disse:
422
Marianna, tu cerchi ch’io ti mandi
423
A ritrovar il tuo fratello e l’avo.
424
BERENICE
Amor a punto fa di questi effetti,
425
Ma tra poco di man li caggion l’armi:
426
Indi cresce il suo ardor e più s’affina.
427
MARIANNA
Adunque io, che son nata (ahi, che ne piango)
428
Di real sangue, doverò patire,
429
Patir devrò che questo empio omicida,
430
Che si gode il mio regno e le mie case,
431
Ogni dì mi minacci e mi tormenti?
432
O pure aspetterò ch’egli m’ancida?
433
Ecco, Aristobol m’ammonisce in sogno:
434
Ma io, che debbo far, poi ch’i son donna?
435
Quello che fèr le giovani animose
436
Figlie di Belo per gradir al padre,
437
Ch’uccisero i mariti ad uno ad uno?
438
O seguirò l’esempio de la nostra
439
Ardita Ebrea, che con la invitta mano
440
Fece il folle amator del capo scemo?
441
Oimè, benché io ne sia cotanto offesa
442
E ch’io ne tema in pochi giorni morte,
443
Estremo mal di tutti quanti i mali,
444
S’io non son presta a spingerlo di vita,
445
Verso l’iniquo ho il petto d’Ipernestra,
446
Che sola a Linco suo fida e benigna
447
Salvò la vita, aprendo a sé la morte:
448
Non perch’io l’ami (e perché deggio amarlo?),
449
Ma perché nata son troppo pietosa.
450
E questo aver pietà sarà cagione
451
(Ben lo conosco) de la propria morte.
452
BERENICE
Ragion non veggio, onde per voi si tema
453
Che ’l Re, che v’ama et havvi sempre amato,
454
Cangi l’amor in odio or così forte
455
Che vi mandi uccidendo a l’altra vita:
456
Massimamente non gli dando voi
457
Punto cagion di mutamento alcuno.
458
E benché gelosia spesso l’assaglia,
459
Questo, come v’ho detto e a dirvi i’ torno,
460
Scemar non suole amor, anzi l’accresce.
461
Siatevi pur, sì come foste sempre,
462
Casta e modesta, e vi guardate ogn’ora
463
Di non gli dar un menomo sospetto.
464
E quanto al sogno, onde temete morte,
465
Saper devete ben che molte volte
466
Il desir e ’l timor fa che si sogna
467
Cosa diversamente e trista e lieta,
468
Che poi si vede ne gli effetti vana.
469
Che voi siate pietosa, meritate
470
Eterna lode; et a prudente donna
471
E gran Reina, come sete voi,
472
De la necessità conven far legge.
473
Ma ecco vien Soemo, Capitano
474
Del nostro Re, che voi, Reina, osserva
475
Quanto conviene ad uom fedele e buono.
476
Né voglio consegliarvi, perché voi
477
Abondate di senno e di prudenza,
478
Et ancora avevate fatto il callo
479
Contro a’ colpi crudel de la Fortuna.
480
Andrò di dentro; che l’istesso forse
481
Vi porgerà qualch’utile conforto,
482
Come colui ch’assai più scorge e vede
483
Di quel che può veder semplice vecchia,
484
Di tempo, più che d’intelletto, grave.
485
(SOEMO, MARIANNA)
[SOEMO]
Voi sapete, Reina, ch’io mi posi
486
A gran risco e periglio de la morte,
487
Alor ch’interamente vi scopersi
488
Sì come Erode, ne la sua partenza,
489
Ordinato m’avea ch’io v’uccidessi,
490
Quando nuova venisse in questa corte
491
Ch’Augusto avesse fatto uccider lui,
492
O per altro accidente ei fosse morto:
493
Il che vi poté far non legger fede,
494
Sì come amava la salute vostra,
495
Poi ch’io l’anteponeva a quel ch’io debbo
496
Al mio Signore, et a la propria vita.
497
Però che, se giamai ciò pervenisse
498
A le sue orecchie, senza dubbio alcuno,
499
Per guidardon di questa mia pietate
500
Mi dannerebbe a sanguinosa morte,
501
De la qual io sarei non poco degno,
502
Sol per aver mancato d’obedirlo:
503
Benché certo obedir è cosa indegna
504
A Signor che comanda offici ingiusti.
505
Et or l’essermi indotto a consigliarvi
506
A cosa di tal peso e sì importante,
507
Vi dee porger indizio parimente
508
Ch’io v’ami, e ’l vostro ben cerchi e procuri,
509
E per giovar a voi non tema morte.
510
MARIANNA
Soemo, ei non accade con parole
511
Dipinger quel che si dimostra in fatti.
512
So che sincero amor t’indusse a farmi
513
Palese l’impietà del fiero Erode;
514
E ’l medesimo amor ti spinge a darmi
515
Fedele insieme et utile consiglio.
516
E forse a qualche tempo troverai,
517
Se ’l giusto Dio vorrà lasciarmi in vita,
518
Tanta in me gratitudine, quant’io
519
In te sempre conobbi amor e fede.
520
SOEMO
Voi devete saper, Reina, adunque,
521
Sì come Erode è sospettosso tanto
522
Che sovente si teme ch’i figliuoli
523
Non faccian contra lui qualche congiura.
524
E di ciò n’appariscon tanti segni,
525
Ch’io dubito ch’un dì, per uscir fuori
526
Di queste noie, come iniquo padre,
527
Non gli faccia privar tutti di vita.
528
E voglia Dio che ’l dubbio ch’io ne tengo
529
Faccia parer il mio giudicio falso.
530
Questo che in lui è natural sospetto
531
Avete voi cresciuto col mostrarvi
532
Nel suo ritorno addolorata e mesta:
533
In maniera ch’ei volge or ne la mente
534
(Come appar manifesto nel suo volto),
535
Discorrendo tra sé, vari pensieri.
536
E questa mane, essendo assai per tempo,
537
Sì come io soglio, a ritrovarlo andato,
538
Mi disse con aspetto assai tranquillo
539
(Ma, come si vedea ben chiaramente,
540
Non lieve doglia li premeva il core):
541
Soemo, io ti commisi che dovessi
542
Far quanto a me parea che fosse onesto
543
De la mia Marianna e de la madre,
544
Con le condizion ch’io ti proposi,
545
Acciò che ’l regno mio ne’ miei figliuoli
546
Passasse, senza impedimento alcuno:
547
Ch’io ben conosco l’odio che mi porta
548
Alessandra, sua madre. E così credo
549
C’hai ciò, come fedel, tenuto occolto
550
Ne la più interna parte del tuo petto.
551
Però saper vorrei donde procede
552
Che Marianna ne ritorno mio,
553
Ove mostrar devea somma allegrezza,
554
S’amasse me da vera e fida moglie,
555
Dimostra insino a qui contrario effetto.
556
Che non appare in lei pur segno alcuno
557
Di contentezza; anzi, sì come fosse
558
A lei tornato alcun nimico innanzi,
559
Risguarda me con occhio oscuro e tòrto.
560
Similmente nel volto d’Alessandra
561
Solo io veggio superbia et alterezza.
562
Questo sarebbe a me d’intender grato
563
Da te, cui forse la cagion è chiara.
564
Ciò detto avendo, a lui così risposi:
565
Re, mio Signor, l’aver in me fidato
566
Sì gran secreto e di momento tale,
567
Può far chiaro e certissimo argomento
568
Che ritrovato ne la mia persona
569
Abbiate quelle parti che si denno
570
A leal servitor, com’io fui sempre:
571
Il che vi mosse a por su le mie spalle
572
Il grave peso de le vostre genti,
573
E farmi d’ogni impresa Capitano.
574
E quinci non mi par che mi convenga
575
Or, per giustificarvi la mia fede,
576
Usar verso di voi molte parole.
577
Solo io dirò che non vedrete mai
578
Contrario effetto a quel ch’io vi favello.
579
E quando ei si vedesse in alcun tempo,
580
Voi ne potrere far quanto vi giovi:
581
Che tutta la mia vita è in poter vostro,
582
E stimerò ch’ogni supplicio grave
583
Sia del mio gran peccato assai minore.
584
Io non so la cagion che la Reina,
585
Né men la madre, mova a dimostrarsi,
586
Sì come dite, a voi così turbate:
587
Se due per aventura elle non sono.
588
L’una, che voi, partendo per Egitto,
589
L’abbiate in questo picciolo Castello,
590
Come in una fortezza, ambe rinchiuse,
591
Quasi non vi fidando di lor fede,
592
Ma temendo ch’un dì qualche trattato
593
Non abbiano a tramar contra di voi:
594
Massime avendo i figli altrove posti,
595
E seco ancor la madre vostra insieme.
596
L’altra io stimo che sia per falsi avisi
597
L’aver inteso come ne l’Egitto
598
Eravate invaghito de l’amore
599
Di certa bella giovane, congiunta
600
Per parentado a quella Cleopatra
601
Che trasse Antonio e sé medesma a morte:
602
La qual in pochi giorni divenuta
603
V’era cortese amica e concubina.
604
Se queste due non sono or le cagioni
605
Di tanta novitate, altre i’ non veggio.
606
Dimostrò il Re di queste mie parole
607
Rimaner sodisfatto e assai contento:
608
Ma non so quel che chiuso abbia nel petto.
609
Mi diè licenza: e ’n questa sopravenne
610
Solome sua sorella, a voi nimica,
611
Nimica perché invidia il vostro bene,
612
E perché voi più volte, contendendo
613
Con lei, le avete a vituperio opposto
614
L’esser nata di stirpe oscura e bassa.
615
Ella entrò ne la camera d’Erode;
616
E quei che v’eran dentro usciro fuori,
617
E da le guardie fu l’uscio serrato.
618
Io non so indovinar (poi che non sono
619
Mago o profeta) quai possan nel vero
620
Esser in somma i parlamenti loro.
621
Nondimeno, per qual ch’io vo pensando,
622
Temo che questa donna non ordisca
623
Qualche calunnia, che v’apporti danno.
624
Il Re facile è a creder ogni cosa,
625
Et ella è astuta e l’animo ha maligno:
626
Però vorrei ch’armaste il vostro petto
627
De l’usata prudenza, e che copriste
628
I dolor vostri sotto a lieto aspetto.
629
E se ’l Re vi dimanda la cagione
630
De la trista accoglienza, la recate
631
A le due da me finte a vostro bene.
632
Che quanto a me, quando si sappia il vero,
633
Il deverne morir non mi fia grave,
634
Non men per voi, Reina, che mi sete
635
Per sangue vera e natural Signora,
636
Che per le sante leggi e per l’onesto.
637
MARIANNA
Leale e vero amico, il ciel m’ha dato
638
Così intrepido il cuor, l’animo grande,
639
Che finger io non so, né dir menzogna,
640
Né di letizia posso ornar il volto,
641
Quando grave dolor m’affligge l’alma.
642
Né parmi che convenga a donna nata
643
D’alta stirpe real, come son io,
644
Serbar ne la sua vita altro costume:
645
Onde in questo è soverchio il confortarmi.
646
Né fia certo giamai che ’l fiero Erode
647
In me vegg’altro, fuor ch’ira e disdegno.
648
E se averrà che me ne segua morte,
649
Morrò contenta. Et oh, potess’io prima
650
De le sue molte ingiurie vendicarmi,
651
Ch’a ritrovar i miei n’andrei beata.
652
Ma spero in Dio che, come ei fece acquisto
653
Di questo regno con lo sparso sangue
654
Del mio buon avo Ircano, e parimente
655
Del misero Aristobol mio fratello,
656
Così con dolorosa e cruda morte
657
Debba un dì parimente esserne privo.
658
Ma porto e porterotti obligo eterno,
659
Che sii tanto sollecito e sì caldo
660
De la mia vita e del mio bene insieme;
661
E giuroti che mai per la mia lingua,
662
Di quello ch’a te piacque di scoprirmi,
663
Ei non fia per udir parola alcuna.
664
SOEMO
È prudenza, Reina, il fuggir morte.
665
MARIANNA
Non per restar in vergognosa vita.
666
SOEMO
In questo caso seguitar dovreste
667
Il costume che serba il navigante:
668
Ch’a vari venti varie vele adopra.
669
Poi che ’l vostro turbarvi ha il Re sospinto
670
A sospetto et a furia, or vi mostrate
671
Verso di lui tutta benigna e dolce.
672
E sì come è di voi sempre geloso,
673
Così fate che paia a questa volta
674
Che gelosa di lui voi siate ancora;
675
E lo spazio de gli anni che vi resta
676
Procacciate di viver seco in pace.
677
In tal modo, avenendo ch’egli sia
678
Re giusto e buono, e voi con esso lui,
679
Scordandovi ’l passato, vi portate
680
Da moglie amica, e riposate il core.
681
S’egli sarà Tiranno empio e malvagio,
682
Sappiate certo che l’eterno Dio
683
Farà de’ vostri affanni alta vendetta.
684
MARIANNA
Molte cose nel dir facili sono
685
Che si trovan difficili ne l’opra.
686
Ma basta, ch’io ricevo volentieri
687
Il buono animo tuo pronto e fedele:
688
E di ciò ne vedrai cortese effetto.
689
SOEMO
Vaglivi in questo la prudenza vostra.
690
Ma non starò più vosco, acciò non porga
691
La mia dimora al Re doppio sospetto.
692
E rendetevi certa che m’avrete
693
Presto ad ogno successo, o buono o reo.
694
MARIANNA
Et io vo dentro a disfogar il core.
695
SOEMO
Come dietro al balen seguita il tuono,
696
E col tuon scocca la saetta ardente
697
Che de l’ira di Dio ministra è spesso,
698
Così del balenar che face Erode
699
Con occhi fieri, e dal noioso tuono
700
De le parole dette a questo e quello,
701
Io temo al fin che ’l fulmine non esca
702
Che percuota la testa a’ suoi più cari.
703
Ma certo io non devea far manifesto
704
Quello che di secreto ei mi commise
705
A la Reina et la madre; eccetto
706
In caso, donde ’l fin fosse avenuto,
707
Sì come ei si temea, de la sua vita:
708
Ch’avrebbon ambe conosciuto alora
709
Il mio amor, la mia fé, la mia bontate
710
E la mia lealtà con più chiarezza.
711
Ma sì mi parve un tal mandato ingiusto,
712
Che tener non potei le labbra chiuse.
713
Quinci n’è per uscir non picciol male,
714
Ch’io veggio chiari i segni, e pur attendo
715
Che lo stral mi ferisca ad ora ad ora.
716
Pur sosterrò con saldo e forte petto
717
I colpi de la fiera empia e crudele,
718
Che non senza cagion cieca è dipinta:
719
E ridurrommi in tanto al mio palagio.
720
CORO
Signor, ch’a’ padri nostri,
721
Mercé di tua bontade,
722
Dimostrasti la via ch’al ciel conduce;
723
E ’n quati oscuri chiostri
724
Giustizia et onestade
725
Et pace et unio per te riluce:
726
Il sol de la tua luce
727
Sgombri le nebbie intorno
728
Che minaccian tempesta orrida e greve.
729
Sia qui la notte breve,
730
E torni chiaro e senza nube il giorno.
731
Bastil il passato male
732
A la nostra Reina,
733
Ricevuto ne l’avo e nel fratello.
734
E se prego mortale
735
Ti sospinge et inchina
736
A dar a i peccator giusto fragello,
737
Il Re fiero e rubello
738
A le tue sante leggi,
739
Signor, punisci con supplicio degno;
740
E torni questo regno
741
A cui s’aspetta, e i cari antichi seggi.
742
Tu liberasti, o Dio,
743
Senza principio e fine,
744
Prima e sola cagion d’ogni cagione,
745
Bench’ei fosse restio
746
A le tue discipline,
747
L’afflitto popol tuo da Faraone.
748
E chi sua speme pone
749
In tua pietà infinita,
750
Mai la tua santa man non abandona.
751
Tu sei la nostra vita,
752
E vien da te ogni scettro, ogni corona.
753
Vedi, sì Erode,
754
Che ’l freno usurpa e tiene
755
De la terra da te tanto diletta,
756
De l’altrui sangue gode,
757
E di tormenti e pene,
758
Come di cibo suo, l’anima alletta.
759
Scenda adunque con fretta
760
La tua giustizia, padre,
761
Sovra di lui, crudel più d’ogni fera;
762
E la figlia e la madre
763
Difendi, eterno Re, sì che non pèra.
764
IL FINE DEL PRIMO ATTO
ATTO SECONDO
(ERODE, SOLOME)
[ERODE]
Certo non è fra noi, sorella, stato
765
Più torbido, inquieto e pien d’affanni,
766
Che l’esser, com’io son, Prendipe e Rege.
767
Però ch’oltra il desio, che mai non queta,
768
D’allargar i dominii in ogni parte,
769
E tributarie far le genti tutte,
770
Sempre vario timor combatte l’alma.
771
Ch’o si teme di perder l’acquistato
772
(Il che sovente aviene); o tra le molte
773
Vivande, dentro l’or bere il veneno,
774
Che preparato spesso è da’ più cari;
775
O in altre guise di finir la vita,
776
Talora in gravi esili, et or col ferro,
777
Quando in fiera prigione, o s’ei si trova
778
Cosa peggior di pene e di tormenti.
779
E chi stimato avria che Marianna,
780
Ch’era l’anima mia, ch’era il mio bene,
781
Procacciasse sì cruda or la mia morte?
782
Tal dunque frutto un lungo amor attende?
783
Questo per ben amar premio s’acquista?
784
Così sperar si dee da cara moglie?
785
Ah, sesso femenile ingrato et empio!
786
Ch’io te ne incolpo, poi che veramente
787
La natura di te fu sempre tale.
788
Ma ritorna a ridurmi un’altra volta
789
Il suo trattato orribile e nefando:
790
Che fra tanto il Coppier per cui mandai
791
(Che non puote indugiar) sarà presente.
792
SOLOME
Mio fratello e Signor, io vi ridico
793
Che ’l buon vostro Coppier sta mane istessa
794
Venne ne la mia camera a trovarmi,
795
Tutto turbato e pallido nel volto,
796
Non altrimenti che fuggito avesse
797
La morte o qualche grave altro accidente.
798
E con poche parole mi scoperse
799
Sì come Marianna gli avea dato
800
Fiera battaglia, quando con promesse
801
Di farne lui Signor d’assai castella,
802
E quando con minaccie d’incolparlo
803
Ch’avesse preso ardir d’usarle forza.
