John Webster
Il diavolo bianco o Vittoria Corombona
The White Devil
Traducción
de
The White Devil
John Webster, Il diavolo bianco o Vittoria Corombona, Luigi Gamberale (trad.), Agnone, Sammartino-Ricci, 1922
Joan Oleza Simó
(Investigador principal)
Luigi Gamberale
(Traductor)
Soler Sasera, Eva
(Editor)
Italiano · Verso · 2970 versos
https://playcode.fly.dev/plays/EMOTHE0175_IlDiavoloBiancoOVittoriaCorombona
DRAMATIS PERSONAE
MONTICELSO
cardinale e poi Papa
FRANCESCO DE’ MEDICI
duca di Firenze
BRACCIANO
altrimenti duca di Bracciano, marito d’Isabella
GIOVANNI
suo figlio
CONTE LUDOVICO
CAMILLO
marito di Vittoria
FIAMINIO
fratello di Vittoria, segretario di Bracciano
MARCELLO
altro fratello di Vittoria, al seguito di Francesco de’ Medici
ORTENSIO
ANTONELLI
GASPERO
FARNESE
CARLO
PEDRO
DOTTORE
MAGO
AVVOCATO
GIACOMO
GIULIO
CRISTOFORO
ISABELLA
sorella di Francesco de’ Medici, moglie di Bracciano
VITTORIA COROMBONA
moglie di Camillo, poi di Bracciano
CORNELIA
madre di Vittoria
ZANCHE
cameriera di Vittoria
BADESSA DELLA CASA DELLE CONVERTITE
AMBASCIATORI
AMBASCIATORE INGLESE
MEDICI
UFFICIALI
GENTE DL SEGUITO
OMNES
VITTORIA E ZANCHE
SCENA I
(Roma. Forse una strada.)
(Conte Ludovico, Antonelli, Gaspero.)
LUDOVICO
Bandito!
1
ANTONELLI
Quando udii questa senteza,
Ne provai gran dolor.
2
LUDOVICO
ridendo Ha, ha, Democrito!
I tuoi Dii che governano l’intero
3
Mondo, danno i lor premi e le lor pene
4
A modo delle Corti. La Fortuna
5
È proprio una sgualdrina! Se ci dona
6
Qualcosetta talor, ce la frantuma,
7
Per righermirla tutta con un colpo
8
Di artiglio, a un tratto solo –Che vuol dire
9
Aver grandi nemici! Ecco il motivo
10
Del mio bando. Che Dio li ricompersi!
11
Ma il tuo lupo non appar più lupo
12
Che quando esso è affamato.
13
GASPERO
Ma costoro,
Che dici tuoi nemici, sono tutti,
14
Di grado principesco.
15
LUDOVICO
Ebben, per essi
Voglio pregare! Il fulmine è adorato
16
Da color che colpisce e taglia a pezzi
17
ANTONELLI
Eppure, o mio Signor, la tua condanna
18
È secondo giustizia. Dà una occhiata
19
Alla vita trascorsa: in sol tre anni
20
La più nobil contea tu l’hai distrutta.
21
GASPERO
Ingollarono te como una mummia
22
I tuoi seguaci; e poi, quando la nausea
23
Li prese per orribil medicina
24
Contro natura, in una morta gora
25
T’han vomitato.
26
ANTONELLI
Tutti i più dannati
Gradi di ubriachezza hai tu saliti
27
Barcollando; e de’ due belli manieri
28
Un cittadino ti chiamò signore
29
Sol perchè mangiò teco il caviale.
30
GASPERO
I nobili inviati alle tue mense
31
Scialacquatrici –solo la Fenice
32
Potè scampare dalle vostre gole –
33
Ora si beffan delle tua miseria;
34
E van dicendo aver pronosticato
35
Che eri qual meteoora, scoppiata
36
Fuor della terra e che presto per l’aere
37
Si dovea dileguare.
38
ANTONELLI
E dello spirito
Fanno sui fatti tuoi: che tu, in un’ora
39
Di terremoto fosti generato,
40
E che per questo la tua signoria
41
Doveva novinare.
42
LUDOVICO
Molto bene.
Ciò si adatta assai bene a due sechietti
43
Da pozzo, o l’uno o l’altro ho da cercare
44
Di vuotare.
45
GASPERO
Ma vi è di peggio ancora:
Efferati micidi sanguinosi
46
Hai tu commessi a Roma.
47
LUDOVICO
Erano pulci
Che pungean le mie carni. La mia testa
48
Perchè allor non la presero?
49
GASPERO
O Signore,
È la legge che fa talor l’ufficio
50
Di mediatrice, e che non sempre crede
51
Di affogare nel sangue i più violenti
52
Misfatti. Questa mite pena un fine
53
Segna ai delitti tuoi, e con l’esempio
54
Può far migliori questi tempi tristi.
55
LUDOVICO
E sia così! Però mi meraviglio
56
Che dall’estilo scampano taluni
57
Così detti grand’uomini: quel Paolo
58
Giordano Orsini, Duca di Bracciano,
59
Per esempio, che a Roma se la vive,
60
E con assiduo ruffianeccio cerca
61
Prostituir Vittoria Corombona.
62
O Villoria, un tuo bacio dato al Duca
63
Poteva farmi assolvere.
64
ANTONELLI
Ma sia
Un uomo dentro te tutto di un pezzo!
65
Nel loco, ove son nate, i più graditi
66
Frutti lor non producono le piante,
67
Ma li dan, trapiantate in altro sito.
68
Quanto più si stropicciano i profumi
69
Tanto più ci tramandano i graditi
70
Olezzi loro; e così anche il dolore
71
Più pienamente sue virtù distilla
72
S’esso è verace e non sofisticato.
73
LUDOVICO
Ma smettille coteste colorate
74
Consolazioni. Be’ come le tele
75
Ricamate in Italia io debbo l’epa
76
Succhiellar di costoro.
77
GASPERO
O mio Signore!
LUDOVICO
Ecco, son paziente. Ho visto alcuni,
78
Prossimi ad esser giustiziati, un guardo
79
Al carnefice volgere ed offrirgli
80
Danari e diventargli familiari.
81
Anch’io vo’ far così. Io li ringrazio;
82
Ma di più stimerei le grazie loro,
83
Se mi spacciasser con più fretta.
84
ANTONELLI
Addio.
Noi sapremo trovar l’ora opportuna
85
Per farti richiamar dal bando.
86
LUDOVICO
A voi
Sarò sempre obbligato. Ed è ben questa
87
La carità degli uomini. Vi prego
88
Adoptarla per me. Usano i grandi
89
Tosare, scorticar le pecorelle,
90
Venderme il vello e poi anche le carni
91
Per farle tagliuzzare a brani a brani
92
escono tutti
93
SCENA II
(Roma. Casa di Camillo.)
(Dopo una festa notturna licenziandosi.)
(BRACCIANO, VITTORIA, FIAMINIO.)
BRACCIANO
Il miglior de’ riposi a te, signora.
94
VITTORIA
Ed il migliore a te dei benvenuti
95
Miei, o signor. Più luni. Accompagnate
96
il signor Duca.
97
(Vittoria esce insieme con Camillo.)
BRACCIANO
Ora, o Fiaminio, sento
98
Che son disfatto.
99
FIAMINIO
No; abbi fiducia
In tutte le tue voglie. Al par di un lampo
100
Voglio servirti celere. La bella
101
Vittoria, mia sorella fortunata,
102
Ti consente un convegno, qui, a quest’ora.
103
Olà, signori, fate sull’istante
104
La carrozza partire. Deponete
105
Prima le torce vostre e andate via.
106
Così comanda il signor nostro, il Duca.
107
(il seguito esce)
BRACCIANO
Son così fortunato!
108
FIAMINIO
E non poteva
Avvenire altrimenti. Hai tu notato
109
Che questa notte, ovunque ti aggiravi,
110
Essa con gli occhi ti seguia? D’accordo
111
Son già con Zanche, la sua cameriera:
112
Essa è superba di aiutar la tua
113
Passïone, e di cuor brama servirti.
114
BRACCIANO
È una felicità che avanza ogni mia speranza, perchè avanza in mio merito.
FIAMINIO
Avanza ogni tuo merito! Discorriamcela un poco su questo avanzare i tuoi meriti. Di che dubiti tu? Della sua ritrosia? Ma questa è la corteccia della lussuria, onde s ammanta la maggior parte delle donne. Sì; perchè dovrebbero le donne arrossire, udendo dominare quello che non temono di maneggiare? Sono furbe ese! Capiscono che di tanto crescono le nostre fiamme di quanto sono più grandi le difficoltà di spegnerle: sanno bene che la sazietà smussa, stanca ed addormenta le passioni. Perchè vedi bene: se la porta della cánova, dove si conservano le bottiglie, si lasciasse sempre aperta, non vi si vedrebbe attorno, sempre, quell’affogato affollarvisi, nè quella arroventata smania di bere.
BRACCIANO
Oh! Ma suo marito è così geloso!
FIAMINIO
Sia impiccato quello là! Un doratore, il cui cervello siasi affogato nel mercurio, non ha il fegato più infreddolito di lui. A stare a quello che ne dice il suo medico, nessun elmo ebbe spiccate nei grandi tornei, tante penne quanti egli ha perduto Capelli: un giocoliere Irlandese che usa giocare tutto nudo, e poi si butta giù come vien viene, non è più fortunato; è così incapace di piacere a una donna che, come una camiccia assettata olandese, per tutto il dorso resta aggruppata ed entro le brache.
Chiuditi in tanto in questo camerino,
115
Signor mio; qualche tiro ho da trovarlo
116
Per tenere lontan questo cognato
117
Dalla sua bella compagna di letto.
118
BRACCIANO
E s’ella non venisse?
119
FIAMINIO
Ma io non voglio che Vostra Signoria mostri così poca saggezza in fatto di amori e la perseguitai con tante e tante fanciullesche proteste amorose, mentre tre o quattro galanti che se l’avevano goduta, avrebbero con tutto il cuore voluto laberarsi di lei. Tale e quale, come di un Uccello in gabbia, posta di està in un giardino: gli uccelli che sono fuori non hanno speranza si entrare in gabbia, e quelli che son dentro disperano e si consumano, perchè temono di non potere uscirne mai.
Su! Va’ via,
120
Va’ via! Non vedi dunque? È lui che giunge.
121
(Bracciano esce. Fiaminio additando Camillo, che ancora è dietro le quinte.)
Questo messere ha tutte le apparenze
122
Perchè altri lo stimi un baccalare;
123
ma chi il cervel gli stuzzica ritrova
124
che una pelle di cinco è il suo vestito.
125
(Entra Camillo)
Come? Di già? Già pronto a viaggiare
126
Della moglie tua bella al caldo letto?
127
CAMILLO
Fratello, no. Per più nordica plaga,
128
per più rigido clima è il mio cammino:
129
l’ultima volta che con lei mi giacqui
130
non la ricordo più.
131
FIAMINIO
Strano l’oblio
In computo siffatto!
132
CAMILLO
Non giacemmo
Insieme mai, che, prima del mattino,
133
non incrinasse un empito di vento
134
il compatto voler di tutti e due.
135
FIAMINIO
Però, parte di colpa ci l’avevi
136
In questa incrinatura.
137
CAMILLO
È ver; ma lei
Che ancor si vegga in me, le fa disgusto.
138
FIAMINIO
Di che si tratta?
139
CAMILLO
Il Duca, tuo padrone,
suol visitarmi spesso e lo ringrazio;
140
ma, come il giocator fa per la palla
141
da lui lanciata, ch’ei s’inchia e piega
142
verso colà dove si gira, e guarda
143
con molt’ansia, così...
144
FIAMINIO
Ma tu, si spera,
non penserai...
145
CAMILLO
Che giocano di frodo
Cotesto gentiluomini? In mia fede
146
Basta guardare l’alma del suo viso
147
Per capire a che tende. Un salterello
148
Vorria giocar con la signora mia.
149
FIAMINIO
Ma vuoi farla da asino, a dispetto
150
Di Aristotile tuo? Ma come? Becco?
151
Se dalle tue effemeridi tu sai
152
Sotto qual favorevol pianeta
153
Nascesti?
154
CAMILLO
Ma va’ là! Va’, non parlarmi
Di effemeridi mie, nè di pianeti;
155
anche durante il giorno, allor che gli occhi
156
son tramontati delle stelle, un uomo
157
può diventare un becco.
158
FIAMINIO
Iddio ti assista:
O il capo poserai sur un cuscino
159
Imbottito di corna.
160
CAMILLO
Fratel mio!
FIAMINIO
Che Iddio mi danni! Potess’io scaltrisrti
161
Come guardar tua moglie! Tu dovresti
162
Tenerla sotto chiave.
163
CAMILLO
È un buon consiglio.
FIAMINIO
E tenerla lontana dal mischarsi
164
In un’orgia qualsiasi.
165
CAMILLO
Un’eccellente
Precauzione.
166
FIAMINIO
E legarla con guinzaglio
Come un cane e, avvinghiata dall’un capo
167
A’tuoi calcagni, trascinarla a Chiesa.
168
CAMILLO
Per Dio che tutto questo salverebbe
169
L’onor suo!
170
FIAMINIO
Ed allor puoi star sicuro
Che, non ostante queste tue cautele,
171
s’anco foss’ella un’innocente e casta,
172
in un quindici di te la farebbe:
173
e sarebbe allor ver quel ch’or ti sogni.
174
Questo il consiglio mio, e non ti chiedo
175
Paga per esso. Ma sii saggio alfine.
176
CAMILLO
Via, tu non sai come si aggrinza il mio
177
Berrettino da notte.
178
FIAMINIO
All’uso antico
L’hai da portar; n’escano fuor le lunghe
179
Orecchie. Ecco, con te sarò senza pietà.
180
Sì, toglie pure a tua moglie ogni suo divertimento; però le donne, quanto meno se ne diffida e la loro libertà è meno ristretta, tanto più si serbano caste con grazia e buona volontà. Queste astute cautele di clausura destano nella loro carne una ribellione maggiore di tutti gli afrodisiaci che i dottori hanno suggeriti dopo l’ultimo giubileo.
CAMILLO
Questo non mi guarisce.
FIAMINIO
Sembra che tu sii geloso: voglio mostrarti con un esempio familiare che in questo tu sbagli. Ho visto un par di occhiali fatti con tale arte di prospettiva, che, posti sur un tavolo non più che dodici pence, ecco che essi paiono come se fossero venti. Ora se tu te metessi un par di questi occhiali e ti accadesse di vedere tua moglie affibbiarsi le scarpe, ei ti parrebbe che venti mani si sforzassero a strappare le vesti di lei; e questo ti farebbe montare in furia orribile e senza motivo.
CAMILLO
Ma quest’inganno non sarebbe nella vista dell’occhio.
FIAMINIO
Vero; ma quelli che hanno l’itterizia credono che tutti gli oggetti che essi guardano sono gialli. Peggio è della gelosia: i suoi accessi danno all’uomo venti storti aspetti come fanno le bolle di acqua in un bacino. Spesso è l’aspetto suo che creagli sul capo una cresta puntuta. Vedi, essa è qui. Entra Vittoria. Ma qual motivo hai di essere geloso di questa creatura? Quale asino ignorante o farabutto adulatore potrebbe trovarsi, che scrivesse un sonetto sui suoi occhi e dicesse che la sua fronte è come la neve dell’Ida, o come l’avorio di Corinto, o paragonasse la sua schioma al rosso becco di un merlo, mente è più simile alle nere penne di un merlo? Questo è tutto: sii savio; io debbo rifarvi amici, e farvi andare insieme a letto. Ma, per bacco, questo non sei tu che devi richiederlo; a tutti i costi abbi fiducia e allontanati. (Camillo si allontana). Sorella, il mio signore ti aspetta nella sua casa a banchetto. Ma tuo marito è meravigliosamente dispiaciuto di te.
VITTORIA
Non feci nulla che gli potesse dispiacere. Durante la cena io scalcai per lui.
FIAMINIO
In fede mia tu non avevi necessità di trinciarlo: dicesi che sia già un capone. Debbo ora fintamente bisticciarmi con te. docchioso che, in questi ultimi venti anni, stette insieme con i più vili servitori, sulla serpe del cocchio del Duca, o fra gli sputi e le leccarde. (a voce alta) E deve un gentiluomo di così buona stirpe come Camillo... (a bassa voce a Vittoria) un servo pidocchioso che, in questi ultimi venti anni, stette insieme con i più vili servitori, sulla serpe del cocchio del Duca, o fra gli sputi e le leccarde.
CAMILLO
da lontano Ora la comincia a vellicare.
FIAMINIO
E poi (ad alta voce) è un dottorone assai bravo (a voce bassa per la sola Vittoria) uno che ha la testa ripiena di cervello di giovenzo, senza un grano di saggezza —implora da te ginocchioni l’alloggio per una notte? (a bassa voce) ha nei suoi popliti dell’erpete, che, come il fuoco nei gassometri, non se n’è potuto guarire in sette anni (a voce alta) Non è egli un gentiluomo della Corte? —quando indossa un bianco abito di satin, lo si prenderebbe con quel nero muso, per un animale diverso dal bruco —Ma tu che sei così coperta da un falso gioiello come è tuo marito, sembri la contrafflazione di un diamante.
CAMILLO
Ed ora le mostra quello che è in me.
FIAMINIO
Su! Il mio signore ti aspetta: tu devi andare a letto col mio signore.
CAMILLO
Ora ei viene al fatto.
FIAMINIO
Ha un così delicato gusto come l’ha un vignaiolo quando assaggia il vino nuovo — (a Camillo) Sto sponendo il tuo caso; ma è difficile.
CAMILLO
Sulla mia parola è un virtuoso fratello!
FIAMINIO
Egli ti darà un anello con su una pietra filosofale.
CAMILLO
Veramente sto studiando Alchimia.
FIAMINIO
Giacerai in letto imbottito di piume di tortorelle; tra lini, profumati da svenirne, come quel tale che fu soffocato tra le rose. Così perfetta sarà la tua felicità, che, come gli uomini che vanno per mare, credono che la terra, gli alberi e le navi si muovano per il verso in cui essi vanno, così ti parrà che cielo e terra procedano secondo il tuo viaggio. T’incontrerai con lui: ciò fu fissato con chiodi di diamante, perchè tu sei diventata una inevitabile necessità.
VITTORIA
Come si ha da fare per isbarazzarci di lui?
FIAMINIO
Gli porrò un tafano sotto la coda — per ora mettilo all’ambio. A Camillo. L’ho quasi lavorata e mi persuado che ci verrà; ma ho da darti ora questo consiglio; io non vorrei giacermi con lei questa notte: voglio stuzzicare il suo umore e renderla più mansueta.
CAMILLO
L’ho da fare? fare?
FIAMINIO
Questo farà parerti di senno superiore.
CAMILLO
Vero; ed è di natura che differisce dalle passioni tumultuarie; perchè qua negata grata.
FIAMINIO
Giusto: anche se tu ti tieni a distanza, sarai tu il magnete che attirerà a te.
CAMILLO
Una ragione filosofica questa.
FIAMINIO
Va’ da lei con fare da gentiluomo e dille che vuoi giacerti con lei al ritorno si un tuo viaggio pel ducato.
CAMILLO
avanzandosi Vittoria, io non posso essere persuaso, o, come altri direbbe, incitato...
VITTORIA
A far che cosa, sire?
CAMILLO
A giacere con te questa notte. I filugelli usano digiunare ogni tre giorni, ma nel prossimo che segue filano meglio. Domani a notte sarò da te.
VITTORIA
Filerai un bel filo, abbine fiducia.
FIAMINIO
Ma stammi a sentire; sarò io che ti trafugherò alla sua camera verso la mezzanotte.
CAMILLO
Tu la pensi così? Bé, guarda, fratello; perchè tu non abbi a pensare che io possa farti qualche beffa, prendi questa chiave, chiudimi nella stanza e sarai sicuro de’ fatto miei.
FIAMINIO
In verità, che voglio. Sarò il tuo carceriere un volta tanto; ma non avresti tu, per avventura, un porta falsa?
CAMILLO
Peste alle porte false, per quanto sono un cristiano. Domani però mi dirai quanto dispetto essa ha sentito per la mia partenza scortese.
FIAMINIO
Lo farò.
CAMILLO
Hai tu notato la celia del filugello? Buona notte: userò spesso questo giochetto.
FIAMINIO
Fallo, fallo, fallo. (Camillo esce e Fiaminio chiude la porta) Ora stai al sicuro. Ha, ha, ha! Ti sei chiuso nel tuo bozzolo proprio come un filugello.— Vieni, sorella: l’oscurità nasconde il tuo rossore. Le donne sono come i cani feroce: per umanità sono tenuti alla catena tutto il giorno, ma sulla mezzanotte sono sciolti: allora essi fanno o il maggior bene, o i maggiori misfatti. Chiamando. Mio signore, mio signore.
(Rientra Bracciano; Zanche porta un tappeto, lo distende e vi pone su due cuscini. Vittoria e Bracciano vi si seggono.)
BRACCIANO
Come vorrei che il tempo s’arrestasse
181
Calmo per sempre, e non avesse fine
182
Quest’ora e il nostro conversar; ma tutte
183
Rapidamente le delizie umane
184
Son destinate a divorar se stesse
185
(Compare Cornelia alle loro spalle e porge l’orecchio per udire.)
Dentro il tuo seno accoglimi, pietosa
186
Signora, aprimi il cuor; però non dirmi
187
Eloquenti parole e sol de’ miei
188
Voti m’hai da parlar. Non discacciarmi;
189
chè, se tu mi ributti, eternamente
190
sarò perduto.
191
VITTORIA
O sir, con tutto il cuore
Io ti desìo; non per pietà son teco.
192
BRACCIANO
Quale pietoso medico tu sei!
193
VITTORIA
Non parlar di pietade! Ogni noiosa
194
Crudeltà delle donne è come ai medici
195
Sono le molte morti: il nome loro
196
E il credito ne sfuma.
197
BRACCIANO
L’eccellente
Creatura che sei! Noi diamo il nome
198
Di crudeli alle belle, or di: qual nome
199
Si addice a te così pietosa?
200
ZANCHE
Guarda
Come tra lor si stringono!
201
FIAMINIO
Un’ unione
Molto felice!
202
CORNELIA
Piomban sul mio capo
I miei terrori. O povero cuor mio!
203
Mio figlio è il loro ruffiano! Adesso
204
Veggo a triste rovina esser disposta
205
La mia casa. Là dove i terremoti
206
Hanno infiurato, lascian ferro, o pietre,
207
o rame dietro se: ma la lussuria
208
doce gavazza lascia nulla.
209
BRACCIANO
Quale
Valore ha questo gioiello?
210
VITTORIA
È un povero
Ornamento di povera fortuna.
211
BRACCIANO
In fede mia, lo vo’ per me. Scambiare
212
Vo’ il tuo gioiel con questo mio.
213
FIAMINIO
Ma bravo!
Scambia pure col suo quel tuo gioiello
214
E glielo poni a posto.
215
BRACCIANO
Ch’io ti vegga
Portarlo.
216
VITTORIA
Qui, o signore?
BRACCIANO
No, più in basso:
più in basso esso va posto.
217
FIAMINIO
E questo è meglio
Il gioiello di lui tu devi, o donna,
218
collocarlo più in basso.
219
VITTORIA
Ad ingannare
Il tempo va’ narrare a Vostra Grazia
220
Quel ch’ho sognato nella scorsa notte.
221
BRACCIANO
L’udrò ben volentieri.
222
VITTORIA
Un sogno pazzo
E vano. Ei me parea che, a mezzanotte,
223
pel cimiterio passegiassi, e proprio
224
dove un alber di tasso le robuste
225
larghe radici nel terreno affonda:
226
sotto quel tasso mi sedetti triste,
227
appoggiata a una tomba, tra una fitta
228
di croci fatte di stremati stecchi;
229
quand’ecco, innanzi a me, furtivamente
230
trafugatisi là, la tua Duchessa
231
e mio marito stettero. Portava
232
l’una in mano una zappa arrugginata,
233
l’altro un piccone aguzzo. Con parole
234
ingiurose mi chiesero conto
235
de’ disegni che aveva circa quell’albero.
236
BRACCIANO
Qual albero?
237
VITTORIA
Ma quell’innocuo tasso.
Dissero che volevo quel si bello
238
Tasso sveller di là, per trapiantarvi
239
Uno spinoso e nero sterpo; ond’essi
240
Avean fatto perciò solenne voto
241
Si mise col piccon furiosamente
242
A scavare una fossa, e la Duchessa
243
Rabbiosamente diessi a sparpagliare
244
La terra smossa e l’ossa. O mio signore,
245
pensa come tremavo! Nondimeno
246
in si grande terrore io non potevo
247
pregare.
248
BRACCIANO
Ma sicuro! Nel tuo sogno
C’era il demonio.
249
VITTORIA
Allora in mio soccorso
Surse un potente turbine, che un grosso
250
Ramo schiantò da quell’albero santo,
251
che schiacciò tutti e due; e in quella fossa
252
giacquero. E ciò fu giusto.
253
FIAMINIO
Che demonio
Di donna! Con un sogno gli ha insegnato
254
Che de’spacciar dal mondo la Ducchessa
255
E il suo tristo marito.
256
BRACCIANO
Ecco: il tuo sogno
Interpreto così: da vigorose
257
Braccia sarai protetta, che le furie
258
Del geloso marito attutiranno
259
E la morbida invidia della mia
260
Flemmatica Duchessa. Oltri ogne voce
261
Di scandalo vo’ porti e d’ogni forza
262
Di legge. Volgi i tuoi pensieri a tutte
263
Le umane gioie e ai modi di goderle.
264
Nessuna forza di governo al mondo
265
Mi strapperà da te; starò diviso
266
Da te sol quanto tempo è necessario
267
Alle cure che avrò per elevarti
268
A grandezza e ad onori. Tu sarai
269
Il mio ducato, tu la mia salute,
270
tu la mia donna, il figlio, amici e tutto.
271
CORNELIA
facendosi innanzi Tristi i cuor traviati! Alla rovina
272
Corrono incontro e sempre.
273
FIAMINIO
Ed or qual furia
Zanche esce. Qui costei ha menata? Sgombra via.
274
CORNELIA
In questa morta ora di notte, o mio
275
Signor, che fai tu qui? Nella corolla
276
Di questi fior non è piovuta ancora
277
Gocciola di rugiada.
278
FIAMINIO
Torna, prego,
a letto, dunque; se pure di volta.
279
Non ti ha dato il cervello.
