Robert Greene

L’onorevole historia di Fra Bacone e Fra Bungay

Friar Bacon and Friar Bungay

Greene, Robert. <<L’onorevole istoria di fra Bacone e fra Bungay>> . Tradotto da Raffaello Piccoli. In: <<Drammi elisabettiani>> Vol. 1 <<Kyd, Greene, Peele, Marlowe>> . Bari: Gius. Laterza & Figli, 1914. 135-224

Joan Oleza Simó (Investigador principal) Piccoli, Raffaello (Traductor) Lázaro Lázaro, Francisco (Editor)

Italiano · Verso · 1729 versos

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[ DRAMATIS PERSONAE.

Il Re Arrigo terzo
Eduardo Principe di Galles, suo figliuolo
L’Imperatore di Germania
Il Re di Castiglia
Lacy conte di Lincoln
Warren conte di Sussex
Ermsby gentiluomo
Ralph Simnel buffone del Re
Fra Bacone
Miles povero scolaro di Fra Bacone
Fra Bungay
Jaques Vandermast
Burden }
Mason }
Clemente } Dottori di Oxford
Lamberto
Serlsby } gentiluomini
Due scolari loro figliuoli
Guardiano
Tomaso }
Riccardo } rustici
Birro
Un Corrierre
Signori, Rustici, ecc.
Eleonora figliuola del Re di Castiglia
Margherita figliuola del Guardiano, la Bella Fanciulla di Fressingfield
Giovanna una ragazza del contado
L’Ostessa della Campana ad Henley
Un diavolo
Spirito in sembianza di Ercole ]

[SCENA I]

([Presso Fremingham.])
(Entra il Principe Eduardo, triste in aspetto, con Lacy, Warren, Ermsby e Ralph Simnel.)
Lacy.
Perchè somiglia il mio signore a un cielo turbato, 1
quando il lucido splendore del firmamento è ombrato da una nebbia? 2
Pur ora abbiam cacciato il dàino, e per i prati 3
raggiunto co’ nostri corsieri i maschi superbi e gai, 4
che fuggivano innanzi ai veltri come il vento: 5
mai non fu il dàino dell’allegra Fressingfield 6
così gagliardamente abbattuto da giocondi compagni, 7
nè divisero i fittaioli una così grassa selvaggina, 8
tanto liberalmente distribuita, da cent’anni a questa parte; 9
nè ho io mai veduto il mio signore più gaio nella caccia, 10
ed ora in una melanconica mestizia. 11
Warren.
Dopo che il principe venne alla capanna del Guardiano, 12
e fu stato in letizia nella casa per un po’, 13
tracannando birra e latte in rustici boccali, 14
fosse la dolce contentezza della campagna, 15
oppure la leggiadra damigella che ci versava da bere, 16
che pareva così nobile nel suo rosso fustagno, 17
o che una nausea gli traversasse lo stomaco allora, 18
ma subito egli cadde nelle sue pene. 19
Ermsby.
Messer Ralph, che dite voi al vostro padrone? 20
Resterà egli così avvilito nella sua tristezza? 21
Ralph.
Odi tu, Ned? — No, guarda se mi vuol parlare!
Principe Eduardo.
Che dici tu a me, buffone?
Ralph.
Ti prego, dimmi, Ned, sei tu innamorato della figliuola del Guardiano?
Principe Eduardo.
E che dunque, se fossi?
Ralph.
Ebbene, allora, messere, io t’insegnerò come ingannare Amore.
Principe Eduardo.
Come, Ralph?
Ralph.
Perdio, Messer Ned, tu indosserai il mio abito, e il mio berretto, e il mio pugnale, ed io i tuoi panni e la tua spada: e così tu sarai il mio buffone.
Principe Eduardo.
E a che questo?
Ralph.
Ebbene, così tu deluderai Amore; perchè Amore è una così superba scabbia, che mai non si mischierà a buffoni o bambini. Non è buono il consiglio di Ralph, Ned?
Principe Eduardo.
Dimmi, Ned Lacy, hai tu notato la fanciulla, 31
com’ella pareva amabile nelle sue rustiche vesti? 32
Una più leggiadra ragazza non la dà tutto il Suffolk: 33
Tutto il Suffolk! no, tutta l’Inghilterra non ne ha una simile. 34
Ralph.
Messer Will Ermsby, Ned è in inganno.
Ermsby.
Perchè, Ralph? 36
Ralph.
Egli dice che tutta l’Inghilterra non ne ha una simile, ed io dico, e sostengo, che ce n’è una meglio nella contea di Warwick.
Warren.
Come lo provi, Ralph? 38
Ralph.
Ebbene, non è l’abate un dotto uomo, e che ha letto molti libri, e pensi tu ch’egli non abbia più dottrina di te per scegliere una leggiadra ragazza? sì, te lo garantisco, per tutta la sua grammatica.
Ermsby.
Una buona ragione, Ralph. 40
Principe Eduardo.
Io ti dico, Lacy, che i suoi occhi scintillanti 41
balenan fuori il seducente fuoco del dolce amore; 42
e nelle sue trecce ella avvolge gli sguardi 43
di chi contempla la sua chioma d’oro; 44
il proprio verecondo candore, misto al rosso del mattino, 45
ostenta la Luna sulle sue amabili guance; 46
la sua fronte è la tavola su cui la bellezza dipinge 47
le glorie della sua magnifica eccellenza; 48
i suoi denti sono banchi di preziose margherite, 49
riccamente cinti da rupi di rubicondo corallo. 50
Così, Lacy, ella è l’estremo della bellezza, 51
se tu osservi le sue rare sembianze. 52
Lacy.
Io riconosco, mio signore, che la damigella è assai bella, 53
per quanto posson dare i modesti borghi del semplice Suffolk; 54
ma nella corte ci son dame più aggraziate di lei, 55
i cui volti sono ornati del colore dell’onore, 56
le cui bellezze stan sulla scena della fama, 57
e vantano i loro trofei nelle corti d’amore. 58
Principe Eduardo.
Ah, Ned, ma se tu l’avessi guardata come me, 59
e vedute le segrete bellezze della fanciulla, 60
la loro cortigianesca ritrosia non ti parrebbe che scioccherìa. 61
Ermsby.
Perchè, come la guardaste voi, mio signore? 62
Principe Eduardo.
Quando ella incedeva come Venere per la casa, 63
e nella sua figura avviluppava i miei pensieri, 64
alla cascina io andai con la fanciulla, 65
e là tra i vasi di panna ella splendeva 66
come Pallade tra la sua principesca masserizia: 67
ella rimboccò la sua camicia sulle sue braccia di giglio, 68
e le tuffò nel latte per fare il suo cacio; 69
ma, più bianca del latte, la sua pelle trasparente, 70
screziata di linee azzurre, avrebbe fatto arrossire la donna 71
che arte o natura avesse osato portare al paragone. 72
Ermsby, se tu avessi veduto, com’io ho bene osservato, 73
come la bellezza faceva da massaia, come questa fanciulla, 74
simile a Lucrezia, poneva le sue dita al lavoro, 75
tu, con Tarquinio, arrischieresti Roma e tutto 76
per conquistare l’amabile fanciulla di Fressingfield. 77
Ralph.
Messer Ned, ti piacerebbe d’averla?
Principe Eduardo.
Sì, Ralph. 79
Ralph.
Ebbene, Ned, io ho disposta la trama nella mia testa; tu l’avrai subito.
Principe Eduardo.
Io ti darò un abito nuovo, se tu me l’insegni. 81
Ralph.
Ebbene, messer Ned, noi cavalcheremo ad Oxford da fra Bacone: o, egli è un gran dotto, messere; dicono ch’egli sia un negromante, ch’egli possa far donne di diavoli, e mutar con prestigio gatti in fruttivendoli.
Principe Eduardo.
E che poi, Ralph? 83
Ralph.
Perdio, messere, tu andrai da lui; e perchè tuo padre Arrigo non senta la tua mancanza, egli trasformerà me in te; e io andrò alla Corte e farò in tutto il principe; ed egli farà di te o una borsa di seta piena d’oro o altrimenti una camicia finamente ricamata.
Principe Eduardo.
Ma come avrò io la fanciulla? 85
Ralph.
Perdio, messere, se tu sarai una borsa di seta piena d’oro, allora le domeniche ella t’attaccherà al suo fianco, e voi non dovete dire una parola. Ora, signore com’ella viene tra una grande folla di gente, per paura dei tagliaborse, di subito ti ficcherà nella tasca della sua gonnella; allora, messere, essendo là, voi potete dir da voi le vostre ragioni.
Ermsby.
Eccellente accorgimento! 87
Principe Eduardo.
Ma come farei, s’io fossi una camicia lavorata? 88
Ralph.
Allora essa ti metterà nel suo forziere, ti porrà nello spigo, e un bel giorno ti indosserà.
Lacy.
Consiglio maravigliosamente saggio, Ralph. 90
Principe Eduardo.
Ralph avrà un abito nuovo. 91
Ralph.
Iddio vi ringrazî quand’io l’ho sul mio dosso, Ned.
Principe Eduardo.
Lacy, il buffone ha disposto una trama perfetta; 93
perchè la nostra rustica Margherita è tanto ritrosa, 94
ed è così ferma sul punto della sua onestà, 95
che, fuor del matrimonio, non c’è nulla da fare con la fanciulla. 96
Ermsby, voglion essere incanti negromantici, 97
e fascini d’arte magica, che incatenino il suo amore, 98
o altrimenti Eduardo mai non conquisterà la fanciulla. 99
Pertanto, miei allegri compagni, noi monteremo a cavallo nella mattinata, 100
e ci affretteremo ad Oxford da questo giocondo frate: 101
Bacone con la sua magìa farà questa faccenda. 102
Warren.
Sta bene, mio signore; e questa è una via spiccia 103
per svezzare queste cùcciole testarde dalla mammella. 104
Principe Eduardo.
Io sono sconosciuto non preso per il principe; 105
essi ci credono soltanto gai cortegiani, 106
che fan baldoria così alla caccia del loro sovrano: 107
perciò io ho meditato uno stratagemma; 108
Lacy, tu sai che venerdì prossimo è San Giacomo, 109
e i campagnuoli affluiscono alla fiera di Harlston: 110
allora la figlia del Guardiano si darà buon tempo colà, 111
e splenderà su tutta la turba delle fanciulle, 112
che vanno in quel giorno per vedere ed esser vedute. 113
Mèscolati travestito tra quei villani, 114
fingi d’esser figlio d’un fittavolo, di quelle parti, 115
spia i suoi amori, e chi ella ami più; 116
fatti innanzi, e fa a lei la corte, per tener a freno il bifolco; 117
di’ che il cortigiano tutto vestito di verde, 118
che l’aiutò garbatamente a fare il suo cacio, 119
ed empì la capanna di suo padre di selvaggina, 120
si raccomanda e la manda a salutare. 121
Compra qualcosa di conveniente al suo parentado, 122
non alla sua bellezza; perchè, Lacy, in questo caso alla fiera 123
non troveresti un gioiello adatto alla fanciulla: 124
e quando tu parli di me, osserva s’ella arrossisce: 125
o, se sì, ella ama; ma se le sue guance impallidiscono, 126
questo è disdegno. Lacy, mandami a dire com’ella si comporta, 127
e non risparmiar tempo nè spesa per conquistare il suo amore. 128
Lacy.
Mio signore, io eseguirò quest’incarico, 129
come se Lacy fosse innamorato di lei. 130
Principe Eduardo.
Manda subito notizie ad Oxford per lettere. 131
Ralph.
E, Messer Lacy, comprami mille mille milioni di bei campanelli.
Lacy.
E che vuoi farne, Ralph? 133
Ralph.
Perdio, ogni volta che Ned sospira per la figlia del Guardiano, io gli appiccherò addosso un campanello: e così entro tre o quattro giorni manderò a dire a suo padre Arrigo, che il suo figliuolo, e mio padrone Ned, è diventato il moreschiere d’Amore.
Principe Eduardo.
Bene, Lacy, prenditi cura dell’incarico avuto, 135
ed io m’affretterò ad Oxford dal frate, 136
ch’egli con la sua arte e tu con segreti doni 137
mi possiate far signore dell’allegra Fressingfield. 138
Lacy.
Iddio conceda a vostro onore il desiderio del suo cuore. 139
(Exeunt.)

[SCENA II.]

