John Webster

Il diavolo bianco o Vittoria Corombona

The White Devil

Traducción de The White Devil

John Webster, Il diavolo bianco o Vittoria Corombona, Luigi Gamberale (trad.), Agnone, Sammartino-Ricci, 1922

Joan Oleza Simó (Investigador principal) Luigi Gamberale (Traductor) Soler Sasera, Eva (Editor)

Italiano · Verso · 2970 versos

https://playcode.fly.dev/plays/EMOTHE0175_IlDiavoloBiancoOVittoriaCorombona

DRAMATIS PERSONAE

MONTICELSO cardinale e poi Papa
FRANCESCO DE’ MEDICI duca di Firenze
BRACCIANO altrimenti duca di Bracciano, marito d’Isabella
GIOVANNI suo figlio
CONTE LUDOVICO
CAMILLO marito di Vittoria
FIAMINIO fratello di Vittoria, segretario di Bracciano
MARCELLO altro fratello di Vittoria, al seguito di Francesco de’ Medici
ORTENSIO
ANTONELLI
GASPERO
FARNESE
CARLO
PEDRO
DOTTORE
MAGO
AVVOCATO
GIACOMO
GIULIO
CRISTOFORO
ISABELLA sorella di Francesco de’ Medici, moglie di Bracciano
VITTORIA COROMBONA moglie di Camillo, poi di Bracciano
CORNELIA madre di Vittoria
ZANCHE cameriera di Vittoria
BADESSA DELLA CASA DELLE CONVERTITE
AMBASCIATORI
AMBASCIATORE INGLESE
MEDICI
UFFICIALI
GENTE DL SEGUITO
OMNES
VITTORIA E ZANCHE

SCENA I

(Roma. Forse una strada.)
(Conte Ludovico, Antonelli, Gaspero.)
LUDOVICO
Bandito! 1
ANTONELLI
Quando udii questa senteza,
Ne provai gran dolor. 2
LUDOVICO
ridendo Ha, ha, Democrito!
I tuoi Dii che governano l’intero 3
Mondo, danno i lor premi e le lor pene 4
A modo delle Corti. La Fortuna 5
È proprio una sgualdrina! Se ci dona 6
Qualcosetta talor, ce la frantuma, 7
Per righermirla tutta con un colpo 8
Di artiglio, a un tratto solo –Che vuol dire 9
Aver grandi nemici! Ecco il motivo 10
Del mio bando. Che Dio li ricompersi! 11
Ma il tuo lupo non appar più lupo 12
Che quando esso è affamato. 13
GASPERO
Ma costoro,
Che dici tuoi nemici, sono tutti, 14
Di grado principesco. 15
LUDOVICO
Ebben, per essi
Voglio pregare! Il fulmine è adorato 16
Da color che colpisce e taglia a pezzi 17
ANTONELLI
Eppure, o mio Signor, la tua condanna 18
È secondo giustizia. Dà una occhiata 19
Alla vita trascorsa: in sol tre anni 20
La più nobil contea tu l’hai distrutta. 21
GASPERO
Ingollarono te como una mummia 22
I tuoi seguaci; e poi, quando la nausea 23
Li prese per orribil medicina 24
Contro natura, in una morta gora 25
T’han vomitato. 26
ANTONELLI
Tutti i più dannati
Gradi di ubriachezza hai tu saliti 27
Barcollando; e de’ due belli manieri 28
Un cittadino ti chiamò signore 29
Sol perchè mangiò teco il caviale. 30
GASPERO
I nobili inviati alle tue mense 31
Scialacquatrici –solo la Fenice 32
Potè scampare dalle vostre gole – 33
Ora si beffan delle tua miseria; 34
E van dicendo aver pronosticato 35
Che eri qual meteoora, scoppiata 36
Fuor della terra e che presto per l’aere 37
Si dovea dileguare. 38
ANTONELLI
E dello spirito
Fanno sui fatti tuoi: che tu, in un’ora 39
Di terremoto fosti generato, 40
E che per questo la tua signoria 41
Doveva novinare. 42
LUDOVICO
Molto bene.
Ciò si adatta assai bene a due sechietti 43
Da pozzo, o l’uno o l’altro ho da cercare 44
Di vuotare. 45
GASPERO
Ma vi è di peggio ancora:
Efferati micidi sanguinosi 46
Hai tu commessi a Roma. 47
LUDOVICO
Erano pulci
Che pungean le mie carni. La mia testa 48
Perchè allor non la presero? 49
GASPERO
O Signore,
È la legge che fa talor l’ufficio 50
Di mediatrice, e che non sempre crede 51
Di affogare nel sangue i più violenti 52
Misfatti. Questa mite pena un fine 53
Segna ai delitti tuoi, e con l’esempio 54
Può far migliori questi tempi tristi. 55
LUDOVICO
E sia così! Però mi meraviglio 56
Che dall’estilo scampano taluni 57
Così detti grand’uomini: quel Paolo 58
Giordano Orsini, Duca di Bracciano, 59
Per esempio, che a Roma se la vive, 60
E con assiduo ruffianeccio cerca 61
Prostituir Vittoria Corombona. 62
O Villoria, un tuo bacio dato al Duca 63
Poteva farmi assolvere. 64
ANTONELLI
Ma sia
Un uomo dentro te tutto di un pezzo! 65
Nel loco, ove son nate, i più graditi 66
Frutti lor non producono le piante, 67
Ma li dan, trapiantate in altro sito. 68
Quanto più si stropicciano i profumi 69
Tanto più ci tramandano i graditi 70
Olezzi loro; e così anche il dolore 71
Più pienamente sue virtù distilla 72
S’esso è verace e non sofisticato. 73
LUDOVICO
Ma smettille coteste colorate 74
Consolazioni. Be’ come le tele 75
Ricamate in Italia io debbo l’epa 76
Succhiellar di costoro. 77
GASPERO
O mio Signore!
LUDOVICO
Ecco, son paziente. Ho visto alcuni, 78
Prossimi ad esser giustiziati, un guardo 79
Al carnefice volgere ed offrirgli 80
Danari e diventargli familiari. 81
Anch’io vo’ far così. Io li ringrazio; 82
Ma di più stimerei le grazie loro, 83
Se mi spacciasser con più fretta. 84
ANTONELLI
Addio.
Noi sapremo trovar l’ora opportuna 85
Per farti richiamar dal bando. 86
LUDOVICO
A voi
Sarò sempre obbligato. Ed è ben questa 87
La carità degli uomini. Vi prego 88
Adoptarla per me. Usano i grandi 89
Tosare, scorticar le pecorelle, 90
Venderme il vello e poi anche le carni 91
Per farle tagliuzzare a brani a brani 92
escono tutti 93

SCENA II

(Roma. Casa di Camillo.)
(Dopo una festa notturna licenziandosi.)
(BRACCIANO, VITTORIA, FIAMINIO.)
BRACCIANO
Il miglior de’ riposi a te, signora. 94
VITTORIA
Ed il migliore a te dei benvenuti 95
Miei, o signor. Più luni. Accompagnate 96
il signor Duca. 97
(Vittoria esce insieme con Camillo.)
BRACCIANO
Ora, o Fiaminio, sento 98
Che son disfatto. 99
FIAMINIO
No; abbi fiducia
In tutte le tue voglie. Al par di un lampo 100
Voglio servirti celere. La bella 101
Vittoria, mia sorella fortunata, 102
Ti consente un convegno, qui, a quest’ora. 103
Olà, signori, fate sull’istante 104
La carrozza partire. Deponete 105
Prima le torce vostre e andate via. 106
Così comanda il signor nostro, il Duca. 107
(il seguito esce)
BRACCIANO
Son così fortunato! 108
FIAMINIO
E non poteva
Avvenire altrimenti. Hai tu notato 109
Che questa notte, ovunque ti aggiravi, 110
Essa con gli occhi ti seguia? D’accordo 111
Son già con Zanche, la sua cameriera: 112
Essa è superba di aiutar la tua 113
Passïone, e di cuor brama servirti. 114
BRACCIANO
È una felicità che avanza ogni mia speranza, perchè avanza in mio merito.
FIAMINIO
Avanza ogni tuo merito! Discorriamcela un poco su questo avanzare i tuoi meriti. Di che dubiti tu? Della sua ritrosia? Ma questa è la corteccia della lussuria, onde s ammanta la maggior parte delle donne. Sì; perchè dovrebbero le donne arrossire, udendo dominare quello che non temono di maneggiare? Sono furbe ese! Capiscono che di tanto crescono le nostre fiamme di quanto sono più grandi le difficoltà di spegnerle: sanno bene che la sazietà smussa, stanca ed addormenta le passioni. Perchè vedi bene: se la porta della cánova, dove si conservano le bottiglie, si lasciasse sempre aperta, non vi si vedrebbe attorno, sempre, quell’affogato affollarvisi, nè quella arroventata smania di bere.
BRACCIANO
Oh! Ma suo marito è così geloso!
FIAMINIO
Sia impiccato quello là! Un doratore, il cui cervello siasi affogato nel mercurio, non ha il fegato più infreddolito di lui. A stare a quello che ne dice il suo medico, nessun elmo ebbe spiccate nei grandi tornei, tante penne quanti egli ha perduto Capelli: un giocoliere Irlandese che usa giocare tutto nudo, e poi si butta giù come vien viene, non è più fortunato; è così incapace di piacere a una donna che, come una camiccia assettata olandese, per tutto il dorso resta aggruppata ed entro le brache.
Chiuditi in tanto in questo camerino, 115
Signor mio; qualche tiro ho da trovarlo 116
Per tenere lontan questo cognato 117
Dalla sua bella compagna di letto. 118
BRACCIANO
E s’ella non venisse? 119
FIAMINIO
Ma io non voglio che Vostra Signoria mostri così poca saggezza in fatto di amori e la perseguitai con tante e tante fanciullesche proteste amorose, mentre tre o quattro galanti che se l’avevano goduta, avrebbero con tutto il cuore voluto laberarsi di lei. Tale e quale, come di un Uccello in gabbia, posta di està in un giardino: gli uccelli che sono fuori non hanno speranza si entrare in gabbia, e quelli che son dentro disperano e si consumano, perchè temono di non potere uscirne mai.
Su! Va’ via, 120
Va’ via! Non vedi dunque? È lui che giunge. 121
(Bracciano esce. Fiaminio additando Camillo, che ancora è dietro le quinte.)
Questo messere ha tutte le apparenze 122
Perchè altri lo stimi un baccalare; 123
ma chi il cervel gli stuzzica ritrova 124
che una pelle di cinco è il suo vestito. 125
(Entra Camillo)
Come? Di già? Già pronto a viaggiare 126
Della moglie tua bella al caldo letto? 127
CAMILLO
Fratello, no. Per più nordica plaga, 128
per più rigido clima è il mio cammino: 129
l’ultima volta che con lei mi giacqui 130
non la ricordo più. 131
FIAMINIO
Strano l’oblio
In computo siffatto! 132
CAMILLO
Non giacemmo
Insieme mai, che, prima del mattino, 133
non incrinasse un empito di vento 134
il compatto voler di tutti e due. 135
FIAMINIO
Però, parte di colpa ci l’avevi 136
In questa incrinatura. 137
CAMILLO
È ver; ma lei
Che ancor si vegga in me, le fa disgusto. 138
FIAMINIO
Di che si tratta? 139
CAMILLO
Il Duca, tuo padrone,
suol visitarmi spesso e lo ringrazio; 140
ma, come il giocator fa per la palla 141
da lui lanciata, ch’ei s’inchia e piega 142
verso colà dove si gira, e guarda 143
con molt’ansia, così... 144
FIAMINIO
Ma tu, si spera,
non penserai... 145
CAMILLO
Che giocano di frodo
Cotesto gentiluomini? In mia fede 146
Basta guardare l’alma del suo viso 147
Per capire a che tende. Un salterello 148
Vorria giocar con la signora mia. 149
FIAMINIO
Ma vuoi farla da asino, a dispetto 150
Di Aristotile tuo? Ma come? Becco? 151
Se dalle tue effemeridi tu sai 152
Sotto qual favorevol pianeta 153
Nascesti? 154
CAMILLO
Ma va’ là! Va’, non parlarmi
Di effemeridi mie, nè di pianeti; 155
anche durante il giorno, allor che gli occhi 156
son tramontati delle stelle, un uomo 157
può diventare un becco. 158
FIAMINIO
Iddio ti assista:
O il capo poserai sur un cuscino 159
Imbottito di corna. 160
CAMILLO
Fratel mio!
FIAMINIO
Che Iddio mi danni! Potess’io scaltrisrti 161
Come guardar tua moglie! Tu dovresti 162
Tenerla sotto chiave. 163
CAMILLO
È un buon consiglio.
FIAMINIO
E tenerla lontana dal mischarsi 164
In un’orgia qualsiasi. 165
CAMILLO
Un’eccellente
Precauzione. 166
FIAMINIO
E legarla con guinzaglio
Come un cane e, avvinghiata dall’un capo 167
A’tuoi calcagni, trascinarla a Chiesa. 168
CAMILLO
Per Dio che tutto questo salverebbe 169
L’onor suo! 170
FIAMINIO
Ed allor puoi star sicuro
Che, non ostante queste tue cautele, 171
s’anco foss’ella un’innocente e casta, 172
in un quindici di te la farebbe: 173
e sarebbe allor ver quel ch’or ti sogni. 174
Questo il consiglio mio, e non ti chiedo 175
Paga per esso. Ma sii saggio alfine. 176
CAMILLO
Via, tu non sai come si aggrinza il mio 177
Berrettino da notte. 178
FIAMINIO
All’uso antico
L’hai da portar; n’escano fuor le lunghe 179
Orecchie. Ecco, con te sarò senza pietà. 180
Sì, toglie pure a tua moglie ogni suo divertimento; però le donne, quanto meno se ne diffida e la loro libertà è meno ristretta, tanto più si serbano caste con grazia e buona volontà. Queste astute cautele di clausura destano nella loro carne una ribellione maggiore di tutti gli afrodisiaci che i dottori hanno suggeriti dopo l’ultimo giubileo.
CAMILLO
Questo non mi guarisce.
FIAMINIO
Sembra che tu sii geloso: voglio mostrarti con un esempio familiare che in questo tu sbagli. Ho visto un par di occhiali fatti con tale arte di prospettiva, che, posti sur un tavolo non più che dodici pence, ecco che essi paiono come se fossero venti. Ora se tu te metessi un par di questi occhiali e ti accadesse di vedere tua moglie affibbiarsi le scarpe, ei ti parrebbe che venti mani si sforzassero a strappare le vesti di lei; e questo ti farebbe montare in furia orribile e senza motivo.
CAMILLO
Ma quest’inganno non sarebbe nella vista dell’occhio.
FIAMINIO
Vero; ma quelli che hanno l’itterizia credono che tutti gli oggetti che essi guardano sono gialli. Peggio è della gelosia: i suoi accessi danno all’uomo venti storti aspetti come fanno le bolle di acqua in un bacino. Spesso è l’aspetto suo che creagli sul capo una cresta puntuta. Vedi, essa è qui. Entra Vittoria. Ma qual motivo hai di essere geloso di questa creatura? Quale asino ignorante o farabutto adulatore potrebbe trovarsi, che scrivesse un sonetto sui suoi occhi e dicesse che la sua fronte è come la neve dell’Ida, o come l’avorio di Corinto, o paragonasse la sua schioma al rosso becco di un merlo, mente è più simile alle nere penne di un merlo? Questo è tutto: sii savio; io debbo rifarvi amici, e farvi andare insieme a letto. Ma, per bacco, questo non sei tu che devi richiederlo; a tutti i costi abbi fiducia e allontanati. (Camillo si allontana). Sorella, il mio signore ti aspetta nella sua casa a banchetto. Ma tuo marito è meravigliosamente dispiaciuto di te.
VITTORIA
Non feci nulla che gli potesse dispiacere. Durante la cena io scalcai per lui.
FIAMINIO
In fede mia tu non avevi necessità di trinciarlo: dicesi che sia già un capone. Debbo ora fintamente bisticciarmi con te. docchioso che, in questi ultimi venti anni, stette insieme con i più vili servitori, sulla serpe del cocchio del Duca, o fra gli sputi e le leccarde. (a voce alta) E deve un gentiluomo di così buona stirpe come Camillo... (a bassa voce a Vittoria) un servo pidocchioso che, in questi ultimi venti anni, stette insieme con i più vili servitori, sulla serpe del cocchio del Duca, o fra gli sputi e le leccarde.
CAMILLO
da lontano Ora la comincia a vellicare.
FIAMINIO
E poi (ad alta voce) è un dottorone assai bravo (a voce bassa per la sola Vittoria) uno che ha la testa ripiena di cervello di giovenzo, senza un grano di saggezza —implora da te ginocchioni l’alloggio per una notte? (a bassa voce) ha nei suoi popliti dell’erpete, che, come il fuoco nei gassometri, non se n’è potuto guarire in sette anni (a voce alta) Non è egli un gentiluomo della Corte? —quando indossa un bianco abito di satin, lo si prenderebbe con quel nero muso, per un animale diverso dal bruco —Ma tu che sei così coperta da un falso gioiello come è tuo marito, sembri la contrafflazione di un diamante.
CAMILLO
Ed ora le mostra quello che è in me.
FIAMINIO
Su! Il mio signore ti aspetta: tu devi andare a letto col mio signore.
CAMILLO
Ora ei viene al fatto.
FIAMINIO
Ha un così delicato gusto come l’ha un vignaiolo quando assaggia il vino nuovo — (a Camillo) Sto sponendo il tuo caso; ma è difficile.
CAMILLO
Sulla mia parola è un virtuoso fratello!
FIAMINIO
Egli ti darà un anello con su una pietra filosofale.
CAMILLO
Veramente sto studiando Alchimia.
FIAMINIO
Giacerai in letto imbottito di piume di tortorelle; tra lini, profumati da svenirne, come quel tale che fu soffocato tra le rose. Così perfetta sarà la tua felicità, che, come gli uomini che vanno per mare, credono che la terra, gli alberi e le navi si muovano per il verso in cui essi vanno, così ti parrà che cielo e terra procedano secondo il tuo viaggio. T’incontrerai con lui: ciò fu fissato con chiodi di diamante, perchè tu sei diventata una inevitabile necessità.
VITTORIA
Come si ha da fare per isbarazzarci di lui?
FIAMINIO
Gli porrò un tafano sotto la coda — per ora mettilo all’ambio. A Camillo. L’ho quasi lavorata e mi persuado che ci verrà; ma ho da darti ora questo consiglio; io non vorrei giacermi con lei questa notte: voglio stuzzicare il suo umore e renderla più mansueta.
CAMILLO
L’ho da fare? fare?
FIAMINIO
Questo farà parerti di senno superiore.
CAMILLO
Vero; ed è di natura che differisce dalle passioni tumultuarie; perchè qua negata grata.
FIAMINIO
Giusto: anche se tu ti tieni a distanza, sarai tu il magnete che attirerà a te.
CAMILLO
Una ragione filosofica questa.
FIAMINIO
Va’ da lei con fare da gentiluomo e dille che vuoi giacerti con lei al ritorno si un tuo viaggio pel ducato.
CAMILLO
avanzandosi Vittoria, io non posso essere persuaso, o, come altri direbbe, incitato...
VITTORIA
A far che cosa, sire?
CAMILLO
A giacere con te questa notte. I filugelli usano digiunare ogni tre giorni, ma nel prossimo che segue filano meglio. Domani a notte sarò da te.
VITTORIA
Filerai un bel filo, abbine fiducia.
FIAMINIO
Ma stammi a sentire; sarò io che ti trafugherò alla sua camera verso la mezzanotte.
CAMILLO
Tu la pensi così? Bé, guarda, fratello; perchè tu non abbi a pensare che io possa farti qualche beffa, prendi questa chiave, chiudimi nella stanza e sarai sicuro de’ fatto miei.
FIAMINIO
In verità, che voglio. Sarò il tuo carceriere un volta tanto; ma non avresti tu, per avventura, un porta falsa?
CAMILLO
Peste alle porte false, per quanto sono un cristiano. Domani però mi dirai quanto dispetto essa ha sentito per la mia partenza scortese.
FIAMINIO
Lo farò.
CAMILLO
Hai tu notato la celia del filugello? Buona notte: userò spesso questo giochetto.
FIAMINIO
Fallo, fallo, fallo. (Camillo esce e Fiaminio chiude la porta) Ora stai al sicuro. Ha, ha, ha! Ti sei chiuso nel tuo bozzolo proprio come un filugello.— Vieni, sorella: l’oscurità nasconde il tuo rossore. Le donne sono come i cani feroce: per umanità sono tenuti alla catena tutto il giorno, ma sulla mezzanotte sono sciolti: allora essi fanno o il maggior bene, o i maggiori misfatti. Chiamando. Mio signore, mio signore.
(Rientra Bracciano; Zanche porta un tappeto, lo distende e vi pone su due cuscini. Vittoria e Bracciano vi si seggono.)
BRACCIANO
Come vorrei che il tempo s’arrestasse 181
Calmo per sempre, e non avesse fine 182
Quest’ora e il nostro conversar; ma tutte 183
Rapidamente le delizie umane 184
Son destinate a divorar se stesse 185
(Compare Cornelia alle loro spalle e porge l’orecchio per udire.)
Dentro il tuo seno accoglimi, pietosa 186
Signora, aprimi il cuor; però non dirmi 187
Eloquenti parole e sol de’ miei 188
Voti m’hai da parlar. Non discacciarmi; 189
chè, se tu mi ributti, eternamente 190
sarò perduto. 191
VITTORIA
O sir, con tutto il cuore
Io ti desìo; non per pietà son teco. 192
BRACCIANO
Quale pietoso medico tu sei! 193
VITTORIA
Non parlar di pietade! Ogni noiosa 194
Crudeltà delle donne è come ai medici 195
Sono le molte morti: il nome loro 196
E il credito ne sfuma. 197
BRACCIANO
L’eccellente
Creatura che sei! Noi diamo il nome 198
Di crudeli alle belle, or di: qual nome 199
Si addice a te così pietosa? 200
ZANCHE
Guarda
Come tra lor si stringono! 201
FIAMINIO
Un’ unione
Molto felice! 202
CORNELIA
Piomban sul mio capo
I miei terrori. O povero cuor mio! 203
Mio figlio è il loro ruffiano! Adesso 204
Veggo a triste rovina esser disposta 205
La mia casa. Là dove i terremoti 206
Hanno infiurato, lascian ferro, o pietre, 207
o rame dietro se: ma la lussuria 208
doce gavazza lascia nulla. 209
BRACCIANO
Quale
Valore ha questo gioiello? 210
VITTORIA
È un povero
Ornamento di povera fortuna. 211
BRACCIANO
In fede mia, lo vo’ per me. Scambiare 212
Vo’ il tuo gioiel con questo mio. 213
FIAMINIO
Ma bravo!
Scambia pure col suo quel tuo gioiello 214
E glielo poni a posto. 215
BRACCIANO
Ch’io ti vegga
Portarlo. 216
VITTORIA
Qui, o signore?
BRACCIANO
No, più in basso:
più in basso esso va posto. 217
FIAMINIO
E questo è meglio
Il gioiello di lui tu devi, o donna, 218
collocarlo più in basso. 219
VITTORIA
Ad ingannare
Il tempo va’ narrare a Vostra Grazia 220
Quel ch’ho sognato nella scorsa notte. 221
BRACCIANO
L’udrò ben volentieri. 222
VITTORIA
Un sogno pazzo
E vano. Ei me parea che, a mezzanotte, 223
pel cimiterio passegiassi, e proprio 224
dove un alber di tasso le robuste 225
larghe radici nel terreno affonda: 226
sotto quel tasso mi sedetti triste, 227
appoggiata a una tomba, tra una fitta 228
di croci fatte di stremati stecchi; 229
quand’ecco, innanzi a me, furtivamente 230
trafugatisi là, la tua Duchessa 231
e mio marito stettero. Portava 232
l’una in mano una zappa arrugginata, 233
l’altro un piccone aguzzo. Con parole 234
ingiurose mi chiesero conto 235
de’ disegni che aveva circa quell’albero. 236
BRACCIANO
Qual albero? 237
VITTORIA
Ma quell’innocuo tasso.
Dissero che volevo quel si bello 238
Tasso sveller di là, per trapiantarvi 239
Uno spinoso e nero sterpo; ond’essi 240
Avean fatto perciò solenne voto 241
Si mise col piccon furiosamente 242
A scavare una fossa, e la Duchessa 243
Rabbiosamente diessi a sparpagliare 244
La terra smossa e l’ossa. O mio signore, 245
pensa come tremavo! Nondimeno 246
in si grande terrore io non potevo 247
pregare. 248
BRACCIANO
Ma sicuro! Nel tuo sogno
C’era il demonio. 249
VITTORIA
Allora in mio soccorso
Surse un potente turbine, che un grosso 250
Ramo schiantò da quell’albero santo, 251
che schiacciò tutti e due; e in quella fossa 252
giacquero. E ciò fu giusto. 253
FIAMINIO
Che demonio
Di donna! Con un sogno gli ha insegnato 254
Che de’spacciar dal mondo la Ducchessa 255
E il suo tristo marito. 256
BRACCIANO
Ecco: il tuo sogno
Interpreto così: da vigorose 257
Braccia sarai protetta, che le furie 258
Del geloso marito attutiranno 259
E la morbida invidia della mia 260
Flemmatica Duchessa. Oltri ogne voce 261
Di scandalo vo’ porti e d’ogni forza 262
Di legge. Volgi i tuoi pensieri a tutte 263
Le umane gioie e ai modi di goderle. 264
Nessuna forza di governo al mondo 265
Mi strapperà da te; starò diviso 266
Da te sol quanto tempo è necessario 267
Alle cure che avrò per elevarti 268
A grandezza e ad onori. Tu sarai 269
Il mio ducato, tu la mia salute, 270
tu la mia donna, il figlio, amici e tutto. 271
CORNELIA
facendosi innanzi Tristi i cuor traviati! Alla rovina 272
Corrono incontro e sempre. 273
FIAMINIO
Ed or qual furia
Zanche esce. Qui costei ha menata? Sgombra via. 274
CORNELIA
In questa morta ora di notte, o mio 275
Signor, che fai tu qui? Nella corolla 276
Di questi fior non è piovuta ancora 277
Gocciola di rugiada. 278
FIAMINIO
Torna, prego,
a letto, dunque; se pure di volta. 279
Non ti ha dato il cervello. 280
CORNELIA
Oh! Fosse questo
Giardino, or lieto di ridenti fiori, 281
fin dall’inizio suo, stato coperto 282
dell’erbe velenose di Tessaglia, 283
E di stregonerie fatto fucina; 284
e non una congiura da sepolcro 285
per seppellirvi l’onor vostro. 286
VITTORIA
O madre
Diletta. 287
CORNELIA
Tu mi fai chinare a terra
Gli occhi per la vergogna, e pria del tempo 288
Che li oppriman le forze di natura. 289
Sono un tristo retaggio i figli: vivi, 290
ci fan versar lagrime tante, morti, 291
lasciano noi per il destino loro 292
pallide di paura. 293
BRACCIANO
Andiamo, andiamo;
non voglio udirti. 294
VITTORIA
O mio caro signore!
CORNELIA
O adultero Duca, la Duchessa 295
Tua lo sai tu dove si trova? Poco 296
Sognasti tu che in questa notte stessa 297
È giunta a Roma. 298
FIAMINIO
Come? È giunta a Roma?
VITTORIA
Ahi! La Ducchessa! È giunta a Roma! 299
BRACCIANO
Meglio 300
Avrebbe fatto...
CORNELIA
Come gli orioli
Esser dovrian del principi le vite, 301
e aver com’essi i movimenti essatti; 302
poichè son essi a misurarci i lieti 303
giorni ed i tristi. 304
FIAMINIO
Ed ora vuoi finirla?
CORNELIA
Disgraziato Camillo! 305
VITTORIA
Una solenne
Promessa voglio far: se un casto niego 306
Od altra cosa, eccetto il versar sangue, 307
mitigare potranno i lunghi ardori 308
di questo... 309
CORNELIA
In questo estremo, il più doglioso
Innanzi a cui s’inginocchiò una madre, 310
starò con te: se disonori il letto 311
di tuo marito, corta sia la vita 312
tua, com’è corto il pianto ai funerali 313
che pe’ grandi si versa. 314
BRACCIANO
Ma cotesta
Femmina è pazza. 315
CORNELIA
Se il contego tuo
È come quel di Giuda, se tradisci 316
Anche tu con un bacio, in questa corta 317
Vita invidia farai, ma nell’eterna 318
Sarai compassionata qual perduta 319
Femmina. 320
(Esce)
VITTORIA
Ahimè! Son maledetta!
FIAMINIO
No,
non ti stranire, o mio signore: io vado 321
a ricercarla e la rimeno. 322
BRACCIANO
Niente.
Io voglio andare a letto. Il Dottor Giulio 323
Fai che tosto a me venga. Oh! La sconvolta 324
Femmina! Questo tuo rude parlare 325
Ha suscitato un paventoso turbine 326
Saturo di prodigi. E tu la causa 327
Sarai de’ mali che verranno appresso. 328
(Esce)
FIAMINIO
a Cornelia Ed or che l’onor tuo tu l’hai difeso 329
Con siffatta bravura, hai tu pensato 330
Se in quest’ora notturna era opportuno 331
Che il Duca a casa ritornasse solo, 332
senza chi l’accompagni? Io sarei lieto 333
di sapere da te dove raccolto 334
giace il tesoro delle tue ricchezze 335
pel mio mantenimento, si ch’io possa 336
del mio signor portar sopra il livello 337
delle sue staffe alta la barba? 338
CORNELIA
E dunque,
perchè siamo de’ poveri, dovremo 339
esser anche viziosi? 340
FIAMINIO
Prego dirmi
Che mezzi hai tu raccolti e messi in serbo 341
Per tenermi lontan dalle galere 342
E dal capestro? Mio padre una vita 343
Visse da gentiluomo: le sue terre 344
Le vendé tutte, ed ebbe la ventura 345
Di morir prima che fosse sfumato 346
Tutto il danar che ne ritrasse. Allora, 347
io lo confesso, mi tirasti su 348
a padova; però per ben sent’anni 349
mi strascicai, per manco di danari, 350
dietro i calcagni e dietro le calzette 351
del mio tutore, e possono attestarlo 352
tutti i compagni di Università. 353
Conseguiti i miei gradi, entrai a corte 354
Al servizio del Duca, e ne tornai 355
Più manieroso è vero, e più corrto 356
Assai; ma non più ricco. Ed or dovrei, 357
avendo innanzi questa strada aperta 358
e preferita, ancor portare il marchio 359
del tuo pallido latte sulla fronte? 360
No; questo volto mio debbo affozarlo 361
E colorir con vino generoso, 362
ch’ogni vergogna, ogni rossor disfidi. 363
CORNELIA
Oh! Non ti avessi generato! 364
FIAMINIO
Anch’io
Questo vorrei. Vorrei dalla più trista 365
Cortigiana di Roma essere nato 366
E non da te. Pietosa la natura 367
Si mostra alle bagasce, se di scarsi 368
Figli le aggrava; eppur avrebber essi 369
Pluralità di padre e sicurezza 370
Che nulla ad essi mancherà — E or vai 371
A lamentarti col tuo gran signore, 372
il cardinale. Ei può avvenir che approvi 373
questi miei pensamenti. Anche Licurgo 374
ammirava coloro che di buoni 375
stalloni provedevan le cavalle, 376
sebben lasciasser sterili le belle 377
donne che avean per moglie. 378
CORNELIA
Oh! La miseria
Delle miserie! 379
(Esce)
FIAMINIO
Non mi gusta punto
Questo venir della Duchessa a Roma. 380
Impegnati noi siamo in un delitto, 381
e occorre andare a fondo e non per vie 382
note e diritte, ma per torte strade, 383
ma con avvolgimenti; al par de’ fiumi 384
che, ristretti tra argini, con molti 385
giri fluendo, ritrovano i mari. 386
Colui che aspira ad ascender le vette 387
Delle montagne, lo sa pria che strade, 388
troverà, che si giran pigre e lente 389
come fanno le serpi intorpidite 390
dal freddo tempo. E così noi dobbiamo 391
alla metà procedere. Chi vuole 392
praticar la politica sa bene 393
che per vie tortuose è il suo cammino 394