280
CORNELIA
Oh! Fosse questo
Giardino, or lieto di ridenti fiori,
281
fin dall’inizio suo, stato coperto
282
dell’erbe velenose di Tessaglia,
283
E di stregonerie fatto fucina;
284
e non una congiura da sepolcro
285
per seppellirvi l’onor vostro.
286
VITTORIA
O madre
Diletta.
287
CORNELIA
Tu mi fai chinare a terra
Gli occhi per la vergogna, e pria del tempo
288
Che li oppriman le forze di natura.
289
Sono un tristo retaggio i figli: vivi,
290
ci fan versar lagrime tante, morti,
291
lasciano noi per il destino loro
292
pallide di paura.
293
BRACCIANO
Andiamo, andiamo;
non voglio udirti.
294
VITTORIA
O mio caro signore!
CORNELIA
O adultero Duca, la Duchessa
295
Tua lo sai tu dove si trova? Poco
296
Sognasti tu che in questa notte stessa
297
È giunta a Roma.
298
FIAMINIO
Come? È giunta a Roma?
VITTORIA
Ahi! La Ducchessa! È giunta a Roma!
299
BRACCIANO
Meglio
300
Avrebbe fatto...
CORNELIA
Come gli orioli
Esser dovrian del principi le vite,
301
e aver com’essi i movimenti essatti;
302
poichè son essi a misurarci i lieti
303
giorni ed i tristi.
304
FIAMINIO
Ed ora vuoi finirla?
CORNELIA
Disgraziato Camillo!
305
VITTORIA
Una solenne
Promessa voglio far: se un casto niego
306
Od altra cosa, eccetto il versar sangue,
307
mitigare potranno i lunghi ardori
308
di questo...
309
CORNELIA
In questo estremo, il più doglioso
Innanzi a cui s’inginocchiò una madre,
310
starò con te: se disonori il letto
311
di tuo marito, corta sia la vita
312
tua, com’è corto il pianto ai funerali
313
che pe’ grandi si versa.
314
BRACCIANO
Ma cotesta
Femmina è pazza.
315
CORNELIA
Se il contego tuo
È come quel di Giuda, se tradisci
316
Anche tu con un bacio, in questa corta
317
Vita invidia farai, ma nell’eterna
318
Sarai compassionata qual perduta
319
Femmina.
320
(Esce)
VITTORIA
Ahimè! Son maledetta!
FIAMINIO
No,
non ti stranire, o mio signore: io vado
321
a ricercarla e la rimeno.
322
BRACCIANO
Niente.
Io voglio andare a letto. Il Dottor Giulio
323
Fai che tosto a me venga. Oh! La sconvolta
324
Femmina! Questo tuo rude parlare
325
Ha suscitato un paventoso turbine
326
Saturo di prodigi. E tu la causa
327
Sarai de’ mali che verranno appresso.
328
(Esce)
FIAMINIO
a Cornelia Ed or che l’onor tuo tu l’hai difeso
329
Con siffatta bravura, hai tu pensato
330
Se in quest’ora notturna era opportuno
331
Che il Duca a casa ritornasse solo,
332
senza chi l’accompagni? Io sarei lieto
333
di sapere da te dove raccolto
334
giace il tesoro delle tue ricchezze
335
pel mio mantenimento, si ch’io possa
336
del mio signor portar sopra il livello
337
delle sue staffe alta la barba?
338
CORNELIA
E dunque,
perchè siamo de’ poveri, dovremo
339
esser anche viziosi?
340
FIAMINIO
Prego dirmi
Che mezzi hai tu raccolti e messi in serbo
341
Per tenermi lontan dalle galere
342
E dal capestro? Mio padre una vita
343
Visse da gentiluomo: le sue terre
344
Le vendé tutte, ed ebbe la ventura
345
Di morir prima che fosse sfumato
346
Tutto il danar che ne ritrasse. Allora,
347
io lo confesso, mi tirasti su
348
a padova; però per ben sent’anni
349
mi strascicai, per manco di danari,
350
dietro i calcagni e dietro le calzette
351
del mio tutore, e possono attestarlo
352
tutti i compagni di Università.
353
Conseguiti i miei gradi, entrai a corte
354
Al servizio del Duca, e ne tornai
355
Più manieroso è vero, e più corrto
356
Assai; ma non più ricco. Ed or dovrei,
357
avendo innanzi questa strada aperta
358
e preferita, ancor portare il marchio
359
del tuo pallido latte sulla fronte?
360
No; questo volto mio debbo affozarlo
361
E colorir con vino generoso,
362
ch’ogni vergogna, ogni rossor disfidi.
363
CORNELIA
Oh! Non ti avessi generato!
364
FIAMINIO
Anch’io
Questo vorrei. Vorrei dalla più trista
365
Cortigiana di Roma essere nato
366
E non da te. Pietosa la natura
367
Si mostra alle bagasce, se di scarsi
368
Figli le aggrava; eppur avrebber essi
369
Pluralità di padre e sicurezza
370
Che nulla ad essi mancherà — E or vai
371
A lamentarti col tuo gran signore,
372
il cardinale. Ei può avvenir che approvi
373
questi miei pensamenti. Anche Licurgo
374
ammirava coloro che di buoni
375
stalloni provedevan le cavalle,
376
sebben lasciasser sterili le belle
377
donne che avean per moglie.
378
CORNELIA
Oh! La miseria
Delle miserie!
379
(Esce)
FIAMINIO
Non mi gusta punto
Questo venir della Duchessa a Roma.
380
Impegnati noi siamo in un delitto,
381
e occorre andare a fondo e non per vie
382
note e diritte, ma per torte strade,
383
ma con avvolgimenti; al par de’ fiumi
384
che, ristretti tra argini, con molti
385
giri fluendo, ritrovano i mari.
386
Colui che aspira ad ascender le vette
387
Delle montagne, lo sa pria che strade,
388
troverà, che si giran pigre e lente
389
come fanno le serpi intorpidite
390
dal freddo tempo. E così noi dobbiamo
391
alla metà procedere. Chi vuole
392
praticar la politica sa bene
393
che per vie tortuose è il suo cammino
394
SCENA III
(Roma. Una stanza nel palazzo Francesco de’ Medici.)
FRANCESCO DE’ MEDICI
Da che sei giunta a Roma, l’hai veduto
395
Tuo marito, o sorella?
396
ISABELLA
Non ancora,
o sire.
397
FR. DE’ MEDICI
Affeddidio, meravigliosa
Gentilezza è la sua! Se della casa
398
Di Marcello, che pur è una meschina
399
Colombaia, foss’io signore, il fuoco
400
Vi appiccherei per distrugger la puzzola
401
Che l’infetta.
402
(Entra il principe Giovanni)
Sei tu, bel cuginetto?
GIOVANNI
Signor Duca, ricordi la promessa
403
Di donarmi un cavallo, e un’armatura?
404
FR. DE’ MED.
Sì, ricordo, promissi, o grazioso
405
Mio cugino. Marcello, a te la cura
406
Di accontertarlo.
407
MARCELLO
Mio Signore, il Duca
È qui.
408
FR. DE’ MEDICI
Ora va’ via, sorella. Ancora
Ei non t’ha da veder.
409
ISABELLA
Vado; ma imploro
Che tu usi con lui parole miti:
410
un tuo rude parlare inasprirebbe
411
i nostri crucci. Tutti i torti miei
412
gli perdono di cuor. Come del corno
413
dell’unicornio, in polvere ridotto,
414
un circolo si fa che ci preservi
415
dai veleni, ed al centro vi si pone
416
un ragno vil, così con queste braccia
417
vo’ fargli attorno un incantato cerchio
418
che scongiuri il velen ch’ora lo rode,
419
e lo tenga lontan dai traviati
420
folli desiri, e in castità.
421
FR. DE’ MEDICI
Ti possa
Tanto avvenir! Ma or va’ via da questa
422
Stanza.
423
(Escono Isabella, Giovanni e un Moretto. Poi entrano Bracciano e Fiaminio.)
Che sii il benvenuto, o sire!
Non vuoi sederti?
424
(A Monticelso)
Ho troppo gonfio il cuore:
parlargli tu per me: seconderò,
425
a mano a mano, il tuo parlare.
426
MONTCELSO
Prima
Ch’io cominci, prometta Vostra Grazia
427
Non irritar qualunque passione
428
Che il mio parlar potrà destare.
429
BRACCIANO
Puoi
Seguitare; starò silenzioso
430
Come se fossi a Chiesa.
431
MONTICELSO
Tu, nascendo,
un mirabile scettro ereditasti
432
e lo reggesti con mano sicura;
433
poscia l’età, gli studi e l’esperienza
434
crebbero i fregi che ti die’ natura;
435
ora però, che sei nell’età nova
436
l’augusto tron trascuri, e che tra molli
437
piume ti adagi d’insaziato letto
438
n’han meraviglia i tuoi nobili amici.
439
O mio signor, l’ubriacon che bevve
440
Le molte coppe, un’aridezza sente
441
Quando si desta, e si fa sobrio. Un giorno
442
Ti desterai dal tuo sonno lascivo
443
E il pentimento sentirai nel cuore,
444
come dente di vipera. Avvizzisca
445
nella corona lor, pure il più tenue
446
de’ fiori che l’adorna, o dallo scettro
447
loro si stacchi la menoma perla,
448
fanno naufragio i prenci. E, se d’allora
449
perdutamente la lor buona fama
450
dura vituperata, il nome loro
451
muore e i titoli lor muoion col nome.
452
BRACCIANO
È finito il tuo dire, o mio signore?
453
MONTICELSO
Dissi abbastanza; e devi aver compreso
454
Che non adulo la potenza tua.
455
BRACCIANO
a Fr. De’ Medici. Ed ora a te che il suo secondo sei.
456
Che hai da dirmi? I giovani falchetti
457
Non osano levarsi a folli voli
458
Roteando per l’aere? E per i tuoi
459
Trastulli non si levano pe’ cieli
460
A voli pazzi e strani?
461
FR. DE’ MEDICI
Sì; ma nulla
Per questi voli hai da tener: vo’ solo
462
Risponderti, seguendo la tua stessa
463
Frase da falconiere. Destinata
464
È l’aquila a volare alta pe’ cieli
465
E gli occhi al sol drizzar; però, talora,
466
per una facil preda il suol radendo,
467
va ciuffando gl’implumi in mezzo ai loro
468
Escrementi. Conosci tu Vittoria?
469
BRACCIANO
Sì, la conosco.
470
FR. DE’ MEDICI
Ebben, non vai da lei,
quando hai sudato al giuoco del tennis,
471
a mutar la camicia?
472
BRACCIANO
Forse. Or segui.
FR. DE’ MED.
Di povera fortuna è suo marito,
473
Pur essa suol portar vesti di pregio.
474
BRACCIANO
E questo che vuol dir? Questo signore
475
Buon cardinal potrebbe domandarle,
476
nella prossima sua confessione,
477
da qual mar le pervengono.
478
FR. DE’MED.
Colei
È tua bagascia.
479
BRACCIANO
V’è della cicuta,
o incivile signor, nel tuo respiro,
480
questa è vera calunnia. Ma foss’ella
481
una delle mie drude, nè i cannoni
482
tuoi strepitosi, non i mercenari
483
svizzeri tuoi, non le galere tue,
484
non gli alleati tuoi potriano osare
485
di strapparmi da lei.
486
FR. DE’ MED.
Smettiamo questo
Reboante parlar. Tu hai per moglie
487
Una nostra sorella. Iddio volesse
488
Che avessi dato le sue bianche mani
489
Tutte e due alla morte, e la persona
490
Sua ravvolta in funebre lenzolo
491
E non a te sola una mano!
492
BRACCIANO
Avresti
Data un’anima a Dio!
493
FR. DE’ MED.
Ma se venisse
Lo spettro di tuo padre, ei non potrebbe,
494
pur dopo tante assoluzioni avute,
495
dir lo stesso per te.
496
BRACCIANO
Seguite pure
A sputar del velen.
497
FR. DE’ MED.
Non n’ho bisogno:
la libidine porta alla cintura
498
la frusta punitrice. Ma smettiamo
499
di suscitar nell’ira nostra i tuoni
500
ed i baleni.
501
BRACCIANO
Tuoni? Appena, appena,
Affeddidio, son fuochi d’artificio!
502
FR. DE’MED.
Dobbiam finirla co’ cannoni?
503
BRACCIANO
Eh! Lascia:
Che più ne buscheresti se non ferro
504
Nelle ferite, e polvere da sparo
505
Nelle narici?
506
FR. DE’ MED.
Molto meglio questo
Che profumi scambiar con empiastri.
507
BRACCIANO
Mi fai pietà. Fors’era molto meglio
508
Che tu avessi menato i condannati
509
Con te, e i servi, e gli arator novizi
510
Dal cruccioso cipiglio. A me dà il cuore
511
Di affrontar te, si pur tu sii cerchiato
512
Dalla più brava gente tua...
513
MONICELSO
Signori,
se non usare parole più miti,
514
queste ostre contesse han da finire.
515
FR. DE’ MED.
Volentieri.
516
BRACCIANO
Per poi ad alta voce
Gridare che un leone avete vinto
517
Con le lusinghe?
518
MONTCELSO
Mio signor!
BRACCIANO
Domato
Son io, domato!
519
FR. DE’ MED.
Ad una conferenza
Questo Duca invitai per far milizie
520
Contro i pirati, e mi disse: il Duca
521
È fuor di casa. Volli di persona
522
Andar dal duca e si rispose: il Duca
523
È occupato. Ma, dunque, è quando il Tevere
524
Potrà mostrare ai cacciator di frodo
525
Del branchi di selvagge anitre, nel tempo
526
Che sono in muda, che potrei trovarti
527
Certamente e parlarti?
528
MONTICELSO
Ed ora basta:
a metter fine alle discordie vostre
529
ecco il vero campione.
530
(Entra il principe Giovanni.)
È il figlio tuo,
è il principe Giovanni. In lui si accoglie
531
ogni vostra speranza, egli è l’astuccio
532
che custodisce le corone vostre.
533
Ed è un sennino omai. Or voi sapete
534
Che la via più diritta è più spedita
535
Per cui cammini un giovinetto prence,
536
e gli si formi il cuor, sono gli esempi,
537
non i precetti. Or quali esempi han forza
538
maggior di que di’ un padre? Oh! ch’abbia in te
539
di sua vita il modello; lascia a lui
540
un tesor di virtù che duri sempre,
541
se pur caggian le vele e l’alber fiacchi.
542
BRACCIANO
Qua la mano, fanciullo! Già un soldato
543
Stai diventando.
544
GIOVANNI
Donami una picca.
FR. DE’ MED.
Ma una picca potrai tu maneggiarla,
545
o vispo lioncello?
546
GIOVANNI
Hai da suppormi
Una rana di Omero che palleggi
547
Bravamente il suo giunco. Dimmi, prego:
548
non potrebbe un ragazzo di discreto
549
discernimento guidare un esercito?
550
FR. DE’ MED.
Sí, cugino, potrebbe un giovin prence
551
Di giudizio.
552
GIOVANNI
E sta ben, se tu lo dici
Udii talor che un vero generale
553
Non de’spesso artischiar la sua persona;
554
cossichè, se il cavallo innanzi ei sproni,
555
come un danese tamburino, ei suscita
556
confusione e tumulto. In verità
557
quest’è un gesto eccellente! S’ei non deve
558
pugnar, potrebbe bene il suo cavallo
559
guidar per lui l’esercito. S’io vivo,
560
vo’star sul fronte de’ soldat miei,
561
ed io, fra tutti il primo, i miei nemici,
562
i francesi, assalir.
563
FR. DE’ MED.
Che cosa?
564
GIOVANNI
Ai miei
565
Soldati non dirò: su, via, miei bravi,
566
avanti, io seguirovvi, ma: seguite
567
me voi.
568
BRACCIANO
Mio bel piviere, avanti;
569
anch’ei sul capo ha per cimiere un ciuffo.
570
FR. DE’ MED.
Gentil cugino!
571
GIOVANNI
Zio, la prima volta
Che per la guerra partirò, io voglio
572
Senza riscatto i prigioneri tutti
573
Liberare.
574
FR. DE’ MED.
Così? Senza riscatto?
E come allor compenseresti quelli
575
Che li fecer prigioni?
576
GIOVANNI
In questo modo,
577
o mio signor: darei ad essi in moglie
578
tutte le ricche vedove de’ morti
579
in quell’anno.
580
FR. DE’ MED.
Però negli anni appresso
Non troverai più uomini disposti
581
A partire con te per nuova guerra.
582
GIOVANNI
Ma no: farei marciar prima le donne,
583
glio uomini allor le seguiriano tutti.
584
MONTICELSO
Spiritoso fanciullo!
585
FR. DE’ MED.
Ecco che un buono
Esempio basta a trasformare in uomo
586
Un fanciullo, e un cattivo invece cambia
587
Un uomo in bestia.
588
((a Bracciano))
Senti: tu ed io
Dobbiam tornare amici.
589
BRACCIANO
Volentieri:
sarem com’ossa che si sien spezzate,
590
e che, rimesse dal chirurgo a sesto,
591
si rannodan più strette.
592
FR. DE’ MED.
(a Marcello) Fa venire
Camillo.
593
((Marcello esce))
Dimmi: è giunta a te la voce
Che il conte ludovico s’è buttato
594
A corseggiare?
595
BRACCIANO
Sì
FR. DE’ MED.
Sto preparando
Delle galere per dargli la caccia...
596
Ma di questo ora basta. Ecco la tua
597
Ducchessa. Vi lasciamo. Sii gentile
598
Con lei.
599
((Escono Francesco de’ Medici, Monticelso, Giovanni e Fiaminio. Entra la Ducchessa))
BRACCIANO
Come stai ben, quanto a salute!
Si vede.
600
ISABELLA
Più della salute mia
Godo a veder che il mio signor sta bene.
601
BRACCIANO
Qual tempesta d’amore t’ha sospinta
602
A Roma?
603
ISABELLA
O mio signor, la devozione.
BRACCIANO
La devozione? E qual peccato aggrava
604
La tua coscienza?
605
ISABELLA
Forse troppi falli
Si aggravano su me: ma i nostri sogni
606
Saranno più divisi, se a contarli
607
Questi miei falli ci mettiamo.
608
BRACCIANO
Torna
Alla tua stanza.
609
ISABELLA
Sì, ci torno, o mio
Caro signor, non voglio che tu vada
610
In collera. Però l’assenza mia
611
Per due mesi da te, non merta il dono
612
Di un bacio almen?
613
BRACCIANO
Non uso dar de’ baci
E lo posso affermar con giuramento,
614
se vale un giuramento a sgomberare
615
la gelosia che ti martira.
616
ISABELLA
O molto
Amato signor mio, non son venuta
617
Per garrire con te. La gelosia?
618
Ma non comprendo che vuol dir cotesta
619
Italiana parola. Il benvenuto
620
Saresti a queste braccia desiose
621
Con’io, allor che venni alle tue braccia
622
Vergine.
623
BRACCIANO
Oh! Questo tuo respir! D’amaro
Sente il sapor, come se grati cibi
624
Sian conditi di farmachi. È la peste
625
Che da esso evapora.
626
ISABELLA
E pur fu tempo
Che queste labbra ti facean spregiare
627
E della cassia la fraganza acuta
628
E l’olezzo gentil della viola
629
Di primavera. E non son vizze ancora
630
Allegra esser vorrei! Quel tuo cipiglio
631
Ben ti si addice sotto un elmo: allora
632
Io l’amo tanto. Ma con me, ma in questo
633
Tranquillo conversar, son troppo rudi
634
Le aggrottate tue ciglia.
635
BRACCIANO
E simulare
Sai tanto tu? Non vai destando crucci
636
Contro di me? Con i parenti tuoi
637
Non ti sei tu lagnata, commettendo
638
La più vile impudenza?
639
ISABELLA
No! Non mai!
BRACCIANO
M’han da perseguitar? Ovvero il tuo
640
Strano giochetto di venire a corte
641
Fu d’incontrar qualche galante amanzo
642
Che potesse supplir l’assenza mia
643
In Roma?
644
ISABELLA
O sir, spezzami pure il cuore,
ma, quando sarò morta, il tuo compianto,
645
se non l’amor, mi segua.
646
BRACCIANO
Al corpulento
Duca, il fratello tuo, perchè Granduca,
647
morte di Dio! Non gli dovevo al giuoco
648
del tennis guadagnare, in poco d’ora,
649
cinquecento corone? Ebben cotesto
650
Viva ne’ suoi ricordi. Io l’ho in dispetto
651
Come s’ei fosse uno schiavo polacco,
652
sta nel suo guardaroba il reverendo
653
spirito suo; che, quando del suo grado
654
gli abiti indossa, solo allor qualcosa
655
pare. Perchè il fratello tuo possiede
656
delle galere e può talor con esse
657
assaltare e predar qualche costiero
658
navicello turchesco, egli ebbe modo
659
di unirci in matrimonio. Che le furie
660
tutte d’inferno gli straziino l’alma;
661
che maledetto sia l’infausto prete
662
che pel rito nuzial cantò la messa,
663
e carpi il mio consenso.
664
ISABELLA
Oh! Troppo atroce
Maledizione, troppa!
665
BRACCIANO
Vo’ baciarti
La mano, e questo sia l’ultimo segno
666
Dell’amor mio. Non giacerò più teco.
667
Per questo anello nuzial lo giuro
668
Non più con te mi giacerò. Con fede
669
Scrupulosa vedrai questo divorzio
670
Osservarsi da me, come se fosse
671
Di un tribunale la sentenza. Addio.
672
I nostri sogni son divisi.
673
ISABELLA
Iddio
Non scioglerà perciò la nostra unione,
674
benedetta in suo nome, I santi in cielo
675
ne sentiriano orrore.
676
BRACCIANO
L’amor tuo
Non ti renda un’incredula. Il mio voto,
677
sì, per l’anima mia! Questo mio voto
678
non sarà per morire in pentimento;
679
e arrabii pure tuo fratello il Duca
680
più ch’orrida tempesta, ovver battaglia
681
combattuta sui mari. Il voto mio
682
è fissato oramai.
683
ISABELLA
O mio lenzolo
Funebre, presto avvolgimi! O diletto
684
Mio signore, ripeti anche una volta
685
Quello che udir non mai avrei voluto.
686
Non più?
687
BRACCIANO
Nin più.
ISABELLA
Poco gentil tu sei!
Possan trovar mercede i tuoi peccati
688
Così, com’io dal vedovo mio letto
689
A Dio Signore pregherò per te;
690
se non, perchè tu volga gli occhi tuoi,
691
alla moglie dolente e al figlio tuo,
692
così pien di promesse, almen che a tempo,
693
verso il ciel te gli elevi.
694
BRACCIANO
Ed ora basta;
e vai pure, se credi, a lamentarti
695
col tuo Granduca.
696
ISABELLA
Non andrò. Ma come
Mi sforzerò tra voi di metter pace
697
Avrai prova immediata. Del tuo voto
698
Maledetto sol io voglio la colpa:
699
qualche motivo io l’ho, ma tu nessuno.
700
Per la pace de’ due ducati tuoi
701
Non dir, ti prego, che l’hai tu voluto
702
Questo divorzio. Che tutta la colpa
703
L’abbia la mia supposta gelosia;
704
però rifleti con qual triste cuore
705
compirò la mia parte.
706
BRACCIANO
Prendi pure
La via che vuoi.
707
((rientrano Francesco de’ Medici, Monticelso))
((a Fr. De’ Med.))
Fratello reverendo!
FR. DE’ MED.
Sorella mia!
708
((a Bracciano))
Ma non sta ben cotesto
Che hai fatto, o signor mio —Che c’è, sorella?
709
Tu non mertavi un rude benvenuto.
710
BRACCIANO
Di benvenuto parli? Un benvenuto
711
Rude mel dette lei.
712
FR. DE’ MED.
Ma sei tu pazza?
Via, su! Tergi le lagrime; chè i pianti
713
Ed i gemiti sono un ben modesto
714
Mezzo per migliorar cotesto niente
715
Che vi divide. Quel ch’or ci bisogna
716
È il ritornare in pace, o, per il cielo!
717
Non più m’impaccerò de’ fatto vostri.
718
ISABELLA
Non tentar questa pace, anche se a questa
719
Condizione, Vittoria si tramuti
720
In una donna onesta.
721
FR. DE’ MED.
Tuo marito,
Poichè noi ci partimmo, s’è mostrato
722
Altezzoso con te?
723
ISABELLA
Per la mia vita,
no, mio signore. Nè mi dà pensiero
724
se ho da perder tutto, te lo giuro;
725
ma le rovine tutte dell’antica
726
bellezza mia, non vanno esposte in mostra,
727
perchè n’esulti una bagascia.
728
FR. DE’ MED.
Vuoi
Starmi a sentire? Osserva l’altre donne
729
Con qual pazienzia soffron questi lievi
730
Torti e con quanta giustizia li ricambiano:
731
segui l’esempio loro.
732
ISABELLA
Oh! Fossi un uomo
Ed avessi il poter di soddisfare
733
Quanto ho nel cuor. Vorrei, se lo potessi,
734
sferzare qualcun con gli scorpioni.
735
FR. DE’ MED.
Sei
Diventata una furia?
736
ISABELLA
S’io potessi
Farla giacere in agonia per venti
737
Mesi, e gli occhi cavarle alla sgualdrina
738
E tagliuzzarle labbra e naso! E i putridi
739
Denti strapparle! E poi, come una mummia,
740
conservar le sue carni qual trofeo
741
della mia giusta collera. L’inferno
742
è quale acqua di neve ai crucci miei.
743
Fammi una grazia, o sire —o tu fratello,
744
o tu, signor mio cardinal, più presso
745
fatevi a me —di un bacio sol la grazia:
746
non più con te mi giacerò: lo giuro
747
sull’anello nuzial.
748
FR. DE’ MED.
Come? Giacerti
Non più con lui?
749
ISABELLA
Ed io questo divorzio
Osserverò così veracemente
750
Come se mille orecchie in affollata
751
Corte avesserlo udito e mille mani
752
Di giuristi l’avesser suggellato.
753
BRACCIANO
Non giacere più meco!
754
ISABELLA
E che l’antico
Mio pazzo affetto non ti faccia incredulo:
755
questo mio voto —per l’anima mia!—
756
non morirà per pentimento: manet
757
alta mente repostum.
758
FR. DE’ MED.
Per la mia
Nascita! —sei una sfrenata pazza,
759
una donna gelosa.
760
BRACCIANO
Ecco, vedete:
non la provoco in niente.
761
FR. DE’ MED.
Ed era questo
Il cerchio della polvere del corno
762
Dell’unicornio, onde eri certa il tuo
763
Marito ammaliare! Or solo il corno
764
ti rimane e sta ben: la gelosia
765
merita questo. Serva pure il voto;
766
ma torna alla tua stanza.
