Giovanni Battista Guarini
Il Pastor Fido
Guarini, Battista. Il pastor fido tragicomedia pastorale . Roma: Intratext Digital Library, 2011. [3/2/2015 ] Pubblicazione originale: Ferrara: appresso Vittorio Baldini, 1599. Disponibile: http://www.intratext.com/y/ITA2045.HTM
Joan Oleza Simó
(Investigador principal)
Soler Sasera, Eva
(Editor)
Ojeda, María del Valle
(Editor)
Italiano · Verso · 6740 versos
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- Bibliografía
-
Ediciones modernas
- Fassò, L., ed. Il pastor Fido. Guarini, Giovanni Battista. Milano-Napoli: Ricciardi, 956.
- Fassò, L., ed. Il pastor Fido. Guarini, Giovanni Battista. Torino: Einaudi, 1976.
Dedicata al Sereniss. D. Carlo Emanuele Duca Di Savoia, &c Nelle Reali Nozze di S. A. con la Serenissima Infante D. Caterina d'Austria. Di nuovo corretto, & di vaghe figure ornato.
Prologo
Alfeo fiume d'Arcadia. Se per antica, e forse da voi negletta, e non creduta fama, Havete mai d'innamorato fiume le maraviglie udite, che, per seguir l'onda fugace, e schiva de l'amata Aretusa, corse (o forza d'amor) le più profonde viscere de la terra, e del mar penetrando; la dove sotto à la gran mole Etnea, non so sò se fulminato ò fulminante, vibra il fiero gigante contra 'l nemico ciel fiamme di sdegno, quel son'io: già l'udiste: hor ne vedete prova tal, ch'a voi stessi fede negar non lice. Ecco, lasciando il corso antico e noto, per incognito mar l'onda incontrando del Re de' fiumi altero, qui sorgo, e lieto à riveder ne vegno qual esser già solea libera, e bella; Hor desolata e serva, quell'antica mia terra ond'io derivo. O cara genitrice ò dal tuo figlio riconosciuta Arcadia Riconosci il tuo caro e già non men di te famoso Alfeo. Queste son le contrade sì chiare un tempo, e queste son le selve ove 'l prisco valor visse e morìo. In questo angolo sol del ferreo mondo cred'io che ricovrasse il secol d'oro quando fuggìa le scelerate genti. Quì non veduta altrove libertà moderata e senza invidia fiorir si vede in dolce sicurezza non custodita e 'n disarmata pace. Cingea popolo inerme un muro d'innocenza, e di virtute, assai più impenetrabile di quello che d'animati sassi canoro fabro à la gran Tebe eresse. E, quando più di guerre e di tumulti arse la Grecia e gli altri suoi guerrieri popoli armò l'Arcadia, a questa sola fortunata parte, a questo sacro asilo strepito mai non giunse nè d'amica nè di nemica tromba. E sperò tanto sol Tebe e Corinto e Micene e Megara e Patra e Sparta di trionfar del suo nemico, quanto l'hebbe cara e guardolla questa amica del ciel devota gente, di cui fortunatissimo riparo fur esse in terra, ella di lor nel cielo, pugnando altri con l'armi, ella co' prieghi. E benche qui ciascuno Habito e nome pastorale havesse, non fù però ciascuno nè di pensier nè di costumi rozzo, però ch'altri fù vago di spiar tra le stelle e gli elementi di natura e del ciel gli alti segreti; altri di seguir l'orme di fuggitiva fera; altri con maggior gloria d'atterrar orso ò d'assalir cignale. Questi rapido al corso, e quegli al duro cesto fiero mostrossi ed à la lotta invitto; chi lanciò dardo e chi ferì di strale il destinato segno; chi d'altra cosa ebbe vaghezza, come ciascun suo piacer segue. La maggior parte amica Fù de le sacre Muse, amore, e studio beato un tempo, hor infelice e vile. Ma chi mi fà veder dopo tant'anni qui trasportata, dove scende la Dora in Po, l'Arcada terra? Questa la chiostra è pur, questo quel antro dell'antica Ericina; e quel, che colà sorge, è pur il tempio a la gran Cintia sacro. Or qual m'appare miracolo stupendo? Che insolito valor, che virtù nova vegg'io di traspiantar popoli e terre? O fanciulla reale, d'età fanciulla e di saver già donna, virtù del vostro aspetto, valor del vostro sangue, gran Caterina, (hor me n'avveggio), è questa di quel sublime e glorioso sangue a la cui monarchia nascono i mondi; questi sì grandi effetti, che sembran maraviglie, opre son vostre usate, opre natie. Come à quel sol, che d'oriente sorge, tante cose leggiadre produce il mondo, erbe, fior, frondi e tante in cielo, in terra, in mare alme viventi, così al vostro possente, altero sole, ch'uscì dal grande e per voi chiaro occaso, si veggon d'ogni clima nascer province e regni, e crescer palme e pullular trofei. A voi dunque m'inchino, altera figlia di quel monarca, à cui nè anco quando annotta il sol tramonta, sposa di quel gran Duce, al cui senno, al cui petto, à la cui destra commise il ciel la cura de l'Italiche mura. Ma non bisogna più d'alpestre rupi schermo ò d'horride balze: stia pur la bella Italia per voi sicura, e suo riparo, in vece de le grand'Alpi, una grand'alma or sia. Quel suo tanto di guerra propugnacolo invitto è per voi fatto à le nemiche genti quasi tempio di pace, ove novella deità s'adori. Vivete pur, vivete lungamente concordi, anime grandi, Che da sì glorioso e santo nodo pera gran cose il mondo, ed ha ben anco ove fondar sua speme, se mira in oriente con tanti scettri il suo perduto impero, campo sol di voi degno, o magnanimo Carlo, e dai vestigi dei grand'avoli vostri ancora impresso. Augusta è questa terra, augusti i vostri nomi, augusto il sangue; i sembianti, i pensier, gli animi augusti: saran ben anco augusti i parti e l'opre. Ma voi, mentre v'annunzio corone d'oro, e le prepara il fato, non isdegnate queste, nelle piagge di Pindo d'herbe e di fior conteste per man di quelle vergini canore, che, mal grado di Morte, altrui dàn vita, picciole offerte sì, ma però tali, che, se con puro affetto il cor le dona, anco il ciel non le sdegna; e, se dal vostro serenissimo ciel d'aura cortese qualche spirto non manca, la cetra, che per voi vezzosamente or canta teneri amori e placidi imenei, sonerà, fatta tromba, arme e trofei.
Le persone che parlano
ALFEO
fiume d’Arcadia
SILVIO
figlio di Montano
LINCO
vecchio servo di Montano
MIRTILLO
amante di Amarilli
ERGASTO
compagno di Mirtillo
CORISCA
innamorata di Mirtillo
MONTANO
padre di Silvio, sacerdote
TITIRO
padre di Amarilli
DAMETA
vecchio servo di Montano
SATIRO
vecchio amante già di Corisca
DORINDA
innamorata di Silvio
LUPINO
capraio, servo di Dorinda
AMARILLI
figlia di Titiro
NICANDRO
ministro maggiore del Sacerdote
CORIDONE
amante di Corisca
CARINO
vecchio padre putativo de Mirtillo
URANIO
vecchio compagno di Carino
MESSO
TIRENIO
cieco indovino
CHORO DI PASTORI
CHORO DI CACCIATORI
CHORO DI NINFE
CHORO DI SACERDOTI
Atto I
SCENA PRIMA
(Silvio, Linco.)
[Sil.]
Ite, voi che chiudeste
1
l'horribil fera, à dar l'usato segno
2
de la futura caccia; ite svegliando
3
gli occhi col corno e con la Voce i cori.
4
Se fù mai ne l'Arcadia
5
pastor di Cintia, e de' suoi studi amico,
6
cui stimolasse il generoso petto
7
cura, ò gloria di selve,
8
Hoggi il mostri, e me segua
9
là dove in picciol giro,
10
ma largo campo al valor nostro è chiuso,
11
quel terribil cinghiale,
12
quel mostro di Natura, e de le selve,
13
quel sì vasto, e sì fiero
14
e per le piaghe altrui
15
sì noto habitator de l'Erimanto,
16
stragge de le campagne,
17
e terror de' bifolchi. Ite voi dunque,
18
e non sol precorrete.
19
ma provocate ancora
20
col rauco suon la sonnacchiosa Aurora.
21
Noi, Linco, andiam à venerar gli Dei,
22
Con più sicura scorta
23
seguirem poi la destinata caccia.
24
Chi ben comincia, ha la metà de l'opra,
25
nè si comincia ben se non dal cielo.
26
Lin.
Lodo ben, Silvio, il venerar gli Dei,
27
ma il dar noia à coloro,
28
che son ministri degli Dei, non lodo.
29
Tutti dormono ancora
30
i custodi del Tempio, i quai non hanno
31
più tempestivo, ò lucido orizonte
32
de la cima del monte.
33
Sil.
A te, che forse non sè desto ancora,
34
par ch'ogni cosa addormentata sia.
35
Lin.
O Silvio Silvio, à che ti diè natura
36
ne più begli anni tuoi
37
fior di beltà si delicato e vago,
38
se tu cotanto à calpestarlo intento.
39
Chè s'avess'io cotesta tua sì bella,
40
e sì fiorita guancia,
41
A Dio, selve direi.
42
e seguendo altre fere
43
e la vita passando in festa e 'n gioco,
44
farei la state à l'ombra e 'l verno al foco.
45
Sil.
Così fatti consigli
46
non mi desti mai più: come tè hora
47
tanto da te diverso?
48
Lin.
Altri tempi, altre cure.
49
Così certo farei, se Silvio fussi.
50
Sil.
Ed io, se fussi Linco.
51
Ma, perche Silvio sono,
52
oprar da Silvio e non da Linco i' voglio.
53
Lin.
O garzon folle, à che cercar lontana
54
e perigliosa fera,
55
se l'hai via più d'ogni altra
56
e vicina e domestica e sicura?
57
Sil.
Parli tu da dovero ò pur vaneggi?
58
Lin.
Vaneggi tu, non io.
59
Sil.
Ed è così vicina?
60
Lin.
Quanto tu di te stesso.
61
Sil.
In qual selva s'annida?
62
Lin.
La selva sè tu, Silvio,
63
e la fera crudel, che vi s'annida,
64
è la tua feritate.
65
Sil.
Come ben m'avvisai che vaneggiavi
66
Lin.
Una Ninfa sì bella e sì gentile,
67
ma che dissi una Ninfa? anzi una Dea,
68
più fresca e più vezzosa
69
di mattutina rosa,
70
e più molle e più candida del Cigno,
71
per cui non è sì degno
72
pastor hoggi tra noi che non sospiri,
73
e non sospiri in vano,
74
a te solo dagli huomini e dal cielo
75
destinata si serba.
76
ed hoggi tu, senza sospiri e pianti,
77
(O troppo indegnamente
78
garzon avventuroso haver la puoi
79
ne le tue braccia, e tu la fuggi Silvio.
80
e tu la sprezzi? e non dirò che 'l core
81
Habbi di fera, anzi di ferro il petto?
82
Sil.
Se 'l non haver amore è crudeltate,
83
crudeltate è virtute, e non mi pento
84
ch'ella sia nel mio cor, ma me ne pregio,
85
poi che solo con questa hè vinto Amore,
86
Fera di lei maggiore.
87
Lin.
E come vinto l'hai
88
se nol provasti mai?
89
Sil.
Nol provando l'hò vinto.
90
Lin.
Oh s'una sola
91
volta il provassi, ò Silvio,
92
se sapessi una volta
93
qual è grazia e ventura
94
l'esser amato, il possedere amando
95
un riamante core,
96
so ben io che diresti
97
Dolce vita amorosa,
98
Perche sì tardi nel mio cor venisti.
99
Lascia, lascia le selve,
100
folle garzon; lascia le fere, ed ama.
101
Sil.
Linco, di' pur, se sai.
102
mille ninfe darei per una fera
103
che da Melampo mio cacciata fosse.
104
Godasi queste gioie
105
chi n'ha di me più gusto; io non le sento.
106
Lin.
E che sentirai tu, s'amor non senti,
107
sola cagion di ciò che sente il mondo.
108
Ma credimi, fanciullo.
109
a tempo il sentirai,
110
che tempo non havrai.
111
Vuol una volta Amor ne' cuori nostri
112
mostrar quant'egli vale.
113
Credi à me pur, che 'l provo.
114
non è pena maggiore
115
che 'n vecchie membra il pizzicor d'amore,
116
Che mal si può sanar quel che s'offende,
117
quanto più di sanarlo altri procura.
118
Se 'l giovinetto core Amor ti pugne,
119
Amor anco te l'ugne.
120
se col duolo il tormenta,
121
con la speme il consola.
122
e s'un tempo l'ancide, alfine il sana.
123
Ma s'e' ti giugne in quella fredda etade,
124
ove il proprio difetto
125
più che la colpa altrui spesso si piagne,
126
allora insoportabili e mortali
127
son le sue piaghe, à l'hor le pene acerbe.
128
allora, se pietà tu cerchi, male
129
se non la trovi; e, se la trovi, peggio.
130
Deh non ti procacciar prima del tempo
131
i difetti del tempo.
132
Che, se t'assale à la canuta etate
133
amoroso talento,
134
Havrai doppio tormento,
135
e di quel che, potendo, non volesti,
136
e di quel che, volendo, non potrai.
137
Lascia, lascia le selve,
138
folle garzon; lascia le fere, ed ama.
139
Sil.
Come vita non sia
140
se non quella che nutre
141
amorosa insanabile follia.
142
Lin.
Dimmi: se 'n questa sì ridente e vaga
143
stagion che 'nfiora e rinovella il mondo,
144
vedessi, in vece di fiorite piagge,
145
di verdi prati e di vestite selve,
146
starsi il pino e l'abete e'l faggio e l'orno
147
senza l'usata lor frondosa chioma,
148
senz'herbe i prati e senza fiori i poggi,
149
non diresti tu, Silvio: il mondo langue,
150
la natura vien meno? hor quell'orrore
151
e quella maraviglia, che devresti
152
di novità sì mostruosa havere,
153
abbila di te stesso. Il ciel n'ha dato
154
vita agli anni conforme, ed à l'etate
155
somiglianti costumi; e, come amore
156
in canuti pensier si disconvene,
157
così la gioventù d'amor nemica
158
contrasta al ciel e la natura offende.
159
Mira d'intorno, Silvio.
160
quanto il mondo ha di vago e di gentile,
161
opra è d'amore, amante è il cielo, amante
162
la terra, amante il mare.
163
Quella, che la sù miri innanzi à l'alba
164
così leggiadra stella,
165
ama d'amor anch'ella e del suo figlio
166
sente le fiamme, ed essa, che 'nnamora,
167
innamorata splende.
168
E questa è forse l'hora
169
che le furtive sue dolcezze e 'l seno
170
del caro amante lassa.
171
Vedila pur come sfavilla, e ride.
172
Amano per le selve
173
le mostruose fere; aman per l'onde
174
i veloci delfini e l'orche gravi.
175
Quell'augellin, che canta
176
sì dolcemente e lascivetto vola
177
or da l'abete al faggio
178
et hor dal faggio al mirto,
179
s'havesse humano spirto,
180
direbbe, ardo d'amore, ardo d'amore.
181
Ma ben arde nel core
182
e parla in sua favella,
183
sì che l'intende il suo dolce desio.
184
Ed odi à punto, Silvio,
185
il suo dolce desio
186
che gli risponde, ardo d'amore anch'io.
187
Mugge in mandra l'armento, e que' muggiti
188
sono amorosi inviti.
189
Rugge il leone al bosco,
190
nè quel ruggito è d'ira.
191
così d'amor sospira.
192
Alfine, ama ogni cosa,
193
se non tu, Silvio; e sarà Silvio solo
194
in cielo, in terra, in mare
195
anima senza Amore.
196
Deh lascia omai le selve,
197
folle garzon; lascia le fere, ed ama.
198
Sil.
A te dunque commessa
199
Fù la mia verde età, perche d'amori
200
e di pensieri effeminati e molli
201
tu l'havessi à nudrir? nè ti sovviene
202
chi sè tu, chi son io?
203
Lin.
Uomo sono, e mi pregio
204
d'esser humano; e teco, che sè huomo,
205
o che più tosto esser dovresti, parlo
206
di cosa humana; e, se di cotal nome
207
forse ti sdegni, guarda
208
che nel dishumanarti
209
non divenghi una fera, anzi che un Dio.
210
Sil.
Nè sì famoso mai nè mai sì forte
211
stato sarebbe il domator de' mostri,
212
dal cui gran fonte il sangue mio deriva,
213
s'e' non havesse pria domato Amore.
214
Lin.
Vedi, cieco fanciul, come vaneggi
215
Dove saresti tu, dimmi, s'amante
216
stato non fosse il tuo famoso Alcide.
217
Anzi, se guerre vinse e mostri ancise,
218
gran parte Amor ve n'ebbe. Ancor non sai
219
che per piacer ad Onfale, non pure
220
volle cangiar in femminili spoglie
221
del feroce leon l'hispido tergo,
222
ma, de la clava noderosa in vece,
223
trattare il fuso e la conocchia imbelle.
224
Così de le fatiche e degli affanni
225
prendea ristoro, e nel bel sen di lei,
226
quasi in porto d'Amor, solea ritrarsi,
227
Che sono i suoi sospir dolci respiri
228
de le passate noie e quasi acuti
229
stimoli al cor ne le future imprese.
230
E come il rozzo, ed intrattabil ferro,
231
temprato con più tenero metallo,
232
affina sì, che sempre e più resiste
233
e per uso più nobile s'adopra.
234
così vigor indomito e feroce,
235
che nel proprio furor spesso si rompe,
236
se con le sue dolcezze Amore il tempra,
237
diviene à l'opra generoso e forte.
238
Se d'esser dunque imitator tu brami
239
d'Ercole invitto e suo degno nipote,
240
poi che lasciar non vuoi le selve, almeno
241
segui le selve e non lasciar Amore,
242
un amor sì legittimo e sì degno,
243
com'è quel d'Amarilli. Che se fuggi
244
Dorinda, i' te ne scuso, anzi pur lodo,
245
ch'a te, vago d'honore, haver non lice
246
di furtivo desio l'animo caldo,
247
per non far torto à la tua cara sposa.
248
Sil.
Che dì tu, Linco? ancor non è mia sposa.
249
Lin.
Da lei dunque la fede
250
non ricevesti tu solennemente.
251
Guarda, garzon superbo,
252
non irritar gli Dei.
253
Sil.
L'humana libertate è don del cielo,
254
che non fà forza à chi riceve forza.
255
Lin.
Anzi, se tu l'ascolti e ben l'intendi,
256
a questo il ciel ti chiama,
257
il ciel ch'a le tue nozze
258
tante grazie promette e tanti honori.
259
Sil.
Altro pensiero à punto
260
i sommi Dei non hanno, à punto questa
261
l'almo riposo lor cura molesta
262
Linco, nè questo amor nè quel mi piace.
263
Cacciator, non amante, al mondo nacqui.
264
Tu, che seguisti Amor, torna al riposo.
265
Lin.
Tu derivi dal cielo,
266
crudo garzon? Nè di celeste seme
267
ti cred'io, nè d'humano.
268
e, se pur sè d'humano, i' giurerei
269
che tu fussi più tosto
270
col velen di Tisifone e d'Aletto
271
che col piacer di Venere concetto.
272
SCENA II
(Mirtillo, Ergasto.)
[Mir.]
Cruda Amarilli, che col nome ancora,
273
D'amar, ahi lasso amaramente insegni.
274
Amarilli, del candido ligustro
275
Più candida e più bella,
276
Ma de l'àspido sordo
277
E più sorda e più fera e più fugace.
278
Poi che co'l dir t'offendo,
279
I' mi morrò tacendo.
280
Ma grideran per me le piagge e i monti
281
E questa selva, à cui
282
Sì spesso il tuo bel nome
283
Di risonare insegno.
284
Per me piagnendo i fonti
285
E mormorando i venti,
286
Diranno i miei lamenti.
287
Parlerà nel mio volto
288
La pietate e 'l dolore.
289
E, se fia muta ogn'altra cosa, al fine
290
Parlerà il mio morire,
291
E ti dirà la morte il mio martìre.
292
Erg.
Mirtillo, Amor fù sempre un fier tormento,
293
Ma più, quanto è più chiuso.
294
Però ch'egli dal freno,
295
Ond'è legata un'amorosa lingua,
296
Forza prende e s'avanza.
297
E più fiero è prigion, che non è sciolto.
298
Già non dovevi tu sì lungamente
299
Celarmi la cagion de la tua fiamma,
300
Se la fiamma celar non mi potevi.
301
Quante volte l'hò detto, arde Mirtillo,
302
Ma in chiuso foco e' si consuma e tace.
303
Mir.
Offesi me per non offender lei,
304
Cortese Ergasto, e sarei muto ancora.
305
Ma la necessità m'ha fatto ardito.
306
Odo una voce mormorar d'intorno,
307
Che per l'orecchie mi ferisce il core,
308
De le vicine nozze d'Amarilli.
309
Ma chi ne parla, ogni altra cosa tace,
310
Ed io più innanzi ricercar non oso,
311
Sì per non dar altrui di me sospetto,
312
Come per non trovar quel che pavento.
313
Sò ben, Ergasto, e non m'inganna Amore,
314
Ch'a la mia bassa e povera fortuna
315
Sperar non lice in alcun tempo mai
316
Che ninfa sì leggiadra e sì gentile,
317
E di sangue e di spirto e di sembiante
318
Veramante divina, à me sia sposa.
319
Ben conosco il tenor de la mia stella.
320
Nacqui solo à le fiamme, e 'l mio destino
321
D'arder mi feo, non di gioirne degno.
322
Ma, poi ch'era ne' fati ch'io dovessi
323
Amar la morte e non la vita mia,
324
Vorrei morir almen, sì che la morte
325
Da lei, che n'è cagion, gradita fosse,
326
Nè si sdegnasse à l'ultimo sospiro
327
Di mostrarmi i begli occhi e dirmi muori.
328
Vorrei, prima che passi à far beato
329
De le sue nozze altrui, ch'ella m'udisse
330
Almen sola una volta. Hor, se tu m'ami
331
Ed hai di me pietate, in ciò t'adopra,
332
Cortesissimo Ergasto, in ciò m'aita.
333
Erg.
Giusto desio d'amante e di chi muore
334
Lieve mercè, ma faticosa impresa.
335
Misera lei, se risapesse il padre,
336
Ch'ella à prieghi furtivi havesse mai
337
Inchinate l'orecchie, ò pur ne fosse
338
Al sacerdote suocero accusata
339
Per questo forse ella ti fugge, e forse
340
T'ama, ancor che nol mostri, che la Donna
341
Nel desiar è ben di noi più frale,
342
Ma nel celar il suo desio più scaltra.
343
E, se fosse pur ver ch'ella t'amasse,
344
Che potrebbe altro far se non fuggirti.
345
Chi non può dar aita, indarno ascolta,
346
E fugge con pietà chi non s'arresta
347
Senz'altrui pena; ed è sano consiglio
348
Tosto lasciar quel che tener non puoi.
349
Mir.
Oh, se ciò fosse vero, ò s'io 'l credessi,
350
Care mie pene e fortunati affanni
351
Ma, se ti guardi il ciel, cortese Ergasto,
352
Non mi tacer qual è il pastor tra noi
353
Felice tanto e de le stelle amico.
354
Erg.
Non conosci tù Silvio, unico figlio
355
Di Montan, sacerdote di Diana,
356
Sì famoso pastore hoggi e sì ricco.
357
Quel garzon sì leggiadro? quegli è desso.
358
Mir.
Fortunato fanciul, che 'l tuo destino
359
Trovi maturo in così acerba etate.
360
Nè te l'invidio, nò, ma piango il mio.
361
Erg.
E veramente invidiar nol Dei,
362
Che degno è di pietà più che d'invidia.
363
Mir.
E perche di pietà?
364
Erg.
Perche non l'ama.
365
Ed è vivo? ed ha core? e non è cieco.
366
Ben che, se dritto miro,
367
A lei per altro core
368
Non restò fiamma più, quando nel mio
369
Spirò da quei begli occhi
370
Tutte le fiamme sue, tutti gli amori.
371
Ma perche dar sì pretiosa gioia
372
A chi non la conosce? à chi la sprezza?
373
Erg.
Perche promette à queste nozze il cielo
374
La salute d'Arcadia. Non sai dunque
375
Che qui si paga ogn'anno à la gran dea
376
De l'innocente sangue d'una Ninfa
377
Tributo miserabile e mortale?
378
Mir.
Unqua più non l'udij: e ciò m'è nuovo,
379
Che nuovo ancora habitator qui sono
380
E, come vuol Amore e 'l mio destino,
381
Quasi pur sempre abitator de boschi.
382
Ma qual peccato il meritò sì grave.
383
Come tant'ira un cor celeste accoglie?
384
Erg.
Ti narrerò de le miserie nostre
385
Tutta da capo la dolente istoria,
386
Che trar porria da queste dure querce
387
Pianto e pietà, non che da i petti humani.
388
In quella età che 'l sacerdozio santo
389
E la cura del Tempio ancor non era
390
A sacerdote giovane contesa,
391
Un nobile pastor chiamato Aminta,
392
Sacerdote in quel tempo, amò Lucrina,
393
Ninfa leggiadra à maraviglia, e bella,
394
Ma senza fede à maraviglia, e vana.
395
Gradì costei gran tempo, ò 'l mostrò forse
396
Con simulati e perfidi sembianti,
397
Del giovane amoroso il puro affetto
398
E di false speranze anco nudrillo,
399
Misero mentre alcun rival non ebbe.
400
Ma, non sì tosto (or vedi instabil donna.
401
Rustico pastorel l'ebbe guatata,
402
Che i primi sguardi non sostenne, i primi
403
Sospiri, e tutta al nuovo amor si diede
404
Prima che gelosia sentisse Aminta.
405
Misero Aminta, che da lei fù poscia
406
E sprezzato e fuggito sì ch'udirlo
407
Nè vederlo mai più l'empia non volle.
408
Se piagnesse il meschin, se sospirasse,
409
Pensal tu, che per prova intendi Amore.
410
Mir.
oime, questo è 'l dolor ch'ogn'altro avanza.
411
Erg.
Ma, poi che dietro al cor perduto, ebbe anco
412
I sospiri perduti e le querele,
413
Volto, pregando, à la gran dea, se mai
414
Disse con puro cor, Cintia, se mai
415
Con innocente man fiamma t'accesi,
416
Vendica tu la mia, sotto la fede
417
Di bella Ninfa e perfida tradita.
418
Udì del fido amante e del suo caro
419
Sacerdote Diana i prieghi e 'l pianto,
420
Tal che, ne la pietà l'ira spirando,
421
Fe' lo sdegno più fiero; ond'ella prese
422
L'arco possente e saettò nel seno
423
De la misera Arcadia non veduti
424
Strali ed inevitabili di morte.
425
Perìan senza pietà, senza soccorso
426
D'ogni sesso le genti e d'ogni etate.
427
Vani erano i rimedi, il fuggir tardo.
428
Inutil l'arte, e prima che l'infermo,
429
Spesso ne l'opra il medico cadea.
430
Restò solo una speme in tanti mali,
431
Del soccorso del cielo e s'ebbe tosto
432
Al più vicino oracolo ricorso,
433
Da cui venne risposta assai ben chiara,
434
Ma sopramodo orribile e funesta.
435
Che Cintia era sdegnata e che placarla
436
Si sarebbe potuto, se Lucrina,
437
Perfida ninfa, ò vero altri per lei
438
Di nostra gente, à la gran dea si fosse
439
Per man d'Aminta in sacrificio offerta.
440
La qual, poi ch'ebbe indarno pianto e 'ndarno
441
Dal suo nuovo amator soccorso atteso,
442
Fù con pompa solenne al sacro altare
443
Vittima lagrimevole condotta,
444
Dove, à quei piè che la seguiro in vano
445
Già tanto, ai piè de l'amator tradito
446
Le tremanti ginocchia alfin piegando,
447
Dal giovane crudel morte attendea.
448
Strinse intrepido Aminta il sacro ferro
449
E parea ben che da l'accese labbia
450
Spirasse ira e vendetta. Indi, à lei vòlto,
451
Disse con un sospir, nuncio di morte.
452
Da la miseria tua, Lucrina, mira
453
Qual amante seguisti e qual lasciasti,
454
Miral da questo colpo, e, così detto,
455
Ferì se stesso e nel sen proprio immerse
456
Tutto 'l ferro, ed esangue in braccio à lei,
457
Vittima e sacerdote in un, cadeo.
458
A sì fèro spettacolo e sì nuovo
459
Instupidì la misera donzella
460
Trà viva e morta, e non ben certa ancora
461
D'esser dal ferro ò dal dolor trafitta.
462
Ma, come prima ebbe la voce e 'l senso,
463
Disse piagnendo, ò fido, ò forte Aminta,
464
O troppo tardi conosciuto amante,
465
Che m'hai data, morendo, e vita, e morte,
466
Se fù colpa il lasciarti, ecco l'ammendo
467
Con l'unir teco eternamente l'alma.
468
E, questo detto, il ferro stesso, ancora
469
Del caro sangue tiepido e vermiglio,
470
Tratto dal morto e tardi amato petto,
471
Il suo petto trafisse e sopra Aminta,
472
Che morto ancor non era e sentì forse
473
Quel colpo, in braccio si lasciò cadere.
474
Tal fine ebber gli amanti, à tal miseria
475
Troppo amor e perfidia ambidue trasse.
476
Mir.
O misero pastor, ma fortunato,
477
Ch'ebbe sì largo e sì famoso campo
478
Di mostrar la sua fede e di far viva
479
Pietà ne l'altrui cor con la sua morte,
480
Ma che seguì de la cadente turba.
481
Trovò fine il suo mal? placossi Cintia?
482
Erg.
L'ira s'intiepidì, ma non s'estinse,
483
Che, dopo l'anno, in quel medesmo tempo,
484
Con ricaduta più spietata e fiera
485
Incrudelì lo sdegno, onde, di nuovo
486
Per consiglio à l'oracolo tornando,
487
Si riportò de la primiera assai
488
Più dura e lagrimevole risposta.
489
Che si sacrasse à l'hora e poscia ogn'anno
490
Vergine ò donna à la sdegnata dea,
491
Che 'l terzo lustro empiesse ed oltre al quarto
492
Non s'avanzasse; e così d'una il sangue
493
L'ira spegnesse apparecchiata à molti.
494
Impose ancora à l'infelice sesso
495
Una molto severa e, se ben miri
496
La sua natura, inosservabil legge,
497
Legge scritta col sangue, che qualunque
498
Donna ò donzella habbia la fè d'amore,
499
Come che sia contaminata ò rotta,
500
S'altri per lei non muore, à morte sia
501
Irremissibilmente condannata
502
A questa, dunque, sì tremenda e grave
503
Nostra calamità spera il buon padre
504
Di trovar fin con le bramate nozze.
505
Però che dopo alquanto tempo, essendo
506
Ricercato l'oracolo qual fine
507
Prescritto havesse à nostri danni il cielo.
508
Ciò ne predisse in cotai voci appunto.
509
Non havrà prima fin quel che v'offende,
510
Che duo semi del ciel congiunga Amore.
511
E di donna infedel l'antico errore
512
L'alta pietà d'un Pastor Fido ammende
513
Hor ne l'Arcadia tutta altri rampolli
514
Di celesti radici hoggi non sono,
515
Che Silvio ed Amarillide, che l'una
516
Vien del seme di Pan, l'altro d'Alcide.
517
Nè per nostra sciagura in altro tempo
518
S'incontraron già mai femmina e maschio,
519
Com'or, de le due schiatte; e però quinci
520
Di sperar bene ha gran ragion Montano.
521
E, benche tutto quel che ci promette
522
La risposta fatale, ancor non segua,
523
Pur questo è 'l fondamento, il resto poi
524
Ha negli abissi suoi nascosto il fato,
525
E sarà parto un dì di queste nozze.
526
Mir.
Oh sfortunato e misero Mirtillo
527
Tanti fieri nemici,
528
Tant'armi e tanta guerra
529
Contra un cor moribondo.
530
Non bastava Amor solo,
531
Se non s'armava à le mie pene il fato?
532
Erg.
Mirtillo, il crudo Amore
533
Si pasce ben, ma non si satia mai,
534
Di lagrime e dolore.
535
Andiamo, i' ti prometto
536
Di porre ogni mio ingegno
537
Perche la bella ninfa hoggi t'ascolti.
538
Tu datti pace intanto.
539
Non son, come à te pare,
540
Questi sospiri ardenti
541
Refrigerio del core.
542
Ma son più tosto impetuosi venti
543
Che spiran ne l'incendio e 'l fan maggiore
544
Con turbini d'amore,
545
Ch'apportan sempre ai miserelli amanti
546
Foschi nembi di duol, piogge di pianti.
547
SCENA III
Corisca.
Chi vide mai, chi mai udì più strana
548
E più folle e più fera e più importuna
549
Passione amorosa? amore & odio
550
Con sì mirabil tempre in un cor misti,
551
Che l'un per l'altro (e non sò ben dir come.
552
E si strugge e s'avanza e nasce e muore.
553
S'i' miro à le bellezze di Mirtillo,
554
Dal piè leggiadro al grazioso volto,
555
Il vago portamento, il bel sembiante,
556
Gli atti, i costumi e le parole e 'l guardo.
557
M'assale Amor con sì possente foco,
558
Ch'i' ardo tutta, e par ch'ogn'altro affetto
559
Da questo sol sia superato e vinto.
560
Ma se poi penso à l'ostinato amore
561
Ch'ei porta ad altra donna, e che per lei
562
Di me non cura, e sprezza, il vò pur dire,
563
La mia famosa e da mill'alme e mille
564
Inchinata beltà, bramata grazia,
565
L'odio così, così l'abborro e schivo,
566
Ch'impossibil mi par, ch'unqua per lui
567
Mi s'accendesse al cor fiamma amorosa.
568
Tal Hor meco ragiono; O, s'i' potessi
569
Gioir del mio dolcissimo Mirtillo,
570
Sì che fosse mio tutto, e ch'altra mai
571
Posseder no'l potesse, ò più d'ogn'altra,
572
Beata e felicissima Corisca.
573
Ed in quel punto in me sorge un talento
574
Verso di lui sì dolce, e sì gentile,
575
Che di seguirlo e di pregarlo ancora
576
E di scoprirgli il cor prendo consiglio.
577
Che più? Così mi stimola il desio,
578
Che, se potessi, alhor l'adorerei.
579
Da l'altra parte, i' mi risento e dico.
580
Un ritroso? uno schifo? un che non degna.
581
Un che può d'altra donna essere amante.
582
Un ch'ardisce mirarmi e non m'adora.
583
E dal mio volto si difende in guisa
584
Che per amor non more? Ed io, che lui
585
Devrei veder come molti altri i' veggio,
586
Supplice e lagrimoso à i piedi miei.
587
Supplice e lagrimosa à piedi suoi
588
Sosterrò di cadere? ah, non fia mai.
589
Ed in questo pensier tant'ira accoglio
590
Contra di lui, contra di me che volsi
591
A seguirlo il pensier, gli occhi à mirarlo,
592
Che 'l nome di Mirtillo e l'amor mio
593
Odio più che la morte, e lui vorrei
594
Vedere il più dolente, il più infelice
595
Pastor che viva; e, se potessi, à lhora
596
Con le mie proprie man l'anciderei.
597
Così sdegno e desire, odio ed amore
598
Mi fanno guerra, ed io, che stata sono
599
Sempre fin qui di mille cor la fiamma,
600
Di mill'alme il tormento, ardo e languisco,
601
E provo nel mio mal le pene altrui.
602
Io che tant'anni in cittadina schiera
603
Di vezzosi, leggiadri e degni amanti
604
Fui sempre insuperabile, schernendo
605
Tante speranze lor, tanti desiri,
606
Hor da rustico amor, da vile amante,
607
Da rozzo pastorel son presa e vinta.
608
Oh più d'ogn'altra misera Corisca,
609
Che sarebbe di te, se sproveduta
610
Ti trovassi or d'amante? che faresti
611
Per mitigar quest'amorosa rabbia.
612
Impari à le mie spese hoggi ogni donna
613
A far conserva, e cumulo d'amanti.
614
S'altro ben non havessi, altro trastullo
615
Che l'amor di Mirtillo, non sarei
616
Ben fornita di vago? ò mille volte
617
Mal consigliata donna, che si lascia
618
Ridurre in povertà d'un solo amore
619
Sì sciocca mai non sarà già Corisca.
620
Che fede? che costanza? imaginate
621
Favole de' gelosi e nomi vani
622
Per ingannar le semplici fanciulle.
623
La fede in cor di donna, se pur fede
624
In donna alcuna (ch'io no'l so) si trova,
625
Non è bontà, non è virtù, ma dura
626
Necessità d'amor, misera legge
627
Di fallita beltà, ch'un sol gradisce,
628
Perche gradita esser non può da molti.
629
Bella donna e gentil, sollecitata
630
Da numeroso stuol di degni amanti,
631
Se d'un solo è contenta e gli altri sprezza,
632
O non è donna o, s'è pur donna, è sciocca.
633
Che val beltà non vista? o, se pur vista,
634
Non vagheggiata? e se pur vagheggiata,
635
Vagheggiata da un solo? E quanto sono
636
Più frequenti gli amanti e di più pregio
637
Tanto ella d'esser gloriosa e rara
638
Pegno nel mondo ha più sicuro, e certo.
639
La gloria, e lo splendor di bella donna
640
È l'haver molti amanti, e così fanno
641
Ne le cittadi ancor le donne accorte,
642
E 'l fan più le più belle e le più grandi.
643
Rifiutare un amante, appresso loro,
644
E peccato e sciocchezza, e quel, ch'un solo
645
Far non può, molti fanno: altri à servire,
646
Altri à donare, altri ad altr'uso è buono.
647
E spesso avvien che, nol sapendo, l'uno
648
Scaccia la gelosia che l'altro diede,
649
O la risveglia in tal che pria non l'hebbe.
650
Così ne le città vivon le donne
651
Amorose e gentili, ov'io col senno
652
E con l'esempio già di Donna grande
653
L'arte di ben amar fanciulla appresi.
654
Corisca mi dicea, si vuole à punto
655
Far degli amanti quel che de le vesti.
656
Molti averne, un goderne, e cangiar spesso,
657
Che 'l lungo conversar genera noia,
658
E la noia disprezzo, & odio alfine.
659
Nè far peggio può donna, che lasciarsi
660
Svogliar l'amante: fa pur ch'egli parta
661
Fastidito da te, non di te mai
662
E così sempre hò fatto. Amo d'haverne
663
Gran coppia, e li trattengo, & honne sempre
664
Un per mano, un per occhio; ma di tutti
665
Il migliore e 'l più commodo nel seno.
666
E, quanto posso più, nel cor nessuno.
667
Ma, non sò come, à questa volta, ahi lassa
668
V'è pur giunto Mirtillo, e mi tormenta.
669
Sì, che à forza sospiro, e, quel ch'è peggio,
670
Di me sospiro, e non inganno altrui,
671
E le membra al riposo e gli occhi al sonno
672
Furando anch'io, sò desiar l'aurora,
673
Felicissimo tempo de gli amanti
674
Poco tranquilli, ed ecco, io vò per queste
675
Ombrose selve anch'io cercando l'orme
676
De l'odiato mio dolce desio.
677
Ma che farai, Corisca? il pregherai.
678
Nò che l'odio non vuol, bench'io 'l volessi.
679
Il fuggirai? nè questo Amor consente,
680
Benche far il devrei. Che farò dunque.
681
Tenterò prima le lusinghe e i prieghi,
682
E scoprirò l'amor, ma non l'amante.
683
Se ciò non giova, adoprerò l'inganno.
684
E, se questo non può, farà lo sdegno
685
Vendetta memorabile. Mirtillo,
686
Se non vorrai amor, proverai odio.
687
Ed Amarilli tua farò pentire
688
D'esser à me rivale, à te sì cara.
689
E finalmente proverete entrambi
690
Quel che può sdegno in cor di donna amante.
691
SCENA IIII
(Titiro, Montano.)
[Tit.]
Vagliami il ver, Montano: i' sò che parlo
692
A chi di me più intende, oscuri sempre
693
Sono assai più gli oracoli di quello
694
Ch'altri si crede, e le parole loro
695
Sono come il coltel, che, se tu 'l prendi
696
In quella parte ove per uso humano
697
La man s'adatta, à chi l'adopra è buono.
698
Ma chi 'l prende ove fere, è spesso morte.
699
Ch'Amarillide mia, come argomenti,
700
Sia per alto destin dal cielo eletta
701
A la salute universal d'Arcadia,
702
Chi più deve bramarlo e caro haverlo
703
Di me, che le son padre? Ma, s'i' miro
704
A quel che n'ha l'oracolo predetto,
705
Mal si confanno à la speranza i segni.
706
S'unir li deve Amor, come fia questo,
707
Se fugge l'un? com'esser pon gli stami
708
D'amoroso ritegno odio e disprezzo.
709
Mal si contrasta quel ch'ordina il cielo.
710
E se pur si contrasta, è chiaro segno
711
Che non l'ordina il cielo, à cui, se pure
712
Piacesse ch'Amarillide consorte
713
Fosse di Silvio tuo, più tosto amante
714
Lui fatto havria che cacciator di fere.
715
Mon.
Non vedi tu com'è fanciullo? ancora
716
Non ha fornito il diciottesim'anno.
717
Ben sentirà col tempo anch'egli amore.
