Christopher Marlowe
Eduardo Secondo
Edward II
Traducción
Marlowe, Christopher. Il regno travagliato e la lamentabile morte di Edoardo Secondo, re d’Inghilterra con la tragica rovina del superbo Mortimer . A cura di Raffaello Piccoli. Tradotto da Raffaello Piccoli. In: Piccoli, Raffaello (eds.) Drammi Elisabettiani. Bari : Gius. Laterza, 1914, vol. I, pp. 269-378.
Joan Oleza Simó
(Investigador principal)
Raffaello Piccoli
(Traductor)
Soler Sánchez, Victoria
(Editor)
Italiano · Verso · 2615 versos
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RE EDUARDO SECONDO
Il principe EDUARDO
suo figlio, poi Re Eduardo Terzo
KENT
fratello di Re Eduardo Secondo
GAVESTON
Il Vescovo di Canterbury
Il Vescovo di Coventry
WARWICK
LANCASTER
PEMBROKE
ARUNDEL
LEICESTER
BERKELEY
MORTIMER il vecchio
MORTIMER il giovine
suo nipote
SPENCER il vecchio
SPENCER il giovine
suo figlio
BALDOCK
BEAUMONT
TRUSSEL
GURNEY
MATREVIS
LIGHTBORN
SIR GIOVANNI DI HAINAULT
LEVUNE
RICE AP HOWEL
L’ABATE
MONACI
Araldi
Signori, Poveri, Giacomo, un falciatore, il Campione, Messaggeri, Soldati e Servi.
LA REGINA ISABELLA
moglie di Re Eduardo Secondo.
La nipote di re Eduardo Secondo, figlia del Duca di Gloucester.
Dame
POVERI
Atto I
SCENA I.
(UNA VIA DI LONDRA.)
(Entra Gaveston, leggendo una lettera, portata a lui da parte del re.)
GAV.
‘Mio padre è morto: vieni, Gaveston,
1
e dividi il regno col tuo più caro amico’.
2
Ah! parole che mi fan sazio di delizia!
3
Quale maggior felicità può toccare a Gaveston,
4
che di vivere come il favorito d’un re?
5
Dolce principe, vengo: queste, queste tue linee amorose
6
avrebbero potuto forzarmi a venir di Francia nuotando,
7
e a boccheggiare come Leandro sull’arena,
8
purchè tu sorridessi e mi prendessi fra le tue braccia.
9
La vista di Londra ai miei occhi esiliati,
10
è come l’Elisio ad un’anima nuova venuta:
11
non ch’io ami la città o gli uomini,
12
ma perchè essa ricetta colui ch’io tengo così caro,
13
il re, sul cui petto possa io morire,
14
e il mondo mi sia pur sempre nemico:
15
che giova al popolo artico amare la luce delle stelle,
16
se ad esso il sole risplende la notte come il giorno?
17
Addio, vile inchinarsi ai pari superbi!
18
Il mio ginocchio non si piegherà ad altri che al re.
19
Quanto alla moltitudine, che non sono se non faville
20
ricoperte dalle ceneri della loro povertà,
21
tanti : io prima piaggerò il vento,
22
che guizza sulle mie labbra e vola via.
23
Ma ve’, che son questi?
24
(Entrano tre poveri.)
POVERI.
Gente che desidera di servire vossignoria.
25
GAV.
Che sai fare tu?
26
1º POV.
Io so cavalcare.
27
GAV.
Ma io non ho cavalli. Che cosa sei tu?
28
2º POV.
Un viaggiatore.
29
GAV.
Vediamo, tu andresti bene
30
per servirmi a tavola, e contarmi bugie ad ora di pranzo.
31
E come il vostro discorrere mi piace, vi prendo.
32
E che sei tu?
33
3º POV.
Un soldato, che ha servito contro lo Scozzese.
34
GAV.
Ebbene, vi sono ospedali per la gente come voi.
35
Io non ho guerra, e perciò, signore, andatevene.
36
3º POV.
Addio, e possa morire per mano d’un soldato,
37
tu che li vorresti ricompensare con l’ospedale.
38
GAV.
Sì, sì, queste sue parole mi commovon tanto,
39
come se un’oca facesse il porcospino,
40
e vibrasse le sue penne, pensando di trapassarmi il petto:
41
ma pure non costa fatica dar agli uomini belle parole;
42
io voglio lusingarli e farli vivere in speranza.
43
Voi sapete ch’io son venuto or ora di Francia,
44
e ancora non ho veduto il re mio signore:
45
se le cose mi van bene, io vi terrò tutti al mio servizio.
46
OMNES.
Noi ringraziamo vossignoria.
47
GAV.
Io ho qualche affare, lasciatemi solo.
48
OMNES.
Noi aspetteremo qui intorno alla corte.
49
(Exeunt.)
GAV.
Va bene. – Questi non sono uomini per me.
50
Io debbo avere festevoli poeti, piacevoli ingegni,
51
musici, che col tocco d’una corda
52
possan trarre il principe arrendevole dove a me piaccia:
53
musica e poesia sono la sua delizia,
54
e perciò io avrò la notte maschere italiane,
55
dolci discorsi, commedie, piacevoli, spettacoli,
56
e il giorno, quand’egli andrà a passeggio,
57
come ninfe silvane saran vestitii miei paggi;
58
i miei uomini, come satiri, pascolando nei prati,
59
danzeranno coi loro pie’ di capra un grottesco ballo tondo.
60
Talvolta un amabile fanciullo in forma di Diana,
61
coi capelli che indorano l’acqua nel suo fuire,
62
coronette di perle intorno alle sue braccia ignude,
63
e nelle sue sollazzevoli mani una fronda d’ulivo,
64
per nascondere quelle parti che gli uomini si dilettano di vedere,
65
si bagnerà in un fonte, e quivi presso
66
uno, come Atteone, spiando di tra il boschetto,
67
sarà dalla dea adirata trasformato,
68
e correndo in figura d’un cervo,
69
sarà abbattuto da cani latranti, e parrà morire; –
70
cose come queste meglio piacciono a sua maestà,
71
il mio signore. Ecco viene il re e i nobili
72
dal parlamento. Io starò in disparte.
73
(Entrano il Re, Lancaster, Mortimer senior, Mortimer iunior, Edmondo conte di Kent, Guido conte di Warwick, etc.)
ED.
Lancaster!
74
LANC.
Mio signore.
75
GAV.
Questo Conte di Lancaster io l’aborro.
76
ED.
Non mi volete conceder questo? – A loro dispetto
77
io farò come voglio, e questi due Mortimer,
78
che così m’attraversano, sapranno ch’io sono offeso.
79
MORT. S.
Se voi ci amate, mio signore, abbiate in odio Gaveston!
80
GAV.
Quel ribaldo Mortimer, io sarò la sua morte.
81
MORT. I.
Mio zio qui, il Conte, ed io stesso
82
avevam giurato a vostro padre, alla sua morte,
83
ch’egli non sarebbe mai tornato nel reame:
84
e sappiate, mio signore, prima ch’io rompa il mio giuramento,
85
questa mia spada che dovrebbe nuocere a’ vostri nemici,
86
dormirà nella guaina quando tu n’avrai bisgono,
87
e sotto le tue bandiere marci chi vuole,
88
perchè Mortimer riporrà la sua armatura.
89
GAV.
Mort dieu.
90
ED.
Bene, Mortimer, io ti farò pentire di queste parole.
91
Conviene a te contradire al re?
92
Aggrotti a questo le ciglia, ambizioso Lancaster?
93
La spada spianerà le rughe della tua fronte,
94
e spaccherà queste ginocchia ch’ora son divenute così salde.
95
Io avrò Gaveston, e voi saprete
96
quale pericolo sia star contro al vostro re.
97
GAV.
Ben fatto, Ned!
98
LANC.
Mio signore, perchè provocate così i vostri pari,
99
che naturalmente vi amerebbero e onorerebbero,
100
se non fosse per quel vile e oscuro Gaveston?
101
Quattro contee ho io, oltre a quella di Lancaster,
102
Derby, Salisbury, Lincoln, Leicester:
103
io le venderò per dar le paghe ai miei soldati,
104
prima che Gaveston resti nel reame.
105
Perciò, se egli è venuto, espellilo subito.
106
ED.
Baroni e Conti, la vostra superbia m`ha fatto muto,
107
ma ora parlerò, e a buon conto, io spero:
108
io mi ricordo, ai tempi di mio padre,
109
Lord Percy del Nord, essendo profondamente agitato,
110
affrontò Mowbery in presenza del re;
111
per la qual cosa, se sua altezza non l’avesse amato assai,
112
egli avrebbe perduto la testa; ma dal suo sguardo
113
l’indomito spirito di Percy fu placato,
114
e Mowbery e lui furono riconciliati.
115
Pure osate voi affrontare il re a faccia a faccia.
116
Fratello, fanne vendetta, e fa che queste lor teste
117
predichino in cima ai pali per le colpe delle loro lingue.
118
WARW.
O, le nostre teste!
119
ED.
Sì, le vostre, e perciò io vorrei che voi cedeste.
120
WARW.
Frena la tua ira, nobile Mortimer!
121
MORT. I.
Io non posso, e non voglio: io debbo parlare.
122
Cugino, le nostri mani io spero proteggeranno le nostre teste,
123
e abbatteranno quella di chi fa che voi ci minacciate.
124
Vieni, zio, abbandoniamo il re demente,
125
e di qui innanzi parlamentiamo con le nostre spade ignude.
126
MORT. S.
La contea di Wilt ha uomini abbastanza per salvare le nostre teste.
127
WARW.
Tutta la contea di Warwick lo amerà per amor mio.
128
LANC.
E verso il nord Gaveston ha molti amici.
129
Addio, mio signore; e, o cambiate l’animo vostro,
130
o attendevi di vedere il trono, su cui dovreste sedere,
131
galleggiare nel sangue, e sul tuo capo folle,
132
la testa lusingatrice del tuo vile favorito, gettata.
133
(Exeunt Nobiles.)
ED.
Io non posso sopportare queste altere minacce:
134
son io un re, e mi s’ha a dettar legge?
135
Fratello, spiega le mie insegne in campo:
136
io terrò testa ai Baroni e ai Conti,
137
ed, o morrò, o vivrò con Gaveston.
138
GAV.
Io non posso più a lungo tenermi lontano dal mio signore.
139
ED.
Che? Gaveston! Benvenuto! Non mi baciare la mano,
140
abbracciami, Gaveston, com’io t’abbraccio.
141
Perchè dovresti inginocchiarti? Non sai tu chi sono io?
142
Il tuo amico, te stesso, un altro Gaveston!
143
Non Ila fu pianto da Ercole più
144
di quanto non sia stato pianto tu da me, dopo il tuo esilio.
145
GAV.
E da quando io ne venni di qua, nessuna anima in inferno
146
ha provato maggior tormento del povero Gaveston.
147
ED.
Io lo so. – Fratello, dà il benvenuto in patria al mio amico.
148
Cospirino pure ora i traditori Mortimer,
149
e quel conte di Lancaster dall’animo altero:
150
io ho quel che volevo, godendo della tua vista;
151
e prima il mare sommergerà la mia terra,
152
che regga il bastimento, che ti trasporti via di qua:
153
io qui ti creo Lord alto Ciambellano,
154
Primo Segretario dello Stato, e mio,
155
Conte di Cornovaglia, re e signore di Man.
156
GAV.
Mio signore, questi titoli di gran lunga avanzano il mio valore.
157
KENT.
Fratello, il minimo di questi titoli basterebbe bene
158
per un uomo di più alta nascita di Gaveston.
159
ED.
Cessa, fratello, perche io non posso sopportare queste parole.
160
Il tuo valore, dolce amico, è d’assai superiore ai miei doni,
161
perciò per agguagliarlo ricevi il mio cuore.
162
Se per queste dignità tu sarai invidiato,
163
io te ne darò altre, perchè solo per onorarti
164
Eduardo si piace del real reggimento.
165
Temi per la tua persona? Tu avrai una guardia.
166
Hai bisogno d’oro? Va al mio tesoro.
167
Vorresti essere amato e temuto? Prendi il mio sigillo,
168
grazia o condanna, e in nostro nome comanda
169
qualunque cosa muove il tuo animo o piace alla tua fantasia.
170
GAV.
Basterà a me godere del vostro amore,
171
e mentre io l’ho, mi ritengo grande
172
quanto Cesare cavalcante per le vie di Roma,
173
con re prigioneri dietro il suo carro di trionfo.
174
(Entra il Vescovo di Coventry.)
ED.
Dove va il mio signore di Coventry così in fretta?
175
VESC.
A celebrare le esequie di vostro padre.
176
Ma questo malvagio Gaveston è tornato?
177
ED.
Sì, prete, e vive per aver vendetta di te,
178
che fosti la sola causa del suo esilio.
179
GAV.
È vero, e se non fosse per reverenza a queste vesti,
180
tu non avanzeresti un piede di là da questo luogo.
181
VESC.
Io non feci più di quanto ero tenuto a fare
182
e, Gaveston, a meno che tu non ti sia corretto,
183
come allora io aizzai il parlamento,
184
così farò ora, e tu tornerai in Francia.
185
GAV.
Salva la vostra riverenza, voi mi devote perdonare.
186
ED.
Strappagli la sua mitra d’oro, straccia la sua stola,
187
e nella zanella battezzalo di nuovo.
188
KENT.
Ah! Fratello, non gli usare violenza,
189
perché egli se ne dorrà alla sede di Roma.
190
GAV.
Ch’egli se ne dolga alla sede d’inferno,
191
io mi vendicherò su di lui pel mio esilio.
192
ED.
No, risparmia la sua vita, ma impadronisciti dei suoi beni:
193
sii tu Lord Vescovo, e ricevi le sue rendite,
194
e fatti servir da lui come cappellano.
195
Io lo do a te, trattalo tu qui come vuoi.
196
GAV.
Andrà in prigione, e quivi morrà in ceppi.
197
ED.
Sì, alla Torre, alla Flotta, o dove vuoi.
198
VESC.
Per questo oltraggio sii tu maledetto da Dio.
199
ED.
Chi è là? Conducete questo prete alla Torre.
200
VESC.
Vero, vero.
201
ED.
Ma intanto, Gaveston, va
202
a prender possesso della sua casa e de’ suoi beni.
203
Vieni, seguimi, e tu avrai la mia guardia
204
per assisterti nella faccenda, e ricondurti salvo.
205
GAV.
Che dovrebbe farsi un prete d’una casa così bella?
206
Una prigione può convenire alla sua santità.
207
([Exeunt.])
SCENA II.
(WESTMINSTER, PRESSO IL PALAZZO DEL RE.])
(Entrano i due Mortimer, Warwick e Lancaster.)
WARW.
È vero, il vescovo è nella Torre,
208
e dato corpo e beni a Gaveston.
209
LANC.
Che? Tiranneggeranno la Chiesa?
210
Ah! Malvagio re, maledetto Gaveston,
211
questo suolo contaminato dai loro passi,
212
sarà il loro sepolcro prematuro, o il mio!
213
MORT. I.
Bene, lasciate che quel francese perverso gli faccia buona guardia.
214
A meno che il suo petto non sia a prova di spada, egli morrà.
215
MORT. S.
Ebbene perchè è afflitto il Conte di Lancaster?
216
MORT. I.
Perchè è di cattivo umore Guido di Warwick?
217
LANC.
Quel ribaldo di Gaveston è stato fatto conte.
218
MORT. S.
Conte!
219
WARW.
Sì, e inoltre Lord Ciambellano del reame,
220
e segretario, anche, e signore di Man.
221
MORT. S.
Noi non possiamo, nè vogliamo soffrir questo.
222
MORT. I.
Perchè non partiamo subito di qui per assoldare uomini?
223
LANC.
‘Mio Lord di Cornovaglia’, ora, ad ogni parola;
224
e felice è l’uomo, cui egli concede,
225
per essersi tolto il berretto, un buono sguardo.
226
Così, a braccetto, il re e lui camminano:
227
anzi più, la guardia attende alla sua signoria,
228
e tutta la corte comincia ad adularlo.
229
WARW.
Così appoggiandosi alla spalla del re,
230
egli accenna e schernisce e sorride a coloro che passano.
231
MORT. S.
Nessuno si rivolta contro il miserabile?
232
LANC.
Tutti lo hanno in odio, ma nessuno osa dire una parola.
233
MORT. I.
Ah, questo rivela la loro viltà, Lancaster!
234
Fossero del mio animo tutti i Conti e Baronni,
235
noi lo trascineremmo dal seno del re,
236
e appiccheremmo alla porta della corte il villano,
237
che, gonfio del veleno d’un’ambiziosa superbia,
238
sarà la rovina del reame e nostra.
239
(Entra il Vescovo di Canterbury.)
WARW.
Qui viene sua grazia il Lord di Canterbury.
240
LANC.
Il suo aspetto rivela ch’egli è adirato.
241
VESC.
Prima i suoi paramenti sacri furono stracciati e lacerati,
242
poi essi poser le mani violente addosso a lui; in seguito
243
egli stesso fu imprigionato, e i suoi beni usurpati:
244
di questo informa il Papa; va, prendi un cavallo.
245
LANC.
Mio signore, prenderete le armi contro il re?
246
VESC.
A che serve ch’io le prenda? Iddio stesso è in armi,
247
quando s’usa violenza alla chiesa.
248
MORT. I.
Allora vi unirete con noi, che siamo i suoi pari,
249
per bandire o decapitare questo Gaveston?
250
VESC.
Che altro, miei signori? Perchè la cosa mi concerne da vicino:
251
il vescovado di Coventry è suo.
252
(Entra la Regina.)
MORT. I.
Signora, dove va vostra maestà così in fretta?
253
REG.
Alla foresta, nobile Mortimer,
254
per vivere in dolore e in funebre tristezza;
255
perchè ora, mio signore, il re non si cura di me,
256
ma è folle d’amore per Gaveston,
257
gli palpa le gote, s’appende al suo collo,
258
sorride sul suo volto, e sussurra nelle sue orecchie;
259
e quando io giungo, aggrotta le ciglia, come chi volesse dire:
260
‘va dove vuoi, poichè io ho Gaveston’.
261
MORT. S.
Non è singolare, ch’egli sia così stregato?
262
MORT. I.
Signora, tornate di nuovo alla corte;
263
noi esilieremo questo astuto Francese seduttore,
264
o perderemo la vita; e pure, prima che questo giorno venga,
265
il re perderà la sua corona, poichè noi abbiamo potenza,
266
e coraggio, anche, da trarre piena vendetta.
267
VESC.
Ma pure, non levate le spade contro il re!
268
LANC.
No, ma noi vogliamo levare di mezzo Gaveston.
269
WARW.
E la guerra sarà il mezzo, o egli resterà sempre.
270
REG.
Allora lasciate che resti; perchè piuttosto che il mio signore
271
sia sopraffatto dalle guerre civili,
272
io sopporterò una vita malinconica,
273
e lascerò ch’egli si sollazzi col suo favorito.
274
VESC.
Miei signori, per risolvere tutto ciò, udite soltanto le mie parole: –
275
noi e gli altri, che siamo i suoi consiglieri,
276
ci aduneremo, e con generale consentimento
277
confermeremo il suo bando con le nostre firme e sigilli.
278
LANC.
Quel che noi confermiamo, il re lo frusterà.
279
MORT. I.
Allora noi potremo legalmente ribellarci a lui.
280
WARW.
Ma ditemi, mio signore, dove sarà questa radunanza?
281
VESC.
Al Nuovo Tempio.
282
MORT. I.
Sta bene:
283
ed, intanto, io vi pregherò tutti
284
di passare a Lambeth, e quivi restare con me.
285
LANC.
Venite dunque, andiamo.
286
MORT. I.
Signora, addio.
287
REG.
Addio, dolce Mortimer; e per amor mio,
288
astieniti dal levar l’armi contro il re.
289
MORT. I.
Sì, se le parole serviranno; se no, io debbo.
290
([Exeunt.])
SCENA III.
(UNA VIA DI LONDRA.)
(Entrano Gaveston e il conte di Kent.)
GAV.
Edmondo, il potente principe di Lancaster,
291
che ha più contee di quante un asino possa portarne,
292
e i due Mortimer, due leggiadri uomini,
293
con Guido di Warwick, quel temuto cavaliere,
294
sono andati verso Lambeth: e quivi rimangano.
295
(Exeunt.)
SCENA IV.
(IL NUOVO TEMPIO.)
(Entrano Nobiles.)
LANC.
Ecco l’ordine dell’esilio di Gaveston:
296
piaccia a vostra signoria di sottoscrivere il vostro nome.
297
VESC.
Datemi la carta.
298
LANC.
Presto, presto, mio signore, io sono impaziente di scrivere il mio nome.
299
WARW.
Ma io sono ancor più impaziente di vederlo bandito di qui.
300
MORT. I.
Il nome di Mortimer spaventerà il re,
301
a meno ch’egli non si sia rivolto da quel vile bifolco.
302
(Entrano il Re e Gaveston.)
ED.
Chè? siete voi offesi che Gaveston segga qui?
303
Questo è il nostro piacere, noi vogliamo così.
304
LANC.
Vostra grazia fa bene a metterlo al suo lato,
305
perchè in nessun altro luogo il nuovo conte è così sicuro.
306
MORT. S.
Qual uomo di nobile nascimento può sofferire questa vista?
307
Quam male conveniunt!
308
Vedete che sguardo sprezzante lancia il villano!
309
PEMB.
Possono i leoni regali carezzare le striscianti formiche?
310
WARW.
Ignobile vassallo, che, come Fetonte,
311
aspiri a guidare il sole!
312
MORT. I.
La loro rovina è prossima, le loro forze abbattute.
313
Noi non vogliamo essere provocati e dispettati così!
314
ED.
Mettete le mani addosso a quel traditore Mortimer!
315
MORT. S.
Mettete le mani addosso a quel traditore Gaveston!
316
KENT.
È questo l’ossequio che voi dovete al vostro re?
317
WARW.
Noi conosciamo i nostri doveri – conosca egli i suoi pari.
318
ED.
Dove volete condurlo? fermatevi, o morrete.
319
MORT. S.
Non siamo traditori; perciò, non minacciare.