767
ISABELLA
No, signore;
immantinenti partirò per Padova.
768
Non un minuto indugerommi.
769
MONTICELSO
O buona
Signora mia!
770
BRACCIANO
Sarebbe ben lasciarla
Al presente umor suo. Con un viaggio
771
Di una mezza giornata la sua bile
772
Cadrà giù, lo vedrete, ed al suo nido
773
La vedremo tornar.
774
FR. DE’ MED.
Poi la vedremo
In ginocchio dinanzi al cardinale,
775
perchè la sciolga del suo matto voto.
776
Ne farem delle risa!
777
ISABELLA
O scortesia,
fa pur l’ufficio tuo; e tu ti spezza,
778
o mio povero cuore! I gran dolori,
779
che tormentano e uccidono, non sanno
780
trovar parole che li sveli al mondo.
781
((esce))
((rientrano Marcello e Camillo))
MARCELLO
È qui Camillo, o mio signore.
782
FR. DE’ MED.
Desti l’ordine per la commisione affidatagli?
783
MARCELLO
Eccolo.
784
FR. DE’ MED.
Dammi il sigillo.
((Francesco de’ Medici, Monticelso, Marcello si ritirano in fondo al palcoscenico.))
FIAMINIO
(a Bracciano) Stai notando, o signore, come susurrano tra loro? Bè, io manipoleròun farmaco più acre dell’aglio e più mortale dello stibio. Le cantaridi non sono quasi avvertite quando pungono le nostre carno, e fanno il loro lavoro sul cuore; e così con più silenzio e con invisibile accortezza farò questo.
BRACCIANO
Tu intendi dire dell’omicidio?
FIAMINIO
Vogliono spedirlo a Napoli, io però lo spedirò a Candia ma ecco un altro ausiliario.
((entra il dottore))
BRACCIANO
Oh il dottore!
FIAMINIO
Un miserabile farabutto, mio signore, un ciarlatano che vanta i suoi rimedi; uno che avrebbe dovuto essere frustato per le sue lascivie, e fu condannato ed ebbe un principio di pena. È capace, dice lui, di avvelenare un bacio, e che, una volta, preparò col pero di uno spagnolo un vapore così mortale, che avrebbe avvelenato tutta Dublino.
BRACCIANO
Fuoco di Sant’Antonio!
DOTTORE
Il tuo segretario è un uomo allegro, signore.
BRACCIANO
Basta. Ho bisogno de’ servizi tuoi,
785
onesto mio Dottore. Hai da partire
786
per Padova, ed usar per me qualcuno
787
de’ tuoi mirabili trovati.
788
DOTTORE
Sire,
io l’userò.
789
BRACCIANO
Ma per Camillo?
FIAMINIO
In questa
Notte morrà. Tale un giochetto astuto
790
Pensai, che egli parrà essere ucciso
791
Da una macchina sua. Ma per la morte
792
Della Duchessa?
793
DOTTORE
Si farà morire
Sicuramente.
794
BRACCIANO
I piccoli misfatti
Quando i più grandi avvengono, impuniti
795
Restano.
796
((escono Bracciano, Fiaminio, il Dottore))
((si avanzano dal fondo Francesco de’ Medici, Monticelso, Camillo, Marcello.))
MONTICELSO
(parlando a Camillo) Vai, cugino: a te conviene
Cambiar aria. Marcello è stato scelto
797
Qual tuo compagno, per purgar le coste
798
Italiane dei corsari.
799
MARCELLO
Molto
Me ne tengo onorato.
800
FR. DE’ MED.
Addio, Marcello:
ogni fortuna di bravo soldato
801
ti arrida a bordo. Ecco l’augurio mio.
802
MONTICELSO
E anch’io da te buone notizia aspetto:
803
la tua partenza è così lieta!
804
CAMILLO
Lieta,
o mio signore! Per giustificare
805
l’umor di un capitano, questa notte
806
voglio molto trincar.
807
((escono Marcello e Camillo))
FR. DE’ MED.
Assai ben fatto;
la lussuria del Duca di Bracciano,
808
quando costui sarà lontano, un corso
809
sfrenato avrà.
810
MONTICELSO
Proprio così! Se questo
Non fosse stati il nostro scopo, un’onta
811
Non sarebbe per noi d’averlo eletto
812
Capitano di mare? Aggiungi poi
813
Che la voce che il Conte Ludovico
814
Fosse un corsaro è falsa. Egli si trova
815
A Padova.
816
FR. DE’ MED.
Davvero?
MONTICELSO
È una notizia
Molto sicura. Ho lettere di lui,
817
con le quali mi prega che il suo bando
818
sia revocato. Ei vuole alla Duchessa
819
chiedere una pensione.
820
FR. DE’ MED.
Molto bene:
non voglio che egli sia da me lontano
821
più di sei gioni. Oh! Quanto sarò lieto
822
che in un notorio scandalo rovini
823
il Duca di Bracciano! —I tristi amori
824
son maledetti, e non hanno possanza
825
che d’infamare gli onorati nomi,
826
senza speranza che li salvi. Un senso
827
lasciansi dietro d’immortal vergogna.
828
SCENA IV
((Roma — Palazzo di Vittoria Corombona))
((Bracciano, Mago))
BRACCIANO
Siamo nel cuore della mezzanotte,
829
e or hai da mantener la tua promessa.
830
Questo è il tempo prefisso per mostrarmi
831
Con l’arte tua come morrà Camillo
832
E l’odiosa mia Duchessa. Al fatto.
833
MAGO
Segga, la prego. Metta in capo questo
834
Berretto. Esso è incantato. L’arte mia
835
Sovrana, innanzi a lei farà passare
836
La Duchessa e vedrà com’essa muore.
837
SCENA MUTA
PRIMA VISIONE
PRIMA PARTE
((Si veggono entrare in una stanza, che si suppone essere nel palazzo abitato da Isabella, due uomini, cioè il Dott. Giulio e Cristoforo. Costoro garentisconsi le narici e gli occhi con larghi occhiali, poi, accostatisi a un ritratto del Duca di Bracciano, tirano la cortina che lo ricopre e vi bruciano innanzi de’ profumi che si spandono per tutta la tela. Bruciati i profumi, spalmano di un unguento le labbra del ritratto, spengono il fuoco con cui hanno bruciato i profumi e partono sghinazzando.))
SECONDA PARTE
((La stessa stanza. Entra Isabella Orsini, in veste da camera, come in procinto di andare a letto: la seguono il figlio Giovanni, Guidantonio, il Conte Ludovico e altri del seguito che portano dei lumi. Isabella si accosta al ritratto, tira la cortina, s’inginocchia, prega, fa delle riverenze innanzi al ritratto e lo bacia tre volte. Immediatamente vacilla e vien meno; facendo segni che nessuno le si accosti. Muore. Giovanni, il Conte Ludovico mostrano la loro costernazione. La Duchessa morta è portata via.))
BRACCIANO
Magnifico. Ella è morta!
838
MAGO
Avvelenata
Dai profumi bruciati. Il Dottor Giulio
839
Sapea l’usanza sua. Notte per notte,
840
prima di coricarsi, essa veniva
841
a consolarsi, innanzi a un’ombra morta,
842
guardandola e baciandola. La sparsa
843
velenosa miscela sul ritratto
844
l’ha soffocata.
845
BRACCIANO
Parmi aver notato
Il Conte Ludovico.
846
MAGO
Ei v’era. Il Conte,
a quel che dice l’arte mia, ha un grande
847
affetto, o Duca, per la sua Duchessa.
848
SECONDA VISIONE
((Si veggono entrare in una stanza Fiaminio, Marcello, Camillo e quattro capitani di mare: bevono, brindano, ballano. Poi due dei capitani escono, susurrando tra loro e menando seco Marcello. Camillo fa entrare un cavallo di legno e insieme a Fiaminio si mettono in machine di camicia, prendono posto ai due lati del cavallo, e si fanno reciproci complimenti a chi incomincia. Camillo cede; ma mentre esegue dei volteggi, Fiaminio gli dà un forte colpo sul collo e con l’aiuto dei due capitani rimasti glielo storcono. Accertatisi che il collo è spezzato, cacciano il corpo di Camillo, piegato in due, sotto il cavallo. Allora fanno mostra di chiamare aiuto. Entra Marcello che scoppia in pianto; accorrono Francesco de’ Medici e il cardinale Monticelso con delle guardie. Osservano il cadavere di Camillo, fanno atti di meraviglia ed ordinano che sia portato via. Fanno arrestare Fiaminio e Marcello, e con gesti intendere che bisognava arrestare anche Vittoria.))
BRACCIANO
Splendidamente fatto; ma di alcuni
849
Particolari non mi è chiaro il senso.
850
MAGO
Eppur tutto è ben chiaro. Comandata
851
Fu lor l’impresa di spazzar le coste
852
D’Italia dai pirati, ed essi, prima
853
Con tripudi di brindisi e di danze
854
Han finto festeggiar l’impresa; poi,
855
come per far durare ancor lo spasso,
856
Camillo quel cavallo da volteggio
857
Fe’ portar nella stanza. Il buon Marcello
858
Fu con astuzia allontanato. Il resto
859
Lei l’ha veduto ed ha compreso appieno
860
La lor trama diabolica.
861
BRACCIANO
Mi parve
Che arrestasser Fiaminio e ancor Marcello.
862
MAGO
Vero; li ha visti presi dalle guardie.
863
E or vanno ad arrestare la leggiadra
864
Vittoria, amante sua –Entro la casa
865
Siamo di lei, ed è prudente uscirne
866
Tosto per qualche uscio segreto.
867
BRACCIANO
Stretto
Tu m’hai a te, nobile amico mio;
868
meco sempre starai, come il sigillo
869
sta sempre meco nel mio dito. Addio!
870
Compenserotti.
871
((esce))
MAGO
Grazie, o mio signore.
Spuntano fiori e spini quando il sole
872
Diventa caldo; ed alla stessa stregua
873
Fanno i grandi o gran bene o grandi mali.
874
SCENA V
((Roma – Forse la corte dove ha da farsi la causa di Vittoria))
((entrano Francesco de’ Medici, Monticelso, un cancelliere))
FR. DE’ MED.
È stato bon questo consiglio tuo
875
D’invitare all’esame di Vittoria
876
I gravi ambasciatori residenti.
877
MONTICELSO
L’invito mio non fu davver cattivo:
878
perchè tu lo sai ben, sol vaghi indizi,
879
quanto alla morte del marito, abbiamo
880
contro di lei. Però gli ambasciatori
881
udranno prove della sua dannata
882
lussuria e ne faranno infame il nome
883
nei vicini reami. Ma sarei
884
trasecolato se il Braccian venisse
885
anche lui.
886
FR. DE’ MED.
Ma sarebbe un’impudenza
Troppo grave cotesta!
887
((escono))
((entrano Fiaminio, Marcello, un avvocato))
AVVOCATO
Eppure può provarsi che il Duca e lei stettero molto tempo da solo a solo in segreto.
FIAMINIO
Tu sei un asino stupido: invece si è detto che sieno stati molto in pubblico.
AVVOCATO
Può provarsi che si son baciati.
FIAMINIO
E questo che prova?
AVVOCATO
Il signor cardinale lo farà vedere.
FIAMINIO
Un cardinale, si spera, non vorrà farla da furetto da acchiappare dei comigli.
AVVOCATO
Perchè chi semina baci —nota quello che dico— chi semina baci, miete dissolutezza, ed io son convinto che una donna che sopporta dei baci è per metà vinta.
FIAMINIO
Sì, questa è una regola giusta, se si guarda la parte superiore di una femmina; ma se si vuol vincere anche l’inferiore, tu capisci quello che ne segue.
AVVOCATO
Ascolta: gli ambasciatori ne sono già informati.
MARCELLO
O disgraziata
888
Sorella! Ti avess’io spezzato il cuore
889
Col mio pugnale quando t’incontrasti
890
La prima volta con Braccian! Si dice
891
che tu fosti il cavallo insidiatore
892
per disfar la sorella.
893
FIAMINIO
Una viuzza
Soltanto io son che mi conduce a lei
894
E al mio avanzamento.
895
MARCELLO
E alla rovina
Di lei.
896
FIAMINIO
(ridendo) Ha, ha! Tu sei bene un soldato!
Hai seguito il Granduca e le vittorie
897
Sue nutristi col tuo sangue: sogliono
898
Fare così le streghe con gli spirti
899
Che lor fanno servigio. Ebben che cosa
900
N’hai guadagnato, fuor di una manata
901
Di misera ricchezza che dal pugno
902
Chiuso per rattenerla è sgocciolata
903
Com’acqua tra le dita? E questo è stato
904
Il tuo fragile premio.
905
MARCELLO
Sire!
FIAMINIO
Ascolta:
è così, quando noi avrem stillato
906
tutto noi stessi nelle gran battaglie
907
pugnate per la loro ambizione
908
o per gli odiosi lor rancori, quale
909
compenso ne godrem? Come di raro
910
ci avvien di ritrovare il sacro vischio
911
che ci dia la salute o il saldo rovere
912
buono per costruir, senza che accanto
913
ad esse non si trovi l’obliosa
914
mandragora, così nelle richieste
915
di quel che ci si deve, appena un lembo
916
ci si concede e con disgusti amari
917
che ci spezzano il cuore. Ed è ben questa
918
una triste sapienza.
919
MARCELLO
Andiamo, andiamo.
FIAMINIO
E quando poi l’età, qual biancospino
920
In fior, ti avrà ridotto...
921
MARCELLO
Io t’interrompo.
Un cuore onesto e virtuoso devi
922
Portar. Di là dai tuoi disegni occulti
923
Hai da saltar. Chi più si avanza in essi,
924
più vi s’infetta. Se tuo padre io fossi,
925
come son tuo fratello, un patrimonio
926
migliore non sarei ambizioso
927
di lasciare per te.
928
FIAMINIO
Ci vo’ pensare.
((entrano gli ambasciatori, traversano il palcoscenico ed escono))
SCENA VI
((La scena è in Roma; Palazzo di Giustizia; i personaggi che vi prendono parte sono: DUCA FRANCESCO DE’ MEDICI, fratello d’Isabella. Cardinale MONTICELSO, zio o cugino del marito di Vittoria. VITTORIA COROMBONA, vedova di Camillo. GIOVANNI, figlio d’Isabella Orsini. FIAMINIO e MARCELLO, fratelli di Vittoria; il primo segretario del Duca di Bracciano, il secondo al seguito di Francesco de’ Medici. Conte LUDOVICO. PAOLO GIORDANO ORSINI, Duca di Bracciano. AVVOCATO accusatore. SEI AMBASCIATORI, residenti a Roma. GUARDIE.))
MONTICELSO
(al Duca di Bracciano) Bada bene, signore: non vi è posto,
929
in mezzo a noi, per te. Questa faccenda
930
sua santità l’ha sottoposta al solo
931
giudizio nostro.
932
BRACCIANO
E ch’essa vi succeda
Prosperamente.
933
((stende sull’impiantito il suo mantello e vi si asside))
FR. DE’ MED.
Su! Recate un seggio
Pel Duca.
934
BRACCIANO
No. Permetti che rifiuti
Questa squisita gentilezza. Un ospite
935
Non invitato de’, come le donne
936
Di danimarca quando vanno a chiesa,
937
portar seco la scranna.
938
MONTICELSO
A tuo paciere.
((poi a Vittoria))
Allo sgabello, gentildonna. Ed ora
939
((all’avvocato accusatore))
Puoi cominciare a dire.
940
AVVOCATO
Domine Judex, converte oculos tuos in hanc pestem, mulierum corruptissimam.
VITTORIA
Ma costui
Chi è?
941
FR. DE’ MED.
L’accusatore.
VITTORIA
Ch’egli parli,
prego, in lingua volgare. Al suo latino
942
io non responderò.
943
FR. DE’ MED.
Ma tu l’intendi
Certamente il latino.
944
VITTORIA
Io certamente;
ma questa udienza può ignorarlo.
945
MONTICELSO
Tira
Via, avvocato.
946
VITTORIA
No, fate il favore.
Mi si accusa, e non voglio che le accuse
947
Restino avvolte nell’oscura nube
948
Di una lingua incompresa... Ha da capirle
949
L’assemblea tutta quanta.
950
FR. DE’ MED.
(all’avvocato) Ebben, signore,
acconsenti. Perciò, non perderai
951
la tua fama di dotto e di eloquente.
952
MONTICELSO
Sì, nel nome di Dio! Così più larga
953
La tua riputazione, o gentildonna,
954
si spanderà tra gli uomini.
955
AVVOCATO
Toccata!
VITTORIA
Oh! No, valente sere! Io voglio pormi
956
Presso il bersaglio e segnalar se giusta
957
Sai prendere la mira, e come e in quarta
958
Vicinanza colpisci.
959
AVVOCATO
Miei signori,
e dottissimi giudici, vi piaccia
960
su questa debosciata, avida donna
961
volger l’acume del giudizio vostro,
962
e vagliar col pregiato e noto senno
963
vostro la serqua dei gravi delitti
964
da costei perpetrati. Tali e tanti
965
son, che, a estirparne la memoria, occorre
966
distrugger essa la malvagia pianta
967
e i suoi rampolli...
968
VITTORIA
Ma che cosa è tutto
Questo?
969
AVVOCATO
Conserva la tua calma. Enormi
L’ulceri sono dei peccati tuoi
970
E ci vuol ferro e fuoco.
971
VITTORIA
O miei signori,
sicuramente questo leguleio
972
ha ingollato parole di proclami
973
o ghirigori di turpi ricette
974
da farmacie. Ed or tornangli a gola
975
le indigeste, difficili parole
976
e le rece, qual falco le petruzze
977
che gl’ingozziamo per guarirlo. Il suo
978
non è latino, ma parlar furbesco.
979
AVVOCATO
Povera donna! Ignora le figure
980
E il luccichio de’ tropi! Ma imperfetta,
981
ne secondo grammatica è la sua
982
elocuzione, ne conforme ai sani
983
derivativi precetti accademici.
984
FR. DE’ MED.
(ironico) Senti, sere: risparmia il faticato
985
Tuo vociare; e cotesta tua profonda
986
Eloquenza riserbala per altra
987
Congiuntura e per chi può degnamente
988
Valutarla e applaudirla.
989
AVVOCATO
Buon signore!
FR. DE’ MED.
Rinsacca pure nella tua valigia
990
Di fustagno le tue carte eloquenti
991
E sgombra via. Sa d’acre di cipolla
992
Il tuo parlare. E quando alla verbosa
993
Tua eloquenza, accetta il mio consiglio
994
E mettilo a profitto.
995
AVVOCATO
Umilmente
Ringrazio vostra signoria — So bene
996
Dove trovar stima maggiore.
997
MONTICELSO
Ed ora
Il mio parlar più semplice e spedito
998
Dipingerà le tue follie. Sferzare
999
Voglio il tuo sangue; cosicchè più vivo
1000
Diventi il rosso, onde colori il bianco
1001
Delle tue guance.
1002
VITTORIA
Tu t’inganni. Un sangue
Nobile ecciterai nelle mie vene
1003
Pari, se mi, al sangue di tua madre.
1004
MONTICELSO
(frenandosi) Io non debbo inveir... finchè le prove
1005
Non ti gridin: “bagascia”! Innanzi a voi,
1006
o nobili signori, ecco una donna
1007
prodigiosa d’ingegno, e, per malvagia
1008
vita, famosa...
1009
VITTORIA
(interrompendo) Dio! Com’è indicente
Che un reverendo cardinal la faccia
1010
Da mimo, e rappresenti la figura
1011
Di un leguleio.
1012
MONTICELSO
È pronta la tua lingua
Come il mestier che fai... Voi ben vedete
1013
Quanta parvenza di gustoso frutto
1014
Ha questa donna; eppure essa somiglia
1015
Ai pomi che nei campi di Gomorra
1016
Maturano e di Sodoma. Alla vista
1017
Deliziosi son, ma, se li tocchi
1018
Pur con un dito, in polve ed in fuliggine
1019
Rapidi si trasmutano.
1020
VITTORIA
Il contatto
Dei veleni del tuo laboratorio
1021
Altrettanto farebbe.
1022
MONTICELSO
In coscienza
Son convinto di questo: ove ci fosse
1023
Da perdere un secondo paradiso,
1024
costei lo annullerebbe.
1025
VITTORIA
O poverina
Carità, che sei tu? Raro ti ammanti
1026
Di porpora.
1027
MONTICELSO
E vi ha forse alcun che ignora
Come, notte per notte, di vistosi
1028
Cocchi le porte della casa sua
1029
Usavano affollarsi? E, come, a sfida
1030
Con le stelle del ciel, le stanze sue
1031
Sfolgoravan di luci e di splendore,
1032
quando costei, con musiche e banchetti
1033
e con orgie stranissime, le corti
1034
contraffacea dei principi. Da santa
1035
forse allora vivea questa baldracca?
1036
VITTORIA
To’! “Baldracca”! E che è?
1037
MONTICELSO
Vuoi che ti spieghi
Che cosa sia baldracca? Eccomi pronto:
1038
una fedele immagine, un perfetto
1039
ritratto ne farò. Dolci vivande
1040
son le baldracche al primo gusto: il tempo
1041
poi le muta in veleno. Entro le nari
1042
brucian dell’uomo profumi squisiti,
1043
che sono alchimia traditrice: sono
1044
naufragio certo, anche se calmo è il mare.
1045
Che sono le baldracche? Son gl’inverni
1046
Della rigida Russia: senza vita,
1047
sterili, come avesse la natura
1048
obliato la bella primavera.
1049
Sono le incriniture dei contratti:
1050
se una sillaba manca, ecco la legge
1051
per quel rotto s’insinua, e la rovina
1052
l’accompagna. Che sono le baldracche?
1053
Sono delle campane ingannatrici
1054
Che, intonate ad un tono, con la stessa
1055
Nota sonano a nozze e a funerale.
1056
E le ricche baldracche? Son tesori
1057
Che la rapina aduna e il maledetto
1058
Sperpero sciupa. Sono assai peggiori
1059
Dei morti corpi che il chirurgo accatta
1060
Dalle forche, e con essi insegna all’uomo
1061
Quanto l’uomo è imperfetto. Una baldracca?
1062
È una nometa falsa: il reo la stampa
1063
A poi la spaccia; ma chi l’ha da lui
1064
Casca in un mar di guai.
1065
VITTORIA
Un complicato
Ritratto il tuo, confuso assai: non giungo
1066
A capirlo, messer.
1067
MONTICELSO
Tu gentildonna!
Prendi tutte le bestie e i minerali,
1068
strizzane i lor mortiferi veleni...
1069
VITTORIA
(interrompendo) Strizza pure, ma poi?...
1070
MONTICELSO
Come scaffale
Di farmacia, tu sei fatta ricetto
1071
D’ogni veleno.
1072
AMBASCIATORE FRANCESE
Qual pessima vita
Menò costei!
1073
AMBASCIATORE INGLESE
È ver; ma il cardinale
Fu troppo amaro.
1074
MONTICELSO
Voi sapete dunque,
qual baldracca essa fu; ma poscia al demone
1075
dell’adulterio il demone si aggiunse
1076
dell’assasinio.
1077
FR. DE’ MED.
(a Vittoria) L’infelice tuo
Marito è morto.
1078
VITTORIA
Or bene, è diventato
Un marito felice. Alla natura
1079
Nulla più deve.
1080
FR. DE’ MED.
Un semplice trastullo
Di un volteggio l’uccise.
1081
MONTICELSO
Fu un tranello
Iniquo. Egli saltò nella sua fossa.
1082
FR. DE’ MED.
E notate prodigio: da un’altezza
1083
Di sei piedi soltanto, ei, così snello,
1084
il collo si fiaccava.
1085
MONTICELSO
Eppur, su molle
Impiantito sbattea.
1086
FR. DE’ MED.
Notate ancora:
perdette immantinenti la parola,
1087
e immantinenti giacque irrigidito,
1088
senza moto vital, come se ucciso
1089
da tre di.
1090
MONTICELSO
Questa donna era sua moglie,
pur, guardatela, venne innanzi a voi,
1091
vestita d’impudenza e d’ironia,
1092
non di gramaglie.
1093
VITTORIA
Se la morte sua
A tempo avessi conosciuta, avrei
1094
Tosto ordinato un abito da lutto.
1095
MONTICELSO
Codesta è furberia.
1096
VITTORIA
Voi svergognate
Il vostro ingegno ed il giudizio vostro
1097
A parlare così. Io mi difendo,
1098
e voi chiamate la difesa mia
1099
furberia, impudenza. Io vo’ da questo
1100
tribunale cattolico appellarmi
1101
a un tribunal dei Tartari incivili.
1102
MONTICELSO
Vedete: ora vitupera la nostra
1103
Procedura.
1104
VITTORIA
Con umile parola,
avvilita qual sono, agli onorandi
1105
ambasciatori residenti, il mio
1106
modesto cor di femmina rivolgo.
1107
Un’accusa mi fanno maledetta
1108
Che mi ferisce l’anima. Per forza,
1109
come Porzia già fece, la difesa
1110
deve assumer l’aspetto di un virile
1111
ardire. Questo è il punto. Se son rea,
1112
tagliatelo dal corpo il capo mio:
1113
noi ci diremo addio da buoni amici,
1114
ma per le vostre o per le altrui preghiere,
1115
sdegno impetrar la vita.
1116
AMBASCIATORE INGLESE
In fè di Dio
Ecco un’anima brava.
1117
MONTICELSO
Bene, bene:
spesso un falso gioiello ai veri toglie
1118
credito.
1119
VITTORIA
No; t’inganni. Tu sai bene
Che tutti i vostri combinati colpi
1120
Sulla miniera dei brillanti miei
1121
Son martelli di vetro che in frantumi
1122
Si ridurranno. Immaginati spettri
1123
Son le mie colpe, demoni dipinti
1124
A sgomento di bimbi. Ma l’età
1125
Per queste sciocche, inutili paure
1126
È trascorsa per me. Quei tristi nomi
1127
Di baldracca e assassina, dalla vostra
1128
Bocca sputati contro vento, il vento
1129
Ve li ricaccia in viso.
1130
MONTICELSO
Ebben, signora,
dà una risposta a questa mia domanda:
1131
chi stava teco, nella casa tua,
1132
in quella notte che il marito tuo
1133
si ruppe il collo?
1134
BRACCIANO
A questa tua domanda
Debbo risponder io. In quella notte
1135
Ci stavo io.
1136
MONTICELSO
Perchè?