718
Tit.
E 'l può sentir di fera e non di Ninfa?
719
Mon.
A giovinetto cor più si conface.
720
Tit.
E non amor, ch'è naturale affetto?
721
Mon.
Ma senza gli anni è natural difetto.
722
Tit.
Sempre e' fiorisce alla stagion più verde.
723
Mon.
Può ben, forse, fiorir, ma senza frutto.
724
Tit.
Col fior, maturo hà sempre il frutto amore.
725
Qui non venn'io nè per garrir, Montano,
726
Nè per contender teco, che nè posso
727
Nè fare il debbo; ma son padre anch'io
728
D'unica e cara e, se mi lece dirlo,
729
Meritevole figlia e, con tua pace,
730
Da molti chiesta e desiata ancora.
731
Mon.
Titiro, ancor che queste nozze in cielo
732
Non iscorgesse alto destìn, le scorge
733
La fede in terra, e 'l violarla fora
734
Un violar de la gran Cintia il nume
735
A cui fù data; e tu sai pur quant'ella
736
È disdegnosa e contra noi sdegnata.
737
Ma, per quel ch'i' ne sento e quanto puote
738
Mente sacerdotal rapita al cielo
739
Spiar là su di que' consigli eterni,
740
Per man del fato è questo nodo ordito.
741
E tutti sortiranno (abbi pur fede.
742
A suo tempo maturi anco i presagi.
743
Più ti vò dir, che questa notte in sogno
744
Veduto hò cosa onde l'antica speme
745
Più che mai nel mio cor si rinnovella.
746
Tit.
Son i sogni alfin sogni, e che vedesti?
747
Mon.
Io credo ben ch'abbi memoria (e quale
748
Sì stupido è tra noi ch'hoggi non l'habbia?
749
Di quella notte lagrimosa, quando
750
Il tumido Ladon ruppe le sponde,
751
Sì che là dove avean gli augelli il nido,
752
Notaro i pesci, e in un medesmo corso
753
Gli huomini e gli animali
754
E le mandre e gli armenti
755
Trasse l'onda rapace.
756
In quella stessa notte
757
(O dolente memoria) il cor perdei,
758
Anzi quel che del core
759
M'era più caro assai,
760
Bambin tenero in fasce,
761
Unico figlio allora, e da me sempre
762
E vivo e morto unicamente amato.
763
Rapillo il fier torrente
764
Prima che noi potessimo sepolti
765
Nel terror, ne le tenebre, e nel sonno,
766
Provar di dargli alcun soccorso à tempo.
767
Ne pur la culla stessa, in cui giacea,
768
Trovar potemmo, ed hò creduto sempre
769
Che la culla e 'l bambin, così com'era,
770
Una stessa voragine inghiottisse.
771
Tit.
Che altro si può credere? ben parmi
772
D'haver inteso ancora, e da te forse,
773
Di questa tua sciagura, veramente
774
Sciagura memorabile, ed acerba,
775
E puoi ben dir che di duo figli, l'uno
776
Generasti à le selve e l'altro à l'onde.
777
Mon.
Forse nel vivo il ciel pietoso ancora
778
Ristorerà la perdita del morto.
779
Sperar ben si dè sempre. Or tu m'ascolta.
780
Era quell'ora à punto
781
Che, tra la notte e 'l dì, tenebre e lume
782
Col fosco raggio ancor l'alba confonde.
783
Quand'io, pur nel pensiero
784
Di queste nozze avendo
785
Vegghiata una gran parte della notte,
786
Alfin lunga stanchezza
787
Recò negli occhi miei placido sonno,
788
E con quel sonno vision sì certa,
789
Ch'avrei potuto dir dormendo i' veggio
790
Sopra la riva del famoso Alfeo
791
Seder pareami à l'ombra
792
D'un platano frondoso,
793
E con l'hamo tentar ne l'onda i pesci,
794
Ed uscire in quel punto
795
Di mezzo 'l fiume un vecchio ignudo e grave,
796
Tutto stillante il crin, stillante il mento,
797
E con ambe le mani
798
Benignamente porgermi un bambino
799
Ignudo e lagrimoso,
800
Dicendo, ecco 'l tuo figlio.
801
Guarda che non l'ancidi,
802
E, questo detto, tuffarsi ne l'onde.
803
Indi tutto repente
804
Di foschi nembi il ciel turbarsi intorno
805
E minacciarmi orribile procella.
806
Tal ch'io per la paura
807
Strinsi il bambino al seno,
808
Gridando, ah dunque un'hora
809
Mel dona e mel ritoglie?.
810
Ed in quel punto parve
811
Che d'ogn'intorno il ciel si serenasse,
812
E cadesser nel fiume
813
Fulmini inceneriti
814
Ed archi e strali rotti à mille à mille.
815
Indi tremasse il tronco
816
Del Platano e n'uscisse,
817
Formato in voce, spirito sottile
818
Che stridendo dicesse in sua favella.
819
Montano, Arcadia tua sarà ancor bella.
820
E così m'è rimaso
821
Nel cor, ne gli occhi e ne la mente impressa
822
L'imagine gentil di questo sogno,
823
Ch'i' l'hò sempre dinanzi.
824
E sopra tutto il volto
825
Di quel cortese veglio,
826
Che mi par di vederlo.
827
Per questo i' men venìa diritto al Tempio,
828
Quando tu m'incontrasti,
829
Per quivi far col sacrificio santo
830
De la mia vision l'augurio certo.
831
Tit.
Son veramente i sogni
832
De le nostre speranze,
833
Più che de l'avvenir, vane sembianze.
834
Imagini del dì guaste e corrotte
835
Da l'ombra de la notte.
836
Mon.
Non è sempre co' sensi
837
L'anima addormentata.
838
Anzi tanto è più desta,
839
Quanto men traviata
840
Da le fallaci forme
841
Del senso, allor che dorme.
842
Tit.
Insomma, quel che s'habbia il ciel disposto
843
De nostri figli, è troppo incerto à noi.
844
Ma certo è ben che 'l tuo sen fugge e contra
845
La legge di natura amor non sente.
846
E che la mia fin quì l'obbligo solo
847
Ha de la data fè, non la mercede.
848
Nè sò già dir, se senta amor, so bene
849
Ch'a molti il fa sentire,
850
Nè possibil mi par ch'ella nol provi,
851
Se 'l fa provar altrui.
852
Ben mi par di vederla
853
Più de l'usato suo cangiata in vista,
854
Che ridente e festosa
855
Già tutta esser solea.
856
Ma l'invaghir donzella
857
Senza nozze à le nozze, è grave offesa.
858
Come in vago giardin rosa gentile,
859
Che ne le verdi sue tenere spoglie
860
Pur dianzi era rinchiusa.
861
E sotto l'ombra del notturno velo
862
Incolta e sconosciuta
863
Stava posando in sul materno stelo,
864
Al subito apparir del primo raggio
865
Che spunti in Oriente,
866
Si desta e si risente
867
E scopre al sol, che la vagheggia e mira,
868
Il suo vermiglio ed odorato seno,
869
Dov'Ape, susurrando,
870
Ne i mattutini albori
871
Vola suggendo i ruggiadosi humori.
872
Ma, s'alhor non si coglie,
873
Sì che del mezzo dì senta le fiamme,
874
Cade al cader del sole
875
Sì scolorita in su la siepe ombrosa,
876
Ch'a pena si può dir questa fù rosa
877
Così la verginella,
878
Mentre cura materna
879
La custodisce e chiude,
880
Chiude anch'ella il suo petto
881
A l'amoroso affetto.
882
Ma se lascivo sguardo
883
Di cupido amator vien che la miri,
884
E n'oda ella i sospiri,
885
Gli apre subito il core
886
E nel tenero sen riceve amore.
887
E se vergogna il cela
888
O temenza l'affrena,
889
La misera, tacendo,
890
Per soverchio desio tutta si strugge.
891
Così manca beltà, se 'l foco dura,
892
E, perdendo stagion, perde ventura.
893
Mon.
Titiro, fa buon core.
894
Non t'avvilir ne le temenze umane,
895
Che bene inspira il cielo
896
Quel cor che bene spera.
897
Nè può giunger la sù fiacca preghiera.
898
E, s'ognun dè pregare
899
Ove 'l bisogno sia
900
E sperar negli Dei,
901
Quanto più ciò conviene
902
A chi da lor deriva.
903
Son pure i nostri figli
904
Propagini celesti
905
Non spegnerà il suo seme
906
Chi fa crescer l'altrui.
907
Andiam, Titiro, andiamo
908
Unitamente al Tempio, e sacreremo,
909
Tu il capro à Pan ed io
910
Ad Hercole il torello.
911
Chi feconda l'armento,
912
Feconderà ben'anco
913
Colui che con l'armento
914
Feconda i sacri altari.
915
Tu và fido Dameta.
916
Scegli tosto un torello,
917
Di quanti n'habbia la feconda mandra
918
Il più morbido e bello,
919
E per la via del monte assai più breve
920
Fa ch'io l'habbia nel Tempio, ov'io t'attendo.
Tit.
E da la greggia mia, caro Dameta,
921
Conduci un'hirco. Da. I farò l'uno, e l'altro.
Questo sogno Montano
922
Piaccia à l'alta bontà de i sommi Dei
923
Che fortunato sia quanto tu speri.
924
Sò ben io, sò ben io
925
Quant'esser può del tuo perduto figlio
926
La rimembranza à te felice augurio.
927
SCENA V.
Satiro.
Come il gelo à le piante, à i fior l'arsura,
928
La grandine à le spiche, à i semi il verme,
929
Le reti à i cervi ed agli augelli il visco,
930
Così nemico à l'uom fù sempre Amore.
931
E chi fuoco chiamollo, intese molto
932
La sua natura perfida e malvagia,
933
Che, se 'l foco si mira, oh come è vago
934
Ma, se si tocca, ò come è crudo: il mondo
935
Non ha di lui più spaventevol mostro.
936
Come fera divora e come ferro
937
Pugne e trapassa, e come vento vola.
938
E dove il piede imperioso ferma,
939
Cede ogni forza, ogni poter dà loco.
940
Non altrimenti Amor: che, se tu 'l miri
941
In duo begl'occhi, in una treccia bionda,
942
O come alletta, e piace; ò come pare
943
Che gioia spiri, e pace altrui prometta
944
Ma, se troppo t'accosti e troppo il tenti,
945
Sì che serper cominci e forza acquisti,
946
Non ha tigre l'Hircania & non ha Libia
947
Leon sì fiero e sì pestifero angue,
948
Che la sua ferità vinca ò pareggi.
949
Crudo più che l'inferno, e che la morte,
950
Nemico di pietà, ministro d'ira,
951
È finalmente Amor privo d'amore.
952
Ma che parlo di lui? perche l'incolpo?
953
È forse egli cagion di ciò che 'l mondo,
954
Amando no, ma vaneggiando, pecca.
955
O femminil perfidia, à te si rechi
956
La cagion pur d'ogni amorosa infamia.
957
Da te sola deriva, e non da lui,
958
Quanto ha di crudo e di malvagio Amore,
959
Che 'n sua natura placido e benigno,
960
Teco ogni sua bontà subito perde.
961
Tutte le vie di penetrar nel seno
962
E di passar al cor tosto gli chiudi,
963
Sol di fuor il lusinghi, e fai suo nido
964
E tua cura e tua pompa e tuo diletto
965
La scorza sol d'un miniato volto.
966
Nè già son l'opre tue gradir con fede
967
La fede di chi t'ama, e con chi t'ama
968
Contender ne l'amare, ed in duo petti
969
Stringer un core e 'n duo voleri un'alma.
970
Ma tinger d'oro un'insensata chioma,
971
E d'una parte in mille nodi attorta,
972
Infrascarne la fronte; indi con l'altra,
973
Tessuta in rete e 'n quelle frasche involta,
974
Prender'il cor di mille incauti amanti.
975
O come è indegna e stomachevol cosa
976
Il vederti tal'hor con un pennello
977
Pinger le guance ed occultar le mende
978
Di natura, e del tempo, e veder come
979
Il livido pallor fai parer d'ostro,
980
Le rughe appiani, e 'l bruno imbianchi e togli
981
Col difetto il difetto, anzi l'accresci
982
Spesso un filo incrocicchi, e l'un de capi
983
Co denti afferri, e con la man sinistra
984
L'altro sostieni, e del corrente nodo
985
Con la destra fai giro, e l'apri e stringi
986
Quasi radente forfice, e l'adatti
987
Su l'inegual lanuginosa fronte,
988
Indi radi ogni piuma, e svelli insieme
989
Il mal crescente e temerario pelo
990
Con tal dolor, ch'è penitenza il fallo.
991
Ma questo è nulla, ancor che tanto, à l'opre,
992
Sono i costumi somiglianti e i vezzi.
993
Qual cosa hai tu, che non sia tutta finta.
994
S'apri la bocca, menti, e se sospiri,
995
Son mentiti i sospir; se muovi gli occhi,
996
È simulato il guardo. In somma ogn'atto,
997
Ogni sembiante, e ciò che in te si vede
998
E ciò che non si vede, ò parli ò pensi
999
O vadi ò miri ò pianga ò rida ò canti,
1000
Tutto è menzogna, e questo ancora è poco.
1001
Ingannar più chi più si fida, e meno
1002
Amar chi più n'è degno, odiar la fede
1003
Più della morte assai, queste son l'arti
1004
Che fan sì crudo, e sì perverso Amore.
1005
Dunque d'ogni suo fallo è tua la colpa,
1006
Anzi pur ella è sol di chi ti crede.
1007
Dunque la colpa è mia, che ti credei
1008
Malvaggia e perfidissima Corisca,
1009
Qui per mio danno sol, cred'io, venuta,
1010
Da le contrade scelerate d'Argo,
1011
Ove lussuria fa l'ultima prova.
1012
Ma sì ben figni e sì sagace e scorta
1013
Sè nel celar altrui l'opre e i pensieri.
1014
Che trà le più pudiche hoggi tèn vai,
1015
Del nome indegno d'honestate altera.
1016
Oh quanti affanni hò sostenuti, oh quante,
1017
Per questa cruda, indignità sofferte
1018
Ben me ne pento, anzi vergogno, impara
1019
Da le mie pene, ò mal'accorto amante.
1020
Non far idolo un volto, ed à me credi.
1021
Donna adorata un nume è de l'inferno.
1022
Di se tutto presume, e del suo volto
1023
Sovra te che l'inchini, e, quasi Dea,
1024
Come cosa mortal ti sdegna e schiva,
1025
Che d'esser tal per suo valor si vanta
1026
Qual tu per tua viltà la fingi ed orni.
1027
Che tanta servitù? che tanti preghi,
1028
Tanti pianti e sospiri? Usin quest'armi
1029
Le femmine e i fanciulli, e i nostri petti
1030
Sien'anche ne l'amar virili, e forti.
1031
Un tempo anch'io credei che sospirando
1032
E piangendo e pregando in cor di donna
1033
Si potesse destar fiamma d'amore.
1034
Hor me n'avveggio, errai, che, s'ella il core
1035
Ha di duro macigno, indarno tenti
1036
Che per lagrima molle ò lieve fiato
1037
Di sospir che 'l lusinghi, arda ò sfaville,
1038
Se rigido focil no'l batte ò sferza.
1039
Lascia, lascia le lagrime, e i sospiri,
1040
S'acquisto far de la tua donna vuoi.
1041
E s'ardi pur d'inestinguibil foco,
1042
Nel centro del tuo cor quanto più sai
1043
Chiudi l'affetto, e poi, secondo il tempo
1044
Fà quel ch'Amore e la natura insegna.
1045
Però che la modestia è nel sembiante
1046
Sol virtù de la donna, e però seco
1047
Il trattar con modestia è gran difetto.
1048
Ed ella, che sì ben con altrui l'usa,
1049
Seco usata, l'ha in odio, e vuol che 'n lei
1050
La miri sì, ma non l'adopri il vago.
1051
Con questa legge naturale e dritta,
1052
Se farai per mio senno amerai sempre.
1053
Me non vedrà, nè proverà Corisca
1054
Mai più tenero amante, anzi più tosto
1055
Fiero nemico, e sentirà con armi
1056
Non di femmina più, ma d'huom virile,
1057
Assalirsi e trafiggersi: Due volte
1058
L'hò presa già questa malvagia, e sempre
1059
M'è, (non sò come) da le mani uscita.
1060
Ma, s'ella giunge anco la terza al varco,
1061
Hò ben pensato d'afferrarla in guisa
1062
Che non potrà fuggirmi, à punto suole
1063
Tra queste selve capitar sovente.
1064
Ed io vò pur, come sagace veltro,
1065
Fiutandola per tutto. O qual vendetta
1066
Ne vo far, se la prendo, e quale strazio
1067
Ben le farò veder che tal'hor anco
1068
Chi fù cieco, apre gli occhi, e che gran tempo
1069
De le perfidie sue non si dà vanto
1070
Femmina ingannatrice e senza fede.
1071
CHORO
O nel seno di Giove alta, e possente
1072
Legge scritta, anzi nata.
1073
La cui soave, ed amorosa forza
1074
Verso quel ben che, non inteso, sente
1075
Ogni cosa creata,
1076
Gli animi inchina e la natura sforza.
1077
Nè pur la frale scorza,
1078
Che 'l senso à pena vede, e nasce e more
1079
Al variar de l'hore.
1080
Ma i semi occulti e la cagion interna,
1081
Ch'è d'eterno valor, move, e governa.
1082
E, se gravido è il mondo e tante belle
1083
Sue maraviglie forma.
1084
E se per entro à quanto scalda il Sole,
1085
A l'ampia luna, à le Titanie stelle,
1086
Vive spirto che 'nforma
1087
Col suo maschio valor l'immensa mole.
1088
S'indi l'humana prole
1089
Sorge, e le piante e gli animali han vita.
1090
Se la terra è fiorita
1091
O se canuta ha la rugosa fronte,
1092
Vien dal tuo vivo e sempiterno fonte.
1093
Nè questo pur, ma ciò che vaga spera
1094
Versa sopra i mortali,
1095
Onde quà giù di ria ventura ò lieta
1096
Stella s'addita, or mansueta or fera,
1097
Ond'han le vite frali
1098
Del nascer l'ora e del morir la meta.
1099
Ciò che fà vaga ò queta
1100
Ne' suoi torbidi affetti humana voglia,
1101
E par che doni e toglia
1102
Fortuna, e 'l mondo vuol ch'à lei s'ascriva.
1103
Dall'alto tuo vàlor tutto deriva.
1104
O detto inevitabile e verace,
1105
Se pur è tuo concetto
1106
Che dopo tanti affanni un dì riposi
1107
L'arcada terra ed habbia vita e pace.
1108
Se quel che n'hai predetto
1109
Per bocca degli oracoli famosi,
1110
De' duo fatali sposi,
1111
Pur da te viene, e 'n quello eterno abisso
1112
L'hai stabilito, e fisso.
1113
E se la voce lor non è bugiarda,
1114
Deh chi l'effetto al voler tuo ritarda.
1115
Ecco, d'amore e di pietà nemico,
1116
Garzon aspro, e crudele,
1117
Che vien dal cielo e pur col ciel contende.
1118
Ecco poi chi combatte un cor pudico,
1119
Amante in van fedele,
1120
Che 'l tuo voler con le sue fiamme offende,
1121
E quanto meno attende
1122
Pietà del pianto e del servir mercede,
1123
Tant'ha più foco, e fede.
1124
Ed è pur quella à lui fatal bellezza,
1125
Ch'è destinata à chi la fugge, e sprezza.
1126
Così dunque in se stessa è pur divisa
1127
Quell'eterna possanza.
1128
E così l'un destin con l'altro giostra.
1129
O, non ben forse ancor doma, e conquisa,
1130
Folle humana speranza
1131
Di porre assedio à la superna chiostra,
1132
Rubella al ciel si mostra,
1133
Ed arma, quasi nuovi empi giganti,
1134
Amanti, e non amanti.
1135
Qui si può tanto? e di stellato regno
1136
Trionferan duo ciechi Amore, e Sdegno.
1137
Ma tu che stai sovra le stelle e 'l fato,
1138
E con saver divino
1139
Indi ne reggi, alto motor del cielo,
1140
Mira, ti prego il nostro dubbio stato.
1141
Accorda col destino
1142
Amor, e Sdegno, e con paterno zelo
1143
Tempra la fiamma e 'l gelo.
1144
Chi dè goder, non fugga e non disami.
1145
Chi dè fuggir, non ami.
1146
Deh fa che l'empia e cieca voglia altrui
1147
La promessa pietà non tolga à nui.
1148
Ma chi sa? forse quella,
1149
Che pare inevitabile sciagura,
1150
Sarà lieta ventura.
1151
Oh quanto poco humana mente sale,
1152
Che non s'affisa al sol vista mortale.
1153
Il fine del Primo Atto
Atto II
SCENA PRIMA
(Ergasto, Mirtillo.)
[Erg.]
O quanti passi hò fatti, al fiume, al poggio,
1154
Al prato, al fonte, à la palestra, al corso
1155
T'hò lungamente ricercato: al fine
1156
Qui pur ti trovo, e ne ringratio il cielo.
1157
Mir.
Ond'hai tu nuova, Ergasto,
1158
Degna di tanta fretta? hai vita, ò morte?
1159
Erg.
Questa non ti darei, ben ch'io l'havessi.
1160
E quella spero dar, ben ch'io non l'habbia.
1161
Ma tu non ti lasciar sì fieramente
1162
Vincer al tuo dolor, vinci te stesso,
1163
Se vuoi vincer altrui: vivi, e respira
1164
Tal volta: ma, per dirti la cagione
1165
Del mio venir à te sì ratto, ascolta.
1166
Conosci tu (ma chi non la conosce?.
1167
La sorella d'Ormino? è di persona
1168
Anzi grande che no; di vista allegra,
1169
Di bionda chioma, e colorita alquanto.
1170
Mir.
Com'ha nome?
1171
Erg.
Corisca. I' la conosco
Troppo bene, e con lei alcuna volta
1172
Hò favellato ancora. Er. Hor sappi ch'ella
1173
Da un tempo in qua (vedi ventura) è fatta,
1174
Non so già come ò con che privilegio,
1175
De la bella Amarillide compagna,
1176
Onde à lei tutto hò l'amor tuo scoperto
1177
Segretamente e quel che da lei brami,
1178
Holle mostrato, ed ella prontamente
1179
M'ha la sua fede in ciò promessa e l'opra.
1180
Mir.
Oh mille volte e mille,
1181
Se questo è vero, e più d'ogn'altro amante
1182
Fortunato Mirtillo Ma del modo
1183
T'ha ella detto nulla?
1184
Er.
A punto nulla,
E ti dirò perche, dice Corisca
1185
Che non può ben deliberar del modo,
1186
Prima ch'alcuna cosa ella non sappia
1187
De l'amor tuo più certa, ond'ella possa
1188
Meglio spiare e più sicuramente
1189
L'animo de la ninfa, e sappia come
1190
Reggersi, ò con preghiere ò con inganni,
1191
Quel che tentar, quel che lasciar sia buono.
1192
Per questo solo i' ti venìa cercando
1193
Sì ratto, e sarà ben che tu da capo
1194
Tutta la storia del tuo amor mi narri.
1195
Mir.
Così à punto farò; ma sappi Ergasto,
1196
Che questa rimembranza
1197
(Ah, troppo acerba à chi si vive amando
1198
Fuori d'ogni speranza)
1199
È quasi un'agittar fiaccola al vento,
1200
Per cui, quanto l'incendio
1201
Sempre s'avanza, tanto
1202
A l'agittata fiamma ella si strugge,
1203
O scoter pungentissima saetta
1204
Altamente confitta.
1205
Che, se senti di svellerla, maggiore
1206
Fai la piaga e 'l dolore.
1207
Ben cosa ti dirò, che chiaramente
1208
Farà veder com'è fallace e vana
1209
La speme degli amanti e come amore
1210
La radice ha soave, il frutto amaro.
1211
Ne la bella stagion che 'l dì s'avanza
1212
Sovra la notte (hor compie l'anno à punto.
1213
Questa leggiadra pellegrina, questo
1214
Novo sol di beltade,
1215
Venne à far di sua vista,
1216
Quasi d'un'altra Primavera, adorno
1217
Il mio solo per lei leggiadro allora
1218
E fortunato nido, Elide e Pisa,
1219
Condotta da la madre
1220
In que' solenni dì che del gran Giove
1221
I sacrifici e i giochi
1222
Si soglion celebrar, famosi tanto,
1223
Per farne à suoi begli occhi
1224
Spettacolo beato.
1225
Ma furon que' begli occhi
1226
Spettacolo d'Amore
1227
D'ogn'altro assai maggiore.
1228
Ond'io, che fin allor fiamma amorosa
1229
Non havea più sentita,
1230
Oime non così tosto
1231
Mirato hebbi quel volto,
1232
Che di subito n'arsi,
1233
E senza far difesa al primo sguardo
1234
Che mi drizzò negli occhi,
1235
Sentii correr nel seno
1236
Una bellezza imperiosa e dirmi.
1237
Dammi il tuo cor Mirtillo.
1238
Erg.
Oh quanto può ne' petti nostri Amore
1239
Nè ben il può saper se non chi 'l prova.
1240
Mir.
Mira ciò che sà fare anco ne' petti
1241
Più semplici e più molli Amore industre.
1242
Io fo del mio pensiero una mia cara
1243
Sorella consapevole, compagna
1244
De la mia cruda ninfa
1245
Que' pochi dì ch'Elide l'ebbe e Pisa.
1246
Da questa sola, come Amor m'insegna,
1247
Fedel consiglio ed amoroso aiuto
1248
Nel mio bisogno i prendo.
1249
Ella de le sue gonne femminili
1250
Vagamente m'adorna
1251
E d'innestato crin cinge le tempie.
1252
Poi le 'ntreccia e le 'nfiora,
1253
E l'arco e la faretra
1254
Al fianco mi sospende.
1255
E m'insegna à mentir parole e sguardi,
1256
E sembianti nel volto, in cui non era
1257
Di lanugine ancora
1258
Pur un vestigio solo.
1259
E, quando hora ne fue,
1260
Seco là mi condusse, ove solea
1261
La bella ninfa diportarsi, e dove
1262
Trovammo alcune nobili, e leggiadre
1263
Vergini di Megara,
1264
E di sangue, e d'amor, si come intesi,
1265
A la mia Dea congiunte.
1266
Tra queste ella si stava
1267
Sì come suol tra le violette umìli
1268
Nobilissima rosa.
1269
E, poi che 'n quella guisa
1270
State furono alquanto,
1271
Senz'altro far di più diletto ò cura,
1272
Levossi una donzella
1273
Di quelle di Megara, e così disse.
1274
Dunque in tempo di giochi
1275
E di palme sì chiare e sì famose,
1276
Starem noi neghitose.
1277
Dunque non habbiam noi
1278
Armi da far tra noi finte contese
1279
Così ben come gl'huomini? Sorelle,
1280
Se 'l mio consiglio di seguir v'aggrada,
1281
Proviam hoggi tra noi così da scherzo
1282
Noi le nostr'armi, come
1283
Contra gli huomini, all'hor che ne fie tempo,
1284
L'userem da dovero.
1285
Bacianne, e si contenda
1286
Tra noi di baci; e quella, che d'ogn'altra
1287
Baciatrice più scaltra,
1288
Li saprà dar più saporiti, e cari,
1289
N'avrà per sua vittoria
1290
Questa bella ghirlanda
1291
Risero tutte à la proposta e tutte
1292
Subito s'accordaro,
1293
E si sfidavan molte, e molte ancora,
1294
Senza che dato lor fosse alcun segno,
1295
Facean guerra confusa.
1296
Il che veggendo allor la Megarese,
1297
Ordinò prima la tenzone e poi
1298
Disse de' nostri baci
1299
Meritamente sia giudice quella
1300
Che la bocca ha più bella
1301
Tutte concordemente
1302
Elesser la bellissima Amarilli.
1303
Ed ella, i suoi begli occhi
1304
Dolcemente chinando,
1305
Di modesto rossor tutta si tinse,
1306
E mostrò ben che non men bella è dentro,
1307
Di quel che sia di fuori.
1308
O fosse che 'l bel volto
1309
Havesse invidia à l'honorata bocca
1310
E s'adornasse anch'egli
1311
De la purpurea sua pomposa vesta,
1312
Quasi volesse dir, son bello anch'io
1313
Erg.
Oh come à tempo ti cangiasti in ninfa,
1314
Avventuroso, e quasi
1315
De le dolcezze tue presago amante
1316
Mir.
Già si sedeva all'amoroso ufficio
1317
La bellissima giudice, e secondo
1318
L'ordine e l'uso di Megara, andava
1319
Ciascheduna per sorte
1320
A far de la sua bocca e de' suoi baci
1321
Prova con quel bellissimo e divino
1322
Paragon di dolcezza,
1323
Quella bocca beata,
1324
Quella bocca gentil, che può ben dirsi
1325
Conca d'Indo odorata
1326
Di perle orientali e pellegrine.
1327
E la parte che chiude
1328
Ed apre il bel tesoro,
1329
Con dolcissimo mel purpura mista.
1330
Così potess'io dirti, Ergasto mio,
1331
L'ineffabil dolcezza
1332
Ch'i' sentij nel baciarla
1333
Ma tu da questo prendine argomento,
1334
Che non la può ridir la bocca stessa
1335
Che l'ha provata. Accogli pur insieme
1336
Quant'hanno in sè di dolce
1337
O le canne di Cipro ò i favi d'Hibla.
1338
Tutto è nulla rispetto
1339
A la soavità ch'indi gustai.
1340
Erg.
Oh furto avventuroso, oh dolci baci
1341
Mir.
Dolci sì, ma non grati,
1342
Perche mancava lor la miglior parte
1343
De l'intero diletto.
1344
Davagli Amor, non gli rendeva Amore.
1345
Erg.
Ma dimmi: e come ti sentisti allora
1346
Che di bacciar à te cadde la sorte?
1347
Mir.
Su queste labbra, Ergasto,
1348
Tutta sen venne à l'hor l'anima mia.
1349
E la mia vita, chiusa
1350
In così breve spazio,
1351
Non era altro che un bacio,
1352
Onde restar le membra,
1353
Quasi senza vigor tremanti e fioche.
1354
E quando i' fui vicino
1355
Al folgorante sguardo,
1356
Come quel che sapea
1357
Che pur inganno era quell'atto, e furto,
1358
Temei la maestà di quel bel viso.
1359
Ma, da un sereno suo vago sorriso
1360
Assicurato poi,
1361
Pur oltre mi sospinsi.
1362
Amor si stava, Ergasto,
1363
Com'ape suol, ne le due fresche rose
1364
Di quelle labbra ascoso.
1365
E mentre ella si stette
1366
Con la baciata bocca,
1367
Al baciar de la mia,
1368
Immobile, e ristretta,
1369
La dolcezza del mèl sola gustai.
1370
Ma, poi ch'anch'ella mi s'offerse e porse
1371
L'una e l'altra dolcissima sua rosa,
1372
(Fosse ò sua gentilezza ò mia ventura,
1373
So ben che non fù Amore),
1374
E sonar quelle labbra
1375
E s'incontraro i nostri baci (oh caro
1376
E prezioso mio dolce tesoro,
1377
T'hò perduto, e non moro?),
1378
Allora sentij de l'amorosa pecchia
1379
La spina pungentissima soave
1380
Passarmi il cor, che forse
1381
Mi fù renduto à l'hora
1382
Per poterlo ferire.
1383
Io, poi ch'a morte mi sentij ferito,
1384
Come suol disperato,
1385
Poco mancò che l'homicide labbra
1386
Non mordessi, e segnassi.
1387
Ma mi ritenne, oime, l'aura adorata
1388
Che, quasi spirto d'anima divina,
1389
Risvegliò la modestia
1390
E quel furore estinse.
1391
Erg.
O modestia, molestia
1392
Degli amanti importuna
1393
Mir.
Già fornito il su' arringo havea ciascuna
1394
E con sospension d'animo grande
1395
La sentenza attendea,
1396
Quando la leggiadrissima Amarilli,
1397
Giudicando i miei baci
1398
Più di quelli d'ogn'altro saporiti,
1399
Di propria man con quella
1400
Ghirlandetta gentil, che fù serbata
1401
Premio al vincitor, il crin mi cinse.
1402
Ma lasso aprica piaggia
1403
Così non arse mai sotto la rabbia
1404
Del can celeste allor, che latra, e morde,
1405
Come ardea il cor mio
1406
Tutto alhor di dolcezza e di desio,
1407
E più che mai ne la vittoria vinto.
1408
Pur mi riscossi tanto,
1409
Che la ghirlanda trattami di capo
1410
A lei porsi, dicendo.
1411
Questa à te si convien, questa à te tocca,
1412
Che festi i baci miei
1413
Dolci ne la tua bocca.
1414
Ed ella, umanamente
1415
Presala, al suo bel crin ne feo corona.
1416
E d'un'altra, che prima
1417
Cingea le tempie à lei, cinse le mie.
1418
Ed è questa ch'io porto,
1419
E porterò fin al sepolcro sempre,
1420
Arida come vedi,
1421
Per la dolce memoria di quel giorno,
1422
Ma molto più per segno
1423
De la perduta mia morta speranza.
1424
Erg.
Degno sè di pietà più che d'invidia,
1425
Mirtillo, anzi pur Tantalo novello,
1426
Che nel gioco d'Amor chi fa da scherzo,
1427
Tormenta da dovero. Troppe care
1428
Ti costar le tue gioie; e del tuo furto
1429
E il piacer e 'l gastigo insieme avesti.
1430
Ma s'accorse ella mai di questo inganno?
1431
Mir.
Ciò non so dirti, Ergasto.
1432
So ben ch'ella, in quei giorni
1433
Ch'Elide fù de la sua vista degno,
1434
Mi fù sempre cortese
1435
Di quel soave ed amoroso sguardo.
1436
Ma il mio crudo destino
1437
La 'nvolò sì repente,
1438
Che me ne avvidi appena; ond'io, lasciando
1439
Quanto già di più caro haver solea,
1440
Tratto da la virtù di que' begli occhi,
1441
Quì, dove il padre mio
1442
Doppo tant'anni ancor, come t'è noto,
1443
Serba l'antico suo povero albergo,
1444
Me'n venni, e viddi, ah misero già corso
1445
A sempiterno occaso
1446
Quell'amoroso mio giorno sereno,
1447
Che cominciò da sì beata aurora.
1448
Al mio primo apparir, subito sdegno
1449
Lampeggiò nel bel viso.
1450
Poi chinò gli occhi e girò il piede altrove.
1451
Misero, alhor i' dissi,
1452
Questi son ben de la mia morte i segni.
1453
Havea sentita acerbamente intanto
1454
La non prevista, e subita partita
1455
Il mio tenero padre,
1456
E dal dolore oppresso,
1457
Ne cadde infermo, assai vicino à morte.
1458
Ond'io costretto fui
1459
Di ritornar à le paterne case.
1460
Fù il mio ritorno, ahi lasso
1461
Salute al padre, infermitate al figlio,
1462
Che, d'amorosa febbre
1463
Ardendo, in pochi dì languido venni.
1464
E da l'uscir che fe' di Tauro il sole
1465
Fin à l'entrar di Capricorno sempre
1466
In cotal guisa stetti.
1467
E sarei certo ancora,
1468
Se non havesse il mio pietoso padre
1469
Opportuno consiglio
1470
A l'oracolo chiesto, il qual rispose
1471
Che sol potea sanarmi il ciel d'Arcadia.
1472
Così tornaimi, Ergasto,
1473
A riveder colei
1474
Che mi sanò del corpo,
1475
(Oh voce degli oracoli fallace.
1476
Per farmi l'alma eternamente inferma.
1477
Erg.
Strano caso nel vero
1478
Tu mi narri, Mirtillo, e non può dirsi
1479
Che di molta pietà non ne sij degno.
1480
Ma solo una salute
1481
Al disperato è 'l disperar salute.
1482
E tempo è già ch'io vada à far di quanto
1483
M'hai detto consapevole Corisca.
1484
Tu vanne al fonte e là m'attendi, dove
1485
Teco sarò quanto più tosto anch'io.
1486
Mir.
Vanne felicemente Il ciel ti dia
1487
Di cotesta pietà quella mercede
1488
Che dar non ti poss'io cortese Ergasto.
1489
SCENA II.
(Dorinda, Lupino, Silvio.)
Dor.
O del mio bello e dispietato Silvio
1490
Cura, e diletto, avventuroso, e fido.
1491
Foss'io sì cara al tuo signor crudele,
1492
Come sè tu Melampo, egli, con quella
1493
Candida man ch'à me distringe il core,
1494
Te, dolcemente lusingando, nutre,
1495
E teco il dì, teco la notte alberga.
1496
Mentr'io, che l'amo tanto, in van sospiro,
1497
E 'n vano il prego; e quel che più mi duole,
1498
Ti dà sì cari e sì soavi baci.
1499
Ch'un sol che n'avess'io, n'andrei beata.
1500
E, per più non poter, ti bacio anch'io,
1501
Fortunato Melampo. Hor, se benigna
1502
Stella, forse, d'Amore à me t'invia
1503
Perche l'orme di lui mi scorga, andiamo
1504
Dove Amor me, te sol Natura inchina.
1505
Ma non sent'io tra queste selve un corno
1506
Sonar vicino.
1507
S.
Tè Melampo, tè
Dor.
Se 'l desio non m'inganna, quella è voce
1508
Del bellissimo Silvio, che 'l suo cane
1509
Chiama tra queste selve.
1510
S.
Te', Melampo,
Tè, tè.
1511
D.
Senz'alcun fallo è la sua voce.
Oh felice Dorinda il ciel ti manda
1512
Quel ben che vai cercando. È meglio ch'io
1513
Serbi il cane in disparte: io farò forse
1514
De l'amor suo con questo mezzo acquisto.
1515
Lupino
Eccomi.
1516
D.
Và con questo cane,
E ti nascondi in quella fratta. Intendi?
1517
Lup.
Intendo.
1518
D.
E non uscir, s'io non ti chiamo.
Lup.
Tanto farò.
1519
D.
Và tosto.
L.
E tu fa' tosto,
Che, se venisse fame à questa bestia,
1520
In un boccone non mi mannicasse.
1521
Dor.
Oh come sè da poco sù va via.
1522
Sil.
Dove misero me dove debb'io
1523
Volger più il piede à seguitarti, ò caro,
1524
O mio fido Melampo? hò monte e piano
1525
Cercato indarno, e son già molle, e stanco.
1526
Maladetta la fera che seguisti
1527
Ma ecco ninfa, che di lui novella
1528
Mi darà forse, ò come male inciampo
1529
Questa è colei che mi dà sempre noia.
1530
Pur soffrir mi bisogna, ò bella ninfa,
1531
Dimmi: vedesti il mio fedel Melampo,
1532
Che testè dietro ad una damma sciolsi?
1533
Dor.
Io bella, Silvio? io bella.
1534
Perche così mi chiami,
1535
Crudel, se bella à gl'occhi tuoi non sono?
1536
Sil.
O bella ò brutta, hai tu il mio can veduto.
1537
A questo mi rispondi, ò ch'io mi parto.
1538
Dor.
Tu sè pur aspro à chi t'adora, Silvio
1539
Chi crederia che 'n sì soave aspetto
1540
Fosse sì crudo affetto.
1541
Tu segui per le selve
1542
E per gli alpestri monti
1543
Una fera fugace, e dietro l'orme
1544
D'un veltro, oime t'affanni e ti consumi.
1545
E me, che t'amo sì, fuggi e disprezzi.
1546
Deh non seguir damma fugace; segui,
1547
Segui amorosa e mansueta damma,
1548
Che, senza esser cacciata,
1549
È già presa, e legata.
1550
Sil.
Ninfa, qui venni à ricercar Melampo,
1551
Non à perder il tempo, à Dio. D. Deh Silvio
1552
Crudel, non mi fuggire.
1553
Ch'i' ti darò del tuo Melampo nova.
1554
Tu mi beffi, Dorinda? D. Silvio mio,
1555
Per quello amor che mi t'ha fatta ancella,
1556
Io so dove è il tuo cane.
1557
Nol lasciasti testè dietro una damma?
1558
Sil.
Lasciailo e ne perdei tosto la traccia.
1559
Dor.
Or il cane, e la damma è in poter mio.
1560
Sil.
In tuo poter?
1561
D.
In mio poter. Ti duole
D'esser tenuto à chi t'adora, ingrato?
1562
Sil.
Cara Dorinda mia, daglimi tosto.
1563
Dor.
Ve', mobile fanciullo, à che son giunta
1564
Ch'una fera ed un can mi ti fa cara.
1565
Ma vedi, core mio, tu non gli havrai
1566
Senza mercede.
1567
S.
È ben ragion: darotti,
Vò schernirla, costei.
1568
D.
Che mi darai?
Sil.
Due belle poma d'oro, che l'altr'ieri
1569
La bellissima mia madre mi diede:
1570
Dor.
A me poma non mancano; potrei
1571
A te darne di quelle, che son forse
1572
Più saporite e belle, se i miei doni
1573
Tu non havessi à schivo.
1574
S.
E che vorresti.
Un capro od una agnella? ma il mio padre
1575
Non mi concede ancor tanta licenza.
1576
Dor.
Nè di capro hò vaghezza nè d'agnella.
1577
Te solo, Silvio, e l'amor tuo vorrei.
1578
Sil.
Nè altro vuoi che l'amor mio?
1579
D.
Non altro.
Sil.
Sì sì, tutto tel dono, hor dammi dunque,
1580
Cara ninfa, il mio cane, e la mia damma.
