John Marston
Il malcontento
The Malcontent
Traducción
de
The Malcontent
Marston, John. Il Malcontento. Tradotto da Silvia Semplice per la collezione EMOTHE. Valencia: ARTELOPE Universitat de València, 2019.
Joan Oleza Simó
(Investigador principal)
Semplice, Silvia
(Traductor)
Tronch Pérez, Jesus
(Editor)
Italiano · Verso · 1 versos
https://playcode.fly.dev/plays/EMOTHE0498_IlMalcontento
Nota a questa edizione digitale
La realizzazione di questa traduzione ha beneficiato della "Borsa di studio finalizzata alla ricerca UOB21, area di ricerca e sviluppo- formazione per la ricerca", concessa dall'Università degli studi di Palermo, dal 15 settembre 2017 al 15 marzo 2018, a Silvia Semplice. La biblioteca digitale EMOTHE ringrazia il professor Fernando Cioni, dell'Università di Firenze, per il suo contributo come revisiore della suddetta traduzione.
IL MALCONTENTO
BENIAMINO IONSONIO, POETAE ELEGANTISSIMO, GRAVISSIMO, AMICO SVO, CANDIDO ET CORDATO, IOHANNES MARTSON, MVSARVM ALVMNVS, ASPERA HANC SUAM THALIAM D.D.
AL LETTORE
Sono un cattivo oratore; e, a onor del vero, abituato a scrivere con maggior onestà che eloquenza, poiché è mia abitudine parlare come penso, e scrivere come parlo. Con franchezza ammetto, quindi, di essermi sbagliato di proposito in alcune cose, come ipotizzare l’esistenza di un Duca di Genova e adottare nomi diversi da quelli delle famiglie della città, motivo per il quale qualcuno potrebbe abilmente accusarmi; la mia difesa, però, sarà tanto onesta quanto maligne sono state le critiche a me rivolte: poiché, e lo dichiaro solennemente, è stata mia premura scrivere evitando ragionevoli offese, tanto che persino gli stranieri nel cui stato ho ambientato la mia opera non potrebbero infamare nessuno, morto o vivo che sia. Eppure, nonostante i miei sforzi, capisco che qualcuno con furbizia e imprudenza mi abbia frainteso e che, con astuzia più profonda che mai, abbia diffuso pettegolezzi screditanti, che potrebbero ritorcersi pesantemente contro gli stessi che li hanno diffusi. Indubbiamente desidero soddisfare tutti quegli animi risoluti che in ogni loro azione si propongono fini non diversi da quelli di Dio e della virtù, le cui intenzioni sono sempre sincere; così dichiaro coscientemente di non aver alluso alla disgrazia di nessuno se non di coloro i cui irrequieti studi si affaticano per ottenere il disordine, il rifiuto della santa politica, della veneranda superiorità e dell’unità stabilita. Per la mia restante e supposta acredine non temo nulla, ma suppongo che verrà accettata da qualsiasi mente di valore come un’onesta generalizzazione, così come dovrebbe, senza pretese, grazie alla libertà della satira. Smetterei volentieri di scrivere; solo una cosa mi preoccupa, cioè pensare che le scene inventate per essere recitate debbano essere forzatamente pubblicate per esser lette, e che il minor danno che possa subire sia di far torto a me stesso. Ma, dato che altrimenti sarebbero altri a causarmene di maggiori, quest’inconveniente di minore importanza va accettato. Sono io stesso dunque a pubblicare la mia Commedia; e in tali circostanze la mia forzata assenza deve fare affidamento alla discrezione dello stampatore; perciò vi prego di passar sopra eventuali piccoli errori d’ortografia senza fare storie, e che la brutta forma che questa operetta presenta alla lettura possa essere perdonata per il piacere che vi procurava quando veniva rappresentata sulla scena. Sine aliqua dementia nullus Phoebus J.M.
PERSONAGGI DELLA COMMEDIA
GIOVANNI ALTOFRONTO, nei panni di MALEVOLE
un tempo Duca di Genova
PIETRO JACOMO
Duca di Genova
MENDOZA
un favorito della Duchessa di Pietro Jacomo
CELSO
un amico di Altofronto
BILIOSO
un vecchio e iracondo cortigiano
PREPASSO
un usciere-gentiluomo
FERNEZE
un giovane cortigiano innamorato della Duchessa
FERRARDO
un favorito del Duca Pietro Jacomo
EQUATO
un cortigiano
GUERRINO
un cortigiano
PASSARELLO
giullare di Bilioso
AURELIA
Duchessa, moglie del Duca Pietro Jacomo
MARIA
Duchessa, moglie del Duca Altofronto
EMILIA
dama di compagnia di Aurelia
BIANCA
dama di compagnia di Aurelia
MAQUERELLE
una vecchia ruffiana
IL CAPITANO
della cittadella di Genova
MERCURIO
presentatore del ballo in maschera
Presentatore del Prologo
Presentatore dell’Epilogo
Paggi, una guardia, quattro alabardieri, un valletto con profumo, servitori, ecc.
Membri della compagnia dei King’s Men che compaiono nell’Introduzione:
WILLIAM SLY
RICHARD BURBAGE
JOHN LOWIN
JOHN SINKLO
HENRY CONDELL
Un trovarobe
Tutti
Tutti
Tutti
PROLOGO A “IL MALCONTENTO”
(E LE AGGIUNTE REALIZZATE DALLA COMPAGNIA DEI KING’S MEN.)
(Scritta da John Webster)
(Entra W. SLY seguito da un trovarobe con uno sgabello.)
Trovarobe
Signore, il pubblico si arrabbierà se vi sedete qui. Perché? Ci è permesso sedere sul palcoscenico nei teatri privati. Non mi avrai scambiato per un fessacchiotto di campagna, vero? Credi che tema i fischi? Potrei scommetterci la vita che mi hai scambiato per uno degli attori.
Trovarobe
No, signore.
Sly
Per Dio, se l’avessi fatto, ti avrei dato sei pence per il tuo sgabello. Lasciamo che chi porta abiti fuori moda sieda in galleria. A me i fischi! Chi è buttato fuori da una taverna o da un’osteria, fra le risate, raramente mangia bene o si ubriacherà in buona compagnia. Dove sono Harry Condell, Dick Burbage e Will Sly? Fammi parlare con qualcuno di loro.
([Si siede])
Trovarobe
Se entrate, signore, potete parlarci.
Sly
Ti ho detto di no. Sono tra quelli che hanno visto spesso questa rappresentazione e posso dar loro delle dritte sulla recitazione: ho molte battute, qui nel mio taccuino.
(Entra SINKLO.)
Sinklo
Salve, compare!
Sly
Oh, compare! Vieni, siedi qui, tra le mie gambe.
Sinklo
No, compare; il pubblico mi scambierebbe per una viola da gamba e penserebbe che mi stai suonando.
Sly
No, a meno che non te le suoniTi riempia di botte, compare!
Sinklo
Ieri ti aspettavamo per cena a casa del compare Honeymoon, il mercante di lana. Dopo cena, ci siamo giocati una ventina di albicocche con le pagliuzze, la più lunga ne vinceva una. È Miss Frances Honeymoon la fortunata, quella che, lo giuro, si becca sempre la più lunga. Io prendevo le misure alle donne. – Chi son costoro, compare?
(Entrano D. BURBAGE, H. CONDELL, e J. LOWIN.)
Sly
Gli attori! Che Dio vi salvi!
([Si alza e si inchina])
Burbage
Siate il benvenuto!
Sly
Vi presento questo gentiluomo, mio compare. È il figlio di Mastro Doomsday, l’usuraio.
Condell
La prego, si rimetta il cappello.
Sly
No, in buona fede, è un piacere; guardate, il mio cappello è il manico di questo ventaglio. Diamine, che animale sono stato a non lasciare la piuma a casa! Ma ora ti sistemo io.
(Mette la piuma in tasca.)
Burbage
Perché nascondete la piuma, signore?
Sly
Perché? Credete che voglia esser preso in giro e deriso durante lo spettacolo? Questa commedia ha defraudato tutti i galantuomini delle loro piume; il Blackfriars ha quasi mandato in rovina la produzione di piume del quartiere.
Sinklo
Diamine, avevo pensato fosse per qualche motivo che le signore a casa m’avevano consigliato di indossare la piuma a teatro. Ma temo di rovinarla.
Sly
Perché, compare?
Sinklo
Perché l’ho presa ad un torneo. Un araldo mi ha spaccato la testa perché l’avevo raccolta; ma poi l’ho indossata facendo su e giù per Strand, l’ho incontrato quaranta volte da allora e non ha osato sfidarmi.
Sly
Avete sentito, signori? Questa commedia è stata definita pungente.
Condell
Perché, signore, se non c’è né satira né moralismo, ma soltanto una mera sequenza di eventi; un gruppo di individui insoddisfatti che provano un’invidia inoffensiva verso altri individui più grandi, mentre questi ultimi distorcono le azioni di ogni uomo per il proprio vile e malvagio tornaconto; però se tali interpretazioni fossero messe alla prova, si rimangerebbero tutto, come le scimmie.
Sly
Non voglio arrivare a questo punto; però dico, chiunque abbia un cervello può criticare – se siede nel posto da dodici pence – e lo ripeto, la commedia è pungente.
Burbage
Signore, assomigliate ad un mecenate che concedendo ad un povero letterato dei benefici, lo esorta a non criticare nulla che stia all’interno del raggio della propria follia. Perché non dovremmo godere dell’antica libertà della poesia? Ci lamentiamo forse con le donne perché truccandosi si trasformano in angeli? O con i giovani galantuomini perché le spese nei bordelli causano loro cattiva fama? Nossignore, dal momento che per tali vizi non si risponde davanti alla legge, andrebbero trattati come si fa con eruzioni cutanee, lanciandoci sopra dell’inchiostro. C’è qualcos’altro in cui possiamo aiutarla, signore?
Sly
Sì, c’è, in verità; mi piacerebbe sapere come vi siete procurati questa commedia.
Condell
In fede, signore, avevano perso il copione. E siccome era un peccato che una commedia così buona andasse perduta l’abbiamo trovata e la recitiamo.
Sly
Mi stupisce che la recitiate voi: un’altra compagnia ne aveva i diritti.
Condell
Perché non un Malevole in folio per noi, come il Geronimo in sedicesimo per loro? Ci hanno dato un nome per la nostra rappresentazione: la chiameremo L’uno per l’altro.
Sly
Che cosa avete aggiunto?
Burbage
In verità non ce n’è stato un gran bisogno; soltanto qualcosina, come l’insalata ad un banchetto, per intrattenere un po’ più a lungo, e per limitare l’abitudine non ben accettata della musica nel nostro teatro. La devo lasciare, signore.
([Esce])
Sinklo
È lui che recita la parte del Malcontento?
Condell
Sissignore.
Sinklo
Scommetterei quattro orecchie che la rappresentazione non è recitata bene come lo è stata in passato.
Condell
Oh, no, signore, “nulla ad Parmenonis suem ”.
Lowin
Avete perso l’udito, che siete così generoso da scommetterci le orecchie?
Sinklo
Perché me lo chiedete, amico?
Lowin
In verità, signore, perché ho sentito di un tipo che si era offerto di scommettere cento sterline, ma non aveva che pochi spiccioli; e allo stesso modo potreste scommetterci i vostri quattro gomiti; ma che Dio vi aiuti con una giacca simile!
Sinklo
Bah, sul serio, non sono un gran critico; eppure avrei potuto essere un membro del Collegio dei Critici, un tempo. Il mio compare, qui, ha un’ottima memoria, invece.
Sly
Chi, io? Vi dico una cosa strana su di me; e vi dirò di più, per chi non ha mai studiato trucchi di memoria è molto strano ugualmente.
Condell
Cosa, signore?
Sly
Beh, scommetterei cento sterline che potrei passare una sola volta per Goldsmith’s Row a Cheapside, prendere nota delle insegne e riferirvele tutte ad un fiato.
Lowin
È molto strano.
Sly
Iniziano com’è iniziato il mondo, con Adamo ed Eva. Ce ne sono cinquantacinque. Sono solito meditare molto anche quando vengo a teatro. Cosa pensate possa passare per la testa ad un uomo guardando il pubblico?
Condell
Non lo so, signore.
Sly
Ho un’ottima pensata: se cinquanta dei Greci che si erano nascosti nella pancia del cavallo di Troia avessero mangiato aglio, non pensate che i Troiani ne avrebbero fiutato la furfanteria?
Condell
Molto probabilmente.
Sly
Per Dio, vorrei l’avessero fatto, perché ammiro moltissimo Ettore.
Sinklo
Oh, ma compare, compare. “Alessandro Magno, quando venne alla tomba di Achille, disse ad alta voce, O tu, tre volte benedetto e felice! ”.
Sly
Alessandro era uno stupido a parlare così bene di un uomo così sporco e vile.
Lowin
Mio buon signore, lasciate il palcoscenico? Vi aiuterò a trovare un palco privato.
Sly
Venite, compare, andiamo a prendere un po’ di tabacco. Avete già un prologo?
Lowin
Non ancora, signore.
Sly
Lasciatemi pensare, ne farò uno estemporaneo; avvicinatevi al pubblico, e facendo un gran inchino, parlate chiaro: “Gentiluomini, vorrei sperare, per amor delle donne, che abbiate tutti dei cuscini comodi; e nobildonne, per amore dei suddetti gentiluomini, che abbiate tutte più comode posizioni”. Che cosa potrebbero desiderare di più adesso dello spettacolo? Ed è quello che avranno, immediatamente.
([Escono])
IL MALCONTENTO Vexat censura columbas.
(Un’ode imperfetta, costituita da una sola stanza, recitata dal)
PROLOGO
È abitudine scellerata dell’Impudenza, priva di modi,
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stravolgere ogni innocuo pensiero in un attacco personale:
la censura smodata cresce selvaggia, invadendo tutto.
L’Innocenza, che non è mai stata tanto casta,
viene macchiata all’ultimo momento
da una troppo astuta e fastidiosa scaltrezza.
Oh, voi, anime più giuste,
controllate con fermezza questo danno;
e una volta per tutte insegnate ad ognuno l’antica libertà della penna,
che continua a scrivere dei folli, mentre scrive degli uomini.
[I.i]
(Si ascolta una musica sgradevole e stonata, entrano BILIOSO e PREPASSO.)
Bilioso
[Gridando verso la galleria del palcoscenico] Che succede? Sei impazzito? O ubriaco? O entrambi? O cosa?
Prepasso
Stai ergendo la torre di Babele laggiù?
Bilioso
Quanto rumore a corte! Credi forse di essere in una taverna?
Prepasso
Credi di essere in un bordello? – Questa stanza ha un pessimo odore. Entra un valletto con profumo. Ecco, profumo, profumo; un po’ a me, per favore. – Sta per entrare il Duca; fate largo!
([Esce il valletto col profumo])
[I.ii]
(Entrano il Duca PIETRO, FERRARDO, il conte EQUATO, il conte CELSO prima, e GUERRINO.)
Pietro
Da dove viene questa musica?
Bilioso
La disarmonia, più che musica, proviene dalla stanza del malcontento, Malevole.
Ferrardo
[Gridando] Malevole!
Malevole
(Uscendo dalla sua stanza) Ehi, buon uomo, che ci fai qui? Oh Ganimede del Duca, Giunone è gelosa delle tue calze lunghe! Non sei nemmeno l’ombra di una donnaEffemminato! Che vuoi, donnola viscido? Agnellino di corte, per cosa belate? Ah, catamite efebo dal mento imberbe!
Pietro
Scendi, bastardo cencioso, e ringhia quaggiù. Do totale libertà alla tua accanita scontrosità; trotta fin qui e sputa addosso a chi vuoi.
Malevole
Vengo, vengo tra voi, lascivi vecchi bacucchi, come resina in mezzo al taffetà, a rodervi, a rodervi. Cadrò come una spugna nell’acqua, risucchiando tutto attorno. – Ulula ancora! – Vado in chiesa e vi raggiungo.
([Esce da sopra])
Pietro
Questo Malevole è uno dei più mostruosi temperamenti mai nati, un uomo o forse un mostro, più insoddisfatto di Lucifero quando è stato cacciato dalla presenza divina; la sua bramosia è insaziabile come la tomba, tanto lontano da qualsiasi soddisfazione come dai Cieli. Il suo maggior piacere è provocare l’irritazione altrui, e così crede davvero di servire i Cieli; da qui la sua affermazione, che chiunque in questo mondo sia soddisfatto è uno schiavo ed è dannato. Per questo tortura tutti con quello che più li può far soffrire. Gli elementi lottano in lui; persino la sua anima è in disaccordo con se stessa; i suoi discorsi meriterebbero l’impiccagione. Ma mi piace, in realtà; mi dà buone informazioni, mi fa rendere conto di quelle debolezze che le lusinghe d’altri mitigano. – Ascoltate! Cantano.
[I.iii]
(Una canzone.)
(Entra MALEVOLE dopo la canzone.)
Pietro
Eccolo che arriva. Adesso ascolterete gli eccessi di un malcontento: è libero come l’aria, travolge chiunque. – E, signore, da dove vieni adesso?
Malevole
Dal luogo pubblico della falsità per eccellenza, la chiesa.
Pietro
Che hai fatto lì?
Malevole
Parlato con l’Usuraio, accordandoci sugli interessi.
Pietro
Mi chiedo di che religione tu sia.
Malevole
Di quella dei soldati.
Pietro
E cosa ritieni crei più infedeli adesso?
Malevole
Le sette, le sette. Ho visto una finta Pietà cambiare d’abito tanto spesso che nessuno, se non un arcidiavolo, è in grado di cucirle una sottana.
Pietro
Oh, una politica religiosa.
Malevole
Ma al diavolo la religione politica! Sono stufo; vorrei essere uno dei segugi del Duca adesso!
Pietro
Che consuete nuove mi porti da là fuori, Malevole? Continua con il tuo cinico chiacchiericcio.
Malevole
Consuete nuove? Beh, le solite parole “che Dio ti salvi, stammi bene”; le solite azioni, lusinghe e tradimento; e le solite cose, donne e cornuti. – E come sta il mio piccolo Ferrardo? Ah, tu lussuriosa canaglia! – Oh piccolo furetto, che si insinua subdolo, su e giù per il palazzo, nei nidi di qualsiasi pollastra, come una donnola. – E a che cosa dedichi il tuo tempo adesso, se non a quelle vecchie sgualdrine truccate, ricercate sempre da tutti i cortigiani, Lusinga, Orgoglio e Lussuria?
Ferrardo
Studio lingue. Quale pensi che sia il miglior linguista del nostro tempo?
Malevole
Uff! Il diavolo. Lascia che ti possieda e ti insegnerà a parlare tutte le lingue nel modo più bizarrobizzarro e facile che ci sia; e con ragione, in verità, perché ha viaggiato molto per il mondo ed è dappertutto.
Ferrardo
Tranne a corte.
Malevole
(Rivolgendosi a Bilioso) E come sta la mia vecchia montagna di sterco, coperta di neve fresca? Tu mezzo uomo, mezzo caprone, una bestia completa! Come sta la tua giovane moglie, vecchio taccagno? Ah certo, tranne a corte.
Bilioso
Sparisci, furfante sconsiderato!
Malevole
Sì, prendimi a calci, vecchio bue cornuto del Duca, signor “Faccio tutto ciò che sua Altezza vuole”.
Pietro
Come vivi attualmente, Malevole?
Malevole
Beh, come Ser Vattelappesca, uccidendo ragni per la scimmia della mia signora.
Pietro
Come passi le notti? Ho sentito che non dormi mai.
Malevole
Oh, no, ma sogno il più fantastico…O cielo! Tradimento, tradimento!
Pietro
Sogni! Che hai sognato?