320
GAV.
No, non minacciare, mio signore, ma pagali di buona moneta!
321
S’io fossi re –
322
MORT. I.
Tu villano, perchè parli di re,
323
che a mala pena sei gentiluomo di nascita?
324
ED.
Foss’egli un contadino, essendo il mio favorito,
325
io farò inchinare innanzi a lui il più superbo di voi.
326
LANC.
Mio signore, voi non potete avvilirci così.
327
Via, dico, con questo odioso Gaveston!
328
MORT. S.
E col Conte di Kent che lo favorisce.
329
(Gaveston e il Conte di Kent vengono allontanati.)
ED.
Orsù, dunque, fate violenza al vostro re;
330
qui, Mortimer, siedi tu sul trono di Eduardo:
331
Warwick e Lancaster, portate voi la mia corona:
332
fu mai un re cui si dettasse legge in tal modo?
333
LANC.
Impara allora a governare noi meglio, e il reame.
334
MORT. I.
Ciò che noi abbiamo fatto, il sangue del nostro cuore lo sosterrà.
335
WARW.
Credete voi che noi possiamo sopportare la superbia di questo villan rifatto?
336
ED.
La rabbia e l’iraconda furia arrestano il mio parlare.
337
VESC.
Perchè siete voi irritato? siate paziente, mio signore,
338
e vedete quel che noi, vostri consiglieri, abbiam fatto.
339
MORT. I.
Miei signori, siamo ora tutti risoluti,
340
e, o s’ottenga quel che vogliamo, o si perda la vita.
341
ED.
Vi adunate per questo, superbi temerarî pari?
342
Prima che il mio dolce Gaveston si separi da me,
343
quest’isola fluttuerà sopra l’oceano,
344
e andrà errando fino alla remota India.
345
VESC.
Voi sapete chio sono legato del Papa;
346
per la vostra fedeltà alla sede di Roma,
347
sottoscrivete, come abbiam fatto noi, il suo esilio.
348
MORT. I.
Maledicetelo, s’egli rifiuta! e poi potremo
349
deporlo ed eleggere un altro re.
350
ED.
Sì, a questo egli mira! ma pure io non cederò:
351
maledicetemi, deponetemi, fate il peggio che potete!
352
LANC.
Allora non indugiate, mio signore, ma fate ciò subito.
353
VESC.
Ricordati come il Vescovo fu oltraggiato;
354
o bandisci colui che fu causa de ciò,
355
o io immediatamente scioglierò questi signori
356
dall’ossequio e dalla fedeltà dovuti a te.
357
ED.
Non mi giova minacciare, bisogna ch’io dia buone parole.
358
Il legato del Papa sará obbedito:
359
mio signore, tu sarai cancelliere del reame;
360
tu, Lancaster, alto ammiraglio della nostra flotta.
361
Il giovine Mortimer e suo zio saranno conti,
362
e voi, lord Warwick, presidente del Nord,
363
e tu, del Galles: se questo non vi accontenta,
364
fate diversi regni di questa monarchia,
365
e dividetela in parti eguali fra voi tutti,
366
purchè mi si lasci qualche cantuccio o angolo,
367
per godermela col mio carissimo Gaveston.
368
VESC.
Nulla ci muterà – noi siamo risoluti.
369
LANC.
Venite, venite, sottoscrivete.
370
MORT. I.
Perchè amereste voi colui che il mondo odia così?
371
ED.
Perchè egli ama me più che tutto il mondo;
372
o, non altri che uomini rozzi e d’animo selvaggio
373
possono desiderare la rovina del mio Gaveston;
374
voi che siete di nobile nascita dovreste aver pietà di lui.
375
WARW.
Voi che siete di nascita principesca, dovreste liberarvene:
376
vergogna! sottoscrivete, e fate partire il furfante.
377
MORT. S.
Sollecitatelo, mio signore.
378
VESC.
Siete voi contento di bandirlo dal reame?
379
ED.
Vedo che debbo, e perciò son contento.
380
Invece d’inchiostro, io lo scriverò con le mie lagrime.
381
MORT. I.
Il re è malato d’amore pel suo favorito.
382
ED.
È fatto! ed ora, maledetta mano, cadi giù!
383
LANC.
Datemelo, io lo farò pubblicare per le vie.
384
MORT. I.
Io vedrò ch’egli sia subito spacciato via.
385
VESC.
Ora il mio cuore è sollevato.
386
WARW.
E così il mio.
387
PEMB.
Questa sarà una buona novella per la gente comune.
388
MORT. S.
Sia o non sia, egli non indugerà qui.
389
(Exeunt Nobiles.)
ED.
Come veloci corrono a bandire colui ch’io amo!
390
essi non si moverebbero, se fosse per farmi del bene:
391
perchè dovrebbe un re esser soggetto a un prete?
392
Superba Roma, che covi servi così imperiosi,
393
per questi tuoi superstiziosi lumi di ceri,
394
de’ quali scintillano le tue chiese anticristiane,
395
io incendierò i tuoi rovinanti edifici, e costringerò
396
le torri papali a baciare l’umile terra;
397
faró ingrossare le acque del Tevere coi preti sgozzati,
398
ed elevarsi più alte le rive co’ loro sepolcri!
399
Quanto ai pari, che van così dietro al clero,
400
s’io sono re, non uno di loro vivrà.
401
(Entra Gaveston.)
GAV.
Mio signore, io sento sussurrar dappertutto
402
ch’io son bandito, e debbo fugire questa terra.
403
ED.
È vero, dolce Gaveston; o, fosse falso!
404
Il legato del Papa vuole che così sia,
405
e tu devi allontanarti, o io sarò deposto.
406
Ma io regnerò per trar vendetta di loro;
407
e perciò, dolce amico, prendi la cosa pazientemente,
408
vivi dove vuoi, io ti manderò oro abbastanza,
409
e non resterai a lungo, o se resterai,
410
io verrò a te: il mio amore non declinarà mai.
411
GAV.
Tutta la mia speranza s’è volta in questo inferno di dolore?
412
ED.
Non lacerare il mio cuore con le tue troppo penetranti parole:
413
tu da questa terra, io da me stesso son bandito.
414
GAV.
L’andar via di qui non addolora il povero Gaveston,
415
ma l’abbandonar voi, ne’ cui graziosi sguardi
416
rimane la beatitudine di Gaveston:
417
perchè in nessun altro luogo egli cerca la felicità.
418
ED.
E solo questo tormenta la mia anima sventurata,
419
che, voglia io o no, tu debba partire.
420
Sii governatore dell’Irlanda in mia vece,
421
e quivi dimora finchè la fortuna non ti chiami in patria.
422
Eccoti il mio ritratto, e dammi il tuo, ch’io lo porti adosso.
423
O, potessi io tenerti qui, come tengo questo,
424
sarei felice! ma ora sono assai disgraziato.
425
GAV.
È qualcosa avere la pietà d’un re.
426
ED.
Tu non partirai, io ti nasconderò, Gaveston.
427
GAV.
Sarò trovato, e quindi n’avrò maggior pena.
428
ED.
Benigne parole, e vicendevole conversare fanno la nostra pena più grande:
429
perciò, con un muto abbraccio, separiamoci.
430
Resta, Gaveston, io non posso lasciarti così.
431
GAV.
Per ogni sguardo il mio signore versa una lagrima:
432
poichè io debbo andare, non rinovatte il mio affanno.
433
ED.
Piccolo è il tempo che tu hai per restare,
434
e perciò dammi licenza di guardarti fino a saziarmi.
435
Ma vieni, dolce amico, io ti accompagnerò sulla tua via.
436
GAV.
I pari aggrotteran le ciglia.
437
ED.
Io non mi curo della loro rabbia. Vieni, andiamo!
438
O, così noi possiamo tornare come noi andiamo!
439
(Entrano Edmondo e la Regina Isabella.)
REG.
Dove va il mio signore?
440
ED.
Non carezzar me, meretrice di Francia; vattene!
441
REG.
E chi dovrei io carezzare se non mio marito?
442
GAV.
Mortimer, col quale, scortese regina –
443
più non dico, giudicate voi il rimanente, mio signore.
444
REG.
Dicendo questo tu mi fai torto, Gaveston.
445
Non basta che tu corrompa il mio signore,
446
e sii mezzano alle sue affezioni,
447
ma devi così mettere in questione il mio onore?
448
GAV.
Io non intendo questo, vostra grazia deve perdonarmi.
449
ED.
Tu sei molto familiare con quel Mortimer,
450
e per tua causa Gaveston è esiliato.
451
Ma io vorrei che tu mi riconciliassi i signori,
452
o tu non sarai mai riconciliata con me.
453
REG.
Vostra altezza sa che non è in mio potere.
454
ED.
Va via allora, non mi toccare! vieni, Gaveston.
455
REG.
Ribaldo, sei tu che mi rubi il mio signore.
456
GAV.
Signora, siete voi che mi rubate il mio signore.
457
ED.
Non le parlare; lasciala languire e struggersi.
458
REG.
In che, mio signore, ho io meritato queste parole?
459
Attestino le lagrime, che Isabella spande,
460
attesti questo cuore che, sospirando per te, si spezza,
461
quanto è caro il mio signore alla povera Isabella.
462
ED.
E attesti il cielo quanto tu sei cara a me:
463
ora piangi: perchè, finchè Gaveston non sarà richiamato,
464
sta certa, tu non verrai alla mia presenza.
465
(Exeunt Eduardo e Gaveston.)
REG.
O miserabile e sventurata regina!
466
Così, quando io lasciai la dolce Francia e fui imbarcata,
467
Circe incantatrice, camminando sull’onde,
468
avesse mutata la mia forma! o nel giorno nuziale
469
la coppia d’Imene fosse stata piena di veleno,
470
o da quelle braccia che s’avviticchiarono intorno al mio collo
471
fossi io stata soffocata, e non avessi vissuto per vedere
472
il re mio signore abbandonarmi così!
473
Come Giunone frenetica io empirò la terra
474
dell’orrendo sussurro de’ miei sospiri e de ‘ miei pianti,
475
perchè mai Giove non insanì per Ganimede,
476
com’egli per il maledetto Gaveston.
477
Ma questo esasperarà ancor più la sua collera;
478
io debbo supplicarlo, io debbo parlargli dolcemente,
479
e procurare il richiamo in patria di Gaveston:
480
e pur egli sempre vaneggerà per Gaveston,
481
e così son io per sempre mirserabile.
482
(Entrano i Nobili dalla Regina.)
LANC.
Guardate la sorella del re di Francia,
483
che siede qui torcendosi le mani, e battendosi il petto.
484
WARW.
Il re, io temo, l’ha maltrattata.
485
PEMB.
Duro è il cuore che ingiuria una tal santa.
486
MORT. I.
Io so ch’ella piange per causa di Gaveston.
487
MORT. S.
Perchè? egli è andato via.
488
MORT. I.
Signora, come sta vostra grazia?
489
REG.
Ah, Mortimer, ora si svela l’odio del re,
490
ed egli confessa che non mi ama.
491
MORT. I.
Siate pace, signora, dunque; e non l’amate.
492
REG.
No, piuttosto morrò mille morti:
493
e pure io amo in vano, egli non m’amerà mai.
494
LANC.
Non temete, signora; ora che il suo favorito è partito,
495
il suo folle umore sarà presto abbandonato.
496
REG.
O, mai, Lancaster! io son comandata
497
di supplicarvi tutti pel suo richiamo;
498
questo vuole il mio signore, e questo io debbo fare,
499
o altrimenti sarò bandita dalla presenza di sua altezza.
500
LANC.
Del suo richiamo, signora! egli non ritornerà,
501
a meno che il mare non rigetti il suo corpo naufragato.
502
WARW.
E per contemplare una così dolce vista,
503
non c’è qui nessuno che non farebbe correre il suo cavallo fino a ammazzarlo!
504
MORT. I.
Ma, signora, vorreste voi che noi lo chiamassimo in patria?
505
REG.
Sì, Mortimer, perchè finchè egli non sia restituito,
506
il re infuriato m’ha bandito dalla corte;
507
e pertanto, poichè tu m’ami e mi vuoi bene,
508
sii tu il mio avvocato innanzi a questi pari.
509
MORT. I.
Che? vorreste ch’io piatissi per lui?
510
MORT. S.
Piatisca per lui chi vuole, io son deciso.
511
LANC.
E così io, mio signore: dissuadete la regina.
512
REG.
O Lancaster, ditegli di dissuadere il re,
513
perchè contro la mia volontà egli ritornerebbe.
514
WARW.
Allora non parlate per lui, lasciate che il villano se ne vada.
515
REG.
Per me stessa io parlo, e non per lui.
516
PEMB.
Nessun discorso varrà, è perciò cessate.
517
MORT. I.
Bella regina, tralasciate di gittar l’amo al pesce,
518
che, pigliato, colpisce a morte colui che lo afferra;
519
io intendo quella vile torpedine, Gaveston,
520
che ora, io spero, galleggia sui mari d’Irlanda.
521
REG.
Dolce Mortimer, siediti un poco vicino a me,
522
e io ti dirò ragione di tal peso,
523
che tu subito sottoscriverai il suo richiamo.
524
MORT. I.
È impossibile; ma dite l’animo vostro.
525
REG.
Così dunque, ma nessuno l’udrà fuori di noi stessi.
526
LANC.
Miei signori, quand’anche la regina guadagnasse Mortimer,
527
sarete voi risoluti, e terrete dalla mia?
528
MORT. S.
Non, io, contro mio nipote.
529
PEMB.
Non temete, le parole della regina non possono farlo mutare.
530
WARW.
No, ma osservate con quanto ardore ella difende la sua causa.
531
LANC.
E vedete come freddamente i suoi sguardi fanno diniego.
532
WARW.
Ella sorride: ora, per la mia vita, egli ha cambiato d’animo!
533
LANC.
Io perderò la sua amicizia piuttosto che cedere.
534
MORT. I.
Bene, di necessità dev’essere così.
535
Miei signori, chi’io aborra il vile Gaveston,
536
io spero che i vostri onori non lo mettano in dubbio;
537
e perciò, benchè io patrocini il suo richiamo
538
questo non è per amor suo, ma per nostro vantaggio;
539
anzi per il bene del reame, e del re.
540
LANC.
Oibò, Mortimer, non ti disonorare!
541
Può questo esser vero, che fu bene bandirlo?
542
Ed è vero questo, (che sia bene) richiamarlo in patria?
543
Tali ragioni fanno bianco il nero, e la oscura notte, giorno.
544
MORT. I.
Mio signore di Lancaster, notate il motivo.
545
LANC.
Per nessun motivo possono i contrarî esser veri.
546
REG.
Pure, mio buon signore, udite che cosa egli può allegare.
547
WARW.
Tutto ciò ch’egli dice, è nulla; noi siamo decisi.
548
MORT. I.
Non desiderate voi che Gaveston sia morto?
549
PEMB.
Così egli fosse!
550
MORT. I.
Ebbene, mio signore, datemi solo licenza di parlare.
551
MORT. S.
Ma, nipote, non fare il sofista.
552
MORT. I.
Questo, di cui io vi supplico, viene da un ardente zelo
553
di correggere il re e far il bene del nostro paese.
554
Non sapete voi che Gaveston ha gran quantità d’oro,
555
che può in Irlanda acquistargli tali amici,
556
da poter egli fronteggiare il più potente di noi tutti?
557
E se egli vivrà e sarà amato,
558
sarà difficile per noi operare la sua rovina.
559
WARW.
Notate questo soltanto, mio signore di Lancaster.
560
MORT. I.
Ma s’egli fosse qui, detestato com’è
561
come facilmente si potrebbe subornare qualche vile schiavo
562
a riverire sua signoria con un pugnale!
563
e nessuno oserà biasimare l’assassino,
564
ma piuttosto lo loderanno per questa bella prova,
565
e registreranno il suo nome nella cronica,
566
per aver purgato il reame da tal morbo!
567
PEMB.
Egli dice il vero.
568
LANC.
Sì, ma com’è che non fu fatto prima?
569
MORT. I.
Perchè, miei signori, non ci si pensò:
570
anzi, più, quando egli saprà che sta in noi
571
di bandirlo e poi chiamarlo in patria,
572
ciò gli farà abbassare la bandiera della sua superbia,
573
e temerà di offendere l’ultimo dei nobili.
574
MORT. I.
Ma che faremo se egli non farà così, nipote?
575
MORT. I.
Allora potremo noi con qualche pretesto sorgere in armi;
576
perchè comunque noi giustifichiamo la cosa,
577
è un tradimento il contrastere al re;
578
così avremo il popolo dalla nostra parte,
579
che, per amore del padre di lui, sostiene il re,
580
ma non può sofferire che un fungo nato in una notte,
581
qual’è il mio signore di Cornovaglia,
582
debba calpestar noi della nobiltà.
583
E quando i comuni e i nobili s’uniscono,
584
non può il re far da scudo a Gaveston:
585
noi lo strapperemo dal più forte dei suoi castelli;
586
miei signori, se io sarò lento in far questo,
587
tenetemi per un vil servo come Gaveston.
588
LANC.
A questa condizione, Lancaster cederà.
589
PEMB.
E così Pembroke.
590
WARW.
Ed io.
MORT. S.
Ed io.
MORT. I.
In ciò io mi reputo altamente favorito,
591
e Mortimer rimarrà ai vostri comandi.
592
REG.
E quando Isabella dimentichi questo favore,
593
fate ch’ella viva derelitta e abbandonata.
594
Ma vedete, in buon tempo il mio signore il re,
595
avendo accompagnato il Conte di Cornovaglia,
596
è proprio ora tornato; questa notizia lo farà assai felice;
597
pure non quanto me; io amo lui più
598
ch’egli non possa amare Gaveston; così m’amasse egli
599
solo la metà di tanto, ed io sarei tre volte beata!
600
(Entra Re Eduardo, lamentandosi.)
ED.
Egli è partito, e per la sua assenza io così mi lamento.
601
Quale affano mai mi toccò il cuore,
602
come la mancanza del mio dolce Gaveston?
603
E se le rendite della mia corona potessero condurlo indietro,
604
io le darei liberamente ai suoi nemici,
605
e penserei di guadagnarci, comprando un così caro amico.
606
REG.
Udite com’egli s’indugia sul suo favorito!
607
ED.
Il mio cuore è come un incudine per l’affanno,
608
che vi batte su come i martelli dei Ciclopi,
609
e col rumore dà la volta al mio cervello stordito,
610
e mi rende frenetico per Gaveston.
611
Ah! fosse sorta dall’inferno qualche esangue furia,
612
e m’avesse colpito a morte col mio regio scettro,
613
quando io fui costretto a lasciare il mio Gaveston!
614
LANC.
Diablo! Come chiamate voi queste lamentazioni?
615
REG.
Mio grazioso signore, io vengo per portarvi novelle.
616
ED.
Che voi avete conferito col vostro Mortimer!
617
REG.
Che Gaveston, mio signore, sarà richiamato.
618
ED.
Richiamato? La notizia è troppo dolce per esser vera.
619
REG.
Ma mi amerete voi, se la troverete vera?
620
ED.
Se tale fosse, che cosa non farà Eduardo?
621
REG.
Per Gaveston, ma non per Isabella.
622
ED.
Per te, bella regina, se tu ami Gaveston,
623
io sospenderò una lingua d’oro intorno al tuo collo,
624
visto che tu hai difeso la sua causa con così buon successo.
625
REG.
Non sospendere al mio collo altri gioielli
626
che questi, mio signore; non mi dare maggior ricchezza
627
di quella ch’io posso attingere da questo ricco tesoro.
628
O, come un bacio ravviva la povera Isabella!
629
ED.
Ancora una volta ricevi la mia mano; e sia questo
630
un secondo matrimonio fra me e te.
631
REG.
E possa esso riescir più felice del primo!
632
Mio nobile signore, rivolgi qualche buona parola, a questi nobili
633
che umilmente attendono un grazioso sguardo,
634
e a ginocchi riveriscono la vostra maestà.
635
ED.
Animoso Lancaster, abbracia il tuo re!
636
E come i grossi vapori svaniscono pel sole,
637
proprio così fa che il tuo odio (svanisca) pel sorriso del tuo sovrano.
638
Vivi tu con me come mio compagno.
639
LANC.
Questo saluto riempie di gioia il mio cuore.
640
ED.
Warwick sarà il mio primo consigliere:
641
questi capelli d’argento adorneranno la mia corte più
642
che sfarzose sete o ricchi ricami.
643
Riprendimi, dolce Warwick, s’io mi svio.
644
WARW.
Ammazzatemi, mio signore, quando io offenda vostra grazia.
645
ED.
Nei trionfi solenni e nelle pubbliche parate,
646
Pembroke porterà la spada innanzi al re.
647
PEMB.
E con questa spada Pembroke combatterà per voi.
648
ED.
Ma perchè il giovine Mortimer cammina in disparte?
649
Sii tu comandante della nostra reale flotta;
650
o, se quest’ufficio elevato non ti piace,
651
io ti faccio qui lord maresciallo del reame.
652
MORT. I.
Mio signore, io sarò un tal maresciallo, verso i vostri nemici,
653
che l’Inghilterra sarà tranquilla, e voi sicuro.
654
ED.
E quanto a voi, lord Mortimer di Chirke,
655
le cui grandi imprese nella nostra guerra contro lo straniero,
656
meritano un posto non comune, una non piccola ricompensa,
657
sii tu il generale delle truppe reclutate,
658
che ora son pronte per assalire gli scozzesi
659
MORT. S.
Con ciò vostra grazia m’ha altamente onorato,
660
perchè con la mia natura la guerra assai s’accorda.
661
REG.
Ora è il re d’Inghilterra ricco e forte,
662
avendo l’amore de’ suoi famosi pari.
663
ED.
Sì, Isabella, il mio cuore non fu mai così leggero.
664
Segretario della corona, spedisci il nostro ordine
665
per Gaveston in Irlanda: Beaumont, vola
666
rapido come Iride o come Mercurio di Giove.
667
BEAU.
Sarà fatto, mio grazioso signore.
668
ED.
Lord Mortimer, noi vi lasciamo al vostro ufficio.
669
Ora andiamo dentro, e festeggiamo la cosa regalmente.