SCENA III

(Roma. Una stanza nel palazzo Francesco de’ Medici.)
FRANCESCO DE’ MEDICI
Da che sei giunta a Roma, l’hai veduto 395
Tuo marito, o sorella? 396
ISABELLA
Non ancora,
o sire. 397
FR. DE’ MEDICI
Affeddidio, meravigliosa
Gentilezza è la sua! Se della casa 398
Di Marcello, che pur è una meschina 399
Colombaia, foss’io signore, il fuoco 400
Vi appiccherei per distrugger la puzzola 401
Che l’infetta. 402
(Entra il principe Giovanni)
Sei tu, bel cuginetto?
GIOVANNI
Signor Duca, ricordi la promessa 403
Di donarmi un cavallo, e un’armatura? 404
FR. DE’ MED.
Sì, ricordo, promissi, o grazioso 405
Mio cugino. Marcello, a te la cura 406
Di accontertarlo. 407
MARCELLO
Mio Signore, il Duca
È qui. 408
FR. DE’ MEDICI
Ora va’ via, sorella. Ancora
Ei non t’ha da veder. 409
ISABELLA
Vado; ma imploro
Che tu usi con lui parole miti: 410
un tuo rude parlare inasprirebbe 411
i nostri crucci. Tutti i torti miei 412
gli perdono di cuor. Come del corno 413
dell’unicornio, in polvere ridotto, 414
un circolo si fa che ci preservi 415
dai veleni, ed al centro vi si pone 416
un ragno vil, così con queste braccia 417
vo’ fargli attorno un incantato cerchio 418
che scongiuri il velen ch’ora lo rode, 419
e lo tenga lontan dai traviati 420
folli desiri, e in castità. 421
FR. DE’ MEDICI
Ti possa
Tanto avvenir! Ma or va’ via da questa 422
Stanza. 423
(Escono Isabella, Giovanni e un Moretto. Poi entrano Bracciano e Fiaminio.)
Che sii il benvenuto, o sire!
Non vuoi sederti? 424
(A Monticelso)
Ho troppo gonfio il cuore:
parlargli tu per me: seconderò, 425
a mano a mano, il tuo parlare. 426
MONTCELSO
Prima
Ch’io cominci, prometta Vostra Grazia 427
Non irritar qualunque passione 428
Che il mio parlar potrà destare. 429
BRACCIANO
Puoi
Seguitare; starò silenzioso 430
Come se fossi a Chiesa. 431
MONTICELSO
Tu, nascendo,
un mirabile scettro ereditasti 432
e lo reggesti con mano sicura; 433
poscia l’età, gli studi e l’esperienza 434
crebbero i fregi che ti die’ natura; 435
ora però, che sei nell’età nova 436
l’augusto tron trascuri, e che tra molli 437
piume ti adagi d’insaziato letto 438
n’han meraviglia i tuoi nobili amici. 439
O mio signor, l’ubriacon che bevve 440
Le molte coppe, un’aridezza sente 441
Quando si desta, e si fa sobrio. Un giorno 442
Ti desterai dal tuo sonno lascivo 443
E il pentimento sentirai nel cuore, 444
come dente di vipera. Avvizzisca 445
nella corona lor, pure il più tenue 446
de’ fiori che l’adorna, o dallo scettro 447
loro si stacchi la menoma perla, 448
fanno naufragio i prenci. E, se d’allora 449
perdutamente la lor buona fama 450
dura vituperata, il nome loro 451
muore e i titoli lor muoion col nome. 452
BRACCIANO
È finito il tuo dire, o mio signore? 453
MONTICELSO
Dissi abbastanza; e devi aver compreso 454
Che non adulo la potenza tua. 455
BRACCIANO
a Fr. De’ Medici. Ed ora a te che il suo secondo sei. 456
Che hai da dirmi? I giovani falchetti 457
Non osano levarsi a folli voli 458
Roteando per l’aere? E per i tuoi 459
Trastulli non si levano pe’ cieli 460
A voli pazzi e strani? 461
FR. DE’ MEDICI
Sì; ma nulla
Per questi voli hai da tener: vo’ solo 462
Risponderti, seguendo la tua stessa 463
Frase da falconiere. Destinata 464
È l’aquila a volare alta pe’ cieli 465
E gli occhi al sol drizzar; però, talora, 466
per una facil preda il suol radendo, 467
va ciuffando gl’implumi in mezzo ai loro 468
Escrementi. Conosci tu Vittoria? 469
BRACCIANO
Sì, la conosco. 470
FR. DE’ MEDICI
Ebben, non vai da lei,
quando hai sudato al giuoco del tennis, 471
a mutar la camicia? 472
BRACCIANO
Forse. Or segui.
FR. DE’ MED.
Di povera fortuna è suo marito, 473
Pur essa suol portar vesti di pregio. 474
BRACCIANO
E questo che vuol dir? Questo signore 475
Buon cardinal potrebbe domandarle, 476
nella prossima sua confessione, 477
da qual mar le pervengono. 478
FR. DE’MED.
Colei
È tua bagascia. 479
BRACCIANO
V’è della cicuta,
o incivile signor, nel tuo respiro, 480
questa è vera calunnia. Ma foss’ella 481
una delle mie drude, nè i cannoni 482
tuoi strepitosi, non i mercenari 483
svizzeri tuoi, non le galere tue, 484
non gli alleati tuoi potriano osare 485
di strapparmi da lei. 486
FR. DE’ MED.
Smettiamo questo
Reboante parlar. Tu hai per moglie 487
Una nostra sorella. Iddio volesse 488
Che avessi dato le sue bianche mani 489
Tutte e due alla morte, e la persona 490
Sua ravvolta in funebre lenzolo 491
E non a te sola una mano! 492
BRACCIANO
Avresti
Data un’anima a Dio! 493
FR. DE’ MED.
Ma se venisse
Lo spettro di tuo padre, ei non potrebbe, 494
pur dopo tante assoluzioni avute, 495
dir lo stesso per te. 496
BRACCIANO
Seguite pure
A sputar del velen. 497
FR. DE’ MED.
Non n’ho bisogno:
la libidine porta alla cintura 498
la frusta punitrice. Ma smettiamo 499
di suscitar nell’ira nostra i tuoni 500
ed i baleni. 501
BRACCIANO
Tuoni? Appena, appena,
Affeddidio, son fuochi d’artificio! 502
FR. DE’MED.
Dobbiam finirla co’ cannoni? 503
BRACCIANO
Eh! Lascia:
Che più ne buscheresti se non ferro 504
Nelle ferite, e polvere da sparo 505
Nelle narici? 506
FR. DE’ MED.
Molto meglio questo
Che profumi scambiar con empiastri. 507
BRACCIANO
Mi fai pietà. Fors’era molto meglio 508
Che tu avessi menato i condannati 509
Con te, e i servi, e gli arator novizi 510
Dal cruccioso cipiglio. A me dà il cuore 511
Di affrontar te, si pur tu sii cerchiato 512
Dalla più brava gente tua... 513
MONICELSO
Signori,
se non usare parole più miti, 514
queste ostre contesse han da finire. 515
FR. DE’ MED.
Volentieri. 516
BRACCIANO
Per poi ad alta voce
Gridare che un leone avete vinto 517
Con le lusinghe? 518
MONTCELSO
Mio signor!
BRACCIANO
Domato
Son io, domato! 519
FR. DE’ MED.
Ad una conferenza
Questo Duca invitai per far milizie 520
Contro i pirati, e mi disse: il Duca 521
È fuor di casa. Volli di persona 522
Andar dal duca e si rispose: il Duca 523
È occupato. Ma, dunque, è quando il Tevere 524
Potrà mostrare ai cacciator di frodo 525
Del branchi di selvagge anitre, nel tempo 526
Che sono in muda, che potrei trovarti 527
Certamente e parlarti? 528
MONTICELSO
Ed ora basta:
a metter fine alle discordie vostre 529
ecco il vero campione. 530
(Entra il principe Giovanni.)
È il figlio tuo,
è il principe Giovanni. In lui si accoglie 531
ogni vostra speranza, egli è l’astuccio 532
che custodisce le corone vostre. 533
Ed è un sennino omai. Or voi sapete 534
Che la via più diritta è più spedita 535
Per cui cammini un giovinetto prence, 536
e gli si formi il cuor, sono gli esempi, 537
non i precetti. Or quali esempi han forza 538
maggior di que di’ un padre? Oh! ch’abbia in te 539
di sua vita il modello; lascia a lui 540
un tesor di virtù che duri sempre, 541
se pur caggian le vele e l’alber fiacchi. 542
BRACCIANO
Qua la mano, fanciullo! Già un soldato 543
Stai diventando. 544
GIOVANNI
Donami una picca.
FR. DE’ MED.
Ma una picca potrai tu maneggiarla, 545
o vispo lioncello? 546
GIOVANNI
Hai da suppormi
Una rana di Omero che palleggi 547
Bravamente il suo giunco. Dimmi, prego: 548
non potrebbe un ragazzo di discreto 549
discernimento guidare un esercito? 550
FR. DE’ MED.
Sí, cugino, potrebbe un giovin prence 551
Di giudizio. 552
GIOVANNI
E sta ben, se tu lo dici
Udii talor che un vero generale 553
Non de’spesso artischiar la sua persona; 554
cossichè, se il cavallo innanzi ei sproni, 555
come un danese tamburino, ei suscita 556
confusione e tumulto. In verità 557
quest’è un gesto eccellente! S’ei non deve 558
pugnar, potrebbe bene il suo cavallo 559
guidar per lui l’esercito. S’io vivo, 560
vo’star sul fronte de’ soldat miei, 561
ed io, fra tutti il primo, i miei nemici, 562
i francesi, assalir. 563
FR. DE’ MED.
Che cosa? 564
GIOVANNI
Ai miei 565
Soldati non dirò: su, via, miei bravi, 566
avanti, io seguirovvi, ma: seguite 567
me voi. 568
BRACCIANO
Mio bel piviere, avanti; 569
anch’ei sul capo ha per cimiere un ciuffo. 570
FR. DE’ MED.
Gentil cugino! 571
GIOVANNI
Zio, la prima volta
Che per la guerra partirò, io voglio 572
Senza riscatto i prigioneri tutti 573
Liberare. 574
FR. DE’ MED.
Così? Senza riscatto?
E come allor compenseresti quelli 575
Che li fecer prigioni? 576
GIOVANNI
In questo modo, 577
o mio signor: darei ad essi in moglie 578
tutte le ricche vedove de’ morti 579
in quell’anno. 580
FR. DE’ MED.
Però negli anni appresso
Non troverai più uomini disposti 581
A partire con te per nuova guerra. 582
GIOVANNI
Ma no: farei marciar prima le donne, 583
glio uomini allor le seguiriano tutti. 584
MONTICELSO
Spiritoso fanciullo! 585
FR. DE’ MED.
Ecco che un buono
Esempio basta a trasformare in uomo 586
Un fanciullo, e un cattivo invece cambia 587
Un uomo in bestia. 588
((a Bracciano))
Senti: tu ed io
Dobbiam tornare amici. 589
BRACCIANO
Volentieri:
sarem com’ossa che si sien spezzate, 590
e che, rimesse dal chirurgo a sesto, 591
si rannodan più strette. 592
FR. DE’ MED.
(a Marcello) Fa venire
Camillo. 593
((Marcello esce))
Dimmi: è giunta a te la voce
Che il conte ludovico s’è buttato 594
A corseggiare? 595
BRACCIANO
Sì
FR. DE’ MED.
Sto preparando
Delle galere per dargli la caccia... 596
Ma di questo ora basta. Ecco la tua 597
Ducchessa. Vi lasciamo. Sii gentile 598
Con lei. 599
((Escono Francesco de’ Medici, Monticelso, Giovanni e Fiaminio. Entra la Ducchessa))
BRACCIANO
Come stai ben, quanto a salute!
Si vede. 600
ISABELLA
Più della salute mia
Godo a veder che il mio signor sta bene. 601
BRACCIANO
Qual tempesta d’amore t’ha sospinta 602
A Roma? 603
ISABELLA
O mio signor, la devozione.
BRACCIANO
La devozione? E qual peccato aggrava 604
La tua coscienza? 605
ISABELLA
Forse troppi falli
Si aggravano su me: ma i nostri sogni 606
Saranno più divisi, se a contarli 607
Questi miei falli ci mettiamo. 608
BRACCIANO
Torna
Alla tua stanza. 609
ISABELLA
Sì, ci torno, o mio
Caro signor, non voglio che tu vada 610
In collera. Però l’assenza mia 611
Per due mesi da te, non merta il dono 612
Di un bacio almen? 613
BRACCIANO
Non uso dar de’ baci
E lo posso affermar con giuramento, 614
se vale un giuramento a sgomberare 615
la gelosia che ti martira. 616
ISABELLA
O molto
Amato signor mio, non son venuta 617
Per garrire con te. La gelosia? 618
Ma non comprendo che vuol dir cotesta 619
Italiana parola. Il benvenuto 620
Saresti a queste braccia desiose 621
Con’io, allor che venni alle tue braccia 622
Vergine. 623
BRACCIANO
Oh! Questo tuo respir! D’amaro
Sente il sapor, come se grati cibi 624
Sian conditi di farmachi. È la peste 625
Che da esso evapora. 626
ISABELLA
E pur fu tempo
Che queste labbra ti facean spregiare 627
E della cassia la fraganza acuta 628
E l’olezzo gentil della viola 629
Di primavera. E non son vizze ancora 630
Allegra esser vorrei! Quel tuo cipiglio 631
Ben ti si addice sotto un elmo: allora 632
Io l’amo tanto. Ma con me, ma in questo 633
Tranquillo conversar, son troppo rudi 634
Le aggrottate tue ciglia. 635
BRACCIANO
E simulare
Sai tanto tu? Non vai destando crucci 636
Contro di me? Con i parenti tuoi 637
Non ti sei tu lagnata, commettendo 638
La più vile impudenza? 639
ISABELLA
No! Non mai!
BRACCIANO
M’han da perseguitar? Ovvero il tuo 640
Strano giochetto di venire a corte 641
Fu d’incontrar qualche galante amanzo 642
Che potesse supplir l’assenza mia 643
In Roma? 644
ISABELLA
O sir, spezzami pure il cuore,
ma, quando sarò morta, il tuo compianto, 645
se non l’amor, mi segua. 646
BRACCIANO
Al corpulento
Duca, il fratello tuo, perchè Granduca, 647
morte di Dio! Non gli dovevo al giuoco 648
del tennis guadagnare, in poco d’ora, 649
cinquecento corone? Ebben cotesto 650
Viva ne’ suoi ricordi. Io l’ho in dispetto 651
Come s’ei fosse uno schiavo polacco, 652
sta nel suo guardaroba il reverendo 653
spirito suo; che, quando del suo grado 654
gli abiti indossa, solo allor qualcosa 655
pare. Perchè il fratello tuo possiede 656
delle galere e può talor con esse 657
assaltare e predar qualche costiero 658
navicello turchesco, egli ebbe modo 659
di unirci in matrimonio. Che le furie 660
tutte d’inferno gli straziino l’alma; 661
che maledetto sia l’infausto prete 662
che pel rito nuzial cantò la messa, 663
e carpi il mio consenso. 664
ISABELLA
Oh! Troppo atroce
Maledizione, troppa! 665
BRACCIANO
Vo’ baciarti
La mano, e questo sia l’ultimo segno 666
Dell’amor mio. Non giacerò più teco. 667
Per questo anello nuzial lo giuro 668
Non più con te mi giacerò. Con fede 669
Scrupulosa vedrai questo divorzio 670
Osservarsi da me, come se fosse 671
Di un tribunale la sentenza. Addio. 672
I nostri sogni son divisi. 673
ISABELLA
Iddio
Non scioglerà perciò la nostra unione, 674
benedetta in suo nome, I santi in cielo 675
ne sentiriano orrore. 676
BRACCIANO
L’amor tuo
Non ti renda un’incredula. Il mio voto, 677
sì, per l’anima mia! Questo mio voto 678
non sarà per morire in pentimento; 679
e arrabii pure tuo fratello il Duca 680
più ch’orrida tempesta, ovver battaglia 681
combattuta sui mari. Il voto mio 682
è fissato oramai. 683
ISABELLA
O mio lenzolo
Funebre, presto avvolgimi! O diletto 684
Mio signore, ripeti anche una volta 685
Quello che udir non mai avrei voluto. 686
Non più? 687
BRACCIANO
Nin più.
ISABELLA
Poco gentil tu sei!
Possan trovar mercede i tuoi peccati 688
Così, com’io dal vedovo mio letto 689
A Dio Signore pregherò per te; 690
se non, perchè tu volga gli occhi tuoi, 691
alla moglie dolente e al figlio tuo, 692
così pien di promesse, almen che a tempo, 693
verso il ciel te gli elevi. 694
BRACCIANO
Ed ora basta;
e vai pure, se credi, a lamentarti 695
col tuo Granduca. 696
ISABELLA
Non andrò. Ma come
Mi sforzerò tra voi di metter pace 697
Avrai prova immediata. Del tuo voto 698
Maledetto sol io voglio la colpa: 699
qualche motivo io l’ho, ma tu nessuno. 700
Per la pace de’ due ducati tuoi 701
Non dir, ti prego, che l’hai tu voluto 702
Questo divorzio. Che tutta la colpa 703
L’abbia la mia supposta gelosia; 704
però rifleti con qual triste cuore 705
compirò la mia parte. 706
BRACCIANO
Prendi pure
La via che vuoi. 707
((rientrano Francesco de’ Medici, Monticelso))
((a Fr. De’ Med.))
Fratello reverendo!
FR. DE’ MED.
Sorella mia! 708
((a Bracciano))
Ma non sta ben cotesto
Che hai fatto, o signor mio —Che c’è, sorella? 709
Tu non mertavi un rude benvenuto. 710
BRACCIANO
Di benvenuto parli? Un benvenuto 711
Rude mel dette lei. 712
FR. DE’ MED.
Ma sei tu pazza?
Via, su! Tergi le lagrime; chè i pianti 713
Ed i gemiti sono un ben modesto 714
Mezzo per migliorar cotesto niente 715
Che vi divide. Quel ch’or ci bisogna 716
È il ritornare in pace, o, per il cielo! 717
Non più m’impaccerò de’ fatto vostri. 718
ISABELLA
Non tentar questa pace, anche se a questa 719
Condizione, Vittoria si tramuti 720
In una donna onesta. 721
FR. DE’ MED.
Tuo marito,
Poichè noi ci partimmo, s’è mostrato 722
Altezzoso con te? 723
ISABELLA
Per la mia vita,
no, mio signore. Nè mi dà pensiero 724
se ho da perder tutto, te lo giuro; 725
ma le rovine tutte dell’antica 726
bellezza mia, non vanno esposte in mostra, 727
perchè n’esulti una bagascia. 728
FR. DE’ MED.
Vuoi
Starmi a sentire? Osserva l’altre donne 729
Con qual pazienzia soffron questi lievi 730
Torti e con quanta giustizia li ricambiano: 731
segui l’esempio loro. 732
ISABELLA
Oh! Fossi un uomo
Ed avessi il poter di soddisfare 733
Quanto ho nel cuor. Vorrei, se lo potessi, 734
sferzare qualcun con gli scorpioni. 735
FR. DE’ MED.
Sei
Diventata una furia? 736
ISABELLA
S’io potessi
Farla giacere in agonia per venti 737
Mesi, e gli occhi cavarle alla sgualdrina 738
E tagliuzzarle labbra e naso! E i putridi 739
Denti strapparle! E poi, come una mummia, 740
conservar le sue carni qual trofeo 741
della mia giusta collera. L’inferno 742
è quale acqua di neve ai crucci miei. 743
Fammi una grazia, o sire —o tu fratello, 744
o tu, signor mio cardinal, più presso 745
fatevi a me —di un bacio sol la grazia: 746
non più con te mi giacerò: lo giuro 747
sull’anello nuzial. 748
FR. DE’ MED.
Come? Giacerti
Non più con lui? 749
ISABELLA
Ed io questo divorzio
Osserverò così veracemente 750
Come se mille orecchie in affollata 751
Corte avesserlo udito e mille mani 752
Di giuristi l’avesser suggellato. 753
BRACCIANO
Non giacere più meco! 754
ISABELLA
E che l’antico
Mio pazzo affetto non ti faccia incredulo: 755
questo mio voto —per l’anima mia!— 756
non morirà per pentimento: manet 757
alta mente repostum. 758
FR. DE’ MED.
Per la mia
Nascita! —sei una sfrenata pazza, 759
una donna gelosa. 760
BRACCIANO
Ecco, vedete:
non la provoco in niente. 761
FR. DE’ MED.
Ed era questo
Il cerchio della polvere del corno 762
Dell’unicornio, onde eri certa il tuo 763
Marito ammaliare! Or solo il corno 764
ti rimane e sta ben: la gelosia 765
merita questo. Serva pure il voto; 766
ma torna alla tua stanza. 767
ISABELLA
No, signore;
immantinenti partirò per Padova. 768
Non un minuto indugerommi. 769
MONTICELSO
O buona
Signora mia! 770
BRACCIANO
Sarebbe ben lasciarla
Al presente umor suo. Con un viaggio 771
Di una mezza giornata la sua bile 772
Cadrà giù, lo vedrete, ed al suo nido 773
La vedremo tornar. 774
FR. DE’ MED.
Poi la vedremo
In ginocchio dinanzi al cardinale, 775
perchè la sciolga del suo matto voto. 776
Ne farem delle risa! 777
ISABELLA
O scortesia,
fa pur l’ufficio tuo; e tu ti spezza, 778
o mio povero cuore! I gran dolori, 779
che tormentano e uccidono, non sanno 780
trovar parole che li sveli al mondo. 781
((esce))
((rientrano Marcello e Camillo))
MARCELLO
È qui Camillo, o mio signore. 782
FR. DE’ MED.
Desti l’ordine per la commisione affidatagli? 783
MARCELLO
Eccolo. 784
FR. DE’ MED.
Dammi il sigillo.
((Francesco de’ Medici, Monticelso, Marcello si ritirano in fondo al palcoscenico.))
FIAMINIO
(a Bracciano) Stai notando, o signore, come susurrano tra loro? Bè, io manipoleròun farmaco più acre dell’aglio e più mortale dello stibio. Le cantaridi non sono quasi avvertite quando pungono le nostre carno, e fanno il loro lavoro sul cuore; e così con più silenzio e con invisibile accortezza farò questo.
BRACCIANO
Tu intendi dire dell’omicidio?
FIAMINIO
Vogliono spedirlo a Napoli, io però lo spedirò a Candia ma ecco un altro ausiliario.
((entra il dottore))
BRACCIANO
Oh il dottore!
FIAMINIO
Un miserabile farabutto, mio signore, un ciarlatano che vanta i suoi rimedi; uno che avrebbe dovuto essere frustato per le sue lascivie, e fu condannato ed ebbe un principio di pena. È capace, dice lui, di avvelenare un bacio, e che, una volta, preparò col pero di uno spagnolo un vapore così mortale, che avrebbe avvelenato tutta Dublino.
BRACCIANO
Fuoco di Sant’Antonio!
DOTTORE
Il tuo segretario è un uomo allegro, signore.
BRACCIANO
Basta. Ho bisogno de’ servizi tuoi, 785
onesto mio Dottore. Hai da partire 786
per Padova, ed usar per me qualcuno 787
de’ tuoi mirabili trovati. 788
DOTTORE
Sire,
io l’userò. 789
BRACCIANO
Ma per Camillo?
FIAMINIO
In questa
Notte morrà. Tale un giochetto astuto 790
Pensai, che egli parrà essere ucciso 791
Da una macchina sua. Ma per la morte 792
Della Duchessa? 793
DOTTORE
Si farà morire
Sicuramente. 794
BRACCIANO
I piccoli misfatti
Quando i più grandi avvengono, impuniti 795
Restano. 796
((escono Bracciano, Fiaminio, il Dottore))
((si avanzano dal fondo Francesco de’ Medici, Monticelso, Camillo, Marcello.))
MONTICELSO
(parlando a Camillo) Vai, cugino: a te conviene
Cambiar aria. Marcello è stato scelto 797
Qual tuo compagno, per purgar le coste 798
Italiane dei corsari. 799
MARCELLO
Molto
Me ne tengo onorato. 800
FR. DE’ MED.
Addio, Marcello:
ogni fortuna di bravo soldato 801
ti arrida a bordo. Ecco l’augurio mio. 802
MONTICELSO
E anch’io da te buone notizia aspetto: 803
la tua partenza è così lieta! 804
CAMILLO
Lieta,
o mio signore! Per giustificare 805
l’umor di un capitano, questa notte 806
voglio molto trincar. 807
((escono Marcello e Camillo))
FR. DE’ MED.
Assai ben fatto;
la lussuria del Duca di Bracciano, 808
quando costui sarà lontano, un corso 809
sfrenato avrà. 810
MONTICELSO
Proprio così! Se questo
Non fosse stati il nostro scopo, un’onta 811
Non sarebbe per noi d’averlo eletto 812
Capitano di mare? Aggiungi poi 813
Che la voce che il Conte Ludovico 814
Fosse un corsaro è falsa. Egli si trova 815
A Padova. 816
FR. DE’ MED.
Davvero?
MONTICELSO
È una notizia
Molto sicura. Ho lettere di lui, 817
con le quali mi prega che il suo bando 818
sia revocato. Ei vuole alla Duchessa 819
chiedere una pensione. 820
FR. DE’ MED.
Molto bene:
non voglio che egli sia da me lontano 821
più di sei gioni. Oh! Quanto sarò lieto 822
che in un notorio scandalo rovini 823
il Duca di Bracciano! —I tristi amori 824
son maledetti, e non hanno possanza 825
che d’infamare gli onorati nomi, 826
senza speranza che li salvi. Un senso 827
lasciansi dietro d’immortal vergogna. 828