Malevole
Beh, mi sembra di vedere un signore impegnare la sua gualdrappa, e madama il suo argento; la signora prende una medicina, che monsieur le somministra. C’è un ruffiano ingioiellato,ornato di pietre preziose; c’è un tale che oggi veste rasosatin, ma la scorsa notte non riusciva poteva cambiare nemmeno a cambiare la camicia. C’è Paride che sostiene quell’Elena; la la regina Ginevra che tiene su quel Ser Lancillotto – sogni, sogni, visioni, fantasie, chimere, immaginazione, scherzi, trucchi! (Rivolgendosi a Prepasso) Vieni qua scimmia ammaestrata, con i tuoi inutili trucchetti: ecco un cavaliere della terra di Catito, che gioca a palla con qualsiasi paggio d’Europa, che gioca alla danza delle spade con i danzatori di Morris della Cristianità, che cavalca fino all’anello, fino a quando le palpebre non gli diventano blu come il cielo, che va a caccia di chimere con Pompeo il Grosso.
Pietro
Tu ci andrai –
Malevole
Ssì, al diavolo! Ora, signor Guerrino, dal più compatito dei prigionieri ti trasformi nel più detestato adulatore! Ahimè, povero Celso, la tua cattiva che ne è stato della tua buona stella?; Ssei un uomo onesto; è un peccato.
Equato
È un peccato?
Malevole
Ahi, accidenti se lo è, filosofico Equato; ed è un peccato che tu essendo uno studioso così eccelso, sia per natura uno sciocco. Ho una cosa da dirti, Duca. Ordina loro di andar via, ordinaglielo.
Pietro
Lasciateci, lasciateci. [Escono tutti tranne Pietro e Malevole] Suvvia, signore, che c’è?
Malevole
Duca, sei un becco, un cornuto.
Pietro
Che?
Malevole
Ti hanno fatto le corna.
Pietro
Parla; rivelami chi è stato, veloce.
Malevole
Come un fulminen agili acrobazie.
Pietro
Chi? Con chi? Muoio Ardo per saperlo.
Malevole
Mendoza è l’uomo che ti ha trasformato in una bestia cornuta. Duca, è con Mendoza che ti hanno cornificato.
Pietro
Che prove ci sono? Racconta, veloce, e sii breve!
Malevole
Come la barba di un avvocato:
C’è una vecchia megera a corte,
si chiama Maquerelle,
ed è la mia consorte,
che mi rivelò
in gran segreto però …
– al diavolo la rima, al diavolo la rima: Maquerelle è una ruffiana scaltra; io, un cattivo onesto; vostra moglie una segreta poco di buono; e voi un rinomato cornuto. Addio, Duca.
Pietro
Resta, resta.
Malevole
Ottuso, ottuso Duca, può la pigra pazienza impedire la vendetta? Per Dio, come può una donna regalare a un uomo fattezze che Dio non gli ha mai concesso?
Pietro
Quali fattezze Dio non ha concesso?
Malevole
Le corna. Essere bendato con dolcezza, mentre ogni furfante gli dà un colpo sulla fronte; avere un berretto con enormi corna attaccato al collo, mentre i paggi lo prendono in giro, sbellicandosi dalle risate, e lui è l’ultimo a rendersene conto. Pistole e pugnali! Pistole e pugnali!
Pietro
Morte e dannazione!
Malevole
Tuoni e fulmini!
Pietro
Tortura e vendetta!
Malevole
Cazzo!
Pietro
Oh, vendetta!
Malevole
E no! Scegliere tra diecimila bellezze una donna assai inferiore alla maggior parte, in proporzione sia di corpo che di anima; sottrarla all’austero controllo dei genitori e farla propria attraverso i riti più devoti, renderla padrona di una realtà migliore del mondo, l’anima di un uomo; abbracciarla con grande bramosia, più degli gli usurai quando stringono i loro tesori (pensando che nessuno a parte loro li conti); incontrare la sua anima con un bacio leggero, ridestando un ansimante ardore nel suo cuore; fedele al suo letto, anzi di più, nutrendo il corpo per darle l’apice dei piaceri nuziali –
Pietro
Oh Dio!
Malevole
Mentre lei balbetta e gli concede appena qualcosina, che provoca ma non sazia l’appetito. Eppure persino allora, il disgelo del suo piacere sgorga da una passione lasciva e timorosa, da un eccesso di immaginazione che le porta alla mente la figura dell’adultero e le fa pensare di stringere i lombi della schifosa canaglia.
Pietro
Mi si spezza il cuore!
Malevole
E pensa, pensa cosa possa derivare da tutto ciò! L’adulterio è spesso causa d’incesto.
Pietro
Incesto?
Malevole
Sì, incesto. Fai attenzione: Mendoza mette al mondo con vostra moglie una figlia, Mendoza muore. Suo figlio sposa questa figlia. Lo vedi? Ecco, ciò è frequente, non solo probabile, ma senza dubbio spesso compiuto, mentre l’ignoranza, l’impavida ignoranza, si unisce al suo stesso seme.
Pietro
Orrenda visione!
Malevole
Adulterio! Che, insieme alla simonia, è la più orrenda trasgressione sotto la volta celeste.
Pietro
Dopo la simonia?
Malevole
Ahi, dopo la simonia, di cui però i nostri compatrioti del secolo a venire non potranno più peccare.
Pietro
Non potranno più peccare? Perché?
Malevole
Perché (grazie ad alcuni uomini di chiesa) il nostro secolo non gli lascerà nulla con cui peccare. Ma per l’adulterio – Oh, che debolezza! – dovrebbe mostrarsi una punizione esemplare, per la quale anche gli animi più smodati raggelino al solo pensiero. Maledirei lui e tutta la sua progenie; con le mie stesse mani, lo farei! Ah! Non mi fiderei nemmeno del Cielo per la mia vendetta!
Pietro
Niente affatto, Malevole, niente affatto! Dovresti vedere quale umore affligge repentinamente il mio animo. Arrivederci; ricorda, non ti dimenticherò; arrivederci.
([Esce PIETRO])
Malevole
Arrivederci. Che una meschina pensosità, una pallida malinconia, ti secchi il sangue nelle vene! Che la follia ti rubi il sonno! Il turbamento del cuore è la più profonda vendetta: chi versa sangue, uccide solo la carne, ma chi turba la pace del cuore, uccide l’anima. Bene, questo travestimento mi ha permesso ciò che i re di rado ascoltano o che i grandi uomini usano – la libertà di parola. E sebbene il mio ducato sia stato usurpato, adottare questo tono artificioso mi ha regalato una lingua libera da qualsiasi catena, come quella di un imperatore. Posso parlare come un folle, ahi, come un furfante, sempre senza alcun riguardo, giacché nessuno pensa che valga la pena dar credito alle mie parole; perché colui che ride e attacca è poco ascoltato, o di rado colpito a sua volta. Duca, sarò il tuo tormento; la mia giusta vendetta ti priverà di una gemma più preziosa della corona: innanzi a Dio lo dico, nulla è più caro di un cuore tranquillo.
[I. iv]
(Entra CELSO.)
Celso
Mio onorato signore –
Malevole
Silenzio, parla piano; silenzio! Oh Celso, fedele amico, (al tuo cospetto, per la fiducia che in te ripongo, mi smaschero; tu, il solo su dieci milioni di uomini che ami la virtù per se stessa; tu, nelle cui mani l’antica dea Opi riporrebbe la sua anima), guarda Altofronto, per sempre bandito, Duca di questa Genova lo scorso anno. Oh, veramente nobile! Ero privo dei vecchi strumenti di governo, simulazione e sospetto: non ho saputo usarli, Celso; il mio trono si ergeva come un punto in mezzo ad un cerchio, a tutti ugualmente vicino, senza preferire nessuno, governavo tutti ugualmente, e così dormivo con impavida virtù, privo di sospetti, troppo privo di sospetti; fino a quando il popolo (sempre desideroso di novità non sperimentate), impaziente di un più severo governo e spalleggiato da Firenze, non ha bandito Altofronto.
Celso
Spalleggiato da Firenze! Ahi, da lì è nata la vostra disgrazia; perché da quando la figlia del Fiorentino è stata concessa in sposa a Pietro, che adesso è Duca, nessuno stratagemma di stato è rimasto intentato. Fino a che voi di tutto –
Malevole
Di quasi tutto sono stato privato; ahimè, povera Maria la mia fedele duchessa, prigioniera sotto stretta custodia nella Cittadella.
Celso
Io vi obbedirò sempre: ribelliamoci e moriamo.
Malevole
Oh no, non scalare una torre che sta già venendo giù, Celso; sarebbe disperazione, non zelo sfidare il fato senza speranzae; stai tranquillo, prendi tempo. Oh speranza, speranza che non abbandoni mai il più disgraziato degli uomini, mi hai tenuto in vita celandomi sotto questo travestimento! Che, forse non recito bene la parte del malcontento senza peli sulla lingua? Perché, amico, siamo tutti monarchi filosofi o folli per natura. Celso, la corte è in fiamme; le lenzuola della Duchessa fumeranno per questo, tra non molto; l’immondo Mendoza, quel signore dal naso appuntito che ha reso possibile il maledetto vincolo tra Genova e Firenze, fa cornuto il Duca, che adesso ne è al corrente. La discordia per i malcontenti è una vera manna dal cielo. Quando i ranghi si apriranno, allora Altofronto andrà all’attacco.
Celso
Ahi, ma osereste?
Malevole
È andata; lo ha ingoiato come una pillola. In qualche modo funzionerà. Puah, non mi tirerò indietro; è risoluto chi non può cadere più in basso. Entra BILIOSO, Malevole cambia discorso. Oh, il padre di tutti gli alberi della cuccagna! Hai mai visto un compagno la cui forza risiede nelle sue parole, il rispetto nella sua posizione, la religione nel suo signore e l’amore in se stesso? Ecco, beh, guardalo.
Bilioso
Signore –
Malevole
Mio adorato signore, il tuo cappello da notte suggerisce una fronte straordinariamente alta.
Bilioso
Devo informarti di una novità parecchio strana, ma penso che ne sarai già al corrente: il Duca parla molto bene di te.
Malevole
Al sodo, dunque; e dovremmo forse diventare amici, noi due?
Bilioso
Sostenerci a vicenda?
Malevole
Sì.
Bilioso
Scambiarci favori reciproci?
Malevole
Esattamente. Che importa se ti ho chiamato vecchio bue, egregio cornuto, grasso codardo, mummia putrefatta? Già, dal momento che sono tra i favoriti –
Bilioso
Parole, naturalmente scherzose. Sua Grazia ti manda con me una ricompensa, come riconoscenza per – in realtà non so per cosa; anzi ti prego, ti importerebbe dirmelo? Comunque – vieni, caro amico. Conosci mio figlio?
Malevole
Tuo figlio?
Bilioso
È capace di mangiare beccacce, ballare la giga, preparare il posset, e giocare a volano con qualsiasi altro giovane lord della corte. Ha anche una dolce signora, conosci la sua cagnetta?
Malevole
È un cane, signore.
Bilioso
Credimi, è una cagnetta. Oh, ma è una buona creatura! Dovresti esserle devoto. Ti farò conoscere anche la mia giovane sposa. Andiamo, se la tengo a corte sarà per un motivo! È arrivata l’ora di cena; vieni alla mia tavola: tutto ciò che ho, è anche tuo.
Malevole
Com’è liscio e servile il viso del più rugoso dei cortigiani, per chi adesso è tra i favoriti! Quale interesse, quale indole lo frenerebbe, si attracca a chiunque sia un favorito della corona. L’ambizione invidiosa non ne sazia mai la sete, fino a quando succhiando tutto, si gonfia e si rigonfia ed esplode.
Bilioso
Adesso devo lasciarti, ti pongo i miei più sentiti saluti; soltanto manteniamo tra noi un sostegno reciproco, un mutuo-amichevole-reciproco tipo di costante-unanime, calorosamente alleato –
Malevole
Signoria, hai mai visto una piccionaia liscia, rotonda e bianca al di fuori e piena di buchi e maleodorante all’interno? Sì o no, vecchio cortigiano?
Bilioso
Oh sì, è la natura, lo stile di tutte.
Malevole
Adieu , mio vero amico di corte; arrivederci mio caro Castiglione.
([Esce Bilioso])
Celso
Laggiù c’è Mendoza.
([Si intravede Mendoza])
Malevole
Vero; colui che ha la chiave segreta.
Celso
Me ne vado, mio signore.
Malevole
Così sia; vai!
([Esce CELSO])
[I.v]
(Entra MENDOZA, con tre o quattro persone al seguito.)
Mendoza
Lasciate pure qui le vostre richieste; posso aiutarvi e lo farò; recatevi al mio scrittorio; lasciatemi.
([Escono])
Malevole
Mendoza, ascolta, ascoltami. Sei un malvagio pericoloso: che Dio t’assista!
Mendoza
Sparisci, rozzo e infimo furfante!
Malevole
Siamo tutti figli di Dio, anche se le nostre madri erano delle poco di buono. Ah, tu figlio di puttana, scimmia lasciva! Hai mai sentito parlare di Egisto?
Mendoza
Gisto?
Malevole
Ahi, Egisto; era uno sporco e smodato commerciante di carne, proprio come te.
Mendoza
Sparisci, canaglia brontolona!
Malevole
Oreste, guardati da Oreste!
Mendoza
Sparisci, straccione!
Malevole
Prima o poi risorgerò.
Mendoza
Risorgerai?
Malevole
Ahi, la Resurrezione. Qualsiasi umile seme potrebbe risorgere un giorno, e così accadrà; ma anche qualsiasi grande re, prima di morire, potrebbe cadere!
([Esce])
Mendoza
Oh dolce Elisio, che paradiso per un uomo avere i favori di un principe! Buon Dio! Che piacere! Che fortuna! La migliore delle vite! Cosa dovrei pensare, dire, fare? Essere un favorito! Un prediletto! Mostrare un timoroso e generale rispetto per un uomo, un silenzio maestoso in sua presenza, solitudine in sua assenza, un confuso brusio chiacchiericcio e un impegnato mormorio di ossequiosi servitori che lo seguono, davanti si eleva il vessillo dello stato e un “fate largo”; vassalli supplicanti che leccano il pavimento con le ginocchia servili, mentre qualche nuova sanguisuga da palazzo che procrea serpenti, piena di occhi da entrambe le parti, con una sorta di accennata umiltà, stabilisce i propri piaceri sulla sua fronte. Oh, che benedetta condizione! Che affascinanti possibilità concede l’Olimpo dei favori! Cavoli, ho fatto cornuto il Duca! Dolci donne, dolcissime signore, anzi no, angeli! Per Dio, è più maledetto del diavolo chi vi odia o è da voi odiato, ed è più felice di un dio chi vi ama o è da voi amato – voi, protettrici del genere umano, linfa vitale della società. Chi vorrebbe vivere, no, chi potrebbe vivere senza di voi? Oh Cielo! Com’è maestosa la vostra austera presenza! Com’è imperiosamente casto il vostro volto riservato! Ma, oh, quant’è piena di affascinante attrazione la vostra bella, petulante, languida e lascivamente composta espressione! Quei sorrisi sensuali, quelle fulgide occhiate che riscaldano l’anima, che ardono come le fiamme che bruciavano la terra per colpa del distratto Fetonte! Così delicate nel corpo, così argute nell’animo, piene di risorse nei discorsi, sospettose nella vita, giudiziose nel concedere favori, così socievoli di giorno e di notte così – oh, indicibile piacere! Certo, è sicuro, un uomo non può credere di essere il solo a meritare i favori di una bellissima donna: se poi è una Duchessa! Anche se Febo non mi aiuta, scriverò subito un sonetto per lei!
(Esce.)
[I.vi]
(Entra FERNEZE, accompagnando AURELIA; EMILIA e MAQUERELLE sostengono il suo strascico, BIANCA le segue. Le dame vanno via, rimangono AURELIA, MAQUERELLE e FERNEZE.)
Aurelia
Com’è possibile? Mendoza mi manca di rispetto! Com’è possibile?
Ferneze
È possibile! Come può non essere strano che lui, ebro di favori, diventi insolente con grazia? Parla, Maquerelle, parla.
Maquerelle
(Ferneze riempie le mani di Maquerelle di gioielli, mentre lei parla) e sopportare ogni uomo. Ma quando ho sentito che faceva un torto a voi, preziosa dolcezza, mi sono profondamente offesa. È più che sicuro che lui ama Emilia, con grande passione; e, come lei stessa mi ha rivelato (come sapete, noi donne ci riveliamo segreti a vicenda), quando ha rifiutato le sue avances perché era il favorito di vostra grazia, Mendoza con la più grande irriconoscenza ha rinunciato alle promesse fatte a voi. Per parlare con fervore, più ampiamente e sensatamente, senza inutili giri di parole, datemi quei gioielli così che le vostre orecchie possano ricevere i miei dovuti ossequi. Per quanto mi riguarda, è risaputo che posso accettare di tutto,
Ferneze
E anzi, vi ha chiamato – dillo Maquerelle, dillo!
Maquerelle
In nome del Cielo, “strega”, “biscotto rinsecchito”; e ha risposto senza vergognarsene che sì vi aveva amato ma soltanto per soddisfare il proprio piacere, o qualcosa del genere.
Ferneze
Per essere da voi mantenuto.
Maquerelle
Per ascesa sociale e buona reputazione.
Aurelia
Oh, malvagio! Oh, sfacciato Mendoza!
Maquerelle
C’è di più, è anche il più rude, il più folle dei furfanti nelle sue imprecazioni contro il nostro sesso; imprecava contro le donne –
Aurelia
Come? Cosa diceva?
Maquerelle
Mi vergogno a dirlo.
Aurelia
Mi piacerebbe odiarlo, quindi parla.
Maquerelle
Beh, quando Emilia ha rifiutato la sua vile volubilità, la canaglia dalla lingua malvagia gliene ha cantate quattro, e ha detto –
Aurelia
Cosa?
Maquerelle
Sul serio, è troppo spudorato.
Aurelia
Cosa ha detto?
Maquerelle
Che a quattro anni le donne sono stupide; a quattordici, sgualdrine; a quaranta, ruffiane; a ottanta, streghe; e a cento, gatte.
Aurelia
Che impudenza senza fine!
Ferneze
Ma per quanto riguarda il povero e costante cuore di Ferneze, non c’è mai stato un prato senz’ombra, più secco e prosciugato sotto il calore ardente di questo cielo, del mio cuore quando è sotto il vostro sguardo.
Maquerelle
Un ardente paragone!
Ferneze
I vostri sorrisi sono il paradiso per me, il vostro cipiglio un inferno. Oh, abbiate pietà! La grazia dovrebbe dimorare con la bellezza.
Maquerelle
Ben recitato, sul serio!
Aurelia
Ti concederò i miei favori, per dispetto a Mendoza – “Strega”, Ferneze, “strega!” – Ferneze, adesso sei il favorito della Duchessa; sii fedele, ma in segreto; può essere pericoloso.
Ferneze
È spento l’amore di chi per esso teme la morte; temerla è una vergogna, e la codardia è peggio della morte stessa!
Aurelia
Godrai dei miei favori. Adesso dirò di star male e di dover prendere delle medicine; perciò a notte fonda vieni –
Maquerelle
Vai nella sua stanza ma con la condizione di non offendere il suo letto, giuralo su questo diamante!
Ferneze
Lo giuro!
([Dà il diamante a Maquerelle])
Maquerelle
Non indugiare più a lungo di quanto tu voglia, giuralo su questo rubino!
Ferneze
Lo giuro!
([Glielo da])
Maquerelle
E che la porta non scricchioli.
Ferneze
Che la porta non scricchioli.
Maquerelle
Però giuralo.
Ferneze
Lo giuro su questa borsa!
([Le consegna la borsa])
Maquerelle
Vai, vai. Terrò io i tuoi giuramenti, per te! Ricorda, vieni stanotte.
(Entra MENDOZA, leggendo un sonetto.)
Aurelia
“Biscotto rinsecchito!” – Guardate, è arrivato il vile miserabile.
