Giovanni di Bernardo Rucellai
Rosmunda
Cremante, Renzo (ed.), Teatro del Cinquecento, vol. 1 Tragedia . Milano-Napoli: Riccardo Ricciardi Editore, 1988, pp. 181-257.
Joan Oleza Simó
(Investigador principal)
Semplice, Silvia
(Editor)
Italiano · Verso · 1236 versos
https://playcode.fly.dev/plays/EMOTHE0500_Rosmunda
- Bibliografía
-
Ediciones modernas
- Cremante, Renzo, ed. Rosmunda. Rucellai, Giovanni di Bernardo. Teatro del Cinquecento.
QUELLI CHE NELLA TRAGEDIA RECITANDO RAGIONANO SONO QUESTI
ROSMUNDA
NUTRICE
CORO
FALISCO
Prefecto
NUNZIO
ALBOINO
Re
MESSO
ALMACHILDE
SERVA
Atto I
(ROSMUNDA e NUTRICE)
ROSMUNDA
Tempo è ormai, or che ’l profondo sonno,
1
Vestitosi el sembiante de la morte,
2
Di quiete e silenzio el mondo ingombra,
3
Sciogliendo con dolcissimo riposo
4
Dalle fatiche e da’ pensier del giorno
5
Ogni omo, ogni animal mite e selvaggio,
6
Tal che secure siàn dalle impie mani
7
Non bene asciutte ancor del nostro sangue.
8
Cara Nutrice mia, nutrice e madre,
9
Su, deh, torniamo a ricercar del corpo
10
De lo infelice e miser padre mio
11
Per ricoprirlo almen con poca terra,
12
Poi che non posso darli altro sepulcro;
13
E non t’incresca, benché infirma e vecchia,
14
Breve camino in questo officio extremo.
15
NUTRICE
Regina, unica speme al nostro regno,
16
Non mi grava el camin nocturno e ceco,
17
Ma m’incresce che indarno già tre nocti
18
Con le piatose man volgi e rivolgi
19
Tutti li corpi morti ad uno ad uno;
20
Né tu, sendo fanciulla adorna e bella,
21
In sul primo fiorir de li anni tuoi,
22
Pensi quel che si sia lo andar soletta
23
Per questi boschi, u’ le nimiche squadre
24
O qualche altro ladron trovar potresti,
25
Il qual de l’onor tuo potria privarti
26
O ver legata al vincitor menarti,
27
Che certamente ti faria morire
28
Per extinguer la tua famosa stirpe,
29
Che ancor ne la tua vita si riserba.
30
Né può da lui sperarsi alcun perdono,
31
Perché uom più crudo mai non vide il sole,
32
Che non vuol sin che i morti sien supulti.
33
Sì che ritorna dentro a queste grotte
34
E non creder che l’ombra di Comundo
35
Curi che ’l corpo suo resti insepulto;
36
Anzi vuol (si gli è senso alcun ne l’ombre)
37
Che fuggir tenti ne lo antiquo regno
38
Infra le nevose Alpe e ’l gran Danubio
39
Che li Geppidi tuoi circunda e bagna.
40
Dove essendo Regina alta et illustre,
41
Forse coniungerati a chi comandi
42
A’ Rifei monti o al bel Gange o al Nilo,
43
Che farà di tuo padre aspra vendetta;
44
Tal che i fiumi vedrai di sangue tinti
45
De la inimica gente e di Alboino,
46
Che più caro gli fia che van sepulcro.
47
ROSMUNDA
Dunque tu vuoi che le paterne membra,
48
A le fere, a li ucei restando in preda,
49
Sien sepellite poi nel ventre loro?
50
NUTRICE
Voglio che pensi al mantenerti in vita.
51
ROSMUNDA
La indegna vita è assai peggior che morte.
52
NUTRICE
E l’uno e l’altro ti potria seguire.
53
ROSMUNDA
Che posso peggiorar da quel ch’io sono?
54
NUTRICE
L’onor, la libertà perder tu puoi.
55
ROSMUNDA
Questo non perderò senza la vita.
56
NUTRICE
Tu non sai bene ancor che cosa è morte.
57
ROSMUNDA
La morte è fin de le miserie umane.
58
NUTRICE
Io comendo el morir quando resulta
59
Utile ad altri, a sé gloria et onore,
60
Non quando a sé vergogna, ad altri danno.
61
ROSMUNDA
Bench’io non giunga al sexto decimo anno,
62
Pel che dovrei seguire el tuo consiglio,
63
Quale è di amore e di prudenzia pieno,
64
Pure io risponderò quel che mi pare
65
Che alla nostra pietà più si convenga.
66
Tu sai ben come nacque questa guerra
67
Infra Alboino, el Re de’ Longobardi,
68
E fra Comundo, el mio padre dilecto
69
Che ’l gran regno de’ Geppidi reggeva.
70
Onde in su questi a noi dolenti campi,
71
Pressi alla terra che dividon l’acque
72
Di Adice, ameno e furibundo fiume,
73
Furon le nostre miserabil genti
74
Dalli inimici vinte, rotte e sperse.
75
Più mal giorno per me mai non si aperse,
76
Poi che col patre non rimasi morta,
77
Ma con poche donzelle in aspri boschi
78
Fuggimo a’ piè di questi umbrosi colli.
79
Qui viver non si può né gire altrove:
80
Però, inanzi ch’io varchi l’onde stige,
81
Vorrei coprir quelle infelice membra
82
Con quel poco di terra ch’io potessi.
83
E questo più mi affligge, che pur dianzi
84
Mi apparve in sogno sua dolente imago,
85
Che piena avea di polvere e di sangue
86
La barba, e crini e la squarciata veste,
87
Ferito el volto e trapassato el petto
88
E in mille parti lacerato e guasto
89
E trasformato in guisa che la voce
90
Mel fece e non la fronte manifesto.
91
E con duri singulti e largo pianto
92
Sciolse da la sua lingua tal parole:
93
Rosmunda, ’nanzi allo aparir del sole
94
Rendi el mio corpo a la gran matre antica,
95
Che qui iace vicin presso a quel fonte.
96
Io sono a te venuto in questa forma
97
Perché delle fatiche tue m’increbbe
98
E parimente ancor per admonirti
99
Che ’l dì non ti ritrovi in queste parti,
100
Che gente assai ti cercaranno alora
101
Per darti ne le man del mio nimico.
102
E dicto questo, sparì via come ombra.
103
Onde grave pensiero el cor m’ingombra,
104
Né trovo modo che fuggir mi possa,
105
Giovane incauta e senza nulla scorta.
106
E si pur Almachilde fussi in campo,
107
Come non è, per lo amor che mi porta,
108
Forse sperar potrei qualche soccorso.
109
Ma pur ch’io faccia le pietose exequie,
110
Venga che può ch’io non mi disconforto.
111
NUTRICE
Figliola mia, poi che da tanto sogno
112
Admonita ne vai, più non ti tegno,
113
Ma teco vengo a la mostrata fonte;
114
Poi prenderén la via per questo monte.
115
CORO
Fra le cose mortali
116
Non nacque al mondo peggio
117
Di quella che fra noi dimandan guerra.
118
Costei, piena di mali,
119
Scaccia dal proprio seggio
120
L’antica gente e da l’amata terra.
121
E qual manda sotterra
122
A le tartaree porte,
123
E qual carca di pene,
124
E qual priva di bene
125
E lassa in vita assai peggior che morte.
126
Et è sì atroce e fiera
127
Che fa che ’l vinto e ’l vincitor ne pèra.
128
O felici coloro,
129
Che con sì bel morire
130
Avete adorno la passata vita.
131
Ma misere a costoro,
132
Che in sì duro servire
133
Starete insino a l’ultima partita.
134
Chi più vi darà aita,
135
Donne mie, reservate
136
A mille strazii e torti?
137
L’ombra de’ vostri morti?
