Thomas Kyd
La tragedia spagnuola
The Spanish Tragedy
Traducción
de
The Spanish Tragedy
Kyd, Thomas. La tragedia spagnola. Tradotto da Raffaello Piccoli. In: Drammi elisabettiani . Bari: Laterza, 1914, vol. 1, pp. 21-133.
Joan Oleza Simó
(Investigador principal)
Raffaello Piccoli
(Traductor)
Barreda Villafranca, Cristina
(Editor)
Italiano · Verso · 2934 versos
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- Tiempo histórico
- Siglo XVII
Trascrizione del testo pubblicato in Raffaello Piccoli, tra. Drammi elisabettiani, vol. 1 (Bari: Laterza, 1914). Sono state fatte le seguenti modifiche per adeguare il testo all'edizione digitale della collana EMOTHE: Sono state espanse le repliche di ogni battuta, ed è stata aggiunta la replica HIERONIMO en III.xiii.1. Le "addizioni" provenienti dall'edizione in quarto del 1602 sono inquadrate dall'abbreviazione Q4 in apice. È stata inquadrata anche la didascalia "Trae la spada" (p. 45), che ha origine nell'edizione del 1602.
Dramatis personae
L’Ombra di Andrea
nobile spagnuolo
La Vendetta
IL RE DI SPAGNA
CIPRIANO
Duca di Castiglia, suo fratello
LORENZO
figlio del Duca
BELLIMPERIA
sorella di Lorenzo
IL VICERÉ DEL PORTOGALLO
BALTHAZAR
suo figlio
DON PEDRO
fratello del Vicerè
HIERONIMO
maresciallo di Spagna
ISABELLA
sua moglie
HORATIO
loro figliuolo
Un Generale spagnuolo
Un Deputato
DON BAZULTO
vecchio
Tre cittadini
L’Ambasciatore portoghese
ALEXANDRO
nobili portoghesi
VILLUPPO
nobili portoghesi
Due Portoghesi
PEDRINGANO
servo di Bellimperia
CHRISTOPHIL
custode di Bellimperia
Un paggio di Lorenzo
CERBERINO
servo di Balthazar
Un’ancella d’ Isabella
Un Messaggero
Il Boia
Tre Ro e tre cavalieri nel primo spettacolo muto
Hymen e due portatori di torce nel secondo
BAZARDO
pittore
PEDRO
servo di Hieronimo
JACQUES
servo di Hieronimo
L’exercito
Il Convito
I seguiti reali
Nobili
Alabardieri
Ufficiali
Tre guardie
Trombettieri
Servi
Atto I
[SCENA I: INTRODUZIONE].
(Entra l’ Ombra di Andrea, e con lui la Vendetta.)
OMBRA
Quando questa eterna sostanza della mia anima
1
viveva imprigionata nella mia carne lussuriosa,
2
ciascuna nella sua funzione servendo al bisogno dell’altra,
3
io era un cortigiano nella corte spagnuola:
4
il mio nome era don Andrea; il mio lignaggio,
5
benchè non ignobile, pure inferiore di molto
6
alle graziose fortune della mia tenera giovinezza.
7
Perchè là nel fiore e nell’orgoglio de’ miei anni,
8
fedelmente servendo e degnamente amando,
9
in segreto io possedeva una valorosa dama,
10
che si chiamava per nome la dolce Bellimperia.
11
Ma, nella mèsse delle mie gioie d’estate,
12
l’inverno della Morte gelò i fiori della mia felicità,
13
separando a forza il mio amore da me.
14
Perchè nell’ultimo conflitto col Portogallo
15
il mio valore mi trasse nella bocca del pericolo,
16
finchè la vita fe’ passaggio alla morte attraverso le mie ferite.
17
Quando io fui ucciso, la mia anima subito discese
18
a passare la corrente Riviera d’Acheronte;
19
ma il rustico Caronte, solo barcaioulo colà,
20
disse che, non essendo stati celebrati i miei riti funebri,
21
io non poteva sedere tra i suoi passeggeri.
22
Prima che il sole avesse dormito tre notti nel grembo di Teti,
23
e spento il suo carro fumante nel suo flutto,
24
da don Horatio, figliuolo del nostro cavaliere maresciallo,
25
i miei funerali e le mie esequie furono fatti.
26
Allora fu il traghettatore d'inferno contento
27
di passarmi sulla melmosa piagia,
28
che conduce alle brutte onde del truce Averno.
29
Quivi, soddisfatto Cervero con un melato discorso,
30
io passai i pericoli del primo atrio.
31
Non lontano di là, fra diecimila anime,
32
sedevano Minosse, Eaco e Radamanto,
33
ai quali non prima io cominciai ad avvicinarmi,
34
per chiedere un passaporto per la mia ombra errante
35
che Minosse, in foglie incise per trar le sorti,
36
trase fuori il modo della mia vita e della mia morte.
37
– Questo cavaliere, – egli disse, – visse e morì in amore;
38
e per il suo amore tentò la sorte delle guerre;
39
e per la sorte della guerra perdette in sieme amore e vita. –
40
– Dunque, – disse Eaco, – conducetelo di qua
41
a passeggiare con gli amanti nei nostri campi d'amore,
42
e a spendere il corso del tempo eterno
43
sotto verdi ombre di mirti e di cipressi. –
44
– No, no, – disse Radamanto, – non sarebbe bene,
45
con anime amanti porre un fedele di Marte:
46
egli morì in guerra, e gli conviene andare ai campi marziali,
47
dove, Ettore ferito vive in pereptuo dolore,
48
e i Mirmidoni d'Achille scorrazzano per la piana. –
49
Allora Minosse, ill più mite dei tre censori,
50
usò questo spediente per finire la disputa.
51
– Mandatelo, – disse, – al nostro re infernale,
52
che lo giudichi come sembra meglio alla sua maestà, –
53
A questo fine il mio passaporto subito fu steso.
54
Lungo la mia via alla corte di Plutone,
55
attraverso le orribili ombre d'una notte sempre-tenebrosa,
56
io vidi più spettacoli di quanti mille lingue possano dire,
57
o penne serivere, o cuori mortali pensare.
58
Tre vie erano quivi. quella a mano destra
59
era la via diretta ai campi detti innanzi,
60
dove vivono gli amanti e i sanguini fedeli di Marte;
61
solo questi e quelli conteneva ne' suoi limiti.
62
Il sentiero a mano sinistra, spaventosamente declinante,
63
era un pronto precipizio al più profondo Inferno,
64
dove le furie sanguigne crollano le loro sferze d'acciaio,
65
e il povero Issione gira una ruota infinita:
66
dove gli usurai sono soffocati con oro liquefatto,
67
e i lussuriosi sono abbracciati da brutte serpi,
68
e gli omicidi gemono per ferite che-mai-non-uccidono,
69
e la genìa degli spergiuri scottati con piombo bollente,
70
e tutti i sozzi peccati oppressi dai tormenti.
71
Tra queste due vie io battei il sentiero di mezzo,
72
che mi condusse al bel prato Elisio,
73
in mezzo al quale sorge una magnifica torre,
74
con mura di bronzo e porte di diamante:
75
quivi trovando Plutone con la sua Proserpina,
76
io mostrai il mio passoporto, umiliato su’ miei ginocchi;
77
al che la bella Proserpina cominciò a sorridere,
78
e chiese ch’ella sola potesse dare la mia sentenza:
79
piacque a Plutone e la suggellò con un bacio.
80
Subito, Vendetta, ella ti sussurrò all'orecchio
81
e ti comandò di condurmi attraverso le porte di corno,
82
donde i sogni passano nella silenziosa notte.
83
Non prima ella ebbe parlato, che noi fummo qui –
84
io non so come – in un batter d'occhio.
85
VENDETTA
Allora sappi, Andrea, che tu sei giunto
86
dove tu vedrai l'autore della tua morte,
87
don Balthazar, il principe del Portogallo,
88
privato della vita da Bellimperia.
89
Qui sediamoci per vedere il mistero,
90
e servor da Coro in questa tragedia.
91
[SCENA II. LA CORTE DI SPAGNA. ]
(Entrano il Re di Spagna, un Generale, Castiglia, e Hieronimo.)
RE
Ora di', signor Generale, come sta il nostro campo?
92
GENERALE
Tutti bene, mio sovrano signore, tranne alcuni pochi
93
che sono morti per la sorte della guerra
94
RE
Ma che cosa prenunzia la tua lieta cera,
95
e il correre alla nostra presenza così in fretta?
96
Parla, uomo, la fortuna ci ha dato la vittoria?
97
GENERALE
Vittoria, mio signore, e con piccola perdita.
98
RE
I nostri Portoghesi ci pagheranno dunque il tributo?
99
GENERALE
Il tributo e inoltre il consueto omaggio.
100
RE
Dunque benedetto sia il cielo e il reggitore dei cieli
101
dal cui propizio influsso tale giustizia procede.
102
CASTIGLIA
O multum dilecte Deo, tibi militat aether,
103
et conjuratae curvato poplite gentes
104
succumbunt: recti soror est victoria juris.
105
RE
Grazie al mio amoroso fratello di Castiglia.
106
Ma, Generale, spiega in breve discorso
107
la forma della battaglia e il successo della vostra guerra,
108
che, aggiungendo tutto il piacere delle tue notizie
109
all'altezza della precedente felicità,
110
con più ricco soldo e più grande dignità
111
noi possiamo rimunerare la tua felice cavalleria.
112
GENERALE
Dove la Spagna e il Portogallo insieme intrecciano
113
le loro frontiere, appoggiandosi l'una sui confini dell'altro,
114
quivi s'incontrarono i nostri eserciti in ordine magnifico:
115
l'uno e l'altro ben guerniti, l'uno e l'altro pieni di speranza e di timore,
116
l’uno e l’altro egualmente minacciando con gran mostre d’ardimento,
117
l’uno e l’altro gloriosi di diversi colori d’assise,
118
l’uno e l’altro allegramente suonando trombe, tamburi e cornamuse,
119
l’uno e l’altro levando orribili clamori al cielo,
120
che valli, colli e fiumi ripercuotevano,
121
e il cielo istesso era atterrito dal suono.
122
Le nostre schiere da ambo le parti erano ordinate in forma di squadra,
123
ogni angolo fortemente protetto da ali di tiratori;
124
ma prima che ci scontrassimo e venissimo al cozzo delle picche,
125
io condussi una squadra dei nostri più spediti tiratori
126
fuori dalla nostra retroguardia, per cominciare la battaglia:
127
essi condussero un’altr’ala per farsi fronte.
128
Intanto, la nostra artiglieria agiva da ambo i lati,
129
e i capitani si sforzavano di dar prova del loro valore.
130
Don Pedro, il principale colonnello della loro cavalleria,
131
con la sua cornetta audacemente tentò
132
di romperé l’ordine dei nostri ranghi di battaglia:
133
ma Don Rogero, valoroso uomo di guerra,
134
marciò innanzi contro di lui coi nostri moschettieri,
135
e arrestò la malizia del suo feroce approccio.
136
Mentre essi tengon calda la zuffa in ogni lato,
137
le due schiere si scontrano, e vengono a corpo a corpo,
138
la loro violenta fucileria somigliando alla furia dell’oceano,
139
quando, alto mugghiando, e con gonfia marea,
140
batte contro le balze di enorme scogli,
141
e s’apre per inghiottire le terre vicine.
142
Ora mentre Bellona infuria qua e colà,
143
spesse tempeste di palle cadono come grandine d’inverno,
144
e lance frantumate oscurano l‘aria turbata.
145
Pede pes et cuspide cuspis;
146
arma sonant armis, vir petiturque viro.
147
Da ogni lato cascano i capitani al suolo,
148
e i soldati, altri malamente mutilati, altri uccisi, d’un colpo.
149
Qui cade un corpo separato dalla sua testa,
150
là gambe e braccia giacciono sanguinanti sull’erba,
151
miste con armi e corsieri sventrati,
152
che coprono dispersi la pianura purpurea.
153
In tutto questo tumulto, tre lunghe ore e più,
154
la vittoria non inclinò nè da una parte nè dall’altra;
155
finchè Don Andrea, con i suoi prodi lancieri,
156
nella loro schiera principale fece una così grande breccia,
157
che, mezzo sgominata, la moltitudine si ritirò:
158
ma Balthazar, il giovine príncipe del Portogallo,
159
venne alla riscossa e li incoraggiò a resistire.
160
Indi la battaglia fu ardentemente rinnovata,
161
e in quel conflitto fu Andrea ucciso:
162
prode uomo nelle armi, ma debole contro Balthazar.
163
Pure mentre il príncipe, insultando su di lui,
164
pronunciava superbi vanti, che a noi suonavan rimprovero,
165
amicizia e ardito valore, congiunti in uno,
166
spronarono Horatio, il figliuolo del nostro cavaliere maresciallo,
167
a sfidare quel príncipe a singolar tenzone.
168
Non molto tra questi due la tenzone durò,
169
ma súbito il príncipe fu abbattuto di sul suo cavallo,
170
e costretto a darsi prigioniero al suo nemico.
171
Quando egli fu preso, tutti gli altri fuggirono
172
e le nostre carabine li inseguirono a morte,
173
finchè, ondeggiando Febo verso il mare occidentale,
174
i nostri trombettieri ebbero il comando di suonare la ritirata.
175
RE
Grazie, buon signor Generale, per queste buone notizie;
176
e per alcun argomento di più altro a venire,
177
prendi questa e portala per amore del tuo sovrano.
178
(Gli dà la sua catena.)
Ma dimmi ora, hai tu conclusa una pace?
179
GENERALE
Non altro, mio signore, che una pace condizionale,
180
che, se con l’omaggio sarà pagato il tributo,
181
la furia delle vostre forze sarà arrestata:
182
e a questa pace il loro vicerè sottoserisse,
183
(Dà al Re una carta.)
e fece voto solenne che, al suo vivente,
184
il suo tributo sarà fedelmente pagato alla Spagna.
185
RE
Queste parole, questi fatti, convengono bene alla tua persona.
186
Ma ora, cavaliere maresciallo, fa festa col tuo re,
187
perchè il tuo figliuolo riporta il premio di questa battaglia.
188
HIERONIMO
A lungo possa egli vivere per servire il mio sovrano signore,
189
e presto perire, s’egli non serve il mio signore.
190
RE
Nè tu nè lui morrete senza ricompensa.
191
(Uno squillo lontano.)
Che significa l’avvertimento di questo suono di tromba?
192
GENERALE
Questo mi dice che gli uomini di guerra della vostra grazia,
193
quali la sorte della guerra ha salvati da morte,
194
vengon marciando verso il vostro seggio regale,
195
per mostrarsi innanzi alla vostra maestà:
196
perchè così io disposi alla mia partenza.
197
Così per dimostrazione apparirà,
198
che tutti, tranne trecento o poco più,
199
sono tornati salvi, e fatti ricchi dai loro nemici.
200
(L’esercito entra; Balthazar, fra Lorenzo ed Horatio, prigioniero.)
RE
Una gioconda vista! Io ho gran voglia di vederli qui.
201
(Entrano e passano oltre.)
Era quello il bellicoso príncipe del Portogallo,
202
che dal nostro nipote era condotto in trionfo?
203
GENERALE
Egli era, mio signore, il príncipe del Portogallo.
204
RE
Ma chi era quegli che dall’altro lato
205
lo teneva per un braccio, come partecipe del premio?
206
HIERONIMO
Quegli era il mio figliuolo, mio grazioso sovrano;
207
del quale benchè dalla sua tenera infanzia
208
i miei amorosi pensieri non sperarono mai se non bene,
209
egli mai non piacque agli occhi di suo padre fin ora,
210
nè empì il mio cuore con soprasazianti gioie.
211
RE
Va, falli di nuovo marciare intorno a queste mura,
212
che, fermandoli, noi possiamo conferire e parlare
213
col nostro prode prigioniero e con la sua doppia guardia.
214
Hieronimo, questo assai ci piace,
215
che nella nostra vittoria tu abbia una parte,
216
per virtù dell’impresa del tuo valoroso figliuolo.
217
(Entrano di nuovo.)
Condúcete qui il giovine principe del Portogallo:
218
gli altri marcino innanzi; ma prima che sian licenziati,
219
noi vogliamo regalare ad ogni soldato
220
due ducati, e ad ogni capo dieci,
221
ch’essi sappiano che la nostra larghezza fa ad essi buona accoglienza.
222
(Exeunt tutti meno Balthazar, Lorenzo ed Horatio.)
Benvenuto, don Balthazar! benvenuto, nipote!
223
E tu, Horatio, tu pure sei il benvenuto.
224
Giovine príncipe, benchè le forti colpe di tuo padre,
225
in rifiutare il tributo ch’egli debe,
226
non meritono se non severi provvedimenti dalle nostre mani,
227
pure tu conoscerai che la Spagna è un paese d’onore.
228
BALTHAZAR
La trasgressione che mio padre fece in pace
229
è ora sanzionata dalla sorte delle guerre;
230
ed una volta date le carte, non giova chiedere perchè così.
231
I suoi uomini sono uccisi, un indebolimento per il suo reame;
232
i suoi colori perdurati, una macchia sul suo nome;
233
il suo figliuolo in triste stato, un corrosivo per il suo cuore:
234
questi castighi possano purgare la sua ultima offesa.
235
RE
Sì, Balthazar, se egli osservarà questa tregua,
236
la nostra pace si farà più forte per queste guerre.
237
Vivi tu intanto, benchè non in libertà,
238
pure libero dal portare qualsiasi giogo servile;
239
perchè, a quel che udimmo, i tuoi meriti furono grandi,
240
e tu stesso t’acquisti grazia alla nostra vista.
241
BALTHAZAR
Ed io mi studierò di meritare questa grazia.
242
RE
Ma dimmi – perchè il fatto che tutti e due ti tengono mi fa dubitare –
243
di quale di questi due sei tu prigioniero?
244
LORENZO
Mio, mio signore.
245
HORATIO
Mio, mio sovrano.
LORENZO
Questa mano prima prese il suo corsiero per le redini.
246
HORATIO
Ma prima la mia lancia lo scavalcò.
247
LORENZO
Io presi la sua spada, e primo l’ebbi in mio potere.
248
HORATIO
Ma primo io lo forzai a deporre le sue armi.
249
RE
Lasciate il suo braccio, sul nostro privilegio!
250
(Essi lo lasciano)
Di', valoroso principe, a quale dei due tu t'arrendesti?
251
BALTHAZAR
A lui in cortesia, a questo per forza:
252
egli mi parlò gentile, quest'altro mi diè percosse;
253
egli mi promise la vita, quest’altro mi minacciò di morte;
254
egli si guadagnò il mio amore, quest'altro si impossessò di me,
255
e per dire la verità, io m'arrendei all'uno e all'altro.
256
HIERONIMO
Se non ch'io conosco vostra grazia pero giusta e savia,
257
e potrei sembrar parziale in questa disputa,
258
forzata dalla natura e dalla legge delle armi,
259
la mia lingua diferenderebbe il diritto del giovine Horatio:
260
quegli cacciò bene, che uccise il leone,
261
non quegli che ne portò la pelle per vestito;
262
così le lepri possono tirare i leoni morti per la barba.
263
RE
Sta tranquillo, maresciallo, che non ti si farà torto;
264
e, per tuo amore, il tuo figliuolo avrà il suo diritto.
265
Vi rimettete tutti e due al mio giudizio?
266
LORENZO
Io non domando meglio di quel che vostra grazia aggiudica.
267
HORATIO
Anch'io, benchè io mi ritenga nel mio diritto.
268
RE
Allora, per mia sentenza, così la vostra contesa abbia fine:
269
tutti e due voi meritate, e tutti e due avrete una ricompensa.
270
Nipote, tu prendesti la sua spada e il suo cavallo:
271
le sue armi e il suo cavallo sono la tua ricompensa.
272
Horatio, tu primo lo forzasti ad arrendersi:
273
il suo riscatto è perciò il prezzo del tuo valore;
274
fissate la somma, come a voi due aggraderà.
275
Ma, nipote, tu avrai in guardia il principe,
276
perchè il tuo stato è piu adatto a un tale ospite:
277
la casa d'Horatio sarebbe piccola per tutto il suo seguito.
278
Pure, avuto riguardo che la tua sostanza è maggiore della sua,
279
e perchè giusto guiderdone tocchi al merito,
280
a lui noi concediano l'armatura del principe.
281
Come piace a don Balthazar questo spediente?
282
BALTHAZAR
Moltissimo, mio signore, se si ponesse questa clausola,
283
che don Horatio ci tenga compagnia,
284
cui io ammiro ed amo per la sua cavalleria.
285
RE
Horatio, non lo lasciare, poichè t'ama tanto. –
286
Ora andiano via, per provvedere al pagamento dei nostri soldati,
287
e per festeggiare il nostro prigionero come un ospite amico.
288
(Exeunt.)
[SCENA III. LA CORTE DEL PORTOGALLO. ]
(Entrano il Vicerè, Alexandro, Villuppo.)
VICERÈ
Il nostro ambasciatore è in viaggio per la Spagna?
289
ALEXANDRO
Due giorni, mio signori, son passati dalla sua partenza.
290
VICERÈ
E il pagamento del tributo lo accompagna?
291
ALEXANDRO
Si, mio buon signore.
292
VICERÈ
Allora riposiani noi qui un poco nella nostra inquietudine,
293
e nutriano i nostri affani di qualche interno sospiro,
294
perchè le cure più profonde non mai rompono in lagrime.
295
Ma perchè io seggo su un trono regale?
296
Questo conviene meglio al perpettuo lamento d'uno sventurato.
297
(Cade al suolo.)
Ed anche questo è più alto di dove giunge la mia sorte,
298
e perciò meglio che il mio stato meriti.
299
Sì, sì, questa terra, immagine di melanconia,
300
cerca colui cui i fati destinato alla sventura.
301
Qui lasciatemi giacere; ora io sono nel luogo più basso.
302
Qui jacet in terra, non habet unde cadat.
303
In me consumpsit vires fortuna nocendo:
304
nil superest ut jam possit obesse magis.
305
Sì, la Fortuna mi può privare della mia corona:
306
qui, prendila – lasciate ora che la Fortuna faccia il suo peggio,
307
essa non mi ruberà quest'abito bruno:
308
o no, essa non invidia che le cose piacevoli.
309
Tale è la follia della maligna sorte!
310
La Fortuna è cieca, e non vede i miei meriti;
311
così essa è sorda, e non ode i miei lamenti:
312
e, potesse ella udire, è ostinatamente pazza,
313
e perciò non avrà pietà della mia disgrazia.
314
Poniamo ch’ella potesse aver pieta di me, e che allora?
315
Quale aiuto si può aspettare dalle sue mani,
316
se il suo piede è posato su una pietra girante,
317
e la sua mente è più mutevole dei venti incostanti?
318
Perchè gemo io dunque, se non c’è speranza di rimedio?
319
O sì, il lamentarmi fa che il mio dolore sembri minore.
320
La mia ultima ambizione ha macchiato la mia fede;
321
la mia mancanza di fede ha causato sanguinose guerre;
322
queste guerre sanguinose hanno esausto il mio tesoro;
323
e col mio tesoro il sangue del mio popolo;
324
e col suo sangue, la mia gioia e il mio beneamato,
325
il mio beneamato, il mio dolce e solo figliuolo.
326
O perchè non andai io stesso alla guerra?
327
La causa era mia; io avrei potuto morire per tutti e due:
328
i miei anni eran maturi, i suoi pur giovani e verdi;
329
la mia morte era naturale, ma la sua violenta.
330
ALEXANDRO
Senza dubbio, mio signore, il principe vive ancora.
331
VICERÈ
Vive? o, dove?
332
ALEXANDRO
In Ispagna – prigionero per mala ventura di guerra.
333
VICERÈ
Allora lo avranno ucciso per la colpa del padre suo.
334
ALEXANDRO
Questa sarebbe una infrazione alla comune legge delle armi.
335
VICERÈ
Non curano le leggi quelli che meditano una vendetta.
336
ALEXANDRO
Il prezzo del suo riscatto tratterrà l’ingiusta vendetta.
337
VICERÈ
No; s’egli vivesse, le sue notizie sarebbero presto qui.
338
ALEXANDRO
Anzi, le cattive nuove volano anche più rapide delle buone.
339
VICERÈ
Non mi parlar più di notizie; perchè egli è morto.
340
VILLUPPO
Mio sovrano, perdona all’autore di brutte nuove,
341
ed io ti paleserò la sorte del tuo figliuolo.
342
VICERÈ
Su parla, io ti ricompenserò, qualunque essa sia:
343
il mio orecchio è pronto ad accogliere brutte nuove;
344
il mio cuore s’è fatto duro contro l’assalto del male;
345
àlzati, ti dico, e fa il tuo racconto per disteso.
346
VILLUPPO
Dunque odi quella verità che questi miei occhi han veduta:
347
quando i due eserciti furono congiunti nella battaglia,
348
Don Balthazar, tra le schiere più folte,
349
per acquistar fama fece maravigliosi fatti d’armi:
350
fra gli altri io vidi lui, a corpo a corpo,
351
in singolar tenzone col loro generale;
352
finchè Alexandro, che qui s’infinge
353
sotto l’aspetto di amico fedele,
354
scaricò la sua pistola alle spalle del principe,
355
come se avesse voluto uccidere il loro generale:
356
ma con ciò Don Balthazar cadde giù;
357
e quando egli cadde, allora noi cominciammo a fuggire:
358
ma, foss’egli vissuto, la giornata sarebbe stata nostra di sicuro.
359
ALEXANDRO
O triste menzogna! O traditore scellerato!
360
VICERÈ
Tu fa silenzio! Ma ora, Villuppo di’,
361
dove poi finì il cadavere di mio figlio?
362
VILLUPPO
Io vidi che lo trascinavano alle tende spagnuole.
363
VICERÈ
Ah sì! i miei sogni notturni questo m’han detto. –
364
Tu falso, malvagio, ingrato, bestia traditrice,
365
in che cosa Balthazar t’aveva offeso,
366
che tu lo dovessi così dare in mano ai nostri nemici?