804
E tutto questo la malvagia feo
805
Per inducerlo a porgervi il veneno;
806
In modo ch’egli, per salvar la vita,
807
Promise di far ciò con giuramento.
808
Ma sbrigato che fu da questa iniqua,
809
A me sen venne e raccontommi il tutto.
810
Disse che disegnato a tal delitto
811
Aveva apunto questo giorno, in cui
812
Far dovevate un splendido convito.
813
Ecco, sì come io v’ho spiegato avante,
814
L’occolte sceleraggini e l’immensa,
815
Empia malvagità di Marianna.
816
Ma stimo che l’amarla oltre ogni segno
817
(Cosa che fèste fuor di modo sempre)
818
Cagion sarà che voi non crederete
819
La veritate: anzi a l’inferma mente
820
Parrà dolce l’amaro, ambrosia il fele.
821
Ma ben sapete che l’affezione
822
Non lascia far altrui giudicio dritto;
823
E voi l’amate in guisa che sovente
824
Le avete comportato molte cose
825
Che non dee comportar giusto Signore.
826
Lasciamo star gli spessi oltraggi fatti
827
A la persona mia col dispregiarmi,
828
Tutto che sia tal biasmo a voi comune.
829
Quante volte s’è opposta a’ saggi vostri
830
Giudicii? e de la propria volontate
831
Ha fatto a molti et a voi stesso legge?
832
Ella ha impedito i premi, ella le pene,
833
Ch’erano terminati a’ buoni e rei.
834
O vergogna d’ogniun che regge stati:
835
Ch’una femina in man tenga la briglia
836
E, come piace a lei, l’allenti e stringa!
837
E che dirò nel fine? Ella era quella
838
Che le chiavi volgea di questo regno,
839
E non già Re, ma come servo, Erode.
840
Or ecco il guiderdon ch’a voi ne viene.
841
E sappite che l’odio che vi porta,
842
Alessandra le accresce, e l’è compagna
843
In cotal crudeltate, e forse duce.
844
Ma ’l fedel vostro giunge. Da l’istessa
845
Sua lingua avrete il ver chiaro e palese.
846
Et io, poi che fornito ho verso voi
847
D’amorevol sorella officio degno,
848
Lasciando de la propria vita vostra,
849
Come a punto conviene, a voi la cura,
850
Tornerò dentro al mio tranquillo albergo,
851
Ove privata vita allegra io vivo.
852
(COPPIERE, ERODE)
[COPPIERE]
Ecco, o Re giusto, che, da voi chiamato,
853
Son qui venuto a la presenza vostra,
854
Come bramoso d’obedirvi, lieto;
855
Ma non sapendo la cagion di questo,
856
Dentro la mente mia tutto confuso.
857
Però che ’l vostro solito costume
858
Non è d’adoperarmi in altra cosa
859
Fuor ch’a la mensa, alor ch’in ricchi vasi
860
Io v’appresento di mia mano il vino.
861
ERODE
Tu porgi orecchie a le parole mie,
862
E di quello ch’io son per dimandarti,
863
Di parte in parte mi rispondi il vero.
864
Ch’altramente per forza di tormenti
865
Vorrò saper quel che saper desio.
866
COPPIERE
Signor, da questa lingua intenderete
867
La verità senz’ombra di menzogna,
868
Come sempre dee far servo fedele.
869
ERODE
Dunque mi di’: quand’è c’hai favellato
870
Con Marianna mia?
871
COPPIERE
Signor, io credo
872
Che fornite non sian quattro o cinqu’ore.
873
ERODE
Le parlasti da lei sendo chiamato,
874
O pur da te movesti a questo effetto?
875
COPPIERE
Ella con molta instanza mi ridusse
876
In un de’ suoi via più segreti alberghi,
877
E meco ragionò di cosa tale
878
Ch’al pensar mi si arricciano le chiome.
879
ERODE
Questo adunque convien che mi palesi.
880
COPPIERE
Deh lasciate, Signor, ch’io lo vi taccia.
881
ERODE
Tacer vorrai quel che scoprir mi dèi,
882
Posto ch’ancora ei non m’appartenesse?
883
COPPIERE
Anzi appartiene a la persona vostra.
884
ERODE
E tu fin qui tenerlo chiuso ardisci?
885
COPPIERE
Non vorrei, Signor mio, che ’l divolgarlo
886
Apportasse alcun danno a la Reina.
887
ERODE
Hai più cura di lei che di me stesso?
888
COPPIERE
Basta, Signor, che non sarete ofesso.
889
ERODE
Dunque pensasti tu di farmi offesa?
890
COPPIERE
Io no, Signor, ma la consorte vostra.
891
ERODE
Et osi ancor d’invilupparmi il vero?
892
COPPIERE
Non vogliate, vi prego, intender cosa
893
Ch’intesa v’empierà tutto di sdegno,
894
E vi spingerà forse a incrudelire
895
Nel sangue di colei ch’amate tanto;
896
E me, sì come apportator non grato
897
Di ree novelle, avrete in odio sempre.
898
Ma bastivi ch’io sono e sempre fui
899
E sarò sempre fedel servo vostro,
900
E volgerei più tosto questa spada
901
Contra il mio petto, che mai commettessi
902
Delitto alcun contra la vostra vita.
903
E s’io dico bugia, che questo giorno
904
Apporti a gli occhi miei l’ultima luce.
905
ERODE
Non voler più, con differirmi il vero,
906
Tener l’animo mio tristo e sospeso,
907
Ma senza più tardar mi scopri il tutto;
908
Se non che, tuo mal grado, con la forza
909
Ti farò dir ciò che tu vai tacendo.
910
COPPIERE
Poi che così volete, io v’obedisco,
911
E v’affermo e vi dico in poche voci
912
Che la Reina, in ciò non molto accorta,
913
Con gran promesse si credeva indurmi
914
In questo giorno a porgervi il veneno:
915
Non conoscendo il mio sincero amore
916
Verso di voi e la mia pura fede.
917
Io di tale impietà l’avrei ripresa,
918
Et era già per scior la lingua, quando
919
Minacciommi con furia d’incolparmi
920
Ch’io, de le sue bellezze inamorato,
921
Avessi preso ardir di violarla,
922
E contra il vostro onor usarle forza.
923
Questa minaccia mi stordì sì forte
924
Ch’io promisi adempirne il suo desio:
925
E questo le affermai con giuramento.
926
Ma partito da lei, subitamente
927
Io mi ridussi a la sorella vostra,
928
A la qual raccontai quanto io v’ho detto,
929
Dubitando d’offendervi o turbarvi,
930
Quando’io l’avessi rapportato a voi.
931
ERODE
Questo delitto è così strano e grave,
932
Così fuor d’ogni officio di mogliera,
933
Anzi sì lunge da gli affetti umani,
934
Ch’io non lo debbo creder di leggieri.
935
Però, se vuoi ch’io lo ti creda, è d’uopo
936
Che tu con qualche indizio manifesto,
937
Over con qualche testimon, lo provi.
938
COPPIERE
Re, chi si move a far alcun delitto,
939
S’egli privo non è de l’intelletto,
940
Procura farlo sì celatamente
941
Che, sì come è in proverbio, l’una mano
942
De l’altra non ne possa aver contezza.
943
ERODE
Per questo Marianna non devea
944
Fidar ne la tua fé sì sozza impresa,
945
Potendo dubitar che la facessi
946
Per debito e ragione a me palese.
947
Ma, sì come prudente, avria cercato
948
Di venir al suo fin per altra via.
949
COPPIERE
Ella a cotal effetto non poteva
950
Miglior mezo trovar, né occasione.
951
E quanto a me, benché devea avedersi
952
Com’io v’era fedele e leal servo,
953
A l’incontro sapea che la grandezza
954
De’ premi può guastar ben sana mente,
955
E chi sta saldo a l’impeto de l’oro
956
Può disprezzar ogni guerriero armato.
957
Così da l’altra parte seppe ordirmi
958
Un laccio tal, da non potermi sciorre.
959
E questo fu col minacciar ch’avrebbe
960
Detto a voi, mio Signor, ch’usarle forza
961
Avea voluto. Il che creduto avreste,
962
Sì perché tale era credibil cosa,
963
Però che di legger si crede il male,
964
E sì pel grande amor che le portate.
965
Ma questo io posso ognior giustificarvi
966
Per la lingua medesma del suo Eunuco.
967
ERODE
Partecipe è costui di tal segreto?
968
COPPIERE
È partecipe, e di posso compagno.
969
ERODE
Come compagno? Io non intendo questo.
970
COPPIERE
Egli trovò il veneno, egli lo serba.
971
ERODE
E chi sa che non siate ambi d’accordo,
972
A morte e a disonor di Marianna?
973
COPPIERE
Qual dee cagion indurci a tanto male?
974
ERODE
Lo stimolo d’alcun ch’odia costei,
975
O porta invidia al mio tranquillo stato.
976
COPPIERE
Io dirò, Signor mio, con veritate
977
Che le ricchezze ch’ebbe Crasso o Mida,
978
O quante han tutti i Re, non avrian forza
979
Di mai piegar il vostro servo fido
980
Ad opera malvagia e scelerata.
981
E ben m’avete tal sempre tenuto,
982
Ch’altramente a mia fé voi non avreste
983
Creduto officio di cotanto peso.
984
ERODE
Ciascuno è buon, pria che commetta il male.
985
Ma volendo peccar, è di bisogno
986
Ch’a qualche tempo il rio fatto incominci:
987
Ond’è cotesta tua non buona scusa.
988
Ma non usar in ciò fraude et inganno,
989
Però che dopo molti aspri supplici
990
(Se in me giustizia fia, come fu sempre)
991
Gli augelli pascerai de le tue carni.
992
COPPIERE
Signor, ho detto espressamente il vero,
993
E non men pento, ancor ch’io ne morissi:
994
Che tal la verità che i grandi offende
995
Produce spesso a chi la scopre frutto.
996
Ma non fia malagevole a trovare
997
Il venen, se v’usate diligenza.
998
E così voi vedrete come in specchio
999
La purità de la mia fé sincera,
1000
Poiché l’Eunuco il custodisce e serba.
1001
ERODE
Basta. Daratti il cuor di sostenere
1002
Quanto m’affermi a la Reina avanti?
1003
COPPIERE
Questo io farò, benché mal volontieri,
1004
Per debito rispetto e riverenza
1005
Che, dopo voi, a sua persona io porto.
1006
ERODE
La riverenza che portassi a lei,
1007
In questo caso a me sarebbe offesa.
1008
Vo’ dunque che tu parli a faccia a faccia
1009
Con Marianna, e lassi ogni rispetto.
1010
Onde a quest’ora io manderò per lei.
1011
Poi mi riserbo interrogar l’Eunuco.
1012
COPPIERE
Non bisogna, Signor, che voi mandiate,
1013
Ch’ella esce fuori, et è l’Eunuco seco.
1014
(MARIANNA, ERODE, COPPIERE)
[MARIANNA]
L’avervi udito favellar irato
1015
Con questo vostro servo, e nominarmi,
1016
Fin là dov’era in camera rinchiusa,
1017
M’ha indotta ad uscir fuor, desiderando
1018
D’intender la cagion che vi sospinge
1019
A ragionar di me come di rea.
1020
ERODE
Marianna, io torrei perder il regno,
1021
E ’nsieme rimaner mandico e nudo,
1022
Prima ch’aver cagion, come n’ho troppa,
1023
D’imputarti, o crudel, delitto alcuno.
1024
MARIANNA
Se delitto è l’avervi amato sempre
1025
Con quello amor ch’amar si dee consorte,
1026
Et onorato come mio Signore,
1027
Avete alta cagion d’odiarmi ogniora.
1028
ERODE
Non m’accade mostrar quel che t’è chiaro,
1029
Ma sol dirò che se di cuor amando
1030
L’uom si fa degno di venir amato,
1031
Tu Marianna sei tenuta amarmi
1032
Più che moglie giamai consorte amasse.
1033
Et a l’incontro, disleale e ingrata,
1034
Procuri crudelmente or la mia morte.
1035
MARIANNA
Questa scelerità, ch’è vana e falsa,
1036
Qual esser può così sfacciato e rio
1037
Ch’abbia di rapportarvi avuto ardire?
1038
Ma la fingete voi per trovar quindi
1039
Occasion di tòr a me la vita,
1040
O per aver materia ad ogni tempo
1041
D’esercitar la vostra crudeltate,
1042
O per odio mortal che mi portate,
1043
O per volger il core a nove nozze.
1044
Ma, qual sia la cagione, io vi fo certo
1045
Che far non mi si può cosa più cara.
1046
ERODE
Chi disprezza la vita non conosce
1047
Quanto un viver onesto e senza colpa
1048
Ci fa degni nel fin d’un’altra vita,
1049
Che toglier non ci può tempo né morte.
1050
Tu brami di morir, e questo è segno
1051
Ch’ai fatto o vai tramando nel tuo core
1052
Di far cosa, onde sii degna di morte.
1053
MARIANNA
Io fin qui non commisi alcun peccato
1054
Fuor ch’in amarvi, perché so che voi
1055
Mai di me non amaste altro che ’l corpo;
1056
Né ciò commetter son per alcun tempo,
1057
Parte perché son femina impotente,
1058
E parte perché lascio la vendetta
1059
Di molte avute offese al Re del cielo.
1060
ERODE
Cosa non è che maggiormente offenda
1061
Tra noi mortai la Maestà di Dio,
1062
Che ’l dimostrarsi a i benefici ingrato.
1063
Io col proprio valor e co i sudori
1064
Difendendo gli Ebrei, che molte volte
1065
Sarebbon stati da i nimici oppressi,
1066
Meritai d’acquistar corona e scetro
1067
Di questo regno, il qual mai sempre ressi
1068
Con temperanza tal, che ’l popol spesso
1069
M’ha dato onore e titolo di padre.
1070
E potendo di te far le mie voglie,
1071
Qual d’altre damigelle han fatto molti,
1072
E tenerti appo me per concubina.
1073
Overo ad un privato maritarti,
1074
Ti presi per legitima consorte:
1075
E diedi similmente a te corona
1076
E Reina ti féi di sì gran regno;
1077
E tua madre onorai com’ella fosse
1078
La medesma ch’al mondo mi produsse.
1079
Né meno amai di te, qual tu m’opponi,
1080
Il corpo sol: perché se fosse stato
1081
Questo cagion del mio sì lungo amore,
1082
Benché dottata la natura t’abbia
1083
Di non poca bellezza, altre ci avea
1084
Per la Giudea ch’eran di te più belle.
1085
Ma volsimi ad amarti, imaginando
1086
Che dentro avesti l’animo sì bello,
1087
Come di fuor mi si mostrava il volto.
1088
Ma ben vegg’or che tu, sotto apparenza
1089
Di rendermi buon cambio del mio amore,
1090
Hai nudrito nel petto un cor di serpe:
1091
Né bisogna altra prova che tu cerchi,
1092
Empia, per man d’altrui tormi la vita,
1093
Che la tua propria lingua tu condanna.
1094
E nel ver meco discorrendo quanto
1095
Mi sei tenuta, non poteva indurmi
1096
A creder a l’altrui vere parole:
1097
Quantunque il poco lieto volto, il quale
1098
M’hai dimostrato in questo mio ritorno,
1099
Mi facesse restar molto sospeso.
1100
Or non pur credo quel ch’io non credea,
1101
Ma parmi aver la man sopra il veneno.
1102
MARIANNA
Erode, da quel dì che mi prendeste
1103
Per moglie, io mi proposi di scordarmi
1104
Tutte le ingiurie mie, tutte l’offese
1105
Che da voi ricevute ho nel mio sangue;
1106
E l’osservai da indi in qua mai sempre,
1107
Cedendo a’ colpi rei de la Fortuna.
1108
Poscia, trovando in voi diversi effetti
1109
(Ch’ora mi ponevate insino al cielo,
1110
Aguagliandomi a lei di castitate
1111
Che fe’ col suo morir libera Roma,
1112
Et or dubitavate di mia fede),
1113
Cangiai l’animo mio sforzatamente,
1114
E desiai più volte di morire,
1115
Per uscir de gli affanni in che sì spesso
1116
La vostra instabil mente mi ponea.
1117
Ma questo è nulla a paragon de l’atto
1118
Empio e crudel ch’a la partenza vostra
1119
Avete verso me fiero dimostro,
1120
Riducendomi come prigioniera
1121
Dentro questo Castel, fra lochi incolti,
1122
Con mille guardie e mille spie d’intorno:
1123
Quasi aveste proposto nel ritorno
1124
Di levarmi la vita. Et a che fine
1125
Tenermi in tal distretto con la madre?
1126
Forse che non er’io più che sicura
1127
Dentro a Gerusalem, ricetto e seggio
1128
Vostro e di tutti quanti i Re passati?
1129
Ma stender non mi voglio in questa parte,
1130
Che forse sta ne l’erba ascoso l’angue:
1131
Il quale accenna, anzi dimostra espresso,
1132
Che, contra quel che voi mostrar volete,
1133
In alcun tempo non m’amaste mai.
1134
Con tutto ciò, benché cagion n’avessi,
1135
Pur un lieve pensier meco non volsi
1136
A machinar contra la vostra vita,
1137
Né mai sarà ch’io l’abbia, s’i’ vivessi
1138
Più spazio assai de la Cumea Sibilla.
1139
E s’alcun è che dir voglia altrimenti,
1140
Non dice il vero, e tesse a voi menzogna.
1141
Ma conchiudo che voi da voi medesmo
1142
Fingete questo, per trovar cagione
1143
Apparente di tòrre a me la vita,
1144
Indotto da l’amor che voi portate
1145
A qualche nuova concubina, o mosso
1146
Da gelosa paura o da sospetto,
1147
O da la vostra crudeltà natia.
1148
Ma ecco il petto mio, stringete il ferro
1149
Et apritelo omai, ch’a me fia grato
1150
Se tanta sete avete del mio sangue:
1151
Che ’l morir mi fia gioia et a l’incontro
1152
Assai peggio che morte il viver vosco;
1153
E fia l’uccider me lieve peccato
1154
A voi, che ’l frate e l’avo mio uccideste.
1155
Ma ben sarebbe a me d’intender caro
1156
A che parlato di veneno avete.