([La cella di Fra Bacone al Nasodibronzo.])
(Entrano Fra Bacone, e Miles con libri sotto il braccio; Burden, Mason e Clemente.)
Bacone.
Miles, dove siete voi?
Miles.
Hic sum, doctissime et revverendissime doctor.
Bacone.
Attulisti nobis libros meos de necromantia?
Miles.
Ecce quam bonum et quam jucundum habitare libros in unum!
Bacone.
Ora, signori del nostro accademico stato, 144
che governate in Oxford, vicerè nel vostro grado, 145
le cui teste contengono le mappe delle arti liberali, 146
e spendete il vostro tempo nelle profondità dell’erudita sapienza, 147
perchè vi affollate voi così alla segreta cella di Bacone, 148
un frate da poco installato nel Nasodibronzo? 149
Dite qual’è il vostro animo, che io possa rispondere. 150
Burden.
Bacone, noi udiamo ciò che da tempo abbiamo sospettato, 151
che tu sei istruito ne’ misteri della magìa; 152
in piromanzia, a indovinar dalle fiamme; 153
a dire, per idromanzia, i flussi e i riflussi; 154
per aeromanzia, a chiarire dubitazioni, 155
a risolver problemi, come usava Apollo. 156
Bacone.
Bene, Maestro Burden, e che per tutto ciò? 157
Miles.
Perdio, signore, egli non fa che porre in atto, con ripetere questi nomi, la favola della volpe e dell’uva: ciò che è sopra di noi non ci concerne in nulla.
Burden.
Io ti dico, Bacone, che per Oxford corre fama, 159
anzi, tutta Inghilterra a la corte d’Arrigo dice 160
che tu stai facendo per arte magica una testa di bronzo, 161
che dichiarerà singolari dubbî e aforismi, 162
e terrà una lettura di filosofia, 163
e che, con l’aiuto di diavoli e di orrendi demonî, 164
tu intendi, prima che molti anni o giorni sian passati, 165
di cingere l’Inghilterra d’un muro di bronzo. 166
Bacone.
E che per ciò? 167
Miles.
Che per ciò, maestro! ebbene, egli parla alla guisa mistica; perchè egli sa che se la vostra maestrìa non riesce a fare una testa di bronzo, pure la birra forte di Mamma Waters compirà il suo ufficio di fargli avere un naso di rame.
Clemente.
Bacone, noi non veniamo per dolerci della tua maestrìa, 169
ma per rallegrarci che la nostra accademia produca 170
un uomo ch’è ritenuto la maraviglia del mondo; 171
perchè se la tua sapienza opererà questi miracoli, 172
Inghilterra ed Europa ammireranno la tua fama, 173
ed Oxford in caratteri di bronzo 174
e in statue, come erano alzate in Roma, 175
eternerà fra Bacone per la sua arte. 176
Mason.
Dunque, nobile frate, dicci il tuo intento. 177
Bacone.
Poichè voi venite come amici dal frate, 178
convincetevi, dottori, che Bacone può co’ suoi libri 179
fare tuonare il tempestoso Borea dalla sua spelonca, 180
ed oscurare la vaga Luna con un’oscura eclissi. 181
Il grande arcirettore, sovrano dell’inferno, 182
trema quando Bacone ingiunge a lui o a’ suoi demonî 183
di inchinarsi alla forza del suo pentagerone. 184
Ciò che l’arte può operare, sa il gaio frate; 185
e perciò io scartabellerò i miei libri magici, 186
e spremerò la negromanzia fino al fondo. 187
Io ho immaginata e foggiata una testa di bronzo, 188
(ho fatto martellar la materia da Belcefonte), 189
ed essa per arte leggerà filosofia. 190
Ed io afforzerò l’Inghilterra con la mia maestria, 191
così che se dieci Cesari vivessero e regnassero in Roma, 192
con tutte le legioni che l’Europa contiene, 193
essi non toccherebbero un filo d’erba della terra inglese; 194
l’opera che Nino elevò in Babilonia, 195
le mura di bronzo foggiate da Semiramide, 196
intagliate come la porta del sole, 197
non sarà pari a quella che circonderà le coste inglesi, 198
da Dover alla piazza del mercato di Rye. 199
Burden.
È ciò possibile? 200
Miles.
Io vi porterò due o tre testimoni.
Burden.
Quali? 202
Miles.
Perdio, signore, tre o quattro dei più onesti diavoli e buoni compagnoni che siano in inferno.
Mason.
Non v’è dubbio che in ciò la magìa possa far molto, 204
perchè colui che studia solo le regole matematiche 205
troverà conclusioni che valgono a operare 206
maraviglie che superano il comune intendimento degli uomini. 207
Burden.
Ma Bacone tira con l’arco oltre il suo segno, 208
e parla di ciò che la magìa non può eseguire, 209
pensando di farsi una fama con stravaganze. 210
Non sono io andato innanzi come lui nelle scuole, 211
e non ho letto di molti segreti? pure, pensare 212
che teste di bronzo possano mandar fuori alcuna voce, 213
o più, parlar di profonda filosofia, 214
quest’ è una favola che Esopo aveva dimenticata. 215
Bacone.
Burden, tu mi fai torto calunniandomi così. 216
Bacone non ama rimpinzarsi di menzogne. 217
Ma parlami innanzi a questi dottori, se tu osi, 218
di certi problemi ch’io ti proporrò. 219
Burden.
Va bene; chiedi ciò che puoi. 220
Miles.
Perdio, signore, egli ti sarà subito addosso per sapere se è più degno il genere maschile o il femminile.
Bacone.
Non foste voi ieri, Maestro Burden, ad Henley sul Tamigi?
Burden.
Ci fui: e poi? 223
Bacone.
Qual libro studiaste voi là tutta la notte? 224
Burden.
Io! nessuno affatto; io non lessi colà una linea. 225
Bacone.
Allora, dottori, l’arte di fra Bacone non sa nulla. 226
Clemente.
Che dite voi di ciò, Maestro Burden? non vi tocca egli? 227
Burden.
Io non mi curo de’ suoi frivoli discorsi. 228
Miles.
No, Maestro Burden, il mio padrone prima di finirla con voi, vi farà, di dottore, balordo, e vi ridurrà così piccolo, che non lascerà in voi più dottrina di quanta ce n’ è nell’asino di Balaam.
Bacone.
Signori, poichè la sapienza del dotto Burden è profonda, 230
e fieramente egli dubita della cabala di Bacone, 231
io vi mostrerò perchè egli frequenta assai Henley: 232
non, dottori, per gustar l’aria fragrante, 233
ma per spender colà le notti colà le notti nell’alchimia, 234
per moltiplicar l’oro con segreti incanti d’arte magica; 235
così nascostamente egli ruba la dottrina a noi tutti. 236
Per provar veri i miei detti, io vi mostrerò subito 237
il libro ch’egli tiene per sè ad Henley. 238
Miles.
Olà, ora il mio padrone farà gli scongiuri, state attenti.
Bacone.
Signori, state quieti, non abbiate paura, io vi mostrerò soltanto il suo libro. 240
(Fa gli scongiuri.)
Per omnes deos infernales, Belcephon! 241
(Entra un’Ostessa con una spalla di montone su uno spiedo, e un demonio.)
Miles.
O, padrone, cessate i vostri scongiuri, o voi guastate tutto; perchè qui c’ è una diavolessa venuta con una spalla di montone su uno spiedo: voi avete disturbato il pranzo del diavolo; ma senza dubbio egli pensa che la mensa del nostro collegio sia scarsa, e così v’ha mandata la sua cuoca con una spalla di montone, per far che soprabbondi.
Ostessa.
O, dove son io, o che è di me? 243
Bacone.
Che cosa sei tu? 244
Ostessa.
Ostessa ad Henley, padrona della Campana. 245
Bacone.
Come sei venuta qui? 246
Ostessa.
Com’io era nella cucina tra le radazze, 247
spiedando la carne pel pranzo de’ miei ospiti, 248
mi sentii spinta a guardato nella corte, 249
che subito un turbine mi issò di colà, 250
e m’innalzò su tra le nuvole. 251
Come in un rapimento, io non pensava né temeva nulla, 252
nè so dove o verso qual luogo io fossi tratta, 253
nè dove io sia, nè che siano queste persone. 254
Bacone.
No? non conoscete Maestro Burden? 255
Ostessa.
O sì, buon signore, egli è il mio ospite giornaliero. 256
Che, Maestro Burden! appena iernotte 257
voi ed io giocammo a carte ad Henley. 258
Burden.
Io non so che cosa facessimo. — Cànchero a tutti i frati scongiuratori! 259
Clemente.
Ora, frate giocondo, dicci, è questo il libro 260
che Burden esamina con tante diligenza? 261
Bacone.
È questo. — Ma, Burden, dimmi ora, 262
pensi tu che la sapienza negromantica di Bacone 263
non possa eseguire la testa e il muro di bronzo, 264
quando egli può recar qui la tua ostessa in così breve tempo? 265
Miles.
Io vi garantisco, padrone, che se Maestro Burden sapesse scongiurar come voi, egli si farebbe ogni notte venire il suo libro da Henley per studiarvi su ad Oxford.
Mason.
Burden, che, siete voi messo nel sacco da questo gaio frate? — 267
Guardate com’egli è abbattuto; la sua coscienza colpevole 268
Io spinge a vergognarsi, e fa arrossire la sua ostessa. 269
Bacone.
Bene, signora, poichè io non voglio che voi manchiate, 270
voi tornerete ad Henley per rianimare i vostri ospiti, 271
prima che il pranzo cominci. — Burden, ditele addio; 272
dite arrivederci alla vostra ostessa prima ch’ella vada. — 273
Ragazzo, via, e méttila salva a casa sua. 274
Ostessa.
Maestro Burden, quando vi vedremo ad Henley? 275
Burden.
Il diavolo ti pigli, ed Henley pure. 276
(Exeunt l’Ostessa e il diavolo.)
Miles.
Padrone, posso fare una buona proposta?
Bacone.
E che è? 278
Miles.
Perdio, signore, ora che la mia ostessa è andata a provvedere al pranzo, evocate su un spirito, e mandatele dietro a volo Maestro Burden.
Bacone.
Così, reggitori del nostro accademico stato, 280
voi avete veduto l’arte del frate alla prova; 281
e come il collegio chiamato Nasodibronzo 282
è sotto di lui, ed egli n’è il Maestro, 283
con altrettanta certezza questa testa di bronzo sarà foggiata, 284
e darà fuori singolari e bizzarri aforismi; 285
e l’inferno ed Ecate potranno abbandonare il frate, 286
ma io cingerò intorno l’Inghilterra d’un muro di bronzo. 287
Miles.
Così sia et nunc et semper , amen.
(Exeunt omnes.)

[SCENA III.]

([La fiera di Harlston.])
(Entrano Margherita e Giovanna; Tomaso, Riccardo ed altri rustici; e Lacy travestito in abito campagnuolo.)
Tomaso.
In fede mia, Margherita, quest’è un tempo capace di far chiamare a un uomo, bastardo il proprio padre; se questo tempo dura, avremo il fieno a buon mercato, e burro e cacio ad Harlston saran senza prezzo.
Margherita.
Tomaso, le ragazze, quando vengono a veder la fiera, 290
non contan di fare affari per la carestia del fieno: 291
quando noi abbiamo salato il burro, 292
e posto il nostro cacio al sicuro su’ palchetti, 293
poi lasciamo che i nostri babbi lo prezzino come piaccia loro. 294
Noi fraschette campagnole dell’allegra Fressingfield 295
veniamo a comprare inutili nonnulla per farci belle, 296
e badiamo che i giovanotti sian generosi oggi, 297
e ci faccian la corte con le fiere che possono. 298
Febo è di buon umore, e gaio guarda dal cielo, 299
come quando corteggiava l’amabile Semele, 300
giurando che i merciaiuoli vuoteranno i loro fardelli, 301
se il bel tempo può fare che gli avventori comprino. 302
Lacy.
Ma, amabile Peggy, Semele è morta 303
e perciò Febo spia dal suo palazzo, 304
e vedendo una così dolce e convenevole santa, 305
mostra tutte le sue glorie per corteggiar voi. 306
Margherita.
Quest’ è un donarmi la fiera, gentile signore, davvero, 307
blandirmi con una così delicata adulazione; 308
ma, credetemi, la vostra beffa è troppo manifesta. — 309
Bene, Giovanna, le nostre bellezze debbon sopportare i loro scherzi; 310
noi non ci siamo avvezze, nella gioconda Fressingfield. 311
Giovanna.
Margherita, la figlia d’un fittaiolo, pel figlio d’un fittaiolo: 312
io ti garantisco che la più meschina di noi due 313
avrà un damo per menarci in chiesa. 314
(Lacy sussurra a Margherita in un orecchio.)
Ma, Tomaso, che c’ è di nuovo? che, di mal umore? 315
Datemi la mano, siam vicini alla bottega d’un merciaiuolo; 316
fuori la vostra borsa, ora vogliam le fiere. 317
Tomaso.
Affè, Giovanna, e le avrete, vi comprerò la fiera e poi andremo alla taverna, a tracanneremo una pinta o due di vino.
Margherita.
Di dove siete voi, signore? del Suffolk? perchè le vostre parole 319
son più fini di quelle della comune sorta d’uomini. 320
Lacy.
Affè, amabile fanciulla, io son qui di Beccles, 321
vostro vicino, non più di sei miglia di qua, 322
figliuolo d’un fittaiolo, e non fui mai tanto lezioso 323
se non per poter fare una cortesia a dame come voi. 324
Ma fidatevi di me, Margherita, io son mandato e posta 325
da colui che fece baldoria nella casa di vostro padre, 326
ed empi la sua capanna di vivande e di selvaggina, 327
vestito di verde: egli vi manda questa ricca borsa, 328
per ricordo d’avervi aiutata a fare il vostro cacio, 329
e d’aver ciarlato con voi nella cascina. 330
Margherita.
A me? Voi vi sbagliate. 331
Lacy.
Le donne sono spesso deboli di memoria. 332
Margherita.
O, scusate, signore, io ho in mente la persona: 333
sarebbe mala grazia rifiutar il suo dono, 334
e pure io spero ch’egli non lo mandi per amore; 335
perchè noi abbiamo poco agio per occuparci di ciò. 336
Giovanna.
Che, Margherita! non arrossire: bisogna bene che le ragazze abbiano i loro amori.
Tomaso.
No, per la messa, ella è pallida come se fosse arrabbiata.
Riccardo.
Messere, siete voi di Beccles? Vi prego, come sta il Bonomo Cob? mio padre comprò un cavallo da lui. — Io vi dico, Margherita, e ‘sarebbe buono a esser la rozza d’un signore, perchè tra l’altro la brutta bestia non tira nemmeno la carretta del letame.
Margherita.
Com’è differente questo tittaiolo dagli altri, 340
che prima d’ora eran piaciuti al mio sguardo vagabondo! 341
le sue parole sono argute, animate da un sorriso; 342
la sua cortesia è nobile, sente della corte; 343
affabile e benigno in tutti i suoi atti; 344
bello di membra com’era Paride quando, in bigio, 345
corteggiava Enone nella valle presso Troia. 346
Gran signori son venuti a richiedermi del mio amore: 347
ed io non sono che la figliuola del Guardiano di Fressingfield; 348
e pur mi pare che questo giocondo figlio di fittaiolo, 349
passi il più bello che sia piaciuto ai miei occhi. 350
Ma, Peg, non palesare che tu sia innamorata, 351
e non mostrargli ancora alcun segno d’amore; 352
sebbene tu ben vorresti averlo per il tuo amore; 353
tien questo per te, finchè il tempo ti darà l’occasione 354
di mostrare il travaglio in cui brucia il tuo cuore. 355
Venite, Giovanna e Tomaso, andiamo alla fiera? — 356
Voi, uomo di Beccles, non ci abbandonerete ora? 357
Lacy.
No, finch’ io possa avere così graziose fanciulle come voi. 358
Margherita.
Bene, se v’avvien di venire dalle parti di Fressingfield, 359
fate un passo solo nella capanna del Guardiano, 360
e quella povera mensa che posson dare i boscaioli, 361
burro e cacio, crema e grassa selvaggina, 362
voi l’avrete in abbondanza, e il benvenuto insieme. 363
Lacy.
Gran mercè, Peggy; attendetemi tra poco. 364
(Exeunt omnes.)

[SCENA IV.]

([La corte nel palazzo di Hampton.])
(Entrano il re Arrigo Terzo, l’Imperatore, il Re di Castiglia, Eleonora e Vandermast.)
Re Arrigo.
Grandi uomini d’Europa, monarchi dell’occidente, 365
cinti dalle mura del vecchio Oceano, 366
i cui superbi marosi sono come i baluardi, 367
che circondano con le loro torri l’alto-edificata Babele, 368
benvenuti, miei signori, benvenuti, valorosi re occidentali, 369
alla spiaggia d’Inghilterra, i cui dirupati promontorî 370
mostrano che Albione è un altro piccolo mondo; 371
benvenuti, dice a voi tutti l’Inglese Arrigo; 372
specialmente all’amabile Eleonora, 373
che ha osato per amor d’Eduardo attraversare i mari, 374
e avventurarsi come la figlia d’Agenore sull’oceano, 375
per ottener l’amore del vivace figlio d’Arrigo. 376
Re di Castiglia.
Magnifico monarca d’Inghilterra, valoroso Plantageneto, 377
i Monti Pirenei che s’elevano sopra le nubi, 378
e proteggon di mura la doviziosa Castiglia, 379
non poterono trattenere la bella Eleonora; 380
ma udendo la fama della giovinezza d’Eduardo, 381
ella osò sopportare l’altera superbia di Nettuno, 382
e reggere all’impeto d’Eolo ostinato: 383
dunque possa la vaga Inghilterra tanto più darle il benvenuto. 384
Eleonora.
Dopo che l’Inglese Arrigo per mezzo dee’ suoi signori 385
ebbe mandato l’amabile ritratto del Principe Eduardo 386
in dono ad Eleonora di Castiglia, 387
la leggiadra effigie d’un uomo tanto valoroso, 388
il racconto della fama delle sue virtuose azioni, 389
il coraggioso ardimento d’Eduardo, 390
in Terra Santa, innanzi alle mura di Damasco, 391
condussero insieme i miei occhi e i miei pensieri con eguali legami, 392
a aver così in grazia il figlio del monarca inglese, 393
ch’io sfidai i pericoli per amor suo. 394
Imperatore.
Dov’ è il principe, mio signore? 395
Re Arrigo.
Egli partì, non ha gran tempo, dalla corte 396
per le terre del Suffolk, per l’allegra Fremingham, 397
per sollazzarsi tra i miei falbi dàini; 398
di là, per pieghi spediti al palazzo di Hampton, 399
noi udiamo che il principe cavalca co’ suoi signori 400
verso Oxford, per quella accademia, 401
a udire la dispute di quei dotti uomini. 402
Ma noi spediremo lettere a mio figlio, 403
perchè venga da Oxford alla corte. 404
Imperatore.
No, piuttosto, Arrigo, facci, come siamo, 405
cavalcare a visitare Oxford col nostro seguito. 406
Mi piacerebbe vedere le vostre università, 407
e quali dotti uomini la vostra accademia produce. 408
Io ho condotto da Asburgo un dotto chierico, 409
per sostener la disputa con gli oratori inglesi: 410
questo dottore, nominato Jaques Vandermast, 411
nato in Germania, passò a Padova, 412
a Firenze a nella bella Bologna, 413
a Parigi, a Reims a nella maestosa Orleans; 414
e, parlando quivi con uomini dell’arte, vinse 415
i più valenti di loro tutti in aforismi, 416
in magia, e nelle regole matematiche. 417
Ora, Arrigo, proviamolo nelle vostre scuole. 418
Re Arrigo.
Così faremo, mio signore; questa proposta mi piace molto. 419
Noi viaggeremo subito per Oxford coi nostri sèguiti, 420
e vedremo quali uomini dà la nostra accademia. 421
E, maraviglioso Vandermast, sii il benvenuto presso di me: 422
in Oxford tu troverai un giocondo frate, 423
chiamato Fra Bacone, unico fiore d’Inghilterra: 424
confondilo ne’ suoi incanti magici, 425
e fa ch’ egli la ceda a te nelle regole matematiche, 426
e per la tua gloria, io legherò le tue tempie, 427
non con una ghirlanda da poeta fatta d’alloro, 428
ma con una coroncina dell’oro più fino. 429
Prima però di partire per Oxford con le nostre brigate, 430
entriamo e banchettiamo nella nostra corte inglese. 431
(Exit.)

[SCENA V.]