Mendoza
“Linfa di bellezza, immagine divina, regina dell’amore” –
Maquerelle
Parlerà della sua Emilia.
Mendoza
“Trionfo della Natura, miglior cosa al mondo” –
Maquerelle
È Emilia.
Mendoza
“Tu, unica meraviglia che il mondo abbia mai visto” –
Maquerelle
Ancora Emilia.
Aurelia
E perché devo ascoltarne io gli elogi?
Mendoza
Madame, è sempre un piacere incontrare Vostra Grazia; ho scritto versi appassionati per…
([Esce Ferneze])
Aurelia
Sparisci, delinquente, malvagio! Oh, senno, dove sono stati i miei occhi, quale sortilegio mi ha fatto stravedere per te, quale stregoneria mi ha fatto innamorare di te? Sparisci; nascondi la testa. Oh, potessi fare di più che solamente detestarti! Via, sei il peggiore di tutti i mali! Non chiedere perché, il perché è la mia volontà.
([Esce insieme a Maquerelle])
Mendoza
Donne? No, le Furie; anzi peggio: perché queste tormentano solo i cattivi, mentre le donne buoni e cattivi. Dannazione del genere umano! Oh voce, le hai elogiate per questo? E non sei tu, Ferneze, ad insinuarti tra le sue grazie. Stai sicuro. Oh, potessi imprecare contro questi mostri della natura, immagini diaboliche, maledizioni della terra, le donne, che osano tentare qualsiasi cosa e che sono disposte a tutto pur di ottenere ciò che vogliono; senza premeditazione o anticipazione; avventate nelle richieste, spietate nel lavoro, impazienti nella sofferenza, smodate nel desiderio, schiave delle loro voglie, maestre della dissimulazione, costanti solamente nell’incostanza, perfette solo nella falsità: le loro parole sono mendaci, i loro occhi truccati, i singhiozzi dissimulati, l’aspetto e i capelli ingannevoli, le promesse illusorie, i sospiri falsi. La passione è la loro sola religione; i brutti vestiti e la vecchiaia sono gli unici mali che le spaventano. Vorrei poter imprecare ancora!
[I.vii]
(Entra PIETRO, sguainando la spada.)
Pietro
Una disgrazia ti trapassa la gola, disgustoso furfante! Di’ le tue ultime preghiere.
Mendoza
Le ho dimenticate.
Pietro
Morirai.
Mendoza
Come farai anche tu. Il mio cuore è impazzito.
Pietro
Come le mie corna.
Mendoza
Terribilmente pazzo.
Pietro
Mostruosamente pazzo.
Mendoza
Perché?
Pietro
Perché? Perché hai disonorato il mio letto.
Mendoza
Io? Per favore, venite, sedetevi. Metto il mio cuore a nudo davanti a voi, saldo come la terra in questo universo glorioso. E voi, voi dite di essere un cornuto per colpa mia?
Pietro
Sì, furfante, per colpa tua.
Mendoza
Non vogliate perdere, per parole aspre e piene d’astio, chi può salvarvi dalla tristezza. Io, oltraggiare il mio Duca! Siate testimoni voi, oh notti silenziose e fredde, di come i miei occhi sempre svegli abbiano vigilato il traditore! L’essenza stessa della verità è testimone di con quale umiliazione abbia consacrato me stesso a compiti inferiori, solo per conoscere la verità, i colpevoli, il tempo, i mezzi, il luogo, da chi, e quando e dove venivate disonorato! E vengo ripagato con un “furfante”? Ah, la mia intrusione in un luogo privato e proibito, solo per osservare cosa accadeva più da vicino, e Dio solo sa, giurando di rivelarvelo, mi ha reso un sospettato, mi ha trasformato in un malvagio? Quale canaglia mi ha offeso?
Pietro
Mendoza, potrei sbagliarmi.
Mendoza
Sbagliarvi? È un termine troppo debole: ma sbagliarvi e sbagliarvi ancora, e correre, vertiginosamente e con sospetto, prima di sapere da me da quali persone dobbiate guardarvi. E anzi, dal momento che i miei servigi sono stati respinti e detestati, prima che ve lo riveli dovreste beccarli insieme.
Pietro
Mendoza, lo sapete che sono un uomo dal cuore candido.
Mendoza
Il più adatto per aver messe le corna. Che la vostra fronte è pure candida.
Pietro
Dimmi, invece, ti ho sentito imprecare –
Mendoza
Contro le donne, è vero. Perché, chi può essere così indifferente, conoscendo un signore tanto onesto, virtuoso, sconfinatamente amorevole, generoso, di bell’aspetto e dolce, da scegliere di disprezzarlo, maltrattarlo, diffamarlo e farlo cornuto? Per Dio! Odio tutte le donne per questo. Lenzuola candide, luci di cera, antichi montanti da letto, camicie da notte di cambrì, tende che occultano, arazzi licenziosi, cardini oliati, e tutte le silenziose e lascive testimonianze della lussuria delle più grandi divinità – Che salvezza ci si può aspettare?
Pietro
Mi dirai chi è?
Mendoza
Perché? Potreste scoprirlo da solo; osservate, osservate.
Pietro
Non ho pazienza. Vuoi una ricompensa? Dimmi, rivelami il nome!
Mendoza
Eccovelo! Ferneze è il tuo uomo, Ferneze; ve lo proverò; stanotte lo troverete tra le vostre lenzuola; siete contento adesso?
Pietro
Sì; il mio cuore è in pace. Fino a stanotte –
Mendoza
Che?
Pietro
Arrivederci.
Mendoza
Dio, che debole siete! Beh, non pensate ci sia qualcosa in più da fare?
Pietro
Perché?
Mendoza
Beh, allora, oserò consigliarvi: dovremmo fare così. Voi, con alcune guardie, entrate all’improvviso, uno dopo l’altro, nella camera della duchessa. Io starò dietro, fuori dalla porta da cui lui dovrebbe entrare. Ferneze si intrufola; lasciatelo passare. Viene verso di me, lo uccido; notate bene, io lo uccido; voi mi seguite; impreco e fingo di salvarlo. Arriva la Duchessa, a cui (rispettandone l’alto rango e per la vostra gentilezza) lo so, lo so, non sarà fatto alcun danno. Lei arriva, mi infurio, prego, giustifico Ferneze, e così mantengo salvo l’onore della Duchessa. Lei per questo mi terrà in gran considerazione; vi onorerò, conoscendo i segreti della sua anima, e voi la mia. Allora qualsiasi cosa lei potrà pensare per vendicare il suo Ferneze (dato che le donne sono le più astute nella vendetta), voi la saprete ancora prima che lei stessa la pensi. Così lui morirà sicuramente, la Duchessa cadrà nella mia trappola e la vostra vita sarà salva.
Pietro
Funzionerà, anche se dovrò staccarmi il cuore dal petto. Quando nulla può curarla, la parte putrefatta va tagliata via.
([Esce])
Mendoza
Chi non è capace di fingere amicizia non potrà mai causare odio. Onesto e sciocco Duca, astuta e lasciva Duchessa, stupido novellino Ferneze, rido di tutti voi. La mia mente si sforza per causarvi danno, e io sento subito degli spasmi, prova tangibile che la questione è a portata di mano. Come le orse plasmano i loro cuccioli, così darò forma al mio stratagemma, che crescendo sarà spaventoso: la vendetta rende gli uomini saggi.
([Esce])
[I.viii]
(Entrano MALEVOLE e PASSARELLO.)
Malevole
Giullare, che bello vederti. Puoi cantare, pazzo?
Passarello
Sì, posso cantare, pazzo, ma solo se ti aggiungi al coro; e posso suonare gli strumenti, da dilettante, come fanno i galantuomini. Oh, fossi castrato! Allora sarei un giullare grasso per le stanze private, uno squillante per le taverne e uno privato per tutte le dame.
Malevole
Hai un bell’aspetto, da quando sei venuto a corte, giullare. Come sei agghindato, bardato!
Passarello
Si, è vero, anche i lacchè e le ruffiane vestono di velluto, non come ornamento d’onore, ma come simbolo di fatica; così, adesso che il Duca è triste, io sono obbligato a scherzare con lui, quando non dorme, ogni notte.
Malevole
Perché soffre?
Passarello
Ha gli occhi addolorati.
Malevole
Non l’ho guardato molto bene.
Passarello
Terribili occhi addolorati; e così sono quelli di ogni cornuto, perché le radici delle corna nascono nel bulbo oculare, ed è la ragione per cui il corno del cornuto è delicato come il suo occhio o come quello che cresceva sulla fronte di quella donna dodici anni fa, che non poteva sopportare le venisse toccato. Il Duca inclina la testa come un’aquilegia.
Malevole
Passarello, perché i grandi uomini rubano ai folli?
Passarello
Come i Gallesi che rubano i giunchi quando non c’è più niente da rubare: per mantenere le buone abitudini.
Malevole
Puah, che motivazioni dai; parli come un folle.
Passarello
Esatto, dispenso piccoli frammenti, come il cavaliere che va in cerca della vedova in città facendo tintinnare gli speroni dorati e crescere la barba folta e rossiccia, portandole tabacco; è tutto uno specchio del loro cerimoniale cavalleresco. E anzi, continuerò a parlare una volta che la mia lingua è ben avviata; come un civile, in groppa al cavallo, sempre a piccolo galoppo.
Malevole
E come se la passa Maquerelle per ora?
Passarello
In verità vorrei salutarla come farei con le donne inglesi di Flushing: chiamandola puttana; ma adesso che la vecchiaia l’ha lasciata come un ferro vecchio, le ho solo chiesto come stessero i suoi denti marci e l’ho lasciata lì. Lei è stata la prima ad inventare camicie da notte profumate per le nobildonne e pantofole di lana, per paura degli scricchiolii, per i loro amanti. Era una perfetta signora, però la sua faccia si crepava come mica.
Malevole
E come sta il tuo vecchio signore? Ha abbastanza buonsenso ed è privo di coscienza, le doti di un perfetto adulatore e di un perfetto furfante.
Passarello
Oh, benissimo: ha, oltre a me, altri quindici giullari pronti a istruirlo nell’arte della canzonatura; e ripete le loro battute in privato al Duca e alla Duchessa. Mentirebbe come un mercenario o un avvocato; starebbe da qualsiasi parte per più denaro.
Malevole
Sono di fretta, taglia corto.
Passarello
Come un truffatore quando viene pagato. Mentre i giovani cortigiani resteranno dove sono, lui prospererà, te lo assicuro, come il Venerdì Santo in Quaresima. Gli uomini vogliono che arrivi, perché giorni più propizi vengono dopo di lui; altrimenti, sarebbe il più magro e pietoso attore dello spettacolo. Adieu, Malevole.
Malevole
Oh mondo vile, le tue vanità fanno sembrare saggio un folle!
Passarello
Mi riconoscerai di nuovo, Malevole.
Malevole
Oh, sì, per il velluto.
Passarello
Ahi, come un avvocatuncolo per la sua borsa di tela. Sono così comune a corte, che tutti, cavalieri, clown, e furfanti, mi contendono: la corte probabilmente non esisterebbe senza di me. Adieu, Malevole.
([Escono separatamente])
[II.i]
(Entra MENDOZA, con una lanterna, per osservare l’ingresso di FERNEZE che, mentre suona l’intermezzo, entra con gli abiti sbottonati; due paggi davanti a lui portano due lumi; è ricevuto da MAQUERELLE, che lo fa entrare. I paggi vengono mandati via.)
Mendoza
È in trappola! Il sempliciotto ha già il cappio al collo. Adesso Ferneze sta camminando nel pericoloso sentiero della libidine, mostrando di sfidare completamente il buonsenso. Un pazzo abbraccia le nuvole, e così nasceranno i centauri; e adesso, fatto forte dall’ansimare per l’effimero piacere, il libidinoso lascia che i cieli lo invidino. Povero sciocco, non posso offrirti altro che il misero conforto del disastro, che peccato. La libidine è senza fine, come il tempo scandito dai piombini di un orologio. Tale è il corso del malsano e amaro desiderio, che adesso proverai. Mi vendicherò. Duca il tuo sospetto, Duchessa la tua perdita di favore, Ferneze la tua rivalità, subiranno vendetta immediata. Non c’è nulla di così santo, nessun vincolo naturale tanto forte, o legge dell’amicizia tanto sacra, che io non possa profanare, rompere o violare prima di dover sopportare disgrazia, disprezzo e povertà. Dovrei io, il cui solo “ehm” fa a tutti scoprire il capo, la cui sola espressione causa silenzio e il cui mero scricchiolio di scarpe costringe i passaggi più segreti ad aprirsi, raschiare come un cane servile qualche porta chiusa a chiave? Imparare come inchinarmi e piagnucolare “Vi scongiuro, vi prego, mio Signore siete lì dentro?” ed essere intimorito dalla formalità derisora di qualche vecchio dignitario di corte? Che mi dia di volta il cervello prima! Unde cadis no quo refert ; il mio cuore grida “Morite tutti!” Ma come? Come? Quale destino può mai evitare la vendetta, quando è estrema? Andrò dal Duca; e se tutto questo dovesse venir fuori – se! Cavolo, la Fortuna stravede sempre per chi non prova vergogna.
([Esce])
[II.ii]
(Entrano MALEVOLE da una porta; BIANCA, EMILIA e MAQUERELLE dall’altra.)
Malevole
Che Dio vi benedica entrambe, fanciulle! Ah, Dipsade! Come stai vecchia ruffiana?
Maquerelle
Vecchia ruffiana?
Malevole
Sì, vecchia ruffiana. Penso che tu giaccia come un tizzone sotto queste foglie verdi. Colui che vuole infiammare il cuore di una giovane donzella, lascia che le metta vicino una vecchia ruffiana che già ha fatto faville, una mezzana, mia filaccia mezza bruciacchiata, tu che anche se non sei più capace di infiammarti, sei in grado di accendere i lumicini di centinaia di vergini. (A Bianca) Come sta il vostro vecchio marito, mia piccola violetta? Ancora problemi con la tosse, nei polmoni? Scatarra ancora di notte? Di certo non morderà.
Bianca
No, in verità, l’ho preso con i denti caduti, con la vecchia bocca già vuota.
Malevole
E lui ha preso voi con la pancia già piena di giovani ossa. Accidenti, la stoccata botta del nemico è la causa delle sue disgrazie.
Bianca
E quella dell’amante causa delle mie.
Malevole
La stoccata più intima! Oh, mortale donzella! (A Maquerelle) Madame, non hai più nessun corroborante per il vecchio Giasone? Guardate, viscere di granchio al forno, midollo di bue distillato, peli polverizzati del labbro superiore di un leone, gelatina di passero, midollo di scimmione, o polvere di testicolo di volpe? E dove andate tutte adesso?
Bianca
Beh, a letto, a letto.
Malevole
E i vostri mariti giacciono con voi?
Bianca
Ciò sarebbe rozzo, in verità.
Malevole
E non avete dignitari da voi? Su dove andate? Sinceramente!
Maquerelle
Sinceramente, ecco, provate il più miracolosamente, ammirabilmente, meravigliosamente preparato posset, con tre tipi di latte cagliato, senza altre bevande. Mi aiuterete con la volpe? Ecco il Duca.
([Le donne escono])
Malevole
(A Bianca) Le rane fritte sono ottime e anche esotiche.
[II.iii]
(Entrano il Duca PIETRO, il Conte CELSO, il Conte EQUATO, BILIOSO, FERRARDO e MENDOZA.)
Pietro
La notte incombe profonda e disgustosa; che ore sono?
Celso
Quasi rintocca la mezzanotte.
Malevole
Che Dio ti benedica, Duca.
Pietro
E maledica te. Sparisci! Non hai più i miei favori; non farti più vedere. Sono contrariato.
Malevole
Che Dio sia con te! Che i cieli ascoltino il mio giuramento: possiate tu e tua moglie vivere a lungo insieme!
Pietro
Sparisci, villano!
Malevole
“Artù per primo ha iniziato a corte – Poi Agamennone, Menelao…” – C’è mai stato un duca cornuto?
Pietro
Sparisci, via da qui!
Malevole
A chi credi adesso?
Mendoza
Portatelo fuori!
Malevole
Con la più servile sopportazione. Verrà il giorno in cui il tuo disastroso errore farà ammutolire il tuo ebbro giudizio. – Furfanti in auge! Ahi, in verità, che ascenda. Buon Dio! Com’è sottile l’adulazione del diavolo per il vizio! Fallo ascendere più in alto, fagli sembrare che voli, come il volatile che ha preso in giro la tartaruga, portando fino in cielo l’ambizioso rettile col guscio! La conclusione è che dalle altezze non si può che cadere giù, mortalmente.
Bilioso
Beh, allora? Sparisci, canaglia! Sparisci, furfante!
Malevole
“Adesso devo lasciarti, ti pongo i miei più sentiti saluti.”
Bilioso
Fuori, bastardo!
Malevole
“Manteniamo una salda amicizia”.
Bilioso
Fuori!
Malevole
“Un sostegno reciproco, un mutuo-amichevole-reciproco tipo di costante-unanime, calorosamente alleato” –
Bilioso
Via di qua, rozzo cafone dalla bocca larga! Va’ via!
Malevole
Adieu, piccionaia; tu, che ti attacchi alla fortuna come una sanguisuga. Che la serpigine, la stranguria, e un perenne e inefficace priapismo ti colpiscano!
Bilioso
Sparisci, furfante!
Malevole
Possa essere il tristemente noto ruffiano accondiscendente di tua moglie, e quando non avrai più lavoro, vivere per essere la più triste miseria del mondo, un cornuto mendicante!
([Esce])
Pietro
(A Mendoza) Si faccia come hai detto.
Mendoza
Deve essere così, perché quando i grandi uomini di stato cercano vendetta, è necessario che sopportino con pietà e orgoglio, ma siano strettamente vigilati dai loro segugi. Ne ripongano uno nel petto, che dorma con loro, che mangi dallo stesso piatto, che corra al loro fianco, che possa scoprire qualsiasi pericolo; e che una volta disonorato, esposto all’offesa, privi l’uomo di ogni vergogna, e l’uomo (tutti lo confessano) è più incline alla vendetta che al riconoscimento. I favori sono scritti nella polvere, ma sappiamo che la natura depravata lascia il segno dei colpi persino nell’acciaio più durevole.
Pietro
Dovresti recarti nelle stanze della Duchessa.
Equato
La trama è davvero buona.
Pietro
Dovrai ucciderlo, ma far finta di salvarlo.
Ferrardo
Il più sottile dei giochetti.
Celso
Del più subdolo dei furfanti.
Pietro
Miei signori, il grave gesto che ci proponiamo di compiere causerà morte e vergogna, due delle peggiori colpe che possono distruggere l’animo; pensateci, pensateci su. Colpisco, ma tuttavia, come colui che, scagliando le proprie lance contro muri di pietra, le fa rimbalzare contro se stesso, il disonore di mia moglie è affar mio, o Dio, è affar mio! Perciò vi scongiuro abbiate riservatezza: non facciamola peggiore di quanto già non sia, ve ne prego. Entrate senza timore, salutatela con sguardi gentili, non macchiate nulla col sangue; solo Ferneze morirà, ma non alla vista di mia moglie. Oh gentiluomini, Dio solo sa quanto la amo! Nient’altro avverrà dopo tutto ciò. Non mi sento bene: se il dolore, che rende le vene secche, raggrinzisce la pelle, getta polvere in faccia agli uomini, offusca la vista e fiacca il sangue, provasse a mandarmi all’altro mondo, dato che prima o poi morirò comunque, lasciate che lui [Mendoza] mi succeda. Non ho figli; tutto quello che lascio dopo di me è il vostro affetto, che sarà la mia eredità; perché questo accada, vi prego di accettare Mendoza come mio successore. È nobile di nascita; e più che meritevole ai miei occhi.
Celso
Dannazione!