367
Era oro spagnuolo quello che così t’annebbiava la vista,
368
che tu non potessi vedere parte alcuna dei nostri meriti?
369
Forse, perchè tu sei signore di Terceira,
370
avevi qualche speranza di portare questo diadema,
371
se prima il mio figliuolo e poi io stesso fossimo stati uccisi;
372
ma il tuo pensiero ambizioso romperà il tuo collo.
373
Sì, questa ti fece spandere il suo sangue:
374
(Si toglie la corona e se la rimette.)
ma io la porterò ora finchè il tuo sangue sia spanto.
375
ALEXANDRO
Degnatevi, temuto sovrano, d’udirmi parlare.
376
VICERÈ
Conducetelo via; la sua vista è un secondo inferno.
377
Tenetelo, finchè noi decidiamo della sua morte:
378
se Balthazar è morto, egli non vivrà.
379
Villuppo, seguici per la tua ricompensa.
380
(Exit il Vicerè.)
VILLUPPO
Così ho io con un invidioso, falso racconto
381
ingannato il re, tradito il mio nemico,
382
e spero un guiderdone per la mia scelleraggine.
383
(Exit.)
[SCENA IV. UNA STANZA NEL PALAZZO DEL RE DI SPAGNA.]
(Entrano Horatio e Bellimperia.)
BELLIMPERIA
Signor Horatio, questo è il luogo e l’ora
384
in cui io debbo supplicarti di riferire
385
i particolari della morte di Don Andrea,
386
che, vivendo, era il più dolce fiore della mia ghirlanda,
387
e nella sua morte ha sepolto le mie gioie.
388
HORATIO
Per amor suo e per vostro servizio,
389
io non rifiuterò questo grave e triste incarico:
390
pure lagrime e sospiri, io temo, mi faranno impedimento.
391
Quando i nostri due eserciti furon congiunti nella battaglia,
392
il vostro valeroso cavaliere nel più folto,
393
per gloriosa cagione sempre mirando al meglio,
394
fu da ultimo dal giovine don Balthazar
395
scontrato a corpo a corpo: il loro combattimento fu lungo,
396
i loro cuori eran grandi, i loro clamori minacciosi,
397
la loro forza pari, e i colpi d’ambo i lati pericolosi.
398
Ma l’iraconda Nemesi, questo malvagio potere,
399
invidiando la fama e il valore d’Andrea,
400
troncò la sua vita, per por fine alla sua fama e al suo valore.
401
Essa, essa, stessa, travestita sotto la maschera d’un’amatura –
402
come Pallade innanzi alla superba Pergamo –
403
guidò un fresco soccorso d’alabardieri,
404
che gli sventrarono il cavallo e gettarono lui a terra.
405
Allora il giovine don Balthazar, con furia spietata,
406
prendendo vantaggio dalla disgrazia del suo avversario,
407
compì ciò che i suoi alabardieri avean cominciato,
408
e non ristette finchè Andrea non fu morto.
409
Allora, benchè troppo tardi, acceso di giusta ira,
410
io con la mia schiera m’avanzai contro il principe,
411
e lo trassi prigionero di tra i suoi alabardieri.
412
BELLIMPERIA
Avessi tu ucciso lui, che così uccise il mio amore!
413
Ma fu poi perduto il cadavere di Don Andrea?
414
HORATIO
No, per questo io sopratutto lottai,
415
nè indietreggiai finchè non l’ebbi ricuperato:
416
io lo raccolsi e lo strinsi fra le mie braccia;
417
e portatolo nella mia propria tenda,
418
quivi lo posi giù e l’irrorai delle mie lagrime,
419
e sospirai e m’addolorai come conveniva ad amico.
420
Ma nè dolore d’amico, nè sospiri, nè lagrime,
421
poterono trarre la pallida morte dal suo diritto usurpato.
422
Pure questo io feci, e meno non poteva fare:
423
io procurai che fosse onorato del dovuto funerale.
424
Questa sciarpa io strappai dal suo braccio senza vita,
425
e la porto in rimembranza del mio amico.
426
BELLIMPERIA
Io conosco la sciarpa: la teness’egli ancora!
427
Perchè se fosse vissuto, ancora la terrebbe,
428
e la porterebbe per amore della sua Bellimperia:
429
perchè fu il mio dono alla sua ultima partenza.
430
Ma ora portala tu insieme per lui e per me,
431
perchè dopo di lui tu l’hai più d’ogni altro meritata.
432
Ma per la tua bontà verso di lui in vita e in morte,
433
sta certo, finchè dura la vita di Bellimperia,
434
ch’ella sarà la riconoscente amica di Don Horatio.
435
HORATIO
E, signora, Don Horatio non si stancherà
436
di servire umilmente la bella Bellimperia.
437
Ma ora, se questo è il vostro buon gradimento,
438
io chiederò a voi licenza d’andare a cercare il principe,
439
perchè di ciò m’ha incaricato il duca vostro padre.
440
BELLIMPERIA
Sì, va, Horatio, lasciami qui sola;
441
(Exit.)
perchè la solitudine meglio conviene al mio triste umore.
442
Pure a che vale piangere la morte d’Andrea,
443
da poi che Horatio diviene il mio secondo amore?
444
S’egli non avesse amato Andrea come l’amò,
445
egli non potrebbe sedere nei pensieri di Bellimperia.
446
Ma come può l’amore trovar rifugio nel mio petto,
447
finchè io non vendichi la morte del mio amato?
448
Sì, un secondo amore aiuterà la mia vendetta!
449
Io amerò Horatio, l’amico del mio Andrea,
450
per far più affronto al principe che cagionò la sua fine;
451
e come Don Balthazar, che uccise il mio amore,
452
ora chiede grazia egli stesso dalle mie mani,
453
egli, nel rigore del mio giusto sdegno,
454
mieterà un lungo pentimento per il suo assassinio.
455
Perchè che altro fu, se non codardia da assassini,
456
il gittarsi in tanti sopra un valente cavaliere,
457
senza rispetto all’onore nel combattimento?
458
E qui egli viene, che assassinò la mia gioia.
459
(Entrano Lorenzo e Balthazar.)
LORENZO
Sorella, che significa questo melanconico portamento?
460
BELLIMPERIA
Che per un po’io non desidero alcuna compagnia.
461
LORENZO
Ma qui il principe è venuto per visitarvi.
462
BELLIMPERIA
Ciò dimostra ch’egli vive in libertà.
463
BALTHAZAR
No, signora, ma in piacevole servitù.
464
BELLIMPERIA
La vostra prigione dunque è, pare, la vostra fantasia.
465
BALTHAZAR
Sì, la mia libertà e fatta schiava dalla fantasia.
466
BELLIMPERIA
Allora per mezzo della fantasia liberatevi di nuovo.
467
BALTHAZAR
E che, se la fantasia ha messo in pegno il mio cuore?
468
BELLIMPERIA
Pagate quel che improntaste, e ricuperatelo.
469
BALTHAZAR
Io muoio, s’esso torna dal luogo dove si trova.
470
BELLIMPERIA
Un uomo senza cuore, e vivo? Un miracolo!
471
BALTHAZAR
Certo, signora, l’amore può operare tali miracoli.
472
LORENZO
Via, via, mio signore! lasciate queste ambagi,
473
e in semplici parole fatele conoscere il vostro amore.
474
BELLIMPERIA
A che giova il lamento, dove non c’è rimedio?
475
BALTHAZAR
Sì, alla vostra graziosa persona io debbo far lamento,
476
nella cui benigna risposta sta il mio rimedio;
477
alla cui perfezione tutti i miei pensieri son rivolti;
478
nel cui aspetto i miei occhi trovano il soggiorno della bellezza;
479
nel cui petto trasparente il mio cuore ha la sua dimora.
480
BELLIMPERIA
Ah, mio signore, questi non sono che complimenti,
481
e che un’astuzia per farmi andar via da questo luogo.
482
(Ella, uscendo, lascia cadere il suo guanto che Horatio, entrando, raccoglie.)
HORATIO
Signora, il vostro guanto.
483
BELLIMPERIA
Grazie, buon Horatio; prendilo per le tue premure.
484
BALTHAZAR
Il signor Horatio s’è chinato al momento buono!
485
HORATIO
Ho raccolto maggior grazia che non meritassi o sperassi.
486
LORENZO
Mio signore, non v’affliggete per quel ch’è accaduto:
487
voi sapete che le donne sono spesso capricciose;
488
queste nuvole per poco vento si dissiperanno:
489
lasciate fare a me, io stesso le disperderò.
490
Frattanto, pensiamo a spendere il tempo
491
in qualche dilettevole spasso ed in baldoria.
492
HORATIO
Il re, miei signori, sta per venir qui subito,
493
per festeggiare l’ambasciatore portoghese;
494
tutto era pronto prima ch’io venissi.
495
BALTHAZAR
Allora ci conviene attender qui il re,
496
per dar qui il benvenuto al nostro ambasciatore,
497
e aver notizia della salute di mio padre e del mio paese.
498
[SCENA V. LA STESSA.]
(Entra il Convito, i Trombettieri, il Re e l’Ambasciatore.)
RE
Vedete, signor Ambasciatore, come la Spagna tratta
499
il suo prigionero Balthazar, il figliuolo del Vicerè;
500
noi ci pacciamo più di cortesie che di guerre.
501
AMBASCIATORE
Triste è il nostro re, il Portogallo piange
502
supponendo che Don Balthazar sia stato ucciso.
503
BALTHAZAR
(a parte) Così è di me – ucciso dalla tirannia della belleza. –
504
Voi vedete, mio signore, come Don Balthazar fu ucciso:
505
io fo festa col figliuolo del Duca di Castiglia,
506
involto a tutte l’ore nei piaceri della corte,
507
e favorito dalla benevolenza di sua maestà.
508
RE
Differite i vostri saluti alla fine della nostra festa;
509
ora venite a sedere con noi, e a gustare il nostro imbandimento.
510
(Siede al convito.)
Sedete, giovine principe, voi siete il nostro secondo ospite;
511
fratello, siedi; e, nipote, prendi il tuo posto.
512
Signor Horatio, tu attendi alla nostra coppa;
513
perchè bene tu hai meritato d’esser onorato.
514
Ora, signori, incominciate; Spagna è Portogallo,
515
e Portogallo e Spagna: noi siamo amici;
516
il tributo è pagato, e noi fruiamo del nostro diritto.
517
Ma dov’è il vecchio Hieronimo, il nostro maresciallo?
518
Egli ci promise, in onore del nostro ospite,
519
di adornare il nostro convito con un pomposo divertimento.
520
(Entra Hieronimo con un tamburo, e tre cavalieri, ciascuno col suo scudo; poi egli conduce tre re, e quelli prendono le loro corone ed essi prigionieri.)
Hieronimo, questa maschera contenta il mio occhio,
521
benchè io non penetri bene nel mistero.
522
HIERONIMO
Il primo cavaliere armato, che sospese il suo scudo,
523
(Egli prende lo scudo e lo dà al Re.)
era l’inglese Roberto, conte di Gloucester,
524
il quale, quando Re Stefano reggeva in Albione,
525
giunse con due mila e cinquecento uomini
526
in Portogallo, e fortunato in guerra
527
costrinse il Re, che allora non era altri che un Saraceno,
528
a subire il giogo della monarchia inglese.
529
RE
Mio signore del Portogallo, con ciò voi vedete
530
cosa che può confortare insieme il vostro re e voi,
531
e far parere minore la vostra ultima disavventura.
532
Ma di’, Hieronimo, chi era l’altro?
533
HIERONIMO
Il secondo cavaliere, che sospese il suo scudo,
534
(Fa come ha fatto prima.)
era Edmondo, conte di Kent in Albione,
535
quando l’inglese Riccardo portava il diadema.
536
Egli venne in egual modo, e spianò le mura di Lisbona,
537
e prese il Re del Portogallo in battaglia;
538
per il quale e per altri simili servigi
539
egli fu poi creato Duca di York.
540
RE
Questo è un altro particolare argomento,
541
per cui il Portogallo può degnarsi di subire il nostro giogo,
542
ch’esso è stato soggiogato dalla piccola Inghilterra.
543
Ma ora, Hieronimo, chi era l’ultimo?
544
HIERONIMO
Il terzo ed ultimo, ma non per merito, nel nostro novero,
545
(Facendo come prima.)
era, come gli altri, un valente inglese,
546
il coraggioso Giovanni di Gaunt, Duca di Lancaster,
547
come dal suo scudo manifestamente apparisce.
548
Egli con un potente esercito venne in Ispagna,
549
e prese il nostro Re di Castiglia progionero.
550
AMBASCIATORE
Questo è un argomento per il nostro vicerè,
551
che la Spagna non dovrebbe insultare per la sua fortuna,
552
poichè i guerrieri inglesi in egual modo conquistarono la Spagna,
553
e le fecero piegare i ginocchi innanzi al Albione.
554
RE
Hieronimo, io bevo a te per questa invenzione,
555
ch’è stata gradita insieme all’ambasciatore e a me:
556
brinda con me, Hieronimo, se tu ami il tuo re.
557
(Prende la coppa da Horatio.)
Mio signore, io temo che noi sediamo già da troppo tempo
558
se pure le nostre vivande fossero più delicate;
559
ma vi abbiamo accolto col meglio che abbiamo.
560
Ora entriamo, che voi possiate essere rimandato:
561
io credo che il nostro consiglio sia già pronto.
562
(Exeunt omnes.)
[SCENA VI: CORO.]
(L’ombra di Andrea, la Vendetta.)
ANDREA
Per questo noi veniamo dal profondo delle regioni sotterranee,
563
per veder festeggiare colui che mi diede la mia ferita mortale?
564
Questi piacevoli spettacoli sono un dolore per la mia anima:
565
null’altro che unione e amore e conviti?
566
VENDETTA
Sta tranquillo, Andrea; prima che noi ce n’andiamo di qui,
567
io volgerò la loro amicizia in feroce corruccio,
568
il loro amore in odio mortale, il loro giorno in notte,
569
la loro speranza in disperazione, la loro pace in guerra,
570
le loro gioie in dolore, la loro felicità in miseria.
571
Atto II
[SCENA I. IL CASTELLO DEL DUCA.]
(Entrano Lorenzo e Balthazar.)
LORENZO
Mio signore, benchè Bellimperia sembri così ritrosa,
572
lasciate che la regione vi mantenga nella vostra consueta gaiezza.
573
Col tempo il toro selvaggio soporta il giogo,
574
col tempo tutti i falchi altieri si volgono al richiamo,
575
col tempo le piccole biette spaccan la quercia più dura,
576
col tempo la selce è escavata dalla più tenera goccia,
577
ed ella col tempo si muoverà dal suo disdegno,
578
e compiangerà la sofferenza del vostro amoroso tormento.
579
BALTHAZAR
No, ell’è più selvaggia, e piu dura ancora
580
che bestia, o ucello, o albero, o muro di pietra.
581
Ma perchè macchio io il nome di Bellimperia?
582
È mia la colpa, non ch’ella meriti biasimo.
583
Le mie fattezze non sono tali da apagar la sua vista,
584
le mie parole son rozze, e non le dànno alcun diletto.
585
Le linee che io le mando son aspre e sgraziate,
586
quali scorrono dalle cannucce di Pan e di Marsia.
587
I miei doni non sono di costo sufficiente,
588
ed essendo senza valore, tutta la mia fatica è perduta.
589
Pure ella mi potrebbe amare per la mia prodezza:
590
sia, ma questa è diffamata dalla prigionia.
591
Pure ella mi potrebbe amare per contentare suo padre;
592
sia, ma la sua ragione signoreggia la volontà di lui.
593
Pure ella mi potrebbe amare come l’amico di suo fratello:
594
sia, ma le sue speranze mirano a un altro fine.
595
Pure ella mi potrebbe amare per elevare il suo stato:
596
sia, ma forse ella spera un più nobile consorte.
597
Pure ella mi potrebbe amare come lo schiavo della sua bellezza:
598
sia, ma io temo ch’ella non possa amare affatto.
599
LORENZO
Mio signore, per amor mio lasciate questa fenesia,
600
e non dubitate che troveremo qualche rimedio.
601
Qualche causa c’è, per cui voi non siete amato;
602
prima bisogna conoscerla, e poi toglierla di mezzo.
603
E che, se mia sorella amasse un altro cavaliere?
604
BALTHAZAR
Il mio giorno d’estate si volgerebbe in note d’inverno.
605
LORENZO
Io ho già trovato uno stratagemma,
606
per venire a capo di questo dubbioso argomento.
607
Mio signore, per una volta voi sarete governato da me;
608
non mi fate ostacolo, qualunque cosa udiate o vediate.
609
Per forza o colle buone voglio darmi attorno
610
per trovar fuori la verità di tutta questa questione.
611
Oh, Pedringano!
612
PEDRINGANO
Signior!
LORENZO
Vien qui presto.
(Entra Pedringano.)
PEDRINGANO
Ha la vostra signoria qualche servizio da comandarmi?
613
LORENZO
Si, Pedringano, un servizio d’importanza;
614
e – per non perder tempo in chiacchiere –
615
così sta il caso: non è molto, tu sai,
616
ch’io t’ho difeso dall’ira di mio padre,
617
per la tua complicità nell’amore di Andrea,
618
per cui t’era stato assegnato un castigo:
619
io mi posi fra te e il tuo castigo,
620
e da allora, tu sai come io t’ho favorito.
621
Ora a questi favori io aggiungerò una ricompensa,
622
non di belle parole, ma con copia di monete d’oro,
623
e terre, e una vita piena d’onori,
624
solo che tu soddisfaccia a una mia giusta domanda:
625
dimmi la verità, e m’avrai per tuo amico per sempre.
626
PEDRINGANO
Qualunque cosa la vostra signoria mi domanderà,
627
il mio stretto dovere m’impone di dire la verità,
628
se mai è in mio potere di dire la verità.
629
LORENZO
Allora, Pedringano, questa è la mia domanda:
630
chi ama mia sorella Bellimperia?
631
Poichè ella ripone tutta la sua fiducia in te.
632
Parla, uomo, e guadagna insieme l’amicizia e la ricompensa:
633
io intendo, chi ama ella in luogo di Andrea?
634
PEDRINGANO
Aimè, mio signore, dopo la morte di Don Andrea
635
io non ho più la sua confidenza come prima;
636
e perciò non so s’ella ami o no.
637
LORENZO
No, se tu tergiversi, io sono il tuo nemico,
638
(<sup> Q4 </sup> Trae la spada. </sup> Q4 <sup>)
e la paura forzerà quel che l’amicizia non vince:
639
la tua morte sepellirà ciò che la tua vita nasconde;
640
tu muori per far più conto di lei che di me.
641
PEDRINGANO
Oh, state, mio signore!
642
LORENZO
Ora parla il vero, ed io ti ripagherò,
643
e ti difenderò da qualunque cosa possa seguirne,
644
e terrò celato tutto ciò che viene da te.
645
Ma se tu indugi una volta ancora, sei morto.
646
PEDRINGANO
Se madama Bellimperia fosse innamorata –
647
LORENZO
Che, marrano! Se e ma?
648
PEDRINGANO
Oh, state, mio signore, ella ama Horatio.
649
(Balthazar balza indietro.)
LORENZO
Come, Don Horatio, il figlio del nostro cavaliere maresciallo?
650
PEDRINGANO
Propio lui, mio signore.
651
LORENZO
Ora di’, ma come sai tu ch’egli è il suo amore?
652
E tu mi troverai benigno e liberale:
653
àlzati, dico, a senza paura di’la verità.
654
PEDRINGANO
Ella gli mandò lettere, che io stesso lessi,
655
piene zeppe di linee e di espressioni d’amore
656
anteponendo lui al principe Balthazar.
657
LORENZO
Giura su questa croce che quel che dici è vero;
658
e che terrai celato quello che hai detto.
659
PEDRINGANO
Giuro l’una cosa e l’altra, per colui che tutti ci fece.
660
LORENZO
Nella speranza che il tuo giuramento sia vero, qui è la tua ricompensa:
661
ma se ti trovo spergiuro e falso,
662
questa stessa spada, su ciu tu hai giurato,
663
sarà l’artefice della tua tragedia.
664
PEDRINGANO
Quel che ho detto è vero, e sarà – per parte mia –
665
sempre tenuto celato a Bellimperia .
666
Inoltre, la liberalità di vostro onore
667
Merita il mio fedele servizio, anche fino alla morte.
668
LORENZO
Sia questo tutto ciò che tu farai per me:
669
sta in guardia, dove e quando questi amanti si ritrovano,
670
e dàmmene avviso in qualche modo segreto.
671
PEDRINGANO
Così farò, mio signore.
672
LORENZO
Allora troverai tu ch’io son liberale.
673
Tu sai che io posso innalzare il tuo stato più
674
di lei; sii perciò saggio, e non mi mancare.
675
Va e sèrvila, com’è tuo costume,
676
che l’assenza non le facia pensare che tu mal fai.
677
(Exit Pedringano.)
Ebbene: tam armis quam ingenio:
678
dove le parole non valgono, vale la violenza;
679
ma l’oro fa più che le une e l’altra.
680
Come piace al principe Balthazar questo stratagemma?
681
BALTHAZAR
Mi piace e mi spiace; mi fa felice e triste:
682
felice, perchè so chi fa impedimento al mio amore;
683
triste, perchè temo che colei m’odî ch’io amo.
684
Felice, perchè so su chi vendicarmi;
685
triste, perchè ella mi fuggirà, se io mi vendicherò.
686
Pure debbo far vendetta, o morire io stesso,
687
perchè l’amore attraversato si fa impaziente.
688
Io credo che Horatio sia per destino la mia peste:
689
prima, nel suo pugno egli brandi una spada,
690
e con cuesta spada fieramente uscì in guerra,
691
e in questa guerra mi diede ferite pericolose,
692
e per queste ferite mi forzò ad arrendermi,
693
e per la mia resa io divenni suo schiavo.
694
Ora nella sua bocca egli porta piacevoli parole,
695
le quali pieacevoli parole ricettano dolci pensieri,
696
i quali dolci pensieri sono invischiati con astute frodi,
697
le quali astute frodi blandiscono le orecchie di Bellimperia,
698
e per le sue orecchie s’immergono giù nel suo cuore,
699
e nel suo cuore pongono lui, dove io dovrei stare.
700
Così ha egli preso il mio corpo con la sua forza,
701
ed ora con l’astuzia vorrebbe far prigionera la mia anima:
702
ma con la sua rovina io voglio tentare i fati,
703
ed o perdere la mia vita o vincere il mio amore.
704
LORENZO
Andiamo, mio signore; il vostro indugio arresta la vendetta.
705
Non fate che seguir me, e guadagnare il vostro amore:
706
per vincere il favore di lei conviene toglier lui di mezzo.
707
(Exeunt.)
[SCENA II. IL CASTELLO DEL DUCA.]
(Entrano Horatio e Bellimperia.)
HORATIO
Ora, signora, poichè in grazia del nostro amore
708
il nostro fumo nascosto s’è volto in fiamma aperta,
709
e con sguardi e parole noi cibiamo i nostri pensieri,
710
(i due maggiori piaceri, dove più non è concesso):
711
così, in mezzo ai graziosi blandimenti d’amore,
712
perchè date voi segno di languire internamente?
713
(Pedringano mostra il tutto al Principe e a Lorenzo, ponendoli in un luogo segreto.)
BELLIMPERIA
Il mio cuore, dolce amico, è come una nave in mare:
714
essa brama un porto, dove, ormeggiata tranquillamente,
715
possa riparare quel che le tempeste han consumato,
716
e, appoggiandosi sulla spiaggia, possa cantare con gioia
717
che il piacere segue il dolore, e la felicità l’affanno.
718
Il possesso del tuo amore è il solo porto,
719
dove il mio cuore, lungamente sbattuto da timori e da speranze,
720
ad ogni ora brama e desidera trovar rifugio,
721
per quivi riparare le gioie ch’esso ha perdute,
722
e, sedendo sicuro, cantare nel coro di Cupido
723
che la più dolce felicità è la corona del desiderio d’amore.
724
(Balthazar (e Lorenzo) di sopra.)
BALTHAZAR
Oh, dormite, occhi miei; non vedete il mio amore profanato!
725
siate sorde, orecchie mie; non udite il mio tormento!
726
muori, cuore; un altro gioisce di quel che tu meriti!
727
LORENZO
Vegliate sempre, occhi miei,per vedere quest’amore disgiunto!
728
udite sempre orecchie mie, per udire i loro lamenti!
729
Vivi, cuore, per gioire della rovina del folle Horatio!
730
BELLIMPERIA
Perchè sta Horatio senza parola per tutto questo tempo?
731
HORATIO
Meno io parlo, e più medito.
732
BELLIMPERIA
Ma su che soprattutto mediti?
733
HORATIO
Sui pericoli passati, e sui piaceri avvenire.
734
BALTHAZAR
Sui piaceri passati, e sui pericoli avvenire.
735
BELLIMPERIA
Che pericoli e che piaceri intendi tu?
736
HORATIO
Pericoli di guerra, e piaceri del nostro amore.
737
LORENZO
Pericoli di morte, ma nessun piacere affatto.
738
BELLIMPERIA
Lascia i pericoli, avrai guerra con me:
739
ma tale guerra, che non rompe alcun vincolo di pace.
740
Parla graziose parole, io le combatterò con graziose parole;
741
manda dolci sguardi, io li contrasterò con dolci sguardi;
742
scrivi linee amorose, io risponderò linee amorose;
743
dammi un bacio, io ribatterò il tuo bacio:
744
sia questa la nostra pace guerreggiata, o pacifica guerra.
745
HORATIO
Ma, graziosa signora, allora fissate il campo,
746
dove prima si farà saggio di questa guerra.
747
BALTHAZAR
Ambizioso villano, como cresce la sua baldanza
748
BELLIMPERIA
Allora sia la piacevole pergola di tuo padre il campo,
749
dove prima noi ci votammo mutua amicizia;
750
la corte sarebbe pericolosa: quel luogo è sicuro.