SCENA IV

((Roma — Palazzo di Vittoria Corombona))
((Bracciano, Mago))
BRACCIANO
Siamo nel cuore della mezzanotte, 829
e or hai da mantener la tua promessa. 830
Questo è il tempo prefisso per mostrarmi 831
Con l’arte tua come morrà Camillo 832
E l’odiosa mia Duchessa. Al fatto. 833
MAGO
Segga, la prego. Metta in capo questo 834
Berretto. Esso è incantato. L’arte mia 835
Sovrana, innanzi a lei farà passare 836
La Duchessa e vedrà com’essa muore. 837

SCENA MUTA

PRIMA VISIONE

PRIMA PARTE

((Si veggono entrare in una stanza, che si suppone essere nel palazzo abitato da Isabella, due uomini, cioè il Dott. Giulio e Cristoforo. Costoro garentisconsi le narici e gli occhi con larghi occhiali, poi, accostatisi a un ritratto del Duca di Bracciano, tirano la cortina che lo ricopre e vi bruciano innanzi de’ profumi che si spandono per tutta la tela. Bruciati i profumi, spalmano di un unguento le labbra del ritratto, spengono il fuoco con cui hanno bruciato i profumi e partono sghinazzando.))

SECONDA PARTE

((La stessa stanza. Entra Isabella Orsini, in veste da camera, come in procinto di andare a letto: la seguono il figlio Giovanni, Guidantonio, il Conte Ludovico e altri del seguito che portano dei lumi. Isabella si accosta al ritratto, tira la cortina, s’inginocchia, prega, fa delle riverenze innanzi al ritratto e lo bacia tre volte. Immediatamente vacilla e vien meno; facendo segni che nessuno le si accosti. Muore. Giovanni, il Conte Ludovico mostrano la loro costernazione. La Duchessa morta è portata via.))
BRACCIANO
Magnifico. Ella è morta! 838
MAGO
Avvelenata
Dai profumi bruciati. Il Dottor Giulio 839
Sapea l’usanza sua. Notte per notte, 840
prima di coricarsi, essa veniva 841
a consolarsi, innanzi a un’ombra morta, 842
guardandola e baciandola. La sparsa 843
velenosa miscela sul ritratto 844
l’ha soffocata. 845
BRACCIANO
Parmi aver notato
Il Conte Ludovico. 846
MAGO
Ei v’era. Il Conte,
a quel che dice l’arte mia, ha un grande 847
affetto, o Duca, per la sua Duchessa. 848

SECONDA VISIONE

((Si veggono entrare in una stanza Fiaminio, Marcello, Camillo e quattro capitani di mare: bevono, brindano, ballano. Poi due dei capitani escono, susurrando tra loro e menando seco Marcello. Camillo fa entrare un cavallo di legno e insieme a Fiaminio si mettono in machine di camicia, prendono posto ai due lati del cavallo, e si fanno reciproci complimenti a chi incomincia. Camillo cede; ma mentre esegue dei volteggi, Fiaminio gli dà un forte colpo sul collo e con l’aiuto dei due capitani rimasti glielo storcono. Accertatisi che il collo è spezzato, cacciano il corpo di Camillo, piegato in due, sotto il cavallo. Allora fanno mostra di chiamare aiuto. Entra Marcello che scoppia in pianto; accorrono Francesco de’ Medici e il cardinale Monticelso con delle guardie. Osservano il cadavere di Camillo, fanno atti di meraviglia ed ordinano che sia portato via. Fanno arrestare Fiaminio e Marcello, e con gesti intendere che bisognava arrestare anche Vittoria.))
BRACCIANO
Splendidamente fatto; ma di alcuni 849
Particolari non mi è chiaro il senso. 850
MAGO
Eppur tutto è ben chiaro. Comandata 851
Fu lor l’impresa di spazzar le coste 852
D’Italia dai pirati, ed essi, prima 853
Con tripudi di brindisi e di danze 854
Han finto festeggiar l’impresa; poi, 855
come per far durare ancor lo spasso, 856
Camillo quel cavallo da volteggio 857
Fe’ portar nella stanza. Il buon Marcello 858
Fu con astuzia allontanato. Il resto 859
Lei l’ha veduto ed ha compreso appieno 860
La lor trama diabolica. 861
BRACCIANO
Mi parve
Che arrestasser Fiaminio e ancor Marcello. 862
MAGO
Vero; li ha visti presi dalle guardie. 863
E or vanno ad arrestare la leggiadra 864
Vittoria, amante sua –Entro la casa 865
Siamo di lei, ed è prudente uscirne 866
Tosto per qualche uscio segreto. 867
BRACCIANO
Stretto
Tu m’hai a te, nobile amico mio; 868
meco sempre starai, come il sigillo 869
sta sempre meco nel mio dito. Addio! 870
Compenserotti. 871
((esce))
MAGO
Grazie, o mio signore.
Spuntano fiori e spini quando il sole 872
Diventa caldo; ed alla stessa stregua 873
Fanno i grandi o gran bene o grandi mali. 874

SCENA V

((Roma – Forse la corte dove ha da farsi la causa di Vittoria))
((entrano Francesco de’ Medici, Monticelso, un cancelliere))
FR. DE’ MED.
È stato bon questo consiglio tuo 875
D’invitare all’esame di Vittoria 876
I gravi ambasciatori residenti. 877
MONTICELSO
L’invito mio non fu davver cattivo: 878
perchè tu lo sai ben, sol vaghi indizi, 879
quanto alla morte del marito, abbiamo 880
contro di lei. Però gli ambasciatori 881
udranno prove della sua dannata 882
lussuria e ne faranno infame il nome 883
nei vicini reami. Ma sarei 884
trasecolato se il Braccian venisse 885
anche lui. 886
FR. DE’ MED.
Ma sarebbe un’impudenza
Troppo grave cotesta! 887
((escono))
((entrano Fiaminio, Marcello, un avvocato))
AVVOCATO
Eppure può provarsi che il Duca e lei stettero molto tempo da solo a solo in segreto.
FIAMINIO
Tu sei un asino stupido: invece si è detto che sieno stati molto in pubblico.
AVVOCATO
Può provarsi che si son baciati.
FIAMINIO
E questo che prova?
AVVOCATO
Il signor cardinale lo farà vedere.
FIAMINIO
Un cardinale, si spera, non vorrà farla da furetto da acchiappare dei comigli.
AVVOCATO
Perchè chi semina baci —nota quello che dico— chi semina baci, miete dissolutezza, ed io son convinto che una donna che sopporta dei baci è per metà vinta.
FIAMINIO
Sì, questa è una regola giusta, se si guarda la parte superiore di una femmina; ma se si vuol vincere anche l’inferiore, tu capisci quello che ne segue.
AVVOCATO
Ascolta: gli ambasciatori ne sono già informati.
MARCELLO
O disgraziata 888
Sorella! Ti avess’io spezzato il cuore 889
Col mio pugnale quando t’incontrasti 890
La prima volta con Braccian! Si dice 891
che tu fosti il cavallo insidiatore 892
per disfar la sorella. 893
FIAMINIO
Una viuzza
Soltanto io son che mi conduce a lei 894
E al mio avanzamento. 895
MARCELLO
E alla rovina
Di lei. 896
FIAMINIO
(ridendo) Ha, ha! Tu sei bene un soldato!
Hai seguito il Granduca e le vittorie 897
Sue nutristi col tuo sangue: sogliono 898
Fare così le streghe con gli spirti 899
Che lor fanno servigio. Ebben che cosa 900
N’hai guadagnato, fuor di una manata 901
Di misera ricchezza che dal pugno 902
Chiuso per rattenerla è sgocciolata 903
Com’acqua tra le dita? E questo è stato 904
Il tuo fragile premio. 905
MARCELLO
Sire!
FIAMINIO
Ascolta:
è così, quando noi avrem stillato 906
tutto noi stessi nelle gran battaglie 907
pugnate per la loro ambizione 908
o per gli odiosi lor rancori, quale 909
compenso ne godrem? Come di raro 910
ci avvien di ritrovare il sacro vischio 911
che ci dia la salute o il saldo rovere 912
buono per costruir, senza che accanto 913
ad esse non si trovi l’obliosa 914
mandragora, così nelle richieste 915
di quel che ci si deve, appena un lembo 916
ci si concede e con disgusti amari 917
che ci spezzano il cuore. Ed è ben questa 918
una triste sapienza. 919
MARCELLO
Andiamo, andiamo.
FIAMINIO
E quando poi l’età, qual biancospino 920
In fior, ti avrà ridotto... 921
MARCELLO
Io t’interrompo.
Un cuore onesto e virtuoso devi 922
Portar. Di là dai tuoi disegni occulti 923
Hai da saltar. Chi più si avanza in essi, 924
più vi s’infetta. Se tuo padre io fossi, 925
come son tuo fratello, un patrimonio 926
migliore non sarei ambizioso 927
di lasciare per te. 928
FIAMINIO
Ci vo’ pensare.
((entrano gli ambasciatori, traversano il palcoscenico ed escono))