Pietro
Un silenzioso assenso; vi ringrazio. Andiamo ora. Oh, possa morire prima che il disonore di mia moglie venga reso pubblico! Vorrei essere obbligato a forzare la tomba di mio padre, a dissotterrarne le ossa e buttarle nella sporcizia, piuttosto che questo! Tutto ciò offende sia i vivi che i morti: è una cura estrema quella che guarisce con la morte.
([Esce insieme agli altri])
[II.iv]
(Entrano MAQUERELLE, EMILIA e BIANCA con il posset.)
Maquerelle
Ecco qui, tre tipi di latte cagliato, da tre regioni diverse e separate; preparato metodicamente, seguendo la ricetta, senza nessun’altra bevanda.
Bianca
Senza nessun’altra bevanda?
Maquerelle
Lo giuro sul mio onore. Vi sedete a mangiare?
Emilia
Buono! Qual è la ricetta?
Maquerelle
Che belle perle; lo giuro su queste perle (chissà come mi starebbero) è questa: trentasette tuorli d’uovo di galline della Guinea; diciotto cucchiai e mezzo di succo di ossa di passero; un’oncia, tre bicchierini, quattro gocce e un quarto di sciroppo di datteri etiopi; addolcire con tre quarti di libbra di agrifoglio di mare candito dell’India; ricoprire con polvere di perla americana, ambra grigia della Cina e testicoli d’agnello della Moscovia.
Bianca
Fidati di me, gli ingredienti sono corroboranti e, senza dubbio, ottimi e potenti per risvegliare l’appetito.
Maquerelle
Non so cosa tu voglia dire con “risvegliare l’appetito”; ma questo è ciò che fa: purifica il sangue, alliscia la pelle, illumina gli occhi, rafforza le vene, sbianca i denti, rasserena lo stomaco, fortifica la voglia, e accelera l’ingegno; questo è quanto.
Emilia
È vero, ne ho mangiate due cucchiaiate e mi sembra di poter già parlare più astutamente e rapidamente.
Maquerelle
Hai la capacità di sembrare pura?
Bianca
Grazie ai consigli e alla pratica.
Maquerelle
Beh, allora, mangiate questo posset , ravvivate il sangue e preservate la vostra bellezza. Conoscete il Dottor Faccia d’Intonaco? Lo giuro su questo latte cagliato, è il più bravo a dipingere le vene, ravvivare lo sguardo, tingere i capelli, lisciare la pelle, arrossire le guance, truccare il petto, sbiancare e rimbiancare i denti, l’unico che sia mai riuscito a far apparire bella una vecchia donna con luce suffusa; su questo latte cagliato, ah!
Bianca
Bene, siamo decise; dobbiamo avere cura di ciò che Dio ci ha dato.
Maquerelle
Abbiate cura di tutto, eccetto dei vostri mariti; non viziateli troppo, permettetegli di uscire dal seminato. Ma per quanto riguarda la bellezza, fatene il vostro rito sacro; dedicategli due ore al giorno nelle vostre stanze. Sono stata giovane e anche adesso, in fede, non sembro superare i venticinque; ma credetemi, conservate e sfruttate la vostra bellezza; una volta che giovinezza e bellezza sono andate, siamo come api senza miele, abiti fuori moda che nessun uomo vuole indossare; perciò, fatelo per me, sfruttate la vostra bellezza.
Emilia
Ahi, ma gli uomini dicono –
Maquerelle
Gli uomini dicono! Lasciategli dire ciò che gli pare. Che diamine, non sanno nemmeno quali siano i vostri desideri. Più passano gli anni, più diventano migliori; se perdono giovinezza e bellezza, acquistano saggezza e giudizio; ma quando la nostra bellezza scompare, tanti saluti. Non c’è cosa più brutta da vedere che una donna vecchia, da cui, potando, pizzicando e pitturando, nascono tutte le dolci bellezze!
([Suona una musica da dietro le quinte])
Bianca
Ascoltate, musica!
Maquerelle
Silenzio, viene dalla camera da letto della Duchessa; buon riposo, mie prosperose e aggraziate donzelle.
Emilia
Buona notte, sentinella.
Bianca
Buona notte, cara Maquerelle.
([Escono entrambe])
Maquerelle
Possa la ricetta del mio posset regalarvi la mia astuzia e onestà; e a me, la vostra giovinezza e bellezza: il più piacevole dei riposi!
([Esce])
[II.v]
(Una canzone [da dietro le quinte].)
(Mentre viene eseguita, entra MENDOZA, sguainando la spada, in piedi, pronto ad uccidere Ferneze, non appena si introduca nella stanza della Duchessa. [Agitazione dietro le quinte])
Tutti
[Dietro le quinte] Colpisci, colpisci!
Aurelia
[Dietro le quinte] Salvate il mio Ferneze! Salvate il mio Ferneze!
(Entra FERNEZE, in camicia da notte, e viene colpito dalla spada di Mendoza.)
Tutti
[Dietro le quinte] Continua, incalza!
Aurelia
[Dietro le quinte] Oh, salvate Ferneze!
Mendoza
Ti trafiggo, ti trafiggo! [Trafigge Ferneze con lo spadino] Tu, vile folle, cadrai qui! Colui che attenta illegalmente all’amore del principe, deve avere mani grandi, un cuore coraggioso, i cento occhi di Argo e la forza di Ercole, altrimenti morirà.
(Entrano AURELIA, il Duca PIETRO, FERRARDO, BILIOSO, CELSO ed EQUATO.)
Tutti
Arriviamo, arriviamo!
([Mendoza si piazza davanti al corpo ferito di Ferneze e finge di volerlo salvare])
Mendoza
State alla larga, trattenetevi, incivili messeri!
Pietro
Colpisci!
Mendoza
Indietro! Non mettete alla prova un uomo deciso! Che volete ancora, inumani assassini, oltre la morte?
Aurelia
Oh, povero Ferneze!
Mendoza
Ahimè, ogni difesa è ormai inutile.
Aurelia
È morto.
Pietro
Mi dispiace per il nostro disonore. Va’ a letto: non piangere troppo, conserva qualche lacrima per quando morirò io.
Aurelia
Che, piangere per te? La mia anima non troverebbe lacrime.
Pietro
Ahimè, ahimè, l’animo delle donne è così cieco!
Mendoza
Denunciare una tale bellezza! Assassinare un giovane! Rifuggire le buone maniere! Chi vi ama davvero dovrebbe rimproverare i vostri errori.
Pietro
Non puoi farmi cambiare idea; abbiamo abbastanza sangue; per piacere, signora, ho quasi dimenticato tutti i tuoi errori. Altrimenti, beh, allora –
Aurelia
No.
Pietro
E allora non dimenticherò. Dormi bene; buonanotte.
((Esce con gli altri cortigiani))
Aurelia
Che tu sia disprezzato!
Mendoza
Madame, mi avete causato un’enorme disgrazia; avete fatto del male a chi più vi ama. Andiamo, in cuor vostro sapete che è così.
Aurelia
Credo.
Mendoza
Soltanto “credo”?
Aurelia
No, ne sono sicura, è così: i miei occhi hanno avuto testimonianza del tuo amore. Mi hai sostenuto così fermamente che non posso dubitarne –
Mendoza
Beh, ditemi, mia signora dal viso splendido, voi che anche in lacrime siete straordinariamente bella, quale sentimento sconsiderato vi ha portato ad un’ira così violenta contro di me? Ditemi, quale offesa ci è stata causata? Quale diavolo ci ha fatto danno? Parlate.
Aurelia
Quella cosa che non ha mai avuto valore sufficiente da essere chiamato uomo, Ferneze. Ferneze ha giurato che tu amassi Emilia; e che, per conquistarla, con parole piene di biasimo, avessi macchiato e condannato il mio amore.
Mendoza
Ignobile malvagio! E per questo io ho tentato di salvarti? Per questo mi sono opposto al mio signore? Per questo, o Dio, per questo ho mandato a fondo tutte le mie speranze e con loro la mia stessa vita? Presentato la mia gola, nuda, all’ascia del boia? Tu, il più disgustoso dei corpi. – Emilia! Lo giuro sulla mia vita, non la conosco. Emilia! E gli avete creduto?
Aurelia
Perdonami, ma sì.
Mendoza
Sì? E perciò gli avete concesso i vostri favori?
Aurelia
Sì.
Mendoza
Concedergli i vostri favori, e ancora, giacere con lui?
Aurelia
Ahimè, sì.
Mendoza
Stanotte?
Aurelia
Stanotte.
Mendoza
E il Duca vi ha sorpreso avvinghiati nel desiderio?
Aurelia
La più triste delle verità.
Mendoza
Oh Dio, oh Dio! Com’è possibile che noi noiosi animi onesti, con grande intelletto, siamo inghiottiti dalle paludi di un terreno ingannevole, mentre i temperamenti furbi, limitati, poco coraggiosi, taglino la gola agli uomini giusti e scappino? Ahimè, sono troppo onesto per questi tempi, troppa poca rabbia e una troppo pesante calma; stavo qui, mentre questo furfante mi metteva il cappio al collo; e c’è di più, difendevo l’onore di colui e colei che hanno fatto a pezzi il mio cuore.
Aurelia
Per favore, ho sbagliato e me ne dispiaccio moltissimo, ho sbagliato.
Mendoza
Beh, siamo entrambi morti: il Duca ci odia; e chi è odiato da un principe, che si prepari alla morte, l’unico destino certo. Ma la prevenzione è il cuore della politica.
Aurelia
Dovremmo assassinarlo?
Mendoza
Immediatamente.
Aurelia
Sì, immediatamente, prima che ordisca un complotto o diffonda ulteriormente la già nota macchia del mio onore, uccidiamolo!
Mendoza
Per voi farei molto più di questo. Mi sposerete?
Aurelia
Ti farò Duca. Sono della famiglia dei Medici, Firenze mi è amica; a corte la mia fazione ha molto potere; il Duca allora morirà; noi saremo ben preparati al cambiamento; il popolo barcollerà irrazionalmente; noi saremo forti; le nostre parti difese; il ducato disorientato; non c’è dubbio che con questo repentino successo tutto sarà sistemato.
Mendoza
Mi avete dato la conferma; siamo decisi; domani arriverà il cambiamento; riposate tranquilla, che è notte fonda: la madre dell’umida rugiada con pallida luce diffonde ombre tetre sulla terra addormentata. Dormite, dormite, mentre tramiamo il nostro inganno. Seppellirò quest’uomo. Arrivederci; a letto. Ah, dormite bene, sognate che il Duca è morto. Su, su, buona notte. [Esce Aurelia] Come stravede la fortuna per l’impudenza! In segreto sono il figlio adottivo del vostro buon principe. Devo essere duca. Beh, se devo, devo. Il più sciocco dei signori mi ha designato! Oh cielo! Vedo che Dio ha creato i folli onesti per mantenere i furfanti astuti. Anche la Duchessa è completamente mia; devo ucciderne il marito per lavarne la colpa. Oh, sì! E poi sposarla. Ah! Oh, persevero coraggioso nel perfido tradimento! Vi abbraccerò tutti come un lottatore, non per sostenervi ma per abbattervi.
(Entra MALEVOLE.)
Malevole
Che Dio ti detenga!
Mendoza
Per ordine di chi?
Malevole
Del diavolo. Ah, tu traditore, mostro maledetto! Cosa fai? Cosa fai, canaglia traditrice? Ah, tu, tu furfante! Sono bandito dalla corte, villano.
Mendoza
Per favore, mettimi al corrente; ti sarò amico, lo giuro.
Malevole
Al vostro servizio, per Dio, ah! Dovremmo andare a cena? Ubriacarci insieme una volta e unirci in una virtuosa e forte amicizia? Dovremmo eh, Ugonotto, o no?
Mendoza
Verrai a farmi visita nelle mie stanze domani mattina?
Malevole
Come un corvo in un letamaio. Dicevano che c’era un morto qui, trafitto per l’alterigia della carne.
Mendoza
Ferneze, sì, eccolo; ti prego seppelliscilo.
Malevole
Oh, più che volentieri; voglio trasformarmi in un puro ugonotto di chiesa, io.
Mendoza
Tu un uomo di chiesa? E perché?
Malevole
Perché vivrei pigramente, inveendo contro le autorità, negando la supremazia del re in tutto ciò che non è necessario per la salvezza, sarei un Papa nella mia propria stessa parrocchia.
Mendoza
Per quale motivo credi siano state fatte le chiese?
Malevole
Per lucidare i vomeri; ho visto vomeri di buoi sugli altari. Et nunc seges ubi Sion fuit.
Mendoza
Strano!
Malevole
Di più, mostruoso; ho visto suntuosi campanili trasformati in disgustose latrine; ancora peggio, il luogo più sacro, il tabernacolo, trasformato in una cuccia per cani; o ancora, più inumanamente, le tombe di pietra dei Cristiani di un tempo fatte esplodere e trasformate in abbeveratoi per i porci: hic finis Priami. Mi offrirai vino bianco dolce e formaggio nelle tue stanze? Buona notte, maligna incarnazione del diavolo; buona notte Mendoza; ah, tu, malvagio disumano, buona notte, buona notte, traditore!
Mendoza
Buonanotte; a domani mattina.
(Esce Mendoza.)
Malevole
Ahi, sì verrò, amichevole dannazione, verrò. Vedo intenzioni opposte; onestà e desiderio di avere successo a corte camminano così distanti tra loro come le gambe di chi è affetto dal mal francese.
Ferneze
Oh!
Malevole
Segni! Più segni!
Ferneze
Oh, chiamate un medico!
Malevole
Ascoltate! La libidine vuole un medico. – Che novità mi porti dal Limbo? Come sta quel gran cornuto di Lucifero?
Ferneze
Aiuto, aiuto! Fatti vedere e salvami!
(Ferneze si muove e Malevole lo aiuta ad alzarsi e lo porta via.)
Malevole
Mi preoccupa di più il disonore delle ferite; le ferite lasciano qualche cicatrice sulla pelle; l’infamia non guarisce mai, ma peggiora e peggiora, sempre. È questa la maledizione del desiderio incontrollato. Pensa a cosa significa giacere in un letto contrariamente alla legge e, oh Ferneze, morire per la lussuria! Allora, voi che avete timore del disonore, oh, fuggite dalle relazioni con gli occhi delle donne e dall’appetibile lascivia! Colpite con candele la bianca schiena delle vergini; se non si brucerà, almeno si annerirà. Vieni, ti porto in un posto sicuro, dove vivrai, oh uomo fortunato, lontano dalla corte. Sta sorgendo la bellezza del giorno, dalla cui luce fuggono le pesanti ombre notturne. Adesso comincia il mio piano segreto; la trama si infittisce, aguzzi la vista chi ha un buon cervello.
(Escono.)
[III.i]
(Entrano il Duca PIETRO, MENDOZA, il Conte EQUATO e BILIOSO.)
Pietro
È già mattina. Com’è passato tutto questo tempo? Il mio cuore è più pesante della corona di un tiranno. Andiamo a caccia? Preparatevi per i campi!
(Esce Equato.)
Mendoza
Possiate essere allegro!
Pietro
Volesse Dio! Mettigli fretta. Esce Mendoza. Vorrei volentieri cambiare posto; oh, vano sollievo! Le anime tristi possono cambiare posto, ma non possono cambiare pena. Come un cervo, che una volta colpito, corre fuggendo tra gli stagni, ma con la lancia ancora saldamente conficcata, così –
Bilioso
Un buon paragone, mio onorato signore.
Pietro
Non sono molto diverso da un uomo ammalato, che ha desiderato a lungo una bevanda velenosa; e che, quando finalmente può bere, beve avidamente, fino all’ultima goccia, ponendo fine sia alla sete che alla vita. Oh, come vorrei non aver mai saputo del mio disonore! Buon Dio, perché gli uomini dovrebbero desiderare di scoprire quello che, una volta trovato, uccide tutte le gioie delle loro vite? Assaggiare dall’albero della conoscenza e poi essere gettati fuori dal Paradiso! Potete darmi un po’ di conforto?
Bilioso
Mio signore, ho alcuni libri che sono stati dedicati al mio onore, non li ho mai letti, eppure hanno dei titoli molto eleganti, La fisica della fortuna, Pasticche di santificata sincerità ; opere molto belle di curati, copisti e professori. In verità, ne ricordo uno, Seneca, Lucio Anneo Seneca –
Pietro
Al diavolo! Scrisse di moderazione e fermezza, ma visse come un epicureo voluttuoso e morì come un codardo effemminato. Affrettati verso Firenze. Ecco, prendi le mie lettere; accertati che portino il sigillo. Via! Riferisci in privato all’onorato Duca della grave colpa di sua figlia; raccontagli in dettaglio, sappiamo troppo; porgi i dovuti complimenti prima. Non c’è nulla di più sicuro e dolce dell’ignoranza.
(Esce il Duca.)
(Entra BIANCA.)
Bilioso
Mia signora, vado a Firenze come ambasciatore; avrò grosse spese.
Bianca
Non preoccupatevi, mio signore, il contratto d’affitto di due feudi scade a Natale; potreste imporre ai vostri inquilini il cavalletto per questo; e quando tornerete a casa, vi insegnerò come tirar su 200 sterline all’anno con i vostri denti.
Bilioso
Come, mia signora?
Bianca
Tagliando soprattutto le spese dell’economia domestica. Per risparmiare con i denti, bisogna stringere i denti.
Bilioso
Per Dio, così potrei; godo di buon credito, madame.
Bianca
Vedete, l’uso dell’adulazione! Vi ho sempre detto di adulare la grandezza e ne avete approfittato bene. Qualsiasi uomo si comporti così dovrebbe essere sicuro di essere come voi, un’oca faccia bianca, prima su un albero, poi un verme, e dopo una grande oca; è così che ci si decompone e si marcisce nel cuore della grandezza.
Bilioso
Siete davvero la mia esperta in politica! Oh, com’è contento il vecchio che ha per moglie una giovane politica! Avrò una cinquantina di uomini al mio servizio; in verità, la maggior parte saranno figli di contadini, perché devono pagarsi da soli le loro spese; e andranno vestiti così, con abiti verde acqua, mantelli color cenere, calzettoni blu chiaro, e piume verdi e blu. Non si combinano perfettamente i colori?
Bianca
Che dite! Sembreranno tanti civili che cavalcano per incontrarsi con i propri amici durante la settimana di Pentecoste, con gli abiti simili alle diverse contee di una mappa.
Bilioso
Così sarà; e Passarello, il giullare, verrà con me. Anzi, vestirà di velluto.
Bianca
Un folle in velluto!
Bilioso
Ahi, è abitudine vedere i giullari vestiti di satin; il mio indosserà velluto.
Bianca
E cosa indosserete voi, mio signore, allora?
Bilioso
Velluto anch’io; però dovrà essere ricamato, ecco, perché devo distinguermi dal giullare in qualche modo. Sono terribilmente preoccupato per la gotta. Nulla mi addolora di più che la prescrizione del dottore di non bere vino, e come voi sapete gli ambasciatori devono bere. Avete chiesto al dottore cosa fa bene per la gotta?
Bianca
Sì; ha detto che gli agi, il vino e le donne gli hanno fatto bene.
Bilioso
Ahi, avete un così buon umorismo! Cosa fa bene per curarla, ve lo ha detto?
Bianca
Beh, il cavalletto. Tutti i dottori ciarlatani non potranno mai eguagliare la cura della gotta a quella del cavalletto in Inghilterra, o dello stivale scozzese. Soltanto un folle potrebbe dirvelo.
Bilioso
Sicuramente, mi domando come voi, essendo stata per quasi tutta la vita un’anima di campagna, abbiate un così buon umorismo.
Bianca
Io? Beh, perché sono una cortigiana da sei mesi.
Bilioso
Io lo sono da vent’anni eppure l’altro giorno un dignitario mi ha dato dell’idiota, e proprio sputandomelo in faccia; un furfante calunniatore! Mi piacerebbe aver viaggiato di più, così da conoscere le abitudini dei gentiluomini di posti diversi; ma credo che il mio segretario mi abbia istruito a sufficienza.