138
O quanto me’ saria non esser nate!
139
Felice è chi non nasce,
140
Ma più felice è quel che more in fasce.
141
Non sia chi troppo speri
142
Nel suo felice stato,
143
Né troppo tema de lo adverso ancora,
144
Perché a chi regge imperii
145
Spesso dal cielo è dato
146
Che gli perda e racquisti in men d’un ’ora.
147
E vedesi tale ora
148
E Re presi in catene
149
E el servi empio e rebello
150
Signoregiare a quello
151
Onde avea prima auto ogni suo bene,
152
E la sorte variare
153
Come la foglia al vento o l’onde in mare.
154
(NUTRICE. ROSMUNDA. CORO. FALISCO Prefecto et el NUNZIO)
NUTRICE
Tu sé’ sì longamente dimorata,
155
Mentre lavi le piaghe a una a una
156
Or di lacrime salse or d’acqua viva
157
E ricopri le membra afficte e nude
158
Con tua regale e preziosa veste,
159
Che già si è mossa la vermiglia aurora
160
E mena seco l’inimica luce,
161
Che ci potrebbe far vergogna e danno.
162
ROSMUNDA
Non temer, madre mia, perché dal cielo
163
Vien spesso aiuto a l’opere pietose.
164
Ma che esser pò che tutte paventose
165
Veggo venir vèr noi le donne nostre?
166
CORO
Regina, tu sei presa
167
E noi siàn prese teco,
168
Né veggio al nostro scampo alcuno aiuto,
169
Che udi’ pel bosco ceco
170
Da gente d’ira accesa
171
Cercarti come uno agnellin perduto.
172
E un disse aver veduto
173
Dui donne apresso al fonte
174
Che sepellieno un morto;
175
Ond’io con disconforto
176
Corsi per farti sue parole conte,
177
Acciò possa fuggire
178
Avanti el suo venire.
179
NUTRICE
Eccoli qui, figliola,
180
Ecco che son venuti.
181
Fuggiamo, oimè, fuggiam subitamente.
182
ROSMUNDA
Ma chi fia che ci aiuti
183
Si non la morte sola?
184
Che scampar non potrén da questa gente,
185
Donne paurose e lente.
186
Però, care sorelle,
187
Siate constante e forte,
188
Che generosa morte
189
Ha el primo loco infra le cose belle.
190
CORO
O voce alta e divina,
191
Degna di tal Regina!
192
FALISCO
Qual di voi, donne, è stata tanto ardita
193
Che ha dato sepoltura a corpo alcuno
194
Contro el mandato di sì gran Segnore?
195
ROSMUNDA
Dunque il Re vostro fa la guerra ai morti?
196
FALISCO
El Re nostro la guerra ha co’ nimici
197
E cerca di privar di sepoltura
198
Quei che han cercato lui privar di vita.
199
NUNZIOQuesta è colei di ch’io ti dissi dianzi
200
Che sepelliva un corpo appresso el fonte.
201
ROSMUNDA
Sì ch’io son quella, e non ti niego el vero,
202
C’ho dato sepoltura al padre mio.
203
FALISCO
Rosmunda, inanzi al Re verrai con meco.
204
ROSMUNDA
Al Re ne verrò io, poi che al ciel piace.
205
CORO
O misera Regina, ove sei giunta?
206
Ove siàn noi condotte?
207
Ma in vita fia coniuncta
208
Nostra fortuna o in sempiterna nocte.
209
ROSMUNDA
Donne, non dubitate:
210
Ch’io non posso patir cosa più dura
211
Del veder lacerate
212
L’ossa paterne e senza sepoltura.
213
FALISCO
Ite a desepellir presto Comundo;
214
Tagliateli la testa
215
E portatela al Re dentro a quel vaso.
216
CORO
Oimè, Regina, oimè, che gran dolore
217
Ti dan queste parole!
218
Come hai gittato tue fatiche al vento!
219
Or se’ tu ben d’ogni speranza fore.
220
Questo è sol quel che vole
221
Il Re superbo. Oh quanto fie contento!
222
Ormai più grave o più crudel tormento
223
A provar non ti resta.
224
Oimè, Regina, oimè, che duro caso!
225
ROSMUNDA
Quante fatiche invano
226
Pigliate son in questa breve vita
227
Dalle misere genti de’ mortalli!
228
Io che pur dianzi, giovana onorata,
229
Ero Regina di molte contrade,
230
Or per aver del patre mio pietade,
231
Sarò per serva al mio nimico data.
232
Oimè, fussi almen stata
233
Questa nostra pietate al ciel gradita,
234
Che non mi curerei de li altri mali.
235
FALISCO
O voglia o non, bisogna che ciascuno
236
Sopporti quel che ha terminato el cielo,
237
Contro del qual non val difesa umana.
238
ROSMUNDA
Deh non voler, Falisco, esser ministro
239
Di tanta crudeltà; di me t’incresca,
240
Di me fanciulla che in un punto ho perso
241
La cara libertà, mio padre e el regno.
242
FALISCO
Madonna, assai di voi me incresce e duole,
243
Ma molto più di me m’increscerebbe
244
Quando disubidisse al mio Signore.
245
ROSMUNDA
Tu sai che avanti a questa orribil guerra
246
El tuo Signore e ’l mio padre Comundo
247
Per subiugare Italia, el bel paese,
248
Furno concordi fin che l’ebber vinta.
249
Tu, sendo allora un semplice soldato,
250
Usavi spesso ne la corte mia,
251
Tal che per le parole di mio padre
252
E per le tue virtù fusti promosso
253
Al dignissimo grado ove tu sei.
254
Et ancor sai, quando in quel fiero assalto
255
Sul fiume d’Agno in la Trissina valle
256
Restasti da le nostre genti vinto
257
Che preso ti menor dinanzi a noi,
258
Come molti volien tòrti la vita:
259
Ma parve al patre mio servarti vivo
260
E diede a me de la prigion le chiavi.
261
Quivi come da noi tractato fusti
262
E medicato de le tue ferite
263
Non lo vo’ replicar perché tu ’l sai;
264
Né come poscia te fuggir lasciai
265
Quando el Re el consentì per nostri preghi.
266
Unde si a’ preghi mei la libertade
267
Ti fu donata con la vita insieme,
268
Sostieni ancor che que’ medesmi preghi
269
Impetrino el sepulcro di colui
270
Che, pregato da me, ti diè la vita.
271
FALISCO
Regina, io non potrei né vo’ negarti,
272
Per li tuoi benefizii e di tuo padre,
273
D’esser tenuto a te mentre ch’io vivo
274
E, si arò senso, ancor doppo la morte.
275
Ma tu sai ben ch’io sono in forza altrui
276
Et ubidir convienmi al mio Signore;
277
Sì che io non posso dimostrarmi grato,
278
Come io vorrei, si non con le parole.
279
E pur quando io seguisse la tua voglia,
280
Cagion sarebbe della mia ruina,
281
Né ’l mandato del Re si mutarebbe,
282
Ma si farebbe per mille altre mani.
283
Onde gli è meglio assai ch’io resti in mondo
284
Ch’io ti possa ancor dar qualche soccorso:
285
Però raffrena el doloroso pianto.
286
ROSMUNDA
Falisco, poi che sei disposto al tutto
287
Portarne al Re quella onorata testa,
288
Porta insieme al crudele e quella e questa.
289
Si tanta sete gli ha del sangue nostro,
290
E si pur tu ne vòi portar sol una,
291
Porta la mia, non quella di Comundo
292
Che è morto: e morti non vi pon far male.
293
Eccola: in me, in me volgete el ferro,
294
Tagliate questa che vi può far guerra,
295
Benché femina sia: da questo ventre
296
In brevissimo tempo nascer ponno
297
Molti vendicator del sangue nostro.
298
FALISCO
Io non possi altro far si non pregarti
299
Che tu stia paziente a quella legge
300
La quale al vinto il vincitore impone.