670
Prima che venga il nostro amico, il Conte di Cornovaglia,
671
noi avremo una giostra e un torneo generale;
672
e poi sarà celebrato il suo matrimonio.
673
Perchè, non sapete voi ch’io l’ho fidanzato
674
alla nostra cugina, l’erede del Conte di Gloucester?
675
LANC.
Tale notizia noi udimmo, mio signore.
676
ED.
Quel giorno, se non per lui, almeno per riguardo a me,
677
che sarò nel trionfo lo sfidatore,
678
non risparmiate le spese; noi ripagheremo il vostro amore.
679
WARW.
In questo o altro, vostra altezza ci comanderà.
680
ED.
Grazie, nobile Warwick: vieni, entriamo e facciam festa.
681
(Exeunt.)
(Manent i Mortimer)
MORT. S.
Nipote, io debbo partire per la Scozia: tu resti qui.
682
Cessa ora di opporti al re.
683
Tu vedi ch’egli è per natura mite e tranquillo,
684
e poichè il suo animo vaneggia così per Gaveston,
685
lascia che senza opposizione egli abbia quel che vuole.
686
I più potenti re ebbero i loro favoriti,
687
il grande Alessandro amò Efestione,
688
Ercole vincitore pianse per Ila,
689
e per Patroclo langui l’austero Achille;
690
e non i re soltanto, ma gli uomini più saggi:
691
il romano Tullio amò Ottavio,
692
il grave Socrate, l’impetuoso Alcibiade;
693
dunque lascia che sua grazia, la cui giovinezza è docile,
694
e promette tutto ciò che noi possiamo desiderare,
695
liberamente si goda quel vano conte, dalla testa leggera;
696
perchè gli anni più maturi lo svezzeranno da simili trastulli.
697
MORT. I.
Zio, il suo folle umore non mi addolora;
698
ma questo io ho a sdegno, che un uomo di così vile nascita
699
debba, pel favore del suo sovrano, divenir così petulante,
700
e far baldoria col tesoro del reame.
701
Mentre i soldati s’ammutinano per mancanza di paga,
702
egli porta adosso la rendita d’un lord,
703
e, simile a Mida, egli si pavoneggia nella corte,
704
con quei vili bravacci forestieri alle sue calcagna,
705
le cui superbe fantastiche livree fanno tal mostra,
706
come se Potreo, dio delle forme, apparisse.
707
Io non ho mai visto un lindo Jack così impertinente:
708
egli porta un corto mantello italiano col cappuccio,
709
lardellato di perle, e, sul suo barretto toscano,
710
un gioiello che vale più della corona.
711
Mentre altri cammina da basso, il re e lui
712
da una finestra si ridono d’uomini come noi,
713
e scherniscono il nostro seguito, e scherzano sul nostro abbigliamento.
714
Zio, questo è ciò che mi fa impaziente.
715
MORT. S.
Ma, nipote, ora vedete che il re è cambiato.
716
MORT. I.
E allora anch’io son mutato, e vivo per servirlo:
717
ma finchè io ho una spada, una mano, un cuore,
718
io non cederò a nessun villano riffato di tal sorta.
719
Voi conoscete il mio animo; venite, zio, andiamo.
720
(Exeunt.)
Atto II
SCENA I.
(UNA SALA NEL PALAZZO DI GLOUCESTER.)
(Entrano Spencer e Baldock.)
BALD.
Spencer, poichè il nostro signore, il conte di Gloucester, è morto,
721
quale de’ nobili intendi tu servire?
722
SPENC.
Non Mortimer, nè alcuno della sua parte,
723
perchè il re e lui sono nemici.
724
Baldock, impara questo da me: un signore fazioso,
725
difficilmente farà bene a se stesso, e molto meno a noi;
726
ma quegli che ha il favore del re,
727
può con una parola elevarci per la vita:
728
il liberale Conte di Cornovaglia è l’uomo
729
sulla cui buona fortuna si fonda la speranza di Spencer.
730
BALD.
Che, intendete voi dunque di farvi suo seguace?
731
SPENC.
No, suo compagno, perchè egli mi ama assai,
732
e una volta m’avrebbe raccomandato al re.
733
BALD.
Ma egli è bandito; c’è poca speranza per lui.
734
SPENC.
Sì, per un po’; ma, Baldock, osserva il fine.
735
Un amico mio mi disse in segreto
736
ch’egli è richiamato, e s’è mandato per farlo tornare,
737
e proprio ora venne un corriere dalla corte,
738
con lettere del re alla nostra signora;
739
e com’ella leggeva, sorrise; la qual cosa mi fa pensare
740
che si tratti del suo amante Gaveston.
741
BALD.
È assai probabile; perchè, da quando egli fu esiliato,
742
ella mai non esce di casa, nè si fa vedere.
743
Ma io avevo pensato che il fidanzamento fosse stato rotto,
744
e che il suo bando avesse cambiato l’animo di lei.
745
SPENC.
Il primo amore della nostra signora non vacilla:
746
la mia vita per la tua, ella avrà Gaveston.
747
BALD.
Allora io spero d’esser avanzato per suo mezzo,
748
avendola istruita fin da quand’era una bambina.
749
SPENC.
Allora, Baldock, voi dovete spogliarvi dello scolare,
750
e imparare a stare in corte como un gentiluomo;
751
non di certo un mantello nero e un piccolo collare,
752
una giubba col cappuccio di velluto, con le mostre di rascia,
753
e odorar tutto il giorno un mazzolino,
754
o tenere una pezzuola in mano,
755
o dire un lungo agimus in fine di tavola,
756
o piegar le gambe innanzi a un nobile,
757
o guardar basso con le palpebre chiuse,
758
e dire: ‘Davvero, se piace a vostro onore’,
759
vi possono acquistar favore presso i grandi:
760
voi dovete esser superbo, animoso, allegro e risoluto,
761
e di quando in quando usare il pugnale, quando l’occasione si presenta.
762
BALD.
Spencer, tu sai ch’io odio queste bagattelle formali,
763
e che non le uso se non per mera ipocrisia.
764
Il mio vecchio signore, mentre visse, era così meticoloso
765
che avrebbe trovato a ridire fin su’ miei bottoni,
766
e, fossero stati come capocchie di spilli, m’avrebbe rimproverato per la loro grandezza.
767
Questo mi fece simile a un curato nel vestire,
768
benchè internamente licenzioso assai,
769
ed atto a ogni sorta di scelleraggine.
770
Io non sono uno di quei comuni pedanti io,
771
che non san parlare senza il propterea quod .
772
SPENC.
Ma uno di quelli che dicono, quandoquidem ,
773
ed hanno un dono speciale per formare le parole.
774
BALD.
Lasciate da banda questi scherzi, ecco la mia signora.
775
(Entra la Signora.)
SIGN.
Il dolore per il suo esilio non fu così grande,
776
com’è la gioia del suo tornare in patria.
777
Questa lettera viene dal mio dolce Gaveston:
778
che bisogno hai tu, amore, di scusarti così?
779
Io so che tu non potesti venire a visitarmi.
780
‘Io non starò a lungo lontano da te, dovessi morirne’:
781
questo dimostra tutto l’amore del mio signore.
782
‘Quand’io ti lascio, la morte s’impossessa del mio cuore’.
783
Ma posati qui dove Gaveston dormirà.
784
Ora la lettera del mio signore il re.
785
Egli vuole ch’io mi rechi alla corte
786
per incontrare il mio Gaveston; perchè mi indugio,
787
visto ch’egli parla così del giorno delle mie nozze?
788
Chi è là, Baldock?
789
Guarda che la mia vettura sia pronta, io debbo partire.
790
BALD.
Sarà fatto, signora.
791
(Exit.)
SIGN.
E mi venga incontro subito allo steccato del parco
792
Spencer, restate a farmi compagnia,
793
perchè io ho gioconde notizie da narrarti:
794
il mio signore di Cornovaglia sta per ritornare,
795
e sarà alla corte quando noi vi saremo.
796
SPENC.
Io sapeva che il re voleva che tornasse in patria.
797
SIGN.
Se tutte le cose riescono com’io spero,
798
il tuo servizio, Spencer, sarà considerato.
799
SPENC.
Umilmente ringrazio vostra signoria.
800
SIGN.
Vieni, fammi strada, io non veggo l’ora d’esser là.
801
([Exeunt])
SCENA II.
(INNANZI AL CASTELLO DI TYNEMOUTH)
(Entrano Eduardo, la Regina, Lancaster, Mortimer, Warwick, Pembroke, Kent e i servi.)
ED.
Il vento è buono, chissà perchè egli indugia:
802
temo che abbia fatto naufragio in mare.
803
REG.
Guarda, Lancaster, com’è appassionato il suo animo,
804
e sempre la sua mente corre al suo favorito!
805
LANC.
Mio signore!
806
ED.
Ebbene, quali notizie? Gaveston è arrivato?
807
MORT. I.
Null’altro che Gaveston! che intende vostra grazia?
808
Voi avete oggetti di maggior peso da meditare:
809
il re di Francia ha posto piede in Normandia.
810
ED.
Una bagattella! Noi lo cacceremo quando ci piacerà.
811
Ma dimmi, Mortimer, qual’è la tua divisa
812
pel solenne trionfo da noi decretato?
813
MORT. I.
Una comune, che non merita d’esser detta.
814
ED.
Ti prego, dimmela.
815
MORT. I.
Ma poichè siete tanto desideroso, è questa:
816
un alto cedro, bellamente florito,
817
sui cui rami di cima son posate aquile reali,
818
e per la corteccia un bruco vi s’arrampica
819
e giunge al ramo più alto fra tutti:
820
il motto: Aeque tandem.
821
ED.
E qual’e la vostra, mio signore di Lancaster?
822
LANC.
Mio signore, la mia è più oscura di quella di Mortimer:
823
Plinio riferisce che c’è un pesce volante,
824
che tutti gli altri pesci mortalmente odiano,
825
a che perciò, quand’è inseguito, prende l’aria:
826
non così tosto è su, che c’è un uccello
827
che lo ghermisce: questo pesce, mio signore, io porto,
828
e questo è il motto: Undique mors est.
829
KENT.
Superbo Mortimer! malnato Lancaster!
830
È questo l’amore che voi portate al vostro sovrano?
831
È questo il frutto della vostra riconciliazione?
832
Potete voi a parole far mostra d’amicizia,
833
e sui vostri scudi manifestare i vostri animi pieni di rancore?
834
Che nome date voi a ciò, se non di nascosta diffamazione
835
contro il Conte di Cornovaglia e mio fratello?
836
REG.
Dolco marito, siate tranquillo, essi tutti vi amano.
837
ED.
Non amano me quelli che odiano il mio Gaveston.
838
Io son quel cedro, non mi scrollate troppo;
839
e voi le aquile: non poggiate così in alto,
840
io ho i geti per tirarvi giù;
841
e quel bruco griderà Aeque tandem
842
al più superbo pari di Britannia:
843
benchè tu lo paragoni a un pesce volante
844
e gli minacci la morte, sia ch’egli s’elevi o che cada,
845
non il più smisurato mostro del mare,
846
nè la più sozza arpia lo inghiottiranno.
847
MORT. I.
Se nella sua assenza lo favorisce così,
848
che farà quando egli sarà presente?
849
LANC.
Questo vedremo; guarda, viene sua signoria.
850
(Entra Gaveston,)
ED.
Mio Gaveston,
851
benvenuto a Tynemouth, benvenuto presso il tuo amico.
852
La tua assenza mi faceva languire e intristire,
853
perchè come gli amante della bella Danae,
854
quand’ella fu rinchiusa in una torre di bronzo,
855
più la desiderarono, e divennero furiosi,
856
così è stato di me: ed ora la tua vista
857
è d’assai piu dolce, che non fosse la tua dipartita
858
amara e incresciosa al mio cuore singhiozzante.
859
GAV.
Dolce signore e re, il vostro discorso previene il mio,
860
e pure mi restano parole per esprimere la mia gioia:
861
il pastore agghiacciato dalla mordente rabbia dell’inverno,
862
non si rallegra più in vedere la dipinta primavera,
863
che non faccia io in contemplare vostra maestà.
864
ED.
Nessuno di voi saluterà il mio Gaveston?
865
LANC.
Salutarlo? sì: benvenuto, Lord Ciambellano!
866
MORT. I.
Benvenuto il buon Conte di Cornovaglia!
867
WARW.
Benvenuto, Lord Governatore dell’Isola di Man!
868
PEMB.
Benvenuto, Signor Segretario!
869
KENT.
Fratello, li udite voi?
870
ED.
Sempre questi Conti e Baroni mi tratteranno così?
871
GAV.
Mio signore, io non posso sofferire queste ingiurie.
872
REG.
Aimè, povera anima, quando questi cominciano a garrire!
873
ED.
Ricacciagliele in gola, io ti starò garante.
874
GAV.
Vili, stupidi conti, che vi gloriate del vostro nascimento,
875
andate a seder nelle vostre case, e a mangiare i buoi dei vostri vassalli,
876
e non venite qui a farvi beffe di Gaveston,
877
i cui sublimi pensieri mai non strisciarono così basso,
878
da dedicare uno sguardo a gente come voi.
879
LANC.
Pure io non ho a sdegno di far questo per voi.
880
([Si lancia con la spada contro Gaveston.])
ED.
Tradimento! Tradimento! Dov’è il traditore?
881
PEMB.
Qui, qui!
882
ED.
Conducete via Gaveston: lo vogliono assassinare.
883
GAV.
La tua vita espierà questo sozzo oltraggio.
884
MORT. I.
Ribaldo! la tua, se non manco il colpo.
885
REG.
Ah, impetuoso Mortimer, che cosa hai fatto?
886
MORT. I.
Non più di quello per cui risponderei, foss’egli ucciso.
887
ED.
Sì, più di quello per cui puoi rispondere, benchè egli viva.
888
Pagherete caro tutti e due questo atto sedizioso.
889
Fuori dalla mia presenza! Non vi avvicinate alla corte!
890
MORT. I.
Io non voglio essere escluso dalla corte per Gaveston.
891
LANC.
Noi lo trascineremo per le orecchie al ceppo.
892
ED.
Badate alle vostre teste: la sua è sicura abbastanza.
893
WARW.
Badate alla vostra corona, se voi lo spalleggiate così.
894
KENT.
Warwick, queste parole mal convengono a’ tuoi anni.
895
ED.
No, essi tutti cospirano per ostacolarmi così;
896
ma, se avrò vita, calcherò le loro teste
897
che pensano son sguardi alteri di calpestarmi in tal modo.
898
Vieni, Edmondo, andiamo a levar uomini:
899
la guerra deve abbattere la superbia di questi baroni.
900
(Exit il Re.)
WARW.
Andiamo ai nostri castelli, perchè il re è adirato.
901
MORT. I.
Possa egli essere adirato e perir nella sua collera!
902
LANC.
Cugino, non c’è da venir a patti con lui, ora:
903
egli intende di farci piegare con la forza delle armi;
904
e perciò dichiariamo qui uniti
905
di perseguire fino alla morte quel Gaveston.
906
MORT. I.
Pel cielo, l’abietto ribaldo non vivrà!
907
WARW.
Io avrò il suo sangue, o morirò cercandolo.
908
PEMB.
Il simile giuramento fa Pembroke.
909
LANC.
E così Lancaster:
910
ora mandiamo i nostri Araldi a disfidare il Re,
911
e facciam giurare al popolo d’abbatterlo.
912
(Entra un messaggero.)
MORT. I.
Lettere! da dove?
913
MESS.
Dalla Scozia, mio signore.
914
LANC.
Ebbene, cugino, come stanno tutti i nostri amici?
915
MORT. I.
Mio zio è stato fatto prigionero dagli Scozzesi.
916
LANC.
Noi lo riscatteremo, uomo, sta di buon animo.
917
MORT. I.
Essi pongono il suo riscatto a cinquemila sterline.
918
Chi dovrebbe sborsare il danaro se non il re,
919
poichè egli è stato fatto prigionero nelle sue guerre?
920
Andrò dal Re.
921
LANC.
Va, cugino, e io ti terrò compagnia.
922
WARW.
Frattanto, il mio signore di Pembroke ed io,
923
andremo qui a Newcastle per raccogliere un esercito.
924
MORT. I.
Mettevi all’opera, dunque, e noi vi seguiremo.
925
LANC.
Siate risoluti e pieni di segretezza.
926
WARW.
Vi garantisco.
927
MORT. I.
Cugino, e s’egli non lo riscatterà,
928
io tuonerò un tal fracasso ne’ suoi orecchi,
929
come mai suddito non fece al suo re.
930
LANC.
Sta bene, io farò la mia parte; olà, chi è costà?
931
MORT. I.
Sì, perdio, una guardia come questa è quel che ci vuole.
932
LANC.
Facci strada.
933
LA GUARDIA.
Dove vuole andare vostra signoria?
934
MORT. I.
Dove, se non dal re?
935
GUARD.
Sua altezza desidera restar solo.
936
LANC.
Ebbene, così sia, ma noi vogliamo parlargli.
937
GUARD.
Voi non potete entrare, mio signore.
938
MORT. I.
Non possiamo?
ED.
Ebbene, che rumore è questo?
939
Chì è là? siete voi?
940
MORT. I.
No, fermatevi, mio signore, io vengo a portarvi notizie:
941
mio zio è stato fatto prigionero dagli Scozzesi.
942
ED.
Riscattatelo, allora.
943
LANC.
Fu guerreggiando per voi; voi dovreste riscattarlo.
944
MORT. I.
E voilo riscatterete, o altrimenti –
945
KENT.
Che, Mortimer, voi non vorrete minacciarlo?
946
ED.
Calmatevi: voi avrete il gran sigillo,
947
per andare per tutto il reame a raccoglier danaro per lui.
948
LANC.
Il vostro favorito Gaveston v’ha insegnato questo.
949
MORT. I.
Mio signore, la famiglia dei Mortimer
950
non è tanto povera, ma se volesse vendere le sue terre,
951
potrebbe levar uomini abbastanza da recarvi molestia.
952
Noi non mendicheremo mai, ma usiamo preghiere di questa sorta.
953
ED.
Sarò io sempre così tormentato?
954
MORT. I.
No, ora che voi siete qui solo, io dirò l’animo mio.
955
LANC.
E così farò io, e poi, mio signore, addio!
956
MORT. I.
I vani trionfi, le mascherate, i lascivi spettacoli,
957
e i prodighi dono concessi a Gaveston,
958
han fatto secco il tuo tesoro, e te debole:
959
ed hanno esasperato il popolo malcontento.
960
LANC.
Guardati dalla ribellione, bada che sarai deposto:
961
le tue guarnigioni sono ricacciate di Francia,
962
e, mutilate e povere, giacciono gemendo alle porte.
963
L’indomito Oneyl, con sciami di fanti irlandesi
964
vive non soggetto a alcun freno entro il confine inglese.
965
Nelle mura di York gli Scozzesi s’aprono la via,
966
e senza resistenza ne traggono ricche spoglie.
967
MORT. I.
L’altero Danese impera sui mari angusti,
968
mentre in porto sono ormeggiati i tuoi vascelli sguerniti.
969
LANC.
Qual principe straniero ti manda ambasciatori?
970
MORT. I.
Chi t’ama, se non una folla d’adulatori?
971
LANC.
La tua nobile regina, unica sorella del Valois,
972
si lamenta perchè tu l’hai del tutto abbandonata.
973
MORT. I.
La tua corte è nuda, essendo priva di coloro
974
che fanno appparire un re glorioso nel mondo;
975
io intendo i pari che tu dovresti caramente amare:
976
si gettano sulla via libelli contro di te,
977
ballate e rime si fanno sulla tua rovina.
978
LANC.
Gli abitanti ai confini settentrionali, vedendo le loro case bruciate,
979
le loro mogli e i fanciulli uccisi, corrono qua e là,
980
maledicendo il nome tuo e quello di Gaveston.
981
MORT. I.
Quando fosti tu in campo con bandiera spiegata?
982
Sol una volta, e allora i tuoi soldati marciarono come commedianti,
983
con vesti sfarzose, e non armature; e tu stesso,
984
imbrattato d’oro, cavalcavi ridendo con gli altri,
985
accennando e scotendo il tuo cimiero scintillante,
986
da cui pendevano, come targhe, regali di donne.
987
LANC.
E da ciò venne, che gli Scozzesi beffardi,
988
a gran vergogna dell’Inghilterra, fecero questa giga:
989
‘Fanciulle d’Inghilterra, potete far gran duolo
990
perchè i vostri drudi han perso a Bannocksbourn,
991
con un ahì, ahò!
992
Che s’immagina il Re d’Inghilterra,
993
d’aver così presto vinta la Scozia?
994
con un rombelò!’
995
MORT. I.
Wigmore se n’andrà, per liberare mio zio.
996
LANC.
E quando sia ito, le nostre spade acquisteran dell’altro.
997
Se siete adirato, vendicatevi come potete;
998
attendetevi poi di veder noi con le nostre insegne spiegate.
999
(Exeunt Nobiles.)
ED.
Il mio cuore gonfio si spezza per la stessa ira.
1000
Quante volte son io stato provocato da questi pari?
1001
e non oso vendicarmi, perchè il loro potere è grande.
1002
Pure, il canto di questi gallettucci
1003
spaventerà un leone? Eduardo, spiega i tuoi artigli,
1004
e fa che il sangue della loro vita estingua la fame della tua furia.
1005
S’io sarò crudele e diverrò tiranno,
1006
rendan ora grazie a se stessi, e troppo tardi se ne pentano.
1007
KENT.
Mio signore, io vedo che il vostro amore per Gaveston
1008
sarà la rovina del reame e vostra,
1009
perchè ora i nobili pieni di collera minacciano guerra;
1010
e perciò, fratello, bandisci lui per sempre.
1011
ED.
Sei tu nemico del mio Gaveston?
1012
KENT.
Sì, e m’addolora d’averlo favorito.
1013
ED.
Traditore, va via! a guaire con Mortimer.
1014
KENT.
Così farò, piuttosto che con Gaveston.
1015
ED.
Fuori della mia vista, e non mi molestare più.
1016
KENT.
Non è meraviglia che tu disprezzi i tuoi nobili pari,
1017
quando io tuo fratello sono così respinto.