BRACCIANO
Per confortarla,
per mettere un assetto nell’azienda
1137
della casa di lei. Perchè all’orecchio
1138
mi era giunto che in debito il marito
1139
fosse con te.
1140
MONTICELSO
Difatti.
BRACCIANO
E si temeva
Che volessi giuntarla.
1141
MONTICELSO
E chi ti elesse
Provveditore di costei?
1142
BRACCIANO
La stessa
Carità che dovria, come da polla
1143
Generosa, sgorgar da tutti i cuori
1144
Nobili e franchi.
1145
MONTICELSO
No; ma fu la tua
Lussuria.
1146
BRACCIANO
Abbaia sempre più stizzoso
Il più codardo can. Birba di un prete!
1147
Discorriamla tra noi, e stammi attento:
1148
stai foggiando una spada di famosa
1149
tempra, lo vedo, ma nel ventre tuo
1150
(si leva) lo saprò inguainar.
1151
SERVO
(porgendogli il mantello) Signor, la veste.
BRACCIANO
Tu ti sbagli, cotesta fu mia scranna;
1152
tienla pel tuo padrone. Fra gli arazzi
1153
della casa farà la sua figura.
1154
Un Bracciano non è così mendico,
1155
da involare una scranna in casa altrui.
1156
Stendila sul suo letto, o, qual gualdrappa,
1157
coprine il dorso a questo reverendo
1158
mulo di Monticelso. È intenso? Nemo
1159
impune me lacessit.
1160
((esce))
MONTICELSO
È andato via
Il guardiano tuo.
1161
VITTORIA
Più agio il lupo
Ha di predar.
1162
FR. DE’ MED.
Sicchè, riassumendo,
a me pare che molti e gravi indizi
1163
stanno per l’assassinio, ma la prova
1164
convincente non c’è. Tengo per certo
1165
che in costei non alberga una si nera
1166
alma, da perpretare un si malvagio
1167
fatto di sangue. Non si parli, dunque,
1168
più di assassinio. Rivolgiamci invece
1169
a esaminar l’incontinente vita
1170
di questa donna.
1171
VITTORIA
Sotto le dorate
Pillole che tu m’offri, io ci sospetto
1172
Molto veleno.
1173
MONTICELSO
Or che partito è il Duca
Presento questa lettera. All’estiva
1174
Villa di un farmacista, sulle sponde
1175
Del Tevere, si dettero convegno
1176
Costei e il Duca. Si bagnaro; un pranzo
1177
Sontuoso segui... e poi...ma il resto
1178
Leggetelo da voi. Io n’ho rossore.
1179
((si legge da tutti una lettera))
VITTORIA
Si, fui tentata. Ebben, questo che prova?
1180
La tentazione è forse l’atto? Casta
1181
Est quam nemo rogavit. Ben sapete
1182
Un’infocata proposta di amore,
1183
ma non sapete il gel della risposta
1184
che egli n’ebbe.
1185
MONTICELSO
Assai strano questo gelo
In que’ di di canicola!
1186
VITTORIA
Potete
Voi condannarmi, se il Duca si accese
1187
Di amor per me? Così, se un mentecatto,
1188
vista una cristallina onda corrente,
1189
vi salti e anneghi, voi condannereste
1190
quell’onda lusinghiera.
1191
MONTICELSO
È proprio vero!
Annegavasi il Duca!
1192
VITTORIA
Ora, sommate
Tutti i miei falli: è la bellezza mia,
1193
è il mio cuore giocondo... è il mio gagliardo
1194
stomaco...sono gli abiti vistosi
1195
che indossavo... son questi i falli miei.
1196
In verità, signor, se tu tirassi
1197
Contro le mosche colpi di pistola,
1198
più nobile saria lo spasso tuo.
1199
MONTICELSO
Proprio bene!
1200
VITTORIA
Ma prendi la tua via
Con fermezza, una volta. Cominciasti
1201
A farmi da tutore; ora mi sembra
1202
Che tu struggi a disfarmi. Ho case ancora,
1203
qualche gioiello e qualche rimasuglio
1204
di doppie crociate. Se pietoso
1205
ti può far tutto questo, e tu lo prendi.
1206
MONTICELSO
Se il demonio prendesse umana forma...
1207
Ecco il ritratto suo.
1208
VITTORIA
Be’l questa sola
Virtù ti resta ancor, che non mi aduli.
1209
FR. DE’ MED.
Chi recò quella lettera?
1210
VITTORIA
Non posso
Esser costretta a dirlo.
1211
MONTICELSO
Il signor Duca
Non ti mandava, addi dodici agosto,
1212
mille ducati?
1213
VITTORIA
Sì; per riscattare
Tuo cugino dal carcere.
1214
MONTICELSO
Piuttosto
Per compensar la tua lussuria.
1215
VITTORIA
Solo
Tu dici questo. Or bene, accusatore,
1216
discendi da quel seggio e le tue prove
1217
vieni a spacciarle qui. Le vaglieranno
1218
questi signori. Se le orecchie tue
1219
fossero intelligenti e tu cortese
1220
verso di me, se veritiera fosse
1221
la lingua tua, mio signor cardinale,
1222
potresti sciorinarli i miei pensieri
1223
ad alta voce, a tutti, al mondo intero,
1224
ch’io non ci baderei.
1225
MONTICELSO
Tiriamo via.
Dopo quel vano tuo pranzo glorioso
1226
Voglio offrirti una pera che ti annodi
1227
E ti stringa la strozza...
1228
VITTORIA
Fu innestata
Da te cotesta pera?
1229
MONTICELSO
Dai Vitelli
Onorata famiglia di Venezia,
1230
tu nascevi. Ora volle un triste fato
1231
che ti sposasse mio cugin (quell’ora
1232
sia maledetta!) Ti sposò? Comprotti
1233
da tuo padre.
1234
VITTORIA
Davvero?
MONTICELSO
In sol sei mesi
Ei sperperava ben dodici mila
1235
Buoni ducati, mentre tu per dote
1236
Non gli recavi un giulio. Sì; la merce
1237
Comprata era robetta assai ragnata
1238
Ed un baiocco non valea; pur io
1239
Chiusi gli occhi su questo. Ma una fama
1240
Di lasciva godesti al tuo paese
1241
E qui l’hai conservata.
1242
VITTORIA
Mio signore...
MONTICELSO
Stai a sentire: avrai tutto il tuo tempo
1243
Per le due ciarle. Il Duca di Bracciano...
1244
Io non fo che ridir quanto a Rialto
1245
Sanno e dicono tutti...T’hanno messa
1246
In canzone...E persino sulle scene
1247
T’avrebbero cacciata, ove di amici
1248
Mancasse il vizio... Contro te Fiaminio
1249
E contro te, Marcello, il tribunale
1250
Nulla trovò... Finora...; ma potrebbe
1251
Sentir bisogno di citarvi ancora.
1252
Chi malleva per voi?
1253
FR. DE’ MED.
Io per Marcello.
FIAMINIO
E il Bracciano per me.
1254
MONTICELSO
Per te, Vittoria,
sono così notorie le tue colpe,
1255
è così grave il tuo stato presente,
1256
che non ci ha luogo la pietà. La tua
1257
corrotta vita, la bellezza tua
1258
son presagi di lutti; e son fatali
1259
come ai re le comete. Ecco la tua
1260
condanna. Sarai chiusa in una casa
1261
di convertite...tu...la tua mezzana...
1262
FIAMINIO
Mezzana? Chi?
1263
MONTICELSO
La Mora.
FIAMINIO
Questa volta
L’ho fatta franca.
1264
VITTORIA
Dite: questa casa
Di convertite che cos’è?
1265
MONTICELSO
Un ospizio
Di bagasce pentite.
1266
VITTORIA
Voi l’avete
Edificata per le mogli vostre,
1267
o nobili di Roma. Ma non sono
1268
moglie romana io, nè condannare
1269
voi mi potete a vivere con esse.
1270
FR. DE’ MED.
Abbi pazienza.
1271
VITTORIA
Abbi vendetta, gridami:
se guastate così l’anima vostra,
1272
da che sperate la salute eterna?
1273
Da parenti di Curia?
1274
MONTICELSO
Fuori! Fuori!
Conducetele via!
1275
((i donzelli afferrano Vittoria))
VITTORIA
Al ratto! Al ratto!
MONTICELSO
Ma che grida costei? Al ratto? Come?
1276
VITTORIA
Voi l’avete stuprata la giustizia!
1277
Voi la state sforzando al piacer vostro!
1278
MONTICELSO
È impazzita!
1279
VITTORIA
Se un farmaco ti apprestino
Da cui speri salute, ch’ei si cangi
1280
In veleno e ti uccida. Che ti possa,
1281
mentre siedi lassù, la tua saliva
1282
soffocare!
1283
MONTICELSO
È una furia!
VITTORIA
Possa il giorno
Del giudizio final così trovarti
1284
Come sei ora, e poi lasciarti il demone
1285
Che fosti in vita. Insegnatemi voi,
1286
sanguisuge malvage, la parola
1287
del tradimento. Ahimè! Non ha la donna
1288
che la sua lingua –un’arme senza punta-
1289
per le vendette sue. Pure non una
1290
lacrima, innanzi a voi, io piangerò,
1291
per implorare la giustizia vostra.
1292
E or, menatemi pure a quella casa...
1293
Qual è il suo nome attenuato?
1294
MONTICELSO
Casa
Di pentite.
1295
VITTORIA
Non più sara chiamata
Delle pentite. La farò più sacra
1296
Del palazzo del Papa, e maggior pace
1297
Vi godrò che non ha l’anima tua,
1298
sebben tu sii un cardinale. Sappilo
1299
questo, e n’abbi dispetto: un diamante
1300
splendere suole di più viva luce
1301
se una profonda tenebra lo avvolge.
1302
((escono Vittoria, l’avvocato accusatore, le guardie, rientra Bracciano))
BRACCIANO
(a Fr. De’ Med.) Ed or noi due siamo di nuovo amici:
1303
stringere ci vogliam, sopra la tomba
1304
di un amico la man: quel santo luogo,
1305
simbolo vero di sicura pace,
1306
ogni odio smorzerà.
1307
FR. DE’ MED.
Che intendi dire?
BRACCIANO
Che trarre sangue da cotesta amata
1308
Faccia tua più non voglio. N’hai versato
1309
Già troppo. Addio!
1310
((esce))
FR. DE’ MED.
Strane parole queste,
il cui senso remoto io non capisco.
1311
FIAMINIO
Bravo! È la prefazione all’annunzio della morte della Duchessa. Va per la spiccia lui! Quanto a me, poichè non posso simulare un miagolio di angoscia per la morte della mia signora, vo’ fingere di esser preso da un umore da pazzo per la disgrazia di mia sorella. Così scamperò dalla noia delle domande oziose. La lingua del tradimento ha una strana paralisi! Io parlerò ad ogni uomo, non porgerò orecchio ad alcun uomo, e per qualche tempo, voglio sembrare un pazzo politico.
((entrano Giovanni, figlio d’Isabella, il conte Ludovico a cortigiani))
FR. DE’ MED.
(a Giovanni) Come, nobil cugino? Questa nera
1312
Veste perchè?
1313
GIOVANNI
Sì, zio. M’hanno insegnato
Ad imitar le tue virtù finora,
1314
e mi ci son provato. Or devi tu,
1315
nelle tue vesti, le gramaglie mie
1316
e me imitare. La mia dolce madre
1317
È...
1318
FR. DE’ MED.
Come? Dove?
GIOVANNI
Io non l’ho detto;
non volerla con me.
1319
LUDOVICO
Sì, dessa è morta,
o mio signore.
1320
FR. DE’ MED.
Morta!
MONTICELSO
Benedetta
Sii tu, signora! Sopra i tuoi dolori
1321
Ora tu sei!
1322
GIOVANNI
Che fanno i morti, zio?
Non mangian essi e giocano e son lieti
1323
Come noi che viviamo? Si divertono
1324
Con la caccia... la musica?
1325
FR. DE’ MED.
No, caro:
essi dormono.
1326
GIOVANNI
Dormono? Vorrei
Essere morto anh’io. Sono sei notti
1327
Che non posso dormir. E quando, zio,
1328
si sveglieranno?
1329
FR. DE’ MED.
Quando vorrà Dio.
GIOVANNI
Lascia pure che dorma la mia mamma,
1330
O Dio del Ciel! L’ho vista cento e cento
1331
Notti vegliare e piangere. Il cuscino
1332
Su cui posava la sua testa bella
1333
S’impregnava di lacrime. Io mi dolgo
1334
Con te, mio zio. Furono assai crudeli
1335
Costoro, appena morta. In un lenzuolo
1336
Di piombo l’hanno avvolta e di baciarla
1337
Impedirono a me.
1338
FR. DE’ MED.
L’amavi assai?
GIOVANNI
Fu lei che mi amò molto: del suo seno,
1339
come le principesse usan di raro,
1340
volle nutrirmi; ond’io anche per questo,
1341
molto l’amavo.
1342
FR. DE’ MED.
Sol questo fanciullo
Di te mi resta, o povera sorella.
1343
Per amore di Dio, nelle sue stanze
1344
Menatelo.
1345
((Giovanni è menato via))
MONTICELSO
Signor!
FR. DE’ MED.
Non sono omai
Che la tomba di lei. La sua memoria
1346
È in me sepolta, e vi starà per sempre.
1347
((escono Monticelso e Fr. De’ Medici, rientra Fiaminio quasi fuor di sè))
FIAMINIO
Risentiam le percosse come il duro
1348
Acciaio, ovver l’incudine le sente,
1349
finchè il dolor non fa sentir più pena.
1350
Chi mi farà giustizia ora? Ed è questo il termine del mio servizio? Voglio piuttosto mettermi a divellere aglio, o a viaggiare per la Francia e farmi lo stalliere di me stesso, o portare per camicia una pelle di pecora, scarpe che puzzino di negrofumo, esser allistato nella nota de’ quarantamila rivenduglioli polacchi.
((rietrano gli ambasciatori))
Mi foss’io infradiciato in qualche casa di chirurgo, edificata saldamente con i guadagni fatti durante la peste, prima di entrare al servizio di Bracciano.
AMBASCIATORE DI SAVOIA
Tu meriti qualche compassione.
FIAMINIO
Le tue parole di compassione sono come gocce di miele: gradite alle bocche sane, ma dalla mia che è ferita, vanno giù come se vi fosse mischiato il pungiglione dell’ape: oh! Essi hanno conseguito i loro fini con tanta furberia, da far parere di aver agito senza malizia. In faccende simili gli uomini di stato imitano il demonio, come il demonio imita il cannone: dovunque va per compiere qualche misfatto, cammina con le spalle volte indietro, verso di te.
AMBASCIATORE FRANCESE
Pure le prove erano evidenti.
FIAMINIO
Prove? Fu corruzione! Qual Dio sei tu mai, o oro! E qual demonio sei tu, o uomo, che ti fai tentare da questo maledetto minerale! Tu, leguleio, carico di tutte brame, lo agogni; i miserabili ne diventano spie, così naturalmente come i vermi si cambiano in mosche. Però o con gli uni o con le altre si possono pescare i carpioni. Un cardinale! Vorrei che mi udisse: nulla vi ha di così santo, che il danaro non lo corrompa e lo imputridisca, proprio come avviene de’ cibi sotto l’equatore. In Inghilterra tu sei felice, mio signore; colà si vende la giustizia con la stessa efficacia con sui si spingono gli uomini alla forca.
AMBASCIATORE INGLESE
Vergogna, vergogna, Fiaminio!
((gli ambasciatori escono))
FIAMINIO
Già, le campane non sonano mai bene se non quando sono pienamente in alto, ed io ho la speranza che mai il cardinale avrà la grazia di pregar bene, se non quando giunga a pie’ del patibolo. Se essi fossero messi ora alla tortura per far che rivelino i sozi della loro combriccola –ma nobili vostri hanno il privilegio di non essere torturati- Religione, oh! Come s’intruglia essa con la politica! Il primo sangue versato nel mondo fu per la religione. Oh! Foss’io un Giudeo!
MARCELLO
Oh! Ve ne sono anche troppi!
FIAMINIO
Tu sei in inganno: non vi sono abbastanza Giudei, nè abbastanza preti, nè abbastanza gentiluomini.
MARCELLO
Come?
FIAMINIO
Te lo provo: se ci fossero abbastanza Giudei, molti cristiani non sarebbero usurai; se abbastanza preti, non si vedrebbe che un solo ha molte prebende; se abbstanza gentiluomini, tanti funghi primaticci, la cui nascita e crescenza è da letamai, non aspirerebbero a diventar gentiluomini. Addio! Lascia che altri viva di elemosina; sii tu uno di loro, o, come Wolner, fa il mestiere d’inghiottire ogni cosa che ti venga data. Ma avverti di prendere qualche purga che ti metta appetito, come avviene dopo l’opra nelle fosse dei segatori. Ed ora vado a udire gli stridi del gufo.
LUDOVICO
(che, stando da parte, ha udito) Fu questi il galeotto di Bracciano;
1351
ed è una cosa strana che, in sí nota
1352
reità della adultera sorella,
1353
egli osì dar la stura a de’ pensieri
1354
sì scandalosi! Ho da tenerlo d’occhio.
1355
((rientra Fiaminio))
FIAMINIO
Com’è che ardisce ritornare a Roma
1356
Questo conte bandito? Il suo perdono
1357
Non è ancor pronunziato. E m’hanno detto
1358
Che la morta Duchessa gli concesse
1359
Una pensione e ch’ei venne da Padova
1360
In compagnia del principe. Qualcosa
1361
Questo vuol dir. Ma i fisici dottori,
1362
quando i veleni stan manipolando,
1363
pensano sempre a preparar con cura
1364
i lor contravveleni.
1365
MARCELLO
Oh! Guarda quale
Strano incontro!
1366
FIAMINIO
(a Ludovico) Trasmuta la tua bile
In veleno l’Iddio della tristezza.
1367
Così le rughe sulla faccia tua
1368
Si stendon come stimate d’infamia,
1369
come vedian nelle maree rubeste
1370
frangersi, sopraffarsi impetuose
1371
le ondate.
1372
LUDOVICO
Grazie, o mio compagno. Branno
Liberalmente che per tutto l’anno
1373
Durin per te, per tuo vantaggio, i giorni
1374
Canicolari.
1375
FIAMINIO
Come, gracchia il corvo?
È dunque morta la buona Ducchessa
1376
Nostra?
1377
LUDOVICO
È morta!
FIAMINIO
Qual fato! Le disgrazie
Giungono, come ai giudici le brighe,
1378
a folla a folla.
1379
LUDOVICO
Non potrem noi due
Diventar casigliani?
1380
FIAMINIO
Contentone!
Creeremo con questo un’insociabile
1381
Società.
1382
LUDOVICO
Sederem tre giorni interi
A cicalar.
1383
FIAMINIO
A falsar le facce nostre,
ed a dormir sotto le nostre gonne.
1384
LUDOVICO
E per cuscini usar mucchi di stecchi.
1385
FIAMINIO
E di pidocchi.
1386
LUDOVICO
Giacer entro lenzoli
Di taffettà. Sarebbe una delizia
1387
Starsi a dormire tutto il giorno.
1388
FIAMINIO
Come
Suole dormir la lepre melanconica
1389
Per poi cibarsi dopo mezzanotte;
1390
ma guarda di là oltre; ecco quel paio
1391
come attento ci osserva! Ha, ha, ha! Perdinci!
1392
LUDOVICO
Che strana creatura è quando ride
1393
Un pazzo. Par qual se creato fosse
1394
L’uom non per altro che a mettere in mostra
1395
I suoi denti.
1396
FIAMINIO
Ti debbo questo dire:
saria bene, se, invece d’uno specchio,
1397
al sorgere del giorno, si assettasse
1398
sul viso di ciascuno una salsiera
1399
con congelato sangue di una strega.
1400
LUDOVICO
Il prezioso mascalzon che sei!
1401
Non ci vogliam divider mai.
1402
FIAMINIO
No, mai,
infino a quando la pezzenteria
1403
de’ cortigiani, ovvero il malcontento
1404
de’ preti, o de’ soldati l’indigenza
1405
o di quelli che pendono legati
1406
peggio che alla tortura, sotto il mozzo
1407
più basso della rota di fortuna:
1408
alle nostre due vite abbiam mostrato
1409
come ha da farsi ad iscornar cotesto
1410
mondo che i mezzi di viver ci nega.
1411
((entrano Antonelli e Gaspero))
ANTONELLI
(a Ludovico) Buone notizie, o mio signore. Il Papa
1412
È sul letto di morte, e, a premurosa
1413
Istanza del Granduca di Firenze,
1414
ha sottoscritto il tuo perdono.
1415
LUDOVICO
Grazie
Per le notizie tue. Guarda, Fiaminio,
1416
eccoti il mio perdono.
1417
FIAMINIO
E perchè ridi?
Non c’era questo patto nell’accordo
1418
Fatto tra noi?
1419
LUDOVICO
Ah! Sì?
FIAMINIO
Non devi tu
Apparir più di me pago e contento:
1420
il nostro scopo tu lo sai; se vuoi
1421
apparir più festoso, prendi almeno
1422
l’aria e la posa di qualche grand’uomo
1423
che si goda a guardare il suo nemico
1424
mentre che è giustiziato. E invero
1425
questo saria per te, proprio un sollazzo;
1426
e il mostreresti con la faccia cinica
1427
di un politico sere.
1428
LUDOVICO
Una dannata
Puttana è tua sorella.
1429
FIAMINIO
Ah! Sì!
LUDOVICO
Pon mente;
te lo dico ridendo.
1430
FIAMINIO
E pensi sempre
Di ridirlo di nuovo?
1431
LUDOVICO
Hai tu premura
Di udirlo ancor? Vendimi un quarant’once
1432
Del sangue suo: vorrei l’erba mandragora
1433
Innaffiarvi.
1434
FIAMINIO
O mio povero sere,
tu ti votasti a vivere una vita
1435
di pidocchioso.
1436
LUDOVICO
Sì?
FIAMINIO
Pari ad un uomo
Che si è giocata la luce del giorno
1437
Per i debiti fatti.
1438
LUDOVICO
(ridendo) Ha, ha!
FIAMINIO
Non molto
Mi meraviglio, del patto che hai rotto:
1439
da tempo assai la vostra signoria
1440
divenne dotto in questo. Ma vo’ dirti...
1441
LUDOVICO
Che cosa?
1442
FIAMINIO
Un qualche cosa che ti stampi
Sul viso un marchio che vi resti sempre.
1443
LUDOVICO
Quanto amerei conoscerlo!
1444
FIAMINIO
Quel riso
È una macchia di lebbra alla tua faccia;
1445
se di melanconia non vuoi saperne,
1446
monta in collera almeno.
1447
((percote Ludovico))
Ed or son io
Quello che rido.
1448
MARCELLO
Questo è assai mal fatto,
vieni via, su, per forza.
1449
LUDOVICO
Giù le mani.
((Fiaminio e Marcello escono))
Sarò sempre costretto a vendicarmi
1450
Di questo ruffiano.
1451
ANTONELLI
Mio signore!
LUDOVICO
Per la mia morte! Come la mia spada
1452
Potè fallirlo? Questi farabutti
1453
Cui la vita è di peso, scampan sempre
1454
Dai più grandi perigli. Che la peste
1455
Piombi su lui! La sua riputazione
1456
E la bontà della famiglia sua
1457
Non valgon la metà del terremoto
1458
Che m’ha percosso. Un fulmine m’è parso
1459
Quel suo pugno.
1460
GASPERO
Si vede.
LUDOVICO
Mai maestro
Di scherma m’insegnò simile botta.
1461
Ma vo’ dimenticarlo: andiamo via
1462
Mi farà ben di bere un po’ di vino.
1463
((escono))
SCENA VII
((Roma – Palazzo di Francesco de’ Medici))
(MONTICELSO, FRANCESCO DE’ MEDICI)
MONTICELSO
Vieni, vieni, o signore: gl’impigliati
1464
Tuoi pensieri distriga e il disnoda
1465
Come trecce di sposa. Avvelenata
1466
Fa tua sorella!
1467
FR. DE’ MED.
Dai pensieri miei
Sta lontano il desio della vendetta.
1468
MONTICELSO
Sei tu ora di marmo?
1469
FR. DE’ MED.
E che? Dovrei
Sfidar colui e far gravar sul collo
1470
Dei miei poveri sudditi, per tanti
1471
Aggravi ora gementi, un’altra guerra
1472
Che non potrei quetare a voler mio.
1473
Oh! Tutti gli assassini ed i saccheggi
1474
Ed i furti commessi nell’orrenda
1475
Libidin d’una guerra, chi per primo
1476
La mosse ingiustamente, sulla tomba
1477
Poi li ritrova e li trasmette ai figli.
1478
MONTICELSO
Non questa strada ti consiglio. Guarda
1479
Il mio contegno e imitalo. Il cannone
1480
Non è il solo a distrugger le difese;
1481
ma più d’esso le mine. I torti tuoi
1482
non li mettere in mostra; sii paziente
1483
come fa la testuggine: cavalchi
1484
pure questo cammello sul tuo dorso
1485
senza che il franga; fingi di dormire
1486
come suole il leon, quando permette
1487
ai folli topi di scherzar tra i suoi
1488
sopraccigli, finchè giunga il momento
1489
di ghermirli e di ucciderli. Colui
1490
devi guardar chiudendo un occhio, come
1491
sogliono far tutte le belve astute
1492
per ispiare l’agognata preda.
1493
FR. DE’ MED.
O tu, innocenza mia, dai tradimenti
1494
Libera me! So ben che, su, lontano
1495
Dagli occhi nostri, mugghia il tuono; io voglio
1496
In sicurtà menar la vita e a quelli
1497
Che aspirano a salir sopra le vette
1498
Piegare le ginocchia. Oh! Io so bene
1499
Che il tradimento tesse la sua tela
1500
Come i ragni alle mosche, infin che, colti
1501
Nel lor folle lavor, vengono uccisi.
1502
Smettiam questi pensieri. O mio signore,
1503
ei mi fu detto che possiedi un libro
1504
nel qual tu hai segnato tutti i nomi
1505
de’ più noti furfanti del paese.
1506
MONTICELSO
Sì; l’ho, signor. Lo dicono taluni
1507
Il libro nero, e il titol gli conviene;
1508
ché, sebben non insegni la malvagia
1509
arte del tradimento, pur di molti
1510
demoni i nomi vi stanno in agguato.
1511
FR. DE’ MED.
Prego, fammel veder.
1512
MONTICELSO
Vado a cercarlo.
((esce))
FR. DE’ MED.
Non ho di te fiducia, o Monticelso.