301
Io per li merti tuoi vèr me ti giuro
302
Pregare el mio Signor per la tua vita.
303
ROSMUNDA
Prega più tosto lui per la mia morte,
304
Più grata a me di questa vita amara.
305
FALISCO
Andiàn, che farai forse altro pensiero.
306
CORO
Giorno infelice, al mio mal sì fecondo,
307
Poi che la libertate
308
Mi hai tolto e posto in forza al mio nimico!
309
Quanto mi aggrava al collo questo pondo,
310
O figliole allevate
311
Al viver casto che vi fu sì amico!
312
Che giova el cor pudico,
313
L’opere iuste, el tanto amare Dio,
314
L’officio extremo, pio,
315
Poi che avere’ a servire a questi mostri,
316
Vedove de’ mariti e figliuoi vostri?
317
O divina alta mente che governi,
318
Rotando el cielo atorno,
319
Le volubili sfere e ciò che è in quelle,
320
E col vago variar di moti eterni
321
Rivolgi in un sol giorno
322
El sol, la luna e le minute stelle,
323
E tante cose belle,
324
La luce el dì e poi l’ombra la sera;
325
E fai tornar come era
326
Ogni stagion con ordin sempiterno,
327
Sempre la rosa al maggio, el ghiaccio al verno.
328
Signor, che desti el senso a li animali
329
Et insin ne le piante
330
Ponesti con tanto ordine la vita:
331
Increscati de’ miseri mortali,
332
A’ quali el tuo sembiante
333
Donasti e l’alta mente a quello unita.
334
Sia la mia voce udita:
335
Io non recuso di morir, Signore,
336
Pur ch’io salvi l’onore
337
Sacrato insin dalle mie prime fasce
338
Al sancto matrimonio per cui nasce.
339
([ALBOINO Re, MESSO. ROSMUNDA. CORO. FALISCO. NUTRICE])
ALBOINO
Maravigliomi assai come Falisco,
340
Nostro prefecto de le turme equestre,
341
Ch’andò a cercar la vergine Rosmunda,
342
Non ci rechi di lei qualche novella;
343
Al qual commessi ancor che riportasse
344
Del Re Comundo la nimica testa.
345
E voi, si alcun nimico ancor ci resta,
346
Fatel morire e ’l corpo suo gittate
347
A corbi, a nibbi, a lupi, a cani, ad orsi.
348
Chi vuol reggere stati, imperii o regni,
349
Li bisogna esser sopra ogni altro crudo,
350
Perché da crudeltà nasce el timore
351
E da timor l’obedienzia nasce
352
Per cui si regge e si governa el mondo.
353
Ma ecco un messagier che viene in fretta:
354
Forse dirà qualcosa di Falisco.
355
MESSO
Eccoti, invicto Re l’odioso teschio
356
Che ti manda Falisco, tuo prefecto,
357
Qual sarà presto nella tua presenzia.
358
ALBOINO
Io lodo assai la vostra diligenzia.
359
Segate el cranio e fatelo ben netto
360
E circundate d’or l’extreme labra,
361
Perché ne’ più solenni miei conviti
362
Vo’ ber con epso per memoria eterna
363
Di sì felice e glorioso giorno.
364
Ma dimi ove ’l trovasti e in che modo,
365
E come gli era di ferite carco,
366
E dove: nelle spalle o ne la fronte?
367
MESSO
Noi il trovamo sepolto a piè d’un fonte.
368
ALBOINO
Come, sepulto? E chi fu tanto audace
369
Che prosumesse contra el mio decreto
370
Di voler dar sepulcro a corpo alcuno?
371
MESSO
Rosmunda fu, con le sue proprie mani.
372
ALBOINO
Rosmunda ove è? Sarebbe mai fuggita?
373
O pure è stata da Falisco presa?
374
MESSO
È stata presa et è qui poco adietro.
375
ALBOINO
Oh quanto è il ciel benigno alle mie voglie!
376
Narrami apunto come andò la cosa.
377
MESSO
Noi cercavàn di lei pel folto bosco
378
Et un de’ nostri, ch’era forse andato
379
A spogliar corpi morti in la campagna,
380
Disse aver visto, dove un fonte bagna
381
L’erba dintorno, dui femile sole
382
Vestire un morto e ricoprir di terra.
383
Noi poscia, andando al dimostrato loco,
384
C’incontramo un Rosmunda e in altre donne
385
Che tornavano al bosco con gran fretta,
386
Sul primo apunto rossegiar de l’alba.
387
Falisco, inteso quello esser Comundo,
388
Ci mandò presto a tagliar lui la testa.
389
Questo trovamo in una ricca vesta
390
Giacer involto, che si avea Rosmunda
391
Spogliata a sé per onorare el patre.
392
ALBOINO
Ma tu non mi hai narrato quante e quali
393
Ferite avesse el mio nimico morto.
394
MESSO
Le piaghe erano molte, aspre e profonde,
395
Nel pecto, nella faccia e ne la gola.
396
ALBOINO
Questo credo io, perché con questa spada
397
Li detti colpi assai ch’eran mortali:
398
El minimo di loro arìa potuto
399
Qual si voglia forte om mandar sotterra.
400
Ma ecco che costor venuti sono.
401
Rosmunda, guarda a non negarmi el vero:
402
Sei tu colei che seppellio Comundo?
403
ROSMUNDA
Perché degio io negarlo? Io son quella epsa.
404
ALBOINO
Erati noto el mio comandamento?
405
ROSMUNDA
Come non, sendo a tutti manifesto?
406
ALBOINO
Adonque tu sei stata tanto ardita
407
Che hai dispregiato e rotto la mie legge?
408
ROSMUNDA
Più tosto a li divini, alti precepti
409
Di quel Signor che regge l’universo
410
Mi parve da ubidir, che al tuo decreto
411
Che da tre giorni in qua nel mondo nacque
412
E nacque, come el suo factor, mortale.
413
Ma quei che eternamente al mondo furo,
414
Che ci comandon sepellire i morti,
415
Nacquero, come il suo factore, eterni.
416
Questi fur che la gelida paura
417
Del giovinetto petto discacciaro,
418
Questi fra corpi morti mi mandaro
419
Per lo orribil silenzio de la notte.
420
E si morrò per loro anzi el mio tempo,
421
Non mi fie danno, anzi mi fie guadagno:
422
Che utile è sempre mai uscir di vita
423
A quel che vive in molti mali involto.
424
Sì che ’l morire a me non sarà doglia,
425
Ma ben doglia mi fa veder colui
426
Che mi vestì de le terrene membra
427
Non poter io vestir di poca terra.
428
E si in darli sepulcro stolta fui
429
(Cosa che a me non parve), io non recuso
430
De la stultizia mia portar la pena.
431
CORO
Ben dimostra l’invicta tua forteza
432
Lo invictissimo sangue onde sei nata,
433
Che non può sottoporsi a’ casi adversi.
434
ALBOINO
La superchia altereza alfin ruina.
435
Più volte ho visto un gran corsier feroce
436
Nel suo veloce e furibundo corso
437
Esser tenuto con un picciol freno;
438
E fortissima nave in mezo a l’onde
439
Tenersi contra el gran soffiar de’ venti
440
Da poca fune con retorto ferro.
441
Non si conviene a la servil fortuna
442
Usar seperbia contra el suo Signore.
443
Tu, non contenta del comesso errore,
444
Nella presenzia mia di ciò ti vanti
445
Come di cosa gloriosa e degna.
446
Ma si di questo non riporti pena,
447
Non possi io mai portar corona in testa.
448
ROSMUNDA
Più tosto volsi satisfar coloro
449
Che mi fur cari e che mi fecer bene,
450
Come che sien passati ad altra vita,
451
E con cui deggio dimorar mai sempre,
452
Che a te da cui non ebbi altro che male.
