Gian Giorgio Trissino
Sofonisba
Trissino, Gian Giorgio: «Sofonisba.» Roma: Biblioteca Italiana, 2003.
Joan Oleza Simó
(Investigador principal)
Burgos Segarra, Gemma
(Editor)
Italiano · Verso · 2094 versos
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- Bibliografía
-
Ediciones modernas
- Attilio Scarpa, ed. Sofonisba. Trissino, Giangiorgio. Vicenza: Comitato Cittadino onoranze al Trissino, 1950.
- B. Corrigan, ed. Two Renaissance plays: Ludovico Ariosto, Il Negromante; Giangior-gio Trissino, Sofonisba. Manchester: University Press (Old Working, Unwin), 1975. pp. 88-150: Sofonisba.
- Domenico Falconieri, ed. Teatro tragico italiano pubblicato sotto gli auspici di S. A. R. il Principe D. Leopoldo Borbone Conte di Siracusa, co’ Discorsi compara-tivi fra gl’Italiani, i Greci, i Latini e le moderne nazioni, opera estetica e filologica scritta dal Prof. Luigi Firrao e corredata di disegni litografici de’ migliori artisti,. Trissino, Giovan Giorgio. 1851 ed. Napoli. 1847-1851, 6 voll. vol. V, pp. 369-418: Sofonisba.
- F. Doglio, ed. Il teatro tragico italiano. Storia e testi del teatro tragico in Italia. Parma: Guanda (Bologna, Tip. Mareggiani), 1960. pp. 51-128: Sofonisba.
- G. Gaspa-rini, ed. La tragedia classica dalle origini al Maffei. Torino: UTET, 1963. pp. 31-134: Sofonisba.
- G. Gaspa-rini, ed. La tragedia classica dalle origini al Maffei. Torino: UTET, 1976. pp. 37-150: Sofonisba.
- Giulio Antimaco [pseud. di Eugenio Salomone Camerini], ed. La Sofonisba tragedia e i Simillimi commedia di Giangiorgio Trissino, aggiuntivi a riscontro i Lucidi commedia di Agnolo Firenzuola. Giorgio Trissino, Giovan. Milano: G. Daelli e C. editori.
- M. Ariani, ed. Il teatro italiano. II. La tragedia del Cinquecento. Torino: Einaudi, 1977. Tomo primopp. 3-78: Sofonisba.
- M. Lettieri and M. Ukas, Lewiston, ed. Trissino’s Sophonisba and Aretino’s Horatia: two Italian Renaissance Tragedies. Tra. M. Ukas. Lewiston (N. Y.): Edwin Mellen Press, 1987.
- R. Cremante, ed. Teatro del Cinquecento, tomo I, La Tragedia. Milano - Napoli: Riccardo Ricciardi Editore, 1988. pp. 3-162: Sofonisba (nota introduttiva e testo).
SOFONISBA
ERMINIA
MASSINISSA
LELIO
CATONE
SCIPIONE
SIFACE
UN MESSO
UN ALTRO MESSO
Un FAMIGLIO di Sofonisba
Una SERVA di Sofonisba
CORO di donne Cirtensi
Atto I
Scena I
(La scena de la favola si pone in Cirta, città di Numidia.)
(SOFONISBA, ERMINIA)
SOFONISBA
Lassa, dove poss'io voltar la lingua,
1
se non là 've la spinge il mio pensiero?
2
Che giorno e notte sempre mi molesta.
3
E come posso disfogare alquanto
4
questo grave dolor, che 'l cor m'ingombra,
5
se non manifestando i miei martìri?
6
I quali ad un ad un voglio narrarti.
7
ERMINIA
Regina Sofonisba, a me regina
8
per dignità, ma per amor sorella,
9
sfogate meco pure il cuor, che certo
10
non possete parlar con chi più v'ami;
11
né che si doglia più dei vostri mali.
12
SOFONISBA
Questo conobbi infin da' miei prim'anni,
13
Erminia mia, che siam nutrite insieme;
14
e so che 'l grande amor, che tu mi porti,
15
più che null'altra affinità, ti spinse
16
a venir meco a la città di Cirta.
17
Però vo' ragionar più lungamente,
18
e cominciar da largo le parole.
19
Né starò di ridir cosa che sai,
20
perché si sfoga ragionando il cuore.
21
Quando la bella moglie di Sicheo
22
dopo l'indegna morte del marito,
23
in Africa passò con certe navi,
24
comprando ivi terren vicino al mare,
25
fermossi, e fabricovvi una cittate,
26
la qual chiamò Cartagine per nome.
27
Questa città, poi che s'uccise Dido
28
(che così nome avea quella regina)
29
visse continuamente in libertade;
30
e di tal pondo fu la sua virtute,
31
che non sol dai nemici si difese,
32
Ma sopra ogni città divenne grande.
33
Or (come accade) ebbe una orribil guerra
34
(ben dopo molto tempo) coi Romani,
35
che discesero già da quell'Enea,
36
il qual venne da Troia in queste parti,
37
e ingannando la infelice Dido,
38
partissi, e fu cagion de la sua morte.
39
Questa guerra durò molti e molt'anni;
40
pur dopo il variar della fortuna
41
(sì come piacque a Dio) sorse la pace;
42
la qual durando un tempo ancor si ruppe.
43
Allora incomincior più dure offese;
44
perché Annibale poi passando l'alpe
45
giunse in Italia, e con favor del cielo
46
sul Ticin, Trebbia, Trasimeno e a Canne
47
gli ruppe, e uccise un'infinita gente;
48
e sedici anni or son, ch'ivi dimora.
49
In questo tempo Asdrubale mio padre
50
in Ispagna n'andò contra costoro.
51
Quivi prima gli arrise la fortuna,
52
ma non molto da poi si volse in modo
53
che convenne per forza indi partirsi;
54
e con sette galee passando il mare,
55
venne a Siface qui, re de' Numìdi.
56
In quel medesmo giorno ancor vi giunse
57
il superbo Roman che l'avea vinto,
58
chiamato Scipione, il qual volea
59
tirar Siface in lega coi Romani;
60
e tanto seppe far, che la conchiuse.
61
Or questa lega a' nostri assai dispiacque,
62
e per guastarla e rivocar costui
63
ne la loro amicizia, a lui mi diero
64
per moglie, in sul fiorir degli anni miei;
65
non avendo risguardo che mio padre
66
m'avea prima promessa a Massinissa,
67
figliuol di Gala, già re de' Massuli;
68
il qual salì per questo in tanto sdegno,
69
che sempre ci fu poi mortal nimico.
70
Così ne venni a Cirta, ove son ora.
71
Ma questa dolce mia regale altezza
72
tosto mi fu cagion d'amara vita;
73
che Scipione in Africa ne venne;
74
contra del quale Asdrubale e Siface
75
con valorosa gente insieme andaro;
76
e nel campo una notte acceso il fuoco,
77
e assaliti dai nimici armati,
78
arsi, rotti, e sconfitti alfin fuggiro.
79
Quinci il principio fu dei nostri affanni;
80
che 'l desir di vittoria e la paura
81
di servitù sì m'occuparo il cuore,
82
ch'ad ogni altro pensier chiuser la via.
83
Pur dopo questo, un'altra volta insieme
84
posero gente, e ritornaro al campo,
85
e combattero ancor poco felici.
86
Ma quei seguendo la vittoria loro,
87
son giunti nei confin del nostro regno,
88
con Massinissa, il cui paterno impero
89
era già pervenuto a nostre mani.
90
Or ce l'han tolto ne la prima giunta:
91
onde Siface, accolta ogni sua forza,
92
là se n'è gito, e da colui, che venne
93
questa notte dal campo, mi fu detto
94
ch'oggi si dovea far nuova giornata.
95
Sì ch'io temo dolente una ruina
96
tal, che più non potrem levar la testa;
97
che se vecchi soldati, integri e freschi
98
non vi poter durar, come faranno
99
questi novelli, affaticati e rotti?
100
Appresso, un duro sogno mi spaventa,
101
ch'io vidi innanzi l'apparir de l'alba.
102
Esser pareami in una selva oscura,
103
circondata da cani e da pastori,
104
che avean preso e legato il mio consorte;
105
ond'io, temendo l'empio suo furore,
106
mi volsi ad un pastor, pregando lui
107
che da la rabbia lor mi diffendesse;
108
ed ei pietoso aperse ambe le braccia,
109
e mi raccolse; ma d'intorno udìo
110
un sì fiero latrar, ch'ebbi temenza
111
che mi pigliassen fin dentr'al suo grembo.
112
Onde mostrommi una spelonca aperta,
113
e disse: "Poi che te salvar non posso,
114
entra costì, che non potran pigliarti".
115
E io v'entrai; così disparve il sonno,
116
che m'ha lasciata, ohimé troppo confusa.
117
ERMINIA
Veramente, regina,
118
il parlar vostro mi dimostra chiaro
119
quant'è grave il dolor, che vi tormenta.
120
Pur tropp'alta ruina
121
v'imaginate, e senz'alcun riparo.
122
Non piaccia a Dio che tanto mal consenta.
123
A quel sogno crudel, che vi spaventa,
124
non dovete prestare alcuna fede,
125
ch'ogni fiso pensier, che il giorno adduce,
126
partita poi la luce,
127
con la notte e col sonno a noi si riede;
128
e con varie apparenze alor c'inganna.
129
Sì che lasciate omai, donna, lasciate
130
la dolente paura, che v'affanna;
131
che già non vi condanna
132
la sentenzia del ciel, come pensate.
133
SOFONISBA
O che felice stato
134
è il tuo! che quello i' chiamo esser felice,
135
che vive quieto senz'alcuna altezza;
136
e meno assai beato
137
è l'esser di color, a cui non lice
138
far, se non come vuol la lor grandezza.
139
ERMINIA
La gloria, e l'altro ben, che il mondo apprezza,
140
si truova pur in quell'altera vita.
141
SOFONISBA
Sì, ma tal gloria è debile, e fallace.
142
Il dominar ti piace
143
mentre l'aspetti; e par cosa gradita;
144
ma come l'hai, sempre dolor ne senti.
145
Or fame, or peste, or guerra ti molesta;
146
or le voci importune de le genti,
147
veneni, tradimenti;
148
e se tu fuggi l'un, l'altro t'infesta.
149
ERMINIA
Questa vita mortale
150
non si può trappassar senza dolore;
151
che così piacque a la giustizia eterna.
152
Né sciolta d'ogni male
153
del bel ventre materno usciste fuore;
154
che in stato buono o reo nessun s'eterna.
155
Di quel sommo fattor, che 'l ciel governa,
156
appresso ciascun piede un vaso sorge,
157
l'un pien di male e l'altro è pien di bene,
158
e d'indi or gioia, or pene
159
trae mescolando insieme, e a noi le porge.
160
Poi vi ricordo ancor fra voi pensare
161
che a valoroso spirto s'appartiene
162
porsi a le degne imprese, e ben sperare,
163
e da poi sopportare
164
con generoso cuor, quel che n'avviene.
165
SOFONISBA
Ben conosch'io che quello
166
bisognerebbe far, che tu ragioni,
167
ma il soverchio dolor troppo mi sforza;
168
e il senso, ch'è rubello
169
de le più salde e ottime ragioni,
170
subitamente il lor volere ammorza;
171
così mi truovo senza alcuna forza
172
da contrapormi al duol, che mi distrugge;
173
se il ciel pietoso questa mia sciagura
174
non fa che sia men dura,
175
ben sono al fin, per cui la vita fugge.
176
ERMINIA
Andiamo adunque e rivoltiam la mente
177
a pregar quell'Idio ch'ha di noi cura,
178
che ci conservi, e questo mal presente
179
fra la nimica gente
180
sparga, e discioglia noi da tal paura.
181
SOFONISBA
Questo consiglio tuo molto mi piace;
182
che solamente Idio
183
ci può mandar la disiata pace.
184
Scena II
(CORO)
CORO
Che farò io? Debbo chiamar di fuore
185
qualcuna de le serve,
186
che a la nostra regina entro rapporte
187
come la terra è tutta in gran terrore,
188
perché molte caterve
189
nimiche giunte son presso a le porte?
190
O pur debbio aspettar che qualche sorte,
191
qualch'altro caso a lei nel manifesti?
192
Acciò ch'io non molesti
193
suo riposo, o turbi la sua pace.
194
Che quel che ti dispiace,
195
non fu sì lungamente mai sospeso,
196
ch'a te nol paia aver per tempo inteso.
197
O meglio è non aver tanto rispetto?
198
Che il non sapere il male,
199
nol fa minore, anzi il consiglio intrica
200
e benché allor non sturbi alcun diletto,
201
c'induce a caso tale,
202
che 'l soccorso impedisce e 'l mal nutrica:
203
sì come l'ozio arreca al fin fatica,
204
così simil diletto apporta noia.
205
O fuggitiva gioia,
206
o speme, sogno de la gente desta,
207
quanto, quanto molesta
208
pare a' mortali vostra dipartenza;
209
quanto meglio sarìa viverne senza.
210
Che senza voi la nuova mia regina
211
forse nel nido suo paterno ancora
212
si farebbe dimora.
213
Sprezzando in tutto la regale altezza,
214
onde sarìa di tanti affanni fuora
215
che tosto avrà d'intorno. Ahi poverina,
216
quanta grazia divina,
217
quanta modestia è in lei, quanta bellezza!
218
E ora, lassa! al dominare avezza,
219
la servitù le parerìa sì amara,
220
ch'assai più tosto elegerìa il morire.