1513
I miei disegni son così gelosi
1514
Qual di un forte assediato. Quel che penso
1515
Di far, non giungi a intender tu. Se presto
1516
S’infiamma, presto spegnesi la teda
1517
Fatta di lino, ma se l’or si scalda
1518
Lentamente, conserva il suo calore
1519
Ben lungo tempo.
1520
((ritorna Monticelso con in mano un libro))
MONTICELSO
È questo, o mio signore.
FR. DE’ MED.
Prego, fammi veder prima le spie.
1521
MONTICELSO
Stranamente cresciute son di numero;
1522
e v’è qualcun creduto un uomo onesto.
1523
Poi vengono i ruffiani ed i ribaldi
1524
Di tutte specie. Studia gl’inquilini
1525
Delle carceri tutte e non verrai
1526
A conoscerne tanti. Usalo, prego.
1527
FR. DE’ MED.
Sicuramente vostra signoria
1528
È un degno membro dello stato: hai reso
1529
Un prezioso servigio, rivelando
1530
Tutti questi offensori delle leggi.
1531
MONTICELSO
Sì, qualche cosa ho fatto; ma, o signore,
1532
ora debbo lasciarti.
1533
FR. DE’ MED.
Caramente
Ti ringrazio, mio sir. Se nella corte
1534
Ti domandan di me, puoi dir davvero
1535
Che m’hai lasciato in compagnia di tristi.
1536
((Monticelso esce))
Guarda l’uso malsano che de’ libri
1537
Fanno taluni! Il chiericato, spinto
1538
Da sanguinose fazioni, snuda
1539
Spade, suscita guerre ed ogni cosa
1540
Buona sovverte. Or ben, la mia vendetta
1541
Vuol più serio esemplare – Della mia
1542
Sorella debbo richiamare il viso
1543
Guardando il suo ritratto? No: le forme
1544
Di lei voglio evocar, solo pensando
1545
Attesamente a lei, ad occhi chiusi,
1546
e dolorando. Eccola innanzi a me...
1547
((comparisce lo spettro d’Isabella))
Ecco, or la tengo. Assai gagliardamente
1548
O fantasia, lavori! E come mai
1549
Inesistenze tu modelli? Innanzi
1550
Viva mi sta! Se la veloce idea
1551
Del mio spirito avesse un’adeguata
1552
Perizia d’arte, la potrei dipingere
1553
Come uno scaltro giocolier: la mente
1554
Vuole indagar di quanto ora mi avviene
1555
Nelle forze che son sopraterrene
1556
La ragione; però l’origin sua
1557
È ben volgare: nella mia tristezza,
1558
in questa malattia che mi consuma
1559
la sua causa si trova. Orsù, da morte,
1560
dimmi, come sorgesti? – Oh! L’indolente
1561
ch’ora mi mostro, rivolgendo in mente
1562
queste domande all’indolenza mia!
1563
Sognò l’uomo finora stando sveglio
1564
Un sogno pari a questo? Sia rimosso
1565
Questo obietto da me; dal mio cervello
1566
Sia discacciato! Che cosa ho da fare
1567
Io con letti di morte, con sepolcri,
1568
con funerale e lacrime? Pensare
1569
alla vendetta debbo.
1570
((lo spettro svanisce))
Ecco è svanita,
come la fiaba d’una vecchia moglie.
1571
Gli statisti confessan che sovente
1572
Veggon visioni più strane che i pazzi.
1573
Andiamo, su! Mettianci alle importanti
1574
Nostre faccende – Questa mia tragedia
1575
Non dev’esser però senza una qualche
1576
Allegrezza. Se no, non passerà.
1577
Ecco, in amor son io: sono in amore
1578
Con cotesta Vittoria Corombona.
1579
E la mia corte voglio farle in versi,
1580
ancorchè zoppicanti. Raramente
1581
mi ci sono provato.
1582
((scrive))
Ecco il destino
De’ principi! Son io finor vissuto
1583
Sempre e sempre fra tanti adulatori,
1584
si ch’ora che son sol, da me mi adulo.
1585
Ma questo servirà.
1586
((entra un servo))
Delle pentite
Reca alla casa questo figlio, e bada
1587
Di consegnarlo proprio nelle mani
1588
Di Corombona, ovver della Priora,
1589
quando vi sia qualcuno de’ seguaci
1590
di Bracciano. Va’ via.
1591
((il servo esce))
L’anima ha vuota
Chi vuol compiere tutto con la forza.
1592
Quando la testa drizzasi ad un fine
1593
Ogni membro del corpo ha da seguirla.
1594
L’anima esecutrice d’ogni cosa
1595
Sarà l’audace conte Ludovico;
1596
ma ci vorrà dell’oro per servirsi
1597
di un ordigno siffatto. Già, nessuno
1598
adescò mai col pugno vuoto un falco.
1599
Ed or, Bracciano, a noi. Eccomi pronto
1600
A star di fronte a te. Come il selvaggio
1601
Irlandese dicea, soltanto allora
1602
Che al calcio giocherò con la tua testa,
1603
crederò che sei morto veramente.
1604
Flectere si nequeo superos, Acheronta
1605
Movebo.
1606
SCENA VIII
(Roma – Una stanza nella casa delle Convertite)
(PRIORA, FIAMINIO)
PRIORA
Se il Duca risapesse le frequenti
1607
Visite a tua sorella imprigionata,
1608
forse me ne verria molto periglio.
1609
FIAMINIO
Stai pur senza sospetti. Il Papa giace
1610
Nel suo letto di morte, e tutti attorno
1611
Han le teste turbate, e ad altro intense
1612
Che a far la guardia a una signora.
1613
SERVO
Veggo
Che là oltre Fiaminio e la Priora
1614
Conferiscon tra loro.
1615
((si avanza e dice alla Piora))
Mi permetta
Con lei poche parole. Ho da pregarla
1616
Di consegnare alla bella Vittoria
1617
Questa lettera.
1618
PRIORA
Sì, consegnerolla.
SERVO
Con ogni diligenza e segretezza;
1619
poi tornerò per ringraziarla ancora
1620
di questa cortesia.
1621
((il servo esce))
FIAMINIO
Come? Che c’è?
PRIORA
È una lettera.
1622
FIAMINIO
Ed è per mia sorella,
voglio vederla consegnar.
1623
((entra Bracciano))
BRACCIANO
Che cosa
Stai leggendo, Fiaminio? Ahimè!
1624
((legge la soprascritta “Alla molto sventurata e molto rispettabile Signora VITTORIA COROMBONA”))
Chi era
Il messagger?
1625
FIAMINIO
Non lo conosco.
BRACCIANO
No?
Chi l’ha mandato?
1626
FIAMINIO
Ma perdio! Tu parli,
come se un uom potesse indovinare
1627
qual cacciagione sta sepolta sotto
1628
una schiacciata cotta al forno, prima
1629
ch’altri l’abbia scalcata.
1630
BRACCIANO
Voglio aprirla,
fosse il cuore di lei! Ecco; è firmata
1631
Fiorenza! Questo intrigo è grossolano
1632
Ed evidente; ma scoperto ho alfine
1633
Questo brutto maneggio.
1634
((consegnando la lettera aperta a Fiaminio))
Leggi, leggi.
((Fiaminio legge))
FIAMINIO
“In trionfo mutar voglio il tuo pianto
1635
Se vieni a star con me,
1636
or sei deserta e il tuo sostegno è infranto,
1637
o vite, amor di principi e di re.
1638
Tu avvizzirrai, tu morirai di stento
1639
Imprigionata qui;
1640
sostienti sulla mia chioma d’argento,
1641
sarai ricca, vivrai felice i di.
1642
Le corone di salice piangente
1643
Non mi convengon più:
1644
principi e dii però son della gente
1645
che non perdono mai la gioventù.
1646
FIAMINIO
Straccia cotesto foglio! Che la peste
1647
Caschi sopr’esso. Per amor di Dio,
1648
non mettiamci a creare altri ateisti.
1649
BRACCIANO
Morte di Dio! È lei che lacerare
1650
Voglio a brani; è su lei, sul corpo suo,
1651
sulle sue ciglia che voglio far scorrere
1652
l’irregolar vento del Nord. Or dove
1653
è cotesta sgualdrina?
1654
FIAMINIO
Ma perchè
Or la chiami così?
1655
BRACCIANO
Se potess’io
Or folle diventare e prevenire
1656
Il mal che essa mi apporta e che mi rende
1657
I capelli caduchi! E dov’è dunque
1658
Questo straccio si pronto a scolorire?
1659
FIAMINIO
Ha già sott’acqua orecchie e testa, e posso
1660
Assicurarti che non vuol patire
1661
Questi tuoi portamenti.
1662
BRACCIANO
No, ruffiano?
FIAMINIO
Perchè così mi chiami? Sono forse
1663
Un tuo cane?
1664
BRACCIANO
Sì; bene un can da sangue.
Ardisci tu bravarmi e collocarti
1665
Contro di me?
1666
FIAMINIO
Contro di te? Ma lascia
Che corran via color che son malati;
1667
non ho bisogno di calcina.
1668
BRACCIANO
A calci
Vuoi che ti prenda?
1669
FIAMINIO
E a te che il collo infranto
Ti sia! Non siamo in Russia, o caro duca!
1670
La pelle mia deve serbarsi intera.
1671
BRACCIANO
Non mi consci tu?
1672
FIAMINIO
Sí, ti conosco,
e metodicamente, o mio signore:
1673
vi è dei malanni di diverso grado
1674
in questo mondo, e v’è anche demoni
1675
di differente grado. Tu sei duca,
1676
io sono un tuo modesto segretario,
1677
ed ogni giorno ho innanzi agli occhi miei od un fico spagnolo, o un’insalata italiana.
BRACCIANO
Smetti la tua ciarla.
FIAMINIO
Tutta la tua cortesia verso di me è simile a quella di Polifemo verso Ulisse: mi riserbi ad essere mangiato per ultimo. Tu vorresti scavare dalla mia fossa delle erbicine per nutrire le tue allodole. E questo sarebbe una musica per te. Vieni, voglio condutti a lei.
BRACCIANO
Vuoi tu starmi a fronte?
FIAMINIO
Io non vorrei andare contro un nemico politico con le spalle rivolte a lui, anche se dietro a me ci fosse un uragano.
((entra Vittoria))
BRACCIANO
Puoi tu legger, signora? Guarda questa
1678
Lettera: non vi sono geroglifici
1679
Nè figure simboliche: non devi
1680
Facci su dei commenti. Io sono omai
1681
Riscotitor delle lettere tue.
1682
Per Dio! Diventerai gran brava dama
1683
E superba. Or non sei che una sgualdrina.
1684
VITTORIA
Che dici, sire?
1685
BRACCIANO
Vieni, andiam nel tuo
Gabinetto, vediam quanto tesoro
1686
Di lettere d’amor tu ci conservi.
1687
Morte e Furie! Vederle tutte voglio.
1688
VITTORIA
No, per l’anima mia! Non n’ho nessuna.
1689
Chi questa ti mandò? Fiorenza! È questo
1690
Un traditor tranello, o mio signore;
1691
egli non mai mostrossi innamorato
1692
di me, nè io giammai mostraimi a lui
1693
innamorata, nemmanco per sogno.
1694
BRACCIANO
Proprio così! È un traditor tranello
1695
La tua bellezza! Dieci mila volte
1696
Sia essa maledetta! M’hai menato
1697
Ad eterna ruina, accompagnato
1698
Da musica e da fior, come un pagano
1699
Sagrificio – La donna è all’uomo un Dio,
1700
oppure un lupo.
1701
VITTORIA
Mio signor!
BRACCIANO
Saremo
Sempre divisi, come due diamanti
1702
Incapaci di unirsi. Or, perchè piangi?
1703
Vuoi suscitar con le finzioni tue
1704
Dieci false parvenze? È la tua merce.
1705
Bene; ti fornirò di funerali
1706
Irlandesi con tutti i lor selvaggi
1707
Ululati.
1708
FIAMINIO
Signor, basta.
BRACCIANO
Che sia
Maledetta la mano che coprii
1709
Con de’ baci d’amore! O mia duchessa
1710
Dolce, con affezione or ti ricordo!
1711
Ma, come argento vivo, i miei pensieri
1712
Allor si frantumavano. Stregato
1713
Io era allor. Lo sai, che tutto il mondo
1714
Parla or male di te?
1715
VITTORIA
Ciò non m’importa:
or tal vita vivrò, che tutto il mondo
1716
si disinganni e muti il suo parlare.
1717
Hai nominato la duchessa?
1718
BRACCIANO
Iddio
Perdone a me la morte sua.
1719
VITTORIA
Che Iddio
Su te punisca la sua morte, o duca
1720
Senza Dio!
1721
FIAMINIO
Ed or son fra due furioso
Uragani!
1722
VITTORIA
Da te che cosa mai
Ho guadagnato altro che infamia? Pensa:
1723
l’immaculato onor della mia casa
1724
tu lo macchiasti, tu di là cacciasti
1725
la società de’ miei nobili amici:
1726
così color che affetti da paralisi,
1727
e che tengonsi attorno puzzolenti
1728
volpi, fuggiti son da chi più fine
1729
e delicate ha le narici. Dimmi:
1730
come tu chiami questa casa? È questo
1731
il tuo palazzo? I giudici una casa
1732
di bagasce pentite l’hanno detta.
1733
Chi m’ha cacciato in essa? Chi i’onore
1734
Ha di avere mischiata a tal convegno
1735
D’impudiche Vittoria? Non sei tu?
1736
Non è opera tua questa sì alta
1737
Preferenza? Va’ pure a millantarti
1738
Fra le tante signore ch’hai distrutte
1739
Come hai fatto di me. Addio, signore:
1740
fa ch’io non oda più il tuo nome. Un brano
1741
di me ebbi da un’ulcere distrutto,
1742
ma ora l’ho reciso. Al cielo or voglio
1743
piangendo, e con le grucce, incamminarmi.
1744
Tutto i tuoi doni renderotti. Oh! Fossi
1745
Il carnefice tu de’ miei peccati!
1746
Potessi in questo istante entro una fossa
1747
Buttare me. Ma tu, per quel che merti,
1748
non una sola lacrima versare
1749
più mi vedrai. Voglio scoppiar piuttosto.
1750
((si butta sur un letto))
BRACCIANO
Bevvi or l’onda di Lete, o mia Vittoria,
1751
O tu d’ogni delizia la più cara,
1752
tu, Vittoria. Perchè tanto dolore?
1753
Perchè piangi?
1754
VITTORIA
Non vedi che rimpiango
I pugnali?
1755
BRACCIANO
Non sono miei questi occhi
Che non hanno gli uguali? Non è mio
1756
Questo labbro?
1757
VITTORIA
Vorrei piuttosto morderlo
Che darlo a te.
1758
FIAMINIO
Ma guarda il mio signore,
buona sorella.
1759
VITTORIA
Via di qua, ruffiano!
FIAMINIO
Ruffiano! Son io forse l’autore
1760
De’ tuoi peccati?
1761
VITTORIA
È certo un vil ladrone
Chi un ladrone introduce alla tua casa.
1762
FIAMINIO
Siamo buttati al vento tutti e due,
1763
o mio signore.
1764
BRACCIANO
Ascolta. Se una sola
Volta geloso fui di te, ti dica
1765
Questo che grande è l’mor mio. Non mai
1766
Sarò geloso un’altra volta.
1767
VITTORIA
O folle,
la tua grandezza ti travia lo spirto!
1768
Osi voler quel ch’io soffrir non voglio:
1769
ch’io duri sempre la sgualdrina tua!
1770
Meglio accendere un foco in fondo al mare
1771
Potrai che questo.
1772
FIAMINIO
Per amor di Dio!
Non fate giuramenti!
1773
BRACCIANO
Ma non vuoi
Udirmi?
1774
VITTORIA
No.
FIAMINIO
Qual fetido marciume
È il voler d’una femmina! Strizzarlo
1775
A nessuno è possibile. Signore,
1776
qual vergogna è la tua! Debbon le donne
1777
essere prese come le testuggini,
1778
voltandole di schiena. Su, sorella:
1779
per questa mano! Al fianco tuo son io.
1780
O mio signor, qual credenzon tu fosti!
1781
Come potesti credere che il duca
1782
Di Firenze l’amasse? Hai tu veduto
1783
Comprare ancor da un merciaiol chi un tempo
1784
Stoffa n’ebbe ragnata e insudiciata?
1785
Nondimeno, o sorella, questa rude
1786
Ostinatezza tua mal ti conviene.
1787
A lunga fuga i giovani leprotti
1788
Resiston male, e ancor così dovrebbe
1789
Essere l’ira delle donne: un breve
1790
Divagamento, e poi finirla: il pianto
1791
Di un quarto d’ora, e poscia accovacciarsi.
1792
BRACCIANO
E dovran gli occhi miei, che sul tuo viso
1793
Si son posati per sì lungo tempo,
1794
restar privi di te?
1795
FIAMINIO
Nessuna dama
Proprietaria di terre e di castella
1796
Parlerebbe così con un castaldo.
1797
Prendi la man di lei e dalle un bacio,
1798
o mio signore, e tien salda la presa;
1799
non far come i furetti che la lasciano
1800
alla prima minaccia.
1801
BRACCIANO
Qua la mano
Diritta.
1802
VITTORIA
Via di qua.
BRACCIANO
Ma in simil colpa
Più non cadrò per rabbia, nè per vino
1803
Che mi renda dimentico di tutto.
1804
FIAMINIO
Questa è la buona via: tientici saldo.
1805
BRACCIANO
Facciam la pace e poi venga il cannone
1806
A minacciarmi.
1807
FIAMINIO
Nota il pentimento
Del mio signor: son l’indoli migliori
1808
Che agli errori più grossi sono tratte:
1809
se sono vinte dalla gelosia.
1810
Succede lor quel che ai gagliardi vini
1811
Suole avvenir, che nel più forte aceto
1812
Morendo si trasmutano. Sai bene
1813
Che più rude e rabbioso il mar si mostra
1814
Che le calme paludi; ma son queste
1815
Men piacenti e men sane: acqua tranquilla
1816
Suole scorrere cheta e un colpo buono
1817
Allora si può far.
1818
VITTORIA
Voi siete, o uomini,
tutti simulatori.
1819
FIAMINIO
Lo succhiamo
Dal seno delle donne e dall’infanzia
1820
Questo difetto.
1821
VITTORIA
E accumulate sempre
A miseria, miseria.
1822
BRACCIANO
O mia dolcezza.
VITTORIA
Non sono bassa abbastanza? Come palla
1823
Di neve è il tuo buon cuor, che d’altra neve,
1824
rotolando, s’accresca. L’amor tuo
1825
è fredda neve diventato.
1826
FIAMINIO
Oh! Via!
Un bravo cuor sa liquefar la neve,
1827
o tutto il vin di Roma con la feccia
1828
sarà misto e travolto per le vie.
1829
VITTORIA
Assai men del tuo falco o del tuo cane
1830
Io fui rimunerata. Una parola
1831
Sola più non dirò.
1832
FIAMINIO
Deh, mio signore,
otturale la bocca con un bacio.
1833
Or che in riflusso è la marea, la nave
1834
Meglio ci gira. Via! Un dolce abbraccio!
1835
Ma siamo più gentili con le donne
1836
Noi altri ricciutelli. E questo è bene.
1837
BRACCIANO
E ne dovresti aver rimbrotti.
1838
FIAMINIO
Sono
Assai piccini i focolari tuoi,
1839
ma buttano assai fumo. Per tuo conto
1840
io ne vado in sudore. Una catena
1841
dovrebbe unirvi; e voi stare in silenzio,
1842
come stettero i Greci nel cavallo
1843
loro di legno. O mio signor, tu devi
1844
alle promesse far seguire i fatti:
1845
non tolgono la fame le pietanze
1846
dipinte.
1847
BRACCIANO
È vero. O ingrata Roma, addio.
FIAMINIO
Barbara Roma devi dire: un brutto
1848
Sgarbo ci fece.
1849
BRACCIANO
Stai tranquilla. Voglio
Seguir io del Granduca di Firenze
1850
((O che ei t’ami davvero oppur da burla))
Il disegno ch’ei fe’ di trafugarti.
1851
FIAMINIO
Signore, nessun tempo è più propizio
1852
Di questa notte. Il Papa è morto, e tutti
1853
Son raccolti a conclave i cardinali
1854
Per eleggere il nuovo. In gran subbuglio
1855
È la città. La vestirem da paggio,
1856
la porremo in un cocchio e a gran carriera
1857
andremo via.
1858
BRACCIANO
Col principe Giovanni,
io sull’istante partirò per Padova;
1859
voi due, la vecchia madre, e, se potete,
1860
con voi menate il giovane Marcello,
1861
ch’or dimora a Firenze, mi seguite.
1862
Io vi precedo. Il titol di ducchessa
1863
Avrai, Vittoria.
1864
FIAMINIO
Auguri, o mia sorella.
Ma fermati un pò, signore: voglio dirti un racconto: il coccodrillo vive nelle rive del Nilo ed ha nella bocca un verme che si nutre sui suoi denti e gli dà grandi dolori. Un picclo uccello, non più grande di un reattino è il barbiere-chirurgo del coccodrillo: vola esso tra le ganasce di lui, becca il verme e guarisce immediatamente il coccodrillo. Questi però, lieto della guarigione, ma ingrato, non volendo che l’uccello vada spargendo di non essere stato pagato, serra le mascelle con l’intenzione d’inghiottirlo e ridurlo a perpetuo silenzio. Ma la natura che riprova una simile ingratitudine ha armato il capo di questo uccello con una penna acuta, o spino, la cui punta ferisce il palato del coccodrillo, e lo costringe ad aprire la sua prigione sanguinaria; e allora il bel pulitore dei denti vola via dal suo crudele cliente.
BRACCIANO
Comprendo: tu vuoi dire che non fosti
1865
Rimunerato ancor pe’ tuoi servigi.
1866
FIAMINIO
No, mio signore. Sei tu, o sorella il coccodrillo: la tua fama è ammalata, e il mio signore te la sana. Sebbene il paragone non combaci in tutte le sue minuzie, nondimeno osserva e ricorda qual bene l’uccello ti ha fatto col suo beccarti nella testa, per svergognare l’ingratitudine...
Ei può forse a qualcun parere ridicolo
1867
Che così parli un pò di buono, un pazzo;
1868
ma talvolta da lor qualche sentenza
1869
arida scatta, mista a qualche filo
1870
di saggezza. Altretanto a me vien dato:
1871
io mi trasmuto in varie forme. I poco
1872
di buon diventan grandi, se de’ grandi
1873
uomini a far la scimia hanno imparato.
1874
SCENA IX
((Roma – Innanzi all’edificio in cui i cardinali sono raccolti per eleggere il Papa. Forse il luogo, come appare dal testo, è una chiesa. Però si sa che i luoghi del conclave erano il Vaticano o il Quirinale.))
((entrano Fr. De’ Med., Ludovico, Gaspero, sei ambasciatori))
FR. DE’ MED.
Stai attento, o signor: mi raccomando
1875
Alla tua diligenza. Guarda bene
1876
Il conclave e non far che i cardinali
1877
Conferiscan di fuor. L’ordine è questo.
1878
LUDOVICO
Starò attento, o signor. Largo ai signori
1879
Ambasciatori.
1880
GASPERO
Oggi vestiti sono
Molto mirabilmente. Perchè indossano
1881
Abiti così vari?
1882
((Fr. de’ Med. si ritira))
LUDOVICO
Cavalieri
Son d’ordini diversi. Quel che porta
1883
Un manto nero con cuore d’argento
1884
È cavalier di Rodi; quello appresso
1885
È cavalier di San Michele, e porta
1886
Il vello d’oro; e poi ecco il francese:
1887
È Cavalier dello Spirito Santo;
1888
dopo è il sir di Savoia, Cavaliere
1889
dell’Annunciata; e poscia vien l’inglese,
1890
il Cavaliere della Giarrettiera
1891
tanto avuta in onore e dedicata
1892
al lor santo, San Giorgio. Ben potrei
1893
dirti la storia di questi Istituti
1894
e le leggi da cui son governati,
1895
ma non è questo il tempo.
1896
FR. DE’ MED.
(rientrando) Il Conte
Ludovico dov’è?
1897
LUDOVICO
Son qui, signore.
FR. DE’ MED.
Siamo all’ora del pranzo. Scruta, visita
1898
Dei cardinali le vivande.
1899
LUDOVICO
Sire,
lo farò.
1900
((entrano dei servitori con piatti coperti))
Fermi! A chi questa vivanda?
SERVO
Al cardinale Monticelso.
1901
LUDOVICO
E questa?
SERVO
Pel signor cardinale di Borbone.
1902
AMBASCIATORE FRANCESE
Perchè tanto frugar queste vivande?
1903
Per osservare come son condite?
1904
AMBASCIATORE INGLESE
Non per questo, signor: vuolsi impedire
1905
Che occultamente si trafughin dentro
1906
Lettere per corrompere ed indurre
1907
A favorir qualcun de’ cardinali.
1908
Quando questi van dentro di pien dritto
1909
Entriam con lor noialtri ambasciatori
1910
Di prenci, a procurar che sia prescelto
1911
Chi meglio è in grazia de’ principi nostri.
1912
Ma dopo, fino a che non sia compiuta
1913
L’elezione, è vietato di parlare
1914
Con essi tutti.
1915
LUDOVICO
Voi che i cardinali
State a servire, aprite la finestra,
1916
e ricevete le vivande.
1917
UN CARDINALE
(dalla finestra) Via,
tornate indietro. I signor cardinali
1918
stanno eleggendo il Papa: lo scrutinio
1919
è già compiuto ed in adorazione
1920
sono tutti prostrati.
1921
LUDOVICO
Andate, andate!
FR. DE’ MED.
Faccio scommessa di mille ducati
1922
Che immantinenti udrete le notizie
1923
Del nuovo Papa. Udite. Ecco il signore
1924
Cardinal d’Aragona sul portale
1925
Del tempio.
1926
ARAGONA
(stando al portale della Chiesa) Annuntio vobis gaudium magnum. Reverendissimus Cardinalis Lorenzo de Montecelso electus est in sedem apostolicam et elegit sibi nomen Paulum Quartum.
OMNES
Vivat sanctus pater Paulus Quartus.
1927
((entra un servo che dice a Fr. De’ Med.))
SERVO
O mio signor, Vittoria...
1928
FR. DE’ MED.
Ebbene,
che n’è?
1929
SERVO
Fuggi dalla città.
FR. DE’ MED.
Ma brava!
SERVO
Col duca di Bracciano.
1930
FR. DE’ MED.