([Una via in Oxford.])
(Entra Ralph Simnel nei panni di Eduardo; e il Principe Eduardo, Warren ed Ermsby, travesti.)
Ralph.
Dove son questi servi vagabondi, che non attendon meglio al loro padrone?
Principe Eduardo.
Se piace a vostro onore, noi siam tutti pronti in un momento.
Ralph.
Messer Ned, io non vo’ più aver cavalli da posta per cavalcare: userò un altro artifizio.
Ermsby.
Vi prego, e quale, mio signore?
Ralph.
Perdio, signore, io manderò all’ isola d’Ely per quattro o cinque dozzine d’oche, e le attaccherò a sei a sei con cordicella da fruste: poi sulle loro spalle io avrò un bel letto da campo con un baldacchino; e così, quando m’è in piacere, volerò in qual luogo mi piaccia. Questo sarà facile.
Warren.
Vostro onore ha detto bene; ma andiamo al collegio del Nasodibronzo prima di cavarci gli stivali?
Ermsby.
Warren, ben proposto! noi andremo dal frate 438
prima di far baldoria in città. — 439
Ralph, vedete di tenere un contengo da principe. 440
Ralph.
Perchè ho io una tal compagnia di bravi al mio servizio, se non per mantenere e difendere il mio contengo, contro tutti i miei nemici? Non avete voi buona spada e scudi?
Ermsby.
Aspetta, chi vien qua?
Warren.
Qualche scolare, e noi gli chiederemo dov’è Fra Bacone.
(Entrano Fra Bacone e Miles.)
Bacone.
Ebbene, balordo matricolato, io non farò mai di te un buono scolare? non proclama e dice tutta la città che pensionario di Fra Bacone è più grande testa di legno di tutta Oxford? infatti tu non sai parlare una sola parola di vero latino.
Miles.
No, signore? pure, che altro è questo? Ego sum tuus homo , ‘Io sono il tuo uomo’; vi garantisco, signore, ch’è una frase tulliana buona come nessun’altra in Oxford.
Bacone.
Vien qua, messere; che parte del discorso è Ego?
Miles.
Ego, cioè ‘io’; perdio nomen substantivo .
Bacone.
Come lo dimostrare?
Miles.
Ma lasciate che si dimostri da sè, se vuole; ‘io’ posso essere udito, sentito, compreso.
Bacone.
O gran balordo!
(Qui lo batte.)
Principe Eduardo.
Venite, interrompiamo questa disputa tra questi due. Giovine, dov’è il Collegio del Nasodibronzo?
Miles.
Non lontano dall’Aula dei Fabbridelrame.
Principe Eduardo.
Che, ti fai beffe di me?
Miles.
Non io, signore: ma che volete voi al Nasodibronzo?
Ermsby.
Perdio, vorremmo parlare con Fra Bacone.
Miles.
Di chi siete gli uomini voi?
Ermsby.
Perdio, scolare, questi è il nostro padrone.
Ralph.
Messere, io sono il padrone di questa buona gente; non puoi tu conoscere ch’io sono il padrone dal mio abbigliamento?
Miles.
Allora qui c’è buona caccia per il falcone; perchè c’è un padron buffone e una covata di creste di gallo; un sol uomo savio, io penso, vi farebbe saltar su tutti.
Principe Eduardo.
Piaghe di Dio! Warren, ammazzalo!
Warren.
Ma, Ned, io penso che il diavolo sia nella guaina; io non posso tirar fuori il mio pugnale.
Ermsby.
Nè io il mio; piaghe di Dio, Ned, io credo d’esser stregato.
Miles.
Vedete con che baldanza parlo, ora che il mio padrone è vicino!
Principe Eduardo.
Invano io mi sforzo; ma se la mia spada è chiusa e fissa nella guaina per scongiuri di magia, furfante, questo è il mio pugno.
(Colpisce Miles con un pugno sull’orecchio.)
Miles.
O, io vi supplico d’incantargli anche le mani, ch’egli non passa alzar le braccia al capo, perch’egli è leggero di dita!
Ralph.
Ned, battilo; io ti guarantisco sul mio onore.
Bacone.
Perchè vuole il principe inglese far torto al mio uomo?
Principe Eduardo.
A chi parli tu?
Bacone.
A te.
Principe Eduardo.
Chi sei tu?
Bacone.
Non potevate voi giudicare, quando tutte le vostre spade stettero fisse, 472
che Fra Bacone non era lontano di qui? 473
Eduardo, figlio di Re Arrigo, Principe di Galles, 474
il tuo buffone travestito non riesce a nasconderti: 475
io conosco anche Ermsby e il Conte di Sussex: 476
altrimenti Fra Bacone non avrebbe che poca perspicacia. 477
Tu giungi in gran fretta dall’allegra Fressingfield, 478
forte invaghito della leggiadra figliuola del guardiano, 479
per implorar qualche soccorso dal giocondo frate: 480
e Lacy, conte di Lincoln, tu l’hai lasciato 481
per pregare la bella Margherita di cedere al tuo amore; 482
ma gli amici son uomini, e l’amore delude anche i signori; 483
il conte la sèguita e corteggia per se stesso. 484
Warren.
Ned, questo è singolare; il frate sa tutto. 485
Ermsby.
Apollo non potrebbe palesar più di questo. 486
Principe Eduardo.
Io resto stupefatto in udire questo giocondo frate 487
dir anche i più segreti de’ miei pensieri. — 488
Ma, dotto Bacone, poichè tu sai la causa 489
perchè io venni così in fretta da Fressingfield, 490
aiutami, frate, in questo frangente, ch’io possa avere 491
per me l’amore dell’amabile Margherita; 492
e, com’io sono il vero Principe di Galles, io darò 493
benefizî e terre per accrescer il patrimonio del tuo collegio. 494
Warren.
Buon frate, aiuta il principe in questo. 495
Ralph.
Ebbene, servo Ned, non vuole il frate far ciò? Se la mia spada non fosse incollata nel fodero per forza d’incanti, io gli taglieri la testa, e glielo farei fare per forza.
Miles.
In fede, mio signore, il vostro coraggio e la vostra spada sono nelle stesse condizioni; son incantati così saldi che mai non li vedremo.
Ermsby.
Che, dottore, di malumore? orsù, aiuta il principe, 498
e tu vedrai com’egli si mostrerà liberale. 499
Bacone.
Non chiedono tali azioni più gravi unori di questi? 500
Io sforzerò, mio signore, i miei incanti magici; 501
perchè oggi si reca il conte a Fressingfield, 502
e prima che la notte chiuda il giorno nell’oscurità, 503
essi saran subito fidanzati l’uno all’altra. 504
Ma vieni con me; andremo subito nel mio studio, 505
e in uno specchio prospettivo io mostrerò 506
che cosa si fa oggi a Fressingfield. 507
Principe Eduardo.
Gran mercè, Bacone; io compenserò il tuo travaglio. 508
Bacone.
Ma mandate il vostro seguito, mio signore, in città; 509
il mio scolare li accompagnerà alla loro locanda; 510
intanto noi vedremo la furfanteria del conte. 511
Principe Eduardo.
Warren, lasciami: — e, Ermsby, conduci via il buffone; 512
lasciato fare il padrone, e andate a far baldoria, 513
mentre io e Fra Bacone discorriamo un poco. 514
Warren.
Così faremo, mio signore. 515
Ralph.
Affè, Ned, ch’io la farò da signore finchè tu vieni: 516
io sarò Principe di Galles su tutti i boccali di Oxford. 517
(Exeunt.)

[SCENA VI.]

([La cella di Fra Bacone.])
(Fra Bacone e il Principe Eduardo entrano nello studio.)
Bacone.
Ora, gaio Eduardo, ben venuto alla mia cella! 518
qui tempra Fra Bacone di molte bagatelle, 519
e tien questo luogo per sua corte concistoriale, 520
dove i diavoli fanno omaggio alle sue parole. 521
Entro questo specchio prospettivo tu vedrai 522
quel che si fa oggi nell’allegra Fressingfield 523
tra l’amabile Peggy e il conte di Lincoln. 524
Principe Eduardo.
Frate, tu mi rendi felice: ora Eduardo proverà 525
come Lacy è disposto verso il suo sovrano signore. 526
Bacone.
Poniti là, e guarda diritto nello specchio. 527
(Entrano Margherita e Fra Bacone.)
Che cosa vede il mio signore? 528
Principe Eduardo.
Io vedo apparire l’amabile figliuola del guardiano, 529
splendete come l’amante di Marte, 530
solo accompagnata da un giocondo frate. 531
Bacone.
State tranquillo, e tenete il cristallo nell’occhio. 532
Margherita.
Ma dimmi, Fra Bungay, è egli vero 533
che questo bel cortese contadino, 534
che dice che suo padre è un fittavolo qui vicino, 535
sia Lord Lacy, conte della Contea di Lincoln? 536
Bungay.
Peggy, è vero, è Lacy, per la mia vita, 537
o altrimenti la mia arte e la mia sagacia insieme falliscono, 538
lasciato dal Principe Eduardo per far da mezzano al suo amore; 539
poichè quel tale in verde, che v’aiutò a fare il vostro cacio, 540
è figliuoli d’Arrigo, e Principe di Galles. 541
Margherita.
Sia chi si vuole, egli non mi desidera che per lussuria; 542
ma se a Lord Lacy piacesse la povera Margherita, 543
o s’egli si degnasse sposare una ragazza di campagna, 544
frate, io sarei la sua umile ancella, 545
e della sua grande ricchezza lo ripagherei in cortesia. 546
Bungay.
Perchè, Margherita, tu lo ami? 547
Margherita.
La sua figura, come il vanto della superba Troia, 548
ben sarebbe sufficiente a scusare la fuga d’Elena: 549
il suo spirito è vivace e pronto di fantasia, 550
come ne produceva la Grecia nel suo miglior fiore: 551
cortese, ah frate! pieno di piacevoli sorrisi! 552
Credimi, io amo troppo per dir altro; 553
basta a me ch’egli è l’amore d’Inghilterra. 554
Bungay.
Non t’ha ogni occhio che abbia visto il tuo piacevole viso, 555
soprannominata la Bella Fanciulla di Fressigfield? 556
Margherita.
Sì, Bungay, e volesse Iddio che l’amabile conte 557
avesse in essa quel che tanti han cercato. 558
Bungay.
No temere, il frate corteggi la leggiadra ragazza: 559
Bacone, mi par ch’ei si un villan lussurioso. 560
Bacone.
Ora guarda, mio signore. 561
(Entra Lacy travestito come prima.)
Principe Eduardo.
Per le piaghe di Dio, Bacone, ecco Lacy! 562
Bacone.
Sta tranquillo, mio signore, e osserva la commedia. 563
Bungay.
Ecco Lacy, Margherita; mettiti un po’ da una parte. 564
(Essi si ritirano.)
Lacy.
Dafne, la donzella che prese stretto Febo, 565
e lo serrò nello splendore de’ suoi sguardi, 566
non era tanto bella agli occhi d’Apollo, 567
quant’è la vaga Margherita per il conte il Lincoln. 568
Disdiciti, Lacy, la tua fede è posta alla prova: 569
Eduardo, il figlio del tuo sovrano, ha scelto te, 570
suo amico intimo, perchè tu le facessi la corte per lui, 571
ed osi tu far torto al tuo principe con un tradimento? 572
Lacy, l’amore non fa eccezione per un amico, 573
nè fa conto d’un principe se non come d’un uomo. 574
L’onore t’impone di frenarlo nella sua lussuria; 575
egli non corteggia la ragazza per farla sua sposa, 576
ma per trappolarla e ingannarla. 577
Lacy, tu ami, dunque non tollerare questo sopruso, 578
ma sposala, e sopporta la collera del tuo principe; 579
perch’è meglio morire che veder lei vivere nella sventura. 580
Margherita.
Vieni, frate, io voglio scuoterlo dalle sue malinconie. 581
(Viene innanzi.)
Come vi sentite, signore? Un penni per i vostri pensieri! 582
voi siete levato preso, prego Dio ch’essi siano i più lieti. 583
Che, venuto da Beccles così mattutino? 584
Lacy.
Così vigilanti sono gli uomini che vivono in amore, 585
i cui occhi soffrono pel loro sonno rotti assopimenti. 586
Io ti dico, Peggy, che dall’ultima fiera di Harlston 587
il mio animo ha provato un cumulo di passioni. 588
Margherita.
Un uomo di fede, che fate la corte pel vostro amico! 589
Mi vagheggiate ancora per quel cortegiano tutto in verde? — 590
Io mi meraviglio ch’egli non agisca per se stesso. 591
Lacy.
Peggy, io prima supplicai per ottenere la vostra grazia per lui; 592
ma quando i miei occhi mirarono i vostri belli sguardi, 593
Amore, quasi per beffa, subito si tuffò nel mio cuore, 594
e quivi pose come in un santuario l’Idea di voi. 595
Abbi pietà di me, benchè io non sia che il figlio d’un fittaiuolo, 596
e considera non le mie ricchezze ma il mio amore. 597
Margherita.
Voi andate assai di fretta; per coltivare bene, 598
i semi hanno a aver tempo di germogliare prima di spuntare: 599
l’amore dovrebbe strisciar come l’ombra dello gnomone, 600
perchè ciò che matura innanzi tempo marcisce prestissimo. 601
Bungay.
[venendo innanzi] Deus hic; fate luogo a un allegro frate! 602
Che, giovinotto di Beccles, con la figliuola del guardiano? 603
Bene sta; ma dimmi, sai tu la novella? 604
Lacy.
No, frate: che novella? 605
Bungay.
Non hai udito come i banditori s’affrettano 606
con le loro proclamazioni per tutti i borghi? 607
Lacy.
Per che cosa, frate gentile? di’ la novella? 608
Bungay.
Tu abiti in Beccles, e non hai udito questa novella? 609
Lacy, il conte di Lincoln, è ultimamente fuggito 610
dalla corte di Windsor, travestito da villano, 611
e si nasconde qui per la campagna sconosciuto. 612
Arrigo lo sospetta di qualche tradimento, 613
e perciò proclama in ogni modo 614
che chi prenderà il conte di Lincoln avrà, 615
pagate nello Scacchiere, ventimila corone. 616
Lacy.
Il conte di Lincoln! frate, tu sei matto: 617
sarà qualcun altro; tu sbagli di persona. 618
Il conte di Lincoln! Ebbene, non può essere. 619
Margherita.
Sì, benissimo, mio signore, perchè voi siete lui: 620
la figlia del Guardiano v’ha fatto prigioniero. 621
Lord Lacy, arrendetevi, io sarò il vostro carceriere questa volta. 622
Principe Eduardo.
Come son familiari, Bacone! 623
Bacone.
Sta tranquillo, e osserva il seguito dei loro amori. 624
Lacy.
Allora io son tuo prigioniero doppiamente: 625
Peggy, m’arrendo. Ma queste novelle sono uno scherzo? 626
Margherita.
Uno scherzo per voi, ma serie per me; 627
perchè questi torti mi straziano il cuore. 628
Ah, come questi conti e nobiluomini di nascita 629
lusingano e fingono per procurare il danno delle povere donne! 630
Lacy.
Credimi, figliuola, io sono il conte di Lincoln: 631
io non lo nego, ma così abbigliato di stracci, 632
io viveva travestito per guadagnar l’amore di Peggy. 633
Margherita.
Che amore c’è quando il matrimonio non n’è la fine? 634
Lacy.
Io intendeva, bella fanciulla, farti moglie di Lacy. 635
Margherita.
Io credo poco che un conte voglia abbassarsi tanto. 636
Lacy.
Di’, vuoi che ti faccia contessa prima ch’io dorma? 637
Margherita.
Ancella del conte, se così a lui piace: 638
moglie per nome, ma serva per obbedienza. 639
Lacy.
Contessa di Lincoln, perchè così sarà: 640
io te ne fo promessa e per suggello ti dò un bacio. 641
Principe Eduardo.
Per le piaghe di Dio, Bacone, si baciano! Io li truciderò! 642
Bacone.
O, giù le mani, mio signore, è lo specchio! 643
Principe Eduardo.
La collera nel vedere i traditori così ben accordati 644
mi fa prendere l’ombre per sostanze. 645
Bacone.
Ci vorrebbe un lungo pugnale, mio signore, per giungere 646
da Oxford a Fressingfield! ma sta tranquillo, e vedi dell’altro. 647
Bungay.
Bene, conte di Lincoln, se i vostri amori sono annodati, 648
e insieme le vostre lingue e i vostri pensieri s’accordano, 649
per evitare i contrasti di poi, io stringerò il matrimonio. 650
Io prenderò il mio breviario e vi piace? 651
Lacy.
Frate, sta bene. — Peggy, come vi piace? 652
Margherita.
Ciò che aggrada al mio signore a me piace. 653
Bungay.
Allora datevi la mano, e io vo’ pel mio libro. 654
Bacone.
Che cosa vede ora il mio signore? 655
Principe Eduardo.
Bacone, io vedo che gli amanti si dan la mano, 656
e il frate è pronto là col suo breviario 657
per sposarli: dunque io son spacciato. 658
Bacone, aiutami ora, se mai la tua magia giovò; 659
aiuta, Bacone; arresta ora il matrimonio, 660
se i diavoli o la negromanzia possono bastare, 661
ed io ti darò quarantamila corone. 662
Bacone.
Non temer, mio signore, io impedirò al giocondo frate 663
di biasciar tutte le sue orazioni oggi. 664
Lacy.
Perchè non parli, Bungay? Frate, va pel tuo libro. 665
(Bungay è muto, e grida ‘Hud, Hud’.)
Margherita.
Come sembri, frate, un uomo sconvolto? 666
Privo dei tuoi sensi, Bungay? mostra per segni, 667
se tu sei muto, quali passioni ti turbano. 668
Lacy.
Egli è muto, davvero. Bacone l’ha co’ suoi diavoli 669
Incanto, o altimetri qualche strana malattia 670
o l’apoplessia gli occupa i polmoni: 671
ma, Peggy, s’egli non può col suo libro, 672
noi tra noi due faremo quest’unione nel cuore. 673
Margherita.
Altimetri, mio signore, fammi morire come una miscredente. 674
Principe Eduardo.
Perchè Fra Bungay sta così sbalordito? 675
Bacone.
Io l’ho reso muto, mio signore; e, se a vostro onore piace, 676
io porterò questo Bungay subito via da Fressingfield, 677
ed egli pranzerà con noi qui in Oxford. 678
Principe Eduardo.
Bacone, fa questo, e tu mi fai contento. 679
Lacy.
Per cortesia, Margherita, conduciamo il frate 680
alla capanna di tuo padre, per confortarlo 681
con un po’ di brodo, e cavarlo di questo disgraziato rapimento. 682
Margherita.
O altrimenti, mio signore, noi saremmo estremamente ingenerosi, 683
abbandonando così il frate nella sua sventura. 684
(Entra un Diavolo e porta via Bungay in groppa.)
O aiuto, mio signore! un diavolo, un diavolo, mio signore! 685
Guardate come egli si porta Bungay in groppa! 686
Andiamo via di qui, perchè gli spiriti di Bacone son fuori. 687
(Exit con Lacy.)
Principe Eduardo.
Bacone, io rido vedendo il giocondo frate 688
montato sul diavolo, e come il conte 689
fugge con la sua leggiadra ragazza per paura. 690
Non appena Bungay sarà al Nasodibronzo, 691
ed io avrò chiacchierato con l’allegro frate, 692
io in gran fretta mi recherò a Fressingfield, 693
e ripagherò Lacy di questi torti in breve ora. 694
Bacone.
Così sia, mio signore: ma andiamo pel nostro pranzo; 695
perchè prima che noi abbiam preso per un po’ il nostro pasto, 696
noi avremo Bungay portato al Nasodibronzo. 697
(Exeunt.)