1581
Dor.
O se sapessi quanto
1582
Vale il tesor di che sì largo sembri,
1583
E rispondesse à la tua lingua il core
1584
Sil.
Ascolta, bella ninfa. Tu mi vai
1585
Sempre di certo amor parlando, ch'io
1586
Non so quel ch'e' si sia. Tu vuoi ch'i' t'ami,
1587
E t'amo quanto posso e quanto intendo.
1588
Tu dì ch'io son crudele, e non conosco
1589
Quel che sia crudeltà, nè sò che farti.
1590
Dor.
O misera Dorinda ov'hai tu poste
1591
Le tue speranze? onde soccorso attendi.
1592
In beltà che non sente ancor favilla
1593
Di quel foco d'Amor, ch'arde ogn'amante.
1594
Amoroso fanciullo.
1595
Tu sè pur à me foco, e tu non ardi.
1596
E tu, che spiri amore, amor non senti.
1597
Te, sotto humana forma
1598
Di bellissima madre,
1599
Partorì l'alma Dea che Cipro honora.
1600
Tu hai gli strali e 'l foco.
1601
Ben sallo il petto mio ferito, ed arso.
1602
Giugni à gli homeri l'ali.
1603
Sarai novo Cupido,
1604
Se non c'hai ghiaccio il core,
1605
Nè ti manca d'Amore altro che amore.
1606
Sil.
Che cosa è questo amore?
1607
Dor.
S'i' miro il tuo bel viso,
1608
Amore è un paradiso.
1609
Ma, s'i' miro il mio core,
1610
È un infernal ardore.
1611
Sil.
Ninfa, non più parole,
1612
Dammi il mio cane homai:
1613
Dor.
Dammi tu prima il pattuito Amore.
1614
Sil.
Dato non te l'hò dunque? oime che pena
1615
E'l contentar costei, prendilo, fanne
1616
Ciò che ti piace, chi tel nega ò vieta.
1617
Che vuoi tu più? che badi?
1618
Dor.
Tu perdi ne l'arena i semi e l'opra,
1619
Sfortunata Dorinda?
1620
Sil.
Che fai? che pensi? ancor mi tieni à bada?
1621
Dor.
Non così tosto havrai quel che tu brami,
1622
Che poi mi fuggirai, perfido Silvio.
1623
Sil.
No certo, bella ninfa.
1624
D.
Dammi un pegno.
Sil.
Che pegno vuoi?
1625
D.
Ah, che non oso à dirlo
Sil.
Perche?
1626
D.
Perch'hò vergogna.
S.
E pur il chiedi
Dor.
Vorrei senza parlar esser'intesa.
1627
Sil.
Ti vergogni di dirlo e non havresti
1628
Vergogna di riceverlo?
1629
Dor.
Se darlo
Tu mi prometti, i' tèl dirò.
1630
Sil.
Prometto,
Ma vo' che tu me 'l dica.
1631
D.
Ah, non m'intendi,
Silvio, mio ben; t'indenderei pur io,
1632
S'a me il dicessi tu.
1633
Sil.
Più scaltra certo
Sè tù di me.
1634
D.
Più calda, Silvio, e meno
Di te crudele io sono.
1635
Sil.
A dirti il vero,
Io non son indovin: parla, se voi
1636
Esser intesa.
1637
D.
O misera Un di quelli
Che ti dà la tua madre.
1638
S.
Una guanciata.
Dor.
Una guanciata à chi t'adora, Silvio?
1639
Sil.
Ma careggiar con queste ella sovente
1640
Mi suole.
1641
Dor.
Ah so ben io che non è vero.
E talor non ti bacia? Sil. Nè mi bacia,
1642
Nè vuol che altri mi baci.
1643
Forse vorresti tu per pegno un baccio.
1644
Tu non rispondi. Il tuo rossor t'accusa.
1645
Certo mi son apposto. I' son contento.
1646
Ma dammi con la preda il can tu prima.
1647
Dor.
Me'l prometti tu, Silvio?
1648
S.
I' tel prometto.
Dor.
E me l'attenderai?
1649
S.
Sì, ti dich'io.
Non mi dar più tormento.
1650
D.
Esci Lupino
Lupino ancor non odi?
1651
Lu.
oh, sè noioso
Chi chiama? oh, vengo, vengo Io non dormiva,
1652
No certo. Il can dormiva.
1653
D.
Ecco il tuo cane,
Silvio, che più di te cortese è in questo...
1654
Sil.
Oh, come son contento.
1655
D.
In queste braccia,
Che tanto sprezzi tu, venne à posarsi...
1656
Sil.
Oh dolcissimo mio fido Melampo
1657
Dor.
Cari avendo i miei baci e i miei sospiri.
1658
Sil.
Baciar ti voglio mille volte e mille.
1659
Ti sè fatto alcun mal forse correndo?
1660
Dor.
Avventuroso can perche non posso
1661
Cangiar teco mia sorte, à che son giunta,
1662
Che fin d'un can la gelosia m'accora.
1663
Ma tu, Lupin, t'invia verso la caccia.
1664
Che fra poco i' ti seguo.
1665
L.
Io vò, padrona.
SCENA III
(Silvio, Dorinda.)
Sil.
Tu non hai alcun male, al rimanente.
1666
Ov'è la damma che promessa m'hai?
1667
Dor.
La vuoi tu viva ò morta?
1668
S.
Io non t'intendo.
Com'esser viva può, se 'l can l'uccise?
1669
Dor.
Ma se 'l can non l'uccise?
1670
Sil.
È dunque viva?
Dor.
Viva.
1671
Sil.
Tanto più cara e più gradita
Mi fia cotesta preda: e fù sì destro
1672
Melampo mio, che non l'ha guasta ò tocca?
1673
Dor.
Sol è nel cor d'una ferita punta.
1674
Sil.
Mi beffi tu, Dorinda, ò pur vaneggi.
1675
Com'esser viva può, nel cor ferita?
1676
Dor.
Quella damma son io,
1677
Crudelissimo Silvio,
1678
Che, senza esser attesa,
1679
Son da te vinta e presa,
1680
Viva, se tu m'accogli.
1681
Morta, se mi ti togli.
1682
Sil.
E questa è quella damma e quella preda
1683
Che testè mi dicevi?
1684
Dor.
Questa e non altra, oime perche ti turbi.
1685
Non t'è più caro haver ninfa che fera?
1686
Sil.
Nè t'hò cara nè t'amo, anzi t'hò in odio,
1687
Brutta, vile, bugiarda ed importuna
1688
Dor.
È questo il guiderdon, Silvio crudele?
1689
È questa la mercè che tu mi dài,
1690
Garzon ingrato? Abbi Melampo in dono,
1691
E me con lui, che tutto,
1692
Pur ch'à me torni, i ti rimetto, e solo
1693
De' tuoi begli occhi il sol non mi si nieghi,
1694
Ti seguirò, compagna
1695
Del tuo fido Melampo assai più fida.
1696
E quando sarai stanco,
1697
Ti asciugherò la fronte,
1698
E sovra questo fianco,
1699
Che per te mai non posa, havrai riposo.
1700
Porterò l'armi, porterò la preda
1701
E, se ti mancherà mai fera al bosco,
1702
Saetterai Dorinda, in questo petto
1703
L'arco tu sempre esercitar potrai.
1704
Che, sol come vorrai,
1705
Il porterò, tua serva,
1706
Il proverò, tua preda,
1707
E sarò del tuo stral faretra e segno.
1708
Ma con chi parlo? ahi, lassa
1709
Teco, che non m'ascolti e via ten fuggi.
1710
Ma fuggi pur: ti seguirà Dorinda
1711
Nel crudo inferno ancor, s'alcun'inferno
1712
Più crudo haver poss'io
1713
De la fierezza tua, del dolor mio.
1714
SCENA IIII
(Corisca.)
Corisca
Oh, come favorisce i miei disegni
1715
Fortuna molto più ch'io non sperai
1716
Ed ha ragion di favorir colei
1717
Che, sonnacchiosa, il suo favor non chiede.
1718
Ha ben ella gran forza, e non la chiama
1719
Possente Dea senza ragione il mondo.
1720
Ma bisogna incontrarla e farle vezzi,
1721
Spianandole il sentiero, i neghittosi
1722
Saran di rado fortunati mai.
1723
Se non m'havesse la mia industria fatta
1724
Compagna di colei, che potrebbe hora
1725
Giovarmi una sì commoda e sicura
1726
Occasion di ben condurre à fine
1727
Il mio pensiero? Havria qualch'altra sciocca
1728
La sua rival fuggita, e segni aperti
1729
De la sua gelosia portando in fronte,
1730
Di mal occhio guattata anco l'havrebbe,
1731
E male havrebbe fatto, ch'assai meglio
1732
Da l'aperto nemico altri si guarda,
1733
Che non fa da l'occulto. Il cieco scoglio
1734
È quel ch'inganna i marinari ancora
1735
Più saggi. Chi non sa finger l'amico,
1736
Non è fiero nemico. Oggi vedrassi
1737
Quel che sa far Corisca. Ma sì sciocca
1738
Non son io già, che lei non creda amante.
1739
A qualch'un'altro il farà creder forse,
1740
Che poco sappia; à me non già, che sono
1741
Maestra di quest'arte. Una fanciulla
1742
Tenera e semplicetta, che pur hora
1743
Spunta fuor de la buccia, in cui pur dianzi
1744
Stillò le prime sue dolcezze Amore,
1745
Lungamente seguìta e vagheggiata
1746
Da sì leggiadro amante, e, quel ch'è peggio,
1747
Baciata e ribaciata, e starà salda.
1748
Pazzo è ben chi se'l crede; io già nol credo.
1749
Ma vedi il mio destìn come m'aita.
1750
Ecco à punto Amarilli. I' vo' far vista
1751
Di non vederla e ritirarmi alquanto.
1752
SCENA V
(Amarilli, Corisca.)
[Am.]
Care selve beate,
1753
E voi solinghi e taciturni horrori,
1754
Di riposo e di pace alberghi veri.
1755
O, quanto volentieri
1756
A rivedervi i' torno; e se le stelle
1757
M'havesser dato in sorte
1758
Di viver à me stessa e di far vita
1759
Conforme à le mie voglie,
1760
Io già co' campi Elisi,
1761
Fortunato giardin de' semidèi,
1762
La vostr'ombra gentil non cangerei.
1763
Che, se ben dritto miro,
1764
Questi beni mortali
1765
Altro non son che mali.
1766
Men'ha chi più n'abonda,
1767
E posseduto è più, che non possede.
1768
Ricchezze no, ma lacci
1769
De l'altrui libertate.
1770
Che val ne' più verdi anni
1771
Titolo di bellezza
1772
O fama d'honestate,
1773
E 'n mortal sangue nobiltà celeste.
1774
Tante grazie del cielo e de la terra.
1775
Quì larghi e lieti campi,
1776
E là felici piagge,
1777
Fecondi paschi e più fecondo armento,
1778
Se 'n tanti beni il cor non è contento.
1779
Felice pastorella,
1780
Cui cinge à pena il fianco
1781
Povera sì, ma schietta
1782
E candida gonnella.
1783
Ricca sol di se stessa,
1784
E de le grazie di natura adorna.
1785
Che 'n dolce povertate
1786
Nè povertà conosce nè i disagi
1787
De le ricchezze sente.
1788
Ma tutto quel possede,
1789
Per cui desio d'haver non la tormenta,
1790
Nuda sì, ma contenta
1791
Co' doni di natura
1792
I doni di natura anco nudrìca.
1793
Col latte il latte avviva.
1794
E col dolce de l'api
1795
Condisce il mel de le natie dolcezze.
1796
Quel fonte ond'ella beve,
1797
Quel solo anco la bagna e la consiglia.
1798
Paga lei, pago 'l mondo.
1799
Per lei di nembi il ciel s'oscura indarno
1800
E di grandine s'arma,
1801
Che la sua povertà nulla paventa.
1802
Nuda sì, ma contenta.
1803
Sola una dolce e d'ogn'affanno sgombra
1804
Cura le stà nel core.
1805
Pasce le verdi herbette
1806
La greggia à lei commessa, ed ella pasce
1807
De' suo' begli occhi il pastorello amante,
1808
Non qual le destinâro
1809
O gli huomini ò le stelle,
1810
Ma qual le diede Amore.
1811
E trà l'ombrose piante
1812
D'un favorito lor Mirteto adorno,
1813
Vagheggiata, il vagheggia, nè per lui
1814
Sente foco d'amor, che non gli scopra,
1815
Ned ella scopre ardor, ch'egli non senta.
1816
Nuda sì, ma contenta.
1817
Oh vera vita, che non sà che sia
1818
Morire innanzi morte
1819
Potess'io pur cangiar teco mia sorte
1820
Ma vedi là Corisca. Il ciel ti guardi,
1821
Dolcissima Corisca.
1822
Cor.
Chi mi chiama.
Oh, più degli occhi miei, più de la vita
1823
A me cara Amarilli, e dove vai
1824
Così soletta?
1825
Am.
In nessun altro loco,
1826
Se non dove mi trovi e dove meglio
1827
Capitar non potea, poi che te trovo.
1828
Cor.
Tu trovi chi da te non parte mai,
1829
Amarilli mia dolce, e di te stava
1830
Pur or pensando e fra mio cor dicea.
1831
S'io son l'anima sua, come può ella
1832
Star senza me sì lungamente? E, 'n questo,
1833
Tu mi sè sopraggiunta, anima mia.
1834
Ma tu non ami più la tua Corisca.
1835
Am.
E perche ciò?
1836
Cor.
Come perche? tu 'l chiedi.
Hoggi tu sposa...
1837
Am.
Io sposa?
1838
Cor.
Si, tu sposa
Ed à me nol palesi?
1839
Am.
E come posso
1840
Palesar quel che non m'è noto?
1841
Cor.
Ancora
Tu t'infingi e mel neghi?
1842
Am.
Ancor mi beffi?
1843
Cor.
Anzi tu beffi me.
1844
Am.
Dunque m'affermi
1845
Ciò tu per vero?
1846
Cor.
Anzi tèl giuro; e certo
Non ne sai nulla tu?
1847
Am.
Sò che promessa
Già fui; ma non so già che sì vicine
1848
Sien le mie nozze. E tu da chi 'l sapesti?
1849
Cor.
Da mio fratello Ormino. Esso l'ha inteso,
1850
Dice da molti; & non si parla d'altro.
1851
Par che tu te ne turbi. È forse questa
1852
Novella da turbarsi?
1853
Am.
Gli è un gran passo,
1854
Corisca; e già la madre mia mi disse
1855
Che quel dì si rinasce.
1856
Cor.
A miglior vita
Si rinasce per certo; e tu per questo
1857
Viver lieta dovresti, à che sospiri.
1858
Lascia pur sospirar à quel meschino.
1859
Am.
Qual meschino?
1860
Cor.
Mirtillo, che trovossi
Presente à ciò che 'l mio fratel mi disse,
1861
E poco men che di dolor nol vidi
1862
Morire. E certo e' si moriva, s'io
1863
Non l'havessi soccorso, promettendo
1864
Di sturbar queste nozze; e, ben che tutti
1865
Dicessi sol per suo conforto, io pure
1866
Sarei donna per farlo.
1867
Am.
E ti darebbe
1868
L'animo di sturbarle?
1869
Cor.
E di che sorte
Am.
E come ciò faresti?
1870
Cor.
Agevolmente,
Pur che tu ti disponga e ci consenta.
1871
Am.
Se ciò sperassi e la tua fè mi dessi
1872
Di non l'appalesar, ti scovrirei
1873
Un pensier che nel cor gran tempo ascondo.
1874
Cor.
Io palesarti mai? aprasi prima
1875
La terra e per miracolo m'inghiotta.
1876
Am.
Sappi, Corisca mia, che, quand'i' penso
1877
Ch'i' debbo ad un fanciullo esser soggetta,
1878
Che m'ha in odio, e mi fugge, e ch'altra cura
1879
Non ha che i boschi, e ch'una fera e un cane
1880
Stima più che l'amor di mille Ninfe,
1881
Mal contenta ne vivo e poco meno
1882
Che disperata; ma non oso à dirlo,
1883
Sì perche l'honestà non me'l comporta,
1884
Sì perche al padre mio n'hò di già data
1885
E, quel ch'è peggio, à la gran Dea, la fede.
1886
Che se per opra tua, ma però sempre
1887
Salva la fede mia, salva la vita
1888
E la religion e l'honestate,
1889
Troncar di questo à me sì grave nodo
1890
Si potesser le fila; hoggi saresti
1891
Tu ben la mia salute e la mia vita.
1892
Cor.
Se per questo sospiri, hai gran ragione.
1893
Amarilli: deh quante volte il dissi.
1894
Una cosa sì bella à chi la sprezza.
1895
Sì ricca gioia à chi non la conosce?.
1896
Ma tu sè troppo savia, à dirti il vero,
1897
Anzi pur troppo sciocca. E che non parli.
1898
Che non ti lasci intendere?
1899
Am.
hò vergogna.
1900
Cor.
Hai un gran mal, sorella, i' vorrei prima
1901
Haver la febbre, il fistolo, la rabbia.
1902
Ma, credi à me, la perderai tu ancora,
1903
Amarilli, sì ben basta una sola
1904
Volta che tu la superi e rinieghi.
1905
Am.
Vergogna, che 'n altrui stampò natura,
1906
Non si può rinegar, che, se tu tenti
1907
Di cacciarla dal cor, fugge nel volto.
1908
Cor.
O Amarilli mia, chi, troppo savia,
1909
Tace il suo male, alfin da pazza il grida.
1910
Se questo tuo pensiero havessi prima
1911
Scoperto à me, saresti fuor d'impaccio.
1912
Oggi vedrai quel che sa far Corisca.
1913
Ne le più sagge man, ne le più fide
1914
Tu non potevi capitar. Ma, quando
1915
Sarai per opra mia già liberata
1916
D'un cattivo marito, non vorrai tu
1917
D'un buon amante provvederti?
1918
Am.
A questo
1919
Penseremo à bell'agio.
1920
Cor.
Veramente
Non puoi mancare al tuo fedel Mirtillo.
1921
E tu sai pur s'hoggi è pastor di lui,
1922
Nè per valor, nè per sincera fede,
1923
Nè per beltà, de l'amor tuo più degno.
1924
E tu 'l lasci morire? ah troppo cruda,
1925
Senza che dir ti possa, almeno, io moro?.
1926
Ascoltalo una volta.
1927
Am.
Oh quanto meglio
1928
Farebbe à darsi pace, e la radice
1929
Sveller di quel desio ch'è senza speme
1930
Cor.
Dagli questo conforto anzi che moia.
1931
Am.
Sarà piuttosto un raddoppiargli affanno.
1932
Cor.
Lascia di questo tu la cura à lui.
1933
Am.
E di me che sarebbe, se mai questo
1934
Si risapesse?
1935
Cor.
Oh animo da poco.
Am.
Da poco e' sia, pur ch'à bontà mi vaglia.
1936
Cor.
Amarilli, se lecito ti fai
1937
Di mancarmi tu in questo, anch'io ben posso
1938
Giustamente mancarti, à Dio.
1939
Am.
Corisca,
1940
Non ti partir; ascolta.
1941
Cor.
Una parola
Sola non udirei, se non prometti...
1942
Am.
Ti prometto d'udirlo, ma con questo,
1943
Ch'ad altro non m'astringa.
1944
Cor.
Altro non chiede.
Am.
E tu gli faci à credere che nulla
1945
Saputo i' n'habbia.
1946
Cor.
Mostrerò che tutto
Habbia portato il caso.
1947
Am.
E ch'indi possa
1948
Partirmi à mio piacer, nè mi contrasti.
1949
Cor.
Quando ti piacerà, pur che l'ascolti.
1950
Am.
E brevemente si spedisca.
1951
Cor.
E questo
Ancora si farà.
1952
Am.
Nè mi s'accosti
1953
Quanto è lungo il mio dardo.
1954
Cor.
Oime, che pena
M'è hoggi il riformar cotesta tua
1955
Semplicità Fuor che la lingua, ogn'altro
1956
Membro gli legherò, sì che sicura
1957
Star ne potrai: vuoi altro?
1958
Am.
Altro non voglio.
1959
Cor.
E quando il farai tu?
1960
Am.
Quando à te piace,
1961
Pur che tanto di tempo or mi conceda
1962
Ch'i' torni à casa, ove di queste nozze
1963
Mi vò meglio informar.
1964
Cor.
Vanne, ma guarda
Di farlo accortamente. Hor odi quello
1965
Ch'io vò pensando: c'hoggi su'l meriggio
1966
Qui, sola, fra quest'ombre e senz'alcuna
1967
De le tue ninfe tu ten venghi, dove
1968
Mi troverò per questo effetto anch'io.
1969
Meco saran Nerine, Aglauro, Elisa,
1970
E Fillide, e Licori, tutte mie
1971
Non meno accorte, e sagge, che fedeli,
1972
E segrete compagne, ove, con loro
1973
Facendo tu, come sovente suoli,
1974
Il giuoco de la cieca, agevolmente
1975
Mirtillo crederà che non per lui,
1976
Ma per diporto tuo ci sij venuta.
1977
Am.
Questo mi piace assai; ma non vorrei
1978
Che quelle Ninfe fossero presenti
1979
A le parole di Mirtillo, sai?
1980
Cor.
T'indendo, e ben avvisi e fie mia cura
1981
Che tu di questo alcun timor non haggia,
1982
Vattene pur, e ti ricorda in tanto
1983
D'amar la tua fidissima Corisca.
1984
Am.
Se posto hò il cor ne le sue mani, à lei
1985
Starà di farsi amar quanto le piace.
1986
Cor.
Parti ch'ella stia salda? A questa rocca
1987
Maggior forza bisogna. S'à l'assalto
1988
De le parole mie può far difesa,
1989
A quelle di Mirtillo certamente
1990
Resister non potrà. Sò ben'anch'io
1991
Quel che nel cor di tenera fanciulla
1992
Possano i preghi di gradito amante.
1993
Se ridur ci si lascia, à tal partito
1994
La stringerò ben io con questo giuoco,
1995
Che non l'havrà da giuoco. Ed io non solo
1996
Da le parole sue, voglia ò non voglia,
1997
Potrò spiar, ma penetrar ancora
1998
Fin ne l'interne viscere il suo core.
1999
Come questo habbia in mano e già padrona
2000
Sia del segreto suo, farò di lei
2001
Ciò che vorrò, senza fatica alcuna,
2002
E condurrolla à quel che bramo, in guisa
2003
Ch'ella stessa, non ch'altri, agevolmente
2004
Creder potrà che l'habbia à ciò condotta
2005
Il suo sfrenato amor, non l'arte mia.
2006
SCENA VI
(Corisca, Satiro.)
[Cor.]
Oime, son morta.
2007
Sat.
Ed io son vivo.
Cor.
Torna,
Torna, Amarilli mia, che presa i' sono.
2008
Sat.
Amarilli non t'ode: à questa volta
2009
Ti converrà star salda.
2010
Cor.
Oime, le chiome
Sat.
T'hò pur sì lungamente attesa al varco,
2011
Che ne la rete sè caduta, e sai,
2012
Questo non è il mantello, è 'l crin, Corisca.
2013
Cor.
A me, Satiro?
2014
Sat.
A te. Non sè tu quella
Oggi tanto famosa, ed eccellente
2015
Maestra di menzogne, che mentite
2016
Parolette e speranze e finti sguardi
2017
Vendi à sì caro prezzo? che tradito
2018
M'ha' in tanti modi e dilegiato sempre,
2019
Ingannatrice e pessima Corisca?
2020
Cor.
Corisca son ben io; ma non già quella,
2021
Satiro mio gentil, ch'agli occhi tuoi
2022
Un tempo fù sì cara.
2023
Sat.
Hor son gentile,
Sì, scelerata; ma gentil non fui,
2024
Quando per Coridon tu mi lasciasti.
2025
Cor.
Te per altrui?
2026
Sat.
Hor odi maraviglia
E cosa nuova à l'animo sincero
2027
E quando l'arco à Lilla e 'l velo à Clori,
2028
La veste à Dafne ed i coturni à Silvia
2029
M'inducesti à rubar, perche 'l mio furto
2030
Fosse di quell'amor poscia mercede,
2031
Ch'a me promesso, fù donato altrui.
2032
E quando la bellissima ghirlanda,
2033
Che donata i' t'havea, donasti à Niso.
2034
E quando, à la caverna, al bosco, al fonte
2035
Facendomi vegghiar le fredde notti,
2036
M'hai schernito e beffato, allor ti parvi
2037
Gentile, ah, scelerata? Hor pagherai,
2038
Credimi, hor pagherai di tutto il fio.
2039
Cor.
Tu mi strascini, oime come s'i' fussi
2040
Una giovenca.
2041
Sat.
Tu 'l dicesti à punto
Scotiti pur se sai; già non tem'io
2042
Che quinci or tu mi fugga: à questa presa
2043
Non ti varanno inganni. Un'altra volta
2044
Ten fuggisti, malvagia; ma se 'l capo
2045
Qui non mi lasci, indarno t'affatichi
2046
D'uscirmi hoggi di man.
2047
Cor.
Deh non negarmi
Tanto di tempo almen, che teco i' possa
2048
Dir mia ragion comodamente.
2049
Sat.
Parla
Cor.
Come vuoi tu ch'io parli, essendo presa.
2050
Lasciami.
2051
Sat.
Ch'i' ti lasci?
Cor.
I' ti prometto
La fede mia di non fuggir.
2052
Sat.
Qual fede,
Perfidissima femmina? ancor osi
2053
Parlar meco di fede? I' vò condurti
2054
Ne la più spaventevole caverna
2055
Di questo monte, ove non giunga mai
2056
Raggio di Sol, non che vestigio humano.
2057
Del resto non ti parlo; il sentirai.
2058
Farò con mio diletto e con tuo scorno
2059
Quello strazio di te, che meritasti.
2060
Cor.
Puoi tu dunque, crudele, à questa chioma
2061
Che ti legò già il core, à questo volto
2062
Che fù già il tuo diletto, à questa un tempo
2063
Più de la vita tua cara Corisca,
2064
Per cui giuravi che ti fora stato
2065
Anco dolce il morire, à questa puoi
2066
Soffrir di far oltraggio? ò cielo ò sorte
2067
In cui pos'io speranza? à cui debb'io
2068
Creder mai più, meschina?
2069
Sat.
ah, scelerata
Pensi ancor d'ingannarmi? ancor mi tenti
2070
Con le lusinghe tue, con le tue frodi?
2071
Cor.
Deh Satiro gentil, non far più strazio
2072
Di chi t'adora. Oime non sè già fera,
2073
Non hai già il cor di marmo ò di macigno.
2074
Eccomi à piedi tuoi. Se mai t'offesi,
2075
Idolo del mio cor, perdon ti cheggio.
2076
Per queste nerborute e sovrhumane
2077
Tue ginocchia ch'abbraccio, à cui m'inchino.
2078
Per quello amor che mi portasti un tempo,
2079
Per quella soavissima dolcezza
2080
Che trar solevi già dagli occhi miei
2081
Che tue stelle chiamavi, or son duo fonti,
2082
Per queste amare lagrime, ti prego
2083
Abbi pietà di me, lasciami homai.
2084
Sat.
La perfida m'hà mosso; e, s'io credessi
2085
Solo à l'affetto, à fè che sarei vinto.
2086
Ma in somma io non ti credo. Tu sè troppo
2087
Malvagia e 'nganni più chi più si fida.
2088
Sotto quell'umiltà, sotto que' preghi
2089
Si nasconde Corisca: tu non puoi
2090
Esser da te diversa. Ancor contendi?
2091
Cor.
oime il mio capo, ah crudo ancor un poco
2092
Ferma, ti prego; ed una sola grazia
2093
Non mi negar, almen.
2094
Sat.
Che gratia è questa?
Cor.
Che tu m'ascolti ancor un poco.
2095
Sat.
Forse
Ti pensi tu con parolette finte
2096
E mendicate lagrime piegarmi?
2097
Cor.
Deh Satiro cortese, e pur tu vuoi
2098
Far di me strazio?
2099
Sat.
Il proverai, vien' pure.
Cor.
Senza avermi pietà?
2100
Sat.
Senza pietate.
Cor.
E 'n ciò sè tu ben fermo?
2101
Sat.
In ciò ben fermo.
Hai tu finito ancor questo incantesimo?
2102
Cor.
O villano indiscreto ed importuno,
2103
Mezz'huomo e mezzo capra, e tutto bestia,
2104
Carogna fracidissima e difetto
2105
Di natura nefando, se tu credi
2106
Che Corisca non t'ami, il vero credi.
2107
Che vuoi tu ch'ami in te? quel tuo bel ceffo.
2108
Quella succida barba? quell'orecchie
2109
Caprigne? e quella putrida e bavosa
2110
Isdentata caverna?
2111
Sat.
O scelerata
A me questo?
2112
Cor.
A te questo.
Sat.
A me, ribalda?
Cor.
A te caprone.
2113
Sat.
Ed io con queste mani
Non ti trarrò cotesta tua canina
2114
Ed importuna lingua?
2115
Cor.
Se t'accosti
E fossi tanto ardito.
2116
Sat.
In tale stato
Una vil femminuzza, in queste mani,
2117
E non teme? e m'oltraggia? e mi dispregia.
2118
Io ti farò.
2119
Cor.
Che mi farai, villano?
Sat.
I ti mangerò viva.
2120
Cor.
E con qua' denti,
Se tu non gli hai?
2121
Sat.
O ciel, come il comporti.
Ma s'io non te ne pago vien' pur via.
2122
Cor.
Gnaffe s'io ci verrò.
2123
Sat.
Non ci verrai?
Cor.
No, mal tuo grado, nò.
2124
Sat.
Ci verrai pure
Se mi credessi di lasciarci queste
2125
Braccia.
2126
Cor.
Non ci verrò, se questo capo
Di lasciarci credessi.
2127
Sat.
horsù veggiamo
Chi di noi ha più forte e più tenace,
2128
Tu il collo, od io le braccia. Tu ci metti
2129
Le mani, nè con questo anco potrai
2130
Difenderti, perversa.
2131
Cor.
hor il vedremo.
Sat.
Sì certo.
2132
Cor.
Tira ben. Satiro, à Dio,
Fiàccati il collo.
2133
Sat.
oime dolente ahi lasso
Oime il capo oime il fianco oime la schiena
2134
O che fiera caduta A pena i' posso
2135
Movermi e rilevarmene. E pur vero
2136
È ch'ella fugga e qui rimanga il teschio.
2137
Oh maraviglia inusitata O ninfe,
2138
O pastori, accorrete e rimirate
2139
Il magico stupor di chi sen fugge
2140
E vive senza capo. Oh come è lieve
2141
Quanto ha poco cervello e come il sangue
2142
Fuor non ne spiccia Ma che miro? ò sciocco
2143
O mentecatto Senza capo lei.
2144
Senza capo sè tu. Chi vide mai
2145
Huom di te più schernito? Hor vedi s'ella
2146
Ha saputo fuggir, quando tu meglio
2147
La pensavi tener? Perfida maga
2148
Non ti bastava haver mentito il core
2149
E 'l volto e le parole e 'l riso e 'l guardo,
2150
S'anco il crin non mentivi? Ecco Poeti,
2151
Questo è l'oro nativo e l'ambra pura
2152
Che pazzamente voi lodate. Homai
2153
Arrossite, insensati, e, ricantando,
2154
Vostro soggetto in quella invece sia
2155
L'arte d'una impurissima e malvagia
2156
Incantatrice, che i sepolcri spoglia
2157
E, dai fracidi teschi il crin furando,
2158
Al suo l'intesse e così ben l'asconde,
2159
Che v'ha fatto lodar quel che aborrire
2160
Dovevate assai più che di Megera
2161
Le viperine e mostruose chiome.
2162
Amanti, hor non son questi i vostri nodi.
2163
Mirate e vergognatevi, meschini.
2164
E se, come voi dite, i vostri cori
2165
Son pur qui ritenuti, homai ciascuno
2166
Potrà senza sospiri e senza pianto
2167
Ricoverar il suo. Ma che più tardo
2168
A publicar le sue vergogne? Certo
2169
Non fù mai sì famosa, nè sì chiara
2170
La chioma ch'è là sù con tante stelle
2171
Ornamento del ciel, come fie questa
2172
Per la mia lingua, e molto più colei
2173
Che la portava, eternamente infame.
2174
CHORO
Ah, ben fù di colei grave l'errore,
2175
Cagion del nostro male,
2176
Che le leggi santissime d'Amore,
2177
Di fè mancando, offese.
2178
Poscia ch'indi s'accese
2179
De gli immortali Dei l'ira mortale,
2180
Che, per lagrime, e sangue
2181
Di tante alme innocenti, ancor non langue.
2182
Così la fè, d'ogni virtù radice,
2183
E d'ogn'alma ben nata unico fregio,
2184
Là su si tiene in pregio
2185
Così di farci amanti, onde felice
2186
Si fa nostra natura,
2187
L'eterno amante ha cura
2188
Ciechi mortali, voi che tanta sete
2189
Di possedere Havete,
2190
L'urna amata guardando
2191
D'un cadavero d'òr, quasi nud'ombra
2192
Che vada intorno al suo sepolcro errando.
2193
Qual amore ò vaghezza
2194
D'una morta bellezza il cor v'ingombra.
2195
Le ricchezze e i tesori
2196
Son insensati amori. Il vero e vivo
2197
Amor de l'alma, è l'alma: ogn'altro oggetto,
2198
Perche d'amare è privo,
2199
Degno non è de l'amoroso affetto.
2200
L'anima, perche sola è riamante,
2201
Sola è degna d'amor, degna d'amante.
2202
Ben è soave cosa
2203
Quel bacio che si prende
2204
Da una vermiglia e delicata rosa
2205
Di bella guancia. E pur chi 'l vero intende,
2206
ComE intendete vui,
2207
Avventurosi amanti che 'l provate,
2208
Dirà che quello è morto bacio, à cui
2209
La baciata beltà bacio non rende.
2210
Ma i colpi di due labbra innamorate,
2211
Quando à ferir si va bocca con bocca
2212
E che in un punto scocca
2213
Amor con soavissima vendetta
2214
L'una e l'altra saetta,
2215
Son veri baci, ove con giuste voglie
2216
Tanto si dona altrui, quanto si toglie.
2217
Baci pur bocca curiosa e scaltra
2218
O seno ò fronte ò mano: unqua non fia
2219
Che parte alcuna in bella donna baci
2220
Che baciatrice sia,
2221
Se non la bocca, ove l'un'alma e l'altra
2222
Corre e si bacia anch'ella, e con vivaci
2223
Spiriti pellegrini
2224
Dà la vita al bel tesoro
2225
De' bacianti rubini,
2226
Sì che parlan tra loro
2227
Quegli animati, e spiritosi baci.
2228
gran cose in picciol suono,
2229
e segreti dolcissimi che sono
2230
a lor solo palesi, altrui celati.
2231
Tal gioia amando prova, anzi tal vita,
2232
alma con alma unita,
2233
e son come d'amor baci baciati
2234
gli incontri di duo cori amanti amati.
2235
Atto III
SCENA PRIMA
(Mirtillo.)
Mirtillo
O primavera, gioventù dell'anno,
2236
Bella madre di fiori,
2237
D'herbe novelle e di novelli amori,
2238
Tu torni ben, ma teco
2239
Non tornano i sereni
2240
E fortunati dì de le mie gioie.
2241
Tu torni ben, tu torni,
2242
Ma teco altro non torna
2243
Che del perduto mio caro tesoro
2244
La rimembranza misera, e dolente.
2245
Tu quella sè, tu quella
2246
Ch'eri pur dianzi sì vezzosa e bella.
2247
Ma non son io già quel ch'un tempo fui
2248
Sì caro à gli occhi altrui.
2249
O dolcezze amarissime d'Amore,
2250
Quanto è più duro perdervi, che mai
2251
Non v'haver ò provate ò possedute
2252
Come saria l'amar felice stato,
2253
Se 'l già goduto ben non si perdesse.
2254
O quando egli si perde,
2255
Ogni memoria ancora
2256
Del dileguato ben si dileguasse
2257
Ma se le mie speranze hoggi non sono,
2258
Com'è l'usato lor, di fragil vetro,
2259
O se maggior del vero
2260
Non fa la speme il desiar soverchio,
2261
Quì pur vedrò colei
2262
Ch'è 'l sol degli occhi miei.
2263
E, s'altri non m'inganna,
2264
Qui pur vedrolla al suon de miei sospiri
2265
Fermar il piè fugace.
2266
Quì pur da le dolcezze
2267
Di quel bel volto havrà soave cibo
2268
Nel suo lungo digiun l'avida vista.
2269
Quì pur vedrò quell'empia
2270
Girar inverso me le luci altere,
2271
Se non dolci, almen fere,
2272
E, se non carche d'amorosa gioia,
2273
Sì crude almen, ch'i' moia.
2274
Oh lungamente sospirato in vano
2275
Avventuroso dì, se, dopo tanti
2276
Foschi giorni di pianti,
2277
Tu mi concedi, Amor, di veder hoggi
2278
Ne begli occhi di lei
2279
Girar sereno il sol degli occhi miei
2280
Ma qui mandommi Ergasto, ove mi disse
2281
Ch'esser doveano insieme
2282
Corisca e la bellissima Amarilli
2283
Per fare il gioco de la cieca; e pure
2284
Qui non veggio altra cieca
2285
Che la mia cieca voglia,
2286
Che va con l'altrui scorta
2287
Cercando la sua luce, e non la trova.
2288
O pur fraposto à le dolcezze mie
2289
Un qualche amaro intoppo
2290
Non habbia il mio destino invido e crudo.
2291
Questa lunga dimora
2292
Di paura e d'affanno il cor m'ingombra,
2293
Ch'un secolo à gli amanti
2294
Par ogn'ora che tardi, ogni momento,
2295
Quell'aspettato ben che fa contento.
2296
Ma chi sa? troppo tardi
2297
Son fors'io giunto, e qui m'havrà Corisca,
2298
Fors'anco, indarno lungamente atteso.
2299
Fui pur anco sollecito à partirmi.
2300
Oime se questo è vero, i' vo' morire.
2301
SCENA II
(Amarilli, Mirtillo, Choro di Ninfe, Corisca.)
Am.
Ecco la cieca.
2302
Mir.
Eccola à punto, ahi, vista.
2303
Am.
Hor che si tarda? Mir. Ahi, voce m'ha punto
2304
E sanato in un punto
2305
Am.
Ove sete? che fate? e tu, Lisetta,
2306
Che sì bramavi il gioco de la cieca,
2307
Che badi? e tu, Corisca, ove sè ita?
2308
Mir.
Hor sì che si può dire
2309
Ch'Amor è cieco ed ha bendati gli occhi.
2310
Am.
Ascoltatemi voi,
2311
Che 'l sentier mi scorgete, e quinci, e quindi
2312
Mi tenete per man, come fien giunte
2313
L'altre nostre compagne,
2314
Guidatemi lontan da queste piante,
2315
Ov'è maggior il vano, e quivi sola
2316
Lasciandomi nel mezzo,
2317
Ite con l'altre in schiera e tutte insieme
2318
Fatemi cerchio, e s'incominci il gioco.
2319
Mir.
Ma che sarà di me? fin qui non veggio
2320
Qual mi possa venir da questo gioco
2321
Comodità che 'l mio desire adempia.
2322
Nè so veder Corisca,
2323
Ch'è la mia tramontana. Il ciel m'aiti.
2324
Am.
Alfin sete venute. E che pensaste
2325
Di non far altro che bendarmi gli occhi.
2326
Pazzerelle che sete Hor cominciamo.
2327
Cho.
Cieco, Amor, non ti cred'io,
2328
Ma fai cieco 'l desio
2329
Di chi ti crede.
2330
Che, s'hai pur poca vista, hai minor fede.
2331
Cieco ò no, mi tenti invano.
2332
E per girti lontano
2333
Ecco m'allargo.
2334
Che, così cieco, ancor vedi più d'Argo.
2335
Così cieco m'annodasti
2336
E cieco m'ingannasti.
2337
Or che vò sciolto,
2338
Se ti credessi più, sarei ben stolto.
2339
Fuggi e scherza pur se sai.
2340
Già non fara' tu mai
2341
Che 'n te mi fidi.
2342
Perche non sai scherzar se non ancidi.
2343
Am.
Ma voi giocate troppo largo, e troppo
2344
Vi guardate da risco.
2345
Fuggir bisogna, sì, ma ferir prima.
2346
Toccatemi, accostatevi, che sempre
2347
Non ve n'andrete sciolte.
2348
Mir.
O sommi Dei, che miro? ò dove sono.
2349
In cielo ò in terra? O cieli,
2350
I vostri eterni giri
2351
Han sì dolce armonia? le vostre stelle
2352
Han sì leggiadri aspetti?
2353
Cho.
Ma tu pur, perfido cieco,
2354
Mi chiami à scherzar teco.
2355
Ed ecco scherzo
2356
E col piè fuggo e con la man ti sferzo.
2357
E corro e ti percoto,
2358
E tu t'aggiri à vòto.
2359
Ti pungo ad hora ad hora.
2360
Nè tu mi prendi ancora,
2361
O cieco Amore,
2362
Perche libero hò'l core.
2363
Am.
In buona fè, Licori,
2364
Ch'i' mi pensai d'averti presa, e trovo
2365
D'haver presa una pianta.
2366
Sento ben che tu ridi.
2367
Mir.
Deh, foss'io quella pianta
2368
Hor non vegg'io Corisca
2369
Tra quelle fratte ascosa? è dessa certo.