453
ALBONIO
Orsù, lasciamo andar tante parole:
454
Menate queste donne a quella tenda.
455
Ti manderò ben presto da coloro
456
Che ti fur cari e che ti fecer bene.
457
Vedestù mai la più superba donna?
458
Ben mostra l’altereza di suo padre,
459
Ma per mia fé gliela trarrò del capo.
460
Vero è che ancor non ho deliberato
461
Quale è il suplizio ch’io gli voglia dare.
462
FALISCO
Inclito Re, non è sì grave pena
463
Che non sia lieve per punir colui
464
Che non vole obedire a’ tuoi decreti.
465
Ma le donne son donne e non si acquista
466
Nesuna laude per la morte loro.
467
ALBOINO
Ma non debbio io punir quel che m’offende?
468
FALISCO
Poss’io teco parlar liberamente?
469
ALBOINO
LIberamente di’ ciò che ti piace.
470
FALISCO
Io non niego che ’l premio e che la pena
471
Sien dui ferme colonne in cui si appogia
472
Ogni regno e governo de le genti,
473
E che come una de le due si frange,
474
Non che ambe, segue presto alta ruina.
475
Ma ben dico che a Re più si conviene
476
Essere avaro nel punire e largo
477
Nel premio, che in quel largo e in questo avaro.
478
Considera a l’alteza ove tu sei
479
E che tutti e tuo facti e detti sono
480
Come in conspecto de le genti umane;
481
Onde, quanto è magior la tua potenza,
482
Tanto minor licenza usar convienti.
483
Sì che io direi più tosto che facessi
484
Quel ch’a la tua grandeza si richiede
485
Che risguardar ciò che convenga a llei,
486
Per non voler che la tua gloria oscuri
487
La morte d’una simplice fanciulla.
488
E si pur pensi di punir costei,
489
Lasciala in vita e fia magior supplizio:
490
Che lo amplossimo tuo felice stato
491
E la misera sua noiosa vita
492
Lo saranno cagion di extrema doglia.
493
ALBOINO
Non mi dispiace questo tuo consiglio
494
E già per me non era pria disposto
495
Di far morir sì bella giovinetta:
496
Ma si avea tirato dietro el male
497
Come trae Cecia vento a sé le nube.
498
FALISCO
El grave suo dolor che la trasporta
499
Li fe’ forse parlar quel che ti spiacque;
500
Ma mi dai tu licenza ancor ch’io dica
501
Liberamente a te qualche parole?
502
ALBOINO
Dovresti ormai saper quanto ch’io t’ami
503
E come spesso mi consiglio teco:
504
Di’ senza dubitar quel che tu vuoi.
505
FALISCO
Come tu sai, con li ampli regni tuoi
506
El gran regno de’ Geppidi confina,
507
Potente di città, potente in arme.
508
Questo si si agiognesse al nostro impero,
509
Farebbe crescer sì la tua possanza
510
Che contra a te non reggerebbe el mondo.
511
Ma non vegio ad averlo alcuna via,
512
Per esser forte di montagne e fiumi
513
E pien di gente indomita e feroce,
514
Si non a prender tu costei per moglie,
515
Per ciò che a lei la signoria conviensi:
516
Così l’arai senza contrasto alcuno.
517
ALBOINO
Come per moglie mia, sendo figliola
518
Del Re Comundo, mio mortal nimico?
519
FALISCO
Non si diè risguardare ira né sdegno
520
Dov’è l’util del regno o di chi regge.
521
Poi questa essendo in giovenile etade,
522
Come tenera cera in le tue mani
523
Prenderà quella forma che vorrai,
524
Seguendo sempre tutte le tue voglie.
525
Né dè pigliare a sdegno perché l’ami
526
Molto colui che la produxe al mondo;
527
Ma dèi pensar che quel medesmo amore
528
Ti porterà si li sarai marito.
529
Da l’altra parte pensa al grave danno
530
Si in quel regno succede altro Signore,
531
Che tener ti potrà mai sempre in guerra;
532
E pensa che non è minor victoria
533
Col consiglio acquistar che con la spada.
534
Sì che non ti lasciar uscir di mano
535
Tanta ventura che ti manda el cielo.
536
ALBOINO
Questo non mi era ancor venuto in mente.
537
FALISCO
A questo non bisogna altro pensiero
538
Che darli effecto e preparar le noze.
539
ALBOINO
Tu mi consigli adonque ch’io la prenda?
540
FALISCO
Io ti consiglio a quel ch’io veggio expresso
541
Recarti utilità, quiete e gloria.
542
ALBOINO
Son contento exequire el tuo consiglio:
543
Però, Falisco, prenderai la cura
544
Di parlar seco e far quel che bisogna.
545
FALISCO
Donne, chiamate la Regina vostra
546
A cui parlar vorrei
547
Presto, per ciò che ’l Re mi manda a lei.
548
CORO
Signor che reggi el cielo,
549
E tu, pietosa Madre,
550
Fa’ che triste non sien queste parole.
551
Sento nel core un gelo
552
Che cose obscure et adre
553
Dette saran da impallidire el sole.
554
Esci, Regina, che parlar ti vole
555
Falisco e temo, omei,
556
Non rechi eterno pianto agli occhi miei.
557
ROSMUNDA
S’el vien per quel ch’io credo,
558
Io vegno volontieri,
559
Che aràn pur fine e duri mei pensieri.
560
FALISCO
Più volentier verresti
561
Si tu sapesse ben quel ch’io ti reco.
562
ROSMUNDA
Da tal tu ti movesti,
563
Che so ch’altro che mal non porti teco.
564
FALISCO
Forse che quel ch’è meco
565
È miglior che non speri
566
E potrà farti ritornar come eri.
567
ROSMUNDA
Narrami adonque questo nuovo bene
568
Che tu mi porti, come che nol creda.
569
FALISCO
Non creder che mi sien di mente usciti
570
Li benifizii che ebbi da tuo padre
571
E quei ch’io ricevei dalle tuo mani,
572
I qua’ porterò sempre in mezo al core
573
Mentre che di me stesso mi recordi:
574
E perch’io so ch’in la natura umana
575
Non si può ritrovar magior difecto
576
Né che più spiaccia a Dio che l’omo ingrato.
577
Fra l’altro mal che fa questo peccato,
578
Asciuga el vivo fonte di pietate,
579
Le cui dolce acque or quinci or quindi sparse
580
Danno adorneza e nutrimento al mondo.
581
Ond’io, per fugir questo, ho molte cose
582
Meco ravolto e veramente parmi
583
Aver trovato el modo a satisfare
584
A li meriti vostri in quelche parte;
585
E questio è c’ho impetrato co’ miei preghi,
586
Dallo adirato Re, che non ti occida.
587
ROSMUNDA
Apunto impetrato hai dal tuo Signore
588
El contrario di quel ch’io desiava.
589
FALISCO
Come ’l contrario? Quale è el tuo disio?
590
ROSMUNDA
Uscirmi presto fuor di questa vita.
591
FALISCO
Ah, non dar tanto loco a la tua doglia!
592
ROSMUNDA
Nissuna altra speranza m’è rimasa.
593
FALISCO
Non dir così, Regina, ch’è la morte
594
L’ultima cosa de le cose orrende.
595
ROSMUNDA
Anzi è riposo e fine a li altri mali.
596
FALISCO
A color che non han remedio alcuno.
597
ROSMUNDA
Et io son un di quei senza rimedio.
598
FALISCO
Forse che non: non sai che volga el cielo.
599
ROSMUNDA
Volger per me non può si non martiri.
600
FALISCO
Doppo la pioggia el sol talora appare.
601
ROSMUNDA
Io non spero già mai vedere el sole.
602
FALISCO
Quando tu arai le mie parole intese,
603
Forse el vedrai per questa obscura nebbia.
604
ROSMUNDA
Dio el voglia. Or fammi tuo parole conte.