[SCENA VII.]

([La casa dei Reggenti in Oxford.])
(Entrano Burden, Mason e Clemente.)
Mason.
Ora che noi siamo raccolti nella casa dei Reggenti, 698
ci conviene parlare della venuta del re; 699
perchè egli, seguito da tutti i re; 700
che stan lungo i mari di Danzica verso oriente, 701
a settentrione del clima della ghiacciata Germania, 702
il monarca Alemanno e il duca Sassone, 703
Castiglia e con lui l’amabile Eleonora, 704
hanno risoluto per loro diporto di venire nella città di Oxford. 705
Burden.
Noi dobbiamo preparare intrecci di solenni tragedie, 706
e singolari spettacoli comici, quali il superbo Roscio 707
ostentava innanzi agli imperatori Romani, 708
per accogliere tutti i sovrani occidentali. 709
Clemente.
Ma più; il re ha per lettere preannunziato 710
che Federigo, l’imperatore Alemanno, 711
ha condotto con sè un tedesco di fama, 712
il cui nome è Don Jaques Vandermast, 713
sapiente nella magia e nelle arti segrete. 714
Mason.
Allora noi tutti dobbiamo far istanza al frate, 715
a Fra Bacone, ch’egli assuma questo còmpito, 716
e s’impegni a tener testa con la sua sapienza 717
al tedesco; altrimenti non v’è alcuno in Oxford che possa 718
stare a fronte a disputare col dotto Vandemast. 719
Burden.
Bacone, se si misurerà col tedesco, 720
gli insegnerà che cosa un frate inglese può fare: 721
il diavolo, io penso, non osa disputare con lui. 722
Clemente.
Veramente, Maestro dottore, egli vi spiacque 723
in ciò che portò la vostra ostessa con la sua spalla, 724
da Henley, diritto al Nasodibronzo. 725
Burden.
Vendetta sul frate per suo castigo! 726
Ma lasciando star questo, corriamo subito da Bacone, 727
per vedere s’egli vuol prendere nelle sue mani questo còmpito. 728
Clemente.
Aspetta, che rumore è questo? La città è in rivolta: che tumulto è questo? 729
(Entra un Connestabile, con Ralph Simnel, Warren, Ermsby, tutti e tre travesti come prima, e Miles.)
Connestabile.
No, signori, per buoni che voi siate, voi andrete innanzi ai dottori per rispondere del vostro mal portamento.
Burden.
Di che si tratta, amico? 731
Connestabile.
Perdio, signore, quest’è una brigata di malandrini, che, bevendo alla taverna, han fatto una gran rissa e quasi ammazzato il vinattiere.
Miles.
Salve , Dottor Burden! 733
Questo villan poltrone, 734
brutto di forma e di faccia, 735
disprezzato e disgraziato, 736
ciò ch’egli dice vobis 737
mentitur de nobis . 738
Burden.
Chi è il padrone e capo di questa ciurma? 739
Miles.
Ecce asinum mundi 740
figura rotundi , 741
netto, lindo e bello, 742
vivace come una tazza di vino. 743
Burden.
Chi siete voi?
Ralph.
Io son, padre dottore, come si direbbe, il montone del campano, di questa brigata; questi sono i miei baroni, ed io il Principe di Galles.
Clemente.
Siete voi Eduardo, il figlio del re?
Ralph.
Messer Miles, porta qua il garzone che spillò il vino, e, garantisco, quando vedono come gagliardamente io gli ho rotta la testa, essi diranno che non è azione da minor uomo che un principe.
Mason.
Io non posso credere che questo sia il Principe di Galles.
Warren.
E perché, signore?
Mason.
Perchè dicono che il principe sia un valoroso e saggio gentiluomo.
Warren.
Ebbene, e pensi tu, dottore, ch’egli non sia tale? 751
Osi tu calunniarlo e diminuirlo, 752
mentr’egli è un così amabile e valoroso giovine? 753
Ermsby.
E la sua faccia, splendente di molti zuccherati sorrisi, 754
svela ch’egli è generato di razza principesca. 755
Miles.
E ancora, maestro dottore, 756
per parlare come un procuratore, 757
e per dire a voi 758
quel che è vero e sincero; 759
per por fine a questa lite, 760
soltanto guarda il suo abbigliamento; 761
poi poni mente ai miei detti, 762
egli è il grande Principe di Galles, 763
il capo del nostro gregis , 764
e filius regis ; 765
poi bada a quel che fai, 766
perchè egli è il diletto figlio d’Arrigo. 767
Ralph.
Dottori, i cui barbogi berretti da notte non son capaci di comprendere la mia nobile dignità, sappiate che io sono Eduardo Plantageneto, al quale se voi spiacete, egli farà un vascello che conterrà tutti i vostri collegi, e così porterà via la niniversità con un buon vento alla Banchina di Southwark. — Che ne dici tu, Ned Warren, non farò questo?
Warren.
Sì, mio buon signore; e, se piace a vostra signoria, io raccoglierò tutte le vostre vecchie pantofole, e col sughero farò una goletta di cinquecento tonnellate, che farà all’uopo maravigliosamente bene, mio signore.
Ermsby.
Ed io, mio signore, avrò pionieri per por le mine sotto alla città, che anche i giardini e gli orti sian portati via per le vostre passeggiate estive.
Miles.
Ed io, con scientia 771
e gran diligentia , 772
farò scongiuri e fascini, 773
per guardarvi dal male; 774
che utrum horum mavis , 775
la vostra grandissima navis , 776
come il vascello di Bartlet, 777
salti da Oxford 778
con collegi e scuole, 779
carico zeppo di matti. 780
Quid dicis ad hoc , 781
rispettabile Domine Cornacchione? 782
Clemente.
Ebbene, cortegiani dal cervello di lepre, siete voi ubbriachi o pazzi, 783
per farvi beffe di noi così villanamente? 784
Ci stimate voi uomini vili e di poco conto 785
per portarci un tal cialtrone come figlio d’Arrigo? 786
Chiamate i bidelli e portate costoro da qui 787
subito a Bocardo: lasciate questi scapestrati 788
bene stretti in catena, finchè i loro spiriti sian domati. 789
Ermsby.
Ebbene, andremo in prigione, mio signore? 790
Ralph.
Che dici, Miles, onorerò io la prigione della mia presenza?
Miles.
No, no: fuori le vostre lame, 792
e ricacciate queste rozze; 793
fate uno sberleffo e uno sconquasso, 794
poi irrompete gioiosamente 795
e insegnate a questi Sacerdos 796
che i Bocardi, 797
come per bifolchi e streghe, 798
son fatti per loro. 799
Mason.
Alla prigione con loro, connestabile. 800
Warren.
Bene, dottori, poichè io mi son divertito 801
ridendo di questi pazzi e allegri burloni, 802
sappiate che il principe Eduardo è al Nasodibronzo, 803
e che costui vestito come il Principe di Galles, 804
è Ralph, il buffone prediletto di Re Arrigo; 805
io, il Conte di Sassex, e questi Ermsby, 806
uno dei ciambellani del re; 807
i quali, mentre il principe sta con Fra Bacone, 808
abbiam fatto baldoria in Oxford come voi vedete. 809
Mason.
Mio signore, perdonateci, non sapevamo chi voi foste: 810
ma a cortegiani son lecite più grosse scappate di queste. 811
Gradirà vostro onore di pranzare con me quest’oggi? 812
Warren.
Sì, maestro dottore, e soddisferò il vinattiere per la sua ferita; solo io debbo pregarvi di considerar lui come Principe di Galles per tutta questa mattina.
Mason.
Così, farò signore. 814
Ralph.
E pertanto io vivrò primo; solo voglio che Miles vada prima di me, perchè io ho udito dire da Arrigo che la saggezza deve andar innanzi alla maestà.
(Exeunt omnes.)

[SCENA VIII.]

([Fressingfield.])
(Entrano il Principe Eduardo col suo pugnale in mano. Lacy e Margherita.)
Principe Eduardo.
Lacy, tu non puoi nascondere i tuoi pensieri di tradimento, 816
nè coprire, come fece Cassio, tutte le tue perfidie; 817
perchè Eduardo ha un occhio che guarda lontano, 818
come Linceo dalla spiaggia della Grecia. 819
Non stavo io in Oxford presso il frate, 820
e vedevo che tu corteggiavi la fanciulla di Fressingfield, 821
suggellando le tue lusinghiere fantasie con un bacio? 822
Non tirò fuori il bravo Bungay il suo breviario, 823
e congiungendo le vostre mani vi avrebbe sposati, 824
se Fra Bacone non l’avesse ammutolito, 825
e fatto montar sul dorso d’uno spirito, 826
che noi potessimo chiacchierare in Oxford col frate? 827
Traditore, non rispondi? non è vero tutto questo? 828
Lacy.
Tutta verità, mio signore; e così io dò riposta. 829
Alla fiera di Harlston, facendo la corte per vostra grazia, 830
quando il mio occhio contemplò la sua squisita forma, 831
e trasse la magnifica gloria de’ suoi sguardi 832
a penetrare nel centro del mio cuore, 833
Amore m’insegnò che vostro onore solamente scherzava, 834
che i principi han capricci come gli altri uomini; 835
e come l’amabile fanciulla di Fressingfield 836
era più adatta per esser la moglie sposata di Lacy, 837
che la concubina del principe di Galles. 838
Principe Eduardo.
Insolente Lacy, non t’amavo io più 839
che Alessandro il suo Efestione? 840
Non ho io svelate le passioni del mio amore, 841
e serratele nel gabinetto de’ tuoi pensieri? 842
Non eri tu per Eduardo il secondo dopo di lui, 843
unico amico, e compagno de’ suoi segreti amori? 844
E potè un baleno di fuggitiva bellezza rompere 845
i ferri e le catene di così intimi amici? 846
Vile cordato, falso e troppo effemminato 847
per essere a parte de’ pensieri d’un principe! 848
Da Oxford son io accorso appena ebbi pranzato, 849
per ripagare un traditore prima che Eduardo dorma. 850
Margherita.
Fui io, mio signore, non Lacy fece mal passo: 851
perchè spesso egli mi seguì e corteggiò per voi, 852
e sempre pregava per il cortegiano tutto in verde; 853
ma io, cui Amore fece troppo appassionata, 854
mi mostrai con sguardi innamorati; 855
io cibava il mio occhio mirando la sua faccia, 856
e giunsi a stregare l’amato Lacy co’ miei sguardi: 857
il mio cuore con sospiri, i miei occhi si dichiaravan con lagrime, 858
la mia faccia mostrava insieme dolore e contentezza, 859
e più non poteva io dare a divedere per segni, 860
se non che io amava Lord Lacy col mio cuore. 861
Dunque, valoroso Eduardo, considera nella tua mente, 862
se le grazie delle donne non costringon gli uomini a cadere, 863
se la bellezza, se i dardi d’un pungete amore, 864
non son di fora da seppellire i pensieri dell’amicizia. 865
Principe Eduardo.
Io ti dico, Peggy, io avrò il tuo amore: 866
Eduardo o nessuno conquisterà Margherita. 867
Su fregate carenate con ricche tavole di Sethin, 868
armate coi sublimi abeti del Libano, 869
con le prore e le coverte di avorio brunito, 870
e incastrate di lamine d’oro di Persia, 871
come Teti tu folleggerai sopra l’onde, 872
e trarrai i delfini co’ tuoi amabili occhi 873
a ballare la volta nelle correnti porporine; 874
la Sirene con arpe e salterî d’argento, 875
faran musica intorno alla poppa della tua fregata, 876
e diletteranno la bella Margherita co’ loro lai. 877
L’Inghilterra e la ricchezza d’Inghilterra saranno al tuo servizio, 878
la Britannia s’inchinerà all’amore del suo principe, 879
e farà il dovuto omaggio alla tua eccellenza, 880
se tu sarai soltanto la Margherita d’Eduardo. 881
Margherita.
Perdono, mio signore: se la grande maestà do Giove 882
mi mandasse tali presenti quali mandò a Danae; 883
se Febo, rivestito delle tele di Latona, 884
venisse a corteggiarmi dalla sua splendida dimora; 885
i soavi toni del gaio Mercurio, 886
nè tutte le ricchezze che il tesoro del cielo fornisce, 887
non mi farebbero abbandonare Lord Lacy o il suo amore. 888
Principe Eduardo.
Io ho imparato ad Oxford, allora, questo punto delle scuole, — 889
Ablata causa, tollitur effectus : 890
Lacy, la causa per cui Margherita non può amare, 891
nè porre il suo affetto sul principe Inglese, 892
toglilo di mezzo, e poi gli effetti cadranno. 893
Villano, preparati; perch’io bagnerò 894
il mio pugnale nel cuore d’un conte. 895
Lacy.
Piuttosto ch’io viva, e perda l’amore della bella Margherita, 896
Principe Eduardo, non t’arrestare nella fatale sentenza, 897
ma ferisci nel segno: finisci insieme il mio amore e la mia vita. 898
Margherita.
Valoroso Principe di Galles, onorato per gesta reali, 899
sarebbe peccato macchiare di sangue le corti della bella Venere; 900
le vittorie d’Amore finiscono, mio signore, in cortesia; 901
risparmia Lacy, nobile Eduardo; fa morir me, 902
perchè così insieme voi e lui ponete termine ai vostri amori. 903
Principe Eduardo.
Lacy morirà come traditore del suo signore. 904
Lacy.
Io l’ho meritato, Eduardo; eseguisci la sentenza. 905
Margherita.
Che spera il principe di guadagnare dalla morte di Lacy? 906
Principe Eduardo.
Di por fine agli amori di lui e Margherita. 907
Margherita.
Ebbene, crede il figlio di re Arrigo che l’amore di Margherita 908
penda sull’incerta bilancia del tempo superbo? 909
Che la morte farà discordare i nostri pensieri? 910
No, colpisci il conte, e prima che il sol mattutino 911
s’estolla tre volte sull’eccelso oriente, 912
Margherita s’unirà al suo Lacy nei cieli. 913
Lacy.
Se nulla accada all’amabile Margherita, 914
che noccia o strappi la felicità al suo onore, 915
nè le grandi ricchezze la felicità al suo onore, 916
nè le grandi ricchezze d’Europa, nè la monarchia d’Inghilterra 917
non alletterebbero Lacy a sopravvivere. 918
Dunque, Eduado, accorcia la mia vita e finisci il suo amore. 919
Margherita.
Liberati di me, e conserva un amore, che vale molti amori. 920
Lacy.
No, Eduardo, conserva un amore, che vale molti amici. 921
Margherita.
Se il tuo animo è quale la fama divulga, 922
allora nobile Eduardo, fa che insieme noi soffriamo 923
la fatale risoluzione della tua rabbia: 924
bandisci l’amore, e abbraccia la vendetta, 925
e in una sola tomba riunisci i nostri cadaveri, 926
i cui cuori eran avvinti in un solo perfetto amore. 927
Principe Eduardo.
Sei tu quel famoso Principe di Galles, 928
che a Damasco battè i Saraceni, 929
e portasi in patria il trionfo sulla punta della tua lancia? 930
e saran le tue penne abbattute da Venere? 931
È egli da principe scindere le leghe degli amanti, 932
dividere tali amici che si glorian de’ loro amori? 933
Lascia, Ned, e fa di questa colpa una virtù, 934
e favorisci Peg e Lacy nei loro amori: 935
così nel sottomettere la passione d’amore, 936
vincendo te stesso, tu porti la più opima spoglia. — 937
Lacy, levati. Bella Peggy, eccoti la mia mano: 938
il Principe di Galles ha vinto tutti i suoi pensieri, 939
e tutto il suo amore egli rinuncia al conte. 940
Lacy, godi la fanciulla di Fressingfield, 941
fa di lei in chiesa la tua Contessa di Lincoln, 942
e Ned, com’egli è un vero Plantageneto, 943
la darà a te liberamente per tua moglie. 944
Lacy.
Umilmente io la ricevo dal mio sovrano, 945
come se Eduardo mi desse la signoria d’Inghilterra, 946
e mi facesse ricco del diadema d’Albione. 947
Margherita.
E il principe Inglese dice il vero? 948
Si degnerà egli di por fine al suo antico amore, 949
e cederà i suoi diritti, su una fanciulla campagnuola 950
a Lord Lacy? 951
Principe Eduardo.
Sì, bella Peggy, com’io son vero signore. 952
Margherita.
Allora, magnifico signore, la cui vittoria è così grande, 953
in vincere amore, come i trionfi di Cesare, 954
Margherita, così mansueta ed umile ne’ suoi pensieri 955
come fu Aspasia verso Ciro, 956
porge le sue grazie, e, presso Lord Lacy, consacra 957
a Eduardo il secondo posto dentro il suo cuore. 958
Principe Eduardo.
Gran mercè, Peggy: — ora che le promesse sono state scambiate, 959
e che i vostri amori non saran più rovesciati, 960
dunque, Lacy, amici di nuovo. Vieni, noi partiremo subito 961
per Oxford: perchè oggi il re è colà, 962
e conduce per Eduardo Eleonora di Castiglia. 963
Peggy, io debbo andare a veder mia moglie: 964
prego Dio ch’ella mi piaccia quanto io amava te. 965
Inoltre, Lord Lincoln, noi vedremo disputare 966
Fra Bacone e il dotto Vandermast. 967
Peggy, noi ti lasceremo per una o due settimane. 968
Margherita.
Come piace a Lord Lacy: ma i folli sguardi d’amore 969
stimano i passi miglia ed i minuti ore. 970
Lacy.
Io mi affetterò, Peggy, per far ritorno in breve. — 971
Ma piaccia a vostro onore entrare nella capanna, 972
avremo burro, cacio e selvaggina; 973
ed ieri io portai per Margherita 974
una generosa bottiglia di puro claretto: 975
così possiam noi festeggiare e accogliere vostra grazia. 976
Principe Eduardo.
È un trattamento, Lord Lacy, per un imperatore, 977
se egli considera la persona e il luogo. 978
Vieni, entriamo perchè tutta questa notte 979
io cavalcherò di fretta per giungere alla cella di Bacone. 980
(Exeunt.)