2370
E non sò che m'accenna,
2371
Che non intendo, e pur m'accenna ancora.
2372
Cho.
Sciolto cor fa piè fugace.
2373
O lusinghier fallace,
2374
Ancor m'alletti
2375
À tuo' vezzi mentiti, à tuo' diletti.
2376
E pur di nuovo i' riedo,
2377
E giro e fuggo e fiedo
2378
E torno, e non mi prendi
2379
E sempre invan m'attendi,
2380
O cieco Amore,
2381
Perche libero hò'l core.
2382
Am.
Oh fusti svelta, maladetta pianta,
2383
Che pur anco ti prendo,
2384
Quantunque un'altra al brancolar mi sembri
2385
Forse ch'i' non credei d'haverti colta
2386
Sicura al varco à questa volta, Elisa?
2387
Mir.
E pur anco non cessa
2388
D'accennarmi Corisca, e sì sdegnosa,
2389
Che sembra minacciar. Vorrebbe forse
2390
Che mi mischiassi anch'io trà quelle ninfe?
2391
Am.
Dunque giocar debb'io
2392
Tutt'hoggi con le piante?
2393
Cor.
Bisogna pur che mal mio grado i' parli
2394
Ed esca de la buca.
2395
Prendila, dappochissimo: che badi
2396
Ch'ella ti corra in braccio.
2397
O làsciati almen prendere. Sù, dammi
2398
Cotesto dardo, e valle incontra sciocco.
2399
Mir.
Oh come mal s'accorda
2400
L'animo col desio
2401
Sì poco ardisce il cor che tanto brama
2402
Am.
Per questa volta ancor tornisi al gioco,
2403
Che son già stanca e, per mia fe, voi sete
2404
Troppo indiscrete à farmi correr tanto.
2405
Cho.
Mira nume trionfante,
2406
A cui dà il mondo amante
2407
Empio tributo
2408
Eccol hoggi deriso, eccol battuto.
2409
Sì come à i rai del sole
2410
Cieca nottola suole,
2411
Ch'augei mille ha d'intorno
2412
Che le fan guerra, e scorno,
2413
Ed ella picchia
2414
Col becco invano e s'erge e si rannicchia.
2415
Così sè tu beffato,
2416
Amore in ogni lato.
2417
Chi 'l tergo e chi le gote
2418
Ti stimola, e percote.
2419
E poco vale
2420
Perche stendi gli artigli, ò batti l'ale.
2421
Gioco dolce ha pania amara,
2422
E ben l'impara
2423
Augel, che vi s'invesca.
2424
Non sà fuggir Amor, chi seco tresca.
2425
SCENA III
(Amarilli, Corisca, Mirtillo.)
Am.
A fè t'hò colta, Aglauro.
2426
Tu vuoi fuggir? t'abbrazzerò sì stretta.
2427
Cor.
Certamente, se contra
2428
Non glie l'havessi à l'improvviso spinto
2429
Con sì grand'urto, i' faticava in vano
2430
Per far ch'egli vi gisse.
2431
Am.
Tu non parli: sè dessa ò non sè dessa?
2432
Cor.
Quì ripongo il suo dardo, e nel cespuglio
2433
Torno per osservar ciò che ne segue.
2434
Am.
Or ti conosco, sì: tu sè Corisca
2435
Che sè sì grande e senza chioma; à punto
2436
Altra che te non volev'io per darti
2437
De le pugna à mio senno.
2438
Hor tè questo e quest'altro,
2439
E quest'anco e poi questo. Ancor non parli.
2440
Ma, se tu mi legasti, anco mi sciogli,
2441
E fà tosto, cor mio,
2442
Ch'i' vò poi darti il più soave bacio,
2443
Ch'havessi mai, che tardi.
2444
Par che la man ti tremi. Sè sì stanca.
2445
Mettici i denti, se non puoi con l'ugna.
2446
Oh quanto sè melensa
2447
Ma lascia far à me, che da me stessa
2448
Mi leverò d'impaccio.
2449
Hor ve' con quanti nodi
2450
Mi legasti tu stretta.
2451
Se può toccar à te l'esser la cieca...
2452
Son pur, ecco, sbendata. Oime che veggio.
2453
Lasciami, traditor Oime son morta
2454
Mir.
Stà cheta, anima mia.
2455
Am.
Lasciami dico,
2456
Lasciami. Così dunque
2457
Si fa forza à le Ninfe? Aglauro, Elisa
2458
Ah perfide ove sete.
2459
Lasciami, traditore.
2460
Mir.
Ecco ti lascio.
2461
Am.
Quest'è un inganno di Corisca. Hor togli
2462
Quel che n'hai guadagnato.
2463
Mir.
Dove fuggi, crudele.
2464
Mira almen la mia morte. Ecco, mi passo
2465
Con questo dardo il petto.
2466
Am.
Oime che fai?
2467
Mir.
Quel che forse ti pesa
Ch'altri faccia per te, ninfa crudele.
2468
Am.
oime, son quasi morta
2469
Mir.
E se quest'opra à la tua man si deve,
2470
Ecco 'l ferro, ecco 'l petto.
2471
Am.
Ben il meriteresti. E chi t'ha dato
2472
Cotanto ardir, presontuoso?
2473
Mir.
Amore.
Am.
Amor non è cagion d'atto villano.
2474
Mir.
Dunque in me credi amore
2475
Poi che discreto fui, che se prendesti
2476
Tu prima me, son io tanto men degno
2477
D'esser da te di villania notato,
2478
Quanto, con sì vezzosa
2479
Comodità d'esser ardito e quando
2480
Potei le leggi usar teco d'Amore,
2481
Fui però sì discreto,
2482
Che quasi mi scordai d'esser amante.
2483
Am.
Non mi rimproverar quel ch'io fei cieca.
2484
Mir.
Ah, che tanto più cieco
2485
Son io di te, quanto più sono amante
2486
Am.
Preghi e lusinghe, e non insidie, e furti,
2487
Usa il discreto amante.
2488
Mir.
Come selvaggia fera,
2489
Cacciata da la fame,
2490
Esce dal bosco, e 'l peregrino assale.
2491
Tal io, che sol de' tuo' begli occhi i' vivo.
2492
Poi che l'amato cibo
2493
O tua fierezza ò mio destìn mi nega,
2494
Sa, famelico amante,
2495
Uscendo hoggi de' boschi ov'io soffersi
2496
Digiun misero, e lungo,
2497
Quello scampo tentai per mia salute,
2498
Che mi dettò necessità d'Amore,
2499
Non incolpar già me, ninfa crudele.
2500
Te sola pur incolpa.
2501
Che, se co' preghi sol, come dicesti,
2502
S'ama discretamente, e con lusinghe,
2503
E ciò da me non aspettasti mai,
2504
Tu sola tu m'hai tolto,
2505
Con la durezza tua, con la tua fuga,
2506
L'esser discreto amante.
2507
Am.
Assai discreto amante esser potevi,
2508
Lasciando di seguir chi ti fuggiva.
2509
Pur sai che 'nvan mi segui.
2510
Che vòi da me?
2511
Mir.
Ch'una sola fiata
Degni almen d'ascoltarmi anzi ch'io moia.
2512
Am.
Buon per te che la grazia,
2513
Prima che l'habbi chiesta, hai ricevuta.
2514
Vattene dunque.
2515
Mir.
ah Ninfa,
2516
Quel che t'hò detto, à pena
2517
È una minuta stilla
2518
De l'infinito mar del pianto.
2519
Deh se non per pietade,
2520
Almen per tuo diletto ascolta cruda
2521
Di chi si vuol morir gli ultimi accenti.
2522
Am.
Per levar te d'errore, e me d'impaccio,
2523
Son contenta d'udirti.
2524
Ma vè con queste leggi.
2525
Dì poco, e tosto parti, e più non torna.
2526
Mir.
In troppo picciol fascio
2527
Crudelissima ninfa,
2528
Stringer tu mi comandi
2529
Quell'immenso desio, che se con altro,
2530
Misurar si potesse,
2531
Che con pensiero humano,
2532
A pena il capiria ciò che capire
2533
Puote in pensiero humano.
2534
Ch'i' t'ami, e t'ami più de la mia vita,
2535
Se tu nol sai crudele,
2536
Chiedilo à queste selve,
2537
Che tel diranno, e tèl diran con esse
2538
Le fere loro e i duri sterpi e i sassi
2539
Di questi alpestri monti,
2540
Ch'i' hò sì spesse volte
2541
Inteneriti al suon de' miei lamenti.
2542
Ma che bisogna far cotanta fede
2543
De l'amor mio, dov'è bellezza tanta.
2544
Mira quante vaghezze ha 'l ciel sereno,
2545
Quante la terra, e tutte
2546
Raccogli in picciol giro, indi vedrai
2547
L'alta necessità de l'arder mio.
2548
E come l'acqua scende e 'l foco sale
2549
Per sua natura, e l'aria
2550
Vaga e posa la terra e 'l ciel s'aggira,
2551
Così naturalmente à te s'inchina,
2552
Come à suo bene, il mio pensiero, e corre
2553
A le bellezze amate
2554
Con ogni affetto suo l'anima mia.
2555
E chi di traviarla
2556
Dal caro oggetto suo forse pensasse,
2557
Prima torcer potria
2558
Da l'usato cammino e cielo, e terra
2559
Ed acqua, ed aria, e foco,
2560
E tutto trar da le sue sedi il mondo.
2561
Ma, perche mi comandi
2562
Ch'io dica poco, ah cruda
2563
Poco dirò, s'io dirò sol ch'io moro.
2564
E men farò morendo,
2565
S'io miro à quel che del mio strazio brami.
2566
Ma farò quello, oime che sol m'avanza,
2567
Miseramente amando.
2568
Ma, poi che sarò morto, anima cruda,
2569
Havrai tu almen pietà de le mie pene.
2570
Deh bella e cara e sì soave un tempo
2571
Cagion del viver mio, mentre à Dio piacque,
2572
Volgi una volta, volgi
2573
Quelle stelle amorose,
2574
Come le vidi mai, così tranquille
2575
E piene di pietà, prima ch'i' moia,
2576
Che 'l morir mi sia dolce.
2577
E dritto è ben che, se mi furo un tempo
2578
Dolci segni di vita, or sien di morte
2579
Que' begli occhi amorosi.
2580
E quel soave sguardo,
2581
Che mi scorse ad amare,
2582
Mi scorga anco à morire.
2583
E chi fù l'alba mia,
2584
Del mio cadente dì l'Espero or sia.
2585
Ma tu, più che mai dura,
2586
Favilla di pietà non senti ancora.
2587
Anzi t'innaspri più, quanto più prego.
2588
Così senza parlar dunque m'ascolti.
2589
A chi parlo, infelice, à un muto marmo.
2590
S'altro non mi vuoi dir, dimmi almen: mori
2591
E morir mi vedrai.
2592
Questa è ben'empio Amor, miseria estrema,
2593
Che sì rigida Ninfa
2594
E del mio fin sì vaga,
2595
Perche grazia di lei
2596
Non sia la morte mia, morte mi neghi,
2597
Nè mi risponda, e l'armi
2598
D'una sola sdegnosa e cruda voce
2599
Sdegni di proferire
2600
Al mio morir.
2601
Am.
Se dianzi t'avess'io
2602
Promesso di risponderti, sì come
2603
D'ascoltar ti promisi,
2604
Qualche giusta cagion di lamentarti
2605
Del mio silenzio havresti.
2606
Tu mi chiami crudele, immaginando
2607
Che da la ferità rimproverata
2608
Agevole ti sia forse il ritrarmi
2609
Al suo contrario affetto.
2610
Nè sai tu che l'orecchie
2611
Così non mi lusinga il suon di quelle
2612
Da me sì poco meritate e molto
2613
Meno gradite lodi,
2614
Che mi dai di beltà, come mi giova
2615
Il sentirmi chiamar da te crudele.
2616
L'esser cruda ad ogn'altro,
2617
(già nol nego) è peccato.
2618
A l'amante, è virtute.
2619
Ed è vera honestate
2620
Quella che 'n bella donna
2621
Chiami tu feritate.
2622
Ma sia, come tu vuoi peccato, e biasmo
2623
L'esser cruda à l'amante: hor quando mai
2624
Ti fù cruda Amarilli.
2625
Forse allor che giustizia
2626
Stato sarebbe il non usar pietate,
2627
E pur teco l'usai
2628
Tanto, ch'à dura morte i' ti sottrassi.
2629
I' dico alhor che tu, frà nobil coro
2630
Di vergini pudiche,
2631
Libidinoso amante,
2632
Sotto abito mentito di donzella
2633
Ti mescolasti e, i puri scherzi altrui
2634
Contaminando, ardisti
2635
Mischiar trà finti ed innocenti baci
2636
Baci impuri e lascivi,
2637
Che la memoria ancor se ne vergogna.
2638
Ma sallo il ciel, ch'alhor non ti conobbi,
2639
E che poi, conosciuto,
2640
Sdegno n'hebbi, e serbai
2641
Da le lascivie tue l'animo intatto.
2642
Ne lasciai che corresse
2643
L'amoroso veneno al cor pudico,
2644
Ch'alfin non violasti
2645
Se non la sommità di queste labbra.
2646
Bocca baciata à forza,
2647
Se 'l bacio sputa, ogni vergogna ammorza.
2648
Ma dimmi tu: qual frutto havresti alhora
2649
Dal temerario tuo furto raccolto,
2650
Se t'avess'io scoperto à quelle ninfe.
2651
Non fù sull'Ebro mai
2652
Sì fieramente lacerato e morto
2653
Da le donne di Tracia. il Tracio Orfeo,
2654
Come stato da loro
2655
Saresti tu, se non ti dava aita
2656
La pietà di colei che cruda hor chiami.
2657
Ma non è cruda già quanto bisogna,
2658
Che, se cotanto ardisci
2659
Quanto ti son crudele,
2660
Che faresti tu poi
2661
Se pietosa ti fussi.
2662
Quella sana pietà, che dar potei,
2663
Quella t'hò dato. In altro modo è vano,
2664
Che tu la chiedi, ò speri,
2665
Che pietate amorosa
2666
Mal si dà per colei
2667
Che per se non la trova,
2668
Poi che l'ha data altrui.
2669
Ama l'honestà mia, s'amante sei.
2670
Ama la mia salute, ama la vita.
2671
Troppo lunge sè tu da quel che brami.
2672
Il prohibisce il ciel, la terra il guarda
2673
E 'l vendica la morte.
2674
Ma più d'ogn'altro e con più saldo scudo
2675
L'honestate il difende,
2676
Che sdegna alma ben nata
2677
Più fido guardatore
2678
Haver del proprio honore. Hor datti pace
2679
Dunque, Mirtillo, e guerra
2680
Non far à me, fuggi lontano e vivi,
2681
Se saggio sé, ch'abbandonar la vita
2682
Per soverchio dolore,
2683
Non è atto, ò pensiero
2684
Di magnanimo core.
2685
Ed è vera virtute
2686
Il sapersi astener da quel che piace,
2687
Se quel che piace, offende:
2688
Mir.
Non è in man di chi perde
2689
L'anima, il non morire.
2690
Am.
Chi s'arma di virtù, vince ogni affetto.
2691
Mir.
Virtù non vince ove trionfa Amore.
2692
Am.
Chi non può quel che vuol, quel che può voglia.
2693
Mir.
Necessità d'amor legge non have.
2694
Am.
La lontananza ogni gran piaga salda.
2695
Mir.
Quel che nel cor si porta, invan si fugge.
2696
Am.
Scaccerà vecchio amor novo desio.
2697
Mir.
Sì, s'un'altra alma e un altro core havessi.
2698
Am.
Consuma il tempo finalmente Amore.
2699
Mir.
Ma prima il crudo Amor l'alma consuma.
2700
Am.
Così, dunque, il tuo mal non ha rimedio?
2701
Mir.
Non ha rimedio alcun, se non la morte.
2702
Am.
La morte? Hor tu m'ascolta e fa' che legge
2703
Ti sian queste parole. Ancorch'i' sappia
2704
Che 'l morir degli amanti è più tosto uso
2705
D'innamorata lingua che desio
2706
D'animo in ciò deliberato e fermo,
2707
Pur se talento mai
2708
E sì strano e sì folle à te venisse,
2709
Sappi che la tua morte
2710
Non men de la mia fama
2711
Che de la vita tua morte sarebbe.
2712
Vivi dunque, se m'ami,
2713
Vattene, e da quì innanzi havrò per chiaro
2714
Segno che tu sij saggio,
2715
Se con ogni tuo ingegno
2716
Ti guarderai di capitarmi innanzi.
2717
Mir.
Oh sentenza crudele
2718
Come viver poss'io
2719
Senza la vita, ò come
2720
Dar fin senza la morte al mio tormento?
2721
Am.
Horsù Mirtillo, è tempo
2722
Che tu tèn vada; e troppo lungamente
2723
Hai dimorato ancora.
2724
Partiti; e ti consola,
2725
Ch'infinita è la schiera
2726
Degli infelici amanti.
2727
Vive ben'altri in pianti
2728
Sì come tu, Mirtillo, ogni ferita
2729
Ha seco il suo dolore,
2730
Nè sè tu solo à lagrimar d'amore.
2731
Mir.
Misero infrà gli amanti
2732
Già solo non son io; ma son ben solo
2733
Miserabile esempio
2734
E de vivi e de morti, non potendo
2735
Nè viver, nè morire.
2736
Am.
Horsù pàrtiti omai.
2737
Mir.
Ah dolente partita
2738
Ah fin de la mia vita
2739
Da te parto e non moro? e pur i' provo
2740
La pena de la morte
2741
E sento nel partire
2742
Un vivace morire,
2743
Che dà vita al dolore
2744
Per far che moia immortalmente il core.
2745
SCENA IIII
(Amarilli.)
Amarilli
O Mirtillo, Mirtillo, anima mia,
2746
Se vedessi qui dentro
2747
Come sta il cor di questa
2748
Che chiami crudelissima Amarilli,
2749
So ben che tu di lei
2750
Quella pietà, che da lei chiedi, havresti.
2751
Oh anime in amor troppo infelici
2752
Che giova à te cor mio l'esser amato.
2753
Che giova à me l'haver sì caro amante.
2754
Perche, crudo destino,
2755
Ne disunisci tu, s'Amor ne strigne.
2756
E tu perche ne strigni,
2757
Se ne parte il destin, perfido Amore.
2758
Oh fortunate voi, fere selvagge,
2759
A cui l'alma natura
2760
Non diè legge in amar se non d'amore
2761
Legge humana inumana,
2762
Che dài per pena de l'amar la morte
2763
Se 'l peccar è sì dolce
2764
E 'l non peccar sì necessario, oh troppo
2765
Imperfetta natura
2766
Che repugni à la legge
2767
Oh troppo dura legge
2768
Che la natura offendi.
2769
Ma che? poco ama altrui chi 'l morir teme.
2770
Piacesse pur al ciel, Mirtillo mio,
2771
Che sol pena al peccar fusse la morte
2772
Santissima honestà, che sola sei
2773
D'alma bennata inviolabil nume,
2774
Quest'amorosa voglia,
2775
Che svenata hò col ferro
2776
Del tuo santo rigor, qual innocente
2777
Vittima à te consacro.
2778
E tu, Mirtillo (anima mia) perdona
2779
A chi t'è cruda sol, dove pietosa
2780
Esser non può: perdona à questa, solo
2781
Nei detti e nel sembiante
2782
Rigida tua nemica, ma nel core
2783
Pietosissima amante.
2784
E, se pur hai desio di vendicarti,
2785
Deh qual vendetta haver puoi tu maggiore
2786
Del tuo proprio dolore.
2787
Che se tu sè 'l cor mio,
2788
Come sè pur mal grado
2789
Del cielo e della terra,
2790
Qualhor piagni e sospiri,
2791
Quelle lagrime tue sono il mio sangue,
2792
Que' sospiri il mio spirto e quelle pene
2793
E quel dolor, che senti,
2794
Son miei, non tuoi, tormenti.
2795
SCENA V
(Corisca, Amarilli.)
[Cor.]
Non t'asconder già più, sorella mia.
2796
Am.
Meschina me, son discoperta.
2797
Cor.
Il tutto
Hò troppo ben inteso. Hor non m'apposi.
2798
Non ti diss'io ch'amavi? Or ne son certa.
2799
E da me tu ti guardi? à me l'ascondi.
2800
A me che t'amo sì? Non t'arrossire,
2801
Non t'arrossir, che questo è mal comune.
2802
Am.
Io son vinta, Corisca, e tèl confesso.
2803
Cor.
Hor che negar no'l puoi, tu me'l confessi.
2804
Am.
E ben m'avveggio, ahi, lassa
2805
Che troppo angusto vaso è debil core
2806
A traboccante amore.
2807
Cor.
Ò cruda al tuo Mirtillo,
2808
E più cruda à te stessa
2809
Am.
Non è fierezza quella
2810
Che nasce da pietate.
2811
Cor.
Aconito, e Cicuta
2812
Nascer da salutifera radice
2813
Non si vide già mai.
2814
Che differenza fai
2815
Da crudeltà ch'offende,
2816
A pietà che non giova?
2817
Am.
oime, Corisca
2818
Cor.
Il sospirar, sorella,
2819
È debolezza, e vanità di core,
2820
E proprio è de le femmine da poche.
2821
Am.
Non sarei più crudele,
2822
Se 'n lui nudrissi Amor senza speranza.
2823
Il fuggirlo è pur segno
2824
Ch'i' hò compassione
2825
Del suo male e del mio.
2826
Cor.
Perche senza speranza?
2827
Am.
Non sai tu che promessa à Silvio sono.
2828
Non sai tu che la legge
2829
Condanna à morte ogni donzella ch'aggia
2830
Violata la fede?
2831
Cor.
Ò semplicetta ed altro non t'arresta.
2832
Qual è tra noi più antica,
2833
La legge di Diana ò pur d'Amore.
2834
Questa ne' nostri petti
2835
Nasce, Amarilli, e con l'età s'avanza.
2836
Nè s'apprende ò s'insegna,
2837
Ma negli humani cuori,
2838
Senza maestro, la natura stessa
2839
Di propria man l'imprime.
2840
E dov'ella comanda,
2841
Ubbidisce anco il ciel, non che la terra.
2842
Am.
E pur, se questa legge
2843
Mi togliesse la vita,
2844
Quella d'Amor non mi darebbe aita.
2845
Cor.
Tu sè troppo guardinga. Se cotali
2846
Fusser tutte le donne
2847
E cotali rispetti havesser tutte,
2848
Buon tempo, à Dio, soggette à questa pena
2849
Stimo le poche prattiche Amarilli.
2850
Per quelle, che son sagge,
2851
Non è fatta la legge.
2852
Se tutte le colpevoli uccidesse,
2853
Credimi, senza donne
2854
Resterebbe il paese; e se le sciocche
2855
V'inciampano, è ben dritto
2856
Che 'l rubar sia vietato
2857
A chi leggiadramente
2858
Non sa celare il furto,
2859
Ch'altro alfin l'honestate
2860
Non è che un'arte di parere honesta.
2861
Creda ognun à suo modo: io così credo.
2862
Am.
Queste son vanità, Corisca mia.
2863
Gran senno è lasciar tosto
2864
Quel che non può tenersi:
2865
Cor.
E chi tel vieta, sciocca.
2866
Troppo breve è la vita
2867
Da trapassarla con un solo amore.
2868
Troppo gli huomini avari,
2869
(o sia difetto ò pur fierezza loro.
2870
Ci son de le lor grazie.
2871
E sai? tanto siam care,
2872
Tanto gradite altrui, quanto siam fresche.
2873
Levaci la beltà, la giovinezza,
2874
Come alberghi di pecchie
2875
Restiamo, senza favi e senza mele,
2876
Negletti aridi tronchi.
2877
Lascia gracchiar agli huomini, Amarilli,
2878
Però ch'essi non sanno
2879
Nè sentono i disagi de le donne,
2880
E troppo differente
2881
Da la condizion de l'huomo è quella
2882
De la misera donna.
2883
Quanto più invecchia, l'huomo
2884
Diventa più perfetto,
2885
E, se perde bellezza, acquista senno.
2886
Ma in noi con la beltate
2887
E con la gioventù, da cui sì spesso
2888
Il viril senno e la possanza è vinta,
2889
Manca ogni nostro ben; nè si può dire
2890
Nè pensar la più sozza
2891
Cosa nè la più vil di donna vecchia.
2892
Hor, prima che tu giunga
2893
A questa nostra universal miseria,
2894
Conosci i pregi tuoi.
2895
Se t'è la vita destra,
2896
Non l'usar à sinistra.
2897
Che varrebbe al leone
2898
La sua ferocità, se non l'usasse.
2899
Che gioverebbe à l'huomo,
2900
L'ingegno suo, se non l'usasse à tempo.
2901
Così noi la bellezza,
2902
Ch'è virtù nostra, così propria come
2903
La forza del Leone
2904
E l'ingegno de l'huomo,
2905
Usiam mentre l'habbiamo.
2906
Godiam, sorella mia,
2907
Godiam, che 'l tempo vola e posson gl'anni
2908
Ben ristorar i danni
2909
De la passata lor fredda vecchiezza.
2910
Ma, s'in noi giovinezza
2911
Una volta si perde,
2912
Mai più non si rinverde.
2913
Ed à canuto e livido sembiante
2914
Può ben tornar Amor, ma non amante.
2915
Am.
Tu, come credo, in questa guisa parli
2916
Per tentarmi, più tosto
2917
Che per dir quel che senti, ò quel che brami
2918
E però sij pur certa
2919
Che, se tu non mi mostri agevol modo,
2920
E sopra tutto honesto,
2921
Di fuggir queste nozze,
2922
Hò fatto irrevocabile pensiero
2923
Di più tosto morir che macchiar mai
2924
L'honestà mia, Corisca.
2925
Cor.
Non hò veduto mai la più ostinata
2926
Femmina di costei.
2927
Poi che questo conchiudi, eccomi pronta.
2928
Dimmi un poco, Amarilli.
2929
Credi tu forse che 'l tuo Silvio sia
2930
Tanto di fede amico
2931
Quanto tu d'honestate?
2932
Am.
Tu mi farai ben ridere: di fede
2933
Amico Silvio? e come,
2934
S'è nemico d'Amore?
2935
Cor.
Silvio d'amor nemico? Ò semplicetta
2936
Tu nol conosci, e' sa far e tacere,
2937
Ti so dir io. Quest'anime sì schife, eh.
2938
Non ti fidar di loro.
2939
Non è furto d'amor tanto sicuro
2940
Nè di tanta finezza,
2941
Quanto quel che s'asconde
2942
Sotto il vel d'honestate.
2943
Ama dunque il tuo Silvio,
2944
Ma non già te, sorella.
2945
Am.
E quale è questa Dea,
2946
Che certo esser non può donna mortale
2947
Che l'ha d'amore acceso?
2948
Cor.
Nè Dea nè anco ninfa.
2949
Am.
ò che mi narri
2950
Cor.
Conosci tu la mia Lisetta?
2951
Am.
quale
2952
Lisetta tua? la pecoraia?
2953
Cor.
Quella.
Am.
Di' tu vero, Corisca?
2954
Cor.
questa è dessa,
Questa è l'anima sua.
2955
Am.
Hor vedi se lo schifo
2956
S'è d'un leggiadro amor ben provveduto
2957
Cor.
E sai come ne spasima e ne muore.
2958
Ogni giorno s'infinge
2959
D'ire à la caccia.
2960
Am.
Ogni mattina à punto
2961
Sento su l'alba il maladetto corno.
2962
Cor.
E su'l fitto meriggio,
2963
Mentre che gli altri sono
2964
Più fervidi ne l'opra, ed egli alhotta
2965
Da' compagni s'invola e vien soletto
2966
Per via non trita al mio giardino, ov'ella
2967
Tra le fessure d'una siepe ombrosa,
2968
Che 'l giardin chiude, i suoi sospiri ardenti,
2969
I suoi prieghi amorosi ascolta, e poi,
2970
A me gli narra e ride, hor odi quello
2971
Che pensato hò di fare, anzi hò già fatto,
2972
Per tuo servigio. Io credo ben che sappi
2973
Che la medesma legge, che comanda
2974
A la donna il servar fede al suo sposo,
2975
Ha comandato ancor, che ritrovando
2976
Ella il suo sposo in atto di perfidia,
2977
Possa, mal grado de' parenti suoi,
2978
Negar d'essergli sposa, e d'altro amante
2979
Honestamente provvedersi.
2980
Am.
questo
2981
So molto bene, & anco alcuno esempio
2982
Veduto n'hò: Leucippe à Ligurino,
2983
Egle à Licota, ed à Turingo Armilla,
2984
Trovati senza fè, la data fede
2985
Ricoveraron tutte.
2986
Cor.
hor tu m'ascolta.
Lisetta mia, così da me avvertita,
2987
Ha col fanciullo amante e poco cauto
2988
D'esser in quello speco hoggi con lei
2989
Ordine dato, ond'egli è 'l più contento
2990
Garzon che viva, e sol n'attende l'ora.
2991
Quivi vò che tu 'l colga, i' sarò teco
2992
Per testimon del tutto, che senz'esso
2993
Vana sarebbe l'opra, e così sciolta
2994
Sarai senza periglio, e con tuo honore
2995
E con honor del padre tuo, da questo
2996
Sì noioso legame.
2997
Am.
oh quanto bene
2998
Hai pensato, Corisca Hor che ci resta?
2999
Cor.
Quel c'hora intenderai. Tu bene osserva
3000
Le mie parole. A mezzo de lo speco,
3001
Ch'è di forma assai lunga e poco larga,
3002
Su la man dritta, è nel cavato sasso
3003
Una, non so ben dir se fatta sia
3004
O per natura ò per industria humana,
3005
Picciola cavernetta, d'ogni intorno
3006
Tutta vestita d'edera tenace,
3007
A cui dà lume un picciolo pertugio
3008
Che d'alto s'apre, assai grato ricetto
3009
Ed à furti d'amor comodo molto.
3010
Hor tu, gli amanti prevenendo, quivi
3011
Fa che t'asconda, e 'l venir loro attendi.
3012
Invierò la mia Lisetta intanto.
3013
Poi, le vestigia di lontan seguendo
3014
Di Silvio, come pria sceso ne l'antro
3015
Vedrollo, entrando anch'io subitamente,
3016
Il prenderò perche non fugga, e 'nsieme
3017
Farò, che così seco hò divisato
3018
Con Lisetta grandissimi rumori,
3019
À quali tosto accorrerai tu ancora
3020
E, secondo 'l costume, esequirai
3021
Contra Silvio la legge; e poi n'andremo
3022
Ambedue con Lisetta al Sacerdote,
3023
E così il marital nodo sciorrai.
3024
Am.
Dinanzi al padre suo?
3025
Cor.
Che 'mporta questo.
Pensi tu che Montano il suo privato
3026
Comodo debbia al publico anteporre.
3027
Ed al sacro il profano?
3028
Am.
Or dunque, gli occhi
3029
Chiudendo, fedelissima mia scorta,
3030
A te regger mi lascio.
3031
Cor.
Ma non tardar; entra, ben mio.
3032
Am.
Vò prima
3033
Girmene al tempio à venerar gli Dei,
3034
Che fortunato fin non può sortire,
3035
Se non la scorge il ciel, mortale impresa.
3036
Cor.
Ogni loco, Amarilli, è degno tempio
3037
Di ben devoto core.
3038
Perderai troppo tempo.
3039
Am.
Non si può perder tempo
3040
Nel far preghi à coloro
3041
Che comandano al tempo.
3042
Cor.
Vanne dunque, e vien' tosto.
3043
Hor, s'io non erro, à buon camin son vòlta.
3044
Mi turba sol questa tardanza. Pure
3045
Potrebbe anco giovarmi, hor mi bisogna
3046
Tesser novello inganno, à Coridone
3047
Amante mio creder farò che seco
3048
Trovar mi voglia; e nel medesim'antro
3049
Dopo Amarilli il manderò, là dove
3050
Farò venir per più segreta strada
3051
Di Diana i ministri à prender lei,
3052
La qual, come colpevole, à morire
3053
Sarà senz'alcun dubbio condennata.
3054
Spenta la mia rivale, alcun contrasto
3055
Non avrò più per ispugnar Mirtillo,
3056
Che per lei m'è crudele. Eccolo à punto.
3057
Oh come à tempo I' vo' tentarlo alquanto,
3058
Mentre Amarilli mi dà tempo. Amore,
3059
Vien' ne la lingua mia tutto e nel volto.
3060
SCENA VI
(Mirtillo, Corisca.)
[Mir.]
Vdite, lagrimosi
3061
Spirti d'Averno, udite
3062
Nova sorte di pena e di tormento.
3063
Mirate crudo affetto
3064
In sembiante pietoso.
3065
La mia donna, crudel più de l'inferno,
3066
Perch'una sola morte
3067
Non può far sazia la sua ingorda voglia
3068
E la mia vita è quasi
3069
Una perpetua morte,
3070
Mi comanda ch'i' viva,
3071
Perche la vita mia
3072
Di mille morti il dì ricetto sia.
3073
Cor.
M'infingerò di non l'haver veduto.
3074
Sento una voce querula e dolente
3075
Sonar d'intorno, e non so dir di cui.
3076
Oh sè tu, il mio Mirtillo?
3077
Mir.
Così foss'io nud'ombra e poca polve
3078
Cor.
E ben, come ti senti
3079
Da poi che lungamente ragionasti
3080
Con l'amata tua Donna?
3081
Mir.
Come assetato infermo
3082
Che bramò lungamente
3083
Il vietato licor, se mai vi giunge,
3084
Meschin beve la morte,
3085
E spegne anzi la vita che la sete.
3086
Tal'io, gran tempo infermo
3087
E d'amorosa sete arso e consunto,
3088
In duo bramati fonti,
3089
Che stillan ghiaccio da l'alpestre vena
3090
D'un indurato core,
3091
Hò bevuto il veleno.
3092
E spento il viver mio
3093
Più tosto che 'l desio.
3094
Cor.
Tanto è possente Amore
3095
Quanto dai nostri cor forza riceve,
3096
Caro Mirtillo; e, come l'Orsa suole
3097
Con la lingua dar forma
3098
A l'informe suo parto,
3099
Che per sè fora inutilmente nato,
3100
Così l'amante al semplice desire,
3101
Che nel suo nascimento
3102
Era infermo ed informe,
3103
Dando forma e vigore,
3104
Ne fa nascere amore.
3105
Il qual prima, nascendo,
3106
È delicato e tenero bambino,
3107
E, mentre è tale in noi, sempre è soave.
3108
Ma, se troppo s'avanza
3109
Divien'aspro e crudele.
3110
Ch'alfin, Mirtillo, un'invecchiato affetto
3111
Si fà pena e difetto.
3112
Che s'in un sol pensiero
3113
L'anima, immaginando, si condensa
3114
E troppo in lui s'affisa,
3115
L'amor, ch'esser dovrebbe
3116
Pura gioia, e dolcezza,
3117
Si fà malinconia
3118
E, quel ch'è peggio, alfin morte ò pazzia.
3119
Però saggio è quel core,
3120
Che spesso cangia amore.
3121
Mir.
Prima che mai cangiar voglia, ò pensiero,
3122
Cangerò vita in morte,
3123
Però che la bellissima Amarilli,
3124
Così com'è crudel, com'è spietata,
3125
Sola è la vita mia,
3126
Nè può già sostener corporea salma
3127
Più d'un cor, più d'un'alma.
3128
Cor.
Ò misero pastore,
3129
Come sai mal usare
3130
Per lo suo dritto amore
3131
Amar chi m'odia e seguir chi mi fugge.
3132
I' mi morrei ben prima.
3133
Mir.
Come l'oro nel foco,
3134
Così la fede nel dolor s'affina,
3135
Corisca mia, nè può senza fierezza
3136
Dimostrar sua possanza
3137
Amorosa invincibile costanza.
3138
Questo solo mi resta,
3139
Fra tanti affanni miei, dolce conforto.
3140
Arda pur sempre ò mora
3141
O languisca il cor mio,
3142
A lui fien lievi pene
3143
Per sì bella cagion pianti, e sospiri,
3144
Strazio, pene, tormenti, esiglio e morte,
3145
Pur che prima la vita,
3146
Che questa fè, si scioglia.
3147
Ch'assai peggio di morte è il cangiar voglia.
3148
Cor.
Oh bella impresa, òvaloroso amante,
3149
Come ostinata fera,
3150
Come insensato scoglio,
3151
Rigido e pertinace.
3152
Non è la maggior peste
3153
Nè 'l più fero e mortifero veleno
3154
A un'anima amorosa, de la fede.
3155
Infelice quel core
3156
Che si lascia ingannar da questa vana
3157
Fantasima d'errore, e de' più cari
3158
Amorosi diletti
3159
Turbatrice importuna.
3160
Dimmi, povero amante.
3161
Con cotesta tua folle
3162
Virtù de la costanza,
3163
Che cosa ami in colei che ti disprezza.
3164
Ami tu la bellezza,
3165
Che non è tua? la gioia che non hai.
3166
La pietà che sospiri.
3167
La mercè che non speri.
3168
Altro non ami alfin, se dritto miri,
3169
Che 'l tuo mal, che 'l tuo duol, che la tua morte.
3170
E sè sì forsennato,
3171
Ch'amar vuoi sempre, e non esser amato.
3172
Deh risorgi, Mirtillo.
3173
Riconosci te stesso.
3174
Forse ti mancheran gli amori? forse
3175
Non troverai chi ti gradisca e pregi?
3176
Mir.
M'è più dolce il penar per Amarilli,
3177
Che il gioir di mill'altre.
3178
E se gioir di lei
3179
Mi vieta il mio destino, hoggi si moia
3180
Per me pure ogni gioia.
3181
Viver io fortunato
3182
Per altra donna mai, per altro amore.
3183
Nè, volendo, il potrei
3184
Nè, potendo, il vorrei.
3185
E, s'esser può che 'n alcun tempo mai
3186
Ciò voglia il mio volere
3187
O possa il mio potere,
3188
Prego il cielo ed Amor che tolto pria
3189
Ogni voler, ogni poter mi sia.
3190
Cor.
Oh core ammaliato
3191
Per una cruda, dunque,
3192
Tanto sprezzi te stesso?
3193
Mir.
Chi non spera pietà, non teme affanno,
3194
Corisca mia.
3195
Cor.
Non t'ingannar, Mirtillo,
Che forse da dovero
3196
Non credi ancor ch'ella non t'ami e ch'ella
3197
Da dovero ti sprezzi.
3198
Se tu sapessi quello
3199
Che sovente di te meco ragiona
3200
Mir.
Tutti questi pur sono
3201
Amorosi trofei da la mia fede.
3202
Trionferò con questa
3203
Del cielo e de la terra,
3204
De la sua cruda voglia,
3205
De le mie pene e de la dura sorte,
3206
Di fortuna, del mondo e de la morte.
3207
Cor.
Che farebbe costui quando sapesse
3208
D'esser da lei sì grandemente amato.
3209
O qual compassione
3210
T'hò io, Mirtillo, di cotesta tua
3211
Misera frenesia
3212
Dimmi: amasti tu mai
3213
Altra donna che questa?
3214
Mir.
Primo amor del cor mio
3215
Fù la bella Amarilli,
3216
E la bella Amarilli
3217
Sarà l'ultimo ancora.
3218
Cor.
Dunque, per quel ch'i' veggia,
3219
Non provasti tu mai
3220
Se non crudele Amor, se non sdegnoso.
3221
Deh, s'una volta sola
3222
Il provassi soave
3223
E cortese e gentile
3224
Provalo un poco, provalo; e vedrai
3225
Com'è dolce il gioire
3226
Per gratissima donna che t'adori
3227
Quanto fai tu la tua
3228
Crudele ed amarissima Amarilli.
3229
Com'è soave cosa
3230
Tanto goder quanto ami,
3231
Tanto haver quanto brami.
3232
Sentir che la tua donna
3233
Ai tuoi caldi sospiri,
3234
Caldamente sospiri,
3235
E dica poi, ben mio,
3236
Quanto son, quanto miri,
3237
Tutto è tuo, s'io son bella,
3238
A te solo son bella, à te s'adorna
3239
Questo viso, quest'oro & questo seno.
3240
In questo petto mio
3241
Alberghi tu, caro mio cor, non io.
3242
Ma questo è un picciol rivo
3243
Rispetto à l'ampio mar de le dolcezze
3244
Che fa gustar'Amore.
3245
Ma non le sa ben dir chi non le prova.
3246
Mir.
Oh mille volte fortunato e mille
3247
Chi nasce in tale stella
3248
Cor.
Ascoltami, Mirtillo
3249
(quasi m'uscì di bocca: anima mia.
3250
Una ninfa gentile,
3251
Fra quante ò spieghi al vento ò 'n treccia annodi
3252
Chioma d'oro leggiadra,
3253
Degna de l'amor tuo
3254
Come sè tu del suo,
3255
Honor di queste selve,
3256
Amor di tutti i cori.
3257
Dai più degni pastori
3258
In van sollecitata, in van seguìta,
3259
Te solo adora ed ama
3260
Più de la vita sua, più del suo core.
3261
Se saggio sè, Mirtillo,
3262
Tu non la sprezzerai.
3263
Come l'ombra del corpo,
3264
Così questa fia sempre
3265
De l'orme tue seguace.
3266
Al tuo detto, al tuo cenno
3267
Ubbidiente ancella, à tutte l'ore
3268
De la notte e del dì teco l'havrai.
3269
Deh non lasciar, Mirtillo,
3270
Questa rara ventura.