751
La nostra ora sarà, quando Vespero comincia a sorgere
752
che richiama a casa i miseri lavatori:
753
quivi nessuno ci udirà se non gl’innocenti uccelli;
754
forse il gentile usignuolo
755
ci ninnerá addormentati, prima che ce ne avvediamo,
756
e, cantando con la spina nel petto,
757
dirà la nostra gioia e il nostro gaio sollazzo,
758
finchè poi ogni ora sembrerà un anno e più.
759
HORATIO
Ma, dolce come miele e nobile amore,
760
torniamo ora alla vista di vostro padre:
761
il pericoloso sospetto è sempre compagno alla nostra gioia.
762
LORENZO
Si certo, il pericolo congiunto con amoroso sdegno,
763
manderà la tua anima nella notte eterna.
764
(Exeunt.)
[SCENA III. LA CORTE DI SPAGNA.]
(Entrano il Re di Spagna, l’Ambasciatore del Portogallo, Don Cipriano, ecc.)
RE
Fratello di Castiglia, dell’amore del principe,
765
che cosa dice la vostra figliuola Bellimperia?
766
CIPRIANO
Benchè faccia la ritrosa, come conviene al suo sesso,
767
e ancora dissimuli d’amare il principe,
768
io non dubito, no, ch’essa col tempo si piegherà.
769
E foss’ella ostinata, che non sarà,
770
pure in questo ella seguirà il mio avviso,
771
ch’è d’amar lui, o rinunziare al mio amore.
772
RE
Allora, signor Ambasciatore del Portogallo,
773
consiglia il tuo re di conchiudere questo matrimonio
774
per afforzare la nostra alleanza recentemente conclusa;
775
io non conosco mezzo migliori per farci amici.
776
La sua dotazione sarà larga e liberale;
777
oltre ch’essa è figliuola e coerede
778
di questo nostro fratello, Don Cipriano;
779
e possederà la meta delle sue terre,
780
io favorirò il suo matrimonio con un denono dello zio;
781
e questo è – del caso che il partito vada avanti: –
782
il tributo che voi pagate, sarà condonato;
783
e se da Balthazar essa avrà un figlio,
784
questi terrà il regno dopo di noi.
785
AMBASCIATORE
Io farò la proposta al mio sovrano signore,
786
e la condurrò ad effetto, se il mio consiglio prevarrà.
787
RE
Fa così, mio signore, e se egli acconsente,
788
io spero che la sua presenza ci onorerà qui,
789
nella celebrazione del giorno nuziale;
790
e stabilisca il tempo egli stesso.
791
AMBASCIATORE
Piacerebbe a vostra grazia comandarmi altro ancora?
792
RE
Raccomandami al re, e così addio.
793
Ma dov’è il Principe Balthazar , perchè tu possa prender congedo da lui?
794
AMBASCIATORE
Questo è già fatto, mio buon signore.
795
RE
Fra l’altre cose di cui siete incaricato,
796
il riscatto del principe non dev’essere dimenticato:
797
questa non è cosa mia, ma di colui che lo fece prigionero;
798
e bene il suo ardimento merita ricompensa:
799
egli fu Horatio, il figlio del nostro cavaliere maresciallo.
800
AMBASCIATORE
Tra noi c’è un prezzo già pattuito,
801
e sarà mandato con tutta la dovuta sollecitudine.
802
RE
Allora, una volta ancora addio, mio signore.
803
AMBASCIATORE
Addio, mio signore di Castiglia, e gli altri.
804
(Exit.)
RE
Ora, fratello, voi dovete darvi qualche premura
805
Per toglier la bella Bellimperia dalla sua volontà:
806
le giovani vergini devon essere rette dai loro amicci.
807
Il principe è amabile, e la ama assai;
808
se essa lo trascura e rinunzia al suo amore,
809
ella farà torto insieme al suo stato e al nostro.
810
Pertanto, mentre io intrattengo il principe
811
Coi piaceri maggiori che la nostra corte offre,
812
sforzatevi voi di guadagnar la mente di vostra figlia:
813
se ella rifiuta, tutto questo si ridurrà a nulla.
814
(Exeunt.)
[SCENA IV. IL GIARDINO DI HIERONIMO.]
(Entrano Horatio, Bellimperia e Pedringano.)
HORATIO
Ora che la notte comincia con l’ali brune
815
ad annuvolare il fulgore del sole,
816
e nell’oscurità ci si può dare ai piaceri:
817
vieni, Bellimperia, andiamo alla pergola,
818
e quivi in sicurezza passiamo una piacevole ora.
819
BELLIMPERIA
Io ti seguo, mio amore, e non darò addietro,
820
sebbene il mio cuore che vien meno freni l’anima mia.
821
HORATIO
Perchè? Dubiti della fede di Pedringano?
822
BELLIMPERIA
No, egli è fidato come un secondo me stesso. –
823
Va, Pedringano, vigila fuori del cancello,
824
e avvertici se qualcuno s’avvicina.
825
PEDRINGANO
Invece di vigilare, io meriterò più oro
826
Conducendo Don Lorenzo a questo convegno.
827
(Exit Pedringano.)
HORATIO
Che intende l’amor mio?
828
BELLIMPERIA
Io stessa non lo so;
829
e pure il mio cuore mi predice qualche sventura.
830
HORATIO
Dolce, non dir così; fortuna buona è la nostra amica,
831
e i cieli han chiuso il giorno per far piacere a noi.
832
Le stelle, tu vedi, trattengono il loro sfavillante splendore,
833
e la luna si nasconde per far piacere a noi.
834
BELLIMPERIA
Tu ai prevalso; io vincerò il mio sospetto,
835
e nel tuo amore e nel tuo consiglio annegherò la mia paura.
836
Io non ho più paura; amore è adesso tutti i miei pensieri.
837
Perchè non sediamo? poichè il piacere chiede agio.
838
HORATIO
Quanto più tu siedi dentro queste pergole fronzute,
839
tanto più Flora le coprirà co’ suoi fiori.
840
BELLIMPERIA
Sì, ma se Flora scorge Horatio qui,
841
il suo occhio geloso penserà ch’io segga troppo vicina.
842
HORATIO
Odi, signora, come gli uccelli trillano nella notte,
843
per la gioia che Bellimperia segga in vista ad essi.
844
BELLIMPERIA
No, Cupido contraffà l’usignuolo,
845
per comporre una dolce musica alle parole d’Horatio.
846
HORATIO
Se Cupido cantam allora Venere non è lontana:
847
sì, tu sei Venere, o alcuna stella più bella.
848
BELLIMPERIA
Se io son venere, bisogna che tu sia Marte;
849
e dove Marte regna, bisolga ci sian guerre.
850
HORATIO
Allora così cominciamo le nostre guerre: porgi la tua mano,
851
ch’essa possa combattere con la kia mano più rude.
852
BELLIMPERIA
Metti innanzi il tuo piede per provar l’urto del mio.
853
HORATIO
Ma prima i miei sguardi combatteranno contro i tuoi.
854
BELLIMPERIA
Allora, guardati, io ti saetto questo bacio.
855
HORATIO
Così io rimando la saetta che tu m’hai lanciata.
856
BELLIMPERIA
No, ora per guadagnare la gloria del campo,
857
le mie braccia avviticchiate ti legheranno e ti faranno arrendere.
858
HORATIO
No, ora le mie braccia son grandi e forti anch’esse:
859
così gli olmi son circondati dalle viti, finchè cadono.
860
BELLIMPERIA
Oh, lasciami; perchè nei miei occhi turbati
861
ora puoi tu leggere che la vita muore nella passione.
862
HORATIO
Oh, aspetta un poco, ed io morrò con te;
863
così tu t’arrenderai, e pure m’avrai vinto.
864
BELLIMPERIA
Chi è là? Pedringano! Siamo traditi!
865
(Entrano Lorenzo, Balthazar, Cerberino, Pedringano travestiti.)
LORENZO
Mio signore, via con lei, prendetela a parte.
866
O, signore, frenatevi: il vostro valore è già provato.
867
Presto, sbrigatevi, miei signori.
868
(Lo impiccano nella pergola.)
HORATIO
Che, mi assassinerete?
869
LORENZO
Si, così, e così: questi sono i frutti dell’amore.
870
(Lo pugnalano.)
BELLIMPERIA
Oh, salvate la sua vita, e fatemi morire per lui!
871
Oh, salvalo, fratello; salvatelo, Balthazar :
872
io amavo Horatio; ma egli non m’amava.
873
BALTHAZAR
Ma Balthazar ama Bellimperia.
874
LORENZO
Benchè la sua vita fosse sempre ambiziosa, superba,
875
pure egli è piu in alto ora ch’è morto.
876
BELLIMPERIA
Assassinio! asassinio! Aiuto, Hieronimo, aiuto!
877
LORENZO
Venite, chiudetele la bocca; conducetela via.
878
(Exeunt.)
[SCENA V. La stessa.]
(Entra Hieronimo in camicia, ecc.)
HIERONIMO
Quali strida mi strappano dal mio letto ignudo,
879
e agghiacciano di tremante paura il mio cuore palpitante,
880
cui pure il pericolo mai non potè prima atterrire?
881
Chi chiama Hieronimo? Parla, qua io sono.
882
Io non sonnecchiavo; perciò non era un sogno.
883
E qui, dentro questo giardino ella ha gridato;
884
ed in questo giardino io debbo salvarla.
885
Ma sta! Che spettacolo micidiale è questo?
886
Un uomo impiccato e tutti gli assassini fuggiti!
887
E nella mia pergola, per addossare la colpa a me!
888
Questo luogo fu fatto per il piacere, non per la morte.
889
(Taglia la corda.)
Questi abiti ch’egli porta io li ho veduti spesso: –
890
aimè, è Horatio, il mio dolce figliuolo!
891
O no, ma quegli che già fu il mio figliuolo!
892
O, eri tu che mi chiamavi dal mio letto?
893
O parla, se nessuna scintilla di vita avanza:
894
io son tuo padre; chi ha ucciso mio figlio?
895
Qual mostro selvaggio, non di natura umana,
896
s’è qui satollato del tuo sangue innocente,
897
ed ha lasciato qui disonorato il tuo cadavere sanguinoso,
898
perchè io, fra queste oscure ombre mortali,
899
t’inondassi con un oceano delle mie lagrime?
900
O cieli, perchè faceste voi la notte per coprire il peccato?
901
Di giorno questa gesta di tenebra non sarebbe stata!
902
O terra, perchè non hai tu divorato a tempo
903
il vile profanatore di questa sacra pergola?
904
O povero Horatio, che male avevi tu fatto,
905
per perdere la tua vita, prima che la vita fosse appena incominciata?
906
O tristo beccaio, chiunque tu fossi,
907
como hai potuto strangolare la virtù e il mérito?
908
Ai me infelicissimo, che ho perduto la mia gioia,
909
perdendo il mio Horatio, il mio dolce fanciullo!
910
(Entra Isabella)
ISABELLA
L’assenza di mio marito mi fa palpitare il cuore: –
911
Hieronimo!
912
HIERONIMO
Qui, Isabella, aiutami a lamentarmi,
913
perchè i sospiri son cessati, e tutte le mie lagrime son consumate.
914
ISABELLA
Che mondo di dolore! Mio figlio Horatio!
915
Oh, dov’è l’autore di questa infinita sciagura?
916
HIERONIMO
Conoscer l’autore sarebbe di qualche sollievo al dolore;
917
perchè nella vendetta il mio cuore troverebbe conforto.
918
ISABELLA
Dunque egli se n’è andato? Ed anche il mio figliuolo è andato?
919
Oh, sgorgate, lagrime, fontane e flutti di lagrime,
920
soffiate, sospiri, e alzate un’eterna tempesta;
921
poichè conviene l’eccesso alla nostra maledetta sventura.
922
<sup> Q4 </sup> Ahimè, Hieronimo, dolce marito, parla!
923
HIERONIMO
Egli cenò con noi questa sera, festevole e gaio,
924
e disse che sarebbe andato a visitare Balthazar,
925
al palazzo del duca: quivi alloggia il principe.
926
Egli non aveva costume di star fuori così tardi:
927
potrebb’essere nella sua camera; vada qualcuno a vedere.
928
Roderigo, oh!
929
(Entrano Pedro e Jacques.)
ISABELLA
Ahimè, egli delira! dolce Hieronimo!
930
HIERONIMO
Vero, tutta la Spagna se ne avvede.
931
Inoltre, egli è così generalmente amato;
932
sua maestà l’altro giorno gli fece grazia
933
che attendesse alla sua coppa: questi sono favor
934
che m’assicurano ch’egli non può essere di corta vita.
935
ISABELLA
Dolce Hieronimo!
936
HIERONIMO
Chissà como costui ebbe i suoi vestiti! –
937
Eh, gente, io saprò tutta la verità:
938
Jacques, corri subito dal duca di Castiglia,
939
e di’ a mio figlio Horatio che venga a casa:
940
io e sua madre abbiamo fatto strani sogni stanotte.
941
Mi udite, voi?
942
JACQUES
Si, signore.
HIERONIMO
Bene, andate.
Pedro, vieni qui; conosci tu chi è questi?
943
PEDRO
Troppo bene, signore.
944
HIERONIMO
Troppo bene? Chi, chi è? Zitta, Isabella!
No, non arrossire, uomo. "." «Dopo questo intervento, nella traduzione original manca quello di Pedro: “Egli è mio Signore Horatio”.»
945
[HIERONIMO "HIERONIMO" «Nella traduzione originale, per errore, il nome del personaggio che parla è Pedro.» ]
Ah,ah, per San Giacomo! Ma questo mi fa ridere,
946
che altri s’ingannino oltre di me.
947
PEDRO
S’ingannino?
948
HIERONIMO
Si:
io stesso avrei giurato, entro quest’ora,
949
che questi fosse mio figlio Horatio:
950
i suoi abiti sono così simili.
951
Ah! Non sono essi un grande argomento?
952
ISABELLA
O, volesse Iddio che così non fosse!
953
HIERONIMO
Non fosse, Isabella? Tu sogni che sia?
954
Può il tuo tenero seno accogliere il pensiero,
955
che una così nera malvagità sia stata compiuta
956
su di uno così puro e immacolato come il nostro figliuolo?
957
Via, io ne ho vergogna!
958
ISABELLA
Caro Hieronimo,
guarda con occhio più sereno il tuo dolore:
959
un debole intendimento non dà che una debole credenza.
960
HIERONIMO
Un uomo, di certo, fu appiccato qui,
961
un giovane, come io ricordo: io tagliai la corda.
962
Se dovesse esser mio figlio, ora, insomma –
963
voi dite? voi dite? – luce! datemi un cero;
964
fatemi guardar di nuovo – O Dio!
965
Confusione, malvagità, tormento, morte e inferno,
966
cacciate tutte le vostre punte insieme del mio freddo seno,
967
ch’è ora irrigidito dall’orrore: uccidetemi presto!
968
Siimi graziosa, tu pestifera notte,
969
e lascia cadere questo assassinio su di me;
970
cingi il mio deserto di dolore con la tua vasta oscuritá,
971
e non mi lasciar sopravvivere a veder la luce,
972
che mi faccia pensare ch’io aveva un figlio.
973
ISABELLA
O dolce Horatio! O figlio mio carissimo!
974
HIERONIMO
Come stranamente avevo io perduto la via del mio dolore! </sup> Q4 <sup>
975
Dolce, amabile rosa, mal colta innazi tempo,
976
Bello, valoroso figliuolo, non vinto, ma tradito,
977
Io ti bacerò ora, poichè le parole sono arrestate dalle lagrime.
978
ISABELLA
Ed io chiuderò gli specchi della sua vista,
979
poichè una volta questi occhi erano la mia sola gioia.
980
HIERONIMO
Vedi tu questa pezzuola lorda di sangue?
981
Essa non mi lascerà, finchè io non trarrò vendetta.
982
Vedi tu queste ferite che ancora sanguinano di fresco?
983
Io non le sepellirò, finchè non avrò vendetta.
984
Allora io mi rallegrerò in mezzo al mio affanno;
985
fin allora il mio cordoglio mai non sarà consumato
986
ISABELLA
I cieli sono giusti; l’assassinio non può esser nascosto:
987
il tempo è autore insieme della verità e della giustizia,
988
e il tempo porterà alla luce questo tradimento.
989
HIERONIMO
Frattanto, buona Isabella, cessa dai lamenti,
990
o, almeno, dissimulali per un poco:
991
così più presto scopriremo la congiura,
992
e sapremo da chi tutto ciò fu compiuto.
993
Vieni, Isabella, ora prendiamolo su,
994
(Essi lo alzano.)
E portiamolo dentro, via da questo luogo maledetto.
995
Io dirò il suo canto funebre; cantarlo non conviene in questo caso.
996
O aliquis mihi quas pulchrum ver educat herbas,
997
(Hieronimo appoggia il petto alla sua spada.)
misceat, et nostro detur medicina dolori;
998
aut, si qui faciunt annorum oblivia, succos
999
praebeat; ipse metam magnum quaecunque per orbem
1000
gramina sol pulchras effert in luminis oras;
1001
ipse bibam quicquid meditatur saga veneni,
1002
quicquid et herbarum vi caeca nenia nectit:
1003
omnia perpetiar, lethum quoque, dum semel omnis
1004
noster in extincto moriatur pectore sensus. –
1005
Ergo tuos oculos nunquam, mea vita, videbo,
1006
Et tua perpetuus sepelivit lumina somnus?
1007
Emoriar tecum: sic, sic iuvat ire sub umbras. –
1008
Attamen obsistam properato cedere letho,
1009
ne mortem vindicta tuam tam nulla segnatur.
1010
(Qui egli la getta lontano da sè e porta via il corpo.)
[SCENA VI – CORO.]
(L’ombra di Andrea, la Vendetta.)
ANDREA
Mi conducesti tu qui per aumentare il mio dolore?
1011
Io m’attendevo che Balthazar dovess’essere ucciso:
1012
ma è il mio amico horatio, ch’è ucciso,
1013
ed essi oltraggiano la bella Bellimperia,
1014
ch’io adoravo più che tutto il mondo,
1015
perchè essa amava me più che tutto il mondo.
1016
VENDETTA
Tu parli di mèsse, quando il grano è verde;
1017
il fine corona ogni opera ben fatta;
1018
la falce non viene, finchè il grano non è maturo.
1019
Sta tranquillo; e prima ch’io ti conduca via da questo luogo,
1020
io ti mostrerò Balthazar in grave stato.
1021
Atto III
[SCENA I. LA CORTE DEL PORTOGALLO.]
(Entrano il Vicerè del Portogallo, Nobili, Alexandro, Villuppo.)
VICERÉ
Sciagurata condizione dei re,
1022
assisi fra tanti timori senza rimedio.
1023
Prima, noi siam posti sulla più eccelsa altezza,
1024
e spesso scalzati dall’acceso dell’odio,
1025
ma sempre soggetti alla ruota della fortuna:
1026
e quando più in alto, no mai tanto godiamo
1027
quanto insieme sospettiamo e temiamo la nostra rovina.
1028
Non lotta così l’onda contro diversi venti,
1029
come s’affanna la fortuna nelle cose dei re,
1030
che vorrebbero esser temuti, e puro temono d’essere amati,
1031
poichè paura o amore sono adulazione pei re.
1032
Per esempio, signori, guardate al vostro re,
1033
che l’odio ha privato del suo carissimo figlio,
1034
sola speranza della nostra successione.
1035
NOBILE
Io non avrei pensato che il cuore d’Alexandro
1036
fosse stato avvelenato da un cosi estremo odio;
1037
ma ora io vedo che le parole hanno differenti operazioni,
1038
e non c’è da fidarsi dell’apparenza.
1039
VILLUPPO
No; perchè, mio signore, se voi aveste veduto l’inganno,
1040
che finto amore aveva colorito ne’ suoi sguardi,
1041
quand’egli in campo s’uni a Balthazar,
1042
assai più incostante avreste pensato il sole,
1043
che a tutte l’ore si volge intorno al centro della terra,
1044
che non l’intenzione di Alexandro verso il principe.
1045
VICERÉ
Non più, Villuppo, tu hai detto abbastanza,
1046
e con le tue parole tu uccidi i nostri pensieri feriti.
1047
Nè io mi perderò più a lungo in indugi,
1048
procrastinando la morte d’Alexandro:
1049
vada qualcuno di voi, e conduca innanzi il traditore,
1050
che, com’egli è condannato, così muoia.
1051
(Entra Alexandro, con un Nobile e alabardieri.)
NOBILE
In tale distrettta, solo la pazienza servirà.
1052
ALEXANDRO
Ma nella distretta quale pazienza userò io?
1053
Nè mi duole di lasciare il mondo,
1054
dove nulla se non il torto può prevalere.
1055
NOBILE
Pure sperate il meglio.
1056
ALEXANDRO
Il cielo è la mia speranza:
quanto alla terra, essa è troppo infetta
1057
per darmi speranza di cosa alcuna della sua matrice.
1058
VICERÉ
Perchè tardate? Portate innanzi questo audace demonio,
1059
e fatelo morire per la sua gesta maledetta.
1060
ALEXANDRO
Non perchè io tema l’estremo della morte –
1061
Poichè i nobili non possono piegarsi alla paura servile –
1062
Vivo io, o Re, così addolorato.
1063
Ma questo, o, questo! tormenta la mia anima travagliata,
1064
che così io muoia sospettato d’una colpa,
1065
della quale, come i cieli han saputo i miei pensieri segreti,
1066
così son io mondo da questa accusa.
1067
VICERÉ
Non più, dico! ai tormenti! Dunque?
1068
Legatelo e bruciate il suo corpo in quelle fiamme,
1069
(Lo legano al rogo.)
che prefigureranno i fuochi inestinguibili
1070
di Flegetonte, preparati per la sua anima.
1071
ALEXANDRO
La mia morte incolpevole sarà vendicata su te,
1072
su te, Villuppo, che hai così calunniato,
1073
o per farti merito mi hai falsamente accusato.
1074
VILLUPPO
No, Alexandro, se tu mi minacci,
1075
io presterò una mano per mandarti al lago,
1076
dove queste tue parole periranno con le tue opere.
1077
Iniquo traditore! Mostruoso omicida!
1078
(Entra l’Ambasciatore.)
AMBASCIATORE
State, aspettate un poco!
1079
E qui – con licenza di sua maestà –
1080
arrestate Villuppo.
1081
VICERÉ
Ambasciatore,
quale notizia ha provocato questa improvvisa entrata?
1082
AMBASCIATORE
Sappi, sovrano signore, che Balthazar vive.
1083
VICERÉ
Che dici tu? Vive Balthazar nostro figlio?
1084
AMBASCIATORE
Il fligiuolo di vostra altezza, il signor Balthazar, vive;
1085
e, ben trattato nella corte di Spagna,
1086
umilmente si raccomanda alla vostra maestà.
1087
Questi occhi videro – e questi miei seguaci –;
1088
con questi, le lettere coi saluti del re
1089
(Gli dà lettere.)
sono felici testimoni della salute di sua altezza.
1090
(Il Re guarda le lettere, e continua:)
VICERÉ
‘Il tuo figliuolo vive, il vostro tibuto è accolto;
1091
la tua pace è fatta, e noi siamo sodisfatti.
1092
Il resto è stabilito secondo le proposte,
1093
insieme per l’onor nostro e pel tuo beneficio!’
1094
AMBASCIATORE
Queste sono le altre condizioni di sua altezza.
1095
(Gli dà altre lettere.)
VICERÉ
Maledetto ribaldo, macchinar questi misfatti
1096
contro la vita e riputazione
1097
del nobile Alexandro! Vieni, mio signore, slegalo!
1098
Lascia che ti sleghi egli ch’è legato alla morte,
1099
per dare un compenso al tuo affano.
1100
(Lo slegano.)
ALEXANDRO
Temuto signore, voi non potreste far meno per natura,
1101
al rapporto di un così diabolico fatto.
1102
Ma così noi vediamo che la nostra innocenza ha salvato
1103
la vita senza speranza che tu, Villuppo, cercavi
1104
con le tue accuse di far massacrare.
1105
VICERÉ
Di’, falso Villuppo, perchè hai tu così
1106
falsamente tradito la vita del signor Alexandro?
1107
Di colui che tu sai, che nessun altro delitto,
1108
ma appena l’uccisione del nostro figlio carissimo,
1109
ci avrebbe potuto muovere una volta a disconoscere.
1110
ALEXANDRO
Di’, traditore Villuppo, dillo al re:
1111
in che Alexandro t’ha mai fatto ingiuria?
1112
VILLUPPO
Lacerata dal ricordo d’una così immonda azione,
1113
la mia colpevole anima sottomette me al tuo giudizio:
1114
poichè non per ingiurie d’Alexandro,
1115
ma per ricompense e speranza d’esser preferito,
1116
ho io così senza vergogna posta in pericolo la sua vita.
1117
VICERÉ
La quale, o malvagio, sarà riscattata con la tua morte.
1118
E non un tormento così lieve, come noi qui
1119
avevam deciso per lui che, tu dicevi, aveva ucciso nostro figlio,
1120
ma con i più amari tormenti ed eccessi
1121
che possano ancora inventarsi per la tua fine.
1122
(Alexandro sembra intercedere.)
Non mi supplicare; via, conducete via il traditori:
1123
(Exit Villuppo.)
Ed, Alexandro, lascia che noi ti onoriamo
1124
con pubblica notizia della tua lealtà.
1125
Per definire queste condizioni qui poste
1126
dal nostro grande signore, il potente Re di Spagna,
1127
noi col nostro consiglio delibereremo.
1128
Vieni, Alexandro, tienici compagnia.
1129
(Exeunt)
[SCENA II. PRESSO IL CASTELLO DEL DUCA.]
(Entra Hieronimo.)