[SCENA IX.]

([Oxford.])
(Entrano Re Arrigo, l’Imperatore, il Re di Castiglia, Eleonora, Vandermast e Bungay.)
Imperatore.
Credimi, Plantageneto, queste scuole di Oxford 981
son superbamente assise sulla riva del fiume: 982
i monti pieni di grassi e falbi dàini, 983
le pingui pasture cariche di mandre e di greggi, 984
la città magnifica per gli alti edifici dei collegi, 985
e scolari decorosi nel loro grave abbigliamento, 986
dotti nella ricerca dei principî delle arti. — 987
Qual’è il tuo giudizio, Jaques Vandermast? 988
Vandermast.
Che signori sono gli edifici della città, 989
spaziosi i luoghi, e pieni di piacevoli passeggi; 990
ma quanto ai dottori, ch’essi siano sapienti, 991
mediocremente può essere, per quel ch’io odo. 992
Bungay.
Io ti dico, Tedesco, che Asburgo non n’ha alcuno 993
così profondamente dotto come quelli di Oxford; 994
vi sono nel nostro stato accademico 995
uomini che potrebbero dar lezioni in Germania 996
a tutti i dottori delle vostre scuole Belgiche. 997
Re Arrigo.
Tiengli testa, Bungay, incanta questo Vandermast, 998
ed io ti tratterò com’un re di corona. 999
Vandermast.
Su che osi tu disputare con me? 1000
Bungay.
Su quel che un dottore e un frate può. 1001
Vandermast.
Innanzi ai grandi della ricca Europa, propini tu 1002
il dubitoso problema a Vandermast. 1003
Bungay.
E sia questo, — Se nella magìa sian predominanti 1004
gli spiriti della piromanzia o quelli della geomanzia. 1005
Vandermast.
Io dico della piromanzia. 1006
Bungay.
Ed io, della geomanzia. 1007
Vandermast.
I cabalisti che scrivono degli incanti magici, 1008
come Ermete, Malco e Pitagora, 1009
affermano che, tra la quadruplicità 1010
dell’essenza elementare, la terra è semplicemente considerata 1011
come un punctum al paragone del rimanente; 1012
e che le dimensioni degli elementi ascendenti 1013
eccedono in grandezza come in altezza; 1014
giudicando che il concavo circolo del sole 1015
contenga il resto nella sua circonferenza. 1016
Se, dunque, come Ermete dice, il fuoco è grandissimo, 1017
purissimo, e solo dà forma agli spiriti, 1018
debbono i dèmoni che frequentano quel luogo 1019
essere in tutti i modi superiori agli altri. 1020
Bungay.
Io non ragiono di forme elementari, 1021
nè parlo delle concave latitudini, 1022
notando la loro essenza e la loro qualità, 1023
ma degli spiriti che la piromanzia evoca, 1024
e del vigore dei dèmoni geomantici. 1025
Io ti dico, Tedesco, la magia risiede nel suolo, 1026
e quei singolari incanti negromantici, 1027
che operando tanti spettacoli e meraviglie nel mondo, 1028
sono eseguiti da quegli spiriti geomantici, 1029
che Ermete chiama terrae filii . 1030
Gli spiriti ignei non sono che ombre trasparenti, 1031
che lievi passando come araldi portatori di novelle; 1032
ma i dèmoni terrestri, chiusi nell’infima profondità, 1033
spaccano le montagne, solo che ne sian comandati, 1034
essendo più densi e massicci nella loro potenza. 1035
Vandermast.
Piuttosto questi terrestri spiriti geomantici 1036
sono tardi e simili al luogo dov’essi dimorano; 1037
perchè quando il superbo Lucifero cadde dai cieli, 1038
gli spiriti e gli angeli che avevan peccato con lui, 1039
conservarono, come le loro colpe, la loro essenza locale, 1040
tutti sottoposti alla sfera della Luna: 1041
quelli che meno offesero, furon sospesi nel fuoco, 1042
e le colpe seconde rimasero nell’aria; 1043
ma Lucifero e i suoi dèmoni superbi di cuore 1044
furon gittati al centro della terra, 1045
avendo meno intendimento degli terra, 1046
come quelli che avean maggior peccato e minor grazia. 1047
Pertanto tali grossi e terrestri spiriti servono 1048
a giocolieri, streghe e spregevoli sortieri; 1049
mentre i genii piromantici 1050
son gagliardi, veloci e forniti d’un potere che giunge lontano. 1051
Ma supposto che la geomanzia abbia la maggior forza; 1052
Bungay, per compiacere a questi possenti sovrani, 1053
prova con qualche esempio che cosa la tua arte può fare. 1054
Bungay.
Lo farò. 1055
Imperatore.
Ora, Arrigo Inglese, qui comincia la partita; 1056
noi vedremo giocare questi due dotti uomini. 1057
Vandermast.
Che cosa farai? 1058
Bungay.
Ti mostrerò l’albero, fronzuto d’oro fino, 1059
su cui teneva il suo seggio lo spaventoso dragone, 1060
che vigilava il guardino chiamato Esperide, 1061
soggiogato e vinto da Ercole vittorioso. 1062
Vandermast.
Ben fatto! 1063
Qui Bungay fa gli scongiuri, e l’albero appare col dragone che gitta fuoco. 1064
Re Arrigo.
Che dite voi, regali signori, del mio frate? 1065
Non ha egli dato un saggio di sapiente abilità? 1066
Vandermast.
Ogni studioso di incanti negromantici 1067
può fare altrettanto di quel che Bungay ha eseguito. 1068
Ma come il bastardo d’Alcmena atterò l’albero, 1069
così io evocherò lui come quando viveva, 1070
e gli farò strappare il dragone dal suo luogo, 1071
e lacerare i rami a pezzo a pezzo dalla radice. — 1072
Ercole! Prodi, prodi , Ercole! 1073
(Ercole appare nella sua pelle di leone.)
Ercole.
Quis me vult? 1074
Vandermast.
Figliuolo bastardo di Giove, Ercole Libio, 1075
strappa via le fronde dall’albero Esperio, 1076
come una volta facesti per acquistare il frutto d’oro. 1077
Ercole.
Fiat. 1078
(Comincia a spezzare i rami.)
Vandermast.
Ora, Bungay, se tu puoi per magico incanto 1079
distorre il dèmone, che apparisce nella forma del grande Ercole, 1080
dall’abbattere i rami dell’albero, 1081
allora tu sei degno di esser tenuto per sapiente. 1082
Bungay.
Io non posso. 1083
Vandermast.
Cessa Ercole, fichè io ti comandi. — 1084
Potente sovrano di quest’isola d’Inghilterra, 1085
Arrigo, discendente dei gagliardi Plantageneti, 1086
Bungay è dotto abbastanza per un frate; 1087
ma per competere con Jaques Vandermast, 1088
Oxford e Cambridge debbono andar cercando nelle loro celle 1089
per trovare un uomo che lo uguagli nella sua arte. 1090
Io ho confusi i Padovani 1091
e quei di Siena, Firenze e Bologna, 1092
Reims, Louvain e la bella Rotterdam, 1093
Francoforte, Lutezia ed Orleans: 1094
ed ora deve Arrigo, se mi rende giustizia, 1095
coronarmi d’alloro, come tutti coloro han fatto. 1096
(Entra Bacone.)
Bacone.
Ogni saluto a questa regale brigata, 1097
che siede per udire e vedere questa singolare disputa! — 1098
Bungay, perchè stai tu com’un uomo sbigottito? 1099
che, il Tedesco ha fatto più di te? 1100
Vandermast.
Chi sei tu che interroghi così? 1101
Bacone.
Gli uomini mi chiamano Bacone. 1102
Vandermast.
Nobile tu sembri, come se tu fossi sapiente; 1103
il tuo sembiante è quale se la scienza avesse il suo seggio 1104
tra gli archi rotondi delle tue sopracciglia. 1105
Re Arrigo.
Ora, monarchi, il Tedesco ha trovato il suo avversario. 1106
Imperatore.
Industriali, Jaques, non ti lasciar battere, 1107
altrimenti perdi ciò che prima avevi guadagnato. 1108
Vandermast.
Bacone, vuoi tu disputare? 1109
Bacone.
No, se non con chi fosse più dotto di Vandermast. 1110
Perchè finora, dimmi, che hai tu fatto? 1111
Vandermast.
Evocato Ercole per rovinar quell’albero, 1112
che Bungay ha innalzato co’ suoi incanti magici. 1113
Bacone.
Poni Ercole a lavorare. 1114
Vandermast.
Ora, Ercole, io t’assegno la tua bisogna: 1115
strappa gli aurei rami dalla radice. 1116
Ercole.
Io non oso. Non vedi tu qui il grande Bacone, 1117
il cui cipiglio è più potente della tua magìa? 1118
Vandermast.
Per tutti i troni e le dominazioni, 1119
le virtù, le potestà, e le possenti gerarchie, 1120
io ti comando d’obbedire a Vandermast. 1121
Ercole.
Bacone, che tiene a freno l’ostinato Belcefonte, 1122
e signoreggia Asmenoth, reggitore del Settentrione, 1123
mi impedisce di cedere a Vandermast. 1124
Re Arrigo.
Ebbene, Vandermast? avete incontrato il vostro avversario? 1125
Vandermast.
Non mai per l’innanzi seppe Vandermast 1126
che gli uomini tenessero i dèmoni in tale obbediente soggezione. 1127
Bacone fa più che arte magica, o io m’inganno. 1128
Imperatore.
Dunque, Vandermast, sei tu vinto? — 1129
Bacone, disputa con lui e prova la sua sapienza. 1130
Bacone.
Io non venni, monarchi, per tener disputa 1131
con un novizio come Vandermast. 1132
Io venni per invitare le vostre maestà a pranzare 1133
con Fra Bacone qui nel Nasodibronzo; 1134
e poichè questo Tedesco è importuno in questo luogo, 1135
e tien quest’udienza lungamente sospesa, 1136
io lo manderò di qui alla sua Accademia. — 1137
Tu, Ercole, che Vandermast ha evocato, 1138
trasporta subito ad Asburgo il Tedesco, 1139
ch’egli possa imparare col suo travaglio, prima della primavera, 1140
più segreti giudizî ed aforismi dell’arte. 1141
Svanisca l’albero, e tu via con lui! 1142
(Exit Ercole con Vandermast e l’albero.)
Imperatore.
Ebbene, Bacone, dove lo mandi tu? 1143
Bacone.
Ad Asburgo: quivi vostra altezza al ritorno 1144
troverà il Tedesco salvo nel suo studio. 1145
Re Arrigo.
Bacone, tu hai onorato l’Inghilterra con la tua sapienza, 1146
e fatta la bella Oxford famoso per la tua arte: 1147
io sarò per te l’Inglese Arrigo. 1148
Ma dimmi, pranzeremo con te quest’oggi? 1149
Bacone.
Con me, mio signore; e mentre io preparo le accoglienze, 1150
ecco che il Principe Eduardo viene a darvi il benvenuto, 1151
grazioso come la stella mattutina in cielo. 1152
(Entrano il Principe Eduardo, Lacy, Warren, Ermsby.)
Imperatore.
È questo il Principe Eduardo, il reale figlio d’Arrigo? 1153
Come marziale è l’aspetto del suo volto! 1154
Eppure amabile e ornato d’amorosi sguardi. 1155
Re Arrigo.
Ned, dove sei tu stato? 1156
Principe Eduardo.
A Fremingham, mio signore, per provare se i vostri dàini 1157
potessero sfuggire ai veltri o alla rete. 1158
Ma udendo che questi nobili sovrani 1159
avean preso terra e proceduto alla città di Oxford, 1160
io m’affrettai per fare ad essi accoglienza: 1161
prima al monarca Alemanno; dopo di lui, 1162
e insieme a lui, Castiglia e Sassonia 1163
son benvenuti quant’è possibile alla corte inglese. 1164
Tanto per gli uomini: ma ecco, Venere apparisce, 1165
o una che è superiore a Venere nella sua forma! 1166
Dolce Eleonora, alto ornamento della bellezza, 1167
gloria e ricchezza insieme della superba natura, 1168
bella fra la belle, ben venuta in Albione; 1169
ben venuta a me, e ben venuta a te stessa, 1170
se tu degni il benvenuto da me. 1171
Eleonora.
Marziale Plantageneto, figliuolo d’Arrigo, dall’alto animo, 1172
il segno a cui Eleonora pose la sua mira, 1173
io mi piacqui di te prima di vederti: ora io amo, 1174
e tanto quanto in così breve tempo io posso, 1175
pur tanto che il tempo mai non spezzerà questo tanto; 1176
e perciò tanto accetta da Eleonora. 1177
Re di Castiglia.
Non temere, mio signore, questa coppia andrà d’accordo, 1178
se l’amore può insinuarsi nei loro occhi vivaci: — 1179
e perciò, Eduardo, io qui t’accento, 1180
senza indugio, per mio figliuolo d’adozione. 1181
Re Arrigo.
Lasciate ch’io, che gioisco di queste concordi accoglienze 1182
e mi glorio di questi onori fatti a Ned, 1183
renda grazie di tutti questi favori per mio figlio, 1184
e mi serbi un vero Plantageneto per tutti. 1185
(Entra Miles con una tovaglia e taglieri e sale.)
Miles.
Salvete, omnes reges , 1186
che governate i vostri greges 1187
in Sassonia e Spagna, 1188
in Inghilterra e in Alemagna! 1189
Per tutta questa gaia marmaglia, 1190
io debbo coprire la tavola 1191
con taglieri, sale e tovaglia; 1192
e por cercarvi il bordo. 1193
Imperatore.
Chi è questo piacevole figliuolo? 1194
Re Arrigo.
Egli, mio signore, il povero scolare del Dottor Bacone. 1195
Miles.
Il mio padrone m’ha fatto lo scalco di questi grandi signori; e, Dio sa, io son così buono a servire ad una tavola, com’è una scrofa sotto un mulo: non importa; il loro trattamento non sarà lauto, e perciò che differenza fa dove sia il sale, dinnanzi o di dietro?
(Exit.)
Re di Castiglia.
Questi scolari son più esperti in assiomi, 1197
e in usar motti e cavilli di sofistica, 1198
che in apparecchiare per un re come s’usa a corte. 1199
(Rientra Miles con una portata di minestra e brodo, e, dopo di lui, Bacone.)
Miles.
Versarne, signore? Ebbene voi credete ch’io non abbia mai portato prima in vita mia una braciuola da due penni?
Con vostra licenza, nobile decus , 1201
chè qui viene il pecus del Dottor Bacone, 1202
il quale è in età maggiore 1203
per portare un piatto di minestra. 1204
Bacone.
Signori, non vi maravigliate se questo è il vostro pasto, 1205
perchè noi dobbiamo serbare la nostra mensa accademica; 1206
nessuno stravizzo dove regna la filosofia: 1207
e perciò, Arrigo, dà il loro pasto a questi sovrani, 1208
e invitali ad abbassarsi sulle loro frugali vivande. 1209
Imperatore.
Frate presuntuoso! che, ti fai beffe d’un re? 1210
che, tu ci oltraggi con la tua mensa da bifolco, 1211
e ci dài vivande buone per villani? — 1212
Arrigo, procede questa burla dal tuo consentimento, 1213
di farci l’insulto d’una pietanza di tai prezzo? 1214
dimmelo, e Federigo non ti graverà a lungo. 1215
Re Arrigo.
Per l’onore d’Arrigo e per la fede regale, 1216
che il monarca porta al suo amico, 1217
io non sapevo nulla dell’umile mensa del frate, 1218
nè mi compiaccio ch’egli vi faccia un tale trattamento. 1219
Bacone.
Sta tranquillo, Federigo, perchè io ho mostrato queste vivande, 1220
per farti vedere come gli scolari son usi nutrirsi; 1221
come poco cibo raffini i nostri spiriti inglesi. — 1222
Miles, porta via, e sia questo il tuo pranzo. 1223
Miles.
Perdio, signore, bene sta; questo giorno sarà per me un giorno di festa; 1224
perchè io farò la maggior gozzoviglia del mondo. 1225
(Exit.)
Bacone.
Io ti dico, monarca, che tutti i pari di Germania 1226
non potrebbero farti un tal trattamento, 1227
così regale e così pieno di maestà, 1228
come quello che Bacone presenterà a Federigo. 1229
Il più vile domestico addetto alle tue coppe, 1230
avrà onori maggiori de’ tuoi stessi; 1231
e per le tue vivande, le ricche droghe d’Alessandria, 1232
recate in caravelle dai più ricchi stretti d’Egitto, 1233
trovate nel dovizioso lido dell’Africa, 1234
faran regale la tavola del mio re; 1235
vini più saporosi di quelli che la cortigiana Egiziana 1236
bevve al regale rivale d’Augusto, 1237
saran tracannati nel festino dell’Inglese Arrigo; 1238
Candy darà le più squisite delle sue canne; 1239
Persia, giù pel suo Volga in canotti, 1240
manderà i segreti della sua spezieria; 1241
i datteri africani, i mirabolani di Spagna, 1242
conserve e susine candide dalla Tiberiade, 1243
leccornie di giudea, più rare della murena, 1244
che incendiò Roma con faville di ghiottoneria, 1245
abbelliranno il desco di Federigo: 1246
e perciò non vi lagnate del festino d’un frate. 1247
(Exeunt.)