3271
Non è piacere al mondo
3272
Più soave di quel, che non ti costa
3273
Nè sospiri, nè pianto
3274
Nè periglio nè tempo.
3275
Un comodo diletto,
3276
Una dolcezza à le tue voglie pronta,
3277
A l'appetito tuo sempre, al tuo gusto
3278
Apparecchiata, oime non è tesoro
3279
Che la possa pagar. Mirtillo, lascia,
3280
Lascia di piè fugace
3281
La disperata traccia,
3282
E chi ti cerca, abbraccia.
3283
Nè di speranze vane
3284
Ti pascerò, Mirtillo.
3285
A te stà comandare.
3286
Non è molto lontan chi ti desia.
3287
Se vuoi ora, ora sia.
3288
Mir.
Non è il mio cor soggetto
3289
D'amoroso diletto.
3290
Cor.
Proval sola una volta,
3291
E poi torna al tuo solito tormento,
3292
Perche sappi almen dire
3293
Com'è fatto gioire.
3294
Mir.
Corrotto gusto ogni dolcezza abhorre.
3295
Cor.
Fallo almen per dar vita
3296
A chi del sol de' tuo' begli occhi vive.
3297
Crudel; tu sai pur anco
3298
Che cosa è povertate
3299
E l'andar mendicando, ah se tu brami
3300
Per te stesso pietate,
3301
Non la negare altrui.
3302
Mir.
Che pietà posso dare,
3303
Non la potendo havere.
3304
Insomma io son fermato
3305
Di serbar fin ch'io viva
3306
Fede à colei ch'adoro, ò cruda ò pia
3307
Ch'ella sia stata e sia.
3308
Cor.
Oh veramente cieco ed infelice,
3309
Oh stupido Mirtillo
3310
A chi serbi tu fede.
3311
Non volea già contaminarti e pena
3312
Giugner à la tua pena.
3313
Ma troppo sè tradito,
3314
Ed io, che t'amo, sofferir no'l posso.
3315
Credi tu ch'Amarilli
3316
Ti sia cruda per zelo
3317
O di religione ò d'honestate.
3318
Folle sè ben se 'l credi.
3319
Occupata è la stanza,
3320
Misero ed à te tocca
3321
Pianger quand'altri ride.
3322
Tu non parli? sè muto?
3323
Mir.
Stà la mia vita in forse
3324
Tra 'l viver e 'l morire,
3325
Mentre stà in dubbio il core
3326
Se ciò creda ò non creda.
3327
Però son io così stupido e muto.
3328
Cor.
Dunque tu non me'l credi?
3329
Mir.
S'io tel credessi; certo
3330
Mi vedresti morire; e, s'egli è vero,
3331
I' vo' morire hor'hora.
3332
Cor.
Vivi, meschino, vivi,
3333
Sèrbati à la vendetta.
3334
Mir.
Ma non tel credo e sò che non è vero.
3335
Cor.
Ancor non credi, e pur cercando vai
3336
Ch'io dica quel che d'ascoltar ti duole.
3337
Vedi tu là quell'antro.
3338
Quello è fido custode
3339
De la fè, de l'honor de la tua donna.
3340
Quivi di te si ride,
3341
Quivi con le tue pene
3342
Si condiscon le gioie
3343
Del fortunato tuo lieto rivale.
3344
Quivi, per dirti in somma,
3345
Molto sovente suole
3346
La tua fida Amarilli
3347
A rozzo pastorel recarsi in braccio.
3348
Hor và, piagni e sospira; hor serva fede.
3349
Tu n'hai cotal mercede.
3350
Mir.
Oime Corisca, dunque
3351
Il ver mi narri e pur convien ch'i'l creda?
3352
Cor.
Quanto più vai cercando,
3353
Tanto peggio udirai
3354
E peggio troverai.
3355
Mir.
E l'hai veduto tu, Corisca? ahi lasso.
3356
Cor.
Non pur l'hò vedut'io,
3357
Ma tu ancor il potrai
3358
Per te stesso vedere, ed hoggi à punto,
3359
Ch'hoggi l'ordine è dato, e questa è l'ora.
3360
Talche, se tu t'ascondi
3361
Tra qualch'una di queste
3362
Fratte vicine, la vedrai tu stesso
3363
Scender ne l'antro ed indi à poco il vago.
3364
Mir.
Sì tosto hò da morir?
3365
Cor.
Vedila appunto,
Che per la via del tempio
3366
Vien pian piano scendendo.
3367
La vedi tu, Mirtillo.
3368
E non ti par che mova
3369
Furtivo il piè, com'ha furtivo il core.
3370
Hor qui l'attendi, e ne vedrai l'effetto.
3371
Ci rivedrem da poi.
3372
Mir.
Già ch'io son sì vicino
3373
A chiarirmi del vero,
3374
Sospenderò con la credenza mia
3375
E la vita e la morte.
3376
SCENA VII
(Amarilli.)
Amarilli
Non cominci mortale alcuna impresa
3377
Senza scorta divina, Assai confusa
3378
E con incerto cor quinci partimmi
3379
Per gire al Tempio, onde, mercè del cielo,
3380
E ben disposta e consolata i' torno,
3381
Ch'a le preghiere mie pure, e devote
3382
M'è paruto sentir moversi dentro
3383
Un animoso spirito celeste
3384
E rincorarmi e quasi dir, Che temi.
3385
Và sicura, Amarilli: E così voglio
3386
Sicuramente andar, che 'l ciel mi guida.
3387
Bella madre d'Amore,
3388
Favorisci colei
3389
Che 'l tuo soccorso attende.
3390
Donna del terzo giro,
3391
Se mai provasti di tuo figlio il foco,
3392
Abbi del mio pietate.
3393
Scorgi, cortese Dea,
3394
Con piè veloce e scaltro
3395
Il pastorello à cui la fede hò data.
3396
E tu, cara spelonca,
3397
Sì chiusamente nel tuo sen ricevi
3398
Questa serva d'Amor, ch'in te fornire
3399
Possa ogni suo desire.
3400
Ma che tardi, Amarilli.
3401
Quì non è chi mi vegga ò chi m'ascolti.
3402
Entra sicuramente.
3403
O Mirtillo, Mirtillo,
3404
Se di trovarmi quì sognar potessi
3405
SCENA VIII
(Mirtillo.)
Mirtillo
Ah pur troppo son desto e troppo miro
3406
Così nato senz'occhi
3407
Foss'io più tosto, ò più tosto non nato
3408
A che, fiero destìn, serbarmi in vita
3409
Per condurmi à vedere
3410
Spettacolo sì crudo e sì dolente.
3411
O più d'ogni infernale
3412
Anima tormentata,
3413
Tormentato Mirtillo,
3414
Non stare in dubbio, nò, la tua credenza
3415
Non sospender già più; tu l'hai veduta
3416
Con gli occhi proprio, e con gli orecchi udita.
3417
La tua Donna è d'altrui,
3418
Non per legge del mondo,
3419
Che la toglie ad ogni altro.
3420
Ma per legge d'Amore,
3421
Che la toglie à te solo.
3422
O crudele Amarilli,
3423
Dunque non ti bastava
3424
Di dar'à questo misero la morte,
3425
S'anco non lo schernivi.
3426
Con quella insidiosa ed incostante
3427
Bocca, che le dolcezze di Mirtillo
3428
Gradì pur una volta.
3429
Hor l'odiato nome,
3430
Che forse ti sovvenne
3431
Per tuo rimordimento,
3432
Non hai voluto à parte
3433
De le dolcezze tue, de le tue gioie,
3434
E 'l vomitasti fuore,
3435
Ninfa crudel, per non l'haver nel core.
3436
Ma che tardi, Mirtillo.
3437
Colei che ti dà vita,
3438
A te l'ha tolta e l'ha donata altrui.
3439
E tu vivi, meschino? e tu non mori.
3440
Mori, Mirtillo, mori
3441
Al tormento, al dolore,
3442
Com'al tuo ben, com'al gioir sè morto.
3443
Mori, morto Mirtillo.
3444
Hai finita la vita,
3445
Finisci anco il tormento.
3446
Esci, misero amante,
3447
Di questa dura & angosciosa morte,
3448
Che per maggior tuo mal ti tiene in vita.
3449
Ma che? debb'io morir senza vendetta.
3450
Farò prima morir chi mi dà morte.
3451
Tanto in me si sospenda
3452
Il desio di morire,
3453
Che giustamente habbia la vita tolta
3454
A chi m'ha tolto ingiustamente il core.
3455
Ceda il dolore, à la vendetta, ceda
3456
La pietate à lo sdegno
3457
E la morte à la vita,
3458
Fin ch'habbia con la vita
3459
Vendicata la morte.
3460
Non beva questo ferro
3461
Del suo signor l'invendicato sangue,
3462
E questa man non sia
3463
Ministra di pietate
3464
Che non sia prima d'ira.
3465
Ben ti farò sentire,
3466
Chiunque sè che del mio ben gioisci,
3467
Nel precipizio mio la tua ruina.
3468
M'appiatterò qui dentro
3469
Nel medesmo cespuglio, e, come prima
3470
A la caverna avvicinar vedrollo,
3471
Improvviso assalendolo, nel fianco
3472
Il ferirò con questo acuto dardo.
3473
Ma non sarà viltà ferir altrui
3474
Nascosamente? sì sfidalo adunque
3475
A singolar contesa, ove virtute
3476
Del tuo giusto dolor possa far fede.
3477
No, che potrebbon di leggieri in questo
3478
Loco, à tutti sì noto e sì frequente,
3479
Accorrere i pastori ed impedirci,
3480
E ricercar'ancor, che peggio fora,
3481
La cagion che mi move: e s'io la nego,
3482
Malvagio, e s'io la fingo, senza fede
3483
Ne sarò riputato, e s'io la scopro,
3484
D'eterna infamia rimarrà macchiato
3485
De la mia donna il nome, in cui ben ch'io
3486
Non ami quel che veggio, almen quell'amo
3487
Che sempre volli e vorrò fin ch'i' viva
3488
E che sperai e che veder devrei.
3489
Moia dunque l'adultero malvagio,
3490
Ch'a lei l'honore, à me la vita invola
3491
Ma, se l'uccido qui, non sarà il sangue
3492
Chiaro indizio del fatto? E che tem'io
3493
La pena del morir, se morir bramo.
3494
A l'homicidio, alfin fatto palese,
3495
Scoprirà la cagione; onde cadrai
3496
Nel medesmo periglio de l'infamia
3497
Che può venirne à questa ingrata; hor entra
3498
Ne la spelonca e quì l'assali, è buono,
3499
Questo mi piace entrerò cheto cheto,
3500
Sì ch'ella non mi senta, e credo bene
3501
Che ne la più segreta e chiusa parte,
3502
Come accennò di far ne detti suoi,
3503
Si sarà ricovrata, ond'io non voglio
3504
Penetrar molto à dentro. Una fessura
3505
Fatta nel sasso e di frondosi rami
3506
Tutta coperta, à man sinistra à punto
3507
Si trova à piè de l'alta scesa: quivi
3508
Più che si può tacitamente entrando,
3509
Il tempo attenderò di dar effetto
3510
A quel che bramo, il mio nemico morto
3511
A la nemica mia porterò innanzi.
3512
Così d'ambidue lor farò vendetta.
3513
Indi trapasserò col ferro stesso
3514
A me medesmo il petto, e tre saranno
3515
Gli estinti, duo dal ferro, una dal duolo.
3516
Vedrà questa crudele
3517
De l'amante gradito
3518
Non men che del tradito
3519
Tragedia miserabile e funesta.
3520
E sarà questo speco,
3521
Ch'esser dovea de le sue gioie albergo,
3522
Così de l'un come de l'altro amante,
3523
E, quel che più desio,
3524
De le vergogne sue tomba, e sepolcro.
3525
Ma voi, orme già tanto in van seguìte,
3526
Così fido sentiero
3527
Voi mi segnate? à così caro albergo
3528
Voi mi scorgete? e pur v'inchino e seguo.
3529
O Corisca, Corisca,
3530
Or sì m'hai detto il vero, hor sì ti credo.
3531
SCENA IX
(Satiro.)
Satiro
Costui crede à Corisca? e segue l'orme
3532
Di lei ne la spelonca d'Ericina.
3533
Stupido è ben chi non intende il resto.
3534
Ma certo e' ti bisogna haver gran pegno
3535
De la sua fede in man, se tu le credi,
3536
E stretta lei con più tenaci nodi
3537
Che non ebb'io quando nel crin la presi.
3538
Ma nodi più possenti in lei dei doni
3539
Certo avuto non hai. Questa malvagia,
3540
Nemica d'honestate, hoggi à costui
3541
S'è venduta al suo solito, e quì dentro
3542
Si paga il prezzo del mercato infame.
3543
Ma forse costà giù ti mandò il cielo
3544
Per tuo castigo e per vendetta mia.
3545
Da le parole di costui si scorge
3546
Ch'egli non crede invano, e le vestigia,
3547
Che vedute ha di lei, son chiari indizi
3548
Ch'ella è già ne lo speco. Or fa' un bel colpo.
3549
Chiudi il foro dell'antro con quel grave
3550
E soprastante sasso, acciò che quinci
3551
Sia lor negata di fuggir l'uscita.
3552
Poi vanne, e 'l Sacerdote e' suoi ministri
3553
Per la strada del colle à pochi nota
3554
Conduci, e fàlla prendere, e, secondo
3555
La legge, e i suoi misfatti, alfin morire.
3556
E so ben io ch'à Coridone già diede
3557
La fede maritale, il qual si tace
3558
Perche teme di me, che minacciato
3559
L'hò molte volte. Oggi farò ben io
3560
Ch'egli di duo vendicherà l'oltraggio.
3561
Non vo' perder più tempo, un sodo tronco
3562
Schianterò da quest'elce... à punto questo
3563
Fia buono..., ond'io potrò più prontamente
3564
Smover'il sasso. Oh com'è grave oh come
3565
È ben affisso Qui bisogna il tronco
3566
Spinger di forza e penetrar sì dentro,
3567
Che questa mole alquanto si divella.
3568
Il consiglio fù buono. Anco si faccia
3569
Il medesmo di quà. Come s'appoggia
3570
Tenacemente. È più dura l'impresa
3571
Di quel che mi pensava. Ancor non posso
3572
Svellerlo, nè per urto anco piegarlo.
3573
Forse il mondo è qui dentro? ò pur mi manca
3574
Il solito vigor? Stelle perverse,
3575
Che machinate? il moverò mal grado.
3576
Maladetta Corisca e, quasi dissi,
3577
Quante femmine ha il mondo Ò Pan Liceo,
3578
O Pan che tutto puoi, che tutto sei,
3579
Moviti à prieghi miei.
3580
Fosti amante ancor tu di cor protervo.
3581
Vendica ne la perfida Corisca
3582
I tuoi scherniti amori.
3583
Così virtù del tuo gran nume il movo,
3584
Così in virtù del tuo gran nume e' cade.
3585
La mala volpe è ne la tana chiusa.
3586
Or le si darà il foco, ov'io vorrei
3587
Veder quante son femmine malvage
3588
In un incendio solo arse, e distrutte.
3589
CHORO
Come sè grande Amore
3590
Di natura miracolo e del mondo.
3591
Qual cor sì rozzo ò qual sì fiera gente
3592
Il tuo valor non sente.
3593
Ma qual sì scaltro ingegno e sì profondo
3594
Il tuo valor intende.
3595
Chi sà gli ardori che 'l tuo foco accende,
3596
Importuni, e lascivi,
3597
Dirà spirto mortal tu regni e vivi
3598
Ne la corporea salma
3599
Ma chi sà poi come à virtù l'amante
3600
Si desti e come soglia
3601
Farsi al suo foco, ogni (sfrenata voglia
3602
Subito spenta) pallido e tremante,
3603
Dirà: Spirto immortale, hai tu ne l'alma
3604
Il tuo solo e santissimo ricetto.
3605
Raro mostro e mirabile, d'humano
3606
E di divino aspetto.
3607
Di veder cieco e di saver insano.
3608
Di senso e d'intelletto,
3609
Di ragion e desio confuso affetto
3610
E tale, hai tu l'impero
3611
De la terra e del ciel ch'à te soggiace.
3612
Ma dirò (con tua pace.
3613
Miracolo più altero
3614
(Hà di te il mondo e più stupendo assai,
3615
Però che quanto fai
3616
Di maraviglia e di stupor tra noi,
3617
Tutto in virtù di bella donna puoi.
3618
O donna, ò don del cielo,
3619
Anzi pur di colui
3620
Che 'l tuo leggiadro velo
3621
Fe', d'ambo creator, più bel di lui,
3622
Qual cosa non hai tu del ciel più bella.
3623
Ne la sua vasta fronte,
3624
Mostruoso Ciclope, un occhio ei gira,
3625
Non di luce à chi 'l mira,
3626
Ma d'alta cecità cagione e fonte.
3627
Se sospira, ò favella,
3628
Com'irato leon rugge e spaventa.
3629
E non più ciel, ma campo
3630
Di tempestosa ed horrida procella,
3631
Col fiero lampeggiar folgori avventa.
3632
Tu col soave lampo
3633
E con la vista angelica amorosa
3634
Di duo soli visibili e sereni,
3635
L'anima tempestosa
3636
Di chi ti mira, acqueti e rassereni.
3637
E suono e moto e lume
3638
E valor e bellezza e leggiadria
3639
Fan sì dolce armonia nel tuo bel viso,
3640
Che 'l cielo invan presume
3641
(se 'l cielo è pur men bel del paradiso.
3642
Di pareggiarsi à te, cosa divina.
3643
E ben ha gran ragione
3644
Quell'altero animale
3645
Ch'huomo s'appella ed à cui pur s'inchina
3646
Ogni cosa mortale,
3647
Se mirando di te l'alta cagione,
3648
T'inchina e cede e, s'ei trionfa, e regna,
3649
Non è perche di scettro ò di vittoria
3650
Sij tu di lui men degna,
3651
Ma per maggior tua gloria,
3652
Che quanto il vinto è di più pregio, tanto
3653
Più glorioso è di chi vince il vanto.
3654
Ma che la tua beltate
3655
Vinca con l'huomo ancor l'umanitate,
3656
Hoggi ne fa Mirtillo à chi nol crede
3657
Maravigliosa fede.
3658
E mancava ben questo al tuo valore
3659
Donna di far senza speranza amore.
3660
Atto IV
SCENA I
(Corisca.)
[Corisca]
Tanto in condur la semplicetta al varco
3661
Hebbi pur dianzi il cor fisso e la mente,
3662
Che di pensar non mi sovvenne mai
3663
De la mia cara chioma, che rapita
3664
M'ha quel brutto villano, e com'io possa
3665
Ricoverarla. Ò, quanto mi fù grave
3666
D'avermi à riscattar con sì gran prezzo
3667
E con sì caro pegno Ma fù forza
3668
Uscir di man de l'indiscreta bestia,
3669
Che, quantunque egli sia più d'un coniglio
3670
Pusillanimo assai, m'havria potuto
3671
Far nondimeno mille oltraggi e mille
3672
Fiere vergogne, i l'hò schernito sempre,
3673
E fin che sangue hà ne le vene avuto,
3674
Come sansuga l'hò succiato. Hor duolsi
3675
Che più non l'ami, e di dolersi havrebbe
3676
Giusta cagion, se mai l'havessi amato.
3677
Amar cosa inamabile non puossi.
3678
Com'erba che fù dianzi, à chi la colse
3679
Per uso salutifero, sì cara,
3680
Poi che 'l succo n'è tratto, inutil resta
3681
E come cosa fracida s'abhorre,
3682
Così costui, poi che spremuto hò quanto
3683
Era di buono in lui, che far ne debbo
3684
Se non gettarne il fraccidume al ciacco.
3685
Hor vo' veder se Coridone è sceso
3686
Ancor ne la spelonca. Oh, che fia questo.
3687
Che novità vegg'io? son desta ò sogno.
3688
O son ebbra, ò traveggio? sò pur certo
3689
Ch'era la bocca di quest'antro aperta,
3690
Guari non hà, com'ora è chiusa? e come
3691
Questa pietra sì grave e tanto antica,
3692
A lo 'mprovviso è ruinata à basso.
3693
Non s'è già scossa di tremuoto udita.
3694
Sapessi almen se Coridon v'è chiuso
3695
Con Amarilli, che del resto poi
3696
Poco mi curerei. Dovria pur egli
3697
Esser giunto hoggimai, sì buona pezza
3698
È che partì, se ben Lisetta intesi.
3699
Chi sa che non sia dentro e che Mirtillo
3700
Così non gli habbia amendue chiusi? Amore
3701
Punto da sdegno il mondo anco potrebbe
3702
Scuoter, non ch'una pietra. Se ciò fosse,
3703
Già non havria potuto far Mirtillo
3704
Più secondo il mio cor, se nel suo core
3705
Fosse Corisca in vece d'Amarilli.
3706
Meglio sarà che per la via del monte
3707
Mi conduca ne l'antro e 'l ver n'intenda.
3708
SCENA II
(Dorinda, Linco.)
Dor.
E Conosciuta certo
3709
Tu non m'avevi, Linco?
3710
Lin.
Chi ti conoscerebbe
3711
Sotto queste sì rozze, orride spoglie
3712
Per Dorinda gentile.
3713
S'io fossi un fiero can, come son Linco,
3714
Mal grado tuo t'avrei
3715
Troppo ben conosciuta.
3716
O, che veggio? ò, che veggio?
3717
Dor.
Un affetto d'amor tu vedi, Linco,
3718
Un effetto d'amare
3719
Misero e singolare.
3720
Lin.
Una fanciulla, come tu, sì molle
3721
E tenerella ancora,
3722
Ch'eri pur dianzi (si può dir) bambina.
3723
E mi par che pur ieri
3724
T'havessi tra le braccia pargoletta,
3725
E, le tenere piante
3726
Reggendo, t'insegnassi
3727
A formar babbo e mamma,
3728
Quando à i servigi del tuo padre i' stava.
3729
Tu che qual damma timida solevi,
3730
Prima ch'amor sentissi,
3731
Paventar d'ogni cosa
3732
Ch'à lo 'mprovviso si movesse, ogn'aura,
3733
Ogn'augellin che ramo
3734
Scotesse, ogni lucertola che fuori
3735
De la fratta corresse,
3736
Ogni tremante foglia
3737
Ti facea sbigottire.
3738
Hor vai soletta errando
3739
Per montagne e per boschi,
3740
Nè di fera hai paura nè di veltro?
3741
Dor.
Chi è ferito d'amoroso strale,
3742
D'altra piaga non teme.
3743
Lin.
Ben ha potuto in te, Dorinda, amore,
3744
Poi che di donna in huomo,
3745
Anzi di donna in lupo ti trasforma.
3746
Dor.
Oh se qui dentro, Linco,
3747
Scorger tu mi potessi,
3748
Vedresti un vivo lupo,
3749
Quasi agnella innocente
3750
L'anima divorarmi.
3751
Lin.
E qual è il lupo? Silvio?
3752
Dor.
Ah tu l'hai detto.
3753
Lin.
E tu, poi ch'egli è lupo,
3754
In lupa volentier ti sè cangiata,
3755
Perche, se non l'ha mosso il viso humano,
3756
Il mova almen questo ferino, e t'ami.
3757
Ma dimmi: ove trovasti
3758
Questi ruvidi panni?
3759
Dor.
I' ti dirò. Mi mossi
3760
Stamani assai per tempo
3761
Verso là dove inteso havea che Silvio,
3762
A piè de l'Erimanto,
3763
Nobilissima caccia
3764
Al fier cignale apparecchiata havea.
3765
E, ne l'uscir de l'Eliceto à punto,
3766
Quinci non molto lunge,
3767
Verso il rigagno che dal poggio scende,
3768
Trovai Melampo, il cane
3769
Del bellissimo Silvio, che la sete
3770
Quivi, come cred'io, s'havea già tratta
3771
E nel prato vicin posando stava.
3772
Io, ch'ogni cosa del mio Silvio hò cara,
3773
E l'ombra ancor del suo bel corpo e l'orma
3774
Del piè leggiadro, non che 'l can da lui
3775
Cotanto amato, inchino,
3776
Subitamente il presi.
3777
Ed ei, senza contrasto,
3778
Qual mansueto agnel meco ne venne.
3779
E, mentre i' vò pensando
3780
Di ricondurlo al suo signore e mio.
3781
Sperando far, con dono à lui sì caro,
3782
De la sua grazia acquisto,
3783
Eccolo à punto che venia diritto
3784
Cercandone i vestigi, e qui fermossi.
3785
Caro Linco, non voglio
3786
Perder tempo in ridir minutamente
3787
Quello ch'è tra noi passato
3788
Ti dirò ben, per ispedirmi in breve,
3789
Che, dopo un lungo giro
3790
Di mentite promesse e di parole,
3791
Mi s'è involato il crudo,
3792
Pien d'ira e di disdegno,
3793
Col suo fido Melampo
3794
E con la cara mia dolce mercede.
3795
Lin.
Oh dispietato Silvio, oh garzon fiero
3796
E tu che festi allor? non ti sdegnasti
3797
De la sua fellonia?
3798
Dor.
Anzi, come s'à punto
3799
Il foco del suo sdegno
3800
Fosse stato al mio cor foco amoroso,
3801
Crebbe per l'ira sua l'incendio mio,
3802
E, tuttavia seguendone i vestigi
3803
E pur verso la caccia
3804
L'interrotto cammin continuando,
3805
Non molto lunge il mio Lupin raggiunsi,
3806
Che quinci poco prima
3807
Di me s'era partito; onde mi venne
3808
Tosto pensier di travestirmi e 'n questi
3809
Abiti suoi servili
3810
Nascondermi sì ben, che trà pastori
3811
Potessi per pastore esser tenuta
3812
E seguir e mirar comodamente
3813
Il mio bel Silvio.
3814
Lin.
E 'n sembianza di lupo
Tu sè ita à la caccia,
3815
E t'han veduta i cani e quinci salva
3816
Sè ritornata? Hai fatto assai, Dorinda.
3817
Dor.
Non ti maravigliar, Linco, che i cani
3818
Non potean far'offesa
3819
A chi del signor loro
3820
È destinata preda.
3821
Quivi confusa in frà la spessa turba
3822
De' vicini pastori,
3823
Ch'eran concorsi à la famosa caccia,
3824
Stav'io fuor de le tende
3825
Spettatrice amorosa
3826
Via più del cacciator che de la caccia.
3827
A ciascun moto de la fera alpestre
3828
Palpitava il cor mio.
3829
A ciascun atto del mio caro Silvio
3830
Correa subitamente
3831
Con ogni affetto suo l'anima mia.
3832
Ma il mio sommo diletto
3833
Turbava assai la paventosa vista
3834
Del terribil Cignale
3835
Smisurato di forza e di grandezza.
3836
Come rapido turbo
3837
D'impetuosa, e subita procella,
3838
Che tetti e piante e sassi, e ciò ch'incontra
3839
In poco giro, in poco tempo atterra.
3840
Così, à un solo rotar di quelle zanne
3841
E spumose e sanguigne,
3842
Si vedean tutti insieme
3843
Cani uccisi, aste rotte, huomini offesi.
3844
Quante volte bramai
3845
Di patteggiar con la rabbiosa fera
3846
Per la vita di Silvio il sangue mio
3847
Quante volte d'accorrervi e di fare
3848
Con questo petto al suo buon petto scudo
3849
Quante volte dicea
3850
Fra me stessa perdona,
3851
Fiero cignal, perdona
3852
Al delicato sen del mio bel Silvio.
3853
Così meco parlava,
3854
Sospirando e pregando,
3855
Quand'egli di squamosa e dura scorza
3856
Il suo Melampo armato
3857
Contra la fera impetuoso spinse,
3858
Che più superba ogn'hora
3859
S'havea fatta d'intorno
3860
Di molti uccisi cani e di feriti
3861
Pastori orrida strage.
3862
Linco, non potrei dirti
3863
Il valor di quel cane,
3864
E ben ha gran ragion Silvio se l'ama.
3865
Come irato leon che 'l fiero corno
3866
De l'indomito Tauro
3867
Ora incontri, ora fugga.
3868
Una sola fiata che nel tergo
3869
Con le robuste branche l'afferri
3870
Il ferma sì, ch'ogni poter n'emunge.
3871
Tale il forte Melampo,
3872
Fuggendo accortamente
3873
Gli spessi giri e le mortali rote
3874
Di quella fera mostruosa, alfine
3875
L'assannò ne l'orecchia,
3876
E, dopo averla impetuosamente
3877
Prima crollata alquante volte e scossa,
3878
Ferma la tenne sì, che potea farsi
3879
Nel vasto corpo suo, quantunque altrove
3880
Leggermente ferito,
3881
Di ferita mortal certo disegno.
3882
Alhor subitamente il mio bel Silvio,
3883
Invocando Diana.
3884
Drizza tu questo colpo,
3885
Disse, ch'à te fo voto
3886
Di sacrar, santa Dea, l'orribil teschio.
3887
E, 'n questo dir, da la faretra d'oro
3888
Tratto un rapido strale,
3889
Fin da l'orecchia al ferro
3890
Tese l'arco possente,
3891
E nel medesmo punto
3892
Restò piagato ove confina il collo
3893
Con l'homero sinistro il fier cinghiale,
3894
Il qual subito cadde. I' respirai,
3895
Vedendo Silvio mio fuor di periglio.
3896
O fortunata fera,
3897
Degna d'uscir di vita
3898
Per quella man che 'nvola
3899
Sì dolcemente il cor dai petti humani
3900
Lin.
Ma che sarà di quella fera uccisa?
3901
Dor.
No'l so, perche men venni,
3902
Per non esser veduta, innanzi à tutti.
3903
Ma crederò che porteranno in breve,
3904
Secondo il voto del mio Silvio il teschio
3905
Solennemente al tempio.
3906
Lin.
E tu non vuoi uscir di questi panni?
3907
Dor.
Sì voglio; ma Lupino
3908
Ebbe la veste mia con l'altro arnese,
3909
E disse d'aspettarmi
3910
Con essi al fonte, e non ve l'hò trovato.
3911
Caro Linco, se m'ami,
3912
Va' tu per queste selve
3913
Di lui cercando, che non può già molto
3914
Esser lontano, i' poserò frattanto
3915
Là in quel cespuglio: il vedi? Ivi t'attendo,
3916
Ch'io son da la stanchezza
3917
Vinta e dal sonno, e ritornar non voglio
3918
Con queste spoglie à casa.
3919
Lin.
Io vo. Tu non partire
3920
Di là fin ch'io non torni.
3921
SCENA III
(Choro, Ergasto.)
[Cho.]
Pastori havete inteso
3922
Che 'l nostro semideo, figlio ben degno
3923
Del gran Montano e degno
3924
Discendente d'Alcide,
3925
Hoggi n'ha liberati
3926
Da la fera terribile, che tutta
3927
Infestava l'Arcadia.
3928
E che già si prepara
3929
Di sciôrne il voto al tempio.
3930
Se grati esser vogliamo
3931
Di tanto beneficio,
3932
Andiamo tutti ad incontrarlo, e come
3933
Nostro liberatore
3934
Sia da noi onorato
3935
Con la lingua, e col core.
3936
E, ben che d'alma valorosa, e bella
3937
L'honor sia poco pregio, è però quello
3938
Che si può dar maggiore
3939
A la virtute in terra.
3940
Erg.
Ò sciagura dolente ò caso amaro
3941
O piaga immedicabile, e mortale
3942
O sempre acerbo e lagrimevol giorno
3943
Cho.
Qual voce odo di pianto e d'horror piena?
3944
Erg.
Stelle nemiche à la salute nostra,
3945
Così la fè schernite.
3946
Così il nostro sperar levaste in alto
3947
Perche poscia cadendo
3948
Con maggior pena il precipizio havesse?
3949
Cho.
Questi mi par Ergasto, e certo è desso.
3950
Erg.
Ma perche il cielo accuso.
3951
Te pur accusa, Ergasto.
3952
Tu solo avvicinasti
3953
L'esca pericolosa
3954
Al focile d'Amor, tu il percotesti
3955
E tu sol ne traesti
3956
Le faville, onde è nato
3957
L'incendio inestinguibile e mortale.
3958
Ma sallo il ciel, se da buon fin mi mossi
3959
E se fù sol pietà che mi c'indusse.
3960
O sfortunati amanti
3961
O misera Amarilli
3962
O Titiro infelice ò orbo padre
3963
O dolente Montano
3964
O desolata Arcadia ò noi meschini
3965
O finalmente, misero e infelice
3966
Quant'hò veduto e veggio,
3967
Quanto parlo, quant'odo e quanto penso
3968
Cho.
Oime qual fia cotesto
3969
Sì misero accidente,
3970
Che'n sè comprende ogni miseria nostra.
3971
Andiam, pastori, andiamo
3972
Verso di lui, ch'a punto
3973
Egli ci vien incontra, eterni numi,
3974
Ah Non è tempo ancora
3975
Di rallentar lo sdegno.
3976
Dinne, Ergasto gentile.
3977
Qual fiero caso à lamentar ti mena.
3978
Che piangi?
3979
Erg.
Amici cari,
3980
Piango la mia, piango la vostra, piango
3981
La ruina d'Arcadia.
3982
Cho.
Oime che narri?
3983
Erg.
È caduto il sostegno
3984
D'ogni nostra speranza.
3985
Cho.
Deh parlaci più chiaro.
3986
Erg.
La figliuola di Titiro, quel solo
3987
Del suo ceppo cadente e del cadente
3988
Padre appoggio e rampollo.
3989
Quell'unica speranza
3990
De la nostra salute,
3991
Ch'al figlio di Montano era
3992
Destinata dal ciel e promessa in terra
3993
Per liberar con le sue nozze Arcadia.
3994
Quella Ninfa celeste,
3995
Quella saggia Amarilli,
3996
Quell'esempio d'honore,
3997
Quel fior di castitate.
3998
Oime quella... ah mi scoppia
3999
Il core à dirlo. Cho. È morta?
4000
Erg.
No, ma sta per morire.
4001
Cho.
Oime che intendo? Erg. e nulla ancor intendi
4002
Peggio è che more infame.
4003
Cho.
Amarillide infame? e come, Ergasto?
4004
Erg.
Trovata con l'adultero. E se quinci
4005
Non partite sì tosto,
4006
La vedrete condurre
4007
Cattiva al tempio. Cho. ò bella e singolare,
4008
Ma troppo malagevole virtute
4009
Del sesso femminile, ò pudicizia,
4010
Come hoggi sè si rara
4011
Dunque non si dirà donna pudica
4012
Se non quella che mai
4013
Non fù sollecitata.
4014
Oh secolo infelice
4015
Erg.
Veramente potrassi
4016
Con gran ragione havere
4017
D'ogn'altra donna l'honestà sospetta,
4018
Se dishonesta l'honestà si trova.
4019
Cho.
Deh cortese pastor, non ti sia grave
4020
Di raccontarci il tutto.
4021
Erg.
Io vi dirò. Stamane assai per tempo
4022
Venne (come sapete) il Sacerdote
4023
A visitar con l'infelice padre
4024
De la misera Ninfa, il sagro tempio
4025
Da un medesmo pensier ambidue mossi,
4026
D'agevolar co' prieghi
4027
Le nozze de' lor figli,
4028
Da lor bramate tanto.
4029
Per questo solo in un medesmo tempo
4030
Fûr le vittime offerte,
4031
E fatto il sacrificio
4032
Solennemente e con sì lieti auspizi,
4033
Che non fur viste mai
4034
Nè viscere più belle
4035
Nè fiamma più sincera, ò men turbata.
4036
Onde, da questi segni
4037
Mosso, il cieco indovino.
4038
Hoggi disse à Montano
4039
Sarà il tuo Silvio amante; e la tua figlia
4040
Hoggi, Titiro, sposa.
4041
Vanne tu tosto à preparar le nozze.
4042
Oh insensate e vane
4043
Menti degli indovini e tu di dentro
4044
Non men che di fuor cieco
4045
S'à Titiro l'esequie
4046
In vece de le nozze havessi detto,
4047
Ti potevi ben dir certo indovino.
4048
Già tutti consolati
4049
Erano i circostanti, e i vecchi padri
4050
Piangean di tenerezza,
4051
E partito era già Titiro, quando
4052
Furon nel tempio horribilmente uditi
4053
Di subito e veduti
4054
Sinistri auguri e paventosi segni,
4055
Nunzi de l'ira sacra,
4056
Ai quali, oime s'attonito e confuso
4057
Restasse ogn'un dopo sì bel principio,
4058
Pensatel voi, cari pastori. Intanto
4059
S'erano i sacerdoti
4060
Nel sacrario maggior soli rinchiusi.
4061
E mentre, essi di dentro e noi di fuori,
4062
Lagrimosi, e divoti,
4063
Stavamo intenti à le preghiere sante,
4064
Ecco il malvagio Satiro, che chiede
4065
Con molta fretta e per instante caso
4066
Dal sacerdote udienza. E, perche questa
4067
È, come voi sapete,
4068
Mia cura, fui quell'io, che l'introdussi.
4069
Ed egli (ah, ben ha ceffo
4070
Da non portar altra novella) disse.
4071
Padri, s'ai vostri voti
4072
Non rispondon le vittime e gli incensi,
4073
Se sopra i vostri altari
4074
Splende fiamma non pura,
4075
Non vi maravigliate. Impuro ancora
4076
È quel che si commette
4077
Hoggi contra la legge
4078
Ne l'antro d'Ericina.
4079
Una perfida Ninfa
4080
Con l'adultero infame ivi profana
4081
A voi la legge, altrui la fede rompe.
4082
Vengan meco i ministri.
4083
Mostrerò lor di prenderli su'l fatto
4084
Agevolmente il modo.
4085
Alhora (o mente humana,
4086
Come nel tuo destino
4087
Sè tu stupida e cieca.
4088
Respirarono alquanto
4089
Gli afflitti, e buoni padri,
4090
Parendo lor che fosse
4091
Trovata la cagion, che pria sospesi
4092
Gli ebbe à tener nel sacro ufficio infausto.
4093
Onde subitamente il Sacerdote
4094
Al ministro maggior, Nicandro impose,
4095
Che sen gisse col Satiro e cattivi
4096
Conducesse ammendue gli amanti al tempio.
4097
Ond'ei da tutto il choro
4098
De' ministri accompagnato
4099
Per quella obliqua, e tenebrosa via
4100
Ch'avea mostrato il Satiro malvagio,
4101
Tenebrosa ed obliqua,
4102
Si condusse ne l'antro.
4103
La giovane infelice,
4104
Forse da lo splendor de le facelle
4105
D'improvviso assalita e spaventata,
4106
Uscendo fuor d'una riposta cava
4107
Ch'è nel mezzo de l'antro,
4108
Si provò di fuggir, come cred'io,
4109
Verso cotesta uscita, che fù dianzi
4110
Dal troppo accorto Satiro, e sagace
4111
Com'e' ci disse, chiusa.
4112
Cho.
Ed egli, intanto, che facea?
4113
Erg.
Partissi,
Subito che 'l sentiero
4114
Hebbe scorto à Nicandro.
4115
Non si può dir fratelli,
4116
Quanto rimase ognuno
4117
Stupefatto ed attonito, vedendo
4118
Che quella era la figlia
4119
Di Titiro, la quale
4120
Non fù sì tosto presa,
4121
Che subito v'accorse,
4122
Ma non saprei già dirvi, onde s'uscisse,
4123
L'animoso Mirtillo,
4124
E per ferir Nicandro,
4125
Il dardo ond'era armato,
4126
Impetuoso spinse.
4127
E se giungeva il ferro
4128
Là 've la mano il destinò, Nicandro
4129
Hoggi vivo non fôra.
4130
Ma in quel medesmo punto,
4131
Che drizzò l'uno il colpo,
4132
S'arretrò l'altro. O fosse caso ò fosse
4133
Avvedimento accorto,
4134
Sfuggì il ferro mortale,
4135
Lasciando il petto, che diè luogo, intatto.
4136
E ne l'irsuta spoglia
4137
Non pur finì quel periglioso colpo,
4138
Ma s'intricò, non so dir come, in modo
4139
Che, nol potendo ricovrar, Mirtillo
4140
Restò cattivo anch'egli.
4141
Cho.
E di lui che seguì?
4142
Erg.
Per altra via
Nel condussero al tempio.
4143
Cho.
E per far che?
4144
Erg.
Per meglio trar da lui
Di questo fatto il vero. E chi sa? forse
4145
Non merta impunità l'haver tentato
4146
Di por man ne' ministri e 'ncontra loro
4147
La maestà sacerdotale offesa.
4148
Havessi almen potuto
4149
Consolarlo, il meschino
4150
Cho.
E perche non potesti?
4151
Erg.
Perche vieta la legge
4152
Ai ministri minori
4153
Di favellar co' rei.
4154
Per questo sol mi sono
4155
Dilungato dagli altri.
4156
E per altro sentiero
4157
Mi vò condurre al tempio,
4158
E con prieghi e con lagrime devote
4159
Chieder al ciel ch'à più sereno stato
4160
Giri questa oscurissima procella.
4161
À Dio, cari pastori,
4162
Restate in pace, e voi co' prieghi nostri
4163
Accompagnate i vostri.
4164
Cho.
Così farem, poi che per noi fornito
4165
Sarà verso il buon Silvio il nostro à lui
4166
Così devoto officio.
4167
O Dei del sommo cielo,
4168
Deh mostratevi ormai
4169
Con la pietà, non col furore, eterni.
4170
SCENA IV
(Corisca.)
[Corisca]
Cingetemi d'intorno,
4171
O trionfanti allori,
4172
Le vincitrici e gloriose chiome.