605
FALISCO
Regina, io non ti porto solamente
606
La tua salute, ma la patria e ’l regno,
607
Con amplissime noze. E queste sono
608
Che ’l mio Signor ti vol pigliar per moglie.
609
ROSMUNDA
Deh non pigliar dilecto in l’altrui doglie,
610
Che non è cosa digna al vincitore
611
Motteggiar ne le morti de’ prigioni.
612
So che ti manda el Re per la mia pena
613
E non per noze, che non mi torrebbe
614
Per moglie et io men lui per mio marito:
615
Sì che fa’ quando vòi quel che t’ha imposto.
616
FALISCO
Non dir così, Rosmunda, ch’io non sono
617
Uom che si rida de li altrui dolori.
618
El Re mi ha imposto ch’io ti debbia dire
619
Come ti vuol per sua dilecta sposa;
620
E mi credea che di sì bella grazia
621
Tu dovessi levar le mani al cielo.
622
ROSMUNDA
Io non reputo grazia, anzi disgrazia
623
Il dover esser moglie di colui
624
Che ne ha destructi et ha le mani ancora
625
Calde e stillante del paterno sangue.
626
FALISCO
L’animo grande sempre è da lodare,
627
Ma non quel che sé stesso non conosce;
628
Però che l’uno inalza el possessore,
629
L’altro lo abassa e spesso lo ruina.
630
Non bisogna pensar quel che già fusti,
631
Regina e figlia del gran Re Comundo,
632
Ma come tu sei giunta in forza altrui
633
E facta serva di colui che ha vinto.
634
El quale, oltre a che può tòrti la vita,
635
Il che non curi e mostri averlo caro,
636
Ti può serva tener nel suo palazo
637
E far per forza a le tue regie mani
638
Spazare e pavimenti e gli alti lecti
639
Spogliare e rivestir di seta e d’oro
640
E in altri duri officii affaticarti;
641
O ver per moglie al più vil servo darti,
642
Con cui ti converrà torcendo el fuso
643
Miseramente guadagnarti el pane.
644
Pensa e ripensa ben quel che tu fai
645
E non lasciar che ti traporti l’ira
646
In luogo tal che ritornar non possi.
647
Si tuo patre morì ne la battaglia,
648
Questi son fructi che la guerra porta
649
Sempre a’ migliori e questo è quel che volse
650
Fare egli ad altri e nol sofferse el cielo.
651
Sì che apri gli occhi e ricognosci bene
652
L’alta ventura che ti appar davanti.
653
ROSMUNDA
Ben cognosco, Falisco, che procede
654
Ciò che tu parli da perfecta mente,
655
Volta tutta a pensar nel nostro bene;
656
E di questa pietà che tu mi mostri
657
Prego Dio che per me grazia ti renda.
658
Or breve ti rispondo a quel che hai dicto.
659
E prima pensar voglio a quel ch’io fui
660
Per non far cosa indegna al nostro sangue.
661
Or l’alma è in libertà, el corpo è preso:
662
Alla infelice vita che propone
663
Vi saperò bene io trovar remedio;
664
Che ben sa poco chi non sa morire
665
E ’n la miseria el desiar la vita
666
È grave mal consperso di dolceza
667
E bono acquisto è perder la speranza.
668
S`che non prender più fatiche invano,
669
Che tal noze non voglio in modo alcuno.
670
FALISCO
Io non accepto questa per risposta,
671
Ma voglio andar qui presso per vedere
672
Si Almechilde è tornato con le prede,
673
Che andò di là dal Mincio in su la riva
674
Di Benaco a predar tutto el paese.
675
ROSMUNDA
Almechilde è tornato? O Almechilde,
676
A che tempo vien tu per darmi aiuto!
677
FALISCO
In questo mezo tu potrai pensare
678
E consigliarti ben con la ragione,
679
E tornerò per la risposta certa.
680
NUTRICE
A me non piacque questa tua risposta.
681
ROSMUNDA
A me non piacque ancor la sua proposta.
682
NUTRICE
Ma che cosa miglior potea proporre?
683
ROSMUNDA
Ogni altra cosa era miglior di questa.
684
NUTRICE
Come ogni cosa? Tu non pensi el tutto,
685
Né puoi pensarlo ben, per ciò che hai posto
686
El fren de la ragione in man de l’ira.
687
ROSMUNDA
Vero è c’ho gionto l’ira alla ragione,
688
Ma in man de la ragion posto ho il governo,
689
E poscia a quella subministra l’ira
690
Incitamento e spron de la forteza.
691
NUTRICE
L’ira è una bestia indomita e superba,
692
Inimica di pace e di consiglio,
693
E non vuol pari a sé, non che signore,
694
Ma come nube offusca l’intelletto.
695
Sì che disiungi lor, però che insieme
696
Stanno così come con aqua foco.
697
ROSMUNDA
Tu mi consigli adonque ch’io divenga
698
Moglie di quel che mi dicea Falisco.
699
NUTRICE
Questo mi pare el meglio in tal fortuna.
700
ROSMUNDA
O Dio del cielo, o stelle, o sole, o luna,
701
Volete voi ch’io prenda per marito
702
Un che guardar non ponno gli occhi mei,
703
Nimico e destructor del nostro sangue?
704
Prima la terra si apra e mi divori
705
Ch’io mi ritrovi mai congiunta a lui.
706
NUTRICE
Figliola, si tu fusse in libertade
707
O potesse esser moglie di qualcuno
708
Che avessi a vendicar le nostre offese,
709
Non ti consigliarei tòrre Alboino:
710
Ma che puoi tu fare altro in questo caso?
711
ROSMUNDA
E’ non giacerà mai nel lecto mio.
712
NUTRICE
Non dir così, per ciò che far nol pòi.
713
S’egli vorrà giacer sopra el tuo lecto,
714
Dimi come puoi tu vetargli questo,
715
Or che condotta se’ ne le sue forze.
716
Quanto è savio colui che sa disporsi
717
A comodar la voglia a la fortuna!
718
Pensa, pensa, figliola, quanto è meglio
719
L’esser moglie di Re che concubina.
720
E’ non è cosa alcuna che sì cara
721
Si debba custodir quanto l’onore:
722
El qual con molta cura e diligenzia
723
Si pena ad acquistar molti e molti anni
724
Et a perderlo poi basta una ora.
725
Questo come si perde, a noi non resta
726
Che perder altro, et è di tal costume
727
Che non si lassa racquistar più mai.
728
Né solamente el refutar costui
729
Di onor ti priva e libertà ti spoglia,
730
Ma queste nostre misere fanciulle
731
Darai per preda ad affamati lupi
732
Che ’nsin nel grembo de le afflicte madre
733
Verranno a disfogar le voglio loro.
734
E si ben tu morisse, il che tu mostri
735
Avere in tuo dominio, e non fie forse,
736
Non restarà che queste poverine
737
Non sien straziate poi villanamente.
738
Ma si tu prendi questo per marito,
739
La pudicizia tua primeramente
740
Sarà salvata e quella di costoro;
741
Appresso impetrarai la sepoltura
742
Più facilmente a l’infelice padre,
743
Il che tanto ti è fixo ne la mente.
744
E si pur sei disposta al vendicarlo,
745
Meglio far lo potrai sendo Regina
746
E moglie d’Alboin, che essenso serva.
747
Sì che a te sta si vuoi perder l’onore,
748
La libertà, la vita e ’l regno insieme
749
E por quali agnellette in mezo a’ lupi
750
Queste innocenti et infelici donne,
751
La salute di cui da te depende.
752
Et in te parimente sta si vuoi
753
Salvar te stessa con costoro insieme,
754
Ciascuna de le quai, come tu vedi,
755
Desiderosa che si faccia questo,
756
Con lagrime e sospir tacendo prenga.
757
ROSMUNDA
Non credo mai poter toccar costui.
758
NUTRICE
Ciascun fa di sé stesso ciò che vuole,
759
Pur che l’animo fermo sel dispona.