1157
ERODE
Io non so, Marianna, onde tu prenda
1158
Cotanta sicurezza (o ne’ tuoi merti,
1159
O ne la mia bontà), ch’ardischi dire
1160
Quel che sai chiaramente esser bugia.
1161
Prenderla ne’ tuoi merti tu non puoi,
1162
Se non sei tanto d’intelletto priva,
1163
Che merto tenghi l’aver procurato
1164
Al tuo marito, al tuo Signor la morte,
1165
Da cui dèi riconoscer tanti beni.
1166
Se t’assicuri ne la mia bontate,
1167
Puoi anco imaginarti com’io tengo
1168
La vita più ch’ogni altra cosa cara;
1169
E che in ciascun che viene offeso suole
1170
L’odio esser tanto, quanto fu l’amore
1171
Ch’egli portò a colui donde è offesa.
1172
Oltre che, quando la giustizia zoppa,
1173
Manca a Signor il suo maggior sostegno.
1174
Ma che mostri così sprezzar la vita,
1175
Ti sgannerai, mi penso, in fra poche ore,
1176
Alor che ti vedrai la morte appresso.
1177
Dunque, perché ’l tuo volto non diventa
1178
Per vergogna di foco, o tutto bianco,
1179
In dir ch’in alcun tempo (o immortal Dio!)
1180
Non volgesti il pensier, né ’l volgerai
1181
A machinar contra di me la morte?
1182
Sarai tanto sfacciata che tu neghi
1183
D’aver tramato che costui dovesse
1184
Darmi il venen, quand’ei mi porge il vino?
1185
MARIANNA
Se questo ha detto, egli ne mente; e voi
1186
Credete la bugia, se ciò credete.
1187
ERODE
Or di’ tu, mio fedel, la veritate;
1188
E non aver rispetto a questa ingrata.
1189
COPPIERE
A che più replicar quel ch’io v’ho detto?
1190
Ella se ’l sa non men che lo sapp’io.
1191
MARIANNA
Et io replicherò che tu ne menti,
1192
E ch’Erode a ciò dir t’have sospinto,
1193
Per far di me qual del fratello e l’avo.
1194
ERODE
Or senza più tardar discopri il vero
1195
De la malvagità di questa rea.
1196
COPPIERE
Alto Re, la conscienza ha troppa forza.
1197
ERODE
Che parli di conscienza? Io ti ridico
1198
Che senza più tardar racconti il vero.
1199
COPPIERE
Dico che la conscienza ha troppa forza.
1200
ERODE
Io non so quel che di conscienza parli.
1201
COPPIERE
Se voi mi promettete di donarmi.
1202
ERODE
Cortese Re senza richiesta dona.
1203
COPPIERE
Tropp’alto è ’l don che chieder vi vorrei.
1204
ERODE
Dunque vuoi patteggiar di doni meco?
1205
COPPIERE
Signor mio sì, ch’a me la vita importa.
1206
ERODE
Forse chiedermi vuoi la vita in dono?
1207
COPPIERE
Ciò bramo e chieggio, e così piaccia a voi.
1208
ERODE
Cotesto è un confessar d’aver peccato.
1209
COPPIERE
Peccato ho, mio Signor, a dirvi il falso.
1210
ERODE
Adunque non è ver quel che m’hai detto?
1211
COPPIERE
Anzi pura calunnia e falsa accusa.
1212
ERODE
E chi t’ha spinto a così grave fallo?
1213
COPPIERE
Hammi sospinto la sorella vostra.
1214
ERODE
Dunque tu, per gradir a mia sorella,
1215
Hai, mentitor, colpata una innocente?
1216
COPPIERE
Hollo fatto, Signor, per fuggir morte.
1217
ERODE
Anzi l’hai fatto per lasciar la vita,
1218
Poi che dovevi altrui causar la morte.
1219
MARIANNA
Ecco sì come Dio clemente e giusto
1220
Non comporta che ’l ver si stia nascosto.
1221
ERODE
Qui certo è ascosa qualche occolta frode.
1222
Marianna, ritorna onde partisti,
1223
E questo Eunuco tuo rimanga meco.
1224
MARIANNA
Godo che quanto più voi cercarete,
1225
Tanto vi apparirà più bello il vero
1226
E l’innocenza mia sarà più chiara.
1227
Ma non pensate già che mi sia cara
1228
La vita, avendo a dimorar con voi.
1229
ERODE
Or tu, ministro mio, sostien costui,
1230
E menalo prigion, perfin ch’io prenda
1231
Altra spedizion, altro consiglio
1232
Ne la malvagità del suo peccato.
1233
(ERODE, BENIAMINO, Eunuco)
[ERODE]
Tu sai, Beniamin, che da’ prim’anni
1234
Io t’allevai ne la mia corte in guisa
1235
Che stato fosti a me figlio o fratello,
1236
Onde apprender ti feci ogni bell’arte,
1237
Et applicarti a quei lodati studi
1238
Ch’appartengono ad uom nato gentile.
1239
Poi parendomi in te veder non meno
1240
Ornamenti di fede e di bontate
1241
Che di dottrina (cosa che si suole
1242
Oggidì ritrovar in poche corti),
1243
A’ servigi ti posi di colei
1244
Che fu, dal dì ch’io la conobbi a questo,
1245
Di sì gran regno e del mio cor Reina.
1246
E nel vero io conobbi che tu sempre
1247
Servita l’hai con quella lealtate
1248
Ch’a ben creato servo si conviene.
1249
In che creder io vo’ che tu facessi,
1250
Non men per sodisfar compitamente
1251
A quanto le dovevi, ma più ancora
1252
Però che chiaramente comprendevi
1253
Che lei servir era un servir me stesso.
1254
Io t’ho dunque fin qui sempre tenuto
1255
Buono e fedele, e sempre ho avuto in cuore
1256
Di sollevarti a qualche degna altezza,
1257
Levandoti del grado in che ti trovi.
1258
Ma perché spesso l’uom si va cangiando,
1259
Tal che col tempo il buon diventa rio,
1260
Onde tal volta è degno di perdono,
1261
E tale ancora aspro gastigo merta,
1262
Se sai che Marianna abbia voluto
1263
Avenenarmi e sei di questo a parte,
1264
Io ti giuro per questa sacra testa
1265
E per colui che tempra ogni elemento
1266
Che, confessando apertamente il vero,
1267
Io ciò non solo son per perdonarti,
1268
Ma per dartene ancor premio sì buono
1269
Che non avrai da invidiar alcuno.
1270
A l’incontro, se tacci e che mi sia
1271
Conta la verità per altra lingua,
1272
Sappi che focho, lacci e croci e ruote,
1273
E ’nsieme mille e mille altri tormenti,
1274
Saran pene leggere al par di quelle
1275
Ch’io ti farò sentir ne le tue membra.
1276
E forse ch’anco invidia porterai
1277
A quel ch’arse e muggiò nel proprio toro.
1278
Da l’una parte innanzi a gli occhi tuoi
1279
Ti si scopre un terrestre Paradiso,
1280
Da l’altra di Pluton l’orrido regno.
1281
L’arbitrio è in te di prender questo o quello.
1282
BENIAMINO
Re, mio Signor, d’aver io non conosco
1283
Obligo dopo Dio maggior altrui,
1284
Ch’a la vostra infinita alta bontade.
1285
Però qual volta io fossi il più malvagio
1286
Uomo che sostenesse unqua la terra,
1287
Per li vostri gran merti io non potrei
1288
Esser se non a voi sempre fedele.
1289
E ben ch’io sia tenuto a la Reina,
1290
Son più tenuto al debito e a l’onesto:
1291
Onde, quand’ella avesse alcun trattato
1292
Fatto contra di voi, subitamente
1293
Sapendol io, ne avreste avuto aviso.
1294
E come aver potrei fatto altramente
1295
Verso un Signor amabile e cortese,
1296
Da cui deriva quanto è in me di buono,
1297
Il mio onor, il mio bene e la mia vita?
1298
Ma tenete per cosa certa e vera,
1299
Liberandone il cor d’ogni sospetto,
1300
Che la Reina mia viene incolpata
1301
Di cosa tale a cui non pensò mai:
1302
Perch’ella ha di bontà ripieno il petto,
1303
Né un nevo sol di rio pensier la macchia.
1304
Appresso v’ama e riverisce quanto
1305
Amar e riverir si dee consorte
1306
E magnanimo Re, qual sete voi.
1307
È ver ch’onesta causa l’ha turbata
1308
Via più che molto. E, se mi lece dire,
1309
Voi sete, Signor mio, più che tradito
1310
Da quei ch’anno appo voi grado maggiore;
1311
E ben che siate sì prudente e saggio,
1312
Chiudete gli occhi e non ve n’avedete.
1313
ERODE
Si suol dir per proverbio antico e vero
1314
Che colui c’ha più servi, ha più nimici:
1315
Ma s’egli avien che tu conosca quali
1316
Siano color che traditor mi sono,
1317
Perché fin qui me gli hai tenuto ascosi?
1318
BENIAMINO
Sapete ben che ne gli abbietti e vili
1319
Agevolmente ogni gran mal si crede;
1320
Ma di quei che son posto a qualche altezza
1321
Con gran difficultà s’ascolta il vero.
1322
ERODE
Anzi coloro i quali han maggior forza
1323
Fanno più verisimili le accuse,
1324
E son più da temer quanto più questi
1325
Gustano del regnar l’alta dolcezza.
1326
Però mi di’, senza rispetto alcuno:
1327
Quai sono i traditor de’ quai favelli?
1328
BENIAMINO
Signor, io so come la bontà vostra
1329
Nel Capitan Soemo ha tanta fede
1330
Ch’a lui, partendo già, commise quello
1331
Ch’ad alcun altro non avria commesso.
1332
ERODE
O giustizia di Dio, che non consenti
1333
Che verun tradimento occulto stia!
1334
Gli commisi più cose, le quai tutte
1335
Stimo che fedelmente abbia esequito.
1336
BENIAMINO
Io credo ch’esequita abbia ciascuna,
1337
Ma non quella che più d’altre devea.
1338
ERODE
E quale è quella c’ha lasciato a dietro?
1339
BENIAMINO
Dirò liberamente, poi che voi
1340
Da me cercate il vero, e debbo dirlo.
1341
Avete voi, Signor, nel dipartirvi
1342
Imposto a questi per espressa legge
1343
Che, quando fosse adivenuto il fine
1344
De’ vostri giorni (il che per nostro bene
1345
Non è piaciuto a la pietà di Dio)
1346
Di sua mano occidesse la Reina?
1347
Se questo imposto a lui voi non avete,
1348
Ei fece da malvagio cavalliero
1349
A gravar voi d’una calunnia tale.
1350
E se a l’incontro glie l’avete imposto,
1351
Discoprendolo a lei, com’egli ha fatto,
1352
È mancato a l’officio di fedele,
1353
Anzi portato s’è (per dirlo chiaro)
1354
Da servo disleal, perfido e ingrato.
1355
ERODE
Questa è la verita, né vo’ negarla:
1356
Però ch’a la partenza, dubitando
1357
Che Marianna mia, dov’io mancassi,
1358
Volgesse il core a le seconde nozze,
1359
Acciò, sì come accompagnommi in vita,
1360
Così m’accompagnasse ancora in morte,
1361
E ’l maggior mio figliuolo avesse il regno,
1362
Commisi a questo mancator di fede
1363
Ch’usasse in lei così crudele effetto,
1364
Mosso da la pietà verso i miei figli
1365
E da l’immenso amor verso la istessa.
1366
La qual cosa avend’egli discoverta
1367
A Marianna, è manifesto segno
1368
Che tra loro ci sia trama d’amore.
1369
Ma tu, com’hai saputo un tal secreto?
1370
BENIAMINO
Soemo lo scoperse a la Reina.
1371
Ella poi ragionando con la madre,
1372
Né curando di me, come fedele,
1373
Per questo esso pervenne a le mie orecchie.
1374
Il che permise la bontà di Dio
1375
Acciò ch’al fin lo rivelassi a voi.
1376
ERODE
Or ben conoscer mi si fa quel ch’io
1377
Non conosceva, or la cagione io veggio
1378
Per cui verso di me, che sì l’amai,
1379
Si mostra Marianna or sì turbata,
1380
E parimente apparecchiò il veneno:
1381
Di cui dubbio non è, benché quel rio
1382
Che pria me ’l confessò, se n’ha ridetto.
1383
Ma tu notizia hai ben di questo e d’altro.
1384
Or vanne dentro, e voi lo custodite,
1385
Ch’a scior sì vari et intricati nodi
1386
Conven più diligenza e maggior tempo:
1387
Benché, prima che torni il sol ne l’onde,
1388
Io farò quel che già fece Alessandro.
1389
CORO
O come (e ben veggiamo espessi esempi)
1390
È fugittiva e frale
1391
Ogni giogia mortale,
1392
E ’l tempo fa di tutto accerbi scempi.
1393
Così di rei Tiranni, iniqui et empi
1394
Fu sempre pieno il mondo
1395
Dal dì che ’l suo fattor creollo pria.
1396
Acciò qua giù troppo non duri o sia
1397
Stato fra noi mortai lieto e giocondo.
1398
Ne la primiera giovanetta etate,
1399
Dopo breve intervallo
1400
Del grave antico fallo
1401
Di che tutte le genti fur macchiate,
1402
L’un fratel, spenta ogni natia pietate,
1403
L’altro fratello uccise:
1404
Onde non meritò da Dio perdono.
1405
Né valse a quei de l’intelletto il dono
1406
Che fe’ la Torre che più d’un divise.
1407
Quinci crescendo ognior l’empia licenza,
1408
Ad ogni opera rea
1409
Ciascun fiero scendea,
1410
Non temendo gastigo o penitenza;
1411
Quando Dio, per estinguer la semenza
1412
De’ suoi figliuoli ingrati,
1413
Dentro l’acque perdeo l’umana gente,
1414
Serbando solo il buono et innocente
1415
Da cui fu l’uomo e gli animai salvati.
1416
Ma non per questo il rio seme d’Adamo
1417
De’ primi fu migliore,
1418
Ma divenne peggiore,
1419
Correndo al vizio come pesce a l’amo;
1420
Né gli valse di Dio dolce ricchiamo,
1421
Che pur cadde nel peggio.
1422
Sasselo il rio Saul, sal Faraone,
1423
E via più d’un Busiri e d’un Sinone,
1424
Che turbar quasi ogni corona e seggio.
1425
Ma chi s’imaginasse di spiegare
1426
In poche voci i danni
1427
Ch’altrui con lunghi affanni
1428
Fecer patir alme di sangue avare,
1429
Penseria di rinchiuder tutto ’l mare
1430
In picciol vaso e ’nsieme
1431
Le stelle annoverar ad una ad una:
1432
E non il fato o la crudel Fortuna,
1433
Ma sol malvagità ci sferza e preme.
1434
Però le gravi colpe a dietro lasso
1435
De la presente etate,
1436
U’ la sceleritate
1437
Venuta à ad abitar con largo passo,
1438
E tutti i nostri mali anco trappasso;
1439
Che lo spirto divino
1440
Mi spinge a dir che fin che ’l Re celeste
1441
Farà prender al figlio umana veste,
1442
Quel che scorge là sù dritto camino
1443
L’uomo non prenderà, misero e lasso,
1444
Ma fia del cielo e d’ogni gioia casso.
1445
IL FINE DEL SECONDO ATTO
ATTO TERZO
(ALESSANDRA, MARIANNA, CORO)
[ALESSANDRA]
Cara figliuola mia, mentre ch’io vado
1446
Discorrendo tra me su gli accidenti
1447
Ch’io temei sempre e tu contato m’hai,
1448
Io mi risolvo indubitatamente
1449
Ch’ambedue siamo d’ogni parte cinte
1450
Da comuni miserie: e da quel lato
1451
Veggio Cariddi, e da quest’altro Scilla.
1452
Perché, quantunque il rio Coppier d’Erode,
1453
Ch’appo lui t’ha incolpata di veneno,
1454
Nel fin pentito d’aver detto il falso
1455
Abbia di ciò rivolto a la sorella
1456
Del Re, sì come è ’l ver, tutta la colpa,
1457
Dicendo ch’ella l’abbia indotto a questo,
1458
Nondimeno, send’ei pien di sospetto,
1459
Il ver crederà falso e il falso vero.
1460
S’aggiunge a questo che ’l tuo Eunuco, il quale
1461
A pieno è consapevole di quanto
1462
Soemo, a noi fedel, ci discoperse,
1463
Sì come quel ch’è giovanetto, e ’nsieme
1464
È via più delicato assai che forte,
1465
Ad ogni lieve e picciolo tormento
1466
A lui ne lo farà palese e conto.
1467
Onde non solo è da temer la morte
1468
Di quel meschin, ma di noi stesse ancora;
1469
Però che non l’avendo esso obedito,
1470
Più che certo sarà ch’abbiamo insieme
1471
Fatto contra di lui qualche congiura,
1472
E sia vera l’accusa del veneno.
1473
Quinci direi che, poi che ci troviamo
1474
Poste in questo periglio così forte,
1475
Ricorressimo umili a la pietate
1476
Del Re del ciel, che sol puote aiutarci.
1477
MARIANNA
Tutto quel, madre pia, che prevedete
1478
A noi di male, ho preveduto anch’io:
1479
E tanto più c’ho conosciuto a prova
1480
Ch’Erode, per l’amor ch’egli mi porta
1481
(S’amor si deve addimandar un caldo
1482
E sfrenato desio di possedermi,
1483
Solo di furia e di lusuria pieno),
1484
Arde di caldo ardor di gelosia.
1485
Ond’ei si crederà veracemente
1486
Che tra Soemo e me ci sia adultero,
1487
E che non sia questo adulterio senza
1488
Saputa over consiglio anco di noi,
1489
E per incoronar costui del regno
1490
Io m’abbia mossa a procacciarli morte.
1491
Così di tal da lui creduto oltraggio
1492
Ei vorrà che ’l supplicio sia il levarne,
1493
Senza più ricercar, tutti di vita.
1494
Io non posso negar, madre, e non nego
1495
Che non ami il seren di questa luce,
1496
Che gradir suol comunemente a tutti.
1497
Ma più tosto che viver in tal guisa
1498
Con questo fier che, quanto al suo desio,
1499
Ambi ne uccise fin alora quando
1500
Impose al mio fedel che m’uccidesse,
1501
Bramo non una sol, ma mille morti.