È proprio certo
Che sia fuggita? E di Giovanni, il prence,
1931
che mi sai dir?
1932
SERVO
Partia col padre suo.
FR. DE’ MED.
Si arresti, e tosto, delle Convertite
1933
La Priora. Fuggita! Oh! La dannata!
1934
((il servo esce))
I desideri miei hanno fortuna. Solo
1935
Per essi travagliai; volli scrivendo
1936
Insegnargli la via del disonore:
1937
prima il buon nome avvelenargli, e il modo
1938
gl’indicai di sposare una bagascia.
1939
Vi può esser di peggio?! Quel che dopo
1940
N’ha da venir... La mano or deve agire,
1941
devo affogar questa procace lingua.
1942
È una vergogna cicalar di torti,
1943
quando porto una spada.
1944
((entra Monticelso in abito di Pontefice))
MONTICELSO
Concedimus vobis apostolicam benedictionem et remissionem peccatorum.
O mio signore,
mi han detto che Vittoria Corombona
1945
fu trafugata dal Bracciano, e insieme
1946
fuor della casa delle Convertite
1947
son fuggiti e da Roma. È questo il primo
1948
giorno del regno mio; ma il potere
1949
divino non potrei più sodisfare
1950
che ributtando dalla santa chiesa
1951
queste persone maledette. Scaglio
1952
la scomunica mia su tutti e due,
1953
e bandisco da Roma tutti quelli
1954
che appartengono ad essi.
1955
((escono Monticelso, il seguito e gli Ambasciatori))
((entra Ludovico))
FR. DE’ MED.
O Ludovico
Caro, bien qua. Giurasti di aiutarmi
1956
Nell’assassinio progetatto.
1957
LUDOVICO
E al giuro
Serberò fde con costanza. Solo
1958
Mi meraviglio che proprio in persona,
1959
si gran prence qual sei, ti cacci in questa
1960
faccenda.
1961
FR. DE’ MED.
Non cercare di stornarmi;
nella sua corte ho molti amici e alcuni
1962
Sanno i disegni miei. Nobile amico,
1963
in questa gesta ad un egual periglio
1964
dobbiamo esporci tutti e due. Permetti
1965
che della gloria abbia una parte anch’io.
1966
((esce))
((entra Monticelso))
MONTICELSO
(a Ludovico) Per qual motivo il duca di Firenze
1967
Si affanò tanto a farti torre il bando?
1968
LUDOVICO
Forse di questo ti potrian chiarire
1969
Gli accattoni d’Italia: non per sè,
1970
ma pel ben di color a cui si chiede
1971
par che domandin carità. Se pure
1972
il duca non largisce a piene mani
1973
i suoi favori, come suol pe’ campi
1974
spander l’agricoltor le sue sementi.
1975
Usan così talor, senza misura,
1976
sparger lor doni i re; non già per merti
1977
di chi riceve i doni, ma pel gusto
1978
di compacier sè stessi.
1979
MONTICELSO
Or vuoi giocare
Con me di furberia. Dimmi; qual demone
1980
Stai evocando?
1981
LUDOVICO
Un demone, signore?
MONTICELSO
Io ti domando: qual servigio il duca
1982
Vuole da te? Dev’esser di gran peso
1983
Se il suo berretto fino alle ginocchia
1984
Scese, quand’ei parti.
1985
LUDOVICO
Ma mi parlava
Di un cavallo restio di Barberia
1986
Che alla corsa ed al gioco dell’anello
1987
Vorria provare, e al salto. Or bene un raro
1988
Fantin francese poss’offrirgli.
1989
MONTICELSO
Bada:
questa brenna potria farti spezzare
1990
il collo. E credi tu sgattaiolarti
1991
da me col trucco di un cavallo? Sbagli.
1992
Sei una nera nuvola e minacci
1993
Tempesta.
LUDOVICO
In aria e in alto le tempeste
1994
Scoppian sempre, ed io sono troppo in basso
1995
Per bazzicar con esse.
1996
MONTICELSO
Qual malvagia
Creatura sei tu! Sembri un mastino
1997
Che una volta assaggiato il sangue umano,
1998
n’ha poi continua brama. È un assassinio
1999
ch’or meditate. No?
2000
LUDOVICO
Non voglio dirlo.
Però... Perchè ho ritegno a dirti tutto?
2001
Ma col patto che parlo a un confessore;
2002
così non puoi nulla svelare.
2003
MONTICELSO
Sai?
Tu mi sorprendi.
2004
LUDOVICO
Di passione intensa
Ho amato la ducchessa di Bracciano,
2005
e la seguii con lussuriosa foga;
2006
essa però nol seppe mai. E poi
2007
me l’hanno avvelenata. Assassinata
2008
fu, per l’anima mia! E giuramento
2009
feci di vendicarla.
2010
MONTICELSO
A chi? Al duca
Di Firenze il giurasti?
2011
LUDOVICO
Proprio a lui.
MONTICELSO
Indegna creatura! Se ti ostini
2012
In quest’opra, un peccato tu commetti
2013
Di dannazione. Pensi che nel sangue
2014
Puoi scivolar, restando immacolato?
2015
O qual pianta di triste e nero tasso
2016
Affondar le radici entro le fosse
2017
Dei morti e prosperar? Quella cultura
2018
Che hai è ome pioggia che si versi
2019
Su indurito terren: serve a bagnarlo,
2020
ma non trapela a fondo. Io t’abbandono
2021
alle furie, finchè non hai rimosso
2022
ogni pensiero di delitto e sangue
2023
e scongiurato con le penitenze
2024
il demonio che t’agita.
2025
((esce))
LUDOVICO
E dovrei
Lasciarla sol perchè costui la chiama
2026
Opra di dannazione? Mi aspettavo
2027
Per l’uccision del povero Camillo
2028
Anche il consenso suo.
2029
((si ritira in fondo alla scena))
((intanto entra Fr. De’ Medici e dice ad un servo che è con lui))
FR. DE’ MED.
Conosci tu
Quel conte?
2030
SERVO
Sì, o signore.
FR. DE’ MED.
Alla casa sua
Recati e gli consegna questi dieci
2031
Mila ducati. E digli poi che Il Papa
2032
Glieli manda.
2033
((il servo esce))
Per certo più di ogni altra
Persuasion questa il terrà saldo.
2034
((esce))
SERVO
Sire.
LUDOVICO
Tu dici a me?
2035
SERVO
Signor, ti manda il Papa
Dieci mila corone, e vuol, se mai
2036
Tu ti metta in viaggio, di tenerlo
2037
Tuo protettore e di dargli notizie.
2038
LUDOVICO
Sempre suo servitore ai suoi comandi.
2039
((il servo esce))
Questo è il nocciolo. Bofonchiò, ma queste
2040
Corone il suo pensier dicon più chiaro,
2041
e mi rendon possibil la partenza.
2042
E dir che le mandò pria che sapesse
2043
Del mio viaggio! Oh! La modestia e l’arte
2044
Maliziosa di cotesti grandi!
2045
Così le spose ai nuzial banchetti,
2046
se spiffera qualcuno un motto appena
2047
rischioso, torcon gli occhi, e di modestia,
2048
di cui pare che gonfio abbian lo stomaco,
2049
avvampan, mentre tutti i lor pensieri
2050
sono rivolti ai giochi di lussuria
2051
per trastullarsi nella mezzanotte.
2052
Oh! L’astuzia di lui! Però misura
2053
Le mie profondità con un piombino
2054
D’oro. E questo va bene. Doppiamente
2055
Eccomi armato! Ed or si corra al sangue.
2056
Dicon che nell’Inferno, così ampio,
2057
sono tre Furie sole, ma nel seno
2058
de’ grandi ne dimorano tre mila.
2059
SCENA X
((Padova – Appartamento nel palazzo del duca di Bracciano))
((passano sul palcoscenico, in corteo nuziale, il duca di Bracciano, Vittoria Corombona, Cornelia, Fiaminio, Marcello, Zanche, Ortensio. Vanno via tutti, eccetto Fiminio e Ortensio))
FIAMINIO
Tra i tediosi minuti di mia vita,
2060
fino ad ora non surse un di più lieto:
2061
or gli sponsali della mia sorella
2062
mi rendono felice.
2063
ORTENSIO
Una sicura
Promessa certamente. Sai tu nulla
2064
Di quel moro venuto nella corte?
2065
FIAMINIO
Ha conferito a lungo ed in segreto
2066
Col duca. Mai non vidi un più gentile
2067
Personaggio, nè mai con più sapiente
2068
In negozi di Stato, o in più perito
2069
Di faccende di guerra m’incontrai.
2070
Sette e sett’anni, è fama, egli ha servito
2071
Venezia in Candia, e di felici imprese
2072
Fu duce.
2073
ORTENSIO
E i suoi compagni li conosci?
FIAMINIO
Sono due nobili Ungheresi, già al servizio dell’Imperatore col grado di capitanti; poi, contro l’aspettazione della corte, si fecero religiosi del rigido ordine de’ Capuccini. Ma non vi si trovarono bene, e lasciarono l’ordine, ritornando nella corte. Sentivano però rimorsi di coscienza: onde mutarono ancora, facendo voto di andare a combattere i nemici di Cristo. Così passarono a Malta, dove furono fatti cavalieri. Ora, per la solenità di questi sponsali, sono tornati qua; ma risoluti sempre di abbandonare il mondo e di entrare fra i Cappuccini di Padova.
ORTENSIO
Strano!
FIAMINIO
Un partiolare fa la cosa veramente strana. Hanno fatto voto di portar sempre, a carne nuda, la cotta d’arme con cui servirono.
ORTENSIO
Che aspra penitenza! E il moro è cristiano?
FIAMINIO
Sì.
ORTENSIO
E perchè ha offerto i suoi servigi al duca?
FIAMINIO
Perchè pensa che sia in vista qualche guerra tra noi e il duca di Firenze, ed ei spera di esservi adoperato.
Io non vidi giammai più baldanzoso
2074
Rigido sguardo e con quell’aria pregna
2075
Di comando; nè udi con più distinta
2076
Frase significar più conoscenza
2077
O più disprezzo di cotesti vuoti
2078
Sconclusionati cortigiani nostri.
2079
Parea che avesse visitato tutte
2080
Le principali cristiane corti,
2081
e volesse mostrare in ogni cosa
2082
che con lui si discuta e ch’ei conosce,
2083
che le glorie son simili alle lucciole:
2084
lucenti di splendor, viste da lungi,
2085
ma poi, da presso, non si trova in esse
2086
nè luce, nè calor. Ma ecco il duca.
2087
((ripassa il corte, cioè Bracciano, il duca di Firenze, travestito da moro e col nome di Mulissar, Ludovico, Antonelli, Gaspero, Farnese, Carlo e Pedro che portano tutti spada ed elmo. Dopo passa Marcello.))
BRACCIANO
Nobilmente ti porgo il benvenuto,
2088
o valoroso Mulissar. Ben tutte
2089
le compiute da te gesta onorate
2090
contro il Turco ora so, e una pensione
2091
decorosa ti assegno. Sol mi duole,
2092
e assai profondamente, che, per voto,
2093
non possono accettar le mie profferte
2094
questi due bravi che ti son compagni.
2095
Essi han voluto quelle loro spade
2096
Offrir per voto alla capella nostra,
2097
e, come dono fatto a me, le accetto.
2098
((ai due bravi compagni))
Assai vi prego assistere alla festa
2099
Della nostra duchessa, e alla barriera
2100
Di questa notte prender parte.
2101
FR. DE’ MED.
Tutto
Farò perchè vi sieno.
2102
BRACCIANO
E allor sta bene.
((escono Bracciano, Fiaminio, Marcello e Ortensio))
CARLO
(al duca di Firenze) Mio nobile signore, un fortunato
2103
Benvenuto ti diamo; i nostri voti
2104
Suggellare li vogliam con giuramento:
2105
seconderemo i tuoi disegni.
2106
((i cospiratori si abracciano))
PEDRO
Tutto
È ora pronto: a questa sua rovina
2107
Ei non poteva offrirci un’occasione
2108
Miglior di questa.
2109
LUDOVICO
Eppure no; non questa
È quella strada che avrei preferita.
2110
FR. DE’ MED.
È però la migliore.
2111
LUDOVICO
Avvelenargli
Il libro di preghiera, o un par di chicchi
2112
Del suo rosario, o il pomo della sella,
2113
o gli occhili era meglio; e meglio ancora
2114
la sua racchetta al gioco del tennis:
2115
forsechè, maneggiandola, poteva
2116
all’inferno votarsi, e allo sbaraglio
2117
metter l’anima trista. Avrei voluto
2118
una trama esemplare ed ingenosa
2119
che fosse di ricordo agli avvenire,
2120
non qualche cosa d’imitato.
2121
FR. DE’ MED.
Un’altra
Via più spedita e breve ci è mancata.
2122
LUDOVICO
All’opra dunque.
2123
FR. DE’ MED.
Però ti comprendo:
questa nostra è una povera vendetta;
2124
quasi di furto gli togliam la vita
2125
e gli diano la morte. Oh! Averlo preso
2126
fra le sue tende in un accampamento
2127
e menato a Firenze!
2128
LUDOVICO
Un raro caso
Sarla stato; e colà, cintogli il capo
2129
Con una resta d’aglio acuminato
2130
Torta in corona, al popolo mostrarlo
2131
Qual tristo esempio di tutto lo scempio
2132
Del suo governo, e di tutta la sua
2133
Furia lussuriosa – Ecco Fiaminio.
2134
((escono Ludovico, Antonelli, Gaspero, Farnese, Carlo e Pedro))
((rientrano Fiaminio, Marcello e Zanche))
MARCELLO
(indicando Zanche) Dimmi un poco: perchè questo demonio
2135
Ti gira attorno?
2136
FIAMINIO
Non lo so; per questa
Luce di sol, non l’evocai. Suol dirsi
2137
Che ci vuol gran perizia a suscitare
2138
Dall’inferno un diavolo; ma ora
2139
Uno ne abbiano qui che una maggiore
2140
Perizia chiederla per ricacciarlo
2141
Giù nel profondo.
2142
MARCELLO
Per la tua vergogna
Nata è costei.
2143
FIAMINIO
Ti prego perdonarla:
sono come le lappole le donne:
2144
dove l’amore le sospinge quivi
2145
ci restano attaccate.
2146
ZANCHE
(facendosi avanti e additando Fr. De’ Med.) De’ miei luoghi
È questi ed una gran brava persona;
2147
quando sarà più ad agio, vo’ parlangli
2148
nel linguaggio nostrale.
2149
FIAMINIO
Fallo pure
((Zanche esce))
((a Marcello))
Gli è ver, bravo soldato!
2150
((a Fr. De’ Med.))
Avess’io visto
Qualche giornata tua di ferro e fuoco!
2151
Narraci, ti pregiam, qualche tua gesta.
2152
FR. DE’ MED.
È una ridicola cosa farsi la cronaca della propria persona. Io non son uso risciacquarmi la bocca con le mie proprie lodi: temerei buttar fuori del fiato putrido.
MARCELLO
Tu sei troppo stoico. Il duca si aspettava ben altro discorso da te.
FR. DE’ MED.
Io non l’adulerò mai: ho studiato troppo gli uomini per potere far questo. Che differenza ci è tra il duca e me? Non più che tra due mattoni fatti della stessa creta: solo può succedere che l’uno sia collocato sulla sommità di una torre e l’altro al fondo di un pozzo: un mero caso. Se io fossi collocato così in alto come il duca, vi starei altrettanto ben calettato, e farei altrettamnto bella figura e porterei la medesima aria.
FIAMINIO
Se questo soldato avesse il permesso di chiedere l’elemosina innanzi le chiese, egli allora le direbbe le sue storie.
MARCELLO
Anch’io ho fatto il soldato.
FR. DE’ MED.
E ci hai fatto fortuna?
MARCELLO
In fede mia molto miseramente.
FR. DE’ MED.
Questa è la miseria della pace: solo quelli che stanno in vista sull’imperiale, vengono tispettati. Come le navi che ci paiono tanto grandi sui fiumi e che poi sui mari sembrano molto piccole, così alcuni uomini di corte paiono colossi, se visti dentro una camera, ma se vengono in un accampamento ci fanno la figura di miserabili pigmei.
FIAMINIO
A me dà una bella camera ornata di arazzi, e poi un cardinale che mi tiri su per gli orecchi per farmi uno dei suoi favoriti prediletti.
FR. DE’ MED.
Sì; tu sei buono a dirla al diavolo questa tua voglia da villano.
FIAMINIO
Certamente.
FR. DE’ MED.
Giusto. Puoi veder però per i campi, nel tempo del ricolto, dei colombi, che, sebbene consumino molta biada, nondimeno il contadino non osa nemmanco cacciarli con lo spauracchio, perchè appartengono al signore del maniero; mentre i poveri passeri, che apartengono al Signore del cielo, vanno per questo al tegame.
FIAMINIO
Ed io voglio darti intanto un’informazione politica. Il duca ha detto volerti assegnare una pensione; ma questa è una semplice promessa; mettila sotto la tua mano. Perchè io so di taluni che hanno servito contro il Turco per tre o quattro mesi, ed hanno avuto una pensione sufficiente a comprarsi una gamba di legno nuova, un nuovo empiastro; e poi più nulla. Questa miserabile cortesia è come quella di un esecutore di giustizia che porge un caldo cordiale ad uno per tre quarti morto sotto la tortura, solo per sollevarne il miserabile spirito e fargli soffrire alri giorni da cane.
((Francesco de’ Medici esce))
((rientrano Ortensio e Zanche con un giovane signore e altri due))
FIAMINIO
Come la va ora, eleganti signori? Sono essi pronto per la barriera?
GIOVANE SIGNORE
Sì, stanno indossando la loro armatura.
ORTENSIO
Chi è costui?
FIAMINIO
Un nuovo favorito, che sa sacramentare come un falconiere, e sta all’orecchio del duca assiduamente, come un compilatore di almanacchi. Nondimeno riccordo che, quando giunse alla corte, puzzava peggio di un sottotenitore di tennis.
ORTENSIO
Toh! Guarda là oltre. Ecco la tua dolce innamorata.
FIAMINIO
Senti: tu sei amico mio per la vita e per la morte. Bè, ti confesso che l’amo per forza questa mora, questa strega. Proprio osì! L’amo come chi tene afferrato un lupo per e orecchie. Se non avessi paura che, lasciandola, mi salterebbe alla gola, la manderei al diavolo.
ORTENSIO
Mi hanno detto che ha la pretesa di essere sposata da te.
FIAMINIO
Sì, vero; le ho fatto questa nera promessa. Ora cerco svignarmela da cotesta strega, ma corro via, come un cane spaventato, alla cui coda abbiano attacato una bottiglia. Avrebbe esso ben voglia si atrapparsela a morsi, ma ha paurea di voltarsi indietro...
((alla mora che entra))
Ebbene, come la fa la mia preziosa zingara?
ZANCHE
(LA MORA) Eh, via! Il tuo amore per me, invece di riscaldarsi, va diventando più freddo.
FIAMINIO
Oh! No: io sono il più costante degl’innamorati, sebbene in paese molte giovanotte vadano gironzolando, pronte a montare in fregola alla spiccia.
ORTENSIO
E che ne pensi tu di coteste profumate cortigiane?
FIAMINIO
Le loro vesti di seta non possono salvarle: io ne ho piena fiducia, perchè hanno un sentore di appestate. Già chi dorme con cani si leva pien di pulci.
ZANCHE
Eppure, va! È un po’ di dipintura, è un abito sfoggiato ciò che ti fa amar me.
FIAMINIO
Come! Amar io una donna per la sua dipintura e per un abito sfoggiato! Voglio scatenarti addosso un esempio che fa per te. Esopo ci parla di un cane pazzo, che si lasciò scappare della vera carne per acchiapparne l’ombra.
ZANCHE
Ricordi tu i tuoi guiramenti?
FIAMINIO
I giuramenti degli amanti sono come le preghiere dei marinai quando si trovano in pericoli estremi: appena la tempesta è passata e che la nave non balla più, dal pregare si buttano al trincare. Nondimeno i gentiluomini pregano e trincano al tempo stesso; il che va così di accordo, come i calzolai e il prosciutto di Westfalia.
CORNELIA
(a Fiaminio) È sempre teco questa negra strega,
2153
fannullone?
2154
((Battendo Zanche))
Va, corri a imbrodolarti
Nella tua melma.
2155
((Esce))
ZANCHE
Non è buona a nulla
Costei, salvo a lasciar le sue serventi
2156
Dormir sole la notte ad infreddare.
2157
Non osano pigliarsi in compagnia
2158
Un piolo da notte per paura
2159
Delle mani di lei.
2160
MARCELLO
(a Zanche dandole dei calci) Una bagascia
tu sei, un’impudente.
2161
FIAMINIO
A che calciarla?
Dimmelo un po’. È un albero di noce
2162
Che bisogna bacchiarlo, perchè porti
2163
Dei buon frutti?
2164
MARCELLO
Non va spanpanando
Che vuoi sposarla?
2165
FIAMINIO
Ebbene, che sarebbe?
MARCELLO
Ma preferisco di vederla issata
2166
Sopra una forca, in mezzo ad un giardino
2167
Lavorato di fresco, a spaurire
2168
Le cornacchie sue pari.
2169
FIAMINIO
Occhio al tuo bracco,
fanciullo pazzo. Fuor di minorenne
2170
sono ormai.
2171
MARCELLO
Che s’io la colgo ancora
Vicino a te, le taglierò la strozza.
2172
FIAMINIO
Con ventaglio di piume?
2173
MARCELLO
E questa folle
Tua fantasia la caccerò da te
2174
Con la sferza.
2175
FIAMINIO
Ti ha colto uno stravaso
Di bile: vo’ purgarlo col rabarbaro.
2176
ORTENSIO
Vergogna! È tuo fratello.
2177
FIAMINIO
Ad impiccarsi
Vada questo fratello. Mi fa torto
2178
Più di quel che dovria, quando mi offende
2179
Con siffatto disprezzo. Io vo’ pensando
2180
Che mia madre giocava a un turpe gioco
2181
Quando lo concepi.
2182
MARCELLO
Per le più care
Spranze mie, lo giuro! Del tuo cuore,
2183
del mio cuor, come già dei figli d’Edipo,
2184
si volgeranno per oposte vie
2185
le fiamme fraticide. Tu dovrai
2186
scontar, col sangue del tuo cuor, l’infamia
2187
di coteste parole.
2188
FIAMINIO
E, avanti, agisci
Come agirono l’oche nel viaggio
2189
Del re. Tu sai dove trovarmi.
2190
MARCELLO
Molto
Bene.
2191
((Fiaminio esce ad un giovane signore))
Tu sei un mio nobile amico.
Vuoi tu portargli la mia spada e dirgli
2192
Che la lunghezza della spada tua
2193
Vi adatti? Vuoi?
2194
GIOVANE SIGNORE
La porterò, signore.
((escono tutti, meno Zanche))
ZANCHE
Ed ecco ora quest’altro
2195
((entra Francesco de’ Medici travestito da moro))
((a Fr. De’ Med.))
Insino ad ora
Non stimai un gran che questo mio corpo
2196
Ma a te lo posso dire audacemente
2197
Senza rossor di sorta: io t’amo assai.
2198
FR. DE’ MED.
Tu hai seminato, fuor di tagione, il tuo amore. Certo, nel San Michele di settembre si suol risentire un po’ di primavera, ma è tutto una lustra sbiadita. Sono ormai giù con gli anni, ed ho fatto voto di non ammogliarmi.
ZANCHE
Povere noi figliole! Troviamo più facilmente amanti che mariti. Però tu non devi aver una notizia esatta delle mie ricchezze. Gli ambasciatori, quando sono inviati a far la corte ai principi, sogliono recare dei ricchi doni e un discorso preparato. E il principe, sebbene non gradisca nè gli ambasciatori, nè le ciarle loro, nondimeno gradisce assai bene i doni. Io voglio venire a te alla maniera stessa, e riuscirti gradita con la mia dote, se non posso con la mia virtù.
FR. DE’ MED.
Ci vo’ pensare.
2199
ZANCHE
E pensaci. Per ora
Non ti trattengo più; ma quando avrai
2200
Più tempo ed agio, ti dirò tai cose
2201
Da farti il sangue ingalluzzire. Intanto
2202
Non pensar male della passione
2203
Che t’ho svelata; che consunto muore
2204
Chi dentro il petto le sue fiamme cela.
2205
((Zanche esce))
FR. DE’ MED.
Costei fra proprio al caso mio. Migliore
2206
Informatrice non potrei trovare.
2207
Caverò de’ pulcini assai curiosi
2208
Da questo sozzo ed appestato nido.
2209
((UN ALTRO APPARTAMENTO))
SCENA XI
((entrano Cornelia e Marcello))
CORNELIA
Si susurra per tutto nella Corte
2210
Che tu ci hai un duello. L’avversario
2211
Chi è? Quale il litigio?
2212
MARCELLO
Un ozioso
Susurro, mamma.
2213
CORNELIA
Tu non sei sincero
Ora con me. Per certo è assai malfatto
2214
Spaventarmi così: ma ti conosco:
2215
quando l’ira ti vince hai quello stesso
2216
pallor nel viso che ci hai ora. Parla,
2217
se cara t’è la mia benedizione,
2218
o ch’io al duca...
2219
MARCELLO
Questa tua paura
Se si divulga, desterà le risa.
2220
((additando un Crocifisso che Cornelia ha sospeso ad una catenella che le cinge il collo))
Dimmi: non era questo Crocifisso
2221
Del padre mio?
2222
CORNELIA
Sì.
MARCELLO
Madre, mi fu detto
Che a succhiarlo, una volta, tu lo desti
2223
A mio fratello pargoletto, e che egli
2224
Lo prese in mano e lo spezzò.
2225
CORNELIA
Sì, vero;
ma fu racconcio.
2226
((in questo entra Fiaminio con in mano una spada sguainata, con la quale traspassa il petto di Marcello))
FIAMINIO
M’hai testè mandata
Questa spada. Ora, vè, ti la riporto.
2227
CORNELIA
Orrore!
2228
MARCELLO
In fe’ di Dio, l’hai raportata
Davvero a casa.
2229
CORNELIA
Aiuto! All’assassinio!
FIAMINIO
(a Cornelia) Che? Ti monta la bile nella strozza?!
2230
Io corro a un santuario. Là soltanto
2231
Può trovarsi un chirurgo acconcio al caso.
2232
((Fiaminio esce, entrano Carlo, Ortensio, Pedro))
MARCELLO
Addio! Ricorda, o madre, il Crocifisso!