760
ROSMUNDA
Ben cognosco io che tu m’hai dicto el vero.
761
Come che duro sia posserlo fare,
762
Pure el farò, che non m’incresce manco
763
Delle vergogne e strazii di costoro
764
Che delle proprie mie vergogne e danni.
765
Però, prendendo el tuo voler per guida,
766
Seguirò le vestigie del tuo senno.
767
CORO
Quanto vale un consiglio che sia bono!
768
E veramente quel si può dir buono
769
Che reca al suo Signore utile e gloria,
770
A li populi poi salute e pace.
771
NUTRICE
Ecco, questo è Falisco che ritorna
772
Per riportarne al Re la tua risposta.
773
Ora accompagna el volto a le parole
774
Acciò che scontenteza non dimostri.
775
ROSMUNDA
Questo molto repugna a’ miei costumi,
776
Avezi a dire el ver dal dì ch’io nacqui:
777
Sì che respondi tu ciò che ti piace.
778
NUTRICE
Ben responder poss’io, ma questo è nulla,
779
Si non confermi tu ciò ch’io rispondo.
780
ROSMUNDA
Di’, ch’io confirmerò ciò che dirai.
781
FALISCO
Io son tornato a te, come io ti dixi,
782
Per saper chiaramente el tuo volere
783
E referirme al Re ciò che ti piace.
784
NUTRICE
Falisco, poi che la passion da parte
785
Pose Rosmunda, ricognobbe e vidde
786
Che ’l tuo consiglio era la sua salute;
787
Però grazia ti rende et è disposta
788
E prompta al tutto di voler seguirlo.
789
FALISCO
Quanto prudentemente avete electo!
790
Quanto piacer ne arò, tu quanto bene!
791
Andiamo adonque al Re, perché le noze
792
Si possin celebrare in questa sera.
793
ROSMUNDA
Oimè, come stasera?
794
CORO
Quelle cose che son salubre e buone
795
Mai non si posson far troppo per tempo.
796
NUTRICE
Rosmunda, non disdire a quel che vuole,
797
Che quanto prima tu sarai Regina
798
E fuor di servitù, tanto fie meglio
799
Per te, né peggio ancor sarà per noi.
800
ROSMUNDA
Fa’ pur come tu vuoi.
801
NUTRICE
Andiamo adonque. Or va’, Falisco, avante,
802
E noi ti verrén dietro tutte quante.
803
CORO
Ciascun che regge prenda
804
Exemplo da Rosmunda,
805
E contempli la vita
806
De’ Regi alti et illustri.
807
Costei era egina
808
Non sono ancor tre giorni;
809
Dipoi prigione e serva
810
Pervenne ne le mani
811
Del crudo suo nimico;
812
Et or di nuovo el fato,
813
Che sempre el mondo varia,
814
L’ha congiunta per donna
815
Al superbo Alboino,
816
Che gli dà la corona
817
Di tutti e regni suoi.
818
Così piace a chi regge:
819
Che bene spesso el mal per ben si elegge.
820
Quanto si vede chiaro
821
Non poter ritrovarsi
822
Fra le cose terrene
823
Cosa che troppo duri.
824
Muove l’alto motore
825
El primo cielo atorno
826
Dalla bella aurora
827
Insino all’occidente.
828
Questo con equal corso
829
Rapisce e septe cieli
830
Ne la contraria parte
831
Del lor natural moto.
832
A queste septe sfere
833
È collegato el foco,
834
L’aria, la terra e l’aqua
835
E ciò che dentro è incluso
836
Fra la luna e la terra,
837
La qual per suo costume
838
È inmobile e ferma.
839
E quel che la produce
840
In breve si corrompe,
841
Per ciò che sempre el fructo
842
Del suo nativo seme
843
Ritien della natura
844
Che brevissimo tempo o nulla dura.
845
Simili sono e regni
846
E le superbe mura
847
De’ nostri ampli palazi
848
A’ nidi degli aragni
849
E quai legati sono
850
Infra tremule canne:
851
Quati ogni picciol vento
852
Rompe in diverse parti;
853
O a que’ che son posti
854
Fra’ raggi delle ruote
855
Che aqua o pondo agiri,
856
Per ciò che un epso moto
857
Lo stabil non si trova.
858
Così el fil de’ mortali
859
Da le celesti sfere,
860
Onde è legato, pende;
861
E ’l ciel, come si muove,
862
Lo tronca in mille modi,
863
Né può tenersi el ciel con uman nodi.
864
([ALMACHILDE. CORO. SERVA. ROSMUNDA. NUTRICE])
ALMACHILDE
Lasso, quanto m’incresce
865
D’essermi in altra parte ritrovato,
866
Ch’alla mia donna arei forse giovato!
867
Ma subito ch’io intesi esser seguita
868
La battaglia aspra e ria,
869
Lassato ogni altra cura, io son venuto
870
Per veder si era pres o ver fugita,
871
O si per qualche via
872
Potevo dargli in tal miseria adiuto.
873
Or da Falisco ho auto
874
Come ella è presa. Ahi miserabil fato,
875
Che l’hai condocta in sì doglioso stato!
876
Donne, che fate voi? dove è Rosmunda
877
Che fu vostra Regina?
878
CORO
O Almachilde, ella è ben qui vicina.
879
ALMACHILDE
Ite donque a trovarla e per mia parte
880
Ditegli ch’io son qui fermo e disposto
881
Di por la vita per la sua salute,
882
Né viver vo’ si in più secura parte
883
Non la ripongo; e son per trarla tosto
884
Di questa amara e dura servitute.
885
E ditegliel pian piano e siate astute,
886
Acciò che medicina
887
Gli sien queste parole, e non ruina.
888
CORO
Oimè, Almachilde, el tuo soccorso è tardo
889
Per ciò che a lei fu forza
890
Trovare altro soccorso a la sua vita.
891
ALMACHILDE
Di tal tardeza anch’io mi struggo et ardo,
892
Ma el ciel che tutto sforza
893
Ne fu cagion: or chi gli ha dato aita?
894
CORO
Dura necessità, che sempre ardita
895
Rende la gente ne’ perigli extremi.
896
Questa da’ primi bei pensier supremi.
897
La svolse e diè per moglie ad Alboino.
898
ALMACHILDE
Oh mio crudel destino!
899
È ver quel che voi dite?
900
CORO
A che dicto l’arei, non sendo el vero?
901
ALMACHILDE
Dite Alboin, quel fero
902
Che di crudel ferite
903
Gli uccise el padre e fegli ogni dispecto?
904
CORO
Questo è proprio colui: non te l’ho dicto?
905
ALMACHILDE
O dura mia fortuna! Ove mi scorse
906
Nel mio maggior bisogno!
907
Quanto meglio saria ch’io fussi morto!
908
S’io non era lontan, non saria forse
909
Questo onde mi vergogno,
910
Né spero più già mai di aver conforto.
911
Ma che condusse, lasso, a farmi torto?
912
CORO
La servitù, la tema de lo onore,
913
Le minaccie del Re, l’ardente amore.
914
Di noi; e mezo el buon Falisco è stato.
915
ALMACHILDE
Anzi pur scelerato.
916
Non sapeva ella poi
917
Ch’ero qui presso e che tanto l’amava?
918
CORO
Spesso ti ricordava:
919
Ma tutti e dolor suoi
920
Eran presenti e certi, e tu lontano
921
Eri col tuo soccorso, e forse in vano.
922
ALMACHILDE
O misero Almachilde, ora è ben vòlto
923
Ogni tuo riso in pianto!
924
Or sei condotto in un dolore eterno!
925
Ogni dolce pensier dal cor ti è tolto,
926
Perdendo el viso sancto
927
Che della vita tua siede al governo.
928
Quinci lo acerbo tuo stato discerno,
929
Quando vedrai giacere in grembo altrui
930
La bella tua Rosmunda. Adonque vui.