1502
Solo mi duol che voi, per mia cagione,
1503
Aggiate a uscir di vita, e parimente
1504
Soemo, per amar troppo l’onesto.
1505
Ma quel ch’aviene in questi bassi regni,
1506
Tutto procede dal voler di sopra;
1507
E convien che la nostra volontate
1508
Sia conforme a colui che tutto regge.
1509
Un sol conforto abbiam, che s’ei permette
1510
Molt’opre ingiuste e contro a la sua legge,
1511
Non lascia poi di castigar i rei.
1512
Onde non è Tiranno o Re malvagio
1513
Che senza aspro fragello esca di vita;
1514
E se non ha tra noi premi condegni,
1515
Doppi li sente al fin tra li dannati.
1516
ALESSANDRA
Noi, figlia, non sappiam quanto dispone
1517
Ne la sua providenza il Re celeste,
1518
Né può sapersi, de le nostre vite.
1519
Però dobbiamo procacciar con tutto
1520
Il poter nostro conservarle, insino
1521
Che piace a lui che ci produsse in vita.
1522
Dunque facciamo sacrificio a Dio,
1523
Offrendogli la vittima e pregando
1524
La sua santa pietà che ci difenda
1525
Da le ingiuste calunnie e da la morte.
1526
Poi, seguane che può, viviamo liete
1527
E nel voler di lui liete moriamo:
1528
Che l’innocenza nostra su nel cielo
1529
Onorata sarà di miglior vita.
1530
CORO
Reina, voi potete leggermente
1531
Con le vostre parole
1532
Acquetar del Re nostro ogni disdegno.
1533
E ciò devete far, quando non fosse
1534
A voi la vita cara,
1535
Per non gir con disnor a fiera morte.
1536
Che, quando voi non difendiate il vero,
1537
Il mondo crederà che siate stata
1538
Adultera e omicida: che la voglia
1539
Stimar si suol, quanto si fa l’effetto.
1540
Ma se ne viene il Re tutto turbato.
1541
(ERODE, MARIANNA, CONSIGLIERE)
[ERODE]
Marianna, la tua malvagia mente,
1542
La tua perfidia e la tua crudeltate,
1543
Scopertami da Dio per l’altrui lingua,
1544
Aprir m’ha fatto finalmente gli occhi,
1545
Che ’l mio soverchio amor mi tenne chiusi.
1546
Tu macchiate hai le leggi, infida moglie,
1547
Del letto marital? tu, madre iniqua
1548
Di tanti figli, da lusuria spinta
1549
Hai fatto al loro et al mio onor oltraggio?
1550
Tu di novello adultero superba
1551
Hai seco machinato a la mia morte?
1552
Ma ’l premio ti daró conforme al merto.
1553
MARIANNA
Erode, l’esser voi geloso a torto
1554
Et insieme crudel, vi fa dir questo.
1555
L’un veder non vi lascia quel che voi
1556
Veder dovreste, se non foste cieco,
1557
E che conosce chiaramente ogniuno,
1558
Cioè miacastità candida a epura
1559
E la bontate e l’innocenza mia;
1560
L’altro v’induce ad ogni strano effetto.
1561
E che fia poi, quando nel sangue mio
1562
Avrete sazie l’assetate voglie?
1563
Io dico e dirò il ver senza spavento,
1564
Ch’io fui mai sempre inver di voi fedele
1565
E casta, più che voi Re giusto e buono.
1566
ERODE
Io non contenderò teco in parole,
1567
Ch’i’ sarei sciocco, sì come tu rea.
1568
Conducetela dentro: che tra poco
1569
Le farò confessar il suo peccato
1570
E depor la superbia e l’alterezza:
1571
E siate diligenti in custodire
1572
Lei parimente e la sua ingiusta madre.
1573
CONSIGLIERE
Re, per quel che tra me vo discorrendo
1574
(Et anco è openion de’ dotti e saggi),
1575
È felice quel Principe che prima
1576
Ch’ei faccia opera alcuna si consiglia
1577
Con suoi fedeli e con giudicio sano
1578
Conosce interamente e scerne e vede
1579
Quai consigli sian buoni e quai sian rei.
1580
Felicissimo è quel che consigliarsi
1581
Sa da sé stesso e da sé stesso pende:
1582
Ma questo è più difficile a trovarsi,
1583
Che non è forse una cornice bianca.
1584
Che d’una parte l’odio e d’altra insieme
1585
L’affezion combatte i nostri petti,
1586
Onde la mente, ch’infettata viene
1587
Da queste passion, sendo corrotta,
1588
Non puote far alcun giudicio sano:
1589
Quinci ne resta la giustizia zoppa.
1590
Però, Signor mio caro, io vi conforto,
1591
Ch’in questo caso, che cotanto importa,
1592
Vogliate andar più ritenuto, e ’nsieme
1593
Ascoltar il parer de’ vostri fidi:
1594
Non perché di prudenza alcun v’avanzi,
1595
Ma perché ne le cose nostre istesse
1596
La passion vi può far veder torto.
1597
Ecco che un orator, benché eloquente,
1598
Ne la sua propria causa un altro cerca.
1599
ERODE
Quando un delitto è manifesto e chiaro,
1600
Non è d’uopo ascoltar gli altrui consigli,
1601
Ma bisogna eseguir tosto le leggi.
1602
Tu sai (ch’io te l’ho detto) che ’l Coppiere
1603
Pria m’ebbe ad affermar che Marianna
1604
L’aveva indotto con minaccie e doni
1605
A prometter di porgermi il veneno,
1606
Poi si ridisse, essendo ella presente;
1607
Finalmente, da me posto a i tormenti,
1608
Ad affermar tornò la prima accusa,
1609
E ’n questo detto egli finio la vita.
1610
L’altro costantemente affermò quanto
1611
Detto m’avea, senz’esserne richiesto.
1612
Ma presupposto ch’ella del veneno
1613
Fosse innocente, e sia l’accusa falsa,
1614
Esser falso non può già l’adultero.
1615
Che se ’l malvagio non avesse avuto
1616
Con lei comercio d’amoroso ardore,
1617
Non le avria detto quel ch’io le commisi,
1618
Non le avria discoverto un tal segreto
1619
Ch’io forse non avria commesso altrui.
1620
Onde è segno evidente che l’amore
1621
Portato a lei gli fe’ poner da parte
1622
La fé che mantener devea sincera.
1623
Però non è mistier di consigliarmi
1624
In cosa manifesta e sì palese,
1625
Ma dar si denno ad amendue le pene
1626
Di che tal fallo e l’adulterio è degno.
1627
CONSIGLIERE
Veggio, Signor, che la credenza vostra
1628
Di cose tanto orribili e malvage
1629
S’appoggia tutta solamente sopra
1630
A congetture, le quai spesse volte
1631
Riescon vere, e false anco sovente.
1632
Che, quanto al tòsco, d’un ch’abbia due lingue,
1633
Et ora a un modo et ora a un altro parla,
1634
Voi non potete trar giudicio buono.
1635
Ma da l’aver Soemo discoperto
1636
Quel che gli commetteste a la Reina,
1637
Voi formate argomento d’adultero
1638
E quindi parimente di veneno,
1639
Onde prendete questa congettura
1640
Per indizio non sol, ma per certezza
1641
Ma potete di ciò molto ingannarvi.
1642
Perché può bene istar ch’abbia Soemo
1643
Fatto palese a Marianna quanto
1644
Voi nel vostro partir gli commetteste.
1645
Ma non però ne segue che per questo
1646
Adultero si debba addimandarlo:
1647
Che imprudenza lo puote aver indotto,
1648
O forse voi questo segreto vostro
1649
Potete aver ad altri compartito
1650
Che, per gratificarsi a la Reina,
1651
Glie l’avrà fatto noto e manifesto.
1652
Falsa è ancora l’accusa del veneno;
1653
E voi sapete ben che non si move
1654
Alcuno ad opra grande, se non tratto
1655
Da speranza d’averne utile o lode.
1656
E qual di lode o di profitto speme
1657
Poteva indur la real moglie vostra
1658
A procurar giamai d’avelenarvi?
1659
Non è ella Reina? non ha sempre
1660
Di voi disposto come si sé stessa?
1661
Non s’inchinano a lei le vostre genti?
1662
Potev’ella, dapoi la morte vostra,
1663
Aver grado miglior, maggior altezza?
1664
Questo non già: ch’era bisogno, o ch’ella
1665
Da sé reggesse ognior vedova il regno,
1666
Non essendo i figliuoli atti a tal peso
1667
Per non aver ancor matura etate,
1668
Overo a tal governo altri prendesse.
1669
Quanto a lei, ben potea saper che male
1670
Dal popol di Giudea saria obedita,
1671
Che fu spesso ritroso a i propri Regi;
1672
E ’l fidar sopra altrui sì grave pondo
1673
Le poteva apportar più mal che bene:
1674
Che quel tal di leggieri avria potuto
1675
Del regno a poco a poco impadronirsi,
1676
E di vita privar anco i figliuoli.
1677
E quanto a l’adulterio, non è cosa
1678
Onde prender dobbiate alcun sospetto,
1679
Avendo conosciuta la Reina
1680
Mai sempre casta e verso voi fedele.
1681
Ma intorno a ciò vi parlerò nel fine.
1682
Quel c’ho detto di lei, può dirsi ancora
1683
Del Capitan, ch’adultero chiamate.
1684
Egli appo voi tien sì onorato loco
1685
Ch’alcun non è ch’in dignità l’avanzi.
1686
Ma posto ancor ch’ambizion l’avesse
1687
Sospinto a desiar la prima altezza
1688
E tirar Marianna a le sue voglie:
1689
Poteva ei ben stimar che non sarebbe
1690
Stato giamai dal popolo obedito,
1691
Anzi, come Tiran, di vita spinto.
1692
Senza che l’uom, quantunque da natura
1693
Inclinato sia al male, esser non puote
1694
Che pessimo così divenga a un tratto.
1695
Questo da voi considerar bisogna
1696
E proceder dapoi nel giudicare
1697
Senza affetto verun, con lento passo:
1698
E maggiormente intorno a la reina,
1699
Di cui potete far giudicio tale,
1700
Che dopo ’l fatto in van vi pentirete.
1701
Et Alessandro in ciò vi porga esempio,
1702
Che ussiso Clito suo per subit’ira,
1703
Fu per volger le man contra sé stesso.
1704
Lasciate in ciò passar alquanti giorni,
1705
Ch’in questo mezo raffreddato essendo
1706
Quell’impeto che caldo or vi trasporta,
1707
Col consiglio de’ vostri e col prudente
1708
Vostro saper, giudicarete poi
1709
Come dee giudicar Principe saggio.
1710
E pensate che queste mie parole
1711
Formi verso di voi fede et amore,
1712
Ch’ogni adulazion da me disgombra.
1713
ERODE
Sì come chi non ha figli no puote
1714
Stimar l’amor e carità del padre,
1715
Così colui che non riceve oltraggio
1716
Non può ben giudicar quant’egli pesa.
1717
Io sono offeso nel mio proprio onore,
1718
E l’offesa è palese. E non ne debbo
1719
Sfogar la passion che sente il core
1720
Con degna e memorabile vendetta?
1721
E tanto più che la vendetta fia
1722
Degna giustizia e chiaro esempio a’ rei.
1723
Poi fievoli son tutte le ragioni
1724
Che tu m’adduci; e ci son molti esempi
1725
Di color ch’occupar con questi mezi
1726
Gli scettri e le corone e che regnaro;
1727
E d’infedeli mogli ne son piene
1728
Tutte le nostre e le Romane carte.
1729
Né io scopersi il mio segreto ad altri
1730
Fuor ch’a costui, sì ch’egli sol l’intese.
1731
È vero che l’amor ch’io porto a questa
1732
Ingrata e turbatrice del mio bene
1733
Mi farà gir vèr lei più temperato.
1734
Ma d’intorno a Soemo ho stabilito
1735
Che, prima che s’oscuri il nostro cielo,
1736
Ei del suo fallo scelerato et empio
1737
Degno gastigo e degno premio porti.
1738
Et ho per lui mandato, e ’n tua presenza
1739
Voglio che l’adulterio ei mi confessi.
1740
CONSIGLIERE
Signor, io stimerò che tutto quello
1741
Che in cotal grave accusa opererete,
1742
Da la giustizia non si parta un dito:
1743
Che lo spirto di Dio sarà con voi.
1744
Ma ben vi torno a confortar che in questo
1745
Con maturo discorso procediate,
1746
Acciò che ’l pentimento non vi segua,
1747
Ch’apporta duol senza rimedio al fine.
1748
ERODE
Io lo veggo venir, e per le vene
1749
Commover mi si sente il sangue tutto.
1750
CONSIGLIERE
Deh, si raffreddi in voi l’ira e lo sdegno.
1751
(SOEMO, ERODE, CONSIGLIERE)
[SOEMO]
Colui, benigno Re, da cui discende
1752
Ogni felicità, vi dia Salute.
1753
ERODE
E porga a te la gioia che tu merti.
1754
SOEMO
In che vi fa mistieri or di servirvi
1755
De l’opra mia, poi che l’altezza vostra
1756
Ha mandato per me con tanta fretta?
1757
ERODE
Sendo verso di me tanto fedele,
1758
Quanto al maggior bisogno hai dimostrato,
1759
Da te medesmo imaginar tel puoi.
1760
SOEMO
Voi mi solete adoperar in molti
1761
Maneggi malagevoli e importanti,
1762
Né cosa è sì difficile e sì grave
1763
Ch’a la persona mia non commettiate:
1764
Non perché non ci siano altri nel regno
1765
Che di valor m’aguaglino, et ancora
1766
Che non possan talor lasciarmi a dietro,
1767
Ma perché non vi par d’aver trovato
1768
In altri tanta diligenza e fede.
1769
E nel ver di giudicio alcuna volta,
1770
Sì com’uom, Signor mio, posso ingannarmi,
1771
Ma d’animo e di buona volontate
1772
Ardisco dir ch’alcun non mi si accosta.
1773
E s’io non prendo error, veduto avete
1774
Non una sol, ma molte esperienze.
1775
ERODE
Massime nel segreto ch’io commisi
1776
Ultimamente a la tua tanta fede.
1777
SOEMO
In questo e in ciascun altro parimente
1778
Che vi degnaste in alcun tempo impormi.
1779
ERODE
Se così fedelmente t’hai portato
1780
Ne gli altri, come t’hai portato in questo,
1781
Non è più disleale uomo nel mondo,
1782
Né maggior traditor, di quel che sei.
1783
CONSIGLIERE
Deg temprate, Signor, temprate l’ira.
1784
ERODE
La tua perfidia t’è di mente uscita?
1785
O stimi ch’ella a me non sia palese?
1786
SOEMO
Se perfido è il fedel, che fia l’infido?
1787
Io non conosco in me perfidia alcuna,
1788
Né so com’esser possa a voi palese
1789
Cosa che non è in me, né fia giamai.
1790
ERODE
Quello ch’io ti commisi nel partire,
1791
Sì come non ha molto mi dicesti,
1792
Hai tenuto riposto nel tuo petto?
1793
Se l’hai tenuto, non è dubbio alcuno
1794
Che tu verso di me non sii fedele.
1795
Ma se l’hai discoperto a Marianna,
1796
Questa dirai perfidia o fedeltate?
1797
E che vuol dire cotesto tuo silenzio?
1798
Perché non mi rispondi? Parti forse
1799
La mia dimanda di risposta indegna?
1800
O pur taci però ch’ardir non hai
1801
Di negar quel ch’è troppo manifesto?
1802
Vedete come è divenuto in volto
1803
Pallido e in tutti i gesti sbigottito,
1804
Come l’avesse morso un freddo serpe.
1805
SOEMO
Signor, qual volta io penso a la gran forza
1806
Che la Fortuna ha ne le cose umane...
1807
ERODE
Tu pigli da lontan la tua risposta.
1808
CONSIGLIERE
Concedete, Signor, ch’egli risponda
1809
Liberamente, e qual per lui si vuole:
1810
Che ciò non può adombrar la veritate.
1811
SOEMO
Io mi sento tremar dal capo al piede:
1812
Però che questa rea fa ch’in un punto
1813
Si perde l’acquistato di molt’anni.
1814
Ecco ch’un lieve error commesso a caso
1815
Fia cagion di levarmi presso a voi
1816
Quel favor, quella grazia e quell’amore
1817
Di che, in processo d’assai lungo tempo,
1818
Fatto m’avea la mia virtute acquisto.
1819
Voi saprete, Signor, che la Reina,
1820
Com’io vi dissi, a la partenza vostra,
1821
In tal Castel vedendosi rinchiusa
1822
Et osservata ognior da guardie tante,
1823
Venne in openion che ’l vostro amore
1824
In odio verso lei cangiato aveste;
1825
E questa openion l’addusse a tale,
1826
Che in tutto si volea levar di vita.
1827
Ond’io, per dar rimedio a sì gran male,
1828
Indotto da imprudenza (o che ’l mio fato
1829
Così portasse) a lei dissi: Reina,
1830
Se vi pensate che ’l buon Re non v’ami
1831
Quanto si puote amar cosa mortale,
1832
Voi siete in cieco e grave error involta,
1833
Et io ven posso dar verace prova;
1834
Ch’egli, per non far perdita di voi
1835
Ne l’altra vita e sempre avervi a lato,
1836
Mi commise che, quando esso mancassi
1837
In quella assenza, uccider vi dovessi:
1838
Cosa che da voi stessa avreste fatto,
1839
Per non restar in vita senza quello
1840
Che stimate di voi la miglior parte.
1841
Il che quando recaste a crudeltate,
1842
Voi non comprendereste quant’ei v’ama.
1843
Però vivete lieta, che fia tosto
1844
Il suo ritorno, e ’l rivedrete in breve.
1845
Or confesso, Signor, che sciocco io fui,
1846
Ma perfido non già; né nacque meno
1847
Questo da rio voler, che mi spingesse
1848
Ad esservi nimico o traditore.
1849
Voi posto sempre in mia custodia avete
1850
Le castella e città del vostro regno;
1851
E ritrovato in ciò sempe m’avete
1852
Conforme in tutto al desiderio vostro.
1853
Or, come è verisimile ch’io sia
1854
Cangiato sì da la mia prima mente,
1855
Ch’abbia voluto offendervi cotanto
1856
In cosa della quale io non potea
1857
Né utile ritrar, né lode alcuna?