SCENA VI

((La scena è in Roma; Palazzo di Giustizia; i personaggi che vi prendono parte sono: DUCA FRANCESCO DE’ MEDICI, fratello d’Isabella. Cardinale MONTICELSO, zio o cugino del marito di Vittoria. VITTORIA COROMBONA, vedova di Camillo. GIOVANNI, figlio d’Isabella Orsini. FIAMINIO e MARCELLO, fratelli di Vittoria; il primo segretario del Duca di Bracciano, il secondo al seguito di Francesco de’ Medici. Conte LUDOVICO. PAOLO GIORDANO ORSINI, Duca di Bracciano. AVVOCATO accusatore. SEI AMBASCIATORI, residenti a Roma. GUARDIE.))
MONTICELSO
(al Duca di Bracciano) Bada bene, signore: non vi è posto, 929
in mezzo a noi, per te. Questa faccenda 930
sua santità l’ha sottoposta al solo 931
giudizio nostro. 932
BRACCIANO
E ch’essa vi succeda
Prosperamente. 933
((stende sull’impiantito il suo mantello e vi si asside))
FR. DE’ MED.
Su! Recate un seggio
Pel Duca. 934
BRACCIANO
No. Permetti che rifiuti
Questa squisita gentilezza. Un ospite 935
Non invitato de’, come le donne 936
Di danimarca quando vanno a chiesa, 937
portar seco la scranna. 938
MONTICELSO
A tuo paciere.
((poi a Vittoria))
Allo sgabello, gentildonna. Ed ora 939
((all’avvocato accusatore))
Puoi cominciare a dire. 940
AVVOCATO
Domine Judex, converte oculos tuos in hanc pestem, mulierum corruptissimam.
VITTORIA
Ma costui
Chi è? 941
FR. DE’ MED.
L’accusatore.
VITTORIA
Ch’egli parli,
prego, in lingua volgare. Al suo latino 942
io non responderò. 943
FR. DE’ MED.
Ma tu l’intendi
Certamente il latino. 944
VITTORIA
Io certamente;
ma questa udienza può ignorarlo. 945
MONTICELSO
Tira
Via, avvocato. 946
VITTORIA
No, fate il favore.
Mi si accusa, e non voglio che le accuse 947
Restino avvolte nell’oscura nube 948
Di una lingua incompresa... Ha da capirle 949
L’assemblea tutta quanta. 950
FR. DE’ MED.
(all’avvocato) Ebben, signore,
acconsenti. Perciò, non perderai 951
la tua fama di dotto e di eloquente. 952
MONTICELSO
Sì, nel nome di Dio! Così più larga 953
La tua riputazione, o gentildonna, 954
si spanderà tra gli uomini. 955
AVVOCATO
Toccata!
VITTORIA
Oh! No, valente sere! Io voglio pormi 956
Presso il bersaglio e segnalar se giusta 957
Sai prendere la mira, e come e in quarta 958
Vicinanza colpisci. 959
AVVOCATO
Miei signori,
e dottissimi giudici, vi piaccia 960
su questa debosciata, avida donna 961
volger l’acume del giudizio vostro, 962
e vagliar col pregiato e noto senno 963
vostro la serqua dei gravi delitti 964
da costei perpetrati. Tali e tanti 965
son, che, a estirparne la memoria, occorre 966
distrugger essa la malvagia pianta 967
e i suoi rampolli... 968
VITTORIA
Ma che cosa è tutto
Questo? 969
AVVOCATO
Conserva la tua calma. Enormi
L’ulceri sono dei peccati tuoi 970
E ci vuol ferro e fuoco. 971
VITTORIA
O miei signori,
sicuramente questo leguleio 972
ha ingollato parole di proclami 973
o ghirigori di turpi ricette 974
da farmacie. Ed or tornangli a gola 975
le indigeste, difficili parole 976
e le rece, qual falco le petruzze 977
che gl’ingozziamo per guarirlo. Il suo 978
non è latino, ma parlar furbesco. 979
AVVOCATO
Povera donna! Ignora le figure 980
E il luccichio de’ tropi! Ma imperfetta, 981
ne secondo grammatica è la sua 982
elocuzione, ne conforme ai sani 983
derivativi precetti accademici. 984
FR. DE’ MED.
(ironico) Senti, sere: risparmia il faticato 985
Tuo vociare; e cotesta tua profonda 986
Eloquenza riserbala per altra 987
Congiuntura e per chi può degnamente 988
Valutarla e applaudirla. 989
AVVOCATO
Buon signore!
FR. DE’ MED.
Rinsacca pure nella tua valigia 990
Di fustagno le tue carte eloquenti 991
E sgombra via. Sa d’acre di cipolla 992
Il tuo parlare. E quando alla verbosa 993
Tua eloquenza, accetta il mio consiglio 994
E mettilo a profitto. 995
AVVOCATO
Umilmente
Ringrazio vostra signoria — So bene 996
Dove trovar stima maggiore. 997
MONTICELSO
Ed ora
Il mio parlar più semplice e spedito 998
Dipingerà le tue follie. Sferzare 999
Voglio il tuo sangue; cosicchè più vivo 1000
Diventi il rosso, onde colori il bianco 1001
Delle tue guance. 1002
VITTORIA
Tu t’inganni. Un sangue
Nobile ecciterai nelle mie vene 1003
Pari, se mi, al sangue di tua madre. 1004
MONTICELSO
(frenandosi) Io non debbo inveir... finchè le prove 1005
Non ti gridin: “bagascia”! Innanzi a voi, 1006
o nobili signori, ecco una donna 1007
prodigiosa d’ingegno, e, per malvagia 1008
vita, famosa... 1009
VITTORIA
(interrompendo) Dio! Com’è indicente
Che un reverendo cardinal la faccia 1010
Da mimo, e rappresenti la figura 1011
Di un leguleio. 1012
MONTICELSO
È pronta la tua lingua
Come il mestier che fai... Voi ben vedete 1013
Quanta parvenza di gustoso frutto 1014
Ha questa donna; eppure essa somiglia 1015
Ai pomi che nei campi di Gomorra 1016
Maturano e di Sodoma. Alla vista 1017
Deliziosi son, ma, se li tocchi 1018
Pur con un dito, in polve ed in fuliggine 1019
Rapidi si trasmutano. 1020
VITTORIA
Il contatto
Dei veleni del tuo laboratorio 1021
Altrettanto farebbe. 1022
MONTICELSO
In coscienza
Son convinto di questo: ove ci fosse 1023
Da perdere un secondo paradiso, 1024
costei lo annullerebbe. 1025
VITTORIA
O poverina
Carità, che sei tu? Raro ti ammanti 1026
Di porpora. 1027
MONTICELSO
E vi ha forse alcun che ignora
Come, notte per notte, di vistosi 1028
Cocchi le porte della casa sua 1029
Usavano affollarsi? E, come, a sfida 1030
Con le stelle del ciel, le stanze sue 1031
Sfolgoravan di luci e di splendore, 1032
quando costei, con musiche e banchetti 1033
e con orgie stranissime, le corti 1034
contraffacea dei principi. Da santa 1035
forse allora vivea questa baldracca? 1036
VITTORIA
To’! “Baldracca”! E che è? 1037
MONTICELSO
Vuoi che ti spieghi
Che cosa sia baldracca? Eccomi pronto: 1038
una fedele immagine, un perfetto 1039
ritratto ne farò. Dolci vivande 1040
son le baldracche al primo gusto: il tempo 1041
poi le muta in veleno. Entro le nari 1042
brucian dell’uomo profumi squisiti, 1043
che sono alchimia traditrice: sono 1044
naufragio certo, anche se calmo è il mare. 1045
Che sono le baldracche? Son gl’inverni 1046
Della rigida Russia: senza vita, 1047
sterili, come avesse la natura 1048
obliato la bella primavera. 1049
Sono le incriniture dei contratti: 1050
se una sillaba manca, ecco la legge 1051
per quel rotto s’insinua, e la rovina 1052
l’accompagna. Che sono le baldracche? 1053
Sono delle campane ingannatrici 1054
Che, intonate ad un tono, con la stessa 1055
Nota sonano a nozze e a funerale. 1056
E le ricche baldracche? Son tesori 1057
Che la rapina aduna e il maledetto 1058
Sperpero sciupa. Sono assai peggiori 1059
Dei morti corpi che il chirurgo accatta 1060
Dalle forche, e con essi insegna all’uomo 1061
Quanto l’uomo è imperfetto. Una baldracca? 1062
È una nometa falsa: il reo la stampa 1063
A poi la spaccia; ma chi l’ha da lui 1064
Casca in un mar di guai. 1065
VITTORIA
Un complicato
Ritratto il tuo, confuso assai: non giungo 1066
A capirlo, messer. 1067
MONTICELSO
Tu gentildonna!
Prendi tutte le bestie e i minerali, 1068
strizzane i lor mortiferi veleni... 1069
VITTORIA
(interrompendo) Strizza pure, ma poi?... 1070
MONTICELSO
Come scaffale
Di farmacia, tu sei fatta ricetto 1071
D’ogni veleno. 1072
AMBASCIATORE FRANCESE
Qual pessima vita
Menò costei! 1073
AMBASCIATORE INGLESE
È ver; ma il cardinale
Fu troppo amaro. 1074
MONTICELSO
Voi sapete dunque,
qual baldracca essa fu; ma poscia al demone 1075
dell’adulterio il demone si aggiunse 1076
dell’assasinio. 1077
FR. DE’ MED.
(a Vittoria) L’infelice tuo
Marito è morto. 1078
VITTORIA
Or bene, è diventato
Un marito felice. Alla natura 1079
Nulla più deve. 1080
FR. DE’ MED.
Un semplice trastullo
Di un volteggio l’uccise. 1081
MONTICELSO
Fu un tranello
Iniquo. Egli saltò nella sua fossa. 1082
FR. DE’ MED.
E notate prodigio: da un’altezza 1083
Di sei piedi soltanto, ei, così snello, 1084
il collo si fiaccava. 1085
MONTICELSO
Eppur, su molle
Impiantito sbattea. 1086
FR. DE’ MED.
Notate ancora:
perdette immantinenti la parola, 1087
e immantinenti giacque irrigidito, 1088
senza moto vital, come se ucciso 1089
da tre di. 1090
MONTICELSO
Questa donna era sua moglie,
pur, guardatela, venne innanzi a voi, 1091
vestita d’impudenza e d’ironia, 1092
non di gramaglie. 1093
VITTORIA
Se la morte sua
A tempo avessi conosciuta, avrei 1094
Tosto ordinato un abito da lutto. 1095
MONTICELSO
Codesta è furberia. 1096
VITTORIA
Voi svergognate
Il vostro ingegno ed il giudizio vostro 1097
A parlare così. Io mi difendo, 1098
e voi chiamate la difesa mia 1099
furberia, impudenza. Io vo’ da questo 1100
tribunale cattolico appellarmi 1101
a un tribunal dei Tartari incivili. 1102
MONTICELSO
Vedete: ora vitupera la nostra 1103
Procedura. 1104
VITTORIA
Con umile parola,
avvilita qual sono, agli onorandi 1105
ambasciatori residenti, il mio 1106
modesto cor di femmina rivolgo. 1107
Un’accusa mi fanno maledetta 1108
Che mi ferisce l’anima. Per forza, 1109
come Porzia già fece, la difesa 1110
deve assumer l’aspetto di un virile 1111
ardire. Questo è il punto. Se son rea, 1112
tagliatelo dal corpo il capo mio: 1113
noi ci diremo addio da buoni amici, 1114
ma per le vostre o per le altrui preghiere, 1115
sdegno impetrar la vita. 1116
AMBASCIATORE INGLESE
In fè di Dio
Ecco un’anima brava. 1117
MONTICELSO
Bene, bene:
spesso un falso gioiello ai veri toglie 1118
credito. 1119
VITTORIA
No; t’inganni. Tu sai bene
Che tutti i vostri combinati colpi 1120
Sulla miniera dei brillanti miei 1121
Son martelli di vetro che in frantumi 1122
Si ridurranno. Immaginati spettri 1123
Son le mie colpe, demoni dipinti 1124
A sgomento di bimbi. Ma l’età 1125
Per queste sciocche, inutili paure 1126
È trascorsa per me. Quei tristi nomi 1127
Di baldracca e assassina, dalla vostra 1128
Bocca sputati contro vento, il vento 1129
Ve li ricaccia in viso. 1130
MONTICELSO
Ebben, signora,
dà una risposta a questa mia domanda: 1131
chi stava teco, nella casa tua, 1132
in quella notte che il marito tuo 1133
si ruppe il collo? 1134
BRACCIANO
A questa tua domanda
Debbo risponder io. In quella notte 1135
Ci stavo io. 1136
MONTICELSO
Perchè?
BRACCIANO
Per confortarla,
per mettere un assetto nell’azienda 1137
della casa di lei. Perchè all’orecchio 1138
mi era giunto che in debito il marito 1139
fosse con te. 1140
MONTICELSO
Difatti.
BRACCIANO
E si temeva
Che volessi giuntarla. 1141
MONTICELSO
E chi ti elesse
Provveditore di costei? 1142
BRACCIANO
La stessa
Carità che dovria, come da polla 1143
Generosa, sgorgar da tutti i cuori 1144
Nobili e franchi. 1145
MONTICELSO
No; ma fu la tua
Lussuria. 1146
BRACCIANO
Abbaia sempre più stizzoso
Il più codardo can. Birba di un prete! 1147
Discorriamla tra noi, e stammi attento: 1148
stai foggiando una spada di famosa 1149
tempra, lo vedo, ma nel ventre tuo 1150
(si leva) lo saprò inguainar. 1151
SERVO
(porgendogli il mantello) Signor, la veste.
BRACCIANO
Tu ti sbagli, cotesta fu mia scranna; 1152
tienla pel tuo padrone. Fra gli arazzi 1153
della casa farà la sua figura. 1154
Un Bracciano non è così mendico, 1155
da involare una scranna in casa altrui. 1156
Stendila sul suo letto, o, qual gualdrappa, 1157
coprine il dorso a questo reverendo 1158
mulo di Monticelso. È intenso? Nemo 1159
impune me lacessit. 1160
((esce))
MONTICELSO
È andato via
Il guardiano tuo. 1161
VITTORIA
Più agio il lupo
Ha di predar. 1162
FR. DE’ MED.
Sicchè, riassumendo,
a me pare che molti e gravi indizi 1163
stanno per l’assassinio, ma la prova 1164
convincente non c’è. Tengo per certo 1165
che in costei non alberga una si nera 1166
alma, da perpretare un si malvagio 1167
fatto di sangue. Non si parli, dunque, 1168
più di assassinio. Rivolgiamci invece 1169
a esaminar l’incontinente vita 1170
di questa donna. 1171
VITTORIA
Sotto le dorate
Pillole che tu m’offri, io ci sospetto 1172
Molto veleno. 1173
MONTICELSO
Or che partito è il Duca
Presento questa lettera. All’estiva 1174
Villa di un farmacista, sulle sponde 1175
Del Tevere, si dettero convegno 1176
Costei e il Duca. Si bagnaro; un pranzo 1177
Sontuoso segui... e poi...ma il resto 1178
Leggetelo da voi. Io n’ho rossore. 1179
((si legge da tutti una lettera))
VITTORIA
Si, fui tentata. Ebben, questo che prova? 1180
La tentazione è forse l’atto? Casta 1181
Est quam nemo rogavit. Ben sapete 1182
Un’infocata proposta di amore, 1183
ma non sapete il gel della risposta 1184
che egli n’ebbe. 1185
MONTICELSO
Assai strano questo gelo
In que’ di di canicola! 1186
VITTORIA
Potete
Voi condannarmi, se il Duca si accese 1187
Di amor per me? Così, se un mentecatto, 1188
vista una cristallina onda corrente, 1189
vi salti e anneghi, voi condannereste 1190
quell’onda lusinghiera. 1191
MONTICELSO
È proprio vero!
Annegavasi il Duca! 1192
VITTORIA
Ora, sommate
Tutti i miei falli: è la bellezza mia, 1193
è il mio cuore giocondo... è il mio gagliardo 1194
stomaco...sono gli abiti vistosi 1195
che indossavo... son questi i falli miei. 1196
In verità, signor, se tu tirassi 1197
Contro le mosche colpi di pistola, 1198
più nobile saria lo spasso tuo. 1199
MONTICELSO
Proprio bene! 1200
VITTORIA
Ma prendi la tua via
Con fermezza, una volta. Cominciasti 1201
A farmi da tutore; ora mi sembra 1202
Che tu struggi a disfarmi. Ho case ancora, 1203
qualche gioiello e qualche rimasuglio 1204
di doppie crociate. Se pietoso 1205
ti può far tutto questo, e tu lo prendi. 1206
MONTICELSO
Se il demonio prendesse umana forma... 1207
Ecco il ritratto suo. 1208
VITTORIA
Be’l questa sola
Virtù ti resta ancor, che non mi aduli. 1209
FR. DE’ MED.
Chi recò quella lettera? 1210
VITTORIA
Non posso
Esser costretta a dirlo. 1211
MONTICELSO
Il signor Duca
Non ti mandava, addi dodici agosto, 1212
mille ducati? 1213
VITTORIA
Sì; per riscattare
Tuo cugino dal carcere. 1214
MONTICELSO
Piuttosto
Per compensar la tua lussuria. 1215
VITTORIA
Solo
Tu dici questo. Or bene, accusatore, 1216
discendi da quel seggio e le tue prove 1217
vieni a spacciarle qui. Le vaglieranno 1218
questi signori. Se le orecchie tue 1219
fossero intelligenti e tu cortese 1220
verso di me, se veritiera fosse 1221
la lingua tua, mio signor cardinale, 1222
potresti sciorinarli i miei pensieri 1223
ad alta voce, a tutti, al mondo intero, 1224
ch’io non ci baderei. 1225
MONTICELSO
Tiriamo via.
Dopo quel vano tuo pranzo glorioso 1226
Voglio offrirti una pera che ti annodi 1227
E ti stringa la strozza... 1228
VITTORIA
Fu innestata
Da te cotesta pera? 1229
MONTICELSO
Dai Vitelli
Onorata famiglia di Venezia, 1230
tu nascevi. Ora volle un triste fato 1231
che ti sposasse mio cugin (quell’ora 1232
sia maledetta!) Ti sposò? Comprotti 1233
da tuo padre. 1234
VITTORIA
Davvero?
MONTICELSO
In sol sei mesi
Ei sperperava ben dodici mila 1235
Buoni ducati, mentre tu per dote 1236
Non gli recavi un giulio. Sì; la merce 1237
Comprata era robetta assai ragnata 1238
Ed un baiocco non valea; pur io 1239
Chiusi gli occhi su questo. Ma una fama 1240
Di lasciva godesti al tuo paese 1241
E qui l’hai conservata. 1242
VITTORIA
Mio signore...
MONTICELSO
Stai a sentire: avrai tutto il tuo tempo 1243
Per le due ciarle. Il Duca di Bracciano... 1244
Io non fo che ridir quanto a Rialto 1245
Sanno e dicono tutti...T’hanno messa 1246
In canzone...E persino sulle scene 1247
T’avrebbero cacciata, ove di amici 1248
Mancasse il vizio... Contro te Fiaminio 1249
E contro te, Marcello, il tribunale 1250
Nulla trovò... Finora...; ma potrebbe 1251
Sentir bisogno di citarvi ancora. 1252
Chi malleva per voi? 1253
FR. DE’ MED.
Io per Marcello.
FIAMINIO
E il Bracciano per me. 1254
MONTICELSO
Per te, Vittoria,
sono così notorie le tue colpe, 1255
è così grave il tuo stato presente, 1256
che non ci ha luogo la pietà. La tua 1257
corrotta vita, la bellezza tua 1258
son presagi di lutti; e son fatali 1259
come ai re le comete. Ecco la tua 1260
condanna. Sarai chiusa in una casa 1261
di convertite...tu...la tua mezzana... 1262
FIAMINIO
Mezzana? Chi? 1263
MONTICELSO
La Mora.
FIAMINIO
Questa volta
L’ho fatta franca. 1264
VITTORIA
Dite: questa casa
Di convertite che cos’è? 1265
MONTICELSO
Un ospizio
Di bagasce pentite. 1266
VITTORIA
Voi l’avete
Edificata per le mogli vostre, 1267
o nobili di Roma. Ma non sono 1268
moglie romana io, nè condannare 1269
voi mi potete a vivere con esse. 1270
FR. DE’ MED.
Abbi pazienza. 1271
VITTORIA
Abbi vendetta, gridami:
se guastate così l’anima vostra, 1272
da che sperate la salute eterna? 1273
Da parenti di Curia? 1274
MONTICELSO
Fuori! Fuori!
Conducetele via! 1275
((i donzelli afferrano Vittoria))
VITTORIA
Al ratto! Al ratto!
MONTICELSO
Ma che grida costei? Al ratto? Come? 1276
VITTORIA
Voi l’avete stuprata la giustizia! 1277
Voi la state sforzando al piacer vostro! 1278
MONTICELSO
È impazzita! 1279
VITTORIA
Se un farmaco ti apprestino
Da cui speri salute, ch’ei si cangi 1280
In veleno e ti uccida. Che ti possa, 1281
mentre siedi lassù, la tua saliva 1282
soffocare! 1283
MONTICELSO
È una furia!
VITTORIA
Possa il giorno
Del giudizio final così trovarti 1284
Come sei ora, e poi lasciarti il demone 1285
Che fosti in vita. Insegnatemi voi, 1286
sanguisuge malvage, la parola 1287
del tradimento. Ahimè! Non ha la donna 1288
che la sua lingua –un’arme senza punta- 1289
per le vendette sue. Pure non una 1290
lacrima, innanzi a voi, io piangerò, 1291
per implorare la giustizia vostra. 1292
E or, menatemi pure a quella casa... 1293
Qual è il suo nome attenuato? 1294
MONTICELSO
Casa
Di pentite. 1295
VITTORIA
Non più sara chiamata
Delle pentite. La farò più sacra 1296
Del palazzo del Papa, e maggior pace 1297
Vi godrò che non ha l’anima tua, 1298
sebben tu sii un cardinale. Sappilo 1299
questo, e n’abbi dispetto: un diamante 1300
splendere suole di più viva luce 1301
se una profonda tenebra lo avvolge. 1302
((escono Vittoria, l’avvocato accusatore, le guardie, rientra Bracciano))
BRACCIANO
(a Fr. De’ Med.) Ed or noi due siamo di nuovo amici: 1303
stringere ci vogliam, sopra la tomba 1304
di un amico la man: quel santo luogo, 1305
simbolo vero di sicura pace, 1306
ogni odio smorzerà. 1307
FR. DE’ MED.
Che intendi dire?
BRACCIANO
Che trarre sangue da cotesta amata 1308
Faccia tua più non voglio. N’hai versato 1309
Già troppo. Addio! 1310
((esce))
FR. DE’ MED.
Strane parole queste,
il cui senso remoto io non capisco. 1311
FIAMINIO
Bravo! È la prefazione all’annunzio della morte della Duchessa. Va per la spiccia lui! Quanto a me, poichè non posso simulare un miagolio di angoscia per la morte della mia signora, vo’ fingere di esser preso da un umore da pazzo per la disgrazia di mia sorella. Così scamperò dalla noia delle domande oziose. La lingua del tradimento ha una strana paralisi! Io parlerò ad ogni uomo, non porgerò orecchio ad alcun uomo, e per qualche tempo, voglio sembrare un pazzo politico.
((entrano Giovanni, figlio d’Isabella, il conte Ludovico a cortigiani))
FR. DE’ MED.
(a Giovanni) Come, nobil cugino? Questa nera 1312
Veste perchè? 1313
GIOVANNI
Sì, zio. M’hanno insegnato
Ad imitar le tue virtù finora, 1314
e mi ci son provato. Or devi tu, 1315
nelle tue vesti, le gramaglie mie 1316
e me imitare. La mia dolce madre 1317
È... 1318
FR. DE’ MED.
Come? Dove?
GIOVANNI
Io non l’ho detto;
non volerla con me. 1319
LUDOVICO
Sì, dessa è morta,
o mio signore. 1320
FR. DE’ MED.
Morta!
MONTICELSO
Benedetta
Sii tu, signora! Sopra i tuoi dolori 1321
Ora tu sei! 1322
GIOVANNI
Che fanno i morti, zio?
Non mangian essi e giocano e son lieti 1323
Come noi che viviamo? Si divertono 1324
Con la caccia... la musica? 1325
FR. DE’ MED.
No, caro:
essi dormono. 1326
GIOVANNI
Dormono? Vorrei
Essere morto anh’io. Sono sei notti 1327
Che non posso dormir. E quando, zio, 1328
si sveglieranno? 1329
FR. DE’ MED.
Quando vorrà Dio.
GIOVANNI
Lascia pure che dorma la mia mamma, 1330
O Dio del Ciel! L’ho vista cento e cento 1331
Notti vegliare e piangere. Il cuscino 1332
Su cui posava la sua testa bella 1333
S’impregnava di lacrime. Io mi dolgo 1334
Con te, mio zio. Furono assai crudeli 1335
Costoro, appena morta. In un lenzuolo 1336
Di piombo l’hanno avvolta e di baciarla 1337
Impedirono a me. 1338
FR. DE’ MED.
L’amavi assai?
GIOVANNI
Fu lei che mi amò molto: del suo seno, 1339
come le principesse usan di raro, 1340
volle nutrirmi; ond’io anche per questo, 1341
molto l’amavo. 1342
FR. DE’ MED.
Sol questo fanciullo
Di te mi resta, o povera sorella. 1343
Per amore di Dio, nelle sue stanze 1344
Menatelo. 1345
((Giovanni è menato via))
MONTICELSO
Signor!
FR. DE’ MED.
Non sono omai
Che la tomba di lei. La sua memoria 1346
È in me sepolta, e vi starà per sempre. 1347
((escono Monticelso e Fr. De’ Medici, rientra Fiaminio quasi fuor di sè))
FIAMINIO
Risentiam le percosse come il duro 1348
Acciaio, ovver l’incudine le sente, 1349
finchè il dolor non fa sentir più pena. 1350
Chi mi farà giustizia ora? Ed è questo il termine del mio servizio? Voglio piuttosto mettermi a divellere aglio, o a viaggiare per la Francia e farmi lo stalliere di me stesso, o portare per camicia una pelle di pecora, scarpe che puzzino di negrofumo, esser allistato nella nota de’ quarantamila rivenduglioli polacchi.
((rietrano gli ambasciatori))
Mi foss’io infradiciato in qualche casa di chirurgo, edificata saldamente con i guadagni fatti durante la peste, prima di entrare al servizio di Bracciano.
AMBASCIATORE DI SAVOIA
Tu meriti qualche compassione.
FIAMINIO
Le tue parole di compassione sono come gocce di miele: gradite alle bocche sane, ma dalla mia che è ferita, vanno giù come se vi fosse mischiato il pungiglione dell’ape: oh! Essi hanno conseguito i loro fini con tanta furberia, da far parere di aver agito senza malizia. In faccende simili gli uomini di stato imitano il demonio, come il demonio imita il cannone: dovunque va per compiere qualche misfatto, cammina con le spalle volte indietro, verso di te.
AMBASCIATORE FRANCESE
Pure le prove erano evidenti.
FIAMINIO
Prove? Fu corruzione! Qual Dio sei tu mai, o oro! E qual demonio sei tu, o uomo, che ti fai tentare da questo maledetto minerale! Tu, leguleio, carico di tutte brame, lo agogni; i miserabili ne diventano spie, così naturalmente come i vermi si cambiano in mosche. Però o con gli uni o con le altre si possono pescare i carpioni. Un cardinale! Vorrei che mi udisse: nulla vi ha di così santo, che il danaro non lo corrompa e lo imputridisca, proprio come avviene de’ cibi sotto l’equatore. In Inghilterra tu sei felice, mio signore; colà si vende la giustizia con la stessa efficacia con sui si spingono gli uomini alla forca.
AMBASCIATORE INGLESE
Vergogna, vergogna, Fiaminio!
((gli ambasciatori escono))
FIAMINIO
Già, le campane non sonano mai bene se non quando sono pienamente in alto, ed io ho la speranza che mai il cardinale avrà la grazia di pregar bene, se non quando giunga a pie’ del patibolo. Se essi fossero messi ora alla tortura per far che rivelino i sozi della loro combriccola –ma nobili vostri hanno il privilegio di non essere torturati- Religione, oh! Come s’intruglia essa con la politica! Il primo sangue versato nel mondo fu per la religione. Oh! Foss’io un Giudeo!
MARCELLO
Oh! Ve ne sono anche troppi!
FIAMINIO
Tu sei in inganno: non vi sono abbastanza Giudei, nè abbastanza preti, nè abbastanza gentiluomini.
MARCELLO
Come?
FIAMINIO
Te lo provo: se ci fossero abbastanza Giudei, molti cristiani non sarebbero usurai; se abbastanza preti, non si vedrebbe che un solo ha molte prebende; se abbstanza gentiluomini, tanti funghi primaticci, la cui nascita e crescenza è da letamai, non aspirerebbero a diventar gentiluomini. Addio! Lascia che altri viva di elemosina; sii tu uno di loro, o, come Wolner, fa il mestiere d’inghiottire ogni cosa che ti venga data. Ma avverti di prendere qualche purga che ti metta appetito, come avviene dopo l’opra nelle fosse dei segatori. Ed ora vado a udire gli stridi del gufo.
LUDOVICO
(che, stando da parte, ha udito) Fu questi il galeotto di Bracciano; 1351
ed è una cosa strana che, in sí nota 1352
reità della adultera sorella, 1353
egli osì dar la stura a de’ pensieri 1354
sì scandalosi! Ho da tenerlo d’occhio. 1355
((rientra Fiaminio))
FIAMINIO
Com’è che ardisce ritornare a Roma 1356
Questo conte bandito? Il suo perdono 1357
Non è ancor pronunziato. E m’hanno detto 1358
Che la morta Duchessa gli concesse 1359
Una pensione e ch’ei venne da Padova 1360
In compagnia del principe. Qualcosa 1361
Questo vuol dir. Ma i fisici dottori, 1362
quando i veleni stan manipolando, 1363
pensano sempre a preparar con cura 1364
i lor contravveleni. 1365
MARCELLO
Oh! Guarda quale
Strano incontro! 1366
FIAMINIO
(a Ludovico) Trasmuta la tua bile
In veleno l’Iddio della tristezza. 1367
Così le rughe sulla faccia tua 1368
Si stendon come stimate d’infamia, 1369
come vedian nelle maree rubeste 1370
frangersi, sopraffarsi impetuose 1371
le ondate. 1372
LUDOVICO
Grazie, o mio compagno. Branno
Liberalmente che per tutto l’anno 1373
Durin per te, per tuo vantaggio, i giorni 1374
Canicolari. 1375
FIAMINIO
Come, gracchia il corvo?
È dunque morta la buona Ducchessa 1376
Nostra? 1377
LUDOVICO
È morta!
FIAMINIO
Qual fato! Le disgrazie
Giungono, come ai giudici le brighe, 1378
a folla a folla. 1379
LUDOVICO
Non potrem noi due
Diventar casigliani? 1380
FIAMINIO
Contentone!
Creeremo con questo un’insociabile 1381
Società. 1382
LUDOVICO
Sederem tre giorni interi
A cicalar. 1383
FIAMINIO
A falsar le facce nostre,
ed a dormir sotto le nostre gonne. 1384
LUDOVICO
E per cuscini usar mucchi di stecchi. 1385
FIAMINIO
E di pidocchi. 1386
LUDOVICO
Giacer entro lenzoli
Di taffettà. Sarebbe una delizia 1387
Starsi a dormire tutto il giorno. 1388
FIAMINIO
Come
Suole dormir la lepre melanconica 1389
Per poi cibarsi dopo mezzanotte; 1390
ma guarda di là oltre; ecco quel paio 1391
come attento ci osserva! Ha, ha, ha! Perdinci! 1392
LUDOVICO
Che strana creatura è quando ride 1393
Un pazzo. Par qual se creato fosse 1394
L’uom non per altro che a mettere in mostra 1395
I suoi denti. 1396
FIAMINIO
Ti debbo questo dire:
saria bene, se, invece d’uno specchio, 1397
al sorgere del giorno, si assettasse 1398
sul viso di ciascuno una salsiera 1399
con congelato sangue di una strega. 1400
LUDOVICO
Il prezioso mascalzon che sei! 1401
Non ci vogliam divider mai. 1402
FIAMINIO
No, mai,
infino a quando la pezzenteria 1403
de’ cortigiani, ovvero il malcontento 1404
de’ preti, o de’ soldati l’indigenza 1405
o di quelli che pendono legati 1406
peggio che alla tortura, sotto il mozzo 1407
più basso della rota di fortuna: 1408
alle nostre due vite abbiam mostrato 1409
come ha da farsi ad iscornar cotesto 1410
mondo che i mezzi di viver ci nega. 1411
((entrano Antonelli e Gaspero))
ANTONELLI
(a Ludovico) Buone notizie, o mio signore. Il Papa 1412
È sul letto di morte, e, a premurosa 1413
Istanza del Granduca di Firenze, 1414
ha sottoscritto il tuo perdono. 1415
LUDOVICO
Grazie
Per le notizie tue. Guarda, Fiaminio, 1416
eccoti il mio perdono. 1417
FIAMINIO
E perchè ridi?
Non c’era questo patto nell’accordo 1418
Fatto tra noi? 1419
LUDOVICO
Ah! Sì?
FIAMINIO
Non devi tu
Apparir più di me pago e contento: 1420
il nostro scopo tu lo sai; se vuoi 1421
apparir più festoso, prendi almeno 1422
l’aria e la posa di qualche grand’uomo 1423
che si goda a guardare il suo nemico 1424
mentre che è giustiziato. E invero 1425
questo saria per te, proprio un sollazzo; 1426
e il mostreresti con la faccia cinica 1427
di un politico sere. 1428
LUDOVICO
Una dannata
Puttana è tua sorella. 1429
FIAMINIO
Ah! Sì!
LUDOVICO
Pon mente;
te lo dico ridendo. 1430
FIAMINIO
E pensi sempre
Di ridirlo di nuovo? 1431
LUDOVICO
Hai tu premura
Di udirlo ancor? Vendimi un quarant’once 1432
Del sangue suo: vorrei l’erba mandragora 1433
Innaffiarvi. 1434
FIAMINIO
O mio povero sere,
tu ti votasti a vivere una vita 1435
di pidocchioso. 1436
LUDOVICO
Sì?
FIAMINIO
Pari ad un uomo
Che si è giocata la luce del giorno 1437
Per i debiti fatti. 1438
LUDOVICO
(ridendo) Ha, ha!
FIAMINIO
Non molto
Mi meraviglio, del patto che hai rotto: 1439
da tempo assai la vostra signoria 1440
divenne dotto in questo. Ma vo’ dirti... 1441
LUDOVICO
Che cosa? 1442
FIAMINIO
Un qualche cosa che ti stampi
Sul viso un marchio che vi resti sempre. 1443
LUDOVICO
Quanto amerei conoscerlo! 1444
FIAMINIO
Quel riso
È una macchia di lebbra alla tua faccia; 1445
se di melanconia non vuoi saperne, 1446
monta in collera almeno. 1447
((percote Ludovico))
Ed or son io
Quello che rido. 1448
MARCELLO
Questo è assai mal fatto,
vieni via, su, per forza. 1449
LUDOVICO
Giù le mani.
((Fiaminio e Marcello escono))
Sarò sempre costretto a vendicarmi 1450
Di questo ruffiano. 1451
ANTONELLI
Mio signore!
LUDOVICO
Per la mia morte! Come la mia spada 1452
Potè fallirlo? Questi farabutti 1453
Cui la vita è di peso, scampan sempre 1454
Dai più grandi perigli. Che la peste 1455
Piombi su lui! La sua riputazione 1456
E la bontà della famiglia sua 1457
Non valgon la metà del terremoto 1458
Che m’ha percosso. Un fulmine m’è parso 1459
Quel suo pugno. 1460
GASPERO
Si vede.
LUDOVICO
Mai maestro
Di scherma m’insegnò simile botta. 1461
Ma vo’ dimenticarlo: andiamo via 1462
Mi farà ben di bere un po’ di vino. 1463
((escono))