4173
Oggi felicemente
4174
Hò nel campo d'Amor pugnato e vinto.
4175
Hoggi il cielo e la terra,
4176
E la natura e l'arte,
4177
E la fortuna e 'l fato,
4178
E gli amici e i nemici
4179
Han per me combattuto.
4180
Anco il perverso Satiro, che tanto
4181
M'ha pur in odio, hammi giovato, come
4182
Se parte anch'egli in favorirmi havesse.
4183
Quanto meglio dal caso
4184
Mirtillo fù nella spelonca tratto,
4185
Che non fù Coridon dal mio consiglio,
4186
Per far più verisimile e più grave
4187
La colpa d'Amarilli E, ben che seco
4188
Sia preso anco Mirtillo,
4189
Ciò non importa: e' fiè ben anco sciolto,
4190
Che solo è de l'adultera la pena.
4191
Oh vittoria solenne, oh bel trionfo
4192
Drizzatemi un trofeo,
4193
Amorose menzogne
4194
Voi sete in questa lingua, in questo petto
4195
Forze sopra natura onnipotenti.
4196
Ma che tardi, Corisca.
4197
Non è tempo da starsi.
4198
Allontànati pur, fin che la legge
4199
Contra la tua rivale hoggi s'adempia
4200
Però che del suo fallo
4201
Graverà te per iscolpar se stessa,
4202
E vorrà forse il sacerdote, prima
4203
Che far altro di lei,
4204
Saper di ciò per la tua lingua il vero.
4205
Fuggi dunque, Corisca, à gran periglio
4206
Và per lingua mendace
4207
Chi non ha il piè fugace.
4208
M'asconderò tra queste selve, e quivi
4209
Starò fin che sia tempo
4210
Di venir à goder de le mie gioie.
4211
Oh felice Corisca
4212
Chi vide mai più fortunata impresa?
4213
SCENA V
(Nicandro, Amarilli.)
[Nic.]
Ben duro cor havrebbe, ò non havrebbe
4214
Più tosto cor nè sentimento humano,
4215
Chi non havesse del tuo mal pietate,
4216
Misera ninfa, e non sentisse affanno
4217
De la sciagura tua tanto maggiore
4218
Quanto men la pensò chi più la 'ntende.
4219
Che 'l veder sol cattiva una donzella,
4220
Venerabile in vista e di sembiante
4221
Celeste e degna à cui consagri il mondo,
4222
Per divina beltà, vittime e Tempi,
4223
Condur vittima al Tempio, è cosa certo
4224
Da non veder se non con occhi molli.
4225
Ma chi sà poi di te, come sè nata
4226
Ed à che fin sè nata, e che sè figlia
4227
Di Titiro e che nuora di Montano
4228
Esser dovevi, e ch'ambidue pur sono
4229
Questi d'Arcadia i più pregiati, e chiari
4230
Non so se debbia dir pastori ò padri.
4231
E che tale e che tanta e sì famosa
4232
E sì vaga donzella, e sì lontana
4233
Dal natural confin de la tua vita,
4234
Così t'appressi al rischio de la morte.
4235
Chi sà questo e non piange e non sen duole,
4236
Huomo non è, ma fera in volto humano.
4237
Am.
Se la miseria mia fosse mia colpa,
4238
Nicandro, e fosse, come credi, effetto
4239
Di malvagio pensiero,
4240
Siccome in vista par, d'opra malvagia.
4241
Men grave assai mi fora
4242
Che di grave fallire
4243
Fosse pena il morire,
4244
E ben giusto sarebbe
4245
Che dovesse il mio sangue
4246
Lavar l'anima immonda,
4247
Placar l'ira del cielo,
4248
E dar suo dritto à la giustizia humana.
4249
Così pur i' potrei
4250
Quetar l'anima afflitta,
4251
E, con un giusto sentimento interno
4252
Di meritata morte
4253
Mortificando i sensi,
4254
Avvezzarmi al morire,
4255
E con tranquillo varco
4256
Passar fors'anco à più tranquilla vita.
4257
Ma troppo, oime, Nicandro,
4258
Troppo mi pesa in sì giovane etate,
4259
In sì alta fortuna,
4260
Il dover così subito morire,
4261
E morir innocente.
4262
Nic.
Piacesse al ciel che gli huomini più tosto
4263
Havesser contra te, ninfa, peccato,
4264
Che tu peccato incontra 'l cielo havessi,
4265
Ch'assai più agevolmente hoggi potremmo
4266
Ristorar te del violato nome,
4267
Che lui placar del violato nume.
4268
Ma non sò già veder chi t'habbia offesa,
4269
Se non te stessa tu, misera ninfa.
4270
Dimmi: non sè tu stata in loco chiuso
4271
Trovata con l'adultero? e con lui
4272
Sola con solo? e non sè tu promessa
4273
Al figlio di Montano? e tu per questo
4274
Non hai la fede marital tradita.
4275
Come dunque innocente?
4276
Am.
e pur, in tanto
4277
E sì grave fallir, contra la legge
4278
Non hò peccato, ed innocente sono.
4279
Nic.
Contra la legge di natura forse
4280
Non hai Ninfa, peccato; Ama, se piace.
4281
Ma ben hai tu peccato incontra quella
4282
Degli huomini e del cielo, Ama, se lice.
4283
Am.
Han peccato per me gli huomini e 'l cielo,
4284
Se pur è ver che di la sù derivi
4285
Ogni nostra ventura.
4286
Ch'altri che'l mio destino,
4287
Non può voler che sia
4288
Il peccato d'altrui, la pena mia.
4289
Nic.
Ninfa, che parli? frena,
4290
Frena la lingua, da soverchio sdegno
4291
Trasportata là dove
4292
Mente devota à gran fatica sale.
4293
Non incolpar le stelle.
4294
Che noi soli à noi stessi
4295
Fabbri siam pur de le miserie nostre.
4296
Am.
Già nel ciel non accuso
4297
Altro che 'l mio destino empio e crudele.
4298
Ma, più del mio destino,
4299
Chi m'ha ingannata accuso.
4300
Nic.
Dunque te sol, che t'ingannasti, accusa.
4301
Am.
M'ingannai sì, ma ne l'inganno altrui.
4302
Nic.
Non si fà inganno à cui l'inganno è caro.
4303
Am.
Dunque m'hai tu per impudica tanto.
4304
Nic.
Ciò non sò dirti: à l'opra pure il chiedi.
4305
Am.
Spesso del cor segno fallace è l'opra.
4306
Nic.
Pur l'opra solo, e non il cor, si vede.
4307
Am.
Con gli occhi de la mente il cor si vede.
4308
Nic.
Ma ciechi son, se non gli scorge il senso.
4309
Am.
Se ragion nol governa, ingiusto è il senso.
4310
Nic.
E ingiusta è la ragion, se dubbio è il fatto.
4311
Am.
Comunque sia, sò ben che 'l core hò giusto.
4312
Nic.
E chi ti trasse, altri che tu, ne l'antro?
4313
Am.
La mia semplicitade, e 'l creder troppo.
4314
Nic.
Dunque à l'amante l'honestà credesti?
4315
Am.
A l'amica infedel, non à l'amante.
4316
Nic.
A qual amica? à l'amorosa voglia?
4317
Am.
A la suora d'Ormin, che m'ha tradita.
4318
Nic.
Oh dolce con l'amante esser tradita
4319
Am.
Mirtillo entrò, che nol sepp'io, ne l'antro.
4320
Nic.
Come dunque v'entrasti? ed à qual fine?
4321
Am.
Basta che per Mirtillo io non v'entrai.
4322
Nic.
Convinta sei, s'altra cagion non rechi.
4323
Am.
Chiedasi à lui de l'innocenza mia.
4324
Nic.
A lui che fù cagion de la tua colpa?
4325
Am.
Ella, che mi tradì, fede ne faccia.
4326
Nic.
E qual fede può far chi non hà fede?
4327
Am.
Io giurerò nel nome di Diana.
4328
Nic.
Spergiurato pur troppo hai tu con l'opre.
4329
Ninfa, non ti lusingo e parlo chiaro,
4330
Perche poscia confusa al maggior uopo
4331
Non abbi à restar tu. Questi son sogni.
4332
Onda di fiume torbido non lava,
4333
Nè torto cor fa parlar dritto; e, dove
4334
Il fatto accusa, ogni difesa offende.
4335
Tu la tua castità guardar dovevi
4336
Più de la luce assai degli occhi tuoi.
4337
Che pur vaneggi? à che te stessa inganni?
4338
Am.
Così dunque morire, oime Nicandro,
4339
Così morir debb'io.
4340
Nè sarà chi m'ascolti ò mi difenda.
4341
Così da tutti abbandonata e priva
4342
D'ogni speranza? accompagnata solo
4343
Da un'estrema, infelice
4344
E funesta pietà che non m'aita?
4345
Nic.
Ninfa, queta il tuo core.
4346
E se 'n peccar sì poco saggia fusti,
4347
Mostra almen senno in sostener l'affanno
4348
De la fatal tua pena.
4349
Drizza gli occhi nel cielo,
4350
Se derivi dal cielo.
4351
Tutto quel, che c'incontra
4352
O di bene ò di male,
4353
Sol di là su deriva, come fiume
4354
Nasce da fonte, ò da radice pianta.
4355
E quanto quì par male,
4356
Dove ogni ben con molto male è misto,
4357
È ben là sù, dov'ogni ben s'annida.
4358
Sallo il gran Giove, à cui pensiero humano
4359
Non è nascosto; sallo
4360
Il venerabil nume
4361
Di quella Dea di cui ministro i' sono,
4362
Quanto di te m'incresca.
4363
E, se t'hò col mio dir così trafitta,
4364
Hò fatto come suol medica mano
4365
Pietosamente acerba,
4366
Che và con ferro ò stilo
4367
La latebre tentando
4368
Di profonda ferita,
4369
Ov'ella è più sospetta e più mortale.
4370
Quètati dunque homai,
4371
Nè voler contrastar più lungamente
4372
A quel ch'è già di te scritto nel cielo.
4373
Am.
Oh sentenza crudele,
4374
Ovunque ella sia scritta, ò 'n cielo ò 'n terra
4375
Ma in ciel già non è scritta
4376
Che là su nota è l'innocenza mia.
4377
Ma che mi val, se pur convien ch'i' mora.
4378
Ahi, questo è pure il duro passo ahi, questo
4379
È pur l'amaro calice, Nicandro
4380
Deh per quella pietà che tu mi mostri,
4381
Non mi condur, ti prego,
4382
Sì tosto al tempio. Aspetta ancora, aspetta.
4383
Nic.
Ò Ninfa, Ninfa à chi 'l morir è grave,
4384
Ogni momento è morte.
4385
Che tardi tu il tuo male.
4386
Altro mal non ha morte
4387
Che 'l pensar à morire.
4388
E chi morir pur deve,
4389
Quanto più tosto more,
4390
Tanto più tosto al suo morir s'invola.
4391
Am.
Mi verrà forse alcun soccorso intanto.
4392
Padre mio, caro padre,
4393
E tu ancor m'abbandoni.
4394
Padre d'unica figlia,
4395
Così morir mi lasci e non m'aiti.
4396
Almen non mi negar gli ultimi baci.
4397
Ferirà pur duo petti un ferro solo.
4398
Verserà pur la piaga
4399
Di tua figlia il tuo sangue.
4400
Padre, un tempo sì dolce e caro nome
4401
Ch'invocar non soleva indarno mai,
4402
Così le nozze fai
4403
De la tua cara figlia.
4404
Sposa il mattino, e vittima la sera?
4405
Nic.
Deh non penar più, ninfa.
4406
A che tormenti indarno
4407
E te stessa ed altrui?
4408
È tempo homai che ti conduca al tempio,
4409
Nè'l mio debito vuol che più s'indugi.
4410
Am.
Dunque à Dio care selve
4411
Care mie selve, à Dio.
4412
Ricevete questi ultimi sospiri.
4413
Fin che, sciolta da ferro ingiusto e crudo,
4414
Torni la mia fredd'ombra
4415
A le vostr'ombre amate,
4416
Che nel penoso inferno
4417
Non può gir innocente,
4418
Nè può star tra beati
4419
Disperata e dolente.
4420
O Mirtillo, Mirtillo
4421
Ben fù misero il dì che pria ti vidi
4422
E 'l dì che pria ti piacqui,
4423
Poi che la vita mia,
4424
Più cara à te che la tua vita assai,
4425
Così pur non dovea
4426
Per altro esser tua vita,
4427
Che per esser cagion de la mia morte.
4428
Così, chi 'l crederia.
4429
Per te dannata more
4430
Colei, che ti fù cruda
4431
Per viver innocente.
4432
O per me troppo ardente
4433
E per te poco ardito; era pur meglio
4434
O peccar, ò fuggire.
4435
In ogni modo, i' moro, e senza colpa
4436
E senza frutto e senza te, cor mio.
4437
Oime moro, oime Mirtillo.
4438
Nic.
Certo ella more.
Oh meschina accorrete,
4439
Sostenetela meco, ò fiero caso
4440
Nel nome di Mirtillo
4441
Ha finito il suo corso
4442
E l'amor e'l dolor ne la sua morte
4443
Hà prevenuto il ferro.
4444
Oh misera donzella
4445
Pur vive ancora, e sento
4446
Al palpitante cor segni di vita.
4447
Portiamla al fonte qui vicino. Forse
4448
Rivocheremo in lei
4449
Con l'onda fresca gli smarriti spirti.
4450
Ma chi sà che non sia
4451
Opra di crudeltà l'esser pietoso
4452
A chi muor di dolore
4453
Per non morir di ferro.
4454
Comunque sia, pur si soccorra e quello
4455
Facciasi, che conviene
4456
A la pietà presente,
4457
Che del futuro sol presago è'l cielo.
4458
SCENA VI
(Choro di Cacciatori, Choro di Pastori con Silvio.)
[CC.]
O Fanciul glorioso,
4459
Vera stirpe d'Alcide,
4460
Che fere già sì mostruose ancide.
4461
C.P.
O fanciul glorioso,
4462
Per cui de l'Erimanto
4463
Giace la fera superata e spenta,
4464
Che parea, viva, insuperabil tanto
4465
Ecco l'Horribil teschio
4466
Che, così morto par, che morte spiri.
4467
Questo è 'l chiaro trofeo,
4468
Questa la nobilissima fatica
4469
Del nostro semideo.
4470
Celebrate, pastori, il suo gran nome,
4471
E questo dì tra noi
4472
Sempre solenne sia, sempre festoso.
4473
CC.
O fanciul glorioso,
4474
Vera stirpe d'Alcide,
4475
Che fere già sì mostruose ancide
4476
C.P.
O fanciul glorioso,
4477
Che sprezzi per altrui la propria vita,
4478
Questo è 'l vero cammino
4479
Di poggiar à virtute.
4480
Però ch'innanzi à lei
4481
La fatica e 'l sudor poser gli Dei.
4482
Chi vuol goder degli agi,
4483
Soffra prima i disagi.
4484
Nè da riposo infruttuoso e vile,
4485
Che 'l faticar abhorre,
4486
Ma da fatica, che virtù precorre,
4487
Nasce il vero riposo.
4488
CC.
O fanciul glorioso
4489
Vera stirpe d'Alcide,
4490
Che fere già sì mostruose ancide
4491
C.P.
O fanciul glorioso,
4492
Per cui le ricche piagge,
4493
Prive già di coltura e di coltori,
4494
Han ricovrati i lor fecondi onori
4495
Và pur sicuro, e prendi
4496
Homai, bifolco, il neghittoso aratro.
4497
Spargi il gravido seme
4498
E 'l caro frutto in sua stagione attendi.
4499
Fiero piè, fiero dente
4500
Non fiè più che tel tronchi, ò tel calpesti,
4501
Nè sarai per sostegno
4502
De la vita à te grave, altrui noioso.
4503
CC.
O fanciul glorioso,
4504
Vera stirpe d'Alcide,
4505
Che fere già sì mostruose ancide
4506
C.P.
O fanciul glorioso,
4507
Come presago di tua gloria il cielo
4508
A la cui gloria arride. Era tal, forse,
4509
Il famoso Cignale
4510
Che vivo Ercole vinse, e tal l'havresti
4511
Forse ancor tu, s'egli di te non fosse
4512
Così prima fatica,
4513
Come fù già del tuo grand'avo terza.
4514
Ma con le fere scherza
4515
La virtude giovinetta ancora,
4516
Per far de' mostri in più matura etate
4517
Strazio poi sanguinoso.
4518
CC.
O fanciul glorioso,
4519
Vera stirpe d'Alcide,
4520
Che fere già sì mostruose ancide
4521
C.P.
O fanciul glorioso,
4522
Come il valor con la pietate accopi
4523
Ecco, Cintia, ecco il voto
4524
Del tuo Silvio devoto.
4525
Mira il capo superbo
4526
Che quinci e quindi in tuo disprezzo s'arma
4527
Di curvo e bianco dente,
4528
Ch'emulo par de le tue corna altère.
4529
Dunque, possente Dea,
4530
Se tu drizzasti del garzon lo strale,
4531
Ben dessi à te di sua vittoria il pregio,
4532
Per te vittorioso.
4533
CC.
O fanciul glorioso,
4534
Vera stirpe d'Alcide,
4535
Che fere già sì mostruose ancide
4536
SCENA VII
(Coridone)
[Coridone]
Son ben io stato infin'à quì sospeso
4537
Nel prestar fede à quel che di Corisca
4538
Testè m'hà detto il Satiro, temendo
4539
Non sua favola fosse à danno mio
4540
Così da lui malignamente finta,
4541
Troppo dal ver parendomi lontano,
4542
Che nel medesmo loco ov'ella meco
4543
Esser dovea (se non è falso quello
4544
Che da sua parte mi recò Lisetta),
4545
Sì repentinamente hoggi sia stata
4546
Con l'adultero còlta. Ma, nel vero,
4547
Mi par gran segno e mi perturba assai
4548
La bocca di quest'antro in quella guisa
4549
Ch'egli à punto m'ha detto e che si vede,
4550
Da sì grave petron turata e chiusa.
4551
O Corisca, Corisca i' t'hò sentita
4552
Troppo bene à la mano, che 'incappando
4553
Tu così spesso, alfin ti conveniva
4554
Cader senza relievo. Tanti inganni,
4555
Tante perfidie tue, tante menzogne
4556
Certo dovean di sì mortal caduta
4557
Esser veri presagi à chi non fosse
4558
Stato privo di mente e d'amor cieco.
4559
Buon per me, che tardai; fù gran ventura
4560
Che 'l padre mio mi trattenesse (sciocco),
4561
Quel che mi parve un fiero intoppo alhora.
4562
Che se veniva al tempo che prescritto
4563
Da Lisetta mi fù, certo poteva
4564
Qualche strano incidente hoggi incontrarmi.
4565
Ma che farò? debbi'io, di sdegno armato,
4566
Ricorrer'a gli oltraggi? à le vendette.
4567
No, che troppo l'honoro; anzi, se voglio
4568
Discorrer sanamente, è caso degno
4569
Più tosto di pietà che di vendetta.
4570
Havrai dunque pietà di chi t'inganna.
4571
Ingannata hà se stessa, che, lasciando
4572
Un che con pura fè l'ha sempre amata,
4573
Ad un vil pastorel s'è data in preda,
4574
Vagabondo, e straniero, che domani
4575
Sarà di lei più perfido, e bugiardo.
4576
Che? debb'io dunque vendicar l'oltraggio
4577
Che seco porta la vendetta, e l'ira
4578
Supera sì, che fa pietà lo sdegno.
4579
Pur t'ha schernito, anzi honorato; ed io
4580
Ben ho donde pregiarmi, hor che mi sprezza
4581
Femmina ch'al suo mal sempre s'appiglia
4582
E le leggi non sà nè de l'amare
4583
Nè de l'esser amata, e che 'l men degno
4584
Sempre gradisce e 'l più gentile abhorre.
4585
Ma dimmi, Coridon: se non ti move
4586
Lo sdegno del disprezzo à vendicarti,
4587
Com'esser può che non ti mova almeno
4588
Il dolor de la perdita e del danno.
4589
Non hò perduta lei, che mia non era.
4590
Hò ricovrato me, ch'era d'altrui.
4591
Nè il restar senza femmina sì vana
4592
E sì pronta e sì agile à cangiarsi,
4593
Perdita si può dire. E finalmente
4594
Che cosa hò io perduto? una bellezza
4595
Senza honestate, un volto senza senno,
4596
Un petto senza core, un cor senz'alma,
4597
Un'alma senza fede, un'ombra vana,
4598
Una larva, un cadavero d'Amore,
4599
Che doman sarà fracido e putente.
4600
E questa si dè dir perdita? acquisto
4601
Molto ben caro e fortunato ancora.
4602
Mancheranno le femmine, se manca
4603
Corisca? mancheranno à Coridone
4604
Ninfe di lei più degne e più leggiadre.
4605
Mancherà ben à lei fedele amante
4606
Com'era Coridon, di cui fù indegna.
4607
Hor, se volessi far quel che di lei
4608
M'ha consigliato il Satiro, sò certo
4609
Che la fe' da lei data. Hoggi accusando
4610
Senza alcun fallo, i' la farei morire.
4611
Ma non hò già sì basso cor, che basti
4612
Mobilità di femmina à turbarlo.
4613
Troppo felice ed honorata fôra
4614
La femminil perfidia, se con pena
4615
Di cor virile e con turbar la pace
4616
E la felicità d'alma bennata
4617
S'havesse à vendicar hoggi Corisca
4618
Per me dunque si viva, ò per dir meglio
4619
Per me non moia e per altrui si viva.
4620
Sarà la vita sua vendetta mia.
4621
Viva à l'infamia sua, viva al suo drudo,
4622
Poi ch'è tal, ch'io non l'odio ed hò più tosto
4623
Pietà di lei che gelosia di lui.
4624
SCENA VIII
(Silvio)
[Silvio]
O Dea, che non sè Dea se non di gente
4625
Vana, oziosa e cieca,
4626
Che con impura mente
4627
E con religion stolta e profana
4628
Ti sacra altari, e Tempi.
4629
Ma che tempii diss'io? più tosto asili
4630
D'opre sozze e nefande,
4631
Per honestar la loro
4632
Empia dishonestate
4633
Col titolo famoso
4634
De la tua deitate.
4635
E tu, sordida dea,
4636
Perche le tue vergogne
4637
Ne le vergogne altrui si veggan meno,
4638
Rallenti lor d'ogni lascivia il freno,
4639
Nemica di ragione,
4640
Macchinatrice sol d'opre furtive,
4641
Corruttela de l'alme,
4642
Calamità de gli huomini e del mondo,
4643
Figlia del mar ben degna
4644
E degnamente nata
4645
Di quel perfido mostro,
4646
Che con aura di speme allettatrice
4647
Prima lusinghi e poi
4648
Movi ne' petti humani
4649
Tante fiere procelle
4650
D'impetuosi e torbidi desiri,
4651
Di pianti e di sospiri,
4652
Che madre di tempeste, e di furore
4653
Devria chiamarti il mondo,
4654
E non madre d'Amore.
4655
Ecco in quanta miseria
4656
Tu hai precipitati
4657
Que' due miseri amanti.
4658
Hor và tu, che ti vanti
4659
D'esser onnipotente,
4660
Và tu, perfida Dea; salva, se puoi,
4661
La vita à quella Ninfa,
4662
Che tu, con tue dolcezze
4663
Avvelenate hai pur condotta à morte.
4664
Oh per me fortunato
4665
Quel dì che ti sacrai l'animo casto,
4666
Cintia, mia sola dea,
4667
Santa mia deità, mio vero nume,
4668
E così nume in terra
4669
De l'anime più belle,
4670
Come lume del cielo
4671
Più bel de l'altre stelle.
4672
Quanto son più lodevoli e sicuri
4673
De cari amici tuoi l'opre e gli studi,
4674
Che non son quei de gli infelici servi
4675
Di Venere impudica
4676
Uccidono i Cinghiali i tuoi devoti.
4677
Ma i devoti di lei miseramente
4678
Son dai Cinghiali uccisi.
4679
O arco, mia possanza e mio diletto.
4680
Strali, invitte mie forze.
4681
Hor venga in prova, venga
4682
Quella vana fantasima d'Amore
4683
Con le sue armi effeminate, venga
4684
Al paragon di voi,
4685
Che ferite, e pungete.
4686
Ma che? troppo t'honoro,
4687
Vil pargoletto imbelle.
4688
E, perche tu m'intenda,
4689
Ad alta voce il dico.
4690
La ferza à gastigarti
4691
Basta.
4692
Chi sè tu che rispondi.
4693
Eco, ò più tosto Amor, che così d'Eco
4694
Sono
4695
A punto i' ti volea; ma dimmi: certo
4696
Esso
4697
Il figlio di colei che per Adone
4698
Dea
4699
Come ti piace, su di quella dea
4700
Concubina di Marte, che le stelle
4701
Di sua lascivia ammorba
4702
Menti
4703
Oh, quanto è lieve il cinguettare al vento
4704
Osso
4705
Ed io t'hò per vigliacco. Ma di lei
4706
Sè leggittimo figlio
4707
Ardo.
4708
O buon nè figlio di Vulcan per questo
4709
Dio
4710
Mondo.
4711
Gnaffe de l'universo.
4712
Quel terribil garzon, di chi ti sprezza
4713
Vindice sì possente,
4714
Vero
4715
E quali son le pene
4716
Ch'à tuoi rubelli e contumaci dai
4717
Amare
4718
E di me, che ti sprezzo, che farai,
4719
Amante
4720
Amante me? sè folle
4721
Quando sarà che 'n questo cor pudico
4722
Oggi
4723
Ora.
4724
E qual sarà colei
4725
Dori
4726
Dorinda forse, ò bambo,
4727
Ella.
4728
Dorinda, ch'odio più che lupo agnella.
4729
Chi farà forza in questo
4730
Io.
4731
E come? e con qual'armi? e con qual arco.
4732
Col tuo.
4733
Come col mio? vuoi dir quando l'havrai
4734
Rotto.
4735
E le mie armi rotte
4736
Tu.
4737
Oh, questo sì mi fa veder affatto
4738
Che tu sè ubbriaco.
4739
Và, dormi va' Ma dimmi.
4740
Qui.
4741
O sciocco ed io mi parto.
4742
Vedi come sè stato hoggi indovino
4743
Divino.
4744
Ma veggio, ò veder parmi,
4745
Colà, posando in quel cespuglio starsi
4746
Un non sò che di bigio,
4747
Ch'a lupo s'assomiglia.
4748
Ben mi par desso, ed è per certo il lupo.
4749
Oh, come è smisurato, ò per me giorno
4750
Destinato à le prede, ò dea cortese,
4751
Che favori son questi? in un dì solo
4752
Trionfar di due fere.
4753
Ma che tardo, mia Dea.
4754
Ecco, nel nome tuo questa saetta
4755
Scelgo per la più rapida e pungente
4756
Di quante n'habbia la faretra mia.
4757
A te la raccomando.
4758
Levala tu, saettatrice eterna,
4759
Di man de la fortuna e ne la fera
4760
Col tuo nume infallibile la drizza,
4761
A cui fò voto di sacrar la spoglia,
4762
E nel tuo nome scocco.
4763
Oh bellissimo colpo,
4764
Colpo caduto à punto
4765
Dove l'occhio e la man l'ha destinato
4766
Deh, havessi il mio dardo,
4767
Per ispedirlo à un tratto,
4768
Prima che mi s'involi e si rinselvi
4769
Ma, non avendo altr'arme,
4770
Il ferirò con quelle de la terra.
4771
Ben rari sono in questa chiostra i sassi,
4772
Ch'a pena un qui ne trovo.
4773
Ma che vo io cercando
4774
Armi, s'armato sono.
4775
Se quest'altro quadrello
4776
Il va à ferir nel vivo; oime che veggio.
4777
Oime Silvio infelice,
4778
Oime che hai tu fatto.
4779
Hai ferito un pastor sotto la scorza
4780
D'un lupo, ò fiero caso oh caso acerbo,
4781
Da viver sempre misero, e dolente
4782
E mi par di conoscerlo, il meschino.
4783
E Linco è seco, che 'l sostene e regge.
4784
Oh funesta saetta oh voto infausto
4785
E tu che la scorgesti,
4786
E tu che l'esaudisti,
4787
Nume di lei più infausto e più funesto
4788
Io dunque reo de l'altrui sangue? io dunque
4789
Cagion de l'altrui morte? io, che fui dianzi
4790
Per la salute altrui
4791
Sì largo sprezzator de la mia vita,
4792
Sprezzator del mio sangue.
4793
Và, getta l'armi e senza gloria vivi,
4794
Profano cacciator, profano arciero
4795
Ma ecco lo infelice,
4796
Di te però men infelice assai.
4797
SCENA IX
(Linco, Silvio, Dorinda)
[Lin.]
Reggiti figlia mia.
4798
Reggiti tutta pur su queste braccia,
4799
Infelice Dorinda.
4800
Sil.
oime Dorinda.
4801
Son morto.
4802
Dor.
O Linco, Linco,
4803
O mio secondo padre
4804
Sil.
È Dorinda per certo; ahi voce ahi vista
4805
Dor.
Ben era, Linco, il sostener Dorinda
4806
Ufficio à te fatale.
4807
Accogliesti i singulti
4808
Primi del mio natale.
4809
Accorrai tu fors'anco
4810
Gli ultimi de la morte,
4811
E coteste tue braccia, che pietose,
4812
Mi fûr già culla, hor mi saran ferètro.
4813
Lin.
Ò figlia, à me più cara
4814
Che se figlia mi fussi, io non ti posso
4815
Risponder, che 'l dolore
4816
Ogni mio detto in lagrime dissolve.
4817
Sil.
O terra, che non t'apri e non m'inghiotti?
4818
Dor.
Deh ferma il passo, e 'l pianto,
4819
Pietosissimo Linco,
4820
Che l'un cresce il dolor, l'altro la piaga.
4821
Sil.
Ahi che dura mercede
4822
Ricevi del tuo amor, misera Ninfa.
4823
Lin.
Fà buon animo, figlia,
4824
Che la tua piaga non sarà mortale.
4825
Dor.
Ma Dorinda mortale
4826
Sarà ben tosto morta.
4827
Sapessi almen chi m'hà così piagata
4828
Lin.
Curiam pur la ferita, e non l'offesa,
4829
Che per vendetta mai non sanò piaga.
4830
Sil.
Ma che fai quì? che tardi.
4831
Soffrirai tu ch'ella ti veggia? havrai
4832
Tanto cor, tanta fronte.
4833
Fuggi la pena meritata, Silvio,
4834
Di quella vista ultrice.
4835
Fuggi il giusto coltel de la sua voce.
4836
Ah che non posso; e non sò come ò quale
4837
Necessità fatale
4838
A forza mi ritegna e mi sospinga
4839
Più verso quel che più fuggir devrei.
4840
Dor.
Così dunque debb'io
4841
Morir senza saper chi mi dà morte?
4842
Lin.
Silvio t'ha dato morte.
4843
Dor.
Silvio? oime che ne sai?
4844
Lin.
Riconosco il suo strale.
4845
Dor.
Ò dolce uscir di vita,
4846
Se Silvio m'ha ferita
4847
Lin.
Eccolo à punto in atto
4848
Ed in sembiante tal, che da se stesso
4849
Par che s'accusi. Hor sia lodato il cielo,
4850
Silvio, che sè pur ito
4851
Dimenandoti sì per queste selve
4852
Con cotesto tuo arco
4853
E cotesti tuoi strali onnipotenti,
4854
Ch'un colpo hai fatto da maestro, dimmi,
4855
Tu che vivi da Silvio e non da Linco.
4856
Questo colpo, che fatto hai sì leggiadro,
4857
È fors'egli da Linco, io pur da Silvio.
4858
O fanciul troppo savio,
4859
Havessi tu creduto
4860
A questo pazzo vecchio
4861
Rispondimi, infelice.
4862
Qual vita fia la tua, se costei more.
4863
So ben che tu dirai
4864
Ch'errasti e di ferir credesti un lupo,
4865
Quasi non sia tua colpa il saettare
4866
Da fanciul vagabondo, e non curante,
4867
Senza veder s'huomo saetti ò fera.
4868
Qual caprar per tua vita, ò qual bifolco
4869
Non vedesti coperto
4870
Di così fatte spoglie eh, Silvio, Silvio
4871
Chi coglie acerbo il senno,
4872
Maturo sempre ha d'ignoranza il frutto.
4873
Credi tu garzon vano,
4874
Che questo caso à caso hoggi ti sia
4875
Così incontratto? ò come credi male
4876
Senza nume divin, questi accidenti
4877
Sì mostruosi, e novi
4878
Non avvengono à gli huomini, non vedi
4879
Che 'l cielo è fastidito
4880
Di cotesto tuo tanto
4881
Fastoso, insopportabile disprezzo
4882
D'amor, del mondo e d'ogn'affetto humano.
4883
Non piace à i sommi Dei
4884
L'haver compagni in terra,
4885
Nè piace lor ne la virtute ancora
4886
Tanta alterezza. Hor tu sè muto sì,
4887
Ch'eri pur dianzi intollerabil tanto?
4888
Dor.
Silvio, lascia dir Linco,
4889
Ch'egli non sà quale in virtù d'Amore,
4890
Tu habbi signoria sovra Dorinda
4891
E di vita e di morte.
4892
Se tu mi saettasti,
4893
Quel ch'è tuo saettasti,
4894
E feristi quel segno
4895
Ch'è proprio del tuo strale.
4896
Quelle mani, à ferirmi,
4897
Han seguìto lo stil de' tuo' begli occhi.
4898
Ecco, Silvio, colei ch'in odio hai tanto,
4899
Eccola in quella guisa
4900
Che la volevi à punto.
4901
Bramastila ferir, ferita l'hai,
4902
Bramastila tua preda, eccola preda,
4903
Bramastila alfin morta; eccola à morte.
4904
Che vuoi più tu da lei? che ti può dare
4905
Più di questo Dorinda? ah garzon crudo
4906
Ah cor senza pietà Tu non credesti
4907
La piaga che per te mi fece Amore.
4908
Puoi questa hor tu negar de la tua mano.
4909
Non hai creduto il sangue
4910
Ch'i' versava da gli occhi.
4911
Crederai questo, che 'l mio fianco versa.
4912
Ma, se con la pietà non è in te spenta
4913
Gentilezza e valor, che teco nacque,
4914
Non mi negar, ti prego,
4915
(anima cruda sì, ma però bella,.
4916
Non mi negar à l'ultimo sospiro
4917
Un tuo solo sospir; beata morte,
4918
Se l'addolcissi tu con questa sola
4919
Voce cortese e pia.
4920
Và in pace, anima mia
4921
Sil.
Dorinda, ah dirò mia se mia non sei
4922
Se non quando ti perdo? e quando morte
4923
Da me ricevi, e mia non fosti alhora
4924
Ch'i' ti potei dar vita.
4925
Pur mia dirò, che mia
4926
Sarai mal grado di mia dura sorte.
4927
E, se mia non sarai con la tua vita,
4928
Sarai con la mia morte.
4929
Tutto quel ch'in me vedi,
4930
A vendicarti è pronto.
4931
Con quest'armi t'ancisi,
4932
E tu con queste ancor m'anciderai.
4933
Ti fui crudele, ed io
4934
Altro da te che crudeltà non bramo.
4935
Ti disprezzai superbo.
4936
Ecco, piegando le ginocchia à terra,
4937
Riverente t'adoro
4938
E ti cheggio perdon, ma non già vita.
4939
Ecco gli strali e l'arco.
4940
Ma non ferir già tu gli occhi ò le mani,
4941
Colpevoli ministri
4942
D'innocente voler; ferisci il petto,
4943
Ferisci questo mostro,
4944
Di pietate e d'Amor aspro nemico.
4945
Ferisci questo cor che ti fù crudo.
4946
Eccoti il petto ignudo.
4947
Dor.
Ferir quel petto, Silvio.
4948
Non bisognava agli occhi miei scovrirlo,
4949
S'havevi pur desio ch'io tel ferissi.
4950
O bellissimo scoglio,
4951
Già da l'onda, e dal vento
4952
De le lagrime mie, de' miei sospiri
4953
Sì spesso in van percosso,
4954
È pur ver che tu spiri
4955
E che senti pietateò pur m'inganno.
4956
Ma sij tu pure ò petto molle ò marmo,
4957
Già non vò, che m'inganni
4958
D'un candido alabastro il bel sembiante,
4959
Come quel d'una fera
4960
Hoggi ingannato hà il tuo signore, e mio.
4961
Ferir io te? te pur ferisca Amore.
4962
Che vendetta maggiore
4963
Non sò bramar che di vederti amante.
4964
Sia benedetto il dì che da prima arsi
4965
Benedette le lagrime e i martìri
4966
Di voi lodar, non vendicar, mi voglio.
4967
Ma tu, Silvio cortese,
4968
Che t'inchini à colei
4969
Di cui tu signor sei,
4970
Deh non istar in atto
4971
Di servo, ò se pur servo
4972
Di Dorinda esser vuoi,
4973
Ergiti à i cenni suoi.
4974
Questo sia di tua fede il primo pegno.
4975
Il secondo, che vivi.
4976
Sia pur di me quel che nel cielo è scritto.
4977
In te vivrà il cor mio,
4978
Nè pur che vivi tu morir poss'io.
4979
E, se 'ngiusto ti par ch'hoggi impunita
4980
Resti la mia ferita,
4981
Chi la fe' si punisca.
4982
Fella quell'arco, e sol quell'arco pera.
4983
Sovra quell'homicida
4984
Cada la pena, ed egli sol s'ancida.
4985
Lin.
Oh sentenza giustissima e cortese
4986
Sil.
E così fia, tu dunque
4987
La pena pagherai, legno funesto.
4988
E, perche tu de l'altrui vita il filo
4989
Mai più non rompa, ecco te rompo e snervo,
4990
E, qual fosti à la selva,
4991
Ti rendo inutil tronco.
4992
E voi, strali di lui, che 'l fianco aperse
4993
De la mia cara donna, e per natura,
4994
E per malvagità forse fratelli,
4995
Non rimarrete interi,
4996
Non più strali, ò quadrella,
4997
Ma verghe invan pennute, in vano armate,
4998
Ferri tarpati, e disarmati vanni.
4999
Ben mel dicesti, Amor, tra quelle frondi
5000
In suon d'Echo indovina.
5001
O nume, domator d'huomini e Dei,
5002
Già nemico, hor signore
5003
Di tutti i pensier miei.
5004
Se la tua gloria stimi
5005
D'haver domato un cor superbo, e duro,
5006
Difendimi, ti prego,
5007
Da l'empio stral di morte,
5008
Che con un colpo solo
5009
Anciderà Dorinda e con Dorinda
5010
Silvio, da te pur vinto:
5011
Lin.
Così Morte crudel, se costei more,
5012
Trionferà del trionfante Amore.
5013
Così feriti ambiduo sete; ò piaghe
5014
E fortunate, e care,
5015
Ma senza fine amare,
5016
Se questa di Dorinda hoggi non sana
5017
Dunque andiamo à sanarla.
5018
Dor.
Deh Linco mio non mi condur ti prego,
5019
Con queste spoglie à le paterne case.
5020
Sil.
Tu dunque in altro albergo,
5021
Dorinda, poserai che 'n quel di Silvio.
5022
Certo ne le mie case,
5023
O viva ò morta, hoggi sarai mia sposa.
5024
E teco sarà Silvio ò vivo ò morto.
5025
Lin.
E come à tempo, hor ch'Amarilli ha spento
5026
E le nozze e la vita e l'honestate
5027
O coppia benedetta, ò sommi Dei,
5028
Date con una sola
5029
Salute à duo la vita.
5030
Dor.
Silvio, come son lassa, à pena posso
5031
Reggermi, oime su questo fianco offeso.
5032
Sil.
Stà di buon cor, ch'à questo
5033
Si troverà rimedio, à noi sarai
5034
Tu cara soma e noi à te sostegno.
5035
Linco, dammi la mano. Lin. Eccola pronta.
5036
Sil.
Tienla ben ferma, e del tuo braccio, e mio
5037
A lei si faccia seggio.
5038
Tu, Dorinda, qui posa.
5039
E quinci col tuo destro
5040
Braccio il collo di Linco, e quindi il mio
5041
Cingi col tuo sinistro; e sì t'adatta
5042
Soavemente che 'l ferito fianco
5043
Non se ne dolga.
5044
Dor.
Ahi, punta
5045
Crudel che mi trafigge.
5046
Sil.
A tuo bell'agio
5047
Accónciati, ben mio.
5048
Dor.
Hor mi par di star bene.
5049
Sil.
Linco, va' col piè fermo.
5050
Lin.
E tu col braccio
Non vacillar; ma va' diritto e sodo,
5051
Che ti bisogna, sai? questo è ben altro
5052
Trionfar che d'un teschio.
5053
Sil.
Dimmi, Dorinda mia: come ti pugne
5054
Forte lo stral?
5055
Dor.
Mi pugne, sì, cor mio
Ma nelle braccia tue
5056
L'esser punta m'è caro e 'l morir dolce.
5057
CHORO
Oh bella età de l'oro,
5058
Quand'era cibo il latte
5059
Del pargoletto mondo e culla il bosco.
5060
E i cari parti loro
5061
Godean le greggi intatte,
5062
Nè temea il mondo ancor ferro nè tosco
5063
Pensier torbido e fosco
5064
Alhor non facea velo
5065
Al sol di luce eterna.