1858
Conchiudo, Signor mio, d’aver errato,
1859
Ma che ’l mio error è degno di perdono,
1860
Poi da poco discorso è proceduto.
1861
E come avrebbe campo il Re del cielo
1862
Da dimostrar la sua somma pietate,
1863
Se l’uomo non peccasse alcuna volta?
1864
ERODE
L’infirmità ch’offende il corpo umano,
1865
Da l’offeso ogni volta è conosciuta,
1866
Onde ricorre al medico e guarrisce.
1867
Ma de l’animo i morbi ha rari o pochi,
1868
Che n’abbian conoscenza: ch’a ciascuno
1869
Sembra d’averlo sano, e quinci aviene
1870
Che non cura d’impiastri o medicine.
1871
Io voglio dir che questo disleale
1872
Non conosce, ignorante, il suo peccato.
1873
Anzi, cotanto cieco esser non puote,
1874
Ch’egli non vegga la gravezza immensa
1875
De la sua contra me commessa offesa;
1876
E cerca con ragion deboli e sciocche,
1877
Tristo, quant’egli può, di menomarla,
1878
E farla di perdono insieme degna.
1879
Ma sì come ei confessa che fu sciocco
1880
Ad operar il mal ch’egli ha operato,
1881
Così è sciocco non pur, ma forse nato
1882
A creder con tal velo ricoprillo.
1883
Ma non è già ch’egli sia pazzo o sciocco,
1884
Ma stima me così di luce privo,
1885
Ch’ei possa il ner pel bianco dimostrarmi.
1886
Tu m’hai fatto una offesa la maggiore
1887
Che farmi si potesse in verun atto:
1888
E molto ben da te la comprendevi.
1889
Ma disprezzasti la persona mia,
1890
A fin di far vedere a Marianna
1891
Che lei n’amavi e t’era la sua vita
1892
Più cara assai che ’l debito e l’onore.
1893
E ciò perché credevi fermamente
1894
Che più d’Egitto io non tornassi salvo.
1895
Onde avevi proposto per tal via
1896
Di far con essa maritaggio, e ’nsieme
1897
D’occupar in tal guisa il regno mio.
1898
E ciò sperato ancor tu non avresti,
1899
Malvagio traditor, se prima seco
1900
Qualche pratica avuto non aveste.
1901
Ma ’l gastigo n’avrai, come a lei dissi,
1902
Al tuo grave delitto in parte eguale.
1903
SOEMO
Signor, il fallo mio scusar non voglio,
1904
Ma dico ch’esso è grande più di quanto
1905
Si possa imaginar da umano ingegno.
1906
Ma sa colui che vede apertamente
1907
Quel che si chiude dentro a’ nostri petti
1908
Che da malvagità non è venuto.
1909
E se ’l mio avesse un specchio, onde potesse
1910
Questo mio cor a voi tralucer fuori,
1911
Tutto ’l vedreste candido e sincero.
1912
Mia fé verso di voi serbai mai sempre
1913
Ne l’altre cose ad ogni tempo intatta,
1914
E non pur non v’ho offeso ne l’onore,
1915
Ma tal scelerità giamai pensata.
1916
E chi di ciò incolpasse la Reina,
1917
Potrebbe così dir che nel gran Dio
1918
Non si trovi giustizia né pietate.
1919
Né verisimil è ch’io machinassi,
1920
O machinato avessi d’occupare
1921
Lo scettro e la corona di quel regno
1922
Che dopo voi s’aspetta a’ figli vostri.
1923
Perché fora bisogno che bramato
1924
Avessi di far questo, o col consenso
1925
De’ popoli soggetti al vostro regno,
1926
Over con adoprar le forze e l’armi.
1927
Col consenso de’ popoli, in che modo,
1928
Avendo essi a lo stato successori
1929
Legittimi e di giusto Re figliuoli?
1930
Per forza d’arme? E chi m’avrebbe dato
1931
Aita in ciò, che tutti son per voi?
1932
Certo, che quando avessi il cor rivolto
1933
A tal pensier, sarei stato non pure
1934
Malvagio, ma sciocchissimo e ignorante.
1935
Or quanto, alto Signor, al primo eccesso,
1936
Io v’affermo e confesso d’esser reo
1937
Per sola inavertenza. E s’io son degno
1938
D’alcun perdon, la vostra gran bontate
1939
Dimostri quanto sia dolce e pietosa.
1940
Quanto al secondo, io son tanto innocente,
1941
Quanto voi giusto Re, quanto fu mai
1942
L’Ebreo Gioseppe, o ’l giovinetto Greco
1943
Che scampò dal furor de la matrigna.
1944
E se dir più potessi, i’ più direi.
1945
ERODE
Se l’esse tu, sì come sei nel vero
1946
Traditor et adultero egualmente,
1947
Non fosse da sé stesso aperto e chiaro,
1948
Io lo ti farei dir per la tua lingua
1949
Con la solita forza de’ tormenti.
1950
Ma ’l peccato veggendosi palese,
1951
Quand’io ti perdonassi non sarei
1952
Quel giusto Re che tu mi di’ ch’io sono.
1953
Né men l’esempio seguirei, sì come
1954
Debbo seguir, del Re de gli elementi,
1955
Il qual non solo al padre nostro antico
1956
Non volle perdonar il primo errore,
1957
Ma spesso gastigò le genti ree,
1958
Quando col foco e quando con la spada,
1959
E spesso con la fame e con la peste.
1960
Il gran peccato tuo degno è di morte:
1961
E vuo’ che tu ne moia, e ne morrai
1962
Non solo in questo dì, ma tra poch,ore.
1963
È vero ch’io potrei far lapidarti
1964
Dal popol nostro, o lacerar da’ cani,
1965
O sospenderti a un palo, o porre in croce,
1966
Over darti alcun altro aspro flagello:
1967
Il che morte saria debita e giusta.
1968
Ma per umanità vuo’ che ti sia
1969
Dipartita dal busto oggi la testa.
1970
Questa è la mia sentenza. Or tosto voi
1971
Conducetelo in piazza del Castello
1972
E imponete al carnefice che faccia
1973
Che ’l giusto voler mio resti adempito.
1974
SOEMO
Erode, come io ne morrò innocente,
1975
Così faccia il gran Dio che non ti vegga
1976
Contento o allegro de’ tuoi propri figli.
1977
(ERODE, CONSIGLIERE)
[ERODE]
Se l’uom che, indotto da malvagia mente,
1978
Alcun privato ne l’onor offende,
1979
È degno di gastigo: or che conviene
1980
A chi ad un Re o Signor ingiuria faccia?
1981
Oh, quanto volentier vorrei che questo
1982
Perfido e traditor ne l’onor mio
1983
Un tale oltraggio non avesse usato!
1984
Ch’io viverei ancor più che mai lieto,
1985
Et ei si trovarebbe in maggior grado
1986
Di quello che fin qui s’è ritrovato;
1987
E, quel che importa più, con Marianna
1988
Fornirei tutto ’l tempo che m’avanza
1989
Senza sospetto alcun, come felice.
1990
Onde ’l dolor che ricevuto i’ n’aggio
1991
De la sua rotta fé, del suo peccato,
1992
Non mi sospingerebbe a quel ch’io temo
1993
Che contra di costei non mi sospinga.
1994
Che d’una parte mi ritiene amore,
1995
E d’altra la ragion mi volge e sprona,
1996
Né son ben risoluto qual si due
1997
Portar debba vittoria del mio core.
1998
CONSIGLIERE
Signor, parmi soverchio il confortarvi
1999
Da capo a usar in ciò qualche lentezza,
2000
Acciò il pentir non ve ne segua tardo;
2001
Pur io dirò che di Soemo certo
2002
La morte non sarà tenuta ingiusta,
2003
Per aver discoverto a la Reina
2004
Segreto tale e di tanta importanza.
2005
Benché potrà parer forse ad alcuno
2006
Questa punizion troppo severa,
2007
Giudicando tra lui che la prigione
2008
O l’esilio doveva esser bastante.
2009
Ma, quanto a Marianna, se per sorte
2010
L’ira v’induce a condannarla a morte
2011
(Che però non lo credo) abbiate certo
2012
Che tenuto sarete da ciascuno
2013
In giudicio cotal empio et ingiusto.
2014
Perché de l’adulterio non avete
2015
Certezza io non dirò, ma indizio alcuno.
2016
Che non è ragionevole che donna,
2017
C’ha tanto tempo senza macchia alcuna
2018
Verso di voi sua castità serbata,
2019
Or che passata è quella fresca etate
2020
In che aver suole amor in noi più forza,
2021
A non lecite fiamme apra il suo petto.
2022
E quando avesse pur avuto luogo
2023
In lei, come non have, ardor veruno,
2024
Ciò nel suo cor avria desto et acceso
2025
Bellezza, gioventute e cose tali
2026
Che sono a mover donna atti istrumenti.
2027
Ma che parte è in Soemo che potesse
2028
Dal diritto sentiero aver piegata
2029
Lei, che fu sempre d’onestà colonna?
2030
Se prima a la beltà risguardo abbiamo,
2031
Esso ha pallido il volto e gli occhi fieri,
2032
E in tutti gli atti e movimenti suoi
2033
Del terribil via più che de l’umano;
2034
Quanto a l’età, s’accosta a la vecchiezza.
2035
Onde è cosa ridicola a pensare
2036
Ch’ella s’avesse eletto un tale amante,
2037
E tanto più che ne la vostra corte
2038
Si trovan molti cavalieri illustri,
2039
Giovani, prodi e di bellezze adorni.
2040
Ma qual parte di bel manca egli a voi?
2041
È forse alcun ch’in ciò vi vada innanzi?
2042
In cui risplende più la maestade
2043
Regia, di quel ch’ella risplende in voi?
2044
Io taccio quella amabile dolcezza,
2045
Che vi fa sino a gl’inimici grato.
2046
Poi sette lustri non passate ancora:
2047
Età miglior di qual si voglia etate.
2048
Se a tal condizion volgete alquanto
2049
Il pensier vostro, voi non crederete
2050
Che la Reina abbia commesso fallo,
2051
E che n’avete sol vano sospetto.
2052
Ci son di sua innocenza altre ragioni,
2053
Ch’io tacerò per non infastidirvi:
2054
E le sapete voi così com’io.
2055
Per`, Signor, sì come foste sempre,
2056
Così a quest’ora ancor siate prudente,
2057
Né fate pregiudicio a l’onestade
2058
Di lei, ch’a voi giamai non fece oltraggio.
2059
Ricordatevi ancor che voi sedete
2060
Nel seggio che già fu de gli avi suoi.
2061
E se passato io sono alquanto avanti,
2062
Attribuite questo a la mia fede.
2063
ERODE
Io conosco in gran parte che son vere
2064
Queste condizion che tu m’hai dette.
2065
E qual volta prendessero le donne
2066
L’alma ragion per lor sostegno e scorta,
2067
Dubbio non è ch’alcuna d’esse mai
2068
Non caderebbe ne gli error ne’ quali
2069
Noi le veggiam precipitar sovente.
2070
Ma par ch’altro animal che viva in terra
2071
Non sì lassi così da l’appetito
2072
Cieco portar ad ogni grave errore,
2073
Come fa per natura questo sesso.
2074
Ma conchiudo che, quando io non avessi
2075
In Marianna mia fuor che sospetto,
2076
Questo ad ogni impietà devrebbe indurmi
2077
Contra di lei: ch’a la persona mia
2078
Non sol convien che non si faccia offesa,
2079
Ma tòrre ogni cagion ch’altri sospetti.
2080
Ma sia d’intorno a ciò detto a bastanza:
2081
Che di quel ch’appartiene a Marianna
2082
In cotal fatto, io penserò dapoi.
2083
CORO
Dura condizione hanno le genti
2084
Che servono a malvagio empio Tiranno,
2085
Che non gode se non de gli altrui danni.
2086
Perché la vita lor peggio è che morte,
2087
De le miserie umane ultimo fine,
2088
Né gustano giamai felice un giorno.
2089
Sorge più ch’atra notte oscuro il giorno
2090
In ogni tempo a l’infelici genti:
2091
Tal che del viver lor bramano il fine,
2092
Poi che non ponno di crudel Tiranno
2093
Fuggir oltraggio o ingiuriosa morte
2094
Dopo mille tormenti e mille danni.
2095
Molte noie sovente e molti danni
2096
Apporta a l’uomo il variar del giorno,
2097
In fin che lo conduce a la sua morte.
2098
Pur è felice, al par di quelle genti
2099
Di cui sotto feroce aspro Tiranno
2100
Le miserie giamai non hanno fine.
2101
O beato colui che tosto al fine
2102
Col morir giunge de’ suoi lunghi danni,
2103
De l’unghie uscendo di crudel Tiranno,
2104
E benedir può mille volte il giorno:
2105
Che non fecer giamai popoli o genti
2106
La più tranquilla e riposata morte.
2107
Chiamano ad or ad or te, sorda morte,
2108
Che le conduca al desiato fine,
2109
Le tormentate e miserabil genti;
2110
Per finir parimente i gravi danni
2111
Che senza mai posar di giorno in giorno
2112
Porge lor sempre ingordo e rio Tiranno.
2113
Distrugga, sommo Dio, questo Tiranno
2114
Tua forte man con meritata morte.
2115
Fa’ che ’l sol porti questo lieto giorno,
2116
Che con giusta vendetta abbiano fine
2117
Gl’aspri flagelli et i penosi danni
2118
De le meschine e travagliate genti.
2119
Sperate, afflitte genti, uscir di danni:
2120
Che sì come ogni giorno arriva al fine,
2121
Così morte ci toglie ogni Tiranno.
2122
IL FINE DEL TERZO ATTO
ATTO QUARTO
(NUNZIO, CORO)
[NUNZIO]
Deh, perché non ho io misero l’ali
2123
Da poter sollevarmi alto da terra
2124
Sì che più non vedessi orma né segno
2125
Di questo empio Castello? Empio lo chiamo
2126
Poi ch’opere sì crude in lui si fanno.
2127
Privar l’uom de la vita è cosa fiera:
2128
Pur, quando ciò si fa per mantenere
2129
L’alma giustizia in piè, Dio lo concede.
2130
Ma uccider per sospetto uno innocente,
2131
Non è officio da Re, ma da Tiranno.
2132
Questi sono de’ frutti che l’uom coglie
2133
Dal servir ne le corti. O voi infelici,
2134
Che da’ Principi sete in alto posti:
2135
Che molte volte, senza causa alcuna,
2136
D’ogni miseria vi trovate al fondo.
2137
Non dico già che non ci sian de’ buoni
2138
(Che ce ne son): ma gran fatica è a l’uomo
2139
A potersi schermire e farsi scudo
2140
Da le false calunnie che si danno
2141
Lor da l’invidia spesso de gli eguali,
2142
E de gl’infimi ancora e de’ maggiori.
2143
Oltre che trova la Fortuna mille
2144
Occasion di volger sottosopra
2145
Lo stato altrui, sia pur sublime et alto.
2146
Ma bisogna tener le labbra chiuse,
2147
E tacendo soffrir i nostri danni.
2148
Soemo che fu già cotanto grande
2149
Presso il Re nostro, or come stato fosse
2150
Il maggior suo nimico e ’l più malvagio
2151
Cavallier che fu mai sopra la terra,
2152
Con publica ignominia ne la piazza
2153
Per le man del carnefice ha forniti
2154
I giorni suoi con non devuta morte.
2155
CORO
Pur dunque è stato ucciso
2156
Così tosto colui
2157
Ch’era poc’anzi il destro occhio d’Erode?
2158
Chi penserebbe mai
2159
Che l’umane grandezze
2160
Corressero a tal fine?
2161
Ahi, mondo pien d’affanni,
2162
Pieno d’ogni dolore!
2163
Ma chi serve a Signore,
2164
Dev’esser diligente
2165
Di non preterir cosa ch’ei comandi:
2166
Perché un picciolo errore
2167
Ch’ei commetta una volta,
2168
Gli toglie ogni favore
2169
E fa scordar ogni passato merto.
2170
Ben era degno certo
2171
Soemo di gastigo
2172
(Se giudicar a noi non si disdice),
2173
Ma non però di morte,
2174
Se affermar non vogliamo
2175
Ch’un Re può dir: così comando e voglio,
2176
Sia la mia volontate,
2177
Altrui ragione e legge.
2178
Ma non dispiaccia a te di raccontarne
2179
Com’è successo il fatto:
2180
Ch’a noi fia cosa grata,
2181
Poi ch’altro non possiamo
2182
Darli ne la sua morte,
2183
Ora donarli almen lagrime e pianto.
2184
Né ti rincresca ancora
2185
Di dirci quel che porti
2186
In quel bacin d’argento,
2187
D’oscuro e negro vel chiuso e coperto.
2188
NUNZIO
Come è avenuto il fin di quel meschino,
2189
Ne la guisa ch’Erode ha comandato,
2190
Io son tenuto raccontarlo a lui;
2191
E di mostrar a lui primieramente
2192
Quel che ’l bacin d’argento in sé nasconde.
2193
CORO
O rettor delle stelle, e che fia questo?
2194
NUNZIO
Voi tosto lo vedrete. Ecco il Re nostro.
2195
(ERODE, NUNZIO, CORO)
[ERODE]
È la sentenza mia stata eseguita?
2196
È sì come ordinai seguito il fine
2197
Del traditor e iniquo di Soemo?
2198
NUNZIO
Signor, subitamente ei fu dal boia
2199
Nel mezo del Castel decapitato:
2200
E qui son le reliquie ch’imponeste
2201
Che vi fossero innanzi appresentate.
2202
ERODE
O reliquie d’un empio e traditore,
2203
D’un adultero fiero che volea
2204
Tormi insieme nel fin la vita e ’l regno!
2205
Coprile: che vedute holle a bastanza;
2206
Né spettacol giamai mi fu sì grato.
2207
CORO
O cosa empia e inumana!
2208
O spettacolo orrendo e dispietato!
2209
ERODE
Voi non ardite di formar parole
2210
E restatevi chete;
2211
E tu mi di’, per rallegrarmi il core
2212
Sì come queste han rallegrato gli occhi,
2213
Come avenuto è il fin di parte in parte.