2233
Fu lui che lo spezzò. Vi son peccati
2234
Vendicatti da Dio su tutta quanta
2235
Una famiglia. Ed il peccato nostro
2236
Fu l’ambizione disonesta. Saldo
2237
È quell’albero sol che non distende
2238
Rami più larghi delle sue radici.
2239
((muore))
CORNELIA
O me desolata per sempre!
ORTENSIO
Morto! Virtuoso Marcello! Non lo toccare, signora, e vieni con me.
CORNELIA
No; non è morto! È soltanto in catalessi. Chi può averci piacere a volerlo mortop? Fate che lo chiami io un’altra volta.
CARLO
(ad Ortensio) Volesse Dio Che tu ti fossi ingannato.
CORNELIA
Oh! Voi siete poco gentili, poco gentili, poco gentili con me. Quanti furono portati al cimitero per difetto di chi li osservasse! Sollevategli il capo, sollevatigli il capo: se no, il sangue che gli geme internamente lo soffocherà.
ORTENSIO
Ahi! È morto, signora! Guardatelo.
CORNELIA
Lasciate che me gli accosti io: consegnatelo a me così com’è. Se è morto, io gli darò il più caro dei miei baci; dopo, voi porrete a giacermi co lui, dentro la stessa bara. Ma intanto recatemi uno specchio; vediamo se il suo fiato l’appanna. Strappate una piuma dal mio cuscino e accostiamola alle sua labbra. Vogliamo noi perderlo, per rispiarmarci un po’ di pena?
ORTENSIO
Il più gentile ufficio che potete rendergli, signora, è di pregare per lui.
CORNELIA
Non ancora, non ancora è il tempo di pregare per lui. Forse è ancor vivo e sarà lui che deporrà me nella fossa e pregherà per me. Solo, lasciate che mi avvicini a lui.
((entrano Bracciano e Fiaminio))
BRACCIANO
(a Fiaminio) Questa fu opera tua?
FIAMINIO
Questa fu la mia disgrazia.
CORNELIA
Ei mente! Ei mente! Non fu lui che l’uccise; fu chi m’impedi di guardarlo da vicino.
BRACCIANO
Confortati, o mia afflitta madre!
CORNELIA
Oh! Il gufo del malaugurio!
ORTENSIO
Badate, signora, badate!
CORNELIA
Lasciatemi una buona volta; su, via, lasciatemi.
((si libera da quelli che la trattenevano e corre verso Fiaminio, brandendo un pugnale; ma giuntagli vicino, si lascia cadere il pugnale))
Che ti perdoni Iddio dal cel! Se ora
2240
Prego per te, non ti stupir: mi restano
2241
Pochi istanti di vita e non li debbo
2242
Spendere a maledir. Qui giace morta
2243
Metà di te: che la tua vita duri
2244
Tanto che un oriuol tu possa empire
2245
Delle ceneri sue, per misurare,
2246
ora per ora, il pentimento tuo...
2247
Quel che l’anima salva.
2248
BRACCIANO
Dimmi, madre,
come sorse il litigio?
2249
CORNELIA
Nelle vene
Del mio figlio minor bollia gagliarda
2250
La giovinezza, ebben... Prima fu lui
2251
A dire aspre parole, a sguainare
2252
La spada e...poi...e...poi...non so che avvenne...
2253
Ero tanto perduta...ma sul seno
2254
Me lo sentii cadere...
2255
PAGGIO
Non hai detto
La verità, signora.
2256
CORNELIA
Pace, prego!
Brucata è l’una spica e verde è l’altra:
2257
l’una non più rinvedirà, se ancora
2258
l’altra divellerem.
2259
BRACCIANO
Portate il corpo
Entro le stanze della madre. Intanto
2260
Nessun parli del caso alla Duchessa.
2261
Ma, quanto a te, Fiaminio, il tuo perdono
2262
Non posso assicurarti.
2263
FIAMINIO
No?
BRACCIANO
Soltanto
Ti appigiono la vita, e sarà l’ultima
2264
Mia concessione; ma, sera per sera,
2265
verrai a domandar ch’io la rinnovi
2266
o sarai appiccato.
2267
FIAMINIO
A tuo piacere
((Ludovico spalma l’elmo di Bracciano con veleno))
Il tuo volere adesso è legge, ed io
2268
Non mi c’immischio.
2269
BRACCIANO
Un giorno nella casa
Di tua sorella mi facesti il bravo:
2270
starai sempre in sospetto e pauroso.
2271
Dov’è la mia gorgiera?
2272
((Ludovico gliela porge, Bracciano esce))
FR. DE’ MED.
La tua morte
Hai domandata, o giovane signore.
2273
È il tuo destin; ma ti compiango! Ed ora
2274
Si vada alla barriera. Ivi il passaggio
2275
Tu troverai pel tenebroso lago
2276
Dell’al di là. L’ultimo fatto tuo
2277
Scusa questo assassinio.
2278
((esce con Ludovico))
SCENA XII
((Padova –Palestra di scherma))
((entrano Bracciano, Vittoria Corombona, Giovanni, Francesco de’ Medici, Faminio con altri))
((si combatte alla barriera: assalti e grida: si battono prima a coppia, poi tre a tre))
BRACCIANO
(gridando) Un armaiolo!
2279
Per la morte di Dio, un armaiolo!
2280
FIAMINIO
Un armaiolo! Ov’è qualche armaiolo?
2281
BRACCIANO
Strapparmi la gorgiera!
2282
FIAMINIO
O mio signore,
sei tu ferito?
2283
BRACCIANO
È il mio cervello in fiamma,
((entra l’armaiolo, Bracciano gli dice))
Avvelenato è l’elmo!
2284
ARMAIOLO
O mio signore,
io... per l’anima mia.
2285
BRACCIANO
alla tortura
Costui! Ma in questo ha messo la sua mano
2286
Chi è più in alto di lui e m’è dappresso!
2287
VITTORIA
O mio dolce signore! Avvelenato!
2288
FIAMINIO
Sbrattate via la sbarra: una sventura
2289
Fu cotesto torneo. Chiamate i medici.
2290
((entrano due medici))
Che la peste vi colga! Un gran da fare
2291
Ora ha qui l’arte vostra. Avvelenati
2292
Temo che sian persin gli ambasciatori.
2293
BRACCIANO
È finita per me. Scendon le fiamme
2294
Dal mio cervello al cuore. O cuor gagliardo!
2295
Col mondo avevi un vincolo ben saldo
2296
Che non vuole spezzarsi.
2297
GIOVANNI
O padre mio!
BRACCIANO
Menate via questo fanciullo. O buona
2298
Donna mia, dove sei? Se d’infiniti
2299
Mondi fossi signore, un picciol dono
2300
Sarian per te. E or debbo abbandonarci?
2301
Ebben, ditelo voi, gufi ululanti,
2302
è mortale il velen?
2303
MEDICI
Molto mortale!
BRACCIANO
Spesso un corrotto impiccator politico
2304
Dall’arte vostra è ucciso, ne vi occorre
2305
Che leggiate ne’ libri; ma in difetto
2306
Vi mostrate a salvar. Così di amici
2307
Veri han difetto i principi. Ho concessa
2308
Spesso la vita a poveri offensori
2309
Delle leggi dell’uomo e ad assassini
2310
Ma non posso a me dar dodici mesi
2311
Ora di vita. Nn baciarmi. Forse
2312
Potrei avvelenarti. Quest’unguento
2313
L’ha mandato il Granduca di Firenze.
2314
FR. DE’ MED.
Fatti coraggio!
2315
BRACCIANO
O morte naturale,
spesso tu sei gemella del più dolce
2316
dormir. Non dal ciel ti guata alcuna
2317
cometa occhiuta dalla rozza coda,
2318
non lo stupido gufo ti ripete
2319
incessante il suo ululo dal tetto,
2320
non la carogna tua rabido lupo
2321
viene a fiutare, e pietosi i venti
2322
lambiscono il tuo corpo; ma pe’ prenci
2323
è l’orror che li accerchia.
2324
VITTORIA
Son perduta
Per sempre!
2325
BRACCIANO
Oh! Come è miseranda cosa
Morir tra l’ululato delle donne!
2326
((entrano Ludovico e Gaspero travestiti da Cappuccini))
E costoro chi son?
2327
FIAMINIO
De’ Francescani;
portan l’estrema unzione.
2328
BRACCIANO
Che nessuno
Osi parlar di morte, or che agonizzo!
2329
Di là da essa è un mondo di terrore
2330
Che mi aspetta – Portatemi al mio letto.
2331
((escono tutti, eccetto Francesco de’ Medici e Fiaminio))
FIAMINIO
Ecco la solitudine che si fa attorno ai principi moribondi. Come essi spopolarono le città, scacciarono gli amici, ressero inospitali le loro grandi case, così –o Giustizia!- dove son ora i loro adulatori? Gli adulatori sono come l’ombrade’ corpi de’ principi: ogni più lieve nuvoletta li fa invisibili.
FR. DE’ MED.
Qui però si fa un gran compianto per lui.
FIAMINIO
Sì, per qualche poche ore la salsa delle lacrime scorrerà abbondante in ogni ufficio della corte; ma, credimi, coteste lacrime sono come quelle che si versano sulle fosse delle madrigne.
FR. DE’ MED.
Sarebbe a dire?
FIAMINIO
Che sono lacrime finte.
FR. DE’ MED.
Tu però te la sei passata bene con lui.
FIAMINIO
Fede di Dio! Come un lupo nel ventre di una donna gravida. Sì, sono stato cibato come un pollo, ma, quanto a danari – capascimi bene- ebbi la buona volontà di rubacchiarme, come fanno tutti gli altri ufficiali, ma non la capacità di farlo.
FR. DE’ MED.
Tu che opinione avevi di lui? Parlami francamente.
FIAMINIO
Era un uomo di stato che voleva sapere il numero delle palle di cannone tirate contro una città, ma solo per valutare, con questo metodo, la spesa, non per sapere quanti dei bravi e valorosi suoi concittadini fossero da esse stati uccisi.
FR. DE’ MED.
Oh! Parli proprio bene del duca!
FIAMINIO
Ho detto. Vuoi udire qualcuna delle mie savie osservazioni sulle corti? Ecco questa: dir male dei principi è pericoloso; lodarli eccessivamente è una palmare bugia.
((entra Ludovico))
FR. DE’ MED.
Come sta il duca?
2332
LUDOVICO
Mortalmente male.
Dice stranezze, parla di battaglie,
2333
di monopoli e tasse, ma divaga;
2334
e da ciò salta fuori un suo parlare
2335
di delirio, tal quale è degl’infermi
2336
cui la febbre travolta ha la ragione.
2337
Il suo cervello lega insieme e stringe
2338
Venti oggetti diversi, e il tutto un senso
2339
Fa di pazzia profonda. Un simil fine
2340
È pauroso e può insegnare a quelli
2341
Che sogliono portar alta la cresta
2342
Che, se vivono vita assai felice,
2343
il lor morir non è il miglior del mondo.
2344
L’intero suo ducato a tua sorella
2345
Ha legato, finchè non giunge il prence
2346
All’età sua matura.
2347
FR. DE’ MED.
Un buon indizio
È in questo.
2348
LUDOVICO
Ecco: vedete! Già la morte
È nel suo viso.
2349
((si tira una traversa, cioè un sipario secondario, e si vede Bracciano a letto, prossimo a morire. Ludovico, Gaspero, travestiti da Capuccini, sono ai due lati del letto. Anche Vittoria Corombona è vicina al letto. E qui comincia la))
SCENA XIII
VITTORIA
O buono signor mio!
BRACCIANO
(che parla delirando) Abusasti di me. Fuor del ducato
2350
Asportasti danari. Hai comperato
2351
E venduto gli uffici, oppreso il povero
2352
Senza che mai ne sospettassi. Rendi
2353
I tuoi conti e va’ via. Vo’ di persona
2354
Curar le cose mie.
2355
FIAMINIO
Abbi pazienzia,
o mio signor.
2356
BRACCIANO
Davver merito biasmo.
Udisti mai dir mal dal negro corvo
2357
Della negrezza sua? Chi vide mai
2358
Il demonio assalire un animale
2359
Dal pie’ forcuto?
2360
VITTORIA
O mio signor!
BRACCIANO
Su, via!
Preparate per me, per la mia cena,
2361
qualche quaglia!
2362
FIAMINIO
Mio sire, sarà fatto.
BRACCIANO
No. Meglio una frittura di mustele,
2363
chè le quaglie si ciban di veleno.
2364
Oh! Quella vecchia politica volpe
2365
Del duca di Firenze! Per cacciarlo
2366
Vo’ trasformarmi, il giuro, in can da sangue.
2367
Pur, guarda caso strano! Amico suo
2368
Vo’ diventar, perchè notalo, sire,
2369
un cane immobil stassi, se ululare
2370
ne sente un altro. Pace, pace! Oh! Guarda
2371
che viene di là oltre un elegante
2372
villan.
2373
FIAMINIO
Da dove?
BRACCIANO
Da colà. Sul capo
Porta un berretto azzurro, e ha un par di braghe
2374
Con vistose brachette. Ha, ha! Pon mente:
2375
tiene le brachette appuntate con spilli,
2376
ed ogni spillo ha per capo una perla.
2377
Non lo conosci tu?
2378
FIAMINIO
No, mio signore.
BRACCIANO
È il demonio sai tu? Lo riconosco
2379
Alla gran nocca colore di rosa
2380
Con cui stringa le scarpe ad occultare
2381
Il suo piede forcutto. Quistionare
2382
Voglio adesso con lui; che è un linguista
2383
Raro.
2384
VITTORIA
Signor, qui non vi è nulla.
BRACCIANO
Nulla?
Strano! Nulla! Se un poco di danaro
2385
Mi bisogna, ecco è vuoto il mio tesoro.
2386
Non mi si tratti a questo modo.
2387
VITTORIA
oh! Giaci
Tranquillo, o mio signor.
2388
BRACCIANO
Guarda Fiaminio.
Eccolo, è lui! È lui quello che uccise
2389
Suo fratello! Ora balla sulla corda,
2390
e ad ambedue le mai tien sospesi
2391
due sacchi di danaro, per tenersi
2392
in equilibrio. Teme di cadere
2393
e di romperse il collo. E guarda ancora:
2394
un leguleio in veste di velluto
2395
stretta ai fianchi, lo spia, se mai gli caschi
2396
della moneta. Ve’ come sgambetta!
2397
Gli si dovria gittare in collo un nodo
2398
Scorsoio – E questa qui, chi è costei?
2399
FIAMINIO
Vittoria, o mio signore.
2400
BRACCIANO
Ha, ha! Ma guarda;
la chioma sua tiene spruzzata tutta
2401
con fior di luce. E par qual se peccato
2402
avesse in mezzo alla farina –E questi?
2403
FIAMINIO
Son sacerdoti, o mio signor.
2404
((in questo momento Bracciano sembra vicino a finire. Ludovico e Gaspero in abito di Capuccini gli si mettono ai lati del letto e gli presentano un Crocifisso tra candele consacrate.))
BRACCIANO
Li scaccia;
sono ubbriachi! Un pauroso segno
2405
è il veder sacerdoti barcolloni
2406
guarda: sei topi grigi ch’han perduto
2407
la lor coda si striscian sul guanciale
2408
chiama un gatto. Un miracolo ho da fare:
2409
del vermicaio d’ogni specie debbo
2410
nettar la corte – Dove stai Fiaminio?
2411
FIAMINIO
Non è di gusto io questi sentirmi
2412
Chiamar per nome così spesso. È certo
2413
Segno di corta vita sr dal letto
2414
Chi muor ci chiama. Ed ei sta per finire.
2415
LUDOVICO
Prego, lasciate farci. Attende, Domine
2416
Brachiane.
2417
FIAMINIO
Guarda! Come ha fitto gli occhi
Sul Crocifisso.
2418
VITTORIA
Tenetegli saldo
Innanzi agli occhi il Crocifisso: l’ira
2419
Forsi potria calmarsi e il refrigerio
2420
Di una lacrima pia sulle pupille
2421
Sentir sgorgarsi.
2422
LUDOVICO
(mostrandogli il Crocifisso) Domine Brachiane, sollebas in bello esse tutus tuo clypeo; nunc hunc clypeum hosti tuo opponas infernali.
GASPERO
(gli pone innanzi la candela consacrata) Olim hasta valuisti in bello, nunc hanc sacram hastam vibrabis contra hostem animarum.
LUDOVICO
Attende, Domine Brachiane; si nunc quoque probas ea quae acta sunt inter nos, flecte capui in dextrum.
GASPERO
Esto securus, Domine Brachiane; cogita quantum habeas meritorum, denique memineris meam animam pro tua oppignoratam, si quid esset periculi.
LUDOVICO
Si nunc quoque probas ea quae acta sunt inter nos, flecte caput in laevum.
Ora sta per finir: di allontanarvi
2423
Tutto facciam preghiera. Solo a lui
2424
Dobbiamo susurrare una privata
2425
Meditazione che non è permesso
2426
Dall’ordin nostro che s’oda da voi.
2427
((a questo punto tutti vanno via a Ludovico e Gaspero si scoprono))
GASPERO
O Bracciano.
2428
LUDOVICO
O Bracciano, sei dannato.
GASPERO
Eternamente.
2429
LUDOVICO
Un qualche condannato
E impiccato alle forche il tuo signore
2430
E padrone sarà.
2431
GASPERO
Sì, del demonio
In potere tu sei.
2432
LUDOVICO
Malvagio arnese!
Politico famoso eri tenuto,
2433
ma il tuo mestier fu propinar veleno.
2434
GASPERO
E la coscienza tua fu l’assassinio.
2435
LUDOVICO
Prima di avvelenar la moglie tua,
2436
tu macchinasti di fiaccarle il collo
2437
giù per le scale.
2438
GASPERO
Ci capisci ancora?
Costui è Ludovico.
2439
LUDOVICO
E questi è Gaspero.
Morrai come carogna.
2440
GASPERO
E puzzerai
Con fetore di can, contaminato
2441
Da escrementi di mosche.
2442
LUDOVICO
Sarai
Dimenticato prima del sermone
2443
Che si dirà per te.
2444
BRACCIANO
Vittoria mia,
Vittoria mia!
2445
LUDOVICO
Per Dio! Questo demonio
Maledetto rinviene! Siam disfatti!
2446
((entrano Vittoria Corombona, Francesco de’ Medici, Fiaminio e seguito))
LUDOVICO
(agli accorsi) Vorreste ancora richiamarlo in vita
2447
E a tormenti terribili? Sgombrate
2448
Da questa stanza per amor di Dio!
2449
((escono Vittoria Corombona, Francesco de’ Medici, Fiaminio e seguito))
GASPERO
Strozzalo!
2450
LUDOVICO
(gittando un nodo scorsoio sul collo di Bracciano) Ciarli ancora! Eccoti il dono
D’amor del duca di Firenze.
2451
((Bracciano è strozzato))
GASPERO
Hai fatto?
LUDOVICO
Ecco, il moccolo è spento. Ti so dire
2452
Che nessuna massaia avrebbe fatto
2453
Meglio e più presto, ancor se per sett’anni
2454
Fosse stata infirmiera in ospedali
2455
Di appestati.
2456
((rientrano Vittoria Corombona, Francesco de’ Medici e seguito))
Egli è morto.
OMNES
Pace sia
All’alma sua!
2457
VITTORIA
Un vero inferno è questo
Luogo per me.
2458
((esce))
FR. DE’ MED.
L’ha presa proprio a cuore
E per davver costei.
2459
FIAMINIO
Oh! Sí, davvero!
Se avessero due fiumi navigabili
2460
Ne’ lor occhi le donne, certamente
2461
Li verserebber tutti e due sugli uomini.
2462
Io mi fo meraviglia qundo veggo
2463
Desiderar per la città più fiumi;
2464
poichè vendon le donne a buon mercato
2465
l’acqua. Son brevi imbrie di luna
2466
i dolor delle donne e le paure;
2467
e come fa la luna, hanno lor fasi
2468
brevi e cangianti. Nulla a questo mondo
2469
si dissecca più presto che le lacrime
2470
delle donne. Son io che vedo il termine
2471
del mio ricolto. Non mi ha dato nulla!
2472
Oh! Le promesse delle corti! I saggi
2473
Le maledicon. Be’, mentre si vive
2474
Que’ che meglio le notan pagan peggio.
2475
FR. DE’ MED.
Certo, in questo ci è il dito di Firenze.
2476
FIAMINIO
Probabilmente. I colpi sulle mani
2477
Son pesanti, ma quelli sulla testa
2478
Danno la morte. Questa è ben rara
2479
Furberia machiavellica. L’han giunto
2480
Non come suole un assassin volgare
2481
Che si avvicina circospetto e il colpo
2482
Mortal ti appoggia. No; l’han titillato
2483
Fino a farlo morir, morir ridendo
2484
Come se avesse vivendo ingoiato
2485
Una libra di croco. Un fatto è questo,
2486
compiuto in un momento. Oh! Chi si mette
2487
a educare le corti all’onestà,
2488
fa come che spicasse un salto matto
2489
sul ghiaccio.
2490
FR. DE’ MED.
Ora però può dar la stura
Il liberato popolo alle ciarle
2491
Contro di lui, e ad accanirsi sopra
2492
I suoi misfatti.
2493
FIAMINIO
Oh! Quanta è la miseria
De’ principi! Per forza delle cose
2494
Vengono censurati. Nè soltanto
2495
Biasimati essi son per tutto il male
2496
Ch’han perpetrato, ma perchè non fecero
2497
Tutto quello che tutti avrian voluto.
2498
Meglio saria per lor se lavorato
2499
Avessero alla trobbia – Per la morte!
2500
Riparlare vorrei anche una volta
2501
Con questo duca!
2502
FR. DE’ MED.
È morto!
FIAMINIO
Oh! Se potessi
Esorcizzando, richiamarlo in vita!
2503
Ma se preghiere e sacramenti han forza
2504
Di farmi udire il suo parlar, sebbene
2505
Un quaranta demoni con le loro
2506
Livree di fiamma stessero a servirlo,
2507
gli parlerei, gli scoterei la mano
2508
ne dovessi restare abbacinato.
2509
((esce))
FR. DE’ MED.
Mio bravo Ludovico, l’atterriste
2510
Negli aneliti estremi della morte?
2511
LUDOVICO
Sì, ma così fiaccamente, che fu lui
2512
Ad atterrirci.
2513
FR. DE’ MED.
E come?
LUDOVICO
L’udrai dopo.
((entra Zanche))
Vedi: ecco che vien quella donnetta
2514
D’inferno. Ben vorria qualche giochetto
2515
D’amor fare con te; ma questa è l’ora
2516
Non di giochi di amor, ma ch’essa sveli
2517
Il promesso segreto.
2518
FR. DE’ MED.
(a Zanche) T’ho incontrata
Con gran passione in questo basso mondo.
2519
ZANCHE
Io vorrei che tu fossi indifferente:
2520
non si conviene a te nessun tributo
2521
di pianto a questo pianto cortigiano.
2522
Lascia che piangan essi il triste caso,
2523
essi ch’ebbero parte ai suoi delitti.
2524
Seppi stanotte per un triste sogno,
2525
questo atroce misfatto; nondimeno,
2526
a dire il vero, questo sogno mio
2527
riguardava anche te.
2528
LUDOVICO
Stiamo cadendo
Nelle visioni!
2529
FR. DE’ MED.
A far cosa di moda
Vo’ sognar con costei.
2530
ZANCHE
Ei mi pareva
Che al mio letto ti fossi trafugato,
2531
o mio signor.
2532
FR. DE’ MED.
Vuoi credermi, carina?
Per questa luce! Di salirti addosso
2533
Sognai, e ti trovai senza camicia.
2534
ZANCHE
A me parea che mi giacessi allato.
2535
FR. DE’ MED.
Anch’io così sognai; e per timore
2536
Che prendessi un catarro, ti coprii
2537
Con questo mio mantello.
2538
ZANCHE
Veramente
Sognai che tu fossi alquanto audace
2539
Con me. Però veniamo al fatto.
2540
LUDOVICO
Come?
Come? Mi spero che non vuoi venire
2541
Al fatto qui?
2542
FR. DE’ MED.
Sta ben, ma voi dovete
Udire il sogno mio.
2543
ZANCHE
Ebben racconta.
FR. DE’ MED.
Allor che ti buttai sulla persona
2544
Il mantello irlandese, tu ridesti;
2545
e forse troppo, a mio parere.
2546
ZANCHE
Ah! Risi!
FR. DE’ MED.
E gridasti per giunta; che il pelame
2547
Ti stuzzicò a solletico.
2548
LUDOVICO
Volgi l’occhio
Su costei, prego; dalle labbra un riso
2549
Le pullula com’acqua insaponata,
2550
con cui si sia lavata una cassetta
2551
di carboni.
2552
ZANCHE
Ti aspetta un’eccellente
Fortuna. Io ti promisi di svelarti
2553
Un segreto, ed è questo. La duchessa,
2554
sorella del Granduca di Firenze,
2555
fu avvelenata con profumi sparsi
2556
sul ritratto del Duca di Bracciano,
2557
suo marito; a Camillo fu spezzato
2558
da quel dannato di Fiaminio il collo.
2559
FR. DE’ MED.
Molto strana vicenda.
2560
ZANCHE
E molto vera.
LUDOVICO
Ora si è franto il nido delle serpi.
2561
ZANCHE
Sono dolente confessar che anch’io
2562
Ci ebbi una mano al nero fatto.
2563
FR. DE’ MED.
Dunque
Tu conoscevi il lor disegno?
2564
ZANCHE
Certo;
ma ora, spinta dal rimorso, intendo
2565
derubare Vittoria questa notte.
2566
LUDOVICO
Ecco una giusta contrizione! Suole
2567
Dormicchiar l’usuraio nella chiesa,
2568
ascoltando il sermon, ma sogna il furto.
2569
ZANCHE
Per aiutar la nostra fuga ho chiesto
2570
Il permesso di andarmene in campagna
2571
Con qualcun, fino al di del funerale.
2572
Fra contanti e gioielli cento mila
2573
Corone ti darò.
2574
FR. DE’ MED.
Qual preziosa
Giovinotta tu sei!
2575
LUDOVICO
Ed una parte
Di coteste corone avrolla anch’io.
2576
ZANCHE
È una dote, mi penso! Certo è falso
2577
Il proverbio che dice esser dal sole
2578
Colorata la pelle. Un’Etiope
2579
Ritorna bianca se viene lavata.
2580
FR. DE’ MED.
Ti laverò; ma or va’ via.
2581
ZANCHE
Sii pronto
Per la fuga.
2582
FR. DE’ MED.