5066
Hor la ragion, che verna
5067
Tra le nubi del senso, ha chiuso il cielo,
5068
Ond'è ch'il peregrino
5069
Va l'altrui terra, e 'l mar turbando il pino.
5070
Quel suon fastoso, e vano,
5071
Quell'inutil soggetto
5072
Di lusinghe, di titoli, e d'inganno,
5073
C'honor dal volgo insano
5074
Indegnamente è detto
5075
Non era ancor degli animi tiranno.
5076
Ma sostener affanno
5077
Per le vere dolcezze.
5078
Tra i boschi e tra le gregge
5079
La fede haver per legge,
5080
Fù di quell'alme, al ben oprar avvezze
5081
Cura d'honor felice,
5082
Cui dettava honestà: Piaccia, se lice
5083
Alhor tra prati e linfe
5084
Gli scherzi, e le carole,
5085
Di legittimo amor furon le faci.
5086
Havean pastori, e ninfe
5087
Il cor ne le parole.
5088
Dava lor Imeneo le gioie, e i baci
5089
Più dolci, e più tenaci.
5090
Un sol godeva ignude
5091
D'Amor le vive rose.
5092
Furtivo amante ascose
5093
Le trovò sempre, ed aspre voglie e crude,
5094
O in antro ò in selva ò in lago,
5095
Ed era un nome sol marito, e vago.
5096
Secol rio, che velasti
5097
Co' tuoi sozzi diletti
5098
Il bel de l'alma; ed à nudrir la sete
5099
Dei desiri insegnasti
5100
Co' sembianti ristretti,
5101
Sfrenando poi l'impurità segrete
5102
Così, qual tesa rete
5103
Tra fiori, e fronde sparte,
5104
Celi pensier lascivi
5105
Con atti santi e schivi.
5106
Bontà stimi il parer, la vita un'arte.
5107
Nè curi (e parti honore.
5108
Che furto sia, pur che s'asconda, amore.
5109
Ma tu, de'spirti egregi
5110
Forma ne' petti nostri,
5111
Verace Honor, de le grand'alme donno.
5112
O regnator de' Regi,
5113
Deh torna in questi chiostri,
5114
Che senza te beati esser non ponno.
5115
Dèstin dal mortal sonno
5116
Tuoi stimoli potenti
5117
Chi per indegna e bassa
5118
Voglia seguir, te lassa,
5119
E lassa il pregio de l'antiche genti.
5120
Speriam, che 'l mal fa tregua
5121
Talhor, se speme in noi non si dilegua.
5122
Speriam, che 'l sol cadente anco rinasce,
5123
E 'l ciel, quando men luce,
5124
L'aspettato seren spesso n'adduce.
5125
Atto V
SCENA PRIMA
(Vranio, Carino.)
[Vra.]
Per tutto è buona stanza, ov'altri goda,
5126
Ed ogni stanza al valent'huomo è patria.
5127
Car.
Gli è vero, Uranio, e troppo ben per prova
5128
Tel sò dir io, che le paterne case
5129
Giovinetto lasciando e d'altro vago
5130
Che di pascer armenti, ò fender solco,
5131
Or qua or là peregrinando; al fine
5132
Torno canuto onde partij già biondo.
5133
Pur è soave cosa, à chi del tutto
5134
Non è privo di senso, il patrio nido.
5135
Che diè natura al nascimento humano,
5136
Verso il caro paese, ov'altri è nato,
5137
Un non sò che di non inteso affetto,
5138
Che sempre vive, e non invecchia mai.
5139
Come la calamita, ancor che lunge
5140
Il sagace nocchier la porti, errando
5141
Or dove nasce, hor dove more il sole,
5142
Quell'occulta virtù, con ch'ella mira
5143
La tramontana sua non perde mai.
5144
Così chi và lontan da la sua patria.
5145
Benche molto s'aggiri e spesse volte
5146
In peregrina terra ancor s'annidi,
5147
Quel naturale amor sempre ritiene,
5148
Che pur l'inchina à le natie contrade.
5149
O da me più d'ogn'altra amata e cara
5150
Più d'ogn'altra, gentil terra d'Arcadia,
5151
Che col piè tocco e con la mente inchino.
5152
Se ne' confini tuoi, madre gentile,
5153
Foss'io giunto à chiusi occhi, anco t'havrei
5154
Troppo ben conosciuto, così tosto
5155
M'è corso per le vene un certo amico
5156
Consentimento incognito, e latente,
5157
Sì pien di tenerezza e di diletto,
5158
Che l'ha sentito in ogni fibra il sangue.
5159
Tu dunque, Uranio mio, se del cammino
5160
Mi sè stato compagno e del disagio,
5161
Ben è ragion che nel gioire ancora
5162
De le dolcezze mie tu m'accompagni.
5163
Vra.
Del disagio compagno e non del frutto
5164
Stato ti son, che tu sè giunto homai
5165
Ne la tua terra, ove posar le stanche
5166
Membra potrai e più la stanca mente.
5167
Ma io, che giungo peregrino, e tanto
5168
Dal mio povero albergo e da la mia
5169
Più povera e smarrita famigliuola
5170
Dilungato mi son, teco trahendo
5171
Per lunga via l'affaticato fianco,
5172
Posso ben ristorar l'afflitte membra,
5173
Ma non l'afflitta mente, à quel pensando
5174
Che m'hò lasciato addietro e quanto ancora
5175
D'aspro cammin per riposar m'avanza.
5176
Nè sò qual altro in questa età canuta
5177
M'havesse se non tu d'Elide tratto,
5178
Senza saper de la cagion, che mosso
5179
T'habbia à condurmi in sì remota parte.
5180
Car.
Tu sai che 'l mio dolcissimo Mirtillo,
5181
Che 'l ciel mi diè per figlio, infermo, venne
5182
Quì per sanarsi, e già passati sono
5183
Duo mesi, e più fors'anco, il mio consiglio,
5184
Anzi quel de l'oracolo seguendo.
5185
Che sol potea sanarlo il ciel d'Arcadia.
5186
Io che veder lontan pegno sì caro
5187
Lungamente non posso, à quella stessa
5188
Fatal voce ricorsi, à quella chiesi
5189
Del bramato ritorno anco consiglio.
5190
La qual rispose in cotal guisa à punto.
5191
Torna à l'antica patria, ove felice
5192
Sarai col tuo dolcissimo Mirtillo.
5193
Però ch'ivi à gran cose il ciel sortillo.
5194
Ma fuor d'Arcadia il ciò ridir non lice.
5195
Tu dunque, ò fedelissimo compagno,
5196
Diletto Uranio mio, che meco à parte
5197
D'ogni fortuna mia sè stato sempre,
5198
Posa le membra pur, c'havrai ben onde
5199
Posar anco la mente ogni mia sorte,
5200
S'ella pur fia, come l'addita il cielo,
5201
Sarà teco comune, indarno fôra
5202
Di sua felicità lieto Carino,
5203
Se si dolesse Uranio.
5204
Ura.
Ogni fatica
Che sia fatta per te, pur che t'aggradi,
5205
Sempre, Carino mio, seco ha il suo premio.
5206
Ma qual fù la cagion che fè lasciarti,
5207
Se t'è sì caro, il tuo natio paese?
5208
Car.
Musico spirto in giovanil vaghezza
5209
D'acquistar fama ov'è più chiaro il grido,
5210
Ch'avido anch'io di peregrina gloria,
5211
Sdegnai che sola mi lodasse e sola
5212
M'udisse Arcadia, la mia terra, quasi
5213
Del mio crescente stil termine angusto.
5214
E colà venni, ov'è sì chiaro il nome
5215
D'Elide e Pisa e fa sì chiaro altrui.
5216
Quivi il famoso EGON di lauro adorno
5217
Vidi, poi d'ostro e di virtù pur sempre,
5218
Sì che Febo sembrava, ond'io devoto
5219
Al suo nome sacrai la cetra e 'l core.
5220
E 'n quella parte, ove la gloria alberga,
5221
Ben mi dovea bastar d'esser homai
5222
Giunto à quel segno ov'aspirò il mio core,
5223
Se, come il ciel mi feo felice in terra,
5224
Così conoscitor, così custode
5225
Di mia felicità fatto m'havesse.
5226
Come poi per veder Argo, e Micene
5227
Lasciassi Elide, e Pisa, e quivi fussi
5228
Adorator di deità terrena,
5229
Con tutto quel che 'n servitù soffersi,
5230
Troppo noiosa historia à te l'udirlo,
5231
A me dolente il raccontarlo fora.
5232
Ti dirò sol, che perdei l'opra, e 'l frutto.
5233
Scrissi, piansi, cantai, arsi, gelai,
5234
Corsi, stetti, sostenni, hor tristo hor lieto,
5235
Hor alto hor basso, hor vilipeso hor caro,
5236
E, come il ferro Delfico, stromento
5237
Hor d'impresa sublime, hor d'opra vile,
5238
Non temei risco, e non schivai fatica.
5239
Tutto fei, nulla fei, per cangiar loco,
5240
Stato, vita, pensier, costumi e pelo,
5241
Mai non cangiai fortuna, al fin conobbi
5242
E sospirai la libertà primiera,
5243
E dopo tanti strazi, Argo lasciando
5244
E le grandezze di miseria piene,
5245
Tornai di Pisa à i riposati alberghi,
5246
Dove, mercè di provvidenza eterna,
5247
Del mio caro Mirtillo acquisto fei,
5248
Consolator d'ogni passata noia.
5249
Vra.
Oh mille volte fortunato e mille
5250
Chi sà por meta à suoi pensieri, in tanto
5251
Che, per vana speranza immoderata,
5252
Di moderato ben non perde il frutto.
5253
Car.
Ma chi creduto havria di venir meno
5254
Tra le grandezze, e 'mpoverir ne l'oro.
5255
I' mi pensai che ne' reali alberghi
5256
Fossero tanto più le genti umane,
5257
Quant'esse han più di tutto quel dovizia
5258
Ond'è l'umanità sì nobil fregio.
5259
Ma vi trovai tutto 'l contrario, Uranio.
5260
Gente di nome e di parlar cortese,
5261
Ma d'opre scarsa, e di pietà nemica.
5262
Gente placida in vista, e mansueta,
5263
Ma più del cupo mar tumida, e fera,
5264
Gente sol d'apparenza, in cui se miri
5265
Viso di carità, mente d'invidia
5266
Poi trovi, e 'n dritto sguardo animo bieco,
5267
E minor fede alhor che più lusinga.
5268
Quel, ch'altrove è virtù, quivi è difetto.
5269
Dir vero, oprar non torto, amar non finto,
5270
Pietà sincera, inviolabil fede,
5271
E di core e di man vita innocente.
5272
Stiman d'animo vil, di basso ingegno,
5273
Sciocchezza e vanità degna di riso.
5274
L'ingannare, il mentir, la frode, il furto
5275
E la rapina di pietà vestita,
5276
Crescer col danno, e precipizio altrui
5277
E far à sè de l'altrui biasmo honore,
5278
Son le virtù di quella gente infida.
5279
Non merto, non valor, non riverenza,
5280
Nè d'età nè di grado nè di legge,
5281
Non freno di vergogna, non rispetto
5282
Nè d'amor nè di sangue; non memoria
5283
Di ricevuto ben; nè, finalmente,
5284
Cosa sì venerabile, ò sì santa
5285
O sì giusta esser può, ch'à quella vasta
5286
Cupidigia d'onori, à quella ingorda
5287
Fame d'havere inviolabil sia.
5288
Hor io, ch'incauto e di lor arti ignaro
5289
Sempre mi vissi e portai scritto in fronte
5290
Il mio pensiero e disvelato il core,
5291
Tu puoi pensar s'à non sospetti strali
5292
D'invida gente fui scoperto segno.
5293
Vra.
Hor chi dirà d'esser felice in terra,
5294
Se tanto à la virtù noce l'invidia?
5295
Car.
Uranio mio, se da quel dì, che meco
5296
Passò la Musa mia d'Elide in Argo,
5297
Havessi avuto di cantar talento,
5298
Quanta cagion di lagrimar sempr'hebbi,
5299
Con sì sublime stil forse cantato
5300
Havrei del mio signor l'armi e gli onori,
5301
Ch'è non havria de la meonia tromba
5302
Da invidiar Achille; e la mia patria,
5303
Madre di Cigni sfortunati, andrebbe
5304
Già per me cinta del secondo alloro.
5305
Ma hoggi è fatta; oh secolo inumano
5306
L'arte del poetar troppo infelice.
5307
Lieto nido, esca dolce, aura cortese
5308
Bramano i Cigni; e non si và in Parnaso
5309
Con le cure mordaci. E chi pur garre
5310
Sempre col suo destino, e col disagio,
5311
Vien roco e perde il canto e la favella.
5312
Ma tempo è già di ricercar Mirtillo.
5313
Ben che sì nuove e sì cangiate i' trovi,
5314
Da quel ch'esser solean, queste contrade,
5315
Che 'n esse à pena i' riconosco Arcadia,
5316
Con tutto ciò vien lietamente, Uranio.
5317
Scorta non manca à peregrin c'hà lingua.
5318
Ma forse è ben ch'al più vicino hostello,
5319
Poi che sè stanco, à riposar ti resti.
5320
SCENA II
(Titiro, Messo.)
Tit.
CHe piangerò di te prima, mia figlia,
5321
La vita, ò l'honestate.
5322
Piangerò l'honestate,
5323
Che di padre mortal sè tu ben nata,
5324
Ma non di padre infame.
5325
E'n vece de la tua
5326
Piangerò la mia vita hoggi serbata
5327
A veder in te spenta
5328
La vita, e l'honestate.
5329
O Montano, Montano,
5330
Tu sol co' tuoi fallaci
5331
E mali intesi oracoli, e col tuo
5332
D'amore e di mia figlia
5333
Disprezzator superbo, à cotal fine
5334
L'hai tu condotta, ahi, quanto meno incerti
5335
Degli oracoli tuoi
5336
Son'hoggi stati i miei
5337
C'honestà contr'Amore
5338
È troppo frale schermo
5339
A giovinetto core,
5340
E donna scompagnata
5341
È sempre mal guardata.
5342
Mes.
Se non è morto ò se per l'aria i venti
5343
Non l'han portato, i' devrei pur trovarlo.
5344
Ma eccol, s'io non erro,
5345
Quando meno il pensai.
5346
O da me tardi e per te troppo à tempo,
5347
Vecchio padre infelice, alfin trovato,
5348
Che novelle t'arreco
5349
Tit.
Che rechi tu ne la tua lingua? Il ferro
5350
Che svenò la mia figlia?
5351
Mes.
Questo non già, ma poco meno. E come
5352
L'hai tu per altra via sì tosto inteso?
5353
Tit.
Vive ella dunque?
5354
Mes.
Vive, e 'n man di lei
Sta il vivere e 'l morire.
5355
Tit.
Benedetto sij tu, che m'hai da morte
5356
Tornato in vita hr come non è salva,
5357
S'a lei sta il non morire?
5358
Mes.
Perche viver non vuole.
5359
Tit.
Viver non vuole? E qual follia l'induce
5360
A sprezzar sì la vita?
5361
Mes.
L'altrui morte,
E, se tu non la smovi,
5362
Hà così fisso il suo pensiero in questo,
5363
Che spende ogn'altro in van preghi e parole.
5364
Tit.
Hor che si tarda? Andiamo.
5365
Mes.
Fermati, che le porte
5366
Del tempio ancor son chiuse.
5367
Non sai tu, che toccar la sacra soglia,
5368
Se non à piè sacerdotal non lice
5369
Fin che non esca del sacrario adorna
5370
La destinata vittima à gli altari?
5371
Tit.
E s'ella desse intanto
5372
Al fiero suo proponimento effetto?
5373
Mes.
Non può, ch'è custodita.
5374
Tit.
In questo mezzo dunque
5375
Narrami il tutto, e senza velo homai
5376
Fa' che 'l vero n'intenda.
5377
Mes.
Gionta dinanzi al Sacerdote (ahi, vista
5378
Piena d'horror) la tua dolente figlia,
5379
Che trasse, non dirò dai circostanti,
5380
Ma, per mia fè, da le colonne ancora
5381
Del tempio stesso e da le dure pietre,
5382
Che senso haver parean, lagrime amare.
5383
Fù quasi in un sol punto
5384
Accusata, convinta, e condennata.
5385
Tit.
Misera figlia E perche tanta fretta?
5386
Mes.
Perche de la difesa eran gli indizi
5387
Troppo maggiori, e certa
5388
Sua ninfa, ch'ella in testimon recava
5389
De l'innocenza sua,
5390
Nè quivi era presente, nè fù mai
5391
Chi trovar la sapesse.
5392
I fieri segni intanto
5393
E gli accidenti mostruosi, e pieni
5394
Di spavento e d'orror, che son nel tempio,
5395
Non pativano indugio,
5396
Tanto più gravi à noi quanto più nuovi,
5397
E più mai non sentiti
5398
Dal dì che minacciar l'ira celeste,
5399
Vendicatrice dei traditi amori
5400
Del sacerdote Aminta,
5401
Sola cagion d'ogni miseria nostra.
5402
Suda sangue la Dea, trema la terra,
5403
E la caverna sacra
5404
Mugge tutta e risuona
5405
D'insoliti ululati e di funesti
5406
Gemiti, e fiato sì putente spira,
5407
Che da l'immonde fauci
5408
Più grave non cred'io l'esali Averno.
5409
Già con l'ordine sacro,
5410
Per condur la tua figlia à cruda morte,
5411
Il sacerdote s'inviava, quando,
5412
Vedendola Mirtillo (ò che stupendo
5413
Caso udirai), s'offerse
5414
Di dar con la sua morte à lei la vita,
5415
Gridando ad alta voce.
5416
Sciogliete quelle mani, ah, lacci indegni
5417
Ed invece di lei, ch'hesser dovea
5418
Vittima di Diana.
5419
Me trahete agli altari,
5420
Vittima d'Amarilli.
5421
Tit.
Oh di fedele amante
5422
E di cor generoso atto cortese
5423
Mes.
Hor odi maraviglia.
5424
Quella, che fù pur dianzi
5425
Sì da la tema del morire oppressa,
5426
Fatta alhor di repente
5427
A le parole di Mirtillo invitta,
5428
Con intrepido cor così rispose.
5429
Pensi dunque, Mirtillo,
5430
Di dar col tuo morire
5431
Vita à chi di te vive.
5432
O miracolo ingiusto Su, ministri,
5433
Sù che si tarda homai
5434
Menatemi à gli altari.
5435
Ah, che tanta pietà non volev'io,
5436
Soggiunse alhor Mirtillo.
5437
Torna cruda, Amarilli,
5438
Che cotesta pietà sì dispietata
5439
Troppo di me la miglior parte offende.
5440
A me tocca il morire, anzi à me pure
5441
Rispondeva Amarilli, che per legge
5442
Son condennata, e quivi
5443
Si contendea tra lor, come s'à punto
5444
Fosse vita il morire, il viver morte.
5445
Oh anime bennate, ò copia degna
5446
Di sempiterni honori
5447
O vivi, e morti gloriosi amanti
5448
Se tante lingue havessi e tante voci
5449
Quant'occhi il cielo e quante arene il mare,
5450
Perderien tutte il suono e la favella
5451
Nel dir à pien le vostre lodi immense.
5452
Figlia del cielo, eterna
5453
E gloriosa donna,
5454
Che l'opre de mortali al tempo involi,
5455
Accogli tu la bella istoria e scrivi
5456
Con lettre d'oro in solido diamante
5457
L'alta pietà de l'uno e l'altro amante.
5458
Tit.
Ma qual fin hebbe poi
5459
Quella mortal contesa?
5460
Mes.
Vinse Mirtillo, ò, che mirabil guerra,
5461
E inusitata, dove
5462
Visse il perdente, e'l vincitor morio
5463
Però che 'l sacerdote
5464
Disse à la figlia tua, quetati, Ninfa,
5465
Che campar per altrui
5466
Non può chi per altrui s'offerse à morte.
5467
Così la legge nostra à noi prescrive.
5468
Poi comandò che la donzella fosse
5469
Sì ben guardata, che 'l dolore estremo
5470
A disperato fin non la traesse.
5471
In tale stato eran le cose, quando
5472
Di te mandommi à ricercar Montano.
5473
Tit.
Insomma egli è pur vero.
5474
Senza odorati fiori
5475
Le rive e i poggi e senza i verdi onori
5476
Vedrai le selve à la stagion novella,
5477
Prima che senza amor vaga donzella.
5478
Ma, se quì dimoriam, come sapremo
5479
L'hora di gir al tempio?
5480
Mes.
Qui meglio assai ch'altrove,
5481
Che questo à punto è 'l loco, ov'esser deve
5482
Il buon pastore in sacrificio offerto.
5483
Tit.
E perche non nel Tempio
5484
Mes.
Perche si dà la pena ove fù il fallo.
5485
Tit.
E perche no ne l'antro,
5486
Se ne l'antro fù il fallo?
5487
Mes.
Perche à scoperto ciel sacrar si deve.
5488
Tit.
E onde hai tu questi misteri intesi?
5489
Mes.
Dal ministro maggior, così dic'egli
5490
Da l'antico Tirenio haver inteso
5491
Che 'l fido Aminta, e l'infedel Lucrina
5492
Sacrificati fôro.
5493
Ma tempo è di partire, ecco che scende
5494
La sacra pompa al piano.
5495
Sarà forse ben fatto
5496
Che per quest'altra via
5497
Ce n'andiam noi per la tua figlia al tempio.
5498
SCENA III
(Choro di Pastori, Choro di Sacerdoti, Montano, Mirtillo.)
C.P.
O Figlia del gran Giove,
5499
O sorella del Sol, ch'al cieco mondo
5500
Splendi nel primo ciel Febo secondo
5501
C.S.
Tu che col tuo vitale
5502
E temperato raggio
5503
Scemi l'ardor de la fraterna luce.
5504
Onde quà giù produce
5505
Felicemente poi l'alma natura
5506
Tutti i suoi parti, e fa d'Herbe e di piante,
5507
D'huomini e d'animai ricca e feconda
5508
L'aria, la terra, e l'onda.
5509
Deh sì come in altrui tempri l'arsura,
5510
Così spegni in te l'ira
5511
Ond'hoggi Arcadia tua piagne e sospira.
5512
C.P.
O figlia del gran Giove,
5513
O sorella del Sol, ch'al cieco mondo
5514
Splendi nel primo ciel Febo secondo
5515
Mon.
Drizzate omai gli altari,
5516
Sacri ministri; e voi,
5517
O devoti pastori, à la gran Dea,
5518
Reiterando le canore voci,
5519
Invocate il suo nome.
5520
C.P.
O figlia del gran Giove,
5521
O sorella del Sol, ch'al cieco mondo
5522
Splendi nel primo ciel Febo secondo
5523
Mon.
Traetevi in disparte,
5524
Pastori, e servi miei, nè quà venite,
5525
Se da la voce mia non sete mossi.
5526
Giovane valoroso,
5527
Che, per dar vita altrui, vita abbandoni.
5528
Mori pur consolato.
5529
Tu con un breve sospirar, che morte
5530
Sembra à gli animi vili,
5531
Immortalmente al tuo morir t'involi.
5532
E quando havrà già fatto
5533
L'invida età, dopò mill'anni, e mille,
5534
Di tanti nomi altrui l'usato scempio,
5535
Vivrai tu alhor, di vera fede esempio.
5536
Ma perche vuol la legge
5537
Che taciturna vittima tu moia,
5538
Prima che pieghi le ginocchia à terra,
5539
Se cosa hai quì da dir, dilla, e poi taci.
5540
Mir.
Padre, che padre di chiamarti, ancora
5541
Che morir debbia per tua man, mi giova,
5542
Lascio il corpo à la terra
5543
E lo spirto à colei ch'è la mia vita.
5544
Ma, s'avvien ch'ella moia,
5545
Come di far minaccia, oime qual parte
5546
Di me resterà viva.
5547
O che dolce morir, quando sol meco
5548
Il mio mortal morìa,
5549
Nè bramava morir l'anima mia
5550
Ma, se merta pietà colui che more
5551
Per soverchia pietà, padre cortese,
5552
Provvedi tu ch'ella non moia, e ch'io
5553
Con questa speme à miglior vita i' passi.
5554
Paghisi il mio destin de la mia morte,
5555
Sfoghisi col mio strazio.
5556
Ma, poi ch'io sarò morto, ah non mi tolga
5557
Ch'i' viva almeno in lei
5558
Con l'alma da le membra disunita,
5559
Se d'unirmi con lei mi tolse in vita.
5560
Mon.
A gran pena le lagrime ritegno.
5561
O nostra umanità, quanto sè frale
5562
Figlio, stà di buon cor, che quanto brami
5563
Di far prometto: e ciò per questo capo
5564
Ti giuro, e questa man ti dò per pegno.
5565
Mir.
Hor consolato moro e consolato
5566
A te vengo, Amarilli.
5567
Ricevi il tuo Mirtillo,
5568
Del tuo fido pastor l'anima prendi,
5569
Che, ne l'amato nome d'Amarilli
5570
Terminando la vita e le parole,
5571
Qui piego à morte le ginocchia e taccio.
5572
Mon.
Hor non s'indugi più, sacri ministri,
5573
Suscitate la fiamma,
5574
Con l'odorato e liquido bitume,
5575
E spargendovi sopra incenso e mirra,
5576
Traetene vapor ch'in alto ascenda.
5577
C.P.
O figlia del gran Giove,
5578
O sorella del Sol, ch'al cieco mondo
5579
Splendi nel primo ciel Febo secondo
5580
SCENA IIII
(Carino, Montano, Nicandro, Mirtillo, Choro di Pastori.)
Car.
Chi vide mai sì rari abitatori
5581
In sì spessi abituri? hor, s'io non erro,
5582
Eccone la cagione.
5583
Velli quà tutti in un drappel ridotti.
5584
Oh quanta turba, ò quanta
5585
Com'è ricca e solenne veramente
5586
Qui si fa sacrifizio.
5587
Mon.
Porgimi il vasel d'oro,
5588
Nicandro, ov'è riposto
5589
L'almo licor di Bacco.
5590
Nic.
Eccotel pronto.
Mon.
Così il sangue innocente
5591
Ammollisca il tuo petto, ò santa Dea,
5592
Come rammorbidisce
5593
L'incenerita, ed arida favilla
5594
Questa d'almo licor cadente stilla.
5595
Hor tu riponi il vasel d'oro, & poscia
5596
Dammi il nappo d'argento.
5597
Nic.
Eccoti il nappo.
Mon.
Così l'ira sia spenta
5598
Che destò nel tuo cor perfida ninfa,
5599
Come spegne la fiamma
5600
Questa cadente linfa.
5601
Car.
Pur questo è sacrifizio,
5602
Nè vittima ci veggio.
5603
Mon.
Hor tutto è preparato,
5604
Nè manca altro che'l fin. Dammi la scure.
5605
Car.
Vegg'io forse, ò m'inganno, un che nel tergo
5606
Ad uom si rassomiglia,
5607
Con le ginocchia à terra?
5608
È forse egli la vittima? Ò meschino,
5609
Egli è per certo, e gli tien già la mano
5610
Il Sacerdote in capo.
5611
Infelice mia patria ancor non hai
5612
L'ira del ciel dopò tant'anni estinta.
5613
C. P.
Ò figlia del gran Giove,
5614
O sorella del Sol, ch'al cieco mondo
5615
Splendi nel primo ciel, Febo secondo
5616
Mon.
Vindice dea, che la privata colpa
5617
Con publico flagello in noi punisci,
5618
(così ti piace, e forse
5619
Così sta ne l'abisso
5620
De l'immutabil providenza eterna),
5621
Poi che l'impuro sangue
5622
De l'infedel Lucrina in te non valse
5623
A dissetar quella giustizia ardente
5624
Che del ben nostro ha sete,
5625
Bevi questo innocente
5626
Di volontaria vittima e d'amante
5627
Non men d'Aminta fido,
5628
Ch'al sacro altare in tua vendetta uccido.
5629
C.P.
Ò figlia del gran Giove,
5630
O sorella del Sol, ch'al cieco mondo
5631
Splendi nel primo ciel, Febo secondo
5632
Mon.
Deh, come di pietà pur'hora il petto
5633
Intenerir mi sento
5634
Che 'nsolito stupor mi lega i sensi.
5635
Par che non osi il cor nè la man possa
5636
Levar questa bipenne.
5637
Car.
Vorrei prima nel viso
5638
Veder quell'infelice, e poi partirmi,
5639
Che non posso mirar cosa sì fiera.
5640
Mon.
Chi sà che 'n faccia al sol, ben che tramonti,
5641
Non sia fallo il sacrar vittima humana,
5642
E perciò la fortezza
5643
Languisca in me de l'anima e del corpo.
5644
Volgiti alquanto e gira
5645
La moribonda faccia inverso il monte.
5646
Così sta ben.
5647
Car.
Misero me Che veggio.
Non è quello il mio figlio.
5648
Il mio caro Mirtillo?
5649
Mon.
Hor posso.
5650
Car.
È troppo desso.
Mon.
E'l colpo libro.
Car.
Che fai, sacro ministro?
5651
Mon.
E tu, huomo profano,
5652
Perche ritieni il sacro ferro ed osi
5653
Di por tu qui la temeraria mano?
5654
Car.
Ò Mirtillo, ben mio,
5655
Già d'abbracciarti in sì dolente guisa...
5656
Nic.
Và in malora, insolente e pazzo vecchio
5657
Car.
Non mi credev'io mai.
5658
Nic.
Scostati dico
Che con impura man toccar non lice
5659
Cosa sacra agli Dei.
5660
Car.
Caro agli Dei
Son ben anch'io, che con la scorta loro
5661
Qui mi condussi.
5662
Mon.
Cessa
Nicandro. Udiamlo prima, e poi si parta.
5663
Car.
Deh ministro cortese,
5664
Prima che sopra il capo
5665
Di quel garzon cada il tuo ferro, dimmi
5666
Perche more il meschino, io te ne prego
5667
Per quella Dea ch'adori.
5668
Mon.
Per nume tal tu mi scongiuri, ch'empio
5669
Sarei se tèl negassi.
5670
Ma che t'importa ciò?
5671
Car.
Più che non credi.
Mon.
Perch'egli stesso à volontaria morte
5672
S'è per altrui donato.
5673
Car.
Dunque per altrui more.
5674
Anch'io morrò per lui, deh per pietate,
5675
Drizza in vece di quello
5676
A questo capo già cadente il colpo.
5677
Mon.
Amico, tu vaneggi.
5678
Car.
E perche à me si nega
5679
Quel ch'a lui si concede?
5680
Mon.
Perche sè forestiero.
5681
Car.
E se non fussi?
Mon.
Nè fare anco il potresti.
5682
Che campar per altrui
5683
Non può chi per altrui s'offerse à morte.
5684
Ma dimmi: chi sè tu, se pur è vero
5685
Che non sij forestiero.
5686
A l'habito tu certo
5687
Arcade non mi sembri.
5688
Car.
Arcade sono.
Mon.
In questa terra già non mi sovviene
5689
D'haverti io mai veduto.
5690
Car.
In questa terra nacqui, e son Carino,
5691
Padre di quel meschino.
5692
Mon.
Padre tu di Mirtillo? ò come giugni
5693
A te stesso ed à noi troppo importuno
5694
Scostati immantenente,
5695
Che col paterno affetto
5696
Render potresti infruttuoso e vano
5697
Il sacrifizio nostro.
5698
Car.
Ah, se tu fussi padre
5699
Mon.
Son padre, e padre ancor d'unico figlio,
5700
E pur tenero padre, nondimeno,
5701
Se questo fosse del mio Silvio il capo.
5702
Già non sarei men pronto
5703
A far di lui quel che del tuo far deggio,
5704
Che sacro manto indegnamente veste
5705
Chi, per publico ben del suo privato
5706
Comodo non si spoglia.
5707
Car.
Lascia ch'i 'l baci almen prima che mora.
5708
Mon.
E questo molto meno.
5709
Car.
Ò sangue mio, e tu ancor sè sì crudo,
5710
Che non rispondi al tuo dolente padre?
5711
Mir.
Deh padre, omai t'acqueta.
5712
Mon.
O noi meschini
Contaminato è 'l sacrificio, ò Dei
5713
Mir.
Che spender non potrei più degnamente
5714
La vita che m'hai data.
5715
Mon.
Troppo ben m'avvisai
5716
Ch'a la paterne lagrime costui
5717
Romperebbe il silenzio.
5718
Mir.
Misero qual errore
5719
Hò io commesso, ò come
5720
La legge del tacer m'uscì di mente?
5721
Mon.
Ma che si tarda? Su, ministri: al Tempio
5722
Rimenatelo tosto,
5723
E ne la sacra cella un'altra volta
5724
Da lui si prenda il volontario voto.
5725
Quì poscia ritornandolo, portate
5726
Con esso voi per sacrificio novo
5727
Nov'acqua, novo vino e novo foco.
5728
Sù, speditevi tosto,
5729
Che già s'inchina il sole.
5730
SCENA V
(Montano, Carino, Dameta.)
Mon.
Ma tu, vecchio importuno,
5731
Ringrazia pur il ciel che padre sei.
5732
Se ciò non fosse, i' ti farei (per questa
5733
Sacra testa tel giuro) hoggi sentire
5734
Quel che può l'ira in me, poi che sì male
5735
Usi la sofferenza.
5736
Sai tu forse chi sono.
5737
Sai tu che quì con una sola verga
5738
Reggo l'humane e le divine cose?
5739
Car.
Per domandar mercede
5740
Signoria non s'offende.
5741
Mon.
Troppo t'hò io sofferto, e tu per questo
5742
Sè venuto insolente.
5743
Nè sai tu che, se l'ira in giusto petto
5744
Lungamente si coce,
5745
Quanto più tarda fù, tanto più noce
5746
Car.
Tempestoso furor non fù mai l'ira
5747
In magnanimo petto,
5748
Ma un fiato sol di generoso affetto,
5749
Che, spirando ne l'alma,
5750
Quand'ella è più con la ragione unita,
5751
La desta e rende à le bell'opre ardita.
5752
Dunque, se grazia non impetro, almeno
5753
Fa' che giustizia i' trovi, e ciò negarmi
5754
Per debito non puoi.
5755
Che chi dà legge altrui,
5756
Non è da legge in ogni parte sciolto,
5757
E quanto sè maggiore
5758
Nel comandar, tanto più d'ubbidire
5759
Sè tenut'anco à chi giustizia chiede.
5760
Ed ecco i' te la cheggio.
5761
S'a me far non la vuoi, falla à te stesso,
5762
Che, Mirtillo uccidendo, ingiusto sei.
5763
Mon.
E come ingiusto son? Fa' che t'intenda.
5764
Car.
Non mi dicesti tu che qui non lice
5765
Sacrificar d'huomo straniero il sangue?
5766
Mon.
Dissilo, e dissi quel che 'l ciel comanda.
5767
Car.
Pur quello è forestier, che sacrar vuoi.
5768
Mon.
E come forestier? Non è tuo figlio?
5769
Car.
Bastiti questo, e non cercar più innanzi.
5770
Mon.
Forse perche tra noi nol generasti?
5771
Car.
Spesso men sa, chi troppo intender vuole.
5772
Mon.
Ma quì s'attende il sangue, e non il loco.
5773
Car.
Perche nol generai, straniero il chiamo.
5774
Mon.
Dunque è tuo figlio, e tu no'l generasti?
5775
Car.
E, se no'l generai, non è mio figlio.
5776
Mon.
Non mi dicesti tu ch'è di te nato?
5777
Car.
Dissi ch'è figlio mio, non di me nato.
5778
Mon.
Il soverchio dolor t'ha fatto insano.
5779
Car.
Non sentirei dolor, se fussi insano.
5780
Mon.
Non puoi fuggir d'esser malvagio ò stolto.
5781
Car.
Come può star malvagità col vero?
5782
Mon.
Come può star in un figlio, e non figlio?
5783
Car.
Può star figlio d'amor, non di natura.
5784
Mon.
Dunque, s'è figlio tuo, non è straniero.
5785
E se non è, non hai ragione in lui.
5786
Così convinto sè, padre ò non padre.
5787
Car.
Sempre di verità non è convinto
5788
Chi di parole è vinto.
5789
Mon.
Sempre convinta è di colui la fede,
5790
Che nel suo favellar si contraddice.
5791
Car.
Ti torno à dir che tu fai opra ingiusta.
5792
Mon.
Sopra questo mio capo
5793
E sopra il capo di mio figlio cada
5794
Tutta questa ingiustizia.
5795
Car.
Tu te ne pentirai.
5796
Mon.
Ti pentirai ben tu, se non mi lasci
5797
Fornir l'ufficio mio.
5798
Car.
In testimon ne chiamo huomini, e Dei.
5799
Mon.
Chiami tu forse i Dei, ch'hai disprezzati?
5800
Car.
E, poi che tu non m'odi,
5801
Odami cielo e terra,
5802
Odami la gran Dea che qui s'adora,
5803
Che Mirtillo è straniero
5804
E che non è mio figlio, e che profani
5805
Il sacrificio santo.
5806
Mon.
Il ciel m'aiti
Con quest'huomo importuno.
5807
Chi è dunque suo padre,
5808
Se non è figlio tuo?
5809
Car.
Non tel so dire.
Sò ben che non son io.
5810
Mon.
Vedi come vacilli?
5811
È egli del tuo sangue?
5812
Car.
Nè questo ancora.
5813
Mon.
E perche figlio il chiami?
Car.
Perche l'hò come figlio,
5814
Dal primo dì ch'i' l'ebbi,
5815
Per fin à questa età, sempre nudrito
5816
Ne le mie case, e come figlio amato.
5817
Mon.
Il comprasti? il rapisti? onde l'avesti?
5818
Car.
In Elide l'hebb'io, cortese dono
5819
D'huomo straniero.
5820
Mon.
E quell'huomo straniero
Donde l'hebb'egli?
5821
Car.
A lui l'havea dat'io.
Mon.
Sdegno tu movi in un sol punto e riso.
5822
Dunque avesti tu in dono
5823
Quel che donato havevi?
5824
Car.
Quel ch'era suo, gli diedi,
5825
Ed egli à me ne fe' cortese dono.
5826
Mon.
E tu poi c'hoggi à vaneggiar mi tiri
5827
Onde avuto l'havevi?
5828
Car.
In un cespuglio d'odorato mirto
5829
Poco prima i' l'haveva
5830
Ne la foce d'Alfeo trovato à caso.
5831
Per questo solo il nominai Mirtillo.
5832
Mon.
Oh, come ben favole fingi ed orni.
5833
Han fere i vostri boschi?
5834
Car.
E di che sorte
Mon.
Come nol divoraro?
5835
Car.
Un rapido torrente
5836
L'havea portato in quel cespuglio e quivi
5837
Lasciatolo, nel seno
5838
Di picciola isoletta,
5839
Che d'ogn'intorno il difendea con l'onda.
5840
Mon.
Tu certo ordisci ben menzogne e fole.
5841
Ed era stata sì pietosa l'onda,
5842
Che non l'havea sommerso.
5843
Son sì discreti in tuo paese i fiumi,
5844
Che nudriscon gl'infanti?
5845
Car.
Posava entr'una culla; e questa, quasi
5846
Discretta navicella,
5847
D'altra soda materia,
5848
Che soglion ragunar sempre i torrenti,
5849
Accompagnata e cinta,
5850
L'havea portato in quel cespuglio à caso.
5851
Mon.
Posava entro una culla?
5852
Car.
Entro una culla.
Mon.
Bambino in fasce?
5853
Car.
E ben vezzoso ancora.
Mon.
E quando hà che fù questo?
5854
Car.
Fà tuo conto
Che son passati già diciannove anni
5855
Dal gran diluvio e son tant'anni à punto.
5856
Mon.
Ò qual mi sento orror vagar per l'ossa
5857
Car.
Egli non sa che dire.
5858
Oh superbo costume
5859
De le grand'alme ò pertinace ingegno,
5860
Che vinto anco non cede,
5861
E pensa d'avanzar così di senno
5862
Come di forze avanza.
5863
Questi certo è convinto, e se ne duole,
5864
S'io bene al mal inteso
5865
Suo mormorar l'intendo, e 'n qualche modo,
5866
C'havesse pur di verità sembianza,
5867
Coprir vorrebbe il fallo
5868
De l'ostinata mente.
5869
Mon.
Ma che ragione in quel bambino havea
5870
Quell'huom di cui tu parli? era suo figlio?
5871
Car.
Questo non ti so dir.
5872
Mon.
Nè mai di lui
Notizia havesti tu maggior di questa?
5873
Car.
Tanto à punto ne sò. Vedi novelle
5874
Mon.
Conoscerestil tu?
5875
Car.
Sol ch'io 'l vedessi:
Rozzo pastor à l'habito ed al viso,
5876
Di mezzana statura e di pel nero,
5877
D'hispida barba e di setose ciglia.
5878
Mon.
Venite à me, pastori e servi miei
5879
Dam.
Eccoci pronti.
5880
Mon.
Hor mira.
A qual di questi più si rassomiglia,
5881
L'huom di cui parli?
5882
Car.
A quel che teco parla.
Nol sol si rassomiglia,
5883
Ma quegli à punto è desso.
5884
E mi par quello stesso
5885
Ch'era vent'anni già, che non ha pure
5886
Canuto un pelo, ed io son tutto bianco.
5887
Mon.
Tornatevi in disparte, e tu qui meco
5888
Resta, Dameta, e dimmi.
5889
Conosci tu costui?
5890
Dam.
Mi par di sì, ma dove
Già non sò dirti ò come.
5891
Car.