2214
NUNZIO
Signor, saper devrete che Soemo
2215
Condotto in piazza fu, legato e stretto,
2216
Seguitandogli dietro il popol tutto,
2217
Pieno di meraviglia e di pietate:
2218
Di meraviglia, che dannato a morte
2219
Fosse quell’uom che vi fu tanto grato
2220
E dopo voi temuto era da tutti;
2221
Di pietà, non sapendo qual cagione
2222
Lo conducesse a far sì brutto fine.
2223
Quivi, poi che nel mezo ei fu fermato.
2224
Un de’ ministri gli levò di dosso
2225
La vesta di broccato, e in vece d’ella
2226
Di panno lo coprì logoro et atro.
2227
Poi legatoli insieme ambe le mani
2228
Dopo le spalle con ben stretti nodi
2229
E l’officio al carnefice commesso,
2230
Disse gridando un publico trombetta:
2231
Popolo, il nostro Re, sì come giusto,
2232
Ha condannato questo ingrato a morte
2233
Mosso da due ragion, ciascuna grave.
2234
L’una d’aver scoverto a la Reina
2235
Un suo segreto grande et importante,
2236
E l’altra per onor del Re si tace.
2237
Voi la giustizia sua lieti lodate,
2238
E di tal Re rendete grazie a Dio.
2239
Alcun non fu ch’a tai parole osasse
2240
Le labbra aprir: ciascun rimase cheto.
2241
Et egli alora, risguardando intorno
2242
Le genti sparse, con sicura faccia,
2243
Quasi lieto formò sì fatti accenti:
2244
Io chiamo, popol buon, fedele e giusto,
2245
In testimon del vero il Re superno,
2246
Come non mi condanna a questa morte
2247
Delitto alcun ch’io commettessi mai,
2248
Ma rio sospetto e crudeltà d’Erode.
2249
E benché io ne potessi chiaramente
2250
Ogni sua iniquità farvi palese,
2251
A lui portar io voglio quel rispetto
2252
Ch’a la sua fellonia non si conviene.
2253
Ma quanto ei sia crudel, come non tema
2254
La giustizia di Dio, per quel ch’io posso
2255
Per più d’una ragione imaginarmi,
2256
Voi lo vedrete innanzi a gli occhi tosto.
2257
Ch’a tal passo vedrete (a voglia Dio
2258
Ch’io me ne inganni) la reina vostra,
2259
E forse parimente anco i figliuoli:
2260
Però che non fu mai Tiranno alcuno
2261
Che lui di rabbia e crudeltà avanzasse.
2262
A me sappiate che ’l morir non duole,
2263
Perch’io moro innocente; e in altra cosa,
2264
Se offeso ho il creator de l’universo,
2265
La sua pietà mi porgerà perdono.
2266
Ma s’egli è giusto Dio (come dobbiamo
2267
Creder, e come è vero), aspetti Erode,
2268
Tardi o per tempo, a l’empia sua fierezza,
2269
A l’empio suo furor, degno gastigo.
2270
ERODE
O tristo e mentitor fino a la morte.
2271
NUNZIO
Poi che questo ebbe detto, incontanente
2272
Con franco e saldo cuore inchinò ’l collo,
2273
Aspettando il maggior di tutti i mali.
2274
Alora il manigoldo a un colpo solo
2275
La testa gli partì ratto dal busto,
2276
Che tre volte gridò: moro innocente.
2277
ERODE
Egli se n’avedrà giù ne l’Inferno.
2278
NUNZIO
Cadde il tronco versando un rio di sangue.
2279
Gli aperse a questo il fiero boia il petto
2280
Dal manco lato, e fuor gli trasse il cuore,
2281
Il qual tremava e palpitava ancora.
2282
Indi, tagliando al morto ambe la mani,
2283
Quelle insieme col cuore e con la testa
2284
Pose in questo bacino, ivi recato,
2285
Ricoprendol col panno d’ogn’intorno.
2286
E poi m’impose chi n’avea la cura,
2287
Che nel modo c’ho fatto il vi porgessi.
2288
Tal è la morte di colui che fue
2289
Il prim’uom ch’ebbe mai la vostra corte.
2290
E queste son (sì come io v’ho già detto
2291
E voi veduto chiaramente avete)
2292
Le parti principali del suo corpo
2293
Ch’ordinaste ch’a voi fosser portate.
2294
ERODE
La pena fu minor del suo demerto,
2295
E m’è grave ch’usai troppa pietate:
2296
Che far io lo dovea sepelir vivo,
2297
O più tosto stracciarlo a brano a brano.
2298
Ma soverchia bontà fa peccar spesso.
2299
Queste parti terrai così coperte,
2300
Ch’io voglio che le vegga la Reina.
2301
Una di voi, pietose damigelle,
2302
La faccia da mia parte venir fuori,
2303
E la mia fida guardia l’accompagni.
2304
CORO
Eccomi obediente
2305
Ad ogni vostro cenno.
2306
Così faccia il Signor che crudeltate
2307
Non usiate in colei
2308
Che sempre esempio fu di castitate.
2309
ERODE
Rimase di tal morte sodisfatto
2310
Il popolo, o mostrò che gli dolesse?
2311
NUNZIO
Questo affermar non so: che la paura
2312
Sovente fa che i sudditi stan cheti.
2313
Ma, per quel che si vide ne l’aspetto,
2314
Parve ch’a tutti ciò premesse molto.
2315
ERODE
L’ignoranza è cagion ne la vil turba
2316
Di sciocchi affetti e di giudicii falsi.
2317
Ne cosa è più volubile e leggera
2318
Di quel ch’è il volgo, e temeraria e pazza;
2319
E sovente, quel ch’oggi li dispiace,
2320
Doman gli aggrada, e sommamente il prezza:
2321
Onde di lui far non si deve stima.
2322
NUNZIO
Ma ecco, Signor mio, la guardia et ecco
2323
Uscir la damigella e la Reina.
2324
(ERODE, MARIANNA, NUNZIO)
[ERODE]
Due grandi errore ho nel ritorno mio,
2325
Marianna, commessi; e d’ambedue
2326
Certo non picciol duol mi preme il core.
2327
L’uno di non aver fatto per tutto
2328
Questo palagio ornar di panni d’oro,
2329
Et insieme regal splendida festa,
2330
Per dimostrar de l’allegrezza segno
2331
Che somma ho presa in rivederti sana.
2332
L’altro (e questo è maggior), d’esser mancato
2333
A l’obligo ch’io porto in onorarti
2334
Di qualche raro e prezioso dono
2335
Conveniente a la tua pura fede.
2336
Il primo error per emendar io sono,
2337
Tosto che ’l sole il nueovo giorno apporti.
2338
L’altro emendato ho nel presente in parte:
2339
Perché a questo bacin si chiude dentro
2340
Cosa che più che la tua vita amasti,
2341
E credo ch’amerai dopo la morte.
2342
Tu, servo mio fedel, ne leva il panno,
2343
Acciò ch’ella veder possa con gli occhi
2344
Quel che sempre con l’animo ha veduto.
2345
MARIANNA
Crudel Erode: io non dirò mai Rege,
2346
Anzi cruel Tiranno, e questo è poco;
2347
Crudelissima Furia de l’Inferno:
2348
Non ti basta d’aver fatto morire
2349
Uno innocente, che veder ti godi
2350
Le sue reliquie, come gemme, avanti?
2351
ERODE
Tu, Nunzio, or ben solleva alta la testa:
2352
Volgi qui Marianna, e fisa gli occhi.
2353
Questo è quel volto che già tanto grato
2354
Fu, moglie iniquia, al tuo sfrenato ardore.
2355
Solleva in alto ancora ambe le mani.
2356
Queste le mani son che molte volte
2357
T’han cinto il collo in vituperio nostro
2358
Prendi anco in mano e le dimostra il core.
2359
Questo è nel fin quel cuor, donna impudica,
2360
Appo ’l qual ebbe ’l tuo sì caro albergo.
2361
Or godi lieta le reliquie morte
2362
Di quel fellon, che sì ti piacque vivo.
2363
Vedi s’io potea far, ingrata donna,
2364
A’ merti tuoi più concenevol dono.
2365
MARIANNA
Di Dio nimico e de la gente umana,
2366
Sì fatti sono i premi che tu dài
2367
A color che ti servon fedelmente?
2368
In che t’ha offeso il miser di Soemo,
2369
Fuor ch’in avermi discoperto quello
2370
Che scoprir mi devea, send’egli giusto?
2371
Tu commettesti a lui che m’uccidesse,
2372
Se te uccideva o la giustizia o Dio.
2373
Ti dimando se questo ei far devea,
2374
Se far devea morir una innocente,
2375
Per servir a le voglie d’un Tiranno.
2376
Già non devea: che non concede altrui
2377
La legge che si privi alcun di vita,
2378
Se per qualche delitto ei non lo merta.
2379
E qual delitto aveva ei mai commesso
2380
Contra di te? In che trovasti, o fiero,
2381
Ch’in qual si voglia cosa io t’abbia offeso?
2382
Certo in nessuna: e tu, crudel, lo sai.
2383
Adunque, se non era egli tenuto
2384
A far quel mal che vietano le leggi,
2385
Non era anco tenuto d’occultarlo
2386
A colei ne la qual far si devea.
2387
Ma tu potresti dir ch’o buono o reo
2388
Che tu ti sia, esser ne vuoi obedito;
2389
E l’inobedienza si punisce
2390
Così da i giusti Re, qual da i Tiranni.
2391
Io tel concedo: ma non era assai
2392
Punir costui senza dannarlo a morte?
2393
Non avevi più modi da punirlo,
2394
Se punir si conven l’opere buone?
2395
Ma tu per adempir il tuo desire,
2396
Ch’ad ogni tempo fu vago di sangue,
2397
Hai finto c’ho voluto avelenarti,
2398
Indotto pur da lui col quale affermi
2399
C’ho commesso adulterio. Ah, rio Tiranno,
2400
Anzi mostro crudel de la natura!
2401
Così infami te stesso e la tua casa,
2402
Per ingordigia c’hai de l’altrui morte?
2403
Ma pongasi che questa crudeltate
2404
Sia nata da sospetto, il qual hai preso
2405
Da lo avermi Soemo appalesato
2406
Quel ch’imponesti ch’ei tenesse occolto.
2407
Adunque per sospetto tu discendi
2408
A far i tuoi fedel di vita privi,
2409
E trattar da impudica la mogliera?
2410
Se mai di ciò ti fosse stata alcuna
2411
Accusa data (ancor che non si debba
2412
Rapportar di leggeri a l’altrui lingua,
2413
Se chiaro ben non si ritrova il vero),
2414
Saresti degno di perdono in parte.
2415
M’a tener il sospetto per certezza
2416
È cosa da fierissimo Tiranno.
2417
Ma certo è che tu brami di vedere,
2418
Com’hai visto del misero innocente,
2419
Così egualmente il fin de la mia vita,
2420
Acciò d’Ircano più non resti prole.
2421
Ma fa mestier, compir volendo questo,
2422
Che tu levi di vita anco i figliuoli,
2423
Sì come è da stimar ch’anco farai.
2424
E quanto a me, come t’ho detto avante,
2425
Ho più caro morir, che viver teco;
2426
Né sorte imaginar ti puoi di morte
2427
Tanto acerba e crudel, che mi spaventi.
2428
E se per questo m’hai fatto uscir fuori,
2429
O giorno a me sovra ogni giorno chiaro:
2430
In cui, per grazia di ch’el ciel governa,
2431
Uscirò de le tue spietate mani,
2432
E innanzi al mio fattor n’andrò volando.
2433
Il qual io pregherò che de le tante
2434
Ofesse a me già fatte et al mio sangue,
2435
Faccia, com’ei farà, giusta vendetta;
2436
E dal tuo esempio impari ogni Tiranno
2437
Ad osservar ei primo quelle leggi
2438
Ch’e’ vuol che sian dal popolo osservate.
2439
Sol ti cheggio una grazia, a cui mi movo
2440
Da materna pietà sendo sospinta.
2441
E questa è ch’a mia madre, anch’ella come
2442
Son io monda del tutto et innocente,
2443
Non t’incresca di dar la vita in dono.
2444
Sii di mia vita quanto vuoi Tiranno,
2445
Isquarta il corpo mio, fa di lui straccio:
2446
Ma ne la sua giusto Signor ti mostra.
2447
E s’è bisogno ancor che pei figliuoli
2448
Ti preghi, io faccio questo officio ancora.
2449
Se ciò tu mi concedi, io ti prometto
2450
Supplicar al Signor che la mia morte
2451
E quella di Soemo ti perdoni.
2452
ERODE
Due cose m’hanno, scelerata donna,
2453
Agevolmente insino a qui ingannato
2454
Verso te di giudicio e di parere.
2455
L’una è stato l’aspetto del tuo volto
2456
Atto a ingannar ogni più astuto ingegno,
2457
Che in te mi prometteva un cor più puro
2458
Che non han le columbe. E l’altra foro
2459
Le tue false e dolcissime parole,
2460
Che mi poser più volte innanzi a gli occhi
2461
Un velo tal, che non permise ch’io
2462
Vedessi quel c’ho discoperto al fine.
2463
Or che la tua malvagità m’è chiara,
2464
Non ponno queste o quel farmi più inganno.
2465
Tu m’hai tradito, e ’l tradimento è tale
2466
Che l’usar in te stessa ogni maniera
2467
Di crudeltà, si dee chiamar pietate.
2468
So che più tosto t’è grato il morire
2469
Che ’l viver meco: e per questo cercasti
2470
Tormi di vita, acciò per la mia morte
2471
Liberamente ti godessi quello
2472
Che, col morir, t’ha tolto ogni dolcezza
2473
Che solevi gustar de la tua vita.
2474
E la certezza c’ho del tuo peccato
2475
Chiami sospetto et ingordigia, nata
2476
Da sete, come dici, del tuo sangue.
2477
E pur tu stessa sai che dici il falso.
2478
Ma or, per dimostrar ch’io t’amo ancora,
2479
Come sempre t’amai, vo’ contentarti.
2480
Così pietoso io ti condanno a morte;
2481
E pietà chiamo il condannarti a questa,
2482
Perché io so che ti do doppia allegrezza:
2483
L’una, che sarai priva di vedermi;
2484
L’altra, perché morendo compagnia
2485
Terrai perpetua a quel malvagio e rio,
2486
Di cui, restando in vita, parimente
2487
Restaresti ad ognior spogliata e cassa.
2488
E perché maggiormente tu conosca
2489
La mia pietà vèr te, che non la merti,
2490
Ti concedo ch’elegga qual maniera
2491
Di morte a te parrà che sia men grave.
2492
MARIANNA
Io torno a dir ch’ogni più cruda morte
2493
A me più cara fia,
2494
Che star in vita teco,
2495
Nimico di giustizia e di pietate.
2496
E se mi fai la grazia ch’io ti cheggio,
2497
Donna non morì mai di me più lieta.
2498
ERODE
Or vanne dentro, e voi la seguitate;
2499
E tu, mio presidente, farai tosto
2500
Quanto da me di lei ti fia commesso.
2501
NUNZIO
Signor, aspetto che mi comandiate
2502
Quello che voi volete che si faccia
2503
De le relique ch’ancor tengo in mano.
2504
ERODE
Dalle a mangiar subitamente a’ cani;
2505
E così fa del corpo di costui,
2506
Perché degni non son di sepoltura.
2507
NUNZIO
Io farò tutto quel che m’imponete.
2508
(BERENICE, ERODE, ALESSANDRO, ARISTOBOLO figliuoli d’Erode, CORO, [SOLDATI di Erode])
[BERENICE]
Benigno Re, vi prego, se pregarvi
2509
Da la vostra bontà m’è conceduto,
2510
Che vi piaccia por giù l’ira e lo sdegno
2511
Che vi fan sospettar di Marianna
2512
Quel che vero non è né fu giamai,
2513
E v’hanno indotto a condannar a morte
2514
Senza difetto alcuno una innocente.
2515
Io vi prego, per Dio, non siate ingiusto
2516
Contra de la consorte, poi che mai
2517
Non commetteste in altri opera ingiusta.
2518
E se verso ciascun sete pietoso,
2519
Non vi mostrate or contra lei crudele.
2520
Quinci punir volendo gli adulteri,
2521
Come cercan le leggi e l’onestate,
2522
Date premio a costei, che sempre fue
2523
Al letto marital fedele e casta.
2524
Io ti prego, Signor, che i preghi miei
2525
Di questa onesta grazia siano degni.
2526
Ben sapete che meglio è da la morte
2527
Liberar un colpevole, che imporre
2528
Che moia, com’è questa, un’innocente.
2529
ERODE
Semplice vecchia, il numero de gli anni
2530
E l’amor che tu porti a Marianna
2531
Non ti lascia veder che cerchi indurmi
2532
Da giustizia a ingiustizia, e che mi preghi,
2533
Per dimostrar pietade a la malvagia,
2534
A divenir crudel contra me stesso.
2535
Ma t’affatichi indarno: or ti diparti.
2536
BERENICE
Poi ch’io non posso ritrovar pietade,
2537
Anzi pur d’onestà debito officio
2538
Ne l’indurato cuor del padre vostro,
2539
Voi che gli sete figli or procurate
2540
Di far quel ch’io non posso. O Re, volgete
2541
Gli occhi a’ vostri figliuoli, e non negate
2542
La grazia a lor ch’a me negata avete.
2543
ALESSANDRO
Re, padre e Signor mio, l’amor che noi
2544
Fratelli a la Reina nostra madre
2545
Portiam debitamente e la pietade,
2546
Ci constringe a pregarvi umilemente
2547
Che non vogliate in lei, sì come udimo,
2548
Usar effetto alcun contra le leggi.
2549
ERODE
Voi non parlate come si conviene.
2550
ALESSANDRO
Illustre genitor, noi ben sappiamo
2551
Quanto i figliuoli sian tenuti al padre;
2552
E v’abbiam quel rispetto e riverenza
2553
Che si conviene a l’obligo de’ figli.
2554
ERODE
Io non vi riconosco per figliuoli.
2555
ALESSANDRO
Adunque cangeremo le parole,
2556
E vi giuriam pei raggi di quel sole
2557
Che porge luce a le terrene cose,
2558
E per quel santo Re che regge il cielo,
2559
Che, se sarete contra lei crudele,
2560
Noi saremo dal debito sforzati
2561
A por da parte e l’obligo e ’l rispetto.