HIERONIMO
O occhi! non occhi, ma fontane colme di lagrime;
1130
o vita! non vita, ma vivente forma di morte;
1131
o mondo! non mondo, ma cumulo di pubblici torti,
1132
confuso e pieno d’assassini e misfatti!
1133
O santi cieli! Se questa sacrilega azione,
1134
se questo inumano e barbaro attentato,
1135
se questo così inaudito assassinio
1136
del mio, ma ora non più mio figliuolo,
1137
resterà occulto e invendicato,
1138
come potremmo noi chiamar giusti i vostri atti,
1139
se voi ingiustamente agite con coloro che confidano nella vostra giustizia?
1140
La notte, triste segretaria ai miei lamenti,
1141
con orronde visioni sveglia la mia anima tribolata,
1142
e con le ferite del mio sventurato figliuolo,
1143
mi chiede continuamente contezza della sua morte.
1144
I brutti demonî si lanciano fuor dall’inferno,
1145
e guidano i miei passi per sentieri infrequenti,
1146
e m’impaurano il cuore con crudeli infiammati pensieri.
1147
Il giorno annuvolato richiama le mie pene,
1148
presto comincia a registrare i miei sogni,
1149
e a spingermi fuori in cerca dell’assassino.
1150
Occhi, vita, mondo, cieli, inferno, notte, e giorno,
1151
guardate, cercate, mostrate un uomo, un mezzo che possa –
1152
(Una lettera cade.)
Che c’è qui? una lettera? Zitto! non è così!
1153
Una lettera scritta a Hieronimo.
1154
(Inchiostro rosso.)
‘Per difetto d’inchiostro, ricevi questo scritto di sangue:
1155
il mio sciagurato fratello mi ha nascosta a te;
1156
vendicati su Balthazar e su lui:
1157
poichè essi furono quelli che assassinarono tuo figlio.
1158
Hieronimo, vendica la morte d’Horatio,
1159
e possa tu viver meglio di Bellimperia’.
1160
Che significa questo inatteso miracolo?
1161
Mio figlio ucciso da Lorenzo e dal principe!
1162
Quale causa di rancore avevan essi verso Horatio?
1163
O che cosa può indur te, Bellimperia,
1164
ad acusar tuo fratello, fosse pur egli stato l’instrumento?
1165
Hieronimo, in guardia! – tu sei tradito,
1166
e questa trapola è posta per insidiar la tua vita.
1167
Sta perciò attento, non esser credulo:
1168
questo è macchinato per metterti in pericolo,
1169
che tu per questo debba accusar Lorenzo,
1170
e ch’egli, pel disonore che tu gli fai, tragga
1171
in giudizio la tua vita, e il tuo nome in odio.
1172
Cara m’era la vita del mio diletto figliuolo,
1173
e della sua morte mi conviene far vendetta:
1174
dunque non arrischiare la tua, Hieronimo,
1175
ma vivi per effetuare la tua risoluzione.
1176
Perciò io voglio verificare con le circostanze
1177
quel che posso raccogliere per confermare questo scritto;
1178
e, spiando presso la casa del duca di Castiglia,
1179
abboccarmi, se posso, con Bellimperia,
1180
per ascoltare di più, senza palesar nulla.
1181
(Entra Pedringano.)
O, Pedringano!
1182
PEDRINGANO
Oh, Hieronimo!
HIERONIMO
Dov’è la tua signora?
1183
PEDRINGANO
Non so; il mio signore è qui.
(Entra Lorenzo.)
LORENZO
Ebbene, chi è questi? Hieronimo?
1184
HIERONIMO
Mio signore.
PEDRINGANO
Egli domanda della mia signora Bellimperia.
1185
LORENZO
Per che fare, Hieronimo? Il duca, mio padre, l’ha
1186
allontanata per qualche tempo, come caduta in disgrazia;
1187
ma se è cosa di cui io possa informarla,
1188
dimmela, Hieronimo, ed io gliela farò sapere.
1189
HIERONIMO
No, no, mio signore, grazie; non ve ne sarà bisogno.
1190
Io aveva una supplica per lei, ma troppo tardi,
1191
e la sua disgrazia mi rende sfortunato.
1192
LORENZO
Ebbene, Hieronimo, serviti di me.
1193
HIERONIMO
Oh no, mio signore; non oso; non dev’essere;
1194
io ringrazio umilmente la vostra signoria "signoria" «[Questi due versi sono sostituiti nell’edizione del 1602 e nelle posteriori, dai seguenti.]» .
1195
HIERONIMO
<sup> Q4 </sup> Di chi? Di voi, mio signore?
1196
Io riservo il vostro favore per un più grande onore.
1197
Questa è una vera bagattella , mio signore, una bagattella.
1198
LORENZO
Fa lo stesso, Hieronimo, dimmi di che si tratta.
1199
HIERONIMO
In fede, mio signore, è una sciocchezza;
1200
io debbo confessare d’esser stato troppo lento, troppo tardo,
1201
troppo negligente verso la vostra grazia.
1202
LORENZO
Ebbene, Hieronimo?
1203
HIERONIMO
In fede, mio signore, è una cosa d’anulla:
1204
l’assassinio d’un figlio, o press’a poco;
1205
una cosa da nulla, mio signore! </sup> Q4 <sup>
1206
LORENZO
Allora, addio.
1207
HIERONIMO
Nessun cuore il mio dolore, nessuna lingua può dire i miei pensieri.
1208
(Exit.)
LORENZO
Vieni qui, Pedringano, vedi tu questo?
1209
PEDRINGANO
Mio signore, io veggo, ed anche mi dà sospetto.
1210
LORENZO
Gli è quel maledetto ribaldo di Cerberino,
1211
che ha, io temo, svelata la morte d’Horatio.
1212
PEDRINGANO
Mio signore, egli non evrebbe potuto, è così recente;
1213
e da allora egli non ha lasciato la mia compagnia.
1214
LORENZO
Poniamo ch’egli non l’abbia fatto, ma la sua condizione è tale,
1215
che timore o lusinghe posson renderlo spergiuro.
1216
Io conosco il suo carattere, e perciò mi pento
1217
d’averlo mai usato in quest’impresa.
1218
Ma, Pedringano, per prevenire il peggio,
1219
e perchè io ti conosco segreto come la mia anima.
1220
qui, per tua maggior sodisfazzione, prendi tu questo,
1221
(Gli dà altro oro.)
e dammi ascolto – così ho divisato:
1222
questa notte tu devi (e, ti prego, risolvitici!)
1223
incontrar Cerberino al Parco di San Luigi –
1224
tu sai che è qui vicino dietro la casa –
1225
quivi appóstati e vedi di colpirlo senza fallo,
1226
perchè morire egli deve, se noi intendiamo vivere.
1227
PEDRINGANO
Ma come Ceberino sarà là, mio signore?
1228
LORENZO
Lasciami fare; i glio manderò a dire che venga incontro
1229
al principe e a me, dove tu devi far questo.
1230
PEDRINGANO
Sarà fatto, mio signore, sarà fatto;
1231
ed io andrò ad armarmi per incontrarlo colà.
1232
LORENZO
Quando le cose cambieranno, como io spero,
1233
allora tu salirai in alto per questo; tu sai l’animo mio.
1234
(Exit Pedringano.)
Che le Jeron!
1235
(Entra un Paggio.)
PAGGIO
Mio signore?
LORENZO
Va, ragazzo,
da Cerberino, e invitalo a venir subito incontro
1236
al principe e a me al Parco di San Luigi,
1237
dietro la casa; stasera, ragazzo!
1238
PAGGIO
Vado, mio signore.
LORENZO
Ma, ragazzo, che l’ora sian le otto:
1239
digli che non manchi.
1240
PAGGIO
Volo, mio signore.
(Exit.)
LORENZO
Ora per afforzare il complotto che tu hai ordito
1241
con tutti questi intrighi, io manderò la guardia,
1242
dietro preciso comando del re,
1243
a vigilar fortemente il luogo dove Pedringano
1244
questa notte assassinerà lo sciagurato Cerberino.
1245
Così dobbiamo operare se vogliamo evitare l’infedeltà,
1246
così dobbiam macchinare per prevenire la sventura,
1247
e così un male deve cacciar l’altro.
1248
Questo accorto dimandare che fa Hieronimo
1249
di Bellimperia genera il sospetto,
1250
e questo sospetto presagisce un nuevo male.
1251
Quanto a me, io conosco la mia segreta colpa,
1252
e così essi; ma ad essi io ho pensato:
1253
essi che misero in pericolo per danaro le loro anime,
1254
per salvar la mia vita, per danaro arrischieranno le loro;
1255
e meglio è che i vili compagnoni muoiano,
1256
che non per la loro vita porre a repentaglio la nostra buona sorte.
1257
Nè vivranno essi, perchè io abbia a temere della loro fede:
1258
io confiderò in me stesso, io stesso sarò il mio amico:
1259
poichè essi morranno, gli schiavi non son distinati ad altro fine.
1260
(Exit.)
[SCENA III. IL PARCO DI SAN LUIGI.]
(Entra Pedringano, con una pistola.)
PEDRINGANO
Ora, Pedringano, di’alla tua pistola che stia salda,
1261
e tu sostienimi, Fortuna! favorisicimi ancora una volta;
1262
tu solo asseconda il mio spirito intraprendente,
1263
e lascia a me la cura di giunger la mia mira.
1264
Qui è l’oro: questo è l’oro offerto!
1265
Non per un sogno io tento la sorte ,
1266
ma Pedringano è in possesso del suo oro.
1267
E chi non violerebbe la sua coscienza
1268
per chi ha così liberalmente allargato la sua bolsa?
1269
immeritevole d’un tal favore, possa fallire
1270
e, desiderando, aver difetto, mentre gli uomini come me prevalgono.
1271
Quanto al timore d’esser arrestato,
1272
io so, se bisognasse, che il mio nobile signore
1273
starà fra me, e i danni che potrebbero seguire;
1274
inoltre, questo luogo è libero d’ogni sospetto,
1275
qui pertanto io resterò e m’apposterò.
1276
(Entra la Guardia.)
GUARDIA 1.º
Vorrei pur sapere a che scopo
1277
noi siamo così espressamente incaricati di vigilare.
1278
GUARDIA 2.º
È per comando in proprio nome del re.
1279
GUARDIA 3.º
Ma noi non eravam mai soliti di vigilare e stare in guardia
1280
così presso alla casa del duca, suo fratello.
1281
GUARDIA 2.º
Chetatevi, state vicini, qua c’è qualcosa.
1282
(Entra Cerberino)
CERBERINO
Qui, Cerberino, attendi e arresta i tuoi passi;
1283
perchè qui il paggio di don Lorenzo fissò
1284
che tu per suo comando dovessi incontrarlo.
1285
Che luogo opportuno – se uno fosse così disposto –
1286
è quest’angolo, mi pare, per abboccarsi con qualcuno.
1287
PEDRINGANO
Qui vien l’ucello ch’io debbo acchiappare:
1288
ora o mai, Pedringano, sii un uomo!
1289
CERBERINO
Mi stupisco che la sua signoria tardi tanto,
1290
o perchè dovesse mandar per me così tardi.
1291
PEDRINGANO
Per questo, Cerberino! – e tu l’avrai.
1292
(Spara la terzetta.)
Così, lì egli giace; la mia promessa è mantenuta.
1293
(La Guardia.)
GUARDIA 1.º
Udite, signori, questo è un colpo di pistola.
1294
GUARDIA 2.º
E qui c’è uno ucciso; – arrestate l’assassino.
1295
PEDRINGANO
Ora per le pene delle anime in inferno,
1296
(S’azzuffa con la guardia.)
chi primo mi posa le mani addosso, io gli farò da prete.
1297
GUARDIA 3.º
Ribaldo, confessa, e fa il prete in questo,
1298
perchè hai tu così barbaramente ucciso quest’uomo?
1299
PEDRINGANO
Perchè? perchè andava in giro a ora così tarda.
1300
GUARDIA 3.º
Venite, signore, avreste fatto meglio a restar nel vostro letto,
1301
che a commetere questo misfatto a ora così tarda.
1302
GUARDIA 2.º
Venite, a casa del maresciallo con l’assassino!
1303
GUARDIA 1.º
Da Hieronimo! aiutatemi qui
1304
a portar con noi anche il corpo dell’assassinato.
1305
PEDRINGANO
Hieronimo? Conducetemi innanzi a chi volete:
1306
chiunque egli sia, io risponderò a lui e a voi;
1307
e fate il vostro peggio, perchè io vi sfido tutti.
1308
(Exeunt.)
[SCENA IV. IL CASTELLO DEL DUCA.]
(Entrano Lorenzo e Balthazar.)
BALTHAZAR
Ebbene, mio signore, che cosa vi fa levare così di buon ora?
1309
LORENZO
La paura di giunger tardi a prevenire le nostre sventure.
1310
BALTHAZAR
Che malanno é questo che noi non sospettiamo?
1311
LORENZO
Dei nostri mali maggiori noi meno sospettiamo, mio signore,
1312
e i danni inaspettati ci nuocciono di più.
1313
BALTHAZAR
Dunque, ditemi, Don Lorenzo, ditemi, voi,
1314
se è cosa che concerne il nostro onore e il vostro.
1315
LORENZO
Nè voi, nè me, mio signore, ma tutti e due insieme:
1316
perchè io sospetto – e la presunzione è grande –
1317
che da que’vili complici della nostra colpa,
1318
in riguardo alla morte di Don Horatio,
1319
noi siam traditi al vecchio Hieronimo.
1320
BALTHAZAR
Traditi, Lorenzo? evvia! non può essere.
1321
LORENZO
Una coscienza colpevole, premuta dal pensiero
1322
dei mali commessi, non facilmente può errare:
1323
io son persuaso – e non cercate di dissuadermi –
1324
che tutto sia rivelato a Hieronimo.
1325
E pertanto sappiate che io ho così disposto: –
1326
(Entra un paggio.)
ma qui è il paggio. Ebbene? che nuove hai tu?
1327
PAGGIO
Mio signore, Cerberino è stato ucciso.
1328
BALTHAZAR
Chi? Cerberino, il mio uomo?
PAGGIO
L’uomo di vostra altezza, mio signore.
1329
LORENZO
Parla, paggio, chi l’ha assassinato?
PAGGIO
Colui ch’è stato arrestato per il fatto.
1330
LORENZO
Chi?
1331
PAGGIO
Pedringano.
BALTHAZAR
Cerberino è stato ucciso, che amava tanto il suo signore?
1332
Iniquo briccone, assassino del suo amico!
1333
LORENZO
Pedringano ha assassinato Cerberino?
1334
Mio signore, lasciate ch’io vi supplichi d’adoperarvi
1335
ad inasprire e affrettare la sua vendetta
1336
con le vostre doglianze al re mio signore.
1337
Questa loro inimicizia genera un sospetto maggiore.
1338
BALTHAZAR
Sta sicuro, Don Lorenzo, egli morrà,
1339
perchè sua altezza difficilmente ricuserà.
1340
Intanto io affretterò il giudizio del maresciallo:
1341
perchè morire egli deve per questa sua maledetta azione.
1342
(Exit Balthazar.)
LORENZO
Ebbene, ciò s’accorda col nostro primo accorgimento,
1343
e così l’esperienza comanda al savio di comportarsi.
1344
Io dispongo la trama: egli conduce innanzi la cosa;
1345
io metto la trappola: egli rompe i fuscelli inutili
1346
e non vede quello, a cui l’uccello s’è invischiato.
1347
Così gli uomini ambiziosi, che intendono conservare il proprio,
1348
debbono guardare come uccellatori ai loro più cari amici.
1349
Egli corre a uccidere quello ch’io ho aiutato a prendere,
1350
e nessuno sa che questo era il mio sottile stratagemma.
1351
È difficile confidare in una moltitudine,
1352
o in chicchessia, secondo la mia opinione,
1353
quando gli uomini rivelano essi stessi i loro segreti.
1354
(Entra un Messaggero con una lettera.)
Ragazzo.
1355
PAGGIO
Mio signore!
LORENZO
Che c’è?
1356
MESSAGERO
Io ho una lettera per la vostra signoria.
LORENZO
Da chi?
1357
MESSAGERO
Da Pedringano ch’è imprigionato.
LORENZO
Dunque egli è in prigione?
1358
MESSAGERO
Si, mio buon signore.
LORENZO
Che vorrebbe da noi? – Egli ci scrive qui,
1359
ch’io gli sia buon signore e l’aiuti nella disgrazia. –
1360
Digli che io ho la sua lettera, conosco il suo animo;
1361
e per quel che possiamo, fa ch’egli stia sicuro.
1362
Giovine, va: il mio ragazzo ti seguirà.
1363
(Exit il Messaggero.)
Questo opera come la cera; pure prova ancor una volta la tua astuzia. –
1364
Ragazzo, va, porta questa borsa a Pedringano;
1365
tu conosci la prigione, dàlla a lui di nascosto,
1366
e bada bene che nessuno dia lì dattorno;
1367
raccomandagli di star allegro tuttavia, ma segreto;
1368
e benchè l’udienza del maresciallo dia oggi,
1369
digli che non dubiti della sua liberazione.
1370
Digli che il suo perdono è già firmato;
1371
e che su ciò stia arditamente sicuro:
1372
perchè, foss’eggli lì lì per essere impicatto –
1373
com’è mia volontà ch’egli sia provato all’estremo –
1374
tu col suo perdono ancora lo giungerai.
1375
Mostragli questa scatola, digli che il suo perdono è qui dentro;
1376
ma non l’aprire, se t’è cara la tua vita;
1377
ma lascia ch’egli saggiamente tenga segrete le sue speranze:
1378
egli non mancherà di nulla, finché Don lorenzo vive.
1379
Via!
1380
PAGGIO
Vado, mio signore, corro.
LORENZO
Ma, ragazzo, guarda che tutto sia fatto a dovere.
1381
(Exit il Paggio.)
Ora la nostra fortuna posa su un punto instabile,
1382
ed ora e non mai finiranno i timori di Lorenzo.
1383
una sola cosa c’è ancora da fere,
1384
e questa è di vedere il carnefice.
1385
Ma a che scopo? Io non affiderei all’aria
1386
l’espressione dei nostri disegni,
1387
per paura che il segreto mormorio del vento
1388
porti le nostre parole tra orecchie inimiche,
1389
che stanno troppo aperte ai propri vantaggi.
1390
E quel che voglio io, nessun lo sa;
1391
intendo io: quel mi basterà.
1392
(Exit.)
[SCENA V. UNA VIA.]
(Entra il ragazzo, con la scatola.)
RAGAZZO
Il mio padrone m’ha proibito di guardare in questa scatola; e, in fede mia, è probadile, s’egli non m’avesseammonito, ch’io non avrei perduto tanto tempo perchè noi uomini, nella nostra minorità, siamo come le donne nella loro debolezza: quello ch’è loro più vietato, più presto ese cercan d’averlo: così io ora. – Per la mia nuda onestà, qui non c’è altro che la nuda vuota scatola: se non fosse un peccato contro la segretezza, direi che questo è un esempio di furfanteria gentilomesca. Io debbo andare da Pedringano, e dirgli che il suo perdono è in questa scatola; anzi, io l’avrei giurato, s’io non avessi veduto il contrario. – Non posso far a meno di sorridere pensando come quel briccone darà la baia alle forche, e befferà l’udienza e canzonerà il boia, e tutto presumendo il suo perdono di qui dentro. Non sará per me uno scherzo strambo, assistere e favorire tutti i suoi scherzi, puntando il dito su questa scatola, come chi dicesse: ‘Seguita a berteggiare, qui c’è la tua garanzia’? Non è uno scherzo sconcio, quello d’un uomo con la morte? Aimé! povero Pedringano, io sono in certo modo dispiacente per te; ma s’io pur dovessi essere appiccato con te, io non posso piangere.
(Exit.)
[SCENA VI. LA CORTE DI GIUSTIZIA.]
(Entrano Hieronimo e il Deputato.)
HIERONIMO
Così dobbiamo affannarci per le sventure altrui, noi
1393
che non sappiamo come rimediare alle nostre;
1394
e far giustizia agli altri, mentre ingiustamente noi,
1395
per tutti i nostri torti, non possiamo ottenere nessun riparo.
1396
Ma non vivrò io assai per vedere il giorno,
1397
in cui io possa pervenire, per la giustizia dei cieli,
1398
a conoscer la causa che possa alleviar le mie cure?
1399
Questo travaglia il mio corpo, questo consuma la mia vecchiezza,
1400
che solo io debba esser giusto per tutti gli uomini,
1401
e né gli dèi nè gli uomini sian giusti per me.
1402
DEPUTATO
Valoroso Hieronimo, il vostro ufficio richiede
1403
che vi curiate di punire coloro che sono in colpa.
1404
HIERONIMO
Così e mio dovere darmi pensiero della morte
1405
di colui che, vivente, meritava il mio sangue più caro.
1406
Ma vieni, chè per questo siam venuti: incominciamo;
1407
poichè qui sta ciò che mi comanda d’andare.
1408
(Entrano Ufficiali, il Ragazzo, e Pedringano, con una lettera in mano, legato.)
DEPUTATO
Conduci innanzi il prigionero, perchè la corte è pronta.
1409
PEDRINGANO
Gran mercè, ragazzo, ma era tempo che tu venissi!
1410
perchè io aveva scritto di nuovo al mio signore
1411
di cosa che lo riguarda più da vicino,
1412
per paura che la sua signoria m’avesse dimenticato.
1413
Ma giacchè egli s’è ricordato di me così bene
1414
vieni, vieni, vien qua, quando andremo per questa faccenda?
1415
HIERONIMO
Fatti innanzi, tu mostro, ammazzatore d’uomini,
1416
e qui, per soddisfazione del mondo,
1417
confessa la tua iniquità e pèntiti della tua colpa;
1418
perchè quello è il luogo della tua esecuzione.
1419
PEDRINGANO
È presto fatto: bene, a voi, signor maresciallo,
1420
prima io confesso – né temo perciò di morire –
1421
io son l’uomo, io uccisi Cerberino.
1422
Ma, signore, dunque voi pensate che questo sarà il luogo,
1423
dove noi vi darem soddisfazione per questa faccenda?
1424
DEPUTATO
Certo, Pedringano.
1425
PEDRINGANO
Ora io non la penso così.
HIERONIMO
Taci, impudente; chè troverai che così sarà:
1426
perchè il sangue col sangue, mentre io siedo come giudice,
1427
sarà sodisfatto, e la legge sarà eseguita.
1428
E benchè io non possa ricevere il simile,
1429
pure guarderò che gli altri abbiano il lor diritto.
1430
Sbrigatevi: la colpa è provata e confessata,
1431
e secondo la nostra legge egli è condannatoa morire.
1432
BOIA
Venite qua, signore, siete voi pronto?
PEDRINGANO
A che fare, mio bello e cortese furfante?
BOIA
A andar per questa faccenda.
PEDRINGANO
O signore, voi avete troppa fretta: ti piacerebbe fornirmi d’un capestro, per sfornirmi del mio abito. Così io dovrei uscir la questa roba, il mio vestito, per entrare in quest’altra, la corda. Ma, boia, ora ch’io indovino la tua astuzia, io non farò il cambio senza guadagnarci, questo è chiaro.
BOIA
Venite, signore.
PEDRINGANO
Così, dunque, io debbo andar su.
BOIA
Non c’è rimedio.
PEDRINGANO
Si, ci sarà per venirne giù.
BOIA
Davvero, qui c’è un rimedio per questo.
PEDRINGANO
Come? essere impiccato?
BOIA
Certo, veramente; venite, siete pronto? Vi prego, signore, sbrigatevi; il giorno se ne va.
PEDRINGANO
Che, voi appiccate a ora fissa? se così fate, io potrei aver la sorte di romper la vostra vecchia usanza.
BOIA
In fede, voi avete ragione; perchè io son lì lì per rompere il vostro giovine collo.
PEDRINGANO
Ti beffi di me, boia? pregate Iddio, ch’io non sia serbato a romper la vostra testa di furfante per questo.
BOIA
Aimè, signore! voi siete troppo basso d’un piede per giungerla, ed io spero che voi non crescerete mai così alto, mentre io sono in questo ufficio.
PEDRINGANO
Messere, vedi tu quel ragazzo che ha una scatola in mano?
BOIA
Che, quello che ci punta su il dito?
PEDRINGANO
Si, quel compagnone.
BOIA
Io non lo conosco; ma chi è?
PEDRINGANO
Pensi tu di vivere fino a farti un nuovo laccio del suo vecchio giubbetto?
BOIA
Certo, e molti begli anni di poi, per porre il laccio e molti più onest’uomini che te o lui.
PEDRINGANO
Che cosa pensi ch’egli abbia nella sua scatola?
BOIA
In fede, non lo so dire, nè me ne curo gran che; mi pare che voi dovreste piuttosto attendere alla salute dell’anima vostra.
PEDRINGANO
Ma, messer boia, io ritengo che quel ch’è buono pel corpo sia altrettanto buono per l’anima: e potrebb’essere che nella scatola ci fosse un balsamo per tutti e due.
BOIA
Bene, tu sei puro il più allegro pezzo di carne d’uomo che mai sospirasse alla porta del mio officio.
PEDRINGANO
La vostra gagliofferia è divenuta un officio, con nome d’un furfante?
BOIA
Certo, e ne faran testimonianza tutti coloro che veggon voi porvi il sugello col nome d’un ladrone.
PEDRINGANO
Ti prego, richiedi questa buona compagnia di pregare con me.
BOIA
Si, per dio, signore, questa è una buona idea: miei padroni, vedete ch’egli è un buon diavolo.
PEDRINGANO
No, no, ora mi ricordo, lasciali stare ancora per un po’; perchè ora non n’ho gran bisogno.
HIERONIMO
Non ho mai visto una canaglia tanto impudente.
1433
O tempi mostruosi, in cui s’ammazza così alla leggera,
1434
e l’anima, che dovrebbe aver il suo tempio in cielo,
1435
soltanto si diletta di cose interdette,
1436
sempre errando pei passaggi spinosi,
1437
che le intercludono la felicità.