SCENA VII

((Roma – Palazzo di Francesco de’ Medici))
(MONTICELSO, FRANCESCO DE’ MEDICI)
MONTICELSO
Vieni, vieni, o signore: gl’impigliati 1464
Tuoi pensieri distriga e il disnoda 1465
Come trecce di sposa. Avvelenata 1466
Fa tua sorella! 1467
FR. DE’ MED.
Dai pensieri miei
Sta lontano il desio della vendetta. 1468
MONTICELSO
Sei tu ora di marmo? 1469
FR. DE’ MED.
E che? Dovrei
Sfidar colui e far gravar sul collo 1470
Dei miei poveri sudditi, per tanti 1471
Aggravi ora gementi, un’altra guerra 1472
Che non potrei quetare a voler mio. 1473
Oh! Tutti gli assassini ed i saccheggi 1474
Ed i furti commessi nell’orrenda 1475
Libidin d’una guerra, chi per primo 1476
La mosse ingiustamente, sulla tomba 1477
Poi li ritrova e li trasmette ai figli. 1478
MONTICELSO
Non questa strada ti consiglio. Guarda 1479
Il mio contegno e imitalo. Il cannone 1480
Non è il solo a distrugger le difese; 1481
ma più d’esso le mine. I torti tuoi 1482
non li mettere in mostra; sii paziente 1483
come fa la testuggine: cavalchi 1484
pure questo cammello sul tuo dorso 1485
senza che il franga; fingi di dormire 1486
come suole il leon, quando permette 1487
ai folli topi di scherzar tra i suoi 1488
sopraccigli, finchè giunga il momento 1489
di ghermirli e di ucciderli. Colui 1490
devi guardar chiudendo un occhio, come 1491
sogliono far tutte le belve astute 1492
per ispiare l’agognata preda. 1493
FR. DE’ MED.
O tu, innocenza mia, dai tradimenti 1494
Libera me! So ben che, su, lontano 1495
Dagli occhi nostri, mugghia il tuono; io voglio 1496
In sicurtà menar la vita e a quelli 1497
Che aspirano a salir sopra le vette 1498
Piegare le ginocchia. Oh! Io so bene 1499
Che il tradimento tesse la sua tela 1500
Come i ragni alle mosche, infin che, colti 1501
Nel lor folle lavor, vengono uccisi. 1502
Smettiam questi pensieri. O mio signore, 1503
ei mi fu detto che possiedi un libro 1504
nel qual tu hai segnato tutti i nomi 1505
de’ più noti furfanti del paese. 1506
MONTICELSO
Sì; l’ho, signor. Lo dicono taluni 1507
Il libro nero, e il titol gli conviene; 1508
ché, sebben non insegni la malvagia 1509
arte del tradimento, pur di molti 1510
demoni i nomi vi stanno in agguato. 1511
FR. DE’ MED.
Prego, fammel veder. 1512
MONTICELSO
Vado a cercarlo.
((esce))
FR. DE’ MED.
Non ho di te fiducia, o Monticelso. 1513
I miei disegni son così gelosi 1514
Qual di un forte assediato. Quel che penso 1515
Di far, non giungi a intender tu. Se presto 1516
S’infiamma, presto spegnesi la teda 1517
Fatta di lino, ma se l’or si scalda 1518
Lentamente, conserva il suo calore 1519
Ben lungo tempo. 1520
((ritorna Monticelso con in mano un libro))
MONTICELSO
È questo, o mio signore.
FR. DE’ MED.
Prego, fammi veder prima le spie. 1521
MONTICELSO
Stranamente cresciute son di numero; 1522
e v’è qualcun creduto un uomo onesto. 1523
Poi vengono i ruffiani ed i ribaldi 1524
Di tutte specie. Studia gl’inquilini 1525
Delle carceri tutte e non verrai 1526
A conoscerne tanti. Usalo, prego. 1527
FR. DE’ MED.
Sicuramente vostra signoria 1528
È un degno membro dello stato: hai reso 1529
Un prezioso servigio, rivelando 1530
Tutti questi offensori delle leggi. 1531
MONTICELSO
Sì, qualche cosa ho fatto; ma, o signore, 1532
ora debbo lasciarti. 1533
FR. DE’ MED.
Caramente
Ti ringrazio, mio sir. Se nella corte 1534
Ti domandan di me, puoi dir davvero 1535
Che m’hai lasciato in compagnia di tristi. 1536
((Monticelso esce))
Guarda l’uso malsano che de’ libri 1537
Fanno taluni! Il chiericato, spinto 1538
Da sanguinose fazioni, snuda 1539
Spade, suscita guerre ed ogni cosa 1540
Buona sovverte. Or ben, la mia vendetta 1541
Vuol più serio esemplare – Della mia 1542
Sorella debbo richiamare il viso 1543
Guardando il suo ritratto? No: le forme 1544
Di lei voglio evocar, solo pensando 1545
Attesamente a lei, ad occhi chiusi, 1546
e dolorando. Eccola innanzi a me... 1547
((comparisce lo spettro d’Isabella))
Ecco, or la tengo. Assai gagliardamente 1548
O fantasia, lavori! E come mai 1549
Inesistenze tu modelli? Innanzi 1550
Viva mi sta! Se la veloce idea 1551
Del mio spirito avesse un’adeguata 1552
Perizia d’arte, la potrei dipingere 1553
Come uno scaltro giocolier: la mente 1554
Vuole indagar di quanto ora mi avviene 1555
Nelle forze che son sopraterrene 1556
La ragione; però l’origin sua 1557
È ben volgare: nella mia tristezza, 1558
in questa malattia che mi consuma 1559
la sua causa si trova. Orsù, da morte, 1560
dimmi, come sorgesti? – Oh! L’indolente 1561
ch’ora mi mostro, rivolgendo in mente 1562
queste domande all’indolenza mia! 1563
Sognò l’uomo finora stando sveglio 1564
Un sogno pari a questo? Sia rimosso 1565
Questo obietto da me; dal mio cervello 1566
Sia discacciato! Che cosa ho da fare 1567
Io con letti di morte, con sepolcri, 1568
con funerale e lacrime? Pensare 1569
alla vendetta debbo. 1570
((lo spettro svanisce))
Ecco è svanita,
come la fiaba d’una vecchia moglie. 1571
Gli statisti confessan che sovente 1572
Veggon visioni più strane che i pazzi. 1573
Andiamo, su! Mettianci alle importanti 1574
Nostre faccende – Questa mia tragedia 1575
Non dev’esser però senza una qualche 1576
Allegrezza. Se no, non passerà. 1577
Ecco, in amor son io: sono in amore 1578
Con cotesta Vittoria Corombona. 1579
E la mia corte voglio farle in versi, 1580
ancorchè zoppicanti. Raramente 1581
mi ci sono provato. 1582
((scrive))
Ecco il destino
De’ principi! Son io finor vissuto 1583
Sempre e sempre fra tanti adulatori, 1584
si ch’ora che son sol, da me mi adulo. 1585
Ma questo servirà. 1586
((entra un servo))
Delle pentite
Reca alla casa questo figlio, e bada 1587
Di consegnarlo proprio nelle mani 1588
Di Corombona, ovver della Priora, 1589
quando vi sia qualcuno de’ seguaci 1590
di Bracciano. Va’ via. 1591
((il servo esce))
L’anima ha vuota
Chi vuol compiere tutto con la forza. 1592
Quando la testa drizzasi ad un fine 1593
Ogni membro del corpo ha da seguirla. 1594
L’anima esecutrice d’ogni cosa 1595
Sarà l’audace conte Ludovico; 1596
ma ci vorrà dell’oro per servirsi 1597
di un ordigno siffatto. Già, nessuno 1598
adescò mai col pugno vuoto un falco. 1599
Ed or, Bracciano, a noi. Eccomi pronto 1600
A star di fronte a te. Come il selvaggio 1601
Irlandese dicea, soltanto allora 1602
Che al calcio giocherò con la tua testa, 1603
crederò che sei morto veramente. 1604
Flectere si nequeo superos, Acheronta 1605
Movebo. 1606

SCENA VIII

(Roma – Una stanza nella casa delle Convertite)
(PRIORA, FIAMINIO)
PRIORA
Se il Duca risapesse le frequenti 1607
Visite a tua sorella imprigionata, 1608
forse me ne verria molto periglio. 1609
FIAMINIO
Stai pur senza sospetti. Il Papa giace 1610
Nel suo letto di morte, e tutti attorno 1611
Han le teste turbate, e ad altro intense 1612
Che a far la guardia a una signora. 1613
SERVO
Veggo
Che là oltre Fiaminio e la Priora 1614
Conferiscon tra loro. 1615
((si avanza e dice alla Piora))
Mi permetta
Con lei poche parole. Ho da pregarla 1616
Di consegnare alla bella Vittoria 1617
Questa lettera. 1618
PRIORA
Sì, consegnerolla.
SERVO
Con ogni diligenza e segretezza; 1619
poi tornerò per ringraziarla ancora 1620
di questa cortesia. 1621
((il servo esce))
FIAMINIO
Come? Che c’è?
PRIORA
È una lettera. 1622
FIAMINIO
Ed è per mia sorella,
voglio vederla consegnar. 1623
((entra Bracciano))
BRACCIANO
Che cosa
Stai leggendo, Fiaminio? Ahimè! 1624
((legge la soprascritta “Alla molto sventurata e molto rispettabile Signora VITTORIA COROMBONA”))
Chi era
Il messagger? 1625
FIAMINIO
Non lo conosco.
BRACCIANO
No?
Chi l’ha mandato? 1626
FIAMINIO
Ma perdio! Tu parli,
come se un uom potesse indovinare 1627
qual cacciagione sta sepolta sotto 1628
una schiacciata cotta al forno, prima 1629
ch’altri l’abbia scalcata. 1630
BRACCIANO
Voglio aprirla,
fosse il cuore di lei! Ecco; è firmata 1631
Fiorenza! Questo intrigo è grossolano 1632
Ed evidente; ma scoperto ho alfine 1633
Questo brutto maneggio. 1634
((consegnando la lettera aperta a Fiaminio))
Leggi, leggi.
((Fiaminio legge))
FIAMINIO
“In trionfo mutar voglio il tuo pianto 1635
Se vieni a star con me, 1636
or sei deserta e il tuo sostegno è infranto, 1637
o vite, amor di principi e di re. 1638
Tu avvizzirrai, tu morirai di stento 1639
Imprigionata qui; 1640
sostienti sulla mia chioma d’argento, 1641
sarai ricca, vivrai felice i di. 1642
Le corone di salice piangente 1643
Non mi convengon più: 1644
principi e dii però son della gente 1645
che non perdono mai la gioventù. 1646
FIAMINIO
Straccia cotesto foglio! Che la peste 1647
Caschi sopr’esso. Per amor di Dio, 1648
non mettiamci a creare altri ateisti. 1649
BRACCIANO
Morte di Dio! È lei che lacerare 1650
Voglio a brani; è su lei, sul corpo suo, 1651
sulle sue ciglia che voglio far scorrere 1652
l’irregolar vento del Nord. Or dove 1653
è cotesta sgualdrina? 1654
FIAMINIO
Ma perchè
Or la chiami così? 1655
BRACCIANO
Se potess’io
Or folle diventare e prevenire 1656
Il mal che essa mi apporta e che mi rende 1657
I capelli caduchi! E dov’è dunque 1658
Questo straccio si pronto a scolorire? 1659
FIAMINIO
Ha già sott’acqua orecchie e testa, e posso 1660
Assicurarti che non vuol patire 1661
Questi tuoi portamenti. 1662
BRACCIANO
No, ruffiano?
FIAMINIO
Perchè così mi chiami? Sono forse 1663
Un tuo cane? 1664
BRACCIANO
Sì; bene un can da sangue.
Ardisci tu bravarmi e collocarti 1665
Contro di me? 1666
FIAMINIO
Contro di te? Ma lascia
Che corran via color che son malati; 1667
non ho bisogno di calcina. 1668
BRACCIANO
A calci
Vuoi che ti prenda? 1669
FIAMINIO
E a te che il collo infranto
Ti sia! Non siamo in Russia, o caro duca! 1670
La pelle mia deve serbarsi intera. 1671
BRACCIANO
Non mi consci tu? 1672
FIAMINIO
Sí, ti conosco,
e metodicamente, o mio signore: 1673
vi è dei malanni di diverso grado 1674
in questo mondo, e v’è anche demoni 1675
di differente grado. Tu sei duca, 1676
io sono un tuo modesto segretario, 1677
ed ogni giorno ho innanzi agli occhi miei od un fico spagnolo, o un’insalata italiana.
BRACCIANO
Smetti la tua ciarla.
FIAMINIO
Tutta la tua cortesia verso di me è simile a quella di Polifemo verso Ulisse: mi riserbi ad essere mangiato per ultimo. Tu vorresti scavare dalla mia fossa delle erbicine per nutrire le tue allodole. E questo sarebbe una musica per te. Vieni, voglio condutti a lei.
BRACCIANO
Vuoi tu starmi a fronte?
FIAMINIO
Io non vorrei andare contro un nemico politico con le spalle rivolte a lui, anche se dietro a me ci fosse un uragano.
((entra Vittoria))
BRACCIANO
Puoi tu legger, signora? Guarda questa 1678
Lettera: non vi sono geroglifici 1679
Nè figure simboliche: non devi 1680
Facci su dei commenti. Io sono omai 1681
Riscotitor delle lettere tue. 1682
Per Dio! Diventerai gran brava dama 1683
E superba. Or non sei che una sgualdrina. 1684
VITTORIA
Che dici, sire? 1685
BRACCIANO
Vieni, andiam nel tuo
Gabinetto, vediam quanto tesoro 1686
Di lettere d’amor tu ci conservi. 1687
Morte e Furie! Vederle tutte voglio. 1688
VITTORIA
No, per l’anima mia! Non n’ho nessuna. 1689
Chi questa ti mandò? Fiorenza! È questo 1690
Un traditor tranello, o mio signore; 1691
egli non mai mostrossi innamorato 1692
di me, nè io giammai mostraimi a lui 1693
innamorata, nemmanco per sogno. 1694
BRACCIANO
Proprio così! È un traditor tranello 1695
La tua bellezza! Dieci mila volte 1696
Sia essa maledetta! M’hai menato 1697
Ad eterna ruina, accompagnato 1698
Da musica e da fior, come un pagano 1699
Sagrificio – La donna è all’uomo un Dio, 1700
oppure un lupo. 1701
VITTORIA
Mio signor!
BRACCIANO
Saremo
Sempre divisi, come due diamanti 1702
Incapaci di unirsi. Or, perchè piangi? 1703
Vuoi suscitar con le finzioni tue 1704
Dieci false parvenze? È la tua merce. 1705
Bene; ti fornirò di funerali 1706
Irlandesi con tutti i lor selvaggi 1707
Ululati. 1708
FIAMINIO
Signor, basta.
BRACCIANO
Che sia
Maledetta la mano che coprii 1709
Con de’ baci d’amore! O mia duchessa 1710
Dolce, con affezione or ti ricordo! 1711
Ma, come argento vivo, i miei pensieri 1712
Allor si frantumavano. Stregato 1713
Io era allor. Lo sai, che tutto il mondo 1714
Parla or male di te? 1715
VITTORIA
Ciò non m’importa:
or tal vita vivrò, che tutto il mondo 1716
si disinganni e muti il suo parlare. 1717
Hai nominato la duchessa? 1718
BRACCIANO
Iddio
Perdone a me la morte sua. 1719
VITTORIA
Che Iddio
Su te punisca la sua morte, o duca 1720
Senza Dio! 1721
FIAMINIO
Ed or son fra due furioso
Uragani! 1722
VITTORIA
Da te che cosa mai
Ho guadagnato altro che infamia? Pensa: 1723
l’immaculato onor della mia casa 1724
tu lo macchiasti, tu di là cacciasti 1725
la società de’ miei nobili amici: 1726
così color che affetti da paralisi, 1727
e che tengonsi attorno puzzolenti 1728
volpi, fuggiti son da chi più fine 1729
e delicate ha le narici. Dimmi: 1730
come tu chiami questa casa? È questo 1731
il tuo palazzo? I giudici una casa 1732
di bagasce pentite l’hanno detta. 1733
Chi m’ha cacciato in essa? Chi i’onore 1734
Ha di avere mischiata a tal convegno 1735
D’impudiche Vittoria? Non sei tu? 1736
Non è opera tua questa sì alta 1737
Preferenza? Va’ pure a millantarti 1738
Fra le tante signore ch’hai distrutte 1739
Come hai fatto di me. Addio, signore: 1740
fa ch’io non oda più il tuo nome. Un brano 1741
di me ebbi da un’ulcere distrutto, 1742
ma ora l’ho reciso. Al cielo or voglio 1743
piangendo, e con le grucce, incamminarmi. 1744
Tutto i tuoi doni renderotti. Oh! Fossi 1745
Il carnefice tu de’ miei peccati! 1746
Potessi in questo istante entro una fossa 1747
Buttare me. Ma tu, per quel che merti, 1748
non una sola lacrima versare 1749
più mi vedrai. Voglio scoppiar piuttosto. 1750
((si butta sur un letto))
BRACCIANO
Bevvi or l’onda di Lete, o mia Vittoria, 1751
O tu d’ogni delizia la più cara, 1752
tu, Vittoria. Perchè tanto dolore? 1753
Perchè piangi? 1754
VITTORIA
Non vedi che rimpiango
I pugnali? 1755
BRACCIANO
Non sono miei questi occhi
Che non hanno gli uguali? Non è mio 1756
Questo labbro? 1757
VITTORIA
Vorrei piuttosto morderlo
Che darlo a te. 1758
FIAMINIO
Ma guarda il mio signore,
buona sorella. 1759
VITTORIA
Via di qua, ruffiano!
FIAMINIO
Ruffiano! Son io forse l’autore 1760
De’ tuoi peccati? 1761
VITTORIA
È certo un vil ladrone
Chi un ladrone introduce alla tua casa. 1762
FIAMINIO
Siamo buttati al vento tutti e due, 1763
o mio signore. 1764
BRACCIANO
Ascolta. Se una sola
Volta geloso fui di te, ti dica 1765
Questo che grande è l’mor mio. Non mai 1766
Sarò geloso un’altra volta. 1767
VITTORIA
O folle,
la tua grandezza ti travia lo spirto! 1768
Osi voler quel ch’io soffrir non voglio: 1769
ch’io duri sempre la sgualdrina tua! 1770
Meglio accendere un foco in fondo al mare 1771
Potrai che questo. 1772
FIAMINIO
Per amor di Dio!
Non fate giuramenti! 1773
BRACCIANO
Ma non vuoi
Udirmi? 1774
VITTORIA
No.
FIAMINIO
Qual fetido marciume
È il voler d’una femmina! Strizzarlo 1775
A nessuno è possibile. Signore, 1776
qual vergogna è la tua! Debbon le donne 1777
essere prese come le testuggini, 1778
voltandole di schiena. Su, sorella: 1779
per questa mano! Al fianco tuo son io. 1780
O mio signor, qual credenzon tu fosti! 1781
Come potesti credere che il duca 1782
Di Firenze l’amasse? Hai tu veduto 1783
Comprare ancor da un merciaiol chi un tempo 1784
Stoffa n’ebbe ragnata e insudiciata? 1785
Nondimeno, o sorella, questa rude 1786
Ostinatezza tua mal ti conviene. 1787
A lunga fuga i giovani leprotti 1788
Resiston male, e ancor così dovrebbe 1789
Essere l’ira delle donne: un breve 1790
Divagamento, e poi finirla: il pianto 1791
Di un quarto d’ora, e poscia accovacciarsi. 1792
BRACCIANO
E dovran gli occhi miei, che sul tuo viso 1793
Si son posati per sì lungo tempo, 1794
restar privi di te? 1795
FIAMINIO
Nessuna dama
Proprietaria di terre e di castella 1796
Parlerebbe così con un castaldo. 1797
Prendi la man di lei e dalle un bacio, 1798
o mio signore, e tien salda la presa; 1799
non far come i furetti che la lasciano 1800
alla prima minaccia. 1801
BRACCIANO
Qua la mano
Diritta. 1802
VITTORIA
Via di qua.
BRACCIANO
Ma in simil colpa
Più non cadrò per rabbia, nè per vino 1803
Che mi renda dimentico di tutto. 1804
FIAMINIO
Questa è la buona via: tientici saldo. 1805
BRACCIANO
Facciam la pace e poi venga il cannone 1806
A minacciarmi. 1807
FIAMINIO
Nota il pentimento
Del mio signor: son l’indoli migliori 1808
Che agli errori più grossi sono tratte: 1809
se sono vinte dalla gelosia. 1810
Succede lor quel che ai gagliardi vini 1811
Suole avvenir, che nel più forte aceto 1812
Morendo si trasmutano. Sai bene 1813
Che più rude e rabbioso il mar si mostra 1814
Che le calme paludi; ma son queste 1815
Men piacenti e men sane: acqua tranquilla 1816
Suole scorrere cheta e un colpo buono 1817
Allora si può far. 1818
VITTORIA
Voi siete, o uomini,
tutti simulatori. 1819
FIAMINIO
Lo succhiamo
Dal seno delle donne e dall’infanzia 1820
Questo difetto. 1821
VITTORIA
E accumulate sempre
A miseria, miseria. 1822
BRACCIANO
O mia dolcezza.
VITTORIA
Non sono bassa abbastanza? Come palla 1823
Di neve è il tuo buon cuor, che d’altra neve, 1824
rotolando, s’accresca. L’amor tuo 1825
è fredda neve diventato. 1826
FIAMINIO
Oh! Via!
Un bravo cuor sa liquefar la neve, 1827
o tutto il vin di Roma con la feccia 1828
sarà misto e travolto per le vie. 1829
VITTORIA
Assai men del tuo falco o del tuo cane 1830
Io fui rimunerata. Una parola 1831
Sola più non dirò. 1832
FIAMINIO
Deh, mio signore,
otturale la bocca con un bacio. 1833
Or che in riflusso è la marea, la nave 1834
Meglio ci gira. Via! Un dolce abbraccio! 1835
Ma siamo più gentili con le donne 1836
Noi altri ricciutelli. E questo è bene. 1837
BRACCIANO
E ne dovresti aver rimbrotti. 1838
FIAMINIO
Sono
Assai piccini i focolari tuoi, 1839
ma buttano assai fumo. Per tuo conto 1840
io ne vado in sudore. Una catena 1841
dovrebbe unirvi; e voi stare in silenzio, 1842
come stettero i Greci nel cavallo 1843
loro di legno. O mio signor, tu devi 1844
alle promesse far seguire i fatti: 1845
non tolgono la fame le pietanze 1846
dipinte. 1847
BRACCIANO
È vero. O ingrata Roma, addio.
FIAMINIO
Barbara Roma devi dire: un brutto 1848
Sgarbo ci fece. 1849
BRACCIANO
Stai tranquilla. Voglio
Seguir io del Granduca di Firenze 1850
((O che ei t’ami davvero oppur da burla))
Il disegno ch’ei fe’ di trafugarti. 1851
FIAMINIO
Signore, nessun tempo è più propizio 1852
Di questa notte. Il Papa è morto, e tutti 1853
Son raccolti a conclave i cardinali 1854
Per eleggere il nuovo. In gran subbuglio 1855
È la città. La vestirem da paggio, 1856
la porremo in un cocchio e a gran carriera 1857
andremo via. 1858
BRACCIANO
Col principe Giovanni,
io sull’istante partirò per Padova; 1859
voi due, la vecchia madre, e, se potete, 1860
con voi menate il giovane Marcello, 1861
ch’or dimora a Firenze, mi seguite. 1862
Io vi precedo. Il titol di ducchessa 1863
Avrai, Vittoria. 1864
FIAMINIO
Auguri, o mia sorella.
Ma fermati un pò, signore: voglio dirti un racconto: il coccodrillo vive nelle rive del Nilo ed ha nella bocca un verme che si nutre sui suoi denti e gli dà grandi dolori. Un picclo uccello, non più grande di un reattino è il barbiere-chirurgo del coccodrillo: vola esso tra le ganasce di lui, becca il verme e guarisce immediatamente il coccodrillo. Questi però, lieto della guarigione, ma ingrato, non volendo che l’uccello vada spargendo di non essere stato pagato, serra le mascelle con l’intenzione d’inghiottirlo e ridurlo a perpetuo silenzio. Ma la natura che riprova una simile ingratitudine ha armato il capo di questo uccello con una penna acuta, o spino, la cui punta ferisce il palato del coccodrillo, e lo costringe ad aprire la sua prigione sanguinaria; e allora il bel pulitore dei denti vola via dal suo crudele cliente.
BRACCIANO
Comprendo: tu vuoi dire che non fosti 1865
Rimunerato ancor pe’ tuoi servigi. 1866
FIAMINIO
No, mio signore. Sei tu, o sorella il coccodrillo: la tua fama è ammalata, e il mio signore te la sana. Sebbene il paragone non combaci in tutte le sue minuzie, nondimeno osserva e ricorda qual bene l’uccello ti ha fatto col suo beccarti nella testa, per svergognare l’ingratitudine...
Ei può forse a qualcun parere ridicolo 1867
Che così parli un pò di buono, un pazzo; 1868
ma talvolta da lor qualche sentenza 1869
arida scatta, mista a qualche filo 1870
di saggezza. Altretanto a me vien dato: 1871
io mi trasmuto in varie forme. I poco 1872
di buon diventan grandi, se de’ grandi 1873
uomini a far la scimia hanno imparato. 1874