2562
Nostra madre giamai non fece oltraggio
2563
Al letto marital, né contra voi
2564
Oprò cosa giamai d’onor indegna.
2565
E chi di lei ragiona o ragionato
2566
Ha in altra guisa, è mentitor malvagio
2567
E traditor de la corona vostra.
2568
E questa veritate ambi vogliamo
2569
(Benché tenera è ancor la nostra etate)
2570
Ambedue sospener con l’arme in mano
2571
Contra ciascun che di negarla ardisca.
2572
Mai voi (sia detto con la vostra pace)
2573
Non fate officio di voi stesso degno
2574
Ad infamar la vostra casa e noi,
2575
D’adulterio incolpando la reina,
2576
La qual, sì come io dico, sempre casta
2577
Fu verso voi, né mai vi fece offesa.
2578
Ma sete inver troppo soggetto a l’ira,
2579
Troppo precipitoso e troppo fiero.
2580
E Dio voglia che questo a qualche tempo
2581
Non v’apporti vergogna e grave danno.
2582
Or, quanto a noi, vi replico da capo
2583
Che voi non procediate ingiustamente
2584
Contra di lei: perché l’istesso effetto
2585
Sarem sforzati a far contra di voi,
2586
Imparando da voi l’esser crudele.
2587
ARISTOBOLO
Io non so se chiamar padre vi debba,
2588
Benché mi sete padre: poi che dite
2589
Che non ci conoscete per figliuoli.
2590
Ma dirò quel c’ha detto mio fratello,
2591
Ch’io vi prego, vi supplico e scongiuro
2592
Per le leggi e per Dio che non vogliate
2593
Incrudelir contra la madre nostra,
2594
Che contra voi mai non commise fallo.
2595
Ecco ch’io pongo le ginocchia in terra
2596
E bacio insieme le ginocchia vostre.
2597
Levatevi, levatevi, per Dio,
2598
Da tanta crudeltà, che vi prometto
2599
Che s’oggi sarà il fin de la sua vita,
2600
Sarà medesmamente anco di voi;
2601
E se noi non potrem far sì bell’opra,
2602
La farà certo un dì la man divina.
2603
CORO
Ah tolga il Re del cielo
2604
Ch’oggi ne segua qualche crudeltade,
2605
Che sia d’infamia a la presente etade.
2606
ERODE
Le parole da voi, malvagi, dette
2607
Dimostran chiaro e manifesto molto
2608
Che nessun d’ambi voi sia mio figliuolo,
2609
Ma di Soemo d’adulterio nati.
2610
Che se materno amor vi fa pietosi
2611
Verso cui non devete, maggiormente
2612
L’obligo di natura vi dovrebbe
2613
Aver fatto inclinati inverso al padre:
2614
Però che la natira ha troppa forza.
2615
Ma sete, com’io dico, di quel seme
2616
Che, qual si convenia, del tutto ho spento.
2617
La madre vostra ognior visse impudica
2618
E impudica morrà, mal grado vostro.
2619
Né testimon si puote aver maggiore
2620
Contra di lei, che la malvagia mente
2621
E ’l rio voler che contra me mostrate.
2622
Or come, giusto Dio, come far denno
2623
Le case de’ privati, se le corte
2624
Reali, ove ’l rispetto è via maggiore,
2625
Non si ponno schermir da gli adulteri?
2626
ALESSANDRO
Padre, però che siam pur vostri figli,
2627
Benché l’ira vi fa dir altramente,
2628
E la Reina fu sempre pudica,
2629
Non vogliate, per Dio, deh, non vogliate
2630
Usar tal crudeltà contra di lei;
2631
E di ciò vi preghiam con tutto il core.
2632
Esaudite le lagrime et il pianto,
2633
E vogliate più tosto in noi vedere
2634
La pietade che i figli a’ padri denno,
2635
Ch’esser fiera cagione in noi d’aspressa.
2636
Tu, mio fratel, fa il simile egualmente
2637
E li chiedi perdon di quel c’hai detto.
2638
ARISTOBOLO
Padre...
2639
ERODE
Parlar più non bisogna: io non t’ascolto.
2640
Né padre di’, che non sei mio figliuolo.
2641
E se di questo corpo usciti foste,
2642
Ancor non crederei mi foste figli.
2643
Onde vi tratterò come bastardi,
2644
E nimici mortal de la mia vita.
2645
E qual sarà di voi che primamente,
2646
Soldato miei, dimostrerà d’amarmi?
2647
Qual prima pel suo Re stringerà il ferro,
2648
Benché a sì poca età ciò non convegna?
2649
Ma prendeteli al tutto, o vivi, o morti.
2650
CORO
O crudeltate immensa!
2651
Ecco le spade ignude,
2652
Ecco come ambedue
2653
Si difendon da morti,
2654
Benché inermi e garzoni.
2655
Ma lassa, che valore
2656
A troppa forza cede.
2657
Ecco come son cinti d’ogn’intorno,
2658
Et ecco che son presi.
2659
O lagrimoso giorno!
2660
SOLDATI
Ecco la volontà vostra esequita.
2661
Comandateci, o Re, quel che volete
2662
Che vi si faccia.
2663
ALESSANDRO
Ingiusto e rio Tiranno,
2664
Sì come avete condannata a morte
2665
L’innocente Reina, nostra madre,
2666
Condannate anco noi, perché maggiore
2667
Sia l’ingiustizia e l’impietate vostra,
2668
E succedan nel regno i vostri eguali.
2669
ARISTOBOLO
Condannateci tosto, acciò che tosto
2670
Sia il fine e de la madre e de’ figliuoli:
2671
De la malvagità del vostro core
2672
Aspettando da Dio giusta vendetta.
2673
ERODE
S’ambi costoro in sì immatura etade
2674
Sono vèr me sì audaci e sì crudeli,
2675
Or che farian col trappassar del tempo?
2676
Bisogna estinguer l’uno e l’altro serpe,
2677
Prima ch’accresca in lor veneno e forza.
2678
Conduceteli insieme parimente
2679
Al luogo del supplicio, et ambedue
2680
Sien con un laccio strangolati e morti,
2681
Acciò che, essendo di quel reo figliuoli,
2682
Non abbiano a succeder nel mio regno:
2683
E ciò dinanzi de l’iniqua madre.
2684
Di cui dapoi che a la presenza fia
2685
Tagliata anco la testa ad Alessandra,
2686
Madre de l’impudica, finalmente
2687
Marianna ne sia decapitata:
2688
Ma la primiera morte abbia Alessandra,
2689
La seconda i bastardi, ella la terza.
2690
Et altro de’ lor corpi non si faccia,
2691
Fin ch’ordine da me vi sarà dato.
2692
E questo per mio nome imponerete
2693
Al presidente, che l’osservi a pieno.
2694
Ma che vuole a quest’ora il mio fedele
2695
Consiglier, ma noioso et importuno?
2696
Or ciò si faccia tosto, acciò che tosto
2697
Mi porti il Nunzio la bramata nova.
2698
CORO
O madri ambe infelici,
2699
Infelici figliuoli,
2700
Et infelice Rege:
2701
Ch’ancor vi pentirete
2702
Di tanta e incomparabil crudeltate.
2703
Oimè, che la pietate
2704
Con la giustizia insieme è gita al cielo:
2705
E qui di lor non resta ombra, né velo.
2706
(CONSIGLIERE, ERODE)
[CONSIGLIERE]
Re, mio Signor, i buon consigli denno
2707
Replicarsi più volte, acciò che, s’una
2708
Volta et un’altra rifiutati sono,
2709
Nel fin, per non errar, vengano presi.
2710
Rivocate, per Dio, mentre potete,
2711
L’ingiusta, abominosa, aspra sentenza
2712
Che contro a Marianna avete data,
2713
Contro a sua madre e contro a’ figli vostri.
2714
Rivocatela, dico, e non v’incresca
2715
Di consentir a chi vi porta amore,
2716
E de l’utile vostro è desioso
2717
E de la pace e de la vostra gioia.
2718
E stimate che quel c’ha giudicato
2719
Con tal severità, contra ogni onesto,
2720
Sia stato sol furore, e non Erode.
2721
Rivocatela, dico, immantenente:
2722
Poi senza passion porgete orecchie
2723
A le ragion che per addurvi io sono.
2724
ERODE
L’addurmi più ragioni è un perder tempo,
2725
Ch’io voglio (e la ragion vuol ch’io lo voglia)
2726
Ch’irrevocabil sia la mia sentenza.
2727
CONSIGLIERE
Per Dio, rompete l’indurata mente,
2728
Et aprite quegli occhi che lo sdegno
2729
Vi tien per vostro mal serrati e chiusi.
2730
ERODE
Quando arà avuto la sentenza effetto,
2731
T’ascolterò, per ributtar dapoi
2732
Tutte le tue ragioni ad una ad una.
2733
Solo io dirò c’ho condannato a morte
2734
Non i figliuoli miei, ma i miai nimici.
2735
Né parimente la consorte mia,
2736
Ma un’adultera infame, che volea
2737
Col mezo del venen tormi di vita.
2738
Così non una suocera, ma un’aspe,
2739
Che procurò di ber tutto ’l mio sangue.
2740
CONSIGLIERE
Più volte, Signor mio, torno a pregarvi,
2741
Et insieme vi supplico umilmente
2742
Che rivochiate la sentenza vostra:
2743
Che sete ingiusto, e voi no ’l conoscete.
2744
E la ingiustizia vostra non procede
2745
Da trista mente od animo malvagio
2746
(Anzi avanzate in ciò molt’altri Regi),
2747
Ma da l’ardor et impeto de l’ira,
2748
La quale è ’l più pestifero veneno
2749
Che infettar soglia il petto de’ mortali.
2750
Ove si lesse in alcun tempo mai
2751
Che ’l padre fesse uccider i figliuoli?
2752
E se ’l suo fe’ morir quel gran Romano,
2753
Degno è di scusa, poi che pose avanti
2754
Il ben comune a l’amor suo privato.
2755
Ma voi fate levar, per odio e sdegno,
2756
Di vita due innocenti figli vostri
2757
E due madri, le quai fur parimente
2758
Verso di voi, Signor, sempre fedeli.
2759
ERODE
Or si ponga silenzio a questi detti:
2760
Giusta è la mia sentenza, e la confermo.
2761
CONSIGLIERE
Di ciò, Signor, vi pentirete al fine.
2762
ERODE
Pentito ancor non m’ho d’alcun mio fatto.
2763
CONSIGLIERE
Questo vi basterà per mille e mille.
2764
ERODE
Anzi questo mi fia di somma lode.
2765
CONSIGLIERE
Anzi di biasmo e di perpetuo duolo.
2766
ERODE
La giustizia non fa di tali effetti.
2767
CONSIGLIERE
Signor mio non, ma l’ingiustizia e l’ira.
2768
ERODE
Tu meno sai, di quel che ti presumi.
2769
CONSIGLIERE
Se quei che ’l ber vi dicono non sanno,
2770
Saggi siano appo voi gli adulatori.
2771
A me basti più volte avervi mostro
2772
Quel che v’insegnerà l’avenimento.
2773
CORO
Quand’ardono le case de’ vicini,
2774
Alor si dee temere
2775
Che quell’incendio sopra noi discenda.
2776
Onde s’avien ch’aiuti almi e divini
2777
De le celesti sfere
2778
Non vietino che ’l foco oltre si estenda,
2779
Convien che tutte una ruina offenda
2780
Noi misere donzelle.
2781
Ch’avendo il Re le voglie empie e rubelle
2782
Ad ogni legge, ad ogni opera buona,
2783
Sì ch’a’ suoi propri figli non perdona,
2784
E fiero et inumano
2785
Nel sangue de la sua fida consorte
2786
Stende l’iniqua mano,
2787
Più facilmente altrui darà la morte.
2788
Oh, come avien quel c’ho sovente udito,
2789
Che le pazzie de i Regi
2790
Fan che patisca il popolo innocente.
2791
O duol sovra il pensiero alto e infinito,
2792
Ch’a molti uomini egregi
2793
Apporti danno un Re fiero e nocente.
2794
Ma sfortunata te, misera gente,
2795
Soggetta al rio furore
2796
D’ingiustissimo e barbaro Signore.
2797
Prima senno, valor, bontà e fortezza
2798
Alzava l’uomo a la regale altezza.
2799
Or forza e crudeltate,
2800
Tradimenti, rapine, arti et inganni
2801
(O te misera etate!)
2802
Pongon più d’un sopra gli aurati scanni.
2803
E senza addur esempi de’ passati
2804
O de’ moderni tempi,
2805
Lo specchio inanzi abbiam lucido e chiaro:
2806
Che con tutti i malvagi e scelerati,
2807
Con i crudeli et empi,
2808
Non sol ne va l’inquino Erode a paro,
2809
[....................................................aro]
2810
Ma ciascun dietro lassa,
2811
E di molto gran spazio innanzi passa.
2812
Misere dunque noi, che sì da presso
2813
Siamo a le pene, al nostro male istesso.
2814
Deh, chi potrà salvarne,
2815
Se tu, padre del ciel pietoso e giusto,
2816
Non movi a consolarne
2817
Con la morte d’un Re cotanto ingiusto?
2818
Ben ancor fia che la Giustizia al mondo,
2819
Più che mai chiara e bella,
2820
Tenga il suo seggio in su l’Ibero e ’l Reno;
2821
E ’l bel santo dominio almo e giocondo
2822
De la città donzella,
2823
Che d’Adria premerà l’ondoso seno
2824
Volga sì giusto e così amico freno,
2825
Che la felice età, detta da l’oro.
2826
Ritornerà il suo ricco, alto tesoro.
2827
Ma fin che ’l sole allumerà questi anni,
2828
Sgombra, rettor celeste, i nostri danni;
2829
Né la sentenza fiera
2830
De l’iniquo Tiranno abbia l’effetto
2831
Ch’esso n’attende e spera,
2832
Tutto di crudeltà ripieno il petto.
2833
E se di qualche errore
2834
Punir vuoi, padre, il popol tuo che langue.
2835
Punisci noi, Signore,
2836
Né pèra l’innocente e real sangue.
2837
IL FINE DEL QUARTO ATTO
ATTO QUINTO
(BERENICE, CORO)
[BERENICE]
Sconsolate donzelle,
2838
Per la morte crudele
2839
De la Reina vostra
2840
Accompagnate il mio sì giusto pianto.
2841
Crudelissime stelle,
2842
Che consentiste a tanto
2843
Scelerato decreto!
2844
Ma tu, fiero Tiranno,
2845
Tu, mostro empio e nefando,
2846
Come potesti condannar a morte
2847
Una moglie innocente?
2848
Una che tanto amasti?
2849
Una di cui possedi
2850
Lo scettro e la corona?
2851
Et insieme privar anco di vita
2852
La sua madre e i tuoi figli?
2853
Sconsolate donzelle,
2854
Accompagnate il mio sì giusto pianto.
2855
CORO
Vecchia, infelice vecchia,
2856
Ch’a la nostra Reina
2857
Porgesti il latte, e sei
2858
Rimasa in questa età per maggior pena:
2859
La miseria è comune,
2860
Comuni i nostri danni.
2861
Così avessimo tante
2862
Lagrime da versar per gli occhi fuora,
2863
Quanti dentro del cor abbiam tormenti.
2864
BERENICE
O vituperio de l’umane genti,
2865
Uscito de l’Inferno
2866
Per tòr di vita i buoni,
2867
Crudelissima fera
2868
Piena d’ogni veneno:
2869
Tu col tuo acuto dente
2870
Hai tronco a la Giudea,
2871
Quasi candido fior in un bel prato,
2872
In suo maggior onore;
2873
A noi, misere, tolto ogni sostegno,
2874
Ogni pace, ogni gioia,
2875
Senza speme giamai d’alcun ristoro.
2876
Oimè, perché non moro?
2877
E perché sì gelato
2878
Ho ne le vene il sangue,
2879
Che con laccio o con ferro
2880
Di cotante miserie non mi sciolgo?
2881
Sconsolate donzelle,
2882
Accompagnate il mio sì giusto pianto.
2883
CORO
Or ben caduta è al fondo
2884
L’alta casa d’Ircano,
2885
Ch’esser solea di gloria al nome nostro!
2886
Et a qual tempo mai
2887
Fiorirà tal valor, tanta virtute?
2888
Ahi, che nostra salute
2889
Seco è del tutto estinta!
2890
Ahi, mondane grandezze,
2891
Che van tosto in ruina!
2892
[BERENICE]
Ma non sarà giamai
2893
Che senza te, che come figlia amai,
2894
Rimanga un giorno in vita.
2895
Mi concedesse almeno
2896
Erode che, sì come io teco vissi
2897
Sempre, dal giorno ch’io
2898
Fanciulletta di diedi il latte primo,
2899
Così una sepoltura
2900
Ambe noi rinchiudesse;
2901
E ’nsieme con la tua si mescolasse
2902
La mia cenere ancora.
2903
Che, se bene è diverso
2904
Tra noi lo stato, però che tu forse
2905
Reina, io sono ancella,
2906
Eguale fu tra noi sempre l’amore:
2907
E come questo mi te fe’ figliuola,
2908
Tu m’avessi per madre!
2909
Ma cessiamo dal pianto.
2910
Infin che non udiamo
2911
Del nostro orribil mal la nuova certa.
2912
Chi sa che ’l fiero Re non sia pentito.
2913
[CORO]
Ma ecci a punto, dolorosa vecchia,
2914
Ecco ch’ei si dimostra,
2915
Et ha gli occhi vermigli
2916
Di non usato pianto.
2917
(ERODE, MESSO, [BERENICE], CORO)
[ERODE]
Oh, come facilmente i pensier nostri
2918
Si van cangiando! E chi creduto avrebbe
2919
Che la durezza mia sì tosto fosse
2920
Intenerita e divenuta tale,
2921
Che di mia crudeltà mi pento e dolgo?
2922
La qual m’ha spinto a condannar a morte
2923
I miei più cari. E sopra tutto duolmi
2924
De la mia Marianna. Ah, quanto puote
2925
Un subito disdegno, un rio sospetto
2926
Nato di gelosia! Poteva io, lasso,
2927
Cosa operar più scelerata e fiera
2928
Che incrudelir, oimè, nel proprio sangue,
2929
Et a morte dannar colei che meco
2930
È vivuta tant’anni e del mio core
2931
Sempre ha avuto fin qui dominio intero?