Bianca
E come, mio signore?
Bilioso
“In verità, mio signore,” – lo cito – “vostra signoria dovrebbe trovare tra cento francesi, quaranta teste calde; tra cento spagnoli, sessanta spacconi; tra cento olandesi, ottanta beoni; tra cento inglesi, novanta scriteriati; e tra cento gallesi…”
Bianca
Cosa, mio signore?
Bilioso
“Novantanove gentiluomini”.
Bianca
Dato che partite per riferire una triste ambasciata dovreste vestire di nero, mio signore.
Bilioso
Beh, credete che non possa sembrare serio se non indosso il mio capello da lutto velato di nero, come l’erede di un consigliere? È indegno, e molto fuori moda, in verità.
Bianca
Vi insegnerò in breve. Oh, avessimo un gentiluomo al vostro servizio, così non dovrei istruirvi io! Come vi comporterete una volta arrivato alla corte del Duca di Firenze?
Bilioso
Con sufficiente orgoglio e lo farò abbastanza bene. Farò su e giù per la stanza, costringerò tutti a corrucciare la fronte, emanerò un forte profumo dal mio farsetto, mi farò crescere la barba per avere un aspetto orribile, e non mi inchinerò per nessun uomo più in giù del quarto bottone. E lo farò in maniera eccellente.
Bianca
Però c’è una donna bellissima lì a corte; come la intratterrete?
Bilioso
Vi riferirò come lei intratterrà me; ma per farvi contenta, ecco che arriva il giullare. – Entra PASSARELLO. Giullare, alzati per rispetto della nostra signora.
Passarello
Il giullare sta dritto per lei molto volentieri, e il più eretto possibile.
Bilioso
Le renderò omaggio in latino.
Passarello
Oh, il vostro giullare non capisce il latino.
Bilioso
Ma la nostra signora sì.
Passarello
Beh, allora, se la signora umilia il giullare, il giullare non si drizzerà più per lei.
Bilioso
Pestifero pazzo! Lo giuro innanzi a Dio, credo che il mondo sia sottosopra.
Passarello
Oh, no, mio signore; perché altrimenti la vostra signora e tutte le dame del palazzo dovrebbero camminare con i tacchi all’insù e sarebbe molto strano alla vista, sapete.
Bilioso
Ci sono molti che lamenteranno la mia promozione.
Passarello
Ahi, come l’invidia di una sorella maggiore che vede la minore diventare signora prima di lei.
Bilioso
Il Duca è enormemente triste.
Passarello
Già, e più depresso di un usuraio che ha prestato tutto il suo denaro alla morte del principe.
Bilioso
Hai visto Madame Floria oggi?
Passarello
Sì, l’ho beccata mascherandosi la faccia, oggi; con il rosso sul bianco, come se le sue guance fossero bacche, e il resto del viso uno stufato di beccaccia bianca.
Bilioso
Un’amara pollastra! Venite, mia signora, questa notte dovete intrattenermi liberamente, e domani in strada per Firenze.
([Escono BIANCA e BILIOSO].)
Passarello
Com’è folle colui che vuole essere il bustino per la sottana delle donne, per essere legato e stretto a loro! Beh, seguirò come un cane il mio signore; e ho detto bene; perché quando lo adulo, lui mi nutre; quando gli mordicchio le dita, mi coccola. Se la morte di un cane non fosse soffocante, preferirei davvero esserlo, piuttosto che un domestico; perché la corruzione del denaro porta soltanto ad essere un usuraio o uno schifoso mendicante.
(Esce.)
[III.ii]
(Entra MALEVOLE con una vestaglia di lana, mentre BILIOSO legge la propria nomina.)
Malevole
Non posso dormire; le palpebre, malvage vicine dei miei occhi, non fanno loro compagnia. Oh, pallida e tenue Notte, tu che sommergi tutti i sensi in fumi inerti, che dai al mondo intero pieno permesso di riposare, che rilassi le fiacche vene del sudato lavoro! Allo schiavo della galea, che per tutto il faticoso giorno tira il remo contro le onde ostinate, sforzando le vene vigorose, permetti di russare velocemente; al curvo falciatore, che cura i campi, fai chiudere sicuramente gli occhi. Tutte le creature dormono di notte; soltanto il malcontento, che si lamenta e litiga con il suo destino – ahimè, conta le ore, come una clessidra solitaria! La sua mascella pallida si indebolisce per il lamento logorante; mentre nei letti degli altri il cuscino è di piume, il suo è di pietra.
Bilioso
Malevole!
Malevole
(A Bilioso) Vecchio Fariseo, onesto difetto della perfida natura e dell’ostinata ignoranza, da quando tua moglie ti permette di giacere con lei?
Bilioso
Sto partendo per Firenze come ambasciatore.
Malevole
Ambasciatore? Adesso, per l’onore del tuo paese, per favore, non portare con te nella borsa di tela carne di montone e porridge . E la tua giovane moglie viene a Firenze con te o no?
Bilioso
No, la lascio a palazzo.
Malevole
A palazzo! Che la discrezione ti protegga! Per amor di Dio, che non ci siano più cornuti! Il dio Imene comincia a spogliarsi della sua veste gialla; mantenete vostra moglie casta. Ad onor del vero, lascerei mia moglie da sola in un bordello, prima che nel palazzo di Genova. Il peccato, che appare lì nella sua forma più provocante, diventerebbe presto disgustoso, persino per chi non ha vergogna; l’eccesso soffocherebbe l’appetito smodato, facendo respirare all’anima il putrido alito della lussuria. Mentre in un lascivo palazzo italiano, una donna priva di sorveglianza, lasciata alla pressione di ogni tipo di attrattiva, alle più forti istigazioni all’impudicizia, impegnata e circondata da libertine dolcezze, le vene riempite di lascive delicatezze, il tenero riposo, la dolce musica, le maschere erotiche, i lascivi banchetti, il peccato stesso indorato, una potente fantasia che inganna strani piaceri, presentandoli al buonsenso mascherati fascinosamente, conducendoli fino all’anima, rassicurata da un potente esempio, impudente abitudine, indotta da quella grande mezzana dell’Opportunità – essendo così predisposta, applaude al suo facile e giovane orecchio l’adulazione benvestita, di piacevole aspetto, ricca, di belle parole, promettente nobiltà, ardente, vigorosa e acuta – essendo Ulisse assente, O Itaca, potrebbe resistere la castissima Penelope?
Bilioso
Santi numi, ci penserò su. Arrivederci.
Malevole
Arrivederci. Porta tua moglie con te. Arrivederci. Esce Bilioso. A Firenze eh? Potrebbe rivelarsi un bene, sì potrebbe; e sarebbe il momento di togliermi finalmente la maschera.
[III.iii]
(Entra il Conte CELSO.)
Celso
Mio onorato signore!
Malevole
Celso, silenzio! Cosa fai? Parla piano; le paure pallide sospettano che persino le siepi, i muri, e gli alberi abbiano orecchie. Dimmi, come procedono le cose?
Celso
In verità, mio signore, la bestia dalle molte teste, la moltitudine instabile, indietreggia velocemente. Sebbene, per l’invidia di grandi uomini, la cattiveria del popolo, con il suo temperamento incontrollato, vi aveva bandito, adesso ha capito che l’invidia e la cattiveria non portano che a tenui cambiamenti. Il Duca, il troppo blando Duca, è come un corpo inerme, per il quale oscillano due fazioni opposte; e sguainano continuamente le spade contro le loro stesse costole.
Malevole
Ti dico, Celso, che non ho mai trovato il tuo cuore più lontano dalla mutevole codardia e dalla timorosa infamia. Per questo ti dirò, Celso, che credo che il vento stia cominciando a soffiare per noi; la ruota della fortuna gira. So che il Duca di Firenze, la cui forza da sola, facendo sposare la sua orgogliosa figlia con il principe, ha bandito me e trasformato questo debole in duca, adesso li abbandonerà entrambi; stai certo che lo farà. Io starò in agguato, vigilando la loro rottura, per rafforzare la mia posizione.
Celso
È stato seppellito Ferneze?
Malevole
Una buona notizia almeno; è vivo.
Celso
E dov’è Mendoza? Come va con lui?
Malevole
In verità, come uno spegnitoio: raccoglie la sporcizia altrui e la trattiene in sé.
Celso
Mi sembra che fugga dall’attenzione della gente, come una lepre dai segugi; ma il piede su cui fugge lo tradirà.
Malevole
Posso seguirne le tracce, Celso. Oh, il mio travestimento l’ha ingannato potentemente. Poiché sembro un disperato malcontento, vorrebbe con piacere allearsi con me; è lui il vero furfante che fa finta di essere cortese per qualche vile altro fine.
Celso
Eccolo qui.
Malevole
Vai via.
([Esce Celso])
(Entra MENDOZA.)
Malevole
Ih oh, oh, oh, oh! Come stai, vecchio mio, fidato amico? Come hai passato il mattino? Vedo adulazione nei tuoi occhi e dannazione nella tua anima. Ah, tu grande furfante!
Mendoza
Sei molto allegro.
Malevole
Come un accademico futuens gratis . Come sta il diavolo che ti accompagna?
Mendoza
Malevole, sei una vera canaglia.
Malevole
Chi, io? Se sono stato un sergente.
Mendoza
Sei davvero povero.
Malevole
Come un alchimista o un poeta.
Mendoza
Il Duca ti odia.
Malevole
Come gli irlandesi fanno peti.
Mendoza
Hai perso la sua amicizia.
Malevole
Così piacevolmente come le fanciulle la loro verginità.
Mendoza
Oh, se avessi uno spirito ambizioso! Oh, se fossi nobile!
Malevole
Beh, di certo il mio sangue dice che sono nobile di nascita; di sicuro di nobile tipologia, perché mi trovo in possesso di tutte le loro qualità: amo i cani, i dadi e le sgualdrine, disdegno il buonsenso vestito di stracci, ho picchiato il mio calzolaio, mi sono fatto la sarta, ho fatto cornuto lo speziale e mandato in rovina il sarto. Nobile! Perché no? Come dice lo Stoico, “ Neminem servum non ex regibus, neminem regem non ex servis esse oriundum ”, solo l’indaffarata Fortuna li bistratta duramente e le provvide Casualità li mischiano insieme. Vi proporrò un paragone: avete mai visto un pozzo con due secchi? E quando uno va su per essere svuotato, l’altro va giù per essere riempito? Questa è la condizione dell’umanità intera. Beh, guardatemi, potrei essere il figlio di qualche duca; perché, credetemi, la smodata e lasciva illegittimità rende dubbia la nobiltà. E io ho un cuore ambizioso e coraggioso, Mendoza.
Mendoza
Stringiamoci la mano; ti ammiro infinitamente. Faresti una cosa per me?
Malevole
Ne ricavo qualcosa? [Mendoza gli allunga la propria borsa] Dammi l’ordine; sono il tuo servo oltre la morte e l’inferno.
Mendoza
Uccidi il Duca.
Malevole
Desiderio del mio cuore, anelo della mia anima, sogno della mia fantasia, brama del mio sangue, la più alta delle mie speranze! Come, per Dio, come? Tutti i miei stati d’animo si ammassano insieme! Aumenta la mia ricompensa!
Mendoza
Il Duca adesso è a caccia.
Malevole
Eccellente, ammirevole, come se il diavolo l’avesse preparato! Prestami, prestami lo stocco, la pistola, la balestra – così lo farò.
Mendoza
Allora siamo d’accordo.
Malevole
Come la Quaresima e i pescivendoli. Com’è il Duca? Armato da capo a piedi? Mettimi al corrente.
Mendoza
Sappi che questo Duca dal debole cervello, che sta in piedi solo grazie ai trampoli fiorentini, con stupida solerzia mi ha nominato suo erede e mi ha segretamente assegnato la corona dopo la sua morte.
Malevole
In base a quali meriti?
Mendoza
Meriti? Santo cielo, l’ho cornificato! Soltanto la morte di Ferneze mi ha garantito la vita a corte. Puah, siamo astuti, deve morire.
Malevole
Assolutamente. Ma come?
Mendoza
Il mio progetto più estremo è questo: assassinare il Duca e prenderne il trono, dato che mi ha nominato suo erede; bandire la Duchessa, liberandomi dell’astuta libertina, perché so che Firenze la abbandonerà; e poi sposare Maria, la moglie del bandito Duca Altofronto, così che i suoi parenti possano rendere me e la mia fazione più potenti; questo è quanto.
Malevole
Ami Maria?
Mendoza
In realtà non provo grandi sentimenti, ma farò come gli uomini saggi che amano le grandi donne per rendere più nobile il loro sangue e aumentare i propri profitti. A compiere quanto detto, adesso, così: il Duca è nella foresta vicino al mare; separalo dal suo seguito, uccidilo, gettalo a mare e di a tutti che hai visto i lupi sbranarlo.
Malevole
Uhm, non è un piano così buono. A parer mio, quando viene assassinato, va preso qualche ipocrita, un audace disgraziato che camuffato con finta santità, giuri di aver sentito il Duca lamentarsi del disonore della moglie su qualche scogliera, e nell’agonia della tortura del suo cuore, aver gettato le sue membra lamentose nel mare rigonfio. Questo racconto, se ben costruito, sembrerà plausibile; e di conseguenza la Duchessa –
Mendoza
Potrebbe essere perfettamente bandita. Oh, impareggiabile trovata! Eccellente! Sei un genio della politica. Me ne rallegro.
Malevole
E non preoccuparti per la moglie di Altofronto, troverò un modo di venire a patti con lei.
Mendoza
Lo troverai, lo troverai. Sua eccellenza è contenta. Perché non sei un imperatore? Quando sarò duca, farò di te un nobiluomo, contaci.
Malevole
No, trasformami in un ricco furfante, e in un nobiluomo mi ci trasformerò da solo.
Mendoza
In te risiedono tutte le mie speranze. Prendi dieci uomini, unite le vostre virtuose capacità. Concludi la cosa. Ah, ricordati la grandezza! Coraggio, arrivederci. Il destino di tutte le mie speranze dimora in te.
([Esce])
(CELSO viene avanti.)
Malevole
Celso, hai sentito? Oh cielo, hai sentito del diabolico piano? Lasci che il mondo si beva la condanna, con sorsi avidi, e continui a tenere gli occhi chiusi, lasci assopita la tua vendetta? Se sei tranquillo adesso, quando scatenerai la tempestosa ira?
(Escono.)
[III.iv]
(Entrano PIETRO, FERRARDO, PREPASSO e tre Paggi.)
Ferrardo
I cani hanno perso la pista, sono alla faglia.
(Suonano le trombe come fossero corni da caccia.)
Pietro
Per Dio, la perdessero solo i cani! Lasciate che il cervo rincorra la salvezza, che i cani continuino il gioco, e voi seguite i cani. Quanto a me, non si addice ad una bestia andare a caccia di un’altra; io ne ho già una che mi dadà la caccia. Se non vi dispiace mi allontano un attimo da voi.
Ferrardo
Che possa la vostra pena lasciarvi tanto in fretta, come noi vi lasciamo tranquillo.
Pietro
Vi ringrazio. [Escono Ferrardo e Prepasso] Ragazzo, che cosa sogni per ora?
Primo Paggio
Un’estate secca, mio signore; perché qui le cose sembrano riscaldarsi. Ma, mio signore, ho fatto un sogno strano la scorsa notte.
Pietro
Che sogno?
Primo Paggio
Beh, mi sembrava di rallegrarvi cantando e poi ho sognato che mi regalavate un pugnale.
Pietro
Quasi implorante! Prendi, ti proverò che i sogni sono realtà. Ecco.
Primo Paggio
Porgo i più sentiti ringraziamenti! Ma ho sognato dell’altro, mio signore. Mi sembrava, e se piacerà a Vostra Eccellenza, che voi, per la vostra regale bontà, mi deste quel gioiello del vostro cappello.
Pietro
Non fai che sognare, ragazzo; ma non crederci troppo; i sogni non sempre dimostrano la verità. Potranno avverarsi per una spada, ma non per un gioiello. Adesso, giovane, hai sognato che mi rallegravi cantando; rendi il sogno realtà, come ho fatto io prima.
Primo Paggio
In verità, mio signore, io non faccio che sognare, e i sogni, come voi dite, non sempre dimostrano la verità; possono avverarsi per una buona spada, ma non per una bella canzone. La verità è che ho perso la voce.
Pietro
Perso la voce? E come?
Primo Paggio
Sognando, in verità. Ma qui ci sono due mascalzoni con voce melodiosa, che vi incanteranno. Cosa devono cantare, mio signore?
Pietro
Che cantino della natura delle donne; così la canzone sarà piena di differenze; vecchie semiminime stravaganti e ritmi dolci. Dovrà essere lunatica, triste, fantastica, amorevole, malinconica, allegra, una per tutti e tutti in una.
Primo Paggio
Tutti in una?
Pietro
Per la vostra Duchessa, anche troppi. Cantate: il mio discorso si trasforma in un chiacchiericcio incontrollato; cantate.
(Canzone [cantata dal secondo e terzo paggio].)
[III.v]
(Entra MALEVOLE, con balestra e pistola.)
Pietro
Ah, sì, sì, cantate. Sono stanco; andate via; potrei parlare nel sonno; andate via.
(Escono i Paggi.)
Malevole
Veloce, veloce! Chi è? Il Duca? Buon Dio, gli sciocchi si imbattono nella grandezza! – Non dormire, Duca; ti do il buongiorno; devo farla breve, Duca; sono stato assoldato per ucciderti. Non cominciare! Mendoza, Mendoza mi ha assoldato; qui c’è il suo oro, la sua pistola, la sua balestra e la sua spada – questo è tutto, chiaro come il sole. Oh sciocco, sciocco, reso incapace dall’illusoria chimera di idioti ingenui, la credulità! Farne il tuo erede! Il tuo giurato assassino!
Pietro
È possibile?
Malevole
Sì.
Pietro
Ma non è stato lui a scoprire Ferneze?
Malevole
Sì, ma perché? Perché? Per amor tuo? Dannazione, dannazione! Per vendicarsi del suo rivale, che gli aveva fatto perdere i tuoi favori; il quale rivale essendo ucciso dalle tue stesse mani e difeso dalla sua spada, ha reso te più ripugnante e lui più cortese agli occhi della duchessa. E tu, segretamente, concedendogli diritto d’uscita e d’entrata a lei, ne hai fatto il tuo erede; colui il cui desiderio smodato e violento ha messo sottosopra le tue lenzuola, e che adesso si prenderà anche il tuo stato. Politico! Uomo saggio! Per carità di Dio! Essere condotto al palo, come un toro per le corna; offrire con gentilezza la gola al boia; Dio mio, perché stai in silenzio? Oh, confusa apatia, parla! Non ti è più fedele una lingua che arriva dritta al punto che dei cortigiani che ti scherniscono a colpi di scherma?
(Entra CELSO, con un mantello e una barba da eremita.)
Pietro
Signore, Malevole, se tutto questo è vero –
Malevole
Se?! Venite, mascheratevi con questo travestimento. Se?! Dovete mantenerlo; lui vi ringrazierà per esservi ucciso. Venite, seguite le mie istruzioni, e vedrete i suoi strani giochetti.
Pietro
Mondo, dove finirai?
Malevole
Beh, al diavolo. Venite, è già tardi. Una ferma tranquillità è la base dell’arte di governare.
([Escono])
[IV.i]
(Entra MAQUERELLE, bussando alla porta delle fanciulle.)
Maquerelle
Medams, medams, siete sveglie, Medams? Se siete in piedi, Medams – se, credo di potervi disturbare –
(Entra un Paggio.)
Paggio
La mia signora è sveglia.
Maquerelle
Ah, bel ragazzo; quanti anni hai?
Paggio
Credo quattordici.