1018
(Exit.)
ED.
Via!
1019
Povero Gaveston, che non hai altro amico che me!
1020
Facciano quel che possono, noi vivremo qui in Tynemouth,
1021
e, purchè io cammini con lui per la mura,
1022
che m’importa se i conti ci assediano all’intorno?
1023
Qui viene colei ch’è causa di tutte queste discordie.
1024
(Entrano la Regina, tre Dame, Baldock e Spencer.)
REG.
Mio signore, si crede che i conti siano in armi.
1025
ED.
Sì, ed egualmente si crede che voi li favoriate.
1026
REG.
Così sempre si sospettate senza cagione?
1027
SIGN.
Dolce zio, parlate più benignamente alla regina.
1028
GAV.
Mio signore, simulate con lei, parlatele gentilmente.
1029
ED.
Perdonatemi, dolce, io m’ero obliato.
1030
REG.
Il vostro perdono è presto ottenuto da Isabella.
1031
ED.
Il giovine Mortimer è divenuto così coraggioso,
1032
che in faccia a me minaccia guerre civili.
1033
GAV.
Perchè non lo mandate alla Torre?
1034
ED.
Io non oso, perchè il popolo l’ama assai.
1035
GAV.
Ebbene, allora noi ce ne sbarazzeremo segretamente.
1036
ED.
Così avessero Lancaster e lui tracannato tutti e due
1037
una scodella di veleno, l’uno alla salute dell’altro!
1038
Ma lasciali andare, e dimmi chi son questi.
1039
SIGN.
Due dei domestici di mio padre, mentre egli viveva;
1040
piaccia a vostra grazia tenerli ora al suo servizio.
1041
ED.
Dimmi, dove sei nato, quale è il tuo stemma?
1042
BALD.
Il mio nome è Baldock, e la mia nobiltà
1043
io la traggo da Oxford, non dall’araldica.
1044
ED.
Tanto più adatto tu sei, Baldock, pel mio scopo;
1045
servimi, ed io procurerò che tu non abbia difetto di nulla.
1046
BALD.
Umilmente ringrazio vostra maestà.
1047
ED.
Conosci tu costui, Gaveston?
1048
GAV.
Sì, mio signore,
1049
il suo nome è Spencer, egli ha un buon parentado;
1050
per amor mio, fate ch’egli serva vostra grazia;
1051
difficilmente troverete un uomo di maggior merito.
1052
ED.
Allora Spencer, sii al mio servizio; per amor suo,
1053
io ti concederò fra breve un titolo più alto.
1054
SPENC.
Titoli maggiori non potrei avere,
1055
he il favore di vostra maestà!
1056
ED.
Cugina, oggi sarà la festa del tuo matrimonio,
1057
e, Gaveston, pensa ch’io t’amo assai,
1058
per sposarti alla nostra nipote, la sola erede
1059
del Conte di Gloucester da poco defunto.
1060
GAV.
Io so, mio signore, che molti m’avranno in uggia,
1061
ma io non ho cura nè del loro amore nè del loro odio.
1062
ED.
I caparbî baroni non mi faranno impedimento:
1063
quegli che mi talenta favorire, sarà grande.
1064
Venite, andiamo; e quando il matrimonio sia celebrato,
1065
dàlli ai ribelli e ai loro complici!
1066
(Exeunt omnes.)
[SCENA III.
(PRESSO IL CASTELLO DI TYNEMOUTH.])
(Entrano Lancaster, Mortimer, Warwick, Pembroke, Kent.)
KENT.
Miei signori, per amore di questa nostra terra nativa
1067
io vengo a unirmi con voi ed abbandono il re:
1068
e nella vostra contesa e pel vantaggio del reame,
1069
sarò il primo a rischiare la vita.
1070
LANC.
Io temo che voi non siate mandato per astuzia,
1071
a scavarci sotto il terreno con una manifestazione d’amore.
1072
WARW.
Egli è vostro fratello, perciò noi abbiamo cagione
1073
di suporre il peggio, e dubitare della vostra ribellione.
1074
KENT.
Il mio onore sarà l’arra della mia verità;
1075
se questo non basterà, addio, miei signori.
1076
MORT. I.
Resta, Edmondo; mai un Plantageneto non fu
1077
falso della sua parola, e perciò noi ti crediamo.
1078
PEMB.
Ma qual’è la ragione per cui voi lo abbandonereste ora?
1079
KENT.
Io n’ho informato il Conte di Lancaster.
1080
LANC.
E questo basta: ora miei signori, sappiate
1081
che Gaveston è segretamente arrivato,
1082
e qui in Tynemouth si dà buon tempo col re.
1083
Scaliamo con questi nostri seguaci le mura,
1084
e sorprendiamoli subito all’improvviso.
1085
MORT. I.
Io darò l’assalto.
1086
WARW.
Ed io ti seguirò.
MORT. I.
Questa lacera insegna dei miei antenati,
1087
che sapazzò il lido deserto di quel mar morto,
1088
dal quale noi togliemmo il nome di Mortimer,
1089
io la alzerò sulle mura di questo castello.
1090
Tamburi, battete all’arme, svegliateli da’ loro sollazzi,
1091
e suonate alto a morte per Gaveston!
1092
LANC.
Nessuno sia così temerario da toccare il re;
1093
ma non risparmiate nè Gaveston nè i suoi amici.
1094
(Exeunt.)
[SCENA IV.
(NEL CASTELLO DI TYNEMOUTH.)
(Entrano il re e Spencer, poi Gaveston, ecc.)
ED.
O dimmi, Spencer, dov’è Gaveston?
1095
SPENC.
Io temo ch’egli sia stato ucciso, mio grazioso signore.
1096
ED.
No, qui egli viene; ora predino pure e ammazzino.
1097
Fuggite, fuggite, miei signori: i conti tengono il castello.
1098
Imbarcatevi e andate a Scarborough.
1099
Spencer ed io partiremo per terra.
1100
GAV.
O, restate, mio signore, essi non faranno oltraggio a voi.
1101
ED.
Io non voglio affidarmi ad essi: via, Gaveston!
1102
GAV.
Addio, mio signore.
1103
ED.
Signora, addio.
SIGN.
Addio, dolce zio, finchè ci ritroviamo.
1104
ED.
Addio, dolce Gaveston; a addio, nipote.
1105
REG.
Nessun addio per la povera Isabella, la regina?
1106
ED.
Sì, sì, per amor di Mortimer, il vostro amante.
1107
(Exeunt omnes, manet Isabella.)
REG.
Il cielo può attestare ch’io non amo altri che voi.
1108
Così egli si scioglie da’ miei abbracci!
1109
O, che le mie braccia potessero serrare quest’isola all’intorno,
1110
così ch’io potessi trar lui a me dove volessi!
1111
O che queste lagrime, che piovigginano da’ miei occhi,
1112
avessero potere di ammollire il suo cuore petroso,
1113
che quando io l’avessi, potessimo non separarci mai!
1114
(Entrano i Baroni; all’armi.)
LANC.
Chi sa com’è sfuggito!
1115
MORT. I.
Chi è questa, la Regina?
REG.
Sì, Mortimer, la miserabile Regina,
1116
il cui cuore languente gli interni sospiri hanno distrutto,
1117
e il corpo pel continuo piangere è consumato;
1118
queste mani sono stanche di trascinare il mio signore
1119
lontano da Gaveston, dal malyagio Gaveston,
1120
e tutto invano, perchè quando io gli parlo con dolcezza,
1121
egli si volge dall’altra parte, e sorride al suo favorito.
1122
MORT. I.
Cessa di lamentarti, e dicci dov’è il re.
1123
REG.
Che vorreste voi dal re? lui voi cercate?
1124
LANC.
No, signora, ma quel maledetto Gaveston;
1125
lungi sia dal pensiero di Lancaster,
1126
usar violenza al suo sovrano.
1127
Noi vorremmo soltanto liberare il reame da Gaveston:
1128
dicci dov’egli si trova, ed egli morrà.
1129
REG.
Egli è andato per via d’acqua a Scarborough;
1130
inseguitelo rapidamente, e non potrà sfuggire;
1131
il re lo ha lasciato, e il suo seguito è piccolo.
1132
WARW.
Non perdete tempo, dolce Lancaster: marciamo!
1133
MORT. I.
Com’è che il re e lui sono divisi?
1134
REG.
Affinchè il vostro esercito, andando per diverse vie,
1135
possa essere di minor potenza: e, con le forze
1136
ch’egli intende ora raccogliere,
1137
possa essere facilmente sgominato. Perciò, andate.
1138
MORT. I.
Qui nel fiume è ormeggiato un vascelletto fiammingo:
1139
montiamo tutti a bordo, e inseguiamolo a tutta forza.
1140
LANC.
Il vento che porta lui lontano di qui empirà le nostre vele:
1141
venite, venite a bordo, non c’è che da navigare un’ora.
1142
MORT. I.
Signora, rimanete qui in questo castello.
1143
REG.
No, Mortimer, io andrò dal re mio signore.
1144
MORT. I.
No, piuttosto veleggiate con noi per Scarborough.
1145
REG.
Voi sapete che il re è tanto sospettoso,
1146
che s’egli ode ch’io ho soltanto parlato con voi,
1147
il mio onore sarà messo in dubbio;
1148
e perciò, nobile Mortimer, andate via.
1149
MORT. I.
Signora, io non posso fermarmi per rispondervi,
1150
ma giudicate Mortimer com’egli merita.
1151
REG.
Così bene hai tu meritato, dolce Mortimer,
1152
che Isabella potrebbe vivere con te per sempre.
1153
Invano io cerco l’amore dalle mani di Eduardo,
1154
e cui occhi non si fissano su altri che Gaveston;
1155
pure ancora una volta io lo importunerò con le mie preghiere;
1156
s’egli sarà freddo, e non curerà le mie parole,
1157
mio figlio ed io passeremo in Francia,
1158
e quivi farem lagnanza al re mio fratello,
1159
come Gaveston m’ha rubato il suo amore:
1160
ma ancora io spero che i miei dolori avranno fine,
1161
e che Gaveston in questo benedetto giorno sarà ammazzato.
1162
(Exeunt.)
[SCENA V.
(IN APERTA CAMPAGNA.])
(Entra Gaveston, inseguito.)
GAV.
Pure, gagliardi signori, io sono scampato alle vostre mani,
1163
alle vostre minacce, ai vostri all’armi, ed ai vostri caldi inseguimenti.
1164
E benchè separato dagli occhi di re Eduardo,
1165
ancora vive Pierce di Gaveston, non acchiappato,
1166
respirando, nela speranza ( malgrado tutte le vostre barbe,
1167
che così reclutate ribelli contro il vostro re),
1168
di vedere il suo real sovrano ancora una volta.
1169
(Entrano i Nobili.)
WARW.
Addosso a lui, soldati, disarmatelo!
1170
MORT. I
Tu, superbo disturbatore della pace del tuo paese,
1171
corruttore del tuo re, causa di questi tumulti,
1172
vile adulatore, arrenditi! – E se non fosse vergogna,
1173
vergogna e disonare sul nome d’un soldato,
1174
sulla punta della mia spada tu cadresti qui,
1175
voltolandoti nel tuo sangue.
1176
LANC.
Mostro degli uomini,
che, come la meretrice greca, hai indotto in armi,
1177
e a sanguinose guerre, tanti valorosi cavalieri,
1178
non t’aspettare altra sorte, scellerato, che la morte.
1179
Re Eduardo non è qui per farti scudo.
1180
WARW.
Lancaster, perchè parli tu a questo schiavo?
1181
Andate, soldati, portatelo via, perchè, per la mia spada,
1182
la sua testa cadrà: Gaveston, un breve avvertimento
1183
farà al tuo caso: per la causa del nostro paese,
1184
noi qui severamente faremo giustizia
1185
sulla tua persona. Appiccatelo a un ramo.
1186
GAV.
Mio signore!
1187
WARW.
Soldati, portatelo via!
1188
Solo perchè tu fosti il favorito d’un re
1189
avrai così grande onore dalle nostre mani.
1190
GAV.
Io vi ringrazio tutti, miei signori: pertanto io veggo
1191
che la decapitazione è una cosa, e un’altra l’impiccagione,
1192
e in ogni caso si tratta di morte.
1193
(Entra il conte di Arundel.)
LANC.
Ebbene, mio signore d’Arundel?
1194
ARUN.
Miei signori, il re vi saluta tutti per mio mezzo.
1195
WARW.
Arundel, dite il vostro messaggio.
1196
ARUN.
Sua maestà,
udendo che voi avevate preso Gaveston,
1197
vi supplica per mio mezzo, ch’egli possa solo ancora
1198
vederlo prima che muoia; perchè, egli dice,
1199
e ve ne dà parola, egli sa che morire deve;
1200
e se voi di tanto compiacete sua grazia,
1201
egli sarà memore della cortesia.
1202
WARW.
Ebbene?
1203
GAV.
Famoso Eduardo, come il tuo nome
1204
ravviva il povero Gaveston!
1205
WARW.
No, non ancora;
Arundel, noi compiaceremo al re
1206
in altre cose: egli ci deve scusare di questo.
1207
Soldati, via con lui!
1208
GAV.
Ebbene, mio signore di Warwick,
non susciteranno queste indugi le mie speranze?
1209
Io so, signori, che voi mirate aquesta vita;
1210
pure concedete ciò a Re Eduardo.
1211
MORT. I
. Stabilirai tu
quel che noi dobbiamo concedere? Soldati, via con lui:
1212
così compiaceremo al re,
1213
gli manderemo per tuo mezzo la sua testa; ch’egli dedichi
1214
le sue lagrime a questa, perchè essa è tutto ciò ch’egli può avere
1215
di Gaveston, o altrimenti il suo tronco inanimato.
1216
LANC.
Non così, mio signore, perch’egli non spenda più
1217
in sepellirlo di quanto ha mai guadagnato.
1218
ARUND.
Miei signori, questa è la richiesta di sua maestà,
1219
e sul suo onore di re egli giura,
1220
ch’egli solamente parlerà con lui, e lo rimanderà.
1221
WARW.
Quando? Potete dirlo? Arundel, no; noi sappiamo
1222
che colui che neglige la cura del suo reame.
1223
e trae i suoi nobili a questi estremi
1224
per Gaveston, se una volta lo vede,
1225
violerà qualunque promessa per ritenerlo.
1226
ARUND.
Allora se voi non vi fidate della parola di sua grazia,
1227
miei signori, io sarò il pegno pel suo ritorno.
1228
MORT. I
È cosa che ti fa onore il far quest’offerta;
1229
ma perchè noi sappiamo che tu sei un nobile gentiluomo
1230
noi non ti faremo questo torto, di spacciare
1231
un vero uomo per un ladro.
1232
GAV.
Che intendi tu, Mortimer? Questo è troppo vile.
1233
MORT. I
Via, vil servo, ladro della fama del re!
1234
Litiga co’ tuoi compagni e simili.
1235
PEMB.
Mio Lord Mortimer, e voi, miei signori,
1236
per compiacere in ciò la richiesta del re,
1237
riguardo al mandare questo Gaveston,
1238
perchè sua maestà così ardentemente
1239
desidera di veder quest’uomo prima della sua morte,
1240
io sul mio onore mi sobbarcherò
1241
a condurlo e a riportarlo indietro;
1242
purchè voi, mio signore d’Arundel,
1243
vi uniate a me.
1244
WARW.
Pembroke, che vuoi tu fare?
Cagionare ancor più spargimento di sangue? non è abbastanza
1245
che noi l’abbiamo preso, ma dobbiamo ora
1246
congedarlo con un: se avessi saputo!, e lasciarlo andare?
1247
PEMB.
Miei signori, io non voglio troppo sollecitare i vostri onori,
1248
ma se voi v’arrischiate ad affidare a Pembroke il prigionero,
1249
sulla mia parola, io lo ricondurrò indietro.
1250
ARUND.
Mio signore di Lancaster, che dite voi di questo?
1251
LANC.
Ebbene, io dico, lasciatelo andare sulla parola di Pembroke.
1252
PEMB.
E voi, Lord Mortimer?
1253
MORT. I
. Che ne dite voi, mio signore di Warwick?
1254
WARW.
Via, fate quel che vi piace, io so come finirà.
1255
PEMB.
Allora datemelo.
1256
GAV.
Dolce sovrano, ancora io vengo
1257
a veder te prima di morire.
1258
WARW.
Non ancora, forse,
se il senno e l’astuzia di Warwick prevalgono.
1259
MORT. I
. Mio signore di Pembroke, noi lo consegnamo a voi;
1260
riconducetelo, sul vostro onore. Suonate, via.
1261
(Exeunt. Manent Pembroke, Arundel, Gaveston, e gli uomini di Pembroke,quattro soldati.)
PEMB.
Mio signore, voi verrete con me,
1262
la mia casa non è lontana di qui; fuori della via
1263
un poco, ma i nostri uomini andranno innanzi.
1264
Noi che abbiamo graziose ragazze per mogli,
1265
signore, non dobbiamo venir così vicino e deludere le loro labbra.
1266
ARUND.
Avete parlato assai geltilmente, mio signore di Pembroke;
1267
vostro onore ha un diamante di tal potenza
1268
da attrarre un principe.
1269
PEMB.
Così è, mio signore. Vieni qui, Giacomo;
io affido a te questo Gaveston,
1270
sii tu per questa notte il suo guardiano; domattina
1271
noi ti scaricheremo di questo incarico; va.
1272
GAV.
Infelice Gaveston, dove vai tu ora?
1273
(Exit cum servis Pemb.)
LO STAFFIERE.
Mio signore, noi saremo presto a Cobham.
1274
(Exeunt ambo.)
Atto III
[SCENA I.
(IN APERTA CAMPAGNA.])
(Entrano Gaveston, lamentandosi, e gli uomini del conte di Pembroke.)
GAV.
O Warwick traditore, che così fai torto al tuo amico!
1275
GIAC.
Io vedo che la vostra vita perseguono queste armi.
1276
GAV.
Senz’armi debbo cadere, e morire in ceppi?
1277
O, deve questo giorno essere termine della mia vita?
1278
Centro d’ogni mia felicità! Se voi siete uomini,
1279
correte dal re.
1280
(Entra Warwick e la sua compagnia.)
WARW.
Uomini del mio signore di Pembroke,
non contendete più, io voglio questo Gaveston.
1281
GIAC.
Vostra signoria fa disonore a se stessa,
1282
e torto al nostro signore, suo onorevole amico.
1283
WARW.
No, Giacomo, io seguo la causa del mio paese.
1284
Andate, prendete il ribaldo; soldati, venite via,
1285
faremo le cose alla spiccia. Raccomandatemi al vostro padrone,
1286
mio amico, e ditegli ch’io ho fatto buona guardia.
1287
Vieni, e che la tua ombra vada a colloquio con Re Eduardo!
1288
GAV.
Conte traditore, non vedrò io il re?
1289
WARW.
Il re del cielo forse, non altro re.
1290
Via!
1291
(Exeunt Warwick e i suoi uomini con Gaveston. Manet Giacomo cum coeteris.)
GIAC.
Venite, compagni, non giovava che noi contendessimo.
1292
Andremo in fretta a informare il nostro signore.
1293
(Exeunt.)
[SCENA II.
(PRESSO BOROUGHBRIDGE NELLA CONTEA DI YORK.])
(Entrano re Eduardo e Spencer, con tamburi e cornamuse.)
ED.
Io attendo con ansia una risposta dai Baroni,
1294
riguardo al mio amico, il mio carissimo Gaveston.
1295
Ah, Spencer, non le ricchezze del mio reame
1296
possono riscattarlo! egli è segnato per la morte!
1297
Io conosco la malizia del più giovine Mortimer,
1298
Warwick io so ch’è aspro, e Lancaster
1299
inesorabile, ed io non vedrò mai
1300
più il mio amabile Pierce, il mio Gaveston!
1301
I Baroni mi sopraffanno col loro orgoglio.
1302
SPENC.
S’io fossi il re Eduardo, sovrano d’Inghilterra,
1303
figliuolo dell’amabile Eleanora di Spagna,
1304
rampollo del grande Eduardo Gambelunghe, sopporterei io
1305
queste bravate, questa rabbia, e soffrirei che senza ritegno
1306
questi baroni mi facessero tali affronti nella mia terra,
1307
nel mio proprio reame? Mio signore, perdonate il mio discorso:
1308
se voi serbaste la magnanimità di vostro padre,
1309
se voi curaste l’onore del vostro nome,
1310
voi non soffrireste che così la vostra maestà
1311
fosse manomessa dai vostri nobili.
1312
Tagliate le loro teste, e mandateli a predicare sui pali!
1313
Senza dubbio essi insegneranno agli altri tali lezioni.
1314
che questi trarranno gran profitto dalla loro predicazione,
1315
e impareranno a obbedire al loro legitimo re.
1316
ED.
Sì, nobile Spencer, noi siamo stati troppo miti,
1317
troppo buoni con loro; ma ora abbiamo tratta la spada,
1318
e se essi non mi mandano il mio Gaveston,
1319
noi proveremo l’acciaio sui loro cimieri, e raderemo le loro cime.
1320
BALD.
Questa altera risoluzione conviene a vostra maestá,
1321
di non restar legata alla loro volontà,
1322
come se vostra altezza fosse ancora uno scolare,
1323
e dovess’essere tenuta a segno e governata come un fanciullo.
1324
(Entra Ugo Spencer, un vecchio, padre del giovine Spencer, con la sua mazza, e soldati.)
SPENC.
P. Viva a lungo il mio sovrano, il nobile Eduardo,
1325
in pace trionfante, fortunato in guerra!
1326
ED.
Benvenuto, vecchio, vieni tu in aiuto d’Eduardo?
1327
Allora di’ al tuo principe, d’onde, e chi tu sei.
1328
SPENC.
P. Ecco, con una banda d’arcieri e di picche,
1329
alabardieri e scudieri, forte di quattrocento uomini,
1330
giurati di difendere il diritto reale di Re Eduardo,
1331
io vengo in persona alla vostra maestà,
1332
Spencer, padre di Ugo Spencer costì,
1333
legato a vostra altezza, eternamente,
1334
per il favore concesso, in lui, a noi tutti.
1335
ED.