1438
Assassinio! O mostro sanguinoso! Iddio tolga
1439
che una colpa così turpe si sottragga al castigo!
1440
Sbrigatevi, e che questa esecuzione sia fatta! –
1441
Questo mi fa ricordare di te, figlio mio!
1442
(Exit Hieronimo.)
PEDRINGANO
No, piano, senza fretta.
1443
DEPUTATO
Ebbene, perchè indugiate? Avete speranza di vita?
1444
PEDRINGANO
Ma certo!
1445
BOIA
E come?
PEDRINGANO
Ma, mascalzone, per il perdono del re.
1446
BOIA
Contate su questo? allora con questo la finirete.
1447
(Lo impicca.)
DEPUTATO
Così, giustiziere; – portatelo via di qui;
1448
ma fate che il suo corpo resti insepolto:
1449
che la terra non sia ingorgata o infettata
1450
da quel che il cielo disprezza e gli uomini non curano.
1451
(Exeunt.)
[SCENA VII. LA CASA DI HIERONIMO.]
(Entra Hieronimo.)
HIERONIMO
Dove correrò per esalare i miei guai,
1452
i miei guai, il cui peso ha stancato la terra?
1453
O le mie strida che han sopraccarica l’aria
1454
di pianti senza fine pel mio figliuolo defunto?
1455
I venti strepitanti, cospirando con le mie parole,
1456
han mosso al mio lamento gli alberi sfrondati,
1457
spogliati i prati del loro fiorito verde,
1458
fatte le montagne paludi con l’alte maree delle mie lagrime,
1459
e irrotto per le porte di rame dell’inferno.
1460
Pur sempre tormentata è la mia torturata anima
1461
da rotti sospiri e patimenti senza tregua,
1462
che alati montano; e, aleggiando nell’aria,
1463
battono alle finestre dei cieli più splendenti,
1464
per impetrare giustizia e vendetta:
1465
ma esse son poste in quelle altezze d’empireo,
1466
dove, contromurate di diamante,
1467
io trovo il luogo inespugnabile; ed esse
1468
resistono ai miei guai, e non dan via alle mie parole.
1469
(Entra il Boia con una lettera.)
BOIA
O signore! Iddio vi benedica, signore! quell’uomo,
1470
signore, Petergado, signore, quello ch’era così pieno
1471
d’allegre fantasie –
1472
HIERONIMO
Bene, che è di lui?
1473
BOIA
O signore, egli ha sbagliato strada; egli aveva la sua
1474
brava commissione in senso contrario. Signore, qui è il
1475
suo passaporto; io vi prego, signore, noi gli abbiamo
1476
fatto torto.
1477
HIERONIMO
Io ti garantisco, dammelo.
1478
BOIA
Voi vi porrete di mezzo tra la forca e me?
1479
HIERONIMO
Ma certo.
1480
BOIA
Io ringrazio vossignoria.
1481
(Exit il Boia.)
HIERONIMO
E pure, benchè qualcos’altro mi riguardi più da vicino,
1482
per alleviare la pena che sostengo,
1483
farò tregua col dolore mentre leggo questo.
1484
‘Mio signore, io scrivo, come le mie sventure richiedono,
1485
che voi operiate la mia liberazione:
1486
se non ve ne date pensiero, non c’è più speranza per la mia vita,
1487
e morendo io rivelerò la verità.
1488
Voi sapete, mio signore, io l’uccisi per amor vostro,
1489
ed ero congiurato col principe e con voi;
1490
vinto da ricompense e promesse piene di speranza,
1491
io aiutai anche ad assassinare Don Horatio’.
1492
E attori nella maledetta tragedia
1493
foste tu, Lorenzo, Balthazar, tu,
1494
di cui mio figlio, mio figlio meritò così bene?
1495
Che ho io udito, che hanno i miei occhi veduto?
1496
O santi cieli, può egli avvenire
1497
che una così mostruosa e odiosa gesta,
1498
così segretamente soffocata, e così a lungo celata,
1499
debba ora in questo modo esser vendicata o svelata?
1500
Ora veggo io quello che allora non osai sospettare,
1501
che la lettera di Bellimperia non mentiva,
1502
nè essa mentiva, benchè falsamente essi abbian fatto torto
1503
insieme a lei, a me, a Horatio e a loro stessi.
1504
Ora io posso raffrontare la sua e questa,
1505
in tutti gli accidenti che non potevo mai spiegarmi
1506
finora, ed ora chiaramente discerno
1507
ch’essi fecero quel che il cielo non lascerà impunito.
1508
O falso Lorenzo! Son questi i tuoi sguardi lusinghieri?
1509
È questo l’onore che tu facesti al mio figliuolo?
1510
E Balthazar – peste alla tua anima e a me! –
1511
era questo il prezzo del riscatto, per cui egli ti tenne in vita?
1512
Guai alla causa di queste guerre forzate!
1513
Guai alla tua viltà e alla tua prigionia,
1514
guai al tuo nascimento, al tuo corpo ed all’anima tua,
1515
al tuo maledetto padre, e a te stesso ridotto in servitù!
1516
E maledetto con amare esecrazioni sia
1517
il giorno e il luogo, dov’egli ebbe pietà di te!
1518
Ma perchè spreco le mie parole infruttuose,
1519
quando solo in sangue soddisferà i miei guai?
1520
Io andrò a far lamento al mio signore il re,
1521
e chiederò gridando giustizia per tutta la corte.
1522
consumando le selci con questi miei piedi risecchiti.
1523
Ed a forza di suppliche otterrò giustizia;
1524
o li stancherò tutti con le mie minacce di vendetta.
1525
(Exit.)
[SCENA VIII. LA CASA DI HIERONIMO.]
(Entra Isabella con la sua Ancella.)
ISABELLA
Sicchè, voi dite, quest’erba purgherà l’occhio,
1526
e questa, il capo? –
1527
Ah! – ma nessuna d’esse purgherà il cuore!
1528
No! non c’è più nessuna medicina per il mio male,
1529
nè alcun rimedio per risanare i morti.
1530
(Ella impazzisce.)
Horatio! Oh, dov’e Horatio?
1531
ANCELLA
Buona signora, non v’impaurite così da voi stessa,
1532
desolandovi pel vostro figliuolo Horatio:
1533
egli dorme in quiete nei campi Elisî.
1534
ISABELLA
Come, non v’ho io date vesti e graziosi oggetti,
1535
non v’ho comprato un fischio ed anche una frusta,
1536
per esser vendicata dalle loro villanic?
1537
ANCELLA
Signora, queste fantasie straziano l’anima mia.
1538
ISABELLA
Anima mia – povera anima! tu parli di cose –
1539
tu non sai che cosa: l’anima mia ha ali d’argento,
1540
che m’innalzano su ai cieli più alti;
1541
al cielo: sì, là siede il mio Horatio,
1542
e ha dietro una schiera di Cherubini di fuoco,
1543
danzanti intorno alle sue ferite appena sanate,
1544
cantando dolce inni e modulando celesti note:
1545
rara armonia per salutare la sua innocenza,
1546
ch’è morta, sì, è morta, specchio dei nostri giorni.
1547
Ma dite, dove troverò gli uomini, gli assassini,
1548
che uccisero Horatio? dove correrò io
1549
per scoprire coloro che assassinarono mio figlio?
1550
(Exeunt.)
[SCENA IX. INNANZI AL CASTELLO DEL DUCA.]
(Bellimperia ad una finestra.)
BELLIMPERIA
Che significa quest’oltraggio che mi vien recato?
1551
Perchè son io sequestrata così dalla corte?
1552
Lo ignoro! Non saprò io la causa
1553
di queste mie pene segrete e piene di sospetto?
1554
Maledetto fratello, malvagio assassino,
1555
perchè pieghi tu così la tua mente a martoriarmi?
1556
Hieronimo, perchè ti scrissi io de’ tuoi torti,
1557
o perchè sei tu così tardo alla tua vendetta?
1558
Andrea, o Andrea! se tu vedessi
1559
me così trattata per il tuo amico Horatio,
1560
e lui per me così assassinato senza ragione! –
1561
Bene, a viva forza, io debbo obbligarmi
1562
alla pazienza, e dedicarmi al tempo,
1563
finchè il cielo, com’io ho sperato, mi libererà.
1564
(Entra Christophil.)
CHRISTOPHIL
Venite, signora Bellimperia, questo non può essere.
1565
(Exeunt.)
[SCENA X. IL CASTELLO DEL DUCA.]
(Entrano Lorenzo, Balthazar e il Paggio.)
LORENZO
Ragazzo, non parlare più; fin qui le cose van bene,
1566
tu sei sicuro che l’hai veduto morto?
1567
PAGGIO
Mio signore, come son sicuro ch’io vivo.
1568
LORENZO
Tanto basta.
1569
Quanto a quel ch’egli ha risoluto nella sua fine,
1570
lascialo a colui con cui egli ora soggiorna. –
1571
Qui, prendi il mio anello, e dallo a Christophil,
1572
e digli che faccia porre in libertà mia sorella,
1573
e la conduca qui subito.
1574
(Exit il Paggio.)
Questo ch’io ho fatto, è stato per politica,
1575
per porre in tacere a tener segreto l’assassinio,
1576
il quale essendo ora passato, come un prodigio di nove giorni,
1577
io lascerò ora libera la mia gentile sorella.
1578
BALTHAZAR
E in buon tempo, Lorenzo: perchè il mio signor duca,
1579
udiste, chiese di lei iersera.
1580
LORENZO
Si, e mio signore, spero che m’udiste dare
1581
sufficiente ragione perchè si sia tenuta lontana;
1582
ma questo è tutt’uno. Mio signore, voi l’amate?
1583
BALTHAZAR
Si.
1584
LORENZO
Allora nel vostro amore state all’erta; agite accortamente:
1585
sanate tutti i sospetti, datemi sempre ragione;
1586
e se ella verrà a patti con noi, –
1587
per ciò che riguarda il suo amante e perchè la cosa sia celata, –
1588
scherzate con lei gentilmente; sotto finti scherzi
1589
si celano cose che altrimenti produrrebbero inquietudine.
1590
Ma ecco ch’ella viene.
1591
(Entra Bellimperia)
Dunque, sorella?
BELLIMPERIA
Sorella? – No!
Tu non sei un fratello, ma un nemico;
1592
altrimenti non avresti tratatto così tua sorella:
1593
prima atterrendomi con le tue armi sguainate,
1594
e incredulendo sul mio compagno;
1595
e poi spingendomi con la rabbia d’un turbine
1596
tra la ciurma de’ tuoi congiurati,
1597
e ficcandomi dove nessuno potesse giungere a me,
1598
nè io ad alcuno, per rivelare i miei torti.
1599
Quale folle furia possedava i tuoi spiriti?
1600
O in che t’avevo io offeso?
1601
LORENZO
Prendete miglior consiglio, Bellimperia,
1602
perchè io non v’ho fatto alcun oltraggio;
1603
se non che, con più discrezione che non meritaste,
1604
ho cercato di salvare il vostro onore e il mio.
1605
BELLIMPERIA
Il mio onore? perchè, Lorenzo, in che cosa
1606
trascuro io così la mia riputazione,
1607
che voi, o altri, dobbiate difenderla?
1608
LORENZO
Sua altezza e mio padre eran risoluti
1609
di venire a conferire con vecchio Hieronimo,
1610
riguardo a certi affari di stato,
1611
che il vicerè aveva determinato.
1612
BELLIMPERIA
E in che il mio onore era toccato da ciò?
1613
BALTHAZAR
Abbiate pazienza, Bellimperia; udite il resto.
1614
LORENZO
Me (poco innanzi a loro) essi mandarono come messaggero,
1615
per avvisarlo ch’essi eran così vicini:
1616
ora quando io giunsi, in compagnia del principe,
1617
e non atteso, in una pergola là,
1618
trovai Bellimperia con Horatio.
1619
BELLIMPERIA
E allora?
1620
LORENZO
Ebbene, allora, ricordando l’antica disgrazia
1621
che voi avevate sofferta per Don Andrea,
1622
e che ora avreste probabilmente più a lungo patita,
1623
per esser trovata in così bassa compagnia,
1624
pensai meglio – perchè non conosceva un mezzo più pronto –
1625
di tôr di mezzo Horatio dalla via di mio padre.
1626
BALTHAZAR
E condur voi celamente in altro luogo,
1627
perchè sua altezza non vi trovasse colà.
1628
BELLIMPERIA
Proprio così, mio signore? E voi siete testimonio,
1629
che è vero questo ch’egli doscorre?
1630
voi, gentil fratello, faceste ciò per mio amore,
1631
e voi, mio signore, foste il suo strumento?
1632
Un’opera di valore, e degna anche di nota!
1633
Ma qual’è la causa per cui da allora mi teneste nascosta?
1634
LORENZO
La vostra melanconia, sorella, poichè la notizia
1635
della morte del vostro primo favorito Don Andrea,
1636
ha esasperata l’antica ira di mio padre.
1637
BALTHAZAR
E meglio era per voi, essendo in disgrazia,
1638
tenervi lontana e dar luogo alla sua furia.
1639
BELLIMPERIA
Ma perchè io non ebbi novella della sua ira?
1640
LORENZO
Questo sarebbe stato aggiunger esca al vostro fuoco,
1641
che ardeva como l’Etna per la perdita di Andrea.
1642
BELLIMPERIA
Non a dunque mio padre chiesto di me?
1643
LORENZO
Sorella, egli ha chiesto, e io ti ho scusato così.
1644
(Egli bisbiglia al suo orecchio.)
Ma, Bellimperia, vedi il gentile principe;
1645
guarda il tuo amore, contempla il giovine Balthazar,
1646
la cui passione è aumentata dalla tua presenza;
1647
e nella cui melanconia tu puoi vedere
1648
il tuo odio, il suo amore; il tuo fuggire, il suo perseguirti.
1649
BELLIMPERIA
Fratello, voi siete diventato un oratore –
1650
io non so, io, per quale esperienza –
1651
troppo politico per me, oltre ogni paragone,
1652
da quando vi vidi ultimamente; ma chetatevi:
1653
il principe sta meditando più alte cose.
1654
BALTHAZAR
La tua bellezza, dunque, che soggioga i re;
1655
codeste tue trecce, fili d’Ariadne,
1656
con cui tu hai sorpresa la mia libertà;
1657
codesta tua fronte eburnea, carta del mio dolore,
1658
dov’io non veggo alcun porto ove riposi la mia speranza.
1659
BELLIMPERIA
Amare e temere, entrambi a una volta, mio signore,
1660
nel mio pensiero, son cose di maggior peso
1661
che non convengano a occupare gli spiriti d’una donna.
1662
BALTHAZAR
Io amo.
1663
BELLIMPERIA
Chi?
BALTHAZAR
Bellimperia.
BELLIMPERIA
Ma io temo.
1664
BALTHAZAR
Chi?
BELLIMPERIA
Bellimperia.
LORENZO
Temete voi stessa?
1665
BELLIMPERIA
Si fratello.
LORENZO
Come?
BELLIMPERIA
Come coloro
che, quel che amano, ripugnano e temon di perdere.
1666
BALTHAZAR
Allora, bella, lascia che Balthazar sia il tuo guardiano.
1667
BELLIMPERIA
No, Balthazar teme come noi:
1668
Et tremulo metui pavidum junxere timorem –
1669
Est vanum stolidae proditionis opus.
1670
LORENZO
No, – e voi ragionate così scaltramente,
1671
noi continueremo questo discorso a corte.
1672
BALTHAZAR
Guidato dalla stella polare de’suoi sguardi celestiali,
1673
volgesi il povero, oppresso Balthazar,
1674
come sulle montagne cammina il viandante,
1675
malsicuro di compiere il suo pellegrinaggio.
1676
(Exeunt.)
[SCENA XI. UNA VIA. ]
(Entrano due Portoghesi, ed Hieronimo vien loro incontro.)
PORTOGHESE 1.º
Con vostra licenza, signore.
1677
HIERONIMO
<sup> Q4 </sup> Non è nè come voi pensate, nè come voi pensate,
1678
nè come voi pensate; siete tutti lontani:
1679
queste pianelle non sono mie, esse erano di mio figlio Horatio
1680
Mio figlio! e che è un figlio? Una cosa generata
1681
in un paio di minuti – press’a poco;
1682
un pezzo di carne prodotto nell’oscurità, e serve
1683
a zavorrare queste leggere creature che noi chiamiamo
1684
e, al termine di nove mesi, sbuca alla luce.
1685
E pure che cosa c’è in un figlio,
1686
da far vaneggiare , delirare e impazzire un padre?
1687
Quand’ è nato, esso frigna, strilla e mette i denti.
1688
E pure che cosa c’è in un figlio? Lo si deve nutrire,
1689
e insegnargli a camminare, e a parlare. Si, ma pure
1690
perchè non potrebbe un uomo amare ugualmente un vitello?
1691
O struggersi di passione sopra un capretto saltellante,
1692
come per un figlio? Mi pare che un porcellino,
1693
o un bel piccolo liscio puledro,
1694
dovrebbe commuovere un uomo da quanto un figliuolo:
1695
perchè uno di questi, in assai poco tempo,
1696
crescerà buono a qualche uso; mentre un figlio,
1697
quanto più cresce di statura e d’anni,
1698
tanto più apparisce maldestro e rozzo,
1699
conta i suoi genitori nel novero dei pazzi,
1700
getta l’affanno sul loro capo co’suoi matti stravizzi;
1701
li fa sembrar vecchi prima che l’età li colga.
1702
Quest’è un figlio! – e qual perdita sarebbe questa,
1703
consideratta rettamente? – O, ma il mio Horatio
1704
crebbe fuor della portata di questi insaziati umori:
1705
egli amava i sioi amanti genitori;
1706
egli era il mio conforto, e la gioia di sua madre,
1707
proprio il braccio che teneva su la nostra casa:
1708
le nostre speranze eran riposte in lui,
1709
nessuno se non un dannato assassino poteva odiarlo.
1710
Egli non aveva visto il dorso di diciannove anni,
1711
quando il suo forte braccio scavalcò
1712
il prode principe Balthazar , e il suo grande animo,
1713
troppo pieno d’amore, tenne alla sua mercè
1714
quel valente, ma ignobile Portoghese.
1715
Bene, il cielo è ancora il cielo!
1716
E c’è Nemesi, e le Furie,
1717
e cose che si chiamano sferze,
1718
e qualche volta s’abbattono negli assassini:
1719
essi non scampano sempre, questo è di qualche conforto.
1720
Sì, sì, sì; e poi il tempo s’invola,
1721
e fugge, fugge, finchè la violenza scoppia
1722
come il tuono involto in una palla di fuoco,
1723
e così porta confusione a tutti loro. </sup> Q4 <sup>
1724
Buona licenza obbiate: anzi, io vi prego d’andare,
1725
perchè io vi lascerò, se voi potete così lasciarmi.
1726
PORTOGHESE 2.º
Vi prego, qual’è la via più breve al mio signore il duca?
1727
HIERONIMO
La via più breve da me.
1728
PORTOGHESE 1.º
Alla sua casa, intendiamo.
HIERONIMO
O, qui presso: è quella casa che voi vedete là.
1729
PORTOGHESE 2.º
Non ci potreste dire se il suo figliuolo c’è?
1730
HIERONIMO
Chi, il mio signor Lorenzo?
1731
PORTOGHESE 1.º
Sì, signore.
(Egli entra per una porta ed asce per un’altra.)
HIERONIMO
O, cessate!
Perchè altro discorso sarebbe per noi assai più opportuno.
1732
Ma se voi volete assolutamente sapere
1733
la via per andar da lui, e dove possiate trovarlo,
1734
allora ascoltatemi, ed io risolverò il vostro dubbio.
1735
C’è un sentiero alla vostra mano manca,
1736
che conduce da una coscienza colpevole
1737
ad una foresta di sospetti e di paure –
1738
un luogo oscuro, e pericoloso a passare:
1739
quivi incontrerete pensieri melanconici,
1740
de’ quali se voi pur sosterrete i funesti umori,
1741
esso vi menerà alla Disperazione e alla Morte; –
1742
le cui balze rocciose quando voi avrete rimirate,
1743
entro una immensa valle d’eterna notte,
1744
che, infiammata dalle iniquità del mondo,
1745
vomita sozzi e abbominevoli fumi, –
1746
non lontano di là, dove gli assassini hanno edificato
1747
una abitazione per le loro anime maledette,
1748
quivi, in una caldaia di rame, fissata da Giove,
1749
nella sua ira feroce, sopra una fiamma sulfurea,
1750
voi stessi troverete Lorenzo che si bagna
1751
nel piombo bollente e nel sangue degli innocenti.
1752
PORTOGHESE 1.º
Ha, ha, ha!
1753
HIERONIMO
Ha, ha, ha! Ebbene, ha, ha, ha! Addio, buon ha, ha, ha!
1754
(Exit.)
PORTOGHESE 2.º
Senza dubbio quest’uomo sta impazzendo,
1755
o l’imperfezione della sua età lo fa vaneggiare.
1756
Vieni andiamo a cercare il mio signore il duca.
1757
(Exeunt.)
[SCENA XII. LA CORTE DI SPAGNA.]
(Entra Hieronimo con un pugnale in una mano e una corda nell’atra.)
HIERONIMO
Ora, signore, forse io vengo a vedere il re;
1758
il re mi vede e volentieri udrebbe la mia supplica:
1759
ebbene, non è questa una cosa strana e rara,
1760
che gli astanti con le loro bagatelle mi debban costringere al silenzio?–
1761
Va, io veggo i loro raggiri, e non dico altro. –
1762
Hieronimo, è tempo per te di andartene:
1763
giù per la valle ove scorre il sangue purpureo,
1764
s’erge una torre infocata; quivi siede un giudice,
1765
sopra un seggio d’acciaio e di bronzo
1766
e fra i suoi denti regge un tizone di fuoco,
1767
che guida al lago dove sta l’inferno.
1768
Via, Hieronimo! rècati da lui:
1769
egli ti farà giustizia per la morte d’Horatio.
1770
Va giù per questo sentiero: tu sarai subito con lui;
1771
o per questo, e allora nemmeno ti bisogna prendere respiro:
1772
questa o quella via! – Piano piano, non così:
1773
perchè se io m’impicco e m’ammazzo, diteci,
1774
chi vendicherà allora l’assassinio d’Horatio?
1775
No, no! oibò, no! perdonatemi, io non farò nulla di ciò.
1776
(Egli scaglia lontano lo stile e il capestro.)
Questa via io prenderò, e per questa via viene il re:
1777
(Egli li raccoglie nuovamente.)
e qui io gli darò un colpo, questo è chiaro;
1778
e, Balthazar, io te la farò scontare,
1779
e a te, Lorenzo! Qui è il re – no, sta;
1780
e qui, si, qui – lì scappa la lepre.
1781
(Entrano il Re, l’Ambasciatore, Castiglia e Lorenzo.)
RE
Ora esponi, ambasciatore, quel che dice il nostro vicerè:
1782
ha egli ricevuti gli articoli che noi mandammo?
1783
HIERONIMO
Giustizia, o, giustizia a Hieronimo.
1784
LORENZO
Indietro! non vedi tu che il re è occupato?
1785
HIERONIMO
O, davvero?
RE
Chi è che interrompe le nostre occupazioni?
1786
HIERONIMO
Non io. Hieronimo, sta all’erta! passa via!
1787
AMBASCIATORE
Famoso Re, egli ha ricevute e lette
1788
le regali profferte, e la lega da te promessa;
1789
e, come colui ch’è estremamente sopragioioso
1790
d’udire che il suo figliuolo è così principescamente trattato,
1791
la cui morte egli aveva così solennemente pianta,
1792
questo per tua ulteriore soddisfazione,
1793
e per il tuo regale amore, egli ti fa cortesemente sapere:
1794
primo, per il matrimonio del principe suo figlio
1795
con Bellimperia, la tua amata nipote,
1796
questa novella è più dilettosa all’anima sua,
1797
che mirra e incenso ai cieli offesi.
1798
In persona, perciò verrà egli stesso,
1799
per veder celebrare i riti del matrimonio,
1800
ed, in presenza della corte di Spagna,
1801
per annodare un sicuro inscindibile vincolo
1802
di regale amore e di perpetua lega
1803
tra le corone di Spagna e Portogallo.
1804
Quivi egli darà la sua corona a Balthazar,
1805
e farà regina Bellimperia.
1806
RE
Fratello, come piace a voi questo amore del nostro vicerè?
1807
CASTIGLIA
Senza dubbio, mio signore, è una prova
1808
di onorevole sollecitudine per conservarsi l’amico,
1809
e di meraviglioso zelo verso Balthazar suo figlio;
1810
nè sono io meno obbligato alla sua grazia,
1811
che così piega il suo aggradimento sulla mia figliuola.
1812
AMBASCIATORE
Ora per ultimo, temuto signore, qui sua altezza ha mandato
1813
(benchè egli non chiegga che suo figlio ritorni)
1814
il riscatto dovuto a Don Horatio.
1815
HIERONIMO
Horatio! chi chiama Horatio!
1816
RE
E ben ricordato: grazie a sua maestà.
1817
Qui, procura che sia dato ad Horatio.
1818
HIERONIMO
Giustizia, o, giustizia, giustizia, nobile re!
1819
RE
Chi è questi? Hieronimo?
1820
HIERONIMO
Giustizia, o, giustizia! O figlio mio, figlio mio!
1821
Figlio mio, che nulla può riscattare o redimere!
1822
LORENZO
Hieronimo, voi non siete ben in senno.
1823
HIERONIMO
Via, Lorenzo, non mi trattenere più;
1824
perchè tu hai fatto fallire la mia felicità.
1825
Datemi mio figlio! voi non lo riscatterete!
1826
Via! Io voglio squarciar le viscere della terra.
1827
(Egli scava col suo stile.)
e traghettare ai piani Elisii,
1828
e condurre mio figlio a mostrare le sue mortali ferite.