Maquerelle
Anzi, sei nell’adolescenza – sei un gentiluomo di nascita? Mi conosci? Mi chiamo Medam Maquerelle; vivo nella vecchia tana degli inganni. Vedi, ecco le fanciulle.
(Entrano BIANCA ed EMILIA.)
Bianca
Buongiorno a te, Maquerelle.
Emilia
La Duchessa è già sveglia, sentinella?
Maquerelle
Oh fanciulle, la più orribile delle disgrazie! Oh care fanciulle, il più doloroso dei disastri! Ferneze, è stato sorpreso ieri notte nelle stanze della Duchessa. Ahimè, il Duca l’ha beccato e l’ha ucciso!
Bianca
L’ha trovato nel letto?
Maquerelle
Oh, no; ma la triste certezza è che la porta non era chiusa a chiave, ma i cardini oliati ne mantenevano il silenzio; quindi la verità nuda e cruda è che è stato sorpreso in camicia da notte, mentre io, come una totale bestia, dormivo nell’anticamera senza udire nulla; e anzi, sono anche entrati lì col buio, e io non li ho sentiti, da tramortita qual ero. Oh bellezze, abbiate cura dei lacci dei vostri corsetti, se non castamente, almeno attentamente; siate certe che le porte siano chiuse a chiave. – È andato a Firenze vostro marito?
Bianca
Sì, Maquerelle.
Maquerelle
Spero abbiate l’accortezza di comprare una nuova camicia da notte prima del suo ritorno. – Adesso, in verità, bellezze mie, vorrei foste sagge una volta e per tutte. “Vi ama, puah! È di spirito, bleah! Ben proporzionato, argh! Nobile per nascita, bah!” Facciate di questo il vostro punto di partenza: stimate qualsiasi uomo in base alle sue ricompense e così rimarrete le più amabili e meritevoli per essere le più care fanciulle.
Emilia
Il Duca è tornato il dalla caccia?
Maquerelle
Non ancora.
Bianca
È già mezzogiorno.
Emilia
E la Duchessa? Come sopporta il suo disonore?
Maquerelle
In realtà, coraggiosamente; sfida la maldicenza energicamente, come si addice a chi ha un duca per padre. E qui c’è un suggerimento per voi: siate certe di avere un amico potente dietro l’angolo, che possa sempre intimorire vostro marito. Prendete nota dell’attuale comportamento della Duchessa: sfida le maldicenze; grida, “Duca fate quello che potete, io assolverò da sola il mio onore”. E anzi, per dare conferma della propria virtù contro diecimila bocche che borbottano del suo disonore, si presenta senza indugio per danzare.
(Entra FERRARDO.)
Bianca
Per danzare!
Maquerelle
È tutto vero.
Emilia
Guarda, ecco il mio spasimante, il giovane Ferrardo. Quanti spasimanti credi che abbia, Maquerelle?
Maquerelle
Più se ne hanno, meglio è. È stato ben detto, usate i vostri spasimanti come fate con le camicie da notte; abbiatene molti, usateli uno per volta, e cambiatelo spesso; perché questa è l’abitudine più dolce e che si addice alla corte.
Ferrardo
Buongiorno, belle dame. È tornato il Duca?
Bianca
Mio dolce signore, nessuna notizia di lui a corte ancora.
Ferrardo
È molto strano.
Bianca
Che te ne pare del mio spasimante, Maquerelle?
Maquerelle
Credo che possa tendere appena l’arco di Ulisse; però, in verità, avesse il naso più piccolo, gli occhi più grandi, le mani più fini, le labbra più spesse, le gambe più lunghe, i piedi più corti e i denti più bianchi, sarebbe davvero un giovanotto passabile. Se viene nelle mie stanze, gli mostrerò quali fortune lo aspettano quando si farà uomo.
(Suonano le trombe.)
Ferrardo
Non torna ancora! Comincio a temere… – Ma ecco che si avvicina la Duchessa.
[IV.ii]
(Entra MENDOZA, sostenendo la Duchessa, e GUERRINO; le donne sul palcoscenico si alzano in piedi; FERRARDO fa entrare la Duchessa e poi prende una delle donne per simulare un passo di danza.)
Aurelia
Balliamo. Musica! Balliamo.
Guerrino
Les quanto , mia signora, Pensez bien, Passa regis o il brando di Bianca?
Aurelia
L’ho diment.
Ferrardo
Di già? Mi stupisce.
Guerrino
Beh, è un passo a sinistra, un passo a destra, sei passi alternati e sei laterali; ripetetelo due volte, altri tre passi, venti saltelli della gagliarda, un passo della corrente; un otto, tre passi veloci, venite, vi incontrate, due passi alternati, poi dietro, e poi una riverenza.
Aurelia
Oh, Dedalo, che labirinto! L’ho già quasi dimenticato!
Maquerelle
Fidatevi, anche io, a parte il “da dietro” e poi l’inchino.
(Entra PREPASSO.)
Aurelia
Musica, musica!
Prepasso
Qualcuno ha visto il Duca, il Duca?
(Entra EQUATO.)
Aurelia
Musica!
Equato
Il Duca? È già tornato?
Aurelia
Musica!
(Entra CELSO.)
Celso
O il Duca è diventato invisibile, oppure non è qui.
Aurelia
Mi indispongono le vostre interruzioni al nostro divertimento privato. Sono infastidita; vi state comportando male.
(Entra un Paggio.)
Celso
Ragazzo, dov’è il tuo signore? Dov’è il Duca?
Paggio
Ahimè, l’ho lasciato mentre distendeva a terra le sue tristi membra. Mi ha detto che era stanco, che voleva riposare; mi ha pregato di andar via, perché la forza della fantasia spesso lo fa parlare nel sonno. Io ho obbedito, ovviamente, e non lo vedo da allora. Ma ovunque sia, è triste.
Aurelia
Che la musica batta forte, come il mio cuore, che batta forte!
[IV.iii]
(Entrano MALEVOLE e PIETRO, travestito da eremita)
Malevole
Il Duca – silenzio! – Il Duca è morto.
Aurelia
Musica!
Malevole
Per le tue orecchie, certamente.
Mendoza
Datene prova.
Ferrardo
Come?
Celso
Dove?
Prepasso
Quando?
Malevole
Calmatevi, come il Duca che ora riposa in pace, sedetevi quieti; per quanto mi riguarda l’ho solo visto morto; questo è tutto. Per fortuna, c’è qualcuno che può raccontarvi meglio cos’è successo.
Mendoza
Parlate, sant’uomo, non lasciate che nessuna di queste presenze vi intimorisca dal dire la verità. Parlate liberamente e con fiducia.
Aurelia
Stiamo aspettando.
Pietro
Le mature ali del sole ascendente avevano appena spazzato via il freddo sudore della notte dal petto umido della terra, quando io – chiamato da tutti l’Eremita della Roccia – abbandonavo la mia cella e mi arrampicavo su una scogliera, contro la cui base il violento Nettuno infrangeva le sue alte e curve ciglia; è qui che stavo riposando, quando – Oh! – le mie viscere si sono intenerite per il lamento di qualcuno, che si era arrampicato più in alto di me. Potrei offendervi –
Mendoza
No.
Aurelia
Continuate.
Pietro
Mi sembra di sentirlo ancora: “Oh, la fedeltà delle donne! Se vuoi seminare un terreno avverso, ama una donna! Devo vivere per essere lo zimbello degli uomini? Per essere un cornuto consenziente, a tal punto da abbracciare ciò che mi avvelena? Tu lo sai, oh verità, farà prima il duro acciaio a sciogliersi per la mite brezza del sud, un marinaio a calmare con fischi l’oceano, una città in fiamme ad essere spenta con le lacrime, che le donne, votate all’impudenza senza vergogna, con atteggiamento dolce e pacate carezze, ad allontanarsi da dove risiede la lussuria. Oh, fiera passione! Come assoggetti la loro anima! Ho fatto l’impossibile per colei che in cambio ha disonorato il mio nome. E allora devo essere costretto a camminare, a vivere sopportando questa macchia? Devo! Devo! Vergogna! Colui che sopporta i ‘devo’ ha paura di morire”. Detto questo, ha sospirato con tanta gravità e ardore di quanto l’aria leggera abbia mai fatto. Alla fine ha gridato, “Annega la vergogna nel mare, annegala abbastanza in profondità”, e così è morto. Perché allora ho visto il corpo cadere e precipitare nella spuma marina. Oh, poi ho visto con chiarezza ciò che mi sembrava di aver visto: era il Duca che veniva rigettato dalle viscere marine. E allora –
Malevole
Allora sono arrivato io; ma, ahimè, era troppo tardi. Perché è subito affogato!
Pietro
Questo è il triste destino del Duca.
Celso
Un destino migliore al nostro nuovo Duca, Mendoza.
Tutti
Mendoza!
([Suonano le trombe])
Mendoza
Una guardia, una guardia! Entra una Guardia. Noi, pieni di sincere lacrime, per la perdita del nostro buon padre (che così possiamo chiamare e che vi ha pregato di accettarmi come suo successore), non possiamo sorvolare sulla sua morte, ne lasciare la sua sofferenza invendicata. – (Ad Aurelia) Donna disonorata, vi esiliamo per sempre nella grotta isolata, da cui questo buonuomo [l’eremita] proviene; non vi è permesso nessun ornamento in segno di lutto; solo i più miseri, come la vostra vita. Andate via.
Aurelia
Ingrato!
Mendoza
Via!
Aurelia
Maledetto, ascoltatemi!
(Prepasso e Guerrino portano via la Duchessa.)
Mendoza
Sparisci! – Miei signori, preparatevi ad un consiglio di stato; è la cosa più appropriata, l’astuzia approfitta sempre del corso della fortuna. Via! Ci presenteremo subito pubblicamente; veloci.
(Escono tutti tranne Mendoza, Malevole e Pietro.)
Malevole
Tu, egregio diavolo! Ah, macchinatore assassino! Come stai Duca? Come ti vedi adesso? Coraggioso Duca, la verità!
Mendoza
Come l’hai ucciso?
Malevole
Spaccandogli la testa e poi gettandolo a mare.
Mendoza
Spaccandogli la testa e annegandolo?
Malevole
Oh, meglio così, lavoro sicuro; perché chi colpisce un grand’uomo o lo fa per bene, o altrimenti, attenzione, non lo distruggerà. Non dare una spallata a un compagno più grande, fino a quando non sei certo di farlo cadere nelle fogne.
Mendoza
Che cervello! Vi farò imperatori.
Malevole
Meglio farci Cristiani.
Mendoza
Migliorerò il vostro status, farete una scalata.
Malevole
Sì, alla forca, no? Andiamo: Praemium incertum petit certum scelus. Come procede il piano?
Mendoza
Ecco, prendi il mio anello e recati alla cittadella; fatti ricevere da Maria, la seria moglie del bandito Duca Altofronto. Dille che l’amo; non omettere nulla che possa accrescere il mio fascino. Vai!
Malevole
Sarò un eccellente mezzano. Arrivederci, Duca; duca addio.
Mendoza
Porta Maquerelle con te; perché, è certo, nessuna può convincere una giovane casta come farebbe lei. Esce Malevole. Eremita, siete il mio uomo, il mio confessore; oh voi, spirito eletto, nato per la mia fortuna, sono sicuro che sareste un perfetto Anziano in una chiesa deformata. Venite, dobbiamo diventare intimi amici, io e voi.
Pietro
Sono onorato di essere consacrato da voi.
Mendoza
Andiamo, allora; dovete sapere che Malevole è un insolito malvagio; pericoloso, molto pericoloso. Vedete come parla grezzamente; una canaglia dalla bocca larga e rozza. Vorrei che lo avvelenaste; è come un callo sull’alluce, non posso camminare a causa sua; deve essere tagliato via, assolutamente. Lo farete, eh?
Pietro
Certamente, certamente.
Mendoza
Che gioia per il mio cuore! Allora, su, in strada per la cittadella; accompagnate Malevole e poi a cena, avvelenatelo. Dovrà essere imposto il nostro volere anche a Maria, che ci darà il suo amore o morirà. Correte, veloce.
Pietro
Come un fulmine! Le buone azioni gattonano, ma i misfatti volano.
(Esce Pietro.)
(Entra MALEVOLE.)
Malevole
Sua eccellente Diavoleria, l’anello non ha alcun valore. Il capitano, quel lanzichenecco faccia di maiale, mi ha gridato “Altolà! Dovete procurarvi un’autorizzazione più forte, o non entrerete nella Cittadella”.
Mendoza
Comanda immediatamente l’autorizzazione. Non entrerò? Tu lo farai! Puoi entrare in qualsiasi posto qui a Genova. Soprattutto nel mio cuore. Andiamo, sii mio amico; dobbiamo esserlo, io e te, noi due, anima e corpo.
Malevole
Come ti è sembrato l’eremita? Un insolito eremita, messere.
Mendoza
Un compagno pericoloso, molto pericoloso. Deve morire.
Malevole
Sì, deve morire.
Mendoza
Devi ucciderlo. Siamo saggi; dobbiamo essere saggi.
Malevole
E previdenti.
Mendoza
Già, previdenti. Attenzione agli ipocriti; un uomo di chiesa una volta corrotto, oh, da evitare! Un uomo che fa della religione il suo cavallo di Troia, [Si batte la mano contro lo stomaco] porta guai. Devi ucciderlo.
Malevole
Oh, è estremamente necessario! Ma come?
Mendoza
Andrete insieme alla Cittadella; quando cenate, lo avvelenerai; e Maria, poiché è nostra avversaria, avrà seri sospetti; per tanto anche lei o morirà o ci amerà.
Malevole
Corro.
(Esce Malevole.)
Mendoza
Chi, come noi, è grande, è spinto unicamente dal proprio interesse. Moriranno entrambi, perché i loro meriti bramano più di quello che possiamo ricompensare; la loro presenza riprende di continuo le nostre fortune, con obblighi morali, che noi abborriamo. Mi interessano le azioni che compiono per me, di loro non mi importa nulla. Dunque non devono vivere per gridare “Ingratitudine!”. Un legno secco brucia l’altro, solo l’acciaio taglia l’acciaio. Fidarsi di pochi è bene, ma non fidarsi di nessuno è meglio!
(Esce Mendoza.)
[IV.iv]
(Entrano MALEVOLE e PIETRO, sempre travestito, da porte diverse.)
Malevole
Come va? Come stai Duca?
Pietro
Oh, che arrivi il giorno del giudizio, che si abbatta sulle nostre vite maledette! Lasciamo che il cielo si schiuda, vomiti fiamme davanti a noi!
Malevole
Non declamare così gravemente, non essere istrionico; che già ci sono attori a sufficienza. Che, non mi credi ancora?
Pietro
Sono stupefatto, bloccato dallo stupore. Mi è stato ordinato di avvelenarti.
Malevole
A me è stato ordinato di avvelenarvi, a cena.
Pietro
A cena?
Malevole
Nella cittadella.
Pietro
Nella cittadella?
Malevole
Trucchi, inganni! Per amor del cielo! Vorrebbe eliminarci come fanno i ragazzini con gli schioppetti di sambuco, una palla per far fuori l’altra. A chi credete adesso?
Pietro
Tutto è dannazione, malvagità estrema. Non ci si può fidare di nessuno.
Malevole
Di nessuno, tranne di usurai e sensali; questi ultimi non mentono: gli uomini li considerano sanguisughe e questo sono. Ora, che Dio mi liberi dai miei amici!
Pietro
Dagli amici?
Malevole
Sì, perché dai miei nemici mi libererò da solo. Oh, l’amicizia spietata è la più marcia delle cattiverie. Prendi nota, Mendoza; e tu, guardane la sua malvagità; ma il cielo gli invierà un tormento per comportarsi da canaglia.
Pietro
Oh mondo!
Malevole
Mondo! Non è che una regione di morte, la più grande officina del diavolo, la più grande prigione per gli uomini, dalla quale nessuno esce senza pagare l’imposta col suo ultimo respiro; non vi è nulla di perfetto in esso, solo estremo, estremo disastro, come quello che ci viene incontro.
[IV.v]
(Entra AURELIA, due alabardieri davanti e due dietro, sostenuta da CELSO e FERRARDO; AURELIA indossa abiti da lutto miseri.)
Aurelia
In esilio! Spinta all’esilio!
Pietro
Mia signora, che la beatitudine del pentimento sia con voi!
Aurelia
Perché? Perché? Non posso desiderare altro che la morte, e non merito altro che l’inferno. Se i cieli dessero una quantità sufficiente di grazia per ripulire la mia anima, ne resterebbero privi; i mie peccati svuoterebbero il magazzino della pietà; oh, si stancherebbero le divinità celesti tentando di redimerli! Il giudizio da parte di quel gran malvagio è giusto. Però, certamente, non gli mancherà una pesante punizione prima che cominci a regnare. – Avanti, verso la cella della mia vergogna!
Pietro
È la mia cella, mia signora, dove invece di maschere, musica, giostre, tornei, e simili spettacoli di corte, il sussurro cupo del vento irresistibile ruggisce di nuovo, mentre il mare agitato scuote la roccia con colpi spumosi. Lì l’aria inaspettata va e viene; l’umida volta costringerà i vostri occhi a versare lacrime, mentre osservate la vera desolazione. Una sterilità rocciosa vi perforerà la vista, là dove in un sol colpo chi sta in piedi può raggiungere il soffitto con la fronte ed entrambi i muri con le mani.
Aurelia
Fin troppo bene. – Benedetto spirito del mio signore, oh, da qualsivoglia sfera in cui la tua anima è seduta sul trono, guardami, sono meritevolmente la più infelice! Oh, permetti al tormento del mio animo mortificato di implorare riconciliazione! Se non è possibile, oh, goditi il trionfo sul mio dolore! La morte è la fine della pena e il sollievo dalle lacrime.
Pietro
Probabilmente il vostro signore non vi amava, è stato inclemente.
Aurelia
Oh, cielo! Non mi amava? Eccome se mi amava; era un inferno per lui separarsi da me, e un paradiso vedermi contenta. Però io, come un disgraziato che cede agli inferi, ho rotto i sacri vincoli del matrimonio per unirmi a un misero, non nobile e infedele malvagio. Oh Dio, un vero pagano rifiutato da Dio, che – come potrei dire? – ingrato, mi ha gettato via, io che per lui ho perso anima, corpo, reputazione e onore. Ma è quello che mi merito: perché un destino più giusto dovrebbe essere al servizio di chi rinuncia alle caste lenzuola, fugge l’abbraccio di un cuore devoto, a cui si era unito per i sacri voti innanzi a Dio e agli uomini, per provare la passione lasciva del bestiale desiderio, di un tocco adultero? Oh, famelica impudicizia! Insaziabile eccesso di voglie! Guardate dove si arriva, per il desiderio; beh, ascoltate c’è tanto amore nella lussuria, quanto linfa nella polvere e peccato nella bontà. Che la gioia sia col vostro fantasma, mio gentile signore! Perdonami!
Celso
È desiderio del Duca Mendoza che restiate a corte.
Aurelia
Anima, nasconditi tra le ombre; fuggi, vergogna, dai cieli più luminosi; di notte il cieco non sente la mancanza dei suoi occhi.
(Esce, [con Celso, Ferrardo e gli alabardieri].)
Malevole
Non piangere, cornuto dal cuore tenero; trova conforto; uomini migliori di te sono stati cornuti: Agamennone, imperatore di tutta la prospera Grecia, che ha tormentato i Troiani, era un cornuto; il principe Artù, che tagliò la barba a dodici re, era un cornuto; Ercole, la cui schiena sosteneva i cieli, e che mise quaranta ragazze incinte in una notte –
Pietro
No, erano cinquanta.
Malevole
In verità, quaranta mi sembrano abbastanza – Beh, era un cornuto. Abbi pazienza; il danno cresce orgoglioso; sii saggio.
Pietro
Pungi troppo in profondità, sei troppo duro con me.