Tuo padre, Spencer?
1336
SPENC.
Sì, piacendo a vostra grazia,
che versa, in cambio di tutta la bontà da voi mostrata,
1337
la sua vita, mio signore, innanzi ai vostri piedi principeschi.
1338
ED.
Benvenuto diecimila volte, vecchio, di nuevo!
1339
Spencer, questo amore, questa benevolenza verso il tuo re
1340
dimostra il tuo nobile animo e disposizione:
1341
Spencer, io qui ti creo conte della Contea di Wilt,
1342
e di dì in dì t’arricchirò col nostro favore,
1343
che, come il sole, risplenderà sopra di te.
1344
Inoltre, per più manifestare il nostro amore,
1345
perchè sappiamo che Lord Bruce vende la sua terra,
1346
e che i Mortimer sono in trattative con lui,
1347
tu avrai da noi corone per offrir più dei baroni:
1348
e, Spencer, non le risparmiare, ma offri sempre di più.
1349
Soldati, una largizione, e tre volte benvenuti a tutti!
1350
SPENC.
Mio signore, qui viene la regina.
1351
(Entrano la Regina e suo figlio, e Levune, un francese.)
ED.
Signora, quali nuove?
REG.
Nuove di disonare, signore, e di tristezza.
1352
Il nostro amico Levune, fedele e fidato,
1353
ci informa, per lettere e a voce,
1354
che Lord Valois, nostro fratello, re di Francia,
1355
perchè vostra altezza ha trascurato di fargli omaggio,
1356
s’è impadronito della Normandia.
1357
Queste sono le lettere, questo il messaggero.
1358
ED.
Benvenuto, Levune! Via, Sib, se questo è tutto,
1359
Valois ed io saremo presto amici di nuovo.
1360
Ma del mio Gaveston: non di vedrò io mai,
1361
mai non ti contemplerò, più? Signora, in quest’affare
1362
noi ci varremo di voi e del vostro figliuoletto;
1363
voi andrete a conferire col re di Francia.
1364
Ragazzo, vedete di condurvi da bravo presso il re,
1365
e di eseguire il vostro messaggio con maestà.
1366
PRINC.
Non commettere alla mia giovinezza cose di maggior peso,
1367
che non convenga portare a un principe giovine come me,
1368
e non temere, signore e padre – le grandi travi del cielo
1369
sulle spalle d’Atlante non poggeranno più sicure,
1370
del vostro incarico commesso alla mia fede.
1371
REG.
Ah, ragazzo, questa docilità fa temere a tua madre
1372
che tu non sia segnato per molti giorni sulla terra.
1373
ED.
Signora, noi vogliamo che voi siate in fretta imbarcata,
1374
e questo vostro figliuolo; Levune vi seguirà,
1375
con tutta la prestezza con cui noi possiamo spedirlo di qua.
1376
Scegliete fra i nostri signori per tenervi compagnia:
1377
e andate in pace, lasciate noi nelle guerre in patria.
1378
REG.
Guerre innaturali, nelle quali i sudditi sfidano il loro re,
1379
Iddio ponga una volta fine ad esse! Mio signore, io prendo licenza
1380
per prepararmi a andare in Francia.
1381
(Entra Lord Arundel.)
ED.
Che, Lord Arundel, vieni tu solo?
1382
ARUND.
Sì, mio buon signore, perchè Gaveston è morto.
1383
ED.
Ah traditori! hanno essi messo a morte il mio amico?
1384
Dimmi, Arundel, morì egli prima che tu giungessi,
1385
o vedesti tu il mio amico prender la sua morte?
1386
ARUND.
Nè l’una cosa, nè l’altra, mio signore; perchè come egli fu catturato,
1387
cinto d’armi e di nemici all’intorno,
1388
io feci il messaggio di vostra altezza a tutti loro;
1389
dimandando lui ad essi, supplicando anzi,
1390
e dissi, sull’onore del mio nome,
1391
ch’io mi sarei sobbarcato a portarlo
1392
a vostra altezza, e a ricondurlo indietro.
1393
ED.
E dimmi, mi avrebbero i ribelli rifiutato ciò?
1394
SPENC.
Superbi spergiuri!
1395
ED.
Sì, Spencer, traditori tutti.
ARUND.
Io li trovai sulle prime inesorabili.
1396
Il Conte di Warwick non voleva soffrire d’ascoltarmi,
1397
Mortimer a mala pena; Pembroke e Lancaster
1398
parlavano meno, e quando essi ebbero nettamente rifiutato,
1399
ricusando di ricevermi come pegno per lui,
1400
il Conte di Pembroke benignamente così parlò:
1401
‘Miei signori, poichè il nostro sovrano manda per lui,
1402
e promette ch’egli sarà di certo restituito,
1403
io voglio impegnarmi a farlo andare colà
1404
e a vederlo riconsegnato nelle vostre mani.
1405
ED.
Bene, e come accade ch’egli non venne?
1406
SPENC.
Qualche tradimento, o qualche ribalderia, fu la causa.
1407
ARUND.
Il Conte di Warwick s’impadronì di lui lungo la via;
1408
perchè, essendo stato consegnato agli uomini di Pembroke
1409
il loro signore calvalcò a casa sua pensando che il suo prigionero fosse al sicuro;
1410
ma prima h’egli giungesse, Warwick si pose in agguato,
1411
e lo mise a morte; ed in un fosso
1412
gli tagliò la testa, e marciò al campo.
1413
SPENC.
Una azione sanguinosa, palesamente contro la legge delle armi!
1414
ED.
O, parlerò io, o sospirerò e morrò?
1415
SPENC.
Mio signore, affidate alla spada la vendetta
1416
su questi baroni; rincorate i vostri uomini,
1417
fate ch’essi non assassinino senza vendetta i vostri amici!
1418
Avanzate il vostro stendardo, Eduardo, in campo,
1419
e marciate a cacciarli col fuoco dalle loro tane d’origine.
1420
ED.
S’inginocchia e dice: Per la terra, comune madre di noi tutti,
1421
pel cielo, e per tutte le sue mobili sfere,
1422
per questa mano dritta, e per la spada di mio padre,
1423
e per tutti gli onori appartenenti alla mia corona,
1424
io torrò teste e vite per lui, quanti
1425
ho manieri, castelli, città e torri.
1426
Warwick traditore, traditore Mortimer,
1427
s’io son re d’Inghilterra, in laghi di sangue
1428
i vostri tronchi senza testa, i vostri corpi io trascinerò,
1429
che voi possiate bere a sazietà e tracannar sangue,
1430
e macchiare il mio regio stendardo col medesimo,
1431
che in tal modo i miei sanguinosi colori possano suggerire
1432
la rimembranza della vendetta immortalmente
1433
alla vostra maledetta progenie di traditori,
1434
voi ribaldi, che avete ammazzato il mio Gaveston.
1435
E in questo luogo d’onore e di fede,
1436
Spencer, dolce Spencer, io qui ti adotto:
1437
e solamente pel nostro amore noi ti creiamo
1438
Conte di Gloucester e Lord Ciambellano,
1439
a dispetto dei tempi, a dispetto dei nemici.
1440
SPENC.
Mio signore, c’è qui un messaggero da parte dei baroni,
1441
che desidera d’accesso alla vostra maestà.
1442
ED.
Ammettilo alla mia presenza.
1443
(Entra l’Araldo (mandato) dai Baroni, con la sua cotta d’arme.)
AR.
Viva a lungo Re Eduardo, legittimo signore d’Inghilterra!
1444
ED.
Così non vogliono coloro, io so, che ti mandarono qui:
1445
tu vieni da Mortimer e da suoi complici;
1446
una più sconcia turba di ribelli mai non vi fu.
1447
Bene, di ‘il tuo messagio.
1448
AR.
I Baroni levati in armi per mio mezzo salutano
1449
vostra altezza, con lunga vita e felicità,
1450
e m’ordinano di dire, come supplicante, a vostra grazia,
1451
che se senza effusione di sangue
1452
volete che questo affanno abbia agio e rimedio,
1453
dalla vostra nobile persona allontaniate
1454
questo Spencer, come un ramo marcescente,
1455
che uccide la vite reale, le cui auree foglie
1456
circondano il vostro nobile capo, il vostro diadema,
1457
la cui lucentezza tali perniciosi villani rifatti offuscano,
1458
essi dicono; ed amorevolmente ammoniscono vostra grazia
1459
di proteggere virtù e nobiltà,
1460
e tenere in gran conto i vecchi servitori,
1461
e scacciare i blandi simulanti adulatori:
1462
concesso questo, essi, il loro onore e le loro vite,
1463
sono a vostra atezza votate e consacrate.
1464
SPENC.
Ah traditori, mostreranno essi sempre la loro superbia?
1465
ED.
Via, non attender risposta, ma va via!
1466
Ribelli, fisseranno essi al loro sovrano
1467
i suoi diporti, i suoi piaceri, e la sua compagnia?
1468
Pure, prima d’andare, vedi com’io divido
1469
Abbraccia Spencer. Spencer da me: ora recati dai tuoi signori,
1470
e di’ loro ch’io verrò a castigarli
1471
per l’assassinio di Gaveston; affrettati, vattene.
1472
Eduardo con fuoco e spada segue alle tue calagna.
1473
Mio signore, vedete voi come questi ribelli si gonfiano?
1474
Soldati, buoni cuori, difendete il diritto del vostro sovrano.
1475
Perchè ora, ora appunto, noi marciamo per sottometterli.
1476
Via!
1477
(Exeunt.)
(Allarmi, assalti, una grande battaglia, e una ritirata.)
[SCENA III.
(IL CAMPO DI BATTAGLIA A BOROUGHBRIDGE.])
(Entrano il Re, Spencer padre, Spencer figlio e i nobiluomini della parte del re.)
ED.
Perchè suoniamo la ritirata? Addosso a loro, signori!
1478
Oggi io verserò la vendetta con la mia spada
1479
su questi superbi ribelli che son sorti in armi,
1480
e affrontano e ostacolano il loro re.
1481
SPENC. F.
Io non dubito, mio signore, che il diritto prevarrà.
1482
SPENC. P.
Non è male, mio sire, per nessuna delle due parti
1483
respirare un po’; i nostri uomini, dal sudore e dalla polvere
1484
tutti presso che soffocati, cominciano a venir meno pel caldo;
1485
e questa ritirata rinfresca i cavalli e gli uomini.
1486
SPENC. F.
Qui vengono i ribelli.
1487
(Entrano i Baroni, Mortimer, Lancaster, Warwick, Pembroke, cum coeteris.)
MORT.
Guarda, Lancaster, là è Eduardo
1488
tra i suoi adulatori.
1489
LANC.
E lascialo star là
finch’egli paghi cara la loro compagnia.
1490
WARW.
E così sarà, o la spada di Warwick colpirà invano.
1491
ED.
Che, ribelli, indietreggiate, suonate la ritirata?
1492
MORT. I.
No, Eduardo, no, i tuoi adulatori vengon meno e fuggono.
1493
LANC.
Essi avrebbero fatto meglio ad abbandonare te, e i loro seguiti,
1494
perchè essi ti tradiranno, traditori come sono.
1495
SPENC. F.
Traditore in faccia a te, ribelle Lancaster!
1496
PEMB.
Via, vile villan rifatto, provochi tu così i nobili?
1497
SPENC. P.
Una nobile prova e un’onorevole azione,
1498
non è dunque, pensate, l’adunar aiuti
1499
e il levar truppe contro il vostro re legittimo!
1500
ED.
Per la quale cosa tra breve le loro teste pagheranno il fio,
1501
per placare l’ira del loro re offeso.
1502
MORT.I.
Dunque, Eduardo, tu vuoi combattere fino all’ultimo,
1503
e piuttosto bagnar la tua spada nel sangue dei sudditi,
1504
che bandire quella perniciosa compagnia?
1505
ED.
Sì, traditori tutti, piuttosto ch’esser così provocato,
1506
farò delle città d’Inghilterra alti cumuli di pietre,
1507
e farò passare gli aratri intorno ai cancelli dei nostri palazzi.
1508
WARW.
Decisione contro natura e disperata!
1509
All’armi! alla battaglia!
1510
San Giorgio per l’Inghilterra e il diritto dei Baroni!
1511
ED.
San Giorgio per l’ Inghilterra e il diritto di re Eduardo!
1512
([Exeunt.])
SCENA IV.
(LA STESSA.])
(Entra Eduardo coi Baroni prigioneri.)
ED.
Ora, gagliardi signori, ora, non dalla sorte della guerra,
1513
ma dalla giustizia della contesa e della causa,
1514
è abbassata la vostra superbia; mi par che voi chiniate le teste,
1515
ma noi ve le alzeremo, traditori! Ora è tempo
1516
di trar vendetta su voi di tutti i vostri affronti,
1517
e dell’assassinio del mio più caro amico,
1518
e quale assai ben sapevate che la nostra anima era congiunta,
1519
del buon Pierce di Gaveston, mio dolce favorito.
1520
Ah ribelli, spergiuri, voi l’ammazzaste!
1521
KENT.
Fratello, per riguardo a te e alla tua terra,
1522
essi allontanarono quell’adulatore del tuo trono.
1523
ED.
Così, signore, voi avete parlato; via, fuggite la nostra presenza.
1524
Maledetti furfanti, fu egli per riguardo a noi,
1525
quando noi avemmo mandato il nostro messaggero per chiedere
1526
ch’egli potesse essere risparmiato per venire a parlare con noi,
1527
e Pembroke si fece mallevadore del suo ritorno,
1528
che tu, superbo Warwick, tendesti l’agguato al prigionero,
1529
povero Pierce, e lo decapitasti contro la legge delle armi?
1530
Per questo la tua testa guarderà gli altri dall’alto,
1531
di quanto tu sopravanzasti gli altri in furore.
1532
WARW.
Tiranno, io ho a sdegno tutte le tue minacce;
1533
non è che temporale (la pena) che tu puoi infliggere.
1534
LANC.
Il peggio è la morte, e meglio è morire per vivere,
1535
che vivere nell’infamia sotto un tal re.
1536
ED.
Via con essi, mio signore di Winchester!
1537
Questi gagliardi capi, Warwick e Lancaster,
1538
io francamente vi do mandato – tagliate a tutti e due la testa!
1539
Via!
1540
WARW.
Addio, mondo vano!
1541
LANC.
Dolce Mortimer, addio!
MORT. I.
Inghilterra crudele verso i tuoi nobili,
1542
gemi per questo dolore, guarda come sei mutilata!
1543
ED.
Andate, conducete alla Torre questo altero Mortimer,
1544
quivi vedete ch’egli sia messo al sicuro; e quanto agli altri,
1545
fate una spedita esecuzione di tutti loro.
1546
Andate!
1547
MORT. I.
Che, Mortimer, possono scabre pareti di pietra
1548
murare la tua virtù che aspira al cielo?
1549
No, Eduardo, flagello d’ Inghilterra, non può essere.
1550
La speranza di Mortimer supera d’assai la sua fortuna.
1551
ED.
Sonate tamburi e trombe, marciate con me, amici miei:
1552
Eduardo oggi s’è incoronato re un’altra volta.
1553
(Exit.)
(Manent Spencer filius, Levune e Baldock.)
SPENC.
Levune, dalla fede che noi riponiamo in te
1554
dipende la pace della terra di Re Eduardo.
1555
Perciò va via in fretta, e prudentemente
1556
distribuisci questo tesoro fra i signori di Francia,
1557
che da esso tutti incantati, come la guardia
1558
che soffrì che Giove passasse in pioggia d’oro
1559
a Danae, ogni aiuto possa esser negato
1560
a Isabella, la regina, che ora in Francia
1561
si procaccia amici, per traversare i mari col suo giovine figlio,
1562
e entrare nel reggimento del padre suo.
1563
LEV.
A ciò questi baroni e l’astuta regina
1564
da lungo tempo ebbero la mira.
1565
BALD.
Sì, ma, Levune, tu vedi
questi baroni pongon la testa sul ceppo insieme;
1566
quello a cui essi tendono, il boia lo frustra netto.
1567
LEV.
Non dubitate, miei signori, io m’adoprerò così segretamente
1568
tra i signori di Francia con l’oro d’ Inghilterra,
1569
che Isabella farà in vano i suoi lamenti,
1570
e la Francia sarà inflessibile alle sue lagrime.
1571
SPENC.
Allora fa vela per la Francia! Levune, va,
1572
proclama le guerre e le vittorie di re Eduardo.
1573
(Exeunt omnes.)
Atto IV
[SCENA I.
(PRESSO LA TORRE DI LONDRA.])
(Entra Edmondo.)
EDM.
Propizio soffia il vento per Francia; soffia, brezza gentile,
1574
finchè Edmondo non sia arrivato per il bene d’ Inghilterra.
1575
Natura, favorisci in questo la causa del mio paese!
1576
Fratello? No, carnefice de’ tuoi amici!
1577
Superbo Eduardo, mi bandisci tu dalla tua presenza?
1578
Ma io andrò in Francia, e conforterò l’oltraggiata regina,
1579
e dichiarerò qual’è la dissolutezza d’Eduardo.
1580
Re contro natura, che trucidi i nobili
1581
e proteggi gli adulatori! Mortimer, io attendo
1582
la tua dolce fuga: sii graziosa, notte oscura,
1583
al suo stratagemma.
1584
(Entra Mortimer travestito.)
MORT. I.
Olà, chi cammina costà?
Siete voi, mio signore?
1585
EDM.
Mortimer, sono io.
Ma la tua pozione ha operato così felicemente?
1586
MORT. I.
Sì, mio signore, le guardie tutte addormentate,
1587
io le ringrazio, mi han dato licenza di passare tranquillamente.
1588
Ma vostra grazia ha trovato da imbarcarsi per la Francia?
1589
EDM.
Non temere.
1590
(Exeunt.)
[SCENA II.
(PARIGI.])
(Entrano la Regina e suo figlio.)
REG.
Ah, fanciullo, i nostri amici ci abbandonano tutti in Francia:
1591
i signori sono crudeli, il re malevolo;
1592
che faremo noi?
1593
PRINC.
Signora, torniamo in Inghilterra,
e contentiamo mio padre, e non curiamo un fico
1594
tutta l’amicizia di mio zio qui in Francia.
1595
Io vi garentisco che in breve guadagnerò sua altezza,
1596
egli ama me meglio che mille Spencer.
1597
REG.
Ah, fanciullo, tu ti inganni, almeno in questo,
1598
che pensi che noi possiamo ancora andar d’accordo;
1599
no, no, noi siamo troppo differenti. Valois scortese!
1600
Infelice Isabella! quando la Francia respinge,
1601
dove, o, dove volgi tu i tuoi passi?
1602
(Entra Sir Giovanni di Hainault.)
S. GIOV.
Signora, come state d’animo?
1603
REG.
Ah! buon Sir Giovanni di Hainault,
1604
non mai così disanimata, nè tanto angustiata.
1605
S. GIOV.
Ho udito, dolce signora, della malevolanza del re;
1606
ma non v’abbattete, signora; gli animi nobili sdegnano
1607
la disperazione: vuol vostra grazia venir con me a Hainault,
1608
e quivi attendere il vantaggio del tempo con suo figlio?
1609
Che ne dite, mio signore, volete voi andare coi vostri amici,
1610
e dividere tutte le nostre fortune egualmente?
1611
PRINC.
Se così piace alla regina, mia madre, e a me piace;
1612
nè il Re d’ Inghilterra, nè la corte di Francia
1613
mi toglieranno dal fianco della mia graziosa madre,
1614
finchè io non sia forte abbastanza da rompere una lancia;
1615
e allora, dàlli alla testa del superbissimo Spencer.
1616
S. GIOV.
Ben detto, mio signore!
1617
REG.
O, mio amore, come io piango i tuoi torti,
1618
e pure trionfo nella tua speranza, mia gioia!
1619
Ah, dolce Sir Giovanni, fino all’ultimo confine
1620
d’Europa, o alla spiaggia del Tanai,
1621
noi verremo con te a Hainault, così vogliamo.
1622
Il Marchese è un nobile gentiluomo;
1623
sua Grazia, oso presumere, mi darà il benvenuto.
1624
Ma chi sono questi?
1625
(Entrano Edmondo e Mortimer.)
ED.
Signora, possiate vivere a lungo,
assai più felice che non i vostri amici in Inghilterra.
1626
REG.
Lord Edmondo, e Lord Mortimer vivi?
1627
Ben venuti in Francia! qui s’aveva notizia, mio signore,
1628
che voi foste morto, o assai vicina la vostra morte.
1629
MORT. I.
Signora, l’ultima delle due era vera,
1630
ma Mortimer, serbato a miglior sorte,
1631
ha scosso la cattività della Torre,
1632
e vive per innalzare il vostro stendardo, buon mio signore.
1633
PRINC.
Che intendete? se il re mio padre vive?
1634
No, mio Lord Mortimer, non io, penso.
1635
REG.
No, figlio! perchè no? – Vorrei che non ci fosse di peggio.
1636
Ma, nobili signori, noi siamo senza amici in Francia.
1637
MORT. I.
Monsieur le Grand, un nobile amico vostro,
1638
ci disse al nostro arrivo tutte le notizie:
1639
come duri i nobili, come malevolo il re
1640
s’è dimostrato; ma, signora, il diritto s’apre la strada
1641
dove mancano le armi; e, benchè molti amici
1642
siano stati ammazzati, come Warwick, Lancaster
1643
ed altri della nostra parte e fazione,
1644
noi abbiamo ancora amici, assicuro vostra grazia, in Inghilterra,
1645
che gitterebbero in aria i berretti, e batterebbero le mani per la gioia,
1646
nel vederci colà, pronti in armi contro i nostri nemici.
1647
EDM.
O se tutto andasse bene e Eduardo si correggesse,
1648
per la pace, l’onore e la tranquillità dell’Inghilterra!
1649
MORT. I.
Ma questo, mio signore, dev’essere guadagnato dalla tua spada.
1650
Il re non abbandonerà mai i suoi adulatori.
1651
S. GIOV.
Miei signori d’Inghilterra, poichè il re scortese
1652
di Francia rifiuta di dar soccorso d’armi
1653
a questa angustiata regina sua sorella,
1654
benite voi con lei a Hainault; non temete,
1655
noi troveremo appoggio, danaro, uomini e amici
1656
in breve tempo, per sfidare il re d’Inghilterra.