1829
Statemi lontani!
1830
Io farò una vanga del mio pugnale,
1831
e rinuncerò qui il mio maresciallato,
1832
e mi farò maresciallo dei demonî in inferno,
1833
per esser vendicato di ciò su voi tutti.
1834
RE
Che significa questo oltraggio?
1835
Nessuno di voi affrenerà la sua furia?
1836
HIERONIMO
No, piano piano! non vi bisognerà far forza:
1837
perchè chi è cacciato dai demonî bisogna che vada.
1838
(Exit.)
RE
Che accidente è accaduto a Hieronimo?
1839
Io non l’ho visto mai comportarsi così.
1840
LORENZO
Mio grazioso signore, egli è, per grandissima superbia
1841
concepita a causa del giovine Horatio suo figliuolo –
1842
e cupido d’avere per se medesimo
1843
il riscatto del giovane principe Balthazar –
1844
sviato di mente, e in certo modo impazzato.
1845
RE
Credimi, nipote, noi siamo dolenti di ciò:
1846
questo è l’amore che i padri portano ai loro figli.
1847
Ma, nobile fratello, va a dargli quest’oro,
1848
il riscatto del principe; ch’egli abbia quel che gli è dovuto.
1849
Perchè ciò ch’egli ha, non farà difetto a Horatio.
1850
Forse Hieronimo ne ha bisogno.
1851
LORENZO
Ma s’egli è così disperatamente sviato,
1852
è necessario ch’egli rassegni il suo ufficio,
1853
e che questo sia dato a una persona di più giudizio.
1854
RE
Noi accresceremo la sua melanconia così.
1855
È meglio che prima noi vediam più addentro nella cosa,
1856
e fino allora terremo vacante il posto.
1857
E, fratello, ora introduci l’ambasciatore,
1858
ch’egli sia testimonio della tenzone
1859
tra Balthazar e Bellimperia,
1860
e che noi possiamo determinare il tempo
1861
in cui il matrimonio sarà celebrato,
1862
che noi possiamo aver qui il tuo signore, il vicerè.
1863
AMBASCIATORE
In ciò vostra altezza altamente aggradirà
1864
a sua maestà, che agogna aver novelle di qui.
1865
RE
Andiamo, dunque, e udite, signor ambasciatore –
1866
(Exeunt.)
[SCENA XII A. IL GIARDINO DI HIERONIMO.]
(<sup> Q4 </sup> Entrano Jacques e Pedro.)
JACQUES
Chi sa, Pedro, perchè il nostro padrone così
1867
a mezzanotte ci manda con le nostre torce accese,
1868
quando gli uomini e gli uccelli e le bestie son tutti in riposo,
1869
fuori di quelli che vegliano per rapina e per sanguinoso assassinio.
1870
PEDRO
O Jacques, sappi che l’animo del nostro padrone
1871
è assai sconvolto, da quando il suo Horatio morì,
1872
ed – ora che i suoi vecchi anni dovrebbero dormire in riposo,
1873
il suo cuore in pace – come un dispersato,
1874
egli impazza e rimbambisce pel suo figliuolo.
1875
Qualche volta, come siede alla sua tavola,
1876
egli parla come se Horatio gli fosse dappresso;
1877
poi, balzando infuriato, cade a terra,
1878
e grida “Horatio, dov’è il mio Horatio?”,
1879
così che l’eccesso del dolore e la tagliente angoscia
1880
non lasciano in lui un pollice d’uomo:
1881
vedi, egli viene.
1882
(Entra Hieronimo.)
HIERONIMO
Io spio attraverso ogni fessura d’ogni parete,
1883
guardo su tutti gli alberi, e cerco per tutte le macchie,
1884
batto i boschi, calpesto la nostra avola terra,
1885
mi tuffo nell’acqua, e m’affiso al cielo:
1886
pure non posso scorgere mio figlio Horatio. –
1887
Ebbene, chi è là? spiriti, spiriti?
1888
PEDRO
Noi siamo i vostri servi, ai vostri ordini, signore.
1889
HIERONIMO
Che fate voi con le vostre torce nel buio?
1890
PEDRO
Voi ci avete comandato d’accenderle e d’attendervi qui.
1891
HIERONIMO
No, no, voi siete in inganno! non io; – voi siete in inganno!
1892
Ero io così folle da comandarvi d’accendere le vostre torce ora?
1893
Accendetemi le vostre torce nel mezzo del giorno,
1894
allorquando il dio-sole cavalca in tutta la sua gloria;
1895
accendetemi le vostre torce allora.
1896
PEDRO
Allora noi bruciamo la luce del giorno.
1897
HIERONIMO
E bruciata sia! la Notte è una sudicia assassina,
1898
che non vorrebbe fosser visti i suoi tradimenti;
1899
e quella Hecate dalla pallida faccia là, la luna,
1900
dà il suo consentimento a ciò ch’è operato nell’oscurità;
1901
e tutte quelle stelle che rimirano la sua faccia,
1902
sono puntuali sulla sua manica, spille sul suo strascico;
1903
e quelle che dovrebbero esser potenti e divine,
1904
dormono nell’oscurità, quando più dovrebbero risplendere.
1905
PEDRO
Non le provocate, buon signore, con parole tentatrici;
1906
i cieli sono graziosi, e le vostre miserie
1907
e l’angoscia vi fan dire, voi non sapete che cosa.
1908
HIERONIMO
Marrano, tu menti! e tu non fai altro
1909
che dirmi ch’io son pazzo: tu menti, io non son pazzo!
1910
Io so che tu sei Pedro, ed egli Jacques.
1911
Io te lo proverò; e s’io fossi pazzo, come potrei?
1912
Dov’era ella quella medesima notte
1913
in cui il mio Horatio fu assassinato?
1914
Ella avrebbe dovuto risplendere: guarda nel libro.–Se la luna avesse risplenduto,
1915
nella faccia del mio ragazzo c’era una specie di grazia,
1916
ch’io so – no, io so – se l’assassino l’avesse visto,
1917
la sua arma sarebbe caduta e avrebbe tagliata la terra,
1918
foss’egli pure stato composto solo di sangue e morte.
1919
Aimè! quando la tristizia non sa quel ch’ella fa,
1920
che diremo noi alla tristizia?
1921
(Entra Isabella.)
ISABELLA
Caro Hieronimo, vieni dentro in casa;
1922
o, non cercar così mezzi per accrescere il tuo affanno.
1923
HIERONIMO
Veramente, Isabella, noi non facciamo nulla qui;
1924
io non piango: domanda a Pedro, e domanda a Jacques;
1925
non io, veramente: noi siamo molto allegri, molto allegri.
1926
ISABELLA
Come? siete allegri qui, siete allegri qui?
1927
Non è questo il luogo, e proprio questo l’albero,
1928
dove il mio Horatio morì, dov’egli fu assassinato?
1929
HIERONIMO
Fu – non dite che cosa: lasciate ch’ella lo dica col suo pianto.
1930
Questo fu l’albero; io lo seminai:
1931
e quando la nostra calda Spagna non lo faceva crescerè,
1932
ma l’infante e il succhio umano
1933
cominciavano ad avvizzire, debitamente due volte ogni mattino,
1934
io l’innaffiavo con acqua di fonte.
1935
Finalmente esso crebbe e crebbe, e portò fruto,
1936
finchè da ultimo
1937
crebbe forca, e portò il nostro figliuolo:
1938
portò il mio frutto e tuo – O malvagia, malvagia pianta!
1939
Qualcuno bussa di dentro, alla porta.
1940
Vedi, chi bussa lì.
1941
PEDRO
È un pittore, signore.
HIERONIMO
Digli d’entrare, e dipingere qualche conforto,
1942
perchè di certo non resta alcun conforto se non dipinto.
1943
Fatelo entrare! – Nessuno sa che cosa può accadere:
1944
volontà di Dio ch’io seminassi quest’albero! – ma proprio così
1945
i padroni levan dal nulla i servi ingrati,
1946
e poi questi odian coloro che li han tirati su.
1947
(Entra il pittore.)
PITTORE
Iddio vi benedica, signore?
1948
HIERONIMO
Per qual motivo? perchè, ti fai beffe di me, marrano?
ISABELLA
Che voi tu, buon uomo?
1949
PITTORE
Giustizia, signora.
HIERONIMO
O pretenzioso mendicante!
1950
Tu vorresti avere ciò che non esiste nel mondo?
1951
Ebbene, tutte le miniere non ancora scavate non bastano a comprare
1952
un’oncia di giustizia!
1953
È una gemma tanto inestimabile. Io ti dico,
1954
Iddio ha fatto incetta di tutta la giustizia nelle sue mani,
1955
e non ve n’è altra che quella che viene da lui.
1956
PITTORE
O, allora io veggo
che Iddio mi deve far ragione pel mio figliuolo assassinato.
1957
HIERONIMO
Come, il tuo figliuolo fu assassinato?
1958
PITTORE
Sì, signore; nessuno teneva un figlio tanto caro.
1959
HIERONIMO
Chè, non come il tuo? questa è una menzogna
1960
massiccia come la terra: io aveva un figlio,
1961
il cui minimo capello pesava
1962
mille de’tuoi figliuoli: ed egli fu assassinato.
1963
PITTORE
Oimè, signore, io non aveva che lui.
1964
HIERONIMO
Nè io, nè io: ma questo mio solo
1965
valeva una legione. Ma tutto è lo stesso.
1966
Pedro, Jacques, andate in casa; Isabella, va.
1967
E questo buon uomo qui ed io
1968
percorreremo in su e in giù quest’orribile verziere,
1969
simili a due leoni derubati dei loro piccoli.
1970
Andate in casa, dico.
1971
(Exeunt. Egli e il Pittore seggono.)
Vieni, parliamo ora da senno.
Il tuo figliuolo su assassinato?
1972
PITTORE
Sì, signore.
HIERONIMO
Così fu il mio.
Come la prendi tu? non sei qualche volta pazzo?
1973
E non ti vengono fantasmi innanzi agli occhi?
1974
PITTORE
O Dio, sì, signore.
1975
HIERONIMO
Sei un pittore? puoi dipingermi una lagrima, o una ferita, un gemito, o un sospiro? puoi dipingermi un albero come questo?
PITTORE
Signore, io son certo che voi avete udito parlare della mia pittura: il mio nome è Bazardo.
HIERONIMO
Bazardo! innanzi a Dio, un eccellente uomo. Guardate, signore, vedete, io vorrei mi dipingeste per la mia galleria, coi vostri foschi colori ad olio, e mi disegnaste di cinque anni più giovine ch’io non sia – vedete, signore, fate andar via cinque anni; fateli andar via come il maresciallo di Spagna – mio moglie Isabella in piedi vicino a me, con uno sguardo parlante verso il mio figliuolo Horatio, che dovebbre significar questo, o alcunchè di simile: ‘Iddio ti benedica, mio dolce figlio’; e la mia mano appogiata sulla sua testa, così, signore; vedete? – si può fare questo?
PITTORE
Benissimo, signore.
HIERONIMO
No, prego, statemi attento, signore: poi, signore, vorrei che voi mi dipingeste quest’albero, proprio quest’albero. Puoi tu dipingere un doloroso pianto?
PITTORE
All’apparenza, signore.
HIERONIMO
No, dovrebbe proprio piangere; ma fa lo stesso. Bene, signore, dipingetemi un giovine passato da parte a parte da spade di ribaldi, impiccato a quest’albero. Puoi tu disegnare un assassino?
PITTORE
Ve ne dò garanzia, signore; io ho l’effigie de’ più famigerati ribaldi che mai vivessero in tutta la Spagna.
HIERONIMO
O, falli peggiori, peggiori: tendi la tua arte, e fa le loro barbe del proprio colore di quella di Giuda; e fa le sopracciglia sporgenti: in ogni caso poni mente a questo. Poi, signore, dopo un violento tumulto, conduci fuori me in camicia, con la mia veste sotto il braccio, con la mia torcia in mano, e la mia spada levata su così: – e con queste parole: ‘Che tumulto è questo? chi chiama Hieronimo?’ Si può far questo?
PITTORE
Sì, signore.
HIERONIMO
Bene, signore; poi conducimi fuori, conducimi di viale in viale, andando innanzi sempre con un aspetto sconvolto, e fa che i miei capelli sollevino il mio berretto da notte. Fa che le nuvole s’accavallino, fa oscura la luna, le stelle estinte, i venti soffiare, le campane rintoccare, le civette strillare, i rospi gracidare, i minuti scoccare, e l’orologio battere le dodici. E poi, da ultimo, signore, trasalendo, vedi un uomo impiccato, che oscilla e oscilla, come voi sapete che il vento fa ondeggiare un uomo, ed io che in un istante gli taglio la corda. E guardando sopra di lui con l’aiuto della mia torcia, trovo ch’esso è il mio figliuolo Horatio. Qui voi potete mostrar la passione, qui voi potete mostrar la passione! Disegnami come il vecchio Priamo di Troia, gridando: ‘La casa è in fiamme, la casa è in fiamme!’ come la torcia sul mio capo. Fammi maledire, fammi delirare, fammi piangere, fammi pazzo, fammi sano di nuevo, fammi maledir l’inferno, invocare il cielo, ed infine lasciami iu deliquio – e così via.
PITTORE
Ed è questa la fine?
HIERONIMO
O no, non c’è fine: la fine è morte e pazzia! com’io non sto mai meglio di quando son pazzo: allora mi pare d’essere un prode uomo valente; allora io fo maraviglie; ma la ragione mi fa oltraggio, e quivi è il tormento, quivi è l’inferno. Da ultimo, signore, conducimi da uno degli assassini; foss’egli forte come Ettore, così io lo squarcerei e trascinerei di qua e di là.
(Egli caccia dentro il pittore, poi vien fuori di nuevo, con un libro in mano. </sup> Q4 <sup>)
[SCENA XIII. La stessa.]
(Entra Hieronimo con un libro in mano.)
[HIERONIMO]
Vindicta mihi!
1976
Sì, il cielo vuol far vendetta d’ogni malizia,
1977
nè soffrirà che un assassinio non sia ripagato.
1978
Dunque sta, Hieronimo, osserva la loro volontà:
1979
perchè gli uomini mortali non possono fissar loro il tempo! –
1980
‘Per scelus semper tutum est sceleribus iter’.
1981
Batti, e batti sodo, dove a te vien fatto torto;
1982
perchè i delitti conducono ai mali,
1983
e la morte è la peggiore soluzione.
1984
Perchè chi pensa con la pazienza conquistarsi
1985
una vita tranquilla, facilmente finirà la sua vita:
1986
‘Fata si miseros juvant, habes salutem;
1987
fata si vitam negant, habes sepulchrum’:
1988
se il destino allevia le tue sventure,
1989
allora tu hai la salute, e sarai felice;
1990
se il destino ti nega la vita, Hieronimo,
1991
pure sarai tu sicuro d’una tomba –;
1992
se nè l’una nè l’altra, pure sia questo il tuo conforto:
1993
il cielo copre chi non ha sepoltura.
1994
E per concludere, io vendicherò la sua morte!
1995
Ma come? non come i volgari ingegni degli uomini,
1996
con aperti, ma inevitabili mali,
1997
quanto con un mezzo segreto, e pur certo,
1998
che meglio sarà nascosto sotto il mantello della benevolenza.
1999
Gli uomini saggi sceglieranno l’occassione,
2000
copertamente e al sicuro, adattando le cose al tempo. –
2001
Me negli estremi l’opportunità non ha tempo;
2002
e perciò non ogni tempo è buono per la vendetta.
2003
Così pertanto io riposerò nell’agitazione,
2004
simulando la tranquillità nell’inquietudine,
2005
non mostrando conoscere le loro ribalderie,
2006
chè la mia semplicità possa far lor pensare
2007
che per ignoranza io li lascerò sfuggire tutti;
2008
perchè l’ignoranza, io so, ed essi ben sanno,
2009
remedium malorum iners est.
2010
Nè punto mi giova minacciar costoro,
2011
che, come bufera invernale su una pianura,
2012
mi abbatterebbero con la loro grandezza.
2013
No, no, Hieronimo, tu devi costringere
2014
i tuoi occhi all’osservazione, e la tua lingua
2015
a discorsi più mansueti che il tuo spirito non conceda,
2016
il tuo cuore alla pazienza, e le tue mani al riposo,
2017
il tuo berretto alla cortesia, e i tuoi ginocchi a piegarsi,
2018
finchè tu sappia quando, dove e come vendicarti.
2019
(Un rumori di dentro.)
Ebbene, che è questo rumore? Che trambusto e chè voi fate?
2020
(Entra un servo.)
SERVO
Qui c’è una turba di poveri postulanti,
2021
che supplicano vi piaccia, signore,
2022
patrocinare i loro casi innanzi al re.
2023
HIERONIMO
Che io patrocini le loro diverse azioni?
2024
Ebbene, falli entrare, e ch’io li vegga.
2025
(Entrano tre Cittadini e un Vecchio.)
CITTADINO 1.º
Così,
io vi dico questo: per dotrina e per legge,
2026
non c’è alcuno avvocato in Ispagna,
2027
che possa vincerlo, o che porrebbe metà della cura
2028
ch’egli pone, nella ricerca dell’equità.
2029
HIERONIMO
Avvicinatevi, nomini, che così mi supplicate. –
2030
Ora bisogna ch’io faccia un volto grave;
2031
perchè così io era uso, prima del mio maresciallato,
2032
patrocinar le cause come corregidore. –
2033
Venite, signori, di che si tratta?
2034
CITTADINO 2.º
Signore, d’un’azione.
HIERONIMO
Per un’agressione?
2035
CITTADINO 1.º
La mia per debito.
HIERONIMO
Date luogo.
CITTADINO 2.º
No, signore, la mia è un’azione per un caso non contemplato.
2036
CITTADINO 3.º
La mia e una eiectione firmae per un contratto.
2037
HIERONIMO
Chetatevi, signori; siete voi risoluti
2038
ch’io debba patrocinare le vostre diverse azioni?
2039
CITTADINO 1.º
Sì, signore, e questa è la mia dichiarazione.
2040
CITTADINO 2.º
E questa è la mia citazione.
2041
CITTADINO 3.º
E questo è il mio contratto.
(Gli dànno la carte.)
HIERONIMO
Ma perchè si sta quel pover uomo così muto,
2042
con gli occhi lagrimosi e le mani levate al cielo?
2043
Vieni qua, padre, e fammi conoscere la tua causa.
2044
SENILE
O valoroso signore, la mia causa, pur a pena conosciuta,
2045
muoverebbe i cuori dei bellicosi Mirmidoni;
2046
e farebbe sciogliere in pietose lagrime le rupi di Corsica.
2047
HIERONIMO
Parla, padre, dimmi qual’è il tuo piato.
2048
SENILE
No, signore, se potessero i miei guai
dar via alle mie più angosciose parole,
2049
allora io non paleseri sulla carta, come vedete,
2050
con l’inchiostro ciò che il sangue ha cominciato in me.
2051
HIERONIMO
Che è questo? ‘L’umile supplica
2052
di Don Bazulto per suo figliuolo assassinato’
2053
SENILE
Sì, signore.
2054
HIERONIMO
No, signore, il mio fuigliuolo assassinato:
mio figlio, mio figlio, o mio figlio Horatio!
2055
Ma mio, o tuo, Bazulto, sta tranquillo.
2056
Qui, prendi il mio fazzoletto, e asciugati gli occhi,
2057
finchè io sciagurato nelle tue sventure possa vedere
2058
il vivente ritratto di me stesso morente.
2059
(Egli trae una pezzuola insanguinata.)
O no, non questa; Horatio, questa era tua;
2060
e quando io la tinsi nel tuo carissimo sangue,
2061
questa fu un pegno tra la tua anima e me,
2062
perchè della tua morte io dovessi esser vendicato.
2063
Ma qui, prendi questa, e questa – che, la mia borsa? –
2064
sì, questa, e quella, e tutte sono tue;
2065
perchè in tutto comuni sono le nostre calamità.
2066
CITTADINO 1.º
O vedi la bontà di Hieronimo!
2067
CITTADINO 2.º
Questa gentilezza mostra ch’egli è un gentiluomo.
2068
HIERONIMO
Vedi, vedi, o vedi la tua vergogna, Hieronimo;
2069
vedi qui un padre che ama il suo figliuolo!
2070
Guarda le angosce e i triste lamenti,
2071
ch’egli manda fuori per la morte di suo figlio!
2072
Se egli effetti dell’amore così lottano nella minore gente,
2073
se l’amore afforza tali umori nei più bassi spiriti,
2074
se l’amore esprime tale potenza nelle umili condizioni:
2075
Hieronimo, quando, come un mare infuriato,
2076
battuto dal vento e dalla marea, tu rovesci
2077
i flutti più alti per mantener l’ordine delle onde,
2078
mentre le acque inferiori si travagliano nel profondo:
2079
non ti vergogni tu allora, Hieronimo, di trascurare
2080
la dolce vendetta del tuo Horatio?
2081
Sebbene su questa terra la giustizia non si possa trovare,
2082
io scenderò all’inferno, e in questo travaglio
2083
busserò alle triste porte della corte di Plutone,
2084
traendone a forza, come fece Alcide una volta,
2085
una turba di furie e di larve tormentatrici,
2086
per torturare Don Lorenzo e gli altri.
2087
Pure, perchè il portinaio dalle tre teste non possa
2088
negarmi il passaggio alla melmosa sponda,
2089
tu contraffarai il poeta Tracio:
2090
vieni, vecchio padre, sii il mio Orfeo,
2091
e se tu non sai trar note dall’arpa,
2092
suona allora il ritornello del tuo crudele dolore,
2093
finchè otteniamo che Proserpina accordi
2094
la vendetta su coloro che assassinarono il mio figliuolo.
2095
Allora io li squarcerò e lacererò, così e così,
2096
frantumando le loro membra a pezzi co’miei denti.
2097
(Lacera le carte.)
CITTADINO 1.º
O signore, la mia dichiarazione!
2098
(Exit Hieronimo, ed essi dietro.)
CITTADINO 2.º
Risparmia la mia citazione!
(Entra Hieronimo.)
CITTADINO 2.º
Risparmia la mia citazione!
2099
CITTADINO 3.º
Oimè, il mio contratto! mi costa dieci sterline,
2100
e voi mio signore, l’avete lacerato.
2101
HIERONIMO
Questo non può essere, io non gli ho fatto nemmeno una ferita;
2102
mostrami una sola goccia di sangue che ne sia caduta:
2103
com’è possibile allora ch’io l’ammazzassi?
2104
Or via, no; corretemi dietro, acchiappatemi se potete.
2105
(Exeunt tutti meno il Vecchio. Bazulto rimane finchè rientra Hieronimo che, fissandolo in volto, parla.)
HIERONIMO
E sei tu venuto, Horatio, dal profondo,
2106
a chieder giustizia sopra questa terra,
2107
a dire a tuo padre che tu sei invendicato?
2108
A spremere nuove lagrime dagli occhi d’Isabella,
2109
le cui luci sono offuscate dai troppo lunghi pianti?
2110
Torna, figlio mio, a lamentari con Eaco,
2111
perchè qui non c’è giustizia; gentile fanciullo, va,
2112
perchè la giustizia è esiliata dalla terra:
2113
Hieronimo ti terrà compagnia.
2114
Tua madre implora dal giusto Radamanto
2115
la debita vendetta contro gli assassini.
2116
SENILE
Oimè, mio signore, onde sgorga questo turbato discorso?
2117
HIERONIMO
Ma lasciatemi guardare il mio Horatio.
2118
Dolce fanciullo, come se’ tu cambiato nella nera ombra di morte!
2119
Non ebbe Proserpina alcuna pietà della tua giovinezza,
2120
ma soffrì che la tua bella primavera vermiglia,
2121
dal disseccato inverno fosse così distrutta?
2122
Horatio, tu sei più vecchio di tuo padre:
2123
ah, spietato fato, che così trasforma l’aspetto!
2124
BAZULTO
Ah, mio buon signore, io non sono il vostro giovine figliuolo.
2125
HIERONIMO
Come, non il mio figliuolo? dunque tu sei una furia,
2126
mandata del vacuo regno della nera notte
2127
per ordinarmi di comparire
2128
innanzi al truce Minosse e al giusto Radamanto,
2129
per tormentare Hieronimo, ch’è negligente
2130
e non chiede vendetta per la morte d’Horatio.
2131
BAZULTO
Io sono un dolente uomo, e non un fantasma,
2132
e son venuto a chieder giustizia pel mio figliuolo assassinato.
2133
HIERONIMO
Si, ora ti conosco, che hai nominato tu figlio:
2134
tu sei la vivente immagine del mio dolore;
2135
nella tua faccia, io posso vedere i miei affanni.
2136
I tuoi occhi sono ingommati di lagrime, le tue guance sono smorte,
2137
la tua fronte turbata, e le tue labbra balbettanti
2138
marmorano tristi parole di subito interrotte;
2139
per forza di tempestosi sospiri il tuo spirito respira,
2140
e di tutto questo affanno provo io pel mio figliuolo.
2141
Entra, vecchio, verrai da Isabella;
2142
appoggiati al mio braccio: io te, tu me sosterrai;
2143
e tu ed io e lei canteremo una canzone,
2144
tre parti in una, ma ciascuna discorde – :
2145
non parliamo di corde, ma andiamocene ora,
2146
perchè con una corda Horatio fu ammazzato!
2147
(Exeunt.)
[SCENA XIV. LA CORTE DI SPAGNA.]
(Entrano il Re di Spagna, il Duca, il Vicerè, e Lorenzo, Balthazar, don Pedro, e Bellimperia.)
RE
Va, fratello, è l’ufficio del Duca di Castiglia;
2148
saluta il Vicerè in nostro nome.
2149
CASTIGLIA
Vado.
VICERÉ
Va innanzi, don Pedro, per amore di tuo nipote,
2150
e riverisci il duca di Castiglia.
2151
DON PEDRO
Sarà fatto.