Malevole
Puah, un chirurgo compassionevole da rimedi pericolosi; io curerò le vostre ferite. Credevate che mi sarei mantenuto adulandovi, solo perché siete un principe? Piuttosto che piegarmi alla servile adulazione avrei seguito un ubriacone, vivendo per leccarne il vomito.
Pietro
Già grandi uomini l’hanno fatto.
Malevole
Grandi canaglie che temono più di quanto amino, nate per trasportare ceste di carbone, sebbene la Fortuna, consueto dignitario dei principi, abbia garantito loro un posto migliore. Io mi consacro ad essere il vostro tormento.
Pietro
Ti prego, sì. Amo tanto la sofferenza, sarai come un figlio la cosa giusta per me.
Malevole
Perché siete un duca usurpatore – Entra BILIOSO. (A Bilioso) Bentornato da Firenze vostra grazia.
Bilioso
Sì, un buon ritorno, ringrazio il mio cavallo.
Malevole
Che novità porti dai Fiorentini?
Bilioso
Terrò segrete le volontà del Gran Duca; solo il seguente ordine: la sua volontà è che sua figlia muoia, che il Duca Pietro venga esiliato per aver esiliato il consanguineo disonore, e che il Duca Altofronto sia rintrodotto a corte. È tutto. Ma ho sentito che il Duca Pietro è morto.
Malevole
Ahimè, e Mendoza è il Duca adesso; cosa farai?
Bilioso
È il più forte, Mendoza?
Malevole
Al momento, sì.
Bilioso
Allora starò dalla sua parte.
Malevole
E se Altofronto dovesse ritornare?
Bilioso
Beh, allora, ritornerò anche io dalla sua parte. È un bene correre sempre con chi ha più forza: preferisco stare in piedi nell’errore, che cadere facendo la cosa giusta.
Malevole
Di quale religione sarai adesso?
Bilioso
Della stessa del Duca, quando saprò qual è.
Malevole
Oh, Ercole!
Bilioso
Ercole? Ercole era il figlio di Alcmena e Giove.
Malevole
Vostra grazia sei davvero un bel dotto.
Bilioso
Un becco edotto?
Malevole
Sì, tutto erudizione.
Bilioso
Anfitrione era un becco.
Malevole
Vostra grazia, stai sudando. La tua giovane moglie provvederà ad asciugare la vecchia e cornuta fronte. Esce Bilioso. Quest’uomo dovrebbe essere maledetto. La sua massima inviolabile è questa: “Adula il più grande e opprimi il più misero”; un parassita figlio di puttana, che morde le schiene già magre e scorticate.
Pietro
E perché ci parli allora?
Malevole
In verità, per la stessa ragione per cui le ruffiane vanno in chiesa, per amore delle buone maniere. Vieni, non essere confuso; il pericolo è perdere il regno. Ma pensa questo: la terra è una tomba, un Golgota dove tutto ciò che vive marcisce; la cloaca dove i corpi del Paradiso riversano la loro corruzione; la più sudicia collina su cui gli astri sublunari gettano i propri escrementi. L’uomo è la melma di questo letamaio e i principi, i governanti di tali uomini; per quanto riguarda le nostre anime, queste nascono tutte libere come gli imperatori, tutte uguali, fatte con lo stampino; non c’è che un paio di forbici tra un imperatore e il figlio di uno zampognaro – soltanto la tintura, la rifinitura, la stiratura e la lucidatura li distinguono. Adesso, cos’hai da perdere? Il compito di un secondino, tenere gli uomini in catene, mentre preoccupazione e tradimento sconvolgono tutte le gioie della vita.
Pietro
Rinuncio per sempre a regnare. Oh Altofronto, ti ho fatto un torto prendendo il posto che ti spettava di diritto, facendoti cadere con un trucco diabolico, per cui adesso sono cacciato dal trono; rinuncio ad ogni inganno, che la vendetta divina, anche se lentamente, di certo si compirà. Oh, sono cambiato. E così, innanzi al potere divino, con sincero pentimento, dedicherò il mio respiro alla solitaria santità, le mie labbra alla preghiera; e la mia più sincera preoccupazione sarà reintegrare Altofronto al suo regno.
Malevole
I tuoi voti sono ascoltati e accetto la tua promessa. Si smaschera. Entrano CELSO e FERNEZE. Bandite ogni stupore. Venite, noi quattro dobbiamo affrontare ogni capriccio della Fortuna; non siate così sorpresi.
Pietro
Ferneze, sei vivo?
Ferneze
Per ottenere il vostro perdono.
Pietro
Perdono e affetto. Datemi il permesso di richiamare i pensieri dispersi nello stupore. I miei voti si ergono fissi nei cieli, e d’ora in avanti desidero da tutti perdono e affetto.
Malevole
Chi può dubitare della Provvidenza vedendo questo cambiamento? Un’offerta di alleanza per tutti voi! Deve necessariamente risorgere chi non può cadere più in basso: impetuose vicissitudini agitano ancora il mondo. Non lasciate che lo stupore si imponga sui vostri animi. Non meravigliatevi che io risorga, non può annegare chi temporeggia in segreto! Il tempo è maturo per agire. Vi rivelerò il mio piano più segreto, affinché l’ignoranza non tema il sospetto. Riuniamoci per raggiungere un accordo e lasciamo il resto al suo destino; una prudente discrezione è la linfa vitale dello stato.
(Escono.)
[V.i]
(Entrano BILIOSO e PASSARELLO.)
Bilioso
Come lo vedi il mio polpaccio con questo calzettone?
Passarello
Un meraviglioso polpaccio, mio signore.
Bilioso
Questo polpaccio ha fatto bagordi in questi vent’anni. Quando Monsieur Gundi era qui ambasciatore, avrei portato una donna su e giù come con un vassoio con il braccio teso e, posso dirtelo, che a quel tempo ce n’erano di quelle che per provare la forza delle spalle e del braccio di un uomo si sarebbero fatte male. Ho misurato il mio polpaccio con quelli della maggior parte della gente del palazzo e nessuno si avvicina a me; inoltre, penso non ci siano molte armature adatte a me in tutto l’arsenale, soprattutto gli elmi. Ti dirò –
Passarello
Cosa, mio signore?
Bilioso
Posso mangiare uno stufato mentre ancora ribolle per il fuoco; o la crema pasticcera mentre sta ancora fumando, appena uscita dal forno. E credo che non molti gentiluomini possano fare lo stesso. [Sfoggiando il proprio pomander] Un buon pomander , un po’ carente di profumo; ma con sei grani di muschio, macinati con acqua di rose, e diluiti con un po’ di zibetto, dovrebbe riacquistare la sua efficacia di nuovo.
Passarello
Oh, sì, come una ruffiana con l’acquavite.
Bilioso
E perché inveisci contro le donne come se ne avessi l’abitudine?
Passarello
Farei meglio a criticare un gatto, probabilmente sarei più al sicuro. Custodisco i loro segreti come i ladri con i loro trucchi. C’è Maquerelle, la vecchia ruffiana e perenne accattona; non avete mai sentito dei suoi trucchi, ben conosciuti in città?
Bilioso
No, mai.
Passarello
Beh, commissiona a tutti i pittori il proprio ritratto; quando l’hanno realizzato, lei trova meticolosamente un errore per ciascuno e non va mai a ritirare i quadri; allora loro, per vendetta, la raffigurano nei quadri come fanno in Germania e la appendono fuori dalle botteghe. Così tutti gli schifosi la conoscono meglio che se fosse stata portata sul carro della vergogna cinque volte.
Bilioso
Per Dio, un’ottima politica.
Passarello
Si fanno bagordi stasera, mio signore?
Bilioso
Sì.
Passarello
Bene mio signore, datemi il permesso di rompere il muso di un compagno che mi ha insultato.
Bilioso
Il muso di chi?
Passarello
Del giovane Ferrardo, mio signore.
Bilioso
Fai attenzione; è molto valoroso. Ho sentito che ha combattuto otto duelli in cinque giorni, credimi.
Passarello
Oh, è un gran attaccabrighe dunque? Beh, allora sarà anche un perfetto codardo.
Bilioso
Come lo dimostri?
Passarello
Beh, così. Chi litiga cerca scontri; e chi cerca scontri cerca la morte; e chi cerca la morte lo fa per non dover più combattere; e chi litiga e cerca modi per non dover più rispondere alla sfida di un altro uomo, è un codardo.
Bilioso
Puoi riuscire a dimostrare tutto!
Passarello
Tranne a dimostrarmi un ricco furfante, perché non posso adulare nessuno.
Bilioso
Beh, non ubriacarti, mio buon pazzo; ci vediamo tra poco nella stanza della presentazione.
(Escono.)
[V.ii]
(Entrano MALEVOLE e MAQUERELLE, da porte diverse, cantando.)
Malevole
“L’olandese per un beone”,
Maquerelle
“Il danese per lucchetti dorati”,
Malevole
“L’irlandese per il wisky”,
Maquerelle
“Il francese per ()”.
Malevole
Oh, tu, benedetta creatura! Devo nascondere una donna casta, la porrò sotto la tua custodia. Che nessuno sano di mente potrebbe sospettare che vada insieme a te. Ah, sei melodiosa Maquerelle, immagine di donna ed essenza di bestia.
(Entra PASSARELLO.)
Maquerelle
Oh folle, sei pronto a venire a far bagordi con me? Presto la sala sarà piena.
Passarello
Ah, come la contea è piena di avvocati.
Malevole
Che cos’hai lì, folle?
Passarello
Vino. Ho imparato a bere da quando sono partito come ambasciatore con il mio signore; berrò alla salute di Madame Maquerelle.
Malevole
E perché? Sei solito inveire contro di lei.
Passarello
Sì; ma da quando mi ha prestato denaro, bevo alla sua salute adesso, come i gentiluomini visitano i sensali, o come i cavalieri che mandano carne di cervo in città, per ricevere più denaro in prestito o per ottenere una più lunga scadenza nel pagamento.
Malevole
Dammi la tazza. Bevo alla salute di Altofronto, il nostro duca deposto.
([Beve])
Passarello
Lo farò anch’io. [Riprende la tazza e beve] E adesso un brindisi alla salute di Madame Maquerelle.
([Beve])
Malevole
Puah! Non brindo alla sua salute.
Passarello
E perché? Io l’ho fatto per il tuo signore.
Malevole
Non m’importa.
Passarello
Non brindi alla salute di Madame Maquerelle? Beh, allora io vomiterò sul tuo signore.
Malevole
Aspetta; berrò.
([Prende la tazza e beve])
Maquerelle
[Rivolgendosi a Malevole.] Hai bevuto alla mia salute alla fine. – Folle, noi siamo amici.
Passarello
Lo siamo? Lo siamo? Quando Grifone ha visto l’arpia gettargli le braccia attorno al collo, gettò via la spada e i maligni pensieri e la abbracciò per la vita con dolcezza. – Adieu, Madame Maquerelle.
(Esce Passarello.)
Malevole
Che ne pensi di questo cambiamento di governanti?
Maquerelle
In verità, mi pare molto buono; perché noi donne notiamo sempre che la caduta di uno è l’ascesa di un altro; alcuni saranno grassi, altri magri; alcuni saranno pazzi, altri gentiluomini; alcuni furfanti e altri ufficiali; alcuni mendicanti e altri cavalieri; alcuni cornuti, altri civili. Per esempio, io ho due cani a corte, i più festosi bastardi, uno si chiama Guardia e l’altro Acchiappa. Allora io, come la Fortuna, a volte amo il primo, altre volte vizio il secondo, a volte favorisco Guardia, più spesso mi aggrada Acchiappa. Ecco, il cane che più prediligo è quello che nutro; e lui è talmente famelico che quello che gli do nemmeno lo mastica ma lo ingoia intero, senza nessun piacere per quello che mangia, ma con grandi aspettative per quello che riceverà. L’altro cane allora –
Malevole
Basta cani, dolce Maquerelle, basta cani. E che speranze nutri riguardo la Duchessa Maria? Abboccherà all’esca del Duca? Credi che verrà con noi?
Maquerelle
Lasciami vedere, a che segno siamo adesso? Hai un calendario? A che segno siamo, lo sai?
Malevole
Segno? E che importanza ha?
Maquerelle
Oh, credimi, il più segreto dei poteri. Ascolta, un caldeo o un assiro, anche se sono sicura fosse un ebreo, mi disse “Corteggiate ogni donna nel giusto segno, e non sbaglierete”. Ma bisogna anche prenderla dell’umore giusto, poi; per esempio, quando il segno è Pesci, la moglie del pescivendolo è molto socievole; quando è Cancro, la moglie del puritano molto flessibile; quando è Capricorno, la moglie del mercante resiste appena; quando è Bilancia, la moglie dell’avvocato è molto arrendevole, specialmente se il marito è al tribunale; soltanto sullo Scorpione è pericoloso metter le mani. Il Duca ha mandato qualche gioiello, qualche pietra preziosa?
(Entra il Capitano.)
Malevole
Sì, credo siano i migliori segni per mettersi in casa una signora. – Col vostro permesso, mio signore, devo parlare con Lady Maria, la Duchessa di Altofronto; devo entrare, per volontà del Duca.
Capitano
È qui che vi concederà udienza. Mi è stata affidata la custodia della cittadella dal buon Altofronto, e per lui la manterrò fino a quando ne sarò in grado.
Malevole
Oh cielo, un buon Cristiano in lucido farsetto! Capitan Coscienza, vi voglio bene, capitano.
Maquerelle
Sarà dura. È la creatura più casta che ci sia; odia le scimmie, i giullari, i pazzi, e soprattutto gli uscieri-gentiluomini. Ha un trucco vile, non solo è veramente e modestamente onorabile per rispetto della propria coscienza, ma eviterebbe anche il minimo lascivo atteggiamento che possa creare sospetti, così, che Dio mi benedica, ha reso fuori moda l’insistenza al suo letto; riuscivo appena a ricavarci una mancia per la concessione dei favori di una dama una volta ogni quindici giorni.
Malevole
Adesso, in nome dell’indecenza, quante verginità hai portato alla ghigliottina?
Maquerelle
Fammici pensare. Che il cielo perdoni i nostri misfatti! – Ecco la Duchessa.
[V.iii]
(Entrano MARIA e il Capitano.)
Malevole
Che Dio vi benedica, mia signora.
Maria
Lo farebbe, se non foste qui.
Malevole
Vi offriamo la proposta di un marito.
Maria
Spero di averne ancora uno.
Maquerelle
Lo giuro sul mio onore, non c’è miglior marito di un marito esiliato; è in un altro mondo adesso. Vi dirò, mia signora, ho sentito di una setta che affermava che quando il marito sta dormendo la moglie potrebbe legalmente intrattenere un altro uomo; perché allora è come se il marito fosse morto; figuriamoci quando è esiliato!
Maria
Oh, disonesta creatura!
Maquerelle
Puah, l’onestà non è che l’arte di sembrare tali. Per favore, cos’è l’onestà, cos’è la costanza se non favole inventate, strambe vecchie chiacchiere dei pazzi, inventante da chi, geloso, vuole far torto alla nostra libertà?
Malevole
Cara Molly, chi vi ama è un duca, Mendoza. Vi manterrà splendidamente, vi amerà ardentemente, vi difenderà coraggiosamente, vi sposerà fastosamente e vi custodirà, a dispetto di Donzel e Rosicler. Ecco i gioielli. [Li offre a Maria] Se li volete, eccoli; se no, niente.
Maria
Capitano, per l’amor di Dio, salvate una povera sventurata dalla tirannia della lussuriosa insolenza! Costringetemi a vivere nella più profonda segreta piuttosto che qui; qui intorno tutto è un inferno. – Oh mio caro Altofronto, ovunque tu respiri, lascia che la mia anima anneghi nell’ombra, prima che possa macchiare il tuo onore! Questo ti prometto; e fino a quando morirò, vivrò castamente.
Malevole
Contro colui che può violare, com’è vano ogni litigio!
Maria
Colei che possiede un coltello non teme la violenza. Mentre colei che avvolge i propri lombi nella lussuria, non possiede l’aspide di Cleopatra o le braci di Porzia. Che Dio vi perdoni!
(Esce col capitano.)
Malevole
Oh Dio, com’è ripugnante questo giochetto per me! Che un duca sia costretto a recitare la parte del folle! Beh, stoltorum plena sunt omnia : è meglio recitarne la parte che essere un sovrano folle.
Maquerelle
Beh, non sai che viene detto che la diffidente e finta modestia è tipica delle donne e che la riluttanza serve soltanto a rendere più evidente la loro arrendevolezza? La dovete costringere; le donne sono come bambole di pezza, si infiammano in un momento.
Malevole
Beh, se c’era tanto fuoco nella tua bocca, com’è che non l’hai accesa tu, non l’hai fatta ardere?
Maquerelle
In realtà si, però te lo dico adesso, sei stato eccessivo.
Malevole
Il giusto per infiammare una bambola di pezza.
Maquerelle
Sei stato troppo agitato, troppo impetuoso, e invece –
Malevole
Continua, continua, debole ruffiana; adesso lo vedo, è più facile che il fuoco della terra bruci gli stessi cieli, piuttosto che tutto questo ardore sciolga una mente casta. Vattene via, vile imbrogliona! Ti farò sollevare dal tuo incarico. Com’è possibile? Non ottenere una benché minima speranza, trovandosi in una posizione tanto favorevole.
Maquerelle
Beh, in realtà penso, è la mia modesta opinione, che non l’abbiamo presa nel giusto segno; il sangue non era nelle giuste vene, di sicuro.
(Esce.)
(Entra BILIOSO.)
Bilioso
Fate largo! Il Duca sta tornando dall’insediamento al trono. – Malevole! –
Malevole
“Sparisci, furfante!”
Bilioso
Malevole –
Malevole
“Via di qua, furfante dalla bocca larga e rozza – via di qua!”
Bilioso
Ah, dolce Malevole, da quando sono tornato ho sentito che sei diventato quello che avevo sempre predetto saresti stato, una virtù all’avanguardia, una fedeltà impiegata degnamente, un favorito, mio caro amico. Andiamo; com’era? Si quoties peccant homines …, come se ogni volta che un cortigiano si comporta da canaglia, gli uomini onesti dovessero arrabbiarsi – Beh, guardati, dovremmo discutere, spergiurare insieme qualche volta.
Malevole
O essere dannati, qualche altrauna volta per tutte.
Bilioso
Giusto! Nemo omnibus oris sapit . E nessun uomo può sempre essere onesto. La necessità spesso deprava la virtù.
Malevole
Vi raccomanderò al Duca.
Bilioso
Siamo amici.
Malevole
E canaglie.
Bilioso
Giusto! Dobbiamo avere successo e comprare titoli; la nostra autorità signorile vivrà e la nostra furfanteria sarà dimenticata.
Malevole
Chi vuole ottenere ricchezza ad ogni costo, non si vergogna mai dei mezzi che usa.
Bilioso
Vero.
Malevole
Perché l’impudenza e l’infedeltà sono i pilastri della grandezza.
Bilioso
Per Dio, come sei profondo.
Malevole
E voi, per Dio, profondamente canaglia. Sparite, vecchia dannazione!
Bilioso
Tranquillo, tranquillo! Se non vuoi essermi amico perché sono una canaglia, non essere una canaglia con me, perché io ti sono amico, e te l’ho reso noto. Silenzio, i corni!
[V.iv]
(Entrano PREPASSO e FERRARDO, due Paggi con lanterne, CELSO ed EQUATO, MENDOZA in abiti da duca, e GUERRINO.)
Mendoza
Su, su; lasciateci soli. [Escono tutti, tranne Malevole e Mendoza] Rimani; dov’è l’eremita?
Malevole
Con il Duca Pietro, con il Duca Pietro.
Mendoza
È morto? È stato avvelenato?
Malevole
Morto come il Duca.
Mendoza
Bene, perfetto; non spiattellerà i segreti. La salvezza vive nel segreto. Vieni qua, vieni qua.