Hor io di tutto
Ben ricordar farollo.
5892
Mon.
À me tu prima
Lascia favellar seco; e non t'incresca
5893
D'allontanarti alquanto.
5894
Car.
E volentieri
Fò quanto mi comandi.
5895
Mon.
Hor mi rispondi,
Dameta, e guarda ben di non mentire.
5896
Car.
Che sarà questo, ò Dei?
5897
Mon.
Tornando tu da ricercar, già sono
5898
Vent'anni, il mio bambin, che con la culla
5899
Rapì il fiero torrente.
5900
Non mi dicesti tu che le contrade
5901
Tutte, che bagna Alfeo, cercate havevi
5902
Senz'alcun frutto?
5903
Dam.
E perche ciò mi chiedi?
Mon.
Rispondi à questo pur: non mi dicesti
5904
Che ritrovato non l'avevi?
5905
Dam.
Il dissi.
Mon.
Hor che bambino è quello,
5906
Ch'alhor donasti in Elide à colui
5907
Che qui t'hà conosciuto?
5908
Dam.
Or son vent'anni,
E vuoi ch'un vecchio si ricordi tanto?
5909
Mon.
Ed egli è vecchio, e pur se ne ricorda.
5910
Dam.
Più tosto egli vaneggia.
5911
Mon.
Hor il vedremo.
Dove sè peregrino?
5912
Car.
Eccomi.
Dam.
O fossi
Tanto sotterra.
5913
Mon.
Dimmi.
Non è questo il pastor che ti fè il dono?
5914
Car.
Questo per certo.
5915
Dam.
E di qual dono parli?
Car.
Non ti ricordi tu, quando nel Tempio
5916
De l'olimpico Giove, avendo quivi
5917
Da l'Oracolo havuta
5918
Già la risposta e stando
5919
Tu per partire, i' mi ti feci incontro,
5920
Chiedendoti di quello
5921
Che ricercavi i segni, e tu li desti.
5922
Indi poi ti condussi
5923
A le mie case, e quivi il tuo bambino
5924
Trovasti in culla e me ne festi il dono.
5925
Che vuoi tu dir per questo?
5926
Dam.
Or quel bambino,
Car.
Ch'allor tu mi donasti e ch'io poi sempre
5927
Hò come figlio appresso me nudrito,
5928
È 'l misero garzon ch'à questi altari
5929
Vittima è destinato.
5930
Dam.
Oh forza del destino.
5931
Mon.
Ancor t'infingi?
È vero tutto ciò ch'egli t'ha detto?
5932
Dam.
Così morto fuss'io, com'è ben vero
5933
Mon.
Ciò t'avverrà, s'anco nel resto menti.
5934
E qual cagion ti mosse
5935
A donar quello altrui, che tuo non era?
5936
Dam.
Deh non cercar più innanzi,
5937
Padron, deh, non, per Dio, Bastiti questo.
5938
Mon.
Più sete hor me ne viene.
5939
Ancor mi tieni à bada? ancor non parli.
5940
Morto, sè tu s'un'altra volta il chiedo.
5941
Dam.
Perche m'havea l'oracolo predetto
5942
Che 'l trovato bambin correa periglio,
5943
Se mai tornava à le paterne case,
5944
D'esser dal padre ucciso.
5945
Car.
E questo è vero,
Che mi trovai presente.
5946
Mon.
Oime, che tutto
Già troppo è manifesto Il caso è chiaro.
5947
Col sogno e col destin s'accorda il fatto.
5948
Car.
Hor che ti resta più? vuoi tu chiarezza
5949
Di questa anco maggior?
5950
Mon.
Troppo son chiaro.
Troppo dicesti tu, troppo intes'io.
5951
Cercato havess'io men, tu men saputo
5952
O Carino Carino
5953
Come teco dolor cangio e fortuna
5954
Come gli affetti tuoi son fatti miei.
5955
Questo è mio figlio, ò figlio
5956
Troppo infelice d'infelice padre.
5957
Figlio, da l'onde assai più fieramente
5958
Salvato che rapito.
5959
Poi che cader per le paterne mani
5960
Dovevi à i sacri altari
5961
E bagnar del tuo sangue il patrio suolo.
5962
Car.
Padre tu di Mirtillo? ò maraviglia
5963
In che modo il perdesti?
5964
Mon.
Rapito fù da quel diluvio horrendo,
5965
Che testè mi dicevi; ò caro pegno
5966
Tu fusti salvo alhor che ti perdei.
5967
Ed hor solo ti perdo,
5968
Perche trovato sei.
5969
Car.
O provvidenza eterna,
5970
Con qual alto consiglio
5971
Tanti accidenti hai fin'à qui sospesi,
5972
Per farli poi cader tutti in un punto
5973
Gran cosa hai tu concetta,
5974
Gravida sè di mostruoso parto.
5975
O gran bene ò gran male
5976
Partorirai tu certo.
5977
Mon.
Questo fù quel che mi predisse il sogno,
5978
Ingannevole sogno,
5979
Nel mal troppo verace,
5980
Nel ben troppo bugiardo.
5981
Questa fù quella insolita pietate,
5982
Quell'improvviso horrore
5983
Che nel mover del ferro
5984
Sentij scorrer per l'ossa,
5985
Ch'abborriva natura un così fiero,
5986
Per man del padre, abominevol colpo.
5987
Car.
Ma che? Darai tu dunque
5988
A sì nefando sacrificio effetto?
5989
Mon.
Non può per altra man vittima humana
5990
Cader à questi altari.
5991
Car.
Il padre al figlio
Darà dunque la morte?
5992
Mon.
Così comanda à noi la nostra legge.
5993
E qual sarà di perdonarla altrui
5994
Carità sì possente, se non volle
5995
Perdonar à se stesso il fido Aminta?
5996
Car.
O malvagio destino,
5997
Dove m'hai tu condotto?
5998
Mon.
A veder di duo padri
5999
La soverchia pietà fatta omicida.
6000
La tua verso Mirtillo,
6001
La mia verso gli Dei.
6002
Tu credesti salvarlo
6003
Col negar d'esser padre, e l'hai perduto.
6004
Io, cercando e credendo
6005
D'uccider il tuo figlio,
6006
Il mio trovo, e l'uccido.
6007
Car.
Ecco l'horribil mostro,
6008
Che partorisce il fato. ò caso atroce
6009
O Mirtillo mia vita, è questo quello
6010
Che m'ha di te l'Oracolo predetto.
6011
Così ne la mia terra
6012
Mi fai felice? ò figlio,
6013
Figlio, di questo sventurato vecchio
6014
Già sostegno e speranza, hor pianto e morte
6015
Mon.
Lascia à me queste lagrime, Carino,
6016
Che piango il sangue mio.
6017
Ah, perche sangue mio,
6018
Se l'hò da sparger io? misero figlio
6019
Perche ti generai? perche nascesti.
6020
A te dunque la vita
6021
Salvò l'onda pietosa,
6022
Perche te la togliesse il crudo padre.
6023
Santi numi immortali,
6024
Senz'il cui alto intendimento eterno
6025
Nè pur in mar un'onda
6026
Si move ò in aria spirto, ò in terra fronda,
6027
Qual sì grave peccato
6028
Hò contra voi commesso, ond'io sia degno
6029
Di venir col mio seme in ira al cielo.
6030
Ma, s'hò pur peccat'io,
6031
In che peccò il mio figlio.
6032
Che non perdoni à lui,
6033
E con un soffio del tuo sdegno ardente
6034
Me folgorando, non ancidi, ò Giove.
6035
Ma, se cessa il tuo strale,
6036
Non cesserà il mio ferro.
6037
Rinnoverò d'Aminta
6038
Il doloroso esempio,
6039
E vedrà prima il figlio estinto il padre,
6040
Che 'l padre uccida di sua mano il figlio.
6041
Mori dunque, Montano, hoggi morire
6042
A te tocca, à te giova.
6043
Numi, non so s'io dica
6044
Del cielo, ò dell'inferno,
6045
Che col duolo agitate
6046
La disperata mente,
6047
Ecco, il vostro furore,
6048
Poi che così vi piace, hò già concetto.
6049
Non bramo altro che morte; altra vaghezza
6050
Non hò che del mio fine.
6051
Un funesto desio d'uscir di vita
6052
Tutto m'ingombra e par che mi conforte.
6053
A la morte à la morte
6054
Car.
Ò infelice vecchio
6055
Come il lume maggiore
6056
La minor luce abbaglia,
6057
Così il dolor, che del tuo male i' sento,
6058
Il mio dolore hà spento.
6059
Certo sè tu d'ogni pietà ben degno.
6060
SCENA VI
(Tirenio, Montano, Carino.)
Tir.
Affrettati, mio figlio,
6061
Ma con sicuro passo,
6062
Sì ch'i' possa seguirti e non inciampi,
6063
Per questo dirupato e torto calle,
6064
Col piè cadente, e cieco.
6065
Occhio sè tu di lui, come son io
6066
Occhio de la tua mente.
6067
E, quando sarai giunto
6068
Innanzi al Sacerdote, ivi ti ferma.
6069
Mon.
Ma non è quel, che colà veggio il nostro
6070
Venerando Tirenio,
6071
Ch'è cieco in terra e tutto vede in cielo.
6072
Qualche gran cosa il move,
6073
Che da molt'anni in qua non s'è veduto
6074
Fuor de la sacra cella.
6075
Car.
Piaccia à l'alta bontà de' sommi Dei
6076
Che per te lieto ed opportuno giunga.
6077
Mon.
Che novità vegg'io, padre Tirenio.
6078
Tu fuor del tempio? ove ne vai? che porti?
6079
Tir.
A te solo ne vengo,
6080
E nuove cose porto e nuove cerco.
6081
Mon.
Come teco non è l'ordine sacro.
6082
Che tarda? ancor non torna
6083
Con la purgata vittima e col resto,
6084
Ch'a l'interrotto sacrificio manca?
6085
Tir.
O quanto spesso giova
6086
La cecità degli occhi al veder molto,
6087
Ch'alhor, non traviata
6088
L'anima ed in se stessa
6089
Tutta raccolta, suole
6090
Aprir nel cieco senso occhi Lincei
6091
Non bisogna, Montano,
6092
Passar sì leggermente alcuni gravi
6093
Non aspettati casi,
6094
Che tra l'opere humane han del divino.
6095
Però che i sommi Dei
6096
Non conversano in terra
6097
Nè favellan con gli huomini mortali,
6098
Ma tutto quel di grande ò di stupendo,
6099
Ch'al cieco caso il cieco volgo ascrive,
6100
Altro non è che favellar celeste.
6101
Così parlan tra noi gli eterni Numi,
6102
Queste son le lor voci,
6103
Mute à l'orecchie e risonanti al core
6104
Di chi le 'ntende; òh, quattro volte, e sei
6105
Fortunato colui che ben le 'ntende
6106
Stava già per condur l'ordine sacro,
6107
Come tu comandasti, il buon Nicandro.
6108
Ma il ritenn'io per accidente nuovo
6109
Nel Tempio occorso, ed è ben tal, che, mentre
6110
Vo con quello accopiandolo, che quasi
6111
In un medesmo tempo
6112
È hoggi à te incontrato,
6113
Un non sò che d'insolito e confuso
6114
Tra speranza e timor tutto m'ingombra,
6115
Che non intendo, e quanto men l'intendo,
6116
Tanto maggior concetto,
6117
O buono, ò rio, ne prendo.
6118
Mon.
Quel, che tu non intendi,
6119
Troppo intend'io miseramente e 'l provo.
6120
Ma dimmi, à te, che puoi
6121
Penetrar del destin gli alti segreti,
6122
Cosa alcuna s'asconde?
6123
Tir.
o figlio, figlio,
Se volontario fosse
6124
Del profetico lume il divin'uso,
6125
Saria don di natura, e non del cielo.
6126
Sento ben io ne l'indigesta mente
6127
Che 'l ver m'asconde il fato
6128
E si riserba alto segreto in seno.
6129
Questa sola cagione à te mi mosse,
6130
Vago d'intender meglio
6131
Chi è colui che s'è scoperto padre,
6132
(se da Nicandro hò ben inteso il fatto.
6133
Di quel garzon ch'è destinato à morte.
6134
Mon.
Troppo il conosci, ò quanto
6135
Ti dorrà poi, Tirenio,
6136
Ch'ei ti sia tanto noto, e tanto caro
6137
Tir.
Lodo la tua pietà, c'humana cosa
6138
È l'haver degli afflitti
6139
Compassione ò figlio; nondimeno
6140
Fa' pur che seco i' parli.
6141
Mon.
Veggio ben'hor che 'l cielo
6142
Quanto haver già solevi
6143
Di presaga virtute in te sospende.
6144
Quel padre, che tu chiedi
6145
E con cui brami di parlar, son io.
6146
Tir.
Tu padre di colui ch'è destinato
6147
Vittima à la gran Dea?
6148
Mon.
Son quel misero padre
6149
Di quel misero figlio.
6150
Tir.
Di quel fido pastore
6151
Che, per dar vita altrui, s'offerse à morte?
6152
Mon.
Di quel che fà, morendo,
6153
Viver chi gli dà morte,
6154
Morir chi gli diè vita.
6155
Tir.
E questo è vero?
Mon.
Eccone il testimonio.
6156
Car.
Ciò che t'hà detto è vero.
6157
Tir.
E chi sè tu che parli?
6158
Car.
Io son Carino,
Padre fin quì di quel garzon creduto.
6159
Tir.
Sarebbe questo mai quel tuo bambino
6160
Che ti rapì il diluvio?
6161
Mon.
Ah tu l'hai detto,
Tirenio.
6162
Tir.
E tu per questo
Ti chiami padre misero, Montano.
6163
Oh cecità de le terrene menti
6164
In qual profonda notte,
6165
In qual fosca caligine d'errore
6166
Son le nostr'alme immerse,
6167
Quando tu non le illustri, ò sommo Sole
6168
A che del saper vostro
6169
Insuperbite, ò miseri mortali.
6170
Questa parte di noi, che 'ntende e vede,
6171
Non è nostra virtù, ma vien dal cielo.
6172
Esso la dà come à lui piace, e toglie.
6173
O Montano, di mente assai più cieco,
6174
Che non son io di vista,
6175
Qual prestigio, qual dèmone t'abbaglia
6176
Sì che s'egli è pur vero
6177
Che quel nobil garzon sia di te nato,
6178
Non ti lasci veder c'hoggi sè pure
6179
Il più felice padre,
6180
Il più caro agli Dei di quanti al mondo
6181
Generasser mai figli.
6182
Ecco l'alto segreto
6183
Che m'ascondeva il fato
6184
Ecco il giorno felice,
6185
Con tanto nostro sangue
6186
E tante nostre lagrime aspettato
6187
Ecco il beato fin de' nostri affanni
6188
O Montano, ove sè? torna in te stesso.
6189
Come à te solo è de la mente uscito
6190
L'oracolo famoso.
6191
Il fortunato oracolo, nel core
6192
Di tutta Arcadia impresso.
6193
Come, col lampeggiar c'hoggi ti mostra
6194
Inaspettatamente il caro figlio,
6195
Non senti il tuon de la celeste voce.
6196
Non avrà prima fin quel che v'offende
6197
Che duo semi del ciel congiunga Amore...
6198
(Mi distilla dal core
6199
Lagrime la dolcezza in tanta copia,
6200
Ch'io non posso parlar) Non havrà prima...
6201
Non havrà prima fin quel che v'offende,
6202
Che duo semi del ciel congiunga Amore,
6203
E di donna infedel l'antico errore
6204
L'alta pietà d'un PASTOR FIDO ammende.
6205
Hor dimmi tu, Montan: questo pastore,
6206
Di cui si parla e che dovea morire,
6207
non è seme del ciel, s'è di te nato.
6208
non è seme del cielo anco Amarilli.
6209
e chi gli ha insieme avvinti altro che Amore.
6210
Silvio fù dai parenti e fù per forza
6211
con Amarilli in matrimonio stretto.
6212
ed è tanto lontan che gli strignesse
6213
nodo amoroso, quanto
6214
l'haver in odio è da l'amar lontano.
6215
Ma, s'esamini il resto, apertamente
6216
vedrai che di Mirtillo hà solo inteso
6217
la fatal voce; e qual si vide mai,
6218
dopo il caso d'Aminta,
6219
fede d'amor, che s'agguagliasse à questa.
6220
Chi hà voluto mai per la sua donna,
6221
dopo il fedele Aminta,
6222
morir, se non Mirtillo.
6223
Questa è l'alta pietà del pastor fido,
6224
degna di cancellar l'antico errore
6225
de l'infedele, e misera Lucrina.
6226
Con quest'atto mirabile e stupendo,
6227
più che col sangue humano,
6228
l'ira del ciel si placa
6229
e quel si rende à la giustizia eterna,
6230
che già le tolse il femminile oltraggio.
6231
Questa fù la cagion che non sì tosto
6232
giuns'egli al Tempio à rinnovar il voto,
6233
che cessar tutti i mostruosi segni.
6234
non stilla più dal simulacro eterno
6235
sudor di sangue, e più non trema il suolo,
6236
nè strepitosa più nè più putente
6237
È la caverna sacra; anzi da lei
6238
vien sì dolce armonia, sì grato odore,
6239
che non l'havrebbe più soave il cielo,
6240
se voce ò spirto haver potesse il cielo.
6241
O alta providenza, ò sommi Dei,
6242
se le parole mie
6243
fosser anime tutte,
6244
e tutte al vostro honore
6245
Hoggi le consacrassi, à le dovute
6246
grazie non basterian di tanto dono.
6247
Ma come posso, ecco le rendo, ò santi
6248
numi del ciel, con le ginocchia à terra
6249
umilimente. Oh, quanto
6250
vi son io debitor perc'hoggi vivo
6251
Ho di mia vita corsi
6252
cent'anni già, nè seppi mai che fosse
6253
viver, nè mi fù mai
6254
la cara vita, se non hoggi, cara.
6255
Hoggi à viver comincio, hoggi rinasco.
6256
Ma che perd'io con le parole il tempo,
6257
che si dè dar'a l'opre
6258
Ergimi, figlio, che levar non posso
6259
già senza te queste cadenti membra.
6260
Mon.
Un'allegrezza hò nel mio cor, Tirenio,
6261
Con sì stupenda maraviglia unita,
6262
Che son lieto, e no'l sento,
6263
Nè può l'alma confusa
6264
Mostrar di fuor la ritenuta gioia,
6265
Sì tutti lega alto stupore i sensi.
6266
O non veduto mai, nè mai più inteso
6267
Miracolo del cielo
6268
O grazia senza esempio
6269
O pietà singolar de' sommi Dei
6270
O fortunata Arcadia,
6271
Oh sovra quante il sol ne vede, e scalda,
6272
Terra gradita al ciel, terra beata
6273
Così il tuo ben m'è caro,
6274
Che'l mio non sento, e del mio caro figlio,
6275
Che due volte hò perduto
6276
E due volte trovato, e di me stesso,
6277
Che da un'abisso di dolor trapasso
6278
A un'abisso di gioia,
6279
Mentre penso di te; non mi sovviene.
6280
E si disperde il mio diletto, quasi
6281
Poca stilla insensibile confusa
6282
Ne l'ampio mar de le dolcezze tue.
6283
Oh benedetto sogno,
6284
Sogno non già, ma vision celeste
6285
Ecco ch'Arcadia mia,
6286
Come dicesti tu sarà ancor bella.
6287
Tir.
Ma che tardi, Montano.
6288
Da noi più non attende
6289
Vittima humana il cielo.
6290
Non è più tempo di vendetta e d'ira,
6291
Ma di grazia e d'amore; hoggi comanda
6292
La nostra Dea che'n vece
6293
Di sacrifizio orribile e mortale.
6294
Si faccian liete e fortunate nozze.
6295
Ma dimmi tu quant'ha di vivo il giorno?
6296
Mon.
Un'ora ò poco più.
6297
Tir.
Così vien sera.
Torniamo al tempio, e quivi immantinente
6298
La figliuola di Titiro e'l tuo figlio
6299
Si dian la fede maritale, e sposi
6300
Divengano, d'amanti, e l'un conduca
6301
L'altra ben tosto à le paterne case,
6302
Dove convien, prima che'l sol tramonti,
6303
Che sian congiunti i fortunati heroi.
6304
Così comanda il ciel, tornami, figlio,
6305
Onde m'hai tolto, e tu, Montan, mi segui
6306
Mon.
Ma guarda ben, Tirenio,
6307
Che, senza violar la santa legge,
6308
Non può ella à Mirtillo
6309
Dar quella fè, che fù già data à Silvio.
6310
Car.
Ed à Silvio fiè data
6311
Parimente la fede, che Mirtillo
6312
Fin dal suo nascimento hebbe tal nome,
6313
Se dal tuo servo mi fù detto il vero.
6314
Ed egli si compiacque,
6315
Ch'io 'l nomassi Mirtillo anzi che Silvio.
6316
Mon.
Gli è vero, hor mi sovviene, e cotal nome
6317
Rinnovai nel secondo,
6318
Per consolar la perdita del primo.
6319
Tir.
Il dubbio era importante, hor tu mi segui.
6320
Mon.
Carino andiamo al tempio, e da qui innanzi
6321
Duo padri havrà Mirtillo. Oggi hà trovato
6322
Montano un figlio ed un fratel Carino.
6323
Car.
D'amor padre à Mirtillo, à te fratello.
6324
Di riverenza à l'un servo ed à l'altro
6325
Sarà sempre Carino.
6326
E, poi che verso me sè tanto humano,
6327
Ardirò di pregarti
6328
Che ti sia caro il mio compagno ancora,
6329
Senza cui non sarei caro à me stesso.
6330
Mon.
Fanne quel ch'à te piace.
6331
Car.
Eterni numi, ò come son diversi
6332
Quegli alti, inaccessibili sentieri,
6333
Onde scendono à noi le vostre grazie,
6334
Da quei fallaci, e torti,
6335
Onde i nostri pensier salgono al cielo
6336
SCENA VII
(Corisca, Linco.)
Cor.
E così, Linco, il dispietato Silvio,
6337
Quando men se'l pensò, divenne amante.
6338
Ma che seguì di lei?
6339
Lin.
Noi la portammo
A le case di Silvio, ove la madre
6340
Con lagrime l'accolse,
6341
Non sò se di dolcezza, ò di dolore.
6342
Lieta, sì, che 'l suo figlio
6343
Già fosse amante e sposo, ma del caso
6344
De la ninfa dolente. E di due nuore
6345
Suocera mal fornita,
6346
L'una morta piangea, l'altra ferita.
6347
Cor.
Pur è morta Amarilli?
6348
Lin.
Dovea morir. Così portò la fama.
6349
Per questo sol mi mossi inverso al Tempio
6350
A consolar Montano, che perduta
6351
S'hoggi ha una nuora, ecco ne trova un'altra.
6352
Cor.
Dunque Dorinda non è morta?
6353
Lin.
Morta.
Fossi sì viva tu, fossi sì lieta
6354
Cor.
Non fù dunque mortal la sua ferita?
6355
Lin.
A la pietà di Silvio,
6356
Se morta fosse stata,
6357
Viva saria tornata.
6358
Cor.
E con qual arte
Sanò sì tosto?
6359
Lin.
I' ti dirò da capo
Tutta la cura, e maraviglie udrai.
6360
Stavan d'intorno à la ferita ninfa,
6361
Tutti con pronta mano
6362
E con tremante core, huomini e donne.
6363
Ma ch'altri la toccasse
6364
Non volle mai che Silvio suo, dicendo.
6365
La man che mi ferì, quella mi sani.
6366
Così soli restammo,
6367
Silvio, la madre ed io,
6368
Duo col consiglio, un con la mano oprando.
6369
Quell'ardito garzon, poi che levata
6370
Hebbe soavemente
6371
Dal nudo avorio ogni sanguigna spoglia,
6372
Tentò di trar da la profonda piaga
6373
La confitta saetta: ma, cedendo,
6374
Non so come, à la mano
6375
L'insidioso calamo, nascosto
6376
Tutto lasciò ne le latèbre il ferro.
6377
Quì da dovero incominciar l'angosce.
6378
Non fù possibil mai,
6379
Nè con maestra mano
6380
Nè con ferrigno rostro
6381
Nè con altro argomento, indi spiantarlo.
6382
Forse con altra assai più larga piaga
6383
La piaga aprendo, à le segrete vie
6384
Del ferro penetrar con altro ferro
6385
Si poteva, ò doveva.
6386
Ma troppo era pietosa, e troppo amante
6387
Per sì cruda pietà la man di Silvio
6388
(con sì fieri stromenti
6389
Certo non sana i suoi feriti Amore.
6390
Quantunque à la fanciulla innamorata
6391
Sembrasse che 'l dolor si raddolcisse
6392
Tra le mani di Silvio.
6393
Il qual, perciò nulla smarrito, disse
6394
Quinci uscirai ben tu, ferro malvagio,
6395
E con pena minor che tu non credi.
6396
Chi t'ha spinto qui dentro,
6397
È ben anco di trartene possente.
6398
Ristorerò con l'uso de la caccia
6399
Quel danno, che per l'uso
6400
De la caccia patisco, e da le fiere,
6401
D'un'herba hor mi sovviene,
6402
Ch'è molto nota à la silvestre capra
6403
quand'hà lo stral nel saettato fianco.
6404
essa à noi la mostrò, natura à lei),
6405
nè gran fatto è lontana, indi partissi.
6406
e, nel colle vicin subitamente
6407
coltone un fascio, à noi sen venne; e quivi
6408
trattone succo, e misto
6409
con seme di verbena e la radice
6410
giuntavi del centauro, un molle empiastro
6411
ne feo sopra la piaga.
6412
Oh mirabil virtù cessa il dolore
6413
subitamente, e si ristagna il sangue.
6414
e 'l ferro, indi à non molto,
6415
senza fatica, ò pena
6416
la man seguendo, ubbidiente n'esce.
6417
Tornò il vigor ne la donzella, come
6418
se non havesse mai piaga sofferta.
6419
La qual però mortale
6420
veramente non fù, però che, 'ntatto
6421
quinci l'alvo lasciando e quindi l'ossa,
6422
nel muscoloso fianco
6423
era sol penetrata.
6424
Cor.
Gran virtù d'herba e via maggior ventura
6425
Di donzella mi narri.
6426
Lin.
Quel che tra lor sia succeduto poi,
6427
Si può più tosto immaginar che dire.
6428
Certo è sana Dorinda, ed or si regge
6429
Sì ben sul fianco, che di lui servirsi
6430
Ad ogn'uso ella può. Con tutto questo,
6431
Credo, Corisca, e tu fors'anco il credi,
6432
Che di più piaghe già ferita sia.
6433
Ma, come l'han trafitta arme diverse,
6434
Così diverse ancor le piaghe sono.
6435
D'altra è fèro il dolor, d'altra è soave.
6436
L'una saldando si fà sana, e l'altra
6437
Quanto si salda men, tanto più sana.
6438
E quel fèro garzon di saettare,
6439
Mentr'era cacciator, fù così vago,
6440
Che non perde costume; ed hor, ch'egli ama,
6441
Di ferir anco ha brama.
6442
Cor.
Ò Linco, ancor sè pure
6443
Quell'amoroso Linco
6444
Che fosti sempre. Lin. O Corisca mia cara,
6445
D'animo Linco, e non di forze, sono
6446
E 'n questo vecchio tronco
6447
È più che fosse mai, verde il desio.
6448
Cor.
Hor ch'è morta Amarilli,
6449
Mi resta di veder quel ch'è seguìto
6450
Del mio caro Mirtillo.
6451
SCENA VIII
(Ergasto, Corisca.)
Erg.
O giorno pien di maraviglie, ò giorno
6452
Tutt'amor, tutto grazie, e tutto gioia,
6453
O terra avventurosa, ò ciel cortese
6454
Cor.
Ma ecco Ergasto, ò, come viene à tempo
6455
Erg.
Hoggi ogni cosa si rallegri, terra,
6456
Cielo, aria, foco e 'l mondo tutto rida.
6457
Passi il nostro gioire
6458
Anco fin ne l'inferno,
6459
Nè hoggi e' sia luogo di pene eterno.
6460
Cor.
Quanto è lieto costui.
6461
Erg.
Selve beate,
Se sospirando in flebili susurri
6462
Al nostro lamentar vi lamentaste,
6463
Gioite anco al gioire, e tante lingue
6464
Sciogliete quante frondi
6465
Scherzano al suon di queste
6466
Piene del gioir nostro aure ridenti.
6467
Cantate le venture e le dolcezze
6468
De' duo beati amanti.
6469
Cor.
Egli per certo
Parla di Silvio e di Dorinda. In somma,
6470
Viver bisogna; tosto
6471
Il fonte de le lagrime si secca
6472
Ma il fiume de la gioia abbonda sempre.
6473
De la morta Amarilli,
6474
Ecco, più non si parla; e sol s'hà cura
6475
Di goder con chi gode; ed è ben fatto.
6476
Pur troppo è pien di guai la vita humana.
6477
Ove si va sì consolato, Ergasto.
6478
A nozze forse?
6479
Erg.
E tu l'hai detto à punto.
Inteso hai tu l'avventurosa sorte
6480
De' duo felici amanti? udisti mai
6481
Caso maggior, Corisca?
6482
Cor.
I' l'hò da Linco
Con molto mio piacer pur'hora udito,
6483
E quel dolor hò mitigato in parte,
6484
Che per la morte d'Amarilli i' sento.
6485
Erg.
Morta Amarilli? e come? e di qual caso
6486
Parli tu hora, ò pensi tu ch'io parli?
6487
Cor.
Di Dorinda e di Silvio.
6488
Erg.
Che Dorinda? che Silvio.
6489
Nulla dunque sai tu La gioia mia
6490
Nasce da più stupenda
6491
E più alta e più nobile radice.
6492
D'Amarilli ti parlo e di Mirtillo,
6493
Coppia, di quante hoggi ne scaldi Amore,
6494
La più contenta e lieta.
6495
Cor.
Non è morta
Dunque Amarilli?
6496
Erg.
Come morta? È viva
E lieta e bella e sposa.
6497
Cor.
eh tu mi beffi.
Erg.
Ti beffo? il vedrai tosto.
6498
Cor.
à morir dunque
Condennata non fù?
6499
Erg.
Fù condennata,
Ma tosto anche assoluta.
6500
Cor.
Narri tu sogni, ò pur sognando ascolto?
6501
Erg.
Tosto la vedrai tu, se quì ti fermi,
6502
Col fortunato suo fedel Mirtillo
6503
Uscir dal tempio, ov'hora sono e data
6504
S'hanno la fede già maritale, e verso
6505
Le case di Montano ir li vedrai,
6506
Per cor di tante e di sì lunghe loro
6507
Amorose fatiche il dolce frutto.
6508
Oh, se vedessi l'allegrezza immensa,
6509
S'udissi il suon de le gioiose voci,
6510
Corisca, già d'innumerabil turba
6511
È tutto pieno il tempio huomini e donne
6512
Quivi vedresti tu, vecchi e fanciulli,
6513
Sacri e profani in un confusi e misti
6514
E poco men che per letizia insani.
6515
Ogn'un con maraviglia
6516
Corre à veder la fortunata coppia.
6517
Ogn'un la riverisce, ogn'un l'abbraccia.
6518
Chi loda la pietà, chi la costanza,
6519
Chi le grazie del ciel, chi di natura.
6520
Risuona il monte e 'l pian, le valli e i poggi
6521
Del Pastor Fido il glorioso nome.
6522
O ventura d'amante
6523
Il divenir sì tosto,
6524
Di povero pastore, un semideo.
6525
Passar in un momento
6526
Da morte à vita, e le vicine esequie
6527
Cangiar con sì lontane
6528
E disperate nozze,
6529
Ancor che molto sia,
6530
Corisca, è però nulla.
6531
Ma goder di colei per cui, morendo,
6532
Anco godeva? di colei che seco
6533
Volle sì prontamente
6534
Concorrer di morir, non che d'amare.
6535
Correr in braccio di colei, per cui
6536
Dianzi sì volentier correva à morte.
6537
Questa è ventura tal, questa è dolcezza,
6538
Ch'ogni pensiero avanza.
6539
E tu non ti rallegri? e tu non senti
6540
Per Amarilli tua quella letizia,
6541
Che sent'io per Mirtillo?
6542
Cor.
Anzi sì pur, Ergasto.
6543
Mira come son lieta.
6544
Erg.
ò se tu havessi
Veduta la bellissima Amarilli,
6545
Quando la man per pegno de la fede
6546
A Mirtillo ella porse,
6547
E per pegno d'amor Mirtillo à lei
6548
Un dolce sì, ma non inteso bacio,
6549
Non so se dir mi debbia ò diede ò tolse,
6550
Saresti certo di dolcezza morta.
6551
Che purpura? che rose.
6552
Ogni colore ò di natura ò d'arte
6553
Vincean le belle guance
6554
Che vergogna copriva
6555
Con vago scudo di beltà sanguigna,
6556
Che forza di ferirle
6557
Al feritor giungeva.
6558
Ed ella, in atto ritrosetta e schiva,
6559
Mostrava di fuggire
6560
Per incontrar più dolcemente il colpo.
6561
E lasciò in dubbio se quel bacio fosse
6562
O rapito, ò donato,
6563
Con sì mirabil arte
6564
Fù conceduto e tolto, e quel soave
6565
Mostrarsene ritrosa,
6566
Era un nò che voleva, un atto misto
6567
Di rapina, e d'acquisto.
6568
Un negar sì cortese, che bramava
6569
Quel che, negando, dava,
6570
Un vietar ch'era invito
6571
Sì dolce d'assalire,
6572
Ch'à rapir, chi rapiva, era rapito.
6573
Un restar, e fuggire
6574
Ch'affrettava il rapire.
6575
Oh dolcissimo bacio
6576
Non posso più, Corisca.
6577
Vo diritto diritto
6578
A trovarmi una sposa,
6579
Che 'n sì alte dolcezze
6580
Non si può ben gioir, se non amando.
6581
Cor.
Se costui dice il vero,
6582
Questo è quel dì, Corisca,
6583
Che tutto perdi, ò tutto acquisti, il senno.
6584
SCENA IX
(Choro di Pastori, Corisca, Amarilli, Mirtillo)
[Choro]
Vieni santo Imeneo.
6585
Seconda i nostri voti e i nostri canti.
6586
Scorgi i beati amanti,
6587
L'uno, e l'altro celeste semideo.
6588
Stringi il nodo fatal, santo Imeneo.
6589
Cor.
Oime, che troppo è vero, E cotal frutto
6590
Da le tue vanità, misera, mieti.
6591
O pensieri, ò desiri
6592
Non meno ingiusti che fallaci e vani.
6593
Dunque d'una innocente
6594
Hò bramata la morte
6595
Per adempir le mie sfrenate voglie.
6596
Sì cruda fui? sì cieca.
6597
Chi m'apre Hor gli occhi? ah, misera che veggio.
6598
L'Horror del mio peccato,
6599
Che di felicità sembianza havea.
6600
Cho.
Vieni, santo Imeneo,
6601
Seconda i nostri voti e i nostri canti.
6602
Scorgi i beati amanti,
6603
L'uno e l'altro celeste semideo.
6604
Stringi il nodo fatal, santo Imeneo.
6605
Deh mira, ò Pastor Fido,
6606
Dopò lagrime tante
6607
E dopo tanti affanni, ove sè giunto.
6608
Non è questa colei, che t'era tolta
6609
Da le leggi del cielo e de la terra.
6610
Dal tuo crudo destino.
6611
Da le sue caste voglie.
6612
Dal tuo povero stato.
6613
Da la sua data fede e da la morte.
6614
Eccola tua, Mirtillo.
6615
Quel volto amato tanto, e que' begli occhi
6616
Quel seno, e quelle mani,
6617
E quel tutto che miri & odi e tocchi,
6618
Da te già Vanto sospirato invano,
6619
Sarà Hora mercede
6620
De la tua invitta fede, e tu non parli?
6621
Mir.
Come parlar poss'io,
6622
Se non sò d'esser vivo.
6623
Nè sò s'io veggia ò senta
6624
Quel che pur di vedere
6625
E di sentir mi sembra.
6626
Dica la mia dolcissima Amarilli,
6627
Però che tutta In lei
6628
Vive l'anima mia, gli affetti miei.
6629
Cho.
Vieni, santo Imeneo,
6630
Seconda i nostri voti e i nostri canti.
6631
Scorgi i beati amanti,
6632
L'uno e l'altro celeste semideo.
6633
Stringi il nodo fatal, santo Imeneo.
6634
Cor.
Ma che fate voi meco,
6635
Vaghezze insidiose e traditrici,
6636
Fregi del corpo vil, macchie de l'alma.
6637
Itene, assai m'Havete
6638
Ingannata e schernita.
6639
E, perche terra sete, itene à terra.
6640
D'amor lascivo un tempo arme vi fei.
6641
Or vi fo d'honestà spoglie e trofei.
6642
Cho.
Vieni, santo Imeneo,
6643
Seconda i nostri voti e i nostri canti.
6644
Scorgi i beati amanti,
6645
L'uno e l'altro celeste semideo.
6646
Stringi il nodo fatal, santo Imeneo.
6647
Cor.
Ma che badi, Corisca.
6648
Comodo tempo è di trovar perdono.
6649
Che fai? temi la pena.
6650
Ardisci pur, che pena
6651
Non puoi haver maggior de la tua colpa.
6652
Coppia beata e bella,
6653
Tanto del cielo e de la terra amica,
6654
S'al vostro altero fato hoggi s'inchina
6655
Ogni terrena forza,
6656
Ben'è ragion che vi s'inchini ancora
6657
Colei che contra il vostro fato e voi
6658
Ha posto in opra ogni terrena forza.
6659
Già no'l nego, Amarilli: anch'io bramai
6660
Quel che bramasti tu; ma tu tèl godi,
6661
Perche degna ne fusti.
6662
Tu godi il più leale
6663
Pastor che viva. E tu, Mirtillo, godi
6664
La più pudica ninfa
6665
Di quante n'habbia, ò mai n'havesse, il mondo.
6666
Credetel pur à me, che cote fui
6667
Di fede à l'uno e d'honestate à l'altra.
6668
Ma tu, ninfa cortese,
6669
Prima che l'ira tua sopra me scenda,
6670
Mira nel volto del tuo caro sposo.
6671
Quivi del mio peccato
6672
E del perdono tuo vedrai la forza.
6673
In virtù di sì caro
6674
Amoroso tuo pegno,
6675
A l'amoroso fallo hoggi perdona,
6676
Amorosa Amarilli. Ed è ben dritto
6677
C'hoggi perdon de le sue colpe trovi
6678
Amore in te, se le sue fiamme provi.
6679
Am.
Non solo i ti perdono,
6680
Corisca, ma t'hò cara,
6681
L'effetto sol, non la cagion mirando.
6682
Che 'l ferro, e 'l foco, ancor che doglia apporti,
6683
Pur che risani, à chi fù sano è caro.
6684
Qualunque mi sij stata
6685
Hoggi, amica ò nemica,
6686
Basta à me, che 'l destino
6687
T'usò per felicissimo stromento
6688
D'ogni mia gioia. Avventurosi inganni
6689
Tradimenti felici E, se ti piace
6690
D'esser lieta ancor tu, vientene, e godi
6691
De le nostre allegrezze.
6692
Cor.
Assai lieta son io
6693
Del perdon ricevuto e del cor sano.
6694
Mir.
Ed io pur ti perdono
6695
Ogni offesa, Corisca, se non questa
6696
Troppo importuna tua lunga dimora.
6697
Cor.
Vivete lieti, à Dio
6698
Cho.
Vieni, santo Imeneo,
6699
Seconda i nostri voti e i nostri canti.
6700
Scorgi i beati amanti,
6701
L'uno e l'altro celeste semideo.
6702
Stringi il nodo fatal, santo Imeneo.
6703
SCENA X
(Mirtillo, Amarilli, Choro di Pastori)
Mir.
Così dunque son'io
6704
Avvezzo di penar, che mi convenga
6705
In mezzo de le gioie anco languire.
6706
Assai non ci tardava
6707
Di questa pompa il neghittoso passo,
6708
Se tra' piè non mi dava anco quest'altro
6709
Intoppo di Corisca?
6710
Am.
Ben sè tu frettoloso.
6711
Mir.
ò mio tesoro,
6712
Ancor non son sicuro, ancor'i' tremo.
6713
Nè sarò certo mai di possederti,
6714
Perfin che ne le case
6715
Non sè del padre mio fatta mia donna.
6716
Questi mi paion sogni,
6717
A dirti il vero; e mi par d'hora in hora,
6718
Che 'l sonno mi si rompa,
6719
E che tu mi t'involi, anima mia.
6720
Vorrei pur ch'altra prova
6721
Mi fesse homai sentire
6722
Che 'l mio dolce vegghiar non è dormire.
6723
C.P.
Vieni, santo Imeneo,
6724
Seconda i nostri voti e i nostri canti.
6725
Scorgi i beati amanti,
6726
L'uno e l'altro celeste semideo.
6727
Stringi il nodo fatal, santo Imeneo.
6728
Cho.
Oh fortunata coppia,
6729
Che pianto ha seminato e riso accoglie
6730
Con quante amare doglie
6731
Hai raddolciti tu gli affetti tuoi
6732
Quinci imparate voi,
6733
O ciechi e troppo teneri mortali,
6734
I sinceri diletti e i veri mali.
6735
Non è sana ogni gioia,
6736
Nè mal ciò che v'annoia.
6737
Quello è vero gioire,
6738
Che nasce da virtù dopò il soffrire.
6739
Il fine del Pastor Fido.
6741