1657
Che ne dite, giovine principe? che pensate voi della partita?
1658
PRINC.
Io penso che re Eduardo ci sconfiggerà tutti.
1659
REG.
No, figlio, non così; e voi non dovete scoraggire
1660
i vostri amici, che sono così pronti al vostro aiuto.
1661
EDM.
Sir Govanni di Hainault, perdonateci, prego:
1662
questi conforti che voi date alla nostra afflitta regina,
1663
ci legano tutti in cortesia al vostro comando.
1664
REG.
Sì, nobile fratello; e il Dio del cielo
1665
favorisca la vostra felice proposta, buon Sir Giovanni!
1666
MORT. I.
Questo nobile gentiluomo, ardito in armi,
1667
nacque, io veggo, per essere la nostra presa d’àncora.
1668
Sir Giovanni di Hainault,sia questa la tua rinomanza,
1669
che la regina e i nobili d’Inghilterra nella sventura
1670
siano stati da te ristorati e confortati.
1671
S. GIOV.
Signora, andate avanti, e voi, miei signori, con me,
1672
che i pari d’Inghilterra possan vedere l’accoglienza di Hainault.
1673
([Exeunt.])
[SCENA III.
(IL PALAZZO REALE, LONDRA.])
(Entrano il re, Arundel, i due Spencer, con altri.)
ED.
Così dopo molte minacce d’iraconda guerra,
1674
trionfa Eduardo d’Inghilterra co’ suoi amici;
1675
e trionfi Eduardo con i suoi amici, liberamente!
1676
Mio signore di Gloucester, udiste la novella?
1677
SPENC. I.
Quale novella, mio signore?
1678
ED.
Ebbene, amico, dicono che una grande esecuzione
1679
si faccia per tutto il reame; mio signore di Arundel,
1680
voi avete la lista, non è verò?
1681
ARUND.
Dal Luogotenente della Torre, mio signore.
1682
ED.
Vi prego di farcela vedere. Che c’è in essa?
1683
Leggila, Spencer.
1684
Spencer legge i loro nomi. Sta bene: essi abbaiarono forte or è un mese;
1685
ora, per la mia vita, nè abbaieranno nè morderanno.
1686
Ora, signori, le novelle di Francia: Gloucester, io credo
1687
che i signori di Francia amino tanto l’oro d’Inghilterra,
1688
che Isabella non ottiene di là nessun aiuto.
1689
Che resta ora? Avete voi bandito, mio signore,
1690
una ricompensa per coloro che ci porteranno Mortimer?
1691
SPENC. I.
Sì, mio signore; e s’egli è in Inghilterra,
1692
tra poco l’avremo in mano, io non ne dubito.
1693
ED.
Se, tu dicì? Spencer, vero come la morte,
1694
egli è sul suolo inglese; i nostri capitani dei porti
1695
non sono così incuranti degli ordini del loro re.
1696
(Entra un Messaggero.)
Ebbene, quali notizie porti? donde vengono?
1697
MESS.
Lettere, mio signore, e novità di Francia,
1698
a voi, mio signore di Gloucester, da Levune.
1699
ED.
Leggi.
1700
(Spencer legge la lettera.)
Premesso il mio omaggio a vostro onore, ecc. Io ho, se- condo le istruzioni in proposito, trattato coi signori del Re di Francia, e ottenuto che la regina, tutta attristata e scon- fortata, se n’è andata, se voi chiedete dove, con Sir Giovanni di Hainault, fratello del Marchese, nelle Fiandre: con essi son andati Lord Edmondo e il Lord Mortimer, avendo in loro com- pagnia parecchi della vostra nazione, ed altri, e, come vien costantemente riferito, essi intendono di dar battaglia a Re Eduardo in Inghilterra, prima ch’egli non se l’aspetti. Queste son tutte le nuove d’importanza. Di vostro onore in ogni servizio, Levune.
ED.
Ah ribaldi, quel Mortimer è fuggito?
1701
Con lui è andato a collegarsi Edmondo?
1702
E Sir Giovanni di Hainault guiderà il ballo?
1703
Benvenuta, al nome di Dio, signora, e il vostro figliuolo;
1704
l’Inghilterra farà accoglienza a voi e a tutta la vostra turba.
1705
Galoppa veloce, brillante Febo, pel cielo,
1706
e, fosca notte, sul rugginoso carro di ferro,
1707
tra voi due abbreviate il tempo, vi prego,
1708
ch’io possa vedere quel desideratissimo giorno,
1709
in cui noi incontraremo in campo questi traditori.
1710
Ah, nulla m’addolora, se non che il mio fanciulletto
1711
sia così traviato a favorire i loro delitti.
1712
Venite, amici, a Bristow, per quivi afforzarci,
1713
e, venti, siate così equi nel ricondurli,
1714
come foste iniqui portandoli fuori!
1715
([Exeunt.])
[SCENA IV.
(PRESSO ORWELL, NEL SUFFOLK.])
(Entrano la Regina, suo figlio, Edmondo, Mortimer e Sir Giovanni.)
REG.
Ora, signori, nostri affezionati amici e compaesani,
1716
ben giunti tutti in Inghilterra, con venti propizî!
1717
I nostri più benigni amici li abbiamo lasciati nel Belgio,
1718
per affrontare amici in patria; duro caso,
1719
quando s’unisce forza con forza, e la spada
1720
nei torbidi civili fa congiunti e compaesani
1721
trucidar l’un l’altro, e i loro fianchi
1722
con le loro proprie armi trafiggere! Ma qual rimedio?
1723
I re malgovernanti son causa di tutta questa rovina,
1724
e, Eduardo, tu sei uno di questi,
1725
la cui dissolutezza ha esposta la tua terra al saccheggio,
1726
e fatto gonfiare i rigagnoli del sangue
1727
del tuo popolo: tu dovresti essere un protettore,
1728
ma tu –
1729
MORT. I.
No, signora, se voi siete un guerriero,
non dovete così appassionarvi in discorsi.
1730
Signori, poichè noi siamo per concessione del cielo
1731
arrivati, ed armati pel diritto di questo principe,
1732
qui per la causa del nostro paese giuramo a lui
1733
ogni omaggio, fedeltà e zelo,
1734
e per i manifesti torti e le ingiure
1735
che Eduardo ha fatte a noi, alla sua regina e alla sua terra,
1736
noi veniamo in armi a farne vendetta con la spada;
1737
affinchè la regina d’Inghilterra possa riacquistare
1738
le sue dignità, i suoi onori: e insieme
1739
noi possiamo allontanare dal re questi adulatori,
1740
che dànno il guasto alla ricchezza e al tesoro di Inghilterra.
1741
S. GIOV.
Suonate le trombe, mio signore, e fateci marciare innanzi.
1742
Eduardo penserà che noi veniamo per adularlo.
1743
EDM.
Io vorrei che mai non fosse stato adulato di più.
1744
([Exeunt.])
[SCENA V.
(PRESSO BRISTOW.])
(Entrano il Re, Baldock e Spencer figlio, fuggendo intorno per la scena.)
SPENC.
Fuggite, fuggite, mio Signore, la Regina è troppo forte:
1745
i suoi amici si moltiplicano e i vostri vengon meno.
1746
Dirigiamo il nostro corso in Irlanda per quivi trar respiro.
1747
ED.
Che! era io nato per fuggire e scappare
1748
e lasciarmi addietro i Mortimer vincitori?
1749
Datemi il mio cavallo, e rinforziamo le nostre truppe:
1750
e moriamo in questo letto d’onore con (buona) fama.
1751
BALD.
O, no, mio signore, questa principesca risoluzione
1752
non conviene a questa occasione; via, siamo inseguiti!
1753
(Edmondo solo con spada e scudo.)
EDM.
Di qui egli fuggi, ma io son giunto troppo tardi.
1754
Eduardo, aimè, il mio cuore s’intenerisce per te.
1755
Superbo traditore, Mortimer, perchè incalzi
1756
il tuo legittimo re, il tuo sovrano, con la tua spada?
1757
Vile furfante! e perchè hai tu, fra tutti crudele,
1758
portato le armi contro il tuo fratello e il tuo re?
1759
Piovi rovesci di vendetta sul mio capo maledetto,
1760
tu, Dio, alla cui giustizia s’appartiene
1761
di por fine a questa rivolta contro natura!
1762
Eduardo, questo Mortimer mira alla tua vita!
1763
O, fuggilo, dunque! Ma, Edmondo, calma la tua rabbia,
1764
simula, o sei morto; perchè Mortimer
1765
e Isabella si baciano, mentre cospirano;
1766
e pure ella ha davvero una faccia d’amore.
1767
Vergogna a quell’amore che cova morte e odio!
1768
Edmondo, via! Bristow al sangue di Gambelunghe
1769
è infida; non ti far trovare solo per non destar sospetti:
1770
il superbo Mortimer spia da presso i tuoi passi.
1771
(Entrano la Regina, Mortimer, il giovine Principe e Sir Giovanni di Hainault.)
REG.
Fortunate battaglie dà il Dio dei re
1772
a coloro che combattono pel diritto e temono la sua collera.
1773
Dacchè dunque noi abbiam prevalso,
1774
sian grazie al grande architetto del cielo, e a voi.
1775
Prima che procediamo più innanzi, miei signori,
1776
noi qui creiamo il nostro benemato figliuolo,
1777
per amore e premura della sua real persona,
1778
Lord Guardiano del reame, e poichè i fati
1779
han fatto il padre suo così sventurato,
1780
agite, voi, miei signori, in quest’occorrenza, miei affezionati signori,
1781
come al vostro senno par più conveniente.
1782
EDM.
Signora, s’io posso chiedere senza offesa,
1783
come vi comporterete con Eduardo nella sua caduta?
1784
PRINC.
Ditemi, buono zio, di quale Eduardo intendete parlare?
1785
EDM.
Nipote, di vostro padre: io non oso chiamarlo re.
1786
MORT. I.
Mio signore di Kent, a che serve questa domanda?
1787
Ciò non è in potere suo, nè nostro,
1788
ma, come el reame e al parlamento piacerà,
1789
così si disporrà di vostro fratello. –
1790
Non mi piace questo umor tenero in Edmondo.
1791
Signora, è bene badare a lui a tempo.
1792
REG.
Mio signore, il Podestà di Bristow conosce l’animo nostro.
1793
MORT. I.
Sì, signora, e non facilmente scampano coloro
1794
che hanno abbandonato il campo.
1795
REG.
Baldock è col re.
1796
Un bel cancelliere, non è verò, mio signore?
1797
S. GIOV.
E con lui sono gli Spencer, il padre e il figlio.
1798
EDM.
Questo Eduardo è la rovina del reame.
1799
(Entrano Rice ap Howell e il Podestà di Bristow, con Spencer padre.)
RICE.
Iddio salvi la regina Isabella, e il suo nobile figliuolo!
1800
Signora, il podestà e i cittadini di Bristow,
1801
in segno d’amore e d’omaggio a questa presenza,
1802
presentano per mio mezzo questo traditore dello stato,
1803
Spencer, il padre di quel folle Spencer,
1804
che, come lo sfrenato Catilina di Roma,
1805
gavazzava sulla riccheza e sul tesoro d’Inghilterra.
1806
REG.
Noi vi ringraziamo tutti.
1807
MORT. I.
La vostra amorosa cura in questo,
merita principeschi favori e ricompense.
1808
Ma dove son fuggiti il e l’altro Spencer?
1809
RICE.
Spencer il figlio, creato Conte di Gloucester,
1810
è andato con quello scolare dalla lingua melata, Baldock,
1811
è s’è imbarcato pur ora per l’Irlanda col re.
1812
MORT. I.
Qualche turbine li porti indietro o li mandi tutti a fondo!
1813
Essi saran cacciati di là, non ne dubito.
1814
PRINC.
Non vedrò io più il re mio padre?
1815
EDM.
Infelice Eduardo, bandito da’ confini dell’Inghilterra!
1816
S. GIOV.
Signora, che altro c’è? perchè siete pensosa?
1817
REG.
Io deploro la mala sorte del mio signore, mà, aimè,
1818
sollecitudine del mio paese mi chiamò a questa guerra.
1819
MORT. I.
Signora, tregua alla sollecitudine e al triste lamento;
1820
il vostro re ha fatto oltraggio al vostro paese e a se
1821
stesso, e noi dobbiamo cercare di ristabilire il diritto come possiamo.
1822
Frattanto, conducete questo ribelle al ceppo.
1823
SPENCER P.
Ribelle è colui che combatte contro il principe;
1824
non così combatterono quelli che combatterono pel diritto d’Eduardo.
1825
MORT. I.
Portatelo via, egli ciarla. Voi, Rice ap Howell,
1826
farete buon servizio a sua maestà,
1827
essendo voi potente qui nel vostro paese,
1828
inseguendo questi ribelli rinnegati.
1829
Noi in questo mezzo, signora, consiglieremo
1830
come Baldock, Spencer e i loro complici
1831
possano nella loro rovina esser inseguiti a morte.
1832
(Exeunt omnes.)
[SCENA VI.
(L’ABBAZIA DI NEATH.])
(Entrano l’Abate, i Monaci, Eduardo, Spencer, e Baldock.)
ABATE.
Non abbiate timore, mio signore, non abbiate paura,
1833
noi saremo così silenziosi e solleciti
1834
nel custodire la vostra reale persona in salvo con noi,
1835
libera dal sospetto, e dalla barbara invasione
1836
di coloro che dan la caccia a vostra maestà,
1837
voi, e questa vostra scelta compagnia,
1838
come richiede il pericolo di questi tempi burrascosi.
1839
ED.
Padre, il tuo volto non dovrebbe celare alcun inganno.
1840
O, fossi mai tu stato un re, il tuo cuore,
1841
trafitto profondamente dal senso della mia disgrazia
1842
non potrebbe non aver compassione del mio stato.
1843
Magnifico e superbo, per ricchezze e per sèguito,
1844
altre volte io fui, possente e pieno di splendore;
1845
ma chi è quegli cui il governo e l’impero
1846
non abbiano o in vita o in morte reso miserabile?
1847
Vieni, Spencer; vieni, Baldock; venite a sedere presso di me,
1848
fate prova ora di quella filosofia
1849
che tu succhiasti da Platone e da Aristotele.
1850
Padre, questa vita contemplativa è il cielo;
1851
o, s’io potessi menare in pace questa vita!
1852
Ma noi, oimè, siamo incalzati, e voi, miei amici,
1853
le vostre vite e il mio disonore essi perseguono
1854
pure, nobili monaci, nè per tesoro, nè por oro, nè per compenso,
1855
non tradite noi e la nostra compagnia!
1856
I MON.
Vostra grazia può stare sicura, che nessun altro che noi
1857
sa del vostro rifugio.
1858
SPENC.
Nessuno al mondo, ma io forte sospetto
1859
d’un tristo individuo, in un prato laggiù.
1860
Egli gittò un lungo sguardo dietro di noi, mio signore;
1861
e tutta la terra, io so, è sorta in armi,
1862
armi che perseguono le nostre vite con odio mortale.
1863
BALD.
Noi c’eravamo imbarcati per l’Irlanda, miseri noi!
1864
Ma e venti avversi e grandi tempeste ci gittarono
1865
sulla spiaggia, a languir qui per timore
1866
di Mortimer e dei suoi confederati.
1867
ED.
Mortimer! chi parla di Mortimer!
1868
Chi mi ferisce col nome di Mortimer,
1869
di quell’uomo perverso? Buon padre, sulle tue ginocchia
1870
io poso questo capo, oppreso da grave affanno.
1871
O potess’io mai non riaprire questi occhi!
1872
Non mai rialzare questo capo abbattuto!
1873
O, mai più non alzare questo cuore morente!
1874
SPENC.
Guardate su, mio signore; Baldock, questa sonnolenza
1875
non presagisce nulla di buono; anche qui noi siam traditi.
1876
(Entrano, con raffi gallesi, Rice ap Howell, un Falciatore e Leicester.)
FALC.
Per la mia vita, questi son gli uomini che cercate.
1877
RICE.
Basta, buon uomo. Mio signore, vi prego di far presto,
1878
un chiaro mandato garantisce quel che noi facciamo.
1879
LEIC.
Il mandato della Regina, sollecitato da Mortimer.
1880
Che cosa non può il galante Mortimer con la regina?
1881
Oimè, vedete dov’egli siede, e non veduto spera
1882
sfuggire alle mani che cercano di strappargli la vita.
1883
Troppo è verò, Quem dies vidit veniens superbum,
1884
hunc dies vidit fugiens jacentem .
1885
Ma, Leicester, cessa d’avere così compassione.
1886
Spencer e Baldock, con non altri nomi che questi,
1887
io qui v’arresto per alto tradimento.
1888
Non badate ai titoli, ma obbedite all’arresto:
1889
è nel nome della Regina Isaabbabella.
1890
Mio signore, perchè v’abbattete così?
1891
ED.
O giorno ultimo d’ogni mia felicità in terra!
1892
Centro d’ogni sventura! O mie stelle,
1893
perchè v’abbuiate maligne sul re?
1894
Viene Leicester dunque in nome d’Isabella
1895
a togliermi la mia vita, la mia compagnia?
1896
Qui, uomo, squarcia questo mio petto ansante,
1897
e prendi il mio cuore per riscatto dei miei amici.
1898
RICE.
. Via con essi!
1899
SPENC.
Pure ti converrebbe
lasciarci prender congedo da sua grazia.
1900
ABATE.
Il mio cuore s’affligge di pietà a questa vista:
1901
un re soffrire queste parole e questi superbi comandi!
1902
ED.
Spencer, ah dolce Spencer, così dunque dobbiamo separarci?
1903
SPENC.
Dobbiamo, mio signore; così vogliono i cieli irati.
1904
ED.
No, così vuol l’inferno, e il superbo Mortimer;
1905
i cieli cortesi non han che fare in ciò.
1906
BALD.
Mio signore, è inutile addolorarsi o infuriarsi.
1907
Qui umilmente noi prendiamo licenza da vostra grazia;
1908
le nostre sorti son tratte; io temo, anche la tua.
1909
ED.
In cielo forse, in terra mai più non c’incontreremo:
1910
e, Leicester, di’, che sarà di noi?
1911
LEIC.
Vostra maestà deve andare a Killingworth.
1912
ED.
Deve! è un po’ duro, che i re debbano andare.
1913
LEIC.
Qui c’è una letigga pronta per vostra grazia,
1914
che attende il suo piacere; e il giorno declina.
1915
RICE.
. Tanto vale andare, che restare ed esser sorpresi dalla notte.
1916
ED.
Una letigga tu hai? ponetemi su una bara,
1917
e portatemi di qui alle porte dell’inferno;
1918
fate che le campane di Plutone suonino a morto per me,
1919
ed urlino le larve per la mia morte alla riva di Caronte,
1920
perchè Eduardo non ha altri amici che questi, e questi,
1921
e questi debbon morire sotto la spada d’un tiranno.
1922
RICE.
. Mio signore, pónti in cammino, non ti curare di costoro,
1923
perchè noi li accorceremo della testa.
1924
ED.
Bene, questo sarà, sarà; dividerci dobbiamo,
1925
dolce Spencer, gentile Baldock, dividerci dobbiamo.
1926
Giù questi finti panni! Non finte sono le mie parole.
1927
Padre, addio! Leicester, tu aspetti per me,
1928
e andare io debbo. Vita, addio, co’ miei amici!
1929
(Exeunt Eduardo e Leicester.)
SPENC.
O, gli è andato! il nobile Eduardo andato?
1930
Partito di qui per non rivederci mai piu!
1931
Squàrciati, globo del cielo! e, fuoco, abbandona la tua sfera!
1932
terra, struggiti in aria! andato è il mio sovrano,
1933
andato, andato, aimè, per non tornare mai!
1934
BALD.
Spencer, io veggo che le nostre anime stanno per involarsi di qui:
1935
noi siam privati del sole della nostra vita:
1936
prepàrati, uomo, a una nuova vita; innalza i tuoi occhi
1937
e il cuore a le mani al trono immortale del cielo,
1938
paga il tuo debito alla natura con lieto aspetto;
1939
riduciamo tutte le nostre lezioni a questo:
1940
per morire, dolce Spencer, per ciò viviamo noi tutti.
1941
RICE.
Venite, venite! serbate queste prediche per quando sarete al luogo stabilito. Voi, e i vostri simili, avete saggiamente operato in Inghilterra. Vogliono le vos- tre signorie venir via?
FALC.
Vostra signoria, io confido, si ricorderà di me.
1942
RICE.
. Ricordarmi di te, buon uomo? che più?
1943
Seguimi alla città.
1944
(Exeunt.)
Atto V
[SCENA I.
(IL CASTELLO DI KILLINGWORTH.])
(Entrano il Re e Leicester con un Vescovo per la corona.)
LEIC.
Siate paziente, mio buon signore, cessate di lamentarvi:
1945
immaginate che il Castello di Killingworth sia la vostra corte,
1946
e che voi dimoriate qui un po’ di tempo per piacere,
1947
non per costrizione o neccesità.
1948
ED.
Leicester, se le parole gentili potessero confortarmi,
1949
i tuoi discorsi già da gran tempo avrebbero alleviate le mie pene,
1950
perchè benigno e amorevole sei tu sempre stato;
1951
i dolori degli uomini privati son presto temperati,
1952
ma non quelli dei re: il cervo della foresta, com’è colpito,
1953
corre e un’erba che rimargina le refite;
1954
ma quando vengon trafitte le carni del leone imperiale,
1955
egli le squarcia e lacera con la sua zampa iraconda,
1956
ed altamente sdegnando che la umile terra
1957
debba bere il suo sangue, s’innalza nell’aria.
1958
E così accade a me, il cui animo intrepido
1959
l’ambizioso Mortimer cercherebbe di tener a freno,
1960
e quella snaturata regina, la falsa Isabella,
1961
che m’ha così rinchiuso e serrato in una prigione;
1962
perchè tali oltraggi e patimenti mi sazian l’anima,
1963
che con l’ali del rancore e del disdegno
1964
assai spesso io spicco il volo verso il cielo,
1965
per lagnarmi agli dèi contro di loro due.