2932
Oh, come un freddo verme entro mi rode,
2933
Come strugger mi sento e come io veggio
2934
Del mio fedel tutti i ricordi veri.
2935
Ben ho mandato un messo a rivocare
2936
La mal data sentenza: ma costui
2937
Mi dubito che tardo non sia giunto.
2938
Ahi Marianna mia, mi ti congiunse
2939
Amor, or mi ti toglie ira, odio, sdegno.
2940
Ma voglia Dio che ’l mio temer sia vano:
2941
Che se tu sei passata a l’altra vita,
2942
Or son disposto anch’io di gir a morte,
2943
Acciò, s’io t’ho perduto in questa luce,
2944
Ti trovi ne le tenebre d’abisso.
2945
Ahi, Re misero al mondo, ahi, Re infelice,
2946
Qual è colui che t’ha cotanto ofesso?
2947
Tu medesimo, tu ti sei privato
2948
De la più cara e più gradita cosa
2949
Ch’avevi in terra: e te dunque punisci,
2950
Punisci te, che te punir conviene.
2951
Pietoso Dio che sei nimico espresso
2952
De l’opere crudel, fa’, tua mercede,
2953
Che questa crudeltà non sia adempita.
2954
Ma del mio mal cattivo augurio veggio:
2955
Veggio tornar il messo ch’io mandai
2956
Con lenti passi e impallidito in volto.
2957
Dimmi tosto la nuova che tu porti,
2958
Senza rispetto: o sia malvagia, o buona.
2959
MESSO
Signor, non posso dirla senza pianto:
2960
La tua pietade è stata troppo tarda.
2961
ERODE
O me più ch’altro misero e infelice!
2962
MESSO
Marianna, i tuoi figli et Alessandra
2963
Son giunti al fin de le giornate loro.
2964
Le due, spargendo con la vita il sangue,
2965
Al motor de le stelle han resa l’alma;
2966
Gli altri fur soffogati in spazio breve.
2967
Ma tosto sarà qui chi di tai morti
2968
Te ne darà particolar aviso.
2969
BERENICE
Ah, ch’io non voglio più restar in vita,
2970
Poi che morta è colei
2971
Che fu sola sospegno al viver mio!
2972
Or vivi tu, Re fiero,
2973
Vita qual si conviene
2974
A l’alta tua fierezza!
2975
Che se ’l duol non m’uccide,
2976
Ucciderò me stessa.
2977
ERODE
Ben sei crudele, Erode,
2978
Se non volgi la spada or nel tuo petto!
2979
CORO
Oimè, che tale è il frutto
2980
Del pentimento tardo!
2981
O misera reina!
2982
O miseri figliuoli,
2983
E misera Alessadra!
2984
Anzi, felici voi, che sete giti
2985
A vera gioia e pace:
2986
E noi del tutto misere e dolenti,
2987
Poscia che siam rimase
2988
A la guerra, a i tormenti.
2989
ERODE
Erode empio e crudele,
2990
Che ben empio e crudel posso chiamarmi,
2991
Or di tua crudeltate,
2992
Maggior che mai s’udisse in altra etate,
2993
Senti l’assenzo e ’l fele!
2994
MESSO
Ma ecco che ne vien, Signor, colui
2995
Che vi racconterà tutto il successo.
2996
(NUNZIO, ERODE, CORO)
[NUNZIO]
Signor, s’apportator di ree novelle
2997
Fossi, o di buone, io resterei dubbioso:
2998
Se quel che fatto s’è, non fosse fatto
2999
D’ordine vostro. È dunque officio mio
3000
Di raccontar minutamente come
3001
La vostra volontà stata è obedia.
3002
ERODE
Narrami pur, tu c’hai veduto il tutto,
3003
Ogni particolar avenimento,
3004
Acciò tanto dolor di queste morti
3005
Prenda e senta nel core e dentro a l’alma,
3006
Quant’io presi diletto in comandarle.
3007
NUNZIO
Fu la Reina a quell’istesso loco
3008
Condotta, u’ fu colui condotto prima.
3009
Donde nata è la origin d’ogni male;
3010
E dopo lei condotta fu la madre.
3011
A cui disse il carnefice: Madama,
3012
Per ordine del re morir devete
3013
A gli occhi propri de la figlia avante.
3014
Disponetevi dunque a questo passo,
3015
Che far non si convien più d’una volta.
3016
Avreste alor veduto un rio di pianto
3017
Uscir de gli occhi a la pietosa figlia,
3018
La qual disse: Voi sete, o cara madre,
3019
Condannata da Erode a dura morte
3020
Sol per cagion che voi mi sete madre.
3021
O dunque abominoso parto vostro!
3022
Perché quel dì che prima apersi gli occhi,
3023
Io non li chiusi in sempiterno sonno?
3024
Perché quel primo dì non fu l’estremo
3025
Ch’io dovessi veder de la mia vita,
3026
Se ’l viver mio devea recarvi morte?
3027
O perché non poss’io con la mia morte
3028
Ricomperar la vostra degna vita,
3029
Che non mi saria grave ora la morte?
3030
Et ella a lei: Dolcissima figliuola,
3031
Bisogna, com’io dissi, ch’ambedue
3032
Ci acquetiem nel voler del sommo Dio.
3033
Egli vuol che facciamo or questa morte;
3034
E noi moriam contente, con fermezza,
3035
Che morrendo innocenti e senza macchia
3036
Egli raccolgerà l’anime nostre
3037
Tra l’anime beate de gli eletti.
3038
E preghiam sua pietà ch’al Re feroce
3039
Perdoni: che non sa ciò ch’ei si faccia,
3040
Tal gli adombra ignoranza l’intelletto.
3041
Tu dammi, figlia mia, l’ultimo bacio.
3042
Ciò detto avendo, le smarrite labbia
3043
A le labbra accostò de la Reina,
3044
La qual disse: Mia madre, itene in pace,
3045
Che tosto compagnia vi farò anch’io.
3046
Io non vi potrei dir sì come pianse
3047
Il popol tutto al suon di tai parole.
3048
CORO
Pianto avrebbe una tigre, un serpe, un’orsa.
3049
Ma sì come fu indegna
3050
La morte d’Alessandra,
3051
Così dicevol era
3052
Che, venuta send’ella in questa vita
3053
Innanzi a la figliuola,
3054
Ancor nel suo morir la precedesse.
3055
Ma fu spettacol fiero,
3056
Da non poter soffrire,
3057
Veder innanzi gli occhi
3058
Colei morir col ferro,
3059
Ond’ella ebbe la vita.
3060
NUNZIO
Pose l’afflitta le ginocchia in terra,
3061
Indi, piegando umilmente il collo,
3062
Sostenne il colpo fiero
3063
Che le spiccò la testa.
3064
CORO
Mi maraviglio che l’istesso colpo
3065
Non levò similmente
3066
La vita a la Reina.
3067
NUNZIO
Non morì certo e non rimase viva;
3068
E quella che mostrossi a gli occhi nostri,
3069
Marianna non fu, ma d’essa l’ombra.
3070
ERODE
O come ora è diverso questo core
3071
Da quel ch’era poc’anzi! Ma tu segui,
3072
Senza lasciar veruna cosa a dietro.
3073
NUNZIO
Dopo questa, il maggior figlio Alessandro
3074
Anzi fu strascinato che condotto
3075
Pur ne l’istesso loco innanzi gli occhi
3076
De la dolente et infelice madre.
3077
Il qual, guardando i corcostanti, e dopo
3078
Traendo un profondissimo sospiro,
3079
Disse, ma tuttavia con gli occhi asciutti
3080
E con volto sì intrepido e sicuro,
3081
Com’egli non devesse andar a morte,
3082
M’a le sue nozze, a qualche gaudio immenso:
3083
Non mi pesa il morir, perch’io conosco
3084
D’esser nato con legge di morire;
3085
E qual si voglia cruda, orrenda morte
3086
Non deve spaventar un forte petto.
3087
Ma duolmi di morir senza vendetta
3088
De l’innocente mia madre infelice.
3089
Che se la spada insanguinata avessi
3090
Nel rio Tiranno, ond’è dannata a morte,
3091
Felice io stimerei l’uscir di vita.
3092
Ma tu, che calchi la giustizia santa,
3093
Indegno d’aver titolo di Rege,
3094
Anzi indegno d’aver umana forma,
3095
Condanni a morte i tuoi figli innocenti
3096
Perché, sì come figli, hanno voluto
3097
Difender ambedue la madre loro?
3098
Tale è officio di padre? questa è quella
3099
Paterna carità, che s’usa a’ figli?
3100
Ma tu ci di’ che non sei nostro padre.
3101
E dici il ver: c’hai l’animo diverso
3102
Di gran lunga da quel ch’a padre leve.
3103
Deve il padre a’ figliuoli esser pietoso:
3104
E tu senza cagion gli danni a morte.
3105
Ma la vendetta che non ho potuto
3106
Far, come era mio debito, faralla
3107
Il giusto Dio, che de’ peccati nostri
3108
Non lascia la memoria ir in oblio.
3109
Avendo così detto, il figlio vostro
3110
Rivolse gli occhi a la dolente madre,
3111
E disse: Madre, poi che morir deggio
3112
Per aver procurato a voi la vita,
3113
Ne moro lieto; e prego che prendiate
3114
La volontà in iscambio de l’effetto.
3115
Noi tosto ci vedrem ne l’altra vita,
3116
Ove non è dolor, fraudi od inganni,
3117
Ma sotto a giusto giudice si vive
3118
Eterna vita e di contento piena,
3119
E si fa beffe de l’umane cose.
3120
Dio, che non abandona gl’innocenti,
3121
Ne la morte pietoso v’accompagni.
3122
Or voi ne lascio e la mondana luce.
3123
CORO
O misero garzone!
3124
O crudeltade immensa!
3125
[NUNZIO]
Dopo queste parole arditamente
3126
Al carnefice disse ch’ei facesse
3127
L’officio ch’a luis stato era commesso.
3128
Il quale intorno al collo un forte laccio
3129
Gli pose e ’n poco spazio lo costrinse
3130
A mandar, lasso, fuor lo spirto e l’alma.
3131
ERODE
O scelerato Erode, o crudel padre!
3132
S’avien che padre pur nomarmi deggio,
3133
Ch’i’ non fui per pietà, né per amore,
3134
Ma solamente per natura padre.
3135
CORO
O Re certo infelice,
3136
Infelice per vostra
3137
Sola cagion: voi conoscete tardo
3138
Il vostro grave errore.
3139
NUNZIO
A pena il primo ebbe serrati gli occhi,
3140
Che strascinato fu l’altro fratello
3141
Innanzi a la Reina, che si stava
3142
Immobile, sì come stata fosse
3143
Una statua di marmo o una pittura,
3144
O sì come si scrive di colei
3145
Che per molta pietà divenne sasso.
3146
Et egli altro non disse, se non: Madre,
3147
A Dio piace ch’io mora, et a me piace.
3148
E sì come io ne moro volentieri,
3149
Così morite voi salda e costante:
3150
Perché l’anime nostre ascenderanno
3151
Ove salir non suole alcun Tiranno,
3152
Né alma iniqua e di peccati lorda.
3153
Spedillo il boia così tosto, come
3154
L’altro spedì con la medesma morte,
3155
E posti i corpi un presso l’altro furo.
3156
CORO
A che misero fine,
3157
Senza cagione alcuna,
3158
Son giunti due figliuoli
3159
Del gran Re di Giudea!
3160
ERODE
Figli infelici, figli:
3161
Ben potei generarvi
3162
Et a sì fiera morte condannarvi,
3163
Ma non posso, meschino,
3164
Più ritornarvi in vita!
3165
NUNZIO
Poi che sì tristo officio ebbe ’l suo fine,
3166
La Reina, vedendo che restava
3167
A lei finir la tormentata vita,
3168
Disse: Ben vedi tu, popol pietoso,
3169
Che trovar non si può sotto la luna
3170
Crudeltà eguale a quella che ’l Re vostro
3171
Ha usata, qual mastin, nel proprio sangue.
3172
Né gli è bastato condannarmi a morte,
3173
C’ha voluto che pria morir vedessi
3174
L’innocente mia madre e i miei figliuoli.
3175
O giusto Dio, puoi sofferir la tanta
3176
Impietà d’un fierissimo Tiranno?
3177
Quato creder non voglio, e con ragione
3178
Creder non debbo. Ma dove è ’l gastigo
3179
Che dava spesso la tua santa mano
3180
Ai Regi ribellanti a la tua legge?
3181
Deh, perché tardi? Quanto a la mia vita,
3182
Non fu mai vita ad altri così cara,
3183
Quant’ora a me la non devuta morte.
3184
Ma sappi ogniun di voi, prima ch’io moia,
3185
Che non sol non commisi alcun delitto
3186
Di quelli, pel cui van falso sospetto
3187
Il Re crudel m’ha condannata a morte;
3188
Ma l’amai sempre con quel casto zelo
3189
D’amor, che moglie amar deve consorte,
3190
Perfin che mi fu noto ch’egli avea
3191
Ordinato a quel suo che m’uccidesse.
3192
Da indi in qua l’amor ch’io gli portai
3193
Tutto rivolsi in odio giustamente;
3194
Il qual odio, se ancor ne l’altra vita
3195
Si può serbar, io serberollo eterno.
3196
Intanto voi, figliuoli, e tu, mia madre,
3197
Ecco ch’io son per farvi compagnia
3198
Io credo che le vostre anime sante
3199
Sian qui d’intorno e aspettino la mia,
3200
Che non tarderà molto. E questo detto,
3201
Seguitò al manigoldo: E tu, se vuoi
3202
Questo mio petto aprir, eccolo ignudo
3203
(E si squarciò con man la vesta); overo,
3204
Se brami di svenarmi, ecco la gola.
3205
E se questa non vuoi, né quella morte,
3206
Ma dipartir dal busto a me la testa,
3207
Ecco ch’io piego obediente il collo.
3208
Alora il boia, ch’attendeva questo,
3209
Dal bel candido tergno dipartilla.
3210
Tre sbalzi fe’ la dipartita testa,
3211
E da la fredda lingua uscir s’udio:
3212
Saziati, crudo Erode; ecco ’l mio fine.
3213
Questa de la Reina fu la morte.
3214
Or comandate, Re, d’intorno a’ corpi,
3215
Quel che volete voi che se ne faccia.
3216
CORO
Il Re per la gran doglia
3217
Da lui, ma tardo, presa,
3218
Non può formar parola.
3219
O misera Reina, tal devea
3220
Esser dunque il tuo fine?
3221
Or che sarà di noi,
3222
Senza di te, meschine?
3223
O sanguinosa corte,
3224
Corte oscura e funesta!
3225
ERODE
Ora io conosco, mio mal grado, a prova
3226
Che non basta il dolor, benché sia grave,
3227
A scioglier l’uom de la terrena spoglia:
3228
Che ’l mio tolto m’avrebbe omai di vita;
3229
E non ho da dolermi di Fortuna,
3230
Ch’io stesso del mio mal ministro fui,
3231
Ingannato da l’empia mia sorella
3232
A cui riserbo al fin giusto gastigo.
3233
Ah, Marianna mia, dov’ora sei?
3234
Com’esser può che senza la tua vita
3235
Io possa un’ora rimaner in vita?
3236
Questo esser non può mai, questo non fia.
3237
Non si vedrà giamai che viva Erode,
3238
De la sua Marianna essendo privo.
3239
Ahi, Marianna mia, non mi rispondi!
3240
Certo de’ figli miei piango la morte,
3241
Ch’eran pur carne, oimè, di queste carni,
3242
E dopo me devean tener il regno.
3243
Ma non è duolo al gran dolor eguale
3244
Che de la morte sua, misero, io prendo.
3245
Ahi, Marianna mia, dove sei gita?
3246
S’io credessi con l’anima trovarti
3247
Di là donde giamai non torna alcuno,
3248
A me non saria cosa acerba o grave
3249
Con le mie proprie mani aprirmi il petto.
3250
Ma tu, sì come pura et innocente,
3251
Sciolta da’ lacci uman sei gita al cielo,
3252
Et io discenderei da te lontano,
3253
Pieno di sceleraggini, a l’Inferno:
3254
Ond’io ti perderei compitamente
3255
Ahi, Marianna mia, non mi rispondi!
3256
Misero me, ch’io parlo ora con lei
3257
Proprio com’ella fosse a me presente,
3258
Né so che l’alma sua, da me lontana,
3259
Prega il Signor del cielo e de la terra
3260
Che faccia sopra me degna vendetta.
3261
Ma poi che, lasso, il lamentar è indarno,
3262
E non ho forza di tornarti in vita,
3263
Almen t’onorerò ne la tua morte
3264
Di ricca e convenevol sepoltura.
3265
Ahi, cara Marianna, io stesso fui
3266
Cagion del mio dolor, de la tua morte.
3267
Ben hai dunque cagion d’odiarmi sempre,
3268
E ’nsieme disprezzar tutti gli onori
3269
Ch’io posso far ne la tua cruda morte.
3270
Marianna, io ti chiamo: e tu non m’odi!
3271
Ma se pentito cuor merta perdono,
3272
Del mio sì gran peccato or mi perdona.
3273
Perdonami, ben nata: e non ti dolga
3274
D’esser chiamata ognior da la mia lingua.
3275
Intanto a voi comando che facciate
3276
Con balsamo e con altri almi licori
3277
S’unga il leggiadro corpo, acciò che mai
3278
Esso per tempo alcun non si corrompa.
3279
I corpi de’ miei figli anco sian posti
3280
Dentro a’ sepolcri de gli antichi Regi,
3281
E parimente il corpo d’Alessandra.
3282
Così ritornerò nel mio palagio,
3283
Che senza te mi parerà vivendo
3284
Il cerchio fier de l’infernal Tiranno.
3285
Ahi, Marianna mia, piangerò sempre
3286
Il grave mio peccato e la tua morte.
3287
CORO
Vedete, egri mortali,
3288
Come l’ira è cagione
3289
D’incomparabil mali.
3290
Però non vi lasciate uscir di mano
3291
Il fren de la ragione,
3292
Se poi doler non vi volete in vano
3293
Che questo acuto sprone,
3294
Voi trasportando a precipizii tali,
3295
Vi guasti ogni opra, ogni consiglio sano.
3296
IL FINE DELLA TRAGEDIA