SCENA IX

((Roma – Innanzi all’edificio in cui i cardinali sono raccolti per eleggere il Papa. Forse il luogo, come appare dal testo, è una chiesa. Però si sa che i luoghi del conclave erano il Vaticano o il Quirinale.))
((entrano Fr. De’ Med., Ludovico, Gaspero, sei ambasciatori))
FR. DE’ MED.
Stai attento, o signor: mi raccomando 1875
Alla tua diligenza. Guarda bene 1876
Il conclave e non far che i cardinali 1877
Conferiscan di fuor. L’ordine è questo. 1878
LUDOVICO
Starò attento, o signor. Largo ai signori 1879
Ambasciatori. 1880
GASPERO
Oggi vestiti sono
Molto mirabilmente. Perchè indossano 1881
Abiti così vari? 1882
((Fr. de’ Med. si ritira))
LUDOVICO
Cavalieri
Son d’ordini diversi. Quel che porta 1883
Un manto nero con cuore d’argento 1884
È cavalier di Rodi; quello appresso 1885
È cavalier di San Michele, e porta 1886
Il vello d’oro; e poi ecco il francese: 1887
È Cavalier dello Spirito Santo; 1888
dopo è il sir di Savoia, Cavaliere 1889
dell’Annunciata; e poscia vien l’inglese, 1890
il Cavaliere della Giarrettiera 1891
tanto avuta in onore e dedicata 1892
al lor santo, San Giorgio. Ben potrei 1893
dirti la storia di questi Istituti 1894
e le leggi da cui son governati, 1895
ma non è questo il tempo. 1896
FR. DE’ MED.
(rientrando) Il Conte
Ludovico dov’è? 1897
LUDOVICO
Son qui, signore.
FR. DE’ MED.
Siamo all’ora del pranzo. Scruta, visita 1898
Dei cardinali le vivande. 1899
LUDOVICO
Sire,
lo farò. 1900
((entrano dei servitori con piatti coperti))
Fermi! A chi questa vivanda?
SERVO
Al cardinale Monticelso. 1901
LUDOVICO
E questa?
SERVO
Pel signor cardinale di Borbone. 1902
AMBASCIATORE FRANCESE
Perchè tanto frugar queste vivande? 1903
Per osservare come son condite? 1904
AMBASCIATORE INGLESE
Non per questo, signor: vuolsi impedire 1905
Che occultamente si trafughin dentro 1906
Lettere per corrompere ed indurre 1907
A favorir qualcun de’ cardinali. 1908
Quando questi van dentro di pien dritto 1909
Entriam con lor noialtri ambasciatori 1910
Di prenci, a procurar che sia prescelto 1911
Chi meglio è in grazia de’ principi nostri. 1912
Ma dopo, fino a che non sia compiuta 1913
L’elezione, è vietato di parlare 1914
Con essi tutti. 1915
LUDOVICO
Voi che i cardinali
State a servire, aprite la finestra, 1916
e ricevete le vivande. 1917
UN CARDINALE
(dalla finestra) Via,
tornate indietro. I signor cardinali 1918
stanno eleggendo il Papa: lo scrutinio 1919
è già compiuto ed in adorazione 1920
sono tutti prostrati. 1921
LUDOVICO
Andate, andate!
FR. DE’ MED.
Faccio scommessa di mille ducati 1922
Che immantinenti udrete le notizie 1923
Del nuovo Papa. Udite. Ecco il signore 1924
Cardinal d’Aragona sul portale 1925
Del tempio. 1926
ARAGONA
(stando al portale della Chiesa) Annuntio vobis gaudium magnum. Reverendissimus Cardinalis Lorenzo de Montecelso electus est in sedem apostolicam et elegit sibi nomen Paulum Quartum.
OMNES
Vivat sanctus pater Paulus Quartus. 1927
((entra un servo che dice a Fr. De’ Med.))
SERVO
O mio signor, Vittoria... 1928
FR. DE’ MED.
Ebbene,
che n’è? 1929
SERVO
Fuggi dalla città.
FR. DE’ MED.
Ma brava!
SERVO
Col duca di Bracciano. 1930
FR. DE’ MED.
È proprio certo
Che sia fuggita? E di Giovanni, il prence, 1931
che mi sai dir? 1932
SERVO
Partia col padre suo.
FR. DE’ MED.
Si arresti, e tosto, delle Convertite 1933
La Priora. Fuggita! Oh! La dannata! 1934
((il servo esce))
I desideri miei hanno fortuna. Solo 1935
Per essi travagliai; volli scrivendo 1936
Insegnargli la via del disonore: 1937
prima il buon nome avvelenargli, e il modo 1938
gl’indicai di sposare una bagascia. 1939
Vi può esser di peggio?! Quel che dopo 1940
N’ha da venir... La mano or deve agire, 1941
devo affogar questa procace lingua. 1942
È una vergogna cicalar di torti, 1943
quando porto una spada. 1944
((entra Monticelso in abito di Pontefice))
MONTICELSO
Concedimus vobis apostolicam benedictionem et remissionem peccatorum.
O mio signore,
mi han detto che Vittoria Corombona 1945
fu trafugata dal Bracciano, e insieme 1946
fuor della casa delle Convertite 1947
son fuggiti e da Roma. È questo il primo 1948
giorno del regno mio; ma il potere 1949
divino non potrei più sodisfare 1950
che ributtando dalla santa chiesa 1951
queste persone maledette. Scaglio 1952
la scomunica mia su tutti e due, 1953
e bandisco da Roma tutti quelli 1954
che appartengono ad essi. 1955
((escono Monticelso, il seguito e gli Ambasciatori))
((entra Ludovico))
FR. DE’ MED.
O Ludovico
Caro, bien qua. Giurasti di aiutarmi 1956
Nell’assassinio progetatto. 1957
LUDOVICO
E al giuro
Serberò fde con costanza. Solo 1958
Mi meraviglio che proprio in persona, 1959
si gran prence qual sei, ti cacci in questa 1960
faccenda. 1961
FR. DE’ MED.
Non cercare di stornarmi;
nella sua corte ho molti amici e alcuni 1962
Sanno i disegni miei. Nobile amico, 1963
in questa gesta ad un egual periglio 1964
dobbiamo esporci tutti e due. Permetti 1965
che della gloria abbia una parte anch’io. 1966
((esce))
((entra Monticelso))
MONTICELSO
(a Ludovico) Per qual motivo il duca di Firenze 1967
Si affanò tanto a farti torre il bando? 1968
LUDOVICO
Forse di questo ti potrian chiarire 1969
Gli accattoni d’Italia: non per sè, 1970
ma pel ben di color a cui si chiede 1971
par che domandin carità. Se pure 1972
il duca non largisce a piene mani 1973
i suoi favori, come suol pe’ campi 1974
spander l’agricoltor le sue sementi. 1975
Usan così talor, senza misura, 1976
sparger lor doni i re; non già per merti 1977
di chi riceve i doni, ma pel gusto 1978
di compacier sè stessi. 1979
MONTICELSO
Or vuoi giocare
Con me di furberia. Dimmi; qual demone 1980
Stai evocando? 1981
LUDOVICO
Un demone, signore?
MONTICELSO
Io ti domando: qual servigio il duca 1982
Vuole da te? Dev’esser di gran peso 1983
Se il suo berretto fino alle ginocchia 1984
Scese, quand’ei parti. 1985
LUDOVICO
Ma mi parlava
Di un cavallo restio di Barberia 1986
Che alla corsa ed al gioco dell’anello 1987
Vorria provare, e al salto. Or bene un raro 1988
Fantin francese poss’offrirgli. 1989
MONTICELSO
Bada:
questa brenna potria farti spezzare 1990
il collo. E credi tu sgattaiolarti 1991
da me col trucco di un cavallo? Sbagli. 1992
Sei una nera nuvola e minacci 1993
Tempesta.
LUDOVICO
In aria e in alto le tempeste 1994
Scoppian sempre, ed io sono troppo in basso 1995
Per bazzicar con esse. 1996
MONTICELSO
Qual malvagia
Creatura sei tu! Sembri un mastino 1997
Che una volta assaggiato il sangue umano, 1998
n’ha poi continua brama. È un assassinio 1999
ch’or meditate. No? 2000
LUDOVICO
Non voglio dirlo.
Però... Perchè ho ritegno a dirti tutto? 2001
Ma col patto che parlo a un confessore; 2002
così non puoi nulla svelare. 2003
MONTICELSO
Sai?
Tu mi sorprendi. 2004
LUDOVICO
Di passione intensa
Ho amato la ducchessa di Bracciano, 2005
e la seguii con lussuriosa foga; 2006
essa però nol seppe mai. E poi 2007
me l’hanno avvelenata. Assassinata 2008
fu, per l’anima mia! E giuramento 2009
feci di vendicarla. 2010
MONTICELSO
A chi? Al duca
Di Firenze il giurasti? 2011
LUDOVICO
Proprio a lui.
MONTICELSO
Indegna creatura! Se ti ostini 2012
In quest’opra, un peccato tu commetti 2013
Di dannazione. Pensi che nel sangue 2014
Puoi scivolar, restando immacolato? 2015
O qual pianta di triste e nero tasso 2016
Affondar le radici entro le fosse 2017
Dei morti e prosperar? Quella cultura 2018
Che hai è ome pioggia che si versi 2019
Su indurito terren: serve a bagnarlo, 2020
ma non trapela a fondo. Io t’abbandono 2021
alle furie, finchè non hai rimosso 2022
ogni pensiero di delitto e sangue 2023
e scongiurato con le penitenze 2024
il demonio che t’agita. 2025
((esce))
LUDOVICO
E dovrei
Lasciarla sol perchè costui la chiama 2026
Opra di dannazione? Mi aspettavo 2027
Per l’uccision del povero Camillo 2028
Anche il consenso suo. 2029
((si ritira in fondo alla scena))
((intanto entra Fr. De’ Medici e dice ad un servo che è con lui))
FR. DE’ MED.
Conosci tu
Quel conte? 2030
SERVO
Sì, o signore.
FR. DE’ MED.
Alla casa sua
Recati e gli consegna questi dieci 2031
Mila ducati. E digli poi che Il Papa 2032
Glieli manda. 2033
((il servo esce))
Per certo più di ogni altra
Persuasion questa il terrà saldo. 2034
((esce))
SERVO
Sire.
LUDOVICO
Tu dici a me? 2035
SERVO
Signor, ti manda il Papa
Dieci mila corone, e vuol, se mai 2036
Tu ti metta in viaggio, di tenerlo 2037
Tuo protettore e di dargli notizie. 2038
LUDOVICO
Sempre suo servitore ai suoi comandi. 2039
((il servo esce))
Questo è il nocciolo. Bofonchiò, ma queste 2040
Corone il suo pensier dicon più chiaro, 2041
e mi rendon possibil la partenza. 2042
E dir che le mandò pria che sapesse 2043
Del mio viaggio! Oh! La modestia e l’arte 2044
Maliziosa di cotesti grandi! 2045
Così le spose ai nuzial banchetti, 2046
se spiffera qualcuno un motto appena 2047
rischioso, torcon gli occhi, e di modestia, 2048
di cui pare che gonfio abbian lo stomaco, 2049
avvampan, mentre tutti i lor pensieri 2050
sono rivolti ai giochi di lussuria 2051
per trastullarsi nella mezzanotte. 2052
Oh! L’astuzia di lui! Però misura 2053
Le mie profondità con un piombino 2054
D’oro. E questo va bene. Doppiamente 2055
Eccomi armato! Ed or si corra al sangue. 2056
Dicon che nell’Inferno, così ampio, 2057
sono tre Furie sole, ma nel seno 2058
de’ grandi ne dimorano tre mila. 2059

SCENA X

((Padova – Appartamento nel palazzo del duca di Bracciano))
((passano sul palcoscenico, in corteo nuziale, il duca di Bracciano, Vittoria Corombona, Cornelia, Fiaminio, Marcello, Zanche, Ortensio. Vanno via tutti, eccetto Fiminio e Ortensio))
FIAMINIO
Tra i tediosi minuti di mia vita, 2060
fino ad ora non surse un di più lieto: 2061
or gli sponsali della mia sorella 2062
mi rendono felice. 2063
ORTENSIO
Una sicura
Promessa certamente. Sai tu nulla 2064
Di quel moro venuto nella corte? 2065
FIAMINIO
Ha conferito a lungo ed in segreto 2066
Col duca. Mai non vidi un più gentile 2067
Personaggio, nè mai con più sapiente 2068
In negozi di Stato, o in più perito 2069
Di faccende di guerra m’incontrai. 2070
Sette e sett’anni, è fama, egli ha servito 2071
Venezia in Candia, e di felici imprese 2072
Fu duce. 2073
ORTENSIO
E i suoi compagni li conosci?
FIAMINIO
Sono due nobili Ungheresi, già al servizio dell’Imperatore col grado di capitanti; poi, contro l’aspettazione della corte, si fecero religiosi del rigido ordine de’ Capuccini. Ma non vi si trovarono bene, e lasciarono l’ordine, ritornando nella corte. Sentivano però rimorsi di coscienza: onde mutarono ancora, facendo voto di andare a combattere i nemici di Cristo. Così passarono a Malta, dove furono fatti cavalieri. Ora, per la solenità di questi sponsali, sono tornati qua; ma risoluti sempre di abbandonare il mondo e di entrare fra i Cappuccini di Padova.
ORTENSIO
Strano!
FIAMINIO
Un partiolare fa la cosa veramente strana. Hanno fatto voto di portar sempre, a carne nuda, la cotta d’arme con cui servirono.
ORTENSIO
Che aspra penitenza! E il moro è cristiano?
FIAMINIO
Sì.
ORTENSIO
E perchè ha offerto i suoi servigi al duca?
FIAMINIO
Perchè pensa che sia in vista qualche guerra tra noi e il duca di Firenze, ed ei spera di esservi adoperato.
Io non vidi giammai più baldanzoso 2074
Rigido sguardo e con quell’aria pregna 2075
Di comando; nè udi con più distinta 2076
Frase significar più conoscenza 2077
O più disprezzo di cotesti vuoti 2078
Sconclusionati cortigiani nostri. 2079
Parea che avesse visitato tutte 2080
Le principali cristiane corti, 2081
e volesse mostrare in ogni cosa 2082
che con lui si discuta e ch’ei conosce, 2083
che le glorie son simili alle lucciole: 2084
lucenti di splendor, viste da lungi, 2085
ma poi, da presso, non si trova in esse 2086
nè luce, nè calor. Ma ecco il duca. 2087
((ripassa il corte, cioè Bracciano, il duca di Firenze, travestito da moro e col nome di Mulissar, Ludovico, Antonelli, Gaspero, Farnese, Carlo e Pedro che portano tutti spada ed elmo. Dopo passa Marcello.))
BRACCIANO
Nobilmente ti porgo il benvenuto, 2088
o valoroso Mulissar. Ben tutte 2089
le compiute da te gesta onorate 2090
contro il Turco ora so, e una pensione 2091
decorosa ti assegno. Sol mi duole, 2092
e assai profondamente, che, per voto, 2093
non possono accettar le mie profferte 2094
questi due bravi che ti son compagni. 2095
Essi han voluto quelle loro spade 2096
Offrir per voto alla capella nostra, 2097
e, come dono fatto a me, le accetto. 2098
((ai due bravi compagni))
Assai vi prego assistere alla festa 2099
Della nostra duchessa, e alla barriera 2100
Di questa notte prender parte. 2101
FR. DE’ MED.
Tutto
Farò perchè vi sieno. 2102
BRACCIANO
E allor sta bene.
((escono Bracciano, Fiaminio, Marcello e Ortensio))
CARLO
(al duca di Firenze) Mio nobile signore, un fortunato 2103
Benvenuto ti diamo; i nostri voti 2104
Suggellare li vogliam con giuramento: 2105
seconderemo i tuoi disegni. 2106
((i cospiratori si abracciano))
PEDRO
Tutto
È ora pronto: a questa sua rovina 2107
Ei non poteva offrirci un’occasione 2108
Miglior di questa. 2109
LUDOVICO
Eppure no; non questa
È quella strada che avrei preferita. 2110
FR. DE’ MED.
È però la migliore. 2111
LUDOVICO
Avvelenargli
Il libro di preghiera, o un par di chicchi 2112
Del suo rosario, o il pomo della sella, 2113
o gli occhili era meglio; e meglio ancora 2114
la sua racchetta al gioco del tennis: 2115
forsechè, maneggiandola, poteva 2116
all’inferno votarsi, e allo sbaraglio 2117
metter l’anima trista. Avrei voluto 2118
una trama esemplare ed ingenosa 2119
che fosse di ricordo agli avvenire, 2120
non qualche cosa d’imitato. 2121
FR. DE’ MED.
Un’altra
Via più spedita e breve ci è mancata. 2122
LUDOVICO
All’opra dunque. 2123
FR. DE’ MED.
Però ti comprendo:
questa nostra è una povera vendetta; 2124
quasi di furto gli togliam la vita 2125
e gli diano la morte. Oh! Averlo preso 2126
fra le sue tende in un accampamento 2127
e menato a Firenze! 2128
LUDOVICO
Un raro caso
Sarla stato; e colà, cintogli il capo 2129
Con una resta d’aglio acuminato 2130
Torta in corona, al popolo mostrarlo 2131
Qual tristo esempio di tutto lo scempio 2132
Del suo governo, e di tutta la sua 2133
Furia lussuriosa – Ecco Fiaminio. 2134
((escono Ludovico, Antonelli, Gaspero, Farnese, Carlo e Pedro))
((rientrano Fiaminio, Marcello e Zanche))
MARCELLO
(indicando Zanche) Dimmi un poco: perchè questo demonio 2135
Ti gira attorno? 2136
FIAMINIO
Non lo so; per questa
Luce di sol, non l’evocai. Suol dirsi 2137
Che ci vuol gran perizia a suscitare 2138
Dall’inferno un diavolo; ma ora 2139
Uno ne abbiano qui che una maggiore 2140
Perizia chiederla per ricacciarlo 2141
Giù nel profondo. 2142
MARCELLO
Per la tua vergogna
Nata è costei. 2143
FIAMINIO
Ti prego perdonarla:
sono come le lappole le donne: 2144
dove l’amore le sospinge quivi 2145
ci restano attaccate. 2146
ZANCHE
(facendosi avanti e additando Fr. De’ Med.) De’ miei luoghi
È questi ed una gran brava persona; 2147
quando sarà più ad agio, vo’ parlangli 2148
nel linguaggio nostrale. 2149
FIAMINIO
Fallo pure
((Zanche esce))
((a Marcello))
Gli è ver, bravo soldato! 2150
((a Fr. De’ Med.))
Avess’io visto
Qualche giornata tua di ferro e fuoco! 2151
Narraci, ti pregiam, qualche tua gesta. 2152
FR. DE’ MED.
È una ridicola cosa farsi la cronaca della propria persona. Io non son uso risciacquarmi la bocca con le mie proprie lodi: temerei buttar fuori del fiato putrido.
MARCELLO
Tu sei troppo stoico. Il duca si aspettava ben altro discorso da te.
FR. DE’ MED.
Io non l’adulerò mai: ho studiato troppo gli uomini per potere far questo. Che differenza ci è tra il duca e me? Non più che tra due mattoni fatti della stessa creta: solo può succedere che l’uno sia collocato sulla sommità di una torre e l’altro al fondo di un pozzo: un mero caso. Se io fossi collocato così in alto come il duca, vi starei altrettanto ben calettato, e farei altrettamnto bella figura e porterei la medesima aria.
FIAMINIO
Se questo soldato avesse il permesso di chiedere l’elemosina innanzi le chiese, egli allora le direbbe le sue storie.
MARCELLO
Anch’io ho fatto il soldato.
FR. DE’ MED.
E ci hai fatto fortuna?
MARCELLO
In fede mia molto miseramente.
FR. DE’ MED.
Questa è la miseria della pace: solo quelli che stanno in vista sull’imperiale, vengono tispettati. Come le navi che ci paiono tanto grandi sui fiumi e che poi sui mari sembrano molto piccole, così alcuni uomini di corte paiono colossi, se visti dentro una camera, ma se vengono in un accampamento ci fanno la figura di miserabili pigmei.
FIAMINIO
A me dà una bella camera ornata di arazzi, e poi un cardinale che mi tiri su per gli orecchi per farmi uno dei suoi favoriti prediletti.
FR. DE’ MED.
Sì; tu sei buono a dirla al diavolo questa tua voglia da villano.
FIAMINIO
Certamente.
FR. DE’ MED.
Giusto. Puoi veder però per i campi, nel tempo del ricolto, dei colombi, che, sebbene consumino molta biada, nondimeno il contadino non osa nemmanco cacciarli con lo spauracchio, perchè appartengono al signore del maniero; mentre i poveri passeri, che apartengono al Signore del cielo, vanno per questo al tegame.
FIAMINIO
Ed io voglio darti intanto un’informazione politica. Il duca ha detto volerti assegnare una pensione; ma questa è una semplice promessa; mettila sotto la tua mano. Perchè io so di taluni che hanno servito contro il Turco per tre o quattro mesi, ed hanno avuto una pensione sufficiente a comprarsi una gamba di legno nuova, un nuovo empiastro; e poi più nulla. Questa miserabile cortesia è come quella di un esecutore di giustizia che porge un caldo cordiale ad uno per tre quarti morto sotto la tortura, solo per sollevarne il miserabile spirito e fargli soffrire alri giorni da cane.
((Francesco de’ Medici esce))
((rientrano Ortensio e Zanche con un giovane signore e altri due))
FIAMINIO
Come la va ora, eleganti signori? Sono essi pronto per la barriera?
GIOVANE SIGNORE
Sì, stanno indossando la loro armatura.
ORTENSIO
Chi è costui?
FIAMINIO
Un nuovo favorito, che sa sacramentare come un falconiere, e sta all’orecchio del duca assiduamente, come un compilatore di almanacchi. Nondimeno riccordo che, quando giunse alla corte, puzzava peggio di un sottotenitore di tennis.
ORTENSIO
Toh! Guarda là oltre. Ecco la tua dolce innamorata.
FIAMINIO
Senti: tu sei amico mio per la vita e per la morte. Bè, ti confesso che l’amo per forza questa mora, questa strega. Proprio osì! L’amo come chi tene afferrato un lupo per e orecchie. Se non avessi paura che, lasciandola, mi salterebbe alla gola, la manderei al diavolo.
ORTENSIO
Mi hanno detto che ha la pretesa di essere sposata da te.
FIAMINIO
Sì, vero; le ho fatto questa nera promessa. Ora cerco svignarmela da cotesta strega, ma corro via, come un cane spaventato, alla cui coda abbiano attacato una bottiglia. Avrebbe esso ben voglia si atrapparsela a morsi, ma ha paurea di voltarsi indietro...
((alla mora che entra))
Ebbene, come la fa la mia preziosa zingara?
ZANCHE
(LA MORA) Eh, via! Il tuo amore per me, invece di riscaldarsi, va diventando più freddo.
FIAMINIO
Oh! No: io sono il più costante degl’innamorati, sebbene in paese molte giovanotte vadano gironzolando, pronte a montare in fregola alla spiccia.
ORTENSIO
E che ne pensi tu di coteste profumate cortigiane?
FIAMINIO
Le loro vesti di seta non possono salvarle: io ne ho piena fiducia, perchè hanno un sentore di appestate. Già chi dorme con cani si leva pien di pulci.
ZANCHE
Eppure, va! È un po’ di dipintura, è un abito sfoggiato ciò che ti fa amar me.
FIAMINIO
Come! Amar io una donna per la sua dipintura e per un abito sfoggiato! Voglio scatenarti addosso un esempio che fa per te. Esopo ci parla di un cane pazzo, che si lasciò scappare della vera carne per acchiapparne l’ombra.
ZANCHE
Ricordi tu i tuoi guiramenti?
FIAMINIO
I giuramenti degli amanti sono come le preghiere dei marinai quando si trovano in pericoli estremi: appena la tempesta è passata e che la nave non balla più, dal pregare si buttano al trincare. Nondimeno i gentiluomini pregano e trincano al tempo stesso; il che va così di accordo, come i calzolai e il prosciutto di Westfalia.
CORNELIA
(a Fiaminio) È sempre teco questa negra strega, 2153
fannullone? 2154
((Battendo Zanche))
Va, corri a imbrodolarti
Nella tua melma. 2155
((Esce))
ZANCHE
Non è buona a nulla
Costei, salvo a lasciar le sue serventi 2156
Dormir sole la notte ad infreddare. 2157
Non osano pigliarsi in compagnia 2158
Un piolo da notte per paura 2159
Delle mani di lei. 2160
MARCELLO
(a Zanche dandole dei calci) Una bagascia
tu sei, un’impudente. 2161
FIAMINIO
A che calciarla?
Dimmelo un po’. È un albero di noce 2162
Che bisogna bacchiarlo, perchè porti 2163
Dei buon frutti? 2164
MARCELLO
Non va spanpanando
Che vuoi sposarla? 2165
FIAMINIO
Ebbene, che sarebbe?
MARCELLO
Ma preferisco di vederla issata 2166
Sopra una forca, in mezzo ad un giardino 2167
Lavorato di fresco, a spaurire 2168
Le cornacchie sue pari. 2169
FIAMINIO
Occhio al tuo bracco,
fanciullo pazzo. Fuor di minorenne 2170
sono ormai. 2171
MARCELLO
Che s’io la colgo ancora
Vicino a te, le taglierò la strozza. 2172
FIAMINIO
Con ventaglio di piume? 2173
MARCELLO
E questa folle
Tua fantasia la caccerò da te 2174
Con la sferza. 2175
FIAMINIO
Ti ha colto uno stravaso
Di bile: vo’ purgarlo col rabarbaro. 2176
ORTENSIO
Vergogna! È tuo fratello. 2177
FIAMINIO
Ad impiccarsi
Vada questo fratello. Mi fa torto 2178
Più di quel che dovria, quando mi offende 2179
Con siffatto disprezzo. Io vo’ pensando 2180
Che mia madre giocava a un turpe gioco 2181
Quando lo concepi. 2182
MARCELLO
Per le più care
Spranze mie, lo giuro! Del tuo cuore, 2183
del mio cuor, come già dei figli d’Edipo, 2184
si volgeranno per oposte vie 2185
le fiamme fraticide. Tu dovrai 2186
scontar, col sangue del tuo cuor, l’infamia 2187
di coteste parole. 2188
FIAMINIO
E, avanti, agisci
Come agirono l’oche nel viaggio 2189
Del re. Tu sai dove trovarmi. 2190
MARCELLO
Molto
Bene. 2191
((Fiaminio esce ad un giovane signore))
Tu sei un mio nobile amico.
Vuoi tu portargli la mia spada e dirgli 2192
Che la lunghezza della spada tua 2193
Vi adatti? Vuoi? 2194
GIOVANE SIGNORE
La porterò, signore.
((escono tutti, meno Zanche))
ZANCHE
Ed ecco ora quest’altro 2195
((entra Francesco de’ Medici travestito da moro))
((a Fr. De’ Med.))
Insino ad ora
Non stimai un gran che questo mio corpo 2196
Ma a te lo posso dire audacemente 2197
Senza rossor di sorta: io t’amo assai. 2198
FR. DE’ MED.
Tu hai seminato, fuor di tagione, il tuo amore. Certo, nel San Michele di settembre si suol risentire un po’ di primavera, ma è tutto una lustra sbiadita. Sono ormai giù con gli anni, ed ho fatto voto di non ammogliarmi.
ZANCHE
Povere noi figliole! Troviamo più facilmente amanti che mariti. Però tu non devi aver una notizia esatta delle mie ricchezze. Gli ambasciatori, quando sono inviati a far la corte ai principi, sogliono recare dei ricchi doni e un discorso preparato. E il principe, sebbene non gradisca nè gli ambasciatori, nè le ciarle loro, nondimeno gradisce assai bene i doni. Io voglio venire a te alla maniera stessa, e riuscirti gradita con la mia dote, se non posso con la mia virtù.
FR. DE’ MED.
Ci vo’ pensare. 2199
ZANCHE
E pensaci. Per ora
Non ti trattengo più; ma quando avrai 2200
Più tempo ed agio, ti dirò tai cose 2201
Da farti il sangue ingalluzzire. Intanto 2202
Non pensar male della passione 2203
Che t’ho svelata; che consunto muore 2204
Chi dentro il petto le sue fiamme cela. 2205
((Zanche esce))
FR. DE’ MED.
Costei fra proprio al caso mio. Migliore 2206
Informatrice non potrei trovare. 2207
Caverò de’ pulcini assai curiosi 2208
Da questo sozzo ed appestato nido. 2209
((UN ALTRO APPARTAMENTO))