1966
Ma quando io mi richiamo a mente ch’io sono un re,
1967
mi par ch’io dovrei vendicarmi dei torti
1968
che Isabella e Mortimer m’hanno fatto.
1969
Ma che sono i re, quando è perduto il reggimento,
1970
se non perfette ombre in un giorno di sole?
1971
I miei nobili governano, io porto il nome di re;
1972
io ho in capo la corona, ma son dominato da loro,
1973
da Mortimer, e dalla mia infedele regina,
1974
che macchia d’infamia il mio letto nuziale;
1975
mentre io son albergato in questa grotta d’affanno,
1976
dove il dolore sempre mi siede al fianco,
1977
per acompagnare con tristi lamenti il mio cuore,
1978
che sanguina dentro di me per questo singolare scambio.
1979
Ma dimmi, debbo io ora rassegnar la mia corona,
1980
per far re l’usurpatore Mortimer?
1981
VESC.
Vostra grazia sbaglia: per il bene d’Inghilterra
1982
e pel diritto del principe Eduardo noi chiediamo la corona.
1983
ED.
No, è per il capo di Mortimer, non per quello di Eduardo.
1984
Perchè egli è un agnello circondato dai lupi,
1985
che fra poco gli abbrevieranno la vita.
1986
Ma se il superbo Mortimer porta questa corona,
1987
i cieli la volgano in una vampa di fuoco inestinguibile!
1988
O come la ghirlanda di serpenti di Tisìfone,
1989
cinga le tempie del suo capo odioso;
1990
così la Vite d’Inghilterra non andrà in perdizione,
1991
ma il nome di Eduardo sopravvive, benchè Eduardo muoia.
1992
LEIC.
Mio signore, perchè sprecate voi il tempo così?
1993
Essi aspettano la vostra risposta: volete voi cedere la vostra corona?
1994
ED.
Ah, Leicester, pensa come mal possa soffrire
1995
di perdere la mia corona e il mio regno senza causa,
1996
di dare il mio diritto all’ambizioso Mortimer,
1997
che come una montagna opprime la mia felicità,
1998
dal quale eccesso il mio animo è qui assassinato.
1999
Ma a quel che i cieli fissano, io debbo obbedire.
2000
Qui, prendi la mia corona; e la vita d’Eduardo anche:
2001
due re in Inghilterra non possono regnare a una volta.
2002
Ma attendi un poco, lasciami esser re fino a sera,
2003
ch’io possa contemplare questa corona sfavillante:
2004
così riceveranno i miei occhi la loro ultima contezza,
2005
il mio capo, l’ultimo onore ad esso dovuto,
2006
e gli uni e l’altro uniti rinunceranno al loro desiderato diritto.
2007
Dura tu sempre, tu, sole celestiale,
2008
non lasciar mai che la silente notte s’impossessi di questa contrada:
2009
fermatevi voi, scolte del firmamento,
2010
tempi e stagioni, arrestatevi tutti in un punto,
2011
che Eduardo possa essere ancora re della bella Inghilterra!
2012
Ma il brillante raggio del giorno svanisce rapidamente,
2013
e di necessità io debbo rassegnare la mia desiderata corona.
2014
Creature inumane, allevate con latte di tigre,
2015
perchè siete voi avide della rovina del vostro sovrano?
2016
Del mio diadema, io dico, e della mia vita incolpevole?
2017
Vedete, mostri, vedete, io porterò ancora la mia corona;
2018
che, non temete voi la furia del vostro re?
2019
Ma, infelice Eduardo, tu ti conduci da stolto:
2020
essi non si dan cura de’ tuoi crucci come pur ora facevano,
2021
ma cercan di fare un re nuovo eletto;
2022
la qual cosa empie il mio animo di strani pensieri,
2023
i quali pensieri son martirizzati da infiniti tormenti,
2024
ed in questo tormento io non trovo conforto nessuno,
2025
se non questo, di sentir la corona sulla mia testa.
2026
E perciò lasciatemela portare ancora un poco.
2027
TRUSSELL.
Mio signore, il parlamento deve aver subito
2028
notizie, e perciò dite, volete voi abdicare o no?
2029
(Il re infuria.)
ED.
Io non abdicherò, ma finch’io viva sarò re.
2030
Traditori, andate! e unitevi con Mortimer!
2031
Eleggete, cospirate, distribuite gli uffici, fate que che volete:
2032
il loro sangue e il vostro suggellerà questi tradimenti.
2033
VESC.
Questa risposta noi riporteremo – ed ora, addio!
2034
LEIC.
Richiamateli, mio signore, e parlate ad essi gentilmente;
2035
perchè se essi vanno, il principe perderà il suo diritto.
2036
ED.
Chiamali tu indietro, io non ho forza di parlare.
2037
LEIC.
Mio signore, il re è disposto a abdicare.
2038
VESC.
Se egli non fosse, lasciate scegliere a lui.
2039
ED.
Così potessi! ma i cieli e la terra cospirano
2040
per rendermi infelice! Qui ricevi la mia corona.
2041
Ricevila? no, queste mie mani innocenti
2042
non saran colpevoli d’un così turpe delitto.
2043
Quegli fra voi tutti che più desidera il mio sangue,
2044
la prenda: che, siete voi commossi? avete pietà di me?
2045
Allora mandate a chiamare l’inflessibile Mortimer,
2046
ed Isabella, i cui occhi essendo conversi in acciaio,
2047
potranno più presto mandar faville di fuoco che spandere una lagrima:
2048
pure attendete, perchè piuttosto ch’io debba posar gli occhi su di loro,
2049
qui, qui! Ora, dolce Dio del cielo,
2050
fammi disprezzare questa pompa transitoria,
2051
e seder per sempre in trono in cielo!
2052
Vieni, morte, e con le tue dita chiudimi gli occhi,
2053
o, se io vivo, fammi dimenticar me stesso.
2054
VESC.
Mio signore –
2055
ED.
Non mi chiamate signore; via, fuori dal mio cospetto:
2056
ah, perdonatemi, il dolore mi fa pazzo.
2057
Non lasciate che quel Mortimer protegga mio figlio:
2058
v’è più sicurezza fra le zanne d’una tigre,
2059
che ne’ suoi abbracci. Portate questo alla regina.
2060
([Dà loro un fazzoletto.])
bagnato dalle mie lagrime, e di nuovo asciugato dai sospiri:
2061
se dalla vista di questo essa non sarà intenerita,
2062
riportatelo indietro e immergetelo nel mio sangue.
2063
Raccomandatemi al mio figliuolo, e ditegli che governi
2064
meglio di me: pure in che ho io peccato,
2065
se non per troppa clemenza?
2066
TRUSS.
E così, molto umilmente noi prendiamo congedo.
2067
ED.
Addio! Io so che la prossima nuova ch’essi porteranno,
2068
sarà la mia morte, e benvenuta essa sarà.
2069
Agli uomini sventurati morte è felicità.
2070
(Entra Berkeley.)
LEIC.
Un altro messaggero? quiali notizie porta?
2071
ED.
Quelle ch’io m’aspetto: vieni, Berkeley, vieni,
2072
e di’ il tuo messaggio sul mio petto ignudo.
2073
BERK.
Mio signore, non pensate che un pensiero così villano
2074
possa dimorare in un uomo di nobile nascita.
2075
Per render servigio e omaggio a vostra altezza,
2076
e salvar voi dai vostri nemici, Berkeley morrebbe.
2077
LEIC.
Mio signore, il consiglio della regina ordina
2078
ch’io rassegni la mia carica.
2079
ED.
E chi deve ora custodirmi? Voi, mio signore?
2080
BERK.
Sì, mio graziosissimo signore, così è decretato.
2081
([Mostra un breve.])
ED.
Da Mortimer, il cui nome è scritto qui.
2082
Ben possa io lacerare il nome di colui, che mi lacera il cuore!
2083
([Lacera il breve.])
Questa povera vendetta m’ha alquanto sollevato l’animo.
2084
Così possano esser stracciate le sue membra come questa carta!
2085
Odimi, Giove immortale, e accorda anche ciò!
2086
BERK.
Vostra grazia deve partir di qui con me per Berkeley subito.
2087
ED.
Dove voi volete; tutti i luoghi sono eguali,
2088
ed ogni terra è buona per la sepoltura.
2089
LEIC.
Favoritelo, mio signore, per quanto sta in voi.
2090
BERK.
Tal sorte s’abbia la mia anima, com’io tratto lui.
2091
ED.
Il mio nemico ha avuto pietà del mio stato,
2092
e questa è la causa per cui io sono ora allontanato.
2093
BERK.
E pensa vostra grazia che Berkeley sarà crudele?
2094
ED.
Non so; ma di questo son sicuro,
2095
che la morte pon fine a tutto, e ch’io non posso morire che una volta sola.
2096
Leicester, addio!
2097
LEIC.
Non ancora, mio signore: io vi accompagnerò.
2098
(Exeunt omnes.)
[SCENA II.
(IL PALAZZO REALE, LONDRA.])
(Entrano Mortimer e la Regina Isabella.)
MORT. I.
Bella Isabella, ora abbiamo noi ciò che desideravamo:
2099
i superbi corruttori del re dal cervello leggero,
2100
han fatto il loro omaggio alle alte forche,
2101
ed egli stesso giace in prigionia.
2102
Lasciati governare da me, e noi governeremo il reame.
2103
In ogni caso sta in guardia contro la fanciullesca paura,
2104
perchè ora noi teniamo un vecchio lupo per le orecchie,
2105
che, se ci sfugge, ci piglierà tutti e due,
2106
e abbrancherà il feritore, essendo stato abbrancato lui stesso.
2107
Pensate perciò, signora, che assai c’importa
2108
di elevare (al trono) il vostro figliuolo con tutta la prestezza che possiamo,
2109
e ch’io sia protettore sopra di lui;
2110
perchè il nostro vantaggio avrà il massimo prestigio,
2111
quando potremo sottoscrivere col nome d’un re.
2112
REG.
Dolce Mortimer, vita d’Isabella,
2113
persuaditi ch’io t’amo assai,
2114
e pertanto, purchè sia salvo il principe mio figlio,
2115
ch’io tengo così caro come questi miei occhi,
2116
concludi contro suo padre quel che tu vuoi,
2117
ed io stessa volentieri sottoscriverò.
2118
MORT. I.
Prima vorrei aver la notizia ch’egli è stato deposto,
2119
e poi lascia a me la briga di trattarlo.
2120
(Entra un Messaggero.)
Lettere, da dove?
2121
MESS.
Da Killingworth, mio signore.
REG.
Come sta il re mio signore?
2122
MESS.
In buona salute, signora, ma pieno di malinconia.
2123
REG.
Oimè, povera anima, potess’io alleviare il suo dolore!
2124
([Entra il Vescovo di Winchester con la corona.])
Grazie, nobile Winchester: e voi, andate.
2125
VESC.
Il re ha volentieri rassegnata la sua corona.
2126
REG.
O felice novella! mandate per il principe mio figlio.
2127
VESC.
Più tardi, prima che questa lettera fosse suggellata, venne Lord Berkeley,
2128
così ch’egli è ora partito da Killingworth;
2129
e noi abbiamo udito che Edmondo ordiva un complotto
2130
per liberare suo fratello; non altro che questo.
2131
Il signore di Berkeley è pietoso non meno
2132
di Leicester, che aveva cura di lui prima.
2133
REG.
Allora fate che un altro sia il suo guardiano.
2134
MORT. I.
Lasciate fare a me; ecco il sigillo privato.
2135
Chi è là? Chiamate Gurney e Matrevis,
2136
per sventare il disegno dello stolto Edmondo;
2137
Berkeley sarà privato della sua carica, il re allontanato,
2138
e nessun altri che noi saprà dov’egli si trova.
2139
REG.
Ma, Mortimer, finchè egli continua a vivere,
2140
qual sicurezza rimane per noi, o per mio figlio?
2141
MORT. I.
Parla, dobbiamo subito sbarazzarcene e farlo morire?
2142
REG.
Questo vorrei, purchè non fosse per opera mia.
2143
(Entrano Matrevis e Gurney.)
MORT. I.
Basta, Matrevis, scrivi subito una lettera
2144
al signore di Berkeley da parte nostra,
2145
ch’egli consegni il re a te e a Gurney;
2146
e quando hai finito, noi firmeremo col nostro nome.
2147
MATR.
Sarà fatto, mio signore.
2148
MORT. I.
Gurney!
GURN.
Mio signore!
MORT. I.
Se tu intendi innalzarti per opera di Mortimer,
2149
il quale fa ora girar la ruota della fortuna come a lui aggrada,
2150
cerca tutti i mezzi che puoi per farlo languire,
2151
e non gli dare buona parola nè benigno sguardo.
2152
GURN.
Io ve ne fo garanzia, mio signore.
2153
MORT. I.
E questo, sopra tutto: siccome udiamo
2154
che Edmondo ha in animo di liberarlo,
2155
trasferiscilo sempre di luogo in luogo di notte,
2156
finchè da ultimo egli giunga a Killingworth,
2157
e poi di lì di nuovo indietro a Berkeley;
2158
e intanto per fare ch’egli sempre più si crucci,
2159
parlagli aspramente; e in ogni caso
2160
non permettere che alcuno lo conforti, se mai egli pianga,
2161
ma accresci il suo dolore con amare parole.
2162
MATR.
Non temete, mio signore, noi faremo come voi comandate.
2163
MORT. I.
Ed ora va’; affrèttati a tutta possa a quella volta.
2164
REG.
Dove va questa lettera? al re mio signore?
2165
Raccomandami umilmente a sua maestà,
2166
e digli ch’io m’adopero, e sempre in vano,
2167
per alleviare il suo dolore e ridurlo in libertà;
2168
e portagli questo come testimonio del mio amore.
2169
([Gli dà un anello.])
MATR.
Così farò, signora.
2170
(Exeunt Matrevis e Gurney. Manent Isabella e Mortimer.)
(Entrano il giovine Principe, e il Conte di Kent parlando con lui.)
MORT. I.
Finamente dissimulato! fate sempre così, dolce regina.
2171
Qui viene il giovine principe con Conte di Kent.
2172
REG.
Egli sussurra qualcosa alle sue orecchie di fanciullo.
2173
MORT. I.
S’egli ha un tale accesso presso il principe,
2174
le nostre trame e i nostri stratagemmi saran presto sventati.
2175
REG.
Tratta Edmondo amichevolmente come se tutto andasse bene.
2176
MORT. I.
Como sta il mio onorevole signore di Kent?
2177
EDM.
In (buona) salute, dolce Mortimer; come sta vostra grazia?
2178
REG.
Bene, se il mio signore vostro fratello fosse liberato.
2179
EDM.
Odo che pur ora egli ha abdicato.
2180
REG.
Tanto maggiore è il mio dolore.
2181
MORT. I.
E il mio.
EDM.
Ah, essi dissimulano!
REG.
Dolce figliuolo, vieni qui, io debbo parlare con te.
2182
MORT. I.
Voi, essendo suo zio, e il più vicino per sangue,
2183
attendetevi d‘essere il protettore del principe.
2184
EDM.
Non io, mio signore; chi dovrebbe proteggere il figlio,
2185
se non colei che gli diede la vita? io intendo la regina.
2186
PRINC.
Madre, non m’indurre a portar la corona;
2187
lascia ch’egli sia re, io sono troppo giovine per regnare.
2188
REG.
Ma contèntati, poichè è il piacere di sua altezza.
2189
PRINC.
Fate soltanto che prima io lo vegga, e poi mi contenterò.
2190
EDM.
Sì, fa così, dolce nipote.
2191
REG.
Fratello, voi sapete ch’è impossibile.
2192
PRINC.
Perchè, è egli morto?
2193
REG.
No, Dio non voglia.
EDM.
Vorrei che queste parole procedessero dal vostro cuore.
2194
MORT. I.
Incostante Edmondo, lo favorisci tu,
2195
che desti mano al suo imprigionamento?
2196
EDM.
Tanto maggior ragione ho io ora di far ammenda.
2197
MORT. I.
Io ti dico, non è conveniente che un uomo così falso
2198
debba star attorno alla persona d’un principe.
2199
Mio signore, egli ha tradito il re suo fratello,
2200
e perciò non ti fidare di lui.
2201
PRINC.
Ma egli si pente e se ne affligge, ora.
2202
REG.
Vieni, figlio, con questo nobile lord e con me.
2203
PRINC.
Con voi verrò, ma non con Mortimer.
2204
MORT. I.
Perchè, giovinotto, disdegni tu così Mortimer?
2205
Allora io ti porterò via a forza.
2206
PRINC.
Aiuto, zio Kent! Mortimer vuol farmi male.
2207
REG.
Fratello Edmondo, non contendere; noi gli siamo amici;
2208
Isabella è più vicina del conte di Kent.
2209
EDM.
Sorella, Eduardo è affidato a me, rendimelo.
2210
REG.
Eduardo è mio figlio, ed io lo terrò.
2211
KENT.
Mortimer conoscerà d’avermi fatto un torto.
2212
Di qui io m’affretterò al Castello di Killingworth,
2213
e farò scampare il vecchio Eduardo da’ suoi nemici,
2214
per trar vendetta di Mortimer e di te.
2215
(Exeunt omnes.)
[SCENA III.
(PRESSO IL CASTELLO DI KILLINGWORTH.])
(Entrano Matrevis e Gurney col re.)
MATR.
Mio signore, non state in pensiero, noi siamo vostri amici.
2216
Gli uomini sono destinati a vivere nella miseria:
2217
perciò venite, l’indugiare mette in pericolo le nostre vite.
2218
ED.
Amici, dove deve l’infelice Eduardo andare?
2219
L’odioso Mortimer non fisserà alcun riposo?
2220
Debbo io esser travagliato come l‘uccello notturno,
2221
la cui vista è incresciosa atutti gli uccelli alati?
2222
Quando si mansuefarà la furia del suo animo?
2223
Quando sarà il suo cuore sazio di sangue?
2224
Se il mio gioverà, squarciate subito questo petto,
2225
e date il mio cuore a Isabella e a lui;
2226
è il segno più alto a cui essi mirino.
2227
GURN.
Non così, mio sovrano: la regina ha dato ordine
2228
di custodir vostra grazia in sicurezza:
2229
le vostre passioni accrescono i vostri dolori.
2230
ED.
Questo trattamento accresce la mia miseria.
2231
Ma può la mia aura vitale durare a lungo,
2232
quando tutti i miei sensi sono angustiati dal fetore?
2233
Entro una segreta il re d’Inghilterra è tenuto,
2234
dov’io son affamato per difetto d’alimento.
2235
La mia dieta quotidiana è di singhiozzi che rompono il cuore,
2236
che quasi lacerano la cameretta del mio cuore.
2237
Così vive il vecchio Eduardo non ristorato da nessuno,
2238
e così deve morire, benchè da molti compatito.
2239
O, acqua, gentili amici, per rinfrescar la mia sete,
2240
e pulire il mio corpo dai sozzi escrementi!
2241
MATR.
Qui c’è acqua di gronda, secondo c’è stato prescritto.
2242
Sedete, e noi farem da barbieri a vostra grazia.
2243
ED.
Via, traditori! che, volete assassinarmi?
2244
o affogare il vostro sovrano con acqua di pozzanghera?
2245
GURN.
No, ma lavarvi la faccia e radervi la barba,
2246
perchè non possiate esser conosciuto e così liberato.
2247
MATR.
Perchè vi sbracciate così? la vostra fatica è in vano.
2248
ED.
Il lui può lottare contro la forza del leone,
2249
ma sempre in vano: così vanamente io lotto
2250
per trovar misericordia nelle mani d’un tiranno.
2251
(Essi lo lavano con acqua di pozzanghera e gli radon via la barba.)
Immortali poteri, che conoscete le dolorose cure,
2252
che assistono la mia povera angosciata anima,
2253
rivolgete tutti i vostri sguardi su questi uomini temerari,
2254
che fan torto al loro signore e sovrano, re d’Inghilterra.
2255
O Gaveston, per te io sono oltraggiato,
2256
per me, insieme tu e i due Spencer moriste!
2257
E per vostro amore mille oltraggi io riceverò.
2258
Le ombre degli Spencer, dovunque esse dimorino,
2259
voglion bene alla mia; dunque via, per esse io morrò.
2260
MATR.
Tra le loro (ombre) e la vostra non vi sarà inimicizia alcuna.
2261
Venite, venite, via, ora spegnete le torce,
2262
noi entreteremo a Killingworth nell’oscurità.
2263
(Entra Edmondo.)
GURN.
Ebbene, chi vien qui.
2264
MATR.
Guarda il re al sicuro, è il conte di Kent.
2265
ED.
O nobile fratello, aiuta a liberarmi!
2266
MATR.
Tienili separati, caccia dentro il re.
2267
EDM.
Soldati, lasciate ch’io gli dica solo una parola.
2268
GURN.
Ponete le mani addosso al conte per questo attacco.
2269
EDM.
Ponete giù l’armi, traditori! rendete il re!
2270
MATR.
Edmondo, arrenditi tu, o morrai.
2271
EDM.
Vili ribaldi, perchè m’afferrate così?
2272
GURN.
Legatelo e così conducetelo alla corte.
2273
EDM.
Dov’è la corte se non qui? qui è il re,
2274
ed io voglio visitarlo: perchè mi fermate?
2275
MATR.
La corte è dove lord Mortimer dimora.
2276
Colà andrà vostro onore; ed ora, addio.
2277
(Exeunt Matrevis e Gurney col re. Manent Edmondo coi soldati.)
EDM.
O, disgraziata è quella repubblica,
2278
dove i signori tengon corte, e i re son serrati in prigione!
2279
SOLD.
Perchè aspettiamo? su, signori, alla corte!
2280
EDM.
Sì, guitademi dove volete, anche alla morte,
2281
poichè mio fratello non può esser tratto di prigione.
2282
(Exeunt omnes.)
[SCENA IV.
(IL PALAZZO REALE, LONDRA.])
(Entra Mortimer solo.)
MORT. I.
Il re deve morire, o Mortimer è perduto.