931
Potrete mai vederlo, occhi mei lassi?
932
Per mille orribil passi,
933
Mille perigli e morti,
934
Fui reservato adonque a tanti guai?
935
Non piaccia a Dio che mai
936
Lo veggia o lo comporti;
937
Che si ogni aiuto è scarso a lo miei danni,
938
Questa mia dextra mi trarrà di affanni.
939
SERVA
O Dio, si se’ nel ciel come si crede
940
Et hai la cura de le umane genti,
941
Come comporti queste cose orrende?
942
CORO
Che cosa ti fa dir sì gran parole?
943
SERVA
Care sorelle mie, che aggio veduto!
944
CORO
Lasso, dolente a me, c’hai tu veduto?
945
SERVA
Veduto ho cose da scurare el sole.
946
ALMACHILDE
O me, ch’io tremo tutto di paura
947
Che Rosmunda non abia qualche male!
948
CORO
Deh per tua fé, non ci tener sospese.
949
SERVA
Io vel dirò, benché m’induca orrore
950
Solamente el pensier, non che ’l narrarlo.
951
Giunta che fu Rosmunda al padiglione
952
E facto onore al Re, come conviensi,
953
Da lui fu lietamente ricevuta.
954
E poco stando poi si fece avanti
955
Falisco e facto ogniun tirar da parte,
956
Cominciò prima a dir certe parole
957
Laudando el matrimonio; e dicto questo
958
Si volse a la Regina e le richiese
959
Si era contenta prender per marito
960
Lo invictissimo Re de’ Longobardi.
961
Ella con li occhi vergognosi e tardi,
962
Vermiglia in faccia, riguardando in terra,
963
Dopo certo silenzio gli rispose
964
Con tremebonda voce esser contenta.
965
Quindi, rivolto al Re, simil dimanda
966
Fece, chiedendo si volea Rosmunda,
967
Et ei rispose sì senza tardare;
968
E trattosi di mano un ricco anello,
969
Lo pose in dito a la Regina nostra.
970
E facto questo, quel terribil suono
971
Cominciò de le trombe, el qual sentisti
972
Che rimbombava in tutte queste valle.
973
Poscia, posto le mense inanzi a lloro,
974
Furno recate in oro et in argento
975
Varie vivande e preziosi vini.
976
Or giunto el fin de la superba cena,
977
Alboin comandò che un suo poeta
978
Cantassi le sue laude in su la lira.
979
Costui, cantando molti egregii facti,
980
Dixe infra gli altri come in la battaglia
981
Uccise con suo mani el Re Comundo.
982
Nel cantarsi di questo a la Regina
983
Scendean da gli ochi per le belle guance
984
Lagrime che parieno una rugiada
985
Scesa la nocte in su vermeglie rose;
986
In guisa tal che non fu alcun sì crudo
987
Che risguardando lei tenessi el pianto:
988
Salvo che ’l Re, che essendo insuperbito
989
Dalle laude, e dal vino inflato e caldo,
990
Disse a lo scalco che portar dovesse
991
La nova taza, acciò che questo giorno
992
Fusse onorato da ciascuna parte.
993
Et ecco... oimè mi trema el cor nel pecto
994
E la voce mi manca a referirlo...
995
CORO
Ma che esser pò, che tanto ti commove?
996
SERVA
La taza era del teschio d’uno uom morto.
997
CORO
Ohimè, tu narri una cosa da fere!
998
SERVA
Alboin, preso questo orrendo vaso,
999
L’empié di vino e sorridendo dixe:
1000
Comundo, io pongo a le discordie nostre
1001
Perpetuo fine e vo’ far teco pace,
1002
In questo allegro dì bevendo insieme.
1003
Così detto, le labra al teschio pose
1004
E beveo la più parte di quel vino.
1005
Dipoi, rivolto verso di Rosmunda,
1006
La qual per non veder sì orribil cosa
1007
Volta avea indietro la dolente faccia,
1008
E’ dixe: Ecco la testa di tuo padre:
1009
Bevi con epsa e seco tu rallegra.
1010
La misera, condotta in questo loco,
1011
Piangendo refuggia sì duro bere;
1012
E quanto più fuggia, tanto più forte
1013
Instava con minacce alte e superbe.
1014
Finalmente expugnata, ben tre volte
1015
Con le tremanti man volse pigliare
1016
L’amara taza, e tante volte abasso,
1017
Vinte da la pietà, cascor le mani.
1018
Alfine el Re la prese et a la bocca
1019
Di lei la pose; onde sforzata e vinta,
1020
D’indi beveo più lagrime che vino.
1021
CORO
O miserabil noze, o duro caso!
1022
Ma così adviene a chi de’ sua inimici
1023
Si fida e ponsi ne le forze loro.
1024
ALMACHILDE
Ma che seguì dapoi de la Regina?
1025
SERVA
Altro non so, che come fur levati,
1026
Io me ne venni qui, lassando lei
1027
Che insieme con el Re ne andava a letto.
1028
ALMACHILDE
Ma veggio io là Rosmunda e la Nutrice
1029
Che escon fora. O Dio, che esser può questo?
1030
Io mi voglio appressare in verso loro.
1031
ROSMUNDA
Per seguir le vestigie del tuo senno,
1032
Come conviensi a giovenile etade,
1033
Bevuto ho dentro al teschio di mio padre.
1034
NUTRICE
Chi are’ mai pensato che costui?
1035
Fusse sì cruda e inexorabil fera?
1036
ROSMUNDA
O misera Rosmunda, or che far deggio?
1037
È questo el capo sopra ogni altro degno
1038
Che d’orientali gemme e d’oro ornato,
1039
Dette un tempo le leggi a tutto el mondo?
1040
Tu non fusti creato a questo officio
1041
Per esser taza dove el tuo nimico
1042
Bevessi insieme con la tua Rosmunda.
1043
Poi che l’impio Alboin ti ha facto vaso,
1044
Vaso prima sarai di amaro pianto
1045
Che ti verso per gli occhi; e dipoi urna
1046
Al miserabil cener di tua figlia.
1047
E tu che col tuo pecto mi nutristi
1048
Dal dì che usci’ de l’infelice ventre,
1049
Ventre infelice e più infelice el parto,
1050
Porgi lo extremo aiuto a tanto officio
1051
E da’ sepulcro a chi già desti el lacte.
1052
Come fie l’alma de le membra sciolta,
1053
Ardi el mio corpo el me’ che tu potrai
1054
In sì doglioso e miserando stato;
1055
E quelle poche cener vi saranno,
1056
Raccogli insieme e dentro a questa testa
1057
Ripolle, acciò che in quel medesmo loco
1058
Abbin lor fine unde ebbon nascimento.
1059
E facto questo, portale a Almachilde,
1060
Pregandol da mia parte, così morta,
1061
Che questo infelice osso di mio padre
1062
E le misere cener di Rosmunda,
1063
Come sa lui, già pur decta sua moglie,
1064
Voglia mandare al patrio antiquo regno
1065
Tra li Geppidi miei dilecti e cari,
1066
Acciò che in libertà stia viva e morta.
1067
NUTRICE
Oimè, donne, oimè, presto, soccorso!
1068
Su, aiutate la vostra Regina
1069
Che tramortita mi è cascata in braccio.
1070
Già el sangue per le vene si fa ghiaccio
1071
Si non porgete aiuto a la sua vita.
1072
ALMACHILDE
Oimè, Nutrice, oimè,
1073
Che crudo caso è questo?
1074
Viver non è viva quella
1075
Che teneva el cor mio.
1076
Ma prima vo’ passare
1077
Con questa spada el core
1078
A quello impio ribaldo.
1079
L’ira del vendicare
1080
Vinca el grave dolore.
1081
NUTRICE
O giovane, Rosmunda è tramortita:
1082
Non correr a furor perché sarai
1083
Dalla guardia del Re tagliato in pezi.