Malevole
Fai un tale odore di malvagità che la mia natura non può sopportarlo.
Mendoza
Come dici, che odore? Com’era Maria, cos’ha risposto alla nostra richiesta?
Malevole
Fredda, come il ghiaccio; è ostinata.
Mendoza
Allora morirà; così è deciso, morirà. Le cattive azioni volano sicure solo grazie ad altre cattive azioni.
Malevole
Puah! Per scelera semper sceleribus tutum est iter .
Mendoza
Che? Cosa sei, un maestro? Un politico? Sicuramente un furfante.
Malevole
Chi, io? Sono stato due volte vice sceriffo, signore. Beh, potrei criticare qualcuno dei grandi ed essere suonato di santa ragione, oppure sposare una ricca nobildonna genovese e poi partire immediatamente.
Mendoza
Partire una volta sposato?
Malevole
Ahi, com’è abitudine del vostro giovin signore, che era così tanto pigro da celibe che non si è mai spinto molto più in là dell’università, ma dopo essersi sposato, ha tagliato la corda e, voilà, Inghilterra!
Mendoza
E perché l’Inghilterra?
Malevole
Perché non ci sono bordelli lì.
Mendoza
E nemmeno cortigiane?
Malevole
Nemmeno; la prostituta è scomparsa insieme ai bordelli e la donna da facili costumi è ricomparsa con i Puritani.
Mendoza
Puoi avvelenare?
Malevole
Sicuramente; né un ebreo, né un farmacista né un politico farebbero di meglio. Ascoltate, c’è una scatola. Chi vorreste avvelenare? Qui c’è una scatola, [gli consegna una scatola] che, una volta aperta e inalatone il fumo, purifica la mente, avvolgendo immediatamente qualsiasi segno vitale in un sonno incosciente e profondo per dodici ore. Ce n’è un’altra, [gliela da] che, aperta sotto le narici di colui che dorme, soffoca tutti gli istinti vitali, e lo uccide immediatamente.
Mendoza
Farò esperimenti; è bene non essere ingannati. – Avanti, avanti, cazzo! Sembra che avveleni Malevole, che cade a terra, come se fosse morto. Perché temere chi si può distruggere? La morte non ha né denti né lingua; e vergona, omicidio, infamia e torto sono gli schiavi di chi è potente. – Celso!
(Entra CELSO.)
Celso
Mio onorato signore?
Mendoza
Il buon Malevole, l’uomo dalla lingua schietta, ahimè, è morto all’improvviso, e in maniera strana. Lo abbiamo tenuto in grande considerazione. Celso, occupati di seppellirlo, occupatene tu.
Celso
Sarà fatto.
Mendoza
E, Celso, ti prego, abbi cura di organizzare una festa stasera per celebrare solennemente la nostra incoronazione; della musica, un ballo in maschera. Daremo un gran bel benvenuto a Maria, la duchessa del bandito duca Altofronto. La condurrai qui a palazzo dalla cittadella. Pensa a qualche travestimento.
Celso
Di che tipo, mio buon signore?
Mendoza
Di che tipo? Beh, qualsiasi trucco veloce da realizzare, come se i fantasmi dei coraggiosi duchi di Genova fossero scesi dal Paradiso, guidati da Mercurio perbacco, per congratularsi della nostra buona sorte; qualcosa di questo tipo, qualche trucco proveniente da lontano, adatto alle signore, qualche vecchio giocattolo o dell’altro, non importa, solo fa che sia una mia idea. Lo preparerai tu; non è che per rispetto della moda. Nulla di spaventoso; deve solo piacere. Preparalo.
Celso
Sono al vostro servizio.
Mendoza
Adesso il mio tradimento è al sicuro, non posso cadere. Il danno che prospera è chiamato virtù dagli uomini. Non mi fiderò di nessuno; chi ottiene la corona con l’inganno, la mantiene con l’acciaio; nessun uomo respira sicuro fuori dai ranghi meritati; la folla mormorerà “Pazzo!” Chi non sopporta il disprezzo, non può regnare. Il più importante segreto per un uomo di stato è vivere indifferente all’odio impotente.
(Esce MENDOZA.)
Malevole
(Si alza e parla) A morte il dannato ladro! Prenderò parte al ballo in maschera; così avrai qualcuno dei coraggiosi spiriti degli antichi duchi.
Celso
Mio signore, che trucco eccezionale!
Malevole
Il migliore, caro Celso, avvelenato con una scatola vuota! Presto ti racconterò tutto. La mia signora viene a corte; la ruota della fortuna sta girando per noi; il capitano della cittadella è dalla mia parte, il popolo prega per me, e Dio stesso mi sostiene. Allora coraggio, Celso! Che nessun evento disastroso può colpire chi non lascia che Dio sopra se stesso.
(Escono.)
[V.v]
(Entrano PREPASSO e BILIOSO, due Paggi prima di loro; MAQUERELLE, BIANCA, ed EMILIA.)
Bilioso
Fate largo, fate largo per le signore! Che, galantuomini, non tollerate che le signore entrino in sala? Eh, damerini! E voi, signor, far sgocciolare la torcia dove le bellezze devono sedersi!
Prepasso
E c’è un tale, grande e grosso, che si sta comportando da canaglia; perché non lo colpite?
Bilioso
Lasciatelo fare, per l’amor di Dio! Credi che non abbia abbastanza cervello da colpire un uomo più grosso? – La musica! Più luci! Palchi dove far bagordi! Sentite? Fermate gli imbucati alla porta, che implorino il diavolo in persona per entrare. Lasciamo le signore e andiamo a vedere se i signori sono pronti per loro.
(Escono tutti, tranne le signore.)
Maquerelle
E, in verità, bellezze mie, perché non vi vestite un po’ più alla moda? Questo modello è vecchio; dovreste vestire più alla moda. Guardatevi, dovreste andare tutte in feltro, cappello di feltro con piume, feltro sulle vostre teste. Guardatevi, sono fuori moda ormai. E, non l’avete sentito? Dovete indossare la baverina, introdurvi alla nuova moda. È una tal noia attaccarsi la gorgiera, quando invece la candida baverina, che cade da sola, vale la pena; e ancora, se aveste la possibilità di fare un sonnellino nel pomeriggio, la vostra baverina non richiederebbe nessun trucco per riprendere forma. Credetemi, nessuna moda è comparabile a questa, lo giuro.
Bianca
E St. Andrew Jaques, lo scozzese, non è un giovane galante adesso?
Maquerelle
Per la mia verginità, ah, lui e l’onore si accoppiano come un abito di satin e dei calzini di lana.
Emilia
E il Maresciallo “fate largo”, il mio nuovo corteggiatore in riversione, non è invece un vero gentiluomo?
Maquerelle
Sì, in rerivversione, così ha ottenuto la carica; anzi, in verità, ha ottenuto tutto in riversione: la sua amante, i suoi abiti, la sua astuzia, tutto in riversionereversione. In verità è un mio pretendente, per avere il mio cane, in reversione. Ma, per la vera verità, ah!, è davvero un gentiluomo in riversione perché – e infatti, come si addice ad un gentiluomo, ha la barba rossa e un bel paio di gambe torte.
Bianca
Anche se, a onor del vero, sono più attratta dal Conte Quidlibet Quodlibet; non è un bell’elegante e attivo gentiluomo?
Maquerelle
È uno dei gentiluomini con la mano più sveltae; fa strillare tutte le fanciulle in maniera rivoltante.
(Entra nuovamente BILIOSO.)
Bilioso
Spazio! Fate largo! Entra il Duca; tutti in piedi, gentilmente! Per amor del cielo, aiutate le signore ad alzarsi! Forza, le trombe, le trombe!
[V.vi]
(Entra PREPASSO, raggiungendo BILIOSO; due Paggi con lanterne, FERRARDO e MENDOZA; dall’altra porta, due Paggi con lanterne e il Capitano, che fa entrare MARIA; Il Duca va incontro a Maria e la raggiunge; gli altri indietreggiano.)
Mendoza
Signora, ascoltate la mia richiesta con orecchio gentile; la salvezza di un regno dovrebbe valere di più di semplici preoccupazioni per dei riti trascurabili; il matrimonio è essenzialmente uno stratagemma della natura. Allora dato che, fino a quando i nostri letti non saranno uniti, la paura e il tumulto minacciano lo stato, siate saggia quanto bella e cedete spazio al fato.
Maria
Che cosa volete voi, dolore della nostra casata? Voi, perenne demonio, siete stato voi a bandire il mio nobile marito!
Mendoza
Io?
Maria
Ahi, con i vostri intrighi, con i vostri neri stratagemmi. Dodici lune sono passate da quando contemplavo l’amata presenza del mio caro signore. Oh voi, di gran lunga peggiore della stessa Morte! Essa non separa che l’anima dal debole corpo; ma voi avete diviso un’anima da un’altra, che la stessa mano di Dio aveva unito. Voi scarso d’onore e pieno d’astuzia malvagia!
Mendoza
Bene, posso tenere a freno la vostra troppo sfrenata libertà di parola. Posso e lo farò.
Maria
Cosa potete?
Mendoza
Basta! Vostro marito morirà in esilio.
Maria
Chi è saggio è sempre a casa, in ogni luogo.
Mendoza
Non lo vedrete mai più. La ragion di stato dovrebbe controllare l’amore.
Maria
Non vederlo più? Per colei che ama sinceramente, l’amore si mantiene sempre nell’anima.
Mendoza
Siete solo una donna; dovete cedere.
Maria
Oh, innata modestia, salvami, tu unico ornamento del pudore di una donna!
Mendoza
Pudore? Al diavolo, sarò il vostro tormento.
Maria
Fatelo. Intensificate i tormenti, provate qualsiasi danno; se devo morire sarò fedele fino alla morte al mio signore.
Mendoza
Voi, tanto ostinata, morirete. – Capitano, la vita della signora è ceduta alla giustizia; l’abbiamo interrogata e abbiamo scoperto che è stata lei ad avvelenare l’eremita; per questo ordiniamo il carcere duropiù duro degli arresti. – Così dato che non ci farete del bene, non ci farete nemmeno alcun danno; è col sangue che il tiranno raggiunge la pace.
Maria
Oh, come siete clemente! Oh, clemente diavolo preferisco essere condannata per un finto omicidio, piuttosto che essere dannata a causa vostra! Non piangerò più; venite, cingete la mia fronte con fiori; festeggia e danza, oh anima, è esaudito il tuo desiderio, muori da sposa; oh mio povero cuore, morirai casto.
(Entra AURELIA in abiti di lutto.)
Aurelia
“La vita è un gelo di fredda felicità, e la morte il disgelo della nostra vanità”. Non l’ha scritta un onesto chierico?
Mendoza
Chi l’ha fatta entrare?
Bilioso
Tacete!
Prepasso
Silenzio!
Aurelia
Ahimè, la disgrazia è dappertutto. La triste miseria, nonostante le porte doppie, entrerà anche a corte.
Bilioso
Silenzio!
Aurelia
Ho finito. Due parole: “Fate attenzione!”. Ho finito.
(Entra MERCURIO, accompagnato da une forte musica.)
Mercurio
Mercurio, nato sul monte Cillene, dio degli spiriti, che abitano le tetrdelle ombre tetre che abitano le regioni infernali, invoca quattro famosissimi duchi di Genova, che facciano di questa stanza il proprio Elisio, per trascorrere questa notte con canti e danze, i divertimenti più dolci per la corte.
Aurelia
Siete il dio degli spiriti? Ho una causa pendente negli inferi, tra me e la mia coscienza; vorrei volentieri che mi aiutaste a trovare un avvocato.
Bilioso
Mercurio stesso può farvi da avvocato, signora.
Aurelia
No, davvero, ha una faccia troppo buona per essere un bravo avvocato.
Prepasso
Silenzio, tacete! Mercurio presenta il masque.
(Trombe: mentre le trombe iniziano a suonare entra il masque: MALEVOLE, PIETRO, FERNEZE e CELSO, in abiti bianchi, con corone da duca su ghirlande d’alloro; pistole e pugnali sotto le vesti.)
Mendoza
Celso, Celso, corteggia Maria per me. Signora siate gentile, ascoltate.
((Malevole prende sua moglie per un ballo))
Maria
Con me, signore?
Malevole
Sì, ballerò con te, che amo più della mia vita.
Maria
Beh, allora state danzando con la morte. Ma prego, mio signore, non sono mai stata tanto predisposta alla gioia. La morte dà all’eternità un respiro glorioso; oh, chi muore con onore, perché dovrebbe temere la morte?
Malevole
Teme la morte solo chi vive nella malvagità.
Mendoza
Sì, credetegli, mia signora, e lasciatevi guidare da lui.
Pietro
Mia signora, permettete?
((Pietro prende sua moglie Aurelia per un ballo))
Aurelia
Desiderate qualcuno che vi rattristiessere triste?
Pietro
Non ne ho bisogno, lo sono già.
Aurelia
Oh, allontanatevi dalla mia mano! Via! Fuggite, fuggite! Oh, non cercate colei che vuole solo morire!
Pietro
Oh, povera anima amata.
Aurelia
Come? Corteggiate la sventura?
Pietro
Sì.
Aurelia
Arriverà troppo presto. Oh, il mio cuore addolorato!
Pietro
Mia signora, smettila, smettila. Balliamo, vieni; sii libera una volta per tutte dal dolore.
Aurelia
Siete un uomo triste?
Pietro
Sì, mia dolcezza.
Aurelia
Allora andremo d’accordo.
(Ferneze prende Maquerelle e Celso Bianca, per ballare. Le trombe suonano, una danza, un cambio e poi una pausa.)
Ferneze
(A Bianca) Credetemi, mia signora; dovrei giurarlo? Lasciate che vi diverta in privato e vi sposerò, lo giuro, sulla mia anima.
Bianca
Avrei preferito giuraste sul corpo; credo proverebbe un più attento giuramento da parte vostra.
Ferneze
Giuro su entrambi allora, per farvi piacere.
Bianca
Non dannateli entrambi per me, per amore di Dio!
Ferneze
Davvero, mia dolce creatura, lasciate che vi goda stanotte e vi sposerò domani tra due settimane, lo prometto, ah!
Maquerelle
“Lo prometto, ah!” Non credergli; questo tipo di inganno è stantio come il farsetto profumato di Ser Oliver Acciuga. Una promessa di matrimonio da un giovane gentiluomo, per condurre una giovane vergine al paradiso degli stolti, farla diventare una gran donna, e poi sbarazzarsi di lei – è tanto comune e naturale per un cortigiano, come l’invidia per un mercante, l’ingordigia per un puritano, la saggezza per un consigliere anziano, l’orgoglio per un sarto, o un paniere vuoto per le sgualdrine da quattro soldi. “Lo prometto, ah!” Non credetegli: sono trappole per acchiappare puzzole.
Malevole
(A Maria) Mantieni la calma; non lasciare che una passione repentina si riveli nei tuoi occhi.
([Si smaschera])
Maria
Oh, mio Altofronto!
Pietro
(Ad Aurelia) Le gelosie di un tiranno sono molto deboli; le accetterete tutte?
([Si smaschera])
Aurelia
(A Pietro) Il mio cuore, e non le mie ginocchia, dovrebbero cadere umilmente più in basso della terra per te.
Malevole
Silenzio. Nuovo cambio. Non una parola.
Maria
Perché dovrei?! Oh, cosa permette la volontà!
(Le trombe suonano di nuovo; i danzatori si smascherano.)
Mendoza
Malevole!
(Circondano Mendoza, puntandogli contro le pistole.)
Malevole
No.
Mendoza
Altofronto! Il Duca Pietro! Ferneze! Ah!
Tutti
Duca Altofronto, Duca Altofronto!
(Forte squillo di trombe.)
Mendoza
Colto in agguato! Quale straordinaria illusione inganna i miei sensi ? Sto sognando? O stavo sognando nei due giorni appena passati? Dove sono?
(Catturano Mendoza.)
Malevole
Dove dovrebbe stare un arcimalvagio.
Mendoza
Lasciatemi respirare fino a quando sarò pronto a morire. Per amor del cielo, per amore delle vostre coscienze, risparmiatemi la vita!
Pietro
Ignobile furfante, a cui né cielo né inferi, né divinità né uomo, potrebbero fare del bene!
Malevole
Vile sleale miserabile, che grazia puoi aspettarti, tu che hai prosperato senza vergogna nella mancanza di grazia?
Mendoza
Oh, risparmiatemi la vita!
Malevole
Canaglia, prenditi la tua vita. Se avessi avuto possibilità di difenderti, con sangue e ferite, gli orrori più duri di una guerra civile, ti avrei ucciso; ma così prostrato ai miei piedi mi rifiuto di ferirti: tale è il cuore dei furfanti, che si degnano di trionfare sulle tombe dei contadini; ed è questo che sei perché non è la nascita che iscrive un uomo tra i re, ma un’anima nobile. Oh, ho visto terribili disgrazie di stato! L’adulatore che, come l’edera, si arrampica sulla quercia, e la distrugge dall’interno; la lussuria così’ propria dell’uomo come lo recidiva che lo stesso nero atto del peccatotradimento non si vergogna di essere chiamato corteggiamento. Oh, coloro che sono tanto grandi come i loro peccati, ricordino che il popolo volubile ama principi diversi per i loro volti e per l’apparenza esteriore; e che desiderano maggiormente vedere questo che le virtù. Che i grandi uomini lo tengano a mente: quando non rispettano le condizioni concesse dai cieli, non solo non sono sovrani, ma perdono il diritto a tale condizione.
Maquerelle
Oh, mio buon signore, ho vissuto a corte per vent’anni; coloro che sono stati vecchi cortigiani e vanno a vivere in città, vengono disprezzati e scagliati al muro come albicocche, mio buon signore.
Bilioso
Mio signore, vi ho riconosciuto sotto questo travestimento; mi avete sempre sentito dire, che se Altofronto fosse tornato, mi sarei schierato dalla sua parte. Inoltre, è stato vostro piacere chiamarmi cornuto e becco, pensate che, se non l’avessi saputo, avrei sopportato così pazientemente?
Malevole
(Ai cortigiani) Voi, anime felicissime, asciugate i vostri occhi bagnati da troppo tempo. (Calcia via Mendoza) Portate via quest’uomo! L’aquila non piglia mosche. (A Maquerelle) Tu, alle periferie. Voi due, ritornate ai vostri voti nuziali. (A Bilioso) Tu, non ti concederei nemmeno al mio peggio amico; perfetta vecchia canaglia. (A Celso e al Capitano) Voi, viviate sereni. Voi due, al mio petto. (A Maria) E tu, nel mio cuore. Il resto degli inutili irrilevanti attori se ne vada via pigramente; e per quando mi riguarda, riassumo il mio titolo, cosa di cui tutti, spero, saranno felici. A tutti voi, buonanotte. Un crescendo di trombe. Escono tutti.
FINE
EPILOGO
Il vostro decoroso silenzio, pieno di attenta tranquillità, mi porta a parlare così: una cattiveria volontaria è imperdonabile, ma un errore involontario, come quello che proviene dal troppo sconsiderato fervore giovanile, possiamo definirlo colpa ma non peccato. I fiumi prendono nome dalle fonti da cui si originano . Quindi non lasciate che un occhio troppo severo esamini le piccole imperfezioni della nostra Musa riformata, che sa bene quanto sia facile correggere gli errori, sebbene ad alcuni uomini costi parecchio. In verità, qualche imperfezione è concessa, se il fine della scrittura non è la saggezza ma il divertimento. Allora, fino a quando la Musa di qualcun’altro di più adatto non comparirà, fino a quando la sua Talia non intratterrà le vostre orecchie istruite, ai cui meritevoli studi notturni il Fato soddisfatto concede che l’Arte sia superiore alla Natura, e il Giudizio all’Arte, ricevete quest’opera, che non si inibisce né per la speranza né per la paura: colui che sa, conosce meglio quello che non sa.