2283
I comuni ora cominciano a aver pietà di lui:
2284
pure colui ch’è causa della morte di Eduardo,
2285
è sicuro di pagarla quando il suo figliuolo è in età;
2286
e perciò io farò la cosa con astuzia.
2287
Questa lettera, scritta da un amico nostro,
2288
contiene la sua morte, e pure ordina a loro di salvargli la vita.
2289
‘Edwardum occidere nolite timere, bonum est:
2290
non temete d’uccidere il re, è bene ch’egli muoia’.
2291
Ma leggetela così, e il senso è un altro:
2292
‘Edwardum occidere nolite, timere bonum est:
2293
Non uccidete il re, è bene temere il peggio’.
2294
Senza interpunzione com’essa è, la cosa andrà così,
2295
che, quando sia morto, se fosse mai trovata,
2296
Matrevis e gli altri sosterrebbero il biasimo,
2297
e ne andremmo scevri noi, che avremo procurato che così si facesse.
2298
In questa stanza è rinchiuso il messaggero
2299
che la porterà, ed eseguirà il resto:
2300
e per un segreto segnale ch’egli porta,
2301
sarà assassinato quando l’azione è compiuta.
2302
Lightborn, vieni fuori!
2303
Sei tu così risoluto com’eri prima?
2304
LIGHT.
Che altro, mio signore? e d’assai più rissoluto.
2305
MORT. I.
Ed hai tu disegnato come compiere la cosa?
2306
LIGHT.
Sì, sì, e nessuno saprà in che modo sia morto.
2307
MORT. I.
Ma ai suoi sguardi, Lightborn, tu ti intenerirai.
2308
LIGHT.
Intenerirmi? Ha, ha! ci vuol molto per intenerirmi.
2309
MORT. I.
Bene, fa la cosa bravamente, e sii segreto.
2310
LIGHT.
Voi non avrete bisogno di dare istruzioni;
2311
non è la prima volta ch’io ho ucciso un uomo.
2312
Io imparai in Napoli ad avvelenare i fiori,
2313
a strangolare con un lino gittato intorno alla gola,
2314
a forare la trachea con la punta d’un ago;
2315
o, mentre uno è addormentato, a prendere un cannello
2316
e soffiargli un po’ di polvere nelle orecchie;
2317
o aprirgli la bocca e versar giù l’argento vivo.
2318
E pure io ho un modo più eccellente di questi.
2319
MORT. I.
Quale è?
2320
LIGHT.
No, mi perdonerete: nessuno conoscerà i miei artifizi.
2321
MORT. I.
Non m’importa come sia, purchè non venga scoperto.
2322
Consegna questa a Gurney e Matrevis.
2323
Al fine d’ogni dieci miglia c’è un cavallo per te.
2324
Prendi questo: via! e non tornare mai più a vedermi.
2325
LIGHT.
No?
2326
MORT. I.
No, a meno che tu non mi porti notizia della morte d’Eduardo.
2327
LIGHT.
Questo farò io rapidamente. Addio, mio signore.
2328
MORT. I.
Il principe io governo, la regina domino,
2329
e con un umile inchino fino a terra,
2330
i più superbi signori mi salutano quando passo;
2331
io suggello, io cancello, io faccio quel che voglio;
2332
temuto sono io più che amato, e temuto sia,
2333
e tutta la corte, quando io corrugo il sopracciglio, impallidisca.
2334
Io guardo il principe con gli occhi d’Atistarco,
2335
i cui sguardi eran come una staffilata per un ragazzo.
2336
Essi gittano su di me il protettorato
2337
e mi pregano per ciò ch’io desidero.
2338
Quando sono alla tavola del consiglio, grave abbastanza,
2339
e non dissimile da un verecondo Puritano,
2340
prima io deploro la mia imbecillità,
2341
dicendo che è un onus quam gravissimum ,
2342
finchè, interrotto da’miei amici,
2343
suscepi quella provinciam , com’essi la chiamano;
2344
e per concludere, ora io son Protettore.
2345
Ora è certissimo che la Regina e Mortimer
2346
governeranno il reame, il re, e nessuno governerà noi.
2347
I miei nemici tormenterò, i miei amici avanzerò,
2348
e chi osa opporsi a ciò che mi talenta d’ordinare?
2349
Major sum quam cui possit fortuna nocere .
2350
E che questo sia il giorno dell’incoronazione,
2351
piace a me e ad Isabella la regina.
2352
Le trombe suonano, io debbo andare a prendere il mio posto.
2353
(Entrano il giovine Re, il Vescovo, il Campione, i Nobili, la Regina.)
VESC.
A lungo viva re Eduardo, per grazia di Dio
2354
Re d’Inghilterra e signore d’Irlanda.
2355
CAMP.
Se alcun Cristiano, Pagano, Turco o Giudeo
2356
osi pur affermare che Eduardo non è vero re,
2357
e vuol sostenere il suo detto con la spada,
2358
io sono il campione che combatterà con lui.
2359
MORT. I.
Nessuno viene; suonate le trombe.
2360
RE.
Campione, ecco per te.
REG.
Lord Mortimer, ora prendetelo nella vostra custodia.
2361
(Entrano Soldati con Conte di Kent prigionero.)
MORT. I.
Qual traditore abbiamo qui con spade e picche?
2362
SOLD.
Edmondo il Conte di Kent.
2363
RE.
Che ha egli fatto?
SOLD.
Avrebbe voluto condur via il re con la forza,
2364
come noi lo portavamo a Killingworth.
2365
MORT. I.
Avete voi tentato la sua riscossa? Edmondo, parlate.
2366
EDM.
Sì, Mortimer; egli è il nostro re,
2367
e tu costringi questo principe a portar la corona.
2368
MORT. I.
Tagliategli la testa! egli sarà sottoposto alla legge marziale.
2369
EDM.
Tagliarmi la testa? vile traditore, io ti sfido.
2370
RE.
Mio signore, egli è mio zio, e deve vivere.
2371
MORT. I.
Mio signore, egli è vostro nemico, e deve morire.
2372
EDM.
Fermi, ribaldi!
2373
RE.
Dolce Madre, se io non posso dargli il perdono,
2374
supplica il mio signor Protettore per la sua vita.
2375
REG.
Figlio, sta tranquillo, io non oso dire una parola.
2376
RE.
Nè io, e pure mi pare che dovrei comandare,
2377
ma poichè non posso, io supplicherò per lui:
2378
mio signore, se voi lascerete in vita mio zio,
2379
io ve ne compenserò quando verrò in età.
2380
MORT. I.
È per il bene di vostra altezza e del reame.
2381
Quante volte debbo ordinare di portarlo via?
2382
EDM.
Sei tu re? debbo io morire per tuo comando?
2383
MORT. I.
Per nostro comando. Ancora una volta, via con lui!
2384
EDM.
Lasciatemi pur stare e parlare: io non andrò.
2385
O mio fratello o il suo figliuolo è re.
2386
e nessuno dei due ha sete del sangue d’Edmondo:
2387
e perciò, soldati, dove volete trascinarmi?
2388
(Essi trascinan via Edmondo, e lo portano alla decapitazione.)
RE.
Qual sicurezza m’attenderò io dalle sue mani,
2389
se questo mio zio sarà assassinato così?
2390
REG.
Non temere, dolce fanciullo, io ti guarderò dai tuoi nemici;
2391
se Edmondo fosse vissuto, avrebbe cercato di farti morire.
2392
Vieni, figlio, noi cavalcheremo cacciando nel parco.
2393
RE.
E mio zio Edmondo cavalcherà con noi?
2394
REG.
Egli è un traditore, non pensare a lui, vieni!
2395
(Exeunt omnes.)
[SCENA V.
(IL CASTELLO DI BERKELEY.])
(Entrano Matrevis e Gurney.)
MATR.
Gurney, io mi maraviglio che il re non muoia,
2396
stando fin su alle ginocchia nell’acqua in un sotterraneo,
2397
al quale scorrono tutte le grondaie del castello,
2398
donde continuamente s’alza un vapore,
2399
che basterebbe ad avvelenare un uomo,
2400
tanto più un re allevato così delicatamente.
2401
GURN.
Ed io pure, Matrevis: ieri sera
2402
io aprii appena la porta per gittargli il cibo,
2403
e fui quasi soffocato dal puzzo.
2404
MATR.
Egli ha un corpo capace di sopportare
2405
più di quel che noi possiamo infliggere: e perciò ora
2406
assaliamo un altro poco il suo animo.
2407
GURN.
Mandalo a torre di là, ed io lo farò adirare.
2408
MATR.
Ma aspetta, chi è questi?
2409
(Entra Lightborn.)
LIGHT.
Il mio signor Protettore vi saluta.
2410
GURN.
Che c’è qui? Io non so come costruire.
2411
MATR.
Gurney, è stato lasciato senza interpunzione a bella posta:
2412
Edwardum occidere nolite timere ,
2413
Questo è il significato.
2414
LIGHT.
Conoscete voi questo segnale? consegnatemi il re.
2415
MATR.
Sì, attendi un poco, tu avrai subito la risposta.
2416
Questo ribaldo è stato mandato per ammazzare il re.
2417
GURN.
Io pensava lo stesso.
2418
MATR.
E quando l’assassinio è fatto,
vedi com’egli deve venir trattato per la sua fatica:
2419
Pereat iste! Consegnagli il re.
2420
Che più? ecco la chiave, questo è il fosso,
2421
fate come v’è stato ordinato dal mio signore.
2422
LIGHT.
So quel che debbo fare. Andate via.
2423
Pure non vi tenete lontani, io avrò bisogno del vostro aiuto.
2424
Vedete che nella stanza vicina io abbia un fuoco,
2425
e procuratemi uno spiedo e arroventatelo.
2426
MATR.
Benissimo.
2427
GURN.
Avete bisogno di qualcos’altro?
LIGHT.
Che altro? Una tavola e un letto di piume.
2428
GURN.
È tutto.
2429
LIGHT.
Sì, sì; purchè, quand’io vi chiamo, portate tutto qui.
2430
MATR.
Non temer di questo.
2431
GURN.
Qui c’è un lume, per andare nella segreta.
2432
LIGHT.
Così, ora
2433
debbo curarmi di questa faccenda; mai nessuno non fu
2434
così bellamente trattato come sarà questo re.
2435
Puah, quest’è un certo posto davvero, con tutto il mio cuore!
2436
ED.
Chi è là? che lume è questo? perchè vieni tu?
2437
LIGHT.
Per confortarvi e portarvi gioconde nuove.
2438
ED.
Piccol conforto trova il povero Eduardo ne’ tuoi sguardi;
2439
ribaldo, io so che tu vieni per assassinarmi.
2440
LIGHT.
Per assassinarvi, mio graziosissimo signore?
2441
Lontano è dal mio cuore il farvi danno.
2442
La Regina mi mandò per vedere come vi si trattava,
2443
poichè essa s’intenerisce per questa vostra miseria.
2444
E quali occhi possono frenarsi dal versar lagrime,
2445
vedendo un re in questo pietosissimo stato?
2446
ED.
Piangi tu già? ascoltami un poco,
2447
e poi il tuo cuore, fosse come quello di Gurney,
2448
o de Matrevis, tagliato dal Caucaso,
2449
purè si fonderà, prima ch’io abbia finito il mio racconto.
2450
Questa segreta dov’essi mi tengono è la sentina
2451
in cui la lordura di tutto il castello cade.
2452
LIGHT.
O ribaldi!
2453
ED.
E quivi nella melma e nel fango son io rimasto
2454
per lo spazio di questi dieci giorni; e, perchè io non dormissi,
2455
c’è uno che continuamente suona un tamburo.
2456
Essi mi dànno pane ed acqua, essendo io un re;
2457
così che per difetto di sonno e d’alimento,
2458
il mio animo è sconvolto, e il mio corpo intorpidito,
2459
e s’io ho o non ho membra, io non so.
2460
O, stillase il mio sangue da ogni vena,
2461
come fa quest’acqua dalle mie vesti a brandelli.
2462
Di’ a Isabella, la regina, ch’io non aveva questo aspetto,
2463
quando per amor suo io corsi il torneo in Francia,
2464
e quivi scavalcai il Duca di Clermont.
2465
LIGHT.
O, non parlate più, mio signore, ciò mi spezza il cuore.
2466
Giacete su questo letto e riposatevi un poco.
2467
ED.
Questi tuoi sguardi non possono celare che la morte:
2468
io veggo la mia tragedia scritta nelle tue ciglia.
2469
Pure, un poco attendi, rattieni la tua mano sanguinosa,
2470
e lasciami vedere il colpo prima ch’esso venga,
2471
che proprio sul punto in cui io perderò la vita,
2472
il mio animo possa essere più fermo nel mio Dio.
2473
LIGHT.
Perchè vostra altezza diffida così di me?
2474
ED.
E tu, perchè dissimuli così con me?
2475
LIGHT.
Queste mani mai non furon macchiate di sangue innocente,
2476
nè ora si contamineranno esse con quello d’un re.
2477
ED.
Perdona al mio pensiero d’avere un tal pensiero.
2478
Un sol gioiello mi rimane; prèndilo tu.
2479
Ancora io temo, e non so qual’è la causa,
2480
ma ogni giuntura mi trema mentre io te lo do.
2481
O, se tu accogli l’assassinio nel tuo cuore,
2482
fa che questo dono cambî l’animo tuo, e salvi la tua anima!
2483
Sappi ch’io sono un re: o, a questo nome
2484
io sento un inferno di dolore: dov’è la mia corona?
2485
Perduta, perduta! ed io rimango in vita?
2486
LIGHT.
Voi siete stanco dalle troppe veglie; mettetevi a giacere e riposate.
2487
ED.
Se non che il dolore mi tiene desto, io dovrei dormire;
2488
perchè non ho chiuse per questi dieci giorni queste palpebre.
2489
Ora com’io parlo esse cadono, e pure per la paura
2490
tornano a aprirsi. O perchè siedi tu qui?
2491
LIGHT.
Se voi diffidate di me, io me n’andro, mio signore.
2492
ED.
No, no, perchè se tu intendi assassinarmi,
2493
tu ritornerai di nuovo; perciò resta.
2494
LIGHT.
Egli dorme.
2495
ED.
O, non mi far morire ancora: aspetta, o, aspetta un poco!
2496
LIGHT.
Ebbene, mio signore?
2497
ED.
Qualcosa sempre ronza nelle mie orecchie,
2498
e mi dice che se dormo non mi sveglio più;
2499
questa paura è quel che mi fa tremare così,
2500
e perciò dimmi, perchè sei tu venuto?
2501
LIGHT.
Per sbarazzarti della tua vita. Matrevis, venite!
2502
ED.
Io sono troppo debole e fiacco per resistere:
2503
assistime, dolce Dio, e accogli l’anima mia!
2504
LIGHT.
Correte per la tavola.
2505
ED.
O, risparmiatemi, o spacciatemi in un istante.
2506
LIGHT.
Così, ponete giù la tavola, e calpestatela,
2507
ma non troppo forte, per non schiacciare il suo corpo.
2508
MATR.
Io temo che questo grido giungerà alla città,
2509
e perciò prendiamo i cavalli, e via!
2510
LIGHT.
Ditemi, signori, non è stato fatto assai bravamente?
2511
GURN.
Eccellentemente: prendi questo per ricompensa.
2512
(Indi Gurney pugnala Lightborn.)
Vieni, gettiamo il corpo nel fossato,
2513
e portiamo quello del re a Mortimer nostro signore.
2514
Via!
2515
(Exeunt omnes.)
[SCENA VI.
(IL PALAZZO REALE, LONDRA.])
(Entrano Mortimer e Matrevis.)
MORT. I.
È fatto, Matrevis, e l’assassino è morto?
2516
MATR.
Sì, mio buon signore; così non fosse!
2517
MORT. I.
Matrevis, se ora tu ti fai prender dal pentimento,
2518
io sarò il tuo padre spirituale; perciò scegli,
2519
se tu vuoi in questa cosa serbare il segreto,
2520
o altrimenti morire per mano di Mortimer.
2521
MATR.
Gurney, mio signore, è fuggito, e, temo,
2522
ci tradirà tutti e due; perciò lasciatemi fuggire.
2523
MORT. I.
Fuggi presso i selvaggi!
2524
MATR.
Umilmente ringrazio vostro onore.
MORT. I.
Quanto a me, io sto come l’alto albero di Giove,
2525
e gli altri non son che arbusti al mio paragone.
2526
Tutti tremano al mio nome, e io non temo nessuno;
2527
vediamo chi oserà imputarmi la sua morte!
2528
(Entra la Regina.)
REG.
Ah, Mortimer, il re mio figlio ha avuto notizia
2529
che suo padre è morto, e che noi l’abbiamo assassinato.
2530
MORT. I.
E che importa? il re è ancora un bambino.
2531
REG.
Sì, ma egli si strappa i capelli e si torce le mani,
2532
e giura di vendicarsi di noi due.
2533
Egli è andato nella camara del consiglio,
2534
per sollecitare l’aiuto e il soccorso de’ suoi pari.
2535
Aimè! vedi ch’egli viene, ed essi con lui:
2536
ora, Mortimer, comincia la nostra tragedia.
2537
(Entra il Re coi Signori.)
SIGN.
Non temete, mio signore, sappiate che voi siete re.
2538
RE.
Ribaldo!
2539
MORT. I.
Ebbene, mio signore?
RE.
Non credere ch’io mi spaventi delle tue parole.
2540
Mio padre è stato assassinato per tuo tradimento;
2541
e tu devi morire, e sulla sua funebre bara
2542
la tua odiosa e maledetta testa giacerà
2543
per testimoniare al mondo che per opera tua
2544
il suo real corpo è stato innanzi tempo sotterrato.
2545
REG.
Non piangere, dolce figlio.
2546
RE.
Non mi vietate di piangere; egli era mio padre,
2547
e se voi l’aveste amato la metà di quanto io l’amava,
2548
voi non potreste sopportare la sua morte così pazientemente:
2549
ma voi, io temo, avete cospirato con Mortimer.
2550
SIGN.
Perchè non parlate voi al mio signore il re?
2551
MORT. I.
Perchè io ho a sdegno d’essere accusato.
2552
Qual’è l’uomo che osi dire ch’io l’ho assassinato?
2553
RE.
Traditore, in me il mio amoroso padre parla,
2554
e chiaramente dice che tu l’hai assassinato.
2555
MORT. I.
Ma non ha vostra grazia altra prova che questa?
2556
RE.
Sì, se questa è la mano di Mortimer.
2557
([Mostra una lettera.])
MORT. I.
Il falso Gurney ha tradito me e se stesso!
2558
REG.
Io tanto temevo: l’assassinio non può restar nascosto.
2559
MORT. I.
È la mia mano; che inferite voi da questo?
2560
RE.
Che tu mandasti colà un assassino.
2561
MORT. I.
Quale assassino? Portane innanzi l’uomo mandato da me.
2562
RE.
Ah, Mortimer, tu sai ch’egli è stato ammazzato,
2563
e così sarai anche tu: perchè sta egli qui?
2564
Portatelo su un traino, trascinatelo fuori,
2565
appiccatelo, dico, e squartatelo;
2566
ma portatemi subito indietro la sua testa.
2567
REG.
Per amor mio, dolce figlio, abbi pietà di Mortimer.
2568
MORT. I.
Signora, non supplicate, io preferisco morire,
2569
che impetrar la mia vita da un povero ragazzo.
2570
RE.
Via di qui col traditore, con l’assassino!
2571
MORT. I.
Vile fortuna, ora io veggo che nella tua ruota
2572
c’è un punto, al quale quando gli uomini aspirano,
2573
cascano giù a precipizio: quel punto ho io toccato,
2574
e, poichè non v’era luogo per montar più alto,
2575
perchè dovrei io affliggermi della mia rovinosa caduta?
2576
Addio, bella regina; non piangere per Mortimer,
2577
che disprezza il mondo e, come un viaggiatore,
2578
va a scoprire contrade ancora ignote.
2579
RE.
Che, soffrite che il traditore indugi?
2580
REG.
Come tu ricevesti la vita da me,
2581
non versare il sangue del nobile Mortimer.
2582
RE.
Questo dimostra che voi versaste il sangue di mio padre;
2583
altrimenti non supplichereste per Mortimer.
2584
REG.
Io versai il suo sangue? no.
2585
RE.
Sì, signora, voi; perchè tale rumore corre.
2586
REG.
Questo rumore è falso; perchè ella t’ama,
2587
si leva questa voce sulla povera Isabella.
2588
RE.
Io non la credo tanto snaturata.
2589
SIGN.
Mio signore, io temo che si troverà esser troppo vero.
2590
RE.
Madre, voi siete sospettata per la sua morte,
2591
e perciò noi vi consegnamo alla Torre,
2592
finchè si possa fare ulteriore giudizio della cosa.
2593
Se voi foste colpevole, benchè io sia vostro figlio,
2594
non pensate di trovarmi molle e pietoso.
2595
REG.
No, alla morte, perchè troppo ho vissuto,
2596
se il mio figliuolo pensa d’accorciare i miei giorni.
2597
RE.
Via con lei: le sue parole dan forza a queste lagrime,
2598
ed io avrò pietà di lei, se parla un’altra volta.
2599
REG.
Non potrò io piangere pel mio amato signore,
2600
ed accompagnarlo con gli altri alla tomba?
2601
SIGN.
Così, signora, è la volontà del re che voi v’allontaniate.
2602
REG.
Egli m’ha dimenticata; aspettate, io sono sua madre.
2603
SIGN.
Questo non giova; perciò, nobile signora, andate.
2604
REG.
Allora vieni, dolce morte, e liberami da questa afflizione.
2605
SIGN.
Mio signore, ecco la testa di Mortimer.
2606
RE.
Andate a portare la bara di mio padre dov’essa deve esser posta,
2607
e portate i miei abiti funebri: maledetta testa,
2608
s’io avessi potuto far di te allora, il governo che ora ne faccio,
2609
tu non avresti ordito questo mostruoso tradimento!
2610
Qui viene la bara; aiutatemi a lamentarmi, miei signori.
2611
Dolce padre, qui, alla tua ombra assassinata,
2612
io fo l’offerta della testa di questo malvagio traditore;
2613
e queste lagrime stillanti dai miei occhi
2614
sian testimoni del mio dolore e della mia innocenza.
2615