[SCENA X.]

([Fressingfield, presso la capanna del gurdiano.])
(Entrano Lambert e Serlsby, col Guardiano.)
Lambert.
Vieni, gaio guardiano della caccia del nostro signore, 1248
la cui tavola apparecchiata ha sempre selvaggina 1249
e boccali di vino per far accoglienza ai passeggeri, 1250
sappi ch’io sono innamorato della gioconda Margherita, 1251
che vince di splendore le nostre donzelle come la luna 1252
oscura le più brillanti faville della notte. 1253
Qui in Laxfield ho io la mia terra e i miei beni; 1254
io farò la tua figliuola partecipe di tutto ciò, 1255
purchè tu consenta di darmele in moglie; 1256
ed io posso spendere cinquecento marchi all’anno. 1257
Serlsby.
Io sono, Guardiano, il proprietario delle tue tenute, 1258
e il tuo mantenimento dipende da me per contratto; 1259
Laxfield non mi vide mai alzare i miei fitti: 1260
io farò di tutto padrone la bella Margherita, 1261
purchè ella voglia darsi a un gagliardo scudiere. 1262
Guardiano.
Ora, cortesi gentiluomini, se la figlia del Gaudiano 1263
è in piacere all’amorosa fantasia di tutti e due voi, 1264
e con la sua bellezza ha soggiogato i vostri pensieri, 1265
è dubbio come si possa decidere la questione. 1266
Mi dà gioia che tali persone d’alto affare 1267
abbian posto il lor gradimento in così umile stato, 1268
e che la sua condizione debba crescere in tanta fortuna, 1269
quale sarebbe se anch’ella s’ammogliasse a uomini da meno di voi: 1270
ma poiché tali scudieri s’abbassano al grado d’un guardiano, 1271
io, per evitare che alcuno di voi si dispiaccia, 1272
chiamerò fuori Margherita, ed ella farà la sua scelta. 1273
Lambert.
Sta bene, Gaurdiano, mandala da noi. 1274
(Exit il Gaurdiano.)
Ebbene, Serlsby, tua moglie è morta da poco, 1275
e tutto il tuo amore s’è così di leggeri dileguato, 1276
che tu puoi ammogliarti prima che l’anno sia scorso? 1277
Serlsby.
Io non vivo, Lambert, per dar piacere ai morti, 1278
nè io era sposato a lei se non per la vita: 1279
la tomba dà fine e principio allo stato coniugale. 1280
(Entra Margherita.)
Lambert.
Peggy, amabile fiore di tutte le città, 1281
bella Elena del Suffolk, e stella della ricca Inghilterra, 1282
la cui bellezza congiunta alle sue doti di massaia, 1283
fa che l’Inghilterra ragioni dell’allegra Fressingfield! 1284
Serlsby.
Io non so mascherar di poesia le mie parle, 1285
nè dipingere la mia passione con similitudini, 1286
nè narrar la favola di Febo e de’ suoi amori: 1287
ma questo credimi, — Laxfield qui è mia, 1288
con un’antica rendita di settecento sterline all’anno, 1289
e se tu puoi pur amare uno scudiero di campagna, 1290
io ti farò signora, Margherita, di tutto: 1291
io non so lusingarti; mettimi alla prova, se ti piace. 1292
Margherita.
Bravi scudieri del vicinato, sostegno della terra del Suffolk, 1293
la figliuola d’un guardiano è in troppo basso stato, 1294
per sposare uomini di tanta ricchezza; 1295
ma s’io potessi non dispiacere, io risponderei. 1296
Lambert.
Di’, Peggy; nulla ci farà scontenti. 1297
Margherita.
Allora, gentiluomini, notate che l’amore ha breve durata, 1298
nè posson le fiamme che Venere fa ardere, 1299
esser accese se non da un moto della fantasia: 1300
pertanto perdonate, gentiluomini, se la risposta d’una fanciulla 1301
è dubbia, finchè io non abbia discusso con me stessa, 1302
quale di voi l’amore mi costringerà a preferire. 1303
Serlsby.
Sia io questi; e credimi, Margherita, 1304
i prati cinti dalle correnti argentine, 1305
le cui pingui pasture ingrassan tutti i miei greggi, 1306
producendo velli ricchi di tal lana 1307
che Lempster non produce merce più fina, 1308
e quaranta vacche con bei capi lucenti, 1309
con turgide mammelle pendenti fino al suolo, 1310
serviranno alla tua cascina, se tu ti sposi con me. 1311
Lambert.
Lascia andare la rustica ricchezza, come greggi e vacche, 1312
e le terre ondeggianti per gli aurei covoni di Cerere, 1313
ch’empiono i miei granai dell’abbondanza dei campi: 1314
ma, Peggy, se tu mi sposi, 1315
tu avrai vestimenta de seta ricamata, 1316
rense e ricche reti per l’acconciatura della testa: 1317
di gran prezzo saranno i tuoi belli abbigliamenti, 1318
se tu pure sarai l’amorosa moglie di Lambert. 1319
Margherita.
State contenti, gentiluomini, voi avete fatte grandi profferte, 1320
e maggiori che non convengano alla condizione d’una fanciulla campagnuola: 1321
ma datemi licenza di consigliarmi un poco, 1322
perchè l’amore non fiorisce al primo assalto; 1323
datemi tempo soli dieci giorni, ed io risponderò, 1324
in quale di voi io ponga il mio affetto. 1325
Serlsby.
Lambert, ti dico che tu sei importuno; 1326
una tale bellezza non conviene a un così umile scudiere: 1327
a Serlsby è destinata Margherita. 1328
Lambert.
Pensi tu di soverchiarmi con le tue ricchezze? 1329
Serlsby, io sdegno di soffrire le tue rustiche bravate: 1330
io ti sfido, codardo, a sostener questo torto 1331
a colpi di spada, a singolar tenzone. 1332
Serlsby.
Io risponderò, Lambert, si ciò che ho affermato, — 1333
Margherita, arrivederci; sarà per un’altra volta. 1334
(Exit.)
Lambert.
Io lo seguirò. — Peggy, arrivederci; 1335
ascolta come bene io risponderò pel tuo amore. 1336
(Exit.)
Margherita.
Come la fortuna contempera i casi prosperi con le sventure, 1337
e mi fa torto con le stesse dolcezze della mia gioia! 1338
Amore è la mia beatitudine, e amore è ora la mia rovina. 1339
Sarò io Elena nei miei fati avversi, 1340
com’io sono Elena nella mia forma senza pari, 1341
e metterò in fiamme col mio volto il ricco Suffolk? 1342
Solo che l’amabile Lacy fosse con la sua Peggy, 1343
la tempestosa oscurità del suo amaro cipiglio, 1344
terrebbe a freno l’orgoglio di questi scudieri ambiziosi. 1345
Prima che il termine di dieci giorni sia spirato, 1346
quando essi cercheranno la risposta ai loro amori, 1347
il mio signore verrà nell’allegra Fressingfield, 1348
e porrà fine insieme ai loro amori e alle loro follie; 1349
sino ad allora, Peggy, sii gioconda e di buona cera. 1350
(Entra un Corriere con una lettera ed un sacco d’oro.)
Corriere.
Bella amabile donzella, dove conduce questo sentiero? 1351
Come potrei io recarmi a Fressingfield? 1352
Quale sentiero conduce alla capanna del Guardiano? 1353
Margherita.
La vostra via è questa, ed il sentiero è giusto: 1354
io stessa abito qui presso in Fressingfield: 1355
e se il guardiano è l’uomo che voi cercate, 1356
io sono la sua figliuola: potrei io conoscer la causa? 1357
Corriere.
Amabile, e una volata amata dal mio signore, — 1358
nessuna maraviglia se il suo occhio si posasse così in basso, 1359
quando più splendida bellezza non v’è nei cieli, — 1360
il Conte di Lincoln vi manda questa lettera, 1361
e con essa cento sterline giuste in oro. 1362
Dà la lettera e il sacco. 1363
Dolce, leggiadra ragazza, leggila e rispondi. 1364
Margherita.
I rotoli che Giove mandò a Danae, 1365
involti in ricche custodie di fino oro polito, 1366
non furono più accenti che queste lince a me. 1367
Dimmi, mentre io rompo i suggelli, 1368
sta bene Lacy? come vive il mio amabile signore? 1369
Corriere.
Bene, se la ricchezza fa che gli uomini vivan bene. 1370
Margherita.
(Legge) I fiori del mandorlo crescono in una notte e vaniscono in un mattino; le effimere, bella Peggy, predon vita col sole, e muoiono con la rugiada; l’amore che s’insinua con uno sguardo, esce in un batter d’occhio; e gli amori troppo subitanei son sempre i più brevi. Io scrivo questo per il tuo affanno, e la mia follìa, che amava a Fressingfield ciò che il tempo ci ha insegnato non esser che mediocri delizie: gli occhi sono ingannatori, e la fantasia presto sente fastidio; pertanto sappi, Margherita, che io ho scelto per moglie una dama spanguola, la prima cameriera della principessa Eleonora; una dama bella, e non meno bella di te, d’alto lignaggio e ricca. Com’io ti abbandono, io ti lascio al tuo piacere; e per tua dote t’ho mandato cento sterline; e sempre sii sicura del mio favore, che molto gioverà a te e ai tuoi. Addio. Il non tuo, nè suo proprio, Eduardo Lacy.
Folle Ate, giudicatrice de’ fati di tristo presagio, 1373
che avvolgi la fortuna orgogliosa ne ‘tuoi riccioli serpentini, 1374
faceti tu al mio giorno natala un’incanto di tali stelle 1375
che raggiassero sventura dalla loro infanzia? 1376
Se i cieli avean fatto voto e le stelle decretato 1377
di mostrar su di me il loro contrario influsso, 1378
purchè Lacy avesse amato, cieli, inferno e tutto 1379
non avrebbero potuto far torto alla pazienza dell’animo mio. 1380
Corriere.
Mi duole, damigella; ma il conte è costretto 1381
a amar la dama per ordine del re. 1382
Margherita.
La ricchezza raccolta entro le coste inglesi, 1383
il sovrano dell’Europa, nè il re inglese, 1384
non avrebber rimosso l’amore di Peggy dal suo signore. 1385
Corriere.
Quale risposta ripoterò io al mio signore? 1386
Margherita.
Prima, poichè tu sei venuto da parte di Lacy, ch’io amava, — 1387
ah, dammi licenza di sospirare al solo pensarci! — 1388
prendi tu, amico mio, le cento sterline, ch’egli ha mandate; 1389
poichè la risoluzione di Margherita non esige il compenso d’una dote: 1390
il mondo per lei sarà come cosa vana; 1391
la ricchezza, marciume; l’amore, odio; il piacere, disperazione: 1392
perchè io andrò subito alla superba Fremingham, 1393
e quivi nell’abbazia sarò tonduta e fatta monaca, 1394
e cederò il mio amore e la mia libertà a Dio. 1395
Amico, io ti dò questo, non per le nuove, 1396
ch’esse sono odiose per Margherita, 1397
ma perchè tu sei l’uomo di Lacy, che una volta era l’amore di Margherita 1398
Corriere.
Di quel che ho udito, delle sofferenze che ho vedute, 1399
io farò relazione al conte. 1400
Margherita.
Di’ ch’ella gode che gli amori di lui sian paghi, 1401
e prega che la sventura di lui possa esser sua. 1402
(Exeunt.)

[SCENA XI.]