Sta bene: un’ora avanti
Che faccia giorno.
2583
((Zanche esce))
LUDOVICO
Che strana scoperta!
Non si sapean le circonstanze tutte
2584
Dell’una e l’altra morte.
2585
ZANCHE
(rientrando) Alla capella
Mi aspetterai a mezzanotte.
2586
FR. DE’ MED.
Bene.
((Zanche esce ancora))
LUDOVICO
E or siam giustificati.
2587
FR. DE’ MED.
Non parlarmi
Di giustizia! Che sfregio la giustizia
2588
Ebbe da noi? Noi, come le pernici,
2589
le infermità purghiamo con l’alloro:
2590
sarà la fama che l’impresa nostra
2591
coronerà, togliendo ogni vergogna.
2592
((escono))
SCENA XIV
((Padova – Appartamento di un palazzo))
((entrano da una parte Fiaminio e Gaspero, da un’altra Giovanni col seguito))
GASPERO
Vedesti mai un principe più nobile del duca?
FIAMINIO
Ho conosciuto il figlio bastardo di una povera donna, meglio favorito dalla natura: ora sta dietro di lui e in basso; ma ogni paragone faccia a faccia, riuscerebbe odioso. Un pavone che viveva in corte ed era il favorito di tutti, fu saggio. Alcune pavoncelle, un giorno, presero a lodarlo, dicendogli che era più bello dell’aquila reale. Ed il pavone disse: l’aquila è più bella, se non per le sue penne, per i suoi lunghi artigli. Be’, a costui si allungheranno, a suo tempo, gli artigli – O mio grazioso signore!
GIOVANNI
Prego di lasciarmi.
FIAMINIO
Ma Vostra Grazia deve stare allegro: sono io che ho ragione di piangere. Perchè sa lei quello che il piccolo figlio disse, quando cavalcava in groppa dietro al padre?
GIOVANNI
Be’, che disse?
FIAMINIO
Quando tu sarai morto, babbo, disse, spero di cavalcare io seduto sulla sella. Oh! È una bella cosa per un uomo sedere da solo! Può distendersi, poggiandosi sulle staffe, guardare attorno e vedere tutto in cerchio l’orizzonte. Or ecco: lei, signore, sta a sedere in sella.
GIOVANNI
Studia le preci tue: pentiti e pensa
2593
Quello che fosti prima. Ho udito sempre
2594
Che l’ultimo de’ figli del peccato
2595
È chiamato rimorso!
2596
((esce))
FIAMINIO
Le mie preci!
Con una fare da prete ei mi minaccia.
2597
Non me ne do pensiero, anche se, come anacarsi, fossi pestato a morte in un mortaio. Nondimeno una morte così starebbe meglio agli usurai: si avrebbe, a pestarli insieme col loro oro e fare con questo miscuglio – Un cordiale pel diavolo.
In sedicesmo è ver, ma il guardo fosco
2598
Ha già del zio.
2599
((entra un cortigiano))
E tu chi sei? Che rechi?
CORTIGIANO
Il giovin duca, o sir, ti proibisce
2600
Di presentarti a lui, e ti comanda
2601
Di sgombrar queste stanze, ov’è dovere
2602
Che gli s’abbia rispetto.
2603
FIAMINIO
Il lupo e il corvo
Sono belli e folleggiano con grazia
2604
Nella lor prima età. Tu hai l’incarco
2605
Di cacciarmi di qui.
2606
CORTIGIANO
L’ordine è questo.
FIAMINIO
Veramente, signor maestro di corte, non bisogna spingere agli estremi ogni suo ufficio. Dire che una gentildonna fu, sulla mezzanotte, strppata dal letto e rinchiusa con la sola camicia nella più interna torre di Castel Sant’Angelo, non farebbe parer crudele un carceriere gentiluomo che affacciasse pretese su quel rimasuglio di vesti, glielo rovesciasse sul capo e sulle orecchie e la lasciasse ivi dentro nuda?
CORTIGIANO
Molto bene: tu sei allegro.
((esce))
FIAMINIO
Questo vuol dire che mi si ributta dalla corte? Un tizzo senza fiamma fa molto fumo. Soffocherò alcuni di essi.
((entra Francesco de’ Medici))
FIAMINIO
Come? Ti vedo afflitto.
2607
FR. DE’ MED.
Un miserando
Spettacolo ho veduto.
2608
FIAMINIO
Ed in un altro
Ora t’incontri: in un umiliato
2609
Dolente cortigian.
2610
FR. DE’ MED.
La veneranda
Tua madre, in poco tempo, è diventata
2611
Vecchia. La vidi che avvolgea nel funebre
2612
Lenzolo il corpo di Marcello; dentro
2613
La stanza si accoglieva una melode
2614
Solenne e pia: sospir dogliosi e lacrime
2615
E accenti di corruccio, come fanno
2616
Le vecchie quando nelle notti vegliano
2617
Un cadavere. Fuori dalla stanza
2618
Uscendo, gli occhi non sapean guidarmi,
2619
si carchi eran di lacrime.
2620
FIAMINIO
Vederla
Voglio.
2621
FR. DE’ MED.
Sei senza carità. La vista
Tua raddoppierà l’affanno suo.
2622
FIAMINIO
Sì, voglio
Veder costoro e i lor supertiziosi
2623
Ululati ascoltar. Essi stan dietro
2624
Questa traversa.
2625
((tira la traversa e si veggono Cornelia, Zanche e tre altre dame occupate ad avvolgere in un sudario il corpo di Marcello))
CORNELIA
Questo ramerino
È avvizzito. Vi prego, un altro fresco
2626
Recatemi. Vorrei che sulla fossa
2627
Sua germogliasser queste pianticelle,
2628
e quando sarò morta e imputridita,
2629
l’allietasser di fiori. Ramoscelli
2630
sceglietemi d’alloro: una ghirlanda
2631
che dai fulmini salvi il mio figliolo
2632
voglio intessere attorno alla sua testa.
2633
Questo lenzolo consacrai con preci
2634
Devote per venti anni e nol credevo
2635
Destinato per lui.
2636
ZANCHE
Signora mia,
guarda chi c’è di la.
2637
CORNELIA
Porgimi i fiori.
ZANCHE
La signora è impazzita!
2638
UNA DELLE DAME
Ancor travolto
Ha, pel dolor, del figlio il corpo.
2639
CORNELIA
(a Fiaminio) Sii
Il benvenuto. Tieni un ramoscello
2640
Di ramerino e...piangi. Da sollievo
2641
Al cuor; tienlo di conto. N’ho lasciati
2642
Più assai per me.
2643
FR. DE’ MED.
Lo sai, buona signora,
chi è costui?
2644
CORNELIA
So bene che tu sei
Quel che scava le fosse.
2645
ZANCHE
Egli è, non vedi?
Fiaminio.
2646
CORNELIA
Vuoi proprio che impazzi? Guarda
Come ha bianca la mano! Così presto
2647
Si lava il sangue? Be’, quando l’assiolo
2648
Gridacchia sulla toppa del camino
2649
O salta e canta nella stufa il grillo,
2650
sulle tue mani rivedrai le macchie
2651
gialle; ed allora, tienilo per certo,
2652
di un corpo morto udrai la voce. E già
2653
ora, sei tutto maculato: un rospo
2654
maneggiasti – La primula è un buon fiore;
2655
desta i ricordi. Comprane tre once
2656
anche per me.
2657
FIAMINIO
Vorrei esser lontano!
CORNELIA
Puoi ascoltarmi, sire? Voglio dirti
2658
Una nenia. Soleva la mia nonna,
2659
quand’essa udiva una squilla lontana,
2660
cantarla sul liuto.
2661
FIAMINIO
Se tu vuoi,
dilla pur, dilla pure. Ecco t’ascolto.
2662
CORNELIA
(cantando come se mentecatta) Escano gli stornelli e reattini
2663
Dagli ombrosi viali de’ giardini,
2664
e rechin erbe, ramoscelli e foglie
2665
degl’insepolti a ricoprir le spoglie;
2666
aiutino le talpe e le formiche
2667
queste pietose funebri fatiche,
2668
e, perchè di calore abbian conforti
2669
ammantino di terra i corpi morti;
2670
ma scaccia il lupo dalla pia dimora,
2671
perchè con l’unghie scaverlanli ancora.
2672
Ed ora la sua merce è conteggiata,
2673
sono finite le provviste. I ricchi
2674
non n’ebber più de’ poveri. La merce
2675
è esaurita oramai. Chiudiam bottega.
2676
Sii benedetta, o buona gente.
2677
((escono Cornelia, Zanche, le dame portano via il cadavere di Marcello))
FIAMINIO
Sento
Entro l’anima mia un’assai strana
2678
Cosa agitarsi, a cui non altro nome
2679
So dar che di pietà. Lasciami prego.
2680
((Fr. De’ Med. esce))
Questa notte saprò della mia vita
2681
L’estremo fato. Mia sorella è ricca
2682
E può ben compensare i miei servigi.
2683
Sí; vissi licenzioso come tanti
2684
Vivono in corte: se però splendea
2685
Talor nella mia faccia un pieno riso,
2686
sentivo in seno che la coscienza
2687
tumultuava in confusione. Spesso
2688
celam le gaie ed onorate vesti
2689
la tortura che strazia. Noi crediamo
2690
che cantan per letizia gl’ingabbiati
2691
uccelli, mentre il canto loro è pianto.
2692
((appare lo spettro di Bracciano in sottana di cuoio, brache e stivli; è incappucciato: in mano ha un vaso pieni di gigli e sotto i fiori sta un teschio))
((allo spettro))
Sei qui. Ben posso fronteggiarti. Fatti
2693
Più presso, ancor più presso. Quale afflitta
2694
Cera tu hai? Su, via, dimmi: in qual luogo
2695
Ora ti trovi? Nella rifulgente
2696
Galleria delle stelle, o nel profondo
2697
Baratro uscuro? No? Non parli? Prego,
2698
scioglimi un dubbio. In quale religione
2699
convien meglio morire? È nella tua
2700
conoscenza? E puoi dirmi quanta vita
2701
mi resta ancora? È questa la domanda
2702
che più m’importa. Non rispondi? Sei
2703
se,pre come que’ grandi che di du,
2704
di giù si muovon senza scopo. Dimmi...
2705
((lo spettro gli rovescia addosso della terra e gli mostra il teschio))
Questo che è? Fatale! Rovesciata
2706
M’ha addosso terra, e m’ha mostrato un teschio
2707
In fondo al vaso: sotto le radici
2708
Dei fior giacea quel teschio. Prego, sire,
2709
parlami. I nostri preto italiani
2710
creder ci fan che i morti hanno colloqui
2711
con i lor familiari e che sovente
2712
vanno a trovarli a letto ed a mangiare
2713
con essi.
2714
((lo spettro svanisce))
Ora è partito! E i fior, la terra
E il teschio e tutto son con lui svaniti:
2715
questo sorpassa ogni dolor. Ma il fato
2716
faccia pure il suo peggio. Oso sfidarlo.
2717
Ed or da mia sorella. Intanto voglio
2718
Al bilancio pensar di questi orrori.
2719
La disgrazia del duca che ha distrutto
2720
Tutto l’essere mio, poi la pietosa
2721
Vista del corpo del fratello morto,
2722
poi l’eccessivo duolo di mia madre
2723
e infin questa terribili visione:
2724
tutto questo dovria render benigno
2725
il cuore di Vittoria; e, se non giova,
2726
affogherò nel sangue suo quest’arma.
2727
SCENA XV
((Ancora probabilmente Padova – Una via))
((entrano Fr. De’ Med. e Ludovico))
LUDOVICO
O mio signore, per l’anima mia,
2728
non proceder più oltre. In questa bega
2729
immischiato ti sei soverchiamente,
2730
nè fu senno l’entrarci. Io li ho pagati
2731
i miei debiti tutti, e se dovessi
2732
in rovina cascar, non cadran meco
2733
i creditori miei. Ho fatto voto
2734
di lasciar tutto a questa ardimentosa
2735
assemblea, a seguaci assai più bassi.
2736
Ma tu, o signor, su via, presto abbandona
2737
Questa città, o giuro che disdico
2738
L’assassinio.
2739
FR. DE’ MED.
Ti lascio. O Ludovico,
addio. Se tu perisci in questa gesta
2740
gloriosa, farò che le tue ceneri
2741
tengan vivo il tuo nome.
2742
((esce))
ORTENSIO
Qualche fosca
Impresa or qui si trama. Immantinenti
2743
Voglio scendere giuso alla fortezza
2744
A cercar della forza. Quai torrenti
2745
Che non conoscon soste sono queste
2746
Cortigiane fazion, ma nella corsa
2747
Spesso i cavalcator romponsi il collo.
2748
((esce))
SCENA XVI
((Padova – Un appartamento della corte))
((Vittoria Corombona con un libro in mano, Zanche, Fiaminio che si avvicina ad esse))
FIAMINIO
Che? Tu stai a pregar? Ma tira via,
2749
smetti.
2750
VITTORIA
Come, ruffiano?
FIAMINIO
Per mondane,
faccende vengo a te. Statti a sedere
2751
statti a sedere; e tu, dal sol riarsa,
2752
puoi stare e udir. Sprangate son le porte.
2753
VITTORIA
Sei ubbriaco?
2754
FIAMINIO
Sì, d’assenzio; e un sorso
Tu pur ne ingollerai.
2755
VITTORIA
Ma di che cosa
Vuol parlar questa Furia?
2756
FIAMINIO
Che del duca
Tu sei l’esecutrice, e ch’io pretendo
2757
D’esser pagato de’ servigi miei.
2758
VITTORIA
De’ tuoi servigi?
2759
FIAMINIO
Qui son penna e inchiostro:
siedi e scrivi che cosa mi vuoi dare En el texto aparece el personaje de Vittoria sin parlamento, llevando a cabo la acotación que sigue. Eliminamos el nombre del personaje porque no interviene .
2760
((scrive e poi fa per consegnare lo scritto a Fiaminio))
FIAMINIO
Come, già fatto? Un atto molto spiccio
2761
Fu questa concessione.
2762
VITTORIA
Ecco la leggo:
“A te e non ad altri ora concedo
2763
Quella porzion per cui gemé d’affanno
2764
Cain, quando sgozzato ebbe il fratello”.
2765
FIAMINIO
Perdinci! Ecco una tessera cortese
2766
Con cui cercar la carità.
2767
VITTORIA
Tu sei
Un farabutto.
2768
FIAMINIO
Siamo giunti a tanto?
((tra sè))
Dicono che il terror placa le angosce.
2769
Un diavolo ha costei dentro il suo seno,
2770
vo’ provar se da lei posso straparlo –
2771
siedi tranquilla. Il mio signor, morendo,
2772
mi consegnò due paia di gioielli,
2773
che mi mettono in grado di beffarmi
2774
del tuo buon cuor. Vo’ farteli vedere.
2775
((esce))
VITTORIA
Certo, è impazzito.
2776
ZANCHE
Oppure è disperato:
per la nostra salvezza un più benigno
2777
parlare usa con lui. Cerchiam soccorso.
2778
((vedendo Fiaminio che rientra con due cassette di pistole, grida))
Aiuto! Aiuto!
2779
FIAMINIO
Il gorgozzul con questa
Prugna invernale tapperotti.
2780
VITTORIA
Giacciono
Entro le fosse milioni di morti,
2781
che al giudizio final risorgeranno
2782
con stridore di denti.
2783
FIAMINIO
Lascia stare
Cotesto tuo ciarlio e questi tuoi
2784
Lamenti che son roba da grammatica,
2785
argomenti da femmina – Conosco
2786
qualche orator che non esclamazioni
2787
crede commuover meglio l’uditorio
2788
che con ragioni e con sana dottrina.
2789
VITTORIA
Fragilità non altro è questa mia!
2790
Ma mi son risoluta. O angosce, addio!
2791
Guarda, Bracciano: mentre che vivevi
2792
Tu eressi in cuore un fiammegginte altare
2793
Per far de’ sacrifici al nome tuo;
2794
or però sono pronta ad offerirti
2795
il cuor, me stessa e tutto. O Zanche, addio.
2796
FIAMINIO
(minacciando con le pistole) Sei pronta tu?
2797
VITTORIA E ZANCHE
Siam pronte.
ZANCHE
Aiuto! Aiuto!
((entrano con fracasso Ludovico, Gaspero Pedro e Carlo))
FIAMINIO
Che chiasso è questo? Dunque del palazzo
2798
Si son foggiate chiavi adulterine?
2799
LUDOVICO
Vi rechiamo un’allegra mascherata.
2800
FIAMINIO
Mi sembrate davver de’ Mattaccini
2801
A veder quelle spade sguainate.
2802
Or gli uomini di chiesa si trasmutano
2803
In compagnia di gente buffonesca.
2804
((tutti si scoprono))
GASPERO
Isabella! Isabella!
2805
LUDOVICO
Ci conosci?
FIAMINIO
Gaspero e Ludovico!
2806
LUDOVICO
Sì, e quel moro,
a cui Braccian concesse una pensione,
2807
era il Granduca di Firenze.
2808
VITTORIA
E allora
Noi siam perduti!
2809
FIAMINIO
Deh! Non mi togliete
Ch’io di costei faccia giustizia. Fate
2810
Ch’io di mia man l’uccida. Fu ben dessa
2811
Che ogni salvezza mi tagliò, soccorsa
2812
Dai vostri acciari – Si fa beffe il Fato
2813
Di noi, nè noi possiam combatterlo. Che resta?
2814
Se noi possiamo prevedere il fato,
2815
non lo possiamo prevenir. Ma un grande
2816
assioma ha il mondo che ogni premio vince:
2817
nascere fortunati è meglio assai
2818
che l’esser savi.
2819
GASPERO
Legate costui
A una colonna.
2820
VITTORIA
Qual pietà gentile!
Ei fu tempo che vidi un nero merlo
2821
Preferire un rifugio in grembo a un uomo
2822
Per scampare da un falco.
2823
GASPERO
Non t’inganni
Speranza alcuna.
2824
VITTORIA
Se Fiorenza è in corte,
mi uccida lui.
2825
GASPERO
Richiesta pazza! I prenci
Largiscon doni con le mani loro,
2826
ma con le mani altrui danno le morti
2827
e i tormenti.
2828
LUDOVICO
(a Fiaminio) Ricorda: un di, di furto,
tu mi colpisti! Or io ti vo’ nel cuore
2829
rendere i colpi.
2830
FIAMINIO
Agisci come un boia,
come un vil boia, e non da gentiluomo:
2831
io non posso difendermi.
2832
LUDOVICO
Tu scherzi?
FIAMINIO
Vuoi vedermi morir piagnucolando
2833
Come piansi nascendo?
2834
GASPERO
Raccomandati
Al cielo.
2835
LUDOVICO
Se potessi per quatr’anni
Farti morir quaranta volte al giorno,
2836
ancor poco saria. Nulla mi afligge’,
2837
più di questo, che sei un picciol cibo
2838
per la mia fame di vendetta. Or dimmi:
2839
a che tu pensi?
2840
FIAMINIO
O sire, a nulla
Di nulla. Lascia star queste domande
2841
Oziose. Ora sto per avviarmi
2842
Dove mi aspetta un silenzio infinito.
2843
Ciarlare è proprio vano. Non ricordo
2844
Nulla; nè v’ha maggior dolore al mondo
2845
Che ricordarsi de’ propri pensieri:
2846
sono un peso terribil per chi muore.
2847
LUDOVICO
(a Vittoria) Ed ora a te, baldracca gloriosa:
2848
s’io potessi tagliar dall’aer puro
2849
il sozzo fiato onde respiri e vivi,
2850
vorrei succhiarlo e poi rigurgitarlo
2851
in qualche letamaio.
2852
VITTORIA
Sei tu il mio boia?
Non si direbbe al portamento, al viso,
2853
troppo belli per boia. Ebben, sia pure.
2854
Su, fa da bravo il tuo mestier, ma prima
2855
China i ginocchi e cercami perdono.
2856
LUDOVICO
Quale cometa prodigiosa fosti!
2857
Vo’ cominciar, tagliandoti la coda,
2858
e spacciar pria questa tua mora.
2859
VITTORIA
No;
prima me, prima me. Eccoti il seno.
2860
Fino all’estremo suo respiro deve
2861
Una mia pari esser servita. Non
2862
Toccar costei.
2863
GASPERO
Brava così tu sei?!
VITTORIA
Voglio dare al tuo ferro il benvenuto,
2864
come i principi ai grandi ambasciatori:
2865
che vangli incontro a metà vita.
2866
LUDOVICO
Trenare
Tu dovresti al pensier che in aria e fumo
2867
Stai per svanire.
2868
VITTORIA
Troppo vera donna
Son io, nè vane immagini mi ponno
2869
Intimorir. Da me non una lacrima
2870
Sola vedrai versar; nè impallidire
2871
Mi vedrai per paura, ma soltanto
2872
Per mancanza di sangue.
2873
CARLO
(a Zanche) O negra Furia,
qui per te ci sono io.
2874
ZANCHE
Rosso è il mio sangue
Al par del tuo. Vuoi tu verne una giccia?
2875
Fa tanto bene alla salute. Oh! Come,
2876
come orgogliosa son, perchè la morte
2877
non può cangiarmi di colore. Il viso
2878
non mi vedrete impallidire.
2879
LUDOVICO
Assieme
Tutti...a colpir! Su, colpi e colpi...
2880
VITTORIA
(a Ludovico) Bravo!
Un colpo assai ben dato. Un altro eguale
2881
Danne, se mai ti avvenga assasinare
2882
Un pargolo poppante. Allor famoso
2883
Boia diventerai.
2884
FIAMINIO
Gagliarda lama
La tua! Fattura inglese o di Toledo?
2885
Bene! Io sempre pensai che la cagione
2886
Del mio morir l’avrebbe conosciuta
2887
La punta di un pugnal, non un dottore.
2888
Affonda il ferro ancor, stracciale ancora
2889
Le ferite che apristi.
2890
VITTORIA
Nel mio sangue
Era il più grande de’ peccati miei
2891
E lo purgo col sangue.
2892
FIAMINIO
Una sorella
Brava tu sei. Così ti voglio bene.
2893
Nutre la donna l’uomo, ma dovrebbe
2894
Nutrirlo ancor di gagliarda virile.
2895
Molte donne lasciar nome famoso
2896
Per virili virtù, che nel secreto
2897
Furon sozze di vizi: ma un felice
2898
Silenzio le salvò. Solo chi apprese
2899
A celar le sue colpe è senza falli.
2900
Addio.
2901
VITTORIA
Trascina una tempesta nera
L’anima mia, ma non so dove...
2902
FIAMINIO
Butta
L’àncora a mar, sorella, e tienla salda.
2903
Quando arridono all’uomo i di felici
2904
Se ne resta stregato. Ma, se giunge
2905
L’avversità, l’uom si ritrova: il mare
2906
Spumeggia e ride allora che agli scogli
2907
Si accosta e sbatte. Ed or l’abbiam fiita
2908
Coi dolori, o sorella. Or, più non siamo
2909
Schiavi della fortuna. Ora cessiamo
2910
Di morire, morendo.
2911
Sei tu morta?
O solor presso al fondo? È falsa storia
2912
Che le donne gareggian con le nove
2913
Muse, per viver nove volte? Sprezzo
2914
Chi verrà dopo me, chi venne prima:
2915
me non solo: son principio e fine.
2916
Se volgiam l’occhio al ciel, le conoscenze
2917
Si confondono e annebbiano. Nel seno
2918
Di un nuvolo mi sento.
2919
VITTORIA
Oh! Fortunato
Chi le corti non vide, e nessun grande,
2920
se non perchè ne udla, conobbe mai!
2921
((muore))
FIAMINIO
Come un lume, spegnendosi, rivive
2922
Ad ora ad ora con guizzi di luce,
2923
anch’io risento palpitar la vita.
2924
Tutto ciò che appartiene ai grandi fa ricordare le tradizioni delle vecchie mogli, che cioè i leoni della Torre di Londra, anche se splende il sole, piangono nel di della Candelora pel doloroso inverno che ancora resta.
Qualche cosa di buono la mia morte
2925
Vi può insegnare. In un carnaio oscuro,
2926
io la vita trascorsi e un raffreddore
2927
me ne colse; e la voce vi smarrli,
2928
senza speranza di rimedio – Addio,
2929
o gloriosi villani! Il faccendiero
2930
commercio della vita è vanità;
2931
vuol riposo il riposo, e pur da tutti
2932
pena a pena si accumula. Pe’ miei
2933
funerali non sonino campane
2934
adulatrici, e sol rimbombi il tuono
2935
profondamente al mio ultimo addio.
2936
((muore))
AMBASCIATORE INGLESE
(da dentro) Per di qua, per di qua! Sfondate tutte
2937
Le porte. Per di qua!
2938
LUDOVICO
Siam noi traditi?
Ebben, si muoia con fermezza insieme.
2939
Un grande gesto abbiam compiuto, ed ora
2940
Sfidiamo il peggio che ci apporta il fato;
2941
noi non temiamo il sangue.
2942
((entrano gli ambasciatori, Giovanni e guardie))
AMBASCIATORI INGLESE
Ritenete
Indietro il giovin principe. Sparate,
2943
sparate.
2944
((sparano, Ludovico cade))
LUDOVICO
Son ferito, ed ho paura
Che per me l’è finita.
2945
GIOVANNI
O sanguinario
Villan! Con quale autorità potesti
2946
Compir questo massacro?
2947
LUDOVICO
Con la tua.
GIOVANNI
Con la mia?
2948
LUDOVICO
Fu tuo zio che l’ordinava,
di cui parte tu sei. Sono sicuro
2949
che mi conosci. Guarda, vedi: il conte
2950
Ludovico son io. L’ultima notte
2951
La passò nella corte travestito
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Quel tuo zio nobilissimo. Era il moro,
2953
cui tuo padre concesse una pensione.
2954
GIOVANNI
E or diventato è un assassino! Via
2955
Voi altri; alla prigione e alla tortura.
2956
Come spero nel ciel, chi prese parte
2957
A questa strage sentirà l’amaro
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Della giustizia mia.
2959
LUDOVICO
Per me la gloria
Sento di poter dir che questo fatto
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È proprio mio. Sano riposo e sonno
2961
I tormenti, i patiboli e la rota
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Della tortuna mi daranno. Questo
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Mio notturno lavor l’ho alluminato
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Ed è il miglior che ho fatto.
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GIOVANNI
Questi corpi
Rimovete. Oronevoli signori,
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da questa loro punizion traete
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questo precetto: ricordare ai tristi
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che sopra grucce di fragili canne
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i delitti si appogiano nel mondo.
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