SCENA XI

((entrano Cornelia e Marcello))
CORNELIA
Si susurra per tutto nella Corte 2210
Che tu ci hai un duello. L’avversario 2211
Chi è? Quale il litigio? 2212
MARCELLO
Un ozioso
Susurro, mamma. 2213
CORNELIA
Tu non sei sincero
Ora con me. Per certo è assai malfatto 2214
Spaventarmi così: ma ti conosco: 2215
quando l’ira ti vince hai quello stesso 2216
pallor nel viso che ci hai ora. Parla, 2217
se cara t’è la mia benedizione, 2218
o ch’io al duca... 2219
MARCELLO
Questa tua paura
Se si divulga, desterà le risa. 2220
((additando un Crocifisso che Cornelia ha sospeso ad una catenella che le cinge il collo))
Dimmi: non era questo Crocifisso 2221
Del padre mio? 2222
CORNELIA
Sì.
MARCELLO
Madre, mi fu detto
Che a succhiarlo, una volta, tu lo desti 2223
A mio fratello pargoletto, e che egli 2224
Lo prese in mano e lo spezzò. 2225
CORNELIA
Sì, vero;
ma fu racconcio. 2226
((in questo entra Fiaminio con in mano una spada sguainata, con la quale traspassa il petto di Marcello))
FIAMINIO
M’hai testè mandata
Questa spada. Ora, vè, ti la riporto. 2227
CORNELIA
Orrore! 2228
MARCELLO
In fe’ di Dio, l’hai raportata
Davvero a casa. 2229
CORNELIA
Aiuto! All’assassinio!
FIAMINIO
(a Cornelia) Che? Ti monta la bile nella strozza?! 2230
Io corro a un santuario. Là soltanto 2231
Può trovarsi un chirurgo acconcio al caso. 2232
((Fiaminio esce, entrano Carlo, Ortensio, Pedro))
MARCELLO
Addio! Ricorda, o madre, il Crocifisso! 2233
Fu lui che lo spezzò. Vi son peccati 2234
Vendicatti da Dio su tutta quanta 2235
Una famiglia. Ed il peccato nostro 2236
Fu l’ambizione disonesta. Saldo 2237
È quell’albero sol che non distende 2238
Rami più larghi delle sue radici. 2239
((muore))
CORNELIA
O me desolata per sempre!
ORTENSIO
Morto! Virtuoso Marcello! Non lo toccare, signora, e vieni con me.
CORNELIA
No; non è morto! È soltanto in catalessi. Chi può averci piacere a volerlo mortop? Fate che lo chiami io un’altra volta.
CARLO
(ad Ortensio) Volesse Dio Che tu ti fossi ingannato.
CORNELIA
Oh! Voi siete poco gentili, poco gentili, poco gentili con me. Quanti furono portati al cimitero per difetto di chi li osservasse! Sollevategli il capo, sollevatigli il capo: se no, il sangue che gli geme internamente lo soffocherà.
ORTENSIO
Ahi! È morto, signora! Guardatelo.
CORNELIA
Lasciate che me gli accosti io: consegnatelo a me così com’è. Se è morto, io gli darò il più caro dei miei baci; dopo, voi porrete a giacermi co lui, dentro la stessa bara. Ma intanto recatemi uno specchio; vediamo se il suo fiato l’appanna. Strappate una piuma dal mio cuscino e accostiamola alle sua labbra. Vogliamo noi perderlo, per rispiarmarci un po’ di pena?
ORTENSIO
Il più gentile ufficio che potete rendergli, signora, è di pregare per lui.
CORNELIA
Non ancora, non ancora è il tempo di pregare per lui. Forse è ancor vivo e sarà lui che deporrà me nella fossa e pregherà per me. Solo, lasciate che mi avvicini a lui.
((entrano Bracciano e Fiaminio))
BRACCIANO
(a Fiaminio) Questa fu opera tua?
FIAMINIO
Questa fu la mia disgrazia.
CORNELIA
Ei mente! Ei mente! Non fu lui che l’uccise; fu chi m’impedi di guardarlo da vicino.
BRACCIANO
Confortati, o mia afflitta madre!
CORNELIA
Oh! Il gufo del malaugurio!
ORTENSIO
Badate, signora, badate!
CORNELIA
Lasciatemi una buona volta; su, via, lasciatemi.
((si libera da quelli che la trattenevano e corre verso Fiaminio, brandendo un pugnale; ma giuntagli vicino, si lascia cadere il pugnale))
Che ti perdoni Iddio dal cel! Se ora 2240
Prego per te, non ti stupir: mi restano 2241
Pochi istanti di vita e non li debbo 2242
Spendere a maledir. Qui giace morta 2243
Metà di te: che la tua vita duri 2244
Tanto che un oriuol tu possa empire 2245
Delle ceneri sue, per misurare, 2246
ora per ora, il pentimento tuo... 2247
Quel che l’anima salva. 2248
BRACCIANO
Dimmi, madre,
come sorse il litigio? 2249
CORNELIA
Nelle vene
Del mio figlio minor bollia gagliarda 2250
La giovinezza, ebben... Prima fu lui 2251
A dire aspre parole, a sguainare 2252
La spada e...poi...e...poi...non so che avvenne... 2253
Ero tanto perduta...ma sul seno 2254
Me lo sentii cadere... 2255
PAGGIO
Non hai detto
La verità, signora. 2256
CORNELIA
Pace, prego!
Brucata è l’una spica e verde è l’altra: 2257
l’una non più rinvedirà, se ancora 2258
l’altra divellerem. 2259
BRACCIANO
Portate il corpo
Entro le stanze della madre. Intanto 2260
Nessun parli del caso alla Duchessa. 2261
Ma, quanto a te, Fiaminio, il tuo perdono 2262
Non posso assicurarti. 2263
FIAMINIO
No?
BRACCIANO
Soltanto
Ti appigiono la vita, e sarà l’ultima 2264
Mia concessione; ma, sera per sera, 2265
verrai a domandar ch’io la rinnovi 2266
o sarai appiccato. 2267
FIAMINIO
A tuo piacere
((Ludovico spalma l’elmo di Bracciano con veleno))
Il tuo volere adesso è legge, ed io 2268
Non mi c’immischio. 2269
BRACCIANO
Un giorno nella casa
Di tua sorella mi facesti il bravo: 2270
starai sempre in sospetto e pauroso. 2271
Dov’è la mia gorgiera? 2272
((Ludovico gliela porge, Bracciano esce))
FR. DE’ MED.
La tua morte
Hai domandata, o giovane signore. 2273
È il tuo destin; ma ti compiango! Ed ora 2274
Si vada alla barriera. Ivi il passaggio 2275
Tu troverai pel tenebroso lago 2276
Dell’al di là. L’ultimo fatto tuo 2277
Scusa questo assassinio. 2278
((esce con Ludovico))

SCENA XII

((Padova –Palestra di scherma))
((entrano Bracciano, Vittoria Corombona, Giovanni, Francesco de’ Medici, Faminio con altri))
((si combatte alla barriera: assalti e grida: si battono prima a coppia, poi tre a tre))
BRACCIANO
(gridando) Un armaiolo! 2279
Per la morte di Dio, un armaiolo! 2280
FIAMINIO
Un armaiolo! Ov’è qualche armaiolo? 2281
BRACCIANO
Strapparmi la gorgiera! 2282
FIAMINIO
O mio signore,
sei tu ferito? 2283
BRACCIANO
È il mio cervello in fiamma,
((entra l’armaiolo, Bracciano gli dice))
Avvelenato è l’elmo! 2284
ARMAIOLO
O mio signore,
io... per l’anima mia. 2285
BRACCIANO
alla tortura
Costui! Ma in questo ha messo la sua mano 2286
Chi è più in alto di lui e m’è dappresso! 2287
VITTORIA
O mio dolce signore! Avvelenato! 2288
FIAMINIO
Sbrattate via la sbarra: una sventura 2289
Fu cotesto torneo. Chiamate i medici. 2290
((entrano due medici))
Che la peste vi colga! Un gran da fare 2291
Ora ha qui l’arte vostra. Avvelenati 2292
Temo che sian persin gli ambasciatori. 2293
BRACCIANO
È finita per me. Scendon le fiamme 2294
Dal mio cervello al cuore. O cuor gagliardo! 2295
Col mondo avevi un vincolo ben saldo 2296
Che non vuole spezzarsi. 2297
GIOVANNI
O padre mio!
BRACCIANO
Menate via questo fanciullo. O buona 2298
Donna mia, dove sei? Se d’infiniti 2299
Mondi fossi signore, un picciol dono 2300
Sarian per te. E or debbo abbandonarci? 2301
Ebben, ditelo voi, gufi ululanti, 2302
è mortale il velen? 2303
MEDICI
Molto mortale!
BRACCIANO
Spesso un corrotto impiccator politico 2304
Dall’arte vostra è ucciso, ne vi occorre 2305
Che leggiate ne’ libri; ma in difetto 2306
Vi mostrate a salvar. Così di amici 2307
Veri han difetto i principi. Ho concessa 2308
Spesso la vita a poveri offensori 2309
Delle leggi dell’uomo e ad assassini 2310
Ma non posso a me dar dodici mesi 2311
Ora di vita. Nn baciarmi. Forse 2312
Potrei avvelenarti. Quest’unguento 2313
L’ha mandato il Granduca di Firenze. 2314
FR. DE’ MED.
Fatti coraggio! 2315
BRACCIANO
O morte naturale,
spesso tu sei gemella del più dolce 2316
dormir. Non dal ciel ti guata alcuna 2317
cometa occhiuta dalla rozza coda, 2318
non lo stupido gufo ti ripete 2319
incessante il suo ululo dal tetto, 2320
non la carogna tua rabido lupo 2321
viene a fiutare, e pietosi i venti 2322
lambiscono il tuo corpo; ma pe’ prenci 2323
è l’orror che li accerchia. 2324
VITTORIA
Son perduta
Per sempre! 2325
BRACCIANO
Oh! Come è miseranda cosa
Morir tra l’ululato delle donne! 2326
((entrano Ludovico e Gaspero travestiti da Cappuccini))
E costoro chi son? 2327
FIAMINIO
De’ Francescani;
portan l’estrema unzione. 2328
BRACCIANO
Che nessuno
Osi parlar di morte, or che agonizzo! 2329
Di là da essa è un mondo di terrore 2330
Che mi aspetta – Portatemi al mio letto. 2331
((escono tutti, eccetto Francesco de’ Medici e Fiaminio))
FIAMINIO
Ecco la solitudine che si fa attorno ai principi moribondi. Come essi spopolarono le città, scacciarono gli amici, ressero inospitali le loro grandi case, così –o Giustizia!- dove son ora i loro adulatori? Gli adulatori sono come l’ombrade’ corpi de’ principi: ogni più lieve nuvoletta li fa invisibili.
FR. DE’ MED.
Qui però si fa un gran compianto per lui.
FIAMINIO
Sì, per qualche poche ore la salsa delle lacrime scorrerà abbondante in ogni ufficio della corte; ma, credimi, coteste lacrime sono come quelle che si versano sulle fosse delle madrigne.
FR. DE’ MED.
Sarebbe a dire?
FIAMINIO
Che sono lacrime finte.
FR. DE’ MED.
Tu però te la sei passata bene con lui.
FIAMINIO
Fede di Dio! Come un lupo nel ventre di una donna gravida. Sì, sono stato cibato come un pollo, ma, quanto a danari – capascimi bene- ebbi la buona volontà di rubacchiarme, come fanno tutti gli altri ufficiali, ma non la capacità di farlo.
FR. DE’ MED.
Tu che opinione avevi di lui? Parlami francamente.
FIAMINIO
Era un uomo di stato che voleva sapere il numero delle palle di cannone tirate contro una città, ma solo per valutare, con questo metodo, la spesa, non per sapere quanti dei bravi e valorosi suoi concittadini fossero da esse stati uccisi.
FR. DE’ MED.
Oh! Parli proprio bene del duca!
FIAMINIO
Ho detto. Vuoi udire qualcuna delle mie savie osservazioni sulle corti? Ecco questa: dir male dei principi è pericoloso; lodarli eccessivamente è una palmare bugia.
((entra Ludovico))
FR. DE’ MED.
Come sta il duca? 2332
LUDOVICO
Mortalmente male.
Dice stranezze, parla di battaglie, 2333
di monopoli e tasse, ma divaga; 2334
e da ciò salta fuori un suo parlare 2335
di delirio, tal quale è degl’infermi 2336
cui la febbre travolta ha la ragione. 2337
Il suo cervello lega insieme e stringe 2338
Venti oggetti diversi, e il tutto un senso 2339
Fa di pazzia profonda. Un simil fine 2340
È pauroso e può insegnare a quelli 2341
Che sogliono portar alta la cresta 2342
Che, se vivono vita assai felice, 2343
il lor morir non è il miglior del mondo. 2344
L’intero suo ducato a tua sorella 2345
Ha legato, finchè non giunge il prence 2346
All’età sua matura. 2347
FR. DE’ MED.
Un buon indizio
È in questo. 2348
LUDOVICO
Ecco: vedete! Già la morte
È nel suo viso. 2349
((si tira una traversa, cioè un sipario secondario, e si vede Bracciano a letto, prossimo a morire. Ludovico, Gaspero, travestiti da Capuccini, sono ai due lati del letto. Anche Vittoria Corombona è vicina al letto. E qui comincia la))

SCENA XIII

VITTORIA
O buono signor mio!
BRACCIANO
(che parla delirando) Abusasti di me. Fuor del ducato 2350
Asportasti danari. Hai comperato 2351
E venduto gli uffici, oppreso il povero 2352
Senza che mai ne sospettassi. Rendi 2353
I tuoi conti e va’ via. Vo’ di persona 2354
Curar le cose mie. 2355
FIAMINIO
Abbi pazienzia,
o mio signor. 2356
BRACCIANO
Davver merito biasmo.
Udisti mai dir mal dal negro corvo 2357
Della negrezza sua? Chi vide mai 2358
Il demonio assalire un animale 2359
Dal pie’ forcuto? 2360
VITTORIA
O mio signor!
BRACCIANO
Su, via!
Preparate per me, per la mia cena, 2361
qualche quaglia! 2362
FIAMINIO
Mio sire, sarà fatto.
BRACCIANO
No. Meglio una frittura di mustele, 2363
chè le quaglie si ciban di veleno. 2364
Oh! Quella vecchia politica volpe 2365
Del duca di Firenze! Per cacciarlo 2366
Vo’ trasformarmi, il giuro, in can da sangue. 2367
Pur, guarda caso strano! Amico suo 2368
Vo’ diventar, perchè notalo, sire, 2369
un cane immobil stassi, se ululare 2370
ne sente un altro. Pace, pace! Oh! Guarda 2371
che viene di là oltre un elegante 2372
villan. 2373
FIAMINIO
Da dove?
BRACCIANO
Da colà. Sul capo
Porta un berretto azzurro, e ha un par di braghe 2374
Con vistose brachette. Ha, ha! Pon mente: 2375
tiene le brachette appuntate con spilli, 2376
ed ogni spillo ha per capo una perla. 2377
Non lo conosci tu? 2378
FIAMINIO
No, mio signore.
BRACCIANO
È il demonio sai tu? Lo riconosco 2379
Alla gran nocca colore di rosa 2380
Con cui stringa le scarpe ad occultare 2381
Il suo piede forcutto. Quistionare 2382
Voglio adesso con lui; che è un linguista 2383
Raro. 2384
VITTORIA
Signor, qui non vi è nulla.
BRACCIANO
Nulla?
Strano! Nulla! Se un poco di danaro 2385
Mi bisogna, ecco è vuoto il mio tesoro. 2386
Non mi si tratti a questo modo. 2387
VITTORIA
oh! Giaci
Tranquillo, o mio signor. 2388
BRACCIANO
Guarda Fiaminio.
Eccolo, è lui! È lui quello che uccise 2389
Suo fratello! Ora balla sulla corda, 2390
e ad ambedue le mai tien sospesi 2391
due sacchi di danaro, per tenersi 2392
in equilibrio. Teme di cadere 2393
e di romperse il collo. E guarda ancora: 2394
un leguleio in veste di velluto 2395
stretta ai fianchi, lo spia, se mai gli caschi 2396
della moneta. Ve’ come sgambetta! 2397
Gli si dovria gittare in collo un nodo 2398
Scorsoio – E questa qui, chi è costei? 2399
FIAMINIO
Vittoria, o mio signore. 2400
BRACCIANO
Ha, ha! Ma guarda;
la chioma sua tiene spruzzata tutta 2401
con fior di luce. E par qual se peccato 2402
avesse in mezzo alla farina –E questi? 2403
FIAMINIO
Son sacerdoti, o mio signor. 2404
((in questo momento Bracciano sembra vicino a finire. Ludovico e Gaspero in abito di Capuccini gli si mettono ai lati del letto e gli presentano un Crocifisso tra candele consacrate.))
BRACCIANO
Li scaccia;
sono ubbriachi! Un pauroso segno 2405
è il veder sacerdoti barcolloni 2406
guarda: sei topi grigi ch’han perduto 2407
la lor coda si striscian sul guanciale 2408
chiama un gatto. Un miracolo ho da fare: 2409
del vermicaio d’ogni specie debbo 2410
nettar la corte – Dove stai Fiaminio? 2411
FIAMINIO
Non è di gusto io questi sentirmi 2412
Chiamar per nome così spesso. È certo 2413
Segno di corta vita sr dal letto 2414
Chi muor ci chiama. Ed ei sta per finire. 2415
LUDOVICO
Prego, lasciate farci. Attende, Domine 2416
Brachiane. 2417
FIAMINIO
Guarda! Come ha fitto gli occhi
Sul Crocifisso. 2418
VITTORIA
Tenetegli saldo
Innanzi agli occhi il Crocifisso: l’ira 2419
Forsi potria calmarsi e il refrigerio 2420
Di una lacrima pia sulle pupille 2421
Sentir sgorgarsi. 2422
LUDOVICO
(mostrandogli il Crocifisso) Domine Brachiane, sollebas in bello esse tutus tuo clypeo; nunc hunc clypeum hosti tuo opponas infernali.
GASPERO
(gli pone innanzi la candela consacrata) Olim hasta valuisti in bello, nunc hanc sacram hastam vibrabis contra hostem animarum.
LUDOVICO
Attende, Domine Brachiane; si nunc quoque probas ea quae acta sunt inter nos, flecte capui in dextrum.
GASPERO
Esto securus, Domine Brachiane; cogita quantum habeas meritorum, denique memineris meam animam pro tua oppignoratam, si quid esset periculi.
LUDOVICO
Si nunc quoque probas ea quae acta sunt inter nos, flecte caput in laevum.
Ora sta per finir: di allontanarvi 2423
Tutto facciam preghiera. Solo a lui 2424
Dobbiamo susurrare una privata 2425
Meditazione che non è permesso 2426
Dall’ordin nostro che s’oda da voi. 2427
((a questo punto tutti vanno via a Ludovico e Gaspero si scoprono))
GASPERO
O Bracciano. 2428
LUDOVICO
O Bracciano, sei dannato.
GASPERO
Eternamente. 2429
LUDOVICO
Un qualche condannato
E impiccato alle forche il tuo signore 2430
E padrone sarà. 2431
GASPERO
Sì, del demonio
In potere tu sei. 2432
LUDOVICO
Malvagio arnese!
Politico famoso eri tenuto, 2433
ma il tuo mestier fu propinar veleno. 2434
GASPERO
E la coscienza tua fu l’assassinio. 2435
LUDOVICO
Prima di avvelenar la moglie tua, 2436
tu macchinasti di fiaccarle il collo 2437
giù per le scale. 2438
GASPERO
Ci capisci ancora?
Costui è Ludovico. 2439
LUDOVICO
E questi è Gaspero.
Morrai come carogna. 2440
GASPERO
E puzzerai
Con fetore di can, contaminato 2441
Da escrementi di mosche. 2442
LUDOVICO
Sarai
Dimenticato prima del sermone 2443
Che si dirà per te. 2444
BRACCIANO
Vittoria mia,
Vittoria mia! 2445
LUDOVICO
Per Dio! Questo demonio
Maledetto rinviene! Siam disfatti! 2446
((entrano Vittoria Corombona, Francesco de’ Medici, Fiaminio e seguito))
LUDOVICO
(agli accorsi) Vorreste ancora richiamarlo in vita 2447
E a tormenti terribili? Sgombrate 2448
Da questa stanza per amor di Dio! 2449
((escono Vittoria Corombona, Francesco de’ Medici, Fiaminio e seguito))
GASPERO
Strozzalo! 2450
LUDOVICO
(gittando un nodo scorsoio sul collo di Bracciano) Ciarli ancora! Eccoti il dono
D’amor del duca di Firenze. 2451
((Bracciano è strozzato))
GASPERO
Hai fatto?
LUDOVICO
Ecco, il moccolo è spento. Ti so dire 2452
Che nessuna massaia avrebbe fatto 2453
Meglio e più presto, ancor se per sett’anni 2454
Fosse stata infirmiera in ospedali 2455
Di appestati. 2456
((rientrano Vittoria Corombona, Francesco de’ Medici e seguito))
Egli è morto.
OMNES
Pace sia
All’alma sua! 2457
VITTORIA
Un vero inferno è questo
Luogo per me. 2458
((esce))
FR. DE’ MED.
L’ha presa proprio a cuore
E per davver costei. 2459
FIAMINIO
Oh! Sí, davvero!
Se avessero due fiumi navigabili 2460
Ne’ lor occhi le donne, certamente 2461
Li verserebber tutti e due sugli uomini. 2462
Io mi fo meraviglia qundo veggo 2463
Desiderar per la città più fiumi; 2464
poichè vendon le donne a buon mercato 2465
l’acqua. Son brevi imbrie di luna 2466
i dolor delle donne e le paure; 2467
e come fa la luna, hanno lor fasi 2468
brevi e cangianti. Nulla a questo mondo 2469
si dissecca più presto che le lacrime 2470
delle donne. Son io che vedo il termine 2471
del mio ricolto. Non mi ha dato nulla! 2472
Oh! Le promesse delle corti! I saggi 2473
Le maledicon. Be’, mentre si vive 2474
Que’ che meglio le notan pagan peggio. 2475
FR. DE’ MED.
Certo, in questo ci è il dito di Firenze. 2476
FIAMINIO
Probabilmente. I colpi sulle mani 2477
Son pesanti, ma quelli sulla testa 2478
Danno la morte. Questa è ben rara 2479
Furberia machiavellica. L’han giunto 2480
Non come suole un assassin volgare 2481
Che si avvicina circospetto e il colpo 2482
Mortal ti appoggia. No; l’han titillato 2483
Fino a farlo morir, morir ridendo 2484
Come se avesse vivendo ingoiato 2485
Una libra di croco. Un fatto è questo, 2486
compiuto in un momento. Oh! Chi si mette 2487
a educare le corti all’onestà, 2488
fa come che spicasse un salto matto 2489
sul ghiaccio. 2490
FR. DE’ MED.
Ora però può dar la stura
Il liberato popolo alle ciarle 2491
Contro di lui, e ad accanirsi sopra 2492
I suoi misfatti. 2493
FIAMINIO
Oh! Quanta è la miseria
De’ principi! Per forza delle cose 2494
Vengono censurati. Nè soltanto 2495
Biasimati essi son per tutto il male 2496
Ch’han perpetrato, ma perchè non fecero 2497
Tutto quello che tutti avrian voluto. 2498
Meglio saria per lor se lavorato 2499
Avessero alla trobbia – Per la morte! 2500
Riparlare vorrei anche una volta 2501
Con questo duca! 2502
FR. DE’ MED.
È morto!
FIAMINIO
Oh! Se potessi
Esorcizzando, richiamarlo in vita! 2503
Ma se preghiere e sacramenti han forza 2504
Di farmi udire il suo parlar, sebbene 2505
Un quaranta demoni con le loro 2506
Livree di fiamma stessero a servirlo, 2507
gli parlerei, gli scoterei la mano 2508
ne dovessi restare abbacinato. 2509
((esce))
FR. DE’ MED.
Mio bravo Ludovico, l’atterriste 2510
Negli aneliti estremi della morte? 2511
LUDOVICO
Sì, ma così fiaccamente, che fu lui 2512
Ad atterrirci. 2513
FR. DE’ MED.
E come?
LUDOVICO
L’udrai dopo.
((entra Zanche))
Vedi: ecco che vien quella donnetta 2514
D’inferno. Ben vorria qualche giochetto 2515
D’amor fare con te; ma questa è l’ora 2516
Non di giochi di amor, ma ch’essa sveli 2517
Il promesso segreto. 2518
FR. DE’ MED.
(a Zanche) T’ho incontrata
Con gran passione in questo basso mondo. 2519
ZANCHE
Io vorrei che tu fossi indifferente: 2520
non si conviene a te nessun tributo 2521
di pianto a questo pianto cortigiano. 2522
Lascia che piangan essi il triste caso, 2523
essi ch’ebbero parte ai suoi delitti. 2524
Seppi stanotte per un triste sogno, 2525
questo atroce misfatto; nondimeno, 2526
a dire il vero, questo sogno mio 2527
riguardava anche te. 2528
LUDOVICO
Stiamo cadendo
Nelle visioni! 2529
FR. DE’ MED.
A far cosa di moda
Vo’ sognar con costei. 2530
ZANCHE
Ei mi pareva
Che al mio letto ti fossi trafugato, 2531
o mio signor. 2532
FR. DE’ MED.
Vuoi credermi, carina?
Per questa luce! Di salirti addosso 2533
Sognai, e ti trovai senza camicia. 2534
ZANCHE
A me parea che mi giacessi allato. 2535
FR. DE’ MED.
Anch’io così sognai; e per timore 2536
Che prendessi un catarro, ti coprii 2537
Con questo mio mantello. 2538
ZANCHE
Veramente
Sognai che tu fossi alquanto audace 2539
Con me. Però veniamo al fatto. 2540
LUDOVICO
Come?
Come? Mi spero che non vuoi venire 2541
Al fatto qui? 2542
FR. DE’ MED.
Sta ben, ma voi dovete
Udire il sogno mio. 2543
ZANCHE
Ebben racconta.
FR. DE’ MED.
Allor che ti buttai sulla persona 2544
Il mantello irlandese, tu ridesti; 2545
e forse troppo, a mio parere. 2546
ZANCHE
Ah! Risi!
FR. DE’ MED.
E gridasti per giunta; che il pelame 2547
Ti stuzzicò a solletico. 2548
LUDOVICO
Volgi l’occhio
Su costei, prego; dalle labbra un riso 2549
Le pullula com’acqua insaponata, 2550
con cui si sia lavata una cassetta 2551
di carboni. 2552
ZANCHE
Ti aspetta un’eccellente
Fortuna. Io ti promisi di svelarti 2553
Un segreto, ed è questo. La duchessa, 2554
sorella del Granduca di Firenze, 2555
fu avvelenata con profumi sparsi 2556
sul ritratto del Duca di Bracciano, 2557
suo marito; a Camillo fu spezzato 2558
da quel dannato di Fiaminio il collo. 2559
FR. DE’ MED.
Molto strana vicenda. 2560
ZANCHE
E molto vera.
LUDOVICO
Ora si è franto il nido delle serpi. 2561
ZANCHE
Sono dolente confessar che anch’io 2562
Ci ebbi una mano al nero fatto. 2563
FR. DE’ MED.
Dunque
Tu conoscevi il lor disegno? 2564
ZANCHE
Certo;
ma ora, spinta dal rimorso, intendo 2565
derubare Vittoria questa notte. 2566
LUDOVICO
Ecco una giusta contrizione! Suole 2567
Dormicchiar l’usuraio nella chiesa, 2568
ascoltando il sermon, ma sogna il furto. 2569
ZANCHE
Per aiutar la nostra fuga ho chiesto 2570
Il permesso di andarmene in campagna 2571
Con qualcun, fino al di del funerale. 2572
Fra contanti e gioielli cento mila 2573
Corone ti darò. 2574
FR. DE’ MED.
Qual preziosa
Giovinotta tu sei! 2575
LUDOVICO
Ed una parte
Di coteste corone avrolla anch’io. 2576
ZANCHE
È una dote, mi penso! Certo è falso 2577
Il proverbio che dice esser dal sole 2578
Colorata la pelle. Un’Etiope 2579
Ritorna bianca se viene lavata. 2580
FR. DE’ MED.
Ti laverò; ma or va’ via. 2581
ZANCHE
Sii pronto
Per la fuga. 2582
FR. DE’ MED.
Sta bene: un’ora avanti
Che faccia giorno. 2583
((Zanche esce))
LUDOVICO
Che strana scoperta!
Non si sapean le circonstanze tutte 2584
Dell’una e l’altra morte. 2585
ZANCHE
(rientrando) Alla capella
Mi aspetterai a mezzanotte. 2586
FR. DE’ MED.
Bene.
((Zanche esce ancora))
LUDOVICO
E or siam giustificati. 2587
FR. DE’ MED.
Non parlarmi
Di giustizia! Che sfregio la giustizia 2588
Ebbe da noi? Noi, come le pernici, 2589
le infermità purghiamo con l’alloro: 2590
sarà la fama che l’impresa nostra 2591
coronerà, togliendo ogni vergogna. 2592
((escono))