([La cella di Fra Bacone.])
(Entra Fra Bacone, scostando le cortine, con una verga magica, un libro in mano, ed una lampada accesa presso di lui; e la Testa di Bronzo, e Miles con armi, presso di lui.)
Bacone.
Miles, dove siete? 1403
Miles.
Qui, signore.
Bacone.
Com’è che avete indugiato tanto? 1405
Miles.
Credete che il guardar la Testa di Bronzo non richieda uno speciale guarnimento? Io vi garantisco, signore, io mi son armato in tal modo che se vengono tutti i vostri diavoli, io non li temerò nemmeno un pocolino.
Bacone.
Miles, tu sai ch’io mi son profondato nell’interno, 1407
ed ho ricercato i più oscuri palagi de’ demoni; 1408
e che per i miei magici incanti il grande Belcefonte 1409
ha lasciato la sua dimora e s’è inginocchiato alla mia cella; 1410
le travi della terra si staccavano dai pali, 1411
e la Luna triforme nascondeva i suoi raggi d’argento, 1412
tremando nella sua cava sfera, 1413
quando Bacone leggeva nel suo libro di magia. 1414
Compulsando per sette anni fàscini negromantici, 1415
meditando sui principi della oscura Ecate, 1416
io ho foggiato una mostruosa testa di bronzo, 1417
la quale, per le forze incantatrici del diavolo, 1418
pronuncerà singolari e bizzarri aforismi, 1419
e ricingerà la bella Inghilterra d’un muro di bronzo. 1420
Bungay ed io abbiam vegliato per questi sessanta giorni, 1421
ed ora i nostri spiriti vitali esigono un po’ di riposo: 1422
se Argo vivesse, e avesse i suoi cent’occhi, 1423
non potrebbero questi vigilare oltre la notte di Fobètore. 1424
Ora, Miles, in te riposa ogni bene di Fra Bacone: 1425
l’onore e la rinomanza di tutta la sua vita, 1426
dipendono dal vigilare queste Testa de Bronzo; 1427
perciò io ti comando per il Dio immortale, 1428
che tiene in pugno l’anime degli uomini, 1429
veglia questa notte; perchè prima che la stella del mattino 1430
mandi fuori il suo glorioso luccichio nel settentrione, 1431
la testa parlerà: allora, Miles, sulla tua vita, 1432
svegliami; perchè allora per arte magica io opererò 1433
in modo da finire con eccellenza il mio còmpito di questi sette anni: 1434
se solo un istante tu socchiudi il tuo vigile occhio, 1435
addio allora alla gloria e alla fama di Bacone! 1436
Serra le cortine, Miles: ora per la tua vita, 1437
veglia, e — 1438
(Qui si addormenta.)
Miles.
Bene; io pensava che voi vi sareste addormentato subito parlando; e non è maraviglia, perchè Bungay di giorno ed egli di notte han vegliato quest’ultimi sessanta giorni: ora questa è la notte, questo è il mio còmpito, e nulla più. Ora, che Gesù mi benedica, che leggiadra testa è questa! e che naso! Voi dite nos autem glorificare ; ma quest’è un naso che vi garantisco si potrebbe chiamare nos autem popelare , per il popolo della parrocchia. Bene, io son munito d’armi: ora, signore, io mi porrò giù appoggiato a uno stipite, e me ne servirò come d’una sentinella, per svegliarmi, se m’accadesse di sonnecchiare. Io pensava, Testa Buonuomo, di togliervi dal vostro memento . Passione di Dio, mi son quasi rotta la zucca! Su, Miles, al vostro ufficio; prendete in mano la vostra alabarda; qui c’è fuori qualcuno dei folletti del vostro padrone.
(Un grande rumore. La Testa parla.)
Testa.
È tempo. 1440
Miles.
È tempo! Come, messer Testa di bronzo, voi avete un naso di quella fatta, e rispondete a sillabe, ‘È tempo’? È questa la sapienza del mio padrone, spendere sette anni di studio per un ‘È tempo’? Bene, signore, forse ne avremo fra poco qualche miglior discorso: bene, io vi guarderò così strettamente come mai non foste guardato, e vi tratterò come l’usignuolo la serpe; mi metterò una spina sul petto. Ora appòggiati qua, Miles. Il Signore m’usi misericordia, io mi son quasi ammazzato. Su, Miles; odi che rumore fanno.
Testa.
Fu tempo. 1442
Miles.
Bene, Fra Bacone, voi avete bene spesi i vostri sette anni di studio, per far che la vostra testa non dica più di due parole a una volta, ‘Fu tempo’! Sì, perdio, fu tempo quando il padrone era un uomo savio, ma questo fu prima che cominciasse a fare la Testa di bronzo. Voi potete giacere tanto che il culo vi dolga, se la vostra testa non parla meglio. Bene, io veglierò, e camminerò in su e in giù, e sarò un peripatetico, e un filosofo dello stampo d’Aristotele. Che, un nuovo rumore? Prendi in mano le tue pistole, Miles.
Testa.
Tempo è passato. 1444
(Balena un lampo, ed apparisce una mano che spezza la Testa con un martello.)
Miles.
Padrone, padrone, su! l’inferno s’è scatenato; la vostra testa parla; e c’è tali tuoni e lampi, che garantisco che tutta Oxford è su in armi. Fuori del vostro letto, e prendete un’alabarda in mano; l’ultimo giorno è venuto.
Bacone.
Miles, vengo. O assai avvedutamente vigilato! 1446
Bacone ti avrà per prossimo suo in amore. 1447
Quando ha parlato la testa? 1448
Miles.
Quando ha parlato la testa? Non avevate voi detto che avrebbe detto singolari principî di filosofia? Ebbene, signore, essa non dice che due parole alla volta.
Bacone.
Come, scellerato, ha parlato più volte? 1450
Miles.
Più volte! Sì, perdio, tre volte! ma in tutt’e tre queste volte non ha pronunciato che sette parole.
Bacone.
Cioè? 1452
Miles.
Perdio, signore, la prima volta ha detto ‘È tempo’, come se Fabio Cumentatore avesse emesso una sentenza; la seconda volta ha detto, ‘Fu tempo’; e la terza, con tuoni e lampi, come in grande collera, ha detto, ‘Tempo è passato’.
Bacone.
È passato davvero! Ah, scellerato, tempo è passato: 1454
la mia vita, la mia fama, la mia gloria, tutto è passato. — 1455
Bacone, le torri della tua speranza son rovinate, 1456
il tuo studio di sette anni giace nella polvere: 1457
la Testa di bronzo è rotta per colpa d’uno schiavo, 1458
che vegliava, e non ha voluto quando la testa voleva. 1459
Che cosa disse prima la testa? 1460
Miles.
Appunto, signore, ‘È tempo’,
Bacone.
Scellerato, se tu avessi chiamato Bacone allora, 1462
se tu avessi vegliato il frate che dormiva, 1463
la Testa di bronzo avrebbe pronunciato i suoi aforismi, 1464
e l’Inghilterra sarebbe stata cinta tutt’intorno di bronzo: 1465
ma il superbo Asmenoth, rettore del settentrione, 1466
e Demogorgone, signore del fati, 1467
invidiano che un mortale possa operar tanto. 1468
L’inferno tremava al miei incanti che comandavan nel profondo, 1469
i demoni vedean di mal occhio che un uomo li vincesse; 1470
Bacone potrebbe vantarsi più che nessun uomo, 1471
ma ora i vanti di Bacone han fine, 1472
la stima dell’Europa per Bacone ha fine, 1473
il suo esercizio di sette anni viene a cattiva fine: 1474
e, scellerato, poichè la mia gloria ha fine, 1475
io ti destinerò a una fina fatale. 1476
Scellerato, va via! tògliti dalla vista di Bacone! 1477
Vagabondo, va ramingando in giro pel mondo, 1478
e muori come un accattone sulla terra! 1479
Miles.
Come, signore, voi mi vietate di servirvi?
Bacone.
Sì, scellerato, con una fatale maledizione, 1481
che orrendi tormenti e mali cadano su di te. 1482
Miles.
Non importa, io sto contro di voi col vecchio proverbio, — Più la volpe è maledetta, meglio vive. Dio sia con voi, signore: io non prenderà che un libro nella mano, e in dosso una veste dalle larghe maniche, e un berretto coronato in capo, e vedrò se potrò chieder la promozione.
Bacone.
Qualche demonio o spettro infesti i tuoi stanchi passi, 1484
finchè non ti trasportino rapidi all’inferno: 1485
perchè Bacone non avrà mai un giorno d’allegrezza, 1486
avendo perduta la fama e l’onore della sua Testa. 1487
(Exeunt.)

[SCENA XII.]

([A Corte.])
(Entrano l’Imperatore e il Re di Castiglia, Re Arrigo, Eleonora, il Principe Eduardo, Lacy e Ralph Simnel.)
Imperatore.
Ora, amabile principe, fiore della ricchezza d’Albione, 1488
Come sta la Signora Eleonora, e voi? 1489
Avete voi corteggiata e trovata acconcia la Castiglia 1490
a rispondere all’Inghilterra con egual valore? 1491
Vi sarà un accordo tra la leggiadra Nell e te? 1492
Principe Eduardo.
Potrebbe Paride entrar nelle corti di Grecia, 1493
e non restare incatenato dagli sguardi della bella Elena? 1494
O Febo sfuggire a quelle occhiate penetranti, 1495
che Dafne lanciava alla sua deità? 1496
Può dunque Eduardo gelare presso una fiamma, 1497
il cui calore vince Elena e la bella Dafne? 1498
Ora, monarchi, chiedete alla dama se noi c’intendiamo. 1499
Re Arrigo.
Dite, signora, ha il mio figliuolo trovato grazia o no? 1500
Eleonora.
Vedendo, mio signore, la sua amabile immagine, 1501
e vedendo come s’accordavano il suo animo e la sua forma, 1502
io non son venuta, accompagnata da tutto questo sèguito guerriero, 1503
dubitando dell’amore, ma così affezionata, 1504
che Eduardo ha ora in Inghilterra ciò che egli s’era già guadagnato in Ispagna. 1505
Re di Castiglia.
Un perfetto accordo, mio signore; questi di necessità debbono amare: 1506
gli uomini debbono aver moglie, e le donne sposarsi: 1507
affrettiamo il giorno cui saràn celebrati i riti. 1508
Ralph.
Harry, Ned sposerà Nell?
Re Arrigo.
Sì Ralph; e che perciò? 1510
Ralph.
Perdio, Harry, segui il mio consiglio: manda a chiamare Fra Bacone per maritarli, perch’egli farà a lui e a lei tali scongiuri con la sua negromanzia, ch’essi s’ameranno come il porco a l’agnello per tutta la vita.
Re di Castiglia.
Ma odi, Ralph, sei tu contento d’aver Eleonora per tua signora?
Ralph.
Sì, purch’ella mi prometta due cose.
Re di Castiglia.
Quali cose, Ralph?
Ralph.
Ch’ella non garrirà mai con Ned, né s’azzufferà con me. — Harry, io la ho vinta con una cosa impossibile.
Re Arrigo.
Che cosa è, Raplh?
Ralph.
Ebbene, Harry, hai tu mai veduto che una donna sapesse insieme frenare la sua lingua e le sue mani? No, ma quando le frittate cresceranno sui muli, allora la tua cavalla grigia saprà sonar la cornamusa.
Imperatore.
Che cosa dicono il Sire di Castiglia e il Conte di Lincoln, che stanno parlando così gravemente in segreto?
Re di Castiglia.
Io resto, mio signore, stupefatto alle sue parole, 1519
com’egli discorre della costanza 1520
d’una soprannominata, per l’eccellenza della sua bellezza, 1521
la Bella Fanciulla dell’allegra Fressingfield. 1522
Re Arrigo.
È vero, mio signore, è meraviglioso a udirsi; 1523
la sua bellezza supera quella dell’amante di Marte, 1524
la sua verginità è pura come quella di Vesta. 1525
Lacy e Ned me n’han detto meraviglie. 1526
Re di Castiglia.
Che dice Lacy non saprà più vivere. 1527
Lacy.
Piaccia a vostra Altezza darmi licenza di recarmi 1528
a Fressingfield, io condurrò la leggiadra ragazza, 1529
e mostrerò alla corte, nella vera apparenza, 1530
ciò che spesso io ho attestato con la mia lingua. 1531
Re Arrigo.
Lacy, va dallo scudiere della mia scuderia, 1532
e prendi tali corsieri che convengano al tuo scopo: 1533
affréttati verso Fressingfield, e conduci qui la donzella; 1534
e, poichè la sua fama vola per la terra inglese, 1535
se così piacerà alla Signora Eleonora, 1536
in un sol giorno si sposeranno vostra eccellenza e lei. 1537
Eleonora.
Noi dame de Castiglia non siamo molto ritrose: 1538
vostra altezza potrebbe richiedere anche una grazia maggiore: 1539
ed io sarei felice di favorire il Conte di Lincoln 1540
con fargli compagnia nel suo giorno nuziale. 1541
Principe Eduardo.
Gran mercè, Nell, perché io amo il signore, 1542
come quegli che è secondo a me stesso in amore. 1543
Ralph.
Voi l’amate? — Signora Nell, non gli credete mai, benchè egli giuri d’amarvi.
Eleonora.
Perché Ralph? 1545
Ralph.
Ebbene, il suo amore è come un bicchiere da bettola, che si rompe appena toccato; perché egli amava la bella fanciulla di Fressingfield una volta oltre ogni dire. No, Ned, non mi ammiccar cogli occhi; io non ei bado, io.
Re Arrigo.
Ralph dice tutto; voi avrete in lui un buon confidente, 1547
Ma, Lacy, affréttati alla volta di Fressingfield; 1548
perchè prima che tu abbia acconciate tutte le cose per la sua nuova condizione, 1549
il solenne giorno nuziale sarà giunto. 1550
Lacy.
Io vo, mio signore. 1551
Imperatore.
Come passeremo noi questo giorno, mio signore? 1552
Re Arrigo.
A cavallo, mio signore; la giornata è bellissima, 1553
noi leveremo la pernice, e scoveremo il dàino. 1554
Seguite, miei signori; la caccia non vi farà difetto. 1555
(Exeunt.)

[SCENA XIII.]

([La cella di Fra Bacone.])
(Entra Fra Bacone con Fra Bungay nella sua cella.)
Bungay.
Che vuol dire che il frate, il quale era pur ora tanto gaio, 1556
segga così melanconico nella sua cella, 1557
come s’egli non avesse nè vinto nè perduto oggi? 1558
Bacone.
Ah! Bungay, la mia Testa di bronzo è sciupata, 1559
la mia gloria andata, il mio studio di sette anni perduto! 1560
la fama di Bacone, il cui rumore già correva il mondo, 1561
finirà e perirà con questa profonda disgrazia. 1562
Bungay.
Bacone ha edificato le fondamenta della sua fama 1563
così sicuramente sulle ali della vera reputazione, 1564
operando singolari e bizzarri miracoli, 1565
che ciò non può spezzare quel ch’egli merita. 1566
Bacone.
Bungay, siedi, perchè per sapienza prospettiva 1567
io trovo che questo giorno risulterà fatale: 1568
qualche tremendo fatto m’accadrà prima ch’io dorma; 1569
ma che cosa, e dove, poco posso indovinare. 1570
Il mio animo è triste, qualunque cosa sia per accadere. 1571
(Entrano due Scolari figliuoli di Lambert e Serlsby. Bussano.)
Chi è che bussa? 1572
Bungay.
Due scolari che desiderano parlare con voi. voi. Dopo questo verso viene aggiunto nel quarto e nelle edizioni moderne: “ Bac . Bid thẽ come in, Now my youths what would you haue.” 1573
1o Scolaro.
Signore, noi siamo uomini del Suffolk, vicini ed amici; 1574
i nostri padri ne’ loro paesi gagliardi scudieri; 1575
le loro terre si toccano; il mio abita in Crackfield, 1576
e il suo in Laxfield. Noi siamo compagni di collegio, 1577
fratelli giurati, poichè i nostri padri vivon da amici. 1578
Bacone.
A che mira tutto ciò? 1579
2o Scolaro.
Udendo che vossignoria teneva nella sua cella 1580
Uno specchio prospettivo, in cui gli uomini posson vedere 1581
qualunque cosa vogliano i loro pensieri o il desiderio de’ loro cuori, 1582
noi veniamo per sapere come stanno i nostri padri. 1583
Bacone.
Il mio specchio è libero per ogni onest’uomo. 1584
Sedete, e voi vedrete tra breve, come 1585
O in quale stato o vostri amici padri vivano. 1586
Intanto, ditemi i vostri nomi. 1587
1o Scolaro.
Il mio è Lambert. 1588
2o Scolaro.
E il mio Serlsby. 1589
Bacone.
Bungay, io fiuto che sarà una tragedia. 1590
(Entrano Lambert e Serlsby con spade e pugnali.)
Lambert.
Serlsby, tu sei venuto da uomo all’ora stabilita; 1591
tu meriti il titolo di scudiere, 1592
come quegli che osa, per prova del suo affetto, 1593
e per il favore della sua dama, porre a prezzo il suo sangue. 1594
Tu sai quali parole passarono a Fressingfield, 1595
tali sfacciate braverie che un uomo non può sofferirle: 1596
sì, perchè io sdegno di sopportare così penetranti oltraggi; 1597
prepàrati, Serlsby; uno di noi morrà. 1598
Serlsby.
Tu vedi che da solo io t’affronto in campo, 1599
e quel ch’io dissi manterrò con la mia spada: 1600
sta in guardia, io non m’accontento di ciance. 1601
Se tu m’uccidi, pensa ch’io ho un figlio, 1602
che vive in Oxford alla Porta Larga, 1603
il quale vendicherà col sangue il sangue di suo padre. 1604
Lambert.
E, Serlsby, io ho quivi un gagliardo ragazzo, 1605
che osa in armi star a fronte del tuo figliuolo; 1606
e vive alla Porta Larga anch’egli come il tuo; 1607
ma trai la spada, perchè noi ci batteremo. 1608
Bacone.
Ora, gagliardi giovanotti, guardate dentro allo specchio, 1609
e ditemi se potete discernere i vostri genitori. 1610
1o Scolaro.
Serlsby, è dura cosa: tuo padre a torto s’offre 1611
a combattere con mio padre in campo. 1612
2o Scolaro.
Lambert, tu menti, mio padre è l’offeso, 1613
e tu lo proverai, se mio padre n’avrà danno. 1614
Bungay.
Come va, signori? 1615
1o Scolaro.
I nostri padri sono in aspro combattimento presso Fressingfield. 1616
Bacone.
Sedete tranquilli, amici miei, e guardate l’esito. 1617
Lambert.
Perchè t’arresti, Serlsby? temi per la tua vita? 1618
Una stoccata, uomo! la bella Margherit tanto richiede. 1619
Serlsby.
Allora questa per lei! 1620
1o Scolaro.
Ah! ben colpito! 1621
2o Scolaro.
Ma osserva la parata. 1622
(Essi si battono ed uccidono l’un l’altro.)
Lambert.
O, io sono ucciso! 1623
Serlsby.
Ed io, — il Signore abbia misericordia di me. 1624
1o Scolaro.
Mio padre ucciso! — Serlsby, para questa! 1625
2o Scolaro.
E il mio pure! — Lambert, io te ne ripagherò bene. 1626
(I due scolari si trucidano l’un l’altro.)
Lambert.
O straordinaria catastrofe! 1627
Bacone.
Vedi, frate, dove i padri insieme giacciono morti! — 1628
Bacone, la tua magia compie questo massacro: 1629
questo specchio prospettivo opera molti guai; 1630
e perciò vedendo che questi bravi gagliardi bruti, 1631
questi giovani amici, son periti per la tua arte, 1632
poni fine a tutta la tua magia e alla tua arte insieme. 1633
Il pugnale che pose fine alle loro vite secondo il destino, 1634
spezzerà la causa efficiente de’ loro guai. 1635
Così sparisca lo specchio, e finiscano con esso le parvenze 1636
che la negromanzia infondeva nel cristallo. 1637
(Spezza lo specchio.)
Bungay.
Che vuol dire che il dotto Bacone spezzi così lo specchio? 1638
Bacone.
Io dico, Bungay, amaramente mi pento 1639
che mai Bacone s’impacciasse di quest’arte. 1640
Le ore da me spese in incanti piromantici, 1641
il pauroso compulsar nell’ultima notte 1642
carte piene di fàscini negromantici, 1643
scongiurando in ogni modo diavoli e demonî, 1644
con la stola e il camice e lo strano pentagono; 1645
il corrompere il sacro nome di Dio, 1646
come Sotèr, Eloim ed Adonai, 1647
Alpha, Manoth e Tetragrammaton, 1648
pregando le quintuplici potenze dell’inferno, 1649
son motivi per cui Bacone dev’esser dannato, 1650
per essersi valso de’ diavoli per eguagliare il suo Dio. — 1651
Pure, Bacone, fa’ cuore, non annegare nella disperazione: 1652
i peccati hanno i loro rimedi, il pentimento può far molto: 1653
pensa che la Misericordia siede dove la Giustizia ha il suo seggio, 1654
e che da quelle ferite che quegli scellerati Giudei aprirono, 1655
e che per la tua magìa spesso sanguinarono novellamente, 1656
da quelle per te stilla la rugiada della misericordia, 1657
per lavare il cruccio dell’ira dell’alto Jehovah, 1658
e far di te come un bambino nuovo nato, senza peccato. — 1659
Bungay, io spenderò il rimanente della mia vita 1660
in pura devozione, pregando il mio Dio 1661
ch’egli voglia salvare ciò Bacone vanamente ha perduto. 1662
(Exeunt.)