1084
ALMACHILDE
E di che può temer chi morir vole?
1085
NUTRICE
Si sei disposto al vendicar costei,
1086
Non niego che lo ardir tuo possa assai,
1087
Come è noto a ognium: ma gli bisogna
1088
Aver qualche altro aiuto oltre a la forza.
1089
ALMACHILDE
Qui basta sol l’ardir, perché la sorte
1090
Aiuta i forti e i timidi discaccia.
1091
NUTRICE
A quel che giogne colle forze el senno
1092
Ogni impresa felice gli succede:
1093
Vecchi consigli in giovenil forteza.
1094
ALMACHILDE
Disposto son di far come vorrai,
1095
Pur che uccida Alboino e faciàn tosto:
1096
Morto che è lui, non curo la mia vita.
1097
NUTRICE
Tu puoi far presto e ben queste due cose:
1098
Uccider lui e poi salvar te stesso
1099
Con costei qui e tutte quante noi.
1100
ALMACHILDE
E’ non si desiò mai cosa alcuna
1101
Quanto io desio la morte di costui.
1102
Orsù, datemi tosto questo modo.
1103
NUTRICE
Entriàn qua dentro a queste prime tende,
1104
Perché siàn qui negli ochi di ciascuno.
1105
Sù, donne, sù; deh, ricevete in braccio
1106
Queste regali e miserande membra,
1107
Dove si serba ancor la vostra speme.
1108
E voi, sorelle e fogliole dilecte,
1109
Nel cui tacer porto è la vita nostra
1110
Insieme con la vostra, or siate sagge
1111
E quel che avete udito sia sepolto.
1112
E’ non è cosa alcuna infra noi donne
1113
Che ci faccia più belle che ’l tacere:
1114
Qual si vi è stato altre volte adorneza,
1115
Or vi è necessità, salute e gloria.
1116
Né v’incresca aspectar nostro ritorno,
1117
E si pur qualche strepito sentissi,
1118
Pel che qualcuno entrar volesse dentro,
1119
Tenetelo in parole con qualche arte;
1120
E non restate di pregare Dio
1121
Che ponga aiuto all’opere piatose.
1122
CORO
Non ha quando è sereno el ciel più stelle,
1123
Né per tempesta el gran furiar del vento
1124
Move a lito marittimo tante onde,
1125
Né tanti fiori ha aprile o frondi el maggio,
1126
Né cascon foglie al principio del verno,
1127
Quanti sono i pensier de la mia mente.
1128
Per ciò che, s’al timor volgo la mente,
1129
Ho in orror così le inique stelle
1130
Come chi pensa navigar di verno;
1131
Si a la speranza, ogni sperare è vento,
1132
Anzi un tener fiorir l’aprile e ’l maggio,
1133
E quasi come seminar fra l’onde.
1134
Non solcò mai nochier sì turbide onde
1135
Quanti e perigli che or passa mia mente;
1136
Né mai sì lieto el bel mese di maggio
1137
Arrise, quanto triste a me le stelle.
1138
Son fragil barca in mar, spinta dal vento
1139
Fra scogli e sirte a ponto a mezo el verno.
1140
Non tante frondi et erba secca el verno,
1141
Né tanti voti si fèr mai fra l’onde
1142
Di Caribdi e di Scilla al crudel vento,
1143
Quanto e miei; onde tu, divina mente,
1144
Spargi nuova virtù sopra le stelle
1145
Che ’l crudo verno ne trasmuti in maggio.
1146
Acciò che doppo el vago fior del maggio
1147
Io colga el fructo seminato el verno,
1148
Signor che muovi le lucenti stelle,
1149
Onde cresce e descresce el mar con l’onde
1150
E talor soffia e tal s’acquieta el vento,
1151
Porge el tuo aiuto alla affannata mente.
1152
Così produce tua supprema mente
1153
Le grazie, come el sole e i fior di maggio;
1154
Da te dispare ogni tempesta e vento,
1155
Tu sol trasmuti in maggio el freddo verno
1156
Spargendo sopra el capo le sacre onde
1157
Per le quai navighiam sopra le stelle.
1158
E sempre sien le stelle e non mai verno
1159
E l’onde chiare e quiete; e sempre maggio
1160
Stia senza vento ne la nostra mente.
1161
([SERVA. ROSMUNDA])
SERVA
Levati su, Regina,
1162
Che Dio ha posto fine
1163
Al tuo aspro tormento,
1164
Perché Almachilde ardito
1165
Ha tagliato la testa
1166
Al Re ingiusto e crudele,
1167
La qual reporta seco.
1168
ROSMUNDA
Come? O Signor del cielo,
1169
Questo creder non posso!
1170
Che grazia immensa, o Dio!
1171
Quanto sono io tenuta
1172
Di ringraziarti sempre!
1173
Per tua fé, non ti incresca
1174
Narrarci prestamente
1175
Quando e in che modo è morto.
1176
SERVA
Almachilde è stato epso,
1177
Tuo fido e caro amante,
1178
Quel che ha morto Alboino.
1179
ROSMUNDA
Come potrò io mai
1180
Remunerar costui?
1181
Ma dimmi el modo apunto.
1182
SERVA
Pel consiglio gli diè la tua Nutrice,
1183
Come si fusse una nostra donzella,
1184
Si vestì tutto di feminil panni.
1185
La giovane età sua, l’obscura notte,
1186
Amica sempre de li umani inganni,
1187
E li veli ch’egli avea al capo avolto
1188
Lo trasformorno in guisa che noi stesse
1189
Lo potevàn cognoscer con gram pena.
1190
Così passamo senza alcun contrasto
1191
Per mezo de la guardi e gente arnata
1192
Sin dentro ne la camera regale.
1193
Era Alboin prostrato sopra el lecto
1194
Nel proprio modo come lo lasciasti,
1195
Ma di più alto sonno adormentato,
1196
Che cel mostrava el suo rusciar sì forte.
1197
Io guardavo a la porta e la Nutrice
1198
Con l’una mano e l’altra le cortine
1199
Alzò; alora el giovin con la spada,
1200
Che occulta avea portata a tale offizio,
1201
In quello spazio ch’io mi volsi adietro
1202
Per non vederlo, gli tagliò la testa.
1203
E facto questo, un gran fiume di sangue
1204
Con magio copia di vino e di schiuma
1205
Dal singultante tronco giù versare
1206
Vidi, e ’l pecto anelar come in fornace
1207
Quando talor el gran soffiar del vento
1208
Esce di fuor per le bovine pelle.
1209
Tale appariva quella atroce testa,
1210
Qual quella de la vipera o serpente
1211
Che spesso l’arator col vomer fende.
1212
Così tagliato, quello orribil teschio
1213
Ci fe’ paura, perché ben tre volte
1214
Le sue sanguigne luci ne’ nostri ochi
1215
Stravolse, aprì la bocca e batté e denti;
1216
E morto retenea quella fiereza
1217
Che avea quando era vivo e quello orrore.
1218
Almachilde la prese per la barba
1219
E dentro a certo panno la rinvolse
1220
Sol per portarla ne la tua presenzia.
1221
ROSMUNDA
Tu se’ pure Dio in ciel come ogniun crede,
1222
Et hai la cura de le cose umane
1223
E porgi aiuto a l’opere piatose!
1224
CORO
Ciascun che regge, impari
1225
Dal dispietato Re che morto iace
1226
A non esser crudel, che a Dio non piace.
1227
Chi vuole el regno suo governar bene,
1228
Con la pietà governi,
1229
Perché pietà l’immenso amor produce
1230
Ne li uman pecti, e l’amor la concordia.
1231
Costei sola mantiene
1232
Et accresce gli stati e fagli eterni.
1233
Da l’odio la discordia
1234
Nasce e di lei inimicizie e sdegni,
1235
Cagion del ruinar di tanti regni.
1236