SCENA XIV

((Padova – Appartamento di un palazzo))
((entrano da una parte Fiaminio e Gaspero, da un’altra Giovanni col seguito))
GASPERO
Vedesti mai un principe più nobile del duca?
FIAMINIO
Ho conosciuto il figlio bastardo di una povera donna, meglio favorito dalla natura: ora sta dietro di lui e in basso; ma ogni paragone faccia a faccia, riuscerebbe odioso. Un pavone che viveva in corte ed era il favorito di tutti, fu saggio. Alcune pavoncelle, un giorno, presero a lodarlo, dicendogli che era più bello dell’aquila reale. Ed il pavone disse: l’aquila è più bella, se non per le sue penne, per i suoi lunghi artigli. Be’, a costui si allungheranno, a suo tempo, gli artigli – O mio grazioso signore!
GIOVANNI
Prego di lasciarmi.
FIAMINIO
Ma Vostra Grazia deve stare allegro: sono io che ho ragione di piangere. Perchè sa lei quello che il piccolo figlio disse, quando cavalcava in groppa dietro al padre?
GIOVANNI
Be’, che disse?
FIAMINIO
Quando tu sarai morto, babbo, disse, spero di cavalcare io seduto sulla sella. Oh! È una bella cosa per un uomo sedere da solo! Può distendersi, poggiandosi sulle staffe, guardare attorno e vedere tutto in cerchio l’orizzonte. Or ecco: lei, signore, sta a sedere in sella.
GIOVANNI
Studia le preci tue: pentiti e pensa 2593
Quello che fosti prima. Ho udito sempre 2594
Che l’ultimo de’ figli del peccato 2595
È chiamato rimorso! 2596
((esce))
FIAMINIO
Le mie preci!
Con una fare da prete ei mi minaccia. 2597
Non me ne do pensiero, anche se, come anacarsi, fossi pestato a morte in un mortaio. Nondimeno una morte così starebbe meglio agli usurai: si avrebbe, a pestarli insieme col loro oro e fare con questo miscuglio – Un cordiale pel diavolo.
In sedicesmo è ver, ma il guardo fosco 2598
Ha già del zio. 2599
((entra un cortigiano))
E tu chi sei? Che rechi?
CORTIGIANO
Il giovin duca, o sir, ti proibisce 2600
Di presentarti a lui, e ti comanda 2601
Di sgombrar queste stanze, ov’è dovere 2602
Che gli s’abbia rispetto. 2603
FIAMINIO
Il lupo e il corvo
Sono belli e folleggiano con grazia 2604
Nella lor prima età. Tu hai l’incarco 2605
Di cacciarmi di qui. 2606
CORTIGIANO
L’ordine è questo.
FIAMINIO
Veramente, signor maestro di corte, non bisogna spingere agli estremi ogni suo ufficio. Dire che una gentildonna fu, sulla mezzanotte, strppata dal letto e rinchiusa con la sola camicia nella più interna torre di Castel Sant’Angelo, non farebbe parer crudele un carceriere gentiluomo che affacciasse pretese su quel rimasuglio di vesti, glielo rovesciasse sul capo e sulle orecchie e la lasciasse ivi dentro nuda?
CORTIGIANO
Molto bene: tu sei allegro.
((esce))
FIAMINIO
Questo vuol dire che mi si ributta dalla corte? Un tizzo senza fiamma fa molto fumo. Soffocherò alcuni di essi.
((entra Francesco de’ Medici))
FIAMINIO
Come? Ti vedo afflitto. 2607
FR. DE’ MED.
Un miserando
Spettacolo ho veduto. 2608
FIAMINIO
Ed in un altro
Ora t’incontri: in un umiliato 2609
Dolente cortigian. 2610
FR. DE’ MED.
La veneranda
Tua madre, in poco tempo, è diventata 2611
Vecchia. La vidi che avvolgea nel funebre 2612
Lenzolo il corpo di Marcello; dentro 2613
La stanza si accoglieva una melode 2614
Solenne e pia: sospir dogliosi e lacrime 2615
E accenti di corruccio, come fanno 2616
Le vecchie quando nelle notti vegliano 2617
Un cadavere. Fuori dalla stanza 2618
Uscendo, gli occhi non sapean guidarmi, 2619
si carchi eran di lacrime. 2620
FIAMINIO
Vederla
Voglio. 2621
FR. DE’ MED.
Sei senza carità. La vista
Tua raddoppierà l’affanno suo. 2622
FIAMINIO
Sì, voglio
Veder costoro e i lor supertiziosi 2623
Ululati ascoltar. Essi stan dietro 2624
Questa traversa. 2625
((tira la traversa e si veggono Cornelia, Zanche e tre altre dame occupate ad avvolgere in un sudario il corpo di Marcello))
CORNELIA
Questo ramerino
È avvizzito. Vi prego, un altro fresco 2626
Recatemi. Vorrei che sulla fossa 2627
Sua germogliasser queste pianticelle, 2628
e quando sarò morta e imputridita, 2629
l’allietasser di fiori. Ramoscelli 2630
sceglietemi d’alloro: una ghirlanda 2631
che dai fulmini salvi il mio figliolo 2632
voglio intessere attorno alla sua testa. 2633
Questo lenzolo consacrai con preci 2634
Devote per venti anni e nol credevo 2635
Destinato per lui. 2636
ZANCHE
Signora mia,
guarda chi c’è di la. 2637
CORNELIA
Porgimi i fiori.
ZANCHE
La signora è impazzita! 2638
UNA DELLE DAME
Ancor travolto
Ha, pel dolor, del figlio il corpo. 2639
CORNELIA
(a Fiaminio) Sii
Il benvenuto. Tieni un ramoscello 2640
Di ramerino e...piangi. Da sollievo 2641
Al cuor; tienlo di conto. N’ho lasciati 2642
Più assai per me. 2643
FR. DE’ MED.
Lo sai, buona signora,
chi è costui? 2644
CORNELIA
So bene che tu sei
Quel che scava le fosse. 2645
ZANCHE
Egli è, non vedi?
Fiaminio. 2646
CORNELIA
Vuoi proprio che impazzi? Guarda
Come ha bianca la mano! Così presto 2647
Si lava il sangue? Be’, quando l’assiolo 2648
Gridacchia sulla toppa del camino 2649
O salta e canta nella stufa il grillo, 2650
sulle tue mani rivedrai le macchie 2651
gialle; ed allora, tienilo per certo, 2652
di un corpo morto udrai la voce. E già 2653
ora, sei tutto maculato: un rospo 2654
maneggiasti – La primula è un buon fiore; 2655
desta i ricordi. Comprane tre once 2656
anche per me. 2657
FIAMINIO
Vorrei esser lontano!
CORNELIA
Puoi ascoltarmi, sire? Voglio dirti 2658
Una nenia. Soleva la mia nonna, 2659
quand’essa udiva una squilla lontana, 2660
cantarla sul liuto. 2661
FIAMINIO
Se tu vuoi,
dilla pur, dilla pure. Ecco t’ascolto. 2662
CORNELIA
(cantando come se mentecatta) Escano gli stornelli e reattini 2663
Dagli ombrosi viali de’ giardini, 2664
e rechin erbe, ramoscelli e foglie 2665
degl’insepolti a ricoprir le spoglie; 2666
aiutino le talpe e le formiche 2667
queste pietose funebri fatiche, 2668
e, perchè di calore abbian conforti 2669
ammantino di terra i corpi morti; 2670
ma scaccia il lupo dalla pia dimora, 2671
perchè con l’unghie scaverlanli ancora. 2672
Ed ora la sua merce è conteggiata, 2673
sono finite le provviste. I ricchi 2674
non n’ebber più de’ poveri. La merce 2675
è esaurita oramai. Chiudiam bottega. 2676
Sii benedetta, o buona gente. 2677
((escono Cornelia, Zanche, le dame portano via il cadavere di Marcello))
FIAMINIO
Sento
Entro l’anima mia un’assai strana 2678
Cosa agitarsi, a cui non altro nome 2679
So dar che di pietà. Lasciami prego. 2680
((Fr. De’ Med. esce))
Questa notte saprò della mia vita 2681
L’estremo fato. Mia sorella è ricca 2682
E può ben compensare i miei servigi. 2683
Sí; vissi licenzioso come tanti 2684
Vivono in corte: se però splendea 2685
Talor nella mia faccia un pieno riso, 2686
sentivo in seno che la coscienza 2687
tumultuava in confusione. Spesso 2688
celam le gaie ed onorate vesti 2689
la tortura che strazia. Noi crediamo 2690
che cantan per letizia gl’ingabbiati 2691
uccelli, mentre il canto loro è pianto. 2692
((appare lo spettro di Bracciano in sottana di cuoio, brache e stivli; è incappucciato: in mano ha un vaso pieni di gigli e sotto i fiori sta un teschio))
((allo spettro))
Sei qui. Ben posso fronteggiarti. Fatti 2693
Più presso, ancor più presso. Quale afflitta 2694
Cera tu hai? Su, via, dimmi: in qual luogo 2695
Ora ti trovi? Nella rifulgente 2696
Galleria delle stelle, o nel profondo 2697
Baratro uscuro? No? Non parli? Prego, 2698
scioglimi un dubbio. In quale religione 2699
convien meglio morire? È nella tua 2700
conoscenza? E puoi dirmi quanta vita 2701
mi resta ancora? È questa la domanda 2702
che più m’importa. Non rispondi? Sei 2703
se,pre come que’ grandi che di du, 2704
di giù si muovon senza scopo. Dimmi... 2705
((lo spettro gli rovescia addosso della terra e gli mostra il teschio))
Questo che è? Fatale! Rovesciata 2706
M’ha addosso terra, e m’ha mostrato un teschio 2707
In fondo al vaso: sotto le radici 2708
Dei fior giacea quel teschio. Prego, sire, 2709
parlami. I nostri preto italiani 2710
creder ci fan che i morti hanno colloqui 2711
con i lor familiari e che sovente 2712
vanno a trovarli a letto ed a mangiare 2713
con essi. 2714
((lo spettro svanisce))
Ora è partito! E i fior, la terra
E il teschio e tutto son con lui svaniti: 2715
questo sorpassa ogni dolor. Ma il fato 2716
faccia pure il suo peggio. Oso sfidarlo. 2717
Ed or da mia sorella. Intanto voglio 2718
Al bilancio pensar di questi orrori. 2719
La disgrazia del duca che ha distrutto 2720
Tutto l’essere mio, poi la pietosa 2721
Vista del corpo del fratello morto, 2722
poi l’eccessivo duolo di mia madre 2723
e infin questa terribili visione: 2724
tutto questo dovria render benigno 2725
il cuore di Vittoria; e, se non giova, 2726
affogherò nel sangue suo quest’arma. 2727

SCENA XV

((Ancora probabilmente Padova – Una via))
((entrano Fr. De’ Med. e Ludovico))
LUDOVICO
O mio signore, per l’anima mia, 2728
non proceder più oltre. In questa bega 2729
immischiato ti sei soverchiamente, 2730
nè fu senno l’entrarci. Io li ho pagati 2731
i miei debiti tutti, e se dovessi 2732
in rovina cascar, non cadran meco 2733
i creditori miei. Ho fatto voto 2734
di lasciar tutto a questa ardimentosa 2735
assemblea, a seguaci assai più bassi. 2736
Ma tu, o signor, su via, presto abbandona 2737
Questa città, o giuro che disdico 2738
L’assassinio. 2739
FR. DE’ MED.
Ti lascio. O Ludovico,
addio. Se tu perisci in questa gesta 2740
gloriosa, farò che le tue ceneri 2741
tengan vivo il tuo nome. 2742
((esce))
ORTENSIO
Qualche fosca
Impresa or qui si trama. Immantinenti 2743
Voglio scendere giuso alla fortezza 2744
A cercar della forza. Quai torrenti 2745
Che non conoscon soste sono queste 2746
Cortigiane fazion, ma nella corsa 2747
Spesso i cavalcator romponsi il collo. 2748
((esce))

SCENA XVI

((Padova – Un appartamento della corte))
((Vittoria Corombona con un libro in mano, Zanche, Fiaminio che si avvicina ad esse))
FIAMINIO
Che? Tu stai a pregar? Ma tira via, 2749
smetti. 2750
VITTORIA
Come, ruffiano?
FIAMINIO
Per mondane,
faccende vengo a te. Statti a sedere 2751
statti a sedere; e tu, dal sol riarsa, 2752
puoi stare e udir. Sprangate son le porte. 2753
VITTORIA
Sei ubbriaco? 2754
FIAMINIO
Sì, d’assenzio; e un sorso
Tu pur ne ingollerai. 2755
VITTORIA
Ma di che cosa
Vuol parlar questa Furia? 2756
FIAMINIO
Che del duca
Tu sei l’esecutrice, e ch’io pretendo 2757
D’esser pagato de’ servigi miei. 2758
VITTORIA
De’ tuoi servigi? 2759
FIAMINIO
Qui son penna e inchiostro:
siedi e scrivi che cosa mi vuoi dare En el texto aparece el personaje de Vittoria sin parlamento, llevando a cabo la acotación que sigue. Eliminamos el nombre del personaje porque no interviene . 2760
((scrive e poi fa per consegnare lo scritto a Fiaminio))
FIAMINIO
Come, già fatto? Un atto molto spiccio 2761
Fu questa concessione. 2762
VITTORIA
Ecco la leggo:
“A te e non ad altri ora concedo 2763
Quella porzion per cui gemé d’affanno 2764
Cain, quando sgozzato ebbe il fratello”. 2765
FIAMINIO
Perdinci! Ecco una tessera cortese 2766
Con cui cercar la carità. 2767
VITTORIA
Tu sei
Un farabutto. 2768
FIAMINIO
Siamo giunti a tanto?
((tra sè))
Dicono che il terror placa le angosce. 2769
Un diavolo ha costei dentro il suo seno, 2770
vo’ provar se da lei posso straparlo – 2771
siedi tranquilla. Il mio signor, morendo, 2772
mi consegnò due paia di gioielli, 2773
che mi mettono in grado di beffarmi 2774
del tuo buon cuor. Vo’ farteli vedere. 2775
((esce))
VITTORIA
Certo, è impazzito. 2776
ZANCHE
Oppure è disperato:
per la nostra salvezza un più benigno 2777
parlare usa con lui. Cerchiam soccorso. 2778
((vedendo Fiaminio che rientra con due cassette di pistole, grida))
Aiuto! Aiuto! 2779
FIAMINIO
Il gorgozzul con questa
Prugna invernale tapperotti. 2780
VITTORIA
Giacciono
Entro le fosse milioni di morti, 2781
che al giudizio final risorgeranno 2782
con stridore di denti. 2783
FIAMINIO
Lascia stare
Cotesto tuo ciarlio e questi tuoi 2784
Lamenti che son roba da grammatica, 2785
argomenti da femmina – Conosco 2786
qualche orator che non esclamazioni 2787
crede commuover meglio l’uditorio 2788
che con ragioni e con sana dottrina. 2789
VITTORIA
Fragilità non altro è questa mia! 2790
Ma mi son risoluta. O angosce, addio! 2791
Guarda, Bracciano: mentre che vivevi 2792
Tu eressi in cuore un fiammegginte altare 2793
Per far de’ sacrifici al nome tuo; 2794
or però sono pronta ad offerirti 2795
il cuor, me stessa e tutto. O Zanche, addio. 2796
FIAMINIO
(minacciando con le pistole) Sei pronta tu? 2797
VITTORIA E ZANCHE
Siam pronte.
ZANCHE
Aiuto! Aiuto!
((entrano con fracasso Ludovico, Gaspero Pedro e Carlo))
FIAMINIO
Che chiasso è questo? Dunque del palazzo 2798
Si son foggiate chiavi adulterine? 2799
LUDOVICO
Vi rechiamo un’allegra mascherata. 2800
FIAMINIO
Mi sembrate davver de’ Mattaccini 2801
A veder quelle spade sguainate. 2802
Or gli uomini di chiesa si trasmutano 2803
In compagnia di gente buffonesca. 2804
((tutti si scoprono))
GASPERO
Isabella! Isabella! 2805
LUDOVICO
Ci conosci?
FIAMINIO
Gaspero e Ludovico! 2806
LUDOVICO
Sì, e quel moro,
a cui Braccian concesse una pensione, 2807
era il Granduca di Firenze. 2808
VITTORIA
E allora
Noi siam perduti! 2809
FIAMINIO
Deh! Non mi togliete
Ch’io di costei faccia giustizia. Fate 2810
Ch’io di mia man l’uccida. Fu ben dessa 2811
Che ogni salvezza mi tagliò, soccorsa 2812
Dai vostri acciari – Si fa beffe il Fato 2813
Di noi, nè noi possiam combatterlo. Che resta? 2814
Se noi possiamo prevedere il fato, 2815
non lo possiamo prevenir. Ma un grande 2816
assioma ha il mondo che ogni premio vince: 2817
nascere fortunati è meglio assai 2818
che l’esser savi. 2819
GASPERO
Legate costui
A una colonna. 2820
VITTORIA
Qual pietà gentile!
Ei fu tempo che vidi un nero merlo 2821
Preferire un rifugio in grembo a un uomo 2822
Per scampare da un falco. 2823
GASPERO
Non t’inganni
Speranza alcuna. 2824
VITTORIA
Se Fiorenza è in corte,
mi uccida lui. 2825
GASPERO
Richiesta pazza! I prenci
Largiscon doni con le mani loro, 2826
ma con le mani altrui danno le morti 2827
e i tormenti. 2828
LUDOVICO
(a Fiaminio) Ricorda: un di, di furto,
tu mi colpisti! Or io ti vo’ nel cuore 2829
rendere i colpi. 2830
FIAMINIO
Agisci come un boia,
come un vil boia, e non da gentiluomo: 2831
io non posso difendermi. 2832
LUDOVICO
Tu scherzi?
FIAMINIO
Vuoi vedermi morir piagnucolando 2833
Come piansi nascendo? 2834
GASPERO
Raccomandati
Al cielo. 2835
LUDOVICO
Se potessi per quatr’anni
Farti morir quaranta volte al giorno, 2836
ancor poco saria. Nulla mi afligge’, 2837
più di questo, che sei un picciol cibo 2838
per la mia fame di vendetta. Or dimmi: 2839
a che tu pensi? 2840
FIAMINIO
O sire, a nulla
Di nulla. Lascia star queste domande 2841
Oziose. Ora sto per avviarmi 2842
Dove mi aspetta un silenzio infinito. 2843
Ciarlare è proprio vano. Non ricordo 2844
Nulla; nè v’ha maggior dolore al mondo 2845
Che ricordarsi de’ propri pensieri: 2846
sono un peso terribil per chi muore. 2847
LUDOVICO
(a Vittoria) Ed ora a te, baldracca gloriosa: 2848
s’io potessi tagliar dall’aer puro 2849
il sozzo fiato onde respiri e vivi, 2850
vorrei succhiarlo e poi rigurgitarlo 2851
in qualche letamaio. 2852
VITTORIA
Sei tu il mio boia?
Non si direbbe al portamento, al viso, 2853
troppo belli per boia. Ebben, sia pure. 2854
Su, fa da bravo il tuo mestier, ma prima 2855
China i ginocchi e cercami perdono. 2856
LUDOVICO
Quale cometa prodigiosa fosti! 2857
Vo’ cominciar, tagliandoti la coda, 2858
e spacciar pria questa tua mora. 2859
VITTORIA
No;
prima me, prima me. Eccoti il seno. 2860
Fino all’estremo suo respiro deve 2861
Una mia pari esser servita. Non 2862
Toccar costei. 2863
GASPERO
Brava così tu sei?!
VITTORIA
Voglio dare al tuo ferro il benvenuto, 2864
come i principi ai grandi ambasciatori: 2865
che vangli incontro a metà vita. 2866
LUDOVICO
Trenare
Tu dovresti al pensier che in aria e fumo 2867
Stai per svanire. 2868
VITTORIA
Troppo vera donna
Son io, nè vane immagini mi ponno 2869
Intimorir. Da me non una lacrima 2870
Sola vedrai versar; nè impallidire 2871
Mi vedrai per paura, ma soltanto 2872
Per mancanza di sangue. 2873
CARLO
(a Zanche) O negra Furia,
qui per te ci sono io. 2874
ZANCHE
Rosso è il mio sangue
Al par del tuo. Vuoi tu verne una giccia? 2875
Fa tanto bene alla salute. Oh! Come, 2876
come orgogliosa son, perchè la morte 2877
non può cangiarmi di colore. Il viso 2878
non mi vedrete impallidire. 2879
LUDOVICO
Assieme
Tutti...a colpir! Su, colpi e colpi... 2880
VITTORIA
(a Ludovico) Bravo!
Un colpo assai ben dato. Un altro eguale 2881
Danne, se mai ti avvenga assasinare 2882
Un pargolo poppante. Allor famoso 2883
Boia diventerai. 2884
FIAMINIO
Gagliarda lama
La tua! Fattura inglese o di Toledo? 2885
Bene! Io sempre pensai che la cagione 2886
Del mio morir l’avrebbe conosciuta 2887
La punta di un pugnal, non un dottore. 2888
Affonda il ferro ancor, stracciale ancora 2889
Le ferite che apristi. 2890
VITTORIA
Nel mio sangue
Era il più grande de’ peccati miei 2891
E lo purgo col sangue. 2892
FIAMINIO
Una sorella
Brava tu sei. Così ti voglio bene. 2893
Nutre la donna l’uomo, ma dovrebbe 2894
Nutrirlo ancor di gagliarda virile. 2895
Molte donne lasciar nome famoso 2896
Per virili virtù, che nel secreto 2897
Furon sozze di vizi: ma un felice 2898
Silenzio le salvò. Solo chi apprese 2899
A celar le sue colpe è senza falli. 2900
Addio. 2901
VITTORIA
Trascina una tempesta nera
L’anima mia, ma non so dove... 2902
FIAMINIO
Butta
L’àncora a mar, sorella, e tienla salda. 2903
Quando arridono all’uomo i di felici 2904
Se ne resta stregato. Ma, se giunge 2905
L’avversità, l’uom si ritrova: il mare 2906
Spumeggia e ride allora che agli scogli 2907
Si accosta e sbatte. Ed or l’abbiam fiita 2908
Coi dolori, o sorella. Or, più non siamo 2909
Schiavi della fortuna. Ora cessiamo 2910
Di morire, morendo. 2911
Sei tu morta?
O solor presso al fondo? È falsa storia 2912
Che le donne gareggian con le nove 2913
Muse, per viver nove volte? Sprezzo 2914
Chi verrà dopo me, chi venne prima: 2915
me non solo: son principio e fine. 2916
Se volgiam l’occhio al ciel, le conoscenze 2917
Si confondono e annebbiano. Nel seno 2918
Di un nuvolo mi sento. 2919
VITTORIA
Oh! Fortunato
Chi le corti non vide, e nessun grande, 2920
se non perchè ne udla, conobbe mai! 2921
((muore))
FIAMINIO
Come un lume, spegnendosi, rivive 2922
Ad ora ad ora con guizzi di luce, 2923
anch’io risento palpitar la vita. 2924
Tutto ciò che appartiene ai grandi fa ricordare le tradizioni delle vecchie mogli, che cioè i leoni della Torre di Londra, anche se splende il sole, piangono nel di della Candelora pel doloroso inverno che ancora resta.
Qualche cosa di buono la mia morte 2925
Vi può insegnare. In un carnaio oscuro, 2926
io la vita trascorsi e un raffreddore 2927
me ne colse; e la voce vi smarrli, 2928
senza speranza di rimedio – Addio, 2929
o gloriosi villani! Il faccendiero 2930
commercio della vita è vanità; 2931
vuol riposo il riposo, e pur da tutti 2932
pena a pena si accumula. Pe’ miei 2933
funerali non sonino campane 2934
adulatrici, e sol rimbombi il tuono 2935
profondamente al mio ultimo addio. 2936
((muore))
AMBASCIATORE INGLESE
(da dentro) Per di qua, per di qua! Sfondate tutte 2937
Le porte. Per di qua! 2938
LUDOVICO
Siam noi traditi?
Ebben, si muoia con fermezza insieme. 2939
Un grande gesto abbiam compiuto, ed ora 2940
Sfidiamo il peggio che ci apporta il fato; 2941
noi non temiamo il sangue. 2942
((entrano gli ambasciatori, Giovanni e guardie))
AMBASCIATORI INGLESE
Ritenete
Indietro il giovin principe. Sparate, 2943
sparate. 2944
((sparano, Ludovico cade))
LUDOVICO
Son ferito, ed ho paura
Che per me l’è finita. 2945
GIOVANNI
O sanguinario
Villan! Con quale autorità potesti 2946
Compir questo massacro? 2947
LUDOVICO
Con la tua.
GIOVANNI
Con la mia? 2948
LUDOVICO
Fu tuo zio che l’ordinava,
di cui parte tu sei. Sono sicuro 2949
che mi conosci. Guarda, vedi: il conte 2950
Ludovico son io. L’ultima notte 2951
La passò nella corte travestito 2952
Quel tuo zio nobilissimo. Era il moro, 2953
cui tuo padre concesse una pensione. 2954
GIOVANNI
E or diventato è un assassino! Via 2955
Voi altri; alla prigione e alla tortura. 2956
Come spero nel ciel, chi prese parte 2957
A questa strage sentirà l’amaro 2958
Della giustizia mia. 2959
LUDOVICO
Per me la gloria
Sento di poter dir che questo fatto 2960
È proprio mio. Sano riposo e sonno 2961
I tormenti, i patiboli e la rota 2962
Della tortuna mi daranno. Questo 2963
Mio notturno lavor l’ho alluminato 2964
Ed è il miglior che ho fatto. 2965
GIOVANNI
Questi corpi
Rimovete. Oronevoli signori, 2966
da questa loro punizion traete 2967
questo precetto: ricordare ai tristi 2968
che sopra grucce di fragili canne 2969
i delitti si appogiano nel mondo. 6971