RE
Ed ora andiamo incontro a questi Portoghesi;
2152
perchè come noi ora siamo, così una volta essi furono
2153
re e signori delle Indie occidentali.
2154
Benvenuto, prode Vicerè, a lla corte di Spagna,
2155
e benvenuto tutto questo onorevole seguito!
2156
Non è ignoto a noi perchè voi veniate,
2157
o abbiate così regalmente passato il mare:
2158
basta, in ciò noi riconosciamo la fede
2159
e il più che comune amore che voi ci prestate.
2160
Così è, che la mia onorevole nipote
2161
(poichè ora a noi conviene che ciò sia noto)
2162
già è fidanzata a Balthazar:
2163
e per ordine e consentimento nostro
2164
domani essi saranno sposati.
2165
Per questo scopo noi accogliamo te,
2166
il tuo seguito: il loro piacere e la nostra pace.
2167
Parlate, uomini di Portogallo, sarà così?
2168
Se sì, dite sì; se no, dite chiaramente no.
2169
VICERÉ
Famoso re, io non vengo, come tu credi,
2170
con dubbiosi seguaci, uomini incerti,
2171
ma con tali che hanno sui tuoi articoli
2172
confermata la tua proposta, e fatto me contento.
2173
Sappi, sovrano, ch’io vengo per celebrare
2174
il matrimonio della tua amata nipote.
2175
la bella Bellimperia, con mio Balthazar:
2176
con te, mio figliuolo; e poi che son vissuto per vederti,
2177
prendi qui la mia corona, io la dò a lei e a te;
2178
e lasciami vivere una vita solitaria
2179
in continue preghiere,
2180
pensando come singolarmente il cielo ti ha preservato.
2181
RE
Vedi, fratello, vedi, come la natura lotta in lui!
2182
Vieni, valeroso Vicerè, ed accompagna
2183
il tuo amico col racconto delle tue sventure:
2184
un più privato luogo conviene e questa nobile disposizione.
2185
VICERÉ
O qui, o dove la vostra altezza crede apportuno.
2186
(Exeunt tutti meno Castiglia e Lorenzo.)
CASTIGLIA
No, fermati, Lorenzo, lasciami parlare con te.
2187
Vedi tu questo ricevimento di questi re?
2188
LORENZO
Sì, mio signore, e godo in vederlo.
2189
CASTIGLIA
E sai tu perchè è questo convegno?
2190
LORENZO
Per colei, mio signore, che Balthazar ama,
2191
e per conchiudere il loro promesso matrimonio.
2192
CASTIGLIA
Ella è tua sorella?
2193
LORENZO
Chi, Bellimperia? sì,
2194
mio grazioso signore, e questo è il giorno
2195
che io ho desiderato di così felicemente vedere.
2196
CASTIGLIA
Tu avresti orrore se una tua colpa
2197
dovesse impedirla nella sua felicità?
2198
LORENZO
I cieli non permetteranno che Lorenzo erri così.
2199
CASTIGLIA
Or dunque, Lorenzo, ascolta le mie parole:
2200
si sospetta, e si riferisce anche,
2201
che tu, Lorenzo, fai torto a Hieronimo,
2202
e nelle sue istanze verso sua maestà
2203
sempre lo tieni indietro, e cerchi di attraversar la sua istanza.
2204
LORENZO
Ch’io, mio signore – ?
2205
CASTIGLIA
Ti dico, figlio, ch’io stesso l’ho udito dire,
2206
e che (con mio dolore) mi son vergognato
2207
di rispondere per te, benchè tu sia mio figlio.
2208
Lorenzo, non conosci tu il comune amore
2209
e la benevolenza che Hieronimo s’è guadagnata
2210
co’ suoi meriti nella corte di Spagna?
2211
O non vedi tu la cura del re mio fratello
2212
pel suo vantaggio, e per procurare la sua salute?
2213
Lorenzo, se tu contrastassi ai suoi affetti,
2214
ed igli gridasse contro di te al re,
2215
quale onore sarebbe in questa assemblea,
2216
o quale scandalo sarebbe tra i re,
2217
udir Hieronimo reclamare contro di te?
2218
Dimmi – e guarda anche di dirmi il vero –
2219
qual’è il fondamento di questa voce nella corte?
2220
LORENZO
Mio signore, non è in poter di Lorenzo
2221
impedire il volgo, padrone della sua lingua:
2222
un piccolo vantaggio fa straripar l’acque;
2223
e non vive uomo che a lungo contenti tutti.
2224
CASTIGLIA
Io stesso t’ho veduto affaccendato a tenere indietro
2225
lui e le sue supplicazioni, dal re.
2226
LORENZO
Voi stesso, mio signore, avete veduto le sue furie,
2227
che mal convenivano alla presenza d’un re.
2228
e perchè io aveva pietà di lui nella sua disgrazia,
2229
io lo tenni lontano con buone e cortesi parole,
2230
così libero da malizia verso Hieronimo
2231
come verso l’anima mia, mio signore.
2232
CASTIGLIA
Allora, figlio mio, Hieronimo s’inganna sul tuo conto.
2233
LORENZO
Mio grazioso padre, credetemi, così è.
2234
Ma che cos’è un uomo folle, sviato di mente
2235
dal pensiero dell’assassinio del suo figliuolo?
2236
Aime! quanto è facile per lui sbagliarsi!
2237
Ma per soddisfazione sua e del mondo,
2238
sarebbe bene, mio signore, che Hieronimo ed io
2239
fossimo riconciliati, se egli male mi giudica.
2240
CASTIGLIA
Lorenzo, tu l’hai detto; così sarà.
2241
Vada uno di voi a chiamare Hieronimo.
2242
(Entrano Balthazar e Bellimperia.)
BALTHAZAR
Vieni, Bellimperia, gioia di Balthazar,
2243
sollievo del mio affanno e sovrana della mia felicità,
2244
poichè il cielo ha disposto che tu sia mia:
2245
disperdi queste nuvole e i melanconici sguardi,
2246
e rischiarali con questi tuoi occhi splendenti come il sole,
2247
dove stanno la mia speranza e la pura bellezza del cielo.
2248
BELLIMPERIA
I miei sguardi, mio signore, sono quali convengono al mio amore,
2249
che, pur ora incominciato, non può ancora mostrarsi più splendente.
2250
BALTHAZAR
Le fiamme da poco accese dovrebbero ardere come il sole mattutino.
2251
BELLIMPERIA
Ma non troppo rapidamente, che non si consumi il calore e tutto.
2252
Io vedo il mio signore mio padre.
2253
BALTHAZAR
Tregua, amor mio;
vado a salutarlo.
2254
CASTIGLIA
Benvenuto, Balthazar,
benvenuto, prode principe, pegno della pace di Castiglia!
2255
E benvenuta Bellimperia! – Ebbene, fanciulla?
2256
Perchè vieni tu a salutarci così tristamente?
2257
Sta tranquilla, ch’io son soddisfatto:
2258
non è ora come quando viveva Andrea;
2259
noi abbiamo dimenticato e perdonato,
2260
e tu hai la grazia d’un più felice amore. –
2261
Ma, Balthazar, qui viene Hieronimo;
2262
debbo parlare con lui.
2263
(Entrano Hieronimo e un servo.)
HIERONIMO
E dov’è il Duca?
2264
SERVO
Là.
HIERONIMO
Propio così. –
Che nuova astuzia hanno disegnato, pensi?
2265
Pocas palabras! mite come l’agnello!
2266
Son io che voglio vendetta? No, io non so l’uomo.
2267
CASTIGLIA
Benvenuto, Hieronimo.
2268
LORENZO
Benvenuto, Hieronimo.
2269
BALTHAZAR
Benvenuto, Hieronimo.
2270
HIERONIMO
Miei signori, io vi ringrazio per Horatio.
2271
CASTIGLIA
Hieronimo, la ragione per cui mandai a chiamarvi,
2272
per parlare con voi, è questa –
2273
HIERONIMO
Che, così breve?
Allora io me ne vo, io ve ne ringrazio.
2274
CASTIGLIA
No, fermatevi, Hieronimo! – vallo a chiamare, figliuolo!
2275
LORENZO
Hieronimo: mio padre chiede di parlare con voi.
2276
HIERONIMO
Con me, signore? ebbene mio signore, io pensavo che aveste finito.
2277
LORENZO
No; così avesse!
2278
CASTIGLIA
Hieronimo, io odo
che voi vi ritenete offeso dal mio figliuolo,
2279
perchè voi non avete accesso al re;
2280
e dite ch’è lui che impedisce le vostre istanze.
2281
HIERONIMO
Ebbene, non è questa un’azione miserabile?
2282
CASTIGLIA
Hieronimo, io spero che voi non abbiate motivo,
2283
e mi farebbe orrore che un uomo dei vostri meriti
2284
dovesse una volta aver ragione dui sospettare di mio figlio,
2285
considerando come io stesso pensi di voi.
2286
HIERONIMO
Vostro figlio Lorenzo! chi, mio nobile signore?
2287
La speranza di Spagna, il mio onorevole amico?
2288
Concedetemi di battermi con loro, se essi osano:
2289
(Sguaina la sua spada.)
e gli starò incontro a faccia a faccia, per avermi detto questo!
2290
Queste son voci scandalose riferite da chi
2291
non ama me, e troppo odia il mio signore:
2292
sospetterei io che Lorenzo prevenisse
2293
o attraversasse le mie istanze, egli che amava tanto il mio figliuolo?
2294
Mio signore, io ho vergogna che ciò si possa dire.
2295
LORENZO
Hieronimo, io mai non ve ne detti motivo.
2296
HIERONIMO
Mio buon signore, io so che no.
2297
CASTIGLIA
Qui dunque cessate;
2298
e per la soddisfazione del mondo,
2299
Hieronimo, frequenta la mia umile casa,
2300
l’antica dimora di Cipriano, duca di Castiglia;
2301
e quando vuoi, disponi di me, del mio figliuolo, e della casa:
2302
ma qui, innanzi al principe Balthazar e a me,
2303
abbracciatevi l’un l’altro, e siate perfetti amici.
2304
HIERONIMO
Sì, perdio, mio signore, e sia.
2305
Amici, ha detto? Vedete, io sarò amico con tutti voi:
2306
specialmente con voi, mio amabile signore;
2307
per diversi motivi è conveniente per noi
2308
che noi siamo amici: il mondo è sospettoso,
2309
e gli uomini possono sospettare quel che noi non immaginiamo.
2310
BALTHAZAR
Ebbene, questo è un atto da amico, Hieronimo.
2311
LORENZO
E questo io spero: i vecchi rancori son dimenticati?
2312
HIERONIMO
Che più? sarebbe vergogna se così non fosse.
2313
CASTIGLIA
Vieni con me, Hieronimo, al mio invito;
2314
facci godere oggi la tua compagnia.
2315
(Exeunt.)
HIERONIMO
Vostra signoria comandi. – Peuh! andate per la vostra strada:
2316
Chi mi fa più carezze che non suole,
2317
tradito mi ha o tradire mi vuole.
2318
(Exit.)
[SCENA XV: CORO.]
(Entrano l’Ombra e la Vendetta.)
OMBRA
Dèstati, Erittone! Cerbero, dèstati!
2319
Sollecita Plutone, gentile Proserpina!
2320
Alla battaglia, Acheronte ed Erebo!
2321
Perchè mai, per Stige e Flegetonte in inferno,
2322
traghettò Caronte ai laghi di fuoco
2323
così spaventose viste, come quelle che il povero Andrea vede.
2324
Vendetta, dèstati!
2325
VENDETTA
Destarmi? Perchè?
OMBRA
Dèstati, Vendetta; perchè tu sei mal consigliata
2326
a dormire – dèstati! chè, tu hai ordine di vegliare!
2327
VENDETTA
Chètati tu, e non mi disturbare.
2328
OMBRA
Dèstati, Vendetta, se l’amore – come esso ha avuto –
2329
ha ancora il potere o la prevalenza in inferno!
2330
Hieronimo con Lorenzo è stretto in lega,
2331
e interclude il nostro passaggio alla vendetta:
2332
dèstati, Vendetta, e noi siamo spacciati!
2333
VENDETTA
Così i mondani si fondano su ciù ch’essi han sognato!
2334
Sta tranquillo, Andrea; benché io dorma,
2335
pure il mio sentimento sollecita gli animi loro.
2336
Basti a te che il povero Hieronimo
2337
non può dimenticare suo figlio Horatio.
2338
Nè muore la Vendetta, se pure ella dorme un poco,
2339
perchè nell’inquietudine si finge la quiete,
2340
e il sonnecchiare è una comune astuzia del mondo. –
2341
Guarda, Andrea, a mo’ d’esempio, come
2342
la Vendetta ha dormito, e immagina poi
2343
che cosa sia esser soggetti al destino.
2344
(Entra uno Spettacolo muto.)
OMBRA
Dèstati, Vendetta; rivela questo mistero.
2345
VENDETTA
I primi due portano le torce nuziali,
2346
splendide ardenti come il sole di mezzodì;
2347
ma dietro loro accorre egualmente veloce Imene,
2348
vestito a bruno e con una roba gialla,
2349
e vi soffia su e le spegne col sangue,
2350
come malcontento che le cose continuino così.
2351
OMBRA
Mi basta; ho compreso il tuo intendimento,
2352
e grazie a te e a quelle potenze infernali,
2353
che non tollereranno la sventura d’un amante. –
2354
Ripòsati, perchè io voglio sedere per vedere il resto.
2355
VENDETTA
Dunque non discutere, perchè tu hai ciò che desideri.
2356
Atto IV
[SCENA I. IL CASTELLO DEL DUCA.]
(Entrano Bellimperia e Hieronimo.)
BELLIMPERIA
È questo l’amore che tu porti ad Horatio?
2357
È questa la bontà che tu simuli?
2358
Son questi i frutti delle tue lagrime incessanti?
2359
Hieronimo, son queste le tue pene,
2360
le tue proteste e i tuoi profondi lamenti,
2361
con cui tu solevi tediare gli uomini?
2362
O padre snaturato! O mondo ingannevole!
2363
Con quali scuse puoi tu mostrarti, –
2364
con quale vergogna e con l’odio degli uomini, –
2365
trascurando così la perdita e la vita di lui,
2366
che insieme le mie lettere e la tua propria credenza
2367
t’assicurano essere stato ammazzato senza motivo?
2368
Hieronimo! vergogna, Hieronimo!
2369
Non farti la favola dei tempi futuri
2370
con tale ingratitudine verso tuo figlio!
2371
Infelici le madri di tali figliuoli,
2372
ma mostruosi i padri, che dimenticano così presto
2373
la morte di coloro, ch’essi con sollecitudine e spesa
2374
hanno così allevati, per perderli con tanta indifferenza!
2375
Io stessa, che rispetto a te sono un’estranea,
2376
amava tanto la sua vita, che ancora desidero la loro morte.
2377
Nè la sua morte resterà invendicata da me,
2378
benchè io debba far mostra di sopportarla,
2379
perchè qui io giuro, in cospetto del cielo e della terra,
2380
dovessi tu trascurare l’amore che dovresti serbare,
2381
e rinunciarvi, e non più dartene pensiero,
2382
ch’io stessa manderò in inferno le loro odiose anime,
2383
che operarono la sua rovina e la sua atroce morte.
2384
HIERONIMO
Ma può egli essere che Bellimperia
2385
faccia voto d’una tale vendetta com’ella s’è degnata dire?
2386
Ebbene, allora io veggo che il cielo conduce in porto i nostri fini,
2387
e che tutti i santi si riuniscono per sollecitare
2388
la vendetta su quei maledetti assassini.
2389
Signora, è vero, ed ora io trovo che così è:
2390
io trovai una lettera, scritta nel vostro nome,
2391
e in questa lettera, come Horatio morì.
2392
Perdonate, o perdonate, Bellimperia,
2393
il mio timore e la mia prudenza nel non credervi;
2394
e non pensate ch’io spensieratamente pensassi a qualche via
2395
per lasciar la sua morte in tutto invendicata.
2396
E qui io fo voto – purchè voi diate il vostro consentimento,
2397
e vogliate tener celata la mia risoluzione: –
2398
io procurerò in breve tempo la morte di coloro
2399
che così senza motivo hanno assassinato mio figlio.
2400
BELLIMPERIA
Hieronimo, io consentirò e terrò il segreto,
2401
e per tutto ciò che può esserti di vantaggio,
2402
mi unirò a te per vendicare la morte d’Horatio.
2403
HIERONIMO
Su, dunque; e qualunque cosa io mediti,
2404
lasciate ch’io vi preghi, favorite le mie pratiche,
2405
perchè la trama è già nella mia testa.
2406
Eccoli qui.
2407
(Entrano Balthazar e Lorenzo.)
BALTHAZAR
Ebenne, Hieronimo?
Come, fate la corte a Bellimperia?
2408
HIERONIMO
Sì, mio signore;
tale corte che (ve l’assicuro)
2409
ella ha il mio cuore, ma voi avete il suo.
2410
LORENZO
Ma ora, Hieronimo, o mai,
2411
noi dobbiamo chiedere il vostro aiuto.
2412
HIERONIMO
Il mio aiuto?
Ebbene, miei buone signori, fidatevi di me;
2413
perchè voi me n’avete dato motivo: –
2414
Sì, in fede mia!
2415
BALTHAZAR
Voi vi compiaceste,
al ricevimento dell’ambasciatore,
2416
di favorire il re d’uno spettacolo.
2417
Ora, se il vostro studio fosse così ven provveduto,
2418
da potere, per il divertimento della prima notte,
2419
intrattenere mio padre con uno simile,
2420
o con qualche piacevole rappresentazione di tal genere,
2421
siate sicuro ch’essi ne sarebbero ben contenti.
2422
HIERONIMO
È tutto questo?
2423
BALTHAZAR
Sì, questo è tutto.
HIERONIMO
Ebbene, io vi servirò; non dite altro.
2424
Quand’io era giovine, io diedi la mia mente
2425
e didicai me stesso alla sterile poesia;
2426
la quale, benchè nulla giovi a chi la professa,
2427
pure è assai piacevole al mondo.
2428
LORENZO
E che per ciò?
2429
HIERONIMO
Perdio, miei buoni signori, ecco:
(e pure, mi pare, voi siete troppo impaziente con noi): –
2430
quando io studiava in Toledo,
2431
m’avvenne di scrivere una tragedia:
2432
vedete qui, mio signori –
2433
(Egli mostra loro un libro.)
che, a lungo dimenticata, ritrovai l’altro dì.
2434
Ora, se volessero le loro signorie tanto favorirmi
2435
da usarmi la grazia di rappresentarla –
2436
io intendo che ognuno di voi faccia una parte –
2437
siate sicuri ch’essa parrà assai singolare
2438
e meravigliosamente degna di plauso a quell’assemblea.
2439
BALTHAZAR
Chè voi vorreste che noi rappresentassimo una tragedia?
2440
HIERONIMO
Ebbene, Nerone non lo credette un avvilimento,
2441
e re e imperatori han preso diletto
2442
di far esperienza dei loro talenti nei drammi.
2443
LORENZO
No, non t’arrabbiare, buon Hieronimo;
2444
il principe non fece che una domanda.
2445
BALTHAZAR
In fede, Hieronimo, se voi dite da senno,
2446
io farò una parte.
2447
LORENZO
Ed io un’altra.
HIERONIMO
Ora, mio buon signore, potreste voi pregare
2448
vostra sorella Bellimperia di farne una?
2449
Perchè, che cos’è un dramma senza una donna?
2450
BELLIMPERIA
Poca preghiera ci vorrà per me, Hieronimo;
2451
perchè bisogna assolutamente ch’io sia impiegata nel vostro dramma.
2452
HIERONIMO
Così va bene: io vi dico, signori,
2453
ch’esso era destinato ad esser rappresentato
2454
da gentiluomini, ed uomini dotti anche,
2455
tali che sapessero quel che si dicono.
2456
BALTHAZAR
Ed ora
sarà rappresentato da principi e cortegiani,
2457
tali che sanno come si parla:
2458
se, com’è il costumo del nostro paese,
2459
voi ci farete soltanto conoscere l’argomento.
2460
HIERONIMO
Questo farò speditamente. Le croniche di Spagna
2461
questo riferiscono in iscritto d’un cavaliere di Rodi:
2462
egli era fidanzato, e da ultimo la sposò,
2463
ad una Perseda, una dama Italiana,
2464
la cui bellezza rapiva tutti coloro che la miravano,
2465
specialmente l’animo di Solimano,
2466
che al matrimonio era l’ospite più ragguardevole.
2467
Con diversi mezzi cercò Solimano di guadagnarsi
2468
l’amore di Perseda, e non riuscì a conquistarlo.
2469
Allora cominciò egli a svelare la sua passione ad un amico,
2470
uno de’ suoi pascià, ch’egli teneva assai caro;
2471
questo pascià, dopo averla a lungo sollecitata,
2472
vide ch’ella non sarebbe stata vinta altrimenti
2473
che con la morte di suo marito, questo cavaliere di Rodi,
2474
ch’egli subito uccise a tradimento.
2475
Ella, mossa da un grandissimo odio per questo fatto,
2476
come causa di ciò, ammazzò Solimano,
2477
e, per sottrarsi alla tirannia del pascià,
2478
si pugnalò: e questa è la tragedia.
2479
LORENZO
O, eccellente!
2480
[BELLIMPERIA "BELLIMPERIA" «Nella traduzione originale, per errore, il nome del personaggio che parla è Balthazar.» ]
Ma di’, Hieronimo, che avvenne poi
2481
di colui ch’era il pascià?
2482
HIERONIMO
Ah sì, ecco:
spinto dal rimorso de’ suoi misfatti,
2483
corse sulla cima d’un monte, e s’appiccò.
2484
BALTHAZAR
Ma chi di noi rappresentarà questa parte?
2485
HIERONIMO
O, io questa, miei signori, non dubitate:
2486
io farò l’assassino, ve lo garantisco;
2487
perchè io l’ho già immaginata.
2488
BALTHAZAR
Ed io che farò?
2489
HIERONIMO
Il grande Solimano, imperatore dei turchi.
2490
LORENZO
Ed io?
2491
HIERONIMO
Erasto, il cavaliere di Rodi.
BELLIMPERIA
Ed io?
2492
HIERONIMO
Perseda, casta e risoluta. –
E qui, miei signori, sono parecchi sommari,
2493
purchè ciascuno di voi si noti la sua parte,
2494
e la reciti, secondo che l’occasione gli si presenta.
2495
Voi dovete provvedervi d’un berretto turco,
2496
d’un mustacchio nero e d’una scimitarra;
2497
(Dà una carta a Balthazar.)
voi d’una croce, come un cavaliere di Rodi;
2498
(Ne dà un’altra a Lorenzo.)
e, signora, voi vi dovete obbigliare
2499
(Egli ne dà un’altra a Bellimperia.)
come Febe, Flora, o la cacciatrice,
2500
come alla vostra discrezione parrà meglio.
2501
E quanto a me, miei signori, io prenderò una parte,
2502
e, col riscatto mandato dal vicerè,
2503
decorerò e rapprensenterò questa tragedia così
2504
che tutto il mondo dirà: Hieronimo
2505
è stato generoso ad allestirla così.
2506
BALTHAZAR
Hieronimo, mi pare che una commedia starebbe meglio.
2507
HIERONIMO
Una commedia?
2508
Oibò! le commedie sono adatte agli spiriti volgari:
2509
ma per offerirla a una brigata regale,
2510
datemi una tragedia nobilmente scritta;
2511
tragedia cothurnata , conveniente a re,
2512
che contenga sostanza, e non cose volgari.
2513
Miei signori, tutto ciò dev’esser rappresentato,
2514
come conveniente alla festa della prima notte.
2515
I tragici Italiani erano così acuti di spirito,
2516
che con un’ora di meditazione
2517
avrebbero rappresentato qualunque cosa in azione.
2518
LORENZO
E ben può essere; perchè io ho veduto il simile
2519
in Parigi fra i tragici francesi.
2520
HIERONIMO
In Parigi? per la messa! e ben ricordato!
2521
C’è ancora una cosa che ci resta a fare.
2522
BALTHAZAR
Che cosa è, Hieronimo? Non dimenticar nulla.
2523
HIERONIMO
Ciascuno di noi
2524
deve recitare la sua parte in idiomi sconosciuti,
2525
che ciò produca maggior varietà:
2526
come voi, mio signore, in Latino, io in Greco,
2527
voi in Italiano, e siccome io so
2528
che Bellimperia ha studiato in Francese,
2529
in Francese di corte saranno tutte le sue frasi.
2530
BELLIMPERIA
Voi intendete dunque provare la mia abilità, Hieronimo?
2531
BALTHAZAR
Ma questa sarà una vera confusione,
2532
e difficilmente noi tutti saremo capiti.
2533
HIERONIMO
Così dev’essere; perchè la conclusione
2534
dimostrerà che l’invenzione e tutto era buono:
2535
ed io stesso in un’orazione,
2536
e con uno strano e maraviglioso spettacolo inoltre,
2537
che io porrò lì dietro una cortina,
2538
state sicuri, farò conoscere il soggetto:
2539
e tutto sarà concluso in una scena,
2540
perchè non si può prender piacere di cose tediose.
2541
BALTHAZAR
Come vi piace?
2542
LORENZO
Ebbene, mio signore:
noi dobbiamo risolverci a secondare i suoi umori.
2543
BALTHAZAR
Su dunque, Hieronimo; a rivederci fra poco.
2544
HIERONIMO
V’occuperete di questa faccenda?
2545
LORENZO
Ve lo garantisco.
(Exeunt tutti meno Hieronimo.)
HIERONIMO
Ebbene:
ora vedrò io la rovina di Babilonia
2546
operata dai cieli in questa confusione.
2547
E se al mondo non piace questa tragedia,
2548
dura è la sorte del vecchio Hieronimo.
2549
(Exit.)
[SCENA II. IL GIARDINO DI HIERONIMO.]
(Entra Isabella con un’arma.)
ISABELLA
Non mi dite più nulla! – O mostruosi omicidi!