221
Non far, signor del ciel, non far servire
222
a gente iniqua una beltà sì rara.
223
So ch'esser ti dee cara,
224
se mai cara ti fue cosa terrena.
225
Ecco un famiglio del signor, ch'a pena
226
può trarre il fiato, e ciò per lunga via,
227
o per altro disturbo, par che sia.
228
Scena III
(FAMIGLIO, CORO, SOFONISBA)
FAMIGLIO
Donne?
229
CORO
Che vuoi, che non ragioni?
FAMIGLIO
Lasso,
ch'io non ho lena da parlar.
230
CORO
Costui
m'empie di nuovo di paura.
231
FAMIGLIO
Donne,
vero ornamento a la città di Cirta,
232
ditemi: ove si truova la regina?
233
CORO
Ecco, che ad or ad or esce di casa,
234
e non è ben ancor fuor de la porta.
235
Ma d'onde vien tu sì affannato e stanco?
236
FAMIGLIO
Vengo dal nostro infortunato campo.
237
SOFONISBA
Abbiate cura, come sia fornita
238
quella vesta, che Erminia apparecchiava
239
per offerir al tempio, di chiamarmi;
240
in questo mezzo vederò, se mai
241
s'intendesse del re qualche novella.
242
FAMIGLIO
Ahimé, che troppo mal ne intenderete.
243
CORO
Aspettiam pur quel che costui favelli,
244
perché deve saper distinte e chiare
245
quelle cose, che noi sappiam confuse.
246
FAMIGLIO
Regina Sofonisba, a voi rapporto,
247
contra mia voglia, pessime novelle.
248
SOFONISBA
O duro esordio! è vivo il mio consorte?
249
FAMIGLIO
Morto non è, né vo' chiamarlo vivo.
250
SOFONISBA
Che cosa, è ferit'egli, o rotto il campo?
251
FAMIGLIO
Il campo è rotto, ed ei non è ferito,
252
ma preso è ne le man de' suoi nimici.
253
SOFONISBA
O sventurata me, che gran ruina;
254
quest'è quel dì, quel dì, che m'ha distrutta.
255
Ma come rotto fu? come fu preso?
256
FAMIGLIO
Questa mattina, ne l'uscir del sole,
257
certi nostri cavalli se n'andaro
258
ad assalirne alcuni dei Romani;
259
da cui scacciati, or l'una parte, or l'altra
260
si rinforzava sì, che tutte entraro
261
le genti da caval ne la battaglia.
262
Nel cui principio i nostri eran sì franchi,
263
che i nimici n'avean qualche spavento,
264
né potean sostener la forza loro;
265
e già rotti sarìan, s'alcuni fanti
266
non si fossero posti fra i cavalli;
267
tal che quel nuovo guerreggiare alquanto
268
ci raffrenò; ma poco stando poi
269
le legioni ancor vennerci adosso,
270
che rivoltor tutta la gente in fuga.
271
Il che vedendo il re, si pose avanti
272
verso i nimici, per veder se mai
273
con la vergogna, e con il suo periglio,
274
potesse rivoltar le genti sue.
275
E mentre ch'era intento a questa cosa,
276
trovossi in mezzo dei nimici armati,
277
che gli uccisero sotto il suo cavallo,
278
poi con tanto furor gli andaro addosso,
279
ch'a viva forza nel menor prigione.
280
Alor fu il campo totalmente in rotta.
281
Onde molti di noi verso la terra
282
fuggimmo, e pria non fummo in su le porte,
283
che i Romani ci fur dietro a le spalle.
284
Tal che a pena potei (come fui dentro)
285
chiuder la porta, e far alzare i ponti;
286
poi posi guardia intorno de la terra;
287
e per questa cagion son giunto tardi.
288
CORO
Lassa, ch'io vedo il fin di quest'impero,
289
e la stirpe regal de' miei signori
290
eradicata fia, non che depressa.
291
SOFONISBA
Ohimé infelice, ohimé dove son giunta!
292
CORO
Quanto di voi mi duole!
293
SOFONISBA
O misero Siface,
294
dove, dove n'andrai, dove mi lasci?
295
CORO
Qual spirto al mondo è di pietà sì nudo,
296
che mirando costei tenesse il pianto?
297
SOFONISBA
O sventurata altezza,
298
dove m'hai tu condotta? O duro sogno;
299
anzi più tosto vision, che sogno!
300
CORO
Giusta cagione a lacrimar vi muove.
301
SOFONISBA
Qual trista piangerìa, se non piang'io?
302
Che in così brieve tempo,
303
ogni allegrezza mia s'è volta in doglia.
304
Turbato è il mare, e mosso un vento rio,
305
pur troppo, ohimé! per tempo,
306
che la mia nave disarmata iscoglia.
307
Deh foss'io morta in fasce!
308
che ben morendo quasi si rinasce.
309
CORO
Ben areste cagion di pianger sempre,
310
se il pianto vi recasse alcun rimedio;
311
ma se v'annoia più, meglio è lasciarlo.
312
SOFONISBA
O padre, o caro padre,
313
come fallace fia vostra speranza
314
ove m'avete posta!
315
La gioia a voi proposta
316
di queste mie leggiadre
317
nozze, sarà, che il sospirar m'avanza;
318
sarà, ch'io lasci la regale stanza,
319
e lo nativo mio dolce terreno;
320
e ch'io trappasse il mare,
321
e mi convenga stare
322
in servitù, sotto il superbo freno
323
di gente aspra e proterva,
324
nimica natural del mio paese.
325
Non fien di me, non fien tai cose intese;
326
più tosto vo' morir, che viver serva.
327
CORO
Che cosa v'odo dire?
328
SOFONISBA
Che più tosto morire
329
voglio, che viver serva de' Romani.
330
CORO
Buon è, buon è fuggir sì crude mani;
331
ma non già con la morte;
332
ch'ella è l'estremo mal di tutti i mali.
333
SOFONISBA
La vita nostra è come un bel tesoro,
334
che spender non si deve in cosa vile,
335
né risparmiar ne l'onorate imprese;
336
perché una bella e gloriosa morte
337
illustra tutta la passata vita.
338
Scena IV
(MESSO, SOFONISBA, CORO)
MESSO
Fuggite, o triste e sconsolate donne;
339
fuggite in qualche più sicura parte,
340
che i nimici già son dentro a le mura.
341
SOFONISBA
Ove si può fuggir? Che luogo abbiamo
342
che ci conservi, o da lor ci asconda,
343
se l'aiuto divin non ci difende?
344
Ma come entrati son dentro a la terra,
345
per accordo, per forza, o per inganni?
346
MESSO
Può dirsi accordo, e no.
347
SOFONISBA
Parla più chiaro.
MESSO
Io narrerò diffusamente il tutto.
348
Come il campo roman fu giunto appresso
349
le mura, mandò subito un araldo
350
senz'arme, a dimandar questa cittade;
351
a cui risposto fu che a nessun patto
352
voleano darla, e ch'era ognun disposto
353
di far fin a la morte ogni difesa.
354
Né per minacce d'ardere il contado
355
e por l'assedio intorno a la cittate,
356
da quel primo voler si dipartiro.
357
Alora un capitan si fece avanti,
358
e chiamò i primi de la terra, e disse:
359
"Qual speme o qual pensier vi reca ardire,
360
o qual vostra sciagura vi conduce
361
con gli occhi intenebrati a la ruina?
362
Il campo è rotto, e il re vostro è preso,
363
e fia qui tosto coi legami intorno;
364
e voi volete mantener la terra;
365
a cui? Per cui volete esser disfatti?
366
Per gente che non v'è? Sappiate come
367
Massinissa son io re de' Massuli,
368
di cui credo sarà questo paese;
369
però mi duol mandarlo a fiamma e ferro.
370
Ma Dio m'è testimon, che tutto il male
371
che arete, arete sol per vostra colpa".
372
E detto questo, al fin de le parole
373
l'incatenato re ci fe' menare;
374
a la cui vista lacrimò ciascuno;
375
e poi subitamente aperte foro
376
le porte, e date in man di Massinissa.
377
SOFONISBA
O duro caso; ahi come è poco accorto
378
chi ne l'amor dei popoli si fida.
379
Deveano pur tenersi almeno un giorno,
380
e far più certi e più sicuri patti;
381
ch'io non sarei, com'or, senza consiglio.
382
MESSO
Ecco i nimici qui presso a la piazza.
383
SOFONISBA
Mostrami Massinissa.
384
MESSO
Quel davanti,
che sopra l'elmo ha tre purpuree penne.
385
CORO
Ohimé, ch'io sento, ohimé! giungermi al cuore
386
una certa paura, che mi strugge
387
né so che farmi; e sto come colomba,
388
che vede sopra sé l'uccel di Giove.
389
Scena V
(SOFONISBA, MASSINISSA, CORO)
SOFONISBA
Signor, so ben che il cielo e la fortuna
390
e le vostre virtù v'hanno concesso
391
il poter far di me ciò che vi piace.
392
Pur, s'a prigion, ch'è posto in forza altrui,
393
lice parlare, e supplicare al nuovo
394
signor de la sua vita e de la morte;
395
i' chieggio a voi quest'una grazia sola,
396
la qual è, che vi piaccia per voi stesso
397
determinare a la persona mia
398
qualunque stato al voler vostro aggrada,
399
pur che non mi lasciate ir ne le mani
400
e ne la servitù d'alcun romano.
401
Da lei, signor, potete liberarmi
402
voi solo al mondo; e io di ciò vi priego,
403
per la regale e gloriosa altezza,
404
ne la qual poco avanti anco noi fummo;
405
e per i dèi di questi luoghi, i quali
406
ricevan entro voi con miglior sorte,
407
di quella ch'ebbe a l'uscir fuor Siface.
408
Se nessun'altra cosa in me si fosse,
409
che l'esser stata moglie di chi fui,
410
più tosto mi vorrei por ne la fede
411
d'un nostro, nato in Africa, com'io,
412
che d'un esterno, nato in altra parte.
413
Pensate poi quel ch'io mi debbia fare,
414
sendo cartaginese e sendo figlia
415
d'Asdrubale, e s'io debbio con ragione
416
temer l'orrendo arbitrio de' Romani.
417
Appresso questo, anco a pietà vi muova
418
il miserrimo stato, ove son ora;
419
e la felice mia passata vita.
420
CORO
Non negate, Signor, a tanta donna
421
questa onesta dimanda e giusti prieghi.
422
MASSINISSA
Regina, i' non vo' dir gli oltraggi e l'onte,
423
che Siface mi fe' molti e molt'anni,
424
per non rinovellar vecchio dolore,
425
né far minore in voi qualche speranza.
426
Ma sian, quante si furo; il mio costume
427
è di perseguitar i miei nimici
428
fin ch'io gli ho vinti, e poi scordar le offese.
429
Pur s'io ne le volessi inanzi agli occhi
430
sempre tenere, e vendicarle tutte,
431
io non sarei con voi se non cortese;
432
però ch'esser non può cosa più vile,
433
che offender donne e oltraggiar coloro,
434
che sono oppressi senz'alcuno aiuto.
435
Poi questa vostra giovenile etate,
436
gli alti costumi e le bellezze rare,
437
le soavi parole e i dolci prieghi
438
farìan le tigre divenir pietose.
439
Sì che scacciate fuor del vostro petto
440
ogni tristo pensiero, ogni paura,
441
che da me non arete altro che onore.
442
Ben duolmi che prometter non vi possa
443
quel che m'avete voi tanto richiesto,
444
di non lasciarvi in forza de' Romani;
445
perch'io non veggio di poterlo fare,
446
tanto mi truovo sottoposto a loro.
447
Pur vi prometto di pregarli assai
448
per porvi in libertà; benché son tali,
449
che quando ancor non foste in libertate,
450
non devete temer d'alcuno oltraggio.
451
CORO
Rinforzate il pregare, alta regina;
452
che l'arbore non cade al primo colpo.
453
SOFONISBA
Signore, il vostro ragionar soave,
454
che dimostra di me qualche pietate,
455
mi desta dentro al cuor molta speranza.
456
E però quinci prendo tale ardire,
457
che, lasciando da parte ogni paura,
458
io parlerò con voi sicuramente,
459
benché meco medesma mi vergogno;
460
che, perch'io sono a questo passo estremo,
461
non posso dir se non de le mie noie;
462
che forse offenderan le vostre orecchie.
463
Pur mi conforta poi, che sempre un buono
464
dà volentieri aiuto a l'infelice,
465
e di far questo seco si rallegra.
466
Però seguendo il ragionar di prima,
467
vi ripriego ad aver di me pietate:
468
e a l'alta speranza, che mi date,
469
deh giungete, signor, questa promessa,
470
di non lasciar ch'io vada ne le mani
471
e ne la servitù d'alcun romano.
472
Già non mi può caper dentr'a la mente,
473
che nol possiate far, volendol fare.
474
Qual è colui, ch'ardisca contradirvi,
475
che non dobbiate fra cotanta preda
476
prender una sol donna oltra la sorte.
477
E non dite, signor, che dai Romani
478
non deggia dubitar d'alcuno oltraggio;
479
che per la nimicizia di tant'anni,
480
omai ci è noto quanto son crudeli;
481
e quanto aspro per loro odio si porta,
482
e al nostro paese, e al nostro sangue:
483
anzi da lor senz'alcun dubbio aspetto
484
vergogna e strazio: intolerabil danno;
485
cosa ch'è da fuggir più che la morte.
486
Sì ch'io vi priego, e supplico, signore,
487
che vi piaccia da questi liberarmi.
488
Fatemi questa grazia, ch'io vi chieggio,
489
per le care ginocchia, ch'or abbraccio;
490
per la vittoriosa vostra mano
491
piena di fede e di valor, ch'io bacio.
492
Altro rifugio a me non è rimaso
493
che voi, dolce signore, a cui ricorro,
494
sì come al porto de la mia salute.
495
E se ciascuna via pur vi sia chiusa
496
di tormi da l'arbitrio di costoro,
497
toglietemi da lor col darmi morte.
498
Questa per grazia estrema vi dimando;
499
la qual è in vostra libertà di certo;
500
però, caro signor, non la negate;
501
e a sì glorioso e bel principio,
502
che fatto avete per la mia salute,
503
deh donate per fin questa promessa.
504
CORO
Gran forza aver dovrebbon le parole,
505
che son mosse dal cuore e dolcemente
506
escon di bocca d'una bella donna.
507
MASSINISSA
Talora è buono aver molti rispetti,
508
e talor si richiede essere audace.
509
Ma se l'audacia mai si deve usare,
510
usar si dee ne l'opere pietose.
511
Io so per me, che son di tal natura,
512
che non m'allegro mai de l'altrui male
513
e volentieri aiuto ogniun ch'è oppresso,
514
perché null'altra cosa ci può fare
515
tanto simili a Dio, quanto ci rende
516
il dar salute a gli omini mortali.
517
Ora, volendo dar nuova risposta
518
a' vostri ardenti e graziosi prieghi
519
(a cui se fosse il mio volere avverso,
520
mi parrebbe di far cosa da fiera),
521
dico che fermamente vi prometto
522
di far per voi ciò che m'avete chiesto.
523
E se si troverà qualcun sì audace,
524
ch'ardisca di toccarvi pur la vesta,
525
io gli farò sentir ch'io son offeso,
526
e ben dovessi abandonarvi il regno.
527
E per maggior chiarezza la man destra
528
toccar vi voglio; ed or per questa giuro,
529
e per quel Dio, che m'ha dato favore
530
a racquistare il mio paterno impero,
531
che servato vi fia quel che prometto;
532
e non andrete in forza de' Romani,
533
mentre che sarà vita in queste membra.
534
CORO
O risposta cortese, o parlar pio,
535
degno di laude, e di memoria eterna.
536
SOFONISBA
In che voce poss'io scioglier la lingua,
537
che degnamente a voi grazie ne renda
538
di questa liberal vostra risposta;
539
la qual si vede veramente degna
540
del nome e dell'altezza, in che voi siete.
541
Però s'io temo, e sto col cuor sospesa,
542
né so dov'io mi volga le parole,
543
non sono (al parer mio) di scusa indegna;
544
perché a me pare un'impossibil cosa,
545
parlar di questo, quanto si conviene,
546
e non dir poche, né soverchie lodi.
547
Benché nessuna laude esser soverchia
548
puote a sì degno e glorioso fatto.
549
Pur molte volte un valoroso spirto
550
si sdegna, s'ei si loda oltra misura.
551
Sì che per non mi porre in tal periglio,
552
lascerò di lodarvi, e perché ancora
553
scema ogni laude in bocca d'una donna.
554
E solo vi dirò che tanta grazia
555
non è mai per uscirmi de la mente,
556
mentre che di me stessa mi ricordi.
557
Ma perché m'ha l'estrema mia fortuna
558
tolto ogni cosa, salvo che la vita
559
(la qual però da voi sola conosco,
560
e pronta son per voi spenderla ancora),
561
i' pregherò quel Dio, che su dal cielo
562
risguarda e cura l'opere mortali,
563
che in vece mia, per questa sì bell'opra,
564
vi renda degno ed onorato merto.
565
MASSINISSA
Altro merto non vo', però che il bene
566
solo si deve far, perch'egli è bene;
567
il quale è il fin di tutte l'opre umane.
568
SOFONISBA
Il premio è pur quel che la gente invita
569
spesse fiate a l'onorate imprese.
570
MASSINISSA
Sì, quella gente, a cui non è ancor nota
571
quanta dolcezza del ben far si prende.
572
SOFONISBA
Sia pur come si voglia, ch'io ne priego
573
Iddio, che renda a voi merto di questo,
574
per onorar così pietoso aiuto.
575
MASSINISSA
Assai merto m'ha reso, ch'ei m'ha fatto
576
grazia di dire e poter forse fare
577
cosa, che tanto a voi diletta e piace.
578
SOFONISBA
Or così sia, signor; ditemi poi
579
che debbia far, che dal consiglio vostro
580
i' non intendo punto dilungarmi.
581
MASSINISSA
Parrebbe a me (s'a voi questo non spiace)
582
d'andare in casa, u' penseren del modo
583
da mantenervi la promessa fede.
584
SOFONISBA
Sì, caro signor mio, non mi mancate.
585
MASSINISSA
Di poca fede adunque dubitate?
586
SOFONISBA
Io non dubito già, ma il gran disìo
587
mi sprona sì, che fa parer ch'io tema.
588
MASSINISSA
Non dubitate, ch'egli è mio costume
589
d'attender sempre mai quel ch'io prometto,
590
e ho in odio colui che dentr'al cuore
591
tien una cosa, e ne la lingua un'altra.
592
SOFONISBA
Andiamo adunque, e s'a le buone imprese
593
non è sempre contraria la fortuna,
594
debbian sperar che ci sarà seconda.
595
CORO
Almo celeste raggio,
596
de la cui santa luce
597
s'adorna il cielo e si ristora il mondo,
598
il cui certo viaggio
599
sì belle cose adduce,
600
che il viver di qua giù si fa giocondo,
601
perché sendo ritondo,
602
infinito ed eterno,
603
il dì dopo la sera,
604
e dopo primavera,
605
mena la state, e poi l'autunno e il verno,
606
onde la terra e il mare
607
s'empie di cose preziose e rare;
608
menaci un giorno fuore,
609
che non sia tanto carco,
610
come son questi, di soverchi affanni.
611
Tu sai con qual dolore
612
da un mal ne l'altro varco,
613
e già comincio a trappassarvi gli anni.
614
Ben come i primi danni
615
si pose a far Siface
616
al buon figliuol di Gala,
617
dissi: "Quest'opra mala
618
ci sturberà la nostra antica pace".
619
Ahi troppo il divinai,
620
che pace ferma poi non ci fu mai.
621
Lassa, da indi in qua, quante rapine,
622
quant'ire, quanti torti,
623
quante ferite e morti
624
si son vedute in quest'almo paese!
625
I più leggiadri giovani e i più forti
626
quasi son giunti al fine;
627
da queste aspre ruine
628
tutte sian state lungamente offese:
629
chi per soverchie spese
630
ha visto il caro albergo impoverito;
631
chi ne le rotte squadre,
632
lassa v'ha perso il padre,
633
chi il figlio, chi il fratello, e chi 'l marito;
634
chi s'ha visto di braccio
635
tor la figliuola, e farne le sue voglie;
636
chi parve al sol di ghiaccio
637
vedendo ir carco altrui de le sue spoglie.
638
Se con ragion mi doglio,
639
dical Muluca e Tusca,
640
che vider l'acque lor di sangue tinte.
641
Non è deserto scoglio,
642
né valle, o selva offusca,
643
che non sian state a lagrimar sospinte,
644
per vedersi dipinte
645
di sangue i rami e il dorso;
646
e per udir sospiri,
647
e lacrime, e martiri,
648
di chi fornìa de la sua vita il corso,
649
lasciando i corpi loro
650
preda di cane e pasto d'avoltoro.
651
E or quando credea
652
dover fornirsi i mali,
653
veggio rinovellar le nostre piaghe.
654
Ahimé, più non dovea
655
con colpi sì mortali
656
ferirci il ciel, com'or par che c'impiaghe.
657
O nostre menti vaghe
658
d'esser al fin felici,
659
qual vi s'aggiunge peso?
660
Il re nel campo è preso.
661
e la cittate è piena di nimici:
662
null'altra più ci resta
663
cosa crudele a sopportar, che questa.
664
Ben fra tante ruine una speranza
665
ancor ne mostra il volto;
666
che il nuovo re par volto
667
al bene, e a l'aver d'altrui pietate.
668
Con che parole ha la regina accolto?
669
Con che dolce sembianza?
670
Che se medesma avanza
671
di grazia, gentilezza e di bontate.
672
O cara libertate,
673
quinci prender tu puoi qualcuna speme.
674
Che se in buon stato fia
675
l'alta regina mia,
676
forse rimoverà quel che or ci prieme.
677
E perché ha sempre avuto
678
tanta cura di noi, qual di se stessa,
679
spero di fermo aiuto
680
se servata le fia l'alta promessa.
681
Atto II
Scena I
(LELIO e CORO)
LELIO
Ad ogni passo mi rivolgo intorno,
682
mirando la grandezza e la possanza
683
de la nimica terra, ove son ora;
684
e quasi, a dire il ver, meco mi pento,
685
pensando al periglioso mio viaggio,
686
d'esser con così pochi entro ridotto.
687
Onde s'io veggio alcuna gente armata,
688
mi sto sospeso molto, perché sempre
689
l'arme son da temer ne' suoi nimici.
690
Oltre di ciò mi reca ancor paura
691
ch'io non riveggio alcun di tanta gente,
692
che ne la terra entrò con Massinissa;
693
però vo' dimandarne a queste donne,
694
che di lor mi diran qualche novella.
695
Donne, chi siete voi, che ragionando
696
vi state insieme sconsolate in vista?
697
CORO
Cittadine siam noi di questa terra,
698
che presa avete, nominata Cirta;
699
la cui novella e sùbita presura
700
ci fa così restar quasi confuse.
701
LELIO
Voi devete sapere ove si truove
702
nuovo re, ch'entrò con la sua gente
703
poc'ora fa qui ne la terra vostra;
704
però vi piaccia d'insegnarlo a noi.
705
CORO
Dentr'al palazzo andò non è gran tempo
706
con molta gente il re, che voi chiedete.
707
Ivi lo troverete, ivi dimora.
708
Ma non sia grave ancor a voi, di farci
709
parimente sapere il vostro nome.
710
LELIO
Lelio mi chiamo, e la mia patria è Roma;
711
e dopo Scipion, ch'è capitano,
712
tengo nel campo il più sublime onore.
713
CORO
Or mi ricordo, e so, chi voi vi siete,
714
però che il glorioso nome vostro
715
è noto omai dal Nilo a le Colonne.
716
Sì ch'io m'inchino a voi facendo scusa,
717
s'io non v'avesse fatto quell'onore,
718
ch'a la vostra grandezza si conviene;
719
fu, ch'io non conoscea l'alta presenza.
720
LELIO
Non accade scusar, che non v'è fallo;
721
anzi gran gentilezza ho scorta in voi.
722
CORO
Ecco un de' vostri, ch'esce fuor di casa.
723
Ei dee saper quel che là dentro fanno.
724
Scena II
(LELIO e MESSO)
MESSO
A tempo veggio Lelio, a cui n'andava.
725
Signor, io v'ho da dire alcune cose.
726
LELIO
Tu vuoi forse narrarmi la gran preda,
727
che ritrovata avete entr'al palazzo.
728
MESSO
Anzi non ho veduto alcuna cosa,
729
che non s'ha avuto ancor cura di questo.
730
LELIO
Che face adunque dentro Massinissa,
731
se non raguna ogni regal tesoro?
732
MESSO
Egli si sta con la novella sposa
733
gioioso e lieto fra piaceri e canti.
734
LELIO
Che nuova sposa è questa, che tu parli?
735
MESSO
Di Massinissa, di chi voi chiedete.
736
LELIO
Come di Massinissa, e chi è costei?
737
MESSO
Sofonisba d'Asdrubale figliuola.
738
LELIO
Sofonisba la moglie di Siface?
739
MESSO
Quella stessa dich'io, che fu regina.
740
LELIO
Questi ha tolta per moglie Sofonisba?
741
MESSO
Questi l'ha tolta, i' non ragiono indarno.
742
LELIO
O nuovo caso, o smisurato ardire!
743
MESSO
La cosa sta così, com'io vi conto.
744
LELIO
Ma dove era costei, dove la vide?
745
MESSO
Ne la piazza, ch'è qui 'nanzi al palazzo.
746
LELIO
E che le disse nel primiero incontro?
747
MESSO
La donna a lui parlò primieramente.
748
LELIO
Ella gli parlò pria d'esserli moglie?
749
MESSO
No, ma li chiese umilemente un dono.
750
LELIO
Forse la libertà, ch'ognun disìa?
751
MESSO
Sì, di non gire in forza de' Romani.
752
LELIO
Ed egli le promesse arditamente?
753
MESSO
Anzi pur contradisse a questa parte.
754
LELIO
Che fece poi, quando le fu negato?
755
MESSO
Nel ripriegò con più soavi prieghi.
756
LELIO
Ed e' che disse la seconda volta?
757
MESSO
Tutto quel che chiedea, tutto promesse.
758
LELIO
O pensier vani, or come potea farlo?
759
MESSO
Non saprei dir che si sperasse alora.
760
LELIO
Che 'l poté indurre a far questa promessa?
761
MESSO
Amore e le dolcissime parole.
762
LELIO
Com'ebbe forza Amor così fra l'arme?
763
MESSO
Non è pensier, che il suo potere intenda.
764
LELIO
Ma fatto questo, che seguì dapoi?
765
MESSO
Tutti n'andammo a compagnarli in casa.
766
LELIO
E ivi la sposò secretamente.
767
MESSO
Anzi pur in presenza di ciascuno.
768
LELIO
Narrami un poco il matrimonio tutto.
769
MESSO
Dirollo, e so, per questo a voi venìa.
770
Poi che noi fummo andati entr'al palazzo,
771
la regina dal re prese licenza,
772
e se n'andò di sopra a riposarsi.
773
Allora il re stette sospeso alquanto,
774
credo pensando a l'alta sua promessa;
775
dapoi chiamato un de' più cari amici,
776
mandò, di sopra a dire a Sofonisba
777
che, per cavarla fuor d'ogni sospetto,
778
avea pensato prenderla per moglie,
779
e far le nozze in quel medesmo giorno,
780
quando tal cosa a lei non fosse noia.
781
A cui la donna diè tale risposta:
782
che l'esser moglie di sì gran signore,
783
al qual fu primamente destinata,
784
non le potea recar se non diletto;
785
ma che sarìale infamia abandonare
786
sì tosto il preso suo primo consorte,
787
e gir volando a le seconde nozze;
788
massimamente avendo un figliolino
789
di lui, che non arriva al second'anno;
790
però ne lo pregava che volesse
791
interponer più tempo a questa cosa.
792
Com'ebbe intesa tal dimanda onesta,
793
a lei risponder fe' che li parea
794
che non devesse aver tanti rispetti,
795
perciò ch'appresso ognun sarìa scusata
796
per la necessità de la Fortuna.
797
E poi con più ragione esser devea
798
moglie di quello, a cui la diè suo padre,
799
che di Siface, a cui la diè il Senato.
800
Oltre di ciò, pensando e ripensando,
801
non trovava altra via da liberarla,
802
come promesso avea; però prendesse
803
o questa, o l'esser serva de' Romani.
804
Allor la Donna sospirando disse:
805
che sì fatta dimanda è da seguire
806
con l'opra ferma, e non con le parole.
807
Però li potrai dir, come son pronta
808
di far ciò che comanda il mio signore.
809
Riferita che fu questa risposta,
810
subito il re n'andò sopra la sala,
811
e poco stando venne la regina,
812
con gli occhi ancor di lacrime coperti,
813
ch'a mal grado di lei si dimostraro.
814
Alor molti susurri infra le genti
815
nacquer di queste repentine nozze;
816
e secondo la mente di ciascuno,
817
chi le lodava, e chi le dava biasmo.
818
Tal che un trombetta poi con gran fatica
819
fece silenzio, e gridò ben tre volte:
820
udite, udite, pria che si tacesse.
821
Ma racchetato il vulgo, un sacerdote
822
si fece avanti, e disse este parole:
823
"O sommo Giove, e tu del ciel regina,
824
siate contenti di donar favore
825
a queste belle e onorate nozze;
826
e concedete ad ambi lor ch'insieme
827
possan godersi in glorioso stato
828
fin a l'ultimo dì de la sua vita,
829
lasciando al mondo generosa prole".
830
Dapoi rivolto a la regina disse:
831
"Sofonisba regina, evvi in piacere
832
di prender Massinissa per marito,
833
Massinissa ch'è qui, re de' Massuli?".
834
Ed ella già tutta vermiglia in faccia
835
disse con bassa voce esser contenta.
836
Poi questi dimandò se Massinissa
837
era contento prender Sofonisba
838
per leggittima sposa. Ed e' rispose
839
ch'era contento, con allegra fronte.
840
E fattosi a la donna più vicino,
841
le pose in dito un prezioso anello.
842
Appresso, il sacerdote riparlando
843
disse a gli sposi: "Pria che il sol s'asconda,
844
fate divotamente onore a Dio.
845
Ben questo era però da farsi inanzi
846
che si desse principio a cosa alcuna;
847
pur or per fretta si farà dipoi;
848
e Sofonisba onorerà Giunone
849
con proprii doni, e Massinissa Giove".
850
Poi, come tacque il vecchio sacerdote,
851
udì la sala ribombar di suoni,
852
e di soavi canti, ond'io partimmi,
853
e venni fuori a voi, come vedeste,
854
per raccontarvi ciò che s'era fatto.
855
LELIO
L'intelletto, ch'a l'uomo il ciel concesse,
856
val più d'ogni mondano altro tesoro;
857
ma la felicità spesso l'adombra.
858
Costui, che ci parea tanto prudente,
859
or è caduto in periglioso errore,
860
per la vittoriosa sua ventura.
861
Ben non è da tenere alcun per buono
862
fin a l'estremo dì de la sua vita;
863
che la prosperità maggior de' merti
864
suol esser causa a gli animi leggieri
865
di pensare e di far cose non buone.
866
MESSO
Guardate Massinissa, che vien fuori.
867
LELIO
I' l'ho veduto; or te n'andrai da parte
868
nascosamente, perch'io vo' mostrarmi
869
di non saper di questo alcuna cosa.
870
MESSO
Io farò sì che non potrà vedermi.
871
Scena III
(LELIO, MASSINISSA e CORO)
MASSINISSA
Apparecchiate voi da gire al tempio,
872
ch'io vo' far ciò che ha detto il sacerdote,
873
come subitamente mi ritorni.
874
Or sono uscito per mandare al campo
875
qualcun de' miei. Va' tu, fa' diligenza
876
di sapermi ridir ciò che si face.
877
LELIO
Non bisogna mandare alcun per questo,
878
perciò che or ora di costà ne vengo.
879
MASSINISSA
O Lelio, ancora non avea rivolti
880
gli occhi verso di voi; ditemi adunque,
881
è giunto Scipion con la sua gente?
882
LELIO
Poc'ora fa, ch'uno de' suoi ne venne,
883
e disse come egli è fuor de la porta,
884
ch'è di riscontro; ond'io vo' agire a lui.
885
Ma qui dimoro per mandarli pria
886
Siface, e gli altri ancor che sono presi.
887
MASSINISSA
Sarà ben fatto; e non gli date indugio.
888
LELIO
Così far voglio. Ecco che vien Catone
889
camerlingo del campo, e halli seco.
890
Di' ch'egli aspetti alquanto, acciò ch'e' meni
891
con questi insieme ancora Sofonisba.
892
MASSINISSA
Non accade mandarvi la regina.
893
LELIO
Perché non deve anch'ella andar con loro?
894
MASSINISSA
Perch'ella è donna; e non è cosa onesta
895
che vada mescolata infra soldati.
896
LELIO
Sarebbe vano aver questo rispetto,
897
andando, come andrà, con suo marito.
898
MASSINISSA
Mandiam pur gli altri, che 'l mandar la donna
899
non è se non soverchio; e l'uom ch'è saggio,
900
non deve operar mai cosa soverchia.
901
LELIO
Sia che si voglia, i' vo' mandarla al tutto.
902
MASSINISSA
Lelio, non fate a me sì fatta ingiuria;
903
che infin a Dio non è l'ingiuria grata.
904
LELIO
Che ingiuria vi facc'io, faccendo quello
905
che si costuma far di gente presa?
906
MASSINISSA
Costei non si dee porre infra i prigioni
907
per modo alcun, però ch'ella è mia moglie.
908
LELIO
Com'esser può, ch'è moglie di Siface?
909
MASSINISSA
Voi devete saper come fu prima
910
mia sposa, poi Siface me la tolse;
911
or col vostro favor l'aggio ritolta.
912
LELIO
Non ho da ricercar che si sia fatto
913
questi anni avanti; a me sol basta ch'ella
914
è di presente moglie di Siface;
915
il qual esser intendo dei Romani
916
col regno, con la donna, e coi tesori.
917
MASSINISSA
Non è più di Siface, anzi ella è mia;
918
ch'io l'ho sposata, come ognuno ha visto.
919
LELIO
Voi l'avete sposata? e in che luogo?
920
MASSINISSA
Qui ne la casa, ond'or ne sono uscito.
921
LELIO
Qui ne la casa dei nimici nostri?
922
Ah, fatto avete un'opera non degna.
923
MASSINISSA
Il fei con buona e ottima speranza.
924
LELIO
La speranza di quel che non si deve,
925
è spesso la ruina de' mortali.
926
MASSINISSA
Voglio più tosto che il ben far mi noccia,
927
che avere utilità d'una mal'opra.
928
LELIO
So ben che siete tal, che omai v'è noto
929
che non è ben alcun sopra la terra,
930
che tanto util ci sia, quant'è il sapere;
931
e che non si dee avere alcun per saggio,
932
se non è saggio ancora a sé medesmo.
933
Considerate adunque fra voi stesso
934
(deponendo
935
la passion però prima da canto,
936
perch'ella inganna spesso la prudenza)
937
e vederete con che mal consiglio
938
presa avete per moglie Sofonisba,
939
che v'è mortal nimica, e poscia è serva
940
del popolo di Roma, il qual l'ha dato
941
il regno, e vi può dar cosa maggiore.
942
E questa voi sposaste in mezzo a l'arme,
943
senza aspettarci, e nel nimico albergo
944
celebraste le nozze. Ah non avete
945
vergogna pur udendo raccontarlo.
946
Sì che lasciate lei; ch'è gran guadagno
947
l'abandonare una cattiva impresa.
948
Questa sarebbe una facella ardente,
949
che v'arderìa la casa; questa ancora
950
vi farìa venir vecchio inanzi tempo;
951
e se pur vi sia noia abandonarla,
952
sopportatela alquanto, e muterassi;
953
che in questa vita il dolce alcuna volta
954
si face amaro, e poi ritorna dolce.
955
CORO
Ahi come temo; che so ben che spesso
956
spesso sono impediti i bei pensieri.
957
MASSINISSA
Siccome non si dee senza gran causa
958
reputar buono un, che sia visso male;
959
così non è da creder leggermente
960
che fatto sia cattivo un, che fu buono.
961
Io, poi che son cattivo reputato
962
per aver dato aiuto a la mia donna,
963
di che me ne credea ricever laude
964
(che il dare aiuto altrui, quando si puote,
965
mi par che sia bellissima fatica)
966
me sforzerò con qualche più parole
967
di dimostrar ch'io son ripreso a torto.
968
So ch'egli a tutto il mondo è manifesto,
969
come Asdrubale figlio di Gisgone
970
mi diede già per moglie Sofonisba
971
sua figlia; e fatto genero di lui,
972
menommi seco a difensar la Spagna.
973
Allor Siface, a cui piaceva molto
974
questa mia donna, e disiava averla,
975
si fe' nimico de' Cartaginesi;
976
né stette molto, che con voi fe' lega.
977
Onde il Senato lor, che pur voleva
978
averlo seco a far con voi la guerra,
979
senza saputa mia, né di suo padre,
980
gli concesse per moglie Sofonisba.
981
Ond'io dapoi da giusta ira commosso
982
gli feci guerra; e per aver costei,
983
lasciaivi il regno, e quasi ancor la vita.
984
Or l'ho riavuta, ben con vostro aiuto,
985
e di ciò ve ne son molto obligato,
986
e sarò sempre mai, mentre ch'io viva,
987
perché la grazia partorir dee grazia;
988
e chi non si ricorda il beneficio,
989
è ben di spirto e di natura vile.
990
Che mal dunque facc'io, s'io m'ho ritolta
991
quella, che mi cercai sempre ritorre?
992
E s'io non ho nel prenderla servato
993
il modo e il tempo, che devea servarsi,
994
questo fu forse error, ma non già colpa.
995
Voi dite ancor ch'ell'era mia nimica;
996
il che niegh'io; perciò che mai non ebbi
997
gara alcuna con lei, ma con Siface.
998
Oltre di ciò non vo' commemorarvi
999
qual sia stato con voi, quanta v'ho fatta
1000
nel campo utilità con la mia gente;
1001
ma dico ben ch'essendo vostro amico,
1002
sì com'io son, che non è ben negarmi
1003
la moglie, avendo a me donato un regno;
1004
che chi concede un beneficio grande,
1005
e poi niega un minoro, ei non s'accorge
1006
che la primiera grazia offende e guasta.
1007
Sì che non m'esortate or di lasciarla,
1008
anzi datemi aiuto, ond'io la tenga.
1009
CORO
Abbi pietà, signor, del giusto amore
1010
di questo re; non lo voler privare
1011
d'una sì cara e valorosa donna.
1012
LELIO
Quand'un s'accorge del commesso errore,
1013
e seco stesso del fallir si pente,
1014
questi merta perdono, e di costui
1015
si può sperar che si ritorni al bene;
1016
ma quel che l'error suo scusa o difende,
1017
è da pensar che mai non si correggia.
1018
Non voglio replicar con voi parole;
1019
che non è saggio il medico, che vede
1020
che il mal vuol ferro, ed egli adopra incanti.
1021
Ite, militi miei, dentro al palazzo;
1022
menate presa la regina fuore.
1023
MASSINISSA
Nessun di voi, che qui d'intorno ascolta,
1024
presuma porre il piè dentro a la porta;
1025
che la farìa del suo sangue vermiglia.
1026
LELIO
O che arroganza! Adunque voi credete
1027
far resistenza al campo de' Romani?
1028
MASSINISSA
Non posso sopportar che mi sia tolta
1029
costei, che m'è, più che la luce, cara.
1030
Scena IV
(CATONE, LELIO, MASSINISSA e CORO)
CATONE
Guardate a dietro ben tutti e prigioni,
1031
ch'io vedo apparecchiarsi una contesa,
1032
da cui nascer porìa molta ruina;
1033
però voglio cercar di rassettarla.
1034
LELIO
Catone, avete visto l'arroganza
1035
di Massinissa, e ciò che ci minaccia?
1036
CATONE
Ho vista tutta la contesa vostra.
1037
MASSINISSA
Piacemi ch'ogni cosa abbiate visto,
1038
per saper ben da chi procede il torto.
1039
CATONE
Sarìa ben fatto di troncar la via
1040
a questa vostra impetuosa lite,
1041
e non giunger più legne a tanto fuoco.
1042
Perché la nimicizia degli amici
1043
è grave, e quasi mai non si racconcia,
1044
se la si lascia andar troppo di lungo.
1045
Io dirò il vero a voi, sia che si voglia,
1046
che sempre si dee fare onore al vero.
1047
Voi mi parete fuor di voi medesmi;
1048
e parmi che cerchiate dar dolore
1049
ai vostri amici, e ai nimici riso.
1050
Ove lasciate trasportarvi a l'ira?
1051
Non vedete la terra, in che voi siete?
1052
E fra che gente? A voi mi volgo prima,
1053
Lelio, che avete qui maggior possanza;
1054
e quel, che ha più poter, deve aver cura
1055
che chi può manco non riceva oltraggio.
1056
Non vogliate esser tanto pertinace
1057
di menare al presente Sofonisba;
1058
ma lasciatela qui; di lei farassi
1059
ciò che sarà il voler del capitano.
1060
Voi poscia, Massinissa, che pensate?
1061
Forse voler combatter coi Romani
1062
per questa donna? Ah non vogliate dare
1063
sì duro premio al ricevuto impero;
1064
che quel che sa remunerare altrui
1065
del ben, che ha avuto, veramente è degno
1066
d'esser amato sopra ogn'altra cosa.
1067
Non v'accorgete ancor che simil guerra
1068
sarìa vostra ruina manifesta?
1069
Ponete adunque giù, ponete l'ire;
1070
e sarete contenti stare a quello
1071
che dirà Scipion di questa cosa.
1072
LELIO
Caton, ciò che voi dite, è sì ben detto,
1073
che sarebbe vergogna a contradirli;
1074
ma questo nuovo re troppo è superbo,
1075
e troppo vuole ogni cosa che vuole:
1076
nondimeno io farò quel che vi piace.
1077
MASSINISSA
Sarei ben vile, e veramente nulla,
1078
s'io mi lasciassi torre anche la moglie:
1079
pur mi contento di restare a quello
1080
che dirà Scipion di questa cosa.
1081
CATONE
Non più contesa, no; cessate omai,
1082
che (come vedo) voi siete d'accordo
1083
di stare a quel che dica Scipione.
1084
Adunque i' menerò la gente presa
1085
a lui; dapoi voi ne verrete insieme.
1086
Ben vi vorrei veder, prima ch'io parta,
1087
toccar la mano, a far tra voi la pace.
1088
LELIO
I' son contento d'abbracciarlo ancora,
1089
perché con lui non tengo alcuna offesa.
1090
MASSINISSA
E io similemente: ecco l'abbraccio.
1091
CATONE
Ben fate cosa d'animi gentili,
1092
come voi siete; ch'egli è somma laude
1093
por l'offese in oblio, non che placarsi.
1094
Or io ne vado al campo, e vi ricordo
1095
di venirne più tosto che potete.
1096
LELIO
Subito ne verrò, ch'abbia vedute
1097
le stalle, e che cavalli entro vi sono.
1098
CORO
Lassa, ben mi credeva esser venuto
1099
il fin de l'angoscioso mio dolore,
1100
che mi fa stare in lacrime e sospiri;
1101
or, poi ch'io veggio che il novello aiuto
1102
si va fiaccando, in me nasce un timore,
1103
che mena dentr'al cuor nuovi martiri.
1104
Né so dov'io mi giri
1105
la speme più, che omai troppo m'inganna.
1106
Ma se il ciel mi condanna,
1107
so ch'egli è vano ogni mortal consiglio;
1108
onde in sì gran periglio
1109
sommergerem, se Dio non ci difende;
1110
ch'ogni ben di qua giù da lui dipende.
1111
Dunque, Signor, se non ti par molesto
1112
il pregar che li miei prieghi mortali
1113
possan venire a l'alta tua presenza,
1114
io te ne priego; e il cuor, quantunque mesto,
1115
si sforzerà di far, che non sien tali,
1116
che si disdica lor la tua clemenza.
1117
So che conosci, senza
1118
che noi parliam, quel che ciascun disìa:
1119
pur per l'antica via,
1120
ove n'andaro i buoni ingegni e il volgo,
1121
con loro anch'io mi vòlgo;
1122
e priègoti, Signor, ch'abbi pietate
1123
di questa nostra giovenile etate.
1124
Difendi, Signor mio, con la tua mano
1125
questa nostra onestà, che abbiam difesa
1126
da mille insidie de l'umana vita.
1127
Or veggio intorno lei di mano in mano
1128
apparecchiarsi una sì dura impresa,
1129
contra cui sarà nulla ogni altra aita,
1130
se tua pietà infinita
1131
non la soccorre. Omai, Signor verace,
1132
concedi la tua pace
1133
a questa nostra infortunata gente;
1134
e poni entr'a la mente
1135
di Scipion, che salvi la regina;
1136
tal che da noi s'allunghi ogni ruina.
1137
In ogni parte, ov'io rivolgo gli occhi,
1138
veggio annitrir cavalli, e muover arme;
1139
onde mi sento il cuor farsi di ghiaccio;
1140
e temo sì, che il campo non trabocchi
1141
ne la cittade, e contra noi non s'arme,
1142
che quasi di paura mi disfaccio.
1143
Misera me, che faccio?
1144
Che faccio qui? Meglio è pur ch'io ne vada
1145
per la più corta strada
1146
ad udir la sentenzia de' Romani;
1147
perché se fien sì umani
1148
che Sofonisba resti a Massinissa,
1149
forse quindi arà fine ogni altra rissa.
1150
Atto III
Scena I
(SCIPIONE, CATONE, SIFACE, e CORO)
SCIPIONE
Ecco i prigioni; e quel che in più onorato
1151
luogo vien prima, è il misero Siface,
1152
di cui molta pietà mi giunge al cuore;
1153
e rimirando lui penso a me stesso;
1154
che tutti che vivem sopra la terra,
1155
non siamo altro però, che polve e ombra.
1156
O come il vidi in gloriosa altezza,
1157
quando Asdrubale e io ne le sue case
1158
ci ritrovammo in un medesmo giorno!
1159
Ben quanto è più il favor de la Fortuna,
1160
tant'e più da temer, che non si volga;
1161
ché non fu alcun giammai sì caro a Dio,
1162
che vivesse sicuro un giorno solo.
1163
CATONE
O Scipion, quest'è la gente presa;
1164
ordinate di lei ciò che vi piace.
1165
SCIPIONE
Pongansi tutti gli altri in quelle tende,
1166
intorno de le quai si faccia guardia;
1167
e solo il re se ne rimanga meco.
1168
CATONE
Tant'è la turba de la gente intorno
1169
corsa qui per veder questi prigioni,
1170
che a fatica n'andran fin a le tende.
1171
SCIPIONE
Qual avversa Fortuna v'ha condotto,
1172
Siface, a far accordo coi nimici,
1173
senza guardare a sacramenti e leghe,
1174
ch'eran fatte con noi primieramente?
1175
E oltre a ciò v'ha fatto prender l'arme
1176
contra la nostra gente, che per voi
1177
l'aveva mosse già contra Cartago?
1178
SIFACE
La causa fu la bella Sofonisba,
1179
de l'amor de la qual fui preso e arso.
1180
Sendo costei de la sua patria amica,
1181
quanto alcun'altra mai, ch'indi n'uscisse,
1182
e di costumi e di bellezze tali,
1183
che potean far di me ciò che a lei piacque,
1184
sì seppe dir, ch'ella da voi mi smosse,
1185
e a la patria sua tutto mi volse.
1186
Così da quella mia vita serena
1187
m'ha posto in la miseria che vedete.
1188
Ne la quale ho però questo conforto,
1189
che il maggior mio nimico ora l'ha presa
1190
per moglie, e so ch'ei non sarà più forte
1191
di quel, che mi foss'io; ma per l'etate
1192
e per l'acceso amor forse più lieve;
1193
onde ne seguirà la sua ruina,
1194
che in vero a me sarà dolce vendetta.
1195
Ma voi, non risguardando al nostro errore,
1196
vi potete mostrar più saldo amico.
1197
SCIPIONE
Sempre del vostro error mi dolse, e duole,
1198
così per voi, come per mio rispetto;
1199
perché aver non si può piaga maggiore,
1200
né che ci annoie più, d'un mal amico.
1201
Ecco siete ridotto a caso tale,
1202
ch'io non vi posso dare alcun aiuto.
1203
SIFACE
Non chiedo libertà, ch'esser non puote;
1204
né schifo ancor la morte; ché qualunque
1205
si ritrova nel stato, in che son io,
1206
sa che il morir non gli è se non guadagno.
1207
Ma ben vorrei, che ciò che si destina,
1208
s'esequisca di me senza tormenti.
1209
SCIPIONE
Non dubitate no di simil cose.
1210
Levateli datorno le catene,
1211
e menatelo al nostro allogiamento;
1212
né stia come prigion, ma come amico.
1213
SIFACE
Dio vi faccia felice in questa impresa,
1214
e in ogni altra; poiché siete tale,
1215
che, non che i vostri amici, ma i nimici
1216
sono constretti di portarvi amore.
1217
CORO
Quanto quanto dolor, quanta pietate
1218
ho del misero stato di costui,
1219
che fu sì gran signor, che fu sì ricco
1220
di tesoro, e di gente; or in un giorno
1221
si truova esser prigion, mendico, e servo.
1222
SCIPIONE
Catone, udiste il ragionar che ha fatto
1223
Siface, e come il dir di Sofonisba
1224
gli fu contra di noi dui sproni ardenti?
1225
Però fia buon veder che non ci toglia
1226
quest'altro con le dolci sue lusinghe.
1227
CATONE
Son stato ne la terra, e ho parlato
1228
con Massinissa; egli mi par disposto
1229
di voler stare a la sentenzia vostra.
1230
SCIPIONE
Parvi che sia disposto di lasciarla?
1231
CATONE
Credo che lo farà, ben con dolore.
1232
SCIPIONE
Faccialo pur; che de le medicine,
1233
che si sogliono apporre a le ferite,
1234
quella dà più dolor, ch'è più salubre.
1235
CATONE
Ecco ch'e' vien; parlatene con lui.
1236
CORO
Ahimé, signor, ahimé, che s'apparecchia
1237
contra il vostro disìo machina grande.
1238
Scena II
(SCIPIONE, MASSINISSA e CORO)
SCIPIONE
Ben venga Massinissa, il cui valore
1239
è degno veramente d'ogni laude.
1240
I' sento comendar per tante lingue
1241
quel che ne la battaglia avete fatto
1242
con la vostra persona, e col consiglio,
1243
ch'a voi son per averne obligo eterno:
1244
e oltre a questo, la città di Roma
1245
vi renderà di ciò condegno merto;
1246
che quella terra mai senza mercede
1247
non lasciò rimaner chi ben la serve.
1248
CORO
Questo parlar mi dà qualche speranza.
1249
MASSINISSA
I' non voglio negar che non mi piaccia
1250
d'avervi satisfatto in quel ch'io feci;
1251
che veramente il fei con molta fede,
1252
e senz'altra speranza di guadagno;
1253
che 'l maggior premio, ch'io mi possa avere,
1254
è ben servir quest'onorata gente.
1255
SCIPIONE
Andate un poco voi tutti da parte,
1256
ch'io vo' restarmi sol con Massinissa.
1257
CORO
Io mi dilungo, e quivi in questo canto
1258
Separata starò, per fin ch'io senta
1259
quel che si debbia far di Sofonisba.
1260
SCIPIONE
Signore, io penso, che null'altra cosa,
1261
che il conoscere in me qualche virtute,
1262
v'inducesse da prima a pormi amore;
1263
il quale amor da poi vi ricondusse,
1264
che riponeste in Africa voi stesso,
1265
e le vostre speranze in la mia fede.
1266
Ma sappiate però, che nessun'altra
1267
di quelle alme virtù, per cui vi piacqui,
1268
tanto m'allegro aver, né tanto onoro,
1269
quanto la temperanzia e 'l contenermi
1270
d'ogni libidinoso mio pensiero.
1271
Questa vorrei, che parimente voi
1272
giungeste a l'altre gran virtù che avete.
1273
Crediate a me, ch'a l'età nostra sono
1274
le sparse voluttà, che abbiam d'intorno,
1275
di più periglio che i nimici armati;
1276
e chi con temperanzia le raffrena,
1277
e doma, si può dir che acquista gloria
1278
molto maggior, che non s'acquista d'arme.
1279
Quello che senza me per voi s'è fatto
1280
con valore e con senno, volentieri
1281
l'ho detto, e volentier me lo ricordo:
1282
il resto voglio poi, che fra voi stesso
1283
più tosto il ripensiate, che a narrarlo
1284
vi faccia divenir vermiglio in fronte.
1285
Questo vi dico sol, che Sofonisba
1286
è preda de' Romani, e non potete
1287
aver di lei disposto alcuna cosa.
1288
Però v'esorto subito mandarla,
1289
perché convien che la mandiamo a Roma.
1290
E voi, s'avete a lei volta la mente,
1291
vincete il vostro cupido disìo;
1292
e abbiate rispetto a non guastare
1293
molte virtù con questo vizio solo;
1294
e non vogliate intenebrar la grazia
1295
di tanti vostri meriti, con fallo
1296
più grave che la causa del fallire.
1297
MASSINISSA
Io dirò, Scipion, qualche parola,
1298
acciò che voi, così senza sentirne
1299
alcuna mia ragion, non mi danniate.
1300
Non fu pensier lascivo, che m'indusse
1301
a far quel che fec'io, con Sofonisba;
1302
ma pietà forse, e il non pensar d'errare.
1303
So che sapete ben che primamente
1304
il padre di costei me la promesse;
1305
ma Siface dapoi, perché l'amava,
1306
tant'operò che dai Cartaginesi
1307
a me ne fu levata, e a lui concessa.
1308
Ond'io salii per questo in tal disdegno,
1309
che sempre mai dapoi gli ho fatto guerra;
1310
e con voi mi congiunsi ultimamente;
1311
con cui sapete ben quel ch'io son stato,
1312
e come presi Annone, e romper feci
1313
i cavai di Cartagine a la torre,
1314
che fe' Agatocle re di Siracusa.
1315
E poscia, quando Asdrubale rompeste,
1316
sapete ch'io vi dissi e lor consigli,
1317
e sol m'opposi al campo di Siface.
1318
Ma che bisogna dir che in mille luoghi
1319
v'ho dato utilità con la mia gente?
1320
Donde presa m'avea tanta baldanza,
1321
che senz'altra dimanda mi ritolsi
1322
la moglie mia, ch'altri m'avea rubbata.
1323
A questo ancor m'indusse, che più volte
1324
m'avevate promesso di ridarmi
1325
tutto quel che Siface m'occupava:
1326
ma se la moglie non mi fia renduta,
1327
che più debbio sperar che mi si renda?
1328
L'Europa già tutta si volse a l'arme,
1329
e passò il mar con più di mille navi
1330
contra de l'Asia, e stette ben diece anni
1331
intorno a Troia, e poi la prese, e arse,
1332
per far aver la moglie a Menelao;
1333
che già se ne fuggìo con Alessandro,
1334
e stata era con lui vent'anni interi.
1335
E voi non mi volete render questa,
1336
che ancor non è il terz'anno, che Siface
1337
me la tolse per forza e per inganni,
1338
né con tanta fatica s'è ritolta?
1339
Deh non negate a me sì caro dono;
1340
e non vogliate poi, che la vostr'ira
1341
contra i Cartaginesi si distenda
1342
con tal furore infin contra le donne.
1343
Ma i benefici miei possano tanto,
1344
che l'error di costei si le perdoni,
1345
se mai fatto v'avesse alcuna offesa:
1346
che ben conviensi per amor d'un buono
1347
perdonare ad un reo; ma non si deve
1348
punire un buon per il peccare altrui.
1349
SCIPIONE
Chi non sapesse ove si fosse il torto,
1350
e udisse il parlar che avete fatto,
1351
non si porìa pensar ch'io non l'avessi.
1352
Ma non è giusto quel che parla bene
1353
in ogni cosa, ove la mente volge;
1354
ma quel che mai dal ver non si diparte.
1355
Se Sofonisba fosse vostra moglie,
1356
senz'alcun dubbio ve la renderei;
1357
ché voi sapete ben che già vi diedi
1358
Annon Cartaginese; onde per cambio
1359
di lui, color vi resero la madre.
1360
E come prima il regno de' Massuli
1361
(ch'io sapeva esser vostro)
1362
senza punto tardar vi lo rendei.
1363
Ma se vi fu promessa Sofonisba
1364
(come voi dite)
1365
questo non fa però, che vi sia moglie;
1366
perché una sola e semplice promessa
1367
non face il matrimonio; voi giamai
1368
non giaceste con lei, né aveste prole,
1369
come d'Elena avea già Menelao.
1370
Oltre di ciò, s'ell'era moglie vostra,
1371
che vi accadeva risposarla ancora?
1372
E sì subitamente far le nozze
1373
ne la nimica terra, e in mezzo l'arme?
1374
Che vuol dir poi, che nel principio, quando
1375
tutte le cose vostre mi chiedeste,
1376
non diceste di lei parola alcuna?
1377
Quinci si può veder ch'era d'altrui,
1378
com'era veramente di Siface;
1379
il quale è stato con gli auspici nostri
1380
e vinto e preso; onde la sua persona,
1381
la moglie, le cittati, le castella,
1382
e finalmente ciò ch'ei possedeva,
1383
è preda sol del popolo romano;
1384
(ancora ch'ella
1385
non fosse da Cartagine, né avesse
1386
il padre capitanio dei nimici)
1387
è di necessità mandare a Roma;
1388
ov'ella arà da stare a la sentenzia
1389
del popolo romano e del Senato;
1390
imperò che si dice averli tolto
1391
e alienato un re, che gli era amico;
1392
e poscia averlo indotto a prender l'arme
1393
contra di lor precipitosamente.
1394
Sì ch'io non posso di costei disporre:
1395
dunque senza tardar ne la mandate;
1396
né più cercate a così fatto modo
1397
aver per forza le romane spoglie.
1398
Ma se di lor vorrete alcuna cosa,
1399
dimandatela pur, che scriveremo
1400
a Roma, e pregheremo che il Senato
1401
per le vostre virtù ve la conceda.
1402
MASSINISSA
Poscia ch'io vedo esser la voglia vostra
1403
d'aver costei, più non farò contrasto;
1404
ma vo' che ancor di questa mia persona
1405
possiate sempre far quel che v'aggrada.
1406
Ben io vi priego assai che non vi spiaccia,
1407
s'io cerco aver rispetto a la mia fede;
1408
la qual troppo obligai senza pensarvi;
1409
e promessi a costei di mai non darla
1410
in potestà d'altrui mentre che viva.
1411
SCIPIONE
Questa risposta è veramente degna
1412
di Massinissa: or fate dunque come
1413
pare il meglio, pur che abbiam la donna.
1414
MASSINISSA
Anderò dentro, e penserò d'un modo,
1415
che servi il voler vostro e la mia fede.
1416
CORO
Amor, che nei leggiadri alti pensieri
1417
sovente alberghi, e reggi quella parte,
1418
da cui non ti diparte
1419
rugosa fronte, o pel canuto e bianco;
1420
poi sì dolci lacciuoi, con sì bell'arte
1421
poni d'intorno a quei che son più fieri,
1422
che porgon volentieri
1423
a le feroci tue saette il fianco.
1424
Ogni valore al tuo contrasto è manco;
1425
né solamente agli omini mortali
1426
ti fai sentir, ma su nel ciel trappassi,
1427
e l'arroganza abbassi
1428
de' maggior dèi con i dorati strali;
1429
e piante, e animali,
1430
e ciò che vive, cede a la tua forza,
1431
che ne la resistenzia si rinforza.
1432
La tua più vaga, e più soave stanza
1433
è ne' begli occhi de le donne belle;
1434
ivi le tue facelle
1435
accendi, e d'indi la tua fiamma è sorta.
1436
E come i naviganti per le stelle,
1437
che son d'intorno al polo, hanno baldanza,
1438
che là, ov'è lor speranza,
1439
potranno andar con quella altera scorta;
1440
così la gente presa si conforta,
1441
e spera ogni suo ben da que' bei lumi,
1442
che l'enfiammaro; ond'or ne trae diletto,
1443
or lacrime, or sospetto,
1444
secondo il variar d'altrui costumi.
1445
Ben par che si consumi,
1446
se poi gli è tolto quel che la distrugge;
1447
onde il mal segue e 'l ben paventa, e fugge.
1448
Io, che mi truovo fuor de le tue mani,
1449
sento però nel cuor molto dolore,
1450
udendo tanti gemiti e sospiri,
1451
che affettuosamente manda fuore
1452
l'acceso re: forse forse fur vani
1453
i prieghi suoi; né sa dov'or si giri.
1454
Ahimé quanto dolor, quanti martiri
1455
arà la donna mia, se questo è vero;
1456
so che più volte chiamerà la morte.
1457
O dolorosa sorte
1458
di chi possiede un mal fondato impero!
1459
Ma tu, possente Amor, che hai prese e arse
1460
quell'anime gentil, non le lasciare
1461
senza il tuo aiuto; deh non voler dare
1462
a sì largo disìo l'ore sì scarse!
1463
Fa' poi, che quel che avemo visto andarse
1464
con quella coppa, andando a la regina,
1465
non le rechi dolor, ma medicina.
1466
Atto IV
Scena I
(FAMIGLIO e CORO)
FAMIGLIO
Donne dolenti, e lacrimose in vista,
1467
non state più di fuore;
1468
ma venitene omai ne la cittade.
1469
Che la regina già s'è rivestita
1470
tutta di bianchi panni,
1471
e s'apparecchia di voler portare
1472
oblazioni al tempio; al qual disìa
1473
che vogliate ir con lei.
1474
CORO
Adunque tu non sai la cosa trista,
1475
che ci conturba il cuore?
1476
Né forse quella, a cui più ch'altra accade
1477
Saperlo, ancor l'intende. O nostra vita
1478
piena sempre d'affanni!
1479
I' vengo teco, i' vengo per placare
1480
insieme anch'io con la signora mia
1481
(se non siam tarde)
1482
FAMIGLIO
Io sono stato lungamente intento
1483
a far la casa colta,
1484
come ordinato aveva la regina;
1485
però non aggio inteso alcuna cosa
1486
di quel che si sia fatto
1487
di fuori; adunque a voi, che lo sapete,
1488
(poi che dolor vi dà)
1489
di farlo manifesto.
1490
CORO
Ohimé, signora, ohimé come pavento
1491
che tu non mi sia tolta,
1492
e vada serva in terra peregrina;
1493
e se ben la sentenzia m'è nascosa,
1494
pur vedo un pessim'atto;
1495
che quel, ch'è già ne l'amorosa rete,
1496
non par che si rallegri, anzi l'aggrave
1497
dolore aspro e molesto.
1498
FAMIGLIO
Dunque le nube nozze non aranno
1499
il disiato effetto?
1500
Che cosa dite voi, che cosa dite?
1501
La promessa regal dunque s'inferma?
1502
Gran cosa è, ch'una moglie
1503
sì bella così tosto s'abandoni.
1504
Arà ben mille modi di salvarla,
1505
pur che salvarla voglia.
1506
CORO
Ove manca la forza, arroge il danno;
1507
e colui, ch'è suggetto,
1508
mal può il suo signor vincere a lite.
1509
Già non avrebbe il re la mente inferma,
1510
com'ha, s'a le sue voglie
1511
non vedesse seguir fatti non buoni.
1512
Costei non ha qui amico; ognun, che parla
1513
di lei, le annunzia doglia.
1514
FAMIGLIO
Ahi, chi non ha favor da la Fortuna,
1515
non creda avere amici;
1516
ch'alfin s'avederà quanto s'inganna.
1517
Adunque al vostro dir le nozze nostre
1518
saranno disturbate?
1519
Anzi averanno un doloroso fine?
1520
O dura sorte! Or io ne vado in casa,
1521
a dir che siete giunte.
1522
CORO
Non son certa però di cosa alcuna;
1523
ma siamo sì infelici,
1524
ch'ogni segno men buono il cor m'affanna.
1525
Questo veder, che il re non si dimostre,
1526
ma stia ne le serrate
1527
tende, e ne mandi fuor voci meschine,
1528
mi fa con le speranze esser rimasa
1529
da me tutte disgiunte.
1530
O misera regina,
1531
mentre che t'apparecchi a far onore
1532
al nuovo sposo, arai nuovo dolore.
1533
O che dura ambasciata sarà quella,
1534
che ti dirà ch'al campo
1535
vadi, per esser serva de' Romani.
1536
Lassa, pensando, di disdegno avampo,
1537
ch'una donna sì bella
1538
divenga preda in sì feroci mani.
1539
O Dio, fa' che sian vani
1540
questi nostri sospetti: ahi che vien fuore
1541
serva, che piange e si distrugge il cuore.
1542
Scena II
(SERVA e CORO)
SERVA
Ohimé meschina, o trista la mia vita!
1543
CORO
Che vuol dir questo tuo sì duro pianto?
1544
SERVA
I' piango ognor ch'io penso a quel che vidi.
1545
CORO
Che cosa hai tu veduto? O come io temo!
1546
SERVA
Tosto la vederete ancora voi.
1547
CORO
Dilla, non ci tener tanto sospese.
1548
SERVA
In brieve perderemo la regina.
1549
CORO
Come la perderemo? u' deve andare?
1550
SERVA
Andrà, donde giamai non si ritorna.
1551
CORO
Non torna mai colui ch'esce di vita.
1552
SERVA
Così farà costei.
1553
CORO
Dunque ella muore?
SERVA
Credo che tosto abbia a morire.
1554
CORO
O danno,
danno più grave assai ch'io non pensava.
1555
(ti priego)
1556
e non t'incresca di narrarla tutta.
1557
SERVA
Come uscì Massinissa, la regina
1558
fe' nel palazzo suo tutti gli altari
1559
ornar di nuovo d'edere e di mirti;
1560
ed in quel mezzo le sue belle membra
1561
lavò d'acqua di fiume, e poi vestille
1562
di bianche, adorne, e preziose veste:
1563
tal che a vederla ognuno arìa ben detto
1564
che il Sol non vide mai cosa più bella.
1565
E mentre rassettava in un canestro
1566
alcune oblazioni, che volea
1567
fare a Giunone, acciò ch'ella porgesse
1568
favore a queste sue novelle nozze,
1569
ecco un di Massinissa, il quale un vaso
1570
d'argento aveva in man pien di veneno;
1571
e conturbato alquanto ne la vista,
1572
disse queste parole a la regina:
1573
"Madonna, il mio signore a voi mi manda,
1574
e dice che servato volentieri
1575
v'arìa la prima sua promessa fede,
1576
sì come dovea far marito a moglie;
1577
ma poi che questo da la forza altrui
1578
gli è tolto, ecco si serva la seconda:
1579
che non andrete viva ne le forze
1580
d'alcun romano; e però vi ricorda
1581
di far cosa condegna al vostro sangue".
1582
Udito questo, la regina porse
1583
la mano, e prese arditamente il vaso;
1584
e poscia disse: "Al tuo signor dirai
1585
che la sua nuova sposa volentieri
1586
accetta il primo don ch'a lei ne manda;
1587
poiché non le può dar cosa migliore.
1588
Ver è che più le aggradirìa il morire,
1589
se ne la morte non prendea marito".
1590
Poi con la tazza in man sospesa alquanto
1591
si stette, e disse: "Non si vuol lasciare
1592
di far onore a Dio per caso alcuno".
1593
E posta quella giù, prese il canestro
1594
con altre oblazioni, e se n'andoe
1595
pur là, dov'era volta, e inginocchiata
1596
disse divotamente este parole:
1597
"O Regina del cielo, anzi ch'io muoia
1598
(il che sarà, prima che il sol si corchi)
1599
io son venuta a farvi questi doni,
1600
e quest'ultimi prieghi assai diversi
1601
da quei ch'io devea far poco davanti.
1602
Or io vi priego, se vi fu mai grata
1603
alcuna oblazion, ch'io v'abbia offerta,
1604
o se mai cura d'Africa vi punse,
1605
che vi piaccia servar questo mio germe;
1606
il quale e senza padre e senza madre
1607
riman, prima che giunga al second'anno;
1608
e fatel uscir poi di servitute,
1609
non già, come n'esch'io, ma più felice;
1610
e gli anni, che son tolti a la mia vita,
1611
siano aggiunti a la sua; ch'e' s'allievi
1612
colonna a l'infelice suo legnaggio.
1613
Appresso, poi vi prenda ancor pietate
1614
di queste fide mie care conserve,
1615
ch'io lascio in mezzo d'affamati lupi.
1616
Difendete il suo onore e la sua vita".
1617
Fornito questo, quindi si partìo;
1618
e visitati poi tutti gli altari,
1619
ne la camera sua fece ritorno;
1620
ove senza tardar prese il veneno,
1621
e tutto lo beveo sicuramente,
1622
in fin al fondo del lucente vaso.
1623
Ma quel che più mi par meraviglioso,
1624
è ch'ella fece tutte queste cose
1625
senza gittarne lacrima o sospiro;
1626
e senza pur cangiarsi di colore.
1627
Dapoi si volse, e trasse d'una cassa
1628
un bel drappo di seta, e un di lino,
1629
e disse: "Donne, quando sarò morta,
1630
piacciavi rivoltare in questi panni
1631
il corpo mio, e darli sepoltura".
1632
E postasi a seder sopra il suo letto,
1633
sospirò forte, e disse: "O letto mio,
1634
ove deposi il fior de la mia vita,
1635
rimanti in pace; da quest'ora innanzi
1636
dormirò ne la terra eterno sonno".
1637
D'indi rivolta al figlio, che piangea,
1638
nel prese in braccio, e disse: "O figliolino,
1639
tu non conosci in quanto mal tu resti.
1640
E nel conoscer poco è ben dolcezza,
1641
ma pur è grave mal senza dolore.
1642
Dio ti faccia di me più fortunato,
1643
e di tuo padre; a cui se poi somigli
1644
nel resto, forse non sarai dapoco".
1645
E detto questo, se lo strinse al petto,
1646
e lo basciò teneramente in fronte.
1647
E mentre ciò facea, la bella faccia
1648
di rugiadose lacrime bagnava;
1649
e ciascuna di noi piangea sì forte,
1650
che non potea formare una parola.
1651
A le quali ella volta, ad una ad una
1652
toccò la mano, e disse: "O donne mie,
1653
quest'è l'ultimo dì, ch'i' abbia a vedervi;
1654
restate in pace; e chiedovi perdono,
1655
se mai fatto v'avessi alcuna offesa".
1656
Poi non fu ne la casa alcun sì vile,
1657
che non chiamasse, e che non li porgesse
1658
la man, prendendo l'ultima licenzia.
1659
Pensate adunque voi, se giustamente
1660
in tal calamità mi struggo e piango.
1661
CORO
O speranza fallace, o mondo cieco,
1662
ahi come ogni pensier tosto rivolgi!
1663
Ma tu, perché non sei con la regina?
1664
SERVA
La regina era andata, dopo questo,
1665
nel più secreto luogo de la casa,
1666
per fare un sacrificio, che facesse
1667
Proserpina benigna a la sua morte.
1668
Il qual fatto che sia, verrà di fuore,
1669
per veder anco voi 'nanzi 'l suo fine;
1670
e qui mandommi a far che l'aspettassi.
1671
CORO
Troppo l'aspetteren: ma dimmi appresso,
1672
Erminia che facea, che tanto l'ama?
1673
SERVA
La misera nol seppe se non tardi,
1674
ch'era di sopra, e ordinava intanto
1675
degno convito a le future nozze.
1676
Ma come intese questo, furibonda
1677
corse piangendo, e con le man si straccia
1678
i capelli e le guance, e urla, e grida
1679
in modo che farìa piangere i sassi.
1680
CORO
Quando arà mai riposo
1681
questa infelice casa,
1682
ch'ognor s'empie d'affanni?
1683
Chi più le fia pietoso?
1684
Qual altra l'è rimasa
1685
speranza in tanti danni?
1686
Temp'è d'oscuri panni
1687
vestirse tutte quante,
1688
per far quel sommo onore;
1689
che merita il valore,
1690
e l'opre illustri e sante
1691
di questa donna eletta,
1692
sola fra noi perfetta.
1693
SERVA
Gravi gravi punture
1694
Son queste, o donne mie,
1695
che abbiam da la Fortuna.
1696
Ohimé quante sciagure,
1697
quante pene aspre e rie
1698
sono congiunte in una!
1699
O stelle, o sole, o luna,
1700
o Dio, che le governi,
1701
il cui valor può fare
1702
ogni cosa mutare,
1703
rivolta gli occhi eterni
1704
a la nostra signora,
1705
ch'è presso a l'ultim'ora.
1706
CORO
O sventurato figlio di Gisgone,
1707
che farai, come senti
1708
la morte de la tua cara figliuola?
1709
Parmi che ne l'orecchie mi risuone
1710
il suon de' tuoi lamenti;
1711
e che nessuna cosa or ti consola.
1712
O madre, o madre sola
1713
sopr'ogni madre già beata e lieta,
1714
come viver potrai fra dolor tanto?
1715
Ben fieno i giorni tuoi, se pur tu vivi,
1716
d'ogni allegrezza privi;
1717
ben verserai da gli occhi eterno pianto.
1718
Quest'è pur la regina: o quanta pièta
1719
mi muove entr'al mio cuore! O morte avara,
1720
ci spogli ben d'una eccellenzia rara.
1721
Atto V
Scena I
(SOFONISBA, ERMINIA e CORO)
SOFONISBA
Cara luce del sole, or sta' con Dio,
1722
e tu dolce mia terra,
1723
di cui voluto ho contentar la vista
1724
alquanto anzi ch'io mora.
1725
ERMINIA
Voglio venir, voglio venire anch'io
1726
a star con voi sotterra.
1727
Non vo' restare in questa vita trista
1728
senza la mia signora.
1729
SOFONISBA
Ohimé, non son più forte;
1730
già si comincia a vicinar la morte.
1731
CORO
Sostenetela bene: ahi poverina,
1732
ponetela a sedere.
1733
Non la movete no, non la movete.
1734
Ecco che pur le passa questo affanno.
1735
SOFONISBA
Donne, io vi lascio, e in man d'altro signore,
1736
che con miglior Fortuna
1737
forse governerà questi paesi.
1738
Pur non vi spiaccia ricordarvi alcuna
1739
volta del nostro amore,
1740
e di qualche sospiro esser cortesi;
1741
e priego Idio che la mia morte poi
1742
rechi pace e quiete a tutte voi.
1743
CORO
Le grazie, e le virtù, che il ciel v'ha date,
1744
non son mai per uscirci de la mente,
1745
mentre che viveren sopra la terra.
1746
Ond'orneren la vostra sepoltura
1747
de le lacrime nostre, e dei capelli;
1748
e poscia ogni anno la coroneremo
1749
di fiori, e vi faremo quell'onore,
1750
ch'ad una dea terrestre s'appertenga.
1751
SOFONISBA
Le cortesi proferte e 'l parlar pio
1752
m'obligan sì, ch'io son quasi confusa:
1753
né per la brieve mia futura vita
1754
vi posso altro offerir; ma priego Idio
1755
ch'una tanta pietà riguardi e ami.
1756
Tu poscia, Erminia mia, prenderai cura
1757
d'allevar come tuo questo fanciullo;
1758
il quale io spero che celatamente
1759
saprai condurre in più sicura parte.
1760
ERMINIA
Adunque, lassa, voi pensate ch'io
1761
mi debbia senza voi restare in vita?
1762
Crudele, or non sapete il nostro amore,
1763
e quante volte ancor m'avete detto,
1764
che se voi su nel ciel fossi regina
1765
lo starvi senza me vi sarìa noia?
1766
Or vi pensate andare ad altra vita,
1767
e me lasciate in un continuo pianto.
1768
Non sarà questo no, non sarà questo,
1769
perciò che al tutto ne verrò con voi.
1770
Ben dovevate ben chiamarmi alora,
1771
crudel, quando il venen vi fu recato;
1772
e darmi la metà, che morte insieme
1773
allor saremmo in un medesmo punto,
1774
e gite in compagnia ne l'altra vita.
1775
Ma poi che questo a voi non piacque fare,
1776
troverò un'altra via da seguitarvi,
1777
perché non voglio mai che s'oda dire:
1778
Erminia è viva senza Sofonisba.
1779
SOFONISBA
Erminia, deh non dir queste parole;
1780
e non voler possendo avere un male,
1781
ch'io n'abbia dui; basta una morte sola.
1782
S'io non ti dissi nulla, quando presi
1783
il tosco, non voler averlo a sdegno,
1784
ché 'l feci acciò che tu non m'impedissi;
1785
ché ben sapea che non arei potuto
1786
far nulla resistenzia ai prieghi tuoi.
1787
E chi ben nasce deve, o l'onorata
1788
vita volere, o l'onorata morte.
1789
Ond'io caduta in così basso luogo,
1790
per non voler lasciar sì bella fine,
1791
questa de l'opre mie sola t'ascosi.
1792
Ma tu pur cerca mantenerti in vita;
1793
che tosto aremo un lungo lungo spazio
1794
di stare insieme, e sarà forse eterno.
1795
In questo mezzo a l'unico mio figlio,
1796
vivendo tu, non mancherà la madre.
1797
Ed esso alleverai in tal maniera
1798
che fia forse ristauro a la sua gente.
1799
(come spero)
1800
dopo alcun giorno ne la terra nostra,
1801
ivi ai parenti miei tu narrerai
1802
il modo e la cagion de la mia morte;
1803
di come per fuggir la servitute,
1804
e per non far vergogna al nostro sangue,
1805
ne la mia gioventù presi 'l veneno.
1806
E stando in casa ancor darai conforto
1807
a la mia vecchia e sconsolata madre,
1808
che già ti elesse moglie a mio fratello;
1809
e ora le sarai figliuola e nuora;
1810
Sì che, sorella mia, se tanto m'ami,
1811
come so che tu m'ami, abbi pazienzia;
1812
e fa' ch'io possa andar con la speranza
1813
de la tua vita, a quell'estremo passo;
1814
che mi farà la morte esser soave,
1815
perché, vivendo tu, non morrò in tutto;
1816
anzi vive di me l'ottima parte.
1817
CORO
Non temerò di dire inanzi a lei,
1818
sì mi confido de la sua virtute;
1819
ben vi concederà questa dimanda.
1820
ERMINIA
Tant'è l'amor, ch'io v'ho portato e porto,
1821
ch'ogni vostro voler vorrei far mio;
1822
ma non potrò portar tanto dolore.
1823
SOFONISBA
Sì ben; fa' pur, che ti disponghi e vogli,
1824
che farai ciò che vuoi di te medesma.
1825
ERMINIA
Mi sforzerò di far ciò che volete,
1826
per rimaner nutrice al vostro figlio,
1827
e a la madre serva, non che nuora.
1828
Poi se qualche parola avessi detta
1829
troppo arrogante, chiedovi perdono;
1830
che per dolor non so quel che mi faccia;
1831
e perch'io temo ch'ei non mi dispoglie
1832
del viver, che da voi tanto m'è chiesto,
1833
meco sempre terrò la vostra imago,
1834
che fu mandata al re, quando vi tolse;
1835
e con essa li miei ragionamenti
1836
(benché 'l sia freddo conforto)
1837
pur prenderò nel mal qualche ristauro.
1838
Appresso, i' spero ancor che venirete
1839
la notte in sogno spesso a consolarmi;
1840
ch'egli è piacere assai vedere in sogno
1841
cosa, che s'ami, e che ci sia negata.
1842
Così passerà il tempo, in fin che giunga
1843
quel desiato dì, che a voi mi meni.
1844
In questo mezzo ivi m'aspetterete.
1845
E io curerò poi, quando ch'io muoia,
1846
ch'un medesmo sepolcro ambe noi chiuda;
1847
acciò che siano eternamente insieme
1848
i corpi in terra, e l'alme in paradiso.
1849
SOFONISBA
Molto mi piace che tu sia disposta
1850
di compiacermi; or morirò contenta.
1851
Ma tu, sorella mia, primieramente
1852
prendi il mio figliolin da la mia mano.
1853
ERMINIA
O da che cara man, che caro dono!
1854
SOFONISBA
Ora, in vece di me, li sarai madre.
1855
ERMINIA
Così farò, poiché di voi fia privo.
1856
SOFONISBA
O figlio, figlio, quando più bisogno
1857
hai de la vita mia, da te mi parto.
1858
ERMINIA
Ohimé, come farò fra tanta doglia?
1859
SOFONISBA
Il tempo suol far lieve ogni dolore.
1860
ERMINIA
Deh lasciatemi ancor venir con voi!
1861
SOFONISBA
Basta ben, basta de la morte mia.
1862
ERMINIA
O fortuna crudel, di che mi spogli!
1863
SOFONISBA
O madre mia, quanto lontana siete!
1864
almen potuto avessi una sol volta
1865
vedervi, e abbracciar ne la mia morte!
1866
ERMINIA
Felice lei, felice, che non vede
1867
questo caso crudel; ch'assai men grave
1868
ci pare il mal, che solamente s'ode.
1869
SOFONISBA
O caro padre, o dolci miei fratelli,
1870
quant'è ch'io non vi vidi; né più mai
1871
v'aggio a vedere; Idio vi faccia lieti.
1872
ERMINIA
O quanto quanto ben perderann'ora.
1873
SOFONISBA
Erminia mia, tu sola a questo tempo
1874
mi sei padre, fratel, sorella e madre.
1875
ERMINIA
Lassa, valesse pur per un di loro.
1876
SOFONISBA
Or sento ben che la virtù si manca
1877
a poco a poco, e tuttavia camino.
1878
ERMINIA
Quant'amaro è per me questo viaggio!
1879
SOFONISBA
Che veggio qui? che nuova gente è questa?
1880
ERMINIA
Ohimé infelice, che vedete voi?
1881
SOFONISBA
Non vedete voi questo, che mi tira?
1882
Che fai? Dove mi meni? Io so ben dove.
1883
Lasciami pur, ch'io me ne vengo teco.
1884
ERMINIA
O che pietate, o che dolore estremo!
1885
SOFONISBA
A che piangete? Non sapete ancora
1886
che ciò che nasce, a morte si destina?
1887
CORO
Ahimé, che questa è pur troppo per tempo,
1888
ch'ancor non siete nel vigesim'anno.
1889
SOFONISBA
Il bene esser non può troppo per tempo.
1890
ERMINIA
Che duro bene è quel che ci distrugge!
1891
SOFONISBA
Accostatevi a me, voglio appoggiarmi;
1892
ch'io mi sento mancare, e già la notte
1893
tenebrosa ne vien ne gli occhi miei.
1894
ERMINIA
Appoggiatevi pur sopra 'l mio petto.
1895
SOFONISBA
O figlio mio, tu non arai più madre;
1896
ella già se ne va; statti con Dio.
1897
ERMINIA
Ohimé, che cosa dolorosa ascolto.
1898
Non ci lasciate ancor, non ci lasciate.
1899
SOFONISBA
I' non posso far altro, e sono in via.
1900
ERMINIA
Alzate il viso a questo, che vi bascia.
1901
CORO
Riguardatelo un poco.
1902
SOFONISBA
Ahimé, non posso.
1903
CORO
Dio vi raccolga in pace.
1904
SOFONISBA
Io vado; adio.
1905
ERMINIA
Ohimei, ch'io son distrutta.
1906
CORO
Ell'è passata con soave morte.
1907
Sarebbe forse ben di ricoprirla.
1908
ERMINIA
Deh lasciatela alquanto: o donna cara,
1909
luce de gli occhi miei, dolce mia vita,
1910
tosto m'avete, tosto abandonata.
1911
O dolci lumi, o dilicate mani,
1912
come vi vedo stare: o felice alma,
1913
udite un poco, udite la mia voce;
1914
la vostra cara Erminia vi dimanda.
1915
CORO
Lassa, che più non vede, e più non ode;
1916
cuoprila pur, e riportianla dentro.
1917
ERMINIA
Ohimei.
1918
CORO
Non la movete giù di questa sedia,
1919
ov'è, ma via portatela con essa.
1920
ERMINIA
Ohimei.
1921
Ohimei.
1922
CORO
Tenetela dai lati: or ch'ella è dentro
1923
da l'atrio, riponetela nel mezzo;
1924
e racconcisi poi, come ha da stare.
1925
ERMINIA
Ohimei.
1926
Ohimei.
1927
Ohimei.
1928
CORO
Ohimé, signora, o sola mia speranza,
1929
che per voler fuggire
1930
la servitù, ci avete morte tutte.
1931
Nessun altro soccorso più n'avanza.
1932
Meglio è certo il morire
1933
che il viver troppo: a che siam or condutte?
1934
Ohimé voi siete gita;
1935
ed io qui sono: o misera mia vita!
1936
ERMINIA
Ohimei.
1937
Ohimei perché non moro,
1938
vedendovi in tal modo?
1939
CORO
Ben non è danno alcun, che sia maggiore
1940
de la necessità de la Fortuna;
1941
che 'l mal, quand'è senza speranza alcuna,
1942
ci reca intolerabile dolore.
1943
ERMINIA
O signora mia cara;
1944
O signora mia dolce,
1945
come viverò mai senza vedervi?
1946
CORO
O sorte, sorte amara,
1947
che mai non si rindolce;
1948
o fallaci diletti, o mal protervi.
1949
Ben mi sperai d'avervi
1950
regina in altra guisa.
1951
Ma il ben, ch'altrui divisa,
1952
è fragil, come vetro;
1953
e il male è forte, e tosto ci vien dietro.
1954
ERMINIA
Ohimei, ben son venuta
1955
nel peggior stato, che mai fosse al mondo.
1956
Corpo, a che non ti schianti?
1957
A che non lasci st'anima tenace?
1958
A che in sospiri e pianti
1959
la carne e 'l spirto omai si disface?
1960
Sì d'alto è la caduta,
1961
che la ruina mia non truova il fondo.
1962
CORO
Pon freno, Erminia, al grave tuo dolore,
1963
che ti trasporta in troppo amaro pianto.
1964
Già non sei tu la prima, né sarai
1965
l'ultima ancora, che la morte privi
1966
di regina sì cara, e di sorella.
1967
Tu sai pur ch'a ciascun, che vive in terra,
1968
è forza trapassar questo viaggio.
1969
Però sopporta valorosamente
1970
l'aspra necessità de la natura.
1971
ERMINIA
Ben conosch'io che non si può far altro;
1972
ma son di carne; e s'io fossi anco pietra,
1973
penso che sentirei questo dolore.
1974
Priva priva son io d'ogni mio bene;
1975
onde vestirò sempre oscuri panni;
1976
né mai starò dove si suoni, o canti;
1977
ma viverò tra lacrime e sospiri.
1978
CORO
Taccian, donne, taccian; però ch'io veggio
1979
Massinissa venir verso il palazzo.
1980
Scena II
(MASSINISSA, CORO, ERMINIA)
MASSINISSA
Il grave pianto, e il lamentar, ch'udia,
1981
mi fa molto temer che Sofonisba
1982
abbia preso il veneno: onde, ohimé lasso,
1983
tardo giunto sarò nel suo soccorso.
1984
CORO
Non giova quasi mai lenta pietate.
1985
MASSINISSA
Donne, che volean dir tanti lamenti?
1986
CORO
L'amore, e la pietà, signor, ci spinse
1987
a lamentare, e pianger la regina.
1988
MASSINISSA
Sarebbe uscita mai di questa vita?
1989
CORO
Adesso adesso ella se n'è passata.
1990
MASSINISSA
O misera regina, O sventurato,
1991
anzi infelice matrimonio nostro!
1992
Dunque ella prese subito il veneno?
1993
CORO
Ella nol prese già subitamente,
1994
sì come intesi, ma non stette molto.
1995
MASSINISSA
Il servo, che 'l portò, mi disse come
1996
l'aveva posto giuso; e se n'andava
1997
a visitare in casa alcuni altari;
1998
ond'io pensai che prender nol devesse.
1999
CORO
E' fu ben vero; ma lo prese poi,
2000
come subitamente fe' ritorno.
2001
MASSINISSA
Troppo troppo fu presta, e io son stato
2002
fuori d'ogni dover tepido e lento,
2003
mentre cercava via da liberarla.
2004
CORO
Dunque le volevate dare aiuto?
2005
MASSINISSA
Subitamente che appariva l'ombra,
2006
io la volea mandar verso Cartago,
2007
per l'oscuro silenzio de la notte;
2008
ed avvenisse poi quel che poteva.
2009
CORO
Lassa, che quando il ciel destina un male,
2010
nol può schivar dapoi consiglio umano.
2011
MASSINISSA
Ove si giace l'infelice donna?
2012
CORO
In mezzo l'atrio sopra d'un tapeto.
2013
MASSINISSA
Voglio vederla, prima che la terra
2014
m'asconda eternamente il suo bel volto.
2015
CORO
Levate via quel panno, che la cuopre.
2016
ERMINIA
Ohimei.
2017
MASSINISSA
Cara consorte mia, come vi vedo;
2018
com'ho perso in un punto ogni diletto!
2019
Ahi con quanto piacere era venuto
2020
quel matrimonio, ch'io cercai tant'anni;
2021
e or, lasso, è disciolto in un momento
2022
senza recarmi refrigerio alcuno.
2023
Che duro caso la seconda volta
2024
l'ha disturbato! ohimé crudel Fortuna!
2025
Ohimé del dolor mio ministro fui;
2026
però me solo e mia sciocchezza incolpo;
2027
che mi sarà cagion d'eterno pianto.
2028
CORO
Spesso ci sta nascoso il ben che avemo,
2029
né si conosce mai, se non si perde.
2030
MASSINISSA
Io voglio a lei toccare anco la mano.
2031
ERMINIA
Deh non fate, signor, s'avete cura
2032
di non far noia a l'anima disciolta.
2033
MASSINISSA
Voi dite ben; perciò ch'a lei molesta
2034
sarìa la man che ne la morte sua
2035
ha parte, e anco ne la mia ruina.
2036
Rimani in pace adunque, anima santa.
2037
CORO
Ogni cosa mortale il tempo abbassa,
2038
e rilieva dapoi, come a lui piace;
2039
ma la virtù, che avem, ci segue sola,
2040
sola vive con noi, né mai si more;
2041
onde spero ancor vita a questa donna.
2042
MASSINISSA
Farete belle e onorate esequie
2043
a la diletta mia novella sposa,
2044
prima che il sol s'asconda entro a l'Ibero;
2045
e vestasi di nero ogni persona;
2046
che vestironne anch'io, perché non sono
2047
per sepelir già mai cosa più cara.
2048
Voi poscia, Erminia, in luogo di cognata
2049
sempre vi voglio aver tanto ch'io viva.
2050
E se per voi, se per quest'altre donne
2051
posso far cosa alcuna, richiedete,
2052
che mi farà diletto il compiacervi;
2053
che l'amor, ch'ho portato a Sofonisba
2054
mentre vivea, dopo la morte ancora
2055
vo' che ne' suoi più cari si trasfonda.
2056
ERMINIA
Signor, so che v'è noto il mio bisogno;
2057
e che sapete ancor ch'altro non bramo,
2058
che far ritorno ne la patria mia;
2059
però non porgerò più lunghi prieghi;
2060
ché chi vede il bisogno de l'amico,
2061
e aiutare il può, ma i prieghi aspetta,
2062
costui, cred'io, tacitamente niega.
2063
MASSINISSA
Mentre che la fredd'ombra de la terra
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cuopra col manto l'emisferio nostro,
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vi poterete uscir sicuramente
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di Cirta; e sono ancor molto contento
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che menate con voi ciò che vi piace;
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e darovvi cavalli, e compagnia,
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che guideranvi ne la terra vostra;
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il che, son certo che sarà giocondo
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udir ne l'altra vita a Sofonisba.
2072
ERMINIA
E io v'arò, di questo, obligo grande;
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che in così amara e pessima fortuna
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ricever non potrei cosa più grata.
2075
MASSINISSA
Andate dentro, e abbiasi ogni cura
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di far l'esequie sontuose e belle;
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che ben troverò modo al vostro andare.
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Ma questo, donne, sia tra voi sepolto.
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Mandate ancor per tutta la cittade,
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che venga ad onorar la sua regina.
2081
ERMINIA
Farassi tutto quel che avete imposto.
2082
CORO
La fallace speranza de' mortali,
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a guisa d'onda in un superbo fiume,
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ora si vede, or par, che si consume.
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Spesse fiate, quando ha maggior forza,
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e ch'ogni cosa par tranquilla e lieta,
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il ciel ne manda giù qualche ruina.
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E talor, quando il mar più si rinforza,
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e men si spera, il suo furor s'acqueta,
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e resta in tremolar l'onda marina;
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che l'avvenir ne la virtù divina
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è posto, il cui non cognito costume
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fa 'l nostro antiveder privo di lume.
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