[SCENA XIV.]

([Fressingfield: un prato presso la capanna del Guardiano.])
(Entrano Margherita in abito da monaca, il Guardiano suo padre ed il loro Amico.)
Guardiano.
Margherita, non esser così in questi voti: 1663
o, non seppellire in una cella una tale bellezza, 1664
che l’Inghilterra ha tenuto famosa pel suo splendore. 1665
La chioma di tuo padre, simile ai fiori d’argento 1666
che abbelliscono gli arboscelli dell’Africa, 1667
cadrà prima del tempo segnato per la morte, 1668
per dover egli rinunziare alla sua amabile Margherita. 1669
Margherita.
Ah, padre quando l’armonia del cielo 1670
Fa risuonare le note d’una vivace fede, 1671
le vane illusioni di questo mondo lusinghiero 1672
appaiono odiose ai pensieri di Margherita. 1673
Io amava una volta, — Lord Lacy era il mio amore; 1674
ed ora io odio me stessa per aver amato, 1675
e per essermi appassionata di lui più che del mio Dio, — 1676
per questo io mi flagello con acuti pentimenti. 1677
Ma ora il saggio di tali superbi peccati 1678
mi dice che ogni amore è lussuria fuori dell’amore celeste; 1679
che la bellezza al servizio dell’amore è vanità: 1680
il mondo non contiene se non esche allettatrici, 1681
orgoglio, lusinghe e pensieri incostanti. 1682
Per cansare le spine della morte, io abbandono il mondo, 1683
e mi voto a meditare sulla celeste beatitudine, 1684
a vivere in Fremingham come una sante monaca, 1685
santa e pura nella coscienza e negli atti; 1686
nel desiderio che tutte le fanciulle apprendano de me 1687
a ricercar la gioia del cielo innanzi alla vanità della terra. 1688
Amico.
E dunque, Margherita, voi sarete consacrata monaca, e così ci abbandonerete tutti?
Margherita.
Ora addio, mondo, strumento di tutti i mali! 1690
Addio agli amici e al padre! Benvenuto Cristo! 1691
Addio alle vesti graziose! questo vil vestimento 1692
meglio conviene a un animo che s’umilia a Dio, 1693
che tutta la pompa de’ ricchi abbigliamenti! 1694
Addio, o amore! e, col folle amore, addio, 1695
dolce Lacy, ch’io amava una volta così caramente! 1696
Sempre stii bene, ma non mai ne’ miei pensieri, 1697
perchè io non pecchi pensando all’amore di Lacy: 1698
ma anche a questo, come al resto, addio! 1699
(Entrano Lacy, Warren ed Ermsby, con stivali e speroni.)
Lacy.
Venite, miei allegri compagni, noi siam presso alla capanna del Guardiano. 1700
Qui ho io spesso passeggiato pe’ prati irrigui, 1701
e conversato con la mia amabile Margherita. 1702
Warren.
Ned, non è questo il Gaurdiano? 1703
Lacy.
È proprio lui. 1704
Ermsby.
Il vecchio libertino s’è procacciato una vacca benedetta; una monarca, mio signore!
Lacy.
Guardiano, come stai? olà, buon uomo, come va? 1706
Che fa Peggy, la tua figliuola e il mio amore? 1707
Guardiano.
Ah, mio buon signore! Oi me infelice per Peggy! 1708
Vedetela costà vestita del suo abito da monaca, 1709
pronta per esser consacrata in Fremingham: 1710
ella abbandona il mondo perchè ha perduto il vostro amore. 1711
O, mio buon signore, persuadetela se potete! 1712
Lacy.
Ebbene, e come, Margherita! che, disperata? 1713
Monaca? qual santo padre vi insegnò 1714
a dedicarvi ad una così fastidiosa vita, 1715
da morir fanciulla? sarebbe un’ingiuria per me, 1716
soffocare in una cella una tale bellezza! 1717
Margherita.
Lord Lacy, pensando alla mia prima colpa, 1718
come follemente il fiore degli anni allegri fu speso 1719
in amore, (o, vergognaa quella folle fantasia, 1720
la cui natura ed essenza dipendon dall’occhio!) 1721
io abbandono insieme l’amore e la gioia dell’amore, 1722
ricorrendo a colsi ch’è vero amore, 1723
e abbandonando tutto il mondo per amore di lui. 1724
Lacy.
Da che, Peggy, viene questa metamorfosi? 1725
Che, tu ti fai monaca, ed io dalla corte mi sono 1726
affrettato con corsieri per condur te di qui 1727
a Windsor, dove si celebrerà il nostro, matrimonio? 1728
Le vesti nuziali sono nelle mani del sarto. 1729
Vieni, Peggy, lascia questi voti assoluti. 1730
Margherita.
Non aveva il mio signore dimesso il suo impegno, 1731
e fatto divorzio tra Margherita e lui? 1732
Lacy.
Fu solo per mettere a prova la costanza della dolce Peggy. 1733
Ma vorrà la bella Margherita abbandonare il suo amore e signore? 1734
Margherita.
Non sta la gioia del cielo innanzi alla caduca felicità terrestre? 1735
E la vita di lassù non è più dolce della vita in amore? 1736
Lacy.
Ebbene, dunque, Margherita sarà consacrata monaca? 1737
Margherita.
Margherita ha fatto un voto che non può esser revocato. 1738
Warren.
Non possiamo restare, mio signore; s’ella è così rigida, 1739
il nostro tempo non ci concede di corteggiarla da capo. 1740
Ermsby.
Scegliete, bella donzella, — ancora è in voi la scelta, — 1741
o un solenne monastero o la corte, 1742
Dio o Lord Lacy: che cosa vi contenta meglio, 1743
essere una monaca o pure la moglie di Lord Lacy? 1744
Lacy.
Ben proposto! — Peggy, la vostra riposta dev’esser breve. 1745
Margherita.
La carne è fragile: il mio signore sa bene, 1746
che quando egli viene col suo volto incantatore, 1747
qualunque cosa accada, io non gli posso dire di no. 1748
S’allontana la tonaca da un cuor di fanciulla, 1749
e, poichè fortuna vuole, bella Fremingham, 1750
e tutta la pompa delle sante monache, addio! 1751
Lacy per me, s’egli vuol essere il mio signore. 1752
Lacy.
Peggy, il tuo signore, il tuo amore, il tuo marito. 1753
Credimi, in fede di cavaliere, che il re 1754
aspetta per maritare la incomparabile Eleonora, 1755
finchè io non ti porti in ricche vesti alla corte, 1756
che un sol giorno possa insieme maritar lei e te. 1757
Che ne dici tu, Guardiano? sei tu felice di ciò? 1758
Guardiano.
Come il re d’Inghilterra avesse dato 1759
il parco e la caccia di Fressingfield a me. 1760
Ermsby.
Ti prego, mio Lord del Sussex, perchè sei tu così pensieroso?
Warren.
Considero la natura delle donne; che per vicino ch’esse siano a Dio, pure amano morire fra le braccia d’un uomo.
Lacy.
Che avete di buono per colazione? Noi abbiamo viaggiato 1763
di fretta tutta notte per Fressingfield. 1764
Margherita.
Burro e cacio, e corata di dàino, 1765
come hanno o poveri guardiani nelle loro capanne. 1766
Lacy.
E nemmeno una bottiglia di vino? 1767
Margherita.
Ne troveremo una pel mio signore. 1768
Lacy.
Vieni, Sussex, entriamo: noi avremo anche di più, 1769
perchè essa dice meno, per esser sicura di tenere la sua promessa. 1770
(Exeunt.)

[SCENA XV.]

([La cella di Fra Bacone.])
(Entra un Diavolo.)
Diavolo.
Come son senza riposo gli spettri degli spiriti infernali, 1771
quando ogni incantatore co’ suoi magici incanti 1772
ci chiama su dalle nove fosse di Flegetonte, 1773
per correre e traversare la terra in fretta, 1774
sulle rapide ali dei venti più veloci! 1775
Ora Bacone m’ha evocato dalla più oscura tenebra, 1776
per andar cercando pel mondo Miles,ilsuo uomo, 1777
Miles, e per tormentare le sue pigre ossa, 1778
avendo egli trascuratamente vigilato la sua Testa di bronzo. 1779
Eccolo che viene, o, egli è mio. 1780
(Entra Miles in’ toga e berretto quadrato.)
Miles.
Uno scolare, dite voi! perdio, signore, io vorrei che m’avessero fatto bottigliaio quando mi fecero scolare; perchè io non posso riuscire ad essere nè un diacono o lettore, nè un maestro di scuola, no, nemmeno un chierico di parrocchia. Alcuni mi chiamano balordo: altri dice che la mia testa è piena di Latino come un uovo è pieno di farina d’avena: così io son tormentato, che il diavolo e Fra Bacone mi perseguitano. — Buon Signore, ecco uno dei diavoli del mio padrone! Io gli voglio parlare. — Ebbene, Mastro Pluto, come vi sentite?
Diavolo.
Mi conosci tu? 1782
Miles.
Conoscervi, signore? ebbene, non siete voi uno dei diavoli del mio padrone, di quelli che erano usi venir dal mio padrone, il Dottor Bacone, al Nasodibronzo?
Diavolo.
Sì, perdio, son io.
Miles.
Buon Signore, Mastro Pluto, io v’ho veduto un migliaio di volte dal mio padrone, e pure io non ebbi mai modo di offrirvi da bere. Ma, signore, io son felice di vedere come voi vi conformate agli statuti. — Vi garantisco ch’egli è il più modesto borghese che voi possiate vedere: osservate, signori, questo è un semplice onest’uomo, senza mostre nè guarniture. — Ma vi prego, signore, siete voi appena giunto dall’inferno?
Diavolo.
Sì, perdio: e che perciò?
Miles.
Affè, gli è un luogo che da gran tempo desideravo vedere: non avete voi colà buone taverne? non vi si può avere un gagliardo fuoco, un boccale di buona cervogia, un mazzo di carte, un grosso pezzo di creta, ed una bruna fetta di pane abbrustolito, che t’aggiusti un giubbetto bianco su una coppa di buona bevanda?
Diavolo.
Tutto ciò voi potete avere colà.
Miles.
Voi siete per me, amico, ed io sono per voi. Ma vi prego, non potrei io avere un ufficio colà?
Diavolo.
Sì, mille: che cosa vorresti essere?
Miles.
In fede mia, signore, vorrei avere un posto che mi desse qualche profitto. Io so che l’inferno è un posto caldo, e gli uomini vi son secchi a maraviglia, e che molto vi si beve; vorrei essere il bettoliere.
Diavolo.
Sarai.
Miles.
Non c’è nulla che mi tenga dal venir con voi, se non ch’è un lungo viaggio, e che io non ho pur un cavallo.
Diavolo.
Tu cavalcherai sul mio dorso.
Miles.
Ora per certo questo è un diavolo cortese, che, per far piacere al suo amico, non esiterà a tramutarsi in una rozza. — Ma vi prego, amico buon uomo, lasciate ch’io vi faccia una domanda.
Diavolo.
E che è?
Miles.
Vi prego, il vostro passo è un trotto o un ambio?
Diavolo.
Un ambio.
Miles.
Bene sta; ma bada non che sia un trotto: ma non importa, io l’impedirò.
(Calza gli speroni.)
Diavolo.
Che fai?
Miles.
Perdio, amico, mi metto gli speroni; perchè se trovo che il vostro passo è un trotto o è altrimenti difficile, io vi metterò al piccolo galoppo; vi farò sentire il beneficio de’ miei speroni.
Diavolo.
Montami sul dorso.
Miles.
O signore, questa è pure una bella maraviglia, che un uomo cavalchi all’inferno in groppa a un diavolo!
(Exeunt, il Diavolo ruggendo.)

[SCENA XVI.]

([Alla Corte.])
(Entra l’Imperatore con una spada senza punta; poi il Re di Castiglia che porta una spada con la punta; Lacy che porta il globo; il Principe Eduardo; Warren che porta una verga d’oro con una colomba sopra; Ermsby con la corona e lo scettro; la Regina; la Principessa Eleonora con la Bella Fanciulla di Fressingfield alla sua sinistra; Re Arrigo; Bacone; ed altri signori del seguito.)
Principe Eduardo.
Grani Sovrani, miracoli della terra per la vostra potenza, 1804
pensate che il Principe Eduardo s’umilia ai vostri piedi, 1805
e per questi favori, sulla sua spada di guerra 1806
egli vota perpetuo omaggio a voi, 1807
che rendete questi onori ad Eleonora. 1808
Re Arrigo.
Gran mercè, signori; il vecchio Plantageneta, 1809
che governa e regge il diadema d’Albione, 1810
con lagrime scorge queste gioie da lui concepite, 1811
e fa voto di ricambiarle, se i suoi uomini d’arme, 1812
la fortuna dell’Inghilterra, o i dovuti onori resi 1813
ad Eleonora, possono compensare coloro che lo favoriscono. 1814
Ma frattanto che dite voi alle dame, 1815
che splendono come lampade cristalline del cielo? 1816
Imperatore.
Se sola una terza fosse aggiunta a queste due, 1817
esse supererebbero quelle superbe immagini, 1818
che fecero glorioso l’Ida col tesoro della loro opulenta bellezza. 1819
Margherita.
A me spetta, miei signori, umilmente su’ miei ginocchi 1820
porgere le mie orazioni al potente Giove 1821
per aver elevato la sua ancella a questo grado; 1822
portatala dal suo modesto tugurio alla corte, 1823
e fattala onorare da re, principi e imperatori, 1824
ai quali (dopo che al nobile conte di Lincoln) 1825
io prometto obbedienza, e quell’umile amore 1826
che può un ancella a così potenti uomini. 1827
Principessa Eleonora.
Tu uomo guerriero che porti la corona d’Alemagna, 1828
e voi potenti sovrani occidentali, 1829
la Principessa d’Albione, moglie d’Eduardo d’Inghilterra, 1830
orgogliosa che l’amabile stella di Fressingfield, 1831
la bella Margherita, consorte del conte di Lincoln, 1832
sia al seguito di Eleonora, — gran mercè, signore, per lei, — 1833
io rendo grazie per Margherita, a voi tutti, 1834
e resto per il suo debito obbligata a voi. 1835
Re Arrigo.
Vedendo che il matrimonio è stato celebrato, 1836
marciamo in trionfo alla festa reale. — 1837
Ma perchè sta qui fra Bacone così muto? 1838
Bacone.
Contrito per le follie della mia giovinezza, 1839
che i segreti misteri della magia traviarono, 1840
e lieto che questo regale matrimonio 1841
presagisca tante felicità a questo incomparabile reame. 1842
Re Arrigo.
Perchè, Bacone, quale singolare evento accadrà questa terra? 1843
O che cosa nascerà da Eduardo, e dalla sua regina? 1844
Bacone.
Io trovo per la profondo prescienza della mia arte, 1845
che una volta io temperava nella mia segreta cella, 1846
che qui dove Bruto edificò la sua Troia Nuova, 1847
fuori dal regale giardino d’un re 1848
fiorirà un così ricco e bel bocciolo, 1849
il cui splendore farà sfigurare il magnifico flore di Febo, 1850
e coprirà d’ombra Albione con le sue foglie. 1851
Fino ad allora Marte sarà signore del campo, 1852
ma allora le tempestose minacce della guerra cesseranno: 1853
il cavallo scalpiterà come incurante della picca, 1854
i tamburi saran mutati in cembali di piacere; 1855
con doviziosi favori l’abbondanza arricchirà 1856
la piaggia che rese felice a vederla l’errante Bruto, 1857
e pace dal cielo ricovererà fra queste foglie, 1858
che superbe abbelliscono questo incomparabile fiore: 1859
l’eliotropio d’Apollo allora s’abbasserà, 1860
e il giacinto di Venere chinerà la sua cima, 1861
e Giunone chiuderà le sue violacciocche, 1862
e l’allora di Pallade umilierà il suo verde più brillante; 1863
il garofano di Cerere, in compagnia con questi, 1864
s’inchinerà ed ammirerà la rosa di Diana. 1865
Re Arrigo.
Questa profezia è musica. — 1866
Ma, gloriosi sovrani dell’amore dell’Europa, 1867
che fate la bella Inghilterra simile a quella ricca isola 1868
cinta dal Gihen e dal rapido Eufrate, 1869
rendendo regali onori all’Albione d’Arrigo, 1870
con la presenza della vostra principesca possanza, — 1871
marciamo: le tavole son tutte apparecchiate, 1872
e vivande, quali offre la ricchezza d’Inghilterra, 1873
sono pronte per fornire appieno le mense. 1874
Voi avrete il benvenuto, potenti sovrani: 1875
resta, per compiere questa festa regale, 1876
solo che i vostri cuori siano gai; perchè il tempo 1877
richiede che non assaporiamo altro che gioia. 1878
Così si gloria l’Inghilterra su tutto l’occidente. 1879
(Exeunt omnes.)
Omne tulit punctum qui miscuit utile dulci.