2550
Poichè nè la pietà nè la compassione muovono
2551
il re a giustizia o a misericordia,
2552
io farò la mia vendetta su questo luogo,
2553
dove così essi assassinarono il mio amato figlio.
2554
(Ella abbate la pergola.)
Dàlli a questi rami e a queste abbominevoli fronde,
2555
di questo sventurato e fatale pino:
2556
dàlli, Isabella; dilacerali,
2557
e brucia le radici, onde il resto è germogliato.
2558
Io non lascerò una radice, uno stelo, un albero,
2559
una fronda, un ramo, un fiore, una foglia,
2560
no, non un’erba in questo pezzo di giardino: –
2561
maledetto complice della mia disgrazia!
2562
Sterile per sempre possa essere questo giardino,
2563
arida la terra, e infelice chiunque mai
2564
imagini di non tenerlo incolto!
2565
Un vento orientale, commisto con arie nocive,
2566
distruggerà le piante e i giovani arboscelli;
2567
la terra sarà infestata dai serpenti,
2568
e i passeggeri, per paura d’essere infetti,
2569
staranno alla larga, e guardandola diranno:
2570
‘colà, assassinato, morì il figlio d’Isabella’
2571
Sì, qui egli morì, e qui io l’abbraccio:
2572
vedete, dove la sua ombra implora, con le sue ferite,
2573
vendetta su colei che dovrebbe vendicar la sua morte.
2574
Hieronimo, affrèttati a vedere il tuo figliuolo;
2575
perchè l’affanno e la disperazione m’hanno citata
2576
a udire Horatio piatire con Radamanto:
2577
affrèttati, Hieronimo, perchè sia scusata
2578
la tua negligenza nel cercare la morte di coloro,
2579
la cui ira maligna ha privato lui del suo respiro. –
2580
Ah! no, tu procrastini la loro morte,
2581
perdoni agli assassini del tuo nobile figliuolo,
2582
e sola io mi affatico – inutilmente!
2583
E come io maledico quest’albero che più non fruttifichi,
2584
così sarà il mio ventre maledetto per amor suo;
2585
e con quest’arma io ferirò il seno,
2586
il seno sciagurato, che allattò Horatio.
2587
(Ella si pugnala.)
[SCENA III. IL CASTELLO DEL DUCA.]
(Entra Hieronimo; egli fissa la cortina. Entra il Duca di Castiglia.)
CASTIGLIA
Ebbene, Hieronimo, dove sono i vostri compagni,
2588
che voi vi date tutta questa briga?
2589
HIERONIMO
O signore, è per il credito dell’autore,
2590
guardare che tutte le cose vadano bene.
2591
Ma, mio buon signore, lasciate ch’io supplichi vostra grazia,
2592
di dare al re la copia del dramma:
2593
questo è l’argomento di quel che noi rappresentiamo.
2594
CASTIGLIA
Lo farò, Hieronimo.
2595
HIERONIMO
Un’altra cosa, mio buon signore.
CASTIGLIA
Che cos’è?
2596
HIERONIMO
Lasciate ch’io supplichi vostra grazia
di volere, quando il séguito sarà passato nella galleria,
2597
degnarsi di gettarmi giù la chiave.
2598
CASTIGLIA
Lo farò, Hieronimo.
2599
(Exit Castiglia.)
HIERONIMO
Che, siete voi pronto, Balthazar?
Portate una sedia e un cuscino per il re.
2600
(Entra Balthazar, con una sedia.)
Ben fatto, Balthazar, sospendi il cartello:
2601
la nostra scena è Rodi; – che, la vostra barba è a posto?
2602
BALTHAZAR
Per una metà; l’altra l’ho in mano.
2603
HIERONIMO
Spicciatevi, vergogna! siete voi così lungo?
2604
(Exit Balthazar.)
Rifletti, Hieronimo,
2605
raccogli i tuoi spiriti, richiama i torti che prima
2606
tu hai ricevuto con l’assassinio di tuo figlio,
2607
e da ultimo – non il minore! – come Isabella,
2608
una volta sua madre e tua carissima moglie,
2609
piena di disperazione per lui, s’è ammazzata.
2610
Conviene a te dunque, Hieronimo, esser vendicato!
2611
La trama è ordita d’un’atroce vendetta:
2612
su, dunque, Hieronimo, séguita la vendetta:
2613
perchè nulla manca se non l’atto della vendetta!
2614
(Exit Hieronimo.)
(Entrano il Re di Spagna, il Vicerè, il Duca di Castiglia, e il loro seguito.)
RE
Ora, Vicerè, noi vedremo la tragedia
2615
di Solimano, imperatore dei Turchi,
2616
rapprensentata per diletto la vostro figlio il principe,
2617
da mio nipote Don Lorenzo e dalla mia nipote.
2618
VICERÈ
Chi? Bellimperia?
2619
RE
Sì, e da Hieronimo, il nostro maresciallo.
RE
A richiesta del quale essi si degnano di far ciò:
2620
questi sono i nostri passatempi nella corte di Spagna.
2621
Qui, fratello, voi terrete il libro:
2622
questo è l’argomento di ciò ch’essi recitano.
2623
(Egli gli dà un libro.)
(Signori, questo dramma di Hieronimo, in diversi idiomi, s’è pensato bene porlo giù in inglese più distesamente, per il più facile intendimento d’ogni pubblico leggitore.)
(Entrano Balthazar, Bellimperia e Hieronimo.)
BALTHAZAR
Pascià, che Rodi sia nostra, rendi onore ai cieli
2624
e al divino Maometto, nostro santo profeta.
2625
E sii tu favorito d’ogni eccellenza
2626
che Solimano possa dare, o tu desiderare!
2627
Ma il tuo merito in conquistar Rodi é minore
2628
che in serbare questa bella ninfa Cristiana,
2629
Perseda, beata lampada d’eccellenza,
2630
i cui occhi costringono, come possente diamante,
2631
il cuore bellicoso di Solimano, a servire.
2632
RE
Vedete, Vicerè, questo è Balthazar vostro figlio,
2633
che figura l’imperatore Solimano:
2634
come bene egli rappresenta la sua amorosa passione!
2635
VICERÈ
Sì, Bellimperia gliel’ha insegnato.
2636
CASTIGLIA
Quest’è perchè la sua mente è tutta volta a Bellimperia.
2637
HIERONIMO
Qualunque gioia la terra produce, sia data alla vostra maestà.
2638
BALTHAZAR
La terra non dà nessuna gioia senza l’amore di Perseda.
2639
HIERONIMO
Fate dunque che Perseda serva vostra grazia.
2640
BALTHAZAR
Non ella mi servirà, ma io lei:
2641
tratto dall’influsso de’ suoi lumi, io m’arrendo
2642
Ma lascia che il mio amico, il cavaliere Rodio, venga fuori,
2643
Erasto, più caro a me che la mia vita,
2644
ch’egli vegga Perseda, la mia amata.
2645
(Entra Erasto.)
RE
Qui vien Lorenzo: guarda sull’intreccio,
2646
e dimmi, fratello, che parte fa?
2647
BELLIMPERIA
Ah, mio Erasto, benvenuto a Perseda!
2648
LORENZO
Tre volte felice è Erasto che tu viva;
2649
la perdita di Rodi è nulla alla gioia d’Erasto:
2650
poichè Perseda vive, la sua vita sopravvive.
2651
BALTHAZAR
Ah, pascià, qui c’è amore tra Erasto
2652
e la bella Perseda, sovrana della mia anima.
2653
HIERONIMO
Allontana Erasto, potente Solimano,
2654
e allora Perseda sarà presto vinta.
2655
BALTHAZAR
Erasto è mio amico; e mentr’egli vive,
2656
Perseda mai non gli toglierà il suo amore.
2657
HIERONIMO
Non lasciate che Erasto viva per attristare il grande Solimano.
2658
BALTHAZAR
Caro è Erasto ai nostri regali occhi.
2659
HIERONIMO
Ma s’egli è il vostro rivale, fatelo morire.
2660
BALTHAZAR
Ebbene, ch’egli muoia! – così l’amore mi comanda.
2661
Pure io m’affliggo che Erasto debba così morire.
2662
HIERONIMO
Erasto, Solimano ti saluta
2663
e ti fa conoscere per mio mezzo la volontà della sua altezza,
2664
che è, che tu debba essere così adoperato.
2665
(Lo pugnala.)
BELLIMPERIA
Aimè!
2666
Erasto! vedi, Solimano, hanno ammazzato Erasto.
2667
BALTHAZAR
Pur vive Solimano per confortarti.
2668
Vaga regina di bellezza, non lasciar morire la clemenza,
2669
ma con occhio grazioso mira il suo dolore,
2670
che è accresciuto dalla bellezza di Perseda,
2671
se da Perseda il suo dolore no è alleviato.
2672
BELLIMPERIA
Tiranno, desisti dal sollecitarmi con vane istanze;
2673
inflessibili sono le mie orecchie a’ tuoi lamenti,
2674
come spietato e vile è il tuo beccaio,
2675
che diè addosso al mio Erasto, innocente cavaliere.
2676
Pure pel tuo potere tu pensi di comandare,
2677
e al tuo potere Perseda obbedisce:
2678
ma, s’ella fosse capace, così vendicherebbe
2679
i tuoi tradimenti su di te, ignobile principe:
2680
(Lo pugnala.)
e su se stessa così ella si vendicherebbe.
2681
(Si pugnala.)
RE
Ben detto! – Vecchio maresciallo, questo è stato assai ben fatto!
2682
HIERONIMO
Ma Bellimperia fa bene da Perseda!
2683
VICERÈ
Se questo fosse sul serio, Bellimperia,
2684
tu saresti migliore di così verso mio figlio!
2685
RE
Ma ora che cosa segue per Hieronimo?
2686
HIERONIMO
Perdio, questo segue per Hieronimo:
2687
qui tralasciamo noi i nostri diversi idiomi,
2688
e così concludo io nella nostra volgar lingua.
2689
Forse voi pensate – ma vani sono i vostri pensieri –
2690
che questa sia una finzione favolosa,
2691
e che noi facciamo come fanno tutti gli attori tragici:
2692
morir oggi (per fingere la nostra scena)
2693
la morte d’Aiace o di qualche pari di Roma,
2694
e in un minuto balzando su di nuovo,
2695
revivere per compiacere all’udienza di domani.
2696
No, principi; sappiate ch’io sono Hieronimo,
2697
il padre disperato d’uno sventurato figliuolo,
2698
la cui lingua è intonata a narrare il suo ultimo racconto,
2699
non a scusare grossi errori nel dramma.
2700
Io veggo, i vostri sguardi mi spingono a dirvi la causa di queste parole;
2701
contemplate la ragione che ha spinto me a questo:
2702
(Mostra il suo morto figlio.)
vedete qui, guardate questo spettacolo:
2703
qui giace la mia speranza, e qui la mia speranza ha fine;
2704
qui giace il mio cuore, e qui il mio cuore fu ammazzato;
2705
qui giace il mio tesoro, qui il mio tesoro perduto;
2706
qui giace la mia felicità, e qui la mia felicità estinta:
2707
ma speranza, cuore, tesoro, gioia e felicità,
2708
tutte fuggirono, mancarono, morirono, sì, tutte caddero con questo.
2709
Fuor da queste ferite venne il respiro, che mi dava la vita;
2710
assassinarono me coloro che fecero questi fatali segni.
2711
L’Amore fu la causa, da cui crebbe quest’odio mortale;
2712
l’odio: Lorenzo e il giovine Balthazar;
2713
l’amore: mio figlio a Bellimperia.
2714
Ma la notte, nasconditrice dei maledetti delitti,
2715
col tenebroso silenzio attutì i danni di questi traditori,
2716
e diè loro licenza, poichè essi avevano scelto il tempo,
2717
di prender vantaggio nel mio giardino
2718
su mio figlio, il mio caro Horatio:
2719
quivi senza mercè essi macellarono il mio ragazzo,
2720
nella nera, oscura notte con una pallida, fosca, crudele morte.
2721
Egli grida: io udii – e ancora mi sembra d’udire –
2722
il suo orrendo strido echeggiare nell’aria.
2723
Quanto più presto potei, io m’affrettai al rumore,
2724
e là appiccato a un albero, io trovai mio figlio,
2725
attraversato di ferite e trucidato come voi vedete.
2726
E mi dolsi, pensate, a questo spettacolo?
2727
Parla, Portoghese, la cui perdita somiglia alla mia:
2728
se tu puoi piangere sul tuo Balthazar,
2729
così io gemetti pel mio Horatio.
2730
E voi, mio signore, il cui figlio riconciliato
2731
camminava in una rete, e si pensava non esser veduto,
2732
e mi stimava pazzo frenetico,
2733
con un ‘Dio guarisca quel matto di Hieronimo!’ –
2734
come potete voi soffrire la catastrofe del nostro dramma?
2735
E qui mirate questo insanguinato fazzoletto;
2736
che alla morte d’Horatio io piangendo immersi
2737
nel fiume delle sue sanguinanti ferite:
2738
io l’ho serbato, vedete, come di buon augurio,
2739
e mai esso non ha lasciato il mio cuore sanguinoso,
2740
sollecitando ch’io mi ricordassi del mio voto
2741
verso questi, o, questi maledetti assassini:
2742
il quale ora avendo sciolto, il mio cuore è soddisfatto.
2743
E a questo fine io divenni il pascià,
2744
che potessi vendicarmi sulla vita di Lorenzo,
2745
il quale fu destinato alla sua parte,
2746
e doveva rappresentare il cavaliere di Rodi,
2747
perchè io lo potessi uccidere più convenientemente.
2748
Così, vicerè, era questo Balthazar, tuo figlio,
2749
quel Solimano che Bellimperia,
2750
in persona di Perseda, assassinò:
2751
soltanto destinato a quella parte tragica,
2752
perchè ella potesse ammazzare colui che l’aveva offesa.
2753
La povera Bellimperia sbagliò la sua parte in questo:
2754
perchè, sebbene la storia dica ch’ella avrebbe dovuto morire,
2755
pure io per bontà e per amor di lei,
2756
avevo deciso altrimenti della sua fine;
2757
ma l’amore di colui ch’essi troppo odiarono
2758
la spinse a una tale risoluzione. –
2759
E, principi, ora mirate Hieronimo,
2760
autore e attore in questa tragedia,
2761
che porta la sua ultima fortuna nel suo pugno;
2762
e che così animosamente conchiuderà la sua parte,
2763
come tutti gli attori andati annanzi.
2764
E, nobili signori, così io pongo fine al mio dramma;
2765
non mi chiedete altre parole: io non ho più nulla a dire.
2766
(Egli corre per impiccarsi.)
RE
O ascolta, Vicerè! fermati, Hieronimo!
2767
Fratello, la mia nipote e tuo figlio sono uccisi!
2768
VICERÈ
Noi siamo traditi; il mio Balthazar è ucciso!
2769
Rompete, aprite le porte; correte a salvare Hieronimo!
2770
(Essi irrompono e trattengono Hieronimo.)
Hieronimo,
2771
soltanto informa il re di questi eventi;
2772
sul mio onore, tu non n’avrai alcun danno.
2773
HIERONIMO
Vicerè, io non voglio affidare a te la mia vita,
2774
ch’io oggi ho offerta al mio figliuolo.
2775
Maledetto ribaldo!
2776
Perchè rattieni tu colui ch’era risoluto di morire?
2777
RE
Parla, traditore! dannato, sanguinario assassino, parla!
2778
Perchè ora ch’io t’ho, io ti farò parlare.
2779
Perchè hai tu fatto questa immeritevole azione?
2780
VICERÈ
Perchè hai tu assassinato il mio Balthazar?
2781
CASTIGLIA
Perchè hai tu macellato tutti e due i miei figli così?
2782
HIERONIMO
§ O, buone parole!
2783
Così caro a me era il mio Horatio,
2784
come il vostro, o il vostro, o il vostro, mio signore, a voi.
2785
Il mio incolpevole figlio fu ammazzato da Lorenzo,
2786
e da Lorenzo e da quel Balthazar
2787
son io alfine vendicato pienamente,
2788
sulle cui anime possano ancora i cieli vendicarsi
2789
con afflizioni assai maggiori di queste.
2790
CASTIGLIA
Ma chi furono in ciò i tuoi complici?
2791
VICERÈ
Fu la tua figliuola Bellimperia;
2792
perchè per sua mano il mio Balthazar fu ammazzato:
2793
io la vidi pugnalarlo.
2794
RE
Perchè non parli tu?
HIERONIMO
Quale minor libertà possono concedere i re,
2795
che l’innocuo silenzio? dunque concedimelo.
2796
Basta: io non posso nè voglio parlare a te.
2797
RE
Portate fuori gli ordigni di tortura: traditore come tu sei,
2798
io ti farò parlare.
2799
HIERONIMO
Veramente,
tu mi potresti torturare, come il suo miserabile figliuolo
2800
ha fatto assassinando il mio Horatio:
2801
ma non mai mi forzerai a rivelare
2802
la cosa ch’io ho fatto voto di non violare.
2803
È perciò a dispetto di tutte le tue minacce,
2804
compiaciuto della loro morte, e acquetato dalla vendetta
2805
prima prendi la mia lingua, e poi il mio cuore "cuore" «[Le 24 linee precedenti, contrassegnate tra segni §, sono sostituite in tutte le edizioni in-quarto dal 1602 in poi, dalla seguente "aggiunta"]» .§
2806
<sup> Q4 </sup> Ma siete voi sicuro ch’essi son morti?
2807
CASTIGLIA
Sì, schiavo, troppo sicuro.
2808
HIERONIMO
Che, e il vostro anche?
2809
VICERÈ
Sì, tutti son morti; non uno di loro sopravvive.
2810
HIERONIMO
Allora non me n’importa; venite, e saremo amici;
2811
poniamo le nostre teste insieme:
2812
vedete, qui c’è un bel laccio che le terrà tutte.
2813
VICERÈ
O dannato demonio, com’egli è sicuro!
2814
HIERONIMO
Sicuro? Ebbene, ti fa meraviglia?
2815
Io ti dico, Vicerè, oggio io ho visto la vendetta,
2816
e questa vista son diventato un più altero monarca,
2817
di quanti mai sedessero sotto la corona di Spagna.
2818
Avess’io tante vite quante stelle ci sono,
2819
tanti cieli ai quali potessi salire, quante queste vite,
2820
io li darei tutti, sì, e l’anima mia per giunta,
2821
pur di vederti galleggiare in questo rosso stagno.
2822
CASTIGLIA
Parla! Chi furono in ciò i tuoi complici?
2823
VICERÈ
Fu la tua figliuola Bellimperia;
2824
perchè per sua mano il mio Balthazar fu ammazzato:
2825
io la vidi pugnalarlo.
2826
HIERONIMO
O, buone parole!
2827
Così caro a me era il mio Horatio,
2828
come il vostro, o il vostro, o il vostro, mio signore, a voi.
2829
Il mio incolpevole figlio fu ammazzato da Lorenzo,
2830
e da Lorenzo e da quel Balthazar
2831
son io alfine vendicato pienamente,
2832
sulle cui anime possano ancora i cieli vendicarsi
2833
con afflizioni assai maggiori di queste.
2834
HIERONIMO
Mi sembra, da quando mi feci intimo della vendetta,
2835
di non poter guardare con sufficiente sdegno la morte.
2836
RE
Che? tu ci schernisci, schiavo? recate gli ordigni di tortura.
2837
HIERONIMO
Fate pure: e intanto io torturerò voi.
2838
Voi avevate un figlio, come io credo; e il vostro figlio
2839
avrebbe dovuto sposare la vostra figliuola:
2840
ah, non era così? – Voi avevate un figlio, anche,
2841
egli era il nipote del mio signore; egli era altero
2842
e astuto: foss’egli vissuto, sarebbe giunto
2843
a portare la corona di Spagna (io penso che così fosse): –
2844
fui io che l’uccisi; guardate, questa stessa mano,
2845
fu quella che trafisse il suo cuore – vedete questa mano?
2846
Per un tale Horatio, se mai lo conosceste: un giovine,
2847
ch’essi impiccarono nel giardino del padre suo:
2848
uno che constrinse il vostro valoroso figliuolo ad arrendersi,
2849
mentre il vostro più valoroso figliuolo lo faceva prigionero.
2850
VICERÈ
Siate sordi, sensi miei; io non posso udire più.
2851
RE
Cadi, cielo, e coprici con le tue tristi rovine.
2852
CASTIGLIA
Avvolgi tutto il mondo nella tua tenebrosa nube.
2853
HIERONIMO
Ora mi glorio di quel che ho fatto.
2854
Nunc iners cadat manus.
2855
Ora, per esprimere che qui s’interrompe la mia parte –
2856
prima prendi la mia lingua, e poi il mio cuore.
2857
(Egli si mozza la lingua coi denti. </sup> Q4 <sup>)
RE
O mostruosa risoluzione d’un ribaldo!
2858
Vedete, Vicerè, egli s’è mozzata la lingua coi denti,
2859
piuttosto di rivelare quel che noi chiedevamo.
2860
CASTIGLIA
Pure più scrivere.
2861
RE
E se in questo egli non ci accontenta,
2862
noi scogiteremo il più atroce modo di morte
2863
che mai fosse inventato per un ribaldo.
2864
(Allora egli fa segni per chiedere un coltello per temperare la sua penna.)
CASTIGLIA
O, egli vorrebbe un coltello per temperare la sua penna.
2865
VICERÈ
Ecco, e bada a scrivere il vero. –
2866
Guardate mio fratello! tenete Hieronimo!
2867
(Egli trafigge con un coltello il duca e se stesso.)
RE
Quale età ha mai udito così mostruose azioni?
2868
Mio fratello, e tutta la speranza di successione,
2869
che la Spagna s’aspettava dopo la mia morte! –
2870
Su, portate via il suo corpo, che noi possiamo deplorare
2871
la perdita del nostro caro fratello morto: –
2872
ch’egli sia sepolto! – Qualunque cosa accada,
2873
io sono il prossimo, il più vicino, ultimo di tutti!
2874
VICERÈ
E tu, Don Pedro, fa il simile per noi:
2875
raccogli il nostro sventurato figlio, innanzi tempo ucciso;
2876
poni me con lui, e lui con me infelice,
2877
sull’albero maestro d’un vascello disarmato,
2878
e lascia che il vento e il flutto mi trascinino
2879
al latrante e indomito vortice di Scilla,
2880
o alla fetida palude d’Acheronte,
2881
a piangere per la perdita del mio dolce Balthazar.
2882
La Spagna non ha alcun rifugio per un Portoghese.
2883
Le trombe suonano una funebre marcia; il Re di Spagna
2884
lamentandosi dietro il corpo di suo fratello, e il Re di Portogallo
2885
portando il corpo del suo figliuolo.
2886
[SCENA IV: CORO]
(Entrano l’Ombra e la Vendetta.)
OMBRA
Sì, ora le mie speranze s’adempiono mei loro effetti,
2887
e il sangue e l’affanno compiono i miei desiderî:
2888
Horatio assassinato nella pergola di suo padre;
2889
il vile Cerberino ammazzato da Pedringano;
2890
il falso Pedringano appiccato con un ingegnoso spediente;
2891
la vaga Isabella uccisa di propria mano;
2892
il principe Balthazar pugnalato da Bellimperia;
2893
il duca di Castiglia e il suo malvagio figliuolo,
2894
ambidue messi a morte dal vecchio Hieronimo;
2895
la mia Bellimperia caduta, come Didone cadde,
2896
e il buono Hieronimo ammazzato da se stesso:
2897
sì, questi erano spettacoli da compiacere alla mia anima! –
2898
Ora io chiederò all’amabile Proserpina,
2899
che, per virtù del suo principesco giudizio,
2900
io possa essere unito ai miei amici in una piacevole sorte,
2901
e su’ miei nemici far giusta e acerba vendetta.
2902
Io guiderò il mio amico Horatio attraverso quei campi,
2903
dove incessanti guerre son sempre combattute;
2904
io guiderò la vaga Isabella a quel corteggio,
2905
ove la pietà piange, ma mai non sente dolore;
2906
io guiderò la mia Bellimperia a quelle gioie,
2907
che le vergini vestali e le vaghe regine posseggono;
2908
io guiderò Hieronimo, dove Orfeo suona,
2909
aggiungendo dolce piacere ai giorni eterni.
2910
Ma di’, Vendetta – perchè tu mi devi aiutare, o nessuno –
2911
contro gli altri come mostrerò io il mio odio?
2912
VENDETTA
Questa mano li trascinerà giù nel più profondo inferno
2913
dove non dimorano se non furie, orrori e tormenti.
2914
OMBRA
Allora, dolce vendetta, fa questo alla mia richiesta:
2915
lasciami esser giudice e condannarli a non aver requie.
2916
Stacca il povero Tizio dagli artigli dell’avvoltoio,
2917
e fa che Don Cipriano prenda il suo posto;
2918
poni Don Lorenzo sulla ruota d’Issione,
2919
e fa cessare le infinite pene dell’amante
2920
(Giunone dimentica l’antica ira, e gli concede riposo);
2921
appendi Balthazar intorno al collo della Chimera,
2922
e lascia ch’egli colà deplori il suo sanguinoso amore,
2923
affliggendosi delle nostre gioie, che stan sopra di lui;
2924
fa che Cerberino vada a rotolare la pietra fatale,
2925
e tolga a Sisifo il suo infinito lamento;
2926
il falso Pedringano, per il suo tradimento,
2927
fa che sia trascinato pel bollente Acheronte,
2928
e colà viva, morendo sempre in infinite fiamme,
2929
bestemmiando gl’iddii e tutti i loro santi nomi.
2930
VENDETTA
Affrettiamoci dunque giù incontro ai tuoi amici e nemici:
2931
per porre i tuoi amici in agio, e gli altri ne’guai;
2932
perchè sebbene qui la morte abbia posto fine alla loro miseria,
2933
io comincerò colà la loro infinita tragedia.
2934